L’uso dell’infamia
nella creazione
dell’illusione.
Infamia
La
manipolazione mentale
DELLE
MASSE ELETTORALI
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L’infamia
è la capacità di un individuo di comunicare, mediante parole, la voce, creando
situazioni, o con posture fisiche o espressioni, sentimenti e convinzioni, che
non ha illudendo lo spettatore che tali sentimenti e tali emozioni siano invece
ciò che egli prova e ciò che egli è.
L’infame
è colui che costringe uno spettatore ad attribuire ad un soggetto che recita,
intenzioni e sentimenti reali. Sentimenti e emozioni che vengono presentati, ma
non realmente percepiti dall’attore.
Si
tratta, appunto, degli attori. Attori in senso esteso del termine, ma che, per
i nostri esempi, ci riferiremo ad attori reali.
Vi
ricordate quando all’arrivo di quella nave di immigrati dall’Abania Berlusconi recitò la sua
sceneggiata al fine di assicurarsi voti?
Pianse
e si commosse per la disperata sorte di quelle persone.
Era
una sceneggiata, sporca e cattiva. Eppure, molti telespettatori vi attribuirono
dei sentimenti reali e realmente molti pensarono che le dichiarazioni di Berlusconi erano finalizzate a risolvere i problemi a cui,
in quel momento stavano assistendo.
Non
era così: la sceneggiata di Berlusconi aveva lo scopo
di assicurarsi l’adesione di un certo tipo di elettori e di assicurarsi una
certa quantità di voti.
L’infamia
è un delitto particolare che non è più considerato dal codice penale se non per
l’uso che ne fanno alcuni settori delle Istituzioni per garantirsi l’impunità
impedendo ai dissidenti di mettere in discussione la loro autorità.
Nel
diritto romano si parla del termine infamia, fra l’altro, associandolo a dei
comportamenti sociali di alcune categorie sociali che venivano definite come “ignominiosae”:
attori, gladiatori, condannati per pubblici delitti e condannati nei
processi di deposito, fiducia, mandato, società e tutela. In questo elenco ci
sono due categorie sociali, che per le loro condizioni e per funzione sono
abituate a fingere per ingannare: attori e gladiatori. Il gladiatore perché
l’ingannare è parte del suo combattere e l’attore perché mette in scena la
rappresentazione di soggettività diverse dalla sua realtà soggettiva. Si
immedesima in un personaggio diverso da sé e, a volte, diventa tanto bravo da
convincere il pubblico che egli è veramente il personaggio recitato o che,
comunque, ha le stesse caratteristiche.
In
una società in cui l’arte oratoria era essenziale nelle contese politiche, nei
dibattiti e nei tribunali, la capacità di fingere e di suscitare emozioni per
dirigere delle decisioni, era un vero e proprio potere. Solo che l’attore non
pagava il prezzo delle decisioni alle quali aveva istigato l’auditorio, ma la
sua persona era separata da esse. L’attore incitava i suoi spettatori a
prendere delle decisioni, ma quelle decisioni non incidevano sulla sua vita.
Anche
oggi, nella società italiana assistiamo alla presenza di attori che recitano
rappresentazioni sociali o politiche, ma da quelle loro rappresentazioni sono
separati. Per contro, un certo numero di spettatori identificano l’attore con
la parte che recita nel film.
Un
film di qualche anno fa, “La passione di Cristo”, suscitò fra i cristiani una
tale ondata di emozioni che qualcuno chiese all’attore, che impersonava Gesù,
di fare dei miracoli mentre, l’attore che impersonava Giuda, rischiò più volte
il linciaggio. Lo stesso vale per molti romanzi di crescita o film di successo
in cui l’identificazione emotiva degli spettatori con l’attore protagonista è
talmente forte che gli spettatori vivono quanto assistono con un travolgimento
emotivo che li porta a ritenere reale o fattibile quanto assistono. Ende, con “La storia infinita” rappresentò con successo il
coinvolgimento del lettore come protagonista della storia stessa.
L’infamia
sociale è prodotta dall’attore sia quando presenta, in maniera emotiva,
sublimandole, delle situazioni sociali che quando induce le emozioni dello
spettatore a ritenere reali o fattibili congetture illusorie che stimolano le
sue aspettative.
L’attore
vive di queste illusioni e l’infamia sociale consiste proprio nel vendere
queste illusioni. Vendendo illusioni l’attore vive, ha uno stipendio, ma quello
stipendio è il frutto di manipolazione emotiva delle tensioni e delle
aspettative degli astanti.
Ricordo,
e vado a memoria, nel 1968 Franca Rame nel Mistero Buffo, cantava:
“Se
avessi cento figli, tutti quanti belli e forti, io a gli direi vi preferisco
morti che a lavorar per il padron...”
Questo
pezzo venne eliminato dal Mistero Buffo nelle edizioni successive.
Probabilmente una delle condizioni per presentare Mistero Buffo in televisione.
Il punto è che effettivamente, allora, molte persone consideravano quella frase
come la rappresentazione di un’esigenza reale nella quale si identificavano,
mentre, per Franca Rame, era solo un modo per far soldi suscitando emozioni che
gli permettessero il successo. Una volta in televisione, quella frase non
serviva più: aveva fatto fessi i suoi spettatori!
Questa
tecnica l’abbiamo vista usare da Berlusconi nelle
elezioni del 2008. Nelle televisioni private e nelle televisioni di pubbliche
(tutte controllate da Berlusconi), fra marzo ed
aprile del 2008 vi furono centinaia di trasmissioni televisive sulla
criminalità diffusa. Furono presi provvedimenti contro i lavavetri, i
mendicanti, furono criminalizzati gli zingari, furono criminalizzati i
cittadini Romeni, ecc. Ogni notizia di cronaca quotidiana era utile per
lanciare allarmi sociali con i quali i telegiornali, e a ruota i quotidiani,
incitavano le persone ad aver paura quando, nella realtà descritta dalle
statistiche, non esistevano motivi reali dal momento che i crimini si erano
ridimensionati notevolmente.
Si
tratta dell’INFAMIA.
Spingere
le persone a prendere delle decisioni manipolando le loro emozioni senza essere
chiamati a pagare il prezzo di questo inganno.
L’infamia
viola un principio fondamentale delle Costituzioni Europee.
E’
dunque un reato gravissimo che non viene censurato in quanto, l’ideologia
cristiana, in contrapposizione alle Costituzioni occidentali, ritiene normale
considerare le persone dei soggetti da ingannare. Ingannare in tutti i modi e
per ogni fine. Dal venditore di pentole, materassi o creme idratanti, alla
Vanna Marchi, al prete cattolico che induce emozioni perverse davanti al
presepe, al promoter finanziario che induce all’acquisto di prodotti finanziari
truffa, all’operaio che viene illuso che l’istituzione del precariato nei
rapporti di lavoro è un vantaggio o una conquista perché si può usare per
favorire l’accesso al lavoro. L’ideologia cristiana fa del truffare,
dell’infamia, il fondamento delle relazioni fra gli Esseri Umani. Il truffare
cristiano viene rappresentato dal suo dio. Il dio dei cristiani sigla dei patti
“col popolo eletto” e sistematicamente non li mantiene, anzi, criminalizza il
“popolo eletto” per la truffa che ha subito nel siglare il patto. Questa
rappresentazione religiosa è stata calata, attraverso l’educazione, nei
comportamenti delle persone, acquisita come un metodo con cui rappresentarsi
nella società facendo in modo che le emozioni delle persone siano scoperte, non
protette da strumenti psico-sociali adeguati, in modo
da essere preda di ogni manipolatore.
Un
anno prima della prima guerra mondiale la popolazione degli USA era pacifista.
Profondamente pacifista. Quando il governo USA decise di entrare in guerra in
sei mesi di bombardamento psico-emotivo della
propaganda governativa, l’opinione pubblica passò dal pacifismo
all’interventismo premendo sul governo affinché entrasse in guerra.
L’infamia
è un comportamento che scinde l’individuo fra ciò che afferma, il suo
coinvolgimento emotivo e personale in quelle affermazioni e gli intenti per i
quali afferma.
Quando
una persona dice: “Questo è bello!”. Un comportamento infame è quando il ciò
che è bello non è l’espressione del moto di spirito che egli ha avuto, ma è
un’affermazione finalizzata a promuovere l’oggetto in funzione di obbiettivi di
cui il bello è mezzo e non fine delle sue affermazioni. Questa persona può
trovare brutto, ciò che indica come bello, ma il suo scopo non è quello di
esprimere il proprio sentimento, ma quello di indurre nell’altro un sentimento
di adesione al bello che proclama.
Quando
Ratzinger dice. “Noi siamo afflitti per la guerra...”. In realtà, sta facendo
un’affermazione infame. Se fosse afflitto per la guerra di cui parla,
metterebbe in campo delle azioni. Azioni che uno spettatore giudicherebbe come
il frutto delle sue afflizioni. Ma affermare: “Noi siamo afflitti per la
guerra...” non dimostra un’afflizione, ma dimostra una volontà di indurre
afflizione negli astanti. In chi ascolta. Dice, a chi ascolta: “Voi dovete
essere afflitti per la guerra....”; “Voi dovete mettere in atto delle azioni
affinché io possa vedere che voi siete afflitti per la guerra...”. Si tratta di
un discorso infame. Un discorso in cui le emozioni e gli intenti sono scissi
dalla parola che viene recitata al fine di indurre emozioni ed intenti negli
astanti.
Gli
astanti, a loro volta, per essere indotti all’afflizione, devono essere privati
delle informazioni e delle cause che hanno messo in moto la situazione
conflittuale. Non devono aver messo in atto un’analisi della situazione; non
devono avere delle proprie opinioni. In quest’ultimo
caso, l’affermazione di Ratzinger: “Noi siamo afflitti per la guerra...” suona
alle orecchie di chi ha informazioni e ha analizzato, sia pur parzialmente, le
cause del conflitto, come una presa in giro se non un’offesa.
La
capacità di coinvolgere le persone mediante l’infamia, nella società civile, viene
definita come “grande capacità di comunicare” o “istrionismo”. Mentre il
comunicare ha una connotazione positiva, nel senso che trasmette intenti e
fini; il fingere di trasmettere intenti e fini ammaliando e lusingando le
aspettative illusorie delle persone, è l’inganno della comunicazione. La
vittima è la persona lusingata e illusa che viene indotta a comportamenti e
scelte che speso finiscono per danneggiare il suo steso futuro.
Apparentemente
l’attore chiude la sua rappresentazione quando il sipario si cala o alla parola
FINE. Nello spettatore la stimolazione della rappresentazione ha fatto emergere
la sua sensibilità emotiva. “Mi sono divertito, ho pianto tanto....”. Questo
piacere che rimane come rumore di fondo quando la percezione dell’emozione si
allontana, predispone l’individuo ad immergersi in situazioni psicologiche tali
da desiderare di richiamare la sensazione emotiva piacevole. Così, la
rappresentazione teatrale, viene cercata nella vita reale e lo spettatore tenta
di riprodurne aspetti nella sua quotidianità. Sono i meccanismi dei romanzi di
crescita per i ragazzi; ma anche storie, racconti, film, o rappresentazioni,
che vengono proposte ad adulti che non sono mai cresciuti. Incapaci di
distinguere la realtà nella quale si vive per ricerca di conoscenza, analisi e
critica, dalla fantasia delle illusioni, di aspettative soggettive, che devono
essere circoscritte solo all’immaginario.
Quando
l’immaginario infantile si sovrappone alla necessità della conoscenza e della
critica nel reale quotidiano, si hanno le persone pronte a confondere le
manifestazioni d’infamia per comportamenti onorevoli. L’infamia, che dovrebbe
essere riconosciuta mediante l’analisi critica, viene scambiata per onore dallo
spettatore in quanto illude ed ammalia le sue aspettative bramose dei suoi
desideri insoddisfatti.
Quali
solo i principi Costituzionali che l’infamia viola?
Il
DIRITTO ALL’INFORMAZIONE!
“Il diritto di libertà che, pur non essendo riconosciuto dalla
Costituzione, trova in molte norme della stessa il proprio fondamento. Da
intendersi come “Diritto ad essere informati”, è una delle manifestazioni della
libertà di informazione (insieme al diritto di informare, o al diritto di
cronaca e al diritto di informarsi, cioè di cercare informazioni). Consiste
nell’interesse generale all’informazione da parte dei destinatari della stessa,
e per questo si esclude che possa trovare il proprio fondamento nell’art. 21,
che tutela la libertà di manifestazione del pensiero. Vengono in proposito
menzionati gli articoli 2, 3, 15, 17, 18, 33, piuttosto è da richiamare l’intero
sistema costituzionale, che ponendo al centro il principio di democrazia
presuppone che i governati sino messi in condizione d conoscere le varie scelte
oprate a tutti i livelli dagli organi di governo al fine di poter
effettivamente partecipare alle stesse. Questo diritto discende quindi dal
diritto di democrazia, ed è strettamente collegato col principio di
imparzialità della pubblica amministrazione che deve esercitare l’attività
amministrativa con assoluta pubblicità e alla luce del sole. Esso è
naturalmente e strettamente collegato con la libertà di informazione intesa
come diritto di informare, cioè come diritto di cronaca. Il diritto ad essere
informati fa parte dei diritti dell’uomo incluso nella dichiarazione dell’ONU
(art. 19); esso tuttavia non gode in Italia di piena e completa attuazione.
Esistono, al contrario, leggi dirette a colpire la divulgazione di notizie e a
porre precisi limiti alla libera circolazione (si pensi alle norme concernenti
il segreto d’ufficio o il segreto di stato) . Negli ultimi anni, fra l’altro si
sono compiuti notevoli sforzi diretti all’attuazione del diritto di
informazione come ad esempio la trasparenza amministrativa attraverso la
previsione di norme che garantiscono ai cittadini la possibilità di essere
informati sul procedimento amministrativo, di accedere ai documenti
amministrativi che li riguardano, di conoscere il pubblico funzionario
responsabile di ogni singolo procedimento amministrativo e di partecipare così
consapevolmente alla predisposizione degli atti amministrativi che li
riguardano.
Si può dire che il diritto all’informazione rientra, più che tra
le libertà negative, tra quelle positive, che il pubblico potere deve garantire
attraverso la predisposizione di idonei mezzi di divulgazione e conoscenza
della propria attività.” Dizionario di diritto edizione Le Garzantine
La
qualifica di infamia presuppone la negazione del diritto all’informazione.
Il
diritto all’informazione è il diritto del cittadino, dello spettatore, di
essere informato per riuscire ad avere dei dati coerenti nei confronti della
recitazione dell’attore. L’attore, il politico, l’amministratore delegato,
possono ingannare il cittadino, l’elettore, il dipendente, soltanto perché
nascondo le informazioni.
Un
esempio di questo periodo:
mercoledì, 12 marzo 2008
Polemiche sul segreto di stato al processo per il sequestro
dell'ex iman di Milano Abu Omar
da parte dei servizi segreti americani, secondo il giudice delle indagini
preliminari Prodi fu poco chiaro.
Il processo vede imputati una serie di agenti della Cia ed alcuni ex funzionari del Sismi, tra i quali anche il
generale Pollari.
Palazzo Chigi replica il segreto fu
confermato su richiesta del governo Berlusconi.
Appare
del tutto evidente come l’uso del segreto di Stato è stato fatto per nascondere
crimini di sequestro di persona nei confronti di un cittadino. Usare il segreto
di Stato per impedire le indagini significa voler coprire le proprie
responsabilità soggettive nell’attività di sequestro di persona. Significa
negare ai cittadini il diritto all’informazione. Significa che, al di là delle
possibilità di accertamento giudiziario della vicenda, noi abbiamo un
Presidente del Consiglio che ritiene legittimo sequestrare i cittadini senza
per questo dover rispondere alla legge.
Il
segreto di Stato è usato per imporre la non conoscenza affinché i cittadini non
siano a conoscenza dell’atto infame di cui il presidente del Consiglio è,
proprio per aver imposto il segreto di Stato, oggettivamente e soggettivamente
responsabile. Domani, quale altro cittadino potrà essere sequestrato
illegalmente? E che ne è della democrazia?
L’infamia
non è il tradimento di un padrone o nei confronti di un giuramento.
Abu Omar ha commesso dei delitti? E allora andava processato! Non ha
commesso dei delitti? Allora Berlusconi è
responsabile di sequestro di persona e di attentato alla sicurezza dello Stato
Italiano! O l’una o l’altra! E sono i magistrati, per quanta sfiducia si può
avere nei loro confronti e nella loro correttezza morale, i delegati a
stabilire questa condizione.
L’infamia
è il tradimento di ideali manifestati o della fiducia nei confronti di chi ha
concesso le mansioni o le funzioni (politiche, economiche o sociali). In una
democrazia, sono i cittadini che consentono ai politici di occupare le loro
poltrone. Sono sempre i cittadini coloro che hanno il diritto ad essere
informati dell’attività delle Istituzioni e delle società economiche che
gestiscono potere e capitali all’interno della nazione.
Ci
sono molti politici che passano da un partito all’altro a seconda delle
convenienze. Alcuni da uno schieramento all’altro. Non tutti tradiscono gli
elettori, non tutti hanno comportamenti infami.
Il
comportamento infame del politico si manifesta nei confronti dei cittadini
quando passa da un insieme ideale ad un altro insieme ideale antagonista.
Quando al politico è indifferente l’idealità
che muove il suo fare politica, ma il suo fare politica è finalizzato ad
ottenere vantaggi e consenso per i suoi vantaggi come persona e non come
persona portatrice di quelle idee. Un comportamento infame sono le smentite di Berlusconi delle sue dichiarazioni. Indubbiamente fare delle
affermazioni a caldo è diverso dal dire qualche cosa di meditato; dire che “non
passerà quella generazione senza che le stelle cadranno sulla terra e mi
vedrete venire sulle nubi con grande potenza...” è cosa diversa dal dire “verrà
il giorno in cui le stelle cadranno sulla terra e mi vedrete venire sulle nubi
con grande potenza...”. Però, giocare sulle aspettative per trarne vantaggio e
una volta tratto vantaggio aggredire le aspettative: è una cosa infame. Perché
è infame? Perché istigando a compiere delle scelte, una volta che quelle scelte
sono state compiute, si è preclusa ogni possibilità ad altre scelte che una
diversa informazione avrebbe potuto alimentare.
Non è
infame l’avvocato che al processo difende il colpevole; è infame quando, per
difendere il colpevole (o il proprio assistito) aggredisce o diffama la
vittima.
Questo
meccanismo dell’infamia in Democrazia si contrappone al meccanismo di infamia
come elaborato dal cristianesimo. L’infamia come tradimento della fedeltà ad un
altro individuo. Nella figura di Giuda è dipinto il “tradimento” di Giuda nei
confronti del suo padrone. Per il cristianesimo, a differenza della democrazia,
l’oggetto centrale non sono gli ideali politici e sociali che devono essere
rispettati, ma il padrone, qualunque padrone, nella gerarchia determinata dal suo
dio padrone. Si tratta dell’ideale nazi-fascista che
ha la sua legittimazione ideologico-religiosa
nell’ideologia cristiana.
Al
tradimento nei confronti del padrone, dell’ideologia cristiana, si contrappone
il tradimento della società mediante la manifestazione di idee non vissute per
intenti diversi da quelli manifestati, nella struttura ideologica della
democrazia Costituzionale.
Questi
due concetto di infamia si contrappongono perché, all’ideale collettivo
dell’interesse comune della democrazia si innesta l’interesse privato e
personale di chi usa la democrazia per interessi propri attraverso metodi che
identificano l’ideologia clericale-nazi-fascista.
Nel
suo libro “L’Entità”, Eric Frattini
elencando gli intenti criminosi della loggia “massonica” P2 scrive:
“Qualche anno dopo, Paolo VI consegnò lo IOR ai massoni Michele Sindona, Roberto Calvi, Licio Gelli
e Umberto Ortolani. Paolo VI chiese al capo del controspionaggio la fine delle
indagini sulla massoneria in Vaticano e ordiò che il
dossier venisse depositato nell’Archivio Segreto del Vaticano.
Nel 1987, il giornalista Pier Carpi sosteneva che un gran numero
di cardinali e vscovi appartenevano alla loggia
massonica Propaganda 2 o P2, che definiva la loggia Ecclesia,
strettametne legata alla Gran Loggia Unita
d’Inghilterra e al suo gran maestro, il duca Michael
di Kent. Un altro dossier apparso sulla stampa
rivela: “La massoneria aveva diviso il Vaticano in otto quartieri in cui
funzionavano otto logge massoniche di rito scozzese, i cui adepti, alti
funzionari del piccolo stato, vi appartenevano in maniera indipendente e, a
quanto pare, non erano in grado di riconoscersi fra loro, nenanche
battendo i tre colpi col polpastrello del pollice”. Dal 1971, anno in cui Paolo
VI ordinò di chiudere le indagini dell’SP sulla massoneria, non vi fu nessun’altra inchiesta fra le mura Vaticane.
Nell’elenco dei massoni illustri del Vaticano redatto dal Sodalitium Pianum comparivano il
cardinale Augustin Bea, segretario di Stato sotto i
pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI; Sebastiano Baggio,
prefetto della Sacra Congregazione per i vescovi; Agostino Casaroli,
segretario di Stato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II; Achille Lienart, arivescovo di Lille;
Pasquale Macchi, segretario privato di papa Paolo VI; Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo; Michele Pellegrino,
arcivescovo di Torino; Ugo Poletti, vicario della diocesi di Roma; Jean
Villot, segretario di Stato di Paolo VI.
Il famoso dossier redatto dagli agenti del controspionaggio
sull’espansione della massoneria nella Curia romana rimase “sepolto”
nell’Archivio Segreto del Vaticano.”
Questo
è il tratto dell’infamia: QUANTI CITTADINI CONOSCONO GLI EFFETTI DI QUESTE
MACCHINAZIONI?
Quanti
cittadini sono morti perché gli effetti di queste macchinazioni non sfociassero
in devastazione della democrazia? Quanti cittadini vengono ingannati
sull’effettivo ruolo della chiesa cattolica nella società italiana?
Quanti
piduisti hanno affrontato la galera per attività di
eversione dell’ordine democratico?
Le
recite dei vescovi cattolici servono a nascondere i reali interessi di
distruzione della democrazia e troppo spesso politici interessati ne
assecondano i fini.
Manipolazione
mentale mediante la sottrazione del diritto all’informazione.
Un
diritto che viene negato sia negando informazioni, che dando le informazioni
come se i fatti non avessero effetti sulla vita della persone e sulla
democrazia o, ancora, giustificando i fatti mediante l’atto infame che
distoglie nei cittadini la conoscenza dei fini e degli effetti dell’atto
stesso.
Questo
è il concetto di infamia nella democrazia.
In
recenti passati abbiamo assistito a molti comportamenti che definire “infami”
suona quasi un complimento. Quante persone appoggiarono Khomeyni,
più per antipatie contro lo Scià e il suo regime dittatoriale che non per le
idee sociali di Khomeyni: perché i cittadini
pensavano a Khomeyni come un progressista? E’ come
per le armi di distruzione di massa che Bush attribuì
a Hussein. Oppure, chi pensa che Marco Pannella e Emma Bonino perché furono protagonisti di lotte
per i diritti civili degli anni ’70 non siano dei cattolici integralisti che
hanno favorito sia la tortura di cittadini italiani per i loro interessi che
spinto per la destabilizzazione sociale del Viet-nam
oggi e del massacro dei Serbi ieri accusati dalla Bonino di genocidi inesistenti
di Kossovari? Oppure, molte persone, ritengono il
Mahatma Gandhi una persona nobile ignorando che la
sua attività consisteva nel legittimare le caste in India che Neru voleva, invece, abolire? Oppure, molte persone,
appoggiano il Dalai Lama pur consapevoli che la sua
ideologia sociale consiste nell’esaltazione dei servi della gleba, i servi del
tempio, che lui intende ripristinare in Tibet dopo che ha sconfitto l’idea di
uguaglianza dei cittadini che i cinesi hanno imposto.
Si
tratta di infamie. Ma se nel caso di Bush, Marco Pannella e Emma Bonino, l’infamia va addebitata a Bush, Marco Pannella e Emma
Bonino, in quanto loro era la volontà di ingannare, nel caso di Khomeyni, il Mahatma Gandhi e il Dalai Lama, la volontà di inganno è da attribuire ad altri.
A coloro che hanno spacciato le loro idee sociali per diverse da quelle che
erano o le hanno nascoste mettendone in secondo piano gli aspetti negativi per
favorire le aspettative illusorie di un cambiamento in chi, pur avendo idee
avverse, ha finito per favorirli.
Nella
società in cui viviamo è complesso attribuire la responsabilità dell’infamia.
Se dal punto di vista giuridico esiste una responsabilità diretta e una
responsabilità morale, dal punto di vista dell’infamia esiste una tale
corresponsabilità di persone diverse e intenti diversi che confluiscono nell’atto
stesso, che spesso l’attribuzione dell’atto infame è rivolto ad uno o ad un
numero ristretto di attori dal soggetto che tale atto rileva.
Alla
fine, il fine della manifestazione dell’infamia, altro non è che quello di
distruggere la democrazia impedendo ai cittadini la libertà di critica nei
confronti delle Istituzioni perché privati della conoscenza dei fatti e degli
effetti che i fatti avranno.
Marghera 01.01.2009
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