Diritti Umani e Religioni:

il ruolo della Libertà Religiosa.

Riflessioni a caldo

Di Claudio Simeoni

Vai all'indice generale diritti religiosi negli interventi Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani).

Il concetto di LIBERTA’ è sempre attribuito al singolo individuo.

Quando è attribuito ad una società o ad un’organizzazione, è sempre e solo dispotismo!

Il Guardiano dell’Anticristo

Riflessioni a caldo relative al Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia dal 4 al 6 dicembre 2008 e organizzato dal CIRDU (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Diritti Umani) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

 

Sono ritornato dall’aver assistito per tre giorni al Convegno di Studio dal titolo “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della libertà religiosa” tenuto a Venezia e ho deciso di scrivere di getto alcune impressioni che ne ho tratto.

Ci sono quattro questioni che mi hanno colpito particolarmente.

 

Il primo aspetto su cui mi voglio soffermare è un’affermazione fatta dal professor Vittorio Possenti quando intervenne dal pubblico dopo l’esposizione della situazione religiosa in Giappone, India e Cina. Il professor Vittorio Possenti riprende la prima frase dell’articolo uno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ne mette in relazione l’approvazione da parte dell’Assemblea dell’ONU con l’elaborazione del concetto di “persona” fatto dai cristiani (se non ricordo male ha parlato di “elaborazione patristica”). Il concetto di “persona” che, afferma, non esisteva nella filosofia greca. Quasi fosse una novità introdotta dal cristianesimo. Secondo il professor Vittorio Possenti il concetto di persona, inventato dai cristiani, è  alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

C’è sicuramente una differenza di percezione della realtà fra quell’“abitare il mondo” di cui parla Umberto Galimberti e quel porsi davanti al mondo come se questo fosse un cadavere da vivisezionare. Questo diverso modo di porsi davanti al mondo alimenta opinioni diverse sul mondo.

 

Apro un dizionario di filosofia al vocabolo “persona” ed effettivamente nel mondo greco non esiste il concetto di persona. Leggo:

 

“termine che, dal significato latino originario di “maschera teatrale” e quindi “personaggio”, nello stoicismo tardo passò a qualificare l’individuo umano in quanto ha un ruolo, nel mondo, assegnatogli dal destino. Dai giuristi romani proviene l’uso del termine per indicare il soggetto di diritti, in contrapposizione per es. allo schiavo.

E di qui l’opposizione fondamentale delle persone alle cose (nel gergo giuridico corrente si distinguono, per es.  “diritti personali” e “diritti reali”). La nozione venne usata anche a proposito del dogma della Trinità, per designare le tre “ipostasi” del dio cristiano (padre, figlio e spirito santo); e sull’argomento si ebbero i conflitti dottrinali conclusi dal concilio di Nicea (325).”

 

Fin dall’inizio il termine “persona” è usato per separare un individuo da un insieme. La maschera separa l’individuo dalla sua qualità sociale per rappresentarlo separato da essa. Il termine persona indica ciò che è diverso dall’altro. La persona è cosa diversa degli individui. La persona è soggetto, gli individui sono massa senza soggettività. I cristiani attribuiscono la dignità di persona ai soggetti componenti la loro trinità proprio per separare i soggetti trinitari dalle non-persone: i fedeli sottomessi. La trinità è fatta da persone, non gli individui. Gli schiavi, per i cristiani, sono delle non-persone. Tutti gli uomini sono schiavi di dio e di cristo Gesù che, a differenza degli uomini sono delle persone. Il credente cristiano non è un soggetto di diritto nei confronti del suo dio. Il credente cristiano è un soggetto di obbedienza. Deve obbedire ad una gerarchia che è tale per volere di dio e che, in ogni caso, rappresenta dio.

La contrapposizione si ebbe a Babilonia, fra babilonesi ed ebrei nelle diverse concezioni giuridiche in risposta alle diverse esigenze soggettive. Questa contrapposizione attraverserà tutta la storia dell’umanità ricevendo nuovo vigore dall’avvento del dominio cristiano fino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Mentre Hammurapi emana le sue leggi “affinché il più debole abbia giustizia nei confronti del più forte” i cristiani emanano le loro leggi “affinché ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua riconosca il dio padrone”.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nasce come rivendicazione del diritto del singolo individuo contro lo strapotere assolutista del dio padrone cristiano. Un potere assolutista che tutte le lotte di liberazione, dai movimenti del libero spirito, ai movimenti ereticali, alle streghe bruciate vive, al rinascimento italiano, al libertinismo, all’illuminismo, al positivismo, alle rinascite nazionalistiche, ai movimenti contro il colonialismo, alla nascita del liberalismo e del materialismo, hanno via via interpretato, smussato, limitato, superato.

Dal regno della “città di dio”, con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, si arriva alla società Democratica. Una società democratica in cui le limitazioni sociali sono il prodotto dell’identificazione di individui col dio padrone ed esercitano un’arbitrarietà totale nei confronti dei cittadini giocando su interpretazioni soggettive delle norme. Per esempio; alcuni usano la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo per giustificare la loro lotta contro le donne affinché non abortiscano (non gestiscano il proprio corpo).

Vittorio Possenti, teso a certificare un ruolo al cristianesimo nella definizione dei Diritti Umani, occulta il fatto che la necessità dei diritti umani è tale perché le persone, per il cristianesimo, non sono più considerate soggetti sociali, ma oggetti obbedienti privi di determinazione soggettiva. Il libero arbitrio nel cristianesimo è tutto all’interno dell’onnipotenza di dio al quale ogni uomo si deve sottomettere. Soggetti di obbedienza passiva che non possono più essere tollerati dalle società moderne che abbisognano di cittadini propositivi ed attivi per aprirsi al futuro.

Così, Vittorio Possenti evita di riconoscere che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo viene IMPOSTA AL DIO DEI CRISTIANI! E’ il dio dei cristiani che ora deve rispettare i diritti dell’uomo e non si può più permettere di offenderli e danneggiarli col diluvio universale o con i suoi comandamenti di assolutismo ed odio.

 

Il secondo aspetto dal quale si deve partire per analizzare il Convegno è il sistema dei diritti e dei doveri. Chiariamo subito. Un sistema sociale che basa la sua organizzazione sui diritti è tale perché emerge da un sistema sociale in cui i diritti sono negati. Un sistema sociale che si basa sui doveri è tale perché i diritti non li ha mai definiti in quanto non è mai stato necessario definirli.

Noi, in occidente, parliamo di “sistema dei diritti” solo perché veniamo da un sistema sociale di non-diritti. Quella città di dio imposta dai cristiani nella quale l’uomo è annullato in funzione del volere del dio padrone o della gerarchia che è tale per volere del dio padrone.

In altre parti del mondo si sono sviluppati dei sistemi sociali improntati sulla logica del dovere!

Quando mai in occidente, nella società monoteista, si impongono dei doveri al dio padrone? Nella bibbia il dio padrone degli ebrei viene meno sistematicamente alla parola data. Anziché affermare che è ingiusto e malvagio, si preferisce affermare che gli uomini sono malvagi e dio li ha puniti.

Al dio cristiano piace far soffrire gli uomini, ma gli uomini devono giustificare la sofferenza riconoscendo che sono loro che hanno peccato contro dio. In nessuna religione monoteista si accetta che dio bestemmia contro gli uomini. Tanto meno si condanna dio per le sue bestemmie contro l’umanità.

In un sistema ideologico di doveri non c’è la necessità di far nascere i diritti perché le migliori condizioni di vita si ottengono modificando la qualità e le condizioni delle gerarchie sociali dei doveri a cui si devono attenere.

Così il sistema ideologico cinese quando viene a contatto col sistema ideologico occidentale, viene ridotto alle categorie occidentali. Si afferma, come si fa in occidente, che è la gerarchia che impone i doveri ai subordinati perché è inconcepibile che la gerarchia sia sottoposta a doveri.

Per contro, il sistema ideologico cinese non è in grado di concepire il sistema dei diritti occidentale in quanto considera che i diritti delle gerarchie giustificano il delinquere delle strutture sociali gerarchiche.

Il sistema sociale dei diritti e il sistema sociale dei doveri (il Buscido, i doveri del Samurai), sono incompatibili dal punto di vista filosofico. Questi due sistemi, quando si integrano, come è avvenuto per la Cina, l’India e il Giappone entrato in contatto con le ideologie occidentali generano danni enormi.

Il discorso sarà approfondito quando affronterò nello specifico i problemi e le condizioni della libertà religiosa in questi paesi.

 

Il terzo aspetto è la sofferenza che l’uomo religioso subisce dall’azione delle religioni monoteiste quando queste diventano potere sociale.

In tutto il congresso non si è mai parlato della violenza delle religioni monoteiste per imporre sé stesse. Quasi che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non fosse relativa all’uomo, come soggetto di diritto, ma fosse relativa al diritto delle religioni monoteiste di impossessarsi dell’uomo.

Per la verità questo aspetto è stato trattato dalla professoressa Barbara De Poli nelle società islamiche. Direi, trattato e ben sottolineato. Tanto ben sottolineato da lasciare il sospetto che il convegno di studi abbia intenzionalmente e volutamente omesso di considerare e descrivere l’attività di devastazione religiosa messa in atto dalle religioni cristiane e cattolica. Infatti la professoressa Barbara De Poli sottolinea che i Pagani Politeisti o si convertono all’islam o vengono uccisi, come se nell’800 Carlo Magno non tagli la testa a 4.500 Pagani Sassoni che non vollero convertirsi. E siamo nello stesso periodo storico.

Il professor Barberini Giovanni ordinario di Diritto ecclesiastico alla facoltà di Giurisprudenza, Università di Perugia ha parlato di indottrinamento messo in atto nei paesi dell’est Europa. Nello stesso tempo il professor Barberini Giovanni si è preoccupato di difendere l’attività di indottrinamento della chiesa cattolica ritenendola legittima affermando: “La chiesa cattolica non indottrina nessuno!”

Non si tratta di parteggiare per l’una o l’altra parte, qui si tratta di parteggiare per i ragazzi che hanno il diritto di crescere senza essere indottrinati. I ragazzi che dovrebbero essere i fruitori dei diritti imposti mediante la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Una fruizione che viene impedita ai ragazzi mediante l’interpretazione secondo cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce il diritto della chiesa cattolica ad indottrinare i ragazzi sottraendoli dalla fruizione dei diritti imposti dalla Carta Costituzionale.

Un altro accenno è stato fatto dal professor Zagato nella sua relazione “La tutela della libertà religiosa nel sistema ONU e nei sistemi regionali” quando ha accennato al dibattito relativo all’introduzione del “genocidio culturale” operato nei confronti di varie popolazioni, fra le quali quelle animiste, demonizzate dopo il colonialismo. Una dicitura che non è stata introdotta nel sistema giuridico internazionale, ma che da qualche tempo si sta riprendendo in considerazione.

Il Convegno di Studi, come presumevo date le condizioni generali della società italiana, si è dimenticato dell’uomo in sé stesso.

Si è dimenticato dell’individuo.

Si è dimenticato del singolo individuo privilegiando, invece, l’uso che della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ne fanno le religioni monoteiste per impossessarsi degli individui sottraendoli alla fruizione dei loro diritti in contrapposizione, quasi sempre, a sistemi sociali laici che impediscono o tendono a regolamentare l’azione di queste religioni nel contesto sociale.

Singolare che non si sia parlato della questione del crocifisso nelle scuole e nei tribunali all’interno dei diritti dei cittadini in base alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

 

Il quarto aspetto è relativo ai soggetti, i docenti, che hanno tenuto questo Convegno i quali studiano i diritti umani e il ruolo della libertà religiosa, ma a loro dei diritti umani e della libertà religiosa non frega assolutamente nulla in quanto, come docenti e come studiosi, sono al di fuori e al di là dei diritti umani e religiosi: loro sono al di sopra della società.

Se la società vive i problemi relativi alla violazione dei diritti umani e la necessità della libertà religiosa, questi docenti si considerano come tanti sperimentatori di laboratorio che studiano queste cavie che si arrabattano nella società per rivendicare diritti e libertà religiosa.

Probabilmente si divertono a vedere i cittadini affrontare problemi di libertà, mentre loro non sono toccati da quei problemi.

La libertà religiosa è il desiderio angoscioso che ha attraversato milioni di persone lacerando la storia delle società umane. Un individuo che viene vessato, dal punto di vista religioso, vive angosce e dolori emotivi che riversa nella società sotto forma di reazioni violente alla provocazione che lo angoscia.

Il gesto che viola la libertà religiosa è un atto assoluto di violenza per chi lo subisce e richiede una vendetta assoluta.

La vendetta non è un gesto “morale”, ma una necessità biologica della specie.

Il docente non percepisce quest’urgenza. Il docente è separato dall’impatto emotivo che ha sulle persone la mancanza di libertà attraverso la negazione dei diritti personali. Per il docente, la “libertà religiosa” è un oggetto da studiare in maniera asettica dopo averla liberata dei virus e dei batteri del coinvolgimento emotivo delle persone.

Diverso è, come dice Umberto Galimberti, quell’abitare il mondo dell’individuo. Un mondo che privato od offeso nella libertà religiosa vede montare dentro di lui la rabbia per l’ingiustizia costituita dalla violazione di un diritto dato. Pacifico. In lui crescono quelle urgenze e quelle necessità d’azione di cui il mondo stesso ha bisogno per uscire da una situazione angosciosa. E’ il mondo sociale che spinge l’individuo a rivendicare la sua libertà o la riparazione dell’offesa per modificare il mondo sociale stesso in un diverso equilibrio e in una diversa armonia.

Il docente si è separato dal mondo. Come il tecnico della vivisezione fa a pezzi animali per studiarli ancora vivi insensibile al loro dolore e all’angoscia che attraversa quegli animali, così il docente di filosofia e del diritto studia le rivendicazioni della libertà di religione di questi topi da laboratorio. Topi da laboratorio che altro non sono che gli Esseri Umani della sua stessa società dalla quale si è alienato.

Il concetto dello “studioso” come alienato dal vivere il mondo e la società. Il concetto di studioso come “alienato” dalla possibilità di fondare il futuro sociale. Per vivere il mondo e per fondare un futuro possibile delle trasformazioni sociali è necessario essere coinvolti. Significa coinvolgere la propria struttura spico-emotiva relazionandosi con i bisogni psico-emotivi dei soggetti della società in cui si vive. Significa trasformare sé stessi in una società che si trasforma in un perenne gioco di equilibri instabili che necessitano di ricerca continua di certezze per sé stessi in un insieme di bisogni che cercano altre e diverse certezze.

Il docente viviseziona le persone della società civile e fotografa una situazione in essere. Al docente danno fastidio i bisogni, le emozioni, le tensioni, dei topi da laboratorio che viviseziona perché i bisogni, le tensioni e le emozioni nel campo dei diritti umani sono rivendicazioni sociali che modificano continuamente il presente e lo costringono a riformulare continuamente le sue verità.

Un presente che viene modificato tanto più profondamente quanto più violente sono le violazioni dei diritti percepiti dalle singole persone.

Abitare il mondo significa vivere sulla propria pelle i problemi del mondo. Chi vive il mondo non usa il linguaggio per descrivere in maniera formale il mondo, ma usa il linguaggio come veicolazione delle emergenze emotive. Usa il linguaggio per presentare al mondo quell’urgenza emotiva di cavalcare una trasformazione possibile.

E’ allora che il linguaggio diventa urgente, violento, assoluto. Il linguaggio presenta le tensioni emotive al mondo e tutto diventa imminente, incombente, improcrastinabile, improrogabile, indilazionabile. E questo perché la violenza non sta nel linguaggio, ma nell’azione del mondo che, violando i diritti fondamentali della persona, stimola la richiesta di giustizia.

Lo studioso si irrita. Lui deve solo descrivere il mondo. Lui deve solo esporre la sua comprensione attraverso una descrizione che non irriti il suo mecenate. La sua descrizione non deve dimostrare che il suo mecenate è l’artefice delle disfunzioni dell’oggetto per il cui studio è pagato, finanziato, e dal quale riceve gloria.

 

Tratterò i vari interventi. Molti di questi sono stati illuminanti. Ho capito, ad esempio, perché i Pagani del WCER dei paesi nordici ex sovietici parlano con tanta veemenza di “religione etnica”. Un concetto che in Italia e nel resto d’Europa lascia perplessi.

Ma, soprattutto analizzerò gli interventi, per quanto i mezzi di registrazione mi hanno consentito, dal punto di vista del singolo cittadino assumendo come guida la Costituzione della Repubblica, la sua morale e i diritti che rappresenta.

Proprio in virtù del titolo del Convegno di Studi “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della Libertà Religiosa”, la Federazione Pagana ha voluto portare a conoscenza dei partecipanti alcune questioni di libertà religiosa che vengono violate e alcune contraddizioni e punti di vista che le religioni non monoteiste vivono in questo paese partendo dall’esperienza della Federazione Pagana.

Si sono distribuiti due volantini con questi temi:

 

1) Il soggetto che ha diritto alla libertà religiosa è L’INDIVIDUO SOCIALE: il CITTADINO. E’ il cittadino il portatore di diritti.

 

2) Quando le istituzioni negano il rispetto dei luoghi di culto.

 

Marghera, 06 dicembre 2008

 

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Programma del Convegno di studio su “Diritti Umani e Religioni: il ruolo della Libertà religiosa”

 

CONVEGNO DI STUDIO

DIRITTI UMANI E RELIGIONI:

IL RUOLO DELLA LIBERTÀ

RELIGIOSA

Venezia, 4 > 6 dicembre 2008

Auditorium Santa Margherita

Dorsoduro 3689 - Venezia

 

 

 

Università

Ca’Foscari

Venezia

CIRDU

Centro Interdipartimentale

di Ricerca sui Diritti Umani

Comitato scientifico

Mario Nordio

Adalberto Perulli

Vittorio Possenti

Massimo Raveri

Giovanni Vian

Per Informazioni

u.lodovici@tin.it

anna_antonello@yahoo.es

d.sele@hotmail.it

Nel complesso rapporto tra religioni e diritti umani la situazione contemporanea presenta aspetti inediti, da quando le grandi religioni mondiali hanno riacquistato influenza nella sfera pubblica, contribuendo alle principali questioni planetarie.

Nonostante le variabilità geopolitiche e culturali, la nuova congiuntura solleva un problema comune: in che misura il fatto religioso attivo nel mondo contemporaneo aiuta od ostacola l’identificazione e la fruizione dei diritti umani? In questo ambito sorge il tema della libertà religiosa e del suo significato.

Alcune domande faranno da sfondo: che apporto le grandi religioni hanno dato e danno ai diritti umani?

Come si intende la libertà religiosa in Oriente e in Occidente? In che senso tale libertà è un bene per ogni società? Si estende o si riduce il rispetto della libertà religiosa?

 

 

 

Giovedì 4 dicembre ore 15,00

Presiede Vittorio Possenti, Università Ca’ Foscari Venezia

Saluto del Rettore

Prolusione

“Libertà per se stessi, libertà per gli altri”:

la vicenda storica della libertà religiosa

Pier Cesare Bori, Università di Bologna

La libertà religiosa: suo significato e posizione

entro il sistema dei diritti umani

V. Buonomo, Università Lateranense, Roma

17,00-17,30 Pausa

Situazione della libertà religiosa nel Consiglio Onu

sui diritti umani

R. Pisillo Mazzeschi, Università di Siena

Dibattito

19,00 chiusura della sessione

Venerdì 5 dicembre ore 9,15

Presiede Giovanni Vian, Università Ca’ Foscari Venezia

SITUAZIONE DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA

NEL CONTESTO EUROPEO

Ortodossia e linguaggio sui diritti umani in Russia.

Nuovo legame tra religione e politica

Giovanni Codevilla, Università di Trieste

Religione, società e diritti umani nel contesto

centro-orientale

G. Barberini, Università di Perugia

10,45-11,15 Pausa

Religione, società e diritti umani nel contesto

centro-orientale

G. Cimbalo, Università di Bologna

Intervento

Considerazioni sulla questione del Tibet

G. Goisis, Università Ca’ Foscari Venezia

Dibattito

12,30 chiusura della sessione

Venerdì 5 dicembre ore 15,30

Presiede Adalberto Perulli, Università Ca’ Foscari Venezia

IL RUOLO DELLA RELIGIONE IN ASIA

IN ORDINE AI DIRITTI UMANI

La libertà religiosa in Giappone

M. Raveri, Università Ca’ Foscari Venezia

La libertà religiosa in India; fondamentalismo hindu,

reazioni islamiche e cristiane, neobuddhismo

A. Rigopoulos, Università Ca’ Foscari Venezia

17,00-17,30 Pausa

La libertà religiosa in Cina

R. Cavalieri, Università Ca’ Foscari Venezia

Dibattito

19,00 chiusura della sessione

Sabato 6 dicembre ore 9,15

Presiede Mario Nordio, Università Ca’ Foscari Venezia

DIRITTI UMANI E RELIGIONE:

IL PUNTO DI VISTA GIURIDICO

La tutela della libertà religiosa nel sistema ONU

e nei sistemi regionali

L. Zagato, Università Ca’ Foscari Venezia

Discriminazione sul lavoro per motivi religiosi

A. Perulli, Università Ca’ Foscari Venezia

10,45-11,15 Pausa

Il diritto alla libertà religiosa nel contesto islamico

I. Zilio Grandi, Università di Genova

Intervento

Islam, laicità, secolarizzazione

B. de Poli, Università Ca’ Foscari Venezia

12,00 Conclusioni

12,30 chiusura del convegno

 

 

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Altre pagine che seguiranno saranno i commenti delle varie relazioni per come sono state presentate.

 

 

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