Il significato della vigile attesa
del ritorno di Gesù nella parabola di Matteo

Gesù di Nazareth: gli insegnamenti segreti dei Vangeli cristiani!

In questa parabola di Matteo la protagonista è l'ansia e l'attesa. Gli attori sono Gesù che deve venire alla fine del mondo; il padrone che verrà da un momento all'altro; il diluvio o la catastrofe sempre incombente; la fine del mondo imminente. Scrive Matteo:

Quanto poi a quel giorno e a quell'ora, nessuno ne sa nulla, né gli angeli del cielo, né il figlio, ma solo il padre. E quello che avvenne ai tempi di Noè, avverrà pure alla venuta del figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni avanti il diluvio gli uomini mangiavano e bevevano, si sposavano e maritavano fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si rendevano conto di nulla finché venne il diluvio e tutti li travolse, così sarà alla venuta del figlio dell'uomo. Allora di due uomini che si troveranno nel campo uno sarà preso e l'altro lasciato. Di due donne che saranno a macinare alla mola, una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque perché non saprete in che giorno verrà il vostro signore. Considerate bene questo: se il padrone di casa sapesse in quale vigilia della notte il ladro deve venire, veglierebbe certamente e non lascerebbe spogliare la sua casa. Quindi anche voi state preparati, perché il figlio dell'uomo verrà nell'ora più impensata. Qual è dunque il servo fedele e prudente, che il suo padrone ha costituito sopra la gente di casa sua, per dar loro il cibo a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, al suo ritorno, troverà così occupato. In verità vi dico che lo costituirà sopra tutti i suoi beni. Ma se il servo è cattivo e pensa in cuor suo: “Il mio padrone tarda a tornare”, e si mette a percuotere i suoi compagni, a mangiare e bere come gli ubriaconi, il padrone di questo servo verrà nel giorno in cui meno se l'aspetta, e nell'ora che non sa, lo castigherà e gli riserverà la sorte degli ipocriti, là dove sarà pianto e stridor di denti. Matteo 24, 36-51

In questa parabola c'è tutta la rivoluzione portata da Matteo, attraverso Gesù, nella vita degli Esseri Umani. Per la prima volta nella storia la condizione di schiavitù è elevata a codice religioso. Per la prima volta nella storia un dio si compiace del comportamento dello schiavo che agisce da “bravo schiavo”. Non era mai avvenuto che la condizione di schiavitù passasse dalla forma di relazione economica sociale ad una forma religiosa come osservanza dei dettami di un dio. Un dio che impone ansia, angoscia e paura, affinché lo schiavo sia fedele ed obbediente. Mai un dio, di nessuna religione antica, aveva mai preteso che qualcuno fosse schiavo se non come condanna per delitto. Questo clima psicologico indotto dalla parabola sarà una novità assoluta nella storia umana: l'attesa. Un'attesa carica d'angoscia che ferma l'attività dell'uomo impedendogli di andare verso il suo futuro. Sta succedendo la fine del mondo. Sta arrivando il figlio dell'uomo. Tu vuoi lavorare alla macina? Ma chi te lo fa fare? Sta arrivando la fine del mondo: arriva dio, il tuo signore e padrone. Matteo fa raccontare da Gesù che ci fu un diluvio universale e che prima del diluvio le persone mangiavano e bevevano, si sposavano e vivevano. Poi, venne il diluvio e spazzò via le loro attività. Non ci fu più nulla: ciò che avevano fatto era inutile. Lo stato psichico dell'attesa indotto nelle persone mediante l'educazione cristiana è uno stato psichico che si oppone all'attività che, al contrario dell'attesa, spinge l'uomo verso il futuro. Nell'attesa si è bloccati nel presente e si attende l'avvenimento, l'accadimento. Lo stato psichico indotto è quello della paura, del terrore, dell'angoscia, dell'ansia, allarme, apprensione, batticuore, per l'avvento del padrone. Che dirà il padrone? Questo stato psichico indotto fin dall'infanzia che sfrutta le apprensioni infantili, (quale sarà la punizione che mi darà mia madre per quello che ho fatto?) viene alimentato nella società dalla gerarchia di padroni che arrivano all'improvviso e aggrediscono il malcapitato di turno. Sfrutta gli eventi catastrofici che succedono nella vita degli uomini: la frana, il terremoto, l'inondazione, ecc. Sono tutti eventi che vengono sfruttati dai cristiani per imporre l'ansia d'attesa che ferma le persone e gli individui nel costruire il oro futuro. Quando le persone sono bloccate nell'ansia d'attesa anche se sono costrette a lavorare perché devono mangiare non lo fanno mai le loro pulsioni emotive, ma sempre con l'ansia di non poter finire il pasto. Le persone sono prigioniere dell'ansia d'attesa. Questo stato psichico è lo stato che fissa la schiavitù imposta da Gesù. L'uomo non ha futuro e lo stato presente è immodificabile in quanto non si sa che cosa dovrà succedere. L'uomo non lo fa succedere perché sta attendendo e, non facendolo succedere accetta il suo stato presente rinunciando a liberarsi dalla schiavitù o a modificare il presente che sta vivendo. L'accettazione del presente e dell'inevitabilità di un presente immodificabile viene imposta da Gesù che impone alle persone che modificare il presente è del tutto inutile.

C'è un soggetto che terrorizza Gesù. E' quello schiavo che dice: “Va bè! Verrà anche il padrone che mi ammazzerà, ma dal momento che non lo vedo arrivare io costruisco il mio futuro.” Un futuro che è inconcepibile per Gesù in quanto dopo Gesù c'è il nulla, la fine del mondo. Per questo il desiderio di costruire il proprio futuro uscendo dallo stato psichico dell'attesa mediante l'attività d'azione e di progettazione nel proprio presente in Gesù assume la descrizione di: “si mette a percuotere i suoi compagni, a mangiare e bere come gli ubriaconi” che assurge allo stesso significato: “si mette a studiare e prendersi una laurea”. In altre parole, se ne sbatte del dio padrone e del suo imminente arrivo. Quest'uomo è cattivo perché nel suo pensiero ha spostato la paura dell'eventuale arrivo del suo padrone. La cattiveria di quest'uomo è stata quella di agire, vivere, mettersi in attività, qualunque questa attività sia, in una prospettiva di benessere. Il lettore di Matteo dice: “Questo si è messo a mangiare, bere e picchiare le persone, non è andato a riparare una strada o a raccogliere l'uva”. La scelta dell'attività indicata da Matteo attraverso Gesù è scelta proprio per cercare l'approvazione del lettore. Un lettore che sceglie fra un'attività che apre l'uomo al futuro, ma che Matteo descrive con attività disdicevoli, e non attività che costruisce angoscia d'attesa che Matteo vuole premiare come obbediente ai dettami del dio padrone. Ma la scelta non sta nella qualità dell'attività. La scelta sta fra l'angoscia d'attesa che blocca l'uomo in un presente angosciante e l'attività che, comunque fa agire l'uomo nella sua realtà oggettiva spingendolo verso il futuro: o pensate che se lui bastona le persone, nella condizione descritta, gli altri prima o poi non lo picchiano a loro volta? Quest'uomo che osa ribellarsi all'angoscia d'attesa che fissa il suo stato di schiavitù, secondo Gesù, va punito. Il lettore di Matteo sente pervadere tutta la sua soddisfazione: “Eri un carogna, adesso che è arrivato il dio padrone, te la fa pagare!” Ed è un altro aspetto che permette a Matteo di fissare l'angoscia d'attesa. Lo schiavo, l'operaio umiliato, il contadino offeso, attendono il dio padrone che porti loro giustizia. Ma non c'è il dio padrone che porta loro giustizia. Loro continuano a stare nello stato psichico d'angoscia d'attesa e, per di più chiusi nella speranza dell'avvento di un dio padrone che vendichi i torti che hanno subito.

“Per questo l'attesa è ansiosa, le ansie dei cristiani e degli psicotici sono spesso connesse all'ansia d'attesa che sospende l'attività in cui abitualmente si esprime la vita. Di qui il suo carattere penoso che non ha il suo opposto nell'attesa gradevole ma nell'attività che è in grado di esprimersi in una temporalità che non sorprende. Dove la temporalità è imprevedibile, dove nessuna esperienza del passato interviene a ridurre lo spazio dell'ancora e nonostante tutto possibile, e perciò del sempre incombente [la fine del mondo, l'arrivo del dio padrone, il ritorno del figlio dell'uomo, il diluvio universale, ecc.] assistiamo ad un'esistenza che si restringe nel tentativo di esporre il minimo di sé alla minaccia dell'imprevisto.” Dall'Enciclopedia di psicologia di Umberto Galimberti, garzanti.

L'esistenza che si restringe per un sempre imminente avvento del padrone è la condizione psichica che fissa la schiavitù dell'uomo che ha in Gesù il suo più distruttivo profeta. Un profeta che tortura gli Esseri Umani che, contro la sua volontà agiscono affinché la loro società possa avere un futuro contro l'odio di morte di Gesù. Il cattolicesimo ha costruito la gerarchia sociale quale gerarchia di possesso degli Esseri Umani imponendola quale emanazione del suo dio padrone di cui i cattolici sono manifestazione. "Da radio Maria parla il dio padrone!" E' una dichiarazione del direttore per negare il diritto di discutere fatta il 17 dicembre 1999 alle ore 10,30 riportata da un lettore del giornale La Repubblica del 28.12.1999. Per i cattolici nessuno deve giudicare l'operato del padrone. Egli non è sottoposto a regole né a leggi. Loro sono padroni degli Esseri Umani; loro non devono essere sottoposti a regole o a leggi. Loro possono uccidere, distruggere, stuprare, perché il diritto di fare questo glielo ha dato il loro dio padrone e padroni essi stessi. Per verificare questo basta leggere i percorsi socio politici che hanno condotto i sistemi giuridici delle società umane fuori dall'assolutismo cattolico. E' sufficiente questo per chi, incapace di percepire le tensioni che dal circostante si riversano sugli Esseri Umani, non è in grado di percepire l'orrore e la morte che la pretesa di essere padroni degli Esseri Umani ha lastricato la storia dell'umanità ad opera dei cattolici che fanno la volontà del loro Gesù. Questi sono gli insegnamenti che la chiesa cattolica ha appreso e ha imposto sugli Esseri Umani attribuendoli al suo pazzo profeta che del disprezzo e la distruzione degli Esseri Umani ha fatto la ragione della sua vita. Quando gli Esseri Umani cercavano un loro futuro la chiesa cattolica ha fatto come ha ordinato Gesù: li ha torturati affinché vivessero fra pianto e stridor di denti.

Marghera, 07 ottobre 2010

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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COMUNICAZIONE IMPORTANTE

Da molto tempo la chiesa cattolica ha cessato di citare i suoi vangeli. Eppure, i vangeli ufficiali cristiani, sono l'unica fonte che delinea la figura di Gesù, la sua ideologia, la sua morale e i suoi principi sociali. La chiesa cattolica applica quei principi, ma alle masse preferisce nasconderne il significato e rubare, facendo propria, l'idea di bontà che i Neoplatonici attribuivano al loro dio. La chiesa cattolica ha torturato e macellato i Neoplatonici e per colmo di disprezzo usa i loro insegnamenti dietro ai quali nascondere i suoi principi ideologici.