La parabola sul "Servitore spietato"
del vangelo di Matteo

Gesù di Nazareth: gli insegnamenti segreti dei Vangeli cristiani!

I personaggi della storia di Matteo sono: Gesù, che si identifica col re; una gerarchia di servi; guardie che, obbedendo ad una legge, gettano in prigione. Queste guardie vengono chiamate aguzzini. Scrive Matteo:

A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". Matteo 18, 23-35

Innanzi tutto: chi è il re? E' Gesù stesso identificato col dio suo padre. Gesù si identifica nell'onnipotente, nel giudice, in un'umanità ridotta in servi. Per la precisione, in una gerarchia di servi. Se mettete in discussione la relazione che sta alla base del racconto, l'intera struttura del racconto non regge alla verifica logica. L'ingiustizia sta nell'esistenza della gerarchia che pretende che ogni elemento, ogni servo, che sta nella scala gerarchica abbia le stesse necessità e gli stessi bisogni del dio padrone pur non essendo il dio padrone.

Come si può chiedere un comportamento uguale quando i soggetti che si relazionano sono diversi? Significa pretendere che gli individui si appiattiscano su delle categorie di bisogni proprie del dio padrone. Significa che le persone devono rinunciare ad essere persone per obbedire a categorie che esulano dal considerare, i soggetti a cui si attribuiscono, delle persone con desideri e bisogni. E' come colpevolizzare un pesce perché anziché usare le ali come le aquile usa la pinne limitandosi a nuotare. La premessa del racconto è fatta in modo tale da presentare una situazioni di giustizia del regno dei cieli come concepita da Matteo. Il padrone è magnanimo e, dunque, anche i suoi schiavi devono essere magnanimi. Fin dalle prime frasi appare chiaro come quel regno di Gesù è una grande galera dove la legge è espressione del capriccio del secondino. Il secondino, il vigliacco per eccellenza, è il re di cui Matteo si serve per costruire la sua similitudine. Il re è oggetto in sé! E' l'oggetto del quale non si può discutere e che l'ascoltatore deve considerare soggetto privilegiato, indiscutibile, insindacabile sul quale proiettare le qualità positive elaborate nel proprio pensato. Il lettore si identifica con il re! Il lettore legge la storia raccontata nel vangelo di Matteo dal punto di vista del re. Il lettore non è il servo che deve sopravvivere. Il lettore si sente nelle grazie del dio di Matteo. Gioisce col dio di Matteo. Matteo, nel scrivere questa storia, si identificava col re. Si sente magnanimo come il re. Il re è padrone di ogni cosa e ogni decisione era ammessa perché la decisione del re era legge. Il re non poteva sottostare a nessuna legge né rispettare nessun canone morale. Egli è detta ogni canone morale partendo dal suo insindacabile capriccio. Matteo vuole descrivere la bontà del suo padrone. Dice come fosse nel diritto del suo padrone vendere il servo come schiavo con tutta la sua famiglia. Il re avrebbe potuto benissimo vendere quest'uomo e danneggiarlo. Sua moglie e i suoi figli erano oggetti di possesso di quell'uomo e dunque il re avrebbe potuto venderli in quanto erano oggetti posseduti e non soggetti di diritto. Il re può fare quello che vuole delle persone sottraendosi alla legge o ad ogni canone morale. Questo tipo di relazione e di assolutezza è quella che Matteo intende imporre all'interno della setta religiosa che sta organizzando. Egli è padrone ed è re della setta ed egli, in quanto re e in quanto padrone, può fare quello che vuole dei partecipanti alla setta. Nessuna struttura giuridica dell'epoca permetteva ciò. I re, gli imperatori o i reggitori, dovevano seguire delle regole. Regole e leggi che pur presentando un'ampia possibilità interpretativa personale dovevano essere rispettate o comunque invocate per un giudizio. E' sufficiente pensare ad Erode il Grande e il profondo rispetto che aveva per le leggi. Il re di Matteo è al di sopra di ogni legge. E' al di sopra di ogni decreto giuridico. In fondo questa è la vera rivoluzione che il cristianesimo introdurrà fra gli Esseri Umani: la loro trasformazione in bestiame senza diritti sociali o giuridici!

Quando Matteo riesce a convincere il lettore ad accettare l'idea che il re non è sottoposto a restrizioni o a vincoli di sorta; quando Matteo riesce a convincere il lettore a non porsi domande sul perché quel re voleva fare i conti; quando Matteo riesce a convincere il lettore della colpevolezza soggettiva del servo per non aver pagato un debito; dopo aver sorvolato sul come quel debito era stato formulato; ecco Matteo convincere il lettore che l'oppressione che subiva il re per la mancanza di diecimila talenti era uguale all'oppressione che subiva quel servo, che per non aver pagato il debito aveva appena rischiato di essere venduto, per la mancanza di cento denari. Per Matteo la situazione economica generale del servo che doveva cento denari, era uguale alla situazione economica del servo cui il re aveva appena condonato il debito di diecimila talenti. Il re, la cui parola e il cui desiderio era legge, aveva costruito un Sistema Sociale in cui chi non pagava i debiti poteva essere venduto. Un Sistema Sociale che sacrificava i suoi abitanti i quali, non solo non avevano diritti, ma potevano diventare oggetto di possesso qualora non pagassero i debiti. Un simile Sistema Sociale dovette essere cancellato da Solone ad Atene perché un Sistema Sociale in cui un numero ristretto di individui si arricchiva saccheggiando l'intero Sistema Sociale costruiva la miseria anche per quegli stessi individui. Matteo descrive il suo dio padrone come un re che aveva un tale disprezzo per il Sistema Sociale da aver imposto una procedura penale al proprio Sistema Sociale per cui la funzione del debito era quella di trasformare il debitore in schiavo. Prima ti faccio un prestito e poi, se non sei in grado di pagarlo, ti riduco in schiavitù. Da Matteo ha origine l'insegnamento comportamentale assunto dalle Banche e dalle Finanziarie di oggi e praticato ampiamente dalla mafia. Si dirà che non è questo l'intento del racconto. L'intento del racconto era quello di restituire ad altri la magnanimità ricevuta. Fare ad altri quanto era stato ricevuto dal padrone assoluto. Proprio perché quanto è stato ricevuto, è stato ricevuto dal padrone assoluto non lo si può fare ad altri. Perché, mentre il padrone assoluto dei diecimila talenti non ha bisogni relativi ai diecimila talenti, è ragionevole presumere che nella situazione in cui si trovava il servo i cento denari fossero importanti per la sua sopravvivenza. Pretendere un'uguaglianza nelle azioni e nei comportamenti in contesti e condizioni diverse è un'aberrazione: è come togliere un pesce dall'acqua e colpevolizzarlo perché non sta respirando. Un altro aspetto importante da notare nel vangelo di Matteo è che il servo non è colui che fa le leggi, ma è colui che chiede un'applicazione delle leggi. Se il re, in quanto padrone assoluto, può scegliere se vendere il servo o condonargli il debito e, una volta condonatogli il debito, scegliere comunque di punirlo secondo il suo capriccio, il servo può chiedere soltanto l'applicazione della legge voluta dal re. Pertanto il re obbedisce al suo capriccio, mentre il servo obbedisce alle leggi. Come si può pretendere che il comportamento sia uguale fra chi è sottoposto alla legge e chi della legge può farne quello che vuole ignorando il valore della propria parola e degli impegni presi? Con quale diritto, se non in ossequio al suo capriccio, il re lo fa arrestare e lo consegna nelle mani dei suoi aguzzini? Il debito gli era stato condonato e, dunque, egli era fuori della portata giuridica del re. Il re agisce non per giustizia, né seguendo la legge, ma seguendo il principio cristiano descritto da Matteo e fondamento della sua religione: o fai quello che voglio io o ti ammazzo. Quali sono gli attori di questo raccontino? Un re padrone e assoluto che non solo non obbedisce a nessuna legge, ma nemmeno alla parola data al servo al quale aveva condonato il debito. Con quale diritto, se non con quello del sequestratore mafioso, lo consegna agli aguzzini? Che re è colui che per governare si serve di aguzzini? Solo i cattolici li hanno abbondantemente usati nel corso della storia seguendo gli insegnamenti esoterici di Gesù. C'è poi il servo che ha un debito e che riesce ad ottenere, in virtù della sua sceneggiata, l'annullamento del debito. Un re che non è in grado di mettere le persone nelle condizioni di pagare quel debito: che squallore! Un servo sicuramente disperato, per le proprie condizioni di vita e che, nonostante questo, ha prestato del denaro a qualcuno, forse più disperato di lui. Una moglie e dei figli che non sono persone, ma oggetti di possesso di cui il re si può appropriare in quanto non essendo soggetti di diritto devono essere merce da vendere per ripagarsi il debito. Un re che non rispetta le leggi, probabilmente da lui stesso emanate. Egli ha condonato il debito al suo debitore, non può più pretendere nulla dal debitore, nemmeno riconoscenza! Il debitore a sua volta si serve, servendosi delle stesse leggi emanate dal re che gli ha sì condonato il debito ma non ha abrogato quelle sue stesse leggi, A quelle leggi il servo non intende rinunciarvi. Proprio perché non rinuncia a chiedere giustizia il re si offende, lo fa arbitrariamente arrestare e arbitrariamente lo consegna agli aguzzini. Secondo il re costui avrebbe dovuto rinunciare a chiedere l'applicazione della legge per soddisfare i suoi bisogni seguendo l'esempio di chi, con i bisogni soddisfatti, poteva permettersi la magnanimità gratuitamente, tanto lui era il re! Il principio esoterico trasmesso da Gesù consiste nell'aggredire chi chiede giustizia pretendendo che le persone deboli rinuncino a rivendicare i loro diritti. I principi che vengono imposti e tradotti in legge divina in questo vangelo di Matteo e che la chiesa cattolica ha puntualmente applicato, sono:

1) Il padrone non è sottoposto a nessuna legge (vedi il dictatus papae).

2) Il padrone può fare quello che vuole del servo.

3) La donna è oggetto di possesso del marito, proprio per questo, può essere posseduta dal re che la può vendere per pagare i debiti del marito.

4) I figli sono oggetti di possesso del padre: vedere giurisdizione.

5) Il diritto del padrone di ricorrere a qualunque mezzo per ottenere quello che vuole, quando lo vuole e come lo vuole: dunque, bastonare chi non si può difendere.

Questi sono i principi di cui parla Matteo. Matteo sta costruendo una sétta religiosa che deve essere separata dalla società civile. Deve vivere per leggi proprie e Gesù deve, secondo Matteo, essere il dio padrone assoluto. Il tessuto sociale nel quale Matteo opera è un tessuto sociale culturalmente complesso. Molte persone hanno paura delle farneticazioni da onnipotenza di Matteo ed egli provvede a separare i suoi seguaci dal tessuto sociale e alimenta in loro l'identificazione con il dio padrone assoluto. Un padrone assoluto da presentare affinché gli Esseri Umani si sottomettano. Egli è il padrone assoluto, ciò che scrive è la volontà dell'assoluto, parabola divina. Egli si arroga il diritto di bastonare chi, all'interno della sétta, non accetta quanto viene imposto. Nello scrivere il suo vangelo Matteo si identifica con Gesù figlio del dio padrone e il dio padrone stesso. Non si identifica col servo. Né col primo servo, né col secondo servo e nemmeno con chi lo rinchiude in carcere. Matteo non fa proprie le esigenze del servo, né descrive le ragioni del servo nel suo agire. Questa identificazione di Matteo nel suo vangelo è un insegnamento esoterico cristiano: non ascoltare mai le ragioni dell'altro. L'altro si deve sottomettere. Non esistono ragioni diverse da quelle di dio o dei suoi rappresentanti. Matteo è il re che gestisce la sua sétta che deve essere compatta nell'agire contro il Sistema Sociale. Il fratello non è l'uomo, la persona, ma il commilitone, colui che appartiene alla stessa banda di Matteo. Non è l'uomo in generale, ma il compagno con cui Cortez macella gli indios. I fratelli non sono gli Indios, che sono i diversi, ma colui che scanna gli indios con Cortez e Cortez si identifica col “padre celeste”: "Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". In questo racconto Matteo si chiude alla società. Si separa dalla società considerandosi il re che agisce nella società. Un re che chiama servi tutti coloro che partecipano alla sétta e che agisce contro la società che deve obbedire alla sétta. Gesù si identifica col re. Tutta la dottrina di Gesù parte dal presupposto che lui è il padrone e gli altri soggetti il cui diritto è quello dell'obbedienza assoluta al padrone. In tutto il vangelo non esistono delle ragioni per le quali il re può agire in quel modo. Il re, Gesù e Matteo stesso, non agiscono né obbedendo alla legge, né obbedendo a forme di diritto, ma solo al proprio insindacabile giudizio, al proprio capriccio che viola le leggi per favorire il dio padrone o Gesù che si identifica col re. Questo principio esoterico nei vangeli è uno dei tanti che sancisce la monarchia assoluta. Il dominio assoluto sull'uomo. Ci vorrà molto sangue e molti gridi di libertà perché dalla Magna Carta fino alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo si libereranno dai regimi assolutisti che il dio padrone di Gesù e Matteo imposero sulle società umane.

Marghera, 07 ottobre 2010

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

COMUNICAZIONE IMPORTANTE

Da molto tempo la chiesa cattolica ha cessato di citare i suoi vangeli. Eppure, i vangeli ufficiali cristiani, sono l'unica fonte che delinea la figura di Gesù, la sua ideologia, la sua morale e i suoi principi sociali. La chiesa cattolica applica quei principi, ma alle masse preferisce nasconderne il significato e rubare, facendo propria, l'idea di bontà che i Neoplatonici attribuivano al loro dio. La chiesa cattolica ha torturato e macellato i Neoplatonici e per colmo di disprezzo usa i loro insegnamenti dietro ai quali nascondere i suoi principi ideologici.