IL PRETE CATTOLICO
E
LA SUA PRATICA DI
TERRORISMO SOCIALE
terza parte
“L’anima del giovane è un santuario,
un campo per i più nobili semi, un pegno di opere benedette o maledette. Essa
porta in sé un’eternità; di qui la nostra riverenza per l’anima del giocane.
Chi non conosce l’esempio di san Leonida, padre del piccolo Origene, che
baciava il petto del figlio come un tempio dello Spirito Santo?
Come per l’anima del giovane noi
dobbiamo essere pieni di rispetto per l’opera ignorata, inosservata del
catechista il quale, educando le anime dei fanciulli, rende a tutto il popolo
uno dei più importanti servigi.
Rispettiamo ed onoriamo il catechista
che lotta nobilmente e pieno di giocondo zelo per educare ed affinare l’anima
dei giovani.
Deve riempire il cuore del catechista
l’alta coscienza di lavorare per il nostro popolo duramente provato. lavoriamo
per sanare le sue più gravi ferite spirituali e morali; chi è più adatto a
questo compito dell’educatore dei giovani, che ha in mano i rimedi che ci
vengono dal Cielo, che ha in mano la più profonda e decisiva preparazione dell’avvenire?”
Tratto
da “Sempre più e sempre meglio nella vita sacerdotale” di Adolfo Bertram, arcivescovo di Breslavia
Hai
scoperto che la terra gira attorno al sole e non viceversa? Come catechista
insegnerò la tua malvagità per aver messo in discussione la parola di dio.
Giustificherò la tua condanna. Quando passerà qualche generazione, il
catechista giustificherà le incongruenze del suo dio nel suo libro sacro.
Finché il catechista riterrà che non valeva la pena di parlare di quella
vecchia questione della terra e del sole in quanto non era poi così importante
dato il grande amore del suo dio nei confronti dei ragazzi. Parliamo pure che
la terra giri attorno al sole, ma lasciamo cadere il terrore usato dalla chiesa
per imporre la parola del suo dio. Si tratta di una cosa vecchia. Vecchia di
secoli. Perché parlarne ancora? Parliamo di come devi amare dio!
Ed è
la lotta del catechista per manipolare i ragazzi e imporre loro la credenza
nell’assurdo. Imporre ai ragazzi una morale che disprezzi la morale imposta
dalla Costituzione e finalizzata a rendere i ragazzi dipendenti da un padrone.
Finalizzata a costringere i ragazzi a pensare la società non come la loro
dimora nella quale vivono ed agiscono, ma come un luogo in cui tanti padroni
comandano a discrezione dei loro desideri.
L’arte
della manipolazione mentale dei ragazzi è ben conosciuta da Bertram,
specialmente parte del senso della comunicazione non verbale in cui il bambino
dai 6 agli 11 anni pesca un’immensa mole di informazioni specialmente per
quanto riguarda la sua sfera d’azione. Solo il catechista manipolato
mentalmente può manipolare in maniera funzionale i ragazzi:
“Il catechista abbia sempre la
coscienza che egli deve essere, per i suoi discepoli, Forma gregis,
luminoso modello.
Come l’occhio del fanciullo osserva
attentamente e spia sempre ciò che il sacerdote fa o lascia fare! E come il
fanciullo tende l’orecchio per ascoltare chi parla di ciò che è in alto e di
ciò che è santo! Oh come il piccolo cuore, l’intelletto del fanciullo sentono
ciò che è nel cuore del catechista! Il suo compito è facile quando le sue
parole concordano colle sue azioni, quando egli stesso manifesta profonda
venerazione di fronte al Santissimo, quando egli dimostra scrupolosa
scrupolosità, amore all’ufficio divino, continuo sereno dominio su se stesso e
compartecipe affetto. Allora si stabilisce un vincolo di sincero rispetto fra
lui e i discepoli. Allora egli può praticamente far comprendere ai fanciulli
che bisogna educarsi da se stessi, e che questa auto-educazione deve durare
quanto dura la vita.”
Da
“Sempre più e sempre meglio nella vita sacerdotale” del cardinale Adolfo Bertram pag. 226-227
Solo
la famiglia manipolata mentalmente può manipolare in maniera funzionale i
ragazzi.
La
manipolazione esterna deve indurre un’automanipolazione
mentale affinché la manipolazione mentale che il prete cattolico impone al
bambino si cali in esso ed egli non sia più in grado di armarsi per affrontare
in maniera coerente la vita, ma sia sempre dipendente da quell’idea
di provvidenza, da quella tensione di sottomissione passiva al padrone di
turno, e non diventi un cittadino consapevole tale da rivendicare i diritti per
tutti cittadini davanti allo Stato e pronto a compiere i propri doveri che quei
diritti gli impongono. la manipolazione all’obbedienza privano l’individuo
della forza morale di cittadino per trasformalo in servo. Un servo di qualunque
padrone; un servo di qualunque opportunità egli intraveda per ottenere vantaggi
a discapito della società e dei suoi principi morali.
E’
vero che nella società attuale la quantità di informazioni è tale per cui gli
effetti della manipolazione mentale imposta dal sacerdote cattolico e dai suoi
lacché deve scontrarsi con le informazioni culturali, ma è altrettanto vero che
il prete cattolico ha ampio spazio per manipolare i bambini dai 6 ai 14 anni e
ampio spazio hanno gli asili delle suore per manipolare i bambini dai 3 ai 6
anni. Hanno ampio spazio per imporre la sottomissione e manipolare la loro
struttura psico-emotiva incidendo sulle future scelte
dei ragazzi anche, e specialmente, in età adulta. Inoltre, il prete cattolico e
le sue organizzazioni sono sovvenzionate dallo Stato che rinuncia a proteggere
la popolazione più debole sia dal punto di vista economico che dal punto di
vista sociale affidandola come bestie di un gregge posseduto, al prete
cattolico. Quanti disadattati o bambini violati, sono stati consegnati a
strutture religiose affinché distruggessero la loro personalità sociale
mettendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso? Quanti magistrati hanno
offeso e attentato alle Istituzioni di questo paese usando e legittimando
strutture della chiesa cattolica le cui finalità erano e sono quelle di
sottrarre gli individui dall’essere dei soggetti di diritto Costituzionale?
Dice Zagrebelsky in “Imparare democrazia” ed. Einaudi pag. 46:
“Queste sarebbero “promesse non
mantenute”. Ma che significa questa espressione? Non nasconde essa forse un
malinteso? Infatti, questo sembra essere un modo di dire approssimativo che
mette fuori strada. E’ come se ci fossimo affidati alla democrazia,
aspettandoci un contraccambio, e quindi potessimo lamentarci di essa se le
nostre aspettative sono andate deluse. ma la democrazia non è un’Alcina o una
Circe. Non ci hanno detto una volta: venite da me che vi prometto una vita di
amorose delizie, e si sia poi scoperta per megera ributtante che ci riduce ad
una vita animalesca. Non è qualche cosa fuori di noi, indipendente da noi; e
tanto peggio per noi, se ci siamo illusi. Non è lecito parlare di promesse non
mantenute della o dalla democrazia, come se questa ci avesse ingannato o illuso,
dandoci affidamenti poi rivelatisi vani. La democrazia non promette nulla a
nessuno, ma richiede molto a tutti. Non è un idolo, per riprendere
l’espressione con cui abbiamo iniziato, ma un ideale corrispondente a un’idea
di dignità umana. La sua ricompensa sta nello stesso agire per realizzarlo. Se
siamo disillusi, è perchè ci siamo illusi sulla facilità del compito. Se
abbiamo perduto fiducia è perché, rispetto alle difficoltà che ci si parano
davanti, siamo sfiduciati in noi stessi, non nella democrazia. Allo stesso
modo, le promesse non mantenute sono quelle che abbiamo mancato verso noi
stessi ed è qui, in questo scarto tra ciò cui aspiriamo e la bruta realtà delle
cose, che, naturalmente, si innesta il nostro tema: la pedagogia democratica,
l’insegnar democrazia.
Resta certamente la consapevolezza
che si abbia a che fare con macro-difficoltà, mentre la democrazia alla quale
possiamo pensare realisticamente è confinata sempre più in micro-dimensioni.
Ma cos’altro possiamo fare se non considerare che la diffusione delle coscienze
dell’attaccamento alla dignità delle persone e al valore della democrazia e
delle sue condotte si possa generalizzare al punto da insidiare, a sua volta,
le insidie che la minacciano?”
Ma che
ne è delle sue affermazioni quando si scontra con individui che sono stati
manipolati nella psiche attraverso:
“Proviene dal filosofo e pedagogista
Federico Paulsen l’eccellente consiglio: “Il mio
avviso è di ritornare all’educazione severa e austera dei tempi passati e di
abbandonare le teorie dell’educazione troppo varia e non seria. Tre grandi
imperativi sono le eterne stelle polari della vera educazione: Impara ad
obbedire! Impara a dominarti! Impara a rinunziare e a vincere le tue
curiosità!”
Come conclusione a questo virile
appello del dotto pedagogista ricordiamo qui brevemente quelli efficaci forze
ausiliarie che sono come comandamenti per chi ha cura d’anime, per promuovere e proteggere la
purezza dei costumi della gioventù.
1° La cura nell’allevare i giovani
senza bevande alcoliche, perché l’astensione dall’alcool ha profonda influenza
sul dominio degli istinti, e educa il carattere alla gioia del sacrificio.
2° Vigilate sulle letture, per
offrire alla fantasia e all’intelletto solo il nutrimento più nobile e le gioie
più pure.
3° L’intelligente impiego del tempo
libero per ricreare e rinvigorire il corpo e lo spirito.
4° La direzione dei parenti, per
creare nella casa quell’“ambiente spirituale”, nel
quale i germi malsani della corruzione fisica e morale non possono trovare
terreno propizio. Prima di tutto per tutto il modo di comportarsi dei genitori
stessi, col loro nobile modo di esprimersi, con i loro reciproci rapporti,
colla fedeltà ai comandamenti di Dio. Nelle riunioni delle madri e dei genitori
non si potrà mai abbastanza seriamente parlare del male fatto ai giovani cuori
da incaute, sconsiderate osservazioni dei parenti; questo si estende a tutti i
rami della vita religioso-morale. Non è difficile prevedere le conseguenze di
aspre critiche, da parte dei genitori sui sacerdoti e sull’ordinamento della
Chiesa, anche in famiglie in cui i figli hanno ricevuto una buona educazione
religiosa. E’ parimenti brutto e pericoloso quando genitori incauti dimenticano
i limiti della costumanza in discorsi d’ordine sessuale e nei reciproci
rapporti. Reverentia debetur
puero! Rispettiamo, in presenza dei giovinetti, la
loro vita interiore!
5° L’educazione familiare pratica e
religiosa deve sopratutto proteggere e coltivare nel cuore dei bimbi la pietà,
un giusto amor proprio e un santo pudore. Senza danneggiare la naturale
semplicità della vita familiare nel suo sviluppo, i genitori devono esercitare
sui figli, senza farsene accorgere, una tacita ed efficace vigilanza.
6° Costante zelo nel ricevere i SS
Sacramenti che apportano al debole forze divine, gioie divine al cuore dei
giovani assetati di gioia.
Tutto questo apre un vasto campo di
azione benedetta alla guida spirituale della gioventù.”
Da
“Sempre più e sempre meglio nella vita sacerdotale” del cardinale Adolfo Bertram pag. 226-227
E che
cos’è il comportamento del prete cattolico nei confronti dei giovani se non la
riproduzione dello schema di manipolazione mentale assunto anche dai regimi
fascista e nazista?
Cosa
dice il cardinale Bertram? Impara ad obbedire; impara
a negare i tuoi impulsi vitali; impara ad a credere!
E dove
sta la persona? Dove sta il bambino? Dove sta il soggetto giuridico che cresce?
Un padrone ha una bestia che è addomesticata per obbedire, per negare la
propria esistenza e per credere in quanto vuole il padrone. E il cittadino? E
il soggetto di diritto Costituzionale? E il bambino che diventa un adulto che
impone obbedienza, che impone alle persone, ai bambini, di rinunciare a sé
stessi e a credere a tutto quello che egli vuole?
E qual
è la strategia del prete cattolico?
Allevare
i giovani senza bevande alcoliche. E’ una buona cosa se pensiamo alla salute
psico-fisica del giovane, ma diventa orrore quando la privazione delle bevande
alcoliche è fatta in funzione di allevare una bestia per pronta al sacrificio.
Non al sacrificio in funzione del benessere, ma al sacrificio di sé,
sottomessa, a chi gli ordina in nome del dio padrone. E di quale altro padrone?
Vigilare
le letture, i films, i programmi televisivi per
uccidere nel futuro cittadino la sua capacità critica e impedirgli di
organizzare strategicamente la sua esistenza in funzione di sé stesso e per sé
stesso.
Occupare
il suo tempo libero per sottometterlo ulteriormente; impedirgli di pensare a sé
stesso e alla relazione che dovrà costruire fra sé e gli individui della
società in cui vive.
Organizzare
la famiglia per impedire ai bambini di fornirsi gli strumenti con cui conoscere
la realtà che li circonda. Impedire alle famiglie di criticare la pederastia e
la pedofilia dei preti cattolici; impedire alle famiglie di criticare gli
attacchi del prete cattolico alla società civile. Ricorrere, se necessario alla
legge!
Far in
modo che la conoscenza della sessualità dei ragazzi sia scarsa e costringerli
all’astinenza al fine di sviluppare in loro veicolazioni
fobiche della loro sessualità.
Sottomissione
e coinvolgimento nella credenza, nella fede imposta con la violenza tanto da
far passare come atto i gioia (o di liberazione) la partecipazione nella chiesa
cattolica.
Come
si può in queste condizioni di terrore, operate dai preti cattolici con la
complicità delle Istituzioni, che degradano i ragazzi a puri oggetti di
possesso, a bestiame senza tensioni né passioni, avere nella società civile
quanto auspica Zagrebelsky nel suo “Imparare
democrazia” ed. Einaudi a pag. 19:
“Per questo, una democrazia che vuole
preservarsi dalla degenerazione demagogica deve curare al massimo grado
l’originalità di ciascuno dei suoi membri e combattere la passiva adesione alle
mode. L’originalità che non deve essere concepita come stramberia, amore
estetizzante della stravaganza a, etimologicamente, come seria capacità di dare
inizio, origine a un progetto, a un rinnovamento che produce vita nuova e
combatte la passiva animalesca ripetitività. Ciò che consente alla democrazia
di essere un regime non pianificato, non deterministico,
cioè determinato da una necessità che sta fuori, o alle spalle degli Esseri
Umani, come la legge della storia o una ideologia qualsiasi che si impossessa
degli uomini e li trasforma in suoi automi è, per l’appunto, la loro
originalità. E’ questo che fa della vita umana non una semplice derivazione di
conseguenze scontate, già contenute in un nucleo iniziale (una ideologia, una
rivelazione, una missione storica, ecc.) che non ha bisogno se non di fedeli
esecutori.
Dobbiamo vedere con preoccupazione il
procedere delle nostre società verso l’omologazione, un fenomeno che riguarda
molti livelli dell’esistenza, dai consumi opportunamente detti “di massa”, alla
cultura anch’essa “di massa”. Chi non si adegua, passa nel migliore dei casi
per un “originale”; nel peggiore per uno “spostato”, da evitare, emarginare,
bandire dal gruppo, tanto più in quanto, con la sua stessa esistenza, solleva
dubbi ed interrogativi sul pigro conformismo della maggioranza.”
Finché
ai preti cattolici non verrà messo il limite determinato dalla morale
Costituzionale, non avremo mai cittadini, ma individui educati ad essere delle
bestie obbedienti e sottomessi.
E’
l’attività di terrorismo del prete cattolico.
Scrive
Ferruccio Pinotti nel suo “Opus
Dei segreta” ed. BUR a pag. 184:
“Carmen Charo
Pérez, quarantotto anni, è stata numeraria dell’Opus Dei per diciotto anni e ha vissuto in tre centri per
numerarie dell’organizzazione religiosa: a Valencia, Murcia e Pamplona. E’ arrivata ad essere direttrice di uno di essi.
Attualmente vive a Vitoria, capoluogo dei Pesi
Baschi: è sposata ma non ha figli. L’esordio della sua testimonianza è molto
forte.
“Ho lasciato l’Opus
Dei perché mi sentivo morire. Ho sofferto per sette anni di una pesante
depressione. Sono stata sottoposta anche a trattamento psichiatrico. Quando ero
nell’Opus Dei, a poco a poco, iniziavo ad essere
incapace di fare un numero sempre maggiore di cose e di lavorare; mi sentivo
senza vita. Stavo così male che devo ammettere che non avevo nemmeno la forza
di prendere la decisione netta di lasciare l’Opus
Dei. Non ero neppure in grado di dubitare dell’Opera. Quando me ne andai, non
ero più capace di intendere e di volere, non ero in grado di ragionare, di analizzare
la mia condizione.”
In Carmen Charo
Pérez prevaleva il malessere, la distruzione della
personalità, il senso di colpa.
“Tutto quello che non funzionava
nell’Opera era colpa mia. Ero io che non rispondevo a un modello di vita,
quello dell’Opus Dei. Non me lo dicevano magari in
maniera esplicita ma era tutto il mio modo di essere che mi portava a pensarla
così”.
Non c’era solo un grande senso di
inadeguatezza e sofferenza personale. Carmen Charo Pérez denuncia anche forme di manipolazione attiva da parte
dell’Opus Dei.
“Il mio malessere dava grande
scandalo all’interno dell’Opera. Mi fecero credere che avevo una grande
infermità mentale cronica. Che dovevo offrirla a Dio e convivere con essa per
il resto dei miei giorni. Non si diceva
il nome di questa malattia. Ma era certo
che non si poteva curare. Io soffrivo, giorno dopo giorno, di manifestazioni
sempre più serie: incapacità di dormire, esplosioni emotive di fronte a cose
normali della vita, alle quali reagivo in maniera sproporzionata.”
Dopo una profonda lotta interiore,
Carmen Charo Pérez decise
di reagire.
“Dovevo andarmene. Alla fine uscii
dall’Opera e andai a vivere a casa dai miei genitori. Dopo una settimana con
loro vidi che il mio corpo reagiva agli stimoli in una maniera completamente
diversa. Sentii subito che sarebbe stato impossibile per me tornare nell’Opera.
La rapida ripresa mi fece comprendere che quello che avevo vissuto non era una
malattia, un problema mio, bensì qualche cosa che aveva a che fare con
l’ambiente dei Centri dell’Opus Dei. In quel mondo ci
sono forti incoerenze: da una parte c’è la teoria, dall’altra c’è la vita.
Prendiamo per esempio il tema della libertà. Secondo il fondatore, noi numerari
siamo liberissimi – lo diceva sempre, Josémaria Escrivà de Balaguer – ma nell’Opera
in realtà è tutto supercontrollato.”
L’esercizio del dominio delle persone
è totale, invasivo.
“L’Opera controlla il Consiglio
Locale del Centro, il quale a sua volta controlla la direttrice, la quale
controlla la sottodirettrice, che controlla la segretaria. Lo stesso avviene
con i numerari che vivono nei Centri. Settimanalmente si deve rendere conto
della propria vita personale; non dei banali fatti esteriori, bensì di quelli
più intimi: quello che pensi, quello che senti, quello che vuoi fare o non vuoi
più fare, quello che desideri o hai smesso di desiderare. L’orario è
severamente regolato, tutti si alzano alla stessa ora, si prega alla stessa
ora, si va a Messa insieme, si fa colazione insieme, si mangia tutti insieme.
Dopo la cena c’è la tertulia, durante la quale
bisogna condividere il proprio vissuto quotidiano. Oltre a queste incombenze
ognuno ha un incarico apostolico del quale deve dare conto, discutendo di tutto
quello che è stato fatto e di quello che non è stato fatto. in ogni momento della
tua vita quotidiana devi essere a disposizione, accettare di essere
controllata.”
Tutti gli aspetti del quotidiano sono
rigidamente regolati nell’Opus Dei.
“Nel rapporto col denaro avviene la
stessa cosa, perché una numeraria deve consegnare all’Opera lo stipendio
guadagnato con il proprio lavoro professionale. E poi chiedere ciò di cui ha
bisogno alla segretaria del Centro rendendo conto mensilmente fino all’ultimo
centesimo di euro. Non ti puoi concedere nulla. Se un giorno hai preso tre
caffé, ti dicono che quella è mancanza di povertà. Si arriva a questi livelli.
L’obbedienza deve essere totale. In teoria una numeraria può dire no ad un
incarico, ma in realtà non è così. Quando tu dici no a qualche cosa ti viene sempre
ricordato che tu hai dato tutta la tua vita all’Opera, che non stai
comportandoti in maniera generosa, che sei sleale. Loro creano un forte senso
di colpa nella tua coscienza: è la loro maniera per rimetterti in corsia.
Dicono sempre che è Dio a volere questo per te. Il Consiglio Locale del Centro,
la direttrice, o la persona che conduce la charla
sono coloro che dicono cosa vuole Dio, pur essendo dei laici. Credono di
interpretare la volontà di Dio”.”
Il
terrore sociale imposto dai preti cattolici a loro profitto.
Il
terrore sociale imposto dai preti cattolici per disarticolare, offendere e
attentare alla Costituzione della Repubblica colpendo i bambini e servendosi
delle Istituzioni per poter continuare a stuprare i bambini.
Scrive
Crazioso Ceriani ne “La
teologia della famiglia” edito a cura della Pontificia Facoltà teologica di
Milano:
“Il matrimonio, nel suo fine
naturale, non può essere scisso dal suo interiore rapporto con Dio. I coniugi
sono servi di Dio, collaboratori suoi nell’accendere la vita: essi preparano il
corpo, Dio infonde l’anima da Lui creata.” pag. 46
Con
questa premessa appare del tutto evidente che le affermazioni di Ratzinger sono solo un invito ai cattolici per
destabilizzare la Costituzione della Repubblica e continuare a stuprare bambini
costringendoli in ginocchio davanti al suo dio assassino.
Non le
persone che decidono di fare una famiglia lo fanno per sé stesse e per seguire
le loro inclinazioni, ma perché sono serve del dio padrone. Così stuprano i
loro bambini privandoli degli strumenti con cui affrontare la loro vita. Così,
nell’attività di Ratzinger e di Bertone,
tutta la società deve essere formata da famiglie che fungono da serve al dio
padrone. E le dichiarazioni di Ratzinger e di Bertone vengono riprese dagli aderenti all’Ordine dei
Giornalisti e fatte passare come ordini Istituzionali mentre ogni voce
contraria, ogni critica, viene messa a tacere o confinata nell’emarginazione
dall’Ordine dei Giornalisti e da chi detiene il potere nella società e si
ritiene padrone di essa.
Come
dice Zagrebelsky:
“Dobbiamo vedere con preoccupazione
il procedere delle nostre società verso l’omologazione, un fenomeno che
riguarda molti livelli dell’esistenza, dai consumi opportunamente detti “di
massa”, alla cultura anch’essa “di massa”. Chi non si adegua, passa nel
migliore dei casi per un “originale”; nel peggiore per uno “spostato”, da
evitare, emarginare, bandire dal gruppo, tanto più in quanto, con la sua stessa
esistenza, solleva dubbi ed interrogativi sul pigro conformismo della
maggioranza.”
Vedere
con preoccupazione!
Quanti
sono i gradi di manipolazione mentale messa in atto dai cattolici al fine di
impedire ai bambini di diventare dei soggetti di diritto Costituzionale?
Nelle
prossime pagine tenterò di rispondere a questo quesito.
Marghera, 30 giugno 2007
Vai
alle altre parti:
1) Chiesa cattolica, omosessualità, pedofilia e
pederastia!
4) Stregoneria e scienza: preghiere e inni!
5) Il catechismo della chiesa cattolica e la manipolazione mentale dei bambini!
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
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Guardiano dell'Anticristo
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