CHIESA CATTOLICA
OMOSESSUALITA’
PEDOFILIA E PEDERASTIA
Prima parte
E’
difficile che in questo paese si possa affrontare dal punto di vista sociale il
problema della pedofilia e della pederastia come viene posto dalla cronaca dei
quotidiani.
La chiesa
cattolica (non da ultime le offensive dichiarazioni di Buttiglione) tenta di
far passare il binomio omosessualità-pedofilia solo per allontanare
l’attenzione sulla pedofilia quale prodotto della sua attività nei confronti
dei bambini.
Se i
“disturbi della differenziazione sessuale” sono ben individuati
scientificamente, tanto da poter determinare anche:
“Donne e gay “risvegliati” dallo
stesso ormone
articolo di Aldo Franco de Rose
Il cervello dei gay, quando viene
stimolato dall’odore maschile reagisce allo stesso modo di quello femminile. E’
quanto sostiene uno studio pubblicato su “Proceedings of the National Academy
of Science”. La scoperta, per certi aspetti sensazionale, come suggeriscono gli
autori del Karolinska Institute di Stoccolma, porterebbe ad ipotizzare una
diversa organizzazione cerebrale degli omosessuali. Infatti alcune aree
cerebrali verrebbero stimolate dai “profumi” del maschio e della femmina, che
sono un derivato del testosterone presente nel sudore maschile, androstenolo, e
di uno steroide simile agli estrogeni presente nell’urina femminile,
l’estradione. Secondo i ricercatori questi due elementi rappresenterebbero,
rispettivamente, il ferormone prodotto dagli uomini e quello prodotto dalle
donne, in grado di agire direttamente sul cervello e stimolare comportamenti di
tipo sessuale. Le modificazioni cerebrali prodotte quando si “annusano” i due
composti considerati “l’essenza” dell’odore maschile e di quello femminile sono
state studiate, mediante la Tomografia ad emissione di positroni (pet) da
ricercatori coordinati da Ivanka Savic del Karolinska Institute. Allo studio
hanno partecipato volontari uomini – eterosessuali e gay – e donne
eterosessuali. I risultati hanno evidenziati che l’ippotalamo femminile e degli
omosessuali si attivava in risposta all’androsterolo, mentre l’ippotalamo degli
uomini etero veniva “risvegliato” solo dall’estradione. I due odori, inoltre,
stimolano prevalentemente le aree ipotalamiche anteriore e la preottica, le
zone cerebrali più coinvolte nel controllo del comportamento sessuale. Un dato
che rafforza la teoria che i due ormoni costituiscano dei veri e propri
ferormoni in grado di influenzare la scelta del partner. Sembra infatti che ciò
che le donne indicano come seducente o sgradevole, sicuro o inaffidabile
dipenda sopratutto dalle condizioni biologiche e quindi dai ferormoni.”
Diversa
è la questione che riguarda la pedofilia e la pederastia.
In
entrambi i casi non entrano in gioco le “tendenze sessuali”, ma entra in gioco
la veicolazione, educazionalmente indotta, della sessualità delle persone. La
pulsione del possesso come unica possibilità nella quale veicolare la
sessualità del soggetto. La pulsione del possesso impone alla persona di
soddisfare la propria pulsione sessuale come un atto di dominio nei confronti
dell’altro. Un altro che deve essere indifeso, nelle condizioni di non opporsi
a quanto subisce e quanto subisce deve essere così violento da soddisfare non
la sessualità dell’individuo, ma la pulsione di possesso nella quale
l’individuo veicola la sua sessualità.
La
pulsione di possesso indotta dal cristianesimo attraverso la violenza
educazionale nei bambini elimina quella disposizione psico-neuronale che spinge
le persone ad essere parte dell’insieme sociale e a ricevere soddisfazione
dalla partecipazione alla costruzione del benessere delle persone che ci stanno
attorno e della società nel suo insieme per separarci da essa. L’interesse per
il benessere psico-sociale viene sostituito, nell’immaginario del bambino, con
“l’amore per Gesù e Maria”. Viene sostituito con una “farneticazione
allucinatoria” che si impone nella struttura psico-emotiva del bambino
annientando la sua tensione psichica di partecipazione alla società in cui
vive. Un bambino così manipolato incontra il piacere sociale solo nel momento
in cui incontra “l’amore per Gesù e Maria” nelle altre persone, nella società.
Quando non lo incontra vive le relazioni sociali con conflittualità: la società
civile, la famiglia, le persone che gli sono attorno sono le nemiche che non
vogliono mettersi in ginocchio davanti a “Gesù e Maria”. Tutta la vita del
bambino educato dai cattolici è una serie di mettersi in ginocchio o di
costringere a mettersi in ginocchio le altre persone. La manipolazione che ha
subito non può essere giustificata mediante la ragione. Ha giustificazione
soltanto nella sua struttura psico-emotiva, nella sua soggettività e cozza
contro la realtà civile e sociale nella quale quel bambino, da adulto, si
troverà a vivere. Così non potrà discutere con le altre persone della sua
“fede”, ma sarà costretto ad imporre l’accettazione della sua “fede” mediante
un gioco di violenza sociale nel quale eserciterà la violenza nei confronti
delle persone più deboli (riproducendo la pulsione di possesso in altri bambini
nei confronti dei quali reciterà il ruolo di Maria, Gesù o il Buon Pastore che
li guida). Quando socialmente non si riterrà sufficiente forte per imporre
l’accettazione del proprio “credere” mediante la violenza esplicita, questa si
esprimerà in atteggiamenti ambigui, equivoci, infidi, malfidati e subdoli.
Strategie di “circonvenzione” mascherate da disponibilità e da “carità” sociale
(dice Paolo di Tarso “Fai la carità ai tuoi nemici, così accumulerai carboni
accesi su di essi! Che deve essere letta: “Ama i tuoi nemici, così accumulerai
carboni accesi su di essi!”). La distruzione della società civile e dei legami
psico-emotivi che legano gli individui fra di loro è messa in atto dai
cattolici mediante strategie con cui ingannano, insidiano, plagiano, raggirano,
i bambini e le bambine per sottometterle “all’amore di Gesù e di Maria” e
separare le loro tensioni emotive dalla società civile.
Solo
quando la separazione fra bambino e società civile è avvenuta, il prete
cattolico può violentare il bambino e la bambina. Soltanto quando la società
civile ha rinunciato a proteggere i propri cittadini questi possono diventare
bestiame del gregge che il prete violenza, sia negli orfanotrofi, che nelle
case di ricovero, che nei seminari, sia nell’uso delle famiglie con gravi
disagi sociali. I bambini poveri, indifesi, quei bambini che la chiesa
cattolica ha imposto alla società civile di trasformare in bestiame emarginato
sono l’oggetto d’uso del prete cattolico. Sia per le sue pulsioni sessuali che
come mezzo di ricatto all’intera società.
Ciò
che è successo nella parrocchia di Firenze con Lelio Cantini, sono vicende
proprie di ogni parrocchia Italiana. La Polizia di Stato, composta da individui
educati ad “amare Gesù e Maria” e separati come tanti Gesù dalla società
civile, non ritenevano che costringere bambine a subire violenza sessuale da
chi affermava di essere Gesù o costringere bambini a diventare a loro volta
preti, preti con la violenza, preti che eserciteranno la violenza nei confronti
di altri bambini, sia un reato da perseguire penalmente! Questa convinzione,
propria nelle persone che come compito hanno quello di preservare la società
civile da reati, ha permesso a Lelio Cantini di violentare per decine di anni
bambini e bambini DOPO AVERLI COSTRETTI ad “amare Gesù e Maria”, separati dalla
società civile, incapaci e impossibilitati in quanto stuprati nella loro
struttura psichica, di chiedere giustizia come parte della società civile
(aprile 2007).
La
psicologia parla spesso di individui adulti sessualmente immaturi e incapaci di
rapportarsi con altri individui nella società civile tanto da cercare persone
indifese su cui manifestare la loro sessualità. In realtà, attraverso
l’esercizio della loro sessualità sui bambini ( o la violenza nei confronti
delle donne) si manifesta l’esercizio del possesso che la chiesa cattolica ha
indotto in loro quand’erano bambini. Un
esercizio che richiede, a chi è posseduto, sottomissione sia fisica che
psichica: dipendenza. Dipendenza non tanto da chi esercita l’azione sessuale,
ma dall’ideologia psichica che l’atto sessuale che manifesta il possesso,
giustifica.
Per
comprendere la manipolazione biologica e neuronale che un bambino subisce ad
opera dell’attività educazionale messa in atto dalla chiesa cattolica, riporto
dalle ultime ricerche scientifiche riprese dal giornale La Repubblica del 29
maggio 2007:
“Simili esperimenti hanno due
importanti implicazioni. La prima è che la moralità non si riduce soltanto alle
decisioni prese dalla gente, ma ha a che vedere altresì con il processo col
quale si arriva alla decisione. La seconda, dice Adrian Raine, un
neuroscienziato clinico dell’università della California Meridionale, è che la
società a questo punto dovrebbe riconsiderare in che termini giudica le persone
immorali. Chi è affetto da psicopatia spesso non prova né empatia né rimorso.
Senza questa consapevolezza, chi fa affidamento soltanto sul ragionamento pare
stentare parecchio a trovare una via d’uscita nelle situazioni nelle quali è
implicato il senso morale.
In definitiva, “stiamo entrando in
aree particolari, che per migliaia di anni abbiamo preferito mantenere avvolte
nel misticismo”, dice Grafman, neuroscienziato cognitivo a capo dell’Istituto
Nazionale per i disturbi neurologici. “Alcune delle questioni non sono soltanto
di grande interesse intellettuale, ma sono anche provocatorie, sfidano e
mettono alla prova le modalità con le quali noi viviamo la nostra vita.
Dobbiamo procedere con molta cautela”.
Joshua D. Greene, neuroscienziato di
Haward e filosofo, ha detto che da molteplici esperimenti parrebbe che la
moralità nasca dalle attività cerebrali fondamentali. La moralità, sostiene,
non è una funzione cerebrale che si eleva al di sopra dei nostri impulsi. prendere
una decisione morale spesso comporta di competere con alcuni sistemi cerebrali
che si confrontano per avere la meglio sugli altri. Le decisioni morali
semplici – per esempio stabilire se sia giusto o sbagliato uccidere un bambino
– sono semplici perché attivano una risposta cerebrale chiara e semplice. Le
decisioni morali difficili, invece, attivano molteplici regioni cerebrali, che
si scontrano l’una contro l’altra.”
Già
Freud individuava una situazione di instabilità psichica nei bambini nell’insorgenza
della “possessività”:
“Per la psicoanalisi la possessività,
insorge nella prima infanzia in concomitanza con la fase anale, si esprime nel
legame materno dove, oltre alla dipendenza, il bambino manifesta una
sostanziale incapacità a reggere le frustrazioni provenienti dalla relazione
con la madre, quando questa relazione non ha i tratti dell’esclusività.” (dal
dizionario di Psicologia di Galimberti)
Questo
ci porta a considerare la situazione psichica della dipendenza:
“Modalità relazionale in cui un
soggetto si rivolge continuamente agli altri per essere aiutato, guidato,
sostenuto. L’individuo dipendente, avendo una scarsa fiducia in sé stesso,
fonda la propria autostima sull’approvazione e la rassicurazione altrui ed è
incapace di prendere decisioni senza un incoraggiamento esterno.” (dal
dizionario di Psicologia di Galimberti)
Che
nei comportamenti sociali diventa:
“La dipendenza è una categoria che
definisce le relazioni di gruppo e di organizzazione nella forma della semplice
dipendenza tipica dei sistemi organizzati sul modello della coesione difensiva,
della controdipendenza nei sistemi a conflitto istituzionalizzato dove la
posizione di ogni individuo è definita in contrapposizione alla posizione degli
altri, dell’interdipendenza quando la relazione di gruppo è definita
dall’unicità dell’obbiettivo da tutti condiviso.” (dal dizionario di Psicologia
di Galimberti)
Se
Freud scopre che il bambino viene frustrato nel non avere il rapporto esclusivo
con la madre; la necessità che si sviluppa nel bambino, indotta dal
comportamento della madre, è quella di creare un legame per il quale far
dipendere la madre da lui. Legare emotivamente la madre al fine di assicurarsi
il proprio sostentamento è una strategia psichica della specie. Il bambino sorridendo
alla madre si ammicca la madre, ravviva l’emozione empatica che lega la madre a
lui.
La
dipendenza costruita mediante la possessività è in risultato di strategie
d’esistenza in cui un soggetto, che è nella situazione di dipendere fisicamente
ed emotivamente, viene mantenuto in una situazione di dipendenza attraverso
strategie “educazionali” che agendo sulla sua struttura emotiva gli
impediscono, mediante la paura del dolore psichico coadiuvato da situazioni
fisiche, di troncare quel legame di dipendenza. Solo quel legame di dipendenza
è in grado di assicurargli quel grado di sicurezza psichica con cui affrontare
la propria vita.
La
madre rende dipendente il bambino da sé; anziché fungere da stimolo nei
confronti del bambino affinché affronti il mondo, è lei che provvede, perché
LUI E’ INCAPACE! La madre, che vive una situazione oggettiva di “verità”,
ritiene che il bambino non sia capace o non voglia adeguarsi a quella verità.
Il bambino deve adeguarsi al mondo che la madre vive: non è raro incontrare nella
cronaca di bambini piccolissimi picchiati perché piangono. Per contro, la
costrizione di dipendenza che il bambino impone ad una madre inadeguata, non è
raro trovare situazioni di depressione tale nelle madri che i bambini sono
gettati da una finestra.
Non
per nulla il modello di famiglia che Ratzinger vuole imporre alla società
civile è un modello finalizzato alla distruzione psico-emotiva del bambino
mediante la funzione (che Ratzinger ritiene debba avere la madre) di
imposizione della pulsione di possesso.
Fra i
due estremi, madre che getta il figlio dalla finestra e madre che picchia il
figlio perché non si adegua ai suoi modelli di “verità” (“lo fa a posta a
gettare la minestra per terra anziché usare il cucchiaio” dice una madre, anche
se a quell’età il polso non è formato e l’articolazione è imprecisa) ci sono
tutte quelle strategie finalizzate a costruire la dipendenza della relazione
madre-figlio e figlio-madre. Il meccanismo da cui nasce questa dipendenza, che
è stata studiata da Freud con l’insorgere del “complesso di Epicuro”, è un
meccanismo che non si scioglie col progredire dell’età, ma che viene fissato
nella prima infanzia dal cristianesimo (ebraismo) e dal cattolicesimo in
Italia.
La
dipendenza madre-figlio funzionale alla crescita di quest’ultimo, fissato e
funzionale alla crescita della specie, anziché sciogliersi con la crescita e la
progressiva indipendenza del figlio dalla madre con l’acquisizione della sua
autonomia quale individuo sociale, viene assunta e gestita dalla chiesa cattolica
rendendo gli individui dipendenti da fissazioni psico-emotive che impone ai
bambini.
Bambini
che non maturano in quanto legati dalla dipendenza del credere e chi crede ha
la necessità di costruire la dipendenza da sé di chi è più fragile affinché creda.
La
dipendenza, imposta dalla chiesa cattolica sui bambini, ha tre direttrici. La
prima è il riversamento sul bambino della dipendenza che la madre ha
interiorizzato: la madre costruisce il primo strato di dipendenza nel bambino
rispetto alla chiesa cattolica; il controllo militare che la chiesa cattolica
esercita nell’infanzia mediante il controllo di strutture sociali; il controllo
economico che la chiesa cattolica esercita mediante sovvenzioni miliardarie
elargite da Stato, Regioni e Comuni al fine di favorire la sua attività di
distruzione dell’indipendenza degli individui nella società.
Se
l’omosessualità ha un fondamento biologico, la pedofilia e la pederastia sono
indotte nel comportamento delle persone dall’educazione cristiana attraverso la
violenza con cui si impone ai bambini di veicolare le loro pulsioni sessuali in
relazione al mondo in cui vivono obbedendo alla coercizione morale che hanno
subito.
Diverso
è il discorso del dispiegarsi delle pulsioni, come risposta ad esigenze
omosessuali nella società civile. Il cristianesimo manifesta le pulsioni degli
omosessuali con le quali costringere la società civile ad adeguarsi mettendo in
atto azioni feroci contro le donne e i bambini. Solo che per riuscire nella sua
impresa il cristianesimo deve criminalizzare gli omosessuali. Deve
criminalizzare il dispiegamento del loro amore nella società civile. La chiesa
cattolica deve criminalizzare l’omosessuale, come ha criminalizzato l’ebreo,
per difendere la gestione esclusiva di tali pulsioni.
La liberazione
dei rapporti omosessuali nella società civile disarmano la chiesa cattolica.
Non è più colei che manifesta delle esigenze ai propri fedeli, ma colei che
impone comportamenti per soddisfare le proprie pulsioni di dominio e di
possesso. Omosessualità e pedofilia-pederastia non hanno nessuna relazione
salvo quelle costruite dalla chiesa cattolica (e dai monoteisti in generale)
mediante l’imposizione delle fobie sessuali in cui i rapporti non avvengono più
fra persone, ma fra oggetti posseduti.
Marghera,
30 giugno 2007
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