La fine di tutte le cose
e
La vittoria del principio buono su quello
cattivo
E la costruzione di un regno di dio sulla
terra
Come
Ratzinger usa Immanuel Kant
L’articolo di Kant citato da Ratzinger nel diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi, “La
vittoria del principio buono su quello cattivo e la costituzione di un regno di
Dio sulla terra” fa parte di un libro “La religione entro i limiti della
sola ragione” che Kant fu costretto a mettere insieme
per poter pubblicare quegli articoli e aggirare la censura che prevedeva due
metodi diversi di censura a seconda che si trattasse di un articolo o di un
libro. Dal momento che Kant valutava più favorevole
la commissione di censura sui libri, decise di driblare
la commissione di censura sugli articoli pubblicando in un piccolo volume una
serie di articoli.
L’analisi di questa vicenda ci permette di scoprire anche le
motivazioni a fondamento del libro successivo “La fine di tutte le cose” e la formazione
della disperazione con la quale, e nella quale, Kant
lo scrisse.
Anche se la storia della censura a Kant
risulta un po’ più complessa, riporto parte dell’introduzione storica agli
scritti relativi alla “La religione entro i limiti della sola ragione” per
comprendere le vicissitudini di Kant e il dolore
psicologico che la censura ha prodotto su di lui anche se il testo citato da Ratzinger si riferisce alla terza parte del libro di Kant mentre la citazione che riporto riguarda la seconda
parte del libro:
“Diversamente
andarono le cose per la seconda parte del lavoro (intitolato, nella religione,
“Della lotta del principio buono con il cattivo per il dominio sull’uomo”), che
Biester ricevette da Kant
nel giugno del 1792 e che sottopose immediatamente alla censura. Hillmer, avendo trovato che questa volta lo scritto
“ricadeva completamente nel campo della teologia biblica”, chiese la collaborazioned el collega
Hermes, cioè del membro della commissione censoria competente per la materia.
Hermes rifiutò l’imprimatur, e Hillmer si associò. In
una lettera a Biester, Hermes disse energicamente che
nel decidere in senso negativo aveva seguito come norma l’editto religioso di Wollner e che “in proposito non era in grado di dare
ulteriori spiegazioni”. Biester, sdegnato, non esitò,
nonostante la sua posizione di funzionario regio (era bibliotecario), ad
inviare un immediato ricorso al re, chiedendo, per provocare una decisione di
principio, che il ricorso venisse esaminato dal plenum dei ministri di Stato
(20 giugno). Ma il momento non era certo favorevole: il 21 febbraio il
Consiglio dei ministri aveva ricevuto un irritato ordine del regio gabinetto
per aver osato esprimere ogni sorta di dubbi riguardo alla severa conduzione
della censura che l’imperatore stesso aveva raccomandato agli Stati dell’Impero
in considerazione agli eventi rivoluzionari di Francia. Su quella
raccomandazione il consiglio si era diviso e i moderati avevano avuto partita
vinta; conseguentemente il rescritto regio aveva rimproverato i ministri di
“parlare in favore dei così detti illuministi” e, richiamando i ministri
all’unità, li aveva ammoniti particolarmente a conservare la religione positiva
e, per mezzo di essa, l’ordine dello Stato. Il Consiglio, dunque, non osò
perseverare nel suo atteggiamento; il ricorso di Bister
fu dichiarato infondato e il diniego dell’imprimatur fu confermato.
Non è
inutile osservare che, in effetti, il contenuto del secondo saggio kantiano
aveva caratteristiche piuttosto differenti dal primo, e soprattutto ne
precisava il significato in un senso che non poteva essere gradito agli organi
esecutivi preoccupati di applicare l’editto di Woller
e le esortazioni antiilluministiche. E’ lecito
infatti pensare che la vera questione per i censori non fosse tanto, o
soltanto, quella di una maggiore o minore implicazione di problemi di teologia
biblica dalla parte delle tesi che kant veniva
svolgendo, quanto, o più ampiamente, quella di una maggiore o minore consonanza
di tali tesi con lo spirito dell’illuminismo che ora veniva messo sotto accusa.
Ebbene, nessun tema era, per sua natura, più antiilluministico
di quello trattato dal primo saggio kantiano: di contro all’ottimismo
illuministico, la teorizzazione kantiana del male
radicale affermava la perversione del “fondamento di tute le massime”; di contro
all’istanza emancipatrice e, almeno potenzialmente, autoemancipatrice
dell’illuminismo (se ne ricordi la stessa definizione data da Kant all’inizio del saggio del 1784: “l’illuminismo è
l’uscita dell’uomo dallo stato minorile in cui egli si trova per sua colpa”),
la teorizzazione del male radicale aveva un’implicita
portata reazionaria, potendo legittimare il nuovo corso della politica
prussiana.”
Tratto
dall’introduzione alla “La religione
entro i limiti della sola ragione” di Immanuel Kant a cura di Marco M. Olivetti
Questo estratto dall’introduzione ci permette di comprendere
la portata del dolore psicologico di Kant. Spento
l’eco dell’Illuminismo, la reazione iniziava la sua decisa marcia per togliere
le libertà conquistate alle persone. Kant stesso, che
aveva auspicato l’uscita dall’infantilismo sociale, era ora impaurito e
l’imperatore non gli consentiva di rientrare dell’utero dell’assolutismo
cristiano senza essere costretto a passare sotto le forche caudine della
censura. Non era più importante che cosa diceva Kant
o cosa implicasse quello che diceva: Kant doveva
soffrire.
Ma la sofferenza di Kant era data
dal conflitto che percepiva fra razionalità ed emozione. Lo faceva soffrire
l’incapacità o l’impossibilità di non essere riuscito a produrre delle
dimostrazioni razionali del cristianesimo. Giustificare razionalmente il
cristianesimo era il suo impegno. Un impegno che ha fallito, come ha fallito
Darwin nella sua ricerca di prove della creazione.
Dice Marco M. Olivetti nella sua
introduzione:
“In realtà,
la scelta metodologica di trattare la religione bensì entro i limiti della
ragione, ma non deducendola dalla ragione, si concreta, nell’effettiva
applicazione kantiana , in un costante privilegiamento
del cristianesimo. Tale privilegiamento ha luogo in
entrambe le forme in cui, come abbiamo visto, la religione diviene “reale”,
storicizzandosi: schema e parergon. Il cristianesimo
rappresenta per Kant, in primo luogo, la religione
storica che ha rivelato, schematizzandola, la religione razionale nella sua
interezza.”
Quando Ratzinger cita:
« Il passaggio graduale
dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede religiosa
costituisce l'avvicinamento del regno di Dio »
Ratzinger TRUFFA! La citazione letterale è:
“A partire
dal momento in cui la fede ecclesiastica riconosce pubblicamente la sua
dipendenza dalle condizioni limitative della fede religiosa e la necessità di
accordarsi con questa: la chiesa universale comincia a rivestire la forma di
uno Stato etico retto da Dio ed a progredire – secondo un principio ben
stabilito, identico per tutti gli uomini e per tutti i tempi – verso
l’attuazione completa di questo stato.”
Le citazioni sono un po’ diverse, a meno che la traduzione
dell’editore Laterza nella sua collana Universale
fatta da Alfredo Poggi nel 1941 non fosse alterata. Ma sono propenso a pensare
che gli interessi di Ratzinger lo abbiano indotto a
confezionare una traduzione funzionale ai suoi ricatti sociali.
La fede (es. i dieci comandamenti) imposti alle gerarchie
religiose e politiche?
Effettivamente sarebbe un’inversione dei parametri sociali
cristiani: imporre i dieci comandamenti al dio dei cristiani, sarebbe effettivamente
una rivoluzione religiosa dei cristiani.
Il cristiano che giudica il suo dio? O Ratzinger
stesso?
E’ il sogno di molti “cristiani” che non conoscono il
significato del termine “eretico”, né le pene cui andavano incontro gli
eretici. Ma, dal momento che la Prussia era in campo
protestante, l’idea poteva anche essere accolta: non fu Lutero che si separò
dalla chiesa di Roma?
Interessante Ratzinger, che pur di
truffare i propri fedeli non esita ad appropriarsi di un principio eretico,
storpiarlo, per incastrarlo nella sua logica di dominio.
Kant, sempre nel “La vittoria del principio buono su quello cattivo e la costituzione di
un regno di Dio sulla terra.” Scriveva anche:
“Ma questo è
il concetto di Dio, in quanto Signore morale del mondo. Una comunità etica è
concepibile dunque solo come un popolo sottomesso a comandamenti divini, cioè
come un popolo di Dio, retto secondo leggi della virtù.”
Dove sono finiti quei principi di uguaglianza, fraternità e
libertà, il cui scopo era quello di tagliare la testa al dio padrone dei
cristiani per liberare dal giogo la società civile rendendo tutti i soggetti
uguali sotto la medesima legge e la medesima regola?
Kant non è Robespierre!
Per questo motivo è falso, fuorviante e ingannatrice la frase
di Ratzinger che dice:
“Ci dice anche che le
rivoluzioni possono accelerare i tempi di questo passaggio dalla fede
ecclesiastica alla fede razionale. Il « regno di Dio », di cui Gesù aveva parlato ha qui ricevuto una nuova definizione e assunto
anche una nuova presenza; esiste, per così dire, una nuova « attesa immediata
»: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede ecclesiastica » viene superata
e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a dire dalla semplice fede
razionale.”
Ratzinger continua l’opera degli antiilluministi: distruggere le libertà sociali per
riportare le persone sotto l’orrore cristiano mediante il quale imporre la
speranza mediante la fede.
Come abbiamo visto, non esiste nessuna fede razionale, ma
esistono solo delle giustificazioni razionalizzabili della patologia
psichiatrica da dipendenza che viene chiamata “fede”. La fede è antitetica alla
ragione ed è manifestata dall’orrore culturale e morale nel quale il
cristianesimo obbliga le persone.
Nessun regno di dio sulla terra, ma il desiderio degli Esseri
Umani di liberarsi dal “regno di dio” che i cristiani hanno costruito imponendo
la loro morale di morte alle società civili al punto tale da accecarne anche i
giudizi. Come nel caso della censura ai lavori di Kant.
Gesù aveva farneticato di venire in
quella generazione sulla nubi con grande potenza. Ma farneticava. E la
farneticazione, quale prodotto della malattia mentale del pazzo che i cristiani
chiamano loro profeta, è diventata il giogo orrifico
e terribile da imporre militarmente all’intera umanità.
Se la rivoluzione illuminista rimuove alcuni aspetti
dell’orrore cristiano nelle società, l’illuminismo non rimuove dal cuore degli
Esseri Umani la manipolazione mentale che hanno subito.
La ragione è opposta della fede! La ragione non rimuove la
condizione di fede che mediante la violenza il cristianesimo ha imposto al
singolo Essere Umano. La ragione rimuove le giustificazioni con le quali il
cristiano giustifica, oggettivandola, la sua fede. Così, anche se le libertà
sociali imposte dall’Illuminismo aprono delle prospettive verso il futuro,
quelle prospettive sono negate nell’animo di Kant
dalla manipolazione mentale subita. Una manipolazione mentale che non gli
permette di cogliere il nuovo che si manifesta nel suo presente, ma che lo
costringe ad usare la “speranza” che gli è stata imposta mediante la fede.
Seguendo lo sviluppo illuminista, all’interno delle
condizioni sociali, le società impongono regole al dio dei cristiani e allo
Stato, che fino ad allora era la sua emanazione, con il Codice Civile portando
le nazioni Europee fuori dal feudalesimo. Così, mentre Kant
in “La vittoria del principio buono su
quello cattivo e la costituzione di un regno di Dio sulla terra.” afferma:
“Il voto di
tutti gli uomini di buona intenzione è dunque: “Che venga il regno di Dio, e la
sua volontà sia fatta sulla terra”; ma cosa debbono essi predisporre affinché
questo loro voto sia esaudito?
Una comunità
etica con legislazione morale divina è una chiesa,
che, in quanto non è un oggetto dell’esperienza possibile, si chiama chiesa invisibile (semplice idea della
riunione di tutti i giusti sotto l’immediato, ma morale governo universale
divino, che serve da modello ad ogni altro governo fondato dagli uomini). La
chiesa visibile è la riunione
effettiva degli uomini in un Tutto che concorda con questo ideale. In quanto
ogni Società retta da leggi pubbliche comporta una subordinazione dei suoi
membri (cioè di coloro che obbediscono alle leggi di questa Società, a coloro
che vegliano all’osservazione di tali leggi), la moltitudine riunita in questo
Tutto (che è la chiesa) forma la comunità,
sottomessa a dei capi (chiamati dottori o pastori di anime), i quali unicamente
amministrano gli affari del capo supremo ed invisibile della chiesa e che ,
sotto questo rapporto, si chiamano tutti servitori della chiesa; come nella
comunità politica il capo visibile del potere chiama talvolta sé stesso primo
servo dello Stato, sebbene non riconosca sopra di sé nessun uomo (e nemmeno, di
solito, lo stesso intero popolo).”
Gli uomini si aprono al futuro possibile costringendo il dio
dei cristiani alla sottomissione alla legge!
Tutta la ragione che Kant aveva
praticato non fu mai in grado di rimuover la sua sottomissione alla fede che,
una volta imposta dentro di lui mediante il terrore, diventava barriera
psichica che gli negava la visione del futuro.
Solo che Kant non è il bambino
sbattuto negli orfanotrofi o venduto agli industriali che subisce la violenza
del lavoro. Kant ha subito il secondo livello di
violenza, quella psico-pedagogica propria della
chiesa cattolica che impone quelle forme di malattie mentali per impedire alle
persone l’apertura verso il futuro permettendo ai vari Ratzinger
di utilizzarli per i loro scopi.
Proviamo a vedere che cosa induce la manipolazione mentale
cristiana nei bambini (Brani tratti dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed Garzanti):
“L’importanza dell’infanzia è dovuta al fatto che
il bambino è indifeso e dipendente per un periodo di tempo maggiore a quanto
accade agli altri mammiferi. Ciò spiega perché i tratti caratteristici del
comportamento e della personalità dell’adulto dipendono in gran parte dagli
eventi e dalle influenze dell’infanzia. L’infanzia è caratterizzata dallo
sviluppo dell’organismo modellato dalla maturazione e dall’apprendimento. La
prima procede secondo un ritmo relativamente indipendente dall’ambiente, il
secondo, strettamente dipendente dalla stimolazione ambientale, è cadenzato da
“periodi critici” in cui l’organismo è più elastico e pronto ad acquisire forme
di comportamento essenziali per lo sviluppo ottimale. Decisivi in questo ambito
sono la deprivazione ambientale nel primo periodo di vita dove la carenza di
stimolazioni si ripercuote nei processi di apprendimento nell’età adulta e
l’arricchimento ambientale che determina, oltre che una migliore capacità di
apprendimento, un aumento delle dimensioni del cervello.” Dalla voce: infanzia
Distorsione del concetto di sé ad opera dell’educazione
cristiana:
“... il quadro sintomatico della depressione, considerando
le distorsioni della cognizione, il pessimismo esagerato e gli autorimproveri non realistici come cause e non come
conseguenze della condizione depressa, che avrebbe dunque la sua spiegazione
nella distorsione della “triade cognitiva” composta da aspettative
negative nei confronti dell’ambiente,
un’opinione negativa di sé e aspettative negative per il futuro. Ne consegue
che dalla depressione si esce correggendo la cognizione delle proprie
esperienze e la distorsione del concetto di sé.” Dalla voce depressione (teoria
cognitiva).
Castrazione come condizione psichica:
“La paura della castrazione che viene talvolta
alimentata con minacce più o meno scherzose da parte degli adulti, può assumere
diverse forme, come quando l’oggetto minacciato, in seguito a spostamento,
diventa un’altra parte del corpo e l’angoscia di castrazione si trasforma nel
timore di perdere la propria integrità fisica o anche psichica: in modo
analogo, il padre castrante può venir sostituito da altri esseri che lo
rappresentano simbolicamente e verso cui si indirizzano successivamente le
proprie paure fobiche.” Dalla voce castrazione
Dipendenza in psichiatria, l’origine:
““... i pericoli del mondo esterno aumentano in
significato, e il valore dell’oggetto, che da solo può proteggere contro questi
pericoli e sostituire la vita intrauterina perduta,
si accresce enormemente. Questo fattore biologico produce quindi le prime
situazioni di pericolo e genera il bisogno di essere amati: bisogno che non
abbandonerà l’uomo mai più.” Freud. Freud attribuisce la situazione di dipendenza del bambino
alla paura di perdere l’amore dei genitori da cui il bambino si difende con
quella “sottomissione educativa” che nell’adulto si trasforma in timore di
essere disapprovato dalla comunità, e quindi in “sottomissione sociale”. Nel
lungo periodo di dipendenza infantile, tipico della razza umana, sono da
ricercare, secondo Freud, le radici della
socializzazione dell’individuo, del bisogno della religione, delle aspirazioni
etiche e morali.”
E nelle tecniche di manipolazione infantile cristiana:
“Dopo Freud, R. A. Spitz e J. Bowlby hanno
evidenziato le conseguenze dannose [per il bambino, nota mia] che derivano dal
trascurare o dall’interrompere lo stato di dipendenza infantile da cui dipende
lo sviluppo della personalità normale nel suo procedere dalla dipendenza
all’autonomia attraverso una sempre maggiore differenziazione e
individuazione.”
Dipendenza in psichiatria:
“Oltre che la dipendenza da alcool droga e farmaci,
si parla di dipendenza da oggetti [il crocifisso nota mia] o da idee [il creazionismo o il dio creatore, nota mia] quando la
relazione del soggetto con il mondo è fortemente connotata da determinati
oggetti o da determinate idee, che sono poi il nucleo da cui si sviluppano
impianti ossessivi o monomaniacali.”
Fobia ed effetti:
“G. Jervis precisa: “la
fobia è il tentativo di costruire una difesa contro la propria ansia
allontanandone ostinatamente l’occasione di manifestarsi con uno scongiurante e
precipitoso atteggiamento di rifiuto che non fa che evocare continuamente il
fantasma: la difesa ossessiva è invece il tentativo di costruire una serie di
barriere magiche fra sé e l’ansia, un labirinto di scongiuri, una struttura di
comportamenti meticolosamente controllati, utili ad allontanare all’infinito il
momento del non-controllo, il rischio della crisi.” (1975, pag. 269)”
E ancora:
“La condizione fobica rivela solitamente una
condizione di dipendenza infantile e quindi di non raggiunta autonomia che si
manifesta nella paura di agire e quindi nell’immobilismo. Così il timore di
luoghi aperti o di allontanarsi dall’ambiente noto (agorofobia)
manifesta una situazione psicologica di insicurezza da far risalire ad una
condizione di dipendenza dalla famiglia e ai sensi di colpa riguardanti la
propria autonomia.”
E ancora:
“La fobia è il risultato di un cattivo
apprendimento che produce una risposta inadatta e sproporzionata alla
situazione reale.”
L’apatia come separazione fra sé e il mondo:
“Il termine apatia ha un significato negativo e si
riferisce all’indifferenza affettiva per situazioni che normalmente suscitano
interesse o emozione. Frequente nelle depressioni, dove la capacità di gioire e
la possibilità di qualsiasi proiezione ottimistica nel futuro sono azzerate,
l’apatia è frequente anche nelle schizofrenie ebefreniche
dove il soggetto, assorto nei fantasmi del suo mondo interiore, dimostra una
scarsissima capacità di reagire emozionalmente agli
stimoli del mondo esterno e alle relazioni interpersonali. L’apatia può
manifestarsi anche in soggetti sani che vivono a lungo una situazione routinaria o frustrante, in persone che hanno appena
vissuto un forte stato d’ansia, di eccitamento o una forte crisi affettiva, e
infine nei soggetti dalla prolungata residenza in ospedali, manicomi, prigioni
o altri tipi di istituzioni che riducono lo scambio col mondo esterno [vedi gli
effetti della struttura della famiglia cristiana che Ratzinger
vuole imporre e mantenere nella società civile, nota mia]”
L’induzione educazionale ai
comportamenti fobici:
“La fobia è il risultato di un cattivo
apprendimento che produce una risposta inadatta e sproporzionata alla
situazione reale. In termini pavloviani uno stimolo
incondizionato intrinsecamente negativo, se si presenta in coincidenza con uno
stimolo neutro, trasferisce a quest’ultimo la
capacità di provocare la risposta condizionata, appropriata allo stimolo
incondizionato trasformandolo in stimolo condizionato. Questo schema è stato
verificato nel 1920 nell’esperimento di Watson e Rayner per indurre in un bambino di 11 mesi la fobia per i
topi bianchi che, dopo cinque esperimenti, si trasformavano da animaletti
divertenti e innocui in oggetti fobici [i cristiani hanno imposto la paura del
loro diavolo e la sottomissione per paura a sè stessi
come autorità agendo proprio sui bambini e costruendo delle fobie, nota mia].”
Fissazione, nell’analisi esistenziale:
“In questo ambito si parla di fissazione (verstiegenheit) nel senso di un’adesione incondizionata ad
un ideale che non consente più di aderire al normale flusso dell’esperienza, ma
chiede all’esperienza di piegarsi alle esigenze poste dall’ideale fissato.
[cristianesimo imposto ai bambini, nota mia] (verstiegene
Ideal) L. Binswanger scrive
che “l’esaltazione fissata si basa su un preciso scompaginarsi del rapporto fra
l’ascesa e il procedere nel senso dell’ampiezza [...]. Questa sproporzione non
consente più all’esistenza di fare esperienza allargandola nella dimensione
dell’ampiezza, perché l’ideale fissato blocca qualsiasi ulteriore
assimilazione: “Sia che si tratti di un’ “idea” esaltata o di un’ideologia
[vedi il cristianesimo, nota mia] (le ideologie sono in genere forme di
esaltazione fissata), di un ideale o di un “sentimento” esaltati, di un
desiderio o di un progetto, di un mero “capriccio” o di un’ “azione esaltata”,
l’espressione “esaltazione fissata” significa sempre che l’esistenza si è
“smarrita”, si è perduta in una determinata “esperienza”, che, per usare
un’immagine di Hofmannsthal, non è più in grado di
“levare le tende”, di progettarsi per un altro futuro, [...] di ampliare
“l’orizzonte della propria esperienza”, di rivederlo, né di verificarlo perché
si è fissata su un punto di vista limitato.” (1949 pag. 18). L’ideale fissato
contiene quell’ordine di cui ha bisogno chi, incapace
di lasciar essere le cose come sono, cerca di imporre un ordinamento nel
tentativo di trovare un punto d’appoggio nel disordine e nell’incoerenza della
propria esistenza.”
Regressione come impossibilità dell’individuo di liberarsi
dall’assolutismo imposto dai cristiani nella prima infanzia:
“...come scrive Freud,
“lo stato psichico precedente può per lunghi anni non esprimersi esteriormente,
pur continuando a sussistere tanto da poter un bel giorno tornare a divenire la
forma di espressione delle forze psichiche: e anzi l’unica loro forma di
espressione come se tutti gli sviluppi successivi si fossero disfatti e
annullati” (1915g, p. 133). La regressione può essere letta come un processo
difensivo, per cui il soggetto cerca di evitare l’angoscia di fronte ad una
situazione, mediante ad un ritorno ad uno stadio precedente del suo sviluppo
anche se poi questo ritorno contribuisce ad aumentare le sue difficoltà. [è il
caso degli atei, dei “mangiapreti” che ritornano nella chiesa in seguito ad un
processo di regressione psichica dovuto all’angoscia della loro incapacità di
vivere data la violenza con cui il cristianesimo si è imposto in loro
suscitando, nella giovinezza e nella prima età adulta, reazioni di ribellione
alla sottomissione subita senza mai risolvere liberando le proprie emozioni
dalla coercizione subita, nota mia].
Queste descrizioni di esperienze psicologiche che ho tratto
dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti
sono sufficienti per dimostrare come la coercizione imposta dai cristiani con
la violenza sui bambini manipoli la loro struttura psicologica al fine di
impedire loro di diventare adulti consapevoli. Li costringe a rimanere
eternamente dipendenti e poterli gestire come massa di manovra nella società
civile.
E quanto più l’individuo invecchia, tanto più forte si fa il
richiamo dell’oggetto dal quale la sua psiche è stata costretta ad essere
dipendente.
Infatti, Ratzinger afferma:
“Nel 1795, nello
scritto « Das Ende
aller Dinge » (La fine
di tutte le cose) appare un'immagine mutata. Ora Kant
prende in considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di
tutte le cose, se ne verifichi anche una contro natura, perversa.”
Non è vero!
Kant ha sempre avuto paura che il
cristianesimo fosse messo in discussione, infatti nel “La vittoria del principio buono su quello cattivo e la costituzione di
un regno di Dio sulla terra.” scriveva:
“A questo
popolo di Dio si può opporre l’idea di una banda del cattivo principio, come
riunione di coloro che lo seguono per la diffusione del male, alla quale
importa che non si lasci compiere la riunione dei buoni; sebbene anche in
questo caso il principio che aggredisce le intenzioni virtuose, risieda
ugualmente in noi stessi e sia rappresentato solo figuratamente
come una forza esteriore.”
A Kant non passa minimamente per il
cervello che, il dio di cui parla e il Gesù che pensa,
siano in realtà il male. La perversione contro la quale l’illuminismo ha
lanciato i suoi principi sacri: uguaglianza, fraternità e libertà!
E’ la manipolazione mentale che impedisce a Kant di vedere l’ovvio anche se lui fu un “protagonista”
della filosofia illuminista. Non basta la ragione se l’anima è prigioniera
della manipolazione mentale imposta ai bambini mediante la violenza. E Kant è un esempio importante.
Kant vive la perversione di chiamare
buono un dio assassino che non riconoscendo nessun diritto alle persone, si può
permettere di macellarle. Come Gesù che, non
riconoscendo nessun diritto alle persone, si può permettere di giudicarle in
quanto padrone e giudice. Non è più la ragione a condurre Kant,
ma la manipolazione mentale che ha subito e che la ragione nella sua ossessione
giustifica.
Far prigioniera l’anima, far prigioniere le emozioni è l’arte
della distruzione dell’uomo messa in atto dal cristianesimo che, essendo un’ideologia
criminale ed inumana, deve impedire agli Esseri Umani di svelarne forma, metodi
e fini.
Repressione e violenza nei confronti dei bambini; repressione
e violenza nei confronti delle persone; repressione e violenza nei confronti
delle società civili, dei popoli; repressione e violenza nei confronti delle
Istituzioni sociali; sono i metodi con cui il cristianesimo si sottrae alla
critica e si impone a uomini e donne che violenta fin dal momento del loro
concepimento nella pancia della loro madre!
Dice Ratzinger, citando Kant:
“« Se il cristianesimo
un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore [...] allora il
pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di
un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...] inaugurerebbe il suo, pur breve,
regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In seguito, però,
poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione
universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo,
potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le
cose »”
La citazione, presa da: “La fine di tute le cose” di Immanuel Kant a cura di Andrea Tagliapietra e traduzione di Elisa Tetamo,
edizione Bollate e Boringhieri, così recita:
“Dovesse mai
accadere che il cristianesimo cessasse di essere amabile (la qual cosa potrebbe
certo capitare se invece di conservare il suo spirito mite venisse munito delle
armi di un’autorità dispotica che si impone con l’imperio [ci si chiede dove Kant sia vissuto visto di quanto sangue grondano le mani
dei cristiani, del dio della bibbia, del Gesù di
Nazareth e della storia del cristianesimo! Nota mia, Claudio Simeoni] ), allora poiché nelle cose morali non vi è posto
per la neutralità (e ancor meno per la conciliazione fra principi contrapposti),
il rifiuto e l’avversione nei suoi confronti diverrebbe il modo di pensare
dominante fra gli uomini e l’Anticristo,
in ogni caso ritenuto il precursore del giorno del giudizio,
comincerebbe il suo pur breve regno (presumibilmente fondato sulla paura e
sull’egoismo). Ma allora, essendo il cristianesimo senza dubbio destinato ad
essere la religione universale del mondo, non essendo favorito dalla sorte nel
diventarlo, subentrerebbe la fine (capovolta) di tutte le cosa da un punto di
vista morale.”
La manipolazione mentale che Kant
aveva subito influiva sulla sua capacità di giudizio e sulla sua capacità di
analisi del presente partendo dal profondo emotivo che lo induceva a “credere
che....” proiettandolo sull’oggettività in cui viveva. Tutta la sua capacità di
analisi dimostrata nella sua “Critica alla ragion pura” sembra sparire
completamente per rifugiarsi nell’illusione della credenza in cui, ciò che lui
vuole mediante la sua manifestazione di fede, diventa oggettivo nella sua
manifestazione di pensiero. La sua capacità critica sparisce fagocitata da
quella manipolazione mentale infantile che crescendo di importanza nella sua
manifestazione emotiva, sia con l’avanzare dell’età che con il dolore imposto
dalla conflittualità, finisce per imprigionare la sua capacità critica.
La rivoluzione francese taglia la testa al dio padrone! Quel
dio padrone, che Kant chiama amabile, è il padrone
assoluto la cui volontà determina i padroni degli uomini e le gerarchie di dominio
sugli uomini (il re ha la prerogativa di fare i miracoli!), ma lui non è più in
grado di vedere l’incongruenza. Tutto diventa naturale: il padrone è naturale!
La realtà di ciò che Kant ha negato nella Critica
alla Ragion pura, adesso, nella sua testa, si materializza come oggettività
naturale e normale attraverso la quale ragionare attorno alla società degli
uomini. Quel Gesù che bruciava vive le donne
chiamandole Streghe al fine di salvare la loro anima, diventa amabile! Le
stragi dei popoli con cui il cristianesimo si è imposto; diventa atto d’amore!
La costruzione della miseria al fine di costruire il desiderio di salvezza
nell’orrore cristiano; si chiama amore.
Se si può comprendere come negli Illuministi fossero ancora
presenti elementi ideologici schiavisti e di superiorità della razza propri del
cristianesimo e abbondantemente praticati nelle conquiste coloniali, non si può
comprendere l’atteggiamento di Kant nell’ultima sua
parte di vita se non come sconfitta della sua ragione alla manipolazione
mentale subita che ne ha minato la capacità critica.
Dio e il regno di dio diventano per Kant
i modelli in cui inchiodare la sua disperazione. Non è più l’uomo che ha
tentato di diventare adulto liberandosi dal giogo della dipendenza da un
legamento emotivo imposto, ma è l’uomo che regredisce arrendendosi al suo
legamento. La dipendenza delle emozioni non più emarginata dall’energia che
alimenta la critica della sua ragione emerge imponendo alla ragione le idee apriori imposte dalla manipolazione mentale. Così i
fantasmi della ragione rinchiudono la critica in una gabbia feroce isolandola
dal pensato di Kant. Quella follia dell’idea di dio
che Kant riconosce nella Critica alla Ragion pura e
che Kant risolve nell’affermazione “Dio esiste perché
io voglio credere che esista!” si trasforma dentro di lui in “dio esiste perché
io non sono in grado di pensare nulla senza che l’idea di dio sia il fondamento
del mio pensiero!”. Ecco, dunque, tutto l’orrore del dio cristiano che spinse
gli Illuministi alla rivoluzione francese e alla trasformazione del mondo facendolo
uscire dall’età feudale. Quell’orrore. nella testa di
Kant, diventa amabile e auspicabile. Per Kant la fine del mondo diventa elemento oggettivo del suo
pensiero; diventa elemento oggettivo e amabile la paura, l’egoismo e il delirio
di onnipotenza del cristianesimo; diventa oggettivo, nel pensiero di Kant, “il destino del cristianesimo ad essere religione
universale”. Ed è proprio la follia, attraverso la quale Kant
assume la superstizione a fondamento del suo pensare mentre avverte lo stridere
fra la superstizione e la realtà del mondo che può dire, parlando di sé stesso
e delle sue trasformazioni: “...non essendo favorito dalla sorte nel
diventarlo, subentrerebbe la fine (capovolta) di tutte le cosa da un punto di
vista morale.”
Si!
Per il cristiano, la follia, che si manifesta mediante la
fede, è LA FINE DI TUTE LE COSE!
Marghera, 17 febbraio 2008
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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Scrive Ratzinger nel diciannovesimo
paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:
Nel 1792 scrive l'opera: « Der
Sieg des guten
Prinzips über das böse und die Gründung
eines Reichs Gottes auf Erden
» (La vittoria del principio
buono su
quello cattivo e la costituzione di un regno di Dio sulla terra). In essa egli
dice: « Il
passaggio
graduale dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede
religiosa costituisce
l'avvicinamento
del regno di Dio ».17 Ci dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i
tempi di
questo
passaggio dalla fede ecclesiastica alla fede razionale. Il « regno di Dio », di
cui Gesù aveva
parlato ha
qui ricevuto una nuova definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste,
per così
dire, una
nuova « attesa immediata »: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede
ecclesiastica »
viene
superata e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a dire dalla semplice
fede razionale. Nel
1795, nello
scritto « Das Ende
aller Dinge » (La fine
di tutte le cose) appare un'immagine mutata.
Ora Kant prende in considerazione la possibilità che, accanto
alla fine naturale di tutte le cose, se ne
verifichi
anche una contro natura, perversa. Scrive al riguardo: « Se il cristianesimo un
giorno
dovesse
arrivare a non essere più degno di amore [...] allora il pensiero dominante
degli uomini
dovrebbe
diventare quello di un rifiuto e di un'opposizione contro di esso; e
l'anticristo [...]
inaugurerebbe
il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo).
In
seguito,
però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la
religione universale,
di fatto
non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto
l'aspetto
morale, la
fine (perversa) di tutte le cose ».18