La condizione sociale della donna;
La condizione sociale dell’infanzia;
sono le condizioni scatenanti la
rivoluzione francese!”
Spe Salvi di Ratzinger
Commento
al diciannovesimo paragrafo
Affrontare il punto di vista di Ratzinger
significa affrontare l’assolutismo della verità del dio padrone di Ratzinger.
Nel diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger finge di non
cogliere l’aspetto religioso della libertà che gli Esseri Umani manifestano
mediante i sommovimenti politici allo stesso modo in cui vuole far ignorare l’assolutismo
politico istituzionale in cui il suo dio e il suo cristo ha gettato l’umanità.
Per iniziare ad analizzare gli sforzi degli Esseri Umani per
uscire dall’orrore cristiano dobbiamo, prima di tutto, capire la natura
dell’orrore cristiano, come questo orrore si impone sulle persone e come le
persone lo vivevano (e in parte lo vivono).
Oggi, come oggi siamo facilitati perché, grazie alle sbarre
abbattute da Francesco Bacone e a tutti gli altri
eroi che sono seguiti, sappiamo che il cristianesimo, come dipendenza
psicologica dall’idea del dio creatore, altro non è che una forma di dipendenza
patologica imposta all’individuo quando è un bambino.
Capire il senso della manipolazione mentale imposta dalla
bibbia nei confronti dei bambini:
“Ascolta Israele: il signore iddio nostro è l’unico
dio. Amerai dunque il signore, iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta
l’anima tua e con tutte le tue forze. E questi comandamenti, che oggi ti dono,
rimangano ben impressi nel tuo cuore, insegnali ai tuoi figli, parlane loro e
quando te ne stai in casa tua, e quando cammini per via, e quando ti corichi, e
quando ti alzi. Legali come segnale alla tua mano e ti siano come frontali ;
scrivili sugli stipiti della tua casa e sopra le tue porte.” Deuteronomio 6, 4-9
In Diodati quel
“insegnali ai tuoi figli” viene tradotto con “inculcali a’
tuoi figlioli”.
Per riuscire a comprendere la perversione del discorso fatto
da Ratzinger in questo diciannovesimo paragrafo
dell’enciclica Spe Salvi, si devono sottolineare tre
aspetti:
1) come si induce, come
si pratica e quali sono gli effetti della manipolazione mentale sui bambini al
fine di renderli adulti incapaci di affrontare la loro vita e dipendenti dalla
fede religiosa;
2) la situazione della
società civile in riferimento al fondamento del divenire sociale: LA CONDIZIONE
DELLA DONNA;
3) la situazione in cui
cresce l’infanzia;
Appare evidente che l’intero discorso fatto da Ratzinger è viziato dal gioco degli specchi con cui Ratzinger nasconde le sue affermazioni. La filosofia, la
sociologia, la politica, sono manifestazioni della vita degli uomini. Dal come
gli uomini vivono e crescono, così manifestano la loro filosofia come bisogno
di modificazione del loro presente.
Se le condizioni sociali sono quelle che sono oggi e con le
NOSTRE condizioni sociali pensiamo l’illuminismo e quanto è seguito, non
riusciamo a comprendere nulla della qualità e della quantità di tensioni che
hanno attraversato gli uomini in quel tempo. L’induzione della manipolazione
mentale nei bambini, nelle sue forme psicologiche, diventa importante quando le
condizioni sociali diventano tali da sostituirsi alla violenza della
coercizione fisica dei bambini. Fintanto che le condizioni di vita dell’infanzia
sono atroci, non è difficile costringere i bambini alla disperazione ed imporre
loro la speranza mediante l’imposizione della fede. A mano a mano che la
società rende le condizioni di vita dell’infanzia migliori, sottraendole all’orrore
imposto dai cristiani, le tecniche di manipolazione e di induzione della
patologia psichiatrica da dipendenza per indurre disperazione che li porti a
sviluppare speranza mediante la fede, diventano centrali nell’analisi volta
alla comprensione della devianza cristiana.
Un libro come “Dalla Parte delle bambine” della Bellotto può essere scritto soltanto dopo il 1970, le
atrocità della condizione dell’infanzia, delle bambine in particolare, imposte
dalla chiesa cattolica prima degli anni ‘60 non permettevano di cogliere quelle
che nel libro, “Dalla parte delle bambine”, ai predecessori, possono sembrare
delle violenze sottili. L’imposizione psicologica, data la modificazione
sociale, deve essere ulteriormente analizzate dopo il 2000 per comprendere gli aspetti
della violenza psicologica subita dalle bambine tanto che viene scritto un
libro “Ancora dalla parte delle Bambine” volto ad analizzare come si è
modificata la struttura della coercizione mentale dell’infanzia ad opera del
cattolicesimo.
Pertanto, degli aspetti psicologici e psichiatrici indotti
dai cristiani nei bambini mediante la coercizione psichica ne parlerò dopo,
quando usciremo dall’analisi delle situazioni sociali che Ratzinger
vuole censurare dall’Illuminismo fino al giorno d’oggi.
L’illuminismo diventa un’esigenza della società, ma com’era
la società allora?
Com’era la situazione della donna e la condizione
dell’infanzia di quei tempi?
Proviamo a faci un quadro della situazione:
LA CONDIZIONE DELLA DONNA
NELLA SOCIETA’
“Dopo
l’entrata in scena degli ordini mendicanti, nel XIII secolo, la diffusione
della paura della donna, intrisa di antifemminismo teologico ricevette un
potente impulso con la predicazione religiosa, un mezzo di persuasione
capillare e continuo di estrema importanza culturale, del quale noi oggi
stentiamo a valutare la portata. Al di là della dovizia inaudita di particolari,
l’immagine della donna che veniva presentata nella predicazione era
invariabilmente quella di una donna-trappola, l’esca di cui si serviva Satana
per attirare l’altro sesso nell’inferno. Gli argomenti teologici che accusavano
la donna furono riassunti in un libro, De
plantu ecclesiae
redatto verso il 1330 su richiesta di Giovanni XXII dal francescano Alvaro Pelayo allora grande penitenziere della corte di Avignone.”
Tratto da: Streghe di Pinuccia di Gesaro pag. 41
Proviamo a riassumere la concezione sociale nei confronti
della donna fino all’avvento dell’Illuminismo dal De plantu ecclesiae:
“Si possono
riassumere in sette punti gli argomenti della requisitoria contro la donna in
cui si amalgamano “accuse teologiche, paura ancestrale della donna, autoritarismo
delle società patriarcali e orgoglio dei chierici maschio” (Delumeau).
Il primo capo d’accusa è che, essendo stata Eva l’ “inizio” e la “madre del
peccato”, la donna è “l’arma del diavolo”, la “fonte di ogni perdizione”. E’
una “fossa profonda”, un “pozzo stretto”; “uccide quelli che ha ingannato”; è
“una morte amara” e per mezzo suo siamo stati condannati a morire. Secondo:
essa attira gli uomini con esche menzoniere al fine
di meglio trascinarli nell’abisso della sensualità. “Non c’è nessuna cosa
immonda a cui non conduca la lussuria”, per ingannare meglio si trucca, si
imbelletta. Fondamentalmente cortigiana, ama frequentare le danze che accendono
il desiderio; trasforma “il bene in male”, la “natura nel suo contrario”,
specialmente in campo sessuale. “Essa si accoppia con le bestie”, si mette
sull’uomo nell’atto d’amore (vizio che avrebbe provocato il diluvio). Terzo:
certe donne sono “empie indovine” e gettano il malocchio. Talune, “molto
criminali adoperano incantesimi, malefici e l’arte di Zebulon”,
impediscono la procreazione. Esse provocano la sterilità con erbe e
composizioni magiche. “Spesso soffocano per mancanza di precauzione i bambini
piccoli coricandoli con loro nel letto. Spesso li uccidono colte da delirio”.
Qualche volta sono le collaboratrici dell’adulterio sia che inducano le vergini
alla dissolutezza, sia che combinino di far abortire una ragazza che si è
abbandonata alla fornicazione. Quarto: “la donna è ministro dell’idolatria” e
“rende l’uomo apostata”. Nel quinto punto si possono raggruppare i rimproveri
rivolti alla donna: è “insensata”, “grida spiacevolmente”, è “incostante”,
“chiacchierona”, “vuole tutto in una volta”, è “litigiosa”, “collerica”, “è
portata verso il vino che sopporta male”. Sesto: il marito deve avere poca
fiducia nella sua sposa. A volte essa lo abbandona, oppure “gli porta un erede
concepito da un estraneo”. “essa disprezza l’uomo perciò non bisogna darle
autorità”. Non bisogna lasciarle la guida della vita familiare altrimenti
diverrà tirannica. Settimo: orgogliose e impure esse portano lo scompiglio
nella vita della chiesa.” Nota n. 42 di Streghe di Pinuccia di Gesaro pag. 41-42
“Ma sarebbe
far torto agli uomini della chiesa passare sotto silenzio l’antifemminismo
delle altre autorità sociali: degli uomini di legge, che affermarono
l’incapacità giuridica del secondo sesso; dei medici, per i quali la donna era
un maschio mutilato e imperfetto; dei letterati, che spesso hanno fatto della
donna l’obiettivo di generalizzazioni sprezzanti o denigratorie. Anche per la
maggior parte dei geni del Rinascimento la donna era come minimo sospetta e il
più delle volte pericolosa. Sotto la greve e secolare ostilità del mondo
maschile verso la donna, oggi avvertiamo la paura provata dall’uomo di fronte
ad un essere che egli giudicava misterioso e inquietante, attraente ed ambiguo,
e di fronte al quale poteva avere buon gioco solo la solidarietà maschile
[omosessuale, nota mia].
Quando in
una società si produce un clima di paura tale da creare un’atmosfera da
mentalità d’assedio, la comunità, con l’aiuto dei suoi direttori di coscienza,
cerca al suo interno il cliché del nemico da
combattere. Una società religiosamente, culturalmente, giuridicamente, letterariamente e persino iconograficamente sessista e
antifemminista sull’inferiorità, l’imbecillità e la corruzione della donna, su
chi doveva dirottare le sue frustrazioni e le sue paure se non su di lei? Con
una paura così ben coltivata sulla donna, chi altri, se non lei poteva
diventare il cliché del nemico per eccellenza, quello
della strega da perseguitare?” tratto da Streghe di Pinuccia di Gesaro pag. 42-43
I brani, presi da uno studio di Pinuccia di Gesaro, ci forniscono un quadro sulle condizioni sociali
della donna.
Da queste condizioni noi dobbiamo riuscire a visualizzare le
tensioni e il desiderio degli uomini di liberarsi da forme di oppressioni che
attraversano la vita. Non c’è nulla di moralmente umano (inteso come funzionale
alla vita) nelle scelte dei cristiani di imporre il loro orrore e, pertanto,
non esistono limiti “morali” nelle risposte ai loro orrori. Se si impongono dei
limiti “morali” alle risposte che i cristiani ebbero nell’imporre il loro
orrore, significa che tale orrore viene giustificato, in qualche misura, da chi
censura le soluzioni con cui gli uomini hanno cercato la loro libertà.
Alle condizioni di vita della donna facciamo seguire le
condizioni di vita e di sviluppo dell’infanzia del periodo precedente la
rivoluzione francese. Comprendere le condizioni dell’infanzia significa
comprendere gli uomini di allora, come crescevano, quali erano i loro limiti e
quali potevano essere le loro prospettive. Solo allora comprendiamo le forze
psichiche che scatenarono l’ILLUMINISMO.
I cristiani, oggi, pur essendo inquisiti in ogni parte del
mondo per violenza sui bambini e i missionari cattolici sono accusati di
atrocità, si nascondono dietro all’infanzia che vogliono gestire. Oggi
ingannano le persone. A molte persone piace essere ingannate, illudersi, ma
qual erano le condizioni dell’infanzia prima dell’avvento dell’Illuminismo?
I cristiani considerano i bambini come del bestiame. Solo chi
si è ribellato al cristianesimo, al potere del clero, aveva una sensibilità
umana nei confronti della società civile e dei bambini in particolare.
LA CONDIZIONE DELL’INFANZIA
AL SORGERE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE
Se si costringe un bambino a pregare, oggi, nell’epoca
attuale, in una società media, la preghiera e l’assoggettamento all’idea
religiosa non è così totalizzante a meno che l’ambiente familiare non sia
assolutamente opprimente e ossessionante. La quantità di input che il bambino
riceve, sia dalla televisione, che dai giochi, che dalla scuola, sono in numero
sufficiente da non permettere l’assoggettamento assoluto ad un’idea religiosa. O
tale far dell’idea religiosa, come tradizionalmente intesa dal cristianesimo,
il fondamento della propria esistenza. In queste condizioni, le forme di
manipolazione mentale psicologicamente individuate oggi possono costruire dei
problemi, ma questi non si fissano attraverso l’ossessione religiosa come
avveniva nei secoli che Ratzinger sta trattando e in
cui la violenza e l’orrore fisico nei confronti dei bambini ad opera dei
cattolici era assoluto.
Proviamo a farci un’idea delle condizioni dell’infanzia
allora, quando spinte come il Libertinismo e
l’Illuminismo, manifestate dal Rinascimento Italiano, cominciano a liberare
l’Europa dall’orrore oscurantista. Cercherò di descrivere un quadro
dell’aberrazione nella quale viveva l’infanzia di allora e mi servirò di alcune
note e alcuni brani tratti dal libro di John Boswell L’abbandono dei bambini nell’Europa Occidentale:
“Trexler, Foundlings, pp. 275-276.
Gavitt, Charity, ha rilevato che il tasso di
mortalità agli Innocenti nel XV secolo andava dal 25 al 60 per cento (p. 372)
ma inclina verso ils econdo
dato. A Chartres, nel XV secolo, Billot
ha trovato tassi inferiori per bambini più grandi, ma teme che i dati possano
essere errati per difetto, e riferisce che in alcuni anni il tasso di mortalità
dei neonati era “quasi il 100 per cento” (pp. 176-177). La situazione peggiorò
nei secoli seguenti: nel XVIII secolo i tassi di mortalità degli istituti per
trovatelli sono sconvolgenti. A Reims il 46 per cento
dei bambini abbandonati moriva prima di aver compiuto un anno di età. Bardet ha rilevato
una percentuale del 91 per cento tra i neonati e dell’86,4 per cento fra i
bambini ammesi negli ospizi di Rouen
nel XVIII secolo: J. – P. Bardet, Enfants
abbandonnés aet assistés à Rouen, in sur la population française au XVII et XVIII siècle: Homage à Marcel Reinhard, Paris 1973, pp.
19-
“Si
potrebbero leggere le statistiche come prova del fatto che gli ospizi
incoraggiassero l’abbandono: lo Spedale degli
Innocenti fu aperto perché gli altri ospizi non potevano più gestire le molte
centinaia di bambini depositati ogni anno.
Nel giro di cinquant’anni l’ospedale da solo
accettava novecento bambini ogni anno. Questo non sta necessariamente ad
indicare che i genitori ai nuovi ospizi dei figli che altrimenti avrebbero
tenuto; è altrettanto possibile che, in assenza di ospizi per i neonati,
sarebbero stati comunque abbandonati in altri modi e che il continuo incremento
del numero delle ammissioni rappresenti un cambiamento della sorte degli
esposti, non un aumento del numero assoluto di essi.” p. 257
“La schiavitù
vera e propria (in quanto distinta dalla servitù feudale o dall’apprendistato)
negli ultimi secoli del Medioevo divenne più frequente di quanto non fosse mai
stata dalla caduta dell’impero romano, ed è facile dimostrare che i bambini,
come del resto era sempre avvenuto, costituivano una parte essenziale del
mercato degli schiavi, sebbene sia
difficile stabilire perché ciò accadesse.
Come nel
mondo antico, le sventure costringevano i genitori che non avevano altre
risorse a vendere i figli. Un cronista italiano dell’epoca così descrive la
situazione degli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492:
“Non molto
tempo dopo [Fernando e Isabella] ordinarono che gli ebrei che erano rimasti se
ne andassero dal regno entro un certo giorno. Se, a causa della povertà, come
spesso accadeva, o per qualche altra ragione, essi non potevano obbedire,
dovevano essere mandati al rogo oppure fingere di essere cristiani. Pochi
abbracciarono la fede di cristo; gli altri partirono per l’Italia, la Grecia, l’Asia
Minore, molti andarono in Siria ed in Egitto. Sulle prime questa misura sembrò
lodevole, perché rispettava l’onore della nostra religione; ma era in realtà
piuttosto crudele se si considera che anche essi sono esseri umani creati da
dio e non bestie. Era penoso vedere queste sofferenze. Molti furono falciati
dalla fame, soprattutto le madri che allattavano i figlioletti. Madri mezze
morte tenevano fra le braccia bambini moribondi [...]. Non posso quasi dire
qual fosse la crudeltà e l’avidità di quelli che li trasportavano. Molti furono
affogati per l’avidità dei marinai, e chi non era in grado di pagare la
traversata doveva vendere i figli.”
Simili orrori
non erano certo “tipici” ma la transizione dal tardo Medioevo all’Europa premoderna fu incredibilmente travagliata e violenta e
molti strati della società – soprattutto quelli che si trovavano a livello più
basso – soffrirono in modo davvero pietoso. Gli schiavi bambini erano
particolarmente frequenti nell’Europa meridionale, i cui centri, relativamente
ricchi, assorbivano gran parte della merce umana venduta nei mercati dei Balcani e del Nord Africa. Un terzo degli schiavi venduti
in Sicilia, a Napoli e a Venezia aveva meno di tredici anni.” p. 253-254
Per citare il fenomeno dell’oblazione, i bambini venduti alla
chiesa cattolica:
“Le regole
monastiche occidentali, raramente ponevano un’età minima o massima come limite
per le oblazioni, ma la maggior parte dei bambini veniva probabilmente “offerta”
dopo lo svezzamento, a giudicare dal fatto che non è attestata, nei documenti
contemporanei, la necessità di procurarsi delle balie. E dopo la pubertà i
ragazzi sarebbero stati considerati in grado da prendere da soli i voti,
cosicché l’ “oblazione” non sarebbe stata necessaria.”
E ancora, per i figli dei ricchi:
“Al momento
dell’oblazione, a quei genitori che potevano offrirla, si richiedeva una
donazione di terre o denaro per fronteggiare le spese di mantenimento del
bambino: v. Regola di Benedetto 59; Regola del Maestro 91.49-51. Quasi tutti i
documenti di oblazione servivano a registrare il trasferimento di tali
proprietà e quelli dei benestanti sono, quindi, enormemente più rappresentati.”
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Questi cenni trascritti dal testo di John
Boswell “L’abbandono dei bambini nell’Europa
Occidentale” edito in Italia da Rizzoli ci descrivono
una condizione dell’infanzia che oggi definiamo atroce. I bambini erano merce.
Merce avariata e di scarso valore. Una società cristiana senza nessuna prospettiva
per il futuro. Un futuro che non poteva nascere dentro sé stessa, ma solo
rompendo i confini sociali. L’espansione verso le americhe, con il conseguente
massacro di quelle popolazioni, e l’espansione nell’Africa, con il conseguente
massacro di quelle popolazioni, sottrasse l’Europa dal potere assoluto e
distruttivo delle chiese cristiane.
Che uomini crescevano attraverso questa infanzia?
Se noi pensiamo che la psicologia moderna ha individuato
tutta una serie di elementi per indurre malattie da disagio mentale attraverso
l’educazione nell’infanzia e come questi elementi siano attentamente applicati
dai cristiani, possiamo dedurre che non fosse possibile, per quegli uomini,
uscire dalla condizione cristiana, ma che tutto il loro desiderio di
liberazione avesse come oggetto il clero e la ricchezza che il clero accumulava
a discapito della società.
Solo pochi ricchi potevano pensare; solo pochi ricchi
potevano porre le basi per l’uscita dall’orrore.
Afferma Ratzinger:
“C'è innanzitutto la
Rivoluzione francese come tentativo di instaurare il dominio della ragione e
della libertà ora anche in modo politicamente reale. L'Europa dell'Illuminismo,
in un primo momento, ha guardato affascinata a questi avvenimenti, ma di fronte
ai loro sviluppi ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e libertà.”
La rivoluzione francese è lo sforzo di uscita
dall’oscurantismo e dall’oppressione sociale che se da un lato distruggono la
condizione della donna, dall’altro lato macellano l’infanzia distruggendo il
futuro della società. Si trattava di liberare quelle forze che avrebbero spinto
per la trasformazione della società civile. Chi ha fatto la rivoluzione
francese pensava, sicuramente, un’altra forma sociale, ma il suo obbiettivo era
quello di rispondere alle proprie rabbie.
Tutti coloro che fecero la rivoluzione francese erano
cristiani. Kant stesso era profondamente cristiano.
L’illuminismo liberava le forze sociali. Non determinava una
verità anche se le singole persone manifestavano una verità. E’ il caso di Kant e della sua “Critica alla Ragion Pura” in cui dimostra
come non esiste nessuna prova dell’esistenza del dio padrone dei cristiani, ma
conclude affermando che dio esiste perché lui vuole credere che dio esista.
Che Kant non veda nella rivoluzione
francese la realizzazione dei suoi ideali psichici è abbastanza naturale. Non
sentiva la necessità della rivoluzione francese con la stessa drammaticità
espressa dalla folla che dette l’assalto alla Bastiglia.
Per Kant si trattava soltanto di una necessità
intellettuale.
Liberare le forze ristrette dal dominio violento del
cristianesimo non ti permette di vedere cosa le forze liberate costruiranno, né
i mezzi o i metodi con cui tali forze si veicoleranno nella società. Tagliata
la testa al dio padrone nella persona del re di Francia, quale futuro si
prospetta? Napoleone? Ricordo come Napoleone abbia istituito il Codice Civile:
per la prima volta i cittadini potevano portare in tribunale lo Stato
rivendicando nei suoi confronti dei diritti. Se non capite l’enormità di tutto
questo, ve la ripeto in un altro modo: i cittadini potevano rivendicare dei
diritti nei confronti del dio padrone!
Napoleone porta idee di libertà per l’Europa e nulla sarà mai
più come prima.
Congresso di Vienna e movimenti sociali del 1848. Nel 1848
viene scritto il Manifesto del Partito Comunista. Nel programma del Partito
Comunista al punto 10, così si legge come rivendicazione:
“Educazione
pubblica e gratuita di tutti i ragazzi. Abolizione del lavoro in fabbrica dei
ragazzi nella sua forma attuale. Unificazione dell’educazione con la produzione
materiale.”
La questione sociale veniva messa al centro della
discussione.
La rivoluzione francese non realizzava un modello morale, ma
distruggeva la morale di morte imposta dal cristianesimo e apriva le porte alla
vita!
Voglio citare solo alcune questioni trattate da Massimiliano
Robespierre in alcuni discorsi:
La
riforma del diritto penale con la difesa dei figli illegittimi; con la medesima
pena per il medesimo reato; la possibilità che i figli illegittimi fossero
adottati (non esisteva l’istituto di adozione). Inoltre, Robespierre propone la
riforma degli Istituti per l’Infanzia Abbandonata. Scrive Mario A. Cattaneo di questa questione:
“La
situazione di imperfezione propria di questi istituti li rende più funesti che
favorevoli alla tutela degli illegittimi: Robespierre delinea in modo efficace
un quadro assai triste del modo in cui i bambini vengono trattati in questi
ospizi, per i quali un’opera di riforma si presenta urgente: “sono delle
persone, gran dio! Che vengono trattati con barbaria.
Ma voi, vittime sfortunate quale diritto potete reclamare in vostro favore? Voi
non avete che la vostra malattia, la vostra favola, la vostra innocenza, il
carattere augusto e i diritti sacri dell’umanità”.” Da La scalata al cielo
Massimiliano Robespierre a cura di Mario Cattaneo Essedue edizioni
Discorso
sulla libertà di stampa: 09 maggio 1791
Discorso
sulla Costituzione: 10 maggio 1793
Discorso
sui principi di morale politica: 05 febbraio 1794
Solo perché è stato spezzato il controllo della chiesa
cattolica oggi ci appare inumano uno
Stato che non tragga la sua ragione di essere dall’osservazione dei suoi doveri
nei confronti dei cittadini. E non è da stupirsi se solo oggi, fra il 2007 e il
2008, cioè oltre duecento anni dopo Robespierre, lo Stato Italiano ha
finalmente chiuso gli orfanotrofi (li ha sostituiti con case famiglia in attesa
di adozione) dopo una strenua resistenza ed opposizione della chiesa cattolica
che voleva continuare a considerare i bambini bestiame da allevare!
Spezzare le catene della coercizione cristiana è stato un
momento di gloria per l’umanità, ma se qualcuno pensava che una volta spezzate
le catene l’orrore cristiano fosse finito, non immaginava quale immenso ancora
lo stava aspettando. Robespierre era cristiano. Ma era oppresso dall’angoscia
dell’orrore che lo circondava. A quell’angoscia ha
risposto portando l’umanità su una strada dalla quale non sarebbe più tornata
indietro.
Afferma Ratzinger:
“Significativi per le
due fasi della ricezione di ciò che era avvenuto in Francia sono due scritti di
Immanuel Kant, in cui egli
riflette sugli eventi. Nel 1792 scrive l'opera: « Der
Sieg des guten Prinzips über das böse und die
Gründung eines Reichs Gottes auf
Erden » (La vittoria del principio buono su
quello cattivo e la costituzione di un regno di Dio sulla terra). In essa egli
dice: « Il passaggio graduale dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo
della pura fede religiosa costituisce l'avvicinamento del regno di Dio ».17 Ci
dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i tempi di questo passaggio
dalla fede ecclesiastica alla fede razionale.”
Dal cristianesimo nasce solo orrore ed odio contro l’umanità.
Poi, le tensioni umane prevalgono, almeno in alcuni aspetti, sulla coercizione
fisica ed emotiva che il cristianesimo esercita sulle persone. Spezza delle
catene, ma l’uomo non arriva alla libertà. Non arriva perché non c’è una meta
che si chiami libertà, ma c’è un continuo riconoscere gli ostacoli che
impediscono all’uomo di trasformarsi e una continua tensione che da dentro
all’uomo spinge per liberarsi da quegli ostacoli. Che Immanuel
Kant possa immaginare che il passaggio
dall’oscurantismo della superstizione (la fede ecclesiastica) lo possa
avvicinare al suo ideale sociale che chiama “regno di dio” è una sua scelta,
nella veicolazione delle sue tensioni di libertà nei
suoi riferimenti educazionali, non il riconoscimento
di una realtà in sé!
Dice ancora Ratzinger:
“Ci dice anche che le
rivoluzioni possono accelerare i tempi di questo passaggio dalla fede
ecclesiastica alla fede razionale. Il « regno di Dio », di cui Gesù aveva parlato ha qui ricevuto una nuova definizione e
assunto anche una nuova presenza; esiste, per così dire, una nuova « attesa
immediata »: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede ecclesiastica » viene
superata e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a dire dalla semplice
fede razionale.”
E qui entriamo nell’assurdo in quanto, una fede, è sempre un
atto superstizioso e non può ricadere sotto la ragione. La ragione nel descrive
una fede descrive un’illusione soggettiva o come l’individuo ha soggettivato tale illusione e come la giustifica. Non può
esistere una fede razionale. Se esistesse gli elementi che la formano
ricadrebbero sotto i sensi e la fede non sarebbe una manifestazione
dell’individuo espressa da una patologia psichiatrica. Le rivoluzioni sociali,
i sommovimenti e le rivendicazioni sociali, sono avvenuti SEMPRE contro la
città di dio. La fede imposta militarmente da Gesù e
dai suoi seguaci. La peste del 1300 arriva a spazzare l’orrore imposto dai
cristiani costringendo le persone sopravvissute a ripensare le relazioni fra sé
e la società.
Lo so che a molte persone appare come un paradosso, eppure la
peste nera (o bubbonica) ha scacciato la
peste cristiana dalle società civili.
Esiste un’attesa? No! Esiste una realizzazione: la
ribellione!
E’ la ribellione ciò a cui gli uomini tendono, non tendono
MAI ad una nuova verità. E come gli uomini non anelano al regno del dio
padrone, che è già in essere, manifestato dalla “fede” cristiana, i termini
“fede ecclesiastica”, “fede religiosa” o “fede razionale” sono termini che Ratzinger usa per il gioco delle tre carte. Dal momento che
i cattolici hanno realizzato il regno di dio in terra con il potere assoluto,
l’orrore da cui i popoli devono liberarsi è proprio l’orrore del loro dio
padrone. Il regno del dio padrone dei cristiani è il lager entro il quale sono
rinchiuse e bruciate vive le donne, sono
l’infanzia abbandonata, le persone comperate e vendute come schiave.
Conclude il diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger:
“Il « regno di Dio »,
di cui Gesù aveva parlato ha qui ricevuto una nuova
definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste, per così dire, una
nuova « attesa immediata »: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede
ecclesiastica » viene superata e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a
dire dalla semplice fede razionale. Nel 1795, nello scritto « Das Ende aller Dinge » (La fine di
tutte le cose) appare un'immagine mutata. Ora Kant
prende in considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di
tutte le cose, se ne verifichi anche una contro natura, perversa. Scrive al riguardo:
« Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di
amore [...] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello
di un rifiuto e di un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...]
inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e
sull'egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato
destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato
dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto
morale, la fine
(perversa) di tutte le cose ».”
Il regno di Gesù è il regno della
morte e dell’orrore caratterizzato dall’assolutismo cristiano.
Un assolutismo che tenta di distruggere l’Essere Umano
trasformandolo in bestiame del suo gregge. La fede, a cui le persone sono
costrette con una violenza che non ha precedenti nella storia dell’umanità,
viene fissata nelle persone e anche quando le persone agiscono per limitare
l’orrore cristiano, l’illusione prodotta dalla fede, emerge nelle persone.
Ricordo che il trattato di Kant “La
religione entro i limiti della semplice ragione” 1794, procurò a Kant una censura e il divieto di svolgere lezioni
sull’argomento. Le sue ispirazioni deiste con il rifiuto dei dogmi e della
rivelazione colpì l’attività di Kant. Per cui, non si
deve ignorare che quando Kant scrive “La fine di
tutte le cose” era sottoposto a censura violenta ad opera dei cristiani.
Quando Kant afferma. “Non esistono
prove di dio, ma dio esiste perché io voglio credere che esista”, altro non fa
che proiettare le sue aspettative sul mondo senza riuscire, proprio per effetto
della sua fede, a cogliere l’orrore del dio padrone che si diletta nel
macellare l’umanità col diluvio universale. Non coglie l’aspetto inumano e
innaturale del cristianesimo perché l’innaturalità
gli è stata imposta mediante la violenza che lo ha costretto a fagocitare la
fede.
La riflessione kantiana citata da Ratzinger
è chiara e, tradotta in termini spicci, suona così: “Se gli esseri Umani
scoprono che il cristianesimo è portatore di orrore e morte, allora il pensiero
dominante degli Esseri Umani diventa quello del rifiuto del cristianesimo e di
opporsi al suo orrore e alla sua distruzione.”
L’illuminismo alimenta l’opposizione agli effetti sociali
devastanti del cristianesimo, ma, da quanto riportato da Ratzinger,
Kant già presagisce che il nocciolo della discussione
futura sarà sull’ESSENZA DEL CRISTIANESIMO e del significato degli
“insegnamenti di Gesù” nella vita degli uomini.
E’ una semplice presa d’atto della realtà quanto scritto da Feuerbach nel
“Se nell’incarnazione
si pone e si considera come prioritario il dio fattosi uomo, essa appare
certamente come un esempio inatteso, stupefacente, meraviglioso, misterioso. Tuttavia
il dio fattosi uomo è soltanto l’apparizione dell’uomo fattosi dio che sta alle
spalle della coscienza religiosa; infatti, l’abbassarsi di dio all’uomo è
necessariamente preceduto dall’innalzarsi dell’uomo a dio. Prima che dio
diventasse uomo, l’uomo era già in dio, era già dio stesso.” Feuerbach, “L’essenza del cristianesimo” ed. Laterza.
L’Anticristo, la vita, vince sempre e, comunque, superando
dogmi, imposizioni, stragi e il genocidio infinito con cui il cristianesimo si
è imposto. Ed è la patologia manifestata attraverso la fede che fa vaneggiare
chi dice. “poiché il cristianesimo, pur
essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe
stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto
morale, la fine (perversa) di tutte le cose ».” Un vaneggiamento
comprensibile per chi ancora non ha visto Darwin, non ha visto Freud, non ha visto la scienza genetica e la neurologia. Un
vaneggiamento comprensibile per chi ancora crede che l’uomo sia stato creato da
un dio pazzo e cretino qualche migliaio di anni prima del suo cristo e creda
nel destino determinato a un creatore. Vaneggiamento comprensibile per chi
crede che la bibbia sia scritta dal dio creatore e non sia una bieca operazione
politica messa in atto da ebrei deportati a Babilonia al fine di assicurarsi il
controllo e il dominio sui deportati. Vaneggiamento comprensibile fatto da chi
non conosceva la lingua egiziana, la lingua Sumera,
ecc.
La fine del cristianesimo non è la fine di tutte le cose, ma
è la fine della malattia mentale che riduce l’uomo all’immagine e alla
somiglianza del dio padrone del quale, afferma, di esserne la creazione.
Nella loro malattia alcuni uomini hanno creato dio e lo hanno
imposto alla società per dominarla!
Marghera, 10 febbraio 2008
Vai ai commenti dei testi di Kant citati in questo paragrafo della Spe Salvi!
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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Scrive Ratzinger nel diciannovesimo
paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:
19. Dobbiamo brevemente gettare uno sguardo
sulle due tappe essenziali della concretizzazione
politica di questa speranza, perché sono di
grande importanza per il cammino della speranza
cristiana, per la sua comprensione e per la
sua persistenza. C'è innanzitutto la Rivoluzione francese
come tentativo di instaurare il dominio
della ragione e della libertà ora anche in modo politicamente
reale. L'Europa dell'Illuminismo, in un
primo momento, ha guardato affascinata a questi
avvenimenti, ma di fronte ai loro sviluppi
ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e
libertà. Significativi per le due fasi della
ricezione di ciò che era avvenuto in Francia sono due scritti
di Immanuel Kant, in cui egli riflette sugli eventi. Nel 1792 scrive
l'opera: « Der Sieg
des guten
Prinzips über das böse
und die Gründung eines Reichs Gottes
auf Erden »
(La vittoria del principio
buono su quello cattivo e la costituzione di
un regno di Dio sulla terra). In essa egli dice: « Il
passaggio graduale dalla fede ecclesiastica
al dominio esclusivo della pura fede religiosa costituisce
l'avvicinamento del regno di Dio ».17 Ci
dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i tempi di
questo passaggio dalla fede ecclesiastica
alla fede razionale. Il « regno di Dio », di cui Gesù
aveva
parlato ha qui ricevuto una nuova
definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste, per così
dire, una nuova « attesa immediata »: il «
regno di Dio » arriva là dove la « fede ecclesiastica »
viene superata e rimpiazzata dalla « fede
religiosa », vale a dire dalla semplice fede razionale. Nel
1795, nello scritto « Das
Ende aller Dinge » (La fine di tutte le cose) appare un'immagine
mutata.
Ora Kant prende in
considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di tutte le cose,
se ne
verifichi anche una contro natura, perversa.
Scrive al riguardo: « Se il cristianesimo un giorno
dovesse arrivare a non essere più degno di
amore [...] allora il pensiero dominante degli uomini
dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di
un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...]
inaugurerebbe il suo, pur breve, regime
(fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In
seguito, però, poiché il cristianesimo, pur
essendo stato destinato ad essere la religione universale,
di fatto non sarebbe stato aiutato dal
destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto
morale, la fine (perversa) di tutte le cose
».18
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