La condizione sociale della donna;

 

La condizione sociale dell’infanzia;

 

sono le condizioni scatenanti la rivoluzione francese!

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al diciannovesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Affrontare il punto di vista di Ratzinger significa affrontare l’assolutismo della verità del dio padrone di Ratzinger.

Nel diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger finge di non cogliere l’aspetto religioso della libertà che gli Esseri Umani manifestano mediante i sommovimenti politici allo stesso modo in cui vuole far ignorare l’assolutismo politico istituzionale in cui il suo dio e il suo cristo ha gettato l’umanità.

 

Per iniziare ad analizzare gli sforzi degli Esseri Umani per uscire dall’orrore cristiano dobbiamo, prima di tutto, capire la natura dell’orrore cristiano, come questo orrore si impone sulle persone e come le persone lo vivevano (e in parte lo vivono).

Oggi, come oggi siamo facilitati perché, grazie alle sbarre abbattute da Francesco Bacone e a tutti gli altri eroi che sono seguiti, sappiamo che il cristianesimo, come dipendenza psicologica dall’idea del dio creatore, altro non è che una forma di dipendenza patologica imposta all’individuo quando è un bambino.

Capire il senso della manipolazione mentale imposta dalla bibbia nei confronti dei bambini:

 

“Ascolta Israele: il signore iddio nostro è l’unico dio. Amerai dunque il signore, iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. E questi comandamenti, che oggi ti dono, rimangano ben impressi nel tuo cuore, insegnali ai tuoi figli, parlane loro e quando te ne stai in casa tua, e quando cammini per via, e quando ti corichi, e quando ti alzi. Legali come segnale alla tua mano e ti siano come frontali ; scrivili sugli stipiti della tua casa e sopra le tue porte.” Deuteronomio 6, 4-9

In Diodati quel “insegnali ai tuoi figli” viene tradotto con “inculcali a’ tuoi figlioli”.

 

Per riuscire a comprendere la perversione del discorso fatto da Ratzinger in questo diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi, si devono sottolineare tre aspetti:

 

1) come si induce, come si pratica e quali sono gli effetti della manipolazione mentale sui bambini al fine di renderli adulti incapaci di affrontare la loro vita e dipendenti dalla fede religiosa;

 

2) la situazione della società civile in riferimento al fondamento del divenire sociale: LA CONDIZIONE DELLA DONNA;

 

3) la situazione in cui cresce l’infanzia;

 

Appare evidente che l’intero discorso fatto da Ratzinger è viziato dal gioco degli specchi con cui Ratzinger nasconde le sue affermazioni. La filosofia, la sociologia, la politica, sono manifestazioni della vita degli uomini. Dal come gli uomini vivono e crescono, così manifestano la loro filosofia come bisogno di modificazione del loro presente.

Se le condizioni sociali sono quelle che sono oggi e con le NOSTRE condizioni sociali pensiamo l’illuminismo e quanto è seguito, non riusciamo a comprendere nulla della qualità e della quantità di tensioni che hanno attraversato gli uomini in quel tempo. L’induzione della manipolazione mentale nei bambini, nelle sue forme psicologiche, diventa importante quando le condizioni sociali diventano tali da sostituirsi alla violenza della coercizione fisica dei bambini. Fintanto che le condizioni di vita dell’infanzia sono atroci, non è difficile costringere i bambini alla disperazione ed imporre loro la speranza mediante l’imposizione della fede. A mano a mano che la società rende le condizioni di vita dell’infanzia migliori, sottraendole all’orrore imposto dai cristiani, le tecniche di manipolazione e di induzione della patologia psichiatrica da dipendenza per indurre disperazione che li porti a sviluppare speranza mediante la fede, diventano centrali nell’analisi volta alla comprensione della devianza cristiana.

Un libro come “Dalla Parte delle bambine” della Bellotto può essere scritto soltanto dopo il 1970, le atrocità della condizione dell’infanzia, delle bambine in particolare, imposte dalla chiesa cattolica prima degli anni ‘60 non permettevano di cogliere quelle che nel libro, “Dalla parte delle bambine”, ai predecessori, possono sembrare delle violenze sottili. L’imposizione psicologica, data la modificazione sociale, deve essere ulteriormente analizzate dopo il 2000 per comprendere gli aspetti della violenza psicologica subita dalle bambine tanto che viene scritto un libro “Ancora dalla parte delle Bambine” volto ad analizzare come si è modificata la struttura della coercizione mentale dell’infanzia ad opera del cattolicesimo.

Pertanto, degli aspetti psicologici e psichiatrici indotti dai cristiani nei bambini mediante la coercizione psichica ne parlerò dopo, quando usciremo dall’analisi delle situazioni sociali che Ratzinger vuole censurare dall’Illuminismo fino al giorno d’oggi.

 

L’illuminismo diventa un’esigenza della società, ma com’era la società allora?

Com’era la situazione della donna e la condizione dell’infanzia di quei tempi?

Proviamo a faci un quadro della situazione:

 

LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELLA SOCIETA’

 

“Dopo l’entrata in scena degli ordini mendicanti, nel XIII secolo, la diffusione della paura della donna, intrisa di antifemminismo teologico ricevette un potente impulso con la predicazione religiosa, un mezzo di persuasione capillare e continuo di estrema importanza culturale, del quale noi oggi stentiamo a valutare la portata. Al di là della dovizia inaudita di particolari, l’immagine della donna che veniva presentata nella predicazione era invariabilmente quella di una donna-trappola, l’esca di cui si serviva Satana per attirare l’altro sesso nell’inferno. Gli argomenti teologici che accusavano la donna furono riassunti in un libro, De plantu ecclesiae redatto verso il 1330 su richiesta di Giovanni XXII dal francescano Alvaro Pelayo allora grande penitenziere della corte di Avignone.” Tratto da: Streghe di Pinuccia di Gesaro pag. 41

 

 

Proviamo a riassumere la concezione sociale nei confronti della donna fino all’avvento dell’Illuminismo dal  De plantu ecclesiae:

 

“Si possono riassumere in sette punti gli argomenti della requisitoria contro la donna in cui si amalgamano “accuse teologiche, paura ancestrale della donna, autoritarismo delle società patriarcali e orgoglio dei chierici maschio” (Delumeau). Il primo capo d’accusa è che, essendo stata Eva l’ “inizio” e la “madre del peccato”, la donna è “l’arma del diavolo”, la “fonte di ogni perdizione”. E’ una “fossa profonda”, un “pozzo stretto”; “uccide quelli che ha ingannato”; è “una morte amara” e per mezzo suo siamo stati condannati a morire. Secondo: essa attira gli uomini con esche menzoniere al fine di meglio trascinarli nell’abisso della sensualità. “Non c’è nessuna cosa immonda a cui non conduca la lussuria”, per ingannare meglio si trucca, si imbelletta. Fondamentalmente cortigiana, ama frequentare le danze che accendono il desiderio; trasforma “il bene in male”, la “natura nel suo contrario”, specialmente in campo sessuale. “Essa si accoppia con le bestie”, si mette sull’uomo nell’atto d’amore (vizio che avrebbe provocato il diluvio). Terzo: certe donne sono “empie indovine” e gettano il malocchio. Talune, “molto criminali adoperano incantesimi, malefici e l’arte di Zebulon”, impediscono la procreazione. Esse provocano la sterilità con erbe e composizioni magiche. “Spesso soffocano per mancanza di precauzione i bambini piccoli coricandoli con loro nel letto. Spesso li uccidono colte da delirio”. Qualche volta sono le collaboratrici dell’adulterio sia che inducano le vergini alla dissolutezza, sia che combinino di far abortire una ragazza che si è abbandonata alla fornicazione. Quarto: “la donna è ministro dell’idolatria” e “rende l’uomo apostata”. Nel quinto punto si possono raggruppare i rimproveri rivolti alla donna: è “insensata”, “grida spiacevolmente”, è “incostante”, “chiacchierona”, “vuole tutto in una volta”, è “litigiosa”, “collerica”, “è portata verso il vino che sopporta male”. Sesto: il marito deve avere poca fiducia nella sua sposa. A volte essa lo abbandona, oppure “gli porta un erede concepito da un estraneo”. “essa disprezza l’uomo perciò non bisogna darle autorità”. Non bisogna lasciarle la guida della vita familiare altrimenti diverrà tirannica. Settimo: orgogliose e impure esse portano lo scompiglio nella vita della chiesa.” Nota n. 42 di Streghe di Pinuccia di Gesaro pag. 41-42

 

“Ma sarebbe far torto agli uomini della chiesa passare sotto silenzio l’antifemminismo delle altre autorità sociali: degli uomini di legge, che affermarono l’incapacità giuridica del secondo sesso; dei medici, per i quali la donna era un maschio mutilato e imperfetto; dei letterati, che spesso hanno fatto della donna l’obiettivo di generalizzazioni sprezzanti o denigratorie. Anche per la maggior parte dei geni del Rinascimento la donna era come minimo sospetta e il più delle volte pericolosa. Sotto la greve e secolare ostilità del mondo maschile verso la donna, oggi avvertiamo la paura provata dall’uomo di fronte ad un essere che egli giudicava misterioso e inquietante, attraente ed ambiguo, e di fronte al quale poteva avere buon gioco solo la solidarietà maschile [omosessuale, nota mia].

Quando in una società si produce un clima di paura tale da creare un’atmosfera da mentalità d’assedio, la comunità, con l’aiuto dei suoi direttori di coscienza, cerca al suo interno il cliché del nemico da combattere. Una società religiosamente, culturalmente, giuridicamente, letterariamente e persino iconograficamente sessista e antifemminista sull’inferiorità, l’imbecillità e la corruzione della donna, su chi doveva dirottare le sue frustrazioni e le sue paure se non su di lei? Con una paura così ben coltivata sulla donna, chi altri, se non lei poteva diventare il cliché del nemico per eccellenza, quello della strega da perseguitare?” tratto da Streghe di Pinuccia di Gesaro pag. 42-43

 

 

I brani, presi da uno studio di Pinuccia di Gesaro, ci forniscono un quadro sulle condizioni sociali della donna.

Da queste condizioni noi dobbiamo riuscire a visualizzare le tensioni e il desiderio degli uomini di liberarsi da forme di oppressioni che attraversano la vita. Non c’è nulla di moralmente umano (inteso come funzionale alla vita) nelle scelte dei cristiani di imporre il loro orrore e, pertanto, non esistono limiti “morali” nelle risposte ai loro orrori. Se si impongono dei limiti “morali” alle risposte che i cristiani ebbero nell’imporre il loro orrore, significa che tale orrore viene giustificato, in qualche misura, da chi censura le soluzioni con cui gli uomini hanno cercato la loro libertà.

 

Alle condizioni di vita della donna facciamo seguire le condizioni di vita e di sviluppo dell’infanzia del periodo precedente la rivoluzione francese. Comprendere le condizioni dell’infanzia significa comprendere gli uomini di allora, come crescevano, quali erano i loro limiti e quali potevano essere le loro prospettive. Solo allora comprendiamo le forze psichiche che scatenarono l’ILLUMINISMO.

I cristiani, oggi, pur essendo inquisiti in ogni parte del mondo per violenza sui bambini e i missionari cattolici sono accusati di atrocità, si nascondono dietro all’infanzia che vogliono gestire. Oggi ingannano le persone. A molte persone piace essere ingannate, illudersi, ma qual erano le condizioni dell’infanzia prima dell’avvento dell’Illuminismo?

I cristiani considerano i bambini come del bestiame. Solo chi si è ribellato al cristianesimo, al potere del clero, aveva una sensibilità umana nei confronti della società civile e dei bambini in particolare.

 

 

LA CONDIZIONE DELL’INFANZIA AL SORGERE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

 

 

Se si costringe un bambino a pregare, oggi, nell’epoca attuale, in una società media, la preghiera e l’assoggettamento all’idea religiosa non è così totalizzante a meno che l’ambiente familiare non sia assolutamente opprimente e ossessionante. La quantità di input che il bambino riceve, sia dalla televisione, che dai giochi, che dalla scuola, sono in numero sufficiente da non permettere l’assoggettamento assoluto ad un’idea religiosa. O tale far dell’idea religiosa, come tradizionalmente intesa dal cristianesimo, il fondamento della propria esistenza. In queste condizioni, le forme di manipolazione mentale psicologicamente individuate oggi possono costruire dei problemi, ma questi non si fissano attraverso l’ossessione religiosa come avveniva nei secoli che Ratzinger sta trattando e in cui la violenza e l’orrore fisico nei confronti dei bambini ad opera dei cattolici era assoluto.

Proviamo a farci un’idea delle condizioni dell’infanzia allora, quando spinte come il Libertinismo e l’Illuminismo, manifestate dal Rinascimento Italiano, cominciano a liberare l’Europa dall’orrore oscurantista. Cercherò di descrivere un quadro dell’aberrazione nella quale viveva l’infanzia di allora e mi servirò di alcune note e alcuni brani tratti dal libro di John Boswell L’abbandono dei bambini nell’Europa Occidentale:

 

Trexler, Foundlings, pp. 275-276. Gavitt, Charity, ha rilevato che il tasso di mortalità agli Innocenti nel XV secolo andava dal 25 al 60 per cento (p. 372) ma inclina verso ils econdo dato. A Chartres, nel XV secolo, Billot ha trovato tassi inferiori per bambini più grandi, ma teme che i dati possano essere errati per difetto, e riferisce che in alcuni anni il tasso di mortalità dei neonati era “quasi il 100 per cento” (pp. 176-177). La situazione peggiorò nei secoli seguenti: nel XVIII secolo i tassi di mortalità degli istituti per trovatelli sono sconvolgenti. A Reims il 46 per cento dei bambini abbandonati moriva prima di aver compiuto un anno di età.  Bardet ha rilevato una percentuale del 91 per cento tra i neonati e dell’86,4 per cento fra i bambini ammesi negli ospizi di Rouen nel XVIII secolo: J. – P. Bardet, Enfants abbandonnés aet assistés à Rouen, in sur la population française au XVII et XVIII siècle: Homage à Marcel Reinhard, Paris 1973, pp. 19-47. A Lione era tra il 62,5 e il 75 per cento . A Parigi il 77 per cento dei bambini negli ospizi moriva prima di aver raggiunto i dodici anni di età (contro il 28 per centodei bambini allevati a casa: i dati sono desunti da d’Angeville, p. 34; cfr Flandrin, la Famiglia (p. 86) che stima che in quel periodo “dai 200 ai 300 bambini su 1000 morivano prima di un anno d’età [...]”. Nelle città più piccole la mortalità era ancora più elevata: all’ospedale di S. Yves, a Rennes, dei 112 bambini ammessi nel 1747 soltanto due erano sopravvissuti per un anno (Meyer, Illegitimates, p. 258). Uno studi su tutti gli ospizi francesi ha trovato che tra il 1770 e il 1776 “15.419 bambini su un totale di 21.002 erano morti prima di aver compiuto i quattro anni” (ibd. P. 261)”.

 

“Si potrebbero leggere le statistiche come prova del fatto che gli ospizi incoraggiassero l’abbandono: lo Spedale degli Innocenti fu aperto perché gli altri ospizi non potevano più gestire le molte centinaia di bambini depositati ogni anno.  Nel giro di cinquant’anni l’ospedale da solo accettava novecento bambini ogni anno. Questo non sta necessariamente ad indicare che i genitori ai nuovi ospizi dei figli che altrimenti avrebbero tenuto; è altrettanto possibile che, in assenza di ospizi per i neonati, sarebbero stati comunque abbandonati in altri modi e che il continuo incremento del numero delle ammissioni rappresenti un cambiamento della sorte degli esposti, non un aumento del numero assoluto di essi.” p. 257

 

“La schiavitù vera e propria (in quanto distinta dalla servitù feudale o dall’apprendistato) negli ultimi secoli del Medioevo divenne più frequente di quanto non fosse mai stata dalla caduta dell’impero romano, ed è facile dimostrare che i bambini, come del resto era sempre avvenuto, costituivano una parte essenziale del mercato degli schiavi,  sebbene sia difficile stabilire perché ciò accadesse.

Come nel mondo antico, le sventure costringevano i genitori che non avevano altre risorse a vendere i figli. Un cronista italiano dell’epoca così descrive la situazione degli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492:

“Non molto tempo dopo [Fernando e Isabella] ordinarono che gli ebrei che erano rimasti se ne andassero dal regno entro un certo giorno. Se, a causa della povertà, come spesso accadeva, o per qualche altra ragione, essi non potevano obbedire, dovevano essere mandati al rogo oppure fingere di essere cristiani. Pochi abbracciarono la fede di cristo; gli altri partirono per l’Italia, la Grecia, l’Asia Minore, molti andarono in Siria ed in Egitto. Sulle prime questa misura sembrò lodevole, perché rispettava l’onore della nostra religione; ma era in realtà piuttosto crudele se si considera che anche essi sono esseri umani creati da dio e non bestie. Era penoso vedere queste sofferenze. Molti furono falciati dalla fame, soprattutto le madri che allattavano i figlioletti. Madri mezze morte tenevano fra le braccia bambini moribondi [...]. Non posso quasi dire qual fosse la crudeltà e l’avidità di quelli che li trasportavano. Molti furono affogati per l’avidità dei marinai, e chi non era in grado di pagare la traversata doveva vendere i figli.”

Simili orrori non erano certo “tipici” ma la transizione dal tardo Medioevo all’Europa premoderna fu incredibilmente travagliata e violenta e molti strati della società – soprattutto quelli che si trovavano a livello più basso – soffrirono in modo davvero pietoso. Gli schiavi bambini erano particolarmente frequenti nell’Europa meridionale, i cui centri, relativamente ricchi, assorbivano gran parte della merce umana venduta nei mercati dei Balcani e del Nord Africa. Un terzo degli schiavi venduti in Sicilia, a Napoli e a Venezia aveva meno di tredici anni.” p. 253-254

 

Per citare il fenomeno dell’oblazione, i bambini venduti alla chiesa cattolica:

 

“Le regole monastiche occidentali, raramente ponevano un’età minima o massima come limite per le oblazioni, ma la maggior parte dei bambini veniva probabilmente “offerta” dopo lo svezzamento, a giudicare dal fatto che non è attestata, nei documenti contemporanei, la necessità di procurarsi delle balie. E dopo la pubertà i ragazzi sarebbero stati considerati in grado da prendere da soli i voti, cosicché l’ “oblazione” non sarebbe stata necessaria.”

 

E ancora, per i figli dei ricchi:

 

“Al momento dell’oblazione, a quei genitori che potevano offrirla, si richiedeva una donazione di terre o denaro per fronteggiare le spese di mantenimento del bambino: v. Regola di Benedetto 59; Regola del Maestro 91.49-51. Quasi tutti i documenti di oblazione servivano a registrare il trasferimento di tali proprietà e quelli dei benestanti sono, quindi, enormemente più rappresentati.”

 

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Questi cenni trascritti dal testo di John Boswell “L’abbandono dei bambini nell’Europa Occidentale” edito in Italia da Rizzoli ci descrivono una condizione dell’infanzia che oggi definiamo atroce. I bambini erano merce. Merce avariata e di scarso valore. Una società cristiana senza nessuna prospettiva per il futuro. Un futuro che non poteva nascere dentro sé stessa, ma solo rompendo i confini sociali. L’espansione verso le americhe, con il conseguente massacro di quelle popolazioni, e l’espansione nell’Africa, con il conseguente massacro di quelle popolazioni, sottrasse l’Europa dal potere assoluto e distruttivo delle chiese cristiane.

Che uomini crescevano attraverso questa infanzia?

Se noi pensiamo che la psicologia moderna ha individuato tutta una serie di elementi per indurre malattie da disagio mentale attraverso l’educazione nell’infanzia e come questi elementi siano attentamente applicati dai cristiani, possiamo dedurre che non fosse possibile, per quegli uomini, uscire dalla condizione cristiana, ma che tutto il loro desiderio di liberazione avesse come oggetto il clero e la ricchezza che il clero accumulava a discapito della società.

Solo pochi ricchi potevano pensare; solo pochi ricchi potevano porre le basi per l’uscita dall’orrore.

 

Afferma Ratzinger:

 

C'è innanzitutto la Rivoluzione francese come tentativo di instaurare il dominio della ragione e della libertà ora anche in modo politicamente reale. L'Europa dell'Illuminismo, in un primo momento, ha guardato affascinata a questi avvenimenti, ma di fronte ai loro sviluppi ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e libertà.”

 

La rivoluzione francese è lo sforzo di uscita dall’oscurantismo e dall’oppressione sociale che se da un lato distruggono la condizione della donna, dall’altro lato macellano l’infanzia distruggendo il futuro della società. Si trattava di liberare quelle forze che avrebbero spinto per la trasformazione della società civile. Chi ha fatto la rivoluzione francese pensava, sicuramente, un’altra forma sociale, ma il suo obbiettivo era quello di rispondere alle proprie rabbie.

Tutti coloro che fecero la rivoluzione francese erano cristiani. Kant stesso era profondamente cristiano.

L’illuminismo liberava le forze sociali. Non determinava una verità anche se le singole persone manifestavano una verità. E’ il caso di Kant e della sua “Critica alla Ragion Pura” in cui dimostra come non esiste nessuna prova dell’esistenza del dio padrone dei cristiani, ma conclude affermando che dio esiste perché lui vuole credere che dio esista.

Che Kant non veda nella rivoluzione francese la realizzazione dei suoi ideali psichici è abbastanza naturale. Non sentiva la necessità della rivoluzione francese con la stessa drammaticità espressa dalla folla che dette l’assalto alla Bastiglia. Per Kant si trattava soltanto di una necessità intellettuale.

Liberare le forze ristrette dal dominio violento del cristianesimo non ti permette di vedere cosa le forze liberate costruiranno, né i mezzi o i metodi con cui tali forze si veicoleranno nella società. Tagliata la testa al dio padrone nella persona del re di Francia, quale futuro si prospetta? Napoleone? Ricordo come Napoleone abbia istituito il Codice Civile: per la prima volta i cittadini potevano portare in tribunale lo Stato rivendicando nei suoi confronti dei diritti. Se non capite l’enormità di tutto questo, ve la ripeto in un altro modo: i cittadini potevano rivendicare dei diritti nei confronti del dio padrone!

Napoleone porta idee di libertà per l’Europa e nulla sarà mai più come prima.

Congresso di Vienna e movimenti sociali del 1848. Nel 1848 viene scritto il Manifesto del Partito Comunista. Nel programma del Partito Comunista al punto 10, così si legge come rivendicazione:

 

“Educazione pubblica e gratuita di tutti i ragazzi. Abolizione del lavoro in fabbrica dei ragazzi nella sua forma attuale. Unificazione dell’educazione con la produzione materiale.”

 

La questione sociale veniva messa al centro della discussione.

La rivoluzione francese non realizzava un modello morale, ma distruggeva la morale di morte imposta dal cristianesimo e apriva le porte alla vita!

Voglio citare solo alcune questioni trattate da Massimiliano Robespierre in alcuni discorsi:

 

La riforma del diritto penale con la difesa dei figli illegittimi; con la medesima pena per il medesimo reato; la possibilità che i figli illegittimi fossero adottati (non esisteva l’istituto di adozione). Inoltre, Robespierre propone la riforma degli Istituti per l’Infanzia Abbandonata. Scrive Mario A. Cattaneo di questa questione:

“La situazione di imperfezione propria di questi istituti li rende più funesti che favorevoli alla tutela degli illegittimi: Robespierre delinea in modo efficace un quadro assai triste del modo in cui i bambini vengono trattati in questi ospizi, per i quali un’opera di riforma si presenta urgente: “sono delle persone, gran dio! Che vengono trattati con barbaria. Ma voi, vittime sfortunate quale diritto potete reclamare in vostro favore? Voi non avete che la vostra malattia, la vostra favola, la vostra innocenza, il carattere augusto e i diritti sacri dell’umanità”.” Da La scalata al cielo Massimiliano Robespierre a cura di Mario Cattaneo Essedue edizioni

 

Discorso sulla libertà di stampa: 09 maggio 1791

 

Discorso sulla Costituzione: 10 maggio 1793

 

Discorso sui principi di morale politica: 05 febbraio 1794

 

Solo perché è stato spezzato il controllo della chiesa cattolica  oggi ci appare inumano uno Stato che non tragga la sua ragione di essere dall’osservazione dei suoi doveri nei confronti dei cittadini. E non è da stupirsi se solo oggi, fra il 2007 e il 2008, cioè oltre duecento anni dopo Robespierre, lo Stato Italiano ha finalmente chiuso gli orfanotrofi (li ha sostituiti con case famiglia in attesa di adozione) dopo una strenua resistenza ed opposizione della chiesa cattolica che voleva continuare a considerare i bambini bestiame da allevare!

 

Spezzare le catene della coercizione cristiana è stato un momento di gloria per l’umanità, ma se qualcuno pensava che una volta spezzate le catene l’orrore cristiano fosse finito, non immaginava quale immenso ancora lo stava aspettando. Robespierre era cristiano. Ma era oppresso dall’angoscia dell’orrore che lo circondava. A quell’angoscia ha risposto portando l’umanità su una strada dalla quale non sarebbe più tornata indietro.

 

Afferma Ratzinger:

 

Significativi per le due fasi della ricezione di ciò che era avvenuto in Francia sono due scritti di Immanuel Kant, in cui egli riflette sugli eventi. Nel 1792 scrive l'opera: « Der Sieg des guten Prinzips über das böse und die Gründung eines Reichs Gottes auf Erden » (La vittoria del principio buono su quello cattivo e la costituzione di un regno di Dio sulla terra). In essa egli dice: « Il passaggio graduale dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede religiosa costituisce l'avvicinamento del regno di Dio ».17 Ci dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i tempi di questo passaggio dalla fede ecclesiastica alla fede razionale.”

 

Dal cristianesimo nasce solo orrore ed odio contro l’umanità. Poi, le tensioni umane prevalgono, almeno in alcuni aspetti, sulla coercizione fisica ed emotiva che il cristianesimo esercita sulle persone. Spezza delle catene, ma l’uomo non arriva alla libertà. Non arriva perché non c’è una meta che si chiami libertà, ma c’è un continuo riconoscere gli ostacoli che impediscono all’uomo di trasformarsi e una continua tensione che da dentro all’uomo spinge per liberarsi da quegli ostacoli. Che Immanuel Kant possa immaginare che il passaggio dall’oscurantismo della superstizione (la fede ecclesiastica) lo possa avvicinare al suo ideale sociale che chiama “regno di dio” è una sua scelta, nella veicolazione delle sue tensioni di libertà nei suoi riferimenti educazionali, non il riconoscimento di una realtà in sé!

 

Dice ancora Ratzinger:

 

Ci dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i tempi di questo passaggio dalla fede ecclesiastica alla fede razionale. Il « regno di Dio », di cui Gesù aveva parlato ha qui ricevuto una nuova definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste, per così dire, una nuova « attesa immediata »: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede ecclesiastica » viene superata e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a dire dalla semplice fede razionale.”

 

E qui entriamo nell’assurdo in quanto, una fede, è sempre un atto superstizioso e non può ricadere sotto la ragione. La ragione nel descrive una fede descrive un’illusione soggettiva o come l’individuo ha soggettivato tale illusione e come la giustifica. Non può esistere una fede razionale. Se esistesse gli elementi che la formano ricadrebbero sotto i sensi e la fede non sarebbe una manifestazione dell’individuo espressa da una patologia psichiatrica. Le rivoluzioni sociali, i sommovimenti e le rivendicazioni sociali, sono avvenuti SEMPRE contro la città di dio. La fede imposta militarmente da Gesù e dai suoi seguaci. La peste del 1300 arriva a spazzare l’orrore imposto dai cristiani costringendo le persone sopravvissute a ripensare le relazioni fra sé e la società.

Lo so che a molte persone appare come un paradosso, eppure la peste nera (o bubbonica)  ha scacciato la peste cristiana dalle società civili.

Esiste un’attesa? No! Esiste una realizzazione: la ribellione!

E’ la ribellione ciò a cui gli uomini tendono, non tendono MAI ad una nuova verità. E come gli uomini non anelano al regno del dio padrone, che è già in essere, manifestato dalla “fede” cristiana, i termini “fede ecclesiastica”, “fede religiosa” o “fede razionale” sono termini che Ratzinger usa per il gioco delle tre carte. Dal momento che i cattolici hanno realizzato il regno di dio in terra con il potere assoluto, l’orrore da cui i popoli devono liberarsi è proprio l’orrore del loro dio padrone. Il regno del dio padrone dei cristiani è il lager entro il quale sono rinchiuse  e bruciate vive le donne, sono l’infanzia abbandonata, le persone comperate e vendute come schiave.

 

Conclude il diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger:

 

Il « regno di Dio », di cui Gesù aveva parlato ha qui ricevuto una nuova definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste, per così dire, una nuova « attesa immediata »: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede ecclesiastica » viene superata e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a dire dalla semplice fede razionale. Nel 1795, nello scritto « Das Ende aller Dinge » (La fine di tutte le cose) appare un'immagine mutata. Ora Kant prende in considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di tutte le cose, se ne verifichi anche una contro natura, perversa. Scrive al riguardo: « Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore [...] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto

morale, la fine (perversa) di tutte le cose ».”

 

Il regno di Gesù è il regno della morte e dell’orrore caratterizzato dall’assolutismo cristiano.

Un assolutismo che tenta di distruggere l’Essere Umano trasformandolo in bestiame del suo gregge. La fede, a cui le persone sono costrette con una violenza che non ha precedenti nella storia dell’umanità, viene fissata nelle persone e anche quando le persone agiscono per limitare l’orrore cristiano, l’illusione prodotta dalla fede, emerge nelle persone.

Ricordo che il trattato di Kant “La religione entro i limiti della semplice ragione” 1794, procurò a Kant una censura e il divieto di svolgere lezioni sull’argomento. Le sue ispirazioni deiste con il rifiuto dei dogmi e della rivelazione colpì l’attività di Kant. Per cui, non si deve ignorare che quando Kant scrive “La fine di tutte le cose” era sottoposto a censura violenta ad opera dei cristiani.

Quando Kant afferma. “Non esistono prove di dio, ma dio esiste perché io voglio credere che esista”, altro non fa che proiettare le sue aspettative sul mondo senza riuscire, proprio per effetto della sua fede, a cogliere l’orrore del dio padrone che si diletta nel macellare l’umanità col diluvio universale. Non coglie l’aspetto inumano e innaturale del cristianesimo perché l’innaturalità gli è stata imposta mediante la violenza che lo ha costretto a fagocitare la fede.

La riflessione kantiana citata da Ratzinger è chiara e, tradotta in termini spicci, suona così: “Se gli esseri Umani scoprono che il cristianesimo è portatore di orrore e morte, allora il pensiero dominante degli Esseri Umani diventa quello del rifiuto del cristianesimo e di opporsi al suo orrore e alla sua distruzione.”

L’illuminismo alimenta l’opposizione agli effetti sociali devastanti del cristianesimo, ma, da quanto riportato da Ratzinger, Kant già presagisce che il nocciolo della discussione futura sarà sull’ESSENZA DEL CRISTIANESIMO e del significato degli “insegnamenti di Gesù” nella vita degli uomini.

E’ una semplice presa d’atto della realtà quanto scritto da Feuerbach nel 1841 in L’essenza del cristianesimo:

 

“Se nell’incarnazione si pone e si considera come prioritario il dio fattosi uomo, essa appare certamente come un esempio inatteso, stupefacente, meraviglioso, misterioso. Tuttavia il dio fattosi uomo è soltanto l’apparizione dell’uomo fattosi dio che sta alle spalle della coscienza religiosa; infatti, l’abbassarsi di dio all’uomo è necessariamente preceduto dall’innalzarsi dell’uomo a dio. Prima che dio diventasse uomo, l’uomo era già in dio, era già dio stesso.” Feuerbach, “L’essenza del cristianesimo” ed. Laterza.

 

L’Anticristo, la vita, vince sempre e, comunque, superando dogmi, imposizioni, stragi e il genocidio infinito con cui il cristianesimo si è imposto. Ed è la patologia manifestata attraverso la fede che fa vaneggiare chi dice. “poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose ».” Un vaneggiamento comprensibile per chi ancora non ha visto Darwin, non ha visto Freud, non ha visto la scienza genetica e la neurologia. Un vaneggiamento comprensibile per chi ancora crede che l’uomo sia stato creato da un dio pazzo e cretino qualche migliaio di anni prima del suo cristo e creda nel destino determinato a un creatore. Vaneggiamento comprensibile per chi crede che la bibbia sia scritta dal dio creatore e non sia una bieca operazione politica messa in atto da ebrei deportati a Babilonia al fine di assicurarsi il controllo e il dominio sui deportati. Vaneggiamento comprensibile fatto da chi non conosceva la lingua egiziana, la lingua Sumera, ecc.

La fine del cristianesimo non è la fine di tutte le cose, ma è la fine della malattia mentale che riduce l’uomo all’immagine e alla somiglianza del dio padrone del quale, afferma, di esserne la creazione.

Nella loro malattia alcuni uomini hanno creato dio e lo hanno imposto alla società per dominarla!

Marghera, 10 febbraio 2008

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel diciannovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

19. Dobbiamo brevemente gettare uno sguardo sulle due tappe essenziali della concretizzazione

politica di questa speranza, perché sono di grande importanza per il cammino della speranza

cristiana, per la sua comprensione e per la sua persistenza. C'è innanzitutto la Rivoluzione francese

come tentativo di instaurare il dominio della ragione e della libertà ora anche in modo politicamente

reale. L'Europa dell'Illuminismo, in un primo momento, ha guardato affascinata a questi

avvenimenti, ma di fronte ai loro sviluppi ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e

libertà. Significativi per le due fasi della ricezione di ciò che era avvenuto in Francia sono due scritti

di Immanuel Kant, in cui egli riflette sugli eventi. Nel 1792 scrive l'opera: « Der Sieg des guten

Prinzips über das böse und die Gründung eines Reichs Gottes auf Erden » (La vittoria del principio

buono su quello cattivo e la costituzione di un regno di Dio sulla terra). In essa egli dice: « Il

passaggio graduale dalla fede ecclesiastica al dominio esclusivo della pura fede religiosa costituisce

l'avvicinamento del regno di Dio ».17 Ci dice anche che le rivoluzioni possono accelerare i tempi di

questo passaggio dalla fede ecclesiastica alla fede razionale. Il « regno di Dio », di cui Gesù aveva

parlato ha qui ricevuto una nuova definizione e assunto anche una nuova presenza; esiste, per così

dire, una nuova « attesa immediata »: il « regno di Dio » arriva là dove la « fede ecclesiastica »

viene superata e rimpiazzata dalla « fede religiosa », vale a dire dalla semplice fede razionale. Nel

1795, nello scritto « Das Ende aller Dinge » (La fine di tutte le cose) appare un'immagine mutata.

Ora Kant prende in considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di tutte le cose, se ne

verifichi anche una contro natura, perversa. Scrive al riguardo: « Se il cristianesimo un giorno

dovesse arrivare a non essere più degno di amore [...] allora il pensiero dominante degli uomini

dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un'opposizione contro di esso; e l'anticristo [...]

inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In

seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale,

di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto

morale, la fine (perversa) di tutte le cose ».18

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