La pedofilia della chiesa cattolica
Causa, progetti ed effetti
1997 – riflessioni dimenticate
Vai al significato sociale dei Vangeli Cristiani.
Si tratta di tre
riflessioni che possono permettere alle persone di capire l’ambiente sociale e
culturale nel quale si sviluppa la pedofilia della chiesa cattolica.
Nella religione
cristiana non c’è schiavitù più violenta che quella dei bambini all’interno
della famiglia.
I bambini, nell’organizzazione
della famiglia cristiana, sono puro e semplice bestiame da lavoro, da
obbedienza, da tortura e da stupro. Nell’idea cristiana della famiglia non
esiste un diritto per il bambino che è proprietà dei genitori e che non può
vantare, nei loro confronti, nessun diritto. La chiesa cattolica impone la
pedofilia come pratica nella famiglia attraverso una repressione militare della
sessualità. Non è un caso che il ministro Gelmini per aiutare la chiesa cattolica
a stuprare bambini non abbia introdotto nella scuola elementare l’educazione
sessuale. Prima del terrorismo della Gelmini, tutti i ministri per l’educazione,
si sono genuflessi davanti alla chiesa cattolica e hanno sputato sulla Costituzione
della Repubblica.
Una pedofilia che la
chiesa cattolica impone ai bambini sia come violenza sessuale, sia come stupro
della loro struttura emotiva, destrutturando la loro psiche in modo che la veicolazione della libido passi attraverso il delirio di
possesso, sia come violenza fisica ad imitazione del cristo dei cristiani.
Non c’è nel
cattolicesimo un uso gioioso del sesso. Il sesso non è piacere e gioco, ma deve
essere praticato con dolore. Il sesso deve essere un mezzo con cui imporre il
proprio possesso sulle persone. Per questo la chiesa cattolica si è sempre
opposta all’educazione sessuale nelle scuole, all’uso del preservativo, all’uso
della pillola del giorno dopo, all’Rs486.
Il sesso deve essere
un atto di violenza con cui lo stupratore sancisce il proprio potere e il
proprio dominio sull’altro. La religione cattolica ha sostituito fra gli Esseri
Umani Afrodite col suo dio stupratore.
E’ il Gesù dei
cristiani che sancisce questo diritto alla violenza sui bambini. Egli stesso
viene arrestato con un bambino nudo e poi abbiamo un delinquente come Ennio
Fortuna che trova del tutto normale che questo povero demente violenti i
bambini (vedi il suo libro in cui lo assolve da ogni peccato: lo venga a dire a
me!).
Miriam Maffai si fa un po’ di masturbazioni cerebrali sugli
intendimenti di Galimberti, ma è interessante quello
che Maffai afferma circa la condizione dell’infanzia
di 60 anni or sono in Italia: tutto è terrore e devastazione emotivo. Nulla a
che vedere con le esigenze proposte da Platone in merito all’Infanzia o alla cura
dell’Infanzia nella Grecia antica o in Italia precristiana. Il cristianesimo ha
distrutto il ruolo sociale della famiglia per trasformarlo in una funzione di stupro nei confronti dei
minori o, se preferite, nell’educazione dei ragazzi in cristo.
la
Repubblica - Martedì, 25 marzo 1997 - pagina 1
Miriam
Mafai
La cronaca racconta fatti
terribili, ma oggi il progresso ha migliorato la condizione dell' infanzia
QUANDO I BAMBINI ERANO
SCHIAVI
SINGOLARE commistione tra una
cultura di sinistra in crisi e una cultura cattolica in crescita, il
catastrofismo è diventato quasi senso comune, la cifra che tiene insieme i
commenti, sui giornali, in televisione o per la strada, che vengono espressi di
fronte ai quotidiani fatti di cronaca che coinvolgono come spesso accade i più
deboli, donne o bambini. Ecco allora che ognuno indica come responsabile di
tante infamie la nostra società nel suo complesso, malata di violenza, priva di
ogni principio etico e dominata dal gusto della competizione, della
sopraffazione e dalla ricerca sfrenata del profitto e del piacere. E insieme si
sente in questi commenti, ora più ora meno esplicito, il rimpianto di un' epoca
nella quale altre regole ordinavano il mondo, nella quale venivano rispettati i
grandi principi morali e nella quale i rapporti tra gli uomini le donne e i
bambini non erano ispirati alla sopraffazione e alla violenza. NON mi sorprendo
quando questi concetti vengono espressi dal giornale del Vaticano o in prima
persona dal pontefice il quale pochi giorni fa, giustamente allarmato e
indignato per il fenomeno della prostituzione e della pedofilia, alzava il
braccio accusatore contro la crisi della famiglia, un esercizio della
sessualità svincolato dal dovere della riproduzione, contro la corsa alla
ricchezza all' edonismo al consumismo contro una società che si è liberata
dalla soggezione al divino. Mi sorprendo di più quando concetti analoghi
vengono espressi da un pensatore laico e di sinistra come Umberto Galimberti che ieri sulle colonne di 'Repubblica' disegnava
un quadro quanto mai drammatico della situazione della nostra infanzia
ammonendo, con una bella citazione di Platone sulla vicina fine del mondo o un
suo "grande capovolgimento", inevitabile quando i bambini cessino di
essere destinatari culturali di una società per divenire meri strumenti di
sussistenza o di benessere. Il grido di dolore del filosofo e la sua drammatica
ammonizione lascerebbero pensare che in altre società o in altre epoche ci sia
stata una maggiore attenzione di oggi ai bambini alle loro esigenze al loro
sviluppo. Personalmente io non ne conosco. Ho conosciuto invece, non sui libri
ma nella mia concreta esperienza comunità nelle quali per miseria ignoranza o
pregiudizio i bambini e le bambine venivano sfruttati malmenati utilizzati come
strumento di piacere o di reddito in modi che oggi non possiamo nemmeno
immaginare. Parlo di una mia concreta esperienza e quindi della realtà italiana
di quaranta o cinquant' anni fa. Parlo di bambini lasciati morire a Napoli
vittime della poliomielite per la insufficienza delle strutture sanitarie o per
la rassegnata superstizione delle famiglie; parlo di bambini venduti sempre
dalle famiglie ai pastori in Sardegna o in Puglia costretti a vivere per mesi e
mesi con le pecore nutriti solo di pane e formaggio e usati sessualmente dai
loro padroni; parlo delle bambine analfabete costrette a raccogliere gelsomini
dall' alba al tramonto nelle campagne calabresi, preferite per le loro dita
sottili e la loro docilità alle sorelle e alle madri. Tutto questo non esiste
più grazie a quella cosa che si chiama progresso, non calato dal cielo ma
voluto dagli uomini, che ha portato dovunque in Italia la vaccinazione
obbligatoria, l' istruzione fino a 14 anni (alla quale lo so bene molti bambini
sfuggono ma questo è un altro discorso) e insieme quello che molti deprecano
come consumismo: i blue jeans le scarpe da tennis e
gli zainetti colorati per andare a scuola. E allora non è che io pensi con Pangloss di vivere nel migliore dei mondi possibili. La
cronaca ci dà troppo spesso testimonianza dei guasti della società in cui
viviamo ma per restare al tema io mi chiedo in primo luogo se davvero i casi di
violenza nei confronti dei bambini siano aumentati o se non ne sia aumentata
invece la denuncia la nostra conoscenza e coscienza. Nelle famiglie contadine
di una volta dove tutti adulti e bambini dormivano nello stesso letto la
violenza e lo stupro erano dato quotidiano una presa di possesso da parte dell'
uomo di qualcosa che naturalmente gli apparteneva. E le vittime non pensavano
di rivolgersi per questo ai carabinieri o al giudice. Non è dunque che io non
veda le ingiustizie gravi o le violenze della società in cui viviamo ma per
indignarmi e criticarle non intendo ripiegare come mi sembra faccia Galimberti in quella sorta di utopia rovesciata che
consente di proiettare in un incerto e mitico luogo del passato le aspirazioni
del tutto legittime che non riusciamo a realizzare qui ed ora. Questo
ripiegamento nel passato sterile esercizio consolatorio testimonia soltanto
della crisi di una cultura, quella di sinistra che dopo avere scommesso sul
progresso sulla scienza sulla storia e aver perduto una partita cerca oggi
conforto o sostegno in una cultura cattolica che ha sempre condannato e sfidato
la modernità in nome della provvidenza.
la Repubblica
Un’altra riflessione
viene sull’articolo di Carlo Chianura che parla di
Ernesto Caffo il quale, ingenuamente, ingenuamente colpevole, nel giugno del
1997 parlava di “pedofili ai margini” della chiesa cattolica.
Ingenuamente, ma
colpevole di collaborare nello stupro di bambini!
Egli partiva dal
presupposto che i casi di abuso di minori nella chiesa cattolica fossero
marginali: milioni di bambini venivano violentati dai cattolici e ogni abuso
sui minori ha sempre il marchio cristiano, sia direttamente che indirettamente,
per effetto delle devastazioni sociali prodotte dai missionari e dai preti cristiani
in culture diverse.
Questo articolo sulle
idee di Ernesto Caffo ci fanno capire come, gli stuprati psichici dai
cristiani, pensano la chiesa cattolica. La chiesa cattolica è un’organizzazione
finalizzata allo stupro di minori e ad imporre l’ideologia del possesso che è
quella che veicola la violenza sui minori. Ebbene, Ernesto Caffo, come i
poliziotti USA che non credevano alle persone violentate (e anche i poliziotti
italiani, basti pensare all’aggressione che le Istituzioni organizzavano contro
le donne che denunciavano le violenze sessuali), minimizza le atrocità della
chiesa cattolica. Le difende e, di fatto, alimenta la violenza sui minori.
Alla luce delle
informazioni emerse dalle varie indagini di polizia e delle notizie stampa, si
deve riflettere sull’atteggiamento di Ernesto Caffo e di molte Istituzioni.
la
Repubblica - Sabato, 7 giugno 1997 - pagina 22
Carlo
Chianura
L' INTERVISTA Denuncia-choc di Ernesto Caffo, presidente di Telefono
Azzurro. I 10 anni della linea per i bimbi
'LA CHIESA SCACCI I
PEDOFILI CHE SI ANNIDANO AI SUOI MARGINI'
'Succede anche a scuola e
nel mondo dello sport. Molti sanno e pochi parlano, cosicché il bambino resta
solo e disperato'
ROMA - "La Chiesa rovisti per
bene nel suo mondo e scoprirà che c' è gente che sfiora la pedofilia e talvolta
la pratica pienamente". La Chiesa, ma anche il mondo della scuola e anche
il mondo dello sport: come spara alto Ernesto Caffo, il presidente di Telefono
Azzurro. Tutto potrebbe essere Caffo dopo la scoperta del business di
pornocassette con i bambini violentati, tranne che sorpreso. Da questo suo
osservatorio privilegiato che domani otto giugno compirà i suoi primi dieci
anni, il neuropsichiatra infantile Caffo è abituato a registrare lo stillicidio
quotidiano delle violenze e degli abusi sui bambini. "Il fatto è che non
c' è soltanto Marcinelle, i mass media non possono
ricordarsi dei bambini solo quando c' è la tragedia". Un momento,
professor Caffo: lei muove accuse molto gravi. Che c' entra ora la Chiesa?
"Deve vigilare maggiormente al suo interno e tra i gruppi para-ecclesiali.
Ci sono molti processi di cui spesso non si ha nemmeno notizia che sono finiti
in patteggiamento e che hanno dimostrato la responsabilità di adulti che
appartengono a gruppi religiosi. E poi ci sono le segnalazioni a Telefono
Azzurro". Non le sembra di generalizzare? "Infatti io non voglio
generalizzare. Però i genitori e i bambini hanno il diritto di sapere che si
corrono dei rischi, devono sapere come difendersi. A scuola e nel mondo dello
sport può succedere e succede. Con un' avvertenza fondamentale: il pedofilo non
controllato continuerà a fare le stesse cose in altri contesti". Perché è
così difficile difendersi da questi individui? "Perché è difficile
raccogliere le prove. I magistrati lo sanno e spesso agiscono con cautela. Poi
perché spesso i pedofili sono insospettabili e non di rado hanno potere.
Cosicché molti sanno, pochi parlano". Con quali conseguenze per un
bambino? "Naturalmente devastanti. Proviamo per un solo minuto a metterci
nei suoi panni. Pensiamo al suo senso di colpa, al segreto cui è stato
vincolato dal pedofilo, pensiamo a quanto tutto ciò sia ancora più terribile se
di mezzo ci sono stati rapporti sessuali". Ci saranno pure dei meccanismi
di difesa e di protezione. "Bisogna avere coraggio e dare coraggio a chi
subisce questi soprusi. L' ascolto è fondamentale. Noi abbiamo cercato,
cerchiamo di fare la nostra parte". Il Parlamento sembra pronto a cambiare
la legge. "E' un passo importante, a patto che si prevedano espressamente
reati e punizioni. Anche se una legge da sola non basta. E poi c' è un' altra
mina da disinnescare...". Una mina? "Sì, la diffusione anche nel
nostro paese della tesi secondo cui il pedofilo avrebbe una dignità culturale.
Sarebbe uno 'che vuole bene ai bambini' . Vedere i dibattiti su Linus e
Babilonia. In realtà va detto con chiarezza che il pedofilo è una persona con
una sfera sessuale deviata, che abusa di persone più deboli di lui".
Professor Caffo, Telefono Azzurro compie dunque dieci anni. Una definizione
della linea per i bambini in una parola? "Ascolto". Cos' è cambiato
in un decennio? "C' è maggiore consapevolezza nel paese, i bambini sono
più rispettati, più ascoltati appunto. E c' è modo di parlare non solo delle
emergenze". La prima telefonata che ricorda? "Una bambina di dodici
anni che chiamò per dire che aveva appena saputo di essere stata adottata. Non
perdonava ai genitori questo silenzio, questa identità negata". Il caso
che l' ha più colpita? "Tanti naturalmente. Ricordo quella bambina di
dieci anni e mezzo violentata dal padre. Ricordo la sua disperata richiesta di
aiuto". Appunto, voi che aiuto avete dato? "In dieci anni abbiamo
preso in carico migliaia di casi. Nei primi nove anni 18.152, duemila l' anno.
L' anno scorso 2500 casi, nei primi tre mesi del '97 oltre 700". Che cosa
sarà in futuro Telefono Azzurro? "Abbiamo due grandi progetti. Il primo è
quello di avere terminali in tutte le regioni per seguire un caso fino alla sua
soluzione. Il secondo creare una squadra di emergenza pronta a intervenire 24
ore su 24 su tutto il territorio nazionale".
la
Repubblica
L’articolo di Galimberti è un vero e proprio atto d’accusa contro la
psichiatria e la psicanalisi. Anche contro padri “nobili” come Musatti.
Tutti costoro
conoscevano molto bene i traumi dell’inconscio, ma continuavano a pensare l’individuo
come un soggetto creato ad immagine e somiglianza del dio padrone cristiano e
sottovalutavano l’adattamento psichico-emotivo dell’individuo
alla violenza della sottomissione imposta dal cristianesimo e dal cattolicesimo
in particolare.
Dobbiamo aspettare i
giorni nostri perché la magistratura inizi a mettere al bando la violenza
coercitiva sui bambini. Sia nella forma di schiaffi e botte, sia nella forma di
ricatto psicologico. Ora molti magistrati, nel giudicare i fatti, sono molto
attenti alla condizione psico-fisica dei bambini.
Pedofilia e
pederastia, ci dice Galimberti in questo articolo del
1997, sono sconosciute alla psicanalisi e alla psichiatria.
Ci si sarebbe
aspettato che la psicanalisi si ergesse a paladina dei bambini individuando nei
traumi dell’infanzia preadolescenziale e nell’adolescenza le cause della
distorsione emotiva che portano il futuro adulto ad una forma di disagio
sociale spesso distruttiva. Ma la psicoanalisi e la psichiatria è controllata
economicamente dalla chiesa cattolica. E così di queste distorsioni se ne parla
sottovoce. Tanto più emergono gli atti criminali della chiesa cattolica nei
confronti dei bambini e tanto più le voci che censurano la pedofilia si
affievoliscono. Quasi non volessero perdere il loro posto di lavoro.
la
Repubblica - Martedì, 10 giugno 1997 - pagina 1
Umberto
Galimberti
LA POLEMICA
MA NON CHIAMATELA
PEDOFILIA
VA A FINIRE che ne sanno di più i
poliziotti e gli operatori turistici di quanto non ne sappiano gli psicologi, i
sociologi e le istituzioni educative. E dove non c' è sapere non c' è
possibilità di intervento, e perciò il fenomeno può dilagare, come sta
dilagando, nella generale indifferenza o nell' indignazione breve e passeggera.
Per il resto è silenzio. Un silenzio che finisce con l' essere complice del
male. Sto parlando della pedofilia, un fenomeno esploso un anno fa alle soglie
della coscienza collettiva per i fatti truci accaduti in Belgio e oggi di nuovo
sui giornali (ma non ancora assimilato dalle coscienze), per via della
circolazione di cassette con sesso con bambini scoperto in quel di Roma e
balzato sulle pagine della cronaca. Intuiamo più o meno tutti che nei rapporti
con i bambini non si celebra il sesso ma la violenza, dove un adulto,
psicologicamente incapace, ma qui io direi anche impotente ad aver un rapporto
sessuale con un adulto, si relaziona a un bambino per godere della sua
impotenza, per eccitarsi nel vederlo totalmente imprigionato nel giro stretto
del suo desiderio perverso, e quindi in pericolo, ferito, e alla fine
sconfitto. Ma perché tutto ciò non emerga e il grande buio sulla pedofilia si
faccia sempre più spesso, incomincia il gioco di prestigio dei nomi. UN GIOCO
che con la complicità del sapere psicologico, psicoanalitico e psichiatrico, ma
qui potrei anche dire sociologico, storico, letterario, avvolge la cosa in un
giro così tortuoso di parole da rendere la cosa non identificabile.
Incominciamo dal nome. Pedofilia è un nome improprio che, al pari di efebofilia, indica l' amore per i fanciulli, un amore che,
opportunamente sublimato, può diventare anche attitudine pedagogica. Quando
intervengono rapporti sessuali non si tratta più di pedofilia, ma di
pederastia, un termine che viene subito confuso e mescolato all' omosessualità,
e questo non solo ad opera della comune incompetenza, ma ad opera del sapere
cosiddetto scientifico se è vero che anche il Nuovo dizionario di sessuologia
edito da Longanesi, a pagina 920 definisce la pederastia: immissio
penis in anum, dopodiché
nessuno può distinguere la pederastia da analoghe pratiche sia omosessuali sia
eterosessuali. Ognuno capisce che la correttezza dei nomi non è solo uno
scrupolo filologico, ma è un modo per evitare che, confondendo i nomi, si
mascherino le cose e le si attenuino o le si oscurino per non farle apparire
nella loro realtà cruda e violenta. Praticata con un adulto l' immissio penis in anum non è la stessa cosa di quando è praticata con un
bambino che non può essere né consenziente né dissenziente, perché in quella
condizione non è semplicemente libero né di pensare, né di volere, né di
reagire. Ma al Nuovo dizionario di sessuologia della Longanesi dobbiamo essere
in qualche modo grati perché nelle sue 1370 pagine dedicate alla sessualità concede
una trentina di righe in colonna alla pederastia. La ignorano completamente il
Dizionario di psicologia dell' editore Laterza (1168 pagine), il Trattato di
psicoanalisi di Musatti (828 pagine, Boringhieri), il Manuale di psichiatria di Silvano Arieti
(pagine 2368, Boringhieri). La diluiscono nella
pedofilia a cui dedicano poche righe il Trattato di psicoanalisi di Alberto
Semi (1903 pagine, Cortina), il Dizionario di psicologia di Dalla Volta (995
pagine, Giunti Barbera), L' enciclopedia psichiatrica della Roche (381 pagine).
Gli dedica tre righe definendola coitus per anum il Dizionario di psichiatria di Hinsie
e Campbell (pagine 905, Astrolabio), mentre vi dedica una colonna e mezza sotto
la voce "pedofilia" il Lessico di psichiatria di Christian Muller (pagine 661, editore Piccin)
dove si dice che a questa pratica si dedicano: "Persone dall' età compresa
tra i 15 e i 30 anni in condizioni di emergenza sessuale, nonché psicopatici o
nevrotici sessuali, oligofrenici, alcolizzati cronici, drogati o affetti da
forme cerebrali organiche diffuse o focali". Non molto meglio si è
comportato il sottoscritto nel suo Dizionario di psicologia (1022 pagine Utet)
che ha dedicato alla pederastia due righe e alla pedofilia quattordici. Chiedo
scusa al lettore per questo sommario elenco, utile solo a renderci conto che è
praticamente impossibile farsi un' idea del fenomeno, prender posizione e
stabilire interventi, se questo è lo stato delle conoscenze e il livello di
confusione proprio là dove a parlare è il "sapere" e non il
"sentito dire". Sappiamo tutto dell' eterosessualità, dell'
omosessualità, della bisessualità, della transessualità, e nulla della
sessualità con i bambini anche se il fenomeno in Estremo Oriente e in America
Latina ha cifre a sei zeri, come ben sanno gli operatori turistici e le
cronache recenti dove sembra che con 200 dollari si può comprare per sempre una
baby prostituta. E da noi? Oltre al gioco confusivo
dei nomi, che non consente di identificare la cosa e quindi la maschera, la
copre, oltre all' assenza di studi seri sulla pederastia, confusa ora con la
pedofilia ora con l' omosessualità, c' è quella pederastia in famiglia che,
anche se rubricata sotto il nome di "incesto", non per questo cessa
di essere "rapporto sessuale con bambini". E siccome gli incesti sono
molti e non fanno distinzione di classe sociale, dobbiamo dire che anche da noi
i rapporti sessuali con i bambini sono diffusi, ma coperti e occultati, oltre
che dal gioco di prestigio dei nomi, dalla complicità, dai silenzi, dalla tolleranza,
dalle minacce, dai ricatti, dal non voler sapere ciò che non si sa come
trattare. Due cose però vanno dette: un bambino o una bambina abusati sono
psicologicamente feriti per tutta la vita. Oltre alla vicenda fisica, hanno
infatti subito quello che non potevano capire, e quando succede quel che non si
riesce a capire e a integrarlo nella propria esperienza il terribile è già
accaduto. E per sempre. C' è infatti qualcosa di indelebile nella sessualità
subita e non capita. E molti percorsi che finiscono in droga, in prostituzione,
in disprezzo di sé, fino al suicidio hanno la loro radice qui. Se la voglia
momentanea o reiterata di un adulto ha per effetto il destino quasi sempre
fallimentare di una vita indifesa, e che indifesa resta di fronte a tutte le
prove della vita, perché quando stava costruendosi è stata disarmata, allora il
giudizio sulla sessualità con i bambini non deve aver presente un atto, quell'
atto di un adulto, ma il destino definitivamente compromesso del bambino. Se
non correggiamo lo sguardo continueremo a giudicare solo "atti
osceni" e non "biografie spezzate". La seconda cosa da tener
presente è che nei rapporti sessuali con i bambini in gioco non è tanto la
sessualità quanto la potenza nel suo intreccio più crudele che è l' intreccio
con la violenza su indifesi. E guai al sapere che con il suo silenzio, o al
disgusto che con la sua rimozione rendono impalpabile il fenomeno, e riducono
in ognuno di noi la percezione della crudeltà. Occorre evitare che la
tolleranza di cui oggi forse giustamente gode la sessualità, si estenda alla
sessualità con i bambini, perché in questo caso non di sessualità si tratta, ma
di violenza innescata dalla sessualità e resa irriducibile e del tutto cieca
proprio dall' investimento della libido sessuale. Come ci ribelliamo al padre
che in quel di Savona sgozza la sua bambina perché sta litigando con la moglie
da cui è separato, così uguale indignazione e intolleranza vanno attivate per
chi spezza vite in germoglio, solo perché un vissuto di impotenza attiva voglie
perverse nel suo basso ventre. Indignazione e intolleranza, ma soprattutto
conoscenza e chiarezza nel linguaggio in modo che si possa ben distinguere la
sessualità dalla violenza e, sotto la tolleranza sessuale, non passi,
inosservato e confuso, quello che, solo con una buona dose di falsa coscienza,
potremmo non rubricare il peggiore fra i crimini.
la
Repubblica
Quando James Hillman afferma che dopo 100 anni di psicanalisi si assiste
ad un cumulo di macerie non fa altro che constatare l’orrore provocato dal
cristianesimo che ha preteso di coniugare le scoperte della psicoanalisi con l’orrore
dell’ideologia del peccato cristiana. Non è stata sconfitta la psicanalisi in
sé, ma l’uso che della psicanalisi ne ha fatto il cristianesimo e che i
psicoanalisti per codardia hanno accettato. Così la psicoanalisi, anziché
essere al servizio dell’uomo, ha agito al servizio della coercizione cattolica
finendo per favorire le violenze dei preti pedofili attraverso l’occultamento
degli effetti sociali della pratica della violenza della chiesa cattolica. Violenza
che, sia fisica che psichica, va a manipolare e distruggere l’uomo nelle sue
relazioni con il mondo e nella sua apertura verso il futuro.
Come afferma Galimberti, la pedofilia e la pederastia non è un insieme
di atti osceni, ma è un insieme di vite spezzate e annichilite in un presente
angoscioso ed ossessivo.
Questa è la grande
responsabilità dei preti cattolici: l’aver annientato le vite dei ragazzi e
aver distrutto una società la cui DEMOCRAZIA si nutre di consapevolezza di sé
stessi e di coraggio con cui gli individui si predispongono per affrontare il
futuro.
Marghera,
07 aprile 2010
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Claudio Simeoni
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