Lo
yoga, l’ideologia cristiana
e
il bisogno di libertà dell’uomo.
E’
uscito un articolo, il 03 gennaio 2009 sul giornale La Repubblica a firma di
Michele Smargiassi, dal titolo “Yoga, preghiera del corpo o nuova eresia, il dilemma
della chiesa” in cui l’autore confronta posizioni di vari teologi inserendovi
anche alcune prese di posizioni di loschi figuri “antisette” cattolici.
Per
riuscire a comprendere i termini della questione sono andato a ripescarmi due
documenti che, a mio avviso, sono importanti per capire le motivazioni e le
posizioni della chiesa cattolica. Si tratta di una lettera ai vescovi della
chiesa cattolica sul tema “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15
ottobre 1989 a firma del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della
fede (l’inquisizione cattolica) cardinale Ratzinger e un’intervista, sempre di
Ratzinger, apparsa sulla rivista “una voce grida...” del 09 marzo 1999.
L’intervista ruota attorno alla “magia” come intesa dai cattolici e come i
cattolici la proiettano partendo dal loro immaginario. In questa intervista
Ratzinger tratta anche dello yoga.
Un
cattolico si pensa creato ad immagine e somiglianza di un dio padrone.
Pertanto,
per lui, la magia non è l’attività di modificazione del soggetto nel mondo in
cui vive, ma è una sorta di dominio (o pretesa di dominio) del soggetto sul
mondo che, in quanto creato dal loro dio padrone, non manifesta nessuna
strategia di trasformazione. Per un cristiano, la creatura del suo dio e il
mondo creato dal suo dio non sono mai in trasformazione né, tanto meno, le
trasformazioni possono procedere per volontà dei soggetti che vivono la realtà
del e nel mondo.
Partendo
da questa idea apriori, il cristiano può intendere la
magia solo come volontà di possesso del mondo. Un atto di egoismo, in
concorrenza alla volontà del suo dio che possiede il mondo. Dal momento che il
cristiano ritiene che la volontà di possesso del suo dio padrone sul mondo è
rappresentazione del “bene”, ogni altra volontà che manifesti sé stessa, per sé
stessa, anziché sottomettersi ai dettami della volontà del suo dio è
necessariamente intesa come espressione del “male”. Il “male” inteso come
attività concorrenziale e competitiva nei confronti della volontà del suo dio
padrone e di chi la rappresenta.
Per
questo motivo un cristiano non è in grado di concepire la magia come NORMALITA’
DELL’ESISTENZA. La trasformazione come attività di ogni soggetto che attraverso
l’uso della sua volontà nelle condizioni del mondo formate dalla volontà di ogni
soggetto formano la realtà del quotidiano in cui vivono. La trasformazione come
adattamento nella manifestazione dei propri bisogni e dei propri desideri è
l’unica realtà dell’esistenza.
Il
desiderio del cristiano, la realtà come forma, come logos, creata dal suo dio e
sottoposta ad una morale imposta che manifestata dalla volontà del suo dio
padrone, altro non è che negazione della realtà oggettiva. Una negazione che
per essere affermata come credenza deve chiudere ad ogni persona le possibilità
di trasformarsi progettando un futuro possibile. Per il cristiano tutto deve
essere immobile, privo di volontà propria e deve essere desideroso di obbedire
alla volontà del padrone.
Il
cristiano vive una situazione irreale, cortocircuitata nella sua immaginazione,
che proietta nella società pretendendo che la società si adegui a questo ordine
che egli immagina provenga dal suo dio padrone.
Questa
premessa è necessaria perché se noi non prendiamo atto che la credenza cristiana
è una credenza in una fantasia illusoria che si scontra con la realtà
quotidiana nella quale si manifestano, attraverso diverse veicolazioni,
i bisogni e le tensioni degli individui, non siamo in grado di comprendere la
capacità di destabilizzazione della sottomissione che ogni pratica di critica o
di ricerca nella vita e nella società, che non sia puro esercizio di
autodistruzione soggettiva, ha nei confronti della fede e del credo cristiano.
Noi,
nel corso della storia, abbiamo assistito a molti avvenimenti che hanno
rivoluzionato le società civili limitando e circoscrivendo progressivamente
l’assolutismo cristiano. La società si è liberata dall’oscurantismo cristiano
progressivamente. Fra una trasformazione sociale e un’altra, abbiamo assistito
al tentativo cristiano di riaffermare il proprio dominio svuotando e annullando
i valori sociali che si erano affermati. Ne manteneva la forma e usava la forma
nuova per riverniciare la propria ideologia di sottomissione. Così, il
cristianesimo non contesta il principio di uguaglianza dell’illuminismo, ma
pretende che tutti gli uomini siano uguali in ginocchio davanti alla gerarchia
cristiana che deve essere necessariamente superiore in quanto vicaria di
cristo. Così il principio di uguaglianza rimane nella forma, ma viene distrutto
nella sostanza e negli effetti sociali.
Questa
trasformazione storica continua fino all’arrivo della filosofia orientale. Con Leibniz prima (sistema binario suggerito dall’yin e yang) e Schopenhauer
poi, la filosofia orientale inizia ad entrare nel pensato occidentale. Nel XX
secolo viene introdotto lo yoga e, più in generale, la meditazione.
Appare
evidente che i cristiani, intesi come insieme dei credenti, non conoscono i
meccanismi attraverso i quali si forma il loro credo. In particolare i
meccanismi psicologici con cui impongono la loro fede e come questa agisce
all’interno dell’individuo.
Negli
anni ’60 acquistano un certo peso gli induisti favoriti dai Guru che già prima
della seconda guerra mondiale venivano presi in considerazione (per esempio,
dalla Teosofia, vedi Krisnamurti).
Lo
yoga, in particolare, si presenta come un esercizio fisico. Un esercizio fisico
che coinvolge non solo il corpo, inteso come fisicità, ma il corpo inteso come
intelligenza, emozioni, volontà, empatia. Lo yoga, come esercizio fisico, non
manipola solo il corpo come fisicità corporea, ma manipola il corpo negli
strumenti con cui il corpo fisico abita e vive nel mondo: l’intelligenza, la
volontà, l’empatia, l’emozione, il desiderio e il bisogno. Ne consegue che, ciò
che emerge dalla pratica yoga è un corpo che costruisce la consapevolezza di
unità fra fisicità ed emozione capace di costruire relazioni empatiche con i soggetti del mondo che lo circondano.
La
meditazione yoga non è la meditazione Pagana. Non mette ordine nella ragione
che agisce nel caos emotivo della realtà del mondo, ma costruisce l’unità del
soggetto superando la contrapposizione anima e corpo che appartiene alla
tradizione cristiana e alla filosofia platonica.
Nello
Yoga, il cristiano si trova nella relazione con l’assoluto. Solo che quell’assoluto su cui concentra le sue emozioni altro non è
che l’assoluto che esiste in sé stesso e che proietta nel mondo esterno. Come
faceva col suo dio padrone di cui egli fornisce il modello morale. Non è dio
che parla alla sua anima, ma è la sua anima la realtà oggettiva del suo dio
padrone. Un dio padrone che perde la forma del “dio persona”, di “dio altro da
sé” per diventare comunione soggettiva con l’assoluto (dio, appunto) di cui il
meditante diventa parte. Nello yoga non c’è l’altro da pregare, ma c’è il
sentire sé stessi come parte dell’assoluto da vivere e attraversare mediante le
proprie emozioni.
Il
dio padrone non ha presa sullo yogi perché non ha
forma (né lo yogi può pensarsi ad immagine e
somiglianza dell’assoluto che emotivamente lo attraversa. Può sentirsi parte
del tutto, non il tutto!) personale. Non è un soggetto padrone da identificare
con ogni padrone sociale. L’assoluto dello yogi non
ha una morale. Ogni yogi ha i suoi comportamenti
coerenti, ma non una morale alla quale sottomettersi.
Diverso
è il pregare che altro non è che un esercizio ossessivo di sottomissione ad un
padrone. Un padrone, al quale il cristiano deve sottomettersi, che viene
cercato, recitato in maniera ossessiva, tanto da impedire all’individuo di
affrontare il mondo prescindendo dalla sottomissione che pregando evoca.
L’arrivo
dello yoga ha posto parecchi problemi ai cattolici. L’articolo di Michele
Smargiassi ci racconta che il testo fondatore del sincretismo
yoga-cristianesimo, “Yoga per i cristiani”, è scritto dal monaco francese Jean Marie Déchanet che ha ottenuto l’imprimatur nel 1956 in
epoca preconciliare. Ma, ci dice Michele Smargiassi,
l’unico documento del Vaticano sullo yoga è l’Orationis formas scritta
dall’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede
(inquisizione cattolica), Ratzinger. La lettera è del 1989 ed esiste, in
proposito, un’intervista a Ratzinger nel 1999 in cui riprende le sue posizioni
a proposito dello yoga inquadrandole, dal punto di vista cattolico, nel più
vasto mondo delle religioni che i cattolici offendono chiamandole “sette”.
Quando
lo yoga fu approvato dalla chiesa cattolica, la stessa non si limitava a
credere che l’uomo fosse creato ad immagine e somiglianza del suo dio padrone,
ma agiva anche come se fosse effettivamente creato ad immagine e somiglianza
del suo dio padrone. La chiesa cattolica non si pose il problema sugli effetti
che la pratica yoga aveva sull’individuo e sulla veicolazione
delle sue idee religiose aprioristicamente determinate mediante la coercizione educazionale imposte dalla chiesa cattolica stessa. Lo ha
scoperto negli ultimi 50 anni. Quando ha dovuto registrare un progressivo
allontanamento dai dogmi cattolici dei cristiani, preti compresi, e una maggior
critica nei confronti della gerarchia vaticana. E’ vero che tutto avviene
all’interno delle modificazioni subentrate nella società vile negli ultimi
cinquanta anni, ma è altrettanto vero che le pratiche individuali come lo yoga,
pratiche meditative, pratiche di assunzione di responsabilità davanti al mondo
(come sempre più preteso dalle Costituzioni occidentali), vanno ad incidere su
persone sensibili e meno coinvolte economicamente spingendole ad una diversa e
più attenta ricerca religiosa. Persone che lo Stato non è riuscito a
coinvolgere nel consumo di eroina e di droghe.
Da
qui la reazione Vaticana che intende riprendere il controllo delle persone che,
come bestiame del suo gregge, si stanno allontanando dal gregge.
Non
per nulla gli interventi contro la pratica dello yoga vengono fatti dagli
inquisitori cattolici, in particolare da Ratzinger.
Il
primo intervento viene pubblicato il 15 ottobre 1989 in cui Ratzinger intende
stabilire limiti, fini e mezzi, della “meditazione cristiana” allo scopo di
impedire che le persone si emancipino dalla “preghiera” la cui funzione è
creare dipendenza dell’individuo da una provvidenza che pensa come immanente ed
immediata pur attribuendola ad un trascendente irraggiungibile.
Il
problema che deve risolvere Ratzinger è:
“Tutte e due queste forme di errore continuano a
essere una tentazione per l'uomo peccatore. Lo istigano a cercare di superare
la distanza che separa la creatura dal Creatore, come qualcosa che non dovrebbe
esserci; a considerare il cammino di Cristo sulla terra, con il quale egli ci
vuole condurre al Padre, come realtà superata; ad abbassare ciò che viene
accordato come pura grazia al livello della psicologia naturale, come
"conoscenza superiore" o come "esperienza".
Riapparse di tanto in tanto nella storia ai
margini della preghiera della chiesa, tali forme erronee oggi sembrano
impressionare nuovamente molti cristiani, raccomandandosi loro come rimedio,
sia psicologico che spirituale, e come rapido procedimento per trovare Dio.”
Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15 ottobre 1989 a firma
del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede (l’inquisizione
cattolica) cardinale Ratzinger.
Ratzinger
deve fermare la naturale spinta dell’uomo verso l’infinito dei mutamenti e
delle trasformazioni. Quell’azione dell’uomo come
risposta alle spinte emotive della vita dentro di lui e che Ratzinger deve,
invece, fermare chiamandole “peccato” perché, altrimenti, perde il controllo
dell’uomo. Dei suoi schiavi.
Indubbiamente
molte teorie orientali, rilette all’interno dell’assolutismo cristiano,
ritengono che la meditazione dell’individuo avvicini l’uomo ad un assoluto di
cui l’individuo è, o sarebbe, parte, ma non è questa la vera ragione della
ricerca dell’individuo. Ogni azioni con cui l’individuo riafferma sé stesso che
viene fatta è un tentativo, SEMPRE, di liberarsi dalle costrizione dogmatiche
cristiane che ne impediscono il cammino di trasformazione nella sua vita.
Ratzinger, come abbiamo visto nell’enciclica Spe
Salvi, da dogmatico cristiano, non concepisce la trasformazione, il progresso,
dell’uomo. Per Ratzinger il progresso non è mai nell’uomo e dell’uomo, ma solo
nei mezzi che l’uomo usa: dalla fionda alla superbomba. Per Ratzinger l’uomo
non è mai uscito dal brodo primordiale, né mai si è trasformato attraverso le
specie, ma è un oggetto creato dal suo dio padrone senza una volontà né una
dignità umana. Pertanto, per Ratzinger è il dio padrone, nella sua magnanimità
come padrone, che va incontro all’uomo. L’uomo può solo supplicare il padrone,
ma non mettere in atto strategie per “cercare”. Quando l’uomo cerca, diventa un
peccatore. La ricerca del cristiano è la ricerca della perfezzione
dell’annullamento di sé in dio, nella volontà del dio padrone. L’annullamento
delle sue pulsioni di vita nella morale coercitiva del suo padrone. E’ cristo,
come dice Ratzinger, che ti conduce al “padre”, non tu che pretendi di elevarti
al rango di cristo e giungere al padre annullando cristo.
Proprio
per questo dice Ratzinger:
“Con l'attuale diffusione dei metodi orientali di
meditazione nel mondo cristiano e nelle comunità ecclesiali, ci troviamo di
fronte ad un acuto rinnovarsi del tentativo, non esente da rischi ed errori, di
fondere la meditazione cristiana con quella non cristiana. Le proposte in
questo senso sono numerose e più o meno radicali: alcune utilizzano metodi
orientali solo ai fini di una preparazione psicofisica per una contemplazione
realmente cristiana; altre vanno oltre e cercano dì generare, con diverse
tecniche, esperienze spirituali analoghe a quelle di cui si parla in scritti di
certi mistici cattolici; altre ancora non temono di collocare quell'assoluto senza immagini e concetti, proprio della
teoria buddista, sullo stesso piano della maestà di Dio, rivelata in Cristo,
che si eleva al di sopra della realtà finita e, a tal fine, sì servono di una
"teologia negativa" che trascende ogni affermazione contenutistica su
Dio, negando che le cose del mondo possono essere una traccia che rinvia
all'infinità di Dio. Per questo propongono di abbandonare non solo la
meditazione delle opere salvifiche che il Dio dell'antica e della nuova
alleanza ha compiuto nella storia, ma anche l'idea stessa del Dio uno e trino,
che è amore, in favore di un'immersione "nell'abisso indeterminato della
divinità".” Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15
ottobre 1989 a firma del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della
fede (l’inquisizione cattolica) cardinale Ratzinger.
Le
affermazioni “contenutistiche” del dio padrone di Ratzinger vengono messe in
discussione quando viene annullato il dio personale, il cristo, che agendo come
persona e pensato come persona padrone della vita, porta l’uomo a scindere la
dimensione spirituale dalla dimensione sociale in cui la chiesa cattolica
esercita il suo controllo militare sulle persone.
Ratzinger
ha un solo obbiettivo: il controllo dell’individuo come oggetto posseduto dalla
chiesa cattolica.
Come
concepisce la libertà il cristiano? La concepisce come la libertà dei suoi
schiavi di continuare ad essere suoi schiavi per la gloria del cristo Gesù.
Così, il contenuto della meditazione, per Ratzinger, può essere solo un
rafforzativo della preghiera che costruendo sottomissione psico-emotiva
ad un immaginario introiettato educazionalmente
nell’individuo, viene riaffermato mediante una forma di meditazione
sull’ossessione descritta mediante la preghiera.
Essere
schiavi del dio padrone e di chi “lo ha mandato”, compresi i suoi vicari, è il
fine degli “esercizi spirituali” del cristiano. Dice Ratzinger:
“Per trovare la giusta "via" della
preghiera, il cristiano considererà ciò che è stato precedentemente detto a
proposito dei tratti salienti della via di Cristo, il cui "cibo è fare la
volontà di colui che (lo) ha mandato a compiere la sua opera" (Gv 4,34). Gesù non vive con il Padre un'unione più intima e
più stretta di questa, che per lui si traduce continuamente in una profonda
preghiera. La volontà del Padre lo invia agli uomini, ai peccatori, addirittura
ai suoi uccisori ed egli non può essere più intimamente unito al Padre che
obbedendo a questa volontà. Ciò non impedisce in alcun modo che nel cammino
terreno egli si ritiri anche nella solitudine per pregare, per unirsi al Padre
e ricevere da lui nuovo vigore per la sua missione nel mondo. Sul Tabor, dove certamente egli è unito al Padre in maniera
manifesta, viene evocata la sua passione (Cf. Lc 9,3 1) e non viene neppure presa in considerazione la
possibilità di permanere in "tre tende" sul monte della trasfigurazione.
Ogni preghiera contemplativa cristiana rinvia continuamente all'amore del
prossimo, all'azione e alla passione, e proprio così avvicina maggiormente a
Dio.” Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15 ottobre 1989 a
firma del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede
(l’inquisizione cattolica) cardinale Ratzinger.
Il
dio padrone, Gesù come padrone, Ratzinger come padrone; sono le vie che il
cristiano è obbligato a seguire perché, per Ratzinger, in quell’obbligo
consiste la sua libertà. La preghiera è riaffermazione continua del dominio del
padrone su sé stesso. E’ la negazione continua della sua personalità, dei suoi
desideri, della sua volontà.
Dice
il cristiano “sia fatta la tua volontà”!
Sia
fatta la volontà del dio padrone!
Sia
fatta la volontà del cristo Gesù!
Sia
fatta la volontà di Ratzinger!
Sia
fatta la volontà di Bagnasco!
Sia
fatta la volontà di Bertone!
Sia
fatta la volontà di Scola!
Sia
fatta la volontà di Milingo!
Sia
fatta la volontà di ogni prete cattolico!
Siamo
fatte QUELLE VOLONTA’, in disprezzo della volontà dell’uomo che per Ratzinger, Bagnasco, Scola, ecc. sono solo immondizia a disposizione
di loro stessi e del loro dio padrone.
Ogni
preghiera cristiana rinvia continuamente all’odio del cristiano per la vita
delle persone. Rinvia all’azione di genocidio per distruggere la volontà delle
persone di gestire la propria vita e il proprio corpo. La preghiera cristiana
riafferma il diritto del padrone, di ogni padrone, di stuprare gli individui
per la sua gloria. Sia come persone singole, sia come individui sociali che il
cristiano vuole sottomessi ad un monarca che sia vicario del suo dio padrone in
terra.
Quando
il cristiano viene stuprato affinché cessi di rivendicare la propria condizione
di cittadino, scopre la bellezza della sua sottomissione al suo dio padrone.
Scopre che la sua libertà consiste nella sottomissione al suo dio padrone; si
scopre libero di stuprare altri individui affinché si sottomettano al suo
stesso dio padrone.
Dice
Ratzinger:
“Se si considerano insieme queste verità, si
scopre, con profonda meraviglia, che nella realtà cristiana vengono adempiute,
oltre ogni misura, tutte le aspirazioni presenti nella preghiera delle altre
religioni, senza che con questo l'io personale e la sua creaturalità
debbano essere annullati e scomparire nel mare dell'Assoluto. "Dio è
amore" (1Gv 4,8): questa affermazione profondamente cristiana può
conciliare l'unione perfetta con l'alterità tra
amante e amato, con l'eterno scambio e l'eterno dialogo. Dio stesso è questo
eterno scambio, e noi possiamo in piena verità diventare partecipi di Cristo,
quali "figli adottivi", e gridare con il Figlio nello Spirito santo
"Abbà, Padre". In questo senso, i padri
hanno pienamente ragione di parlare di divinizzazione dell'uomo che,
incorporato a Cristo Figlio di Dio per natura, diventa per la sua grazia
partecipe della natura divina, "figlio nel Figlio". Il cristiano,
ricevendo lo Spirito santo, glorifica il Padre e partecipa realmente alla vita
trinitaria di Dio.” Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15
ottobre 1989 a firma del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della
fede (l’inquisizione cattolica) cardinale Ratzinger.
La
riaffermazione della sottomissione dell’individuo mediante la rinuncia alla
riaffermazione di sé stesso nella vita quotidiana, Ratzinger lo chiama
“dialogo” fra “amante e amato”, ma la società civile lo chiama STUPRO e VIOLENZA! Uno stupro e una violenza fatta
con impunità che le Istituzioni garantiscono a Ratzinger in assoluto disprezzo
della Costituzione.
Se è
un delirio affermare che esiste un “diritto alla schiavitù”, le dichiarazioni
di Ratzinger non sono solo deliranti, ma offensive.
E’
importante per Ratzinger riaffermare che l’uomo è solo immondizia, letame, che
deve disprezzare sé stesso sia come società che come individuo. La psicanalisi
ci dice che l’imposizione dei sensi di colpa impediscono all’individuo di
sviluppare quei meccanismi di critica del presente capaci di consentirgli di
progettare i possibili futuri. Per Ratzinger, imporre i sensi di colpa
all’individuo, è fondamentale per costringerlo alla sua dottrina:
“La ricerca di Dio mediante la preghiera deve
essere preceduta e accompagnata dalla ascesi e dalla purificazione dai propri
peccati ed errori, perché secondo la parola di Gesù soltanto "i puri di
cuore vedranno Dio" (Mt 5,8). Il Vangelo mira
soprattutto a una purificazione morale dalla mancanza di verità e di amore e,
su un piano più profondo, da tutti gli istinti egoistici che impediscono
all'uomo di riconoscere e accettare la volontà di Dio nella sua purezza. Non
sono le passioni in quanto tali ad essere negative (come pensavano gli stoici e
i neoplatonici) ma la loro tendenza egoistica. È da essa che il cristiano deve
liberarsi: per arrivare a quello stato di libertà positiva che la classicità
cristiana chiamava "apatheia", il medioevo
"impassibilitas" e gli Esercizi spirituali ignaziani "indiferencia".”
Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15 ottobre 1989 a firma
del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede (l’inquisizione
cattolica) cardinale Ratzinger.
Si
tratta di esercizi mediante i quali viene indotta nell’individuo la nevrosi
ossessiva isolando le rappresentazioni razionali dalle pulsioni emotive in
relazione alle stimolazioni ambientali.
I
“puri di cuore” sono i malati di ossessione legati al delirio di onnipotenza
col dio padrone.
Aggredire
le pulsioni, anziché veicolarle o negare l’individuo (l’ego) la manifestazione pulsionale, porta sempre allo sviluppo dell’ossessione.
Un’ossessione pulsionale che, imposta dalla chiesa
cattolica agli individui ancora bambini,
si manifesta nella società sotto forma di violenza gratuita, violenza
sessuale, violenza negli stadi, violenza dei bulli. Una violenza, cioè,
tendente a riaffermare l’individuo e non finalizzata all’ottenimento di qualche
cosa. La violenza come vuoto è la violenza voluta dal cristiano. E’ la violenza
fatta SOLTANTO dalle religioni monoteiste. Una violenza che Ratzinger esalta
nelle pratiche cristiane quando dice che solo il padrone può illuminare i suoi
schiavi. Gli schiavi possono solo supplicare il loro padrone. Possono offrirsi
al loro padrone. Ma nulla può lo schiavo senza il suo padrone. Altrimenti, dice
Ratzinger, ciò contrasterebbe con lo spirito d’infanzia, di impotenza delle
persone, come richiesto dal vangelo.
Dice
Ratzinger:
“Il cristiano orante, infine, può arrivare, se Dio
lo vuole, ad un'esperienza particolare di unione. I sacramenti, soprattutto il
battesimo e l'eucaristia, sono l'inizio obiettivo dell'unione del cristiano con
Dio. Su questo fondamento, per una speciale grazia dello Spirito, l'orante può
essere chiamato a quel tipo peculiare di unione con Dio che, nell'ambito
cristiano, viene qualificato come mistica.
Certamente il cristiano ha bisogno di determinati
tempi di ritiro nella solitudine per raccogliersi e ritrovare, presso Dio, il
suo cammino. Ma, dato il suo carattere di creatura, e di creatura che sa di
essere al sicuro solo nella grazia, il suo modo di avvicinarsi a Dio non si
fonda su alcuna tecnica nel senso stretto della parola. Ciò contraddirebbe lo
spirito d'infanzia richiesto dal Vangelo. La mistica cristiana autentica non ha
niente a che vedere con la tecnica: è sempre un dono di Dio, di cui chi ne
beneficia si sente indegno.
Ci sono determinate grazie mistiche, conferite ad
esempio ai fondatori di istituzioni ecclesiali in favore di tutta la loro
fondazione nonché ad altri santi, che caratterizzano la loro peculiare
esperienza di preghiera e che non possono, come tali, essere oggetto di
imitazione e di aspirazione per altri fedeli, anche appartenenti alla stessa
istituzione, e desiderosi di una preghiera sempre più perfetta. Possono esserci
diversi livelli e diverse modalità di partecipazione all'esperienza di
preghiera di un fondatore, senza che a tutti debba venir conferita la medesima
forma. Del resto l'esperienza di preghiera che ha un posto privilegiato in
tutte le istituzioni autenticamente ecclesiali, antiche e moderne, è sempre in ultima
analisi qualcosa di personale. Ed è alla persona che Dio dona le sue grazie in
vista della preghiera.” Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15
ottobre 1989 a firma del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della
fede (l’inquisizione cattolica) cardinale Ratzinger.
L’Essere
Umano può fare nulla. Per Ratzinger l’Essere Umano è nulla!
Solo
il suo padrone può fare qualche cosa.
Il
cristiano è nulla e deve “ridurre a nulla quelli che sono”. Ridurre a nulla,
come dice Paolo di Tarso, implica impedire ogni percorso di trasformazione
soggettiva delle persone.
Così
Ratzinger conclude alcuni aspetti della meditazione cristiana riaffermando il
diritto del suo padrone di disporre del proprio schiavo.
Quale
padrone?
Sé
stesso come padrone!
Ogni
rappresentante di sé stesso padrone di schiavi e schiavo, a sua volta, di
Ratzinger in quanto padrone e vicario del dio padrone.
Dice
Ratzinger:
“Nella preghiera è tutto l'uomo che deve entrare
in relazione con Dio, e dunque anche il suo corpo deve assumere la posizione
più adatta per il raccoglimento. Tale posizione può esprimere in modo simbolico
la preghiera stessa, variando a seconda delle culture e della sensibilità
personale. In alcune aree, i cristiani, oggi, stanno acquisendo maggior consapevolezza
di quanto l'atteggiamento dei corpo possa favorire la preghiera.
La meditazione cristiana dell'oriente ha
valorizzato il simbolismo psicofisico, spesso carente nella preghiera
dell'occidente. Esso può partire da un determinato atteggiamento corporeo, fino
a coinvolgere anche le funzioni vitali fondamentali, come la respirazione e il
battito cardiaco. L'esercizio della "preghiera di Gesù", ad esempio,
che si adatta al ritmo respiratorio naturale, può - almeno per un certo tempo -
essere di reale aiuto per molti. D'altra parte gli stessi maestri orientali
hanno anche constatato che non tutti sono ugualmente idonei a far uso di questo
simbolismo, perché non tutti sono in grado di passare dal segno materiale alla
realtà spirituale ricercata. Compreso in modo inadeguato e non corretto, il
simbolismo può diventare addirittura un idolo e, di conseguenza, un impedimento
all'elevazione dello spirito a Dio. Vivere nell'ambito della preghiera tutta la
realtà del proprio corpo come simbolo è ancora più difficile: ciò può
degenerare in un culto del corpo e può portare a identificare surretiziamente tutte le sue sensazioni con esperienze
spirituali.
Alcuni esercizi fisici producono automaticamente
sensazioni di quiete e di distensione, sentimenti gratificanti, forse addirittura
fenomeni di luce e di calore che assomigliano ad un benessere spirituale.
Scambiarli per autentiche consolazioni dello Spirito santo sarebbe un modo
totalmente erroneo di concepire il cammino spirituale. Attribuire loro
significati simbolici tipici dell'esperienza mistica, quando l'atteggiamento
morale dell'interessato non corrisponde ad essa, rappresenterebbe una specie di
schizofrenia mentale, che può condurre perfino a disturbi psichici e, talvolta,
ad aberrazioni morali.
Ciò non toglie che autentiche pratiche di
meditazione provenienti dall'oriente cristiano e dalle grandi religioni non
cristiane, che esercitano un'attrattiva sull'uomo di oggi diviso e
disorientato, possano costituire un mezzo adatto per aiutare l'orante a stare
davanti a Dio interiormente disteso, anche in mezzo alle sollecitazioni
esterne.
Occorre tuttavia ricordare che l'unione abituale
con Dio, o quell'atteggiamento di vigilanza interiore
e di invocazione dell'aiuto divino che nel Nuovo Testamento viene chiamato la
"preghiera continua", non si interrompe necessariamente quando ci si
dedica anche, secondo la volontà di Dio, al lavoro e alla cura del prossimo.
"Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia
che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio", ci
dice l'apostolo (1Cor 10,31). La preghiera autentica infatti, come sostengono i
grandi maestri spirituali, desta negli oranti un'ardente carità che li spinge a
collaborare alla missione della chiesa e al servizio dei fratelli per la
maggior gloria di Dio.” Da: “Alcuni aspetti della meditazione cristiana” del 15
ottobre 1989 a firma del Prefetto per la Congregazione per la dottrina della
fede (l’inquisizione cattolica) cardinale Ratzinger.
Qualunque
cosa il cristiano fa, la deve fare per la gloria del suo padrone. Non per sé
stesso. Non per il proprio futuro. Non per i propri bisogni; ma per il padrone.
Rinchiudere
la persona all’interno dell’ideologia del dio padrone è per Ratzinger
importantissimo.
Le
pratiche orientali e le pratiche di varie tradizioni allontanano l’uomo dalla
sottomissione a Ratzinger stesso e a quanto Ratzinger rappresenta.
E’
importante la sottomissione, che fa Ratzinger, dell’esperienza mistica ad un
atteggiamento morale di sottomissione al suo dio padrone. Chi non ha
sottomissione morale al suo dio padrone non ha esperienze mistiche. Che cos’ha?
Allucinazioni, sensazioni alterate? Il controllo della morale di Ratzinger
determina se la percezione è di quella persona che mette sull’altare o di
quella persona che mette sul rogo. Così un povero pazzo criminale come Padre
Pio viene elevato agli altari. Pazzo, malato di istrionismo, responsabile
morale del genocidio degli Arditi di cristo, ma ha dato ricchezze al Vaticano:
lo ha fatto per lo spirito. La sua morale fa della sua pazzia, delle sue
ruberie, dei suoi assassini, “significati simbolici tipici dell’esperienza
mistica”.
Da
qui i distinguo di Ratzinger sullo Yoga come appaiono nell’intervista del marzo
1999:
“Uno yoga cristiano?
Anche la meditazione trascendentale e lo
yoga, in particolare lo yoga, hanno come substrato l'occultismo. Anzi, l'ultimo
grado dello yoga, il più elevato, comporta - affermano gli stessi libri
sacri di questa "filosofia" - un contatto con il mondo degli spiriti
e la acquisizione di poteri magici. Ritiene che vi sia un legame di fondo,
anche se poco apparente, tra la diffusione delle religioni orientali e
l'attuale rigurgito di occultismo?
Nel
fondo è presente, senza dubbio. Diciamo che l'offerta di queste religioni
orientali si muove su diversi livelli. C'è uno yoga ridotto ad una specie di
ginnastica: si offre qualche elemento che può dare un aiuto per il rilassamento
del corpo. Bene, se lo yoga è ridotto realmente ad una ginnastica si può anche
accettare, nel caso di movimenti che hanno un senso esclusivamente fisico. Ma
deve essere realmente ridotto, ripeto, a un puro esercizio di rilassamento
fisico, liberato da ogni elemento ideologico. Su questo punto si deve essere
molto attenti per non introdurre in una preparazione fisica una determinata
visione dell'uomo, del mondo, della relazione tra uomo e Dio. Questa
purificazione di un metodo in sé logico di idee incompatibili con la vita
cristiana, potrebbe essere paragonata per esempio con la "demitizzazione"
delle tradizioni pagane sulla creazione del mondo, realizzata nel primo
capitolo della Genesi, dove il sole e la luna, le grandi divinità del mito sono
ridotte a "lampade" create da Dio, lampade che riflettono la luce di
Dio, e ci fanno immaginare la vera Luce, che è il Creatore della luce. E cosi,
anche nel caso dello yoga e delle altre tecniche orientali, sarebbe necessaria
una trasformazione e uno spostamento radicale che realmente tolgano di mezzo
ogni pretesa ideologica. Nel momento in cui compaiono elementi che pretendono
di guidare ad una "mistica", diventano già strumenti che conducono in
una direzione sbagliata.
Questa trasformazione, o chiarimento, c'è
stato?
Generalmente
no. Può darsi comunque che alcune persone abbiano
cercato di escludere gli elementi religiosi e ideologici, mantenendo queste
pratiche su un piano di puro esercizio fisico. Questo non si può escludere.
Può esistere uno "yoga
cristiano"?
Nel
momento in cui lo si chiama "yoga cristiano" è già ideologizzato e appare come una religione, e questo non mi
piace tanto. Mentre sul piano puramente fisico, ripeto, alcuni elementi
potrebbero anche sussistere. Occorre stare molto attenti riguardo al contesto
ideologico, che lo rende parte di un potere quasi mistico. Il rischio è che lo
yoga diventi un metodo autonomo di "redenzione", priva di un vero
incontro tra Dio e la persona umana. E in quel caso, siamo già nel
trascendente. E' vero che anche nella preghiera e nella meditazione cristiana
la posizione del corpo ha la sua importanza, e sta a significare un
atteggiamento interiore. che si esprime anche nella liturgia. Ma nello yoga i
movimenti del corpo hanno una diversa implicazione di rapporto con Dio, che non
è quella della liturgia cristiana. Occorre la massima prudenza perché dietro questi
elementi corporali si nasconde una concezione dell'essere come tale, della
relazione tra corpo e anima, tra uomo, mondo e Dio.
Ritiene legittimo l'insegnamento della
meditazione trascendentale e dello yoga nelle Chiese Cattoliche e nelle
comunità religiose da parte di sacerdoti?
Mi
sembra molto pericoloso perché in questo contesto queste pratiche sono già
offerte come un qualcosa, appunto, di religioso.
E' possibile coniugare il mantra con la preghiera cristiana?
Il
mantra è una preghiera rivolta non a Dio, ma ad altre
divinità che sono idoli.
Perché questo deprezzamento di Cristo e
della Chiesa?
Questa
è una questione profonda legata alla situazione attuale del mondo. Le radici di
questo comportamento che oggi noi vediamo sono tante e si sono sviluppate nel
corso di un'epoca, anche se solo oggi emergono in tutta la loro forza. Mi
sembra che l'elemento ultimo sia quello, ancora una volta, del capitolo 3 della
Genesi: la superbia dell'uomo che intende fare di sé stesso Dio e non accetta
di sottomettersi a Lui. C'è dietro la volontà di prendere nelle proprie mani
Dio e non di mettersi nelle sue mani.”
Da:
Intervista, di Ratzinger, apparsa sulla rivista “una voce grida...” del 09
marzo 1999.
La necessità
di sottomettere gli uomini a sé stesso come vicario di dio è sempre presente.
In ogni affermazione. L’uomo che si libera dalla sottomissione al suo dio è il
pericolo che Ratzinger vuole allontanare.
Dove
individua il pericolo Ratzinger?
Ratzinger
individua il pericolo proprio nella dimensione religiosa.
La
dimensione religiosa, che per Ratzinger è la sottomissione a sé stesso come
vicario del padrone, mentre nelle religioni, in cui si sviluppano varie
pratiche dal Tai chi, allo yoga, al karate, ecc., il divino non è l’interazione con “il padrone delle persone”, ma è interazione
col divino che nelle persone si dilata nel mondo composto da divini. Questo, al
di là delle interpretazioni violente e cattive dei missionari cristiani che
hanno tentato di distruggere le categorie di pensiero orientale o africano per
ridurle al loro “già conosciuto”. Se esiste interazione con il divino presente
nel mondo, questa interazione può avvenire soltanto dilatando il divino del
singolo soggetto. L’Essere Umano, mediante pratiche e azioni, libera la
manifestazione divina del proprio corpo ed entra effettivamente in relazione
“col tutto”. Un “tutto” che è rappresentato dal mare emotivo che ha permesso la
nascita della vita, le specie e le loro diversificazioni: LA NATURA!
L’educazione
infantile induce l’individuo a dare una forma agli oggetti con cui entra in
relazione. Sia che li chiamai Buddha, Allah, Gesù,
santi mistici, è sempre lui che ha messo in moto il suo “percepire la realtà
emotiva del mondo” e si è svincolato dall’attesa del “dono del padrone”
attraverso l’esaltazione e l’estremizzazione della sua sottomissione.
Chi
mette in atto pratiche attive di ricerca del “divino” o di interazione emotiva
e percettiva del mondo in cui vive non giunge ad una verità, ma libera
progressivamente le sue capacità di interazione col mondo iniziando un processo
di riconoscimento del divino negli oggetti del mondo. Un processo di
riconoscimento del divino degli oggetti del mondo che non è altro che il
dispiegarsi del suo aspetto divino che costruisce le relazioni nel mondo.
Non
più, dunque, uno schiavo che attende il padrone o che anela all’unione mistica
col suo padrone, ma un viaggiatore della vita. Un Ulisse che mette in atto sé
stesso per giungere all’Itaca della sua esistenza.
Questo
è il motivo per il quale Ratzinger ritiene pericoloso l’insegnamento dello yoga
nella chiesa cattolica. Questo è il motivo per il quale Ratzinger chiama le
visioni divine di religioni diverse dalla sua col termine dispregiativo di
“idoli”. Per questo Ratzinger ritiene che la ricerca di libertà dell’uomo dal
suo odio altro non sia che un “atto di superbia” che pretende libertà dall’odio
del dio padrone e che, secondo Ratzinger, legittima lo stragismo del suo dio
padrone (e per conseguenza di sé stesso come vicario).
Certo,
dice Ratzinger, se fosse solo un esercizio fisico, lo yoga si potrebbe anche
accettare.
Ma
come può dire una simile stupidaggine?
Tutto
è manifestato dal corpo. Le emozioni, lo spirito, la mente, l’intelligenza, la
volontà, quella che i cristiani chiamano “anima”, tutto è manifestato dal
corpo. Da quel corpo. Tutto è il corpo. Se così non fosse, il corpo sarebbe un
cadavere. Altre forme, altri corpi, di altre specie della Natura manifestano
esattamente le stesse emozioni, lo stesso spirito, la stessa mente, la stessa
intelligenza, la stessa volontà, la stessa “anima” con modalità diverse in
quanto diverso è il corpo e pertanto diverse le necessità di quei corpi. Così,
come la scienza medica ha dimostrato che la psiche si manifesta nella postura
del corpo e come la correzione della postura del corpo aiuta a liberare la
psiche dagli “affanni ideologici educazionalmente
imposti”, qualunque pratica fisica spinge l’individuo a riformulare l’ideologia
della coercizione religiosa ed emotiva che gli è stata imposta.
Tanto
più lo yoga e le discipline orientali che, all’esercizio fisico, associano
anche codici morali estranei allo schiavismo e alla sottomissione propria del
cristianesimo.
Ci
sono, ovviamente, dei teologi cristiani favorevoli allo yoga e al sincretismo
fra yoga e cristianesimo, ma sono teologi che pensano che il loro dio padrone
sia un soggetto reale. Non sono arrivati alla comprensione, come ha fatto
Ratzinger, che l’idea cristiana del dio padrone è imposta mediante un vero e proprio
lavaggio del cervello fatta ai bambini e che può rimanere tale soltanto se
l’individuo rinnova continuamente la sottomissione. Quando l’individuo si
misura con le esperienze della vita deve trovare spiegazioni e scappatoie
all’orrore emotivo che il cristianesimo gli ha imposto.
Ratzinger
individua dei pericoli per la chiesa cattolica nelle pratiche dello yoga e
della meditazione. Sempre nell’intervista del marzo 1999 afferma:
Una fede da amare, non da tradire
Urs Von Balthasar definisce la meditazione trascendentale un
tradimento nei confronti della fede cristiana. E' d'accordo con questa
affermazione?
Si.
Perché il Dio Trascendente, la persona che mi ha chiamato e mi ama, viene
deformato in una dimensione trascendentale dell'essere. Credo che sia necessario
distinguere bene tra il Dio Trascendente e la trascendentalità. Mentre il
Trascendente è una Persona che mi ha creato, il trascendentale è una dimensione
dell'essere e quindi implica una filosofia di identità. Il cammino della
Meditazione Trascendentale, preso nelle sue intenzioni ultime, ha questa
tendenza di guidare ad immergersi nella identità, e quindi è esattamente
opposto alla visione cristiana, che conosce anche una unione di identità.
Cristo si è identificato con noi e così ci inserisce nel suo Corpo, ma è una
identificazione diversa, operata nell'amore, nella quale rimane sempre una
identità personale distinta, mentre la Meditazione Trascendentale comporta
l'immergersi, il lasciarsi "sciogliere" nella identità dell'essere
supremo.
Quale è, in termini spirituali, il prezzo
di queste pratiche?
La
perdita della fede e la perversione della relazione uomo - Dio, e un
disorientamento profondo dell'essere umano, cosicché alla fine l'uomo si sposa
con la menzogna.
Come deve realizzarsi concretamente il
rispetto verso questi culti non cristiani, fermo restando anche il rispetto
verso i valori imprescindibili della fede cristiano?
Il
rispetto è dovuto soprattutto alle persone. Come dice S. Agostino dobbiamo
avere amore per il peccatore e non per il peccato. Dobbiamo sempre vedere
nell'uomo che è caduto in questi errori una persona creata e chiamata da Dio e
che ha cercato anche, in un certo senso, di arrivare alla realtà divina per
trovare le risposte al suo desiderio di elevarsi. Dobbiamo inoltre rispettare
gli elementi ai quali ho accennato, chiarendo molto bene, però, quelle realtà
che sono distruttive e che sono opposte non solo alla fede cristiana ma anche
alla verità dell'essere umano stesso.
Da:
Intervista, di Ratzinger, apparsa sulla rivista “una voce grida...” del 09
marzo 1999.
Dove
l’altro è oggetto di disprezzo da parte di Ratzinger.
Il
disprezzo di Ratzinger è il disprezzo della volpe per l’uva che non può
raggiungere: tu sei un peccatore; non ti metti in ginocchio davanti al mio
padrone! Lui non diventa oggetto di possesso per Ratzinger e, quindi, diventa,
per Ratzinger, il soggetto da ingiuriare.
Ingiurie
che si sostanziano nei giudizi che poi diventano indicazioni di pratiche
criminali che vengono atuate nella società civile.
Alla
domanda rivolta a Ratzinger su “che cos’è la magia”, Ratzinger risponde con ciò
che egli odia: gli uomini che non si mettono in ginocchio davanti al suo dio
padrone. Dal momento che Ratzinger concepisce il suo rapporto col padrone nella
sua veste di schiavo che agogna a diventare padrone a sua volta, così pensa
agli uomini nell’unica forma che la sua depravazione morale e ideale gli
consente:
Eminenza, cosa è la magia ?
E'
l'uso di forze apparentemente misteriose per avere un dominio sulla realtà
fisica e anche psicologica. Il tentativo, cioè, di strumentalizzare le potenze
soprannaturali per il proprio uso. Con la magia si esce dal campo della
razionalità e dell'utilizzo delle forze fisiche insegnate dalla scienza. Si
cerca - e a volte anche si trova - un modo di impadronirsi della realtà con
forze sconosciute. Può essere in molti casi una truffa, ma può anche darsi che
con elementi che si sottraggono alla razionalità si possa entrare in un certo
dominio della realtà.
Da:
Intervista, di Ratzinger, apparsa sulla rivista “una voce grida...” del 09
marzo 1999.
La
magia è la capacità dell’uomo di abitare il mondo.
Quel
mondo che l’uomo ha trovato fin da quando la sua coscienza si formò nel più
antico dei brodi primordiali e la sua volontà lo spinse ad espandersi
nell’insieme in cui era venuto in essere. La magia sono le strategie che gli
Esseri della Natura hanno messo in atto per sopravvivere adattandosi al mondo.
La magia sono le specie a cui ha dato vita i singoli individui nella storia
della diversificazione delle specie. La magia è, appunto, la diversificazione
delle specie lungo tutta la storia dell’evoluzione. La magia è la
trasformazione continua del presente in cui gli Esseri della Natura vivono ed
agiscono. La magia è quell’abitare il mondo che per
un cristiano è cupo, misterioso ed occulto. La magia è la razionalità
dell’uomo. Senza la razionalizzazione del suo abitare il mondo dell’uomo non
esiste razionalità. Che cosa significa percepire il mondo anche col cervello
nello stomaco? La scienza, oggi, ha scoperto l’esistenza di un cervello nello
stomaco, ma le sensazioni e le percezioni del mondo attraverso quel cervello
giungevano alla coscienza fin da quando l’Essere Umano era un piccolo rettile.
E, allora, che cos’è la razionalità se non riconoscere quelle sensazioni ed
usarle? Se prima della scoperta scientifica un cristiano le avesse usate,
avrebbe parlato di occultismo. Come ha sempre parlato di demonio per
giustificare aspetti della realtà che non comprende o che sono in stridente
contrasto con la parola divina del suo dio padrone. Come riafferma in modo
ridicolo ed ingiurioso Ratzinger nell’intervista del marzo 1999:
E' questa la radice
della ferma condanna espressa anche dalla Chiesa nei confronti della magia e dell'occultismo?
Si. Ciò comincia nell'Antico Testamento: pensiamo al conflitto tra
Samuele e Saul. E' proprio la caratteristica della religione del Dio rivelato:
non si fa uso di queste pratiche, che sono caratteristiche delle religioni di
questa terra, e perciò pagane, perché pervertono la relazione tra Dio e l'uomo.
Questa condanna continua in tutta la storia della Rivelazione e riceve la sua
ultima chiarezza nel Nuovo Testamento. Non è - sia chiaro - un
positivismo che vuole escludere qualcosa della ricchezza dell' essere o delle
esperienze possibili, ma la verità di Dio che si oppone alla menzogna
fondamentale.
Il nome del diavolo nella Sacra Scrittura, "padre della
menzogna", diventa comprensibile in modo nuovo se consideriamo tutti questi
fenomeni, perché qui troviamo realmente la menzogna nella sua purezza totale.
Da:
Intervista, di Ratzinger, apparsa sulla rivista “una voce grida...” del 09
marzo 1999.
Per
un non cristiano, il cervello nell stomaco, era uno
strumento con cui il suo corpo si relazionava nel mondo in cui viveva. Abitava
quel mondo. Dilatava la comprensione di quel mondo. Esattamente come fanno
pratiche come lo yoga o il Tai chi, o le tecniche di
respirazione, o le arti marziali cinesi e giapponesi.
La
menzogna e l’inganno è quello di Ratzinger, non del suo immaginario demonio.
Così,
Michele Smargiassi conclude il suo articolo apparso sul giornale La Repubblica
del 03 gennaio 2009:
“... fonti della diffida di civiltà cattolica (1990): “Non c’è nel
cristianesimo nessuna tecnica capace di causare necessariamente l’unione
mistica con dio”. “Yoga, oppio per il cristiano”, “incompatibile con la
grazia”: giornali e siti internet tradizionalisti spingono perché i tappetini
sloggiati da parrocchie e conventi. Come finirà? “Non ci saranno guerre, siamo
tutti contro la banalizzazione”, tranquillizza don Magni. Ma qualche cosa si
muove. “I corsi che lo swami Veda Bharati
teneva a san Miniato al Monte sono stati interrotti”, si duole Cristina Nobili
dell’Himalayan Yoga Institute:
“è paura, ma non teologica. Se tutti riuscissero a trovare la via per l’unione
con l’assoluto, ai mediatori terreni resterebbe poco da fare”.
Le
dichiarazioni di Cristina Nobili sono frutto dell’idiozia e dell’ignoranza: se
non fosse stato per Robespierre, Ratzinger l’avrebbe bruciata viva.
E’
vero che i cattolici vogliono compiacere i buddisti per costruire quell’alleanza che consenta loro di devastare e distruggere
la società cinese, ma resta in sospeso la questione del prezzo. Quanto i
cattolici sono disposti a cedere ai buddisti o alle religioni orientali?
L’alleanza
con i buddisti non ha pagato, ma ha aggravato la posizione della chiesa
cattolica nei paesi orientali. A Ratzinger non resta che liberarsi di questo
tarlo e, per farlo, usa le solite sperimentate bande criminali già viste.
Scrive nel suo articolo Michele Smargiassi:
““allora lo chiamiamo training autogeno”, protesta il professor
Giuseppe Ferrari, segretario del Gris,
organismo ecclesiale che tiene d’occhio le nuove religioni e le sette. “Lo yoga
è intrecciato alla religione induista, non può essere inculturato
senza rischi nel cristianesimo”. Per il Gris, la
diffusione dello “yoga cristiano” è solo una variante delle sirene new-age. “In questi anni”, rivela, “è stato necessario
richiamare all’ordine alcune comunità che si erano spinte troppo avanti :
cercando di ‘avvicinarsi ai lontani’ si allontanavano
dai vicini”.
Non
esiste una pratica di vita che non sia “pericolosa” per il cristianesimo. Il
cristianesimo vive di ignoranza, odio e schiavismo. La cultura libera dall’odio
cristiano; poi i cristiani tentano di impossessarsene per gestirla; l’odio
cristiano lo chiamano amore del loro dio padrone e del loro cristo Gesù,
stuprano le persone a maggior gloria del loro padrone e lo chiamano amore; ogni
relazione fra cristiani e nelle società con i cristiani, è concepita solo una
relazione schiavista, come l’intervista di Ratzinger dimostra. Così, una
società di cittadini, una società culturale, una società democratica;
costituiscono offesa per il cristianesimo. Così, da quando venne introdotto
l’esercizio fisico nelle scuole; quando tale esercizio venne esteso alla donne;
quando ci furono le olimpiadi; quando si scoprirono i corpi; ci fu una
riscoperta continua delle relazioni fra il corpo e il mondo. E, nel mondo, i
corpi degli Esseri Umani, incontrarono gli Dèi che stimolarono la necessità dei
corpi di risvegliare il loro aspetto divino.
Marghera, 06 gennaio 2009
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 3277862784
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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