Karol Wojtyla il
pedofilo
La finta “guerra” al
comunismo per attentare alle Costituzioni Democratiche
e legittimare la
pedofilia e la pederastia cattolica.
Vai al significato sociale dei Vangeli Cristiani.
Come si impone la fede cattolica?
Mediante la violenza sui bambini.
Una violenza messa in atto dalla chiesa cattolica che
nessun regime, salvo quelli dell’est Europa dopo la seconda Guerra Mondiale, ha
mai messo in discussione. Perché? Perché ogni individuo, qualunque sia stato il
suo partito politico o le sue convinzioni ideologiche o religiose, ha sempre
ritenuto che l’individuo sia creato da un dio padrone, pertanto, oggetto di
possesso di un dio padrone. Dal momento che nessuno può modificare la creazione
del dio padrone, la violenza pederastica o pedofilia era un reato contro la
morale (un comportamento immorale), ma non un delitto che modificando la realtà
psichico-emotiva del bambino, di fatto, ne menomava
le sue capacità di determinazione e di scelte della sua vita nel mondo in cui
viveva. La violenza ai bambini è un vero e proprio attentato terroristico ben
più grave che non la gambizzazione di Montanelli o dell’omicidio Tobagi, ma
nella testa di poliziotti e carabinieri suonava come un comportamento
irrilevante che li induceva a ridicolizzare il bambino violentato col, più o
meno “te la sei voluta o te la sei cercata” oppure col “non è vero, ti sei
inventato tutto....” quando non veniva reiterata da poliziotti e carabinieri
che consideravano i gay dei pervertiti e le donne lungo le strade come “oggetti
di disprezzo”.
La fede cattolica si impone mediante la violenza sui
bambini. La percezione di questo meccanismo se ne ha durante la rivoluzione
sessuale del 1968, ma saranno necessari almeno 10 anni di lotte sociali perché
la violenza sessuale come delitto contro la persona inizi ad afferrare
l’attenzione delle persone.
In questo periodo Karol Wojtyla assiste alla progressiva
scoperta della sistematicità della violenza pedofilia e pederastica del clero
cattolico ad opera delle società civili e si trova a dover difendere i preti
pedofili e pederasti dallo scandalo suscitato dalla scoperta delle loro
attività. Nello stesso tempo Wojtyla
deve gestire il diritto cattolico alla pratica della pedofilia e della
pederastia davanti alle società mondiali che scoprono la devastazione operata
dai preti cattolici mediante la pedofilia e la pederastia.
Karol Wojtyla è il vero protettore di pedofili e
pederasti: lui stesso è il primo responsabile della pedofilia e della
pederastia al fine di imporre la fede cattolica.
E allora perché verrà fatto beato?
Perché è stato colui che ha costretto le società a non
chiedere giustizia nei confronti delle pratiche di pedofilia e di pederastia
della chiesa cattolica. E’ colui che ha ottenuto la legittimazione della
pedofilia e della pederastia ad opera dei preti cattolici: avete mai visto in
Italia un prete cattolico linciato o indicato al pubblico disprezzo per aver
abusato di bambini? C’è stato qualche sporadico processo, ma la società civile
e le Istituzioni hanno legittimato il fatto che la chiesa cattolica abbia il
diritto di stuprare bambini. Un esempio è il Don Gelmini che, accusato di
violenza nel lager che gestisce non solo trova l’approvazione di Silvio
Berlusconi, ma riceve anche finanziamenti per poter continuare a violentare i
ragazzi mentre i processi che lo riguardano vengono sempre rimandati al fine di
garantirgli impunità.
E’ la legittimazione della pedofilia e della pederastia
ottenuta da Karol Wojtyla. Una legittimazione della possibilità di violentare i
bambini che lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano certifica
ed avalla andando ad omaggiare Ratzinger che beatifica il pedofilo e pederasta
Karol Wojtyla e, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come fece a
suo tempo quand’era ministro degli interni, rende omaggio all’attività di
pedofilo e pederasta di Wojtyla.
Lo scontro per la legittimazione dell’attività di
pedofilia e pederastia della chiesa cattolica inizia nei primi anni ’80 quando,
con Ratzinger che reitererà il documento Cimen sollecitationis, le società inizieranno,
dopo gli scontri degli anni ’70 che hanno visto il movimento femminista
promuovere le sue istanze, a chiedersi quale costo sociale stanno pagando per
la violenza sui minori operata dai preti cattolici.
La Democrazia Cristiana che con Fanfani, Moro, Andreotti e
altri si ergeva a paladina del diritto alla pedofilia della chiesa cattolica
(la violenza come delitto contro la persone fu riconosciuta solo alla fine
degli anni ’90) cominciava a scricchiolare. Ritengo interessante far iniziare la nostra storia da
questa diatriba fra la Federazione giovanile comunista italiana e la Democrazia
Cristiana che per proteggere l’attività di pedofilia e pederastia della chiesa
cattolica (ricordiamo come in quegli anni i preti cattolici, indisturbati, violentavano
i bambini del Provolo di Verona e in centinaia di
altri istituti in Italia) se ne usciva con accuse del tutto deliranti tanto da
costringere la FGCI a sporgere denuncia contro Silvia Costa responsabile del
settore propaganda della DC:
la Repubblica - Venerdì, 5 giugno 1987 -
pagina 2
SULLA PEDOFILIA SILVIA COSTA REPLICA ALLA FGCI
ROMA Silvia Costa,
responsabile del settore propaganda della Dc, in relazione a una annunciata
querela nei suoi confronti da parte dei giovani comunisti, afferma tra l'
altro: Sono estremamente meravigliata della reazione scomposta della Fgci a una mia valutazione politica sulla contraddittorietà
del Pci, in cui alcuni esponenti si esprimono contro gli abusi all' infanzia e
altri, candidati nelle sue liste, teorizzano la pedofilia come diritto dei
bambini ad avere una loro sessualità e ad avere rapporti tra loro o con adulti.
La Fgci, afferma ancora Silvia Costa, ha svilito la
polemica e ha preferito l' aggressione personale: per questo ho dato mandato al
mio legale di tutelare nelle sedi opportune i miei diritti.
La Democrazia Cristiana, che ha lavorato per decenni al
fine di consegnare il paese nelle mani della mafia, ha il sentore che la
questione sociale dell’infanzia gli stia scoppiando nelle mani e per preservare
il diritto della chiesa cattolica a violentare bambini accusa i movimenti che
vogliono sottrarre la gestione del corpo delle persone al dio padrone cristiano
e ai suoi delegati di favorire le perversioni immorali. Il PCI, con personaggi
piuttosto zotici dal punto di vista ideologico e sociale come Berlinguer,
Napolitano, ecc. non capiscono la questione e anziché viverla come una
questione di vita o di morte sociale, preferiscono viverla come uno scherzo se
non con complicità con le gerarchie cattoliche.
La grande ignoranza dei dirigenti del Partito Comunista
che, come Giorgio Napolitano, vivono con grande superficialità gli attentati di
Piazza Fontana, Piazza della Loggi, quelli sui treni, l’attentato alla stazione
di Bologna, tanto da sabotare politicamente le indagini sugli attentatori
(Pietro Valpreda fu diffamato per anni) e garantire
loro l’impunità, salvo perseguire chi fra i cittadini reagiva ai tentativi di
colpo di stato (facendoli torturare), erano tesi a favorire la violenza sui
bambini da parte di Karol Wojtyla.
Karol Wojtyla si riteneva in diritto di violentare i
bambini in base all’esempio fornito da Gesù e alle indicazioni di Paolo di
Tarso secondo cui qualunque turpe delitto era lecito purché fatto in funzione
dello spirito e non in funzione della carne: i preti cattolici violentavano i
bambini in nome del dio cristiano, non per il solo loro piacere. Lo facevano e
lo fanno per la fede, non per il loro tornaconto personale.
La breve cronaca che riporto, va dal settembre del 1989
all’ottobre del 1995 e individua il primo responsabile della violenza ai minori
in Karol Wojtyla capo dei cattolici fra il 1978 e il 2005.
Voglio iniziare da questo episodio di cronaca perché mette
in luce l’uso che della pedofilia ne faranno le gerarchie cattoliche: si accusa
di essere immorale il “negro” non allineato alla gerarchia, rivelando come la
pratica della pedofilia era un “premio” da riservare ai preti cattolici
allineati con le gerarchie.
Vedremo come le gerarchie cattoliche hanno favorito
l’attività di pedofilia e di pederastia per imporre la fede spostando di
parrocchia in parrocchia i preti pedofili. Intanto, nel dare la notizia delle
accuse per molestia a George Stallings l’articolo
sottolinea che la chiesa cattolica, attraverso Hickney,
gli ha detto di andarsi a curare.
Siamo negli anni in cui lo “sporco negro” ha ancora un
grande effetto nell’opinione pubblica. Il reato è fatto da un “negro” e questo,
per ora, è quanto basta per allontanare il sospetto dalle gerarchie cattoliche.
la Repubblica - Martedì, 5 settembre 1989 -
pagina 16
E' il fondatore della chiesa afro-americana
UN PRETE NERO SOTTO ACCUSA VIOLENTAVA UN
CHIERICHETTO
WASHINGTON Un ex
chierichetto ha accusato padre George Stallings,
leader della congregazione cattolica nera di Washington, di averlo per mesi
costretto ad avere rapporti omosessuali in sacrestia. Secondo quanto scrive il
Washington Post, che ieri ha rivelato retroscena della storia, l' omosessualità
di Stallings era già nota alla curia che alcuni mesi
rifiutò di assegnarlo a una parrocchia per i dubbi insorti sulle sue
inclinazioni sessuali. Alcuni mesi fa Stallings aveva
dato vita all' Imanitemple, una congregazione
afro-americana indipendente e non riconosciuta dalla diocesi di Washington. Né
lui, né i collaboratori del cardinale Hickney, l'
arcivescovo della capitale, hanno voluto commentare le accuse. Il Washington
Post non fa il nome del ragazzo che ha accusato il 41 enne sacerdote di colore.
Aggiunge però che prima dell' estate, quando era ancora direttore per l'
evangelizzazione nella diocesi, Stallings fu messo
con le spalle al muro dall' arcivescovo Hickney che
aveva trovato da ridire sulla sua condotta di vita. Al prete di colore, che
aveva chiesto una parrocchia, fu opposto un rifiuto a meno che non si fosse
andato a curare in un ospedale cattolico del New Mexico noto per il trattamento
della pedofilia e di disordini sessuali.
Passando dagli USA all’Italia è interessante, per
riaffermare le responsabilità di Karol Wojtyla nella violenza ai bambini,
questo episodio che riguarda il prete cattolico Ilario Rolle.
Il caso di Ilario Rolle è uno
degli esempi di legittimazione pretesa dalla chiesa cattolica nella violenza ai
minori. Una legittimazione che la chiesa cattolica vuole a tutti i costi anche,
e soprattutto, perseguendo le sue stesse vittime qualora si permettano di fare
sesso come la chiesa cattolica non vuole.
E’ il 1990 e Ilario Rolle viene
inquisito su denuncia di un ragazzo che afferma di essere stato molestato
sessualmente. La difesa di Rolle sarà il solito
copione messo in atto da tutti i preti violentatori e suggerito direttamente
dal Vaticano: è colpa del violentato; persona inaffidabile; diffamatore;
vendicativo; una famiglia sfasciata e un poco di buono....
Le direttive del Vaticano secondo cui l’accusatore va
diffamato, sono il motivo ricorrente ogni volta che un’istituzione religiosa,
un prete cattolico, una suora picchiatrice, saranno accusati da qualcuno che
chiede giustizia.
Wojtyla avrebbe potuto o, secondo la società civile,
dovuto allontanare il prete, ma il prete agiva per imporre la fede ai ragazzi e
dunque non lo faceva per il piacere, ma per lo spirito; per il dio padrone di
Wojtyla. E chi era Wojtyla per interferire nei progetti di dio?
Per questo è
intervenuto il magistrato, che dei progetti del dio dei cristiani non
dovrebbe fregare nulla e nel 2010 condanna Ilario Rolle
a 3 anni e otto mesi con lo sconto di 1/3 di pena per il rito abbreviato. la
condanna del 2010 non ci sarebbe stata se Wojtyla, anziché aggredire
militarmente e per finalità di terrorismo la società civile avesse allontanato
il prete cattolico. Alcuni ragazzini non avrebbero subito quelle attenzioni
dove, è necessario presumere, per uno che denuncia ce ne sono almeno una decina
che hanno subito, soggettivando i traumi, senza denunciare. Rolle
si spacciava per un cacciatori di pedofili in rete, come Di Noto, e ben 385
membri della sua parrocchia, o suoi conoscenti, avevano formato un gruppo
cattolico di sostegno a Rolle contro le richieste di
giustizia del ragazzo: 385 adulti contro un ragazzino affinché il ragazzino si
mangiasse le accuse di violenza che aveva subito..... è la pretesa dei
cattolici di violentare ragazzini per imporre loro la fede senza dover
rispondere davanti alla legge
la Repubblica - Giovedì, 6 settembre 1990 -
pagina 22
Torino, parroco rinviato a giudizio per atti
di libidine. Lo accusa un ragazzo
"QUEL SACERDOTE MI
INSIDIAVA"
TORINO Don Ilario Rolle, 39 anni, parroco di una frazione di Carmagnola, una
cittadina in provincia di Torino, è stato rinviato a giudizio dal tribunale per
presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzo, Giovanni, ora
quattordicenne. I fatti risalgono a un periodo compreso tra l' 88 e l' 89.
Insieme al sacerdote, finirà sotto processo anche l' avvocato Giancarlo Rossi
Carpino, 35 anni, uno dei principali imputati del processo ai pedofili torinesi
che inizierà nello stesso giorno, l' 8 ottobre. Su questo nuovo caso di
presunta pedofilia, che questa volta coinvolge un prete, le autorità
ecclesiastiche non hanno, per ora, preso alcun provvedimento. Non ci è giunta
alcuna comunicazione da parte dell' autorità giudiziaria, come convenuto dal
nuovo Concordato, si è limitato a dire don Franco Peradotto,
vicario generale. Il parroco di Vallongo continua
quindi a svolgere la sua attività pastorale, tanto che in questi giorni si
trova ad Ala di Stura, nelle valli di Lanzo, insieme
a un gruppo di giovani. Alle accuse lanciate dal ragazzo, sia Rossi Carpino,
attualmente agli arresti domiciliari proprio ad Ala di Stura, che don Rolle, replicano senza scomporsi, almeno in apparenza.
Certo, non fa piacere essere accostati a una vicenda come quella dei pedofili
dice adesso don Ilario ma una spiegazione alle accuse di Giovanni ce l' ho. Si
tratta di un ragazzo difficile, sbandato, che ha voluto vendicarsi di me, e di
altra gente, perché si sentiva respinto, non accettato. Avrebbe voluto tornare
nella piccola comunità della mia parocchia, dove l'
avevo accolto. Io, però, volevo che andasse a vivere con il padre, a Salerno.
Giovanni, una famiglia sfasciata, uno dei tanti ragazzini che ruotano nel mondo
della baby-prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, era stato
presentato, un paio d' anni fa, a don Rolle da Rossi
Carpino. L' avvocato, tuttavia sostiene il sacerdote non mi aveva detto che lo
aveva incontrato negli ambienti della prostituzione. L' ho scoperto in seguito.
Tra una fuga e l' altra, un soggiorno dal padre e un ritorno nei vecchi posti,
Giovanni, ricorda don Rolle, era persino stato
fermato con una pistola dalla polizia di Napoli. Dopo quell' episodio, mi ha
telefonato varie volte, chiedendo di ritornare da me. Ma io sono stato duro,
gli ho detto di andare da suo padre, che era giusto così. Lui l' ha presa male
e mi ha gridato: Te la farò pagare' . Pochi mesi dopo, nella primavera dell'
anno scorso, Giovanni è stato di parola. A un' assistente sociale ha raccontato
di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. Ma è un'
accusa senza senso, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il
mio comportamento tenuto con i giovani, si difende il parroco di Vallongo. Su don Rolle anche l'
avvocato Rossi Carpino si sbilancia in positivo: E' una bravissima persona,
dice. Sarà il processo a chiarire se le accuse di Giovanni sono soltanto la
pesante ripicca di un ragazzo di vita che si è sentito tradito.
In
questo caso il prete fu “non processato” per un vizio tecnico. La chiesa
cattolica sapeva che era un violentatore di bambini e ha continuato ad
utilizzarlo proprio per consentirgli di continuare la violenza sui bambini.
Wojtyla non ritenne che violentare bambini fosse né un reato né un peccato e
continuò a consentirgli l’attività. Ma la società civile non era d’accordo. Per
poter meglio violentare i bambini divenne un prete anti-pedofili che metteva in
guardia sull’uso della rete:
"Don Rolle abusò di
quel ragazzino"
Il
giudice: nel letto con un dodicenne, un bacio per nulla innocente
di SARAH MARTINENGHI
(07 aprile 2010)
Non è stato solo un bacio
«equivocato» a far condannare don Ilario Rolle. Non
pare giustificabile chiamare un dodicenne di notte nel proprio letto, restare
in mutande e canottiera sotto le coperte con lui, fosse anche solo per dormire
abbracciati. Il gip non ha affatto creduto al prete torinese più impegnato
nella lotta alla pedofilia, e nelle sue motivazioni ha spiegato il perché della
condanna a tre anni e otto mesi inflittagli. «Nel comportamento descritto di
chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo,
abbracciarlo, accarezzarlo, e baciarlo anche sulla bocca - scrive il giudice
Cristiano Trevisan - non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna
innocente manifestazione d´affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un
abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza». Sono
racchiuse in 34 pagine le motivazioni di una condanna severa: quella a tre anni
e otto mesi di carcere (in abbreviato) inflitta a dicembre con l´accusa di
violenza sessuale nei confronti di un ragazzino a don Ilario Rolle, parroco di Venaria, difeso dall´avvocato Stefano
Castrale, uno dei preti più impegnati nella lotta alla pedopornografia,
nonché inventore di un filtro internet per creare siti sicuri per i bambini.
Per il gip Trevisan non c´è soltanto l´episodio di denuncia per un bacio sulla
bocca dato al dodicenne. Ma dalle indagini svolte dal pm Stefano Demontis, dalle testimonianze assunte, è emersa
l´inquietante abitudine del prete (confermata da molti altri ragazzini) di
chiamare gli adolescenti a turno per dormire con lui nella sua camera privata
durante le settimane di vacanze estive in montagna ad Ala di Stura.
«L´imputato - scrive il
giudice - afferma di aver solo strofinato la sua barba contro la guancia del
ragazzo e di averlo baciato sulla nuca. In tal modo, pur negando il bacio sulla
bocca, ammette implicitamente che vi fu un avvicinamento dei rispettivi visi
oltre quel margine di rispetto che regola le relazioni intersoggettive. Non vi
era alcuna oggettiva e plausibile ragione per invitare nella notte un ragazzino
di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi
confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era
preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato. Anzi, era stato
chiamato dalla propria camerata proprio perché, entusiasta di essere in
montagna con gli amici della parrocchia stava facendo un po´ di
"cagnara". Si trovava in uno stato di euforia che non poteva
giustificare un intervento consolatorio del prete».
Nelle motivazioni tra
l´altro il gip parte proprio dalla denuncia della madre della vittima, in cui
la donna raccontava come il parroco avesse sempre avuto una predilezione per
suo figlio: «Era stato proprio Don Ilario Rolle a
insistere perché mio figlio andasse in vacanza ad Ala di Stura, noi eravamo
contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo
ugualmente, superando il problema dei soldi». Quella denuncia e il racconto del
dodicenne, sentito in audizione protetta, sono apparsi ancor più credibili, per
il gip, proprio perché «senza motivi di astio» o rancore nei confronti di don
Ilario che si era difeso sostenendo di esser vittima di una congiura da parte
dei genitori del ragazzo.
A pesare sono state anche
le vicissitudini giudiziarie passate, (accuse che riguardavano sempre abusi
sessuali e che erano note anche alla Curia, nonostante il suo incarico
istituzionale nella lotta alla pedofilia), storie risultate tutte credibili per
il gip anche se non erano arrivate a una conclusione processuale: due distinti
episodi, uno del 1990 in cui Don Rolle era accusato
di aver insidiato un quattordicenne (la sua querela però era arrivata tardiva),
e un altro di qualche anno fa in cui era accusato da un ragazzo straniero di
aver abusato di lui e di altri ragazzini. Tutti raccontavano «modalità
analoghe» di quella strana abitudine del prete di chiamare i ragazzi a dormire
con sé nel proprio letto, rimanendo in mutande e canottiera, tentando anche
baci sulla bocca. «Emerge - scrive infatti il gip - come già in passato don Rolle abbia tenuto atteggiamenti quantomeno equivoci nei
confronti dei ragazzini che hanno frequentato le parrocchie di Vallongo, Carmagnola e Venaria».
Tratto da:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/04/07/news/don_rolle_abus_di_quel_ragazzino-3167312/
E ancora lo stesso episodio visto da una
diversa ottica:
Torino, condannato per pedofilia prete anti-pedofili
VENERDÌ 09 APRILE di Giorgio Mazzola*
"L'acqua
è buona, ma se non è pura va filtrata. Come Internet". Con questo slogan
il sito www.davide.it presenta il suo filtro "Davide
2.0", software in grado di proteggere l'utente dalla visione di siti
"inadatti ai minori" con contenuti pornografici, pedo-pornografici,
violenza, satanismo e via dicendo. Lo ha inventato, nel 2000, un sacerdote
piemontese, don Ilario Rolle, 59 anni, fino a pochi
mesi fa parroco della chiesa di Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, a
nord di Torino.
Un impegno a
favore dei minori che nel 2003 (come scrive egli stesso nella sua pagina
personale in rete) gli valse il "mandato" da parte della Curia di
Torino "a lavorare sulla rete internet". L'attività del parroco
antipedofilia si è però interrotta; don Rolle,
infatti, è stato esonerato – su sua richiesta – dal servizio parrocchiale lo
scorso dicembre. Motivo, una sentenza di condanna a 3 anni e 8 mesi per
pedofilia emessa con rito abbreviato dal gip di Torino Cristiano Trevisan, di
cui ieri sono state rese note le motivazioni. L'uomo, nel 2007, avrebbe abusato
di un dodicenne durante un campo estivo ad Ala di Stura, accogliendolo
nottetempo nel suo letto e lasciandosi andare "ad atteggiamenti – si legge
nella motivazione – in cui non è possibile cogliere i tratti di alcuna
innocente manifestazione di affetto, bensì elementi tipici ed evidenti di un
abuso sessuale". In poche parole, carezze e baci sulle labbra non esattamente
convenienti.
Dunque la
decisione della Curia torinese di affidare al parroco di Venaria un incarico
tanto importante e delicato è stata una scelta sfortunata? Non esattamente,
diciamo pure che è stata incauta. Don Ilario, infatti, era già incappato in
disavventure simili. Nel 1990, quando ancora era parroco di Vallongo,
piccola frazione di Carmagnola (dove il sacerdote aveva creato un Pronto
soccorso sociale per l'ospitalità di minori e giovani in situazioni di
disagio), fu rinviato a giudizio, insieme ad altri imputati, proprio per
pedofilia.
Ne uscì con
una sentenza di non luogo a procedere grazie a un vizio di forma: la denuncia
della madre del minore, vittima degli abusi, non era stata presentata nei
termini di legge. Sulla base delle testimonianze di quel ragazzo – definito dal
Tribunale "pienamente credibile" – fu però condannato il principale
coimputato , un avvocato torinese di 35 anni. Il racconto della vittima
coinvolgeva anche il sacerdote e il suo contenuto, allegato agli atti del
processo di primo grado da poco concluso, sembra andare ben al di là di
equivoche manifestazioni di "affetto".
E non solo,
sempre nel 2007, don Ilario denunciò per estorsione un giovane rumeno che
minacciava di rendere note le particolari "attenzioni" che il ragazzo
avrebbe ricevuto dal parroco di Vallongo. Insomma, la
fama di padre Rolle (che, va da sé, ha diritto alla
presunzione di non colpevolezza fino al giudizio definitivo) non era
esattamente limpida; eppure in Piemonte godeva di un'investitura istituzionale
come prete anti-pedofilia. La Curia ribadisce quanto comunicato in una nota lo
scorso dicembre: "Profondamente meravigliati e amareggiati per la sentenza
di condanna inflitta a don Ilario Rolle – si legge –
affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della magistratura e nello stesso
tempo confermiamo la stima e la fiducia nei confronti del sacerdote,
riconoscendo il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni a
tutela dei minori". E dello stesso avviso sembrano essere i 385 membri del
gruppo "Grazie don Ilario Rolle" su
Facebook. *antefatto.it
Tratto da:
http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/1921
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Nei primi anni ’90 iniziano ad arrivare le notizie sugli
abusi sessuali praticati dai preti cattolici. Molti ragazzi e ragazze
violentate si vergognano. Vivono sensi di colpa come se loro fossero i
colpevoli e non i preti violentatori: Wojtyla temeva quest’ondata che
rappresentava una rivendicazione democratica contro le sue pretese di abuso
sessuale.
Questo articolo titola in merito alle amanti del vescovo
cattolico di Santa Fe, cosa del tutto tollerabile: sono fatti suoi. Ma, questo
articolo, riporta anche notizie tralasciate e ben più gravi, come lo stupro di
una ragazza da parte di James Porter o Bruce Ritter
che in un istituto violentava bambini o Raimond Pcolka accusato di stupro. Lo stesso articolo ci parla di
comportamenti più corretti di preti cattolici affermando che 19 preti hanno
lasciato la tonaca per sposarsi. L’articolo ci dice come fino a quel momento la
chiesa cattolica abbia pagato 300 milioni di dollari per mettere a tacere gli
scandali. Ha pagato alcuni violentati, ma non ha denunciato i preti cattolici.
La politica di devastazione sociale di Wojtyla, approvata da Giorgio Napolitano
e da Silvio Berlusconi ha appena iniziato a dare i suoi frutti. Giorgio
Napolitano ha sempre avuto un grande disprezzo per i ragazzi. Non ha mai posto
la questione sociale dell’infanzia ritenendo, molto probabilmente, che la
violenza dei preti cattolici fosse se non legittima, quanto meno un problema di
polizia e non un problema sociale.
la Repubblica - Giovedì, 11 marzo 1993 -
pagina 21
dal nostro corrispondente ARTURO
ZAMPAGLIONE
E' il segretario della conferenza episcopale
americana
USA, 3 DONNE ACCUSANO IN TV ' SIAMO LE AMANTI DEL
VESCOVO'
Dopo la denuncia il prelato ammette e chiede perdono. E intanto
a Chicago la diocesi promuove un numero verde contro i sexy preti
NEW YORK - "Mi dispiace, chiedo scusa" ha lasciato
scritto l' arcivescovo-Casanova: poi è sparito nel nulla, in attesa di una
decisione del Vaticano sull' ultimo scandalo che turba la chiesa cattolica
americana e ridà fiato agli oppositori del celibato ecclesiastico. E' scoppiato
a Santa Fe, nel profondo e romantico New Mexico, a tre anni dalle dimissioni
dell' arcivescovo nero di Atlanta, Roman Marino, per via di un amore proibito:
il suo collega Robert F. Sanchez ha confessato martedì lo stesso peccato. Negli
Anni 70 e all' inizio degli 80, Sanchez, che è anche segretario della
conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha avuto almeno 3 amanti, forse 5.
Sono state tre donne, a quel tempo non ancora trentenni, a rivelare per prime
il misfatto in una serie di interviste con 60 Minutes,
un settimanale televisivo d' assalto. E all' arcivescovo non è restato che
ammettere la verità, accentuando una "tensione", che proprio ieri ha
portato l' arcidiocesi di Chicago a istituire un numero verde per denunciare i
preti sporcaccioni. "Ho sempre cercato di non essere mai causa di
sofferenze o delusioni" ha detto Sanchez, in una melanconica
dichiarazione, rivolta soprattutto ai fedeli dell' arcidiocesi. "E
tuttavia oggi devo dire ' mi dispiace' . Mi rendo conto che queste accuse hanno
addolorato tutti. Chiedo pubblicamente il vostro perdono, come ho già chiesto
al mio Dio". Scelto da Paolo VI nel 1974 ad
appena 40 anni, primo arcivescovo di origine ispanica degli Stati Uniti, Robert
F. Sanchez ha sempre goduto di grande rispetto non solo nella sua zona, (che ha
una forte componente cattolica per via dell' immigrazione messicana) ma in
tutto il paese, tanto da essere scelto nel 1991 come segretario e membro del
consiglio esecutivo della conferenza episcopale. Nel passato, pur mantenendo
sempre un "basso profilo", era stato molto critico verso la posizione
di Washington sulla guerra del Salvador. Adesso ha lasciato Santa Fe: forse è
andato a pregare in un convento, forse ha preso un aereo per Roma, ma c' è
anche chi dice che si sia fatto ricoverare in una clinica specializzata nelle
nevrosi sessuali. Il Vaticano, a cui spetta l' ultima decisione, aprirà una
inchiesta sul suo operato, ma è difficile che l' arcivescovo possa rimanere nel
suo posto. La confessione di Sanchez aggiunge ulteriori angosce a una chiesa,
come quella cattolica americana, che non sembra più in grado di fronteggiare i
temi della sessualità. Da un lato, le gerarchie ripetono di essere fedeli al
voto di castità; dall' altro, scoprono attraverso lo studio di Richard Sipe della John Hopkins University
che un terzo dei sacerdoti sono "sessualmente attivi". Da un lato, la
chiesa conferma pubblicamente la validità del celibato ecclesiastico; dall'
altro deve fare i conti con i sondaggi e con la realtà: sei cattolici americani
su dieci dicono agli esperti della Gallupp di essere
favorevoli al matrimonio dei preti e ai 50 mila sacerdoti in
"servizio", di cui il 50 per cento ha più di 60 anni, si
contrappongono 19 ex-preti che hanno lasciato la tonaca per infilare la fede. E
intanto, si moltiplicano i casi di violazione dei voti. In quello degli
arcivescovi Marino e Sanchez potrà essersi trattato di una episodica debolezza
umana, senza conseguenze se non di carattere morale o di immagine; in altri
casi, c'è di mezzo il codice penale. Don James Porter è stato condannato per lo
stupro di una baby-sitter nel Minnesota. Padre Bruce Ritter
ha dovuto lasciare la guida di un istituto di rieducazione di New York dopo
accuse di pedofilia. L' altro ieri, la diocesi di Bridgeport,
nel Connecticut, ha sospeso padre Raymond Pcolka,
accusato da quindici persone di stupro e sodomia. E in tutto, la chiesa
americana ha già pagato 300 milioni di dollari, quasi 500 miliardi di lire,
come risarcimento dei danni subito dai fedeli per molestie sessuali di parroci
e preti.
Con un articolo dal sottotitolo “Wojtyla condanna i preti
colpevoli di violenza sessuale”, l’articolo mette in luce come la condanna di
Wojtyla sia diretta nell’esatta direzione indicata dal pedofilo Roncalli:
condannare chi svela l’orrore dei lager cattolici e della loro violenza
sessuale. L’atteggiamento di Wojtyla rispecchia il Crimen sollecitationis un documento segreto con cui Giovanni XXIII
prima e Ratzinger in seguito (per questo dovrà rispondere di crimini davanti ad
un tribunale USA), minacciavano chiunque denunciasse alle autorità civili
l’attività di pedofilia e pederastia dei preti cattolici. I preti cattolici,
per la chiesa cattolica, sono tanti Gesù che si presentano ai loro fedeli e
nessuna pecora del loro gregge ha il diritto di sindacare e tanto meno
denunciare ad un’autorità esterna le azioni di Gesù.
Da un lato Wojtyla agisce per favorire la pedofilia e la
pederastia, dall’altro lato si lamenta per la rivelazione delle violenze
commesse dai preti cattolici ad opera della stampa che, di fatto, mette sotto
accusa la chiesa cattolica, i comportamenti criminali del suo Gesù e del suo
dio e pretende di processarli.
La condanna dei media che denunciano gli atti di terrorismo
eversivo messo in atto da Wojtyla nel violentare i bambini è totale. Lo stesso
ministro degli interni, che poi sarà anche Giorgio Napolitano che nelle sue
funzioni di ministro degli interni veicolerà tutto il suo odio e il suo disprezzo
per la società civile trovando in colui
che rivela gli abusi sessuali il vero nemico da perseguire. Contro i dettami
Costituzionali, la chiesa cattolica verrà scambiata per Istituzione e i
cittadini che reclamano giustizia per eversori...
Tutta l’azione di Wojtyla ha un solo scopo: circoscrivere le
accuse di pedofilia e di pederastia ai singoli preti cattolici e impedire ai
media di accusare il suo Gesù, ad imitazione del quale la pedofilia e la
pederastia sono messe in atto, di essere il mandante degli abusi sessuali. La
tragedia per la chiesa cattolica non sta nella scoperta degli atti di pedofilia
o di pederastia ad opera dei preti cattolici, ma nella scoperta, da parte della
società del suo metodo di violenza ai minori attraverso il quale imporre la
fede cattolica.
Wojtyla diventa consapevole di quanto “voi pastori della chiesa
state soffrendo....”, non diventa consapevole del dolore e della distruzione
sociale che i “pastori della chiesa cattolica” stanno infliggendo a bambini e
alle società civili nel suo insieme. E’ sofferente solo perché le società
civili scoprono le strategie di diffusione della fede cattolica e stanno
prendendo coscienza dei gravi danni che tali metodi impongono alle società.
la Repubblica - Mercoledì, 23 giugno 1993 -
pagina 21
ORAZIO LA ROCCA
' Dolore e solidarietà' per le vittime degli
abusi e per lo scandalo negli Stati Uniti. Una commissione vigilerà sul clero
TROPPI BRUTI DENTRO IL CONFESSIONALE
Wojtyla condanna i preti colpevoli di violenza sessuale Una
severa lettera inviata ai vescovi americani. Il papa mette però sotto accusa
anche i mezzi di comunicazione colpevoli di ' enfatizzare' questi episodi. I
casi di pedofilia e quello del presule di Santa Fé,
destituito dopo le denunce di stupro presentate da cinque donne
CITTA' DEL VATICANO -
Anche nella Chiesa donne, giovani e bambini possono essere vittime di violenze
sessuali. Quel che è peggio, tali violenze vengono portate a segno non da bruti
di passaggio, nascosti all' ombra delle sacrestie o delle case canoniche, ma da
sacerdoti e, qualche volta, persino da vescovi. Episodi simili vengono
denunciati con crescente frequenza in particolare tra i preti americani, a tal
punto che ha dovuto prenderne ufficialmente atto il papa in persona. E infatti,
proprio Giovanni Paolo II, in una lettera inviata ai vescovi americani, ha
annunciato la decisione di adottare il pugno di ferro contro i preti
responsabili di abusi sessuali, ma nello stesso tempo non ha mancato di
criticare severamente quei mezzi di comunicazione (giornali, radio,
televisioni) che pubblicano con eccessiva "enfasi" simili notizie.
Nella lettera il papa esprime "dolore" e "solidarietà" per
le vittime di tali abusi e annuncia l' istituzione di una commissione vaticana
che studierà quali norme del nuovo Codice di diritto canonico vadano applicate
nei confronti dei preti colpevoli, con particolare riferimento alla situazione
americana. "I vescovi degli Stati Uniti si sentono più forti ora che il
papa ha promesso il suo aiuto per risolvere la delicata questione dei sacerdoti
pedofili", è stato il positivo commento dell' arcivescovo di Baltimora
William Keeler, presidente dei vescovi statunitensi.
La conferenza episcopale Usa in più occasioni era stata messa in guardia sulla
gravità dei casi di violenza sessuale e pedofilia nelle parrocchie Usa da un
rapporto commissionato a un gruppo di psicologi, avvocati, teologi e sacerdoti.
Ed erano stati gli stessi vescovi americani ad avvertire della gravità del
problema il pontefice, sollecitando un suo autorevole intervento. L' ultima
segnalazione era stato fatta l' 8 giugno scorso da otto vescovi delle diocesi
di Arizona, Colorado, New Mexico e Wyoming durante la
quinquennale visita ad limina in Vaticano. Tra gli
otto presuli mancava monsignor Robert Sanchez, ex arcivescovo di Santa Fe' . Il
presule era stato dimesso da papa Wojtyla dalla guida della sua diocesi il 6
aprile di quest' anno in seguito alle denunce di cinque donne che avevano
asserito di essere state violentate da lui. Durante la visita ad limina, Wojtyla, pur senza nominare il vescovo, aveva
significativamente espresso "rammarico e tristezza" per quella parte
del clero che non riesce ad essere fedele alle promesse sacerdotali.
Riferendosi, poi, ai casi di violenza sessuale riferiti dagli otto vescovi
americani, Giovanni Paolo II aveva definito "tragici per le vittime e per
i preti coinvolti" gli episodi denunciati. Stessi toni nella lettera resa
nota lunedì, in cui il papa, nel definirsi "profondamente
preoccupato" per la rilevanza che ha assunto il triste fenomeno, spiega
che la commissione vaticana "studierà quali norme del diritto canonico
possano essere applicate con riguardo alla particolare situazione degli
Usa". I vescovi americani non hanno mai nascosto di voler intervenire
loro, in prima persona, in merito ai casi di violenza sessuale per poter
ridurre subito allo stato laicale i sacerdoti colpevoli, senza aspettare le
decisioni della Santa Sede. Ma, in attesa delle decisioni della commissione
pontificia, ora dovranno frenare. Ancora nella lettera, il papa condanna però
anche i mass media che, a suo dire, avrebbero amplificato in modo eccessivo gli
scandali che riguardano i sacerdoti. "Il sensazionalismo che circonda il
male - ragiona Wojtyla - è sempre dannoso per la moralità". In America,
quindi, c' è un clero particolarmente "esposto" ai peccati di natura
sessuale? Il papa non lo crede e non a caso nella lettera spezza una importante
spada a favore della Chiesa americana, specificando che negli Usa "la
grande maggioranza dei vescovi e dei sacerdoti è dedita con grande devozione a
Cristo", pur aggiungendo che i resoconti sulle molestie sessuali non
possono essere ignorati. "Negli ultimi mesi - scrive Wojtyla - sono
diventato consapevole di quanto voi, pastori della Chiesa negli Stati Uniti,
stiate soffrendo per lo scandalo offerto da alcuni rappresentanti del clero.
Condivido pienamente il vostro dolore e la preoccupazione per le vittime di
tali misfatti". Secondo una ricerca pubblicata dai giornali americani,
negli ultimi 20 anni i casi di abusi sessuali consumati nelle parrocchie degli
Usa avrebbero coinvolto dai 2000 ai 4000 sacerdoti, con circa 100 mila vittime.
Tra costi legali e risarcimenti, la Chiesa cattolica finora ha speso qualcosa
come 400 milioni di dollari.
E’ il periodo storico in cui personaggi come Vittorio Zucconi o
Corrado Augias si affannano a raccontare che la causa della violenza ai minori
è il celibato dei preti. Cercano di impedire alle persone di prendere coscienza
come la violenza sui minori da parte della chiesa cattolica sia sistematica ed
endemica, parte del progetto di diffusione del cristianesimo. Nello stesso
tempo, la chiesa cattolica, tenta di criminalizzare i gay. Sono i gay, gli
omosessuali, secondo la chiesa cattolica che stuprano e violentano i bambini,
non l’ideologia imposta dalla chiesa cattolica. Si mette in campo un doppio
fronte d’attacco a coloro che criticano la chiesa cattolica. Un fronte con
un’impostazione di sinistra che per volere la fine degli scandali della
violenza sui bambini chiede che i preti cattolici si possano sposare. Da
sinistra si accusa l’imposizione del celibato ai preti cattolici. L’attacco,
organizzato da destra, chiede che per porre fine agli scandali della violenza
sui bambini siano accusati i gay, gli omosessuali, che si “infiltrano” nelle
file dei seminari cattolici.
Questa doppia strategia di attacco contro la società per difendere
il diritto di esercitare la pedofilia e la pederastia verrà perfezionata dalla
chiesa cattolica nei primi dieci anni del XXI secolo. Verranno emessi dei
provvedimenti da Ratzinger contro gli omosessuali al solo fine di salvaguardare
il suo diritto alla violenza sui minori. Per contro, Ratzinger, intuendo le
implicazioni sulla perdita delle pulsioni omosessuali all’interno del sacerdozio
cattolico, rifiuterà decisamente la rinuncia del celibato dei preti cattolici.
Nei seminari si continuerà ad imporre l’idea che il prete cattolico è Gesù di
oggi e nessuno lo deve processare come nessuno deve processare dio. Il prete
cattolico possiede le persone del suo gregge e ne può fare quello che vuole
obbedendo all’autorità, al Gesù che lo sovrasta. La battaglia di Wojtyla è
condotta nel segno del diritto del dio padrone, che lui incarna, a violentare i
bambini per imporre la fede. Dal momento che le società civili stanno prendendo
consapevolezza del problema deve riuscire a far credere che la scelta di
violentare i bambini sia una scelta del singolo individuo e non una strategia
della chiesa cattolica. Solo per caso verrà scoperto il documento Crimen sollecitationis
che, tenuto segreto, per
la prima volta svelerà al grande pubblico il segreto della chiesa cattolica per
la conquista del mondo mediante le pratiche di pedofilia e di pederastia. Da
qui anche il senso della lotta al “comunismo” di Wojtyla che impedendo alla
chiesa cattolica di stuprare i bambini nell’est Europa impediva, di fatto, alla
chiesa cattolica di espandere la propria fede religiosa.
la Repubblica - Giovedì, 24 giugno 1993 -
pagina 25
VITTORIO ZUCCONI
Da Chicago a Santa Fè
troppi preti accusati di violenza su fedeli e bambini, troppi miliardi da
risarcire
NEL NOME DEL SESSO, AMEN
La Chiesa americana travolta dallo scandalo dei pedofili L'
intervento del Papa ha definitivamente squarciato il velo su centinaia di
storie di umana brutalità all' ombra di confessionali e canoniche E subito è
scattata la campagna anticattolica, mentre fra i teologi ci si domanda perché
venga mantenuta ancora l' istituzione del celibato sacerdotale
WASHINGTON - Le loro
storie sembrano tutte uguali, sordide nei dettagli e dolciastre di profumi di
gigli, consumate nella penombra silenziosa di una canonica, di una sagrestia,
sotto lo sguardo dolente e fisso di una Vergine di legno o di una Santa Teresa
in estasi. "Il parroco mi fece sedere sulle sue ginocchia e cominciò a
toccarmi... mi domandò di raccontare i miei peccati e di fargli vedere come
facevo... dopo mi faceva piccoli regali, un crocefisso, un libro, un
dolce...". E sempre, sempre, il giuramento, estorto sotto pena di peccato,
di non dire niente a casa, di chiudere fra la vittima e il suo tormentatore l'
ignobile segreto della pedofilia nel nome del Padre, del Figlio e della Carne
umana. Segreto non più. O segreto sempre meno. La Chiesa Cattolica americana,
scossa dalle rivelazioni della carnalità perversa, fulminata dalla lettera del
Papa alla Conferenza episcopale Usa per chiedere pronti interventi, aggredita
dalle lobbies radicali che colgono ogni occasione per
sparare sul celibato, sul maschilismo sacerdotale, sull' antiabortismo
di Santa Romana Chiesa, si deve confessare in pubblico e fare atto di
contrizione. Il suo segreto è stato ormai squarciato per sempre dal grimaldello
che tutto apre e scardina in America: il danaro. Seicento miliardi di lire
negli ultimi dieci anni - sei miliardi l' anno - sono stati sborsati dalla
Chiesa americana per tacitare vittime di 400 casi riconosciuti di molestie
sessuali e pederastia e 1.500 miliardi di richieste di danni sono pendenti. Un
costo terribile, insopportabile, in termini di dollari e di dignità apostolica
e morale. L' omertà delle gerarchie religiose si è spezzata. Ma una domanda si
impone subito: è davvero esplosa la pedofilia, nel seno della Chiesa Americana
anni 90, o sono esplose le denunce? Una risposta definitiva, come nel caso
degli stupri, delle molestie sessuali in genere, è impossibile per la mancanza
di termini concreti di paragone nel passato. Un rapido trasferimento del
sospetto in una parrocchia lontana o in una "casa di riposo" per
sacerdoti sperduta fra le montagne Rocciose, un appello privato alle vittime e
il cadavere dello scandalo veniva sepolto, prima che potesse ammorbare l'
immagine della Chiesa. Pedofilia e molestie Il problema del "quante
volte" la Chiesa pecchi, impallidisce di fronte alla scoperta sicura, e
certificata ormai dallo stesso Pontefice Romano, che il problema esiste e va
tagliato "come un tumore che può metastasizzare
e uccidere il corpo di Cristo", per usare le parole del cardinale Bernardin di Chicago, un veneto-americano che sta guidando
la campagna di bonifica. Sui 54 mila sacerdoti cattolici americani, ce ne
sarebbero 6 mila che indulgono a pedofilia, secondo gli accusatori. E se la
cifra pare enorme - quasi un prete su dieci - i casi provati sono tanti,
tantissimi e diffusi ovunque. Dieci in California, venti nella diocesi di
Chicago, sette nella cattolicissima Boston, dozzine nel New Mexico dove
addirittura un arcivescovo, sua eminenza Robert Sanchez di Santa Fe, ha dovuto
dimettersi dopo avere sedotto tre donne, per lo meno tutte adulte, e messo
incinta una di loro. In 100 delle 188 diocesi americane - e questa è una cifra
ufficiale raccolta dalla Nunziatura apostolica di Washington - ci sono stati
"uno o più casi" accertati di molestie sessuali e di pedofilia. Il
13% dei sacerdoti ammettono di avere avuto rapporti sessuali con adulti e il
76% dei preti affermano di "conoscere almeno un collega sacerdote"
che lo ha fatto. Una percentuale che rammenta l' umanissima bugia dell'
"...io no, ma conosco un amico che...". Ogni giorno nei mass media
stampati e in quelli elettronici come il settimanale delle rete "Cbs" "60 Minutes"
che aveva rivelato proprio il caso del vescovo di Santa Fe, si alza qualcuno a
denunciare e ad accusare. Bambine di 11 anni confessano in lacrime davanti al
giudice e allo sceriffo di essere state prematuramente iniziate ai misteri del
sesso dal proprio parroco, come Barbara Blaine a New
Orleans. Il prete è stato espulso dalla Chiesa e scomunicato, ma Barbara, una
ragazzina devotissima, ha già tentato due volte il suicidio. Chierichetti
denunciano tentativi di sodomizzazione e di seduzione durante le ore di
"dottrina", quando massima è l' autorità del prete e dunque la
vulnerabilità delle ingenue vittime. Neppure il confessionale, luogo di
intimità assolute, è più sacro: 250 denunce a Chicago parlano di porcherie
perpetrate all' ombra dell' atto di dolore. Si è arrivati dunque a un punto nel
quale, come dice il cardinale Bernardin, non soltanto
il manzoniano "sopire e sedare" non paga più, ma al contrario
"fa sanguinare la Chiesa". Che i preti "bufarròn",
come dicono i fedeli latino americani, i preti sporcaccioni siano 50 o 50 mila
ha poca importanza. Ciò che conta davvero è il pericolo mortale che incombe
sopra una Chiesa Cattolica che ha sempre fatto delle scuole e del lavoro coi
bambini la pietra su cui fondare il proprio apostolato e la propria esistenza.
"In una società confusa nei suoi valori noi dobbiamo offrire alle famiglie
un porto sicuro, un approdo certo e incrollabile" dice padre Andrew Greely, un sacerdote, uno scrittore e un teologo all'
Università di Chicago. "Il sospetto è, in questo caso quanto il peccato,
mortale". Quella cattolica non è certo la sola religione organizzata che
conosca le vergogne dei "giochi proibiti". Fra le confessioni
protestanti, i Luterani, gli Episcopali, gli Anglicani, fra Ebrei e Musulmani o
Hindu, uomini loro come tutti, il problema della pedofilia, degli stupri, delle
molestie sessuali è presente, così come lo è nella rumorosa confraternita dei
"televangelisti", i predicatori del Vangelo
(a pagamento) in Tv. Due anni or sono, uno dei massimi "divi di
Cristo" Jimmy Swaggart fu sorpreso e fotografato
in un motel della Louisiana in compagnia di due "povere peccatrici",
come disse lui, cioè di due puttane raccattate all' angolo di un' autostrada
come precisarono i giornali. Due, neanche una: se si deve peccare, tanto vale
farlo fino in fondo. Ma poco importa che un pastore su 4 nelle confessioni
protestanti (secondo cifre pubblicate dalla stampa americana) riconosca di
avere avuto rapporti sessuali fuori dal matrimonio, dove questo è ammesso. La
Chiesa di Roma, insiste padre Greely autore di un
libro, "Fallen From
Grace", Caduto dalla Grazia, messo all' indice dai vescovi americani, è la
massima organizzazione religiosa unitaria d' America, con almeno 50 milioni di
fedeli. Gestisce e controlla migliaia di asili, scuole elementari, scuole
superiori private e prestigiosissime università diffuse ovunque. Persino il
presidente Clinton, che pure è battista, ne è un prodotto. Assume posizioni
morali impopolari, di controcorrente, sull' aborto, sulla contraccezione, sul
sacerdozio delle donne, sul celibato, sulla povertà, sulla guerra, che la
espongono allo scrutinio pubblico e alle accuse di ipocrisie. "Si dice che
la moglie di Cesare - osserva padre Greely con amara
ironia - debba essere al di sopra di ogni sospetto. Figuriamoci come deve
essere la sposa di Gesù Cristo". Su questo, nessuno ha obiezioni. Ma gli
studiosi come lui sospettano che la mobilitazione del Papa e dei vescovi sia
destinata a fallire perchè essa attacca il sintomo, e
non la malattia. "Capire perchè tanti preti
indulgono a questi comportamenti è il vero problema" insiste Greely. Su questo punto cruciale, la gerarchia è evasiva e
le spiegazioni sono generiche. I teologi di Chicago e i loro colleghi della
diocesi californiana puntano il dito sul celibato, questa "assurda
imposizione" che costringe i preti cattolici a una vita di "inutili
sacrifici" per chi li fa o di "quotidiana menzogna" per coloro
che non resistono. Pochi mesi or sono, la Chiesa perse un bravissimo prelato,
il cardinale di Atlanta, monsignor Marino, per una sua storia d' amore con una
donna, nubile e adulta, quindi una relazione legalmente
"normalissima". Ma fu uno scandalo, e Marino ne è stato distrutto.
Conflitti interiori Psicologi e psichiatri nell' Università del Minnesota
insinuano una possibilità ancora più preoccupante e certo blasfema all'
orecchio di un fedele: che nella cosiddetta "vocazione" stessa, nella
scelta di condurre una vita anomala come quella del sacerdozio cattolico ci
siano i germi di un conflitto interiore che alla fine possono esplodere in
manifestazioni patologiche come la pedofilia. Più pratica, come sempre, Santa
Madre Chiesa confessa, in uno studio dei vescovi, che può trattarsi di una
semplice questione di numeri. Nella crisi delle vocazioni, i seminari tendono a
chiudere uno o due occhi e a non selezionare adeguatamente i novizi per timore
di perderli. Dalle reti larghe dei pescatori di anime, passano dunque con più
facilità pesci marci. Nella mancanza di un consenso sulle cause, soluzioni
radicali e rapide sono impossibili. Ma almeno il cardinale di Boston promette
che mai più, nella sua diocesi, si ripeterà il caso terribile di padre James
Porter, un parroco che fu denunciato e incriminato per 46 casi di sodomia su
bambini e bambine sotto i 12 anni negli anni 60 ma che il cardinale di allora
si limitava a trasferire di parrocchia in parrocchia per tranquillizzare i
fedeli. La Chiesa americana ha avuto il coraggio di confessarsi e di farlo in
pubblico, con grande pena, perchè il peccato è
brutto. "In Pennsylvania - conclude padre Greely
- da mesi c' è un' immagine della Madonna che piange. Non so dire se sia un
miracolo o una truffa, ma se quella Madonna piange davvero, credo di sapere perchè pianga".
Un altro aspetto che Wojtyla deve affrontare è la collocazione
della pedofilia e della pederastia cattolica all’interno di un complesso
dottrinale sessualmente fobico che ha nei sensi di colpa per le pulsioni
sessuali uno degli elementi centrali. Il bambino, per la sua collocazione, è
privo della capacità di discriminare aprioristicamente sulle azioni e sugli
effetti delle azioni a cui assiste o che subisce. Quando il bambino subisce
atti di violenza sessuale spesso, non ne comprende il significato nel senso che
per lui possono avere gli stessi effetti di un ceffone. Possono essere
riassorbiti a livello psico-emotivo se non fosse per
il resto dell’educazione cattolica che criminalizzando il sesso e le relazioni
sessuali (vedi la criminalizzazione della masturbazione fatta dalla chiesa
cattolica “diventi cieco” o “ti spuntano i peli sulle mani”) innestano nella
struttura psico-emotiva del bambino (spesso
piccolissimo) tutta una serie di problemi psichici che lo rendono incapace di
riaffermare sé stesso nella società in quanto frenato da quel tipo di handicap.
Nella chiesa cattolica la violenza ai minori è il motivo fondante la fede
cattolica. Come avviene tale violenza, appartiene alle scelte dei singoli preti
cattolici e dei singoli “educatori” cattolici. La criminalizzazione degli atti
di pedofilia e di pederastia operata dai preti cattolici altro non è che un
preambolo della criminalizzazione di tutta una serie di atti di violenza sui
minori che, in Italia, saranno condannati dalla Corte di Cassazione attraverso
un’interpretazione più coerente delle leggi dello Stato all’interno delle norme
Costituzionali.
La scoperta della violenza ai minori è ciò che fa piangere Wojtyla
che, convinto di accusare gli “altri”, in realtà viene accusato di essere un
criminale proprio dalle vittime sul cui silenzio contava. I sensi di colpa, la
paura della sottomissione al prete stupratore, a Wojtyla stupratore, si stanno
sgretolando. Gli psicologi iniziano a spiegare ai ragazzi i meccanismi che sono
stati messi in moto per violentare la loro psiche. La chiesa cattolica, per la prima volta nella
sua storia, si trova a dover affrontare psicologi e psichiatri che non si
mettono in ginocchio davanti al suo dio assassino. Per di più il lento
disfacimento del così detto “comunismo” dell’est Europa toglie agli USA la
giustificazione con cui cercava di non vedere gli atti di pedofilia dei preti
cattolici. Le violenze nelle scuole cristiane in Canada, Australia,
Inghilterra, Italia, USA, America Latina, Africa, erano ampiamente conosciute,
ma non erano perseguite per legge in quanto non si consideravano i soggetti che
subivano tali violenze dei soggetti di diritto sociale e costituzionale. Tolto
l’alibi dell’est Europa le società iniziano a guardare che cosa stanno facendo
i cristiani e la chiesa cattolica in particolare.
la Repubblica - Mercoledì, 22 dicembre 1993 -
pagina 22
ORAZIO LA ROCCA
Parlando alla Curia il papa ha lamentato la
caduta di moralità che non risparmia i sacerdoti
WOJTYLA: ' PIANGO I PRETI TENTATI DAI VIZI DEL
SESSO'
CITTA' DEL VATICANO -
"Lo dico piangendo". E devono essergli costate molta fatica, le
parole, a Giovanni Paolo II perchè l' argomento che
affrontava era scabroso e dolorosissimo: le molestie sessuali compiute dai
preti. Parlando pubblicamente a cardinali, vescovi e monsignori della Curia
romana, ricevuti in udienza per i tradizionali auguri natalizi, il papa si è
fermato sui membri della chiesa che hanno commesso peccati di natura sessuale.
Troppe persone sono vittime di "deviazioni morali di ogni genere" -
ha detto papa Wojtyla - che "specie nel campo della sessualità spingono
verso l' autodistruzione la società e coinvolgono a volte perfino membri del
clero". I peccati di natura sessuale, dunque, secondo Giovanni Paolo II,
sono i pericolosi tarli che si sono incuneati anche nella stessa Chiesa cattolica,
i peccati che il papa, senza esitazione denuncia ad alta voce, manifestando
dolore e severità allo stesso tempo. Ecco perchè, ha
spiegato Wojtyla alla Curia romana, il 1993 è stato l' anno della Veritatis splendor, l' enciclica sulla morale (sessuale,
civile, politica). "In passato - ha detto il pontefice sottolineando l' '
opportunità' della sua enciclica - occorreva dire la verità sull' uomo all'
Europa dell' Est, oltre il muro di Berlino; ora è necessario ribadire tale
verità anche all' uomo che vive all' Ovest e guarda con interesse verso l'
Est". Resta valido dappertutto, ha poi aggiunto, "l' insegnamento di
Cristo sull' uomo" e le sue parole "sono il fondamento dell' intera
morale umana, se questa non vuole condannarsi all' autodistruzione relativistica.
Non è questo purtroppo - ha proseguito papa Wojtyla - il triste spettacolo
offerto dal diffondersi nel mondo di deviazioni morali di ogni genere, tra le
quali particolarmente penose quelle sessuali, in cui sono risultati coinvolti a
volte, flens dico (' Lo dico piangendo' ndr), membri
stessi del clero?". E, a questo punto, per meglio accentuare il senso
della sua condanna, con tono severo ha citato l' apostolo san Paolo che, nella
sua lettera agli abitanti di Filippi, deplorò i peccati dei cristiani del
tempo. Non è la prima volta che papa Wojtyla affronta il delicato tema delle
"deviazioni sessuali" del clero cattolico. Il 23 giugno scorso inviò
addirittura alla Conferenza episcopale degli Usa una lettera ufficiale di
condanna per i sacerdoti accusati di pedofilia, una piaga che da decenni sta
rendendo difficile la vita della Chiesa americana. Secondo una ricerca
pubblicata recentemente dai giornali degli Stati Uniti, negli ultimi 20 anni
nei casi di abusi sessuali consumati nelle parrocchie americane sarebbero stati
coinvolti dai duemila ai quattromila sacerdoti, con circa centomila vittime, in
gran parte donne e bambini. Oltre allo scandalo e allo sconcerto che grava sui
fedeli, simili episodi si sarebbero trasformati in un pesantissimo danno economico
per le casse della Chiesa americana, i cui vescovi finora avrebbero speso
qualcosa come 400 milioni di dollari tra costi legali e risarcimenti alle
vittime. Cifre in gran parte smentite dalle autorità vaticane. Proprio lo
scorso mese di giugno, in concomitanza della pubblicazione della
lettera-condanna contro i sacerdoti pedofili, la Santa Sede ammise il problema,
riducendo però i casi di violenze a non più di qualche centinaio negli ultimi
venti anni. Nel corso dell' incontro annuale di ieri il papa ha tracciato anche
un sintetico bilancio della sua attività pastorale svolta nel corso di quest'
anno, ha ricordato i principali viaggi svolti all' estero, a partire da quelli
fatti in Africa e negli Stati Uniti, a Denver, dove ad agosto ha presieduto l'
incontro mondiale della gioventù. Per il prossimo anno ha annunciato altre
visite pastorali in Africa e quelle, attesissime, in Libano, forse a primavera,
e in Terra Santa, viaggio quest' ultimo reso ormai più che certo dopo la firma
del primo accordo bilaterale del 30 dicembre prossimo tra Israele e Santa Sede.
Particolarmente sofferta la parte del discorso alla Curia romana nel quale
Wojtyla ha indicato i più gravi mali che anche nel ' 93 hanno reso la vita
impossibile ancora a milioni di persone in diverse parti del mondo per guerra,
fame e siccità, additando specialmente i travagli dell' ex Jugoslavia e della
Somalia. "Nubi minacciose di distruzione e di morte - sono le severe
parole del papa - incombono tuttora su numerose regioni della terra".
Un altro elemento che si sta facendo strada in quegli anni è la
giustificazione del “sapevo, ma non ho fatto nulla...”. E’ una giustificazione
a cui può credere solo il tifoso di Gesù pronto ad inveire contro chi fa gli
stessi atti, ma è tifoso di un’altra squadra pseudo religiosa. La
giustificazione ha un preciso scopo strategico: allontanare il sospetto che la
violenza sui minori fosse, in realtà, parte di un ampio progetto per imporre la
sottomissione al crocifisso.
Dire che negli anni ’60 non si conoscevano gli effetti della
manipolazione della psiche dei ragazzi mediante la violenza, e la violenza
sessuale in particolare, è come dire che negli anni ’60 qualcuno ritiene che
sia il sole a girare attorno alla terra. Si scoprirà in seguito che decine e
decine di preti che praticavano la pedofilia e la pederastia attiva venivano
spostati di parrocchia in parrocchia al fine di diffondere, mediante tale
pratica, la fede religiosa cattolica. Wojtyla è colui che mette in atto le
strategie difensive al fine di assicurare alla chiesa cattolica l’impunità per
tali pratiche. Nessun prete cattolico sarà mai denunciato alle autorità civili
da parte della chiesa cattolica. Chi denuncerà i preti cattolici per violenza
verranno perseguitati, diffamati, derisi, denigrati e screditati dalla chiesa
cattolica che metterà in moto, contro di loro, la sua formidabile macchina da
guerra.
L’obbiettivo di Wojtyla, perseguito poi da Ratzinger, era quello
di non far comprendere alle società che la violenza ai minori era parte del più
generale progetto di evangelizzazione cattolico. La parola d’ordine era
“Salvare la chiesa e Gesù a tutti i costi. Criminalizzare, se proprio è
necessario, il singolo prete, ma salvare la fonte della violenza ai minori per
imporre loro la fede cristiana!”.
la Repubblica - Mercoledì, 9 marzo 1994 -
pagina 22
Usa: vescovo ammette di aver ricevuto le loro
confessioni
' PRETI PEDOFILI, SAPEVO E NON AGII'
NEW YORK - Un vescovo
cattolico americano ormai in pensione ha ammesso davanti a un tribunale che non
aveva preso provvedimenti seri nei riguardi di tre sacerdoti della sua diocesi
nonostante gli avessero confessato le loro tendenze pedofile.
Monsignor James J. Hogan, che fu alla guida della
diocesi di Altoona-Johnstown dal 1966 al 1987, in
seguito trasferì di parrocchia questi preti ma la decisione non fu dovuta alle
molestie sessuali alle quali questi avevano sottoposto alcuni ragazzi. L'
anziano prelato ha confessato che non aveva dato peso a questi episodi: ha
fatto l' esempio di un sacerdote che aveva confessato l' abitudine di
strofinarsi le parti intime con i piedi dei ragazzi. "Non ho pensato che
fosse molestia sessuale", ha dichiarato nel corso della testimonianza resa
a Hollidaysburg in Pennsylvania al processo di don
Francis E. Luddy, un altro sacerdote della sua
diocesi accusato di pedofilia.
Intanto iniziano i processi contro Gesù. Per la chiesa cattolica,
il sacerdote rappresenta Gesù e Wojtyla è dio stesso in terra. Quel dio che
decide e che il dio nei cieli approva.
Non si può comprendere la portata storica degli eventi di questo
decennio se non si comprende il significato che ha, per la chiesa cattolica, il
suo ordine sacerdotale. Vale la pena rileggersi il Catechismo della chiesa
cattolica promulgato in quegli anni da Wojtyla:
1548 - Nel servizio ecclesiale del ministero
ordinato è cristo stesso che è presente nella sua chiesa in quanto capo del suo
corpo, pastore del suo gregge, sommo sacerdote del sacrificio redentore,
maestro di verità. E’ ciò che la chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù
del sacramento dell’ordine, agisce “in persona Christi
capitis” – in persona di cristo capo.
E ancora:
1579 – Attraverso il ministero ordinato,
specialmente dei vescovi e dei sacerdoti, la presenza di cristo quale capo
della chiesa è resa visibile in mezzo alla comunità dei credenti. Secondo la
bella espressione di sant’Ignazio di Antiochia, il
vescovo è “typos tou Patros”, è come l’immagine vivente di dio padre.
E non è da meno il Catechismo Romano che, rispetto al sacramento
dell’ordine sacerdotale afferma:
273 – Innanzi tutto si mostri ai fedeli
l’altissima nobiltà di questa istituzione, considerandone il grado più elevato:
il sacerdozio. I vescovi e i sacerdoti, infatti, sono come interpreti e
ambasciatori di dio, nel cui nome comunicano agli uomini la legge divina e i
precetti della vita. essi ne rappresentano sulla terra la persona. E’ chiaro
che nessuna funzione può concepirsi più insigne della loro, e che, a ragione,
sono chiamati non solo angeli, ma persino dei: essi infatti rappresentano fra
noi l’efficacia e l’azione di dio immortale.
Va da sé che, date queste premesse dottrinali, il prete cattolico
è del tutto legittimato ad usare violenza nei confronti dei ragazzi imitando
Gesù. E’ l’espressione della sessualità di Gesù che indica ai preti cattolici come
possono soddisfare la loro libidine. Attraverso il possesso del loro gregge.
Esercitando il possesso nei confronti dei soggetti più deboli: usando
sessualmente i ragazzi. Naturalmente, essendo Gesù il più “figo”
dei sacerdoti che lo rappresentano, i ragazzi lo seguivano ed erano attivi nel
farsi usare sessualmente. E’ l’esempio che ci fornisce il vangelo di Marco e
per la cui “imitatio” Wojtyla non poteva far altro
che difendere il diritto dei preti cattolici di imitare Gesù: “Vi fu però un
giovinetto che lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, e lo presero.
Ma lui, lasciato il lenzuolo, scappò via nudo.” Marco 14, 51-52 Bisogna
ricordare che per riaffermare il diritto alla pedofilia e alla pederastia
Wojtyla farà stampare centinaia di migliaia di vangeli di Marco che farà
distribuire nell’occasione del giubileo.
Gli Stati Unici, processando il prete cattolico, processano Gesù
stesso. John Hanlon viene condannato a tre ergastoli,
esattamente come Gesù fu condannato alla croce. La pena è la medesima sia pur
in condizioni culturali diverse: la società civile afferma che le persone
appartengono a sé stesse e non sono pecore de gregge di Gesù o dei suoi
imitatori.
La Repubblica - Martedì, 26 aprile 1994 -
pagina 18
a z
Usa, severa condanna a un prete pedofilo. La
Chiesa coinvolta in un nuovo scandalo a luci rosse
' STUPRO' UN CHIERICHETTO' ERGASTOLO A PADRE JOHN
NEW YORK - Padre John Hanlon è rimasto immobile sul banco degli imputati, senza
cedere alle emozioni, con gli occhi aperti e assente, mentre ieri mattina il
presidente della corte d' assise di Plymouth leggeva la sentenza. Per aver
molestato e violentato dodici anni fa un chierichetto della sua parrocchia, il
sacerdote è stato condannato a tre ergastoli. E la chiesa cattolica americana
deve nuovamente fare i conti con uno scandalo a luci rosse. Padre Hanlon, che oggi ha sessantacinque anni, nel 1981 era il
parroco della chiesa di Santa Maria a Plymouth, nel Massachusetts (dopo tre
anni si sarebbe trasferito alla chiesa di San Paolo a Hingham,
dove è rimasto fino allo scorso ottobre). Lì conobbe William Wood, un ragazzino
di quattordici anni che serviva messa e lo aiutava in chiesa. Il sacerdote lo
convinse ad andare con lui in un bungalow in campagna, a Scituate, e lo violentò.
Solo dopo molti anni la vittima trovò il coraggio di denunciare l' episodio. Un
primo processo è finito l' anno scorso con un nulla di fatto, i giurati non
sapevano se dare ascolto a Wood o a padre Hanlon. Ma
al secondo processo si sono fatte avanti molte altre vittime della pedofilia
del sacerdote. Il quale è stato riconosciuto colpevole il mese scorso, e ieri
condannato ai tre ergastoli. Potrà chiedere la libertà provvisoria solo fra
quindici anni, ma dovrà anche affrontare un altro processo nello stato del
Vermont dove il fratello di William Wood lo accusa di simili violenze. Quella
di Hanlon non è certo la prima condanna di un prete
cattolico per pedofilia e rischia di suscitare nuove polemiche sul tema della
chiesa e il sesso. Negli Stati Uniti, negli ultimi anni, vi è stata una vera e
propria esplosione di casi del genere. Nel 1990 diede le dimissioni l'
arcivescovo di Atlanta per un amore proibito con una cantante, l' anno scorso
fu il turno del suo collega di Santa Fe e segretario della conferenza episcopale,
accusato da tre donne di essere un insaziabile casanova. Poi è venuta fuori la
storia delle notti boccaccesche nel convento di francescani di Goleta, in California. Più tardi la chiesa del New Mexico
pagò 13 miliardi di lire di risarcimento danni a venticinque vittime dell' ex
prete pedofilo James Porter, condannato per stupro nel Minnesota: e in tutto la
Chiesa americana ha già pagato per questo tipo di risarcimenti quasi 500
miliardi di lire. Certo, non sempre lo scandalo è reale, spesso è inventato da
mitomani: come sa bene Joseph Bernardin, arcivescovo
di Chicago, che è stato accusato l' anno scorso di molestie da un ex
seminarista. L' episodio era completamente falso, ma l' arcivescovo fu
costretto a difendersi pubblicamente.
Anche le false accuse fanno parte delle strategie di Wojtyla. Come
si possono diffamare gli accusatori dal momento che i magistrati fanno delle
inchieste e degli accertamenti indipendenti? A Wojtyla non interessano i
magistrati. A Wojtyla interessa l’impatto che le inchieste di colpevolezza sui
preti pedofili e pederasti, fatte dai magistrati, hanno sull’opinione pubblica.
Allora, perché non far nascere dei falsi accusatori di preti cattolici “integerrimi”
in modo che i magistrati accertino che le accuse sono false in modo da poter
gestire l’opinione pubblica istillando il dubbio che tutti gli accusatori dei
preti cattolici possano essere dei fasi accusatori il cui scopo è quello di
denigrare dei “santi uomini”?
E’ un altro elemento messo a punto da Wojtyla e dal suo staff per
aggredire le vittime dei preti pedofili.
Questa tecnica la vediamo nei comitati sorti in difesa del prete
pedofilo costituiti dai “parrocchiani” al fine di istillare il dubbio che molte
accuse possano essere false. Fare muro alle accuse. Negarle oltre all’evidenza.
Impedire che dei semplici cittadini, che per la chiesa cattolica sono pecore
del suo gregge, accusino la chiesa cattolica e coloro che incarnano il dio dei
cristiani e il loro Gesù. Loro sono al di fuori di ogni regola, di ogni legge.
Il caso di Vienna vede coinvolto in prima persona Wojtyla e i suoi
tentativi di legittimare il diritto dei preti cattolici a stuprare i ragazzi.
Wojtyla non può permettere che l’opinione pubblica, rafforzata da inchieste
della magistratura, metta sotto processo il suo dio padrone. Il caso Groer di Vienna è un caso chiave. Per Wojtyla la chiesa che
comanda deve essere trasparente ma, afferma in un viaggio che farà a Vienna,
alcune stanze devono rimanere segrete: come la stanza in cui vescovi e preti
cattolici violentano i bambini per imporre loro la fede in cristo o nel dio
padrone.
Negare oltre l’evidenza. Nessuno deve mettere in discussione il
dio padrone e, per Wojtyla è un diritto del prete cattolico violentare i
bambini: “Lasciate che i bambini vengano a me...” dice Gesù e minaccia chi lo
denuncia per stupro perché chi lo denuncia, secondo Gesù, dovrebbe mettersi una
macina al collo e gettarsi in mare. Come si permette di creare scandalo
affermando che lui, Gesù, o i suoi rappresentanti, i preti cattolici, non
possono violentare bambini? Meglio che si suicida piuttosto che suscitare
scandalo...
Ed è con questo spirito che Groer
rigetta le accuse della rivista Profil. E Wojtyla?
Dopo aver protetto e coperto ostinatamente Groer
nomina, come suo successore Schoenborn degno seguace
nell’attività di pederasta di Groer. Wojtyla
conosceva le attività pederastiche di Groer e le aveva utilizzate per una questione di
propaganda della fede. Lo stesso dicasi per Schoenborn
che ha accusato la rivista Profil di sensazionalismo
paragonando le accuse della rivista alle accuse del nazismo come se i vescovi
cattolici non fossero stati ben allineati alle posizioni ideologico-dottrinali
del nazismo esaltando e salutando come volontà del loro dio padrone
l’annessione dell’Austria alla Germania nazista.
la
Repubblica - Venerdì, 14 aprile 1995 - pagina 14
m p
Il
Vaticano ha voluto chiudere subito il caso dell' alto prelato accusato di
pedofilia
A VIENNA BLITZ DI WOJTYLA
CONTRO IL CARDINALE ' GAY'
Già scelto il successore
dell' Arcivescovo
CITTA' DEL VATICANO - Papa
Wojtyla ha voluto chiudere rapidamente la triste storia di Vienna. Ieri la
Santa Sede ha confermato che il cardinale Groer
(accusato di pedofilia) sarà affiancato da un vescovo coadiutore con diritto di
successione. La scelta di Giovanni Paolo II è caduta sull' ausiliare di Vienna,
monsignor Christoph Schoenborn.
Secondo il diritto canonico, il ' coadiutore' sostituisce il vescovo durante la
sua assenza o in caso di impedimento, e comunque è destinato a succedergli. E'
il metodo usato dal Vaticano, quando si verificano scandali o casi di conflitto
e si vuole evitare di rimuovere in maniera plateale il vescovo titolare di una
diocesi. Il caso Groer verrà chiuso dolcemente quest'
estate, quando il settantacinquenne cardinale si ritirerà in un convento
benedettino. Si prevede che senza clamore il porporato rinuncerà anche agli
incarichi che ha in alcune importanti congregazioni vaticane: la Congregazione
per il culto divino, quella per la vita consacrata e quella per l' educazione
cattolica. C' è qualcosa di medievale nell' improvvisa ascesa e caduta di un
insegnante di religione, diventato monaco benedettino e poi nel ' 70 direttore
di un famoso santuario mariano a Roggendorf, dove l'
arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla amava fermarsi quando dalla Polonia si
recava in Europa occidentale facendo tappa in Austria. Nella Chiesa austriaca
Hans Herrman Groer era noto
più che altro per la cura che dedicava al santuario di Roggendorf
e per la guida spirituale della Legione mariana un' organizzazione di culto
mariano caratterizzata dal suo tradizionalismo. Nel 1980 Groer
aveva pronunciato nell' abbazia benedettina di Goettweig
i voti solenni perpetui. Quando Giovanni Paolo II lo scelse alla cattedra
arcivescovile di Vienna come successore del cardinale Koenig
la sorpresa fra i fedeli fu totale e si verificarono anche numerosi casi di
contestazione. Ora tutta la sua carriera ecclesiastica si è bruciata in tre
settimane. Il 26 marzo la rivista Profil ha
pubblicato una testimonianza di un ex allievo di Groer,
che lo accusava di aver commesso atti omosessuali negli anni Settanta. Per
qualche giorno la gerarchia ecclesiastica ha fatto muro, ma ai primi di aprile
le difese si sono sbriciolate. Di fronte all' ostinato silenzio del cardinale i
vescovi Reinhold Stecher (Tirolo) e Egon Kapellari (Carinzia) hanno
chiesto chiarezza, ingrossando il fronte di personalità cattoliche e laiche
austriache favorevoli alla rimozione dell' arcivescovo. Il 7 aprile il
cardinale ha respinto in una breve dichiarazione le ' infamanti accuse' , ma
era già troppo tardi. Ancora ieri il cancelliere Vranitzky
si è compiaciuto per la scelta del successore che "chiude un periodo di
incertezze e di illazioni". Con la nomina di monsignor Schoenborn
Govanni Paolo II ha scelto la personalità culturalmente
più vicina al cardinale silurato. Schoenborn era
stato fra i primi ad accusare di sensazionalismo la rivista Profil
e aveva anche paragonato le accuse all' arcivescovo alle campagne naziste
contro la Chiesa. Della terna, che il nunzio Squicciarini
aveva presentato alla Santa Sede, c' era oltre allo stesso Kapellari
anche il vescovo di Graz monsignor Weber, che gode della fiducia dell'
episcopato austriaco e che pochi giorni fa era stato eletto alla presidenza
della conferenza episcopale in sostituzione del cardinale Groer.
Ma Giovanni Paolo II ha voluto dimostrare ancora una volta che la scelta di un
vescovo è cosa che spetta unicamente a lui e non è sottoposta a indici di
gradimento.
Christoph Schoenborn
rimarrà in carica ancora nel 2010 anno in cui avrà uno scontro con un cardinale
cattolico, tale Angelo Sodano che parlerà delle violenze ai minori come di un
“chiacchiericcio” senza senso. Ma prima di allora le
organizzazioni omosessuali austriache, stanche delle aggressioni da parte della
chiesa cattolica, tenteranno un affondo tentando di dimostrare che la metà dei
vescovi austriaci sono omosessuali.
la Repubblica - Venerdì, 28 luglio 1995 -
pagina 12
di ORAZIO LA ROCCA
Il predecessore si era dimesso per lo stesso
motivo. Un' associazione di omosessuali rivela i nomi di tutti gli alti prelati
pedofili
' IL VESCOVO DI VIENNA E'
GAY'
Un nuovo scandalo travolge il clero austriaco
CITTA' DEL VATICANO -
Nuovi guai sessuali per la Chiesa d' Austria. Lo scorso aprile il vescovo
austriaco Christoph Schonborn
fu chiamato dal Papa a sostituire in fretta e furia con i gradi di '
coadiutore' l' arcivescovo di Vienna, il cardinal Hans Hermann Groer, travolto dall' accusa di aver molestato sessualmente
in gioventù alcuni seminaristi. Ad appena quattro mesi da quella nomina-tappa
buchi, ora è lo stesso monsignor Schonborn che sta
per essere travolto da un nuovo scandalo a sfondo sessuale: una organizzazione
di omosessuali, secondo quanto pubblica il settimanale austriaco News, ha
inserito il suo nome in una lista di alti prelati austriaci ritenuti gay e che
presto saranno resi di pubblico dominio. Non c' è pace, dunque, per la Chiesa
cattolica austriaca, sulla quale sta per abbattersi un altro gigantesco
scandalo politico-sessuale, le cui conseguenze potrebbero essere ancora più
gravi del precedente caso-Groer, anche se l' ex
arcivescovo di Vienna ha sempre respinto ogni addebito. La lista dei presunti
alti prelati omosessuali, tra cui spicca il nome di Schonborn
che ha già minacciato querele e negato ogni addebito tendente ad offuscare la
sua moralità, sarà formalizzata ufficialmente lunedì prossimo nel corso di una
conferenza stampa in una saletta del famoso caffè Landtmann
di Vienna. Scopo dell' incontro-stampa, organizzato dall' organizzazione
omosessuale Opus lei, sarà quello di rivelare i nomi dei vescovi della
Conferenza episcopale austriaca, la Cea, ' accusati'
di essere gay. Stando a quanto risulterebbe all' Opus lei, riferisce l' agenzia
Adn Kronos, i vescovi con
tendenze omosessuali ammonterebbero ad un quarto di tutti i porporati membri
della Cea. I nomi dei prelati ' incriminati' finora
sono quasi tutti top secret. Anche se non mancano le prime indiscrezioni
provenienti, riferisce la Kronos, da ambienti laici
vicini alla Chiesa austriaca. Nella lista, oltre a monsignor Schonborn, ci sarebbero i nomi di altri tre vescovi, Capellari, Kretzl e Eichen. L' ufficio stampa della Conferenza episcopale
austriaca per il momento risponde con un rigoroso "no comment",
riservandosi di rispondere al momento opportuno. Ma a differenza di quattro
mesi fa, questa volta le alte sfere della Chiesa austriaca sembrano
intenzionate a reagire con forza. Se nel precedente caso-Groer
la vicenda fu sostanzialmente chiusa, anche per volontà del Vaticano, con la
veloce sostituzione dell' arcivescovo accusato di pedofilia, questa volta l'
apparato ecclesiastico austriaco non è intenzionato a offrire nuovamente ai
suoi detrattori la classica evangelica guancia. Ed infatti, il primo a reagire
pubblicamente è proprio uno degli arcivescovi accusati, Schonborn,
che intervistato da News, minaccia di "ricorrere alle vie legali". Un
altro arcivescovo Johann Weber, presidente della Conferenza episcopale
austriaca, in una brevissima dichiarazione, si chiede invece a chi possa far
comodo "questo ennesimo attacco alla Chiesa e ai suoi più alti
rappresentanti". Ma perché tanto accanimento anti-ecclesiale da parte
delle organizzazioni gay d' Austria? Secondo il settimanale News, l' iniziativa
fa parte di una nuova strategia approntata dalle organizzazioni omosessuali
austriache per costringere personaggi in vista (cardinali, vescovi, politici,
intellettuali) a rivelare le loro scelte omosessuali, con o senza il loro
consenso. Una vera e propria operazione-ricatto con la quale i gruppi gay
austriaci punterebbero a convincere il governo a varare nuove leggi per la
liberalizzazione dei rapporti sessuali. L' attacco alla Chiesa cattolica,
perciò, sarebbe solo una prima tappa dell' offensiva. Dopo i vescovi, sarà la
volta dei leader politici. In particolare saranno presi di mira esponenti del
Partito popolare e del Partito socialista, i due gruppi politici, che insieme
alla Chiesa cattolica, si sono maggiormente opposti ad un progetto di legge,
presentato da parlamentari vicini ai movimenti gay, per abbassare a 14 anni il
limite d' età oltre il quale è lecito ammettere rapporti omosessuali tra
partner consenzienti. Da qui i ripetuti ricatti delle organizzazioni gay, che
hanno già annunciato che dopo la conferenza-stampa di lunedì prossimo, il primo
settembre sarà rivelata una lista con i nomi dei politici gay.
la Repubblica - Mercoledì, 2 agosto 1995 -
pagina 12
di ORAZIO LA ROCCA
Il Vaticano reagisce alle notizie da Vienna
' I VESCOVI GAY? VOLGARE RICATTO'
CITTA' DEL VATICANO -
"La Santa Sede non reagisce e, tantomeno, non cede ai ricatti". La
prima reazione registrata in Vaticano alla pubblicazione dei nomi di 4 vescovi
austriaci accusati di avere "tendenze omosessuali" è ferma e
distaccata. Mentre da Vienna ieri mattina il leader degli omosessuali
austriaci, Kurt Krickler, diffondeva i nomi degli
alti prelati "incriminati" (i vescovi Christoph
Schoenborn, Andreas Laun, Klaus Kueng e Egon Kapellari), al di là delle
mura vaticane le parole che circolavano con più insistente frequenza erano
"volgare ricatto". "Per ora non non ci
sarà nessuna reazione ufficiale a questa iniziativa, in seguito si vedrà",
è l' unico commento captato negli ambienti vicini alla sala stampa vaticana. In
una affollatissima conferenza stampa, ieri il leader dei gay austriaci Krickler ha detto di avere prove certe sulla omosessualità
dei 4 vescovi, ma che non intende in alcun modo divulgare le sue fonti. Ha
tuttavia sottolineato che in nessuno dei 4 casi si può parlare di omosessualità
"vissuta", ma solo di "tendenze omosessuali". Il prelato
più noto della lista è senz' altro monsignor Schoenborn,
il vescovo da 4 mesi insediato dal Papa come coadiutore e successore di Hans
Hermann Groer, il cardinale di Vienna accusato di
pedofilia. Schoenbron, vescovo scelto dal Vaticano
per far fronte a una situazione di crisi in una Chiesa già scossa da altre
sollecitazioni provenienti dalla base cattolica, ma già costretto a difendersi
dagli attacchi di una lobby omosessuale decisa a giocare pesante. Krickler ha infatti precisato che la "lotta" sarà
portata avanti fino a che non saranno stralciati dal codice penale austriaco
"tutti gli articoli discriminatori degli omosessuali, in particolare il
divieto di libera circolazione di riviste gay, di associazioni e di rapporti
omosessuali sotto i 18 anni...". Le accuse contro i 4 vescovi, secondo il
leader gay, "sono state confermate da 3 fonti e che i sospetti di
omosessualità riguarderebbero in realtà quasi la metà dei 16 vescovi
austriaci". I vescovi accusati dai gay hanno subito reagito con sdegno. In
un' intervista alla radio, Schoenborn ha respinto gli
addebiti, pur precisando di non "disprezzare nessuno" che abbia tali
tendenze, e ha annunciato di avere già incaricato il suo legale di denunciare i
suoi accusatori. Anche monsignor Kapellari ha
minacciato misure legali e definito "false" le accuse che gli vengono
mosse. Analoghe le reazioni di Klaus Kueng e Andreas Laun. Il presidente della
Conferenza episcopale austriaca, l' arcivescovo Johann Weber, ieri stesso ha
invitato "tutti i cattolici e tutte le persone nel nostro Paese a non
prendere accuse non verificate per fatti dimostrati". Ma nel mirino delle
organizzazioni omosessuali austriache non c' è solo la Chiesa. Dopo i vescovi
sarà la volta dei partiti politici. In particolare, lo ha annunciato lo stesso Krickler, il partito cattolico e socialista che non
vogliono varare leggi più "aperte", come l' abbassamento a 14 anni
del limite di età oltre il quale sarebbero leciti rapporti sessuali tra coppie
consenzienti. I nomi dei primi politici ritenuti omosessuali saranno fatti il
primo settembre prossimo. Si comincerà con il partito cattolico. Ad ottobre
sarà la volta dei socialisti.
la
Repubblica - Giovedì, 17 agosto 1995 - pagina 14
Sarà
sostituito a metà settembre da monsignor Schoenborn
SE NE VA IL VESCOVO PEDOFILO DI
VIENNA
VIENNA - Il cardinale Hans
Hermann Groer, arcivescovo di Vienna, accusato di
pedofilia, se ne va. Dopo mesi di ostinato silenzio e di grande crisi per la
chiesa austriaca, durante la messa dell' Assunzione nella cattedrale di Santo
Stefano il prelato ha annunciato due giorni fa che le sue dimissioni sono state
accettate dal Papa. Saranno effettive dal 14 settembre, e quel giorno Groer, 75 anni, si ritirerà nel convento cistercense di Marienfeld, vicino a Vienna. Suo successore sarà monsignor Christoph Schoenborn, 50 anni,
teologo di fama mondiale, nominato il 13 aprile scorso coadiutore dell'
arcivescovo di Vienna con diritto di successione. L' annuncio chiude una delle
fasi più critiche per la chiesa austriaca nel secondo dopoguerra.
Da questo momento in poi le scoperte delle violenze dei
cristiani della chiesa cattolica, in
particolare sui bambini, si moltiplicheranno a dismisura: centinaia di migliaia
di bambini violentati. Infanzia distrutta. Dagli aborigeni Australiani ai
nativi canadesi, dai deportati di sua maestà britannica, alle violenze sulle
ragazze madre in Irlanda alle violenze sui ragazzi in Spagna, America Latina,
Africa e la stessa Italia dove le istituzioni, al contrario che in altri paesi,
si chiuderanno a riccio in difesa del diritto di violentare della chiesa
cattolica. Casi come quello di Firenze o del Provolo
di Verona faticheranno ad emergere e personaggi pedofili e pederasti come
Carraro o lo stesso Ratzinger, godranno dell’impunità assoluta. Il processo di
condanna a Tommaso Schaefer non sarà l’ultimo, come
auspicato dalla chiesa cattolica, ma aprirà ad una vera e propria cascata di
inquisizioni finendo per mandare in bancarotta molte diocesi americane. La
scoperta di casi di violenza si moltiplicheranno al punto tale che lo stesso Vaticano
sarà chiamato in giudizio per correità e la stessa Corte Suprema degli USA
considererà Ratzinger processabile per responsabilità morale nello stupro di
minori.
Tutto pur di non far comprendere come la violenza ai minori sia
parte integrante della strategia mediante la quale la chiesa cattolica diffonde
la sua fede.
la Repubblica - Giovedì, 26 ottobre 1995 -
pagina 12
dal nostro corrispondente ARTURO
ZAMPAGLIONE
Svolta nella Chiesa Usa dopo la condanna a 16
anni di un prete
I VESCOVI E LA PEDOFILIA ' ABBIAMO GRAVI COLPE'
La risposta pastorale agli abusi sessuali dei bambini ' Abbiamo
il dovere di parlare di questo problema'
NEW YORK - Immobile, con
gli occhi rivolti in basso, padre Tommaso Schaefer ha
chiesto scusa alle vittime e ha ascoltato la sentenza del tribunale di
Washington: sedici anni di prigione per aver carezzato, baciato, palpeggiato,
molestato sessualmente decine di chierichetti della capitale e di varie
parrocchie del Maryland durante la sua trentennale attività pastorale. La
condanna di Padre Schaefer, il 19 ottobre, ha
confermato quanto fosse profonda la piaga della pedofilia nella Chiesa
cattolica americana. Ma ha anche convinto le gerarchie ecclesiastiche ad agire:
oggi la conferenza episcopale pubblicherà un documento intitolato ' Una strada
nella luce. Una risposta pastorale agli abusi sessuali sui bambini' , che
rappresenta una svolta nel modo in cui la Chiesa affronta il problema.
"Abbiamo il dovere di parlare apertamente di questo problema, anche se
sappiamo che abbiamo pesanti reponsabilità in questa
area di abuso sessuale", scrivono i vescovi americani nel documento.
"Dobbiamo dirlo a chiare lettere: l' abuso è sbagliato e, chi sbaglia,
pagherà". L' opuscolo sarà distribuito nelle chiese, nelle scuole
parrocchiali, negli asili cattolici. Con la lettera pastorale i vescovi
americani sperano di voltar pagina. Innanzitutto i vescovi riconoscono la
vulnerabilità della Chiesa sul problema della pedofilia, constatando i danni
che ha arrecato all' immagine del cattolicesimo. Poi, in contrasto con gli
atteggiamenti del passato, si afferma che è più importante salvaguardare la
salute psichica e fisica delle vittime che non l' unità familiare: in pratica,
meglio mandare un papà in galera, piuttosto che mettere in pericolo la bambina
molestata. Il documento invita inoltre a parlare della questione in tutte le
chiese e dichiara che i responsabili di atti di pedofilia devono essere puniti dalla
legge. Quest' ultima notazione ha un aspetto autocritico: nel passato, infatti,
la Chiesa partiva dal presupposto che i peccati di pedofilia potessero essere
confessati e curati da uno psicologo, finendo così per proteggere i sacerdoti a
luci rosse. Uno di questi era stato proprio padre Schaefer
che - pur essendo venuto alla luce il suo debole per i chierichetti - non fu
mai denunciato, ma solo invitato a sottoporsi a una terapia psichiatrica e in
seguito ad abbandare la parrocchia per dedicarsi ad
attività che non lo ponevano in contatto con ragazzini. Schaefer,
che ora ha sessantanove anni, è stato invece denunciato da una delle sue
vittime. "E' cominciato quando avevo undici anni - ha detto prima alla
polizia poi in aula - ero felice, ero un ragazzo normale. Avevo un sospetto che
ci fosse qualcosa di male, ma lui era un sacerdote e avevo fiducia". Il
caso Schaefer è tutt' altro che isolato. Mentre non
si sono ancora spente le polemiche su Emerson Moore, il vescovo nero di Harlem
morto per droga e Aids, la chiesa è alle prese con la giustizia. Altri tre
sacerdoti di Washington sono sotto processo per le accuse di chierichetti. L'
anno scorso l' ex-parroco di Santa Maria di Plymouth, nel Massachusetts, ha
ricevuto l' ergastolo per lo stupro di ragazzini quattordicenni. E i cattolici
nel New Mexico hanno pagato 13 miliardi di lire per il risarcimento di
venticinque vittime di don James Porter.
Con questo articolo concludo questa breve carrellata di un inizio
della distruzione della credibilità della chiesa cattolica. Va da sé che le
pecore del gregge della chiesa cattolica non leggono i loro testi sacri. Non si
leggono i loro vangeli, né il loro catechismo e non sono in grado di essere dei
cittadini consapevoli dei diritti costituzionali
ai quali dovrebbero educare i loro figli. Vivono all’interno di una patologia
illusoria d’attesa del loro buon padrone che preferiscono immaginare anziché
dedurre da quanto descritto dai vangeli o rappresentato dalle azioni della
chiesa cattolica. Ci vuole la complicità di organizzazioni criminali come
l’Ordine dei Giornalisti, la RAi e MEDIASET, la
Polizia di Stato, i Carabinieri e la stessa Magistratura i Prefetti e il
terrore dei manganelli per consentire alla chiesa cattolica la violenza sui
minori.
Nessuna giustizia è possibile come dimostrano le conclusioni,
uscite oggi, 02 maggio 2011 dalla Procura della Repubblica di Firenze. La
Procura della Repubblica di Firenze sapeva che i preti cattolici si
identificano con l’onnipotenza del loro dio padrone e non hanno messo in atto
nessuna inchiesta per proteggere i cittadini, specialmente i bambini, che
frequentavano quelle parrocchie. Sapevano che i preti cattolici sono dei
terroristi, ma per il loro tornaconto personale hanno finto di non vedere
diventando, di fatto, complici dei terroristi preti cattolici.
Così abbiamo questa triste relazione della Procura della
Repubblica di Firenze che di fatto registra l’impunità di reati di terrorismo
contro i bambini perpetrati dalla chiesa cattolica.
Don
Cantini, violenze provate
ma
tutti prescritti i reati di pedofilia
E'
l'ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come protagonista il
parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi.
Le
vittime erano giovanissime fra i 10 e i 17 anni. Vent'anni di abusi
(02
maggio 2011)
Le violenze sessuali del parroco sono provate, ma
i reati prescritti. E' l'ultimo triste capitolo della vicenda che ha avuto come
protagonista il sacerdote fiorentino Don Lelio
Cantini, parroco della chiesa della Regina della Pace di Rifredi.
Vittime di quelle violenze sono state bambine e adolescenti fra i 10 e i 17
anni: si è trattato di "abusi sessuali gravi" "protrattisi per
circa 20 anni", fino ai primi anni '90. Lo scrive il pm fiorentino Paolo Canessa nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta,
poi accolta dal gip. I reati sono prescritti o mancano le querele.
Canessa ricorda le "denunce fatte nel tempo" - anche all'
allora cardinale di Firenze Silvano Piovanelli - ma sostiene che da parte delle
autorità religiose ci sono stati "comportamento apparentemente
omissivo" e "una lunga inerzia", che hanno provocato "il
perpetuarsi delle condotte" di don Cantini e "il mancato tempestivo
intervento della autorità giudiziaria".
Il pm ha inoltre precisato che "le condotte apparentemente
omissive" delle "autorità religiose che, pur in presenza di reati,
non hanno ritenuto doveroso ricorrere alla competente giustizia penale, pur
nella loro apparente gravità, non appaiono censurabili non essendo previsto a
loro carico, al di là dell'evidente obbligo morale quantomeno nei confronti
delle vittime, alcun obbligo giuridico sanzionabile di denuncia dei fatti a
loro noti".
"Neppure perseguibile" ha aggiunto
ancora Canessa nel provvedimento "appare infine
il comportamento addebitato" da alcuni testimoni "al vescovo
ausiliario Claudio Maniago" che "avrebbe minacciato 'conseguenze
negative per le loro attivita' professionali legate
alla diocesi a quelle vittime che manifestavano la volontà di ottenere comunque
giustizia". Il pm ha precisato che non essendo stata presentata querela il
reato non è perseguibile.
Il magistrato ha quindi spiegato nel medesimo
provvedimento che non era possibile procedere contro il vescovo ausiliario di
Firenze Claudio Maniago per abusi
sessuali da parte sua e di alcuni altri sacerdoti denunciati da un giovane
toscano che ha dichiarato di aver subito violenze nel 1996 all'interno di una
parrocchia sulla costa livornese. Sebbene siano stati trovati dei riscontri al
racconto del testimone, non è stato possibile procedere contro il vescovo
Maniago per mancanza di querela, "in quanto" l'uomo che raccontò
l'episodio al pm "nè all'epoca dei fatti nè tantomeno tardivamente, all'epoca della sua spontanea
presentazione al pm, aveva comunque presentato alcuna richiesta di punizione di
chicchessia per gli abusi sessuali subiti".
Il pm fa peraltro notare che il vescovo ausiliario
di Firenze "chiamato esplicitamente in causa, non risulta aver presentato,
a sua volta, alcuna denuncia per calunnia per i fatti addebitatigli".
Tratto da:
Costringere le vittime ad accettare la violenza subita: e se
queste vittime si fossero chiamate Aldo Moro, Walter Tobagi, Rossa, Tagliercio, Calabresi?
La Polizia di Stato come ieri ha aiutato Wojtyla a violentare i
ragazzi, oggi aiuta Ratzinger a violentare la società civile. La Costituzione
della Repubblica recita sull’uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge,
ma chi dovrebbe applicare le leggi ne interpreta i delitti a seconda delle sue
predilezioni sociali e religiose. Così, mentre un semplice omicidio come quello
di Aldo Moro viene trattato come un atto di terrorismo, la violenza sui minori,
che è un atto di terrorismo, fino a poco tempo fa era considerato un delitto
contro la morale, oggi viene trattato come un reato contro la persona, ma non
viene considerato un atto di terrorismo rivolto alla società. Questo perché i
magistrati sono educati ad obbedire al crocifisso e ritengono che il delitto di
“lesa maestà” non si applichi al cittadino ma solo a coloro che loro ritengono
siano i padroni dei cittadini: in sostanza, in diritto di stuprarli...
Quando il PM di Milano Forno si lamentò che dalle gerarchie
cattoliche non era mai arrivata una segnalazione di preti cattolici che
violentavano bambini, subito il Ministero di Grazia e Giustizia minacciò il PM
con delle Ispezioni: tutto pur di violentare i bambini per imporre la fede
cattolica.
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Noi cittadini che siamo sottoposti a cotanta violenza ad opera di
Istituzioni che si sono dimesse dalla società civile non ci resta che gioire e
congratularci della morte di criminali come Wojtyla. Per loro, oltre la morte,
non esiste futuro e la loro disperazione deve essere la nostra gioia, unica
giustizia sulla quale possiamo contare visti i comportamenti criminali della
Polizia di Stato e dei Magistrati... Ci vorranno molti anni prima che si comprenda la drammaticità
della violenza ai minori. Sarà necessario iniziare a pensare che l’uomo non è
creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino, ma diviene per
adattamento soggettivo alle variabili oggettive e la violenza sui minori è una
variabile distruttiva che compromette lo sviluppo della persona e costituisce
un attentato terroristico all’intera società civile. La disperazione di quest'uomo è l'angoscia per aver
sprecato la propria vita e non aver futuro oltre la morte del
suo corpo fisico. |
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Marghera, 02 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it
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