La chiesa cattolica fra pratica della pedofilia
e proclami giustizialisti.
Confronti di vicende: 1997 – 2010
Vai al significato sociale dei Vangeli Cristiani.
Quando la chiesa
cattolica allontanava l’accusa di pedofilia accusando la società civile di
essere pedofilia.
Ricordare il
dibattito che ci fu nel 1997 ci permette di capire la realtà di oggi in cui
Ratzinger, Sodano, Bagnasco, Bertone, stanno
aggredendo la richiesta di giustizia delle persone deboli e fragili per
garantire il loro potere.
Questo avveniva anche
nel 1997. Da pochi anni arrivavano le notizie (e venivano prese sul serio dalla
magistratura) sulla feroce attività di pedofilia dei preti cattolici che la
chiesa cattolica non riusciva più a silenziare. La Polizia di Stato corrotta
che copriva l’attività dei preti pedofili cominciava, almeno in Australia, ad
essere messa sotto accusa. Le strutture omertose, sia Istituzionali che morali,
iniziavano a fare qualche crepa.
La violenza della
chiesa cattolica aveva impedito alla psicologia e alla psichiatria di
individuare, nell’educazione cristiana imposta con la violenza ai ragazzi, la
vera origine della pedofilia e gli effetti che la pedofilia e lo stupro emotivo,
messo in atto dalla chiesa cattolica, aveva sui ragazzi e sulla loro vita di
adulti incompleti.
Omertà non è solo
l’omertà del prete che protegge un altro prete cattolico. Non è solo la
comprensione per il collega pedofilo del prete Mazzi. L’omertà è quella
complicità che induce le Istituzioni all’omissione di atti d’ufficio atti ad
impedire i delitti della chiesa cattolica fatti in nome del suo dio e della sua
fede. L’omertà è la minaccia di Ispezione del ministro Alfano contro il magistrato
sconcertato davanti alle omissioni sociali della chiesa cattolica. Omertà è l’attività della Società Italiana di
Psicanalisi, la struttura psicoanalitica e psichiatra nazionale, che non
individua nella violenza infantile, subita dai ragazzi, i problemi che la
società incontra.
Non si tratta di
censurare solo delle farneticazioni di Sodano e di Scola che devono difendere
il diritto all’impunità nella violenza dei bambini contro le accuse di aver
praticato il terrorismo nella società civile. Si tratta dell’attività di
terrore di Scola e di Sodano che allontanando nel tempo le accuse e annacquando
i fatti garantiscono l’impunità per i delitti presenti. I preti pedofili vengono
scoperti quasi sempre quando il reato è in prescrizione; salvo che gli effetti
dei loro delitti sono ancora in corso dentro la psiche delle persone.
Allontanare la responsabilità dottrinale per circoscriverla nei comportamenti
individuali dei singoli individui. Ratzinger, Sodano, Bagnasco, Bertone, devono impedire che non venga rilevato come la
pedofilia cattolica, la violenza sui minori, è imitazione di cristo. E’ l’unica
pratica sessuale del Gesù dei cristiani. Non si tratta di nascondere le
responsabilità del singolo prete o del singolo vescovo o di Ratzinger stesso:
ma di tutta la chiesa cattolica fin dal suo inesistente fondatore.
SI TRATTA DI IMPEDIRE CHE IL GESU’ DEI CRISTIANI VENGA IMPUTATO DI PEDOFILIA!
E’ solo dal febbraio
del 1996 che i reati di violenza sessuale diventano delitti contro la persona e
non più reati contro la morale come voleva, e ha imposto per cinquanta anni, la
chiesa cattolica.
In questa pagina
confrontiamo gli atteggiamenti dei sacerdoti e vescovi cattolici nel 1997 e nel
2010.
Che cosa è cambiato?
Forse solo la
consapevolezza che SOLO la chiesa cattolica è colei che costringe le persone a
veicolare la sessualità nella pratica pedofilia. Il caso di questi giorni della
Norvegia è significativo. In Norvegia ci sono solo 46.000 cattolici e un
vescovo si è appena dimesso per pratiche pedofile. La
chiesa cattolica ha mandato in India dei preti condannati per pedofilia
affinché possano soddisfare sé stessi fra le persone povere ed emarginate
dell’India che, forse, non li denunceranno mai.
la
Repubblica - Domenica, 16 marzo 1997 - pagina 11
Marco
Politi
QUANDO LA CHIESA MALEDICE
I PEDOFILI
Ma sul sesso serve una
nuova educazione
"SIATE maledetti". Di
fronte all' ultima ondata di arresti di pedofili, accusati questa volta di
avere coinvolto bimbi di sei mesi, l' Avvenire ha riscoperto in un corsivo di
prima pagina lo slancio dell' invettiva. Ritornando a parole arcaiche ed
arcane, che risalgono alle radici primigenie di ogni civiltà. Io ti male-dico.
Io ti mando alla rovina invocando la potenza irrevocabile di forze misteriose
che presiedono al destino di individui e comunità. "Pedofili con neonati,
siate maledetti". E la prima impressione, istintiva, mentre la mente cerca
di immaginare corpi di infanti di sei mesi usati come bambole gonfiabili (così
mostrano le videocassette sequestrate dalla polizia francese), è di dire
"grazie". Grazie, perché qualcuno ha il coraggio di riscoprire l'
urlo del profeta, che scaglia per terra le tavole dei comandamenti inosservati
preso dall' ira e dall' orrore. E' certo significativo che la notizia così
orribile nella sua cruda realtà sia stata come rimossa dai mass media, che l'
hanno naturalmente riportata tutti, però hanno anche sentito rapidamente il
bisogno di voltar pagina il giorno dopo quasi per esorcizzarla e relegarla
nell' archivio dei tanti fatti della vita. Abbiamo bisogno di ira e di orrore
dinanzi agli eventi - questo o altri - che gridano vendetta al cospetto di ogni
dio e della coscienza di ciascun essere umano. Ira e orrore sono salutari per
non finire risucchiati nella melassa dell' ingolfamento di notizie che scorrono
quotidianamente e monotonamente sugli schermi televisivi e sulle pagine dei
giornali. Drammi che nella loro incessante frammentazione diventano soltanto
flash di una lunga striscia priva di significato. Da tempo leader religiosi e
sociologi laici hanno individuato come pericolo più grande della società
odierna non tanto i crimini che vengono scoperti (altre epoche e civiltà hanno
i loro record di nequizie e di sevizie), ma il deserto di coscienza in cui
avvengono. Nel crollo dei grandi sistemi religiosi e ideologici si è diffusa
un' assenza di principi-guida, quei principi elementari che sempre hanno
regolato le comunità di uomini e donne che con-vivono in uno stato, in un'
etnia, in una tribù, in uno spazio sociale. CIO' che colpisce oggi, ogni volta
che viene toccato l' argomento della sessualità, è che tutto viene ridotto all'
assioma degli "adulti consenzienti" (poi violato anch' esso nel caso
della pedofilia e del commercio di minori cui le grandi e civili nazioni occidentali
assistono senza battere ciglio, lasciando che le proprie agenzie organizzino i
raid sessuali nei paesi del terzo mondo). Il crimine può anche essere un'
eccezione, ma dove sta la regola? Chi, quale soggetto educa oggi alla
sessualità? Chi si fa carico di trasmettere alle generazioni, che via via fanno il loro ingresso nella società, un' idea compiuta
di sessualità ? Che è piacere, gioia, comunicazione, vitalità e non è solo puro
"mercato delle volontà" ma incontro fra persone in una dimensione
profonda, è (per chi ne è capace o perlomeno prova a rifletterci) rispetto
della personalità, della fragilità, dei bisogni, dei limiti, dei desideri dell'
Altro. PRENDERE di petto il discorso della sessualità - e non soltanto della
bioetica con i suoi fantasmi di manipolazione dei meccanismi più delicati dell'
esistenza umana - è uno dei terreni su cui oggi possono incontrarsi e
confrontarsi laici e credenti animati da una sensibilità etica, tenendo conto
che non c' è bisogno di un ancoraggio trascendente per poter esprimere un'
istanza morale. Cultura, mass media, famiglie, aggregazioni sociali possono
fare molto per rifondare una concezione della sessualità pienamente umana. E
anche la scuola può fare la sua parte. Quello della scuola, in Italia, è un
discorso doloroso. Perché da decenni ogni tentativo di introdurre lezioni di
educazione sessuale si scontra con l' opposizione e il sabotaggio della Chiesa.
La gerarchia ecclesiastica ha una grande responsabilità nell' aver impedito
sistematicamente - e purtroppo con successo - che nelle aule si affrontasse il
tema del sesso, poiché sua ossessione è stata quella di mettere i bastoni fra
le ruote ad ogni serena educazione contraccettiva e ad una pedagogia che
considerasse i rapporti prematrimoniali come una realtà normale e non come un
peccato. Ha senso un atteggiamento del genere? Certamente l' istituzione
ecclesiastica non è riuscita a convincere neanche i propri fedeli, i quali non
considerano una colpa i rapporti prematrimoniali, la pillola o il preservativo
e non sono nemmeno disposti a ritenere opera del diavolo e perversione i
rapporti fra persone dello stesso sesso. Indignazione e orrore dinanzi alle
distorsioni estreme della sessualità hanno un senso soltanto se producono
reazioni concrete, cioè se stimolano un modo diverso di vivere i rapporti
sessuali. E' per questo che gli scandali, come hanno sempre riconosciuto i
grandi uomini di Chiesa, possono essere salutari. Quando provocano una
conversione. In termini laici questa conversione può essere descritta come una
ripresa di una vera e propria pedagogia del sesso, che non rimanga nei limiti
di una tecnica sanitaria o anticoncezionale, ma sia un' educazione al rapporto
sessuale, all' uso della sessualità per la maturazione della personalità, alla
valorizzazione di sé e dell' altro. Se all' ira del profeta subentra
storicamente la pazienza del legislatore morale, non vale la pena di partire
dalle vicende di cronaca per questo verso, sforzandosi di riflettere su una
cultura del sesso valida per una società più armonica e umana?
la Repubblica
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Questo scriveva Politi
il 16 marzo 1997.
La furia
dell’Avvenire che usa parole completamente diverse quando si tratta delle
gerarchie. E’ come per il criminale Gesù che dice agli altri, quelli che devono
stare in ginocchio davanti a lui, come si devono comportare, ma lui fa quello
che vuole. Appare evidente come la chiesa cattolica accusi gli altri di fare
violenza ai minori solo per mantenere l’esclusiva del diritto di violentare i
ragazzi.
6 Aprile
2010
SANTIAGO
Bertone arrivato in Cile:
«Benedetto
XVI è un Papa forte»
Il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone,
è giunto in Cile per una visita ufficiale nell'ambito della quale domani sarà
ricevuto alla "Moneda" dal presidente
Sebastian Pinera. All'aeroporto di Santiago, il
cardinal Bertone è stato accolto, tra gli altri, dal
presidente della Conferenza episcopale cilena, monsignor Alejandro Goic, e dall'arcivescovo della capitale, monsignor
Francisco Javier Errazuriz.
Domani, dopo il
colloquio con Pinera, il segretario di Stato si
trasferirà a Concepcion, 500 km a sud di Santiago,
nell'area che è stata l'epicentro del devastante terremoto e del conseguente
tsunami dello scorso 27 febbraio. In questa città, Bertone
ha in programma la celebrazione di una messa all'aperto.
«Benedetto XVI è un
Papa forte, il Papa del terzo millennio, lo sostiene tutta la Chiesa, così come
Piazza San Pietro, che il giorno di Pasqua era colma di molti giovani». Ha
detto Bertone rispondendo alle domande dei giornalisti.
«Parliamo del Cile, parliamo del futuro. Il Papa è forte, ed è di tutto il popolo»,
ha sottolineato Bertone, rilevando la figura del
Pontefice, «questo grande profeta del terzo millennio», ed evidenziando inoltre
«la gente entusiasta, soprattutto giovani» dei giorni di Pasqua a San Pietro.
Accuse
infondate. «Non è vero, abbiamo documentato il contrario»: è stata la
risposta data da Bertone, ai cronisti che lo hanno
interpellato sui documenti pubblicati dal settimanale tedesco Die Zeit, che lo accuserebbero di
aver bloccato nel 1998 il caso del prete americano Lawrence Murphy. «Non è
vero, non è vero, - ha aggiunto Bertone - abbiamo
documentato il contrario e non parliamo di questo argomento ora, perchè altrimenti rimaniamo qui tutto il giorno per verificare
con precisione l'azione di me stesso e di sua eminenza, il cardinale Ratzinger,
quale prefetto della Congregazione della dottrina della fede. Basta, basta su
questo argomento».
Avvenire
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Ed eccolo Wojtyla, il
criminale farneticante che nasconde la pedofilia della chiesa cattolica. Ne è
ben consapevole, come del resto dimostra il suo viaggio a Vienna fra
rivelazioni di pratiche pedofile che coinvolgono il
cardinale di Vienna. Il suo inveire contro la pedofilia ha un solo scopo:
criminalizzare gli altri in modo da alleviare le responsabilità della chiesa
cattolica. Quelle responsabilità che ancora pensa di poter nascondere.
la
Repubblica - Sabato, 22 marzo 1997 - pagina 22
Orazio
La Rocca
Giovanni Paolo ha chiesto
una mobilitazione generale per combattere la prostituzione minorile e il
turismo sessuale
WOJTYLA, CROCIATA CONTRO I
PEDOFILI
Il grido del Papa: 'Quei
bimbi rapinati del loro futuro' Il pontefice ha anche attaccato la pornografia,
'costante incitamento ad approfittare dei propri simili'
CITTA' DEL VATICANO - C' è un mostro
che s' aggira per le strade del mondo e minaccia ogni giorno milioni di
bambini. E' il mostro della prostituzione minorile, della pedofilia e del
turismo a sfondo sessuale verso i paesi in via di sviluppo. Contro questa belva
un vecchio dai capelli bianchi ha deciso di lanciare il suo guanto di sfida: è
papa Wojtyla che ieri si è appellato "alle coscienze" di credenti e
non credenti, invitandoli ad "una mobilitazione internazionale per
combattere prostituzione infantile, turismo sessuale, pedofilia e pornografia,
costante incitamento ad abusare dei propri simili". L' appello, severo
monito contro i nuovi Erode del nostro tempo, causa "di grida di dolore di
bimbi innocenti", arriva nel mezzo dell' udienza concessa ai dirigenti
dell' Ecpat (End child prostitution in Asiam tourism), un organismo internazionale impegnato nella lotta
al turismo sessuale. Non è la prima volta che Wojtyla affronta un tema così
sconvolgente. La difesa dei più piccoli è stata una costante del suo pontificato.
Attenzione paterna culminata con una Lettera ai bambini scritta nel 1994 nella
quale, tra l' altro, ricorda quanto grande sia stato l' amore di Gesù Cristo
per i bimbi. Tanto grande, scrisse Wojtyla, da spingersi a dire che
"chiunque scandalizza uno di questi piccoli che credono in me sarebbe
meglio per lui se gli appendessero al collo una macina d' asino e lo
precipitassero nel profondo del mare". Frase terribile, riportata dai
Vangeli di Marco e Matteo, con la quale Gesù sfiora persino la pena di morte
per chi violenta e scandalizza i bambini, un dramma che oggi vede coinvolti
milioni di piccoli in Africa, America Latina, estremo oriente, paesi dell' Est.
Ma anche bimbi europei come dimostrano i casi di pedofilia esplosi in Belgio,
in Francia e, purtroppo, anche in Italia dove i dati raccolti da Telefono
Azzurro fotografano una situazione per niente rassicurante: il 37 per cento
delle violenze sessuali sui minori compiuti in famiglia, il 32,6 da amici e
conoscenti, il 22,3 da estranei e l' 8,1 da insegnanti. "Di fronte al
grido di dolore di milioni di innocenti, calpestati nella loro dignità e
rapinati del loro futuro - è l' appello di Wojtyla - nessuno rimanga
indifferente senza assumersi le sue responsabilità". Si avvii, perciò,
chiede il Papa, "un' azione congiunta delle istituzioni nazionali ed
internazionali, delle associazioni e dei singoli" per "porre la
parola fine a questa gravissima piaga sociale". Una prima risposta all'
esortazione papale arriva dall' onorevole Anna Serafini, relatrice di una
proposta di legge su pedofilia e sfruttamento sessuale minorile. Dopo l'
udienza, ad una conferenza dell' Ecpat, la Serafini
annuncia che "tra 20 giorni la proposta potrebbe diventare legge".
Tra le pene previste, detenzioni dai 6 ai 12 anni. Sempre ieri, il Vaticano ha
diffuso la lettera che il Papa scrive ai preti in occasione del Giovedì Santo.
Presentando il messaggio, i vescovi Dario Castrillon Hoyos e Crescenzio Sepe, rispettivamente pro-prefetto e segretario della
Congregazione del clero, hanno ricordato che il sacerdote oggi "non deve
correre il rischio di diventare solo un operatore socio-assistenziale". Il
sacerdote, secondo i due presuli, anche quando aiutano immigrati, drogati,
barboni, "non devono dimenticare di annunciare Cristo, perché la Chiesa
non è una società di mutuo soccorso".
la Repubblica
Wojtyla, consapevole
che la chiesa cattolica è il fondamento della pedofilia e la sua organizzatrice
e la sua fruitrice finale, sia come pratica sessuale
che come effetto della fede imposta; invoca una guerra santa contro i pedofili.
Wojtyla sottolinea
come la chiesa cattolica non sia una “società di mutuo soccorso”, ma solo
un’organizzazione che vuole che siano pagati i suoi servigi. Sia sottoforma di
prestazioni sessuali, sia sotto forma di potere nelle società. Nell’articolo si
sottolinea come la maggior parte delle violenze sessuali nascano nella
famiglia: la famiglia cristiana. Quel modello di sacra famiglia che la chiesa
cattolica sta imponendo con una violenza terroristica contro la Costituzione
della Repubblica.
Scrive Adnkronos il 06 aprile 2010:
Chiesa:
Card. Sodano, attacchi su pedofilia come quelli su Pio XII
Citta' del Vaticano, 6 apr. 2010 - (Adnkronos)
- Gli attacchi di cui e' fatto oggetto il Papa sulla pedofilia sono simili a
quelli che la Chiesa ha ricevuto in altri momenti, ''prima ci sono state le
battaglie del modernismo contro Pio X, poi l'offensiva contro Pio XII per il
suo comportamento durante l'ultimo conflitto mondiale e infine quella contro
Paolo VI per l'Humanae
vitae''. E' quanto ha affermato in un'intervista all'Osservatore romano, l'ex
Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano che, nel giorno di Pasqua, ha
pronunciato un inedito atto di solidarieta' pubblica
al Papa in Piazza San Pietro.
Tratto da:
E a Sodano risponde
Zanardi:
Zanardi: "Io, vittima
di un prete pedofilo
Chiesa con le vittime non
con il Papa"
L'attivista
gay di Savona, sposato con il suo compagno dopo una lunga protesta, critica le
parole dell'ex Segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano che alla messa di Pasqua
ha espresso solidarietà al Pontefice attaccato dopo lo scandalo dei sacerdoti
pedofili. E svela: "All'età di 13 anni fu violentato da un parroco di
Savona nascosto dall'omertà della Chiesa"
di
BRUNO PERSANO
"La Chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al
Santo Padre". In una lettera aperta inviata al cardinale Angelo Sodano,
Francesco Zanardi - attivista gay di Savona che il mese scorso si è sposato con
il suo compagno dopo una lunga protesta - attacca la presa di posizione del
cardinale e svela: "All'età di 13 anni ho subito violenze sessuali da
parte di un prete di Savona. Finalmente la giustizia sta facendo il suo corso
nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall'omertà della
Chiesa e della gente".
Rompendo il protocollo della messa di Pasqua, domenica l'ex
Segretario di Stato aveva rivolto un messaggio di vicinanza di tutta la Chiesa
al pontefice dopo lo scandalo sulla pedofilia e aveva definito "chiaccericcio" le denunce contro il silenzio usato dal
Vaticano per celare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. "Ci
stringiamo intorno a Lei", aveva detto il cardinale rivolgendosi al
Pontefice. "Il popolo di Dio non si lascia impressionare dal
chiacchiericcio, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei
credenti".
Zanardi critica le parole usate dall'ex Segretario di Stato
Vaticano e si indigna "davanti alla pubblica offesa fatta alla presenza
del Santo Padre": "Quelle dichiarazioni - scrive l'imprenditore
savonese - infangano non i colpevoli ma le vittime come me. Sono stato anche io
abusato da un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel
savonese. Un sacerdote che per anni è stato nascosto dall'omertà della Chiesa e
della gente".
La procura di Savona alla quale Zanardi si è rivolto, è la
stessa che sta indagando sulla vicenda di don Luciano Massaferro,
il prete di Alassio rinchiuso in carcere da più di 3 mesi con l'accusa di aver
abusato di una undicenne. "Dal giudice - spiega Zanardi - ho accompagnato
altre due vittime di quel parroco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una
chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo
alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre
alcolizzata. Io non avevo né uno né l'altra. Facevamo i chierichetti in quella
chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa
della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo
che dovevamo pagare per l'affetto che ci mostrava. Ci dava una famiglia, ci
ascoltava, ci faceva giocare come un padre, a noi che non avevamo nessuno con
cui vivere la nostra adolescenza. E alla sera ci chiamava in tenda. Per anni ho
vissuto con vergogna quei ricordi e anche ora, alcune vittime, pensano che sia
sbagliato denunciare il proprio carnefice perché allora ci aveva amato, in una
maniera assassina, ma ci aveva dato quell'affetto che un ragazzino ha bisogno
per crescere. Ora basta però: chiedo a tutti di trovare la forza e denunciare
alla magistratura queste atrocità come ho fatto io. Queste persone non devono
fare ad altri, il male che hanno fatto a noi".
Tratto
da:
http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/05/news/zanardi_sodano-3135190/?ref=rephp
Ed eccolo Michele
Giordano. Un criminale che avrebbe dovuto essere arrestato, ma che magistrati
“tolleranti” hanno, di fatto, assolto dei delitti che ha commesso.
Un criminale che
truffava le persone col sangue di san Gennaro che, anziché fare pulizia dentro
l’immondizia della sua organizzazione della pratica della pedofilia, accusa le
vittime della chiesa cattolica di pratiche pedofile:
la
Repubblica - Mercoledì, 25 giugno 1997 - pagina 3
Eleonora
Berlotto
PEDOFILI A SCUOLA IL
CARDINALE Napoli, il cardinale Giordano: 'Questa è una società che ha
mercificato il corpo'
'HANNO VIOLATO L'
INNOCENZA'
NAPOLI - La cosa che gli sembra più
intollerabile è che i bambini fossero adescati a scuola. "Perchè vede - dice Michele Giordano, arcivescovo di Napoli
- la scuola è un' istituzione, il luogo deputato alla sicurezza dei nostri
ragazzi. Se le famiglie non hanno neppure questa certezza...". In una
pausa della cerimonia all' Ordine di Malta, dove ha celebrato la messa di San
Giovanni, il cardinale esprime la sua angoscia per la vicenda di Torre
Annunziata. Secondo gli investigatori, eminenza, erano gli stessi custodi a
favorire gli incontri. "E' un' accusa talmente aberrante da sembrare
incredibile. Perchè la scuola è il luogo che deve garantire
la formazione morale dei giovani. E che formazione morale si può garantire in
una istituzione che si presenta con una simile veste? Ma nel caso di Torre
Annunziata, mi pare, anche la sicurezza fisica è stata violata. Sento di uomini
che sono riusciti ad entrare impunemente nell' edificio. Sento di abusi
perpetrati nei sotterranei, di altri che sono stati compiuti nei bagni. E mi
chiedo, tra l' altro, come sia possibile che nessuno si sia accorto di
nulla". Sembra che i bambini abbiano puntato il dito anche contro una
maestra che li avrebbe trovati in un bagno con estranei e minacciati di
bocciatura, ma poi - con la direzione - avrebbe taciuto. "Sono gli
inquirenti a dover accertare la veridicità delle accuse. Ma in ogni caso io
credo che, di fronte a episodi come questo, si imponga un esame di coscienza a
tutta la società, perchè gridano vendetta il silenzio
e l' indifferenza che spesso circondano gli abusi". Non è solo
indifferenza e silenzio. Il Belgio, la Francia indicano che quella delle
pedofilia è piaga diffusa, un fiorente mercato. "E infatti io vorrei
alzare con forza la voce contro chi acquista foto e video che mostrano abusi su
bambini. Non si pensi che sia cosa da poco. C' è piena correità in questo
atteggiamento. Non ci sarebbe produzione se non ci fosse mercato".
Eminenza, perchè a suo giudizio il bubbone della
pedofilia scoppia proprio oggi? "Perchè la
nostra è una società che della mercificazione del corpo e della sessualità ha
fatto quasi una religione. Che confonde la pornografia con la libertà di
espressione, che esibisce quasi con orgoglio il dominio degli istinti. L'
umanesimo ateo ha staccato l' uomo da Dio e ha finito per decapitare l' uomo
stesso. A questa società va ascritta la colpa di aver ucciso l' infanzia e l'
innocenza dei bambini".
la Repubblica
Michele Giordano
conosceva la pratica della pedofilia che si consuma nei seminari e fra i suoi
colleghi. Come questo, venuto alla luce nel 2010, ma che certamente era
conosciuto e mai denunciato dall’organizzazione criminale cattolica. Altri ne abbiamo
visto in tutto il mondo, ma questo è di oggi.
La vittima, oggi trentenne, ha ottenuto un indennizzo di oltre
50mila euro
Oslo, 7 apr 2010. (Adnkronos)
- Un ex vescovo cattolico di origini tedesche, Georg Muller, ha
ammesso di aver abusato una ventina di anni fa di un minore e dello scandalo il Vaticano era stato informato da oltre
un anno, ha annunciato la chiesa cattolica norvegese,
dicendosi "sotto shock".
In
una nota la chiesa norvegese aggiunge che l'ammissione di colpevolezza del
vescovo 58enne originario di Trevi, in Germania, "e' stata la ragione
delle sue dimissioni l'anno scorso dall'incarico" di vescovo di Trondheim, date ufficialmente per incompatibilita'.
Stando al quotidiano norvegese 'Adresseavisen' che ha
rivelato la vicenda pubblicando sul suo sito web la foto di Muller,
la vittima, un piccolo cantore che oggi avrebbe una trentina di anni, ha
ottenuto un indennizzo per gli abusi subiti.
"La vicenda non e' stata resa nota perche'
la vittima non voleva pubblicita'", ha chiarito
il vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt
Eidsvig, che in una nota diffusa oggi esprime "la vergogna" che
la chiesa prova per Muller che, sottolinea, non aveva
alcun incarico.
Stando al quotidiano norvegese, inoltre, l'indennizzo
corrisposto alla vittima del sacerdote e' stato di 400 mila corone (oltre 50 mila euro).
Nel corso dell'inchiesta interna, Muller ha
ripetutamente affermato che il bambino del coro era stata la sua unica vittima.
Sulla vicenda è intervenuto oggi il direttore della Sala stampa
del Vaticano, padre Federico
Lombardi, il quale ha confermato le dimissioni del vescovo di
Trondheim avvenute nel maggio del 2009, e ha
precisato che il presule non svolge piu' alcuna attivita' pastorale nella diocesi.
Mueller e' stato alla guida della diocesi fra
il 1997 e il 2009. ''La vicenda - spiega padre Lombardi in un comunicato -
riguarda un caso di abuso sessuale di un minore dell'inizio degli anni '90,
venuto a conoscenza delle autorita' ecclesiastiche
nel gennaio del 2009''.
''La questione - prosegue il comunicato - fu affrontata ed
esaminata con rapidita' tramite la nunziatura di
Stoccolma, per mandato della Congregazione per la dottrina della fede. Nel
maggio del 2009 il vescovo presento' le dimissioni, che vennero tempestivamente
accettate dal Santo Padre, e in giugno lascio'
la diocesi. Si sottopose a un periodo di terapia e non svolge piu' attivita' pastorale. Dal punto di vista delle leggi civili il
caso era prescritto. La vittima, oggi maggiorenne, ha finora
sempre chiesto di rimanere anonima''.
In Norvegia la comunita' cattolica
conta su circa 46mila fedeli, mentre fa parte della chiesa evangelica luterana
circa l'80% dei 4,8 milioni di abitanti.
Intanto,
lo scandalo degli abusi sessuali da parte di preti, dopo le polemiche splose negli Usa, oltrepassa il confine e arriva in Messico dove, secondo
quanto riferisce la stampa, nel corso dell'ultimo decennio sarebbero stati
aperti in Vaticano circa 100
processi canonici nei confronti di accusati di abusi sessuali contro minori.
Secondo quanto riportato dai mezzi d'informazione del grande Paese
centroamericano, il periodo al quale si riferiscono i casi e' quello che va dal
2001 al 2010, cioe' il decennio corrispondente
all'introduzione da parte della Congregazione della dottrina per la fede delle nuove norme interne per la gestione dei
casi di pedofilia. Dal 2001, infatti, l'ex Sant'Uffizio sotto
la guida del cardinale Joseph
Ratzinger, ha avocato a se' i
procedimenti aperti nei tribunali diocesani nell'ambito della pedofilia e degli
abusi sui minori.
Trattoda:
Tutti i preti cattolici
stuprano i bambini: per imitazione di cristo. Alcuni, e sono tanti, lo fanno
anche fisicamente.
Esiste una verità che
appartiene ai magistrati.
Esiste una verità sociale
e collettiva ed esiste una verità teologica e filosofica.
Anche se io non
condivido (e con me nemmeno Pietro Calogero, Carlo Mastelloni, Ugolini Rita, Dragone, Ferrari, Pisani, Michele Dalla
Costa, e tutti gli altri) che ci siano responsabilità diverse fra i membri
della chiesa cattolica, sta di fatto che tutti sono moralmente responsabili in
quanto TUTTI partecipano al medesimo disegno criminoso.
la
Repubblica - Lunedì, 30 giugno 1997 - pagina 18
Ottavio
Ragone
Torre Annunziata, oggi il
corteo delle maestre: 'Non è la città dei mostri'
LA CONDANNA DEL PRETE
'PEDOFILI ALL' ERGASTOLO'
I carabinieri cercano i
video porno in cui sarebbero ripresi i tre bambini: sarebbe la prova decisiva
degli stupri Lo sfogo del parroco 'Siamo divisi, ma io ci credo' Saranno
sentite altre mamme: il giro è più ampio?
TORRE ANNUNZIATA - "Se davvero
hanno fatto quelle cose orribili ai bambini, se i magistrati troveranno la
prova che sono pedofili...", padre Francesco Gallo trattiene il fiato,
"...allora li devono condannare all' ergastolo, questa gente non può
camminare in strada, libera". Don Franco è un prete giovane, dedica il suo
tempo ai ragazzi dei quartieri miserabili. E' parroco nella chiesa di Sant'
Alfonso dei Liguori a Torre Annunziata, proprio di
fronte al "Rione dei Poverelli" dove una banda di maniaci avrebbe
abusato di tre bambini violentandoli in luride camere da letto, oppure
attirandoli con la complicità di un custode nei bagni della scuola, il III
Circolo didattico. In sacrestia, dopo la messa, il sacerdote si sfoga:
"Gli abitanti del quartiere sono divisi, una metà stenta a credere che la
storia dei pedofili sia vera, gli altri invece ne sono convinti. Io, quando ho
appreso la notizia, mi sono sentito male, ci ho creduto, è una vicenda
terribile, scandalosa, da far venire la pelle d' oca. Ora mi affido al lavoro
dei magistrati, loro ci spiegheranno se le persone in carcere sono coinvolte o
meno". Gli stessi concetti ribaditi poco prima davanti ai fedeli, nell'
omelia. Sull' altare la voce del parroco, che tra l' altro è lontano parente di
una delle donne in cella per pedofilia, risuona tra sdegno e prudenza:
"Siamo confusi, sconvolti, umiliati per ciò che sarebbe accaduto. Diversi
nostri parrocchiani sono in carcere. Noi non possiamo puntare il dito verso
nessuno perché non sappiamo chi sono e quanti sono i responsabili. Il fenomeno
però è molto grave, non ci sono parole per condannare fatti così
abominevoli". Don Franco respinge l' etichetta di Torre "città dei
mostri". Proprio come le maestre del III Circolo didattico, che stamane,
assieme agli insegnanti delle altre scuole, sfileranno in corteo per le strade,
incontrando in municipio una delegazione di parlamentari dell' Ulivo. "I
fenomeni di violenza e corruzione che oggi si chiamano pedofilia e ieri camorra
- grida il parroco dall' altare - sono espressione di una società in cui i
valori umani e cristiani vengono ignorati. Però è ingiusto, impietoso
attribuire a tutta la città colpe e responsabilità più grandi, questi fatti
deprecabili accadono anche altrove, nel mondo". A Torre, tuttavia, la
violenza si insinua nella vita di ogni giorno, la rende incerta, faticosa,
angosciante. Mesi fa, nella zona del Rione dei Poverelli, fu ucciso un commerciante,
Raffaele Pastore. Si era ribellato al racket. Una volta, davanti alla chiesa di
Sant' Alfonso, la camorra assassinò un uomo. "Non so cos' altro deve
succedere - si dispera don Franco - siamo abbandonati dalle istituzioni, qui
per mesi non si vede un vigile urbano". Alle spalle della chiesa c' è l'
unico ritrovo sociale del quartiere, costruito con i soldi dei volontari.
Alberi, aiuole piene di fiori, campi di calcetto, basket, pallavolo, il centro
"Marta" per assistere i tossicodipendenti. Il fazzoletto pacifico di
un' altra Torre. L' indagine sulla pedofilia continua. In attesa del confronto,
in tribunale, tra i bambini e i diciassette presunti maniaci, i bimbi sono
stati trasferiti in una località protetta con i genitori, per garantire loro
tranquillità dopo una settimana stressante. I carabinieri, inoltre, non
sottovalutano le minacce ricevute giorni fa dalle mamme. Si accavallano voci.
Uno degli arrestati avrebbe scelto di collaborare coinvolgendo altre dieci
persone nell' inchiesta, anche se non viene ancora definito un pentito, perché
avrebbe riferito voci di violenze sui bimbi raccolte nelle famiglie su cui si
indaga. Il mercato delle videocassette clandestine è una delle piste. I
carabinieri cercano video porno amatoriali in cui compaiono minori. Ipotizzano
che il commercio avvenga attraverso i canali consueti del mercato del falso,
un' attività molto diffusa nelle città vesuviane. Per questo hanno perquisito
alcuni locali a Torre, abitazioni abbandonate. Il ritrovamento dei video con le
immagini dei bambini sarebbe la prova decisiva degli stupri. Il giro di
pedofili potrebbe coinvolgere altri quartieri, oltre al "Rione dei
Poverelli". Stamane i pubblici ministeri Antonella Picardi
e Ciro Cascone esamineranno le testimonianze di
alcune donne: sospettano che anche i propri figli siano stati violentati dai
pedofili della città.
la Repubblica
Ora è stata emessa
una condanna. Chissà se Francesco Gallo auspicava l’ergastolo anche per questo
prete cattolico.
Palermo,
don Turturro prete antimafia
condannato
a 6 anni per pedofilia
PALERMO,
17 LUG 2009 - I giudici della II sezione del tribunale di Palermo hanno
condannato a sei anni e sei mesi di carcere don Paolo Turturro, ex parroco del
quartiere Borgo Vecchio di Palermo, noto per le sue battaglie antimafia,
dall'accusa di violenza sessuale. Il sacerdote fu accusato da due ragazzini
minori di 14 anni che frequentavano la parrocchia di abusi. Al prete, a seguito
dell'inchiesta, nel settembre del 2003, venne notificato il divieto di dimora a
Palermo e provincia. Don Turturro, lontano parente dell'attore italoamericano
John Turturro, fu trasferito nel messinese. Nel dicembre del 2006, dopo la
revoca del provvedimento del gip, è tornato a Palermo e gli è stato affidato
l'incarico di cappellano dell'ospedale. Durante il processo, alcuni ragazzini
della parrocchia, citati come testimoni del pm, avevano ritrattato le accuse
fatte inizialmente contro l'imputato. Le due presunte vittime, invece, hanno
sempre ribadito la loro versione.
Il
messaggero 17 luglio 2009
E’ stato condannato
nel luglio del 2009, ma le indagini sulla sua attività iniziano nel 2001 e da
anni questo prete, stando alle indagini, violentava i bambini.
Vale la pena di
leggere l’articolo del Corriere della Sera del 2003 a conclusione delle prime indagini.
La chiesa cattolica
tuona contro i pedofili, ma non contro sé stessa.
La gente, intimidita
dalla chiesa cattolica, ricattata nei suoi bisogni sociali, è disposta a
tollerare la violenza sui propri figli pur di mantenere un punto di riferimento
in una società che si sta sempre più sfaldando. E gli altri? I collaboratori di
questo prete?
Fingevano di non
vedere e organizzavano le manifestazioni di solidarietà.
Conclusa dopo due anni l' inchiesta sul
sacerdote coraggioso. E i parrocchiani organizzano un corteo con le fiaccole
«Pedofilia, via da
Palermo il prete antimafia»
Indagato don Paolo Turturro. Le accuse dai suoi bambini. La Procura
lo fa trasferire. Lui: bugie e infamie, sono sereno
DAL
NOSTRO INVIATO PALERMO - Le madri non volevano che parlassero. E dicevano ai
figli di tacere sulle vergogne in sacrestia. Sono state le maestre del Borgo
Vecchio a fare scattare l' inchiesta, quando hanno capito che qualcuno aveva
strappato il candore a due dei loro bimbi. Anche contro la volontà delle famiglie
di questo quartiere disastrato. Con l' aiuto delle agenti dell' ufficio minori
della polizia. Ed è venuto fuori un identikit agghiacciante, quello di un
pedofilo in tonaca. Perché questa è l' accusa che s' abbatte sulla storia della
Chiesa palermitana e sulla vita di don Paolo Turturro, uno dei preti antimafia
fino a pochi mesi fa scortato per paura di una vendetta di Cosa Nostra, adesso
sconvolto, in lacrime: «Falso. Infamità. Bugie». Si parla pure di una gita con
gli scolari culminata in un bacio ed altro. Gli sembra l' intrigo di un film,
ma quelli li gira a Hollywood solo il suo lontano e famoso cugino John. E si
danna: «Non mi hanno nemmeno interrogato. Sono stato io a chiedere notizie dopo
voci e vocii ad arte... Ma sono sereno, perché so di non aver commesso ciò di
cui mi si accusa». Non basta, però, l' autodifesa a bloccare le decisioni della
Procura della Repubblica che, dopo due anni di indagini, esclusa l' ipotesi
ancor più dirompente dell' arresto, opta per una misura comunque infamante: l' allontanamento
dalla città. E dalla parrocchia di fronte all' Ucciardone,
don Paolo, che del carcere è stato cappellano, esce alle 13 di un nero
mercoledì 17, una borsetta in mano, una polo blu incollata dal sudore freddo,
il viso ceruleo, gli occhi umidi: «Affronto questo calvario nelle mani del buon
Dio». Si infila nella vecchia Mercedes di un amico e scompare. Come gli impone
quella sorta di «foglio di via», che due poliziotti gli avevano presentato tre
ore prima, in sacrestia. Con il coordinatore degli obiettori di coscienza
incredulo, a difesa del suo parroco. «Ma basta una chiacchiera per essere
cacciati via? Può dunque succedere a tutti noi?», chiedeva accorato Aurelio Cardella ad un graduato pronto a far capire la gravità
delle accuse: «Guardi che se non si trattava di don Paolo finiva peggio...».
Come dire che s' è corso il rischio di varcare la soglia dell' Ucciardone, la fortezza che sta lì a due passi, oltre via
Albanese, appena una strada a separare chiesa e carcere. Ecco l' area delle
mille iniziative organizzate negli anni da Turturro. Con i bimbi schierati
davanti al portone della prigione colorando arcobaleni per l' associazione
«Dipingi la pace», con i ragazzi ad organizzare falò per bruciare le armi
giocattolo, con i volontari a gridare «no» all' omertà quando il quartiere si
stringeva attorno agli assassini di due giovani accoltellati nella piazza del
Borgo Vecchio. Adesso è inevitabile sospettare un possibile «trappolone» di
Cosa Nostra per far fuori un prete scomodo. Anche se non ne sembra affatto
convinta, in Procura, Alessia Sinatra, la giovane sostituta del procuratore
Piero Grasso, esperta in materia. «Abbiamo riscontri e dichiarazioni di decine
di bambini», precisa lei, che ha fatto condannare a 3 anni un professore del
liceo classico «Meli» per abusi su un' allieva. Inchiesta successiva a quella
contro i pedofili dell' Albergheria, il quartiere
dove il grande accusatore contro l' «orco» con le mani sui bimbi era don Baldassare Meli. Un parroco amico di Turturro. E insieme
firmarono nel 1993, subito dopo l' omicidio di don Pino Puglisi,
l' appello contro i silenzi della Chiesa nella lotta alla mafia: «Qualcuno è
smarrito e scoraggiato... anche perché continuano a esserci sacerdoti e vescovi
che non sono testimoni autentici della liberazione che Cristo vuole per questa
nostra isola». Una critica pesante sottoscritta allora anche dal gesuita Ennio Pintacuda, ieri pronto a manifestare «grande solidarietà»,
come altri preti, come don Fortunato Di Noto, il condottiero delle battaglie
informatiche contro i pedofili. Rischio? Al vertice della Chiesa palermitana
sembra evocarlo monsignor Salvatore Di Cristina, vicario del cardinale
Salvatore De Giorni: «L' impegno sociale del sacerdote, per un qualche
interesse, potrebbe indirettamente essere la causa di queste accuse». Massima
la fiducia nella magistratura, ma Di Cristina sferza: «Ricordiamo che finora
non è stato provato nulla». E' la tesi di Vincenzo Gervasi,
l' avvocato scelto per difendere il sacerdote, uno dei penalisti sempre sul
banco delle parti civili contro la mafia: «Nessun disagio. Sono convinto che
don Paolo non sia un pedofilo. E le dichiarazioni dei bimbi sono
contraddittorie tant' è che è stata richiesta una consulenza psicologica. Né si
ha prova di violenza dall' esame medico legale». Gli darà man forte un' altra
penalista, Maria Alda Di Stefano, giovane, gli occhi bagnati dalle lacrime,
perché lei ha animato l' associazione di don Turturro. E quando vede andar via
la Mercedes scoppia: «Per noi è la fine di tante cose. Azzerate, comunque vada.
E' così, anche se non ce lo diciamo». Poi, una riunione dopo l' altra con
volontari e parrocchiani, si organizza un sit-in per stasera. «Tutti con le
fiaccole». Per illuminare la strada da percorrere senza il loro parroco. Felice
Cavallaro Il personaggio Don Paolo Turturro è il
parroco della chiesa di fronte al carcere dell' Ucciardone,
in un quartiere difficile di Palermo: Borgo Vecchio. Prete antimafia, fino a
pochi mesi fa aveva la scorta per difendersi dalle vendette di Cosa Nostra. Ora
la procura di Palermo ha deciso che don Paolo Turturro debba essere trasferito:
è infatti indagato per pedofilia.
Cavallaro Felice
Pagina 18
(18 settembre 2003)
Tratto da:
Tutti i preti si
stringono a solidarietà a Turturro. Pronti ad inveire contro le vittime della
chiesa cattolica che tentano di sopravvivere veicolando la loro libido dove la
chiesa cattolica ha imposto, ma pronti, questi preti cattolici, ad accusare le
vittime dei pedofili quando LORO vengono imputati di pedofilia.
E’ il terrore
cattolico: si chiami Ratzinger, Pintacuda, Turturro, Lodeserto, Di Noto, Bagnasco, Bertone.
E’ Gesù il criminale
che mandante della violenza sui bambini: con un bambino nudo fu arrestato come
migliaia di preti cattolici vengono arrestati per bambini nudi.
Come si nota dagli
articoli presentati, dal 1997 al 2010 non è cambiato nulla. Solo le persone
della società sono diventate più consapevoli della devastazione sociale
prodotta dall’attività di pedofilia messa in atto dai preti cattolici e dal
coinvolgimento diretto che nell’attività di pedofilia sia dei vertici della
chiesa cattolica che del suo fondatore: il cristo Gesù.
Marghera,
07 aprile 2010
TORNA AI TESTI DI GESU' DI NAZARETH, L'INFAMIA UMANA!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 3277862784
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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