Vangelo di Luca e la parabola del convitto

Vangelo di Matteo e le nozze regali

Vangelo di Tommaso Didimo paragrafo 64

Gesù di Nazareth: gli insegnamenti esoterici e sociali dei Vangeli cristiani!

Gesù e le strategie militari del cristianesimo

La parabola del convitto in Luca, le Nozze regali in Matteo e il paragrafo 64 del vangelo perduto di Tommaso Didimo.

Scrive nel suo vangelo Luca:

Diceva pure a colui che lo aveva invitato: "Quando fai un desinare o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi, affinché non si sentano obbligati anche loro a contraccambiarti l'invito. Ma quando fai un pranzo, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e tu sarai beato per il fatto che non hanno da renderti il contraccambio; poiché sarai contraccambiato alla resurrezione dei giusti". Uno dei commensali, udite queste parole, esclamò: "Beato chi mangerà il pane del regno di dio!" Gesù gli rispose: "Un uomo fece una gran cena e invitò molti. Allora della cena mandò il suo schiavo a dire ai convitati "Venite perché già tutto è pronto". Ma tutti quanti cominciarono a trovar delle scuse. Il primo disse: "Ho comprato un podere e bisogna che vada a vederlo: ti prego, fagli le mie scuse". Un altro disse: "Ho comperato cinque paia di buoi e devo andare a provarli; ti prego, fagli le mie scuse". E un altro disse: "Ho preso moglie, quindi non posso venire". Lo schiavo tornò a riferire queste cose al padrone. Allora il padrone di casa, sdegnato, disse al suo schiavo: "Presto va' per le piazze e per le vie della città e conduci qua poveri storpi ciechi e zoppi". Poi lo schiavo disse: "Signore, si è fatto come hai comandato e ancora c'è posto". Il padrone disse allo schiavo: "Va' per le strade e lungo le siepi e forzali a venire, affinché la mia casa sia piena. Perché vi assicuro che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati, gusterà la mia cena"."

Luca 14, 12-24

Le strategie di guerra, a fini religiosi, furono elaborate dagli ebrei prima e dai cristiani che ne hanno riprodotto gli intenti.

Troviamo molti passi nella bibbia in cui il dio dei cristiani ordina di ammazzare tutti quelli che non lo adorano e troviamo la riproduzione di questo odio nei vangeli dei cristiani per bocca di Gesù (Luca 19, 27).

La strategia mediante la quale sterminare i "non-credenti" nelle società civili, viene elaborata da Matteo e Luca nei loro vangeli. I linguaggi sono diversi, ma l'ordine di massacrare, uccidere, sterminare chiunque non si sottometta al loro dio è la costante ordinata da Gesù in entrambi i vangeli.

C'è un terzo vangelo che parla del convitto ed esprime dei concetti similari a quelli di Matteo e Luca. Un vangelo che non entra nella formazione dell'ideologia religiosa cristiana in quanto fu distrutto all'inizio del cristianesimo, circa 1700 anni or sono, e ritrovato a Nag Hammadi nel 1945. Si tratta del vangelo di Tommaso Didimo. Se noi prendiamo l'episodio descritto nel Vangelo di Tommaso Didimo al paragrafo 64 e sottraiamo quanto è scritto al vangelo di Luca o di Matteo, il risultato che otteniamo è la variabile cristiana.

Il cristianesimo, che si fonda sui vangeli ufficiali, diverge dal vangelo di Tommaso Didimo perché il cristianesimo, dei vangeli ufficiali, vi ha aggiunto l'ideologia dello sterminio e della tortura. I vangeli di Matteo e Luca non si limitano a definire un principio di scelte fra chi decide di accogliere la verità di Gesù e chi, per altri interessi, decide di rifiutare tale verità. I vangeli di Matteo e Luca nella parabola del convitto e delle nozze regali legalizzano lo sterminio, il genocidio e la tortura per favorire il dominio di dio e di Gesù. Questa è la differenza fondamentale fra il vangelo di Matteo e Luca e quello di Tommaso Didimo.

Poi ci sono le differenze fra il vangelo di Matteo e quello di Luca. Nel racconto sulle nozze regali, Matteo sottolinea una resistenza attiva degli invitati all'invito "Altri poi, presi i servi, li oltraggiarono e li uccisero." per giustificare il genocidio voluto da Gesù "Allora il re, pieno d'ira, mandò le sue milizie, fece sterminare quegli omicidi e bruciare la loro città". Nel racconto della parabola sul convitto di Luca, l'ordine di Gesù è quello di far violenza alle persone affinché accettino di sottomettersi alla volontà di Gesù "Va' per le strade e lungo le siepi e forzali a venire, affinché la mia casa sia piena.". Matteo, nel suo vangelo, aggiunge il diritto di Gesù di torturare le persone. Nel vangelo di Matteo, prima Gesù ordina un vero e proprio rastrellamento in stile nazista "Allora usciti per le strade, i servi radunarono quanti trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze fu piena di convitati." e poi discrimina sui rastrellati per poter divertirsi a torturarli "Gli disse: "Amico, come sei entrato qua senza aver l'abito da nozze?" Colui ammutolì. Allora il re disse ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio; ivi sarà pianto e stridor di denti."

Nel racconto della parabola del convitto, Luca fa qualche cosa che Matteo non fa: definisce la strategia militare di annientamento dei servi.

Questo aspetto è interessante in quanto, il vangelo di Luca, si prefigge di conquistare il mondo.

Il vangelo di Matteo inizia dicendo:

"Gesù prese di nuovo a parlare in parabole e disse loro: "Il regno dei cieli è simile ad un re, il quale fece un festino di nozze a suo figlio. Egli mandò i servi a chiamare gli invitati, ma questi non vollero venire.".

La parabola del convitto di Luca inizia con:

"Diceva pure a colui che lo aveva invitato: "Quando fai un desinare o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi, affinché non si sentano obbligati anche loro a contraccambiarti l'invito. Ma quando fai un pranzo, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e tu sarai beato per il fatto che non hanno da renderti il contraccambio; poiché sarai contraccambiato alla resurrezione dei giusti".

Nel vangelo di Luca Gesù dice che cosa si deve fare per vincere la propria battaglia e costringere le persone a convertirsi al cristianesimo.

Questo tipo di parabole hanno lo scopo di fare proselitismo fra i non cristiani. Un vero e proprio atto di guerra. Un'azione pensata strategicamente e definita, forse per la prima volta nella storia, fin nei minimi particolari. Mentre le forme religiose che hanno preceduto ebrei e cristiani erano "belle in sé" e venivano accettate o condivise in quanto "belle in sé" e venivano rifiutate in quanto non erano più "belle in sé", il cristianesimo doveva essere accettato "a prescindere".

Il cristianesimo necessitava di una strategia mediante la quale aggredire il sentimento religioso delle persone e costringerlo a piegarsi al volere di Gesù: al volere del re che fa la festa o dell'uomo che fa una gran cena.

Luca, nel suo vangelo, dice:

"non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi" perché altrimenti questi potrebbero sentirsi obbligati a restituirvi il favore.

Chi sono gli amici, i fratelli, i parenti o i vicini ricchi a cui Luca si riferisce?

Intanto ci sono gli Orfici, i Neoplatonici, gli Scettici, gli Epicurei, le Religioni misteriche, gli Dèi "pagani". Gli amici di Gesù sono quelli che "chi non è contro di lui è con lui". I fratelli sono i Cinici, gli Orfici, i Neoplatonici. I parenti sono gli Stoici, i Farisei, gli ebrei. I vicini ricchi sono i Sadducei, i seguaci di Adone, gli Epicurei, ecc.

Tutti questi, se li inviti a cena, a discutere, si sentono obbligati ad onorarti discutendo. Sia durante il tuo invito che invitandoti a loro volta.

Strategicamente, evita di discutere con loro. Loro sono più preparati e più consapevoli nelle questioni della vita. Finiresti per mangiare alla loro tavola: condividere le loro idee e la loro visione religiosa.

A tal proposito Ratzinger ebbe a dire: "Possiamo discutere e trovare accordi con chiunque, meno con chi considera il nostro dio un dio padrone e pretende di processarlo per i suoi delitti".

Questa è la prima direttiva relativa all'operatività del cristiano.

Allora, a chi si deve rivolgere il cristiano per offrire il suo banchetto, la sua ideologia religiosa?

Il cristiano deve rivolgersi a:

"invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e tu sarai beato per il fatto che non hanno da renderti il contraccambio;".

Come pagano tutti costoro il debito che ha imposto loro chi li ha invitati al banchetto? Non certo con un altro banchetto.

Possono ripagare il loro ospite con la "gratitudine servile".

Ed è quella che Gesù va cercando. La "gratitudine servile" di chi è bisognoso e si vede soccorrere non perché è un cittadino il cui benessere è prezioso per la società, ma perché lo si deve privare della libertà di scegliere dove indirizzare la propria gratitudine. La necessità di Gesù di procurarsi un esercito di servi grati è l'unica sua possibilità di far accettare la sua visione religiosa del mondo e usare quei servi per aggredire chi non accetta quella visione del mondo.

Nel vangelo di Matteo, infatti, sono i servi del padrone di casa che vanno dai nemici del padrone di casa affinché si sottomettano e accettino di venire alla mensa del loro padrone; sono i servi che sterminano coloro che si sono rifiutati di venire alla mensa del padrone; sono i servi che aggrediscono colui che è stato costretto controvoglia a venire alla mensa del padrone e che viene legato e torturato per il divertimento del padrone Gesù.

La "gratitudine servile" è la sola possibilità, per Gesù e i cristiani, di ottenere commensali alla mensa della religione cristiana: Gesù, le persone o le compra (come altrettante prostitute) o le tortura.

Questa strategia messa a punto da Luca ha la sua apoteosi nel massacro, descritto da Matteo, di tutti coloro che non vogliono andare alla mensa del padrone Gesù e nella legittimazione della tortura a cui Gesù condanna coloro che vengono rastrellati e costretti ad aderire alla sua dottrina contro la loro volontà.

Luca, più che Matteo, riprende il Vangelo perduto e ritrovato di Tommaso Didimo e riprende l'elenco degli impegni che hanno le persone per i quali non possono venire alla mensa proposta da Gesù. Gli impegni sono quelli della vita quotidiana.

Proviamo ad analizzare la differenza che c'è fra il vangelo di Luca e quello di Tommaso Didimo in relazione alla qualità degli ospiti.

Dice Luca:

"Un uomo fece una gran cena e invitò molti. Allora della cena mandò il suo schiavo a dire ai convitati "Venite perché già tutto è pronto". Ma tutti quanti cominciarono a trovar delle scuse. Il primo disse: "Ho comprato un podere e bisogna che vada a vederlo: ti prego, fagli le mie scuse". Un altro disse: "Ho comperato cinque paia di buoi e devo andare a provarli; ti prego, fagli le mie scuse". E un altro disse: "Ho preso moglie, quindi non posso venire".

Scrive il vangelo perduto di Tommaso Didimo:

"Un uomo aveva degli ospiti. Dopo che ebbe preparato il banchetto, mandò un suo servo a invitare gli ospiti. Andò dal primo, e gli disse: "Il mio signore ti invita". Quello gli rispose: "Dei commercianti mi devono denaro. Vengono da me questa sera. Andrò e darò ordini. Mi scuso per il banchetto". Andò dal secondo, e gli disse: "Il mio signore ti invita". (Quello) gli rispose: "Ho comperato una casa, e sono richiesto per un giorno. Non avrò tempo". Andò dal terzo, e gli disse: "Il mio signore ti invita". (Quello) gli rispose: "Un mio amico si sposa, e io darò il banchetto: non potrò venire. Mi scuso per il banchetto".

Non sono differenze da poco, ma differenze dottrinali.

In Luca:

"Un uomo fece una gran cena e invitò molti" e se ne sbatte degli "altri". Dei loro impegni e dei loro problemi. Lui ha fatto e manda il suo schiavo a dire agli "altri" che devono [obbedendo] venire.

In Tommaso Didimo:

"Un uomo aveva degli ospiti". Tommaso Didimo paventa un accordo precedente alla preparazione del banchetto. Chi prepara il banchetto, è già in accordo con gli altri ospiti i quali rinunciano a venire per l'insorgenza di problemi personali.

Nel Vangelo di Luca si esprime l'onnipotenza del padrone; nel vangelo di Tommaso Didimo si esprime un accordo violato da parte degli ospiti.

L'approccio alla parabola, messo in atto da Luca, prelude alla violenza in quanto manifesta il delirio di onnipotenza di Gesù. L'approccio alla parabola ad opera di Tommaso Didimo non prelude alla violenza ma, semmai, al dolore provocato da un amico su cui contavi. Tommaso Didimo non prelude ad un atto di violenza come nel vangelo di Luca in cui Gesù, visto mettersi in secondo piano da chi avrebbe dovuto aderire al suo invito, può decidere di massacrarlo accusandolo di "lesa maestà".

Il massacro è descritto nel Vangelo di Matteo in cui la resistenza degli invitati è tale da rivendicare lo stesso ruolo decisionale del re (di Gesù). Gli invitati si considerano dei pari e, come tali, i loro problemi, devono essere considerati prioritari ai desideri del re. Dal momento che il re, nel vangelo di Matteo, rifiuta di riconoscerli come pari, i convocati, per difendere i loro diritti, reagiscono uccidendo la banda armata di Gesù. Questa reazione di rivendicazione della loro dignità produce la reazione di Gesù, identificato col re della sua parabola in quanto portatore di verità, che fa sterminare quei malvagi e fa distruggere la loro città. Li uccide perché non si sono sottomessi alla verità accettando di venire ospiti al banchetto di Gesù.

A questo punto vale la pena di sottolineare le tre diverse conclusioni. Quella del vangelo perduto di Tommaso Didimo, quella del vangelo di Luca e quella del vangelo di Matteo. Le conclusioni qualificano l'intento per il quale la parabola è stata scritta, descritta, propagandata.

Il Vangelo di Matteo conclude il vangelo sulle nozze regali scrivendo:

"Allora usciti per le strade, i servi radunarono quanti trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze fu piena di convitati. Or, entrato il re a vedere i commensali, scorse là un uomo che non aveva l'abito da nozze. Gli disse: "Amico, come sei entrato qua senza aver l'abito da nozze?" Colui ammutolì. Allora il re disse ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio; ivi sarà pianto e stridor di denti. Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti".

Il Vangelo di Luca conclude la parabola sul convitto:

"Poi lo schiavo disse: "Signore, si è fatto come hai comandato e ancora c'è posto". Il padrone disse allo schiavo: "Va' per le strade e lungo le siepi e forzali a venire, affinché la mia casa sia piena. Perché vi assicuro che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati, gusterà la mia cena"."

Il Vangelo di Tommaso Didimo conclude la "parabola" dicendo:

"Il signore disse al servo: "Va per le strade, e conduci al banchetto quanti trovi. Compratori e commercianti non entreranno nei luoghi del Padre mio".

Queste sono le conclusioni delle tre parabole nei vangeli di Matteo, Luca e del vangelo perduto di Tommaso Didimo.

Nel vangelo di Matteo il re, Gesù, è il padrone che si ritiene in diritto di torturare le persone per il proprio piacere. Quel "radunarono" sta un po' come il coercire le persone. O un rastrellamento in stile nazista. Costringere le persone con la violenza affinché presenzino a quanto loro non volevano presenziare.

Chiusi nel campo di concentramento di Gesù, sono costretti ad assistere all'ispezione del padrone che controllava i loro "bottoni", la loro "morale", il loro "essere persone". Un padrone che conclude che tutti sono "allineati e coperti" meno uno che deve essere torturato affinché sia costretto al "pianto e allo stridor di denti".

Nel vangelo di Luca la conclusione è la violenza "forzali a venire". "Devi violentarli affinché vengano al banchetto!". La mia casa, dice Gesù nel vangelo di Luca, deve essere piena. Non importa di chi, ma di un numero sufficiente di persone con le quali io possa aggredire l'intera società civile. "Fai loro violenza affinché arrivino alla mia tavola!" questo è l'ordine di Gesù che fa della violenza il metodo sul quale si fonda il cristianesimo.

Nel vangelo di Tommaso Didimo non esiste violenza, ma constatazione. Nel Tommaso Didimo non si dice "fai violenza" o "costringili". Nel vangelo perduto di Tommaso Didimo si dice "conduci quanto trovi". Non c'è l'ordine di un rastrellamento, né c'è un delirio di onnipotenza di Tommaso Didimo che ordina o millanta. Dopo di che esiste la constatazione:

"Compratori e commercianti non entreranno nei luoghi del Padre mio".

Ma questa è una constatazione, non un incitamento al genocidio. Loro hanno scelto. Questa constatazione la possiamo interpretare, almeno per ora, in "chi si occupa di cose diverse dalla vita non può sperare di essere favorito dalla vita. Se confidi nel commercio o nel buon acquisto, confida in essi e non in cose diverse da essi come può essere la vita, la società o le passioni dell'uomo".

In Tommaso Didimo non c'è violenza, ma solo constatazione. Per questo motivo il vangelo di Tommaso Didimo fu bruciato dai cristiani. Senza la violenza i cristiani, e il cattolicesimo nello specifico culturale, non possono vivere. Mentre il vangelo di Luca segna la strategia di aggressione, il vangelo di Matteo indica la via del genocidio e della tortura.

Per questo motivo, i vangeli di Luca e di Matteo furono assunti dalla chiesa cattolica, mentre il vangelo di Tommaso Didimo fu bruciato e distrutto.

Noi ringraziamo le sabbie del deserto per avercelo restituito, ma non per questo il nostro disprezzo per il criminale Gesù si può attenuare.

Le Nozze Regali in Matteo 22, 1-14:

"Gesù prese di nuovo a parlare in parabole e disse loro: "Il regno dei cieli è simile ad un re, il quale fece un festino di nozze a suo figlio. Egli mandò i servi a chiamare gli invitati, ma questi non vollero venire. Mandò ancora altri servi dicendo: "Dite agli invitati: Ecco, il mio convito è già pronto, si sono ammazzati i buoi e gli animali ingrassati e tutto è pronto: venite alle nozze", ma quelli non se ne curarono e se ne andarono chi al suo campo, chi ai suoi affari. Altri poi, presi i servi, li oltraggiarono e li uccisero. Allora il re, pieno d'ira, mandò le sue milizie, fece sterminare quegli omicidi e bruciare la loro città. Disse quindi ai suoi servi: "Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete". Allora usciti per le strade, i servi radunarono quanti trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze fu piena di convitati. Or, entrato il re a vedere i commensali, scorse là un uomo che non aveva l'abito da nozze. Gli disse: "Amico, come sei entrato qua senza aver l'abito da nozze?" Colui ammutolì. Allora il re disse ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio; ivi sarà pianto e stridor di denti. Perché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti." Matteo 22, 1-14

Tommaso Didimo Paragrafo 64:

Gesù disse: "Un uomo aveva degli ospiti. Dopo che ebbe preparato il banchetto, mandò un suo servo a invitare gli ospiti. Andò dal primo, e gli disse: "Il mio signore ti invita". Quello gli rispose: "Dei commercianti mi devono denaro. Vengono da me questa sera. Andrò e darò ordini. Mi scuso per il banchetto". Andò dal secondo, e gli disse: "Il mio signore ti invita". (Quello) gli rispose: "Ho comperato una casa, e sono richiesto per un giorno. Non avrò tempo". Andò dal terzo, e gli disse: "Il mio signore ti invita". (Quello) gli rispose: "Un mio amico si sposa, e io darò il banchetto: non potrò venire. Mi scuso per il banchetto". Il servo tornò dal suo signore e gli disse: "Quelli che hai invitato al banchetto si scusano". Il signore disse al servo: "Va per le strade, e conduci al banchetto quanti trovi. Compratori e commercianti non entreranno nei luoghi del Padre mio".

Tratto da "I vangeli gnostici" "Vangelo di Tomaso a cura di Luigi Morandi ed Adelphi 1984 paragrafo 64 pag. 14

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Marghera, 04 dicembre 2011

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

COMUNICAZIONE IMPORTANTE

Da molto tempo la chiesa cattolica ha cessato di citare i suoi vangeli. Eppure, i vangeli ufficiali cristiani, sono l'unica fonte che delinea la figura di Gesù, la sua ideologia, la sua morale e i suoi principi sociali. La chiesa cattolica applica quei principi, ma alle masse preferisce nasconderne il significato e rubare, facendo propria, l'idea di bontà che i Neoplatonici attribuivano al loro dio. La chiesa cattolica ha torturato e macellato i Neoplatonici e per colmo di disprezzo usa i loro insegnamenti dietro ai quali nascondere i suoi principi ideologici.