Gesù il pazzo criminale contro i
diritti religiosi Costituzionali dell’uomo

L'ideologia di Gesù e l'ideologia della
Corte Europea per i Diritti dell'Uomo

di Claudio Simeoni

Significato sociale e morale dei vangeli cristiani

 

Gesù il criminale

 

L'esposizione del crocifisso non significa soltanto esporre dei pezzi di legno, ma imporre, legittimando, un modo di vivere e di concepire l'esistenza che quei pezzi di legno descrivono mediante un'ideologia.

Vale fra tutti il concetto di "verità" rappresentato da Gesù che una volta imposto sui ragazzi li costringe a comportamenti bullisti, rifiuto della cultura, arroganza megalomane, distacco dal mondo, fino a soggettivare patologie di angoscia e disperazione.

E' il concetto di "verità" di questo povero pazzo, al limite dello squallore culturale, che oggi voglio analizzare e mettere in relazione col significato giuridico della sentenza della Corte Europea per i diritti dell'Uomo nella causa Lautsi contro l'Italia per il diritto a non farsi imporre l'ideologia di un povero pazzo in disprezzo della Costituzione Italiana ed Europea.

Che il Gesù dei vangeli fosse un povero pazzo che viene imposto dalle autorità civili italiane mediante la violenza, non c'è dubbio.

La volontà di stupro degli individui e di sottomissione a sé, in Gesù, è di una tale violenza che nessuna società civile potrebbe tollerarlo se non relegandola in ambienti ristretti.

Il concetto di verità di Gesù, espresso nel vangelo di Giovanni, è quel concetto che macellerà i popoli, gli individui, le nazioni e i singoli individui, per sottometterli alla verità.

Macellare gli individui è l'imperativo di Gesù. Gli uomini, per questo criminale, non hanno una verità né sono una realtà oggettiva definibile come verità in sé. Esattamente come per i Talebani Afgani e per tutti gli integralisti religiosi che vedono il loro nemico nelle libertà Costituzionali.

Che cos'è la verità per Gesù?

"Io sono la via, la verità e la vita; nessuno può venire al padre se non per me. Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il padre mio; ma fin da ora voi lo conoscete e lo avete veduto." Giovanni 14, 6

Anche Hitler sosteneva lo stesso concetto!

La verità, per Gesù, è Gesù stesso. Un delirio ben conosciuto in psicologia che va sotto il nome di "delirio di grandezza" o "megalomania":

"tendenza della personalità a sopravvalutare sé stessa e le proprie capacità in assenza di un opportuno vaglio critico. Deliri megalomaniaci si registrano nelle schizofrenie a sfondo paranoico dove ad essere investita di grandezza è la propria personalità, e nelle forme maniacali dove il soggetto vive una sensazione di strapotere sulle proprie risorse e capacità. Per S. Freud la megalomania nasce a spese della libido oggettuale che, sottratta al mondo esterno, investe l'io in una forma esasperata di narcisismo." Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

In Gesù la verità è un "delirare su sé stesso". Un delirare su un sé stesso onnipotente: padrone in quanto figlio del padrone!

Un delirare che viene riconosciuto come "situazione di realtà oggettiva", nel senso che Gesù è effettivamente quello che nel suo delirio afferma, solo nell'ambito della sua cerchia ristretta che si sottomette ed accetta il suo delirare.

Infatti, quando a Gesù, un soggetto diverso dalla sua cerchia e che lui non è in grado di aggredire gli chiede "Che cos'è la verità!", Gesù non risponde.

Davanti a Pilato, in Giovanni, Gesù afferma:

"Tu l'hai detto, io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce." Vangelo di Giovanni 18, 37

Affermazione che qualunque idiota può fare trasformando la sua idiozia in megalomania. E come ogni idiota megalomane una volta fatta l'affermazione non è più in grado di argomentare. Così, dopo questa farneticazione, alla domanda di Pilato: "Che cos'è la verità!" Gesù non risponde. Scappa; si chiude su sé stesso all'interno della propria follia.

Eppure, all'interno della sua setta di banditi non si era, secondo Giovanni, tirato indietro alla domanda. Infatti, nella sua setta di banditi aveva farneticando affermato:

"Io sono la via, la verità e la vita; nessuno può venire al padre se non per me. Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il padre mio; ma fin da ora voi lo conoscete e lo avete veduto." Giovanni 14, 6

così si esprimono tutti i criminali deliranti che portarono le stragi nell'umanità.

Perché Giovanni non riporta questa stessa spiegazione come risposta a Pilato?

Io individuo, dice Gesù, sono la verità. Non esiste la verità se non nella mia persona: appunto, pazzia di un megalomane che induce al linciaggio di chiunque scorge la sua pazzia. Una pazzia megalomane che Gesù difende minacciando di morte e di sterminio chiunque la svela:

"In verità vi dico: se voi non cambiate e non diventate come i fanciulli [stupidi, ingenui, soggetti che facilmente si possono ingannare in quanto privi del senso critico... Nota mia] non entrerete nel regno dei cieli. [...] Ma se qualcuno scandalizzasse uno di questi piccoli che credono in me [facendomi passare per un povero deficiente... nota mia] sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino e venisse sommerso in fondo al mare." Matteo 18, 3 e 6

E il concetto è ripetuto nel vangelo di Marco in cui la minaccia di morte di Gesù è legata direttamente alla negazione della megalomania della sua persona. Infatti, il brano è all'interno di un discorso che impone di tagliare parti del proprio corpo quando queste danno scandalo parlando "male" di lui. In altre parole, svelando la sua malattia mentale:

"Perché chi non è contro di noi è con noi. E chi vi darà un bicchier d'acqua perché voi siete di cristo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa. Ma chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una macina d'asino e lo si getti nel mare." Marco 9, 40-42

Il megalomane criminale di Gesù minaccia di morte chi svela che lui è solo un povero pazzo megalomane.

In Luca la citazione è in un contesto atroce, assoluto.

"Sarebbe meglio per lui che gli si legasse al collo un macina da mulino e si gettasse in mare, piuttosto di scandalizzare uno di questi piccoli." Luca 17, 2

Svelare la pazzia di Gesù è dare scandalo.

Però, mentre Gesù è megalomane nella sua setta, davanti a Pilato non è in grado di argomentare. Si svela per ciò che è: un individuo impotente che senza la violenza e il terrore non ha argomenti. Senza macine d'asino da legare al collo delle persone, è incapace di argomentare. Infatti, Gesù agisce per i propri interessi, per la propria follia megalomane. Non porta nulla alla società se non il suo terrore e il suo odio. Un odio sociale che viene ben definito nel delirio messianico, in cui egli si dipinge, davanti ai giudici. Alla domanda del giudice:

"Sei tu il cristo, figlio del benedetto?" Gesù risponde. "Io lo sono, e voi vedrete il figlio dell'uomo [cioè lui... nota mia] assiso alla destra dell'onnipotente e venire con le nubi dal cielo." Marco 14, 61-62

Mentre in Matteo la risposta è:

"Tu l'hai detto; anzi, io vi dico: d'ora in avanti vedrete il figlio dell'uomo [cioè lui... nota mia] assiso alla destra dell'onnipotente, e venire sulle nubi del cielo." Matteo 26, 64

La stessa cosa la trovate in Luca.

La verità, per i vangeli, è Gesù e lo scandalo è affermare che Gesù è un megalomane pazzo che nella sua megalomania attrae gli ingenui per distruggere loro la vita.

Se noi analizziamo i comportamenti di ogni mafioso, di ogni bullo e di ogni criminale nella società, sia esso il rapinatore che lo stesso Berlusconi oggi Presidente del Consiglio; troviamo questa follia concettuale come supporto ideologico a scelte illegali e criminali. Che cosa è stato il Lodo Alfano, la pretesa di essere al di sopra della legge, se non la risposta di Gesù ai giudici: "Tu l'hai detto; anzi, io vi dico: d'ora in avanti vedrete il figlio dell'uomo [cioè lui... nota mia] assiso alla destra dell'onnipotente , e venire sulle nubi del cielo.". Che cos'è la pretesa del bullo di vessare il suo compagno di classe se non "Tu l'hai detto; anzi, io vi dico: d'ora in avanti vedrete il figlio dell'uomo [cioè lui... nota mia] assiso alla destra dell'onnipotente , e venire sulle nubi del cielo.". Che cos'è l'onnipotenza del rapinatore che punta il mitra se non: "Tu l'hai detto; anzi, io vi dico: d'ora in avanti vedrete il figlio dell'uomo [cioè lui... nota mia] assiso alla destra dell'onnipotente , e venire sulle nubi del cielo.". Ogni criminale nella società si comporta come Gesù. Come Gesù si separa dal contesto sociale e chiede al contesto sociale di riconoscerlo come padrone. Sia che questa richiesta avvenga con il Lodo Alfano, sia che avvenga con un mitra o con vessazioni o con lo sfruttamento della paura di attaccarsi una macina d'asino e di gettarsi a mare.

Il crocifisso nega il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione della Repubblica che sta a fondamento della società civile e che concede forza giuridica alle leggi.

E' il messaggio di terrore che il crocifisso trasmette alle persone e che la Costituzione vuole relegato in ambito religioso, strettamente privato, separato dalla società civile, perché, come dicono i magistrati della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo contestando chi vorrebbe imporre il crocifisso nelle scuole italiane, il suo significato non è univoco fra il credente della religione e il non credente che vive nella società civile rispettoso della Costituzione e delle leggi dello Stato.

La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo si ispira ai principi della società civile. Quei principi che stabiliscono la convivenza civile, e non quei principi che hanno istigato all'odio religioso, al razzismo e al genocidio che sono propri del crocifisso e della manie da delirio di onnipotenza del Gesù dei cristiani.

A quali principi si è ispirata la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo?

Questi sono i principi ispiratori della convivenza civile, non la megalomania di un povero pazzo che si definisce "la verità".

La prima considerazione della Corte Europea per i diritti dell'uomo è quella secondo cui:

C'est sur le droit fondamental à l'instruction que se greffe le droit des parents au respect de leurs convictions religieuses et philosophiques et la première phrase ne distingue, pas plus que la seconde, entre l'enseignement public et l'enseignement privé. La seconde phrase de l'article 2 du Protocole no 1 vise à sauvegarder la possibilité d'un pluralisme éducatif, essentiel à la préservation de la « société démocratique » telle que la conçoit la Convention. En raison de la puissance de l'Etat moderne, c'est surtout par l'enseignement public que doit se réaliser cet objectif.

"Sul diritto fondamentale all'istruzione si innesta infatti il diritto dei genitori al rispetto delle loro convinzioni religiose e filosofiche e la prima frase non distingue più della seconda tra l'insegnamento pubblico e l'insegnamento privato. La seconda frase dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 mira a salvaguardare la possibilità di un pluralismo educativo, essenziale alla preservazione della "società democratica" così come la concepisce la Convenzione. A causa dei poteri di uno Stato moderno, è soprattutto l'istruzione pubblica che deve realizzare quest'obiettivo."

La Corte mette in relazione il diritto dei genitori nei confronti dell'Istituzione educativa. In sostanza, la Corte mette in relazione il diritto del soggetto a considerare il Gesù un povero pazzo demente e a non venir perseguito con macine d'asino al collo perché, affermando che il Gesù è un povero pazzo demente, provoca scandalo fra i seguaci del Gesù che, anziché ritenerlo un povero pazzo demente, affermano che Gesù è la "verità". Questo non è a caso, ma è finalizzato a salvaguardare LA SOCIETA' DEMOCRATICA. Altrimenti, appare evidente, si ha una società clericale o, più coerentemente, una società fascista che nega all'individuo il suo diritto di interpretare la realtà in cui vive dovendo, necessariamente e obbligatoriamente, interpretarla come lo Stato gli impone. Così, il crocifisso, in una società fascista, non è ciò che il cittadino coglie dal crocifisso, ma è quello che lo Stato vuole che lui, suddito, colga dal crocifisso. Cioè, ciò che il clericalismo vuole che il suddito interpreti.

La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo dice che la condizione affinché le persone siano libere di pensare che il Gesù di Nazareth sia un povero demente, deve essere garantita dai poteri dello Stato e soprattutto è l'istruzione pubblica che deve realizzare questa posibilità.

Continua la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo riaffermando i principi della Costituzione Europea:

Le respect des convictions des parents doit être possible dans le cadre d'une éducation capable d'assurer un environnement scolaire ouvert et favorisant l'inclusion plutôt que l'exclusion, indépendamment de l'origine sociale des élèves, des croyances religieuses ou de l'origine ethnique. L'école ne devrait pas être le théâtre d'activités missionnaires ou de prêche ; elle devrait être un lieu de rencontre de différentes religions et convictions philosophiques, où les élèves peuvent acquérir des connaissances sur leurs pensées et traditions respectives.

" Il rispetto delle convinzioni dei genitori deve essere reso possibile nel quadro di un'istruzione capace di garantire un ambiente scolastico aperto e favorendo l'inclusione piuttosto che l'esclusione, indipendentemente dall'origine sociale degli allievi, delle loro credenze religiose o dalla loro origine etnica. La scuola non dovrebbe essere il teatro di attività di proselitismo o predicazione; dovrebbe essere un luogo di unione e confronto di varie religioni e convinzioni filosofiche, dove gli allievi possono acquisire conoscenze sui loro pensieri e rispettive tradizioni."

La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo dice che la scuola non può essere teatro di proselitismo (per proselitismo l'Europa non intende la propaganda delle idee religiose, garantita dai diritti dell'uomo, ma intende la violenza con cui l'istituzione impone un concetto religioso, una religione, un simbolo religioso fatto con la violenza delle armi, come nel caso del crocifisso che viene imposto mediante le pistole e i mitra della Polizia di Stato e dei Carabinieri a bambini sottratti dai principi Costituzionali) o di predicazione di una forma religiosa, ma dovrebbe essere un luogo di unione e di confronto di varie religioni e convinzioni filosofiche. Un luogo in cui gli allievi possono acquisire conoscenze sui loro stessi pensieri religiosi e misurarli, confrontarli con altri pensieri religiosi, senza che qualcuno imponga un crocifisso, una mezzaluna, una stella di David o simboli di una qualche religione specifica, elevati a valore istituzionale o nazionale.

In sostanza, la scuola dovrebbe essere, secondo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, il luogo in cui gli allievi ARGOMENTANO le loro rispettive credenze religiose e non le impongono mediante la violenza istituzionale. Si argomenta, si giustifica, non si impone un delinquente affermando che quel delinquente è la "verità" a cui, ogni allievo di un'altra credenza o indirizzo filosofico, si deve mettere in ginocchio. La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo afferma che è contro i diritti dell'uomo mettere sul rogo gli eretici e che "contro gli eretici" è necessario ARGOMENTARE (sempre che i cattolici abbiano argomenti), non imporre il simbolo di una religione che, per quanto affermi il credente di quella religione, viene vissuto come un abuso e come una violenza da chi ha una diversa fede religiosa.

Il fatto che le persone per 2000 anni sono state violentate dall'orrore dell'ideologia manifestata dal crocifisso è un'aggravante per i cattolici, non un diritto acquisito per tradizione.

Ed è la stessa condizione che noi troviamo nella pazzia megalomane di Gesù descritto nei vangeli. Davanti a chi non è di quella religione non ha argomenti. Non può dire "io sono la verità!", perché il credente di una diversa religione gli sputa in faccia in quanto, con quella affermazione, di fatto, offende la verità (o il concetto del vero) che ha il credente di un'altra religione. Ed è la stessa cosa in cui si trova il cristiano: che argomenti ha il cristiano per giustificare la sua credenza se non la malattia mentale? Se avesse degli argomenti per giustificare la sua credenza, diversi dalla sua malattia mentale da delirio di onnipotenza, non avrebbe bisogno di imporre con la violenza il crocifisso alla società civile. Quando il sindaco di Asiago trasforma i vigili urbani di Asiago in una Banda Armata con finalità di eversione dell'ordine Democratico che girano per imporre con la violenza il crocifisso (hanno ordine di multare chi non lo espone) dimostra come il crocifisso sia solo un modo per stuprare i bambini e costringerli a credere in un pazzo che in nessun altro modo potrebbe ottenere l'attenzione. E' necessario che il sindaco di Asiago, con un'ordinanza, trasformi i Vigili Urbani in una banda criminale affinché le persone siano costrette a soggiacere ad un povero pazzo demente che afferma di essere la "la verità"; il figlio del dio padrone e padrone lui stesso delle persone. Il sindaco di Asiago bestemmia contro la Costituzione della Repubblica ( e con lui tutti i sindaci che lo hanno imitato).

Rileva ancora la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo:

La seconde phrase de l'article 2 du Protocole no 1 implique que l'Etat, en s'acquittant des fonctions assumées par lui en matière d'éducation et d'enseignement, veille à ce que les informations ou connaissances figurant dans les programmes soient diffusées de manière objective, critique et pluraliste. Elle lui interdit de poursuivre un but d'endoctrinement qui puisse être considéré comme ne respectant pas les convictions religieuses et philosophiques des parents. Là se place la limite à ne pas dépasser.

La seconda frase dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 implica che lo Stato, date le sue funzioni in materia d'istruzione e d'insegnamento, vigila affinché le informazioni o le conoscenze che appaiono nei programmi siano diffuse in modo oggettivo, critico e pluralistico. L'articolo proibisce agli Stati di perseguire un obiettivo di indottrinamento, anche non rispettando le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. Questo è un limite da non superare.

La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo afferma che è compito dello Stato vigilare affinché sia assicurata la libertà di credo religioso contro il proselitismo che con la violenza, anziché con le argomentazioni, impone il proprio credo e i propri simboli. E' l'oggettività, la possibilità di critica, la possibilità di spaziare all'interno di ogni credenza, senza che vi siano imposizioni di credenze o di simboli, l'obbligo a cui lo Stato si deve attenere. Quando lo Stato, attraverso le sue Istituzioni, impone il crocifisso avallando di fatto le farneticazioni di un povero pazzo e costringendo i ragazzi a soggettivare un povero pazzo che afferma che "lui è la verità" e che tutti devono mettersi in ginocchio davanti a lui, quello Stato esce dal consesso civile diventando un'organizzazione criminale che attenta alla Carta dei Diritti Fondamentali dei Cittadini Europei. E' come se quello Stato legittimasse i campi di sterminio della soluzione finale di Hitler. Infatti, continua la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, l'articolo, sacro e sottoscritto dallo Stato, proibisce allo Stato e alle istituzioni Amministrative di perseguire obbiettivi di indottrinamento religioso anche non rispettando le convinzioni filosofiche e religiose dei genitori. Questo articolo è IL LIMITE ASSOLUTO che lo Stato, qualunque Stato dell'Unione Europea, non può superare. Superare quel limite, esponendo il crocifisso ed imponendolo ai cittadini, trasforma lo Stato in un'organizzazione criminale. Un'azione criminale che svolge un'attività eversiva nei confronti della Costituzione della Repubblica e dei principi fondamentali dell'Unione Europea: una strada aperta verso i campi di sterminio nazisti!

Rileva infine la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo:

Le respect des convictions religieuses des parents et des croyances des enfants implique le droit de croire en une religion ou de ne croire en aucune religion. La liberté de croire et la liberté de ne pas croire (la liberté négative) sont toutes les deux protégées par l'article 9 de la Convention (voir, sous l'angle de l'article 11, Young, James et Webster c. Royaume-Uni, 13 août 1981, §§ 52-57, série A no 44). Le devoir de neutralité et d'impartialité de l'Etat est incompatible avec un quelconque pouvoir d'appréciation de la part de celui-ci quant à la légitimité des convictions religieuses ou des modalités d'expression de celles-ci. Dans le contexte de l'enseignement, la neutralité devrait garantir le pluralisme (Folgero, précité, § 84).

"Il rispetto delle convinzioni religiose dei genitori e dei bambini implicano il diritto di credere in una religione o di non credere in alcuna religione. La libertà di credere e la libertà non di credere sono entrambe protette dall'articolo 9 della Convenzione (vedere l'articolo 11, Young, James e Webster c. Regno Unito, 13 agosto 1981, §§ 52-57, serie A n° 44). Il dovere di neutralità e di imparzialità dello Stato è incompatibile con un potere qualunque di valutazione da parte di quest'ultimo sulla legittimità delle convinzioni religiose o delle modalità di espressione di queste. Nel contesto dell'insegnamento, la neutralità dovrebbe garantire il pluralismo (Folgerø, cit., § 84).

Il rispetto dei Diritti dell'Uomo è dovuto ai singoli cittadini: sono i singoli cittadini che vedono i loro diritti lesi quando si impone loro una religione. Sono i cittadini che vedono i loro diritti lesi quando si impone loro che "Gesù è la verità"; che Gesù è un padrone in quanto figlio del dio padrone; è un delitto che viola i diritti umani dei cittadini, il loro sentimento religioso; la loro libertà di vivere ed agire nel mondo.

Chi ritiene che Gesù, un povero pazzo megalomane, sia un soggetto diverso dal un povero pazzo megalomane, e ritiene di usarlo nella società civile, è in dovere di dimostrare e argomentare quelle pretese. Non le può imporre militarmente. Non può costringere le persone ad essere sottomesse davanti alla sua idea interpretativa: ALLA SUA VERITA'!

La libertà di credere è la libertà di critica sono protette dall'articolo 9 della Convenzione. La Convenzione è LEGGE DELLO STATO. E' una legge che obbliga lo Stato e che quando non viene applicata dalle Istituzione bolla quelle Istituzioni come organizzazioni criminali. Il dovere di neutralità, scrive la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, "è incompatibile con un potere qualunque da parte di quest'ultimo [lo Stato e le Istituzioni. nota mia] sulla legittimità delle convinzioni religiose o delle modalità di espressioni di queste." Lo stato non può intervenire sulla formazione delle idee religiose dei cittadini.

Ed è questo che qualifica come dei TERRORISTI CRIMINALI, i Sindaci dei vari paesi che hanno obbligato gli uffici pubblici ad esporre i crocifissi con varie ordinanze.

Terroristi che impongono ai bambini un PADRONE, quel Gesù criminale che asserendo di "essere la verità" non solo ha insanguinato la storia massacrando i popoli, ma oggi stupra i bambini impedendo loro di formarsi la loro "verità" in risposta alle norme fondamentali della società civile quali:

"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale." Costituzione della Repubblica art. 2

E non, come quel criminale di Gesù va farneticando, invitando a macellare le persone che non la pensano come lui:

"Io sono la vera vite e il padre mio è il padrone agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, LO TAGLIA, e quello che porta frutto, LO POTA, affinché frutti di più. Già voi siete puri, in virtù della parola che IO vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come un tralcio non può da sé portare frutto se non rimane unito all vite, COSI' NEMMENO VOI, se non rimanete in me. IO SONO LA VITE e voi i tralci; chi rimane in me e io in lui, QUESTI PORTA MOLTO FRUTTO: PERCHE' SENZA DI ME NON POTETE FAR NIENTE. Se uno non rimane in me, è gettato via come un sarmento e si secca, POI VIENE RACCOLTO E GETTATO NE FUOCO A BRUCIARE." Giovanni 15, 1-6

Quante persone sono state bruciate perché non tolleravano le imposizioni criminali di Gesù!

Milioni di persone furono bruciate e milioni di persone rese incapaci di affrontare la loro vita perché a quelle perone venne imposta la dipendenza psicologica da questo delinquente criminale che viene imposto ai bambini mediante il crocifisso. I loro diritti furono offesi, calpestati, bestie di un gregge che il crocifisso portava al macello della vita a maggior gloria del padrone: ogni padrone di turno ad imitazione di colui che si vantava di essersi divertito a macellare l'umanità col diluvio universale.

Questa voglia di Gesù di assassinare le persone che non si sottomettono alla sua megalomania, al suo delirio di onnipotenza, viene rinnovata imponendo con la violenza il crocifisso. Questo individuo estraneo alla società, separato dai bisogni degli Esseri Umani che vive nella sua follia viene imposto mediante l'enfasi del crocifisso a bambini indifesi che i sindaci vogliono trasformare in bestiame obbediente e sottomesso anziché in cittadini consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri sociali, è il marchio d'infamia delle società occidentali. Il marchio che ricorda loro quanto sangue versarono in nome della croce distruggendo culture e popoli.

E' la Corte Europea per i diritti dell'Uomo che afferma che i diritti degli individui vengono negati imponendo agli Esseri Umani il crocifisso e l'orrore criminale di odio e morte che il crocifisso rappresenta. E' la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo che afferma COME e quali sono i principi della Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo (che è Legge dello Stato Italiano). E lo dice allo Sato Italiano! Lo dice a quella Mariastella Gelmini che da criminale sputa sulle leggi dello Stato per imporre lo stato nazista a bambini indifesi e a quei sindaci che, identificandosi con l'onnipotenza criminale del Gesù, impongono con la forza delle pistole dei Vigili Urbani, il crocifisso ai bambini.

Dice la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo:

Applicazione di questi princìpi

48. Per la Corte, queste considerazioni conducono all'obbligo per lo Stato di astenersi dall'imporre, anche indirettamente, credenze nei luoghi dove le persone sono dipendenti dallo Stato o anche nei posti in cui le persone possono essere particolarmente vulnerabili. L'istruzione dei bambini rappresenta un settore particolarmente sensibile poiché, in questo caso, il potere dello Stato è imposto verso coscienze che mancano ancora (secondo il livello di maturità del bambino) della capacità critica che permette di prendere distanza rispetto al messaggio che deriva da una scelta preferenziale manifestata dallo Stato in materia religiosa.

48. Pour la Cour, ces considérations conduisent à l'obligation pour l'Etat de s'abstenir d'imposer, même indirectement, des croyances, dans les lieux où les personnes sont dépendantes de lui ou encore dans les endroits où elles sont particulièrement vulnérables. La scolarisation des enfants représente un secteur particulièrement sensible car, dans ce cas, le pouvoir contraignant de l'Etat est imposé à des esprits qui manquent encore (selon le niveau de maturité de l'enfant) de la capacité critique permettant de prendre distance par rapport au message découlant d'un choix préférentiel manifesté par l'Etat en matière religieuse.

49. Applicando i principi qui sopra al presente procedimento, la Corte deve esaminare la questione intesa ad accertare se lo Stato, imponendo l'esposizione del crocifisso nelle aule, ha vegliato o meno nell'esercizio delle sue funzioni di istruzione e di insegnamento affinché le conoscenze siano diffuse in modo oggettivo, critico e pluralistico e quindi se ha o no rispettato le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori, secondo l' articolo 2 del protocollo n. 1.

49. En appliquant les principes ci-dessus à la présente affaire, la Cour doit examiner la question de savoir si l'Etat défendeur, en imposant l'exposition du crucifix dans les salles de classe, a veillé dans l'exercice des fonctions d'éducation et d'enseignement à ce que les connaissances soient diffusées de manière objective, critique et pluraliste et a respecté les convictions religieuses et philosophiques des parents, conformément à l'article 2 du Protocole no 1.

50. Per esaminare la questione, la Corte considererà in particolare la natura del simbolo religioso e il suo impatto su allievi di una giovane età, in questo caso i figli della ricorrente. Infatti, nei paesi in cui la grande maggioranza della popolazione aderisce a una religione precisa, la manifestazione dei riti e dei simboli di questa religione, senza restrizione di luogo e di forma, può costituire una pressione sugli allievi che non praticano la suddetta religione o su quelli che aderiscono a un'altra religione (Karaduman c. Turchia, decisione della Commissione del 3 maggio 1993).

50. Pour examiner cette question, la Cour prendra notamment en compte la nature du symbole religieux et son impact sur des élèves d'un jeune âge, en particulier les enfants de la requérante. En effet, dans les pays où la grande majorité de la population adhère à une religion précise, la manifestation des rites et des symboles de cette religion, sans restriction de lieu et de forme, peut constituer une pression sur les élèves qui ne pratiquent pas ladite religion ou sur ceux qui adhèrent à une autre religion ( Karaduman c. Turquie, décision de la Commission du 3 mai 1993).

51. Il governo giustifica l'obbligo (o il fatto) di esporre il crocifisso riferendosi al messaggio morale positivo della fede cristiana, che trascende i valori costituzionali laici, al ruolo della religione nella storia italiana così come al radicamento di essa nella tradizione del paese. Attribuisce quindi al crocifisso un significato neutrale e laico in riferimento alla storia e alla tradizione italiane, strettamente legate al cristianesimo. Il governo sostiene che il crocifisso è un simbolo religioso ma può anche rappresentare altri valori (vedere Tar del Veneto, n. 1110 del 17 marzo 2005, § 16, paragrafo 13 sopra). Secondo la Corte il simbolo del crocifisso ha una pluralità di significati, fra i quali il significato religioso è tuttavia predominante.

51. Le Gouvernement (paragraphes 34-44 ci-dessus) justifie l'obligation (ou le fait) d'exposer le crucifix en se rapportant au message moral positif de la foi chrétienne, qui transcende les valeurs constitutionnelles laïques, au rôle de la religion dans l'histoire italienne ainsi qu'à l'enracinement de celle-ci dans la tradition du pays. Il attribue au crucifix une signification neutre et laïque en référence à l'histoire et à la tradition italiennes, intimement liées au christianisme. Le Gouvernement soutient que le crucifix est un symbole religieux mais qu'il peut également représenter d'autres valeurs (voir tribunal administratif de Vénétie, no 1110 du 17 mars 2005, § 16, paragraphe 13 ci-dessus). De l'avis de la Cour, le symbole du crucifix a une pluralité de significations parmi lesquelles la signification religieuse est prédominante.

52. La Corte considera che la presenza del crocifisso nelle aule va al di là del semplice impiego di simboli in contesti storici specifici. La Corte ha ritenuto in passato che il carattere tradizionale, nel senso sociale e storico, di un testo utilizzato dai parlamentari per prestare giuramento non privava il giuramento della sua natura religiosa (Buscarini ed altri c. San Marino [GC], n. 24645/94, CEDU 1999-I).

52. La Cour considère que la présence du crucifix dans les salles de classe va au-delà de l'usage de symboles dans des contextes historiques spécifiques. Elle a d'ailleurs estimé que le caractère traditionnel, dans le sens social et historique, d'un texte utilisé par les parlementaires pour prêter serment ne privait pas le serment de sa nature religieuse ( Buscarini et autres c. Saint-Marin [GC], no 24645/94, CEDH 1999-I).

53. La ricorrente adduce che il simbolo urta le sue convinzioni e viola il diritto dei suoi bambini di non professare la religione cattolica. Il suo convincimento ha un grado di serietà e di coerenza sufficiente perché la presenza obbligatoria del crocifisso possa essere ragionevolmente ritenuta in conflitto con questo. La ricorrente vede nell'esposizione del crocifisso il segno che lo Stato favorisce la religione cattolica. Tale è anche il significato ufficialmente preso in considerazione nella Chiesa cattolica, che attribuisce al crocifisso un messaggio fondamentale. Di conseguenza, l'apprensione della ricorrente non è arbitraria.

53. La requérante allègue que le symbole heurte ses convictions et viole le droit de ses enfants de ne pas professer la religion catholique. Ses convictions atteignent un degré de sérieux et de cohérence suffisant pour que la présence obligatoire du crucifix puisse être raisonnablement comprise par elle comme étant en conflit avec celles-ci. L'intéressée voit dans l'exposition du crucifix le signe que l'Etat se range du côté de la religion catholique. Telle est la signification officiellement retenue dans l'Eglise catholique, qui attribue au crucifix un message fondamental. Dès lors, l'appréhension de la requérante n'est pas arbitraire.

54. Le convinzioni della signora Lautsi riguardano così l'impatto dell'esposizione del crocifisso sui suoi bambini (paragrafo 32 sopra), all'epoca di undici e tredici anni. La Corte riconosce che, per come viene esposto, è impossibile non osservare il crocifisso nelle aule. Nel contesto dell'istruzione pubblica, questo è necessariamente percepito come parte integrante dell'ambiente scolastico e può di conseguenza essere considerato come "un segno esterno forte" (Dahlab c. Svizzera (dic.), n. 42393/98, CEDU 2001-V).

54. Les convictions de Mme Lautsi concernent aussi l'impact de l'exposition du crucifix sur ses enfants (paragraphe 32 ci-dessus), âgés à l'époque de onze et treize ans. La Cour reconnaît que, comme il est exposé, il est impossible de ne pas remarquer le crucifix dans les salles de classe. Dans le contexte de l'éducation publique, il est nécessairement perçu comme partie intégrante du milieu scolaire et peut dès lors être considéré comme un « signe extérieur fort » (Dahlab c. Suisse (déc.), no 42393/98, CEDH 2001-V).

55. La presenza del crocifisso può facilmente essere considerata da allievi di qualsiasi età un segno religioso e questi si sentiranno quindi istruiti in un ambiente scolastico influenzato da una religione specifica. Ciò che può essere gradito da alcuni allievi religiosi, può essere sconvolgente emotivamente per allievi di altre religioni o per coloro che non professano nessuna religione. Questo rischio è particolarmente presente negli allievi che appartengono a minoranze religiose. La libertà negativa non è limitata all'assenza di servizi religiosi o di insegnamenti religiosi. Essa si estende alle pratiche e ai simboli che esprimono, in particolare o in generale, una credenza, una religione o l'ateismo. Questo diritto negativo merita una protezione particolare se è lo Stato che esprime una credenza e se la persona è messa in una situazione di cui non può liberarsi o soltanto con degli sforzi e con un sacrificio sproporzionati.

55. La présence du crucifix peut aisément être interprétée par des élèves de tous âges comme un signe religieux et ils se sentiront éduqués dans un environnement scolaire marqué par une religion donnée. Ce qui peut être encourageant pour certains élèves religieux, peut être perturbant émotionnellement pour des élèves d'autres religions ou ceux qui ne professent aucune religion. Ce risque est particulièrement présent chez les élèves appartenant à des minorités religieuses. La liberté négative n'est pas limitée à l'absence de services religieux ou d'enseignement religieux. Elle s'étend aux pratiques et aux symboles exprimant, en particulier ou en général, une croyance, une religion ou l'athéisme. Ce droit négatif mérite une protection particulière si c'est l'Etat qui exprime une croyance et si la personne est placée dans une situation dont elle ne peut se dégager ou seulement en consentant des efforts et un sacrifice disproportionnés.

56. L'esposizione di uno o più simboli religiosi non può giustificarsi né con la richiesta di altri genitori che desiderano un'istruzione religiosa conforme alle loro convinzioni, né, come il governo sostiene, con la necessità di un compromesso necessario con le componenti di ispirazione cristiana. Il rispetto delle convinzioni di ogni genitore in materia di istruzione deve tenere conto del rispetto delle convinzioni degli altri genitori. Lo Stato è tenuto alla neutralità confessionale nel quadro dell'istruzione pubblica obbligatoria dove la presenza ai corsi è richiesta senza considerazione di religione e che deve cercare di insegnare agli allievi un pensiero critico. La Corte non vede come l'esposizione nelle aule di scuole pubbliche di un simbolo che è ragionevole associare al cattolicesimo (la religione maggioritaria in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale alla preservazione d'una "società democratica" come la concepisce la Convenzione, e alla preservazione del pluralismo che è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale nel diritto nazionale (vedi paragrafo 24).

56. L'exposition d'un ou plusieurs symboles religieux ne peut se justifier ni par la demande d'autres parents qui souhaitent une éducation religieuse conforme à leurs convictions, ni, comme le Gouvernement le soutient, par la nécessité d'un compromis nécessaire avec les partis politiques d'inspiration chrétienne. Le respect des convictions de parents en matière d'éducation doit prendre en compte le respect des convictions des autres parents. L'Etat est tenu à la neutralité confessionnelle dans le cadre de l'éducation publique obligatoire où la présence aux cours est requise sans considération de religion et qui doit chercher à inculquer aux élèves une pensée critique. La Cour ne voit pas comment l'exposition, dans des salles de classe des écoles publiques, d'un symbole qu'il est raisonnable d'associer au catholicisme (la religion majoritaire en Italie) pourrait servir le pluralisme éducatif qui est essentiel à la préservation d'une « société démocratique » telle que la conçoit la Convention, pluralisme qui a été reconnu par la Cour constitutionnelle en droit interne (voir paragraphe 24).

57. La Corte ritiene che l'esposizione obbligatoria di un simbolo confessionale nell'esercizio del settore pubblico relativamente a situazioni specifiche che dipendono dal controllo governativo, in particolare nelle aule, viola il diritto dei genitori di istruire i loro bambini secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini scolarizzati di credere o non di credere. La Corte considera che questa misura violi questi diritti poiché le restrizioni sono incompatibili con il dovere che spetta allo Stato di rispettare la neutralità nell'esercizio del settore pubblico, in particolare nel settore dell' istruzione.

57. La Cour estime que l'exposition obligatoire d'un symbole d'une confession donnée dans l'exercice de la fonction publique relativement à des situations spécifiques relevant du contrôle gouvernemental, en particulier dans les salles de classe, restreint le droit des parents d'éduquer leurs enfants selon leurs convictions ainsi que le droit des enfants scolarisés de croire ou de ne pas croire. La Cour considère que cette mesure emporte violation de ces droits car les restrictions sont incompatibles avec le devoir incombant à l'Etat de respecter la neutralité dans l'exercice de la fonction publique, en particulier dans le domaine de l'éducation.

58. Perciò la Corte stabilisce che in questo caso c'è stata violazione dell'articolo 2 del protocollo n. 1 e dell' articolo 9 della Convenzione.

58. Partant, il y a eu violation de l'article 2 du Protocole no 1 conjointement avec l'article 9 de la Convention.

Lo Stato Italiano, imponendo il crocifisso ai ragazzi, ha dichiarato che il povero pazzo Gesù è la verità!

Non ha nemmeno avuto la dignità di Stato che ebbe Pilato nel porgli la questione su che cosa fosse la verità. Però, lo Stato, impone questo povero pazzo ai ragazzi esponendolo nelle aule e offendendo i cittadini.

Nessun magistrato Italiano potrebbe, se non in virtù di terrore e minacce di strage e genocidio, emettere una sola sentenza contro atti di violenza, atti di furto, atti o quant'altro previsto dal Codice Penale in quanto l'imposizione del crocifisso e con esso del "modello Gesù" ai ragazzi, induce i ragazzi stessi ad identificarsi in Gesù e, dunque, dal momento che i magistrati non sono intervenuti nel reprimere quel modello, non possono intervenire per punire i delitti che, dalla manifestazione delle persone di quel modello, vengono commessi.

Nessun magistrato può condannare per furto una persona che sia stata costretta da bambino a sottomettersi al crocifisso.

Questo perché, la violenza della sottomissione, induce la persona a dire al magistrato:

"Io sono il figlio del vostro dio padrone, e dunque sono il vostro padrone e d'ora in poi vedrete il figlio del dio padrone assiso alla destra del vostro padrone." Luca 22, fra 67-70 e altri evangelisti.

Il magistrato NON PUO' EMETTERE NESSUN GIUDIZIO. Non lo può emettere perché ai bambini è stata imposta la convinzione di essere, ad imitazione del criminale Gesù, i figli del dio padrone. L'idea di aver diritto all'impunità per i delitti, cosa normale nei delitti di mafia e nei delitti in cui sono coinvolte le Istituzioni. Sono tanti Gesù, criminali, nasce dall'identificazione soggettiva di figli del dio padrone, pretendono l'immunità dai delitti commessi.

Stando all'ordinamento giuridico nessun magistrato potrebbe reprimere un crimine se non ha represso, prima, l'imposizione del crocifisso e dell'idea di onnipotenza che trasmette. Questo perché l'uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo, cretino e deficiente. E se il magistrato ha permesso e facilitato la violenza con la quale è stata imposta l'idea di onnipotenza ai bambini, NON HA NESSUN DIRITTO GIURIDICO DI PERSEGUIRE I DELITTI CHE QUEL DELIRIO DI ONNIPOTENZA HA VEICOLATO NEL TENTATIVO DI ESPRIMERSI!

Solo all'interno dell'ideologia di morte del crocifisso il magistrato, da vigliacco, finge di non veder l'origine del delitto per mettere in atto un vero e proprio "sacrificio umano" condannando il reo per ciò che ha fatto e non assolvendolo per ciò che ha subito e lo ha costretto a fare. E' compio del magistrato perseguire i delitti che i cittadini subiscono; il fatto di non averlo fatto lo rende corresponsabile di ogni delitto commesso.

Pertanto, per la legge italiana, nessun magistrato, in diritto (a parte la violenza della tortura e della prevaricazione a mano armata) può emettere una sola sentenza contro chi si identifica nel figlio del dio padrone in quanto padrone lui stesso. E non lo può fare perché riconosce che l'imputato è figlio del dio padrone e SUO padrone proprio esponendo il crocifisso nelle aule giudiziarie. Un crocifisso che viene esposto sopra la dicitura Costituzionale "La legge è uguale per tutti" proprio a significare che la legge è uguale per tutti meno che per quelli che si identificano col dio padrone, con quel crocifisso che nega la Costituzione nell'infanzia costringendo i bambini a non considerarsi persone della società civile, ma bestiame sottomesso al dio padrone e dio padrone a loro volta sopra ad un ipotetico bestiame sottomesso che identificano, di volta in volta, negli emarginati di turno marchiati da una distinzione di sesso, di razza (o di provenienza) di lingua, di religione, di opinioni politiche o di condizioni economiche o sociali.

Il crocifisso impone l'ideologia nazista e questa, da sindaci criminali e dai terroristi nelle Istituzioni, viene imposta sui ragazzi!

Questo dice la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo: diritti che sono propri dei cittadini e non delle Istituzioni contro il volere dei cittadini!

Un terrorismo, frutto di ignoranza e volontà criminale, ben rappresentato in questo manifesto affisso a cura di Alfonso Saetta. Un manifesto che dimostra l'ignoranza culturale e storica di chi lo ha affisso e un assoluto disprezzo per le istituzioni che sfocia nell'incitamento all'odio sociale. Un delinquente che non scorge l'analogia fra la frusta con cui Gesù aggredisce i commercianti al tempio di Gerusalemme per impossessarsi del luogo di culto (episodio usato da Hitler per giustificare ideologicamente la soluzione fiale nei campi di sterminio) e i Talebani. Non vede l'analogia di una chiesa cattolica che nelle vesti di un adoratore del macellaio di Sodoma e Gomorra, Ettore Scola, costringe i bambini a sottostare al crocifisso e le stragi dei talebani per imporre la loro religione ai bambini Afgani. E' vergognoso vedere a Venezia le Istituzioni offese da Angelo Scola nel suo delirio di onnipotenza (afferma in data 08.11.2009 sul giornale Il Gazzettino: "E' giusto sdegnarsi pubblicamente di una sentenza sbagliata l'importante è non limitarsi a questo per qualche giorno per poi dimenticare tutto ma continuare a battersi sostenendo le proprie ragioni." Già, come il suo dio, quel criminale che nell'Esodo ordina: "Chi sacrifica ad altri Dèi, fuorché al padrone solo, sia punito con la morte" Esodo 22, 19 che è quello che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo censura come valore morale proprio del cristianesimo.) e magistrati e poliziotti complici di quel delirio contro i diritti dei cittadini.

NOTA: La Grande Camera ha consentito allo Stato Italiano di esporre il crocifisso purché i principi religiosi del crocifisso non fossero anteposti a quelli Costituzionali. Lo Stato Italiano tortura i cittadini in nome, per conto e col crocifisso esposto in nome di una monarchia assoluta estranea alla Costituzione. Di fatto il crocifisso rappresenta i principi monarchici che Carabinieri, Polizia di Stato, Magistrati impongono ai cittadini per impedire loro di fruire dei diritti Costituzionali vessandoli e perseguendoli in svariati modi (vedi documentazione personale).

Fra Democrazia e nazismo non esiste mediazione e il crocifisso è l'emblema dell'ideologia nazista. Gesù è il superuomo dei nazisti: il figlio del dio padrone davanti al quale chiunque doveva sottomettersi. E Alfonso Saetta esalta il nazismo nella sua voglia di stuprare i bambini sottraendoli dai loro diritti Costituzionali per sottometterli all'ideologia di un criminale appeso in croce.

Marghera, 15 novembre 2009

     

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

La filosofia della Stregoneria

La Stregoneria è un cammino. Questo perché la Stregoneria è trasformazione del soggetto che percorre il sentiero. Il sentiero è mutamento dopo mutamento, trasformazione dopo trasformazione. La sequenza delle trasformazioni del soggetto, in ogni istante che si trasforma, forma il cammino dello Stregone. In ogni attimo lo Stregone, come ogni persona, presenta il proprio Potere di Essere che altro non è che quanto ha costruito mediante le sue trasformazioni.