Dioniso violentato dai
cristiani
per inventare Gesù!
Riuscirà a risorgere
nuovamente?
Vai al significato sociale dei Vangeli Cristiani
Da circa 2000 anni gli Esseri Umani si chiedono: da dove gli
evangelisti cristiani hanno copiato ed elaborato per inventarsi la figura del
loro Gesù?
Come si può leggere dai vari vangeli “ufficiali” e “gnostici” fu
un parto assai difficile. Servì molto tempo per elaborare i vangeli; molte
lotte e molte contraddizioni. I filologi hanno inoltre rilevato come parti
importanti dei vangeli ufficiali siano state aggiunte nel medioevo. Come, ad
esempio la parte della resurrezione di Gesù in Marco o il discorso sul verbo in
Giovanni o, ancora, l’episodio della lapidazione dell’adultera con la famosa
frase “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
L’altra questione, sempre lasciata in sospeso, chiedeva alle
persone: quali tensioni emotive hanno spinto le persone ad inventarsi un Gesù?
Messianesimo e catastrofismo da fine del mondo, stanno alla base
dell’ideologia cristiana. Un’ideologia religiosa chiusa al futuro. Ma, quali
sono le pulsioni intime della religione cristiana?
Da dove nasce la pulsione fobica antisessuale del cristianesimo?
L’impotenza sessuale di Paolo di Tarso, che lui chiama “dono del suo dio” in
che ambiente pulsionale-emotivo viene a inserirsi?
Sono interessanti le tesi di John Allegro espresse nel “Il fungo
sacro e la croce” perché ci mostra un ambiente antico in cui la centralità
emotiva-pulsionale era la sessualità. Una sessualità che molti, compreso Paolo
di Tarso, intendevano reprimere sia per questioni di “potere personale di
dominio delle persone”, come Paolo di Tarso stesso, sia per questioni di
conflitti emotivi, sociali ed esistenziali, come i Neoplatonici e altri.
In un ambiente pulsionale sessuale estremamente attivo e
disinibito si sviluppavano delle tensioni di controllo e di dominio delle
persone che potevano passare essenzialmente attraverso il dominio della
sessualità
Se dovessimo usare una categoria freudiana, potremmo dire che i
cristiani hanno incarnato quell’ “invidia della sessualità”, l’ “invidia del
piacere sessuale” che da un lato reprimevano per riaffermare il loro dominio
sociale e dall’altro lato usavano in maniera morbosa e personale per
riaffermare il loro dominio e il loro possesso sulle persone.
L’ambiente in cui si sviluppa il cristianesimo è un ambiente
sessualmente attivo. Un ambiente dove la disciplina della sessualità spesso
avviene all’interno delle religioni misteriche. Diventa interessante elencare e
cogliere le affinità interpretate da John Allegro fra Dioniso e il Gesù dei
cristiani. I cristiani per aggredire la sessualità delle persone e dominarle
devono estremizzare la potenza sessuale al limite dell’immaginabile,
attribuirla al loro dio padrone e costringere le persone, sessualmente attive,
a prostrarsi davanti alla sessualità assoluta che attribuiscono al loro dio
padrone. Dopo di che, si allontana l’immagine sessuale del loro dio padrone
dalla percezione culturale del significato delle parole con cui si attribuiva
al dio padrone e si costringono le persone a rinunciare alla sessualità
affinché si sottomettano con più facilità al loro dio padrone. Così, ad
esempio, i simboli fallici diventano un simbolo di sofferenza. Anziché
rappresentare l’apoteosi del piacere sessuale, rappresentano l’apoteosi della sofferenza
in funzione di un’apoteosi sottomissoria che esalti la chiesa cattolica.
Scrive John Allegro in “Il fungo sacro e la croce”:
“Lo straordinario passo avanti che ora è possibile nelle nostre
ricerche sull’origine delle mitologie e dei culti del Vicino Oriente dipende
dalle abilità di realizzare questi deciframenti. Oggi siamo in grado di
scomporre nomi di Dèi come Zeus (Giove) e Yahweh/Jehovah (Geova), e nomi di
eroi come Dioniso e Gesù perché è possibile penetrare le barriere linguistiche
imposte dai differenti linguaggi in cui le loro rispettive letterature ci sono
pervenute. Possiamo spingerci indietro oltre il greco dei classici e del Nuovo
Testamento e l’ebraico del Vecchio Testamento fino ad una fonte linguistica
comune a tutti.
Inoltre, come ci si poteva aspettare da un’area geografica così
limitata come il Vicino Oriente, scopriamo non solo che i nomi hanno una
derivazione comune ma che alcune delle idee religiose variamente espresse dalle
diverse culture provengono dalla stessa idea basilare. Le forme di adorazione,
per quanto ci è dato ricostruirle in base alla scarsa documentazione
letteraria e archeologica di cui
disponiamo, possono apparire prive di qualsiasi rapporto; le storie che
circolavano sugli Dèi e sugli Eroi possono riflettere origini sociali ed
etniche diverse; ma i temi che stanno alla loro base si sono spesso rivelati
gli stessi. Gli adoratori di Dioniso aprivano le loro processioni cultuali
innalzando un pene eretto, mentre quelli di Gesù simboleggiavano la loro fede
con un pesce e una croce, ma, essenzialmente, rappresentavano tutti il tema
comune della fecondità e il potere creativo del dio.” Pag. 24-25
Da un contesto culturale di assenza di fobie, gli ebrei, i greci
di Platone con i Cinici e i Neoplatonici, fondarono le fobie sessuali come
promozione di sé per dominare gli altri. Davanti al disprezzo delle persone che
godevano di soddisfazioni sessuali, loro, opponevano l’astinenza, la guerra
alle mollezze, la miseria materiale e morale come esaltazione del controllo del
dio padrone. Repressione di tutto ciò che è vita per esaltare il dominio del
dio padrone. Un’esaltazione che era la loro proiezione della loro necessità di
dominio e di comando sugli uomini. La loro miseria psicologica e morale
diventava il modello da imporre per costringere le persone alla sottomissione a
sé.
Lo stesso cinismo, da cui il cristianesimo travaserà l’idea della
miseria come rinuncia alle “mollezze” e alle “ricchezze” da imporre agli Esseri
Umani, elaborato nell’ambito dell’Accademia di Atene, sarà assunto a modello di
rappresentazione e di autopromozione da alcuni ambienti sociali per rappresentare una sorta di
“giustificazione filosofica” del loro stato psico-sociale.
Il cinismo, di fatto, si oppone al dionisismo. Proprio per questo
il cinismo può essere fatto proprio dal cristianesimo per aggredire il piacere
sessuale, la ricerca del piacere degli Epicurei e le varie scuole misteriche da
Eleusi a Iside che vedono, nella sessualità, la promozione sociale e morale
dell’individuo.
Scrive John Allegro in “Il fungo sacro e la croce”:
“L’uso del nome di Gesù (in greco iesus) come invocazione per guarire era abbastanza appropriato. La
sua origine ebraica yehoshua, Joshua
(Giosuè), viene dal sumerico IA-U-ShU-A (ShUSh), <<sperma, che salva,
ristora, guarisce>>. Gli ebrei ellenizzati usavano per << Joshua
>> il nome greco Iason,
Giasone, molto propriamente, poiché iason,
<< guaritore >>, e il verbo deponente iaomai, << guarire >>, provengono dalla medesima radice
sumerica. Nell’apostrofe sarcastica del Nuovo Testamento: “Medico, cura te
stesso” (Luca, 4:23), abbiamo probabilmente un’allusione diretta a questo
significato, come certo l’abbiamo nel titolo di Gesù << salvatore
>>, in greco soter, il cui
primo elemento riflette la parola sumerica ShU, << salvare >>, e
quindi è usato correttamente in greco nel significato di salvare da una
malattia, da un pericolo, da un danno, eccetera, ed è un comune epiteto di Zeus
e di re.
Il Dio della fecondità, Dioniso, in greco Dionusos, il cui emblema culturale era un fallo eretto, fu anche il
dio della guarigione, e il suo nome, se lo si priva delle sue parti originarie,
IA-U-NU-ShUSh, è quasi identico a quello di Gesù, con una semplice aggiunta di
una NU, << seme >> << sperma, il seme che salva>>, e si
può paragonare al greco Nosios,
<< Guaritore >>, un altro epiteto di Giove.” Pag. 56-57
Le correlazioni di ordine dottrinale fra Dioniso e Gesù sono
evidenti. Le persone religiose non si chiedono qual è la forma della
rappresentazione della “guarigione”, ma si chiedono: “che cosa allontana il
male”? Dioniso è quel potere della vita che nato dalla Natura (la mortale
Semele) vive la sua vita nell’atmosfera (cucito nella gamba di Zeus) finché il
suo corpo non viene disgregato dai Titani (la morte del corpo fisico) e risorge
come un DIO.
Dioniso, in particolare, rappresenta l’Essere Umano che nato nella
Natura attraversa le fasi dell’esistenza per trasformarsi in un DIO e diventare
eterno.
Potevano forse i cristiani essere da meno dei dionisiaci?
Se “l’orgia della vita” conduceva i seguaci di Dioniso verso
l’eternità; i cristiani dovevano opporre le idee ciniche e le idee della
continenza neoplatonica come promozione del loro dio padrone Gesù che porta
lui, e non gli Esseri Umani, a risorgere e salire al cielo. Poi, secondo i
cristiani, lui porterà gli Esseri Umani devoti, sottomessi e sessualmente
fobici per l’astinenza, ad entrare nei cieli.
Dalla lamentazione erotica, al pianto e al lamento.
Dalla felicità al pianto e allo stridor di denti.
Scrive John Allegro in “Il fungo sacro e la croce”:
“Un altro nome con cui Dioniso era conosciuto nel mondo antico era
Bacco. Un Inno del quarto secolo a.c., in onore di Dioniso contiene questa
invocazione; << Vieni a noi, Re Ditirambo, Bacco, Dio del sacro canto>>.
Il nome Bacco, in greco Bak-khos, in
latino Bacchus, è una forma contratta
del sumerico *BALAG-USh, << pene eretto >>, realizzata con
l’assimilazione della l centrale
nella consonante che segue. La parola BALAG è composta di due elementi, BAL,
<< che porta >>, e AGA, << corona >>, dunque l’insieme
significa la punta del pene, il glande, o, in altri casi, una piccola
perforazione fatta col trapano.
La stessa perdita della l
si ha in altre forme derivate. Così, direttamente connessa con la << lamentazione >> erotica,
l’ebraico sviluppava una radice verbale b-k-h, << pianto, lamento >>, di modo
che, per esempio, le donne che fanno il compianto di Adone in Ezechiele sono mebakkoth, un participio femminile di
questo verbo. Il latino d’altra parte, conserva la l e di dà plango da cui
l’inglese plangue, più correttamente
<< colpo >>, per esempio << battere (la testa, il petto nelle
lamentazioni), piangere, lamentarsi >>.
Nei testi sumerici restano, BALAG, << pene >>, è usato
specificatamente per lo strumento erotico in sé, preceduto o seguito dalla
parola che indica lo << strumentista >>; NAR, << erotista >>. Il suo
corrispondente greco era la pallakis,
in latino pellex, in ebraico pilegesh dove la parola era arrivata a
significare, in generale, << concubina >>, o semplicemente,
<< giovane donna>>.
Le adoratrici del Dio fallico Bacco erano conosciute come le
Baccanti, cioè coloro il cui culto era imperniato sul *BALAG-AN-TA, il <<
pene-fungo eretto >>. La loro caratteristica era una forma di smodata
eccitazione religiosa alla quale si alternavano periodi di intensa depressione.
Ora danzavano scatenate in un ritmo frenetico, scuotendo il capo, spingendosi
l’un l’altra, urlando nel selvaggio clamore della musica, ora sprofondavano nel
più completo letargo e in un silenzio così totale da diventare proverbiale. Le
menadi baccanti possedevano il DIO e ne erano possedute; il loro era un
entusiasmo religioso nel vero senso della parola che significa,
letteralmente, << pieno di DIO
>>. Avendo mangiato il Bacco o Dioniso, ne possedevano il potere e il
carattere, come i cristiani che hanno sempre <<attorno nel corpo nostro
la morte di Gesù, affinché anche la vita di Gesù sia nei nostri corpi manifesta
>> (II Corinti, 4:10). Come è detto anche nel Vecchio testamento, mangiando
il frutto dell’albero della vita, Adamo era quasi << come uno di noi
>> (Genesi, 3:22).
[...]
I << bambini>> che si presume sbranati dalle baccanti
invasate saranno della stessa categoria di quelli << immolati nei letti
dei torrenti, sottoil cavo di rupi >> dai << figli delle megere
>> di Isaia che cercano consolazioni offrendo libagioni e cereali (Isaia,
57: 5-6). Abbiamo già visto l’uso di questa sostituzione di parola nella
formula magica degli accadi dedicata alla resina-(kukru) del pino, i cui << piccoli >> o << bacche
>> erano << generati >> dalle prostitute cultuali.” Pag. 110-111
Allegro lega varie tradizioni che derivano tutte da radici sumere,
ma, nello stesso tempo, Allegro esalta la formazione religiosa nella
veicolazione sessuale del piacere. Gli antichi non riuscivano a concepire
l’essere persone religiose senza ricercare il piacere. I cristiani hanno
coniugato le due cose riservando a sé stessi la ricerca del piacere e
condannando l’umanità alla sofferenza con l’imposizione della croce come
simbolo della sofferenza da imitare.
Il concetto di crocifissione, che abbiamo trovato in varie
tradizioni, come in Ermia, viene individuato da Allegro in altre tradizioni e,
al di là di come l’organizzazione sociale lo ha impiegato, indica, dal suo
punto di vista, come tale simbolo ha preceduto l’uso che ne hanno fatto i
cristiani.
Scrive John Allegro in “Il fungo sacro e la croce”:
“Il concetto di crocefissione nella mitologia del fungo esisteva
prima che i mitologi del Nuovo Testamento raffigurassero il loro eroe-fungo,
Gesù, ucciso in questo modo. Il fungo stesso era, a quanto pare, conosciuto
come << La Piccola Croce >>,
e nel vecchio testamento i sette figli di Saul erano stati crocefissi come
sacrificio espiatorio al Signore. La storia racconta che una carestia durata
tre anni nel paese, indusse Davide a chiedere al Signore una spiegazione per la
sua disgrazia. Il Signore rispose che era a causa di Saul e della sua casa
sanguinaria, perché aveva ucciso i gabaoniti. Prima che fosse restaurata la
fecondità su quella terra si dovevano espiare quei morti. Allora Davide chiamò
i gabaoniti i quali chiesero il sacrificio di sette figli di Saul mediante
crocifissione. Uno di questi era Armoni, << il giunto, il carpentiere
>>.
Dopo l’esecuzione, Resfa, (ebraico, r-z-p, << giunto
>>), madre di Armoni, << prese un cilicio, lo stese sopra la pietra
e stette là dal principio della mietitura finché non cadde sopra di essi acqua
dal cielo e impedì che venissero a lacerarli gli uccelli di giorno oppure le
fiere di notte >> (II Re, 21;10).
Soltanto dopo che Davide ebbe tirato giù i corpi e sepolto i resti
insieme alle ossa di Saul e di Gionata, morti anche loro per assideramento, Dio
permise di essere supplicato a favore della terra.
Il verbo usato in questo raccappricciante racconto per <<
crocefiggere >> significa letteralmente
<< disarticolare >>. Nel racconto della lotta di Giacobbe
con Angelo sta ad indicare lo slogamento della articolazione iliaca.
[...]
Il motivo della <<
coscia >> (o fianco) è un tema ricorrente nella mitologia del fungo.
Adone-Na’iman fu ucciso secondo la leggenda, da un cinghiale mandato, si dice,
da Artemide, per gelosia, che lo trafisse al fianco. Dioniso, spesso associato
ad Adone, si diceva fosse nato dal fianco del padre Zeus. Sua madre Semele, una
Dea della Terra, era stata impregnata dal Padre-dio, ma prima che il figlio
fosse nato, fu incenerita da un fulmine. Il suo divino amante le strappò il
feto dall’utero e lo impiantò nella propria coscia da cui, a tempo e debito,
nacque Dioniso.
Ancora, mentre Gesù pendeva dalla croce, un soldato gli aperse il
costato con una lancia (Giovanni 19;34). La ferita che gli lasciò era larga
abbastanza perché l’incredulo Tommaso potesse metterci dentro la mano (Giovanni
20: 25-27). In tutti questi riferimenti, si allude alla figura del
pieno-e-vuoto costituita dalla testa del
femore che entra nell’ileo, dalla punta del pene che penetra la vagina o, come fantasiosamente immaginato, dal gambo
che si innesta nel cappello del fungo, nonché alla separazione delle due parti
con mezzi violenti.
La crocifissione fu concepita originariamente come separazione delle
membra, così come la flagellazione che aveva una connotazione analoga. La
vittima veniva fissata su un’intelaiatura per ricevere i colpi con le membra
tirate, come una stella marina sulla sabbia. In questo modo Gesù viene
flagellato prima di essere crocefisso. Qui centra anche un gioco di parole
poiché il suo titolo, Cristo, <<
macchiato, unto di sperma >>, in aramaico va insieme con un verbo che
significa << allungare, stendere >>.
L’immagine sembra adattarsi perfettamente al fungo; lo spaccarsi
della volva all’interno, l’allungarsi e il distendersi del gambo con l’aprirsi
dell’ombrello. Alcune di tali terminologie proprie del fungo, probabilmente
spiegano certe storie delle menadi bacchiche che smembravano animali e bambini.
Messo in forma drammatica: Euripide fa stendere Penteo su un albero da Dioniso,
e poi lo fa tirare giù e smembrare dalle menadi nella loro estasi indotta dalla
droga. In questa versione del mito, la madre di Penteo prende parte attiva ai
fatti e ritorna dalla festicciola innalzando orgogliosamente la testa del
figlio. Nelle versioni del Vecchio e del Nuovo Testamento, le madri delle
vittime più importanti guidavano il corteo delle prefiche.” Pag. 132-133
E’ da ricordare che il cristianesimo viene costruito in ambiente
greco. Il cristianesimo è zelotismo veicolato in ambiente popolare e
superstizioso della filosofia greca finalizzato al dominio sull’uomo.
La necessità del dominio sull’uomo, sulla sua morale, sulla sua
partecipazione alla vita, è l’elemento che guida la costruzione del
cristianesimo che pescando da tradizioni diverse finisce per assumere quei
caratteri propri di devastazione sociale manifestati nel corso della storia.
Questa necessità di dominare l’uomo si adatta in un ambiente che vede la
sessualità e il piacere della vita come elemento centrale umano.
I greci che stanno aggredendo le religioni e il sentimento
religioso mediante la filosofia non fanno altro che imporre la sofferenza là
dove c’è il piacere sessuale e condannano il piacere sessuale in funzione di
una mistica della sofferenza che intendono gestire per dominare e controllare
l’uomo.
Così la crocifissione diventa il simbolo della sofferenza da
imporre a tutta l’umanità.
Non più Afrodite la gloriosa figlia di Urano Stellato fra gli
Esseri Umani, ma il soffrire. La vita come sofferenza. La sofferenza che ha
come premio la gloria celeste. La gloria celeste come carota da offrire all’“asino”
affinché non solo faccia propria la sofferenza, ma la imponga anche ai loro
figli. E, attraverso quest’imposizione, chiudere alla società il futuro che il
dominatore, il rappresentante del dio padrone di turno, vuole gestire. Così gli
immensi sforzi che costano agli Esseri Umani tentare di costruire un futuro fra
mille contraddizioni, viene negato, di volta in volta, veicolando la sofferenza
nella società che ha nella croce il suo simbolo perverso.
Scrive John Allegro in “Il fungo sacro e la croce”:
“Rovesciando il composto DARA-SIG i greci ottennero il loro vocabolo
per << capello >> in generale, cioè thrix attraverso *tra-igs. Alla
lettera, significa << cappello rosso >> ed è probabile in questo
senso che una parola analogamente derivata, Thraikos, indica il popolo di
Tracia, i << Traci >>, la << gente dalla testa rossa
>>.
Dioniso era un Dio tracio e le sue furiose menadi erano chiamate
anche Tracie. Ma probabilmente l’appellativo si riferisce non tanto alla patria
del culto quanto alla rossa Ammanita muscaria che procura il loro parossismo.
Forse era questo che aveva in mente Flavio Giuseppe in un particolare accenno
al sacerdote-re ebreo Alessandro Ianneo. In seguito ad una rivolta abortita dei
sudditi ebrei contro di lui, si dice che, nell’anno 83 a.c. avesse crocefisso a
Gerusalemme 800 persone. Così dice lo storico, il popolo lo definì <<
Tracio >>. Potrebbe trattarsi di un’allusione al fatto che si sospettava
che Alessandro Ianneo fosse un mangiatore del fungo sacro, o anche alla
fantasia popolare che legava il fungo
alla croce e quindi alla crocifissione.” Pag. 145-146
Cattiva e squallida fu la scelta di Socrate. Separare l’anima dal
corpo. Negare il corpo elevando la sua patologia psichiatrica a fondamento di
un corpo che fu forgiato da miliardi di generazioni in una sequenza di
trasformazioni emotive e fisiche continue. Squallida e perversa fu la scelta
degli schiavi-padroni di ebrei, ebrei essi stessi, nell’elevare sé stessi a dio
padrone e sentendosi tanti Mosè che sterminano parenti ed amici legittimando il
potere di dominio del proprio dio padrone.
Cattiva e perversa fu la scelta dei Cinici che fecero della
negazione delle pulsioni umane esaltazione glorificata e delirante della
sofferenza.
Perversa e cattiva fu la scelta dei cristiani che intrapresero una
guerra d’odio nei confronti del piacere sessuale, nei confronti della ricerca
del piacere degli Epicurei, al fine di assicurarsi il dominio dell’umanità.
Dioniso risorse dallo smembramento che di lui fecero i Titani:
chissà se Dioniso sarà in grado di risorgere dallo smembramento che del piacere
della vita hanno fatto i cristiani e i monoteisti tutti.
Marghera, 22 settembre 2008
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