DIDIMO GIUDA TOMASO:

L'ULTIMO STREGONE PAGANO!

Commento al Vangelo di Tommaso!

di Claudio Simeoni

In che cosa consiste un sentiero di Stregoneria? Questo sussurra l'Anticristo agli Esseri Umani.

A PROPOSITO DEL GESU' DEI CRISTIANI

Ho già accennato al fatto che il Gesù dei cristiani come descritto dai vangeli ufficiali non è mai esistito. Ma è esistita la divinità Pagana dalla quale i cristiani hanno, depravandone gli insegnamenti nella direzione della sottomissione, tratto l'immagine del loro Gesù: è il fenicio ADONE seguito sia a Tiro, a Byblos e a Betlemme con sicurezza.

Il termine Adon in fenicio significa "Signore". La connessione col termine ebraico "adonai" che significa "mio signore" appare evidente.

Adone era una divinità della rinascita.

Adone risorgeva ad ogni stagione: vi dice nulla?

Adone era l'identificazione del principio maschile all'interno della Natura che si relazionava con gli Esseri attraverso Afrodite.

Adone era destinato da Zeus (nella tradizione greca) a stare un terzo della vita da solo; un terzo con Persefone (l'oscuro che cresce) e un terzo con Afrodite.

Il che significa: la vita fetale Adone la passa da solo; la vita prepuberale la passa con Persefone e rappresenta la costruzione dell'Essere Umano adulto l'ultimo terzo della vita la passa con Afrodite per preparare la morte del corpo fisico e risorgere a nuova vita.

Tutto questo passaggio è ben evidenziato nei vangeli gnostici relativi alla figura di Gesù.

I vangeli ufficiali invece descrivono il lato nero della figura: il padrone che pretende sottomissione acritica degli Esseri Umani.

Ricordo che per festeggiare Adone, nei riti misterici greci si festeggiavano le Adonaidi feste con rituali propri che avevano luogo in primavera. Durante le feste si solennizzava la morte di Adone con canti lamenti e cori. Poi si passava a festeggiare la gloria del ritorno e la rinascita.

MENTRE IN TOMASO DIDIMO IL TERMINE "PADRE" STA A SIGNIFICARE NECESSITA' E INTENTO COME QUALITA' E DIREZIONE NELLE QUALI, CON LE QUALI E PER LE QUALI OGNI COSCIENZA DI SE' (ESSERI UMANI NEL NOSTRO CASO) NASCE E SI SVILUPPA DALL'INCONSAPEVOLE NELL'ETERNITA' DEI MUTAMENTI COSTRUENDO SE' STESSA, NEI VANGELI DEI CRIMINALI MATTEO, MARCO, LUCA E GIOVANNI IL TERMINE PADRE NELLO SVILUPPO DELLA LORO SUPERSTIZIONE INFANTILISTICA DIVENTA UN ESSERE DAVANTI AL QUALE COSTRINGERE ESSERI UMANI IN GINOCCHIO PER DISTRUGGERE IL DIO CHE CRESCE DENTRO DI LORO.

PROVIAMO A VEDERE ALCUNI PRINCIPI COMMENTATI:

PARAGRAFO 2

Egli disse: "Colui che scopre l'interpretazione di queste parole non gusterà la morte".

E' una premessa fondamentale, quasi un avvertimento. Questo paragrafo avverte che quanto è detto all'interno del vangelo va interpretato. Il fine dell'interpretazione è quello di non sottostare alla morte. La morte è intesa nel senso della morte del corpo fisico ma anche come fine della Coscienza e della Consapevolezza della persona. Secondo il vangelo esiste un'interpretazione degli insegnamenti il cui fine è il superamento della morte. Il vangelo rappresenta una summa di insegnamenti che devono servire per guidare l'individuo nella ricerca dell'infinito della sua esistenza. Non sono dunque insegnamenti finalizzati a se stessi. Non richiedono di aderire ad una verità, non impongono un'accettazione a priori ma necessitano di interpretazione soggettiva. Dove l'interpretazione è atto di scelta soggettiva, atto di libero arbitrio individuale e non possono necessariamente essere interpretati da altri che impongono la verità apriori degli insegnamenti stessi. L'interpretazione è la vera chiave di lettura del vangelo di Tomaso. L'interpretazione degli insegnamenti è quanto rimane al lettore per adattare questo alle sue esigenze e alla sua via per il suo sviluppo. Non è un vangelo assoluto. E' un insieme di elementi da interpretare e adattare. Tutti i detti che si trovano in questo vangelo devono essere adattati e a questo proposito appare verosimile la versione secondo cui anche Matteo, Marco, Luca e Giovanni hanno costruito i loro adattamenti partendo da un contesto dottrinale originario. Il contesto dottrinale originario apparteneva agli Apprendisti Stregoni che lo hanno elaborato in relazione al Sistema Sociale e al Sistema Culturale in cui vivevano ed hanno lasciato l'interpretazione di quanto andavano dicendo ai singoli ascoltatori affinché interpretandolo lo adattassero alle variazioni dei Sistemi Sociali e culturali. Cosa non furono in grado di prevedere quegli Apprendisti Stregoni? Che potesse esistere un uso degli stessi detti e degli stessi passi per costruire un sistema di pulsione di morte. La stessa frase, uguale o simile, poteva essere riadattata all'interno di un diverso contesto e servire per distruggere il divenire degli individui. Tomaso lascia l'interpretazione in quanto la soggettività dell'individuo è la guida della propria libertà. E' interpretabile quanto dice Tomaso in quanto, quanto è detto, è espressione di una soggettività dalla quale altri Esseri Umani possono attingere. Bere dalla stessa bocca; bere dalle stessa fonte; è il senso reale del percorso di Stregoneria. Sottomettere la soggettività alla stessa verità è il percorso della religione rivelata! Mentre in Marco e in Matteo la parola del figlio del dio creatore è parola immutabile, in Tomaso la parola di Gesù è una parola che guida i passi e le interpretazioni dell'individuo. In Matteo e in Marco Gesù sottomette gli Esseri Umani alla volontà del dio padrone, in Tomaso la parola di Gesù serve per accompagnare la ricerca degli Esseri Umani. La differenza fra le formulazioni fondamentali fra i vangeli ufficiali e quello di Tomaso cominciano a delinearsi fin da subito: Marco e Matteo sottomettono alla verità imposta, Tomaso conduce lungo una via di libertà! Fra le due impostazioni dottrinali non esiste mediazione. Dice Tomaso: "Scoprire l'interpretazione di queste parole porta a non gustare la morte". Scoprire l'interpretazione di queste parole porta a trasformare la morte del corpo fisico in qualche cosa di diverso. Non c'è promessa di resurrezione ma di non morte attraverso il lavoro soggettivo di interpretazione del reale significato delle parole. Interpretare è la parola magica di Tomaso. Filtrare quanto è detto attraverso la propria soggettività e constatare se quel detto è funzionale ad arricchire il proprio modo di affrontare la vita. Questo modo d'azione è assolutamente inaccettabile per le religioni rivelate. Nulla si deve interpretare ma tutto si deve accettare. L'impegno dell'individuo sarà quello di giustificare l'aberrazione per poterla accettare meglio. Così si giustificheranno le follie del pazzo di Nazareth nei vangeli ufficiali e così si giustificheranno le stragi del macellaio di Sodoma e Gomorra. L'Essere Umano non ha possibilità di riaffermare sé stesso nei vangeli ufficiali può soltanto rivendicare il proprio diritto alla sottomissione imponendo sottomissione a chi non è in grado di difendersi. Fin dal primo secolo lo scontro dottrinale appare chiaro. Da un lato l'Essere Umano che in quanto dio alimenta il divino che cresce dentro di lui per svilupparsi nell'eternità dei mutamenti e dall'altro chi tende a sottomettere l'Essere Umano ad una verità rivelata di un povero pazzo che andava farneticando di essere il figlio del dio padrone davanti al quale (e ai suoi rappresentanti) chiunque doveva mettersi in ginocchio. Interpretare è esporre la soggettività del costruttore. E' il farsi dio del costruttore. E' diventare tutt'uno con Intento: il Padre. L'accettazione acritica non modifica il soggetto che riceve ma l'interpretazione costringe il soggetto ad acuire la sua capacità critica, valutare l'oggettività in cui vive, allenare sé stesso in relazione all'oggettività in cui agisce: lo costringe a costruirsi. Costruisce il dio che cresce dentro di lui facendosi dio attraverso l'uso della sua volontà e delle sue determinazioni. Interpretare è doveroso perché l'Intento qualifica il detto che può essere indifferentemente un'affermazione vuota o una costruzione magica a seconda di come questa modifica la capacità soggettiva del costruttore. Dunque: interpretare. Dunque: usare soggettivamente l'enunciato. Il Potere di Essere dell'enunciato è dato dall'interprete non dall'enunciato in sé!

PARAGRAFO 3

Gesù disse: "Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto".

Il senso dell'interpretazione è esposto nel terzo paragrafo in cui l'interpretazione avviene come frutto della ricerca individuale. "Colui che cerca non desista dal cercare". Non adesione alla parola divina, ma al contrario ricerca come costruzione interpretativa degli insegnamenti espressi attraverso la parola. La ricerca è atto di trasformazione soggettiva. La ricerca trasforma il ricercatore. Non è atto di studio individuale, è atto di trasformazione individuale. Da qui il senso dello stupore della scoperta. La scoperta stupisce in quanto trasforma il ricercatore. La scoperta del ricercatore appartiene al mondo che ci circonda. L'oggetto della scoperta ci sta attorno ma noi lo ignoriamo. Mentre cerchiamo ci trasformiamo e mentre ci trasformiamo vediamo ciò che prima non vedevamo. La nebbia della non conoscenza prende forma. Lo sconosciuto diventa conosciuto. Questo costituisce oggetto di stupore: eravamo immersi nell'infinito e non ce ne rendevamo conto. Questo costituisce turbamento. L'immensità turba chi si accorge di essere parte dell'immensità mentre prima della ricerca si considerava essere unico e appartato dal tutto. Invece si è parte dell'immenso che ci circonda. Essere parte dell'immenso che ci circonda ci si fa attraversare dall'immensità diventandone parte attraverso lo sviluppo della consapevolezza del proprio essere. Proprio quando si prende coscienza di essere parte dell'immensità, proprio quando l'immensità ci attraversa allora si può dominare su tutto. Ma non perché si possiede il tutto ma perché si è il tutto. Perché il tutto ci attraversa in quanto la ricerca ci ha riportato ad essere coscienti e consapevoli del tutto e delle relazioni fra noi e il tutto in cui siamo immersi. Il soggetto che cerca trova l'immensità, ne diventa parte padroneggiando l'immensità. Ecco perché costui non gusterà la morte. Ecco come le preposizioni si legano. Necessità dell'individuo di interpretare. L'interpretazione si costruisce attraverso la ricerca che porta nell'infinito dei mutamenti: la trasformazione soggettiva. Dice Platone nel Teeteto: "E' proprio del filosofo ciò che provi: il meravigliarsi!" Questo è l'essenza della filosofia! A questo la Stregoneria aggiunge che è proprio del filosofo meravigliarsi perché meravigliandosi si chiede il perché delle cose e chiedendosi il perché delle cose può continuare a meravigliarsi. Il concetto dello stupore che costruisce è un concetto che non appartiene soltanto a Tomaso Didimo ma appartiene all'intera filosofia mediterranea di cui i culti misterici rappresentano una elaborazione. Questo noi non lo troveremo mai nei vangeli ufficiali in quanto il loro bisogno di sottomettere chi non si può difendere, chi si deve annullare nella rivelazione del dio padrone, impedisce ogni tipo di ricerca che non sia quelle di trovare il modo migliore per sottomettersi al dio padrone! In Stregoneria, deve essere sottolineato, la ricerca non riguarda il trovare quanto è nascosto, ma la ricerca dei mezzi attraverso i quali costruirci. E' il processo di costruzione soggettiva che svela lo sconosciuto che ci circonda. La costruzione soggettiva è l'arte di penetrazione nello sconosciuto. Svelare lo sconosciuto e costruire lo stupore non è ricerca di quanto non conosco, ma è costruzione dei mezzi soggettivi attraverso i quali svelarlo. La contrapposizione deve essere sottolineata oggi, nel 1998, in quanto il termine ricerca è stato privato del significato che ne dettero i primi filosofi per finire a considerare l'Essere Umano che cerca una verità in quanto oggetto assoluto in sé. Questo è uno dei grandi equivoci su cui il cristianesimo ha giocato per costruire i suoi campi di sterminio. Cercare il mezzo con cui costruirci per ampliare la verità soggettiva nella quale siamo immersi significa costruire la libertà; soggettiva attraverso la quale affrontare l'oggettività. Se viene costruita dall'individuo la libertà soggettiva come attività della propria esistenza non può esistere una verità rivelata alla quale sottomettere l'Essere Umano. Non è la verità che deve essere cercata ma è Libertà che deve essere costruita. Questa è l'essenza di questo paragrafo di Tomaso Didimo e questa è la corretta interpretazione. E' la corretta interpretazione in quanto non esiste in Tomaso una verità rivelata ma la rivelazione di mezzi, strumenti e tecniche attraverso le quali l'Essere Umano costruisce sé stesso in relazione all'oggettività in cui vive. Questo contrappone Tomaso Didimo a tutti i vangeli ufficiali!

PARAGRAFO 4

Gesù disse: "Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: è nel mare! Allora i pesci del mare vi precederanno. Il regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete conosciuti e saprete che voi sarete i figli del Padre che vive. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà".

Quel "di dio" apostrofato è un'aggiunta soggettiva del traduttore. Dice infatti Luigi Moraldi la cui traduzione è la base di questo lavoro: "Le versioni sono sempre difficili perché ogni lingua ha particolarità che l'esperto non sempre è sicuro di rendere adeguatamente.; difficoltà e perplessità sono numerose quando si tratta del copto di questi testi, che mostra molte caratteristiche per noi inconsuete prima della scoperta dei manoscritti di Nag Hammadi. A volte l'ambiguità del testo rasenta l'incomprensibilità, e tuttavia è necessaria un'opzione." I testi sono letti con il condizionamento educazionale cattolico che impone adorazione ad un dio padrone. Fuori da questo condizionamento tutto è ambiguo, tutto è oscuro, tutto sembra vacuo. Il traduttore si ritrova smarrito! Il "padre che vive" per il traduttore è certamente il dio padrone. Ma il dio padrone è fermo nella sua staticità: il dio padrone non vive. Il dio padrone non si trasforma. Dunque il padre che vive non può essere il dio padrone e stupratore di Esseri Umani indifesi deve essere qualcos'altro. In Stregoneria il padre sono le forze che generano la vita e le tensioni attraverso le quali la vita si espande. In Stregoneria il padre sono le forze che generano Coscienza e Consapevolezza e le tensioni attraverso le quali tendono ad espandersi. In Stregoneria il padre che vive è Necessità e Intento e il regno è lo spazio nel quale gli Esseri costruiscono le relazioni attraverso la manipolazione soggettiva di Necessità e Intento! Il regno è lo spazio dove le relazioni fra gli Esseri avvengono attraverso il loro Potere di Essere! Dunque non un ovile nel quale rinchiudere le pecore umane obbedienti; non un campo di sterminio delimitato da filo spinato di cui il dio padrone si erge a protettore, ma i grandi spazi della vita in cui gli Esseri attraverso l'esercizio della propria volontà e delle proprie determinazioni costruiscono se stessi proiettandosi nell'infinito dei mutamenti. I grandi spazi dove ogni Essere della Natura e gli Esseri Umani, nel nostro caso, si fanno dio esercitando la propria volontà e le proprie determinazioni incubando attraverso questo il dio luminoso che partoriranno alla morte del corpo fisico! Chiunque parte per la ricerca tende a legarsi a qualcuno che gli spieghi almeno i primi rudimenti. La conoscenza, il sapere fra gli Esseri Umani sono trasmessi di generazione in generazione; da individuo a individuo. C'è chi fa una ricerca profonda e chi fa una ricerca fermandosi alle apparenze. Per Tomaso è necessario distinguere apparenze da sostanza; realtà da illusione. Forse non ci riesce del tutto ma è in grado di mettere gli Esseri Umani su una strada precisa: "Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno è in cielo; Allora gli uccelli del cielo vi precederanno! Se vi dicono il Regno è nel mare; allora i pesci vi precederanno!" Varrebbe la pena di aggiungere: "Se il regno è oltre la morte; allora i cadaveri vi precederanno!" Questo però non viene detto. Né Tomaso osa dirlo, ma vale la pena di aggiungerlo oggi dopo una lettura complessiva del vangelo di Tomaso. Che cos'è il Regno? E' l'oggetto della ricerca. La conoscenza cui tendere. Una conoscenza che non è né nel cielo né nel mare in quanto è trasformazione soggettiva: è dentro ognuno di noi ed è fuori di noi. E' l'Essere divino che abbiamo dentro ed è il divino che ci circonda che può essere raggiunto soltanto dallo sviluppo del divino che abbiamo dentro. E' la consapevolezza che ogni Essere Umano ed ogni Essere della Natura è un Essere divino; un Essere che tende all'infinito dei mutamenti. Il Regno è il divino che abbiamo dentro; il Regno è il divino che ci circonda. Sviluppare il divino che abbiamo dentro significa conoscersi. Conoscere sé stessi significa rendersi consapevoli che dentro di noi la coscienza divina cresce. Significa renderci consapevoli della necessità di sviluppare il Sapere e la Conoscenza per permettere al divino che abbiamo dentro di affiorare alla nostra coscienza. E per sviluppare il divino che abbiamo dentro dobbiamo farci dio usando la nostra volontà e le nostre determinazioni. Solo in quel momento saremmo riconosciuti dal divino che ci circonda come parte del divino. Il divino riconosce il divino solo nel momento in cui questo diventa consapevole, solo nel momento in cui il divino diventa coscienza di sé imparando la consapevolezza e la necessità del proprio divenire. Il divino che ci circonda sollecita ogni Essere della Natura a diventare cosciente dell'Essere divino che dentro di lui preme per crescere. Solo nel momento in cui l'Essere della Natura diventa consapevole di ciò diventa un dio, una divinità e si relazionerà col divino che ci circonda. Il divino che ci circonda è permeato dal padre che vive: Necessità e Intento! La consapevolezza di tutti i divini che operano seguendo la propria sequenza dei mutamenti per diventare eterni. Essere riconosciuti dal divino che ci circonda ci consente di alimentarci da quel divino, trarre forze ed essere quel divino. Se non avremmo la forza di riconoscere il divino che dentro di noi tende a crescere e a rivendicare il proprio diritto ad essere e svilupparsi, allora si dimorerà nella povertà. La povertà di un'esistenza il cui fine è la morte del corpo fisico e con essa la morte del corpo luminoso. La povertà del proprio sapere e della propria Consapevolezza, la povertà della propria esistenza nell'attesa della morte del corpo fisico e della possibilità di eternità. Non è dunque un caso che sia nei vangeli di Marco che di Matteo una delle attività maggiori del loro Gesù è la cacciata dei demoni dagli Esseri Umani. Daimon, in greco, è la divinità come dio. Il Daimon negli Esseri Umani altro non è che la loro Coscienza divina che cresce. E' la loro Coscienza divina che gli permette di percepire il divino che li circonda: il Regno. Marco e Matteo esprimono la necessità di distruggere il divino dentro l'Essere Umano. Esprimono la necessità di rendere l'Essere Umano povero. Povero inteso come povertà di spirito e di percezione, non mancante di mezzi. Mancante di sapere e consapevolezza: sottomesso alla verità esposta. Nel quarto paragrafo incontriamo il primo scontro fra gli evangelisti. Tomaso che vuole sviluppare il dio dentro ogni Essere mentre Marco e Matteo vogliono privare l'Essere Umano del dio che cresce dentro per rendere l'Essere Umano povero e sottomesso alla loro descrizione di dio. Leggiamo in Matteo: "In verità vi dico: vi sono alcuni fra i qui presenti che non gusteranno la morte prima di aver veduto il figlio dell'uomo venire nel suo regno". Il concetto di regno non ha nulla a che vedere col concetto di Regno espresso da Tomaso. Il Regno di Tomaso è il divino cui l'Essere umano giunge determinando sé stesso, usando la propria volontà, trasformando la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso, mentre in Matteo la morte è quasi desiderio, quasi un fine a cui giungere prima che giunga il figlio dell'uomo venire nel suo regno. Ma venire nel suo regno non significa venire nel proprio divino ma venire nel mondo. Non è uno sviluppo nel divino ma è un impossessarsi del mondo. Il Gesù di Matteo non insegna, non indica, non diviene, ma terrorizza per appropriarsi. Il suo regno è la terra ed egli giunge per appropriarsene. Il Regno di Tomaso è il divino cui ogni Essere giunge sviluppando il divino che ha dentro. Vediamo come questo discorso viene usato in Luca: "Avendogli domandato i Farisei, quando verrà il regno di Dio, Gesù rispose loro: "Il regno di Dio non viene con sfarzo. Non si potrà dire: "Ecco è quì", oppure: "E' là": infatti il regno di Dio è dentro di voi". Disse poi ai discepoli: "Verrà un tempo in cui voi desidererete vedere uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo e non lo vedrete. E vi diranno: "Ecco, è là; ecco è quì!". Voi non vi movete, né andatene in cerca. Perché come il lampo, balenando sfolgoreggia da un punto all'altro del cielo, così sarà del Figlio dell'uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che patisca molto e sia ripudiato da questa generazione...." Luca fa dire al suo Gesù che il regno è dentro gli Esseri Umani quando questi si rivolge ai Farisei mentre ai suoi apostoli parla della sua venuta sfolgoreggiando sulle nubi. Aggiunge Luca che prima però quella generazione dovrà rinnegarlo! Il regno per Luca non è la forza dell'Essere Umano che cresce dentro di lui e incontra la forza del mondo circostante. Per Luca il regno altro non è che il territorio di proprietà del suo dio dentro all'Essere Umano. In altre parole l'Essere Umano deve coltivare la sua sottomissione nell'attesa che il Gesù di Luca arrivi sfolgoreggiando sulle nubi. L'uso delle frasi è chiaramente nel senso opposto. Luca priva di determinazione l'Essere Umano sottomettendolo alla proprietà del dio padrone che arriva sfolgoreggiando; Tomaso invita l'Essere Umano a sviluppare quanto ha dentro per incontrare quanto c'è fuori. Il divino soggettivo che incontra il divino nell'oggettività. Per i vangeli ufficiali la linea è quella della sottomissione e dell'assoggettamento; per il vangelo di Tomaso è quello della ricerca della Libertà del soggetto. D'altro canto in Matteo le frasi seguenti al discorso che Luca fa fare dal suo Gesù ai Farisei appaiono legate in maniera diversa. Anche a Matteo interessa sottomettere. Del regno dentro all'Essere Umano non interessa nulla. Il discorso lui lo fa all'interno del discorso sulla Distruzione del Tempio di Gerusalemme, un pezzo dal sapore apocalittico dove l'arrivo del regno del suo Gesù non ha nulla a che vedere con lo sviluppo del dio dentro all'Essere Umano.

PARAGRAFO 5

Gesù disse: "Un vecchio che nei suoi giorni non esiterà ad interrogare un bimbo di sette giorni riguardo al luogo della vita, vivrà. Giacché molti primi saranno ultimi, e diverranno uno solo".

Del paragrafo cinque non ho trovato riferimenti nei vangeli ufficiali. Questo paragrafo è proprio della concezione di Tomaso e include tre concetti importanti. Il primo riguarda alla concezione della vita e alla ricerca. L'apprendimento è un processo costante, è un processo continuo che non si interrompe e chi cerca può chiedere anche al più piccolo, all'ultimo nato, informazioni riguardo alla vita, alle proprie sensazioni al suo essere. Il secondo elemento è che la crescita è continua. Essere vecchi non significa cessare di crescere esattamente come un bambino che inizia ad affacciarsi alla vita. Il terzo elemento è il concetto dei molti primi che saranno ultimi. Il primo e ultimo non è relativo alla posizione sociale o al modo di arrivare nel regno di dio, ma al percorso attraverso il quale si costruisce il dio dentro l'Essere Umano. Anche chi ha cominciato prima non è detto che vi riesca meglio di chi ha cominciato dopo lo sviluppo del corpo luminoso. Il vecchio che non esita a chiedere ad un bambino di sette giorni è un Essere Umano in cui la curiosità del sapere è ancora viva. Dunque è certo che chi ha un animo volto al sapere ha un corpo luminoso in espansione. Costui trasformerà la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso; dunque vivrà. Molti di coloro che hanno cominciato ad affrontare il mondo quotidiano non è detto che riescano a partorire il corpo luminoso prima di chi è arrivato dopo di loro. Costoro diventeranno uno solo in senso deleterio del termine. In questo caso diventare uno solo equivale ad aver ucciso il corpo luminoso. Equivale a distruggere il dio che cresce dentro, equivale ad attendere la distruzione. Costoro non riusciranno a giungere al divino che li circonda ma morranno assieme al loro corpo fisico. Questo tipo di affermazioni non le possiamo trovare nei vangeli ufficiali dove la promessa divina consiste nella resurrezione dopo la morte. Dove per morte si intende soltanto la morte del corpo fisico in quanto non esiste, per il cristiano, nessun corpo luminoso da partorire ma un'anima che creata da un dio pazzo ritorna dal dio pazzo per il premio o la distruzione. La differenza fra il vangelo di Tomaso e i vangeli ufficiali delle chiese cristiane va ampliandosi ulteriormente.

PARAGRAFO 6

Gesù disse: "Conosci ciò che ti sta davanti, e ti si manifesterà ciò che ti è nascosto. Giacché non vi è nulla di nascosto che non sarà manifestato".

Conoscere quanto c'è davanti all'Essere Umano implica ricerca, implica dilatazione del Sapere e della Conoscenza dell'individuo. Implica dilatazione. La dilatazione porta alla conoscenza di quanto si sta per affrontare e questa dilatazione porta a conoscere quanto è celato. Maggiore è lo sviluppo del sapere soggettivo e maggiore è l'ampliamento della conoscenza e maggiore è la conoscenza dell'individuo. Ma conoscere quanto sta davanti implica percorrere il sentiero che va dalla nascita alla morte del corpo fisico affrontando quanto si incontra. La sfida è sviluppo, è dilatazione dell'individuo. Conoscere quanto si affronta significa rendere manifesto quanto è nascosto. Significa ampliare la descrizione della ragione significa immettere nella descrizione quanto la descrizione non comprende in quanto parte della conoscenza che il corpo luminoso, crescendo, manifesta alla ragione stessa. La costruzione del corpo luminoso avviene quando affrontando la contraddizione la ragione rende conosciuto lo sconosciuto mentre l'inconoscibile diventa sconosciuto pronto per essere conosciuto. Se la ragione non si dilata comprendendo la percezione del corpo luminoso allora l'inconoscibile non si trasforma in sconosciuto e l'audacia dell'individuo non può trasformare lo sconosciuto in conosciuto e descritto. E' come per l'Essere Feto, se costui attraverso l'uso della sua volontà non muore rinascendo in forma umana non è in grado di trasformare l'inconoscibile del quotidiano in conosciuto che la sua crescita lo porterà a conoscere. L'Essere Feto trasformandosi in Essere Umano trasforma l'inconoscibile del mondo, come la ragione lo descrive, in sconosciuto da affrontare e rendere manifesto. Così l'Essere Umano costruendo il corpo luminoso trasformerà l'inconoscibile per i suoi sensi e la sua descrizione in sconosciuto che il corpo luminoso, affrontandolo, conoscerà. Leggendo Tomaso si deduce che non vi è nulla di nascosto che non diventerà manifesto nella misura in cui l'Essere impara a conoscere ciò che gli sta davanti. Tutto diventerà sconosciuto ed oscuro nella misura in cui l'Essere Umano non affronterà quanto avrà davanti ma si rifiuterà di conoscere quanto dovrebbe affrontare. In altre parole si può dire che in Tomaso soltanto chi imparerà a chiamare le cose col loro vero nome potrà conoscere quanto gli è sconosciuto. Tomaso indica anche la pratica del processo di ricerca e di consapevolezza. Quanto è nascosto alla percezione dell'Essere Umano non può essere raggiunto se prima non si affronta l'oggettività in cui si vive. Questo è esattamente il contrario di quanto viene manifestato sia dai cattolici con il loro ritiro nei monasteri sia da chi pratica contemplazione di tipo orientaleggiante che per raggiungere la conoscenza e la consapevolezza si ritirano in luoghi appartati. Costoro fuggono da quanto sta loro davanti. Non conoscono quanto sta loro attorno e dunque non troveranno mai quanto è nascosto al loro sentire. Capire quanto ti sta davanti implica uno sforzo notevole i modificazione che permette di predisporre l'Essere Umano per affrontare anche quanto la sua percezione non può raggiungere. Permette di saturare la sua ragione costringendola a farsi da parte e far spazio alla percezione del mondo fuori della descrizione. Questo non può avvenire quando qualcuno si estranea dal mondo pensando di ritrovare sé stesso. In realtà costui si distrugge. Si annienta annientando la propria capacità di afferrare lo sconosciuto che lo circonda. Questa affermazione di Tomaso ha un suo equivalente in Luca dove si dice: "Guardatevi dal lievito dei Farisei che è l'ipocrisia. Non vi è niente di nascosto che non debba essere scoperto, e nulla di segreto che non venga ad essere conosciuto. Perciò, tutto quello che voi avrete detto nelle tenebre, sarà udito nella luce, e quanto avrete sussurrato all'orecchio nell'interno della casa, verrà predicato sopra i tetti.". L'affermazione in Luca non comprende il divenire dell'individuo ma la sottomissione dell'individuo. Una sottomissione totale che non gli permette di essere riservato o di possedere dei segreti. Nessuna parola che lui dirà sarà privata o riservata. Guardatevi dall'ipocrisia dei Farisei dice Luca. Ma chi è il soggetto che scopre i segreti? Gli Esseri Umani che devono affrontare la vita o il dio loro padrone che attraverso la loro scoperta vuole bloccare il divenire umano? Luca ha il problema di sottomettere gli Esseri Umani. Luca deve impedire ogni sogno e ogni desiderio agli Esseri Umani. Il suo dio terribile, quello da temere in quanto getta nella Geenna, conoscerà quanto vi è di nascosto e ogni parola pronunciata nella casa verrà predicato sopra i tetti. Non è l'Essere Umano che affrontando e conoscendo quanto gli sta davanti conosce i segreti dell'esistenza, ma è il dio padrone degli Esseri Umani che non lascia nessun segreto, nessun desiderio all'Essere Umano che non sia la sua più totale sottomissione. Quanta differenza fra Tomaso e i vangeli ufficiali del cristianesimo: uno costruisce il divenire umano e gli altri sottomettono gli Esseri Umani come bestiame al loro dio padrone di cui essi si considerano i mandatari. Il diritto di emettere il giudizio appartiene al dio padrone. Egli giudica. Il giudicato può essere punito. Al giudicato, per Luca, altro non resta che la punizione. Questo per Luca è assolutamente normale. Per noi è normale giudicare il dio di Luca e condannarlo! Condannarlo con infamia! Il potere creatore dell'universo contro un piccolo uomo e le sue meschinità nell'esercizio della vita quotidiana. Quest'aberrazione per Luca sembra naturale. Egli si identifica col giudice, non col giudicato! Per Luca solo dio è padrone dell'Essere Umano e le determinazioni dell'Essere Umano non esistono se non come atto di sottomissione. Ecco che quando vengono fatte le leggi in una nazione cristiana punire ferocemente le offese (o le parole segrete) contro il pubblico ufficiale identificato col dio padrone mentre si ignorano completamente le offese del pubblico ufficiale nei confronti del singolo cittadino. Se oggi questi sono gli effetti delle atrocità delle affermazioni di Luca ben peggiori erano in passato!

L'intero libro ha lo scopo di dimostrare come il terrore cattolico si sia impossessato di principi propri delle religioni misteriche di quel tempo e, non essendo in grado di comprendere fini e intenti di tali insegnamenti, li abbia usati per costringere in ginocchio chi non si poteva difendere.

Se in DIDIMO TOMASO gli insegnamenti vanno nella direzione di liberare l'Essere Umano affinché costruisca sé stesso nell'eternità, nel monoteismo gli stessi principi vengono manipolati per costringere l'Essere Umano in ginocchio, sottomesso e impotente davanti al terrore e le minacce di un dio pazzo il cui scopo è trasformarlo in bestia di un gregge che egli possiede.

A ben ragione si può parlare di TOMASO DIDIMO come dell'ultimo Stregone Pagano; dopo di allora la Stregoneria dovrà adattare le proprie scelte scegliendo vie consone al dominio e al terrore cattolico.

Il libro è un'analisi dei principi del vangelo di Tomaso Didimo confrontati in gran parte con gli stessi detti o situazioni analoghe dei vangeli ufficiali e la diversa direzione in cui quei principi portano.


INDICE DEL LIBRO

A PROPOSITO DEL GESU' DEI CRISTIANI pag.2

ELEMENTI DA ANALIZZARE A PROPOSITO DI FEDE pag.4

ATTENZIONE! pag.6

DUE PAROLE SUL VANGELO DI TOMASO pag.6

A PROPOSITO DELLO SPIRITO SANTO pag.7

A PROPOSITO DELL'INTERPRETAZIONE pag.8

INTRODUZIONE pag.8

PREMESSA AGOSTO 1998 pag.9

IL VANGELO DI GIUDA TOMASO DIDIMO:

L'ULTIMO STREGONE PAGANO pag.11


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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel.041933185

E-mail claudiosimeoni@libero.it

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