Cristiani come atei
gli atei come cristiani!
Vai all'indice su cosa distingue uno Stregone o una Strega da una persona qualsiasi.
Questa
è la traccia di una conferenza che avrei dovuto tenere presso l’UAAR di Venezia.
Una
serie di contrarietà mi hanno indotto a disdire la conferenza. Si tratta di una
traccia che poi avrei sviluppato a braccio nel corso dell’esposizione e del
dibattito.
La
conferenza si avrebbe dovuto tenere nei primi giorni di febbraio 2009 presso la
sede UAAR di Favaro Veneto.
Scrive Celso in “Contro i
cristiani”:
“Un Satrapo del re di Persia
o un prefetto, o un pretore o un procuratore dell’imperatore romano, o anche
quelli che esercitano una magistratura o un incarico o un servizio di importanza
minore, qualora venissero trascurati, avrebbero la possibilità di punire
severamente. I satrapi e i ministri dell’aria e della terra, invece, qualora
venissero offesi, non potrebbero arrecare se non poco danno? Oppure si dovrà
dire che, se li si chiama con un nome barbaro, essi allora avranno un loro
potere, ma non l’avranno se li si chiama con nome greco o romano?”
“Ma i cristiani dicono.
“Ecco qua! Mi metto davanti alla statua di Zeus o a quella di Apollo o di un
qualunque altro Dio e la ingiurio e la percuoto: eppure non si vendica contro
di me!” Non vedi, dunque, caro mio, che anche al tuo demone si può piantargli
si davanti e bestemmiarlo, ma si può persino bandirlo da ogni terra e ogni
mare? E si può mettere in catene te, a lui consacrato come una statua, e
condurti al supplizio e crocefiggerti! E quel demone o, come tu lo chiami,
figlio di dio non prende le tue vendette!”
“Ma – dice il sacerdote di
Apollo e quello di Zeus - << i mulini degli Dèi macinano lentamente, e
per i figli dei figli che un giorno nasceranno>>. Tu, quando oltraggi le
loro statue, te ne fai beffe: ma sappi che se avessi oltraggiato Dioniso o
Ercole nelle loro persone, forse non te la saresti cavata con altrettanta
allegria. Invece, per aver torturato e giustiziato il tuo dio quando era al
mondo, i suoi giustizieri non solo non ne hanno avuto alcun danno allora, ma
neppure in seguito, in tanto tempo che sono vissuti. E quale novità è accaduta
allora per cui si possa credere che egli non era un uomo impostore, ma il figlio
di dio?”
La
concezione idolatrica dei cristiani, rispetto agli
antichi Dèi, genera l’ateismo dell’idolatria.
Per
contro, la posizione idolatrica dei cristiani altro
non è che una visione atea rispetto a tutte quelle forze del mondo che hanno
generato la vita. Le nega, attribuendo la vita all’azione del suo dio padrone.
L’ateismo
dei cristiani, da un lato nega che la vita divenga da un insieme di
trasformazioni; dall’altro, per negare questo, deve giungere ad una visione
superstiziosa che li costringe ad imporre un dio padrone alla vita stessa.
Una
volta che i cristiani hanno imposto un padrone alla vita, tutta la discussione,
nella storia, verterà sulla qualità del dio padrone, mai sul fatto che la vita
non ha padroni. I cristiani chiameranno “dio” il padrone e non scorgeranno gli
Dèi nelle trasformazioni del presente in cui vivono.
Rispetto
alla storia antica i cristiani cambiano i presupposti. Non abitano il mondo, ma
pretendono di essere i padroni del mondo. E su questa pretesa di essere i
padroni del mondo si svilupperà tutta la storia religiosa umana.
Tutto
il moderno ateismo si svilupperà attorno alla “qualità del padrone”; chi lo
afferma trascendente, chi personale, chi immanente, chi lo nega!
Storia filosofica dell’ateismo:
“La negazione dell’esistenza
di Dio. L’accusa di ateismo è stata spesso espressione polemica ed arbitraria
del contrasto tra concezioni diverse dell’Essere eterno e infinito, causa prima
del mondo, non avevano una concezione esattamente conforme alla loro (anche Socrate fu accusato di
ateismo, perché rifiutava di seguire le credenze popolari dei suoi tempi). In
particolare si è voluto vedere nel panteismo una forma dissimulata di ateismo;
ma questo non è esatto. Così, per il panteismo stoico, dio pervade tutto
l’universo, è immanente in tutte le cose, ma ne è in certo modo distinto, in
quanto principio attivo, provvidenza: non si può quindi parlare di ateismo a
proposito dello stoicismo. Anche per Giordano Bruno dio è la Natura stessa, ma
è pur sempre inteso come causa e principio delle cose che costituiscono il
mondo rimanendo separato da esse. Soprattutto Spinoza
è stato accusato di ateismo, in quanto risolve tutte le cose in un’unica
sostanza (monismo) che è eterna, increata, causa di
sé stessa (causa sui); ma invero, come osserva Hegel
il sistema di Spinoza, più che un ateismo è da
considerarsi un acosmismo. Vere e proprie professioni
di ateismo sono state fatte sia nell’antichità che nell’età moderna, dai
filosofi sostenitori del monismo materialistico, cioè da tutti coloro che ammettono
essere la materia il fondamento unico di tutta la realtà. Così, nell’antichità,
Eraclito sostiene che “il mondo non è stato creato da nessun dio, ma è sempre
stato, è e sarà sempre un fuoco eternamente vivente”. Epicuro
e Lucrezio non negano l’esistenza degli Dèi, ma li considerano indifferenti e
incuranti delle cose umane. Una forma di ateismo scettico è quella di Carneade
(II sec. a.c.) che mirò a dimostrare la debolezza delle argomentazioni tendenti
a provare l’esistenza della divinità.
Durante il XVIII secolo i
materialisti meccanicisti, come il La Mattrie e il D’Holback, facendo derivare tutto dalla materia in movimento,
esclusero la possibilità dell’esistenza di dio. Sempre nel XVIII secolo,
particolarmente interessante è l’ateismo scettico di Hume,
il quale nega sia la possibilità di fornire prove apriori
dell’esistenza della divinità, sia la possibilità di dare prove soddisfacenti
mediante l’esperienza.
Durante il XIX secolo
l’ateismo è tipico di alcuni fondamentali atteggiamenti filosofici: tra questi
il pessimismo razionalistico di Schopenhauer, che
nega la possibilità dell’esistenza di dio, in quanto il male e il dolore
dominanti nel mondo sono l’immediata confutazione di ogni ottimismo teologico.
Verso la metà del 1800
assume particolare rilievo la posizione di Feuerbach,
il quale afferma che il divino nasce dall’esigenza dell’uomo di costruirsi
l’ideale di una personalità infinita, ricca di tutte quelle possibilità che
mancano a lui; pertanto l’uomo si “aliena” nell’esigenza religiosa dimentico
della sua concreta realtà umana. Anche il materialismo dialettico di Marx , che
fa dipendere tutta la realtà storica dalle condizioni di fatto in cui l’uomo
vive e opera, esclude ogni giustificazione teologica.
Il rifiuto del divino è
esplicito anche in Nietzsche, per il quale l’ateismo
è condizione basilare perché l’uomo viva nella pienezza della sua umanità.
Tra i contemporanei tipico è
l’ateismo di Sartre, per il quale la stessa
precarietà dell’esistenza umana, disancorata da ogni oggettività assoluta,
dimostra l’impossibilità dell’esistenza di dio.”
Tratto
da: Dizionario di filosofia della BUR
alla voce Ateismo.
In
tutta questa storia dell’Ateismo notiamo come esistano due posizioni distinte: coloro
che attribuiscono il divenuto del mondo alle trasformazioni della materia in
movimento e coloro che negano aspetti di intervento sulla realtà della divinità
esterna alla realtà stessa.
Esistono
alcuni individui, al di là di come presentano la questione, che attribuiscono
l’espressione del divino alla materia; esistono degli individui che, ritenendo
il divino oggetto esterno e superiore alla materia, lo negano.
Gli
individui che attribuiscono l’espressione del divino alla materia sono talmente
antichi e le loro tesi non hanno argomenti sufficienti da opporre alla visione
Platonica di separazione anima e corpo.
Prendiamo
atto (e visto che esistiamo, negarlo significa negare l’evidenza) che la
materia, con tutte le variabili di energia che conosciamo, ha la qualità per
trasformarsi, secondo la nostra percezione razionale nel nostro divenuto in
quanto Esseri della Natura, da una organizzazione inconsapevole ad una
organizzazione consapevole.
L’ateismo
nasce dal misurarsi di alcuni filosofi con la religione cristiana. Sia
nell’interpretazione cattolica che protestante.
Ogni
filosofo interpreta la religione come un insieme di “credenze”, manifestate in
un libro sacro o in testi interpretativi, ai quali vengono opposte tendenze
diverse e interpretazioni diverse.
La
religione, per tutti questi filosofi, è una gerarchia che riafferma sé stessa
mediante dei dogmi.
Per
loro i dogmi sono espressioni razionali che vengono “credute” e delle quali si
può discutere.
Proviamo
a considerare il discorso sul monismo:
“Sistema filosofico che concepisce la molteplicità come
manifestazione di un’unica sostanza.”
Ma
sia il monismo attribuito agli Eleatici:
“L’Essere degli Eleatici rappresenta una
formulazione assai più rigorosa del monismo, poggiata sulla negazione dell’intelleggibilità, e quindi della realtà, del molteplice
attestato dall’esperienza.”
Che
quello attribuito a Bruno e Spinoza:
“Entro le categorie del monismo vanno senz’altro riportati il
panteismo di Spinosa, che afferma vigorosamente l’unicità della Sostanza e
l’identità di Dio e della Natura e le teorie idealistiche di più o meno diretta
derivazione hegeliana.”
Mantiene
un’intelligenza progettuale a fondamento dell’esistente. In pratica, Giordano Bruno
ad un dio trascendente la vita oppone il dio che è la vita stessa.
Come
si scorge tutta la ricerca si svolge all’interno dell’esistenza del dio padrone
di biblica memoria che viene spostato dalla filosofia monista dalla
trascendenza in cui i filosofi cristiani lo hanno nascosto alla sua presenza
immanente nel mondo. Una presenza nel mondo che trova una spiegazione razionale
all’apparente contraddizione cristiana che vuole, da un lato un dio padrone
trascendente e, dall’altro, un dio personale che interviene con la provvidenza
per ogni singola persona.
Tutta
la storia dell’ateismo storico è solo un gioco di spostamento della
rappresentazione del dio padrone.
Non
si discute l’esistenza del dio padrone, semmai si discute se la chiesa
cattolica o protestante siano le rappresentanti del dio padrone o se la Natura
sia espressione del dio padrone. Gli atei non discutono né la realtà del dio
padrone che riproducono nella società, né discutono la realtà nella quale
vivono, della quale non scorgono l’immenso, né, ad una religione cristiana che
descrive la vita nei fini e negli scopi, oppongono fini e scopi diversi
individuando forme diverse nel divenire della vita stessa.
L’ateismo
parte dal presupposto della sacralità del padrone; mette però in discussione
l’uso che se ne fa del padrone la religione cristiana. L’uso che del padrone
che ne fanno la chiesa cattolica e protestante.
Gli
atei negano il dio padrone; l’uso che ne fanno le chiese cristiane; negano la
legittimità dell’uso che ne viene fatto del dio padrone, ma tutto si ferma là.
Gli atei non fanno il passo ulteriore scorgendo il divino, l’essere dio, in
ogni oggetto del mondo che nelle relazioni con altri oggetti creano le
condizioni affinché altri Esseri germinino e dilatino sé stessi nel mondo.
La religione come oppio dei
popoli
Scritto
nell'autunno del 1843 e pubblicato nell'unico numero degli "Annali
franco-tedeschi" nel febbraio del 1844.
Spesso
gli atei, per giustificare le loro prese di posizione citano Marx secondo cui:
“La religione è l’oppio dei popoli”.
Solo
che Marx ha detto qualcos’altro; non era così rozzo.
Infatti,
Marx affermò:
L'esistenza profana dell'errore è
compromessa dacché è stata confutata la sua celeste oratio
pro aris et focis. L'uomo il quale nella realtà fantastica del
cielo, dove cercava un superuomo, non ha trovato che l'immagine riflessa di
se stesso, non sarà più disposto a trovare soltanto l'immagine apparente di
sé, soltanto il non-uomo, là dove cerca e deve cercare la sua vera realtà.
Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo
fa la religione, e non la religione l'uomo. Infatti, la religione è la coscienza
di sé e il sentimento di sé dell'uomo che non ha ancora conquistato o ha già di
nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un essere astratto, posto fuori
del mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, Stato, società. Questo Stato,
questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché
essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di
questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare,
il suo point d'honneur
spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne
compimento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione.
Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana, poiché l'essenza
umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque
mediatamente la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l'aroma
spirituale.
La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'
Eliminare la religione in quanto illusoria
felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza
di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare
una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione,
dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la
religione è l'aureola.
La critica ha strappato dalla catena i fiori
immaginari, non perché l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma
affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. La critica della
religione disinganna l'uomo affinché egli pensi, operi, configuri la sua realtà
come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno
a se stesso e perciò, intorno al suo sole reale. La religione è soltanto il
sole illusorio che si muove intorno all'uomo, fino a che questi non si muove
intorno a se stesso.
È dunque compito della storia, una
volta scomparso l'al di là della verità, quello di ristabilire la
verità dell'al di qua. È innanzi tutto compito della filosofia, la
quale sta al servizio della storia, una volta smascherata la figura sacra dell'autoestraneazione umana, quello di smascherare l'autoestraneazione nelle sue figure profane. La
critica del cielo si trasforma così nella critica della terra, la critica
della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella
critica della politica.
In
pratica Marx non dice che la religione è l’oppio dei popoli, ma dice che quella
religione, in quell’uso, è oppio dei popoli.
Marx
non era stupido, come troppi atei attuali, da negare la vita. Marx sapeva che
la religione parlava al sentimento dell’uomo e che nessun’altra
scienza lo faceva. Tutto si può dire di Marx meno che non avesse capacità di
analisi scientifica. Se Marx avesse condannato la religione, in quanto
religione, avrebbe condannato l’uomo in quanto uomo.
Dice
Marx della religione:
“Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo
fa la religione, e non la religione l'uomo. Infatti, la religione è la
coscienza di sé e il sentimento di sé dell'uomo che non ha ancora conquistato o
ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un essere astratto,
posto fuori del mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, Stato, società.
Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta
del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la
teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica
in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua
sanzione morale, il suo solenne compimento, il suo universale fondamento di
consolazione e di giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza
umana, poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta
contro la religione è dunque mediatamente la lotta contro quel mondo, del
quale la religione è l'aroma spirituale.”
La
religione è un prodotto dell’uomo. E’ la veicolazione
della struttura emotiva dell’uomo nella sua esistenza. E’ la forza che porta
l’uomo ad interpretare aprioristicamente la realtà nella quale vive e gli
consente di predisporre gli strumenti psico-emotivi
con cui agire all’interno. La religione che l’uomo forgia fornirà all’uomo
QUEGLI STRUMENTI. Una diversa religione fornirà all’uomo STRUMENTI DIVERSI con
cui interpretare aprioristicamente la realtà oggettiva nella quale vive.
Noi
non possiamo dimenticare che è l’uomo che fa la religione, ma dobbiamo anche
ricordarci: PERCHE’ L’UOMO FA UNA RELIGIONE e mai
scordare perché la fa.
E’
Marx stesso che ci ricorda che lo strumento sociale costruito dall’uomo spesso
costringe l’uomo ad adeguarsi allo strumento. Si chiama “materialismo storico e
dialettico” dove ciò che si costruisce perpetua sé stesso facendosi rinnovare e
ricostruire. Vale per lo Stato che è un’Istituzione umana, ma che, nello stesso
tempo, plasma le persone affinché si adeguino allo Stato. Vale per una
religione che è un’Istituzione umana, ma che, nello stesso tempo, plasma le
persone perché si adeguino a quella e solo a quella religione.
Gli
atei non si soffermano mai sulla frase di Marx che dice:
“La critica ha strappato dalla catena i
fiori immaginari, non perché l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma
affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi. La critica della
religione disinganna l'uomo affinché egli pensi, operi, configuri la sua realtà
come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno
a se stesso e perciò, intorno al suo sole reale. La religione è soltanto il
sole illusorio che si muove intorno all'uomo, fino a che questi non si muove
intorno a se stesso.”
E con
questo Marx non sta dicendo che non esiste nessuna religione; perché non dice
che non esiste nessuna vita. Con questo Marx dice che l’uomo deve costruire la
propria religione in funzione di sé stesso: della propria vita. E’ sé stesso
che deve ergersi a “sole della propria esistenza” e non essere sottomesso ad un
sole che chiede all’uomo obbedienza imponendogli catene abbellite da fiori
immaginari.
Gli
atei non strappano le catene, ma solo i “fiori” o, se preferite, come le catene
si presentano riproducendo, di fatto, il dio padrone a fondamento delle catene.
Ma
che cos’è la ragione? Che cos’è la ragione scientifica?
C’è
un equivoco che sfugge agli atei moderni: la scienza non determina la vita, ma
scopre i meccanismi della vita!
Democrito pensava alla materia come composta da atomi. La scienza moderna
ha scoperto molte particelle che compongono gli atomi. Ma la materia esisteva
prima di Democrito e prima che la scienza moderna ne
scoprisse alcuni componenti (altri ne scoprirà). L’uomo ha delle passioni e dei
sentimenti, prima che la psicologia ne studiasse i meccanismi e la scienza
neurologica cercasse di determinare i percorsi espressivi.
La
scienza non decide che cos’è la vita!
La
scienza è uno strumento che tenta di descrivere (o scoprire) ciò che la vita ha
costruito.
La
scienza si limita a registrare il divenuto della vita; ma non ne condiziona il
divenire!
Archimede
scopre il principio di galleggiamento; ma l’uomo usava il principio di
galleggiamento prima che Archimede lo scoprisse. Il principio di galleggiamento
era nelle cose e proprio perché era nelle cose veniva usato anche quando non
veniva descritto come principio o “scoperto dalla scienza”.
Non
c’è nulla di più stupido che sostituire la scienza alla religione.
La
religione coinvolge tutti quegli “strumenti” psico-emotivi
che sono all’origine della vita. Quegli strumenti che hanno generato la vita e
le sue infinite trasformazioni. Quegli strumenti dai quali ha origine anche la
ragione, ma che nulla hanno a che vedere con la ragione. La religione agisce
sulla struttura emotiva costruendo un imprinting esistenziale prima ancora che
il bambino esca dalla vagina della madre. Hanno a che vedere con la vita! La
vita come noi la intendiamo. Solo la vita manifesta la ragione e la ragione
tenta di comprendere i meccanismi della vita. Ma la religione tenta di
“regolare”, “impossessarsi”, “disciplinare”, “gestire” i meccanismi della vita.
E a seconda degli “apriori”, dei concetti dogmatici
che la religione impone agli individui calandoli nelle forze della vita, questi
individui interpreteranno il mondo in cui vivono e in quel mondo costruiranno
le loro strategie di vita. Strategie di vita che le religioni impongono come apriori, ma che l’esperienza può confermare o modificare
nel singolo individuo (sempre che al singolo individuo sia rimasta forza
sufficiente per fagocitare l’informazione e trasformarla in Conoscenza.
Altrimenti, qualsiasi verità voi proclamiate, non riuscirà mai ad imporsi sul
condizionamento emotivo degli individui prodotto dalle religioni monoteiste.).
Quando
Marx afferma:
“È dunque compito della storia, una volta scomparso l'al
di là della verità, quello di ristabilire la verità dell'al di qua.”
Significa
che è compito degli uomini rimettere la religione al servizio dell’uomo.
Togliere quel “l’al di là della verità” significa sostituirlo con “il vero
nell’al di qua”. Ad un procedimento del pensiero che determina la verità
dell’al di là, alla quale si piegano gli uomini e la loro schiavitù, è
necessario sostituire l’al di qua nelle espressioni della libertà dell’uomo
come verità alla libertà a cui l’uomo non può rinunciare.
Anche
nell’indicazione della prassi gli atei dovrebbero imparare da Marx:
“Esse stanno sotto il livello della
storia, sono al disotto di ogni critica, ma rimangono un oggetto
della critica, così come il delinquente che sta sotto il livello dell'umanità
rimane un oggetto del boia. In lotta con esse, la critica non è una
passione del cervello, essa è il cervello della passione. Essa non è un
coltello anatomico, è un'arme. Il suo oggetto è il suo nemico, che essa
non vuole confutare bensì annientare. Infatti, lo spirito di quelle
condizioni è confutato. In sé e per sé non sono oggetti memorabili, ma
spregevoli quanto spregiate esistenze. Per sé, la critica non ha bisogno
di venire in chiaro nei confronti di questo oggetto, poiché è già in chiaro con
esso. Essa non si pone più come fine a se stessa, ma ormai soltanto come
mezzo. Il suo pathos essenziale è l'indignazione, il suo compito
essenziale è la denuncia.”
Se
questo passo lo attribuiamo alla religione e al rapporto che l’uomo ha con la
religione cristiana, Marx è chiaro nell’indicare una corretta prassi nel
confronto con la religione cristiana. Solo che alla religione cristiana non si
può opporre una non religione, come negazione dell’uomo e della vita in quanto,
se ciò avverrebbe, una volta manifestata una critica, per quanto feroce, la
vita si ricomporrebbe e necessariamente sarebbe sottoposta agli apriori della religione cristiana e del concetto di dio
padrone come avviene per l’ateismo.
Per Marx
l’azione contro la religione è un’azione sociale contro la negazione dell’uomo
che la religione cristiana opera nella quotidianità: una lotta politica. Questo
perché Marx precede alcuni geni che nel suo secolo e nei secoli successivi ne
hanno completato l’opera come ad es.: Darwin, Freud, Lorenz e quanto il loro
genio ha aperto alla scienza dell’uomo.
Ed è
alla luce di questi geni che noi possiamo comprendere la strategia di Marx.
Il
progetto secondo cui la religione cristiana è l’oggetto della critica
dell’uomo, ma è sotto la storia dell’uomo in quanto la storia dell’uomo, negli
ultimi 2000 anni altro non è stata che storia di liberazione dell’uomo
dall’orrore cristiano. La critica al cristianesimo, in quanto religione, non è
“una passione del cervello, ma il cervello della passione”. Cioè è il cervello
della vita. La sua intelligenza. Dove la passione è la passione per la vita e
le strategie intellettive devono rimuovere gli ostacoli che alla vita il
cristianesimo impone. Nel cristianesimo non c’è nulla da salvare in quanto è
orrore soltanto. Non si può mediare con i cristiani. Mediare con i cristiani
significa sacrificare la vita degli Esseri Umani.
Infatti,
non troverete mai il cristianesimo che confuti qualche cosa. Il cristianesimo è
solo annientamento dell’uomo finalizzato ad imporre la sofferenza all’uomo: la
sofferenza per il delirio di sofferenza. Il cristianesimo è spregevole in
quanto ha esigenze spregevoli. E quel spregevole è riferito a ciò che la vita
considera nobile e pregiato. Se non impariamo ad indignarci e a denunciare il
cristianesimo in maniera continua e sistematica, la vita non potrà riprendere
il suo eterno corso. Almeno non lo potrà fra gli Esseri Umani.
Il
problema continua a porsi.
Anche
se Marx parla di fine del controllo teologico, il controllo teologico continua!
Parlando
di protestanti e di cattolici nello svolgimento della storia tedesca Marx
afferma:
“Lutero, in verità, vinse la servitù
per devozione mettendo al suo posto la servitù per convinzione.
Egli ha spezzato la fede nell'autorità, restaurando l'autorità della fede. Egli
ha trasformato i preti in laici, trasformando i laici in preti. Egli ha
liberato l'uomo dalla religiosità esteriore, facendo della religiosità
l'interiorità dell'uomo. Egli ha emancipato il corpo dalle catene, ponendo in
catene il cuore.
Ma se il protestantesimo non
fu la vera soluzione, fu tuttavia la vera impostazione del problema. Adesso
bisognava non più che il laico lottasse contro il prete al di fuori di lui,
ma contro il suo proprio prete interiore, contro la sua natura pretesca. E se la trasformazione protestante dei laici
tedeschi in preti emancipò i papi laici, cioè i prìncipi
insieme con il loro clero, i privilegiati e i filistei, la trasformazione
filosofica dei preteschi tedeschi in uomini
emanciperà il popolo. Ma come l'emancipazione non si fermò ai prìncipi, così la secolarizzazione dei beni non si
fermerà alla spoliazione delle Chiese, che prima di tutti l'ipocrita Prussia pose in opera. Allora, la guerra dei contadini, il
fatto più radicale della storia tedesca, fece naufragio contro la teologia.
Oggi che la stessa teologia ha fatto naufragio, il fatto più illiberale della
storia tedesca, il nostro status quo, si infrangerà contro la
filosofia.”
Eppure
ciò non è vero.
La
religione coinvolgeva aspetti sconosciuti della formazione della percezione e
dell’uomo. Marx non sapeva ciò che avrebbe scoperto Freud.
Marx non immaginava le implicazioni alle quali portava Darwin. Marx non
immaginava le implicazioni delle scoperte di Lorenz.
Solo
che la scienza scopre delle condizioni in essere; non costruisce le condizioni
in essere.
Le
condizioni della vita e dell’uomo nel mondo in cui vive sono costruite dalla
vita dell’uomo e la scienza si limita a scoprirle. Non è Darwin che fa
l’evoluzione; l’evoluzione è un processo di trasformazione del presente da un
diverso presente che lo ha preceduto. Darwin scopre solo che il dio dei
cristiani che parla di creazione ha mentito!
Freud scopre l’inconscio dal quale si genera il conscio della ragione: la
scienza psichiatrica, psicologica e la neurologia approfondiranno la sua
scoperta.
Marx
non sapeva questo!
Darwin
scopre l’evoluzione e la scienza scopre come la crescita dell’individuo sia una
selezione delle sue capacità di rispondere alle sollecitazioni del mondo e
della società in cui nascerà fin da quando l’individuo sta nella pancia della
madre.
Marx
non sapeva questo!
Lorenz spiegherà al mondo come l’intelligenza animale e la struttura emotiva
degli animali sia uguale a quella degli Esseri Umani anche se veicolata in
forme diverse per diverse esigenze in diversi processi adattativi che le specie
hanno affrontato. La scienza biologica confermerà e amplierà le scoperte di Lorenz.
Marx
questo non lo sapeva!
Così,
questa frase di Marx:
“La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché
l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la
catena e colga i fiori vivi.”
Non è
superata, ma va riformulata all’interno delle prospettive che l’attuale conoscenza
fornisce all’uomo.
Nel
farlo dobbiamo ricordarci che se è vero che la scienza scopre nuove e diverse
relazioni fra l’uomo e il mondo rispetto a quelle indicate e imposte sotto
forma di credenze dalle chiese cristiane, è altrettanto vero che l’uomo ha
sempre vissuto e praticato le scoperte che da Marx a Lorenz
sono state fatte dalla scienza.
Non
c’era bisogno di Marx perché gli uomini avessero la necessità di liberarsi di
catene coercitive di forme di schiavitù! Non c’era bisogno di Freud perché l’uomo sapesse che esisteva un immenso dentro
sé stesso che ogni tanto emergeva: i cristiani lo usavano per costruire
sottomissione, altri uomini per costruire libertà (glielo aveva detto dio,
disse Fra Dolcino). Non c’era bisogno di Darwin perché l’uomo addomesticasse
gli animali costruendo dei greggi o delle mandrie disponibili a farsi allevare
selezionando la loro attenzione e la loro percezione della realtà. Non c’era
bisogno di Lorenz perché gli Esseri Umani scoprissero
che gli animali avevano strategie di vita e intelligenza. La religione
cristiana parlava di superiorità dell’uomo, ma la realtà del vivere il mondo
portava l’Essere Umano a pensarlo diverso dalla descrizione che la religione
cattolica forniva.
Atei
e cristiani davanti all’autorità: davanti a DIO!
L’atteggiamento
davanti a DIO è l’atteggiamento davanti all’autorità; ma l’atteggiamento
davanti all’autorità dimostra l’atteggiamento costruito nella persona davanti
al dio anche se quella persona nega l’esistenza di dio che, in quel momento,
viene trasferito sull’autorità. Come gli Anarchici!
Gli
atei hanno sempre dimostrato di non conoscere le peculiarità del cittadino in
una società democratica; ribellarsi all’autorità del dio padrone è una cosa
vivere imponendo alle Istituzioni, al dio padrone, il rispetto dei suoi doveri,
è un’altra cosa. Implica una diversa predisposizione emotiva.
Il concetto di dio e della
vita.
Caccia di Pan: espressione usata da Francesco Bacone per designare il processo di investigazione della natura
e di raccolta dei dati che precede l’induzione (processo logico, contrario alla
deduzione, che muove dal particolare al generale, dai fatti ai principi, dagli
effetti alle cause;).
La
caccia di Pan è un’espressione coniata da Francesco Bacone
che gli atei moderni dovrebbero conoscere.
Si
chiama Caccia di Pan quel processo di investigazione della Natura e di raccolta
dati che precede l’induzione.
Che
cos’è l’induzione?
E’ un
processo logico di formazione delle idee contrario al processo di imposizione
delle idee fatte dall’ideologia religiosa cristiana. Induzione opposto a
deduzione. L’idea viene formulata nell’individuo mediante l’investigazione che
l’individuo mette in atto nel mondo in cui vive. L’individuo, analizzando la
propria esperienza particolare formula delle idee generali sul mondo.
E’ un
movimento sconosciuto agli atei.
Alcune
informazioni arrivano alla mia coscienza partendo da intuizioni su ciò che
oggetti e soggetti davanti a me sono, fanno o pensano. Tali intuizioni
diventano movimento col quale formo la mia esperienza. Pur non riuscendo ad
attribuire una “ragione” a tali intuizioni i loro effetti diventano importanti
nel mio agire. Il mio agire comprende quel tipo di intuizioni.
Il
fatto che nel XXI° secolo la scienza mi indichi i movimenti
neuronali dai quali deduce l’esistenza di sezioni del
cervello che separano percezioni “di fondo” da percezioni che attivano
l’attenzione, segnali subcorticali capaci di attivare
l’attenzione, empatia mediante relazione visiva, formazioni di immagini mentali
in condizioni particolari (ciechi), è assolutamente irrilevante rispetto alla
mia esperienza di abitare il mondo, di vivere quei fenomeni e di farli
intervenire nella coscienza. La scienza scopre che la maggior parte delle mie
scelte non sono dettate da ragione, ma sono fatte in base a stimoli profondi di
cui ignoro sia la natura sia come sono venuti formandosi. Io ignoro
scientificamente, ma so come quelle scelte rispondono a bisogni e desideri che
spingono il mio agire: e il mio agire costruisce la vita; è partecipe alla
vita!
Mentre
l’ateo nega l’abitare il mondo legandosi a forme razionalistiche che hanno al
loro fondamento una scienza che dice delle cose per precisarle meglio il giorno
dopo, l’uomo ha bisogno della religione della vita che gli apra il futuro.
Anche quando, quel futuro è solo superstizioso e illusorio in quanto sottomesso
ad una religione superstiziosa e illusoria.
Mentre
lo Stregone pratica la caccia di Pan perché non ha alternative nel suo abitare
il mondo, l’ateo, come il cristiano, lega l’esistente alla razionalità
descrittiva della ragione. Le cose sono solo perché scoperte dalla scienza;
finché la scienza non le scopre, per lui, le cose non sono. Con la differenza che
mentre la razionalità descrittiva della ragione nel cristiano giunge
all’oscurantismo del suo dio padrone e del suo demonio entro il quale tutto
deve essere rinchiuso, l’ateo nega l’evidenza fintanto che l’evidenza non
diventa scienza. Ma l’evidenza è la manifestazione del fenomeno nel mondo;
della vita. Il fenomeno nella vita può essere descritto dalla scienza, ma non è
prodotto dalla scienza: la scienza lo registra, l’Essere Umano lo vive.
Perché
un conto è negare mediante la ragione l’oscurantismo cristiano e un conto è
negare l’evidenza dei fenomeni perché a quei fenomeni non c’è spiegazione. Ho
sentito io stesso Piero Angela, davanti ad un’osservazione scientifica di un
fenomeno affermare che in quel fenomeno non c’era nulla di occulto. Il problema
non era quello di dire se in quel fenomeno c’era qualche cosa di occulto; il
problema era stabilire che la percezione di quel fenomeno era reale al di là
delle spiegazioni più o meno precise che se ne potevano dare. Dire che l’uomo
beve acqua, non è sbagliato. Dire che l’uomo beve H2O, non cambia il fatto che
l’uomo beva acqua. Dire che il mio nervo vago trasmette una tipologia del
conoscere il mondo che parte dallo stomaco e viene inviata alla coscienza non è
meno scientifico dal dire che percepisco aspetti del mondo con lo stomaco.
L’ateo
nega questo: nega il vivere il mondo sottoponendo il mondo e la vita alla
scienza come se questa fosse una verità rivelata: la verità ultima del dio
padrone alla quale chiunque si deve sottomettere.
Non è
sufficiente opporsi al cristianesimo se non si mette in atto un’azione critica
nei confronti di come e del perché il cristianesimo coinvolge la struttura psico-emotiva delle persone.
Non
basta dire “dio non c’è” se poi non si criticano le strategie cattoliche
attraverso le quali si crea la patologia da dipendenza e da onnipotenza nel
bambino “producendo” un adulto inadeguato. E non basta dire “Io ci sono
riuscito e dunque ci può riuscire anche lui!” se in qual “riuscire” non è
descritta la strategia attraverso la quale tutta la società pone dei DOGMI che
consentano alle persone di non essere sottomesse all’idea del dio padrone e
alle patologie psichiche che vengono imposte affinché l’individuo soggettivi
l’idea del dio padrone.
La
scienza può scoprire che applicando una leva alla lancia per aumentare la forza
di gittata alcuni nostri antenati poterono lanciare le lance in modo tale da
poter penetrare la spessa protezione di un mammut. La scienza lo scopre, ma i
nostri antenati sopravvissero perché inventarono tale tecnica. L’invenzione non
è scienza. L’invenzione è MAGIA. La scienza si limita a descrivere ciò che la
MAGIA forgia e costruisce nel suo continuo abitare il mondo in cui la vita,
come un dio, si apre dei varchi attraverso relazioni con tutti gli Dèi che
costituiscono la vita e il mondo in cui si esprime. Il termine dio non sta ad
indicare un padrone, ma sta ad indicare un soggetto che nel mondo in cui è nato
esercita la sua volontà e la sua intelligenza. Abitare il mondo; con volontà
d’esistenza e intelligenza strategica. Sia come singolo individuo che come
specie. Quel vivere il mondo che porta gli Esseri Animali a risolvere problemi
che stupiscono anche gli Esseri Umani.
Marghera, 14 gennaio 2009
Se
qualcuno avesse dei dubbi sulla superficialità dei militanti dell’UAAR ad
imitazione della superficialità nei confronti della vita dei cristiani, basta
questa iniziativa della sezione UAAR di Verona per comprendere come l’unica
cosa che rimanga a questi personaggi sia l’esercizio dell’insulto gratuito. Un
po’ come Umberto Eco che bestemmiò gli Antichi Dèi perché tanto, nessuno crede
negli Antichi Dèi!
Spett.le Comitato Bacanal del Gnoco
Oggetto: Richiesta ammissione carro.
Egregio Comitato, il circolo UAAR di Verona chiede
l’ammissione di un proprio carro alla sfilata del “Vènardi
Gnocolar”.
Premessa –
Nelle settimane scorse il circolo UAAR di Genova aveva
stipulato un contratto perché due autobus urbani riportassero (a partire dal
4/2/2009 e per un mese) la scritta: “La cattiva notizia è che Dio non esiste.
Quella buona è che non ne hai bisogno”. Il semplice annuncio ha scatenato
reazioni posi-tive e reazioni negative. Le reazioni negative, supportate dalla
pressione di alcuni “poteri forti”, hanno spinto la società concessionaria
della pubblicità sugli autobus a non ratificare il contratto con motivazioni
contraddittorie, capziose ed infondate. Noi riteniamo che si sia trattato di un
atto di censura contro la libera espressione del pensiero. La stessa società
(IGP Decaux) è concessionaria della pubblicità sugli
autobus di Verona.
Richiesta –
L’arcivescovo Gianfranco Ravasi,
presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha definito l’ini-ziativa
del circolo UAAR di Genova “una carnevalata”. Nessuno può mettere in dubbio
l’autorità morale di monsignor Ravasi in materia di
cultura e carnevale. La definizione e la competenza del monsignore hanno spinto
il circolo UAAR di Verona ad immaginare la partecipazione di un nostro carro
alla sfilata del Vènardi Gnocolar.
Titolo del carro è “AUTOBUS AGIOVE “. Sapendo che alcuni si sentono offesi se
altri manifestano convinzioni religiose opposte alle loro, pensiamo di
ap-portare una modifica alla scritta già prevista per Genova in modo che
nessuno possa sentirsi offeso, sia pure immotivatamente.
Dopo la decisione dell’imperatore Teodosio (391 e.v.)
di proibire i culti tradizionali di Roma, rimasero soltanto i martiri di Giove
ad adorare il Padre degli Dei, martiri de-stinati ad estinzione violenta. Da
molto tempo non si conoscono fedeli di Giove al di fuori delle mu-ra degli
ospedali e dei reparti psichiatrici. Dire che Giove non esiste corrisponde ad
una verità gene-ralmente condivisa. Nessuno potrà sentirsi offeso se sul nostro
autobus censurato apparirà la scritta: “LA CATTIVA NOTIZIA È CHE GIOVE NON
ESISTE. QUELLA BUONA È CHE NON NE HAI BISOGNO”; (parodia dei bus genovesi)
oppure “PROBABILMENTE GIOVE NON ESISTE. SMETTILA DI PREOC-CUPARTI E GODITI LA
VITA” (parodia dei bus inglesi e spagnoli); oppure. “PERCHÉ CREDERE IN GIOVE?
SII BUONO PER AMORE DELLA BONTÀ” (parodia dei bus americani)
Naturalmente il carro sarà allietato con altre
modalità oltre a questa “carnevalata” tanto apprezzata dall’arcivescovo Ravasi.
Chiediamo alla gentilezza di questo Comitato di darci
una sollecita risposta, visti i tempi ormai ristretti.
Siamo disponibili a dare verbalmente tutte le
ulteriori delucidazioni che il Comitato riterrà necessarie.
Cordiali saluti ed i migliori auguri per il carnevale
in corso.
Verona, 20 gennaio 2009
Silvio Manzati
Coordinatore circolo UAAR di Verona (verona@uaar.it)
Tratto
da:
http://www.uaar.it/news/2009/01/21/circolo-uaar-verona-carro-carnevalesco-ateo/
Un
Pagano la vita se la sa godere (quando può e per come può; i Baccanali erano
feste sacre!) e, dall’idea che i cristiani e l’UAAR ne hanno di Padre Zeus,
anche lui se la sapeva godere: non per nulla dai suoi amplessi nasce il mondo e
la vita che contiene. E’ dalla felicità e dal godimento che nasce e si sviluppa
la vita; non dalla sofferenza e dal dolore come cristiani e UAAR amano
predicare.
Dal
momento che i cattolici hanno offeso il diritto dell’UAAR di esprimere la loro
idea sul dio cristiano, hanno pensato bene di allearsi con i cattolici e di insultare
chi è stato martirizzato dai cristiani.
Padre
Giove non si offende certo per questi deficienti. Si divertano come vogliono.
Non sarà l’Atmosfera a scagliare su di loro fulmini, né saranno i Pagani che
grideranno alla “blasfemia”.
Notiamo
solo la vigliaccheria morale e sociale.
Dal
momento che i cristiani hanno impedito di manifestare le loro idee, anziché
combattere per rivendicare i diritti Costituzionali in una società che dovrebbe
essere laica e non cattolica integralista, preferiscono schierarsi con l’integralismo
cattolico per aggredire le persone di religione diversa. Incapaci di discutere
di religione e tesi, come gli inquisitori cattolici, ad insultare e denigrare i
cittadini, agiscono in sintonia con l’odio religioso, sociale e civile, che più
volte Tosi ha dimostrato.
Modificato
e aggiunto al testo della conferenza il 23 gennaio 2009
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