ANALISI COMPARATA DI PUNTI COMUNI

AI QUATTRO

VANGELI UFFICIALI

Vai al significato sociale dei Vangeli Cristiani.

8) ISTRUZIONI AGLI APOSTOLI

- MATTEO

Discorso della Montagna.

Gesù, veduta la folla, salì sul monte e quando si fu seduto, gli s'accostarono i suoi discepoli. Allora egli apri la sua bocca per ammaestrarli, e disse: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli! Beati quelli che piangono, perché saranno consolati; Beati i miti, perché erediteranno la terra! Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati! Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia! Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio! Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio! Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli! Beati sarete voi, quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli; così, infatti, hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi".

Diversi precetti

"Non giudicate per non essere giudicati. Perché secondo il giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché osservi la paglia nell'occhio del tuo fratello e non badi alla trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, leva prima la trave dal tuo occhio, e poi tenterai di levare la paglia dall'occhio di tuo fratello.

"Non date le cose sante ai cani, e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le pestino con i loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino."

"Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede, riceve; chi cerca, trova; e a chi bussa, verrà aperto. E chi è quell'uomo fra voi che darà a suo figlio una pietra che gli chiede un pane? O se chiede un pesce, gli dia una serpe? Se, dunque, voi, cattivi come siete sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli concederà cose buone a coloro che gliele chiedono! Tutto quanto, dunque, desiderate che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro; poiché questa è la Legge dei Profeti."

"Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!"

"Guardatevi dai falsi profeti; essi vengono a voi travestiti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li conoscerete. Si coglie forse uva sui pruni, o fichi sui rovi? Così ogni albero buono da buoni frutti, ma ogni albero cattivo dà frutti cattivi. Non può l'albero buono dare frutti cattivi, né l'albero cattivo dare frutti buoni. Ogni pianta che non porti buon frutto viene tagliata e gettata nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete".

"Non chiunque mi dice: "Signore! Signore! Entrerà nel regno dei cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli".

- MARCO

Giunsero intanto a Cafarnao. Entrato in casa, li interrogò: "Di che cosa discutevate per la strada?" Ma essi non risposero, perché per la strada avevano discusso chi fra di loro fosse il maggiore. Allora, messosi a sedere, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuol essere il primo, sarà l'ultimo di tutti e il servo di tutti". Poi, preso un fanciullo, lo pose in mezzo ad essi ed abbracciandolo, disse loro: "Chiunque riceve uno di questi fanciulli in nome mio, non riceve me, ma colui che mi ha mandato". Giovanni gli disse: "Maestro, abbiamo veduto uno che non ci segue, il quale caccia i demoni in nome tuo e glielo abbiamo proibito, perché non viene con noi". Gesù rispose: "Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo in nome mio e subito possa parlar male di me. Perché chi non è contro di noi, è con noi, e chi vi darà un bicchiere d'acqua, perché voi siete di Cristo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa. Ma chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una macina d'asino e lo si getti in mare. Se la tua mano ti da scandalo, tagliala: è meglio che tu entri monco nella vita che, con tutt'e due le mani, andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti da scandalo, taglialo: è meglio per te entrare zoppo nella vita, che con tutt'e due i piedi essere gettato nella Geenna. E se il tuo occhio ti da scandalo, levatelo: è meglio per te entrare con un occhio solo nel regno di Dio, che, con tutt'e due, essere gettato nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non s'estingue. Poiché ognuno deve essere salato col fuoco. Il sale è buono; ma se diventa scipito, con che cosa gli rende il sapore? Abbiate sale in voi, e state in pace gli uni con gli altri"

- LUCA

Discorso della montagna

Poi, sceso con loro, si fermò su un ripiano dov'era gran folla dei suoi discepoli ed una moltitudine di popolo, venuta da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dalle contrade marittime di Tiro e di Sidone, per ascoltarlo e per essere guariti dalle loro infermità. Coloro, infatti, che erano tormentati dagli spiriti impuri, venivano liberati, e tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una virtù che guariva tutti. Ed egli sollevando lo sguardo sopra i suoi discepoli, disse: "Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio! Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati! Beati voi, che ora piangete, perché riderete! Beati sarete quando gli uomini vi odieranno, vi espelleranno e vi insulteranno quando proferiranno il vostro nome come infame a causa del Figlio dell'uomo! Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché la vostra ricompensa sarà grande in cielo; così, infatti, i loro padri trattarono i Profeti.

"Ma guai a voi, o ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione! Guai a voi, che ora siete sazi, perché patirete la fame! Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e nel pianto! Guai a voi, quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché in tal modo agivano i vostri padri verso i falsi profeti!

"Ma io dico a voi che mi ascoltate: Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano; benedite quelli che vi maledicono; pregate per i vostri calunniatori. A chi ti percuote su una guancia, porgi anche l'altra. A chi ti porta via il mantello, non impedirgli di prendere anche la veste. Da a chiunque chiede; anzi a chi ti toglie il tuo, non lo richiedere. E come volete che gli uomini facciano a voi, così fate voi a loro. Se voi amate quelli che vi amano, che merito ne avete? Anche i peccatori amano quelli che li amano. O se voi fate del bene a quelli che lo fanno a voi, qual merito ne avete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro dai quali sperate di ricevere, quale merito ne avete? Anche i peccatori danno in prestito ai peccatori per avere altrettanto. Amate, invece, i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperar niente; allora la vostra ricompensa sarà grande; e voi sarete figli dell'altissimo, che è buono con gl'ingrati e con i cattivi. Siate dunque misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

"Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa e traboccante; Poiché sarà usata verso di voi la stessa misura di cui vi siete serviti".

Disse loro ancora una parabola: "Un cieco può forse fare da guida ad un altro cieco? Non andranno a cadere ambedue in una fossa? Il discepolo non è da più del maestro; ogni discepolo è perfetto se è come il maestro. Perché osservi il bruscolo che è nell'occhio di tuo fratello e non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? E come puoi dire a tuo fratello: "Fratello permetti che ti levi il bruscolo che è nell'occhio" tu che non scorgi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Leva prima la trave dal tuo occhio; allora tu vedrai bene per togliere il bruscolo che è nell'occhio di tuo fratello".

"Non c'è albero buono che dia frutti cattivi, né, al contrario, albero cattivo che dia frutti buoni; infatti ogni albero si riconosce dai suoi frutti. Non si colgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva dai pruni. L'uomo dabbene dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene mentre il perverso trae il male dal suo fondo cattivo, poiché la sua bocca parla dalla sovrabbondanza del cuore."

COMMENTO

E' utile ribadire come ogni evangelista scrive la propria versione in conformità ai propri obiettivi, al tempo in cui scrive e al grado di cultura dello scrivente. Marco e Matteo scrivono i vangeli più antichi, più vicini agli eventi raccontati, per questo motivo sono più prudenti sia nell'evocare il fantastico sia nel descrivere un sapere e una conoscenza che Gesù non aveva. Sono prudenti con i miracoli e con le guarigioni. A mano a mano che il tempo passa la leggenda si gonfia, prima attraverso Luca e poi Giovanni, raccontando di Gesù che fa risorgere Lazzaro. Da Marco che contiene il fantastico nell'ambito dei seguaci di Gesù a un Matteo che fa nascere Gesù dalla verginità di Maria con una discendenza reale e l'arrivo dei Magi dall'oriente.

E' altresì utile ricordare come Gesù non tragga nessuna forza in sé ma il tutto è dovuto al proprio essere figlio del dio di Israele. Non si tratta di contestare quanto Gesù avrebbe detto, ma quanto detto per bocca degli evangelisti. Gesù come persona non ha nessun valore; lo acquista soltanto attraverso gli evangelisti che danno una descrizione della sua opera, attraverso il fare e gli eserciti con cui la chiesa cristiana e cattolica in particolare lo impongono nella storia.

Il puntamento dei fucili cattolici è determinato dagli insegnamenti di Gesù. A questi insegnamenti esistono interpretazioni differenti, tutte gestite dalla chiesa cristiana e cattolica in particolare, buoni per situazioni diverse e finalizzate tutte al controllo delle pecore del loro gregge senza le quali la chiesa sarebbe privata della carne e del latte cui nutrirsi. La mia intenzione è quella di sfrondare l'ipocrisia degli evangelisti, o se vogliamo del Gesù dei cristiani, la cui imposizione militare costò lacrime e sangue ai popoli e un altissimo numero di vie alla Conoscenza e Consapevolezza troncate nell'asservimento al macellaio di Sodoma e Gomorra.

A questo proposito diventa interessante, nelle finalità, l'operazione fatta da Luca nell'unificare due "insegnamenti distinti" del vangelo di Matteo in un unico insegnamento sotto il nome di "discorso della montagna" aggiungendone un cappello introduttivo pieno di magnificenza e grandezza che né Marco né Matteo, ai loro tempi, poterono osare. Luca è greco e scrive un'ottantina di anni dopo quando la memoria di Gesù si è spenta nella gente di Palestina e non è più direttamente contestabile, inoltre è medico e dà grande importanza a guarigioni e allontanamento di demoni dove la sua scienza si pensava impotente.

Egli, come medico, doveva opporre il proprio Gesù alle miracolose guarigioni operate dagli dei della cultura greca. Eppure la saliva del Serpe di Esculapio abbonda dei fattori di crescita che così velocemente facevano rimarginare le ferite. Un vero e proprio miracolo cui Luca doveva inventare qualche cosa di ancora più grandioso. Ma il Serpe di Esculapio è reale, mentre i miracoli millantati da Luca sono scenografia sul palcoscenico del ridicolo.

Nel discorso della montagna in Matteo osserviamo nove tipi di beati:

1) Beati i poveri in spirito;

2) Beati quelli che piangono;

3) Beati i miti;

4) Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia;

5) Beati i misericordiosi;

6) Beati i puri di cuore;

7) Beati i pacificatori;

8) Beati i perseguitati;

9) Beati voi quando vi perseguiteranno;

C'è un'esaltazione della miseria nel quotidiano in funzione del premio divino. Il primo punto è uno dei maggiormente controversi. Leggiamo cosa scrive Elèmire Zolla nel suo "I Mistici d'Occidente": "Si tradurrà "Beati i poveri, per lo Spirito! Infatti di loro è il regno dei cieli"? oppure "Beati i poveri secondo lo Spirito perché di loro è il regno dei cieli", ovvero "coloro che hanno anima di poveri" oppure "coloro che sono poveri di spirito proprio"? In breve: saranno beati gli uomini impersonali o i poveri? Per Agostino si traduce "Beati coloro che non sono gonfi di iattanza", per Crisostomo "Beati coloro che non sono umili non per forzata rassegnazione ma con spirito d'elezione". Si aggiunge, perfino: "Beati coloro che sono scarsi d'intelligenza" o "Beati coloro che ora sono poveri (di spirito?) e che saranno come adesso sono i ricchi (di spirito?) in terra, quando giungeranno dopo morti in cielo", le due interpretazioni più probabili, salvo che la prima sia intesa come "Beato colui che è privo della facoltà di discernimento mondano", l'idiota di villaggio...."

Ebbene tutte queste interpretazioni sono corrette. Non tanto per la validità della traduzione ma per l'applicazione pratica nel quotidiano perpetrata dalla chiesa cristiana. La validità dell'interpretazione in "Beati i poveri di spirito" viene confermata da Gesù nella misura in cui invita a farsi come un bambino. I bambini non lo contestano; non si avvedono del pericolo incombente nelle dichiarazioni di autoproclamazione di Gesù quale figlio di dio; non lo sfidano; non lo contestano; sono quasi gioiosi davanti a questo matto non comprendendo l'implicità dei suoi atti. Così i poveri di spirito non lo mettono in crisi ed egli non può far altro che beatificarli promettendo loro quello spirito, quella conoscenza e quella sapienza che essi non scorgono mancante in Gesù.

La chiesa cristiana, pur puntando su questo per allargare il proprio potere (distruggerà la conoscenza, la tecnica, la medicina greca, romana, egiziana in quanto pagana) non può, sul palcoscenico della propria recita, ammetterlo direttamente né può permettere che i suoi preti, prendendo alla lettera l'essere poveri di spirito si trasformino in idioti del villaggio perdendo la capacità di controllo delle pecore del proprio gregge. Da qui un'interpretazione per i pastori e pescatori di anime e un'interpretazione per i pescati e i macellati.

Proviamo a scrivere lo stesso schema precedente specchiandone il suo contrario:

1) Beati i poveri di spirito; Maledetti i ricchi di spirito;

2) Beati quelli che piangono; Maledetti quelli che ridono;

3) Beati i miti; Maledetti gli insofferenti;

4) Beati quelli affamati di giustizia; Maledetti chi conquista la giustizia;

5) Beati i misericordiosi; Maledetti coloro che affrontano i problemi affliggenti per risolverli;

6) Beati i puri di cuore; Maledetti i sospettosi;

7) Beati i pacificatori; Maledetti coloro che affrontano le contraddizioni;

8) Beati i perseguitati; Maledetti i persecutori;

9) Beati voi quando vi perseguitano con falsità; E qui il contrario non lo conosco in quanto affermazione soggettiva.

Dov'è la libertà dell'uomo portata dal figlio dell'uomo se l'unica possibilità, per la felicità e la soddisfazione dei propri bisogni, appartiene al capriccio di dio oltre la soglia della morte del corpo fisico e la rinascita attraverso un'ipotetica resurrezione?

L'assurdità di questi insegnamenti stà, oltre a varie altre cose, all'assoluta mancanza di riferimento oggettivo. E' una costante nella cultura ebraica di quel tempo. Dopo la fuga da Babilonia prima e dall'Egitto poi gli Ebrei elaborarono la legge ebraica condensandola nei dieci comandamenti, una brutta copia dei codici di Hammurabi e simili, dove manca la relazione fra reato e pena; nel discorso sulle beatitudini manca la relazione fra beatificazione e maledizione. Per questo la scelta del maledire e del beatificare rimane un discorso soggettivo dove un'organizzazione gerarchica, proteggendo i propri interessi, ne produce l'interpretazione finalizzandola al rafforzamento del proprio potere e della propria capacità coercitiva nei confronti dei popoli del pianeta. Dietro il beatificare si nasconde il maledire; la paura nel mondo circostante; il terrore nella trasformazione del mondo e dell'universo di cui il Gesù dei vangeli cristiani non ha percezione razionale ma terrore profondo e istintuale.

Il desiderio del Gesù dei vangeli di trasformare l'umanità in incubi e succubi lo porta a non guardare in faccia il reale quotidiano di cui si circonda per rifugiarsi in una follia giustificata soltanto dal ritenersi il figlio del dio creatore del cielo e della terra.

Cosa implica l'opposto delle beatitudini? Implica la descrizione di un uomo diverso: l'Uomo Nuovo. Quello in grado di guardare l'Universo "negli occhi" dimentichi di quella paura che paralizza le membra quando la propria percezione viene inondata dal Caos della totalità dell'esistenza. Leggiamo il contrario:

1) Beati coloro che danno l'assalto al cielo della Coscienza, del Sapere e della Consapevolezza;

2) Beati coloro che estendendo le ali della percezione, non vengono afflitti da bisogni in grado d'ingabbiare i propri sentimenti in tristezza e dolore;

3) Beati i guerrieri delle contraddizioni; coloro che non nascondono la testa sotto la sabbia ma affrontano l'esistente con le proprie forze;

4) Beati coloro che fanno del raggiungimento della giustizia, come elemento oggettivo del proprio esistere, motivo della propria esistenza;

5) Beati coloro che si impegnano a rimuovere i problemi di ostacolo a tutti gli esseri nel corso della propria esistenza, sia per essi, per i propri simili e per l'ambiente circostante;

6) Beati i sospettosi, coloro che vogliono verificare le affermazioni, gli intolleranti nei confronti di chi non chiama le cose col loro nome;

7) Beati coloro che affrontano le contraddizioni dell'esistenza disposti a qualsiasi scelta pur di estendere la propria capacità di percezione nel rapporto fra l'individuo e il mondo circostante;

8) Beati coloro che attaccando (sotto qualsiasi forma) il potere costituito che provocò la loro ira costruendo condizioni di vita inaccettabili vengono da questi perseguitato;

La costruzione è parziale, però mette in evidenza l'atteggiamento di un individuo che lancia il proprio grido di esistenza davanti all'Universo nella sua totalità.

Di questo il Gesù dei vangeli ha paura: non dimentichiamo mai, mentre gli apostoli devono diventare pastori, i popoli devono diventare pecore da condurre al macello e, come disse un'amica, tanto più quelle pecore devieranno dalla strada del macello tanto più forte i pastori bastoneranno.

Questo sarà l'oggetto della terza parte di questo lavoro. Chiude quella parte del racconto di Matteo con l'affermazione che essi verranno perseguitati come i profeti furono perseguitati prima di loro. E' un'affermazione assolutamente soggettiva che implica mettere sé stessi al centro dell'universo chiedendo a tutti gli altri di ruotare attorno come i pianeti attorno ad un sole. Al Gesù dei vangeli non passa minimamente per la testa di essere l'infamia dell'umanità e che il disprezzo che a lui e ai suoi seguaci viene rivolto ha fondamento oggettivo nella sua stessa dottrina. Il gioco interpretativo è uno degli elementi di forza della chiesa cristiana. Ciò che esce dalla bocca di Gesù nella recitazione delle beatitudini è ciò che la chiesa cristiana riserva alle proprie pecore e non a sé stessa. Il cristianesimo è potere costituito: potere di avere il cui possesso è il controllo delle sue greggi umane a beneficio del suo dio. Proviamo a leggere le beatitudini non da chi subisce le angherie ma da chi produce le angherie al fine di rinnovare continuamente il proprio controllo sulle persone:

1) Dovete essere poveri di spirito per essere beati;

2) Dovete piangere per poter ridere;

3) Dovete essere miti e sottomessi;

4) Dovete avere fame e sete di giustizia;

5) Dovete essere misericordiosi;

6) Dovete avere un cuore puro e non essere sospettosi;

7) Dovete essere in pace con noi;

8) Dovete essere perseguitati;

I cristiani vogliono che tutti gli esseri umani siano beati per questo hanno trasformato la vita umana in un inferno a beneficio di pochi. Non dimentichiamo mai; gli evangelisti scrivono che: "Gesù ha detto..." per forgiare un'arma repressiva nelle mani della chiesa cristiana.

La seconda parte è composta da una serie di precetti molto elementari il cui scopo è quello di tracciare una linea comportamentale nella diffusione della "parola divina" attraverso la colpevolizzazione dell'interlocutore. Elenchiamo questi precetti:

1) Non giudicate per non essere giudicati;

2) Si applicherà a voi il sistema che voi applicherete agli altri;

3) Togliere la trave dal proprio occhio prima di togliere la paglia da quello del proprio fratello;

4) Non dare cose sante ai cani o perle ai porci;

5) Chiedete e vi sarà dato;

6) Cercate e troverete;

7) Picchiate e vi sarà aperto;

8) Siccome voi vi comportate bene con i vostri figli, pur essendo malvagi, tanto meglio con voi si comporterà dio che è buono;

9) Fate agli altri ciò che volete gli altri facciano a voi;

10) Entrate dalla porta stretta in quanto angusta è la strada che porta alla vita e larga quella che porta alla perdizione;

11) Guardarsi dai falsi profeti ed osservarli dai frutti che producono;

12) Non chi mi loda entra in paradiso ma chi si asserva alla volontà divina;

Tuona il prete dall'altare: "Non metterti a giudicare l'operato della chiesa, sposa di Gesù, se non vuoi essere giudicato da dio!" Il problema era che non del giudizio divino si doveva aver paura ma di quello dei tribunali ecclesiastici, dell'inquisizione e dei tribunali civili molto solerti nell'applicare come legge la moralità degli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra.

Chi è che non deve giudicare? Il piccolo uomo che traendo la forza dal proprio essere dà l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza o colui che vestendo di porpora mangia ciò che i suoi sgherri (in ossequio alle leggi vigenti) hanno sottratto al lavoro di altre mani? Mettete un coltello alla gola al porporato e dirà "Nessuno, nessuno deve giudicare, solo dio!" ma toglietegli quel coltello dalla gola e appena potrà vi staccherà la testa affermando: "Hai voluto giudicare e questa è la collera divina!". Non la collera divina può far paura, ma il terrore sparso da chi si crede il delegato di un fantomatico dio in terra.

Piccolo uomo, non giudicarli, non giudicare perché se lo fai la loro furia si abbatterà su di te.

"Nel giudizio si applicherà a voi il sistema che voi applicate agli altri." A parlare è sempre il rappresentante di dio dal pulpito. La pecora non può giudicare l'operato del proprio pastore: attenzione all'ira divina e ai suoi tribunali. "Tu che giudichi l'operato del pastore, come ti permetti di contestare la paglia nel mio occhio quando nel tuo c'è una trave? Già perché se nel tuo occhio non ci fosse una trave tu saresti il pastore ed io la pecora. Dunque, tu hai certamente una trave nel tuo occhio."

Qualcuno non aveva travi negli occhi; qualcuno qualche barlume di conoscenza riusciva a conservarla ancora: come comportarsi nei loro confronti? La conoscenza e la consapevolezza, qualunque conoscenza e consapevolezza, sono nemiche di chi vuole trasformare il mondo in incubi e succubi. Dunque quelle perle non dovevano essere date alle pecore perché potrebbero diventare cani e porci pronti a mordere il loro pastore. Finché Pomponazzi mantiene le sue perle all'interno dell'università patavina riesce ad evitare di far la fine delle caldarroste; Al Vanini che pretende di seminare le proprie perle i cristiani prima gli mozzano la lingua e poi lo bruciano!

Quando i preti venivano cacciati erano pronti a proferire come Gesù e i suoi apostoli: "Stiamo dando le perle ai porci!" dimenticando di guardar sé stessi fra travi e pagliuzze.

Da quando in qua i cristiani chiedono? Essi prendono.

Trasformano le proprie pretese in legge e delegano eserciti e galere per farle rispettare. Con questo giochetto, nel corso dei secoli, si sono appropriati del controllo dello stato, dei latifondi, del potere economico, della morale delle persone, del lavoro di altre mani ecc..

Alle pecore dicono che devono chiedere per ottenere. E' sconveniente che le pecore pretendano, devono chiedere, o, meglio ancora, supplicare con umiltà così loro, potranno elargire la loro carità. Essi, i poveri, devono star loro vicino e umili così i cristiani potranno far loro del bene ogni volta che lo desidereranno!

Cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto; appartengono alle indicazioni attraverso le quali se da un lato dà "indicazioni" sul come muoversi per poter diffondere la parola divina, dall'altro impone i comportamenti che devono tenere le pecore nei confronti del potere cristiano. Implorare; implorare!

Voi siete cattivi! Voi siete malvagi!

E' l'affermazione continua di preti e porporati, persone che vivono sul lavoro di altre mani e che abbisognano di colpevolizzare per poter derubare e controllare. Colpevolizzare chi è stato derubato culturalmente impedendogli di difendersi.

Malvagio a me? Ma dillo a quella troia di tua madre: farabutto! Quali offese blasfeme! Arrestate il bestemmiatore! E che altro possono fare individui malati di morte che abbisognano di popoli in ginocchio per osannare il proprio potere e quello del loro dio? Non siamo "noi" i malvagi sei tu che sei un pezzo di escremento umano e con te il dio tuo padre.

I popoli; gli esseri umani combattono quotidianamente per la propria esistenza. Vivono le contraddizioni nel quotidiano, qualche volta imponendo sé stessi, ma più spesso soccombendo e costretti ad un faticoso riadattamento per poter continuare ad esistere. I popoli, gli individui anche quando sono costretti ad azioni aberranti non possono essere mai considerati malvagi dal punto di vista di un essere di energia qual potrebbe essere il dio dei cristiani se non come rammarico per aver perso il cibo di cui si nutre (bestiame; pecore). L'aberrazione delle azioni appartiene alla morale umana e solo alla morale umana e non a tutte le morali umane.

Dunque, non esiste nessun referente attraverso il quale un essere di energia (e tanto meno il macellaio di Sodoma e Gomorra) può essere considerato "buono". Al dio dei cristiani, dei cristiani non frega niente se non come bestiame in ginocchio per potersi servire di Energia Vitale stagnata.

Fate agli altri ciò che voi volete che gli altri facciano a voi; è l'imperativo che tuonano i preti dai loro pulpiti contro le pecore quando scalciano. Quali altre possibilità avevano quelle pecore? I cristiani sono subdoli e violenti nei confronti delle persone che non abbracciano il loro credo, hanno imparato a sfruttarne le debolezze della vita per metterle in ginocchio. Quando qualcuno è in difficoltà, anziché dargli una mano perché possa riprendere l'assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza, gli indicano la sottomissione al loro dio come rimedio dei suoi problemi: lo costringono alla resa definitiva. Non solo, ma l'inducono a costringere la prole a seguirne le orme: tanto che male fa? Fa molto male: significa non poter più indicare alla prole come e quando serrare pugni e denti davanti alle difficoltà ma portarli ad abbandonarsi alla provvidenza divina che altro non è che la bramosia di preti cristiani per controllarli e dominarli.

Entrate dalla porta stretta in quanto angusta è la strada che porta alla vita mentre larga è quella che porta alla perdizione: a chi si riferisce? All'astante, naturalmente! Tu devi vivere nella costrizione perché è proprio quella costrizione che ti porta alla vita eterna. Noi ci assumiamo l'onere di entrare dalla porta larga; ci sacrifichiamo per costringere te ad entrare in quella stretta e giungere alla vita eterna.

Guardatevi dai falsi profeti! Voi dovete evitare tutti coloro che parlano contro di noi. Essi sono i falsi profeti che incitano alla ribellione contro il dio dei cristiani; contro la parola di suo figlio Gesù! I falsi profeti sono coloro che si oppongono ai cristiani e con i quali i cristiani possono solo combattere in quanto, in nessun caso, hanno argomenti da opporre. I cristiani vogliono la gente in ginocchio; in qualsiasi situazione, sotto qualsiasi sole; in qualsiasi cultura questi esistono. Ogni individuo che si erge contro di loro è un individuo che prende coscienza della propria esistenza; questo essi temono. Dunque, proclamano, guardate i loro frutti; ed agiscono ammazzandoli prima che qualche frutto prodotto da quell'essere giunga a maturazione. Se in quest'ultimo secolo le cose per i cristiani sono andate diversamente non è per la loro magnanimità o per la loro bontà, ma perché una serie di coloro che loro chiamano falsi profeti hanno fatto maturare frutti malgrado la ferocia della loro azione.

Certamente i cristiani devono guardarsi dai falsi profeti; ogni falso profeta che si erge contro di loro, per quanto poco, ha la scintilla della vita mentre essi sono i profeti della morte come cessazione dell'esistenza sull'altare del bisogno del loro dio. Hanno paura tanto da alzare i loro roghi per ardere donne, bambini e indifesi in generale; uomini di genio e speranze d'interi popoli. Certamente ogni cristiano deve guardarsi dai falsi profeti, ma soprattutto ogni cristiano deve impedire che i frutti dei "falsi" profeti arrivano alla maturazione per non rivelare la pochezza e l'inconsistenza di Gesù come profeta.

Come consolazione dice Gesù: mettetevi in ginocchio ed entrerete nel regno dei cieli. Lo dice a tutti; a succubi e incubi perché il più grande incubo per Gesù è il dio che egli identifica come suo padre. Anche gli incubi sociali devono mettersi in ginocchio davanti al dio; e devono essere incubi in conformità al volere divino al quale devono sottomettersi.

Tutti i punti sono scritti per assoggettare i seguaci della setta nascente: diventano elementi attraverso i quali vengono assoggettati interi popoli e, nello stesso tempo, momento antagonista per i popoli stessi nello sviluppo della via che porta alla loro liberazione.

Marco non ricalca gli insegnamenti scritti da Matteo e questo è un po' strano visto che entrambi i vangeli in linea di massima si possono sovrapporre, ma divergono fra le altre cose proprio negli insegnamenti.

C'è una visione diversa fra i vari apostoli e i vari evangelisti, chiaramente; sembra che fra gli apostoli, in quel momento, Pietro sia stato messo in minoranza. Probabilmente è lui che fa scrivere a Marco, " chi vuol essere il primo sarà l'ultimo", difficilmente può essere uscita dalla bocca di Gesù in quanto egli era talmente primo da spacciarsi per figlio del dio in terra. Anche questo elemento fu molto usato dalla chiesa cristiana per impedire alle pecore di mettere in discussione il suo potere. E' irrilevante la critica a quest'elemento in quanto ogni arrogante, all'interno del Potere di Avere, tende a proteggersi con battute di questo genere tenendo lontano, minacciandola, ogni tipo di critica.

In Marco, per quanto riguarda gli insegnamenti di Gesù agli apostoli, spicca il discorso sui fanciulli. Questo tipo di discorso non lo troviamo né in Luca né in Matteo. E' un discorso che può fare soltanto chi guarda lontano al di là della direzione del suo sguardo. Chi deve difendere la propria ideologia, anziché la propria persona, ed in questo sicuramente Marco è superiore a qualsiasi altro vangelo. Non nella dottrina, ma nella lungimiranza. Difendete i bambini perché sono i semi di domani oppure difendete i bambini perché sono la futura carne da lavoro e le future pecore atte a provvedere a vecchi che hanno gettato al vento la propria esistenza?

Dice il Gesù di Marco: "chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in mè meglio si butti in mare con una pietra al collo". Il trucco sta nelle parole e come queste vengono usate. Piccoli che credono in me! Dunque, ogni altro fanciullo può essere scandalizzato purché non sia stato addestrato a credere in lui. Questo è quanto hanno fatto i missionari cristiani e quanto essi fanno anche oggi provocando la reazione, spesso violenta, di intere popolazioni. Questa reazione i cristiani la chiamano: martirio. Se fossero persone oneste, nell'uso comune dato a questo termine, si dovrebbe definire legittima difesa. Scandalizzarono i piccoli che credevano in qualcun o qualcos'altro e sono stati puniti! Per i cristiani lo scandalizzarsi è soltanto una condizione morale: tutto il resto può essere fatto ai piccoli, dal venderli come schiavi all'incoraggiare la prostituzione, da costringerli a lavorare nelle fabbriche del capitalismo nascente all'usarli come merce di pressione sociale all'interno delle società delle quali pretendono il controllo morale, economico e sociale. I cristiani non hanno rispetto per i bambini ma pretendono rispetto al loro diritto di metterli in ginocchio davanti al proprio dio. Impedire loro di metterli in ginocchio davanti al loro dio lo chiamano scandalizzare i bambini. Basti ricordare, a questo proposito, il comportamento feroce che gli insegnati cristiani usano all'interno della scuola pubblica nei confronti di quei bambini che non scelgono l'insegnamento della religione cattolica. La morale del cristiano è solo una messinscena volta a salvaguardare il proprio potere; potere di dominio e di corruzione senza il quale, il cristiano, non ha motivo di esistere.

Il vangelo di Marco, a differenza di quello di Matteo, è un vangelo rivolto verso l'esterno della Palestina. Ricordiamo come abbia tralasciato ogni cosa che potesse stridere, tipo la verginità di Maria, la discendenza reale di Gesù o l'arrivo dei Magi. In questa prospettiva Marco fa dire a Gesù: "chi non è contro di noi è con noi". occorre una grande visione della realtà per combattere nel presente la prospettiva dell'aberrazione futura in modo radicale. I più razionali, anziché combatterli, preferivano sospendere il giudizio. Solo i Gran Sacerdoti combattevano contro Gesù, non tanto per quel che diceva o faceva, ma per il suo tentativo di spacciarsi per figlio del dio degli ebrei. Per essi questa era una cosa impensabile e comunque tale da distruggere l'ordine costituito. Per i sapienti era più difficile, anche se la lotta di Simone Mago contro Gesù è scritta a lettere cubitali nella storia della liberazione umana.

Gesù affermava che chiunque non lo combatteva apertamente era potenzialmente un alleato o un seguace. Ed aveva ragione: egli vendeva il paradiso e la vita eterna spacciandosi come il figlio di dio, chi poteva avere tanta forza (o altrettanta pazzia) per rinfacciargli che era soltanto un demente? I suoi concittadini, ad esempio, che conoscendolo fin da piccolo si rendevano conto della sua follia. Gli Scribi e i Gran Sacerdoti che conoscendo la scrittura lo consideravano un bel po' fuori di testa e pericoloso per ragioni più di stato che non per ragioni dottrinali. Dunque, chi non lo attaccava direttamente, prima o poi, avrebbe chiesto di accedere alla sua promessa di vita eterna; dunque, da uno non contro di loro, diventava uno con loro.

Marco è un po' isolato fra Matteo e Luca. Luca preferisce elaborare Matteo che coincide maggiormente con i suoi scopi.

Lo schema di Luca non è una semplice lettura degli schemi di Matteo, ma è una vera e propria rielaborazione avente come scopo il superamento degli schemi in Matteo. Questo aveva una sua collocazione nel progetto di ricostruzione del cristianesimo fatta da Paolo di Tarso il quale, come del resto l'evangelista Giovanni, metteva sé stesso al centro della continuità degli insegnamenti di Gesù a dispetto di tutte le altre versioni. C'è l'idea del superamento degli insegnamenti di Gesù nel vangelo di Matteo in quanto quelli di Luca avrebbero dovuto essere più completi, più avanzati e più funzionali nella diffusione della parola del figlio del dio degli ebrei.

Tutte le critiche fatte alle beatitudini di Matteo valgono anche per Luca anche se la pulsione di morte, in questo vangelo, è molto più forte attraverso una richiesta, quasi ossessiva, di ossequio al vangelo stesso. Vediamo i punti in cui il vangelo di Luca si caratterizza:

1) Gesù è un mago;

2) Beati i poveri perché vostro è il regno dei cieli;

3) Beati voi che avete fame perché sarete saziati;

4) Beati voi che piangete perché riderete;

5) Beati voi quando sarete cacciati, espulsi in nome mio la vostra ricompensa sarà grande perché così i vostri padri trattavano i profeti;

6) Guai a voi ricchi che già avete avuto la vostra ricompensa;

7) Guai a voi che siete sazi perché patirete la fame;

8) Guai a voi che ridete perché piangerete;

9) Guai a voi quando parlano bene di voi perché vorrà dire che siete dei falsi profeti;

10) Amare i nemici facendo del bene a chi vi odia;

11) Benedire chi vi maledice e far del bene ai calunniatori;

12) Porgere l'altra guancia a chi vi colpisce;

13) A chi vi porta via il mantello non impedirgli di sottrarti anche la veste;

14) Dare a chi chiede e a chi ti toglie non richiedere;

15) Amare i nemici per conquistare meriti;

16) Non giudicare per non essere giudicati;

17) Date e vi sarà dato;

18) Perdonate per essere perdonati;

19) Ogni discepolo è perfetto se è come il maestro;

20) Perché vedi il bruscolo nell'occhi del fratello e non scorgi la trave nel tuo?;

21) Ogni albero si riconosce dai frutti. Ogni uomo dabbene tira fuori il bene dal suo cuore mentre il perfido il male;

Perché si accentua l'esaltazione della pulsione di morte in Luca? Intanto fa sparire la fame e sete di giustizia! La fame e la sete di giustizia è un bisogno presente nell'uomo nella misura in cui i bisogni relativi all'esistenza fisica sono soddisfatti. La fame e la sete sono bisogni legati alla sopravvivenza. Luca non si pone problemi di giustizia ma propilei fisici. Per Luca l'Essere Umano non deve vivere ma deve esistere al limite della sopravvivenza. A differenza di Matteo Luca oltre alle beatitudini introduce le guaitudini. Esalta la miseria fisica invitando il mondo ad agognare alla miseria. Atteggiamento coltivato dalla chiesa cristiana dove il lusso e la ricchezza è riservata alla chiesa cristiana e ai suoi rappresentanti che ad essa devono essere rigorosamente sottomessi. Oltre alle beatitudini e alle guaitudini abbiamo l'abbandono morale finalizzato alla costruzione della miseria. Ricordiamo come ogni regola espressa valga per gli "uomini" non certo per dio, o per suo figlio o per la chiesa cristiana e i suoi rappresentanti. Pertanto non è la chiesa cristiana che deve amare i propri nemici, ma le pecore del gregge a loro volta potenziali nemici della chiesa cristiana stessa.

L'abbandono morale è una condizione fondamentale per controllare le pecore del proprio gregge. Depennare la fame e la sete di giustizia per Luca diventa imperativo. La ricerca di giustizia è un atto di volontà del soggetto, sia quando la rivendica come diritto sia quando la supplica. La ricerca di giustizia, sotto qualsiasi forma, è sempre un atto eversivo nei confronti del potere costituito. Quando la chiesa cristiana (e quella cattolica in particolare) detennero per secoli il potere assoluto anche la supplica era reato in quanto vista come critica all'operato della chiesa stessa. A mano a mano che il potere assoluto della chiesa si restringeva, il potere civile apriva dei meccanismi sempre più ampi riconoscendo la necessità di giustizia anche se i magistrati sono sempre quelli che nel medioevo si dividevano i beni dei condannati. Le istituzioni civili possono essere modificate molto più velocemente di quanto si possa fare con gli uomini malati di morte.

Gli ultimi tre punti sono importanti, non solo per come sono articolati ma per l'altolà che Luca pone alla crescita degli individui sulla via alla conoscenza. Un altolà che preclude i roghi con cui la chiesa cristiana rischiarò le notti dell'oscurantismo.

Luca fa precedere gli insegnamenti, messi in bocca a Gesù, da una descrizione magica del Gesù stesso. Luca scrive in un momento in cui non può essere sbugiardato dal ricordo dei contemporanei e rispondendo alla necessità di dimostrare che quanto dice non è una sua elaborazione di testi precedenti (abitudine presa dai cristiani e dai cattolici in particolare: non sono loro a dire, ma dio o Gesù dice attraverso loro. L'infallibilità, accreditata al vescovo di Roma, è un esempio istituzionalizzato di questo comportamento funzionale ai propri progetti.) ma la parola di un Gesù da cui esce una virtù che guarisce tutti. Elemento considerato prova della divinità di Gesù ai suoi tempi e per molti secoli dopo.

Delle beatificazioni di Matteo prende soltanto quanto gli serve trasformandolo a proprio uso. Elimina i poveri di spirito, in quanto a lui non interessa, e diventano poveri. Sottolinea la beatitudine nell'essere perseguitati in quanto, non dimentichiamo, Luca scrive sotto influsso di Paolo di Tarso a suo dire persecutore dei cristiani illuminato sulla via di Damasco. Sottolinea che i padri, dei presenti, perseguitavano i veri profeti ed elogiavano i falsi profeti. La misura per determinare la veridicità di un profeta è quello di essere perseguitati od elogiati? Le guaificazioni riguardano il benessere fisico, base per la crescita e ricerca di soddisfazione dei bisogni intellettuali. Si hanno una lunga serie di moralizzazioni tendenti alla sottomissione degli individui, sottomissione che viene ripagata con l'acquisizione di meriti.

Ogni discepolo è perfetto se è come il maestro! Nella via alla Conoscenza e alla Consapevolezza i maestri sono gradini nella crescita di un individuo. I maestri devono essere calpestati e usati dai discepoli come trampolini di lancio nel loro assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza. Luca ha paura di questo. Il figlio del suo dio è piuttosto povero in Sapienza e in Consapevolezza. Non è in grado di indicare nessuna via verso la liberazione dell'individuo. Indica soltanto sottomissione acritica e speranza nella resurrezione, più o meno come le pecore che si abbandonano al pastore mentre le macella. Importante è per Luca dare l'altolà allo sviluppo di qualsiasi discepolo in grado di superare il suo Gesù (cosa abbastanza semplice del resto) ed introduce, modificandolo, "perché vedi il bruscolo nell'occhio di tuo fratello e non vedi la trave nel tuo?". Luca sa che chiunque percorre un sentiero fuori dallo stretto bisogno del quotidiano è sempre critico nei confronti delle affermazioni apodittiche, un po' perché il suo sentiero differisce e un po' perché ogni sentiero che porti alla Conoscenza e alla Consapevolezza somma critica a critica. Ed ecco il suo prete tuonare dal pulpito: "Tu critichi il mio bruscolo ma guarda la trave nel tuo occhio!". Fine della discussione e accensione del rogo! Conclude questa dissertazione Luca che un uomo buono tira fuori il bene dal suo cuore mentre il malvagio tira fuori il male. Affermazioni gratuite! Dove il bene e il male hanno referente nell'attività del figlio del macellaio di Sodoma e Gomorra che non ammette obiezioni al proprio operato, ma soltanto sottomissione acritica.

Questo è il cristianesimo!!!



Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 - Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail claudiosimeoni@libero.it

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