ANALISI COMPARATA DI PUNTI COMUNI
AI QUATTRO
VANGELI UFFICIALI
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7) GESU' A NAZARETH
- MATTEO
E recatosi nella sua patria, li istruiva nella loro Sinagoga. Pieni d'ammirazione, esclamavano: "Donde mai vengono a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria, e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? Le sue sorelle non sono tutte fra noi? Di dove, dunque, vengono a costui tutte queste cose?". Ed erano sconcertati sul suo conto. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è privo d'onore se non nella sua patria e nella sua casa". Sicché a cagione della loro incredulità, non fece lì molti miracoli.
- MARCO
Giunto il Sabato, si mise ad insegnare nella sinagoga; i numerosi spettatori erano pieni di stupore e dicevano: "Donde gli vengono tali cose? E che sapienza è questa che gli è stata data, e questi miracoli compiuti per le sue mani? Non è egli il falegname, il figlio di Maria e fratello di Giacomo, di Giuseppe, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi?". E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, fra i suoi parenti e nella sua casa". E non poté fare lì alcun miracolo: guarì soltanto pochi malati, imponendo le mani.
- LUCA
Gesù spinto dalla potenza dello Spirito, ritornò in Galilea e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Egli insegnava nelle loro sinagoghe, glorificato da tutti. Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato, e, secondo il suo costume, entrò nella Sinagoga il giorno di Sabato e si alzò per leggere. Gli fu presentato il volume del profeta Isaia, e svolto che l'ebbe, trovò il passo dov'era scritto: "Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi ha consacrato, mi ha invitato ad annunziare la buona novella ai poveri, la liberazione ai prigionieri, il recupero della vista ai ciechi, la libertà agli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore".
Arrotolato quindi il volume, lo restituì all'inserviente e si sedette. Gli sguardi di tutti i presenti nella sinagoga erano fissi su di lui.
Egli cominciò dunque a dir loro: "Oggi si è compiuta questa scrittura in mezzo a voi". Or, tutti ne parlavano in bene ed erano meravigliati per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca ed esclamavano: "Non è lui il figlio di Giuseppe?". Ma egli disse loro: "Certamente voi mi applicherete questo proverbio: "Medico, cura te stesso; tutto quanto abbiamo udito che è avvenuto a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria" ". Poi aggiunse: "In verità vi dico: nessun profeta è bene accetto in patria sua. In verità vi dico: vi erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo rimase chiuso per tre anni e sei mesi, sicché vi fu una grande carestia in tutta la Palestina, eppure Elia non fu inviato a nessuna di loro, salvo ad una povera vedova di Sarepta, nel territorio di Sidone. Vi erano molti lebbrosi in Israele al tempo di Eliseo profeta, ma nessuno di loro fu mondato, eccetto il siro Naaman". All'udir queste parole, tutti i presenti nella sinagoga si sentirono pieni di sdegno e, levatisi, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero sopra una rupe del colle su cui la loro città era edificata, per precipitarlo di sotto; ma egli, passando in mezzo alla folla se ne andò.
COMMENTO
Dell'episodio gli evangelisti ci danno tre versioni che solo apparentemente si completano, in realtà si oppongono l'una all'altra.
Come spesso accade Marco racconta la storia in modo molto stringato e conciso a differenza degli altri evangelisti; Matteo e Luca preferiscono raccontare la storia riempiendola di fantasticherie che usano per propagandare la loro descrizione.
Le differenze fondamentali sono dovute al diverso referente cui i vangeli vengono rivolti.
Ricordiamo ancora che Matteo scrive un vangelo interno, Marco, dettato da Pietro, scrive un vangelo indirizzato alla predicazione presso i romani, Luca scrive il suo vangelo in funzione delle comunità greche. Matteo si rivolge ad ebrei convertiti, il loro condizionamento educazionale è articolato attorno all'immagine di dio come padrone assoluto, Marco si rivolge ai romani e al loro pragmatismo, Luca si rivolge ai greci e alle loro capacità disquisitorie, logiche, mitiche e filosofiche.
Per questo motivo Matteo afferma che Gesù arrivato nella sua patria li istruiva nella loro Sinagoga. A Matteo interessava presentare agli ebrei un personaggio che entrava nella Sinagoga e con un'autorità tale da istruire i presenti. Gesù può aver parlato ai presenti, ma non per suscitare ammirazione, ma per imporre sé stesso come figlio di dio imponendo a questi di accettarlo come tale. Non può aver suscitato ammirazione, può aver suscitato quell'attimo di stupore in chi, ascoltando perplesso quelle parole, afferma: "Ma che cosa vai farneticando?". Diventa logica la frase successiva: "Non è forse il figlio del falegname ecc....". Chiedersi che cosa sta affermando è corretto, ma non si può far seguire la frase "Non è egli il figlio del falegname...." alla preposizione "Donde mai vengono a costui questa sapienza e questi miracoli?".
Il riconoscimento della sapienza e il riconoscimento di miracoli sono cose. Davanti alle cose il giudizio si arrende. Gesù fa il miracolo, dunque Gesù è il figlio di dio. Tutti quelli che fanno i miracoli sono figli di dio? Ancora, se sei sapiente, e non lo potevi essere in nessun altro modo in quanto noi sappiamo chi sei e da dove vieni, la tua sapienza viene da dio!
Il punto è che gli astanti non riconoscono né la sapienza né i miracoli, ma soltanto quanto Gesù millanta, quanto afferma chiedendo di essere creduto. Proprio per questo diventa logica la frase che segue sulla conoscenza della relazioni parentali di Gesù.
Lo sconcerto cui afferma Matteo è giustificato col fatto che: "tu affermi di fare miracoli, tu affermi di essere il figlio di dio, ma noi ti abbiamo visto crescere con i moccoli al naso, sappiamo che tua madre è qui e qui ci sono i tuoi fratelli e le tue sorelle, non raccontarci balle".
L'affermazione di Gesù sull'onore è un'affermazione priva di senso. Un profeta è privo di onore solo nella misura in cui millanta quanto afferma e, nel millantarlo, chiede adesione acritica alle sue affermazioni, sottomissione a quanto afferma e non ammette critica o sospensione del giudizio sul suo operare. In realtà un essere siffatto è sempre privo di onore, solo che nella sua terra, fra chi lo ha sempre conosciuto, è più difficile operare con l'inganno.
Il colmo della beffa è l'ultima frase di Matteo secondo la quale a causa della loro incredulità non fece molti miracoli. Sembra dire che non si sono bevute le sue capacità miracolistiche.
L'elemento di maggior interesse del racconto di Matteo, coincide col racconto di Marco, è la parentela di Gesù. Viene citato come padre il falegname. Termine generico che vale per qualunque nome mentre la madre viene citata per nome e, sempre per nome, i fratelli mentre delle sorelle si parla genericamente. Dunque la verginità di Maria è stata profanata da almeno sette nascite, cinque maschi e almeno due femmine. Alla faccia della castità con la quale i cristiani hanno spacciato questa donna. Sembra, a questo punto, che gli ebrei avessero ragione nel dire che Gesù era un figlio illegittimo e che Maria era stata scacciata dal marito per adulterio.
In Marco è detto che in quella regione non fece miracoli, si limitò a qualche guarigione attraverso l'imposizione delle mani. La differenza non è da poco in quanto, nell'aspetto specifico, Marco sbugiarda Matteo. Chi dei due ha ragione? Probabilmente stanno millantando entrambi in quanto oramai, qualsiasi capacità psi Gesù avesse avuto, si stava rapidamente esaurendo (data la pratica e l'articolazione del pensiero; l'articolazione del pensiero non è slegata dalla struttura energetica della persona). E' più credibile che avesse imposto le mani su qualcuno, quanto a guarirlo questo era un altro paio di maniche.
Luca deve costruire un Gesù presentabile alle comunità greche ed ecco che il Gesù che si reca in Galilea diventa un individuo spinto dalla potenza dello spirito. I vocaboli vengono usati per costruire un Essere grandioso, imponente, ben diverso dalla descrizione di Marco e Matteo: un novello Apollo che cavalca sul suo carro di fuoco.
Quest'immagine si accordava perfettamente con la mitologia greca ed era passabile nelle comunità greche.
E come dal Sole si diffonde la luce, così appena giunto in Galilea si diffonde la sua fama. La fama esce dal potere di Gesù, non dalle sue azioni. Luca deve partire da questo per dimostrare che il potere di Gesù era quello degli dei dell'Olimpo, nessuno avrebbe accettato un uomo come un dio a meno che le sue azioni non fossero state tali da farlo diventare un semidio.
Dioniso era risorto, altri grandi in Grecia avevano fatto miracoli, tutti erano in grado di trarre la forza da sé, tutti avevano acquisito fama in base alle proprie azioni. Eracle era spinto alle sue azioni dal potere di Zeus, così Gesù era spinto nelle sue azioni dal potere di dio (lo sforzo che i cristiani fecero per sostituire l'iconografia classica di Zeus con quella del loro dio fu una delle maggiori operazioni dottrinali della storia).
Luca ha bisogno di costruire un precedente. Gesù in Galilea insegna nelle Sinagoghe e tutti lo glorificano. Elemento assoluto del discorso: Gesù viene glorificato! Cosa dice o cosa ha fatto non è dato sapere, si sa soltanto che viene glorificato: accontentatevi!
A Nazaret entra nella Sinagoga, gli presentano un volume del profeta Isaia, trova un passo e lo legge esaltando, attraverso questo, la sua persona e il suo programma politico.
Innanzi tutto Gesù non sapeva né leggere né scrivere. Questo non è importante per chi è in grado di alterare la percezione e giungere nei mondi circostanti o per imparare dalla vita, lo è per Luca in quanto egli non può andare dalle comunità greche insegnando che il suo maestro è ignorante. Anche se non hanno memoria ricordano di annoverare fra i propri compatrioti Socrate, Aristotele anche se magari non ricordano Pirrone, Carneade, Epicuro, Licurgo ecc. ecc.. Per Luca è importante dimostrare come Gesù possedesse una cultura. Una cultura che gli permette di sfogliare un libro alla ricerca di un passo che lui ricordava (perciò già studiato) e un rispetto tale nella Sinagoga da indurre l'inserviente a consegnarli un volume di un profeta. Quanti libri giravano in quei tempi nelle Sinagoghe?
Egli afferma che questa scrittura si è compiuta in mezzo a loro, oggi! Dunque oggi viene data la buona notizia ai poveri, oggi si liberano i prigionieri, oggi i ciechi recuperano la vista, oggi gli oppressi vengono liberati. Oggi di duemila anni or sono, non è tempo che la chiesa cristiana ci dia un taglio con queste menzogne?
La chiesa cristiana aumenta e coltiva la miseria, la chiesa cristiana aumenta la carcerazione degli Esseri Umani più deboli. Se qualche cieco recupera la vista si deve grazie ad un bisturi esperto costruito dalla lotta per la conoscenza che Streghe e Stregoni hanno ingaggiato contro l'oscurantismo cristiano. L'oppressione dei cristiani sugli Esseri umani continua togliendo loro la libertà attraverso l'imposizione della sua morale.
E' una bieca menzogna operata da Luca il quale deve dare queste cose alle comunità greche per giustificare l'imposizione di Gesù come figlio di dio e sottomettere le persone. Luca ricorre alla truffa, all'inganno e, quest'inganno, si perpetra per duemila anni perpetrando il genocidio di milioni di Esseri di cui Gesù, Luca e tutti gli apostoli, tutti gli evangelisti, tutti i papi, i loro benedetti sono responsabili assieme ai guardiani dei campi di sterminio. Nell'ideologia, nel pensiero, non c'è buona fede che tenga; la buona fede non esiste quando si priva qualcuno di quanto quel qualcuno possiede: le determinazioni del suo futuro in relazione con l'oggettività.
Luca dice: "vedete quali meravigliose parole Gesù ha pronunciato? Quali parole di grazia uscivano dalla sua bocca?". Luca chiama parole di grazia le menzogne sia sue che di Gesù!
Nel vangelo di Matteo si indica Gesù come il figlio del falegname e si elencano i fratelli accennando alle sorelle; in Marco Gesù non è il figlio del falegname, ma è lui stesso il falegname, quasi che un giorno sia andato fuori di testa, abbia gettato pialla e martello e sia andato in giro proclamandosi figlio di dio; in Luca sparisce l'elenco dei fratelli, delle sorelle e il nome della madre ma appare il nome del padre. Guarda caso quel Giuseppe che in Marco e Matteo viene indicato come fratello di Gesù. A questo punto era meglio che gli evangelisti si mettessero d'accordo.
Luca presenta Gesù come un semidio, l'incarnazione di dio in terra ed egli sa benissimo che se parla di fratelli e di sorelle, anche i fratelli e le sorelle sono figli di dio in terra a meno che non si voglia dare alla madre di Gesù della prostituta. A Luca interessa presentare un Gesù sapiente ed integerrimo opposto ad una folla feroce e ignorante. "Guardate a che gente Gesù distribuiva le sue perle!" dice Luca ai greci, "raccogliamole noi che veniamo da una tradizione più colta!".
Luca condisce l'esempio di Gesù con l'opera di altri profeti. In realtà Luca si appresta a scalzare dal suo trono Zeus, non basta che le comunità greche credano in Gesù quale figlio di dio, ma che accettino la tradizione ebraica dalla quale Gesù proviene. E per questo parla di precedenti. Accenna ad Elia, il massacratore. O all'opera di tale Eliseo.
Luca dice che lo sdegno dei presenti nella Sinagoga fu dovuto perché Gesù si era paragonato a questi miti ebraici. Per questo vollero ucciderlo. Strano, a questo tentativo di ucciderlo non parla né Marco né Matteo, secondo loro Gesù se ne va scornato ed umiliato per essere stato scoperto come millantatore.
Luca lo sa e come leggendarizza la sua nascita prendendo dalla mitologia greca, così mitizza la sua uscita dalla Galilea. Un'uscita comprensibile soltanto in quanto Gesù emanava la potenza dello spirito divino.
Peccato che tale potenza sia sfuggita sia a Matteo che a Pietro che detta il vangelo a Marco.
Questo è il cristianesimo!!!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Piaz.le Parmesan, 8
30175 - Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail claudiosimeoni@libero.it
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I VALORI ETICO-MORALI SU CUI SI FONDA IL CRISTIANESIMO!
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