IL BUON SAMARITANO
Quando parliamo dei
comportamenti morali propri di una società, ci riferiamo sempre a delle regole
talmente importanti da essere assunte dalla religione propria di quella
società. Spesso pensiamo che sia la religione che impera in quella società a
definire le regole morali e non ci passa per la testa che la religione di
quella società altro non ha fatto che appropriarsi delle regole morali umane
e usarle per i propri fini.
E allora, dobbiamo
chiederci: quali erano i fini della religione?
Vai al testo analitico della decontestualizzazione della Parabola del Buon Samaritano!
Come quella religione si
è appropriata delle regole morali della società per storpiarle?
Quali sono gli effetti
introdotti da quella religione nella società civile?
Parlando del
cristianesimo e delle sue regole morali dobbiamo distinguere un “prima
dell’avvento del cristianesimo” e un “dopo l’avvento del cristianesimo”.
Il primo discorso che
dobbiamo fare è che, prima dell’avvento del cristianesimo, NON ESISTEVA LA
MISERIA. Quella miseria sociale, etica e morale, che noi siamo abituati a
pensare, nasce col cristianesimo. Prima del cristianesimo la povertà sociale
non esisteva.
Pensate soltanto a quando
i vangeli raccontano delle “masse” che seguivano Gesù nella sua predicazione.
Dovevano essere delle persone molto ricche, o comunque non indigenti, per
permettersi di seguire un predicatore senza lavorare. Né potevano essere degli
schiavi obbligati al lavoro. Significa che c’era un benessere sociale che
consentiva alle persone di dedicarsi a bisogni intellettuali, astratti, senza
essere ossessionati dal lavoro. Non lavoravano 12 ore al giorno come nel secolo
scorso, né timbravano il cartellino come gli operai di oggi, né erano
ossessionati dal lavoro servile della gleba. Potevano seguire un predicatore per
giorni, mantenendosi senza lavorare!
Lo stesso vale per Roma
Antica. La miseria non era accettata; si
distribuiva pane, vino e olio agli indigenti (e giochi), proprio per permettere
quel minimo vitale che consentisse loro di partecipare alla vita sociale.
Poi, arriva il
cristianesimo e distrugge le società civili imponendo la miseria economica,
morale, etica e sociale. La morale cristiana è la morale che impone la miseria
nelle società. Una miseria che permette al prete cattolico di distribuire
favori, impedire a chi non si mette in ginocchio di scalare la gerarchia
sociale, permettere a chi si mette in ginocchio di trovare il posto di lavoro:
il cristianesimo è il fondamento di quell’organizzazione economico-sociale che
oggi chiamiamo mafia e che tanti danni impone alla società civile.
Per comprendere il senso
della parabola del “Buon Samaritano” dobbiamo inserirla nel giusto contesto. Il
giusto contesto è l’uomo e il suo divenuto di Essere della Natura. La parabola
del “Buon Samaritano” viene presentata dai cristiani come un comportamento
etico-morale proprio del cristianesimo come novità rispetto a comportamenti
etico-morali che precedono il cristianesimo.
Cosa ci dicono, i nuovi
studi sul concetto di morale e sul concetto di giustizia in relazione all’uomo?
Quando è nato il concetto di solidarietà fra gli Esseri Umani?
Il concetto di giustizia
e di solidarietà è proprio del comportamento degli Esseri della Natura e
rappresentano dei meccanismi biologici che hanno lo scopo di far evolvere e
perpetuare la specie. La cultura dei vari popoli altro non fa che rivestire di
valore culturale e valore simbolico ciò che è una spinta biologica negli esseri
della Natura.
Per comprendere
l’importanza del concetto di etica, di morale e di giustizia, mi servo di un
articolo di un quotidiano.
La Repubblica 22 marzo
2007:
“Tra gli scimpanzé l’origine dell’etica
“Lo dimostra l’osservazione dei comportamenti
sociali dei primati”
Articolo di
Nicholas Wade
“Alcuni
scimpanzé, animali incapaci di nuotare, sono annegati nei fossati pieni d’acqua
in uno zoo nel tentativo di portare soccorso ai loro simili. Alcune scimmie,
alle quali era stata offerta l’opportunità di procurarsi del cibo tirando una
catena che avrebbe inferto una scossa elettrica ad uno di loro, hanno preferito
rimanere senza mangiare per molti giorni. Secondo i biologi questi ed altri
comportamenti sono i segni precursori del senso etico umano.
Fu il biologo
Edward O. Wilson oltre trent’anni fa a suggerire che “è giunto il momento di
togliere temporaneamente l’etica dalla sfera di pertinenza dei filosofi per
assegnarla ai biologi”. Da allora sono stati fatti molti passi in avanti.
L’anno scorso Marc Hauser, un biologo dell’evoluzione che lavora ad Harvard ,
nel libro Moral Minds ha ipotizzato che il cervello sia fornito di un apparato
adibito ad acquisire le regole morali. In un altro libro, pubblicato di
recente, Primates and Philosophers, il primatologo Frans de Waal sostiene che
le radici della moralità possono essere fatte risalire al comportamento sociale
delle scimmie. De Waal, direttore del Living Links Center dell’università di
Emory (Usa), afferma che tutti gli animali sociali per poter vivere in gruppo
hanno dovuto tenere a freno o modificare il
loro comportamento. Queste coercizioni, evidenti in alcune scimmie e
ancor più negli scimpanzé, costituirebbero il nucleo comportamentale attorno al
quale si è poi formato il senso morale dell’uomo. Molti filosofi trovano assai
arduo pensare agli animali come “esseri morali”, e in effetti De Waal non
afferma questo: sostiene invece che la moralità umana sarebbe impossibile senza
una sorta di presupposto emotivo di cui le società degli scimpanzé danno
testimonianza.
Le opinioni di
De Waal si basano su anni di osservazioni sui primati, iniziati studiando le
aggressioni tra scimmie e accorgendosi che dopo il combattimento tra due rivali
gli altri scimpanzé consolano lo sconfitto. Ora, sostiene De Waal, per
consolare qualcuno è necessario provare empatia e un livello di
auto-consapevolezza che soltanto le grandi scimmie e gli esseri umani paiono
possedere. Ma non è questa l’unica scoperta. Gli scimpanzé hanno anche uno
spiccato senso dell’ordine sociale, delle regole e del comportamento, che
occorre tenere “in società”. Le giovani scimmie Rhesus imparano molto presto
come devono comportarsi e ogni tanto, per punizione, ricevono un morso su un
dito della zampa posteriore o anteriore. Altri primati hanno uno spiccato senso
di reciprocità e di giustizia, ricordano da chi hanno ricevuto favori e da chi
torti. Gli scimpanzé, per esempio, sono più disposti a condividere il cibo con
quelli che si sono presi cura della loro pelliccia. Le scimmie
“cappuccino”mostrano disappunto se ricevono una ricompensa inferiore – per
esempio un pezzo di cetriolo anziché dell’uva – rispetto a quella che riceve un
partner che ha svolto uno stesso incarico. Questi comportamenti, secondo De
Waal, sono i presupposti stessi della socialità. L’omo li avrebbe solo
“perfezionati”...[...]”
Le attuali osservazioni
scientifiche sono arrivate ad un punto tale da poter dimostrare che la
solidarietà, il mutuo soccorso, la compassione, l’empatia, sono bisogni
dell’organismo umano. Ma non sono bisogni dell’organismo umano oggi, ma di ogni
organismo umano fin da quando l’uomo era paragonabile ad una scimmia. E sono
parte dell’organismo umano proprio perché sono state forze partecipi
all’evoluzione dell’uomo e alle sue trasformazioni.
E’ importante riuscire a
comprendere questo, perché, in caso contrario, non si riesce a capire il senso
del vangelo del Buon Samaritano.
E’ proprio del cristiano
diffondere l’idea dell’uomo malvagio che abbandona un proprio simile al
pericolo e alla morte quando potrebbe fare altrimenti. Solo che noi possiamo
accettare tale idea soltanto se neghiamo all’uomo la sua tensione psichica che
lo induce ad essere un individuo sociale. Accettiamo l’idea soltanto se
pensiamo all’uomo, prima del cristianesimo, come un essere asociale. Noi
dobbiamo distinguere fra la propaganda cattolica con cui viene nascosta la
realtà dell’uomo e i reali intenti del cristianesimo.
La scienza oggi ci dice:
La Repubblica 22 gennaio
2007:
“Cervello
ecco dov’è l’altruismo
Roma –
L’indole altruista sta scritta nel cervello, precisamente in una regione detta
“solco temporale superiore posteriore”, la cui attività predice la tendenza ad
essere altruisti. E’ quanto emerge da uno studio condotto da neuroscienziati
della Duke University Medical Center di Durham, in USA, e pubblicato dalla
rivista Nature Neuroscience. Secondo i ricercatori i comportamenti altruistici
sono il risultato di complesse dinamiche personali e sociali che possono
dipendere anche da fattori neurologici. Per far breccia sui comportamenti
altruistici i ricercatori hanno coinvolto 45 volontari in giochi in cui erano
in palio premi per beneficenza. Durante i giochi il loro cervello era
costantemente monitorato con la risonanza magnetica funzionale.”
L’altruismo è un
atteggiamento proprio dell’uomo, e, allora, che cosa vuole dire il cristianesimo
con la parabola del Buon Samaritano?
“Or ecco, un dottore della legge si alzò e
domandò, per metterlo in imbarazzo: “Maestro, che cosa devo fare per possedere
la vita eterna?”. Egli rispose: “Che cosa è scritto nella legge? Che vi
leggi?”. Quello rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con
tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il tuo
prossimo come te stesso”. Gesù soggiunse: “Hai risposto bene: fa così e
vivrai”. Ma egli, volendo giustificarsi, domandò a Gesù: “E chi è il tuo
prossimo?”.
Gesù riprese: “Un uomo
scendeva da Gerusalemme a Gerico e si imbatté nei ladri, i quali lo
spogliarono, lo caricarono di percosse e se ne andarono, lasciandolo mezzo
morto. Ora, un sacerdote, a caso, scendeva per la medesima strada, lo vide, ma
passò oltre. Così pure un levita, sopraggiunto in quel luogo, lo vide e tirò
innanzi. Ma un Samaritano, che era in viaggio, arrivatogli vicino, lo vide e
n'ebbe pietà. Gli si accostò, fasciò le sue ferite, versandovi olio e vino;
poi, fattolo salire sul suo giumento, lo condusse all'albergo ed ebbe cura di
lui. Il giorno dopo, prese due denari e li diede all'albergatore dicendogli:
“Abbi cura di lui, e quanto spenderai in più, io te lo restituirò al mio
ritorno. Quale di questi tre ti sembra sia stato il prossimo per quell'uomo che
s'imbatté nei ladri?” Egli rispose: “Colui che ebbe compassione di lui”. E Gesù
gli disse: “Va' e tu pure fa lo stesso”.”
Dal Vangelo di Luca 10,
25-37 “Il buon samaritano”
Se l’uomo è NATURALMENTE
ALTRUISTA che necessità c’è di indicare il proprio prossimo?
La necessità è quella di
indicare il comportamento che Gesù esalta: “...si imbatté nei ladri, i quali
lo spogliarono, lo caricarono di percosse e se ne andarono, lasciandolo mezzo
morto.” Questo è il comportamento
che Gesù indica al fine di censurare, come inumani, i suoi avversari (il
sacerdote e il levita). Solo che nessuno è inumano se non Gesù che, a propria
gloria, fa entrare in campo i ladri. Senza i ladri non esiste il Buon
Samaritano; senza i ladri “Quale di questi tre ti sembra sia stato il
prossimo per quell'uomo che s'imbatté nei ladri?” Nell’altruismo umano Gesù
introduce l’offesa!
Mentre
la scimmia preferisce rimanere senza mangiare per molti giorni pur di non tirare
la catena e far del male ad un proprio simile, Gesù non esita ad usare i ladri
che bastonano per soddisfare i bisogni del “Buon Samaritano”.
Il
cristianesimo introduce il sadismo nelle relazioni fra gli uomini per
impossessarsi della gestione della pulsione naturale dell’altruismo, della
giustizia e della solidarietà.
Il
cristianesimo introduce l’ingiustizia sociale più atroce, così le persone saranno costrette a ringraziarlo
per ogni briciola. E’ importante che le persone non ricordino il tempo in cui
erano dei soggetti di diritto. Il tempo in cui Giustizia bruciava dentro di
loro e gli Esseri Umani erano solidali fra di loro.
L’indicazione
della strategia per sottomettere l’uomo, descritta nel “Buon Samaritano” è
ripresa da Paolo di Tarso con una ferocia che non può lasciare indifferenti:
“Se è possibile, per
quanto sta da voi, vivete in pace con tutti. Non vi vendicate, carissimi, ma
cedete il posto all’ira divina: poiché sta scritto: “A me la vendetta, io darò
ciò che spetta”, dice il Signore. Anzi, “se il tuo nemico ha fame, dagli da
mangiare; se ha sete, dagli da bere; facendo così ammasserai carboni accesi sul
suo capo”.” Paolo di Tarso lettera ai Romani 12, 18-20
Il
fine non è quello dell’altruismo, ma è quello di ammassare carboni accesi. Come
nella parabola del “Buon Samaritano” il fine non è l’altruismo, ma costringere,
chi ha problemi, a sottomettersi discriminando fra chi è il suo prossimo e chi
non è il suo prossimo.
Quando
Paolo di Tarso dice: “Se è possibile, per quanto sta da voi, vivete in pace con
tutti.” intende una dichiarazione di guerra alla società civile. Non dice: “Non
fate guerra a nessuno!” Dice: “vivete in pace con tutti se tutti accettano gli
atti di guerra che voi rivolgete nei loro confronti per imporre il nostro
dio!”; Dice: “vivete in pace con tutti se tutti accettano che noi costringiamo
la società in miseria per poter costruire il nostro potere attraverso le
persone miserevoli!”
Infatti,
il fine di Paolo di Tarso non è la pace, ma la vendetta del suo dio padrone che
egli alimenta accumulando carboni accesi addosso all’altruismo delle persone
nella società civile.
Il cristianesimo ha come
fine la distruzione psichica della struttura neuronale che spinge le persone
verso l’altruismo sociale attraverso l’imposizione della malattia psichiatrica
che spaccia come fede. Il vuoto che il cristianesimo costruisce nell’uomo, per
costringerlo a costruire le condizioni sociali descritte nella parabola del
“Buon Samaritano”, sono ben evidenti nelle lettere della macellaia dell’India,
quella Teresa di Calcutta, la cui attività di terrore è stata elevata dai
cristiani agli altari:
Scrive
il Corriere della Sera del 25 agosto 2007:
““Non trovo Cristo”
Mezzo secolo di dubbi sulla fede
Nelle lettere di Madre Teresa i tormenti più intimi
“C’è un buio terribile in me, ed è così da sempre”
Londra – Cristo, ripeteva, è ovunque: “Nei nostri cuori, nei
poveri che incontriamo, nel sorriso che offriamo e in quello che riceviamo”.
Colui che non abbandona, che riempie il vuoto. Diceva sempre così, agli altri,
rassicurando chi più dubitava. Ma per lei, Madre Teresa di Calcutta, Cristo era
egli steso il vuoto, “Gesù, l’Assente”, colui che sempre tace. Per oltre metà
della sua vita, un solo grido: “Mi hai respinto, mi hai gettato via, non voluta e non amata. Io chiamo, io mi
aggrappo, io voglio, ma non c’è Alcuno che risponda. Nessuno, nessuno. Sola... Dov’è la mia fede... Perfino quaggiù
nel profondo, null’altro che vuoto e oscurità – Mio Dio – come fa male questa
pena sconosciuta... Per che cosa mi tormento? Se non c’è alcun Dio non c’è
neppure l’anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero... Io non ho alcuna
Fede, nessun amore, nessun zelo. La salvezza delle anime non mi attrae, il
Paradiso non significa nulla... Io non ho niente, neppure la realtà della
presenza di Dio”. E si riferiva alla presenza divina più misteriosa, quella
dell’ostia consacrata nell’Eucaristia, il perno della fede cattolica: ne
parlava così, lei che era conosciuta come la piccola donna con la fede più
grande del mondo. Spiegava agli altri, Madre Teresa: “La mia anima è in uno
stato di perfetta gioia e di pace”. Ma quella stessa anima, nei suoi pensieri
più intimi, e anche nei giorni in cui meritava con la sua fede il premio Nobel
per la Pace, la descriveva poi come “un blocco di ghiaccio”, abbandonata in una
“terribile oscurità”, “nell’aridità spirituale”, fra “le torture della
solitudine”: che però mai la piegarono fino a farle abbandonare la sua
missione.”
La destabilizzazione della società indiana da
parte dei cattolici è un atto criminale. Distruggere gli equilibri demografici,
costruire miseria, per ammassare carboni ardenti sui poveri ed i diseredati al
fine di aumentare la povertà e l’emarginazione. Era all’interno di quel disegno
criminoso che si muoveva la macellaia dell’India, quella Teresa di Calcutta,
che i cattolici hanno voluto, nella sua patologia psichiatrica, elevare agli
altari..
Scrive La Repubblica del
09 luglio 2007:
“India, cristiani nel mirino è guerra alle conversioni
Rischia il carcere chi fa proselitismo”
Articolo di Federico
Rampini
“New Delhi – Il cristianesimo è una minaccia
per l’identità dell’India. Non ha dubbi Rajnath Singh,leader del partito
nazionalista indù Bjp che è la maggior forza d’opposizione a New Delhi e nella
mappa del potere locale controlla diversi Stati importanti “I missionari
cristiani – ha dichiarato Rajnath Singh – usando come copertura le loro opere
sociali convertono i poveri di tutta l’India. Le conversioni sono il pericolo
più grande della nostra società, rischiano di cambiare gli equilibri
demografici di tutto il paese. Qualcuno ha previsto che di questo passo noi
Indù saremmo una minoranza tra meno di cinquant’anni. Non possiamo
permetterlo.” Lo Stato del Gujarat ha promulgato una “legge anti-conversione”:
chiunque voglia cambiare credo, o convertire un’altra persona alla propria
religione, ha l’obbligo di ottenere un permesso speciale dal magistrato
distrettuale. L’infrazione è punibile fino a tre anni di carcere, quattro se il
convertito è un “soggetto debole” come i membri delle caste inferiori. Anche il
Rajasthan ha adottato una “legge per la libertà religiosa”, prevede pene dai
due ai cinque anni di reclusione contro chi “porta avanti attività di
conversione tramite frode o manipolazione”. Con questo linguaggio può sembrare
una tutela contro le sette che plagiano adolescenti e persone dalla psiche
fragile. Invece, secondo il vescovo Oswald Lews di Jaipur, la capitale dell
Rajasthan, “il rischio è che venga usata contro di noi”. Leggi
anti-converssione sono state varate anche negli stati del Tamil Nadu,
nell’Orissa e nel Madhya Pradesh. Nel Karnataka il 20 marzo scorso la polizia
ha arrestato 22 missionari cristiani accusati di avere “invitato un villaggio a
convertirsi per avere una vita più felice”. Il tribunale locale li ha incriminati
per reati di “offesa ai sentimenti religiosi” e “turbativa della pace”.
[...]
... non aiutano a placare queste fobie
l’esibizione denaro e le conversioni di massa praticate con scenografia
grandiosa da alcune chiesa protestanti. Nella campagna più remota del Tamil
Nadu, a due ore di strada da Coimbatore, tra i villaggi di casupole che in
questa stagione sprofondano nella melma dei monsoni, ho visto apparire di
colpo, come un Ufo, un complesso di palazzine nuovissime e lussuose della
chiesa mormone, finanziate dagli Stati Uniti. Nove mesi fa nell’Uttar Pradesh i
pastori pentecostali hanno organizzato in sei villaggi le celebrazioni solenni
di 350 conversioni. Non era la prima volta e come sempre la reazione a queste
operazioni spettacolari è stata dura. “Non credo che si siano convertiti
liberamente – ha tuonato il leader Indù Srikant Shukla – quei contadini
innocenti sono stati costretti dai missionari cristiani”. I bracci più estremi
del nazionalismo ormai rispondono con gli stessi metodi. Il movimento Arya
Samaj, che predicava di “tornare alle radici”, nello stesso Uttar Pradesh ha
organizzato una cerimonia solenne di riconversione all’induismo di duecento
contadini che in passato avevano aderito alla chiesa pentecostale.”
L’articolo, scritto da un
cristiano in esaltazione dell’odio che i cristiani seminano nel mondo al fine
di destabilizzare le società civili, ci dice, comunque, come i cristiani
abbiano dichiarato guerra ai popoli civili proprio partendo dall’ideologia del
“Buon Samaritano”.
Ammassare carboni ardenti
sui propri nemici. Far passare l’autodifesa dall’odio dei cristiani come atto
di estremismo. Accusare gli altri di non voler confrontarsi quando i cristiani
usano il denaro non per aiutare le persone, ma per sottometterle trasformandole
in bestiame.
I poveri hanno il diritto
di migliorare, con ogni mezzo, le loro condizioni di vita. Nessuno contesta
quel diritto, si contesta il diritto dei cristiani di mantenerli nello stato di
povertà e di volerli usare per destabilizzare la società indiana e con essi
modificare gli equilibri della civile convivenza. In India non si impedisce
alle persone di manifestare il proprio pensiero religioso, di farne propaganda,
ma si cerca di impedire il “proselitismo”. Che cosa si intende per
“proselitismo”? Non si intende la manifestazione delle proprie idee religiose
che possono trovare l’adesione di altre persone, ma si intendono quegli atti di
violenza con cui si costringono le persone a far proprie delle idee religiose.
Si intende l’attività della Teresa di Calcutta che forte del denaro che le
veniva dato dai paesi occidentali ricattava i genitori dei bambini ammalati. O
si convertivano e accettavano che i bambini fossero battezzati o lei non dava
le medicine! Per “proselitismo” non si intende ciò che significa l’articolo 21
e 19 della Costituzione Italiana. Si intendono atti di violenza con cui si
costringono le persone a far propria una “religione” diversa da quella che
vorrebbero.
Diventavano il suo
prossimo: come indica Gesù nel Buon Samaritano!
Che il vescovo Oswald
Lews di Jaipur tema che la legge venga usata contro i cristiani, i cattolici in
particolare, è comprensibile. Il ricatto con cui i cattolici attentano alla
società civile fa del cattolicesimo e delle varie sette cristiane delle
organizzazioni che, nascoste sotto le etichette religiose, tentano di
destabilizzare la società indiana ricattando tutte le persone fragili al fine
di usarle come bestiame.
La stessa cosa accadde in
Europa e nei paesi del mediterraneo all’arrivo del cristianesimo. Quando ai
cristiani, ai vescovi cristiani, fu concesso di distribuire gli alimenti che le
città mettevano a disposizione dei cittadini meno abbienti, i cristiani
iniziarono l’attività di mafia per
costringere le persone a convertirsi. Ci furono parecchie rivolte di cittadini
consapevoli dell’ingiustizia e degli atti criminali che i vescovi, nascosti
dietro l’impunità, commettevano.
Commettevano allora e
commettono oggi. I poveri come massa di manovra. La povertà costruita dai
cristiani ed imposta alla società civile usata dalla chiesa cattolica per
ricattare la società civile. Dopo che la chiesa cattolica, attraverso le
relazioni mafiose ha impedito la nascita in Italia di uno Stato Sociale
consapevole sottraendo fondi alla società civile e giustificando tale
sottrazione con “l’assistenza ai poveri”, mentre li usava per il proprio potere
e per il proprio dominio (e ora per pagare alcuni delle decine di migliaia di
bambini abusati dai preti cattolici), ora il ricatto si fa ancora più pesante.
O la società civile
Italiana si mette in ginocchio al dio criminale dei cattolici o la chiesa
cattolica è decisa ad affamare e ricattare la società civile.
Dichiara il cardinale
Bertone segretario di stato Vaticano riportato dal giornale La Repubblica del
05 settembre 2007:
““Sono solo attacchi di qualche gruppo ben
connotato politicamente, polemiche meschine che danneggiano l’immagine pubblica
dell’Italia e colpiscono i veri destinatari della carità ecclesiale, i poveri.”
e minaccia nello stile della chiesa cattolica. “Ma a questa azione la chiesa
non risponderà mai con i mezzi come lo sciopero sociale” o con campagne contro
le tasse.”
O mi date il denaro per
ricattare la popolazione (stiamo ricattando anche i Peruviani approfittando del
terremoto) o aderiamo anche noi allo sciopero delle tasse o con lo sciopero
sociale: lasciamo affamati i poveri. E’ lo stile della chiesa cattolica che
risponde in questo modo all’accusa dell’Unione Europea sui privilegi fiscali
che attraverso le relazioni mafiose la chiesa cattolica ha imposto allo Stato
Italiano in violazione delle norme comunitarie.
I governi democristiani
hanno sottratto fondi allo Stato Italiano per finanziare l’attività sociale
della chiesa cattolica e le relazioni mafiose sono rimaste all’interno dello
stato Italiano e continuano a favorire la distrazione di fondi alla comunità
nazionale con mille motivazioni e mille giustificazioni. E’ il “Buon Samaritano”
che si esprime attraverso i ladroni che bastonano, la mafia nello stato che
distrae risorse, il terremoto occasionale a cui le nazioni non sono in grado di
far fronte, l’organizzazione sociale inadeguata per affrontare i tempi moderni
(come l’India) ecc. E dove c’è il Buon
Samaritano che danneggia le società civili ci sono sempre i criminali, come la
macellaia dell’India, la Teresa di Calcutta col suo impero miliardario, o
Bertone con i miliardi di euro che sottrae al popolo Italiano, che ricattano la
società civile per garantirsi potere e dominio sociale.
E per coprire l’attività
di ricatto sociale di Bertone, ecco le dichiarazioni di Ruini che, toccando
sensibilità nazionali, distrae l’attenzione:
“Aborto, l’offensiva di
Ruini “Doveroso modificare la legge
E Bagnasco ribadisce il
diritto di danneggiare la società civile:
“Il cardinale Bertone
attacca i critici delle esenzioni Ici. Mentre il presidente della Cei Bagnasco
ribadisce che l’ora di religione è basata sul concordato, “non è un privilegio
né una concessione e non è una forma di catechesi ma è una forma di cultura”.”
Peccato solo che la
concessione concordataria dell’ora di religione è stata estorta dalla chiesa
cattolica con il ricatto nei confronti dello stato Italiano (che ha dovuto
rinunciare a principi costituzionali per fare la concessione) e non viene
perseguita l’attività di mafia con cui la chiesa cattolica ricatta le singole
persone e le singole famiglie che non iscrivono i loro figli all’ora di
religione.
Questo è il significato
dell’insegnamento del Buon Samaritano!
Marghera,
30 agosto 2007 (ultima parte aggiunta in data 05 settembre 2007)
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