IL BUON SAMARITANO

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Quando parliamo dei comportamenti morali propri di una società, ci riferiamo sempre a delle regole talmente importanti da essere assunte dalla religione propria di quella società. Spesso pensiamo che sia la religione che impera in quella società a definire le regole morali e non ci passa per la testa che la religione di quella società altro non ha fatto che appropriarsi delle regole morali umane e  usarle per i propri fini.

E allora, dobbiamo chiederci: quali erano i fini della religione?

Vai al testo analitico della decontestualizzazione della Parabola del Buon Samaritano!

Come quella religione si è appropriata delle regole morali della società per storpiarle?

Quali sono gli effetti introdotti da quella religione nella società civile?

Parlando del cristianesimo e delle sue regole morali dobbiamo distinguere un “prima dell’avvento del cristianesimo” e un “dopo l’avvento del cristianesimo”.

Il primo discorso che dobbiamo fare è che, prima dell’avvento del cristianesimo, NON ESISTEVA LA MISERIA. Quella miseria sociale, etica e morale, che noi siamo abituati a pensare, nasce col cristianesimo. Prima del cristianesimo la povertà sociale non esisteva.

Pensate soltanto a quando i vangeli raccontano delle “masse” che seguivano Gesù nella sua predicazione. Dovevano essere delle persone molto ricche, o comunque non indigenti, per permettersi di seguire un predicatore senza lavorare. Né potevano essere degli schiavi obbligati al lavoro. Significa che c’era un benessere sociale che consentiva alle persone di dedicarsi a bisogni intellettuali, astratti, senza essere ossessionati dal lavoro. Non lavoravano 12 ore al giorno come nel secolo scorso, né timbravano il cartellino come gli operai di oggi, né erano ossessionati dal lavoro servile della gleba. Potevano seguire un predicatore per giorni, mantenendosi senza lavorare!

 

Lo stesso vale per Roma Antica.  La miseria non era accettata; si distribuiva pane, vino e olio agli indigenti (e giochi), proprio per permettere quel minimo vitale che consentisse loro di partecipare alla vita sociale.

 

Poi, arriva il cristianesimo e distrugge le società civili imponendo la miseria economica, morale, etica e sociale. La morale cristiana è la morale che impone la miseria nelle società. Una miseria che permette al prete cattolico di distribuire favori, impedire a chi non si mette in ginocchio di scalare la gerarchia sociale, permettere a chi si mette in ginocchio di trovare il posto di lavoro: il cristianesimo è il fondamento di quell’organizzazione economico-sociale che oggi chiamiamo mafia e che tanti danni impone alla società civile.

Per comprendere il senso della parabola del “Buon Samaritano” dobbiamo inserirla nel giusto contesto. Il giusto contesto è l’uomo e il suo divenuto di Essere della Natura. La parabola del “Buon Samaritano” viene presentata dai cristiani come un comportamento etico-morale proprio del cristianesimo come novità rispetto a comportamenti etico-morali che precedono il cristianesimo.

Cosa ci dicono, i nuovi studi sul concetto di morale e sul concetto di giustizia in relazione all’uomo? Quando è nato il concetto di solidarietà fra gli Esseri Umani?

Il concetto di giustizia e di solidarietà è proprio del comportamento degli Esseri della Natura e rappresentano dei meccanismi biologici che hanno lo scopo di far evolvere e perpetuare la specie. La cultura dei vari popoli altro non fa che rivestire di valore culturale e valore simbolico ciò che è una spinta biologica negli esseri della Natura.

Per comprendere l’importanza del concetto di etica, di morale e di giustizia, mi servo di un articolo di un quotidiano.

 

La Repubblica 22 marzo 2007:

 

“Tra gli scimpanzé l’origine dell’etica

“Lo dimostra l’osservazione dei comportamenti sociali dei primati”

Articolo di Nicholas Wade

“Alcuni scimpanzé, animali incapaci di nuotare, sono annegati nei fossati pieni d’acqua in uno zoo nel tentativo di portare soccorso ai loro simili. Alcune scimmie, alle quali era stata offerta l’opportunità di procurarsi del cibo tirando una catena che avrebbe inferto una scossa elettrica ad uno di loro, hanno preferito rimanere senza mangiare per molti giorni. Secondo i biologi questi ed altri comportamenti sono i segni precursori del senso etico umano.

Fu il biologo Edward O. Wilson oltre trent’anni fa a suggerire che “è giunto il momento di togliere temporaneamente l’etica dalla sfera di pertinenza dei filosofi per assegnarla ai biologi”. Da allora sono stati fatti molti passi in avanti. L’anno scorso Marc Hauser, un biologo dell’evoluzione che lavora ad Harvard , nel libro Moral Minds ha ipotizzato che il cervello sia fornito di un apparato adibito ad acquisire le regole morali. In un altro libro, pubblicato di recente, Primates and Philosophers, il primatologo Frans de Waal sostiene che le radici della moralità possono essere fatte risalire al comportamento sociale delle scimmie. De Waal, direttore del Living Links Center dell’università di Emory (Usa), afferma che tutti gli animali sociali per poter vivere in gruppo hanno dovuto tenere a freno o modificare il  loro comportamento. Queste coercizioni, evidenti in alcune scimmie e ancor più negli scimpanzé, costituirebbero il nucleo comportamentale attorno al quale si è poi formato il senso morale dell’uomo. Molti filosofi trovano assai arduo pensare agli animali come “esseri morali”, e in effetti De Waal non afferma questo: sostiene invece che la moralità umana sarebbe impossibile senza una sorta di presupposto emotivo di cui le società degli scimpanzé danno testimonianza.

Le opinioni di De Waal si basano su anni di osservazioni sui primati, iniziati studiando le aggressioni tra scimmie e accorgendosi che dopo il combattimento tra due rivali gli altri scimpanzé consolano lo sconfitto. Ora, sostiene De Waal, per consolare qualcuno è necessario provare empatia e un livello di auto-consapevolezza che soltanto le grandi scimmie e gli esseri umani paiono possedere. Ma non è questa l’unica scoperta. Gli scimpanzé hanno anche uno spiccato senso dell’ordine sociale, delle regole e del comportamento, che occorre tenere “in società”. Le giovani scimmie Rhesus imparano molto presto come devono comportarsi e ogni tanto, per punizione, ricevono un morso su un dito della zampa posteriore o anteriore. Altri primati hanno uno spiccato senso di reciprocità e di giustizia, ricordano da chi hanno ricevuto favori e da chi torti. Gli scimpanzé, per esempio, sono più disposti a condividere il cibo con quelli che si sono presi cura della loro pelliccia. Le scimmie “cappuccino”mostrano disappunto se ricevono una ricompensa inferiore – per esempio un pezzo di cetriolo anziché dell’uva – rispetto a quella che riceve un partner che ha svolto uno stesso incarico. Questi comportamenti, secondo De Waal, sono i presupposti stessi della socialità. L’omo li avrebbe solo “perfezionati”...[...]”

 

Le attuali osservazioni scientifiche sono arrivate ad un punto tale da poter dimostrare che la solidarietà, il mutuo soccorso, la compassione, l’empatia, sono bisogni dell’organismo umano. Ma non sono bisogni dell’organismo umano oggi, ma di ogni organismo umano fin da quando l’uomo era paragonabile ad una scimmia. E sono parte dell’organismo umano proprio perché sono state forze partecipi all’evoluzione dell’uomo e alle sue trasformazioni.

E’ importante riuscire a comprendere questo, perché, in caso contrario, non si riesce a capire il senso del vangelo del Buon Samaritano.

E’ proprio del cristiano diffondere l’idea dell’uomo malvagio che abbandona un proprio simile al pericolo e alla morte quando potrebbe fare altrimenti. Solo che noi possiamo accettare tale idea soltanto se neghiamo all’uomo la sua tensione psichica che lo induce ad essere un individuo sociale. Accettiamo l’idea soltanto se pensiamo all’uomo, prima del cristianesimo, come un essere asociale. Noi dobbiamo distinguere fra la propaganda cattolica con cui viene nascosta la realtà dell’uomo e i reali intenti del cristianesimo.

La scienza oggi ci dice:

La Repubblica 22 gennaio 2007:

 

“Cervello ecco dov’è l’altruismo

Roma – L’indole altruista sta scritta nel cervello, precisamente in una regione detta “solco temporale superiore posteriore”, la cui attività predice la tendenza ad essere altruisti. E’ quanto emerge da uno studio condotto da neuroscienziati della Duke University Medical Center di Durham, in USA, e pubblicato dalla rivista Nature Neuroscience. Secondo i ricercatori i comportamenti altruistici sono il risultato di complesse dinamiche personali e sociali che possono dipendere anche da fattori neurologici. Per far breccia sui comportamenti altruistici i ricercatori hanno coinvolto 45 volontari in giochi in cui erano in palio premi per beneficenza. Durante i giochi il loro cervello era costantemente monitorato con la risonanza magnetica funzionale.”

 

L’altruismo è un atteggiamento proprio dell’uomo, e, allora, che cosa vuole dire il cristianesimo con la parabola del Buon Samaritano?

 

 “Or ecco, un dottore della legge si alzò e domandò, per metterlo in imbarazzo: “Maestro, che cosa devo fare per possedere la vita eterna?”. Egli rispose: “Che cosa è scritto nella legge? Che vi leggi?”. Quello rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gesù soggiunse: “Hai risposto bene: fa così e vivrai”. Ma egli, volendo giustificarsi, domandò a Gesù: “E chi è il tuo prossimo?”.

Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e si imbatté nei ladri, i quali lo spogliarono, lo caricarono di percosse e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Ora, un sacerdote, a caso, scendeva per la medesima strada, lo vide, ma passò oltre. Così pure un levita, sopraggiunto in quel luogo, lo vide e tirò innanzi. Ma un Samaritano, che era in viaggio, arrivatogli vicino, lo vide e n'ebbe pietà. Gli si accostò, fasciò le sue ferite, versandovi olio e vino; poi, fattolo salire sul suo giumento, lo condusse all'albergo ed ebbe cura di lui. Il giorno dopo, prese due denari e li diede all'albergatore dicendogli: “Abbi cura di lui, e quanto spenderai in più, io te lo restituirò al mio ritorno. Quale di questi tre ti sembra sia stato il prossimo per quell'uomo che s'imbatté nei ladri?” Egli rispose: “Colui che ebbe compassione di lui”. E Gesù gli disse: “Va' e tu pure fa lo stesso”.”

Dal Vangelo di Luca 10, 25-37 “Il buon samaritano”

 

Se l’uomo è NATURALMENTE ALTRUISTA che necessità c’è di indicare il proprio prossimo?

La necessità è quella di indicare il comportamento che Gesù esalta: “...si imbatté nei ladri, i quali lo spogliarono, lo caricarono di percosse e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.” Questo è il comportamento che Gesù indica al fine di censurare, come inumani, i suoi avversari (il sacerdote e il levita). Solo che nessuno è inumano se non Gesù che, a propria gloria, fa entrare in campo i ladri. Senza i ladri non esiste il Buon Samaritano; senza i ladri “Quale di questi tre ti sembra sia stato il prossimo per quell'uomo che s'imbatté nei ladri?” Nell’altruismo umano Gesù introduce l’offesa!

Mentre la scimmia preferisce rimanere senza mangiare per molti giorni pur di non tirare la catena e far del male ad un proprio simile, Gesù non esita ad usare i ladri che bastonano per soddisfare i bisogni del “Buon Samaritano”.

Il cristianesimo introduce il sadismo nelle relazioni fra gli uomini per impossessarsi della gestione della pulsione naturale dell’altruismo, della giustizia e della solidarietà.

Il cristianesimo introduce l’ingiustizia sociale più atroce, così  le persone saranno costrette a ringraziarlo per ogni briciola. E’ importante che le persone non ricordino il tempo in cui erano dei soggetti di diritto. Il tempo in cui Giustizia bruciava dentro di loro e gli Esseri Umani erano solidali fra di loro.

L’indicazione della strategia per sottomettere l’uomo, descritta nel “Buon Samaritano” è ripresa da Paolo di Tarso con una ferocia che non può lasciare indifferenti:

“Se è possibile, per quanto sta da voi, vivete in pace con tutti. Non vi vendicate, carissimi, ma cedete il posto all’ira divina: poiché sta scritto: “A me la vendetta, io darò ciò che spetta”, dice il Signore. Anzi, “se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; facendo così ammasserai carboni accesi sul suo capo”.” Paolo di Tarso lettera ai Romani 12, 18-20

Il fine non è quello dell’altruismo, ma è quello di ammassare carboni accesi. Come nella parabola del “Buon Samaritano” il fine non è l’altruismo, ma costringere, chi ha problemi, a sottomettersi discriminando fra chi è il suo prossimo e chi non è il suo prossimo.

Quando Paolo di Tarso dice: “Se è possibile, per quanto sta da voi, vivete in pace con tutti.” intende una dichiarazione di guerra alla società civile. Non dice: “Non fate guerra a nessuno!” Dice: “vivete in pace con tutti se tutti accettano gli atti di guerra che voi rivolgete nei loro confronti per imporre il nostro dio!”; Dice: “vivete in pace con tutti se tutti accettano che noi costringiamo la società in miseria per poter costruire il nostro potere attraverso le persone miserevoli!”

Infatti, il fine di Paolo di Tarso non è la pace, ma la vendetta del suo dio padrone che egli alimenta accumulando carboni accesi addosso all’altruismo delle persone nella società civile.

Il cristianesimo ha come fine la distruzione psichica della struttura neuronale che spinge le persone verso l’altruismo sociale attraverso l’imposizione della malattia psichiatrica che spaccia come fede. Il vuoto che il cristianesimo costruisce nell’uomo, per costringerlo a costruire le condizioni sociali descritte nella parabola del “Buon Samaritano”, sono ben evidenti nelle lettere della macellaia dell’India, quella Teresa di Calcutta, la cui attività di terrore è stata elevata dai cristiani agli altari:

 

Scrive il Corriere della Sera del 25 agosto 2007:

 

““Non trovo Cristo”

Mezzo secolo di dubbi sulla fede

Nelle lettere di Madre Teresa i tormenti più intimi

“C’è un buio terribile in me, ed è così da sempre”

Londra – Cristo, ripeteva, è ovunque: “Nei nostri cuori, nei poveri che incontriamo, nel sorriso che offriamo e in quello che riceviamo”. Colui che non abbandona, che riempie il vuoto. Diceva sempre così, agli altri, rassicurando chi più dubitava. Ma per lei, Madre Teresa di Calcutta, Cristo era egli steso il vuoto, “Gesù, l’Assente”, colui che sempre tace. Per oltre metà della sua vita, un solo grido: “Mi hai respinto, mi hai gettato via,  non voluta e non amata. Io chiamo, io mi aggrappo, io voglio, ma non c’è Alcuno che risponda. Nessuno, nessuno.  Sola... Dov’è la mia fede... Perfino quaggiù nel profondo, null’altro che vuoto e oscurità – Mio Dio – come fa male questa pena sconosciuta... Per che cosa mi tormento? Se non c’è alcun Dio non c’è neppure l’anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero... Io non ho alcuna Fede, nessun amore, nessun zelo. La salvezza delle anime non mi attrae, il Paradiso non significa nulla... Io non ho niente, neppure la realtà della presenza di Dio”. E si riferiva alla presenza divina più misteriosa, quella dell’ostia consacrata nell’Eucaristia, il perno della fede cattolica: ne parlava così, lei che era conosciuta come la piccola donna con la fede più grande del mondo. Spiegava agli altri, Madre Teresa: “La mia anima è in uno stato di perfetta gioia e di pace”. Ma quella stessa anima, nei suoi pensieri più intimi, e anche nei giorni in cui meritava con la sua fede il premio Nobel per la Pace, la descriveva poi come “un blocco di ghiaccio”, abbandonata in una “terribile oscurità”, “nell’aridità spirituale”, fra “le torture della solitudine”: che però mai la piegarono fino a farle abbandonare la sua missione.”

 

 La destabilizzazione della società indiana da parte dei cattolici è un atto criminale. Distruggere gli equilibri demografici, costruire miseria, per ammassare carboni ardenti sui poveri ed i diseredati al fine di aumentare la povertà e l’emarginazione. Era all’interno di quel disegno criminoso che si muoveva la macellaia dell’India, quella Teresa di Calcutta, che i cattolici hanno voluto, nella sua patologia psichiatrica, elevare agli altari..

Scrive La Repubblica del 09 luglio 2007:

“India, cristiani nel mirino è guerra alle conversioni

Rischia il carcere chi fa proselitismo”

Articolo di Federico Rampini

“New Delhi – Il cristianesimo è una minaccia per l’identità dell’India. Non ha dubbi Rajnath Singh,leader del partito nazionalista indù Bjp che è la maggior forza d’opposizione a New Delhi e nella mappa del potere locale controlla diversi Stati importanti “I missionari cristiani – ha dichiarato Rajnath Singh – usando come copertura le loro opere sociali convertono i poveri di tutta l’India. Le conversioni sono il pericolo più grande della nostra società, rischiano di cambiare gli equilibri demografici di tutto il paese. Qualcuno ha previsto che di questo passo noi Indù saremmo una minoranza tra meno di cinquant’anni. Non possiamo permetterlo.” Lo Stato del Gujarat ha promulgato una “legge anti-conversione”: chiunque voglia cambiare credo, o convertire un’altra persona alla propria religione, ha l’obbligo di ottenere un permesso speciale dal magistrato distrettuale. L’infrazione è punibile fino a tre anni di carcere, quattro se il convertito è un “soggetto debole” come i membri delle caste inferiori. Anche il Rajasthan ha adottato una “legge per la libertà religiosa”, prevede pene dai due ai cinque anni di reclusione contro chi “porta avanti attività di conversione tramite frode o manipolazione”. Con questo linguaggio può sembrare una tutela contro le sette che plagiano adolescenti e persone dalla psiche fragile. Invece, secondo il vescovo Oswald Lews di Jaipur, la capitale dell Rajasthan, “il rischio è che venga usata contro di noi”. Leggi anti-converssione sono state varate anche negli stati del Tamil Nadu, nell’Orissa e nel Madhya Pradesh. Nel Karnataka il 20 marzo scorso la polizia ha arrestato 22 missionari cristiani accusati di avere “invitato un villaggio a convertirsi per avere una vita più felice”. Il tribunale locale li ha incriminati per reati di “offesa ai sentimenti religiosi” e “turbativa della pace”.

[...]

... non aiutano a placare queste fobie l’esibizione denaro e le conversioni di massa praticate con scenografia grandiosa da alcune chiesa protestanti. Nella campagna più remota del Tamil Nadu, a due ore di strada da Coimbatore, tra i villaggi di casupole che in questa stagione sprofondano nella melma dei monsoni, ho visto apparire di colpo, come un Ufo, un complesso di palazzine nuovissime e lussuose della chiesa mormone, finanziate dagli Stati Uniti. Nove mesi fa nell’Uttar Pradesh i pastori pentecostali hanno organizzato in sei villaggi le celebrazioni solenni di 350 conversioni. Non era la prima volta e come sempre la reazione a queste operazioni spettacolari è stata dura. “Non credo che si siano convertiti liberamente – ha tuonato il leader Indù Srikant Shukla – quei contadini innocenti sono stati costretti dai missionari cristiani”. I bracci più estremi del nazionalismo ormai rispondono con gli stessi metodi. Il movimento Arya Samaj, che predicava di “tornare alle radici”, nello stesso Uttar Pradesh ha organizzato una cerimonia solenne di riconversione all’induismo di duecento contadini che in passato avevano aderito alla chiesa pentecostale.”

 

L’articolo, scritto da un cristiano in esaltazione dell’odio che i cristiani seminano nel mondo al fine di destabilizzare le società civili, ci dice, comunque, come i cristiani abbiano dichiarato guerra ai popoli civili proprio partendo dall’ideologia del “Buon Samaritano”.

Ammassare carboni ardenti sui propri nemici. Far passare l’autodifesa dall’odio dei cristiani come atto di estremismo. Accusare gli altri di non voler confrontarsi quando i cristiani usano il denaro non per aiutare le persone, ma per sottometterle trasformandole in bestiame.

I poveri hanno il diritto di migliorare, con ogni mezzo, le loro condizioni di vita. Nessuno contesta quel diritto, si contesta il diritto dei cristiani di mantenerli nello stato di povertà e di volerli usare per destabilizzare la società indiana e con essi modificare gli equilibri della civile convivenza. In India non si impedisce alle persone di manifestare il proprio pensiero religioso, di farne propaganda, ma si cerca di impedire il “proselitismo”. Che cosa si intende per “proselitismo”? Non si intende la manifestazione delle proprie idee religiose che possono trovare l’adesione di altre persone, ma si intendono quegli atti di violenza con cui si costringono le persone a far proprie delle idee religiose. Si intende l’attività della Teresa di Calcutta che forte del denaro che le veniva dato dai paesi occidentali ricattava i genitori dei bambini ammalati. O si convertivano e accettavano che i bambini fossero battezzati o lei non dava le medicine! Per “proselitismo” non si intende ciò che significa l’articolo 21 e 19 della Costituzione Italiana. Si intendono atti di violenza con cui si costringono le persone a far propria una “religione” diversa da quella che vorrebbero.

Diventavano il suo prossimo: come indica Gesù nel Buon Samaritano!

Che il vescovo Oswald Lews di Jaipur tema che la legge venga usata contro i cristiani, i cattolici in particolare, è comprensibile. Il ricatto con cui i cattolici attentano alla società civile fa del cattolicesimo e delle varie sette cristiane delle organizzazioni che, nascoste sotto le etichette religiose, tentano di destabilizzare la società indiana ricattando tutte le persone fragili al fine di usarle come bestiame.

La stessa cosa accadde in Europa e nei paesi del mediterraneo all’arrivo del cristianesimo. Quando ai cristiani, ai vescovi cristiani, fu concesso di distribuire gli alimenti che le città mettevano a disposizione dei cittadini meno abbienti, i cristiani iniziarono  l’attività di mafia per costringere le persone a convertirsi. Ci furono parecchie rivolte di cittadini consapevoli dell’ingiustizia e degli atti criminali che i vescovi, nascosti dietro l’impunità, commettevano.

Commettevano allora e commettono oggi. I poveri come massa di manovra. La povertà costruita dai cristiani ed imposta alla società civile usata dalla chiesa cattolica per ricattare la società civile. Dopo che la chiesa cattolica, attraverso le relazioni mafiose ha impedito la nascita in Italia di uno Stato Sociale consapevole sottraendo fondi alla società civile e giustificando tale sottrazione con “l’assistenza ai poveri”, mentre li usava per il proprio potere e per il proprio dominio (e ora per pagare alcuni delle decine di migliaia di bambini abusati dai preti cattolici), ora il ricatto si fa ancora più pesante.

O la società civile Italiana si mette in ginocchio al dio criminale dei cattolici o la chiesa cattolica è decisa ad affamare e ricattare la società civile.

Dichiara il cardinale Bertone segretario di stato Vaticano riportato dal giornale La Repubblica del 05 settembre 2007:

 ““Sono solo attacchi di qualche gruppo ben connotato politicamente, polemiche meschine che danneggiano l’immagine pubblica dell’Italia e colpiscono i veri destinatari della carità ecclesiale, i poveri.” e minaccia nello stile della chiesa cattolica. “Ma a questa azione la chiesa non risponderà mai con i mezzi come lo sciopero sociale” o con campagne contro le tasse.”

O mi date il denaro per ricattare la popolazione (stiamo ricattando anche i Peruviani approfittando del terremoto) o aderiamo anche noi allo sciopero delle tasse o con lo sciopero sociale: lasciamo affamati i poveri. E’ lo stile della chiesa cattolica che risponde in questo modo all’accusa dell’Unione Europea sui privilegi fiscali che attraverso le relazioni mafiose la chiesa cattolica ha imposto allo Stato Italiano in violazione delle norme comunitarie.

I governi democristiani hanno sottratto fondi allo Stato Italiano per finanziare l’attività sociale della chiesa cattolica e le relazioni mafiose sono rimaste all’interno dello stato Italiano e continuano a favorire la distrazione di fondi alla comunità nazionale con mille motivazioni e mille giustificazioni. E’ il “Buon Samaritano” che si esprime attraverso i ladroni che bastonano, la mafia nello stato che distrae risorse, il terremoto occasionale a cui le nazioni non sono in grado di far fronte, l’organizzazione sociale inadeguata per affrontare i tempi moderni (come l’India) ecc.  E dove c’è il Buon Samaritano che danneggia le società civili ci sono sempre i criminali, come la macellaia dell’India, la Teresa di Calcutta col suo impero miliardario, o Bertone con i miliardi di euro che sottrae al popolo Italiano, che ricattano la società civile per garantirsi potere e dominio sociale.

E per coprire l’attività di ricatto sociale di Bertone, ecco le dichiarazioni di Ruini che, toccando sensibilità nazionali, distrae l’attenzione:

“Aborto, l’offensiva di Ruini “Doveroso modificare la legge 194”.”

E Bagnasco ribadisce il diritto di danneggiare la società civile:

“Il cardinale Bertone attacca i critici delle esenzioni Ici. Mentre il presidente della Cei Bagnasco ribadisce che l’ora di religione è basata sul concordato, “non è un privilegio né una concessione e non è una forma di catechesi ma è una forma di cultura”.”

Peccato solo che la concessione concordataria dell’ora di religione è stata estorta dalla chiesa cattolica con il ricatto nei confronti dello stato Italiano (che ha dovuto rinunciare a principi costituzionali per fare la concessione) e non viene perseguita l’attività di mafia con cui la chiesa cattolica ricatta le singole persone e le singole famiglie che non iscrivono i loro figli all’ora di religione.

Questo è il significato dell’insegnamento del Buon Samaritano!

Marghera, 30 agosto 2007 (ultima parte aggiunta in data 05 settembre 2007)

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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