La chiesa cattolica
Il terzo comandamento (quarto
per l’esodo)
Ricordati di santificare le
feste!
Significato sociale e
giuridico, Del (quarto) terzo
comandamento della bibbia di
ebrei e cristiani
di Claudio Simeoni
Vai all'indice per ricordare cosa succede se si è cittadini distratti.
Ricordati del giorno di riposo, per santificarlo. Per sei giorni
lavorerai e attenderai alle opere tue, ma il giorno settimo è giorno di riposo
per il Signore, Iddio tuo; non fare in quello alcun lavoro, né tu, né tuo
figlio, né tua figlia; né il tuo servo né la tua serva né il bestiame o il
forestiero che è dentro alle tue porte, poiché in sei giorni il signore fece il
cielo e la terra e il mare e tutto quello che essi contengono, ma il settimo
giorno si riposò: per questo il Signore benedisse il giorno del Sabato e lo
santificò. Esodo 20, 9-11
Si tratta del quarto
comandamento dell’Esodo, il terzo per la chiesa cattolica.
Questo comandamento è
uno dei comandamenti che smentisce l’antichità della bibbia e conferma come la
bibbia fu scritta nel VII-VI secolo a Babilonia o appena gli ebrei deportati
tornarono da Babilonia (e iniziarono a macellare gli ebrei che seguivano ancora
il culto di Baal). La divisione del tempo in sette
giorni è un’invenzione babilonese fra la fine del II millennio e l’inizio del
primo millennio a.c.
E’ il comandamento
della sottomissione al dio. Il comandamento, onorando il quale, l’ebreo e il
cristiano riconoscono che dio è il loro padrone e lavorano su sé stessi
interiorizzando il dio padrone e giustificando la loro condizione di schiavitù.
E’ il comandamento
della schiavitù.
Non è dio che
pretende che l’uomo gli obbedisca, ma è l’uomo che impone a sé stesso di
obbedire a dio.
Nel catechismo della
chiesa cattolica leggiamo a proposito di questo comandamento:
“ 2172 – L’agire di
dio è il modello dell’agire umano. Se dio nel settimo giorno “si è riposato”
(es. 31, 17), anche l’uomo deve “far riposo” e lasciare che gli altri,
soprattutto i poveri, “possano goder quiete” (Es 23,
12) Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua. E’ un
giorno di protesta contro la schiavitù del lavoro e il culto del denaro. [Cf Ne 13,15 e 2 Cr 36,21]”
A prima vista sembra che la chiesa cattolica
celebri il sabato, come giorno di riposo, contro la schiavitù e il “culto” del
denaro. Andiamo a leggere quel Neemia e quel Cronache
2 citato dal catechismo della chiesa cattolica:
“In quel tempo vidi
nella Giudea gente che di sabato pigiava negli strettoi e trasportava covoni,
caricava sugli asini vino, uva, fichi e ogni sorta di prodotti per portarli di
sabato in Gerusalemme, e li avvertii di non vendere quei prodotti in tal giorno.
Anzi, uomini originari di Tiro e che abitavano nella città, portavano pesce e
ogni sorta di merce, e li vendevano nei giorni di sabato ai figli di Giuda, e
questo nella stessa Gerusalemme. Io rimproverai i maggiorenti di Giuda,
protestando: “Che detestabile colpa commettete voi, profanando il giorno di
sabato! Non fu forse così che agirono i padri nostri? E il nostro dio, proprio
per tali colpe fece venire su di noi e sulla città tutti questi mali! Voi,
violando il sabato, accrescete la sua ira contro Israele”. Per questo appena l’ombra
copriva le porte di Gerusalemme, avanti il sabato, io ordinavo di chiudere i
battenti e di non riaprirli, finché il sabato non fosse terminato; posi pure
alcuni dei miei uomini di guardia alle porte, affinché nessuno portasse dentro
carichi in giorno di sabato. Tuttavia merciaioli e
venditori d’ogni genere di mercanzia una volta o due passarono la notte fuori
di Gerusalemme. Allora li minacciai dicendo loro: “Perché pernottate davanti
alle mura? Se il fatto si ripete, metterò la mano sopra di voi [vi ammazzo. Tanto
per capire il senso]”. E da allora non
vennero più di sabato. Quindi ordinai ai leviti di purificarsi e di venire a
custodire le porte, perché il giorno di sabato fosse santificato. Anche per
questo ricordati di me, o mio dio, e usami pietà, secondo la tua grande
misericordia.” Neemia 13, 15-22
E ancora:
“Poi Nabucodonosor condusse in esilio a Babilonia tutti quelli
che non erano periti di spada, i quali divennero schiavi del re e dei suoi
figli, fino a quando prese il dominio il regno persiano. Così s’avverrò
completamente la parola del signore, detta per bocca di Geremia: “Fino a quando
il paese abbia goduto i suoi sabati”. Difatti quella terra, per tutto il tempo
della desolazione, rimase incolta, finché non furono compiuti i settanta anni.”
II Cronache 36, 20-21
Come si può
constatare, dai riferimenti che la chiesa cattolica cita nei suoi libri sacri,
il sabato, col riposo in quanto riposo, non c’entra assolutamente niente. Al
contrario, in Neemia se le persone non si adeguano
vengono minacciate di morte.
L’ordine di non
lavorare di sabato (o di domenica, come adotteranno i cristiani) non è dovuto
per concedere il riposo, ma, al contrario, per costringere le persone a sacrificare
la loro vita al dio padrone. E’ per aver imposto questa violenza che Neemia chiede al suo dio di tener conto nell’usare pietà
nei suoi confronti. Il dio degli ebrei deve essere grato a Neemia
che con la violenza ha imposto alle persone di fermarsi di sabato.
Un dio padrone che
perseguita le persone che non si mettono in ginocchio davanti a lui nel giorno
del riposo.
E’ lo stesso Gesù che
riafferma la proprietà del dio padrone dell’uomo nel giorno di sabato. Gesù è
il padrone del sabato non in quanto uomo che si riappropria del giorno contro
il volere del padrone; è il padrone del sabato in quanto figlio del dio padrone
e, dunque, padrone egli stesso. La chiesa cattolica, quando cita il suo padrone
nelle sue scritture, si guarda sempre bene dal presentare la citazione completa
all’interno dell’insieme del discorso. La chiesa cattolica deve creare l’illusione,
nei suoi schiavi (leggi fedeli), che il suo Gesù sia un soggetto “umano” e non
il peggior criminale che la storia abbia visto.
Dice la chiesa
cattolica nel Catechismo della chiesa cattolica:
“2173 – Il vangelo
riferisce numerose occasioni nelle quali Gesù viene accusato di violare la
legge del sabato [ Mc 1,21 e Gv 9,16]. Ma Gesù non viola mai la santità di tale
giorno. Egli con autorità ne dà l’interpretazione autentica: “Il sabato è fatto
per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27). Nella sua bontà, cristo
ritiene lecito “il giorno di sabato fare il bene” anziché “il male, salvare una
vita” anziché “toglierla” (Mc 3,4). Il sabato è il giorno del signore delle
misericordie e dell’onore di dio [Mt 12,5 e Gv 7,23].
“Il figlio dell’uomo è padrone anche del sabato” (Mc 2,28).”
Innanzi tutto la
prima frase non può essere scomposta in quanto la seconda parte della frase di
Gesù è la motivazione della sua violazione del sabato. Infatti, Gesù dice:
“Il sabato è fatto
per l’uomo e non l’uomo per il sabato; il figlio dell’uomo è padrone anche del
sabato”. Marco 2, 27-28
Gesù afferma di
essere, in quanto figlio dell’uomo (figlio del dio padrone) padrone del sabato.
Gli altri uomini non sono i padroni del sabato e, dunque, devono attenersi alla
legge. Ma non lui.
Atroce è il quesito
che Gesù pone:
“E’ permesso fare del
bene o del male in giorno di sabato, salvare una vita o lasciarla morire?” Marco
3, 4
E’ un quesito atroce
perché l’una e l’altra azione, in quanto azione, non è differente. E’
differente nelle intenzioni di chi la compie, ma non nell’azione che viene
fatta. L’atrocità di Gesù non sta nel “contestare” che il giorno di sabato si
possa far qualche cosa, ma contesta le “intenzioni” per cui quella cosa viene
fatta. Gesù afferma, di fatto, che lui può sia uccidere che salvare una vita
purché ciò sia, bene. Esattamente come Neemia
affermava di voler uccidere chi si fermava fuori delle porte di Gerusalemme
perché fare ciò gli permetteva di entrare nella misericordia del suo dio.
Ammazzare Isacco per
volere del dio padrone da parte di Abramo è forse fare il male? Se così fosse,
nella logica cristiana, il dio padrone di Abramo ordinava il male.
La questione non è
ciò che si fa o non si fa di sabato, ma il sabato deve essere impiegato per
sottomettere l’uomo a dio.
E’ il comandamento
della manipolazione mentale.
L’uomo non deve poter
vivere senza dio e il dio, davanti al quale l’uomo si sottomette, deve
determinare e scandire la vita dell’uomo. La divisione del tempo in settimane è
un’invenzione babilonese fin dalla fine del secondo millennio a.c.. Gli ebrei, che scrissero i libri del pentateuco a
Babilonia (o appena tornati da Babilonia), assunsero la divisione del tempo in
settimane come appreso durante la deportazione a Babilonia.
Mentre a Roma i
giorni festivi variavano (nel secondo secolo d.c., a Roma, i giorni festivi
erano un giorno su due), i cristiani mantennero solo il settimo giorno perché
quella scadenza permetteva loro di imporre meglio la manipolazione mentale
delle persone e di controllarne meglio l’attività sessuale.
Il settimo giorno,
che i cristiani chiamano domenica, non è un giorno di festa, come oggi appare.
Ma un giorno in cui il lavoro viene svolto su sé stessi affinché il sé stessi
sia sottomesso al dio padrone. Quest’azione conferma la gerarchia sociale che
come teocrazia ha la sua legittimazione nel riconoscimento della società dell’autorità
del dio che rappresenta.
La manipolazione
mentale, per ottenere il consenso sociale, è un’invenzione ebrea:
“E questi comandamenti che oggi ti dono rimangano ben
impressi nel tuo cuore, insegnali [N.B. Il termine esatto è “inculcali”] ai tuoi
figli, parlane loro e quando te ne stai in casa tua, e quando cammini per via,
e quando ti corichi, e quando ti alzi. Legali come segnale alla tua mano e ti
siano come frontali tra i tuoi occhi; scrivili sugli stipiti della tua casa e
sopra le tue porte.” Deuteronomio 6, 6-9
Affinché la
manipolazione mentale funzioni è necessaria una forte dipendenza dei figli
dalla figura paterna che viene identificata col dio (ma rappresentata da un
padre onnipotente il cui dovere consiste nel picchiare i figli), una forte
violenza emotiva con cui si costringono le emozioni del ragazzo a rispondere
positivamente alle sollecitazioni coercitive (di obbedienza e sottomissione)
che provengono dalla società e comportamenti cadenzati e ripetuti nel tempo,
per molti anni, affinché la dipendenza emotiva venga interiorizzata e
imprigioni il divenire della persona.
La dipendenza dei
figli e la violenza paterna è ben rappresentata nella bibbia dalla necessità
dei padri di bastonare i figli e dal diritto dei padri di vendere le figlie
come schiave (non esistono nella bibbia dei diritti dei figli nei confronti dei
genitori). I comportamenti di sottomissione e di “canti di gloria al padrone”
diventano il motivo con cui “cadenzare” la vita delle persone. Le persone,
costrette alla sofferenza nel loro quotidiano dal lavoro, dalla sottomissione e
dalle umiliazioni, trovano conforto solo in quel momento in cui escono dalla
sofferenza, vanno in chiesa a pregare manifestando il loro amore come
sottomissione al dio padrone per poi ritornare nella sofferenza, nell’obbedienza
e nella sottomissione attendendo la prossima volta che andranno in chiesa.
Nella chiesa
cattolica il controllo militare dei fedeli avviene mediante la celebrazione
della messa la domenica.
Proviamo a leggere il catechismo della chiesa cattolica
sulla parrocchia e sull’obbligo della domenica:
“2179 – “La
parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita
stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare e la cui cura pastorale è
affidata, sotto l’autorità del vescovo diocesano, ad un parroco quale proprio
pastore” E’ il luogo in cui tutti i fedeli possono essere convocati per la
celebrazione domenicale dell’eucarestia. La parrocchia inizia il popolo
cristiano all’esperienza ordinaria della vita liturgica, lo raduna in questa
celebrazione; insegna la dottrina salvifica di cristo; pratica la carità del
padrone in opere buone e fraterne:
“Tu non
puoi pregare in casa come in chiesa, dove c’è il popolo di dio raccolto, dove
il grido è elevato a dio con un cuore solo. Là c’è qualche cosa di più, l’unisono
degli spiriti, l’accordo delle anime, il legame della carità, le preghiere dei
sacerdoti” (Citazione del catechismo della chiesa cattolica da Giovanni Crisostomo).”
“2180 – Il precetto
della chiesa definisce e precisa la legge del padrone: “La domenica e le altre
feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla messa
[codice di diritto canonico 1247]. “Soddisfa il precetto di partecipare alla
messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello
stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente”.
“2181 – L’eucarestia
domenicale fonda e conferma tutto l’agire cristiano. Per questo i fedeli sono
tenuti a partecipare all’eucarestia nei giorni di precetto, a meno che siano
giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti
o ne siano dispensati dal parroco). Coloro che deliberatamente non ottemperano
a questo obbligo commettono un peccato grave.”
“2182 – La partecipazione
alla celebrazione comunitaria dell’eucarestia domenicale è una testimonianza di
appartenenza e di fedeltà a cristo e alla sua chiesa. In questo modo i fedeli
attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi testimoniano al
tempo stesso la santità di dio e la loro speranza nella salvezza. Si rafforzano
vicendevolmente sotto l’assistenza dello spirito santo.”
In altre parole:
confermano e rafforzano la manipolazione mentale ricevuta.
Non è l’uomo che si
riposa, ma è l’uomo che lavora affinché la sottomissione al suo dio sia
confermata e la paura dell’emarginazione dal gruppo del “fedeli” sia
allontanata.
Come dio, così la
chiesa cattolica on la “santificazione del settimo giorno” viene confermata
come la padrona delle persone.
Il terzo comandamento
della chiesa cattolica, quarto nella serie dell’esodo da cui lo prendo, è
perfettamente funzionale alla manipolazione mentale delle persone, alla
distruzione della loro indipendenza nella vita quotidiana e ad imporre il
terrore, mediante il controllo sociale, da parte della chiesa cattolica.
Il controllo della
chiesa cattolica è stato rimosso negli ultimi 60 anni dopo l’entrata in vigore
della Costituzione della Repubblica.
Le persone, da massa,
popolo informe, si sono trasformate in cittadini. Usano il tempo libero dal
lavoro per sé stesse. Per il proprio riposo e per il proprio piacere. Attualmente
in Italia solo il 20% dei cittadini si sentono ancora schiavi del dio padrone
tanto da dover andare in chiesa la domenica per assistere alla messa.
I cittadini
preferiscono essere i padroni del sesto, settimo e anche degli altri, giorni
della settimana.
La manipolazione
mentale infantile, da parte della chiesa cattolica si è attenuata (circoscritta
in alcuni ambienti) e, comunque, deve far i conti con una società che invia un
enorme flusso di informazioni impedendo all’individuo di fissare la sua
attenzione sull’assolutismo cattolico. Ciò non toglie che il terzo (quarto per
l’Esodo) comandamento abbia avuto la funzione di manipolare l’individuo affinché
costringa sé stesso in ginocchio davanti al padrone con tutto il suo cuore e
con tutta la sua anima.
“Ricordati del giorno di riposo, per
santificarlo. Per sei giorni lavorerai e attenderai alle opere tue, ma il
giorno settimo è giorno di riposo per il Signore, Iddio tuo; non fare in quello
alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia; né il tuo servo né la tua
serva né il bestiame o il forestiero che è dentro alle tue porte, poiché in sei
giorni il signore fece il cielo e la terra e il mare e tutto quello che essi
contengono, ma il settimo giorno si riposò: per questo il Signore benedisse il
giorno del Sabato e lo santificò”.
La persona, con questo comandamento, viene derubata. Viene derubata della
propria libertà per diventare uno schiavo con tutto il suo cuore e con tutta la
sua anima.
Marghera, 28 gennaio
2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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