La chiesa cattolica
Il sesto comandamento
(settimo per l’esodo)
Non commettere adulterio!
Significato sociale e
giuridico, Del (settimo) sesto
comandamento della bibbia di
ebrei e cristiani
di Claudio Simeoni
Vai all'indice per ricordare cosa succede se si è cittadini distratti.
Vai al Commento ai comandamenti ebraici di Mosè fatti propri dai cristiani.
Non
commettere adulterio; non fornicare.
(non fare all’amore;
non copulare; non scopare)
(non masturbarsi; non
eiaculare; non toccarsi il clitoride;)
(non aver rapporti con stesso sesso; non frequentare prostitute; non godere della pornografia)
Esodo 20, 14
Si tratta del settimo
comandamento dell’Esodo, il sesto per la chiesa cattolica.
La sessualità umana è
la principale veicolazione della struttura emotiva degli Esseri Umani.
L’energia sessuale è l’energia della vita.
E’ la vita stessa.
Controllare la
sessualità degli Esseri Umani, significa controllare la loro vita, le loro
idee, il loro modo di essere nel mondo.
Il controllo militare
della sessualità fu introdotto, in campo religioso, dagli ebrei mentre erano
deportati a Babilonia.
Imposero la
circoncisione per marchiare le persone ebree e distinguerle dal resto della
popolazione babilonese impedendo agli ebrei, deportati a Babilonia, di
integrarsi con le varie popolazioni presenti a Babilonia.
La circoncisione era
una pratica già presente in Egitto, non aveva caratteri religiosi, ma solo
caratteri medico-igienici. La circoncisione praticata dagli ebrei risponde ad
un’ideologia religiosa molto semplice. Gli ebrei sono il bestiame del loro dio
padrone che vogliono distinguersi dagli Esseri Umani che seguono altri Dèi.
Come bestiame devono essere marchiati perché solo in quel modo il loro dio
padrone li può distinguere in mezzo ad altri popoli.
I cristiani per
controllare le persone devono impossessarsi della loro sessualità. Fanno
dell’astinenza e dell’impotenza sessuale l’elemento centrale della loro
religione.
Gesù stesso, la cui
unica attività sessuale intuibile nei vangeli è legata alla pedofilia (Marco
14, 51) fa dell’astinenza sessuale un modo con cui controllare le persone e la
loro sessualità.
E’ in Matteo
l’esigenza che Gesù esprime affinché gli uomini si facciano eunuchi per il
regno dei cieli (Mateo 19, 12).
Paolo di Tarso era
sessualmente impotente e riteneva la sua impotenza sessuale un dono del suo dio
per non peccare. La sua ideologia era sessualmente fobica essendo la sua
impotenza sessuale elemento centrale e modello della sua ideologia religiosa.
(1 corinti 7, 6-9)
Tutta la “fede”
cristiana è imposta mediante la coercizione sessuale e il terrorismo sessuale
nei confronti delle persone e dei bambini in particolare.
E’ sufficiente aprire
qualunque libro cristiano per leggere la sessuofobia cristiana e cattolica in
particolare. Tutta la storia cristiana è una feroce guerra contro la sessualità
delle persone. Una guerra disseminata di cadaveri, di violenza e pedofilia,
come veicolazione perversa delle pulsioni sessuali che i cristiani, i cattolici
in particolare, hanno imposto a bambini indifesi.
“Di fronte
alle mille insidie tese contro la purezza dei nostri giovani, in mezzo
all’atmosfera corrotta che fa appassire la primavera della vita e distrugge la
gioia delle giovani anime, possono gli educatori cristiani e i sacerdoti
rimanere inattivi? S. Alfonso de’ Liguori scrive: “Tra i condannati che
popolano l’inferno non ce né uno solo che non abbia peccato contro il sesto
comandamento e il 99% sono appunto condannati per questo peccato”. Se possiamo considerare questo detto come
un’opinione personale, non ci è possibile di chiudere gli occhi dinanzi alle
terribili conseguenze di questo vizio. Oggi al fanciullo che abita le grandi
città non sono sconosciute le cose più pericolose. Molti fanciulli hanno delle
viziose abitudini già in così delicata età, da non poter supporre in essi la
conoscenza della natura del peccato. Quando riconoscono la gravità del loro
agire dopo anni di abitudine cattiva, non sanno più staccarsene. Spesso già
negli occhi dei giovinetti c’è un’inquieta fiamma; hanno i loro libri
preferiti, in cui con cupidigia curiosità possono trovare svelati i più
delicati misteri; il sorriso cinico di vecchi libertini si trova talvolta nel
viso di giovani sui quindici o sedici anni. Come il frutto immaturo, nel cui interno
c’è un verme nascosto, quanti nostri giovani cadono, prima di aver apprezzato
le nobili idealità della vita. Quanti pastori di anime, stenterebbero a trovare
tra i giovani oltre i quindici o sedici anni chi si conservi interamente puro.
Una statistica di medici tedeschi parla di una percentuale altissima di
fanciulli la cui purezza è naufragata. Anche se tale affermazione fosse
esagerata, rimane lo stesso assai elevato il numero delle vittime di questo
terribile vizio.” Toth Tihammer “L’educazione spirituale del giovane” 1943 ed.
Libreria emiliana editrice Venezia p. 114-115
Oppure:
“In molte
vite di santi si nota questa intima relazione cogli angeli. Anche se si vuole
vedere negli angelici rapporti di santa Cecilia una poetica leggenda, una cosa
rimane però certa: per gli incoraggiamenti dell’angelo custode vi sono anime
che lottano per l’angelica purezza, sicure di raggiungerla; di questi angelici
rapporti solo nell’eternità cadono tutti i veli. Il sacerdote è riconoscente
per l’alta distinzione di essere chiamato a seguire tali sentieri. Tutto il popolo vuole da lui,
che egli sia angelico anche nella sua conversazione. “Egli non deve percorrere i sentieri comuni e
battuti dagli altri uomini, ma quelli degli angeli del cielo e degli uomini
perfetti sulla terra” (Imitazione di Cristo 4,5). Quando l’Aquinate (Tommaso
d’Aquino) ebbe trascorso un’ora tormentosa, che egli con ferrea volontà riuscì
a superare, allora gli angeli discesero verso di lui e gli diedero un cinto
(cilicio), che per tutta la vita lo rese libero dalle tentazioni sessuali.
Questa semplice narrazione nel Breviario del 7 marzo ha un profondo significato
quale norma per il nostro modo di vita. Così vivendo, il sacerdote trova una
manna nascosta negli intimi rapporti col re degli angeli, pregusta quella
felicità, che attende soltanto quelle anime vergini, che sono più vicine al
divino Agnello nel regno della gloria (Apocalisse 14, 4).” Pag. 102-103
cardinale Adolfo Bertram “Sempre più e sempre meglio nella vita sacerdotale”
ed. SEI 1933
E le conseguenze di
queste aberrazioni:
Diventato
sacerdote a sua volta, egli intraprese una relazione sessuale consensuale con
un prete più giovane che infine rivelò tutto al vescovo, provocando
l’improvviso allontanamento del nostro autore dalla sua parrocchia.
“Ho
ricevuto un’educazione cattolica ed ero orgoglioso si essere un chierichetto.
L’estate in cui compii 12 anni il mio prete preferito lasciò la parrocchia
[...] il nuovo prete venne a confortarmi [...] Nel corso dell’estate divenne il
mio miglior amico [...] ma nel tessuto della nostra relazione iniziarono a
germogliare i semi della confusione [...] Mentre guardavamo la televisione con
la mia famiglia, io e padre Larry, seduti alle spalle di tutti, ci tenevamo per
mano. Questo portò a carezza più intime [...]. Alcuni giorni dopo, iniziammo a
praticare sesso in modo più completo. I miei ricordi più terribili sono di noi
due che facciamo sesso e subito dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con
la mia famiglia. Spesso Padre Larry benediva la tavola mentre io pregavo
silenziosamente che la mia famiglia non venisse mai a sapere quello che era
appena successo di sopra.
“Riesci ad
immaginare?”, domanda Frawley-O’Dea nel suo contributo sulle conseguenze
psicologiche di queste sinistre seduzioni. Come l’autrice spiega, lo shock
psicologico provocato da questa schiacciante sovrastimolazione e da questo
tradimento personale assoluto richiede l’attivazione del grave meccanismo di
difesa della dissociazione, foriero a sua volta di conseguenze devastanti.
L’adulto superstite è intrappolato nel mondo intimo del bambino abusato,
Un luogo
dominato dal terrore, da una rabbia impotente ma furiosa e da un dolore per il
quale letteralmente non ci sono parole [...]. Per le vittime di abuso da parte
di un sacerdote, un colletto romano, il profumo di incenso, la rifrazione della
luce attraverso le vetrate a una certa ora del giorno, il suono dell’organo o,
a maggior ragione, l’interazione con
preti e vescovi in relazione all’abuso stesso possono facilmente far emergere
stati del Sé solitamente dissociati.
I preti
autori di abusi sessualmente vittimizzati durante l’infanzia da altri sacerdoti
devono inoltre fare i conti con la perversione psicologica del rituale sacro
delle loro vite spirituali. Per esempio,
nel caso discusso da Celenza, Padre J., un prete responsabile di condotta
sessuale inappropriata nei confronti di alcune parrocchiane adulte, all’epoca
in cui era chierichetto era stato abusato da un prete della parrocchia, che lo
induceva a praticargli una fellatio ogni settimana dopo la messa. Durante la
terapia, il prete giunse a comprendere che il rituale settimanale aveva
contribuito alla sua convinzione di essere malvagio: era “rimasto intrappolato
in un circolo vizioso di purificazione, peccato e bisogno di nuova
purificazione [...] in questa sorta di rito battesimale e purificatore, peccato
e bisogno di nuova purificazione, con l’eiaculato come acqua che sporca e che
pulisce, acqua santa e acqua benedetta”.
[...]
In modo
analogo, Richard Gartner cita uno dei suoi pazienti, che descrisse questa
perdita in termini spirituali. Definendosi un “uomo religioso senza una
Chiesa”, il paziente raccontò: “Ero entrato in seminario perché il
cattolicesimo significava qualche cosa per me. Ma ora non posso entrare in una
chiesa senza sentire il desiderio di vomitare. Mia moglie dice: “Andiamo in una
chiesa episcopale: è quasi la stessa cosa!”. Ma non è la stessa cosa. Non sono
un episcopale, sono un cattolico. E non c’è nessun posto in cui possa andare
per esserlo.”.
Tratto da.
“”Atti impuri – la piaga dell’abuso sessuale nella chiesa cattolica” a cura di
Mary Gail Frawley-O’Dea e Virginia Goldner ed. Raffaello Cortina
E ancora:
“I preti
non detengono certo il monopolio degli abusi sessuali. Ho conosciuto vittime di
abusi perpetrati da familiari, insegnanti, allenatori, capi scout, baby-sitter,
vicini e medici, per no citare gli esponenti del clero non cattolico. Tuttavia,
gli abusi commessi dai preti hanno implicazioni particolari per le loro
vittime. I bambini cattolici imparano a
chiamare i membri del clero Padre, Madre, Sorella, Fratello. Esiste
l’intento comune, solitamente benevolo, di rendere gli ecclesiastici parte
della “famiglia” del parrocchiano. I bambini possono interpretare queste idee
degli adulti in modo piuttosto letterale. Inoltre, un prete non è semplicemente
“un” padre. E’ un diretto rappresentante del Padre, una rappresentazione
vivente del cristo. Un prete disse esplicitamente ad un bambino che resistere
alle sue molestie avrebbe voluto dire opporsi direttamente alla volontà di dio.
Incoraggiati a considerare i rappresentanti del clero come membri speciali
della famiglia dotati di una relazione immediata con dio, come possono i
bambini comprendere il fatto che Padre, Madre, Sorella o Fratello rivolgano
loro astensioni sessuali? Un membro sacrosanto della famiglia li ha traditi in
modo profondo. Quanto più credono che il prete costituisca un tramite con dio,
tanto più grave è il tradimento. Quanto più accettano le implicazioni familiari
del fatto di chiamare qualcuno Padre, Madre Sorella o Fratello, tanto più
l’abuso assume caratteri incestuosi. In questo senso molte vittime di sacerdoti
devono fare i conti, sul piano psicologico, con un incesto. Quando un bambino è abusato da un prete, è
possibile che non abbia semplicemente una crisi di fede; può letteralmente
sentire di stare tradendo dio. Sa che il suo aggressore ha espresso voto di
castità. Anche se è sicuro di non aver mai desiderato sessualmente il
sacerdote, può pensare di averlo in qualche modo spinto a infrangere quella
promessa, un pensiero che diviene assai probabile se l’abusante gli dice che
quel tipo di comportamento nasce dal suo essere speciale, o bello. Qualunque
sia l’intenzione dell’uomo nel dire queste cose, il ragazzo può dedurne che
l’abuso è stato commesso per colpa sua. Quando il ragazzo si rende conto di
essere stato sfruttato da qualcuno che per lui rappresenta un legame diretto
don dio, il suo mondo spirituale può cominciare a crollare. I ragazzi che più
facilmente subiscono abusi da parte dei sacerdoti provengono spesso da famiglie
con forti convinzioni religiose. Possono essere chierichetti o coristi; con
molta probabilità si sentono immersi nella propria vita religiosa e nutrono una
visione idealizzata dei propri mentori spirituali. Inoltre, possono provenire
da famiglie problematiche e cercano
all’interno della Chiesa figure parentali che possano fungere da modelli di
ruolo e assicurare la stabilità di cui a casa sentono la mancanza.” Tratto da.
“”Atti impuri – la piaga dell’abuso sessuale nella chiesa cattolica” a cura di
Mary Gail Frawley-O’Dea e Virginia Goldner ed. Raffaello Cortina
Appare del tutto
evidente che la repressione della sessualità ordinata dal dio dei cristiani ha
la funzione di generare situazioni fobiche al servizio di una gerarchia sociale
in cui le persone sono solo bestiame da usare.
Così la repressione
della sessualità infantile, da parte delle chiese cristiane, ha lo scopo di
indurre la sottomissione e la dipendenza, anche sessuale, nei confronti di una
gerarchia di comando sociale che proviene dal dio.
Un esempio di questo
lo abbiamo nella recitazione di Maria mediante il magnificat. Io, dice Maria,
sono l’oggetto che tu, dio padrone possiedi. Il modello che dio, attraverso
Luca, propone agli individui della società e pone a fondamento dei sottoposti
alla gerarchia sociale.
Il controllo della
sessualità degli Esseri Umani è l’obiettivo del cristianesimo e delle chiesa
cattolica in particolare.
Proviamo ad
analizzare i vari aspetti delle proibizioni che questo comandamento indica.
Proibizioni che, stando alle regole sociali dettate dalla Costituzione
dovrebbero essere relative ai comportamenti dei cristiani all’interno della
loro religione e non imposti alla società.
Afferma la chiesa
cattolica:
“2351 – La
lussuria è il desiderio disordinato o
una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente
disordinato quando è ricercato per sé stesso, al di fuori delle finalità di
procreazione e di unione.” Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo
1994
La libido, da cui
deriva il concetto cristiano di lussuria, è veicolata nel concetto di amore,
l’Eros di Esiodo che per primo emerge da Nera Notte e che viene espresso nella
vita da ogni singolo Essere e dall’Essere Umano nel nostro caso.
Cosa cercano gli
uomini e le donne lussuriose?
Cercano la
disgregazione della loro coscienza e la riaggregazione della loro coscienza su
un altro e diverso piano emotivo e razionale.
Rinunciare alla
lussuria significa attendere passivamente la morte del corpo, della coscienza e
del cuore (o se preferite di tutto ciò che si vuole comprendere quando si usa
il termine “anima”).
Per riuscire a
comprendere la perversione inumana delle affermazioni fatte nel Catechismo
della chiesa cattolica che vuole indirizzare la pulsione di vita, desiderio
come tensione libidica desiderante, spostandone le funzioni dalla nascita e
crescita dell’individuo nel mondo alle finalità imposte dal dio padrone
cristiano come pulsione finalizzata a produrre bestiame umano, è sufficiente
leggere Ludwig Binswanger (1881-1966 psichiatra svizzero) e le sue riflessioni
(tratto dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti alla voce “amore”):
“L’amore è
considerato da Binswanger, la forma più alta in cui si esprime il “ci” dell’
“esser-ci”, ossia la sua originaria apertura: “Il “ci” dell’esser-ci, in quanto
esserci amante, non indica quell’apertura in forza della quale esso, in quanto
mio, è “là” in vista di sé stesso, ma quella apertura in forza alla quale
l’esserci, in quanto duale, è “là” in vista di noi, di me e di te, dell’ “un
l’altro”. L’esser-se-stesso dell’amore, la sua ipseità, non è un “io”, ma un
“noi” (1942, p. 65). Ciò comporta una modificazione della spazialità e della
temporalità. Lo spazio dell’amore è infatti abolizione di tutti i luoghi, così
come il tempo si raccoglie nell’istante eterno che oltrepassa le scansioni
temporali del presente, futuro e passato. Lo stesso linguaggio, che per
Binswanger è sempre un rivestimento del pensiero che porta a persuadere, dimostrare,
rischiarare, specificare, subisce una trasformazione perché “la dualità
dell’amore non ha bisogno di alcun rischiaramento, perché, in sé e per sé, è
già essa stessa luce.
“[...] Il
centro dell’amore è il cuore che esprime l’apertura di ogni singolo esserci al
“noi” della dualità amante: “Nell’essere-insieme-nell’amore l’esserci si scopre
come “cuore” e il “ci” dell’esser-ci (il da
del Dasein) di dischiude come la
patria del cuore” (1942, p. 109). In questa patria “la dualità nell’amore è
pura esaltazione, pienezza inarticolata, indeterminata, indivisa, quindi
ineffabilità, immobilità silenziosa, senza quasi respiro, un’immobilità che in
nessun modo significa negazione o privazione, bensì il supremo e più positivo,
anche se muto, compimento di tutto l’esserci” (1942, p. 200). Quando gli amanti
passano dal silenzio al dialogo, questo non ha un tema specifico e neppure uno
scopo preciso, non è socratico, sofistico, politico, economico, ma la sua
caratteristica è di esprimere quell’autenticità che è il proprio sé stesso
radicato nel cuore. Strettamente parlando il dialogo amoroso non ha contenuti,
perché non conta ciò che uno dice, ma il fatto che sia lui a dirlo.” Dizionario
di Psicologia di Umberto Galimberti al vocabolo “amore”.
Si tratta dell’uso
della lussuria che come ha portato le persone a nascere, così, destrutturando
la loro struttura razionale mediante l’atto sessuale, le ristruttura in uno
stato consapevole razionale superando le barriere di tempo e spazio che il
presente razionale ha eretto a limiti invalicabili.
La chiesa cattolica
parla dell’atto sessuale, la lussuria, come di un “desiderio disordinato”,
disordinato come l’emergere della vita. Non sa dove emerge. Non ha finalità
nell’emergere. Ha come scopo sé stessa, la sua conservazione e la dilatazione
del soggetto nel proprio presente. Questo avviene mediante l’energia sessuale,
la libido, la lussuria, che sono la vita che si dispiega emergendo dalla
non-vita nella quale la chiesa cattolica, i cristiani, vogliono rinchiudere
l’umana esistenza. Non per nulla, nel descrivere Eros, gli antichi lo indicano
come colui che scioglie i legamenti o, se preferite, spezza le membra.
E’ cattivo, perverso,
inumano, pensare alla libido, alla lussuria, come una tensione che ha come
finalità la procreazione. E’ una condizione inumana, violenta, perversa,
criminale. Costringe le persone a negare il loro sviluppo personale, morale e
sociale. Condannare la libido, la lussuria, imponendogli una finalità,
significa condannare la società, attraverso gli individui che la compongono,
alla malattia mentale, alla depravazione, all’esercizio della violenza
sessuale, all’incapacità di gestire le relazioni fra il singolo individuo e il
mondo in cui è nato.
“2352 –
Per masturbazione si devono intendere
l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere
venereo. “Sia il magistero della chiesa – nella linea di una tradizione
costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che
la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato”. “Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato
della facoltà sessuale fuori dei rapporti coniugali normali contraddice
essenzialmente la sua finalità”. Il godimento sessuale vi è ricercato al di
fuori della “relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, in un contesto di
vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana..”
[ Congregazione per la dottrina della fede (Ratzinger), dich. Persona humana, 9.] Il catechismo della
chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994
L’odio contro le
persone, che la chiesa cattolica e il cristianesimo in generale ha sempre
predicato è stato foriero, di grandi danni e di grandi sofferenze per le
persone e per i ragazzi in particolare. L’odio della chiesa cattolica, imposto
mediante la violenza, ha costruito nei ragazzi e nelle persone indicibili sensi
di colpa attraverso i quali la chiesa cattolica ha potuto dominarli.
Riporto dal
Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti alla voce “masturbazione”:
“La masturbazione
è considerata una normale tappa dello sviluppo sessuale, la masturbazione non
causa alterazione fisiche o psichiche se non nella misura in cui viene
inadeguatamente repressa o accompagnata da sensi di colpa o di inadeguatezza
per l’incapacità di stabilire rapporti sessuali completi. Diventa patologica
quando è pratica esclusiva o preferita ai normali rapporti sessuali. In questi
casi, quando non è una condotta conseguente a stati frenastenici o nevrotici, è
interpretata come sintomo di regressione o fissazione a stadi precedenti dello
sviluppo psicosessuale.” Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti alla
voce “masturbazione”
Appare del tutto
evidente come l’attività cristiana di criminalizzare la masturbazione costringe
i ragazzi e le ragazze ad interiorizzare i sensi di colpa vivendo un rapporto
conflittuale col proprio corpo e con la propria libido che finisce per
distruggere e sacrificare la loro vita e il loro sviluppo nel mondo e nella
società. Enormi sono le colpe della chiesa cattolica che tentando di
impossessarsi dello sperma delle persone per costringere le persone stesse al
suo uso finalizzato ha, di fatto, aggredito la vita di quelle persone con
grandi atti criminali che vanno imputati alle chiese cristiane, al dio dei
cristiani e al cristo Gesù dei cristiani. Tutte le torture a cui i cristiani
hanno sottoposto i ragazzi e le ragazze nel corso dei due millenni ricadono
come un marchio d’infamia nei confronti del loro dio criminale. Così
consigliavano i confessori:
“Alla
polluzione chiaramente verificata bisogna applicare convenienti rimedi: fisici
e morali. I rimedi fisici possono essere utili per guarire dalle polluzioni
volontarie e involontarie; essi consistono in una grande temperanza, in un
riguardoso metodo di vita, nell’astinenza da alimenti calorosi e da liquori
molto spiritosi, nel far uso di acqua e di latte, giacere su letto non soffice
e dormirvi poco, immergersi in bagni freddi, ed altri rimedi che i medici
sogliono suggerire, ma che però raramente sono efficaci. I rimedi morali sono
specialmente, il fuggire gli oggetti che sogliono indurre nella mente idee
lascive, il vegliare sopra sé stessi; padroneggiare i sensi; mortificare la
carne; meditare sui mali che provengono dall’abitudine delle polluzioni;
pensare alla morte, al giudizio di dio, all’inferno, all’eternità; fuggire
l’ozio, la taciturnità, la solitudine; pregare e frequentemente confessarsi,
ecc. ecc. I confessori possono anche prudentemente consigliare ai giovani molto
corrotti la lettura di libri, scritti su tali argomenti da medici, come, ad
esempio l’onanismo di Tissot, e
meglio ancora l’opuscolo del Doussin-Dubreuil intitolato: Pericoli dell’Onanismo. Quest’ultimo libro può essere indicato come
rimedio, ai giovani corrotti, senza pericolo alcuno.” Tratto da: Venere al
tribunale della penitenza (sesso in confessionale) di Monsignor Bouvier col
commento di Barbara Alberti, editore Claudio Gallone 1999
Terrorismo rivolto ai
ragazzi.
“2353 – La
fornicazione è l’unione carnale fra un uomo e una donna liberi, al di fuori del
matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della
sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla
generazione e all’educazione dei figli. Inoltre è un grave scandalo quando ci
sia corruzione dei giovani.” Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo
1994
Fornicare, fare
all’amore, accoppiarsi, andare a letto e tutti i modi dire popolari: scopare,
chiavare, copulare, forchettare, steccare, trombare, ecc. Chi più ne ha, più
nomi pronunci. E’ la veicolazione delle pulsioni di vita che emersero per prime
quando l’uovo dell’universo si schiuse dando origine alla vita. La vita è Eros.
Solo esprimendosi in ogni soggetto Eros alimenta la vita di ogni soggetto. La
negazione di Eros dentro agli Esseri Umani, li rende schiavi. Schiavi di un dio
padrone che può così alimentare la loro patologia psichiatrica da onnipotenza e
dipendenza. Il sesso è il modo con cui si esprime la vita; impedite, limitate,
regolate, il sesso e commettete crimini contro la vita: come il dio dei
cristiani nell’ordine del sesto comandamento.
E’ talmente inumana,
perversa e cattiva la proibizione di fare all’amore quando piace, con chi piace
e solo perché piace, che una volta che la proibizione non è più sostenuta dal
terrore delle armi e delle torture della chiesa cattolica, i costumi sociali si
modificano avvicinandosi sempre più ai costumi naturali che il desiderio di
possesso delle persone, da parte del dio padrone dei cristiani, ha sempre
negato e condannato.
Fare all’amore equivale
a CRESCERE! Ed è il bisogno fondamentale di ogni Essere della Natura che
veicola tale bisogno a seconda della specie in cui è divenuto. Gli Esseri della
Natura, e gli Esseri Umani nel nostro caso, fanno all’amore, copulano, perché
hanno il bisogno di farlo, non per un fine diverso dalla loro ricerca del
piacere. E’ innaturale e inumano attribuire alla soddisfazione di un bisogno un
fine. Sappiamo che il mangiare ci fa crescere o ci mette in forza dandoci
energia; ma noi non mangiamo per crescere, ma perché abbiamo bisogno di
mangiare. Il mangiare, quando si ha fame, dà piacere. Sfamarci ci crea uno
stato di piacere e di benessere che ha come conseguenza la crescita o il
rifornimento di energia. Solo che il rifornimento di energia o la crescita non è
il fine per cui mangiamo, ma mangiamo per cercare il piacere discriminando fra
cibi che ci danno maggiore o minore piacere. Lo stesso vale per il sesso. Lo
stesso vale per fare all’amore. Non esiste un “fine dell’amore”, esiste la
ricerca del piacere. Una ricerca che modifica uno stato in essere e, dalla cui
modificazione, si può procreare. Ma il procreare, quando è imposto come fine
del piacere sessuale, diventa un’azione criminale le cui conseguenze sono
quelle della costruzione della miseria
sociale.
“2354 – La
pornografia consiste nel sottrarre all’intimità dei partner gli atti sessuali,
reali o simulati, per esibirli direttamente a terze persone. Offende la castità
perché snatura l’atto coniugale, dono intimo degli sposi l’uno all’altro. Lede
grandemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti,
pubblico), perché l’uno diventa per l’altro l’oggetto di un piacere rudimentale
e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell’illusione di un
mondo irreale. E’ una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la
produzione e la diffusione di materiali pornografici.” Il catechismo della
chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994
La pornografia non è
solo un’attività lecita e legittima, ma è l’unica speranza degli Esseri Umani
di alimentare quella tensione emotiva capace di portarli fuori dall’orrore del
dio padrone dei cristiani. La repressione della sessualità e l’imposizione
dell’astinenza alimenta il desiderio sessuale e quando il cristiano cede al
desiderio entra in uno stato di depressione come risultato dei sensi di colpa
per esseri sottratto alla repressione e all’astinenza. Eugenio Borgna coglie i motivi della
depressione endogena in:
“Le
espressioni di colpa depressive si possono distinguere in colpa morale (quando
ci sia la coscienza di aver violato norme fondamentali su istanze comuni al
contesto sociale e culturale in cui si vive), in colpa religiosa (quando si
abbia la coscienza di non aver rispettato norme legate ai contesti di fede in
cui si crede) e in colpa esistenziale (quando il vivere è sentito come fonte di
colpa insostenibile).” Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti
Tutti questi sensi di
colpa hanno origine dall’imposizione della religione cristiana sui ragazzi e quasi
esclusivamente nel sesto comandamento, il non commettere adulterio o non
fornicare che preclude alle persone la possibilità di veicolare in maniera
sistematica e continuativa l’atto sessuale con chi si vuole e quando si vuole.
Il principio del piacere che spinge dentro all’uomo in quanto principio da cui
la vita è emersa e attraverso il quale il singolo Essere si sviluppa, viene
sostituito con il principio del dovere che negando naturalità e sistematicità
al principio del piacere costruisce i sensi di colpa nelle persone e alimenta
il delirio di possesso, legato al sesso, nelle gerarchie sociali.
La pornografia
alimenta il mercato criminale solo perché la chiesa cattolica e le religioni
monoteiste la condannano per costruire i sensi di colpa, i sensi del peccato,
con cui controllare le persone. L’episodio di Marrazzo, il presidente della
Regione Lazio, ci dimostra come il senso di colpa ha impedito a Marrazzo di
comportarsi da persona civile rivendicando il proprio diritto alla sessualità.
Non è la pornografia che alimenta i mercati criminali, ma il dio dei cristiani
che aggredisce la sessualità delle persone per trasformarle in schiave e
costruisce i mercati criminali entro i quali costringere la pornografia.
L’odio per la
sessualità, che la chiesa cattolica identifica con la “pornografia”, dando alla
parola un significato dispregiativo in quanto libera le persone dalla
coercizione fobica a cui la chiesa cattolica le costringe, è ben rappresentato
in “Venere al tribunale della penitenza – Sesso in confessionale” di monsignor
Bouvier:
“Così, il parlare osceno, come il nominare le
parti vergognose dell’altro sesso, il parlare dell’accoppiamento carnale e dei
modi di questo accoppiamento, ancorché si parli senza piacere voluttuoso, ma
per leggerezza affine di eccitare il riso, è reputato peccato mortale, perché
tale linguaggio eccita, di sua natura, movimenti libidinosi, specialmente nelle
persone (sia che parlino o che ascoltino) le quali non sono coniugate e sono
ancor giovani: e ciò dice pure s. Paolo, I ai Corinti, 15, 33: “i cattivi
discorsi corrompono i buoni costumi”. Io dissi, persona specialmente non
coniugate, per la ragione che certamente i coniugati non si commoverebbero
tanto facilmente essendo essi già assuefatti agli atti venerei. Coloro che però
dicono cose oscene in presenza di persone coniugate, ma che non sono però
coniugati fra loro, è ben difficile che non pecchino mortalmente.”
[...]
“Quelli che esercitano l’autorità su altri, e
soprattutto i pastori e i confessori, devono diligentemente procurare che gli
inferiori ad essi affidati non contraggano l’abitudine di parlare o di cantare
poco castamente memori delle seguenti parole di s. Paolo: “Non si parli tra voi
di fornicazione... e d’altre impurità;... siate come santi , e ritenete sconveniente
a voi ogni turpitudine, ogni stolta parola, ogni scurrilità.” (Efesini, 5, 3 e
4).” Tratto da: “Venere al tribunale della penitenza – Sesso in confessionale”
di monsignor Bouvier col commento di Barbara Alberti.
E’ talmente violenta l’azione
della chiesa cattolica contro le persone che queste si ribellano all’odio del
dio padrone cristiano. Quando la società si modifica, allora si producono
comportamenti come questi tratti da un articolo del giornale Il Gazzettino di
Treviso dell’inizio di Febbraio 2010:
Hanno
12 o 13 anni e i loro filmini girano in vari istituti. C'è chi
organizza gare di prestazioni erotiche durante la ricreazione
di Mattia
Zanardo
TREVISO (1
febbraio) - L’età dell’innocenza sembrano averla perduta da tempo, anche se non
hanno più di dodici o tredici anni. Ma non esitano a mostrare la propria nudità
o a cimentarsi in giochi erotici. Per i soldi con cui togliersi qualche sfizio
o solo per vantarsi con gli amici. Una ragazzina di una scuola media della
provincia si è autoripresa in situazioni hard, per poi rivendere il filmino ai
compagni per pochi euro. Di compratore in compratore, di mail in mail, il video
è arrivato fino a un’altra scuola di Padova.
In
un’altra media trevigiana sono stati gli insegnanti a segnalare il caso di una
giovanissima studentessa -nessun particolare problema personale, famiglia
normalissima - sorpresa a distribuire, via telefonino, le sue immagini osè a un
gruppo di amici. Nessun tornaconto economico, forse solo l’esasperato desiderio
di far colpo sui coetanei. Altra scuola, età simile, alcuni allievi hanno
raccontato di vere e proprie gare a suon di prestazioni sessuali, tra gruppi di
adolescenti, nei bagni dell’istituto durante la ricreazione. Dalle aule
scolastiche alle mura domestiche: pure nella Marca sarebbe in netto aumento il
fenomeno delle “web-girl”, ragazze che si spogliano a pagamento davanti a una
web-cam. Magari mentre i genitori guardano ignari la televisione nella stanza
accanto.
In episodi
simili, gli psicologi che lavorano con il mondo giovanile si imbattono con
frequenza crescente: «Spesso succede che i ragazzini sleghino l’affettività e
l’amore dalla corporeità e dalla sessualità - spiega Andrea Sales, responsabile
del centro di formazione Paradoxa -. A noi capita molto spesso di trovare
situazioni in cui i ragazzini si svendono, senza rendersi conto che vendere
un’immagine o un filmino di sé è comunque un modo di relazionarsi».
Certo, si tratta
di singoli casi, o tutt’al più di una minoranza dei giovanissimi trevigiani. Ma
rappresentano, tuttavia, la spia di una visione del sesso sempre più presente
anche tra gli adolescenti. Filtrata dai media e dalla pubblicità e potenziata
da internet: «Sicuramente la società di oggi, da una quindicina d’anni, come ci
insegnano la sociologia, l’antropologia, la psicologia sociale, è una società
molto, molto mercificata e mercificante. I ragazzini hanno bisogno di strumenti
valoriali, emozionali, ma anche cognitivi per evitare di cascare in questa
rete. Altrimenti rischiano di perdere di vista quello che è il valore della
propria persona». Oltre a perdere troppo precocemente l’innocenza.
Il Gazzettino 01
febbraio 2010.
Nulla di male, nulla
di sbagliato, in ciò che queste persone fanno. Purtroppo la loro azione avviene
in una società in cui il cristianesimo ha imposto la rapina delle persone
sfruttando il loro desiderio sessuale. Chi manifesta il bisogno sessuale nella
società in cui viviamo diventa una preda. Un soggetto a cui si possono spillare
soldi. A queste ragazzine non sono stati forniti degli strumenti per difendersi
da eventuali aggressioni sia fisiche che morali. Non sono stati forniti gli
strumenti per controllare ciò che fanno e per impedire di diventare delle
vittime del loro stesso gioco. Le ragazzine si espongono in una società in cui
l’esporsi significa diventare immediatamente soggetto da rapinare, aggredire e
sottomettere. Da quando la società si è liberata dal terrore cattolico i
comportamenti di libertà sessuale si moltiplicano Aumentano i divorzi, le
unioni libere, le unioni omosessuali, ecc. Si esce dall’artificiosità del
cristianesimo e si recuperano i comportamenti naturali.
“2355 – La
prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al
piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso:
viola la castità, alla quale lo impegna il battesimo e macchia il suo corpo,
tempio dello Spirito Santo [1 corinti 6, 15-20]. La prostituzione costituisce
una piaga sociale. Normalmente colpisce le donne, ma anche uomini, bambini o
adolescenti (in questi ultimi due casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno
scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso,
tuttavia l’imputabilità della colpa può
essere attenuta dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale.” Il
catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994
La prostituzione
consiste nel cedere parte del proprio tempo e del proprio corpo dietro
compenso. Tutti i lavoratori dipendenti che lavorano otto ore, si stanno
prostituendo. Tutti coloro che mettono al servizio di qualcun altro la propria
intelligenza, il proprio corpo, la propria abilità, il proprio tempo di vita,
si stanno prostituendo.
Allora, perché criminalizzare
l’uso che le donne fanno della loro vagina o delle loro parti intime anziché
criminalizzare allo stesso modo i muscoli dell’operaio o la furbizia del
banchiere? Eppure tutti impegnano parte di loro stessi, sia come corpo che come
tempo. Perché criminalizzare la sessualità? Perché il dio padrone dei cristiani
ritiene del tutto normale “possedere gli uomini”. Ritiene del tutto normale il
proprio diritto di “macellare gli uomini”. Ritiene del tutto normale
costringere gli uomini in ginocchio davanti alla sua morale. Ciò che il dio
degli ebrei e dei cristiani non ritiene normale è la ricerca della libertà
degli Esseri Umani. Il dio dei cristiani non è un “dio Padre”. Non ha generato
la vita e non la ritiene un bene prezioso che è geminata dalla sue azioni. Non
ne cura lo sviluppo. Il dio dei cristiani è un “dio padrone” che pretende che
la vita si pieghi ai suoi desideri uccidendo le pulsioni con cui la vita è nata
e si è sviluppata in miliardi di anni. Così deve uccidere la prima forza della
vita. La figlia che i Pianeti dell’Universo posero a fondamento della vita
della Natura: Afrodite. Le emozioni che negli Esseri Umani si esprimono nel
piacere sessuale. Costringere il piacere sessuale alla sottomissione. Come i
cristiani usano i muscoli e le armi per costringere i popoli alla sottomissione
alla loro fede, così devono proibire la sessualità perché la sua pratica libera
gli individui, e per conseguenza i popoli, dalla sottomissione. Dal momento che
i cristiani hanno mercificato il corpo delle persone per renderle sottomesse al
loro dio padrone, non criminalizzano l’operaio che vende le sue braccia e il
suo tempo al padrone, come un novello schiavo, ma la donna o gli uomini che
offrono il loro sesso per sopravvivere in una società in cui gli uomini, ad opera
dei cristiani, sono stati trasformati in schiavi con tutto il loro corpo e
tutta la loro anima.
Così la prostituta e
il prostituto sono i nemici della schiavitù cristiana. Hanno superato la
coercizione della barriera morale imposta dai cristiani e ritengono pene,
vagina e quant’altro, organi del proprio corpo come le braccia, le gambe, lo
stomaco e quant’altro. Hanno superato il terrore fobico della morale sessuale
imposta dai cristiani. Spesso solo con loro le altre persone, quelle che
commercializzano il loro sesso fruendo della libertà sessuale che prostitute e
prostituti si sono imposti, possono parlare liberamente di sessualità e di
rapporti sessuali. Così i cristiani li perseguitano e li costringono alla
clandestinità anche quando le leggi di uno Stato non permette a nessuno di
impossessarsi o interferire nella gestione del corpo che ne fanno le singole
persone.
Scriveva Reich a
proposito delle difficoltà di parlare di sessualità vincendo i tabù imposti dai
cristiani e dagli ebrei in oltre 2000 anni di dominio sociale:
“Il 28
novembre 1923 tenni la mia prima importante conferenza su “La genitalità, dal
punto di vista della prognosi e della terapia psicanalitica”. Essa fu
pubblicata nel 1924 sulla rivista di psicoanalisi. Era il frutto di tre anni di
osservazioni. Mentre parlavo, mi resi conto che l’atmosfera diventava sempre
più gelida. Di solito parlavo bene. Fino a quel momento ero sempre stato
ascoltato con interesse. Quando terminai, nella sala c’era un silenzio
glaciale. Dopo un breve intervallo iniziò la discussione. Dissero che la mia
affermazione che il disturbo genitale era un sintomo importante, se non il più
importante, nella nevrosi, era sbagliata; altrettanto dicasi quella secondo cui
in base all’esame della genitalità era possibile stabilire criteri prognostici
e terapeutici. Due analisti affermarono tassativamente di conoscere un gran
numero di pazienti femminili “con una vita genitale perfettamente sana”. Essi
mi parvero più eccitati di quanto mi sarei aspettato, conoscendo la loro abituale
riservatezza scientifica.” Tratto da Wilhelm Reich “La funzione dell’orgasmo”
1923 ed. Sugarco 1980 p. 112
Se queste erano le
difficoltà di Wilhelm Reich di parlare di sessualità in ambito accademico,
figuriamoci in ambito “popolare” quali ostacoli e quanti tabù l’ordine del dio
di “non fare all’amore, non copulare, non fornicare” aveva, di fatto, imposto.
L’analisi della vita sessuale fatta da Reich individuava disfunzioni gravissime
costruite dal tabù imposto dai cristiani: l’atto sessuale era un atto di potere
e di possesso, non un modo per vivere la propria vita:
“Quando più
esattamente i pazienti mi descrivevano il loro comportamento e le loro
sensazioni durante l’atto sessuale, tanto più ferma diventava la mia
convinzione clinica che tutti, senza eccezioni, erano affetti da gravi
disturbi, soprattutto quegli uomini che si vantavano di possedere o di
conquistare moltissime donne e di essere in grado di “farlo” più volte in una
sola notte. Non c’era alcun dubbio: essi hanno una grande potenza erettiva, ma
al momento dell’eiaculazione non provano piacere o provano uno scarso piacere o
addirittura il suo contrario, schifo e disgusto. L’esatta analisi delle
fantasie durante l’atto rivelò nella maggioranza dei casi un atteggiamento
sadico o vanitoso negli uomini, e paura, reticenza o mascolinità nelle donne.
Per il cosiddetto uomo potente l’atto significa perforazione, soggiogamento,
conquista della donna. Essi vogliono semplicemente dare una prova della loro
potenza o essere ammirati per la loro prolungata erezione. Era facile
annientare questa “potenza” rivelandone i motivi. Dietro di essa si celavano
disturbi dell’erezione e dell’eiaculazione. In nessuno di questi casi c’era la
minima traccia di comportamento involontario o di abbandono della vigilanza.”
Tratto da Wilhelm Reich “La funzione dell’orgasmo” 1923 ed. Sugarco 1980 p.
114-115
Reich scopre le
disfunzioni dell’orgasmo. La separazione della funzione fisica da quella
psico-emotiva operata dall’educazione imposta dalla chiesa cattolica e dal cristianesimo
in generale. Il suo lavoro sulle cause della nevrosi è ineccepibile. La causa
prima della nevrosi è la struttura sessuo-emotiva delle persone ingabbiata
all’interno della morale del dio dei cristiani che ordina di “non fornicare” e
delle veicolazioni delle proibizioni che i cristiani impongono all’atto
sessuale in sé e per sé. La nevrosi è una sindrome patologica dovuta
all’organizzazione della sintomatologia psichica dell’individuo attorno ai suoi
specifici stati d’ansia. L’ansia, che dovrebbe essere uno strumento che serve
alla struttura psichica dell’individuo per prepararla ad affrontare un evento,
attraverso l’educazione cristiana diventa lo stato psichico in cui si innesta
la paura per l’evento possibile costruendo una barriera fra la paura
dell’angoscia per l’evento e l’evento stesso. Una paura che viene esorcizzata
mediante una serie di rituali che nel caso della sessualità negata dal
cristianesimo si trasformano in atti di macismo, possesso, violenza a sfondo
sessuale fino allo stupro e alla violenza sui minori. Per il dio dei cristiani
l’atto sessuale è solo un atto di possesso e non un atto di vita, il possesso
viene esercitato mediante la violenza che impedisce alle persone di esercitare
il proprio diritto sul proprio corpo per cui, anche se formalmente la chiesa
cattolica condanna lo stupro, di fatto fa dello stupro l’unica pratica sessuale
che il suo dio ammette e pretende di controllare come legittimazione del suo
possesso. Da qui lo stupro come arma di guerra contro le popolazioni: stuprare
per marchiare donne e uomini uccidendo la loro capacità di determinazione
psichica-emotiva davanti alla vita.
“2356 – Lo
stupro indica l’entrata per effrazione, con violenza, nell’intimità sessuale
della persona. Esso viola la giustizia e
la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto,
alla libertà, all’integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può
segnare la vittima per tutta la vita. E’ sempre un comportamento
intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di
parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro
affidati.” Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994
Lo stupro è l’unica
pratica concepita e, sia pur indirettamente, concessa dai cristiani ai loro
seguaci.
“Esso viola la
castità” dice la chiesa cattolica. Non viola la persona in quanto soggetto di
diritto, ma viola la morale. Questo modo
di pensare la sessualità è stato foriero di immense sofferenze fra gli Esseri
Umani. Le persone venivano violentate, stuprate, e la chiesa cattolica
affermava che tale azione criminale era un’azione contro la morale, contro il
suo dio, e non un delitto contro la persona. “Te la sei cercata la violenza;
ora che sei stata violentata ti processiamo!”.
Il 15 febbraio 1996, La violenza sessuale diventa reato contro la persona, riprendo da
internet un breve riassunto giuridico della vicenda:
“La legge n. 66, «Norme contro la violenza
sessuale», introduce la nuova figura del reato contro la persona di "violenza
sessuale". Il punto centrale della nuova disciplina è rappresentato
proprio dal mutamento dell'oggettività giuridica dei delitti in materia di
libertà sessuale che, rispetto al codice Rocco, assumono la dignità di reati
contro la "persona" e non più di reati contro la moralità pubblica e
il buon costume. Non si tratta di una pura e semplice modifica verbale; al
contrario si è in presenza di una nuova connotazione ricca di risvolti sul
piano giuridico, poiché si sancisce che la libera volontà dell'individuo,
quella che viene a mancare quando si subisce una violenza, è l'elemento più
importante, risultando così secondario il principio violato della pubblica
moralità, del pubblico interesse o addirittura dell'interesse dello Stato:
porre al centro l'individuo rappresenta un principio basilare dello stato
liberale.
Un aspetto altrettanto innovativo della legge
riguarda la scelta del legislatore di eliminare la distinzione tra congiunzione
carnale e atti di libidine, unificando la condotta delittuosa della violenza
sessuale che è data da atti sessuali non ulteriormente determinati, posti in
essere con violenza o minaccia oppure mediante abuso di autorità. Tale
formulazione, nelle intenzioni dei compilatori, avrebbe il preciso scopo di
evitare che la persona offesa continui ad essere sottoposta a domande che si
risolvono in una penosa umiliazione per la vittima e che in passato risultavano
necessarie per il giudice, al fine di stabilire, in base al racconto della
violenza subita, la fattispecie applicabile.
La feroce lotta che
la chiesa cattolica ha messo in atto contro lo Stato Italiano affinché non
applicasse il dettato Costituzionale e continuasse a considerare le persone
come degli oggetti di possesso del proprio dio e, pertanto, non la persona
aveva il diritto di rivendicare giustizia per la violenza subita, ma il dio
padrone dei cristiani invocava “giustizia” perché il suo schiavo era stato
offeso nella morale da un altro schiavo che l’ aveva violentato. Aveva violato
la morale imposta dal padrone mediante il “non fornicare, non fare all’amore,
non scopare....”.
Considerare l’atto
sessuale come un gesto che sancisce la proprietà sull’individuo è un modo che,
al di là che sia condannato formalmente, giustifica e legittima lo stupro sulla
persona. Da questa logica, infatti, i procedimenti penali prima della
modificazione della legge l’individuo abusato subiva un processo ai suoi
costumi morali. Tale processo costituiva attenuante e giustificazione per chi
aveva stuprato la vittima di turno: “Te la sei voluta col tuo comportamento!”.
La chiesa cattolica,
col principio del suo dio “Non fornicare!”, si è resa responsabile, come ogni
cristiano, di incitamento allo stupro.
Ricordo che il
modello usato dalla chiesa cattolica per legittimare lo stupro è la Maria dei cristiani
che in Luca recita il magnificat. Il magnificat è l’atteggiamento ideale che lo
stupratore pretende dalle sue vittime (la vittima felice di essere stata
violentata).
“2357 –
L’omosessualità designa le relazioni tra uomini e donne che provano un’attrazione
sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si
manifesta in forme molto varie lungo i secoli e le diverse culture. La sua
genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra
Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la
tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono
intrinsecamente disordinati” [Congregazione per la dottrina della fede:
Ratzinger]. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il
dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e
sessuale. In nessun caso possono essere approvati.” Il catechismo della chiesa
cattolica; ed. Leonardo 1994
La relazione naturale
dice che “L’uomo è una donna mancata!”. Il principio maschile della vita è una
variazione sul principio femminile. Se da un punto di vista fisico la
differenza è marcata, dal punto di vista psico-emotivo non sempre la differenza
è sufficiente da caratterizzare adeguatamente una differenza psico-emotiva
maschile da una femminile. Quasi sempre nell’uomo i caratteri maschili sono un
“rivestimento” di un sostrato femminile marcatamente presente. Sia nella
percezione del piacere sessuale che nel modo di costruire le relazioni con il
mondo. Se a questa condizione naturale aggiungiamo l’innaturalità e la
perversione dell’educazione cristiana, allora incontriamo i caratteri del
macismo e del maschilismo come sviluppo di strategie di difesa socio–morale di
caratteri omosessuali. In altre parole, gli uomini omosessuali si difendono
dalle aggressioni dell’educazione cristiana sviluppando comportamenti macisti o
maschilisti (spesso aggressivi nei confronti delle donne) dietro i quali
nascondere le proprie tendenze omosessuali.
La repressione messa
in atto dai cristiani nei confronti dell’omosessualità è stata organizzata per
criminalizzare comportamenti sessuali che non garantiscono il bestiame al dio
padrone. Ogni atto sessuale non è per
l’uomo che lo compie, ma è per il piacere del dio padrone. Il piacere del dio
non è espresso nell’atto, ma nella prole che l’atto produce. Come per
l’allevatore di bestiame. Per l’allevatore di bestiame, il dio dei cristiani, è
indifferente che le sue pecore producano figli mediante l’atto sessuale o
l’inseminazione artificiale. Per il montone è importante l’atto sessuale con
cui alimenta la propria crescita emotiva. Così al dio padrone dei cristiani non
interessano i bisogni degli schiavi che gli debbono obbedienza, a lui interessa
solo il bestiame che viene partorito: “Prolificate, moltiplicatevi e riempite
il mondo assoggettandolo e dominate....” Genesi 1, 28
Per contro i
cristiani hanno usato l’idea dell’uomo che ne ha l’omosessuale per imporla come
modello sociale. Lo stesso modello sessuale di Gesù è l’esempio di morale
dell’omosessuale represso che deve difendere le proprie pulsioni
dall’aggressione di una società che ritiene tali pulsioni illegali, malvagie,
perverse. Nei vangeli non c’è nessun esempio di sessualità di Gesù. Le donne
descritte nei vangeli sono un modello di donna proprio dell’idea che delle
donne ne hanno gli omosessuali e che molti di loro imitano come modello
immaginato (spesso i transessuali sono soggetti sessuali estremamente
appetibili, non tanto per la loro “diversità”, ma perché aderiscono ad un
modello di “femminilità” che i cristiani, mediante l’educazione, impongono
nell’immaginario maschile fin dall’infanzia: serva, sottomessa, compiacente).
Alla fine, chi ha
pagato il prezzo maggiore della repressione degli omosessuali, sono stati i maschi
eterosessuali ai quali sono stati imposti dei modelli comportamentali
assolutamente estranei e innaturali.
Hanno pagato le donne
e hanno pagato quegli omosessuali (sia donne che uomini) che avevano a cuore la
libertà degli Esseri Umani e delle società e non l’appagamento mediante il
possesso e la riduzione in schiavitù delle persone. La libertà sessuale
dall’orrore imposto dal sesto comandamento della chiesa cattolica è una libertà
che va a beneficio dell’intera società non solo degli omosessuali perseguitati
e repressi da un macismo che, tutto sommato, ha le sue radici
nell’omosessualità veicolata nel delirio di possesso.
“2358 – Un
numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali
innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce
per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con
rispetto, compassione e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di
ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di
dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce
del padrone le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro
condizione.” Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994
Dopo aver aggredito tutte
le società criminalizzando le tendenze sessuali per imporre il “non fornicare”;
dopo le critiche e l’emarginazione che la chiesa cattolica ha subito per le
atrocità che ha commesso; la chiesa cattolica continua ad esercitare il suo
odio feroce dicendo: “... devono essere accolti con rispetto, compassione e
delicatezza”. La chiesa cattolica ancora continua a non ritenerli delle
persone. Li pensa come del bestiame che lei, magnanima, accoglie con
delicatezza e dolcezza, dopo averli macellati per più di 2000 anni e aver
imposto un modello sessuale perverso alla società.
L’ideologia della
chiesa cattolica è chiara. Tutto il sistema religioso di Paolo di Tarso si
articola nel farsi “eunuchi per il regno dei cieli!”.
“Vi dico questo per condiscendenza,
non per farvene un comando. Perché vorrei che tutti gli uomini fossero come me
; ma ognuno ha da Dio il suo dono particolare, chi in un modo, chi in un altro.
Ai celibi e alle vedove io dico: è bene per loro se rimangono come sono io; ma se
non si sentono di vivere continenti, si sposino; è meglio sposarsi che
bruciare.” 1 Corinti 7, 6-9
Per sottolineare il
diritto della chiesa cattolica di macellare gli uomini dediti all’omosessualità
(paragonandoli ad ogni sorta di delitti), il catechismo della chiesa cattolica
cita, come se ciò fosse legittimo, il massacro operato dal suo dio padrone
degli abitanti di Sodoma e Gomorra (ricordo che quel delitto, che è ascrivibile
ai delitti contro l’umanità, non è caduto in prescrizione e prima o poi il dio
degli ebrei, della chiesa cattolica, con tutti i suoi seguaci, saranno chiamati
a rispondere del delitto). La chiesa cattolica cita, come se ciò le concedesse
una legittimità sociale, Paolo di Tarso in I Corinti, Romani e I Timoteo.
Del tipo:
“Per questo
dio li ha abbandonati a passioni ignominiose; le loro donne cambiano le
relazioni naturali con quelle contro natura [glieli mantieni tu i figli? Nota
Claudio Simeoni]; e gli uomini pure, abbandonata la relazione naturale con la
donna , si accesero di muta concupiscenza commettendo turpitudini maschi con
maschi, ricevendo in sé stessi la mercede meritata dal loro pervertimento.”
Paolo di Tarso, lettera ai Romani 1, 26-27
“Non
sapete voi che gl’ingiusti non possederanno il regno di dio? Attenti a non
illudervi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né
sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapinatori
saranno eredi del regno di dio.” I Corinti 6, 9-10
“Noi
sappiamo che la legge è buona purché se ne faccia un uso legittimo, sapendo
bene che essa non è fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli
empi e i peccatori, i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi,
gli omicidi, gli impudichi, i sodomiti, i commercianti di uomini, i mentitori,
gli spergiuri e per qualunque altro vizio contrario alla sana dottrina conforme
al vangelo della gloria del beato dio, che mi è stato affidato.” I Timoteo 1,
8-11
Un odio di Paolo di Tarso
che tanto terrore ha imposto agli Esseri Umani in nome e per conto del suo dio
padrone.
Quest’odio viene
fermato soltanto dalle leggi e dalle Costituzioni che, a differenza di quanto
farnetica Paolo di Tarso, sono fatte per proteggere i giusti contro la
malvagità del dio degli ebrei e dei cristiani:
L’8 febbraio 1994 il
parlamento Europeo contro l’odio dei cattolici, che in Italia attraverso le
relazioni mafiose che hanno con i politici ancora impedisce il riconoscimento
delle coppie di fatto che comprendono anche quelle omosessuali, approva la
Risoluzione contro la discriminazione degli omosessuali.
Risoluzione europea sulla discriminazione degli omosessuali
8 febbraio 1994
Il
Parlamento Europeo approva la «Risoluzione sulla parità di diritti per gli
omosessuali nella Comunità».
Nell'ambito
delle "Considerazioni generali", tale risoluzione ribadisce la
convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento e che,
pertanto, la Comunità Europea abbia il dovere di dare realizzazione al
principio della parità di trattamento delle persone indipendentemente dalle
loro tendenze sessuali. Inoltre, il Parlamento europeo sottolinea la
convinzione che la tutela dei diritti dell'uomo debba trovare più efficace
espressione nei trattati comunitari e invita per tanto le istituzioni della
comunità a predisporre la creazione di un organismo europeo che possa garantire
l'attuazione della parità di trattamento senza distinzione di nazionalità,
convinzioni religiose, colore della pelle, sesso, tendenza sessuale o altre
caratteristiche. Quest'ultimo passo è estremamente importante perché per la
prima volta viene riconosciuto che le tendenze sessuali rientrano tra i
possibili fattori discriminanti da combattere ed eliminare.
La
Risoluzione rivolgendosi poi agli Stati Membri li invita ad abolire tutte le
disposizioni di legge che criminalizzano e discriminano i rapporti sessuali tra
persone dello stesso sesso e chiede che i limiti d'età per il consenso all'atto
sessuale stabiliti a fini di salvaguardia siano uguali per i rapporti
omosessuali e per quelli eterosessuali.
L'aspetto
più importante e di maggiore rilevanza concernente questa risoluzione risiede
però nelle richieste alla Commissione a cui il Parlamento chiede di presentare
una Raccomandazione sulla parità di diritti per gli omosessuali la cui base di
partenza deve essere la parità di trattamento per tutti i cittadini comunitari
indipendentemente dal loro orientamento sessuale e la fine di ogni
discriminazione giuridica fondata sull'orientamento sessuale. In particolare
tre sono gli scopi principali che il parlamento si prefigge di raggiungere con
questa Raccomandazione:
1. Porre fine ai diversi e discriminatori limiti d'età per il consenso
dell'atto sessuale a seconda che sia compiuto da un omosessuale o da un
eterosessuale.
2. Porre
fine agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali e di conseguenza
eliminare gli impedimenti per la creazione di un istituto giuridico equivalente
che garantisca pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consenta la
registrazione delle unioni.
3. Porre
fine a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori
ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini.
(i testi: il reato di
violenza diventa un reato contro la persona e la risoluzione Europea contro la
discriminazione degli omosessuali, sono prese dal sito:
http://www.tesionline.it/news/cronologia.jsp?evid=3687
)
Con questa
risoluzione il Parlamento Europeo condanna il dio dei cristiani, il cristianesimo
e la chiesa cattolica, all’infamia privandoli del diritto di appartenere al
consesso umano. Alla dignità dell’uomo.
Così il “non
fornicare” si rivela per la disposizione che è: un gesto inumano di chi
pretende di trasformare gli Esseri Umani in bestiame.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Piaz.le Parmesan, 8
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