La chiesa cattolica
Il secondo comandamento
Non nominare il nome del
signore, iddio tuo, invano!
Significato sociale e
giuridico, sia storico che attuale
del primo comandamento della
bibbia di ebrei e cristiani
di Claudio Simeoni
Vai all'indice per ricordare cosa succede se si è cittadini distratti.
Non
nominare il nome del Signore, Iddio tuo, invano, poiché il Signore non riterrà
innocenti chi proferisce invano il suo nome. Esodo 20, 3
E’ il secondo
comandamento della chiesa cattolica, ma il terzo se ci si riferisce alla bibbia
nell’Esodo.
Cosa significa
“nominare il nome”?
Quando un soggetto
viene nominato, nella ragione, acquista un riconoscimento gerarchicamente
parificato a chi lo nomina. Io ti ho riconosciuto, tu sei “Jahvè”.
Suona come, tu sei “Giove”: tu sei “Apollo”; tu sei “Athena”.
Quando nomino il nome
del dio della bibbia, lo riconosco e lo colloco nel mio vissuto.
Colloco nel mio
vissuto Giove, Apollo o Athena. Perché non si può collocare anche Jahvé?
Perché mentre Giove,
Apollo o Athena erano pensati come parte del vissuto degli Esseri Umani; Jahvè, anche se come nome di divinità è più antica
dell’elaborazione che ne fecero gli ebrei, l’elaborazione ebrea esclude Jahvè dal mondo e dalla vita ponendolo al di fuori del
mondo e della vita. Al di sopra del mondo e della vita. Padrone del padrone e della
vita in quanto viene descritto come il creatore del mondo e della vita. Con
questa immagine, non inconsueta, il Jahvè non è un “dio
degli Esseri Umani”, ma è il dio padrone degli ebrei. Gli ebrei sono il suo
popolo eletto e fungono da esercito per distruggere ogni altro popolo che segue
Dèi diversi da Jahvè.
Jahvè è il padrone e lo schiavo, secondo la
logica religiosa degli ebrei, non deve ardire di alzare gli occhi verso il
padrone.
Tanto meno può osare
dare confidenza al dio padrone chiamandolo per nome.
Lo schiavo deve
rivolgersi al padrone chiamandolo “padrone” e questa è la relazione che Jahvè impone ai suoi “fedeli” che sono “schiavi fedeli”. Il
patto fra Jahvè e il popolo eletto consiste nell’accettazione,
da parte del popolo eletto, del giogo della schiavitù che Jahvé
impone giustificandola col fatto che lui, il padrone, ha tratto i suoi schiavi
dalla schiavitù in Egitto.
Diverso è il discorso
per gli altri popoli. Giove, Apollo o Athena (e tutti gli altri Dèi), sono
parte della vita, della quotidianità. Non impongono relazioni di schiavitù, ma
sempre relazioni alla pari fra “umani” e “Dèi”. Così Giove lo chiamo Giove in
ogni contesto e mi posso permettere qualche parolaccia quando piove troppo e
sono in difficoltà (Giove, come Zeus hanno come corpo fisico l’atmosfera).
Giove non si offende per le mie parolacce che sono espressione del mio disagio
data una situazione oggettiva nei suoi adattamenti soggettivi. Né si offende
Apollo che è il principio maschile della vita e nemmeno Athena. Essi sono Dèi
che partecipano alla vita degli Esseri Umani, sono parte della quotidianità.
Holderlin può dire:
Certo
allora io non vi invocavo ancora
Con nomi,
e neanche voi
Mi
chiamavate mai a nome, come uomini si chiamano
Quasi si
conoscessero.
Pure
conosciuto vi ho meglio
Che mai
abbia conosciuto gli uomini:
Compresi
il silenzio dell’etere,
Le parole
degli uomini non le ho comprese mai.
M’educò
il concerto
Del bosco
pieno di murmuri,
E ad
amare appresi
In mezzo
ai fiori.
In
braccio agli Dèi sono cresciuto.
La bellezza sta nel
sentimento espresso. Un sentimento che appartiene all’individuo che affronta la
vita e che riconosce le forze intelligenti che lo sorreggono in questo
percorso.
Queste parole non
potrebbero mai essere usate nei confronti di Jahvé:
per lui gli uomini del suo “popolo eletto” sono degli schiavi e gli Esseri
Umani, di altri popoli, possono solo essere macellati:
“Quando avrete passato il Giordano per entrare
nella terra di Canaan, cacciate via da quella tutti
gli abitanti del paese, distruggete tutti i loro simulacri e le loro statue di
getto; abbattete pure tutti i loro alti luoghi. Prendete possesso del paese e
abitatelo, perché io [il vostro dio padrone] vi ho dato quella terra affinché la
possediate.” Numeri 33, 51-53
Nessun Essere Umano cresce fra le braccia di Jahvè; può accettare gli ordini di Jahvè,
non discutere con Jahvè. L’ebreo e il cristiano
possono essere sottomessi al terrore del loro dio padrone, non camminare
assieme nella via della vita. Jahvè è un dio
descritto come assoluto, immobile, non come gli Dèi delle Antiche religioni che
agivano. Jahvé ordina ai subalterni, gli uomini, che
agiscono in veste sua. Gli Dèi delle Antiche Religioni agivano, amavano,
combattevano, correvano, guardavano con dolcezza la vita crescere e svilupparsi.
Combattevano per la giustizia, non per sottomettere e non invocavano il
genocidio per il genocidio come il dio degli ebrei: Jahvè.
Posso nominare Giove,
nel bene e nel male; posso maledire o benedire Giove; perché Giove è il padre
generatore della vita e dalla vita desidera che la vita viva in ogni Essere che
esprime la Natura. L’ebreo e il cristiano non possono nominare il nome del loro
“dio” perché se lo chiamassero per nome, fra i “tanti Dèi”, manifesterebbero
quella confidenza che li porta fuori dall’umiltà e dalla sottomissione;
dall’accettazione e dal terrore, che il loro Jahvè
pretende.
Scrive il catechismo
della chiesa cattolica:
“2146 – Il
secondo comandamento proibisce l’abuso del nome di dio, cioè ogni uso
sconveniente del nome di dio, di Gesù cristo, della vergine Maria e di tutti i
santi.”
Il comandamento non
proibisce l’abuso del nome del dio, ma proibisce l’uso del nome del dio.
Il “non nominare il
nome del signore” è l’ordine con cui il dio padrone degli ebrei e dei cristiani
impone il suo dominio sugli Esseri Umani e, gli Esseri Umani, non chiamandolo
per nome, ma solo con la funzione “signore”, sinonimo di padrone o dio,
sinonimo di “dio che altro dio non c’è” o “dio vero mentre tutti sono falsi”,
riaffermano la gerarchia nella quale loro occupano il ruolo di schiavi. Il
controllore degli schiavi in nome del dio padrone dei cristiani, quando
scriveva le encicliche iniziava con il titolo “Servo dei servi”; cioè indicava sé stesso come capo di tutti gli
uomini che devono essere servi del dio padrone. Sinonimo di “schiavo tuo, ma
padrone di tutti gli schiavi che mi sono sottomessi”.
Da quest’idea deriva
il discorso della “bestemmia”.
Secondo la bibbia
degli ebrei e dei cristiani, la bestemmia è considerata e trattata in questo
modo:
“Or, un
uomo, figlio di una donna israelita e di padre egiziano, uscì fuori tra i figli
d’Israele e attaccò lite nel campo con un uomo israelita. E il figlio della
donna israelita, la quale si chiamava Salomit, figlia
di Dabri, della tribù di Dan, bestemmiò il nome di
dio e lo maledì. Allora fu condotto a Mosè e messo in prigione, finché egli non
avesse dichiarato che cosa se ne dovesse fare per ordine del signore. E il
signore disse a Mosè: “Conduci colui che ha bestemmiato fuori dall’accampamento,
poi tutti quelli che lo hanno udito bestemmiare, posino le mani sul suo capo, e
dopo sia lapidato da tutta l’assemblea. Tu parla poi ai figli d’Israele,
dicendo: chiunque maledice il suo dio,
porti la pena del suo peccato, e chi bestemmia il nome del signore, sia messo a
morte; lo lapidi tutta l’assemblea , forestiero o natio del paese che sia. Chiunque
bestemmia il santo nome morirà.
Chi
percuote a morte una persona, sia messo a morte; e chi percuote a morte una
bestia, ne faccia la restituzione: animale per animale. Chi farà qualche
lesione al suo prossimo, sia trattato con ugual misura: piaga per piaga, occhio
per occhio, dente per dente; si faccia a lui quanto ha fatto agli altri. Chi
avrà percosso a morte una bestia la paghi, e chi avrà ucciso un uomo sia messo a morte. Usare la medesima legge, tanto per il
forestiero quanto per chi è nato nel paese: io sono il signore, vostro dio”. Mosè
allora parlò ai figli d’Israele: ed essi, condotto il bestemmiatore fuori dal
campo, lo lapidarono. I figli d’Israele fecero come il loro padrone aveva
orinato a Mosè.” Levitico 24, 10-23
Che cos’è la
“bestemmia”? Secondo il catechismo della chiesa cattolica la “bestemmia” è:
“2148 – La bestemmia
si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro
dio – interiormente ed esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida,
nel parlare male di dio, di mancare di rispetto verso idi lui nei propositi,
nell’adusare del nome di dio. San Giacomo disapprova coloro “che bestemmiano il
bel nome (di Gesù) che è stato invocato” che è stato invocato sopra di loro (Gc 2,7). La proibizione della bestemmia si estende alle
parole contro la chiesa di cristo, i santi e le cose sacre. E’ blasfemo anche
ricorrere al nome di dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in
schiavitù, torturare o mettere a morte [vedi le eccezioni, che la chiesa
cattolica ritiene legittime, al quinto
comandamento del Catechismo Romano. Nota mia]. L’abuso del nome di dio per
commettere un crimine provoca il rigetto della religione. La bestemmia è
contraria al rispetto dovuto a dio e al suo santo nome. Per sua natura è un
peccato grave. Codice diritto canonico 1369” Dal Catechismo della Chiesa
Cattolica
Nel corso della
storia la chiesa cattolica ha macellato i popoli affermando che i popoli “bestemmiavano”
il suo dio.
Tralasciando la
storia, veniamo ai giorni nostri quando i preti cattolici non possono usare il
rogo o mettere in galera chi vogliono accusandolo di essere un bestemmiatore.
Nel “Quaresimale
Quotidiano” Edito nel 1955 di P. Ermanno Gaica
O.F.M., ci sono una serie di riflessioni sul “Perché si bestemmi!”. Perché si
impreca il dio dei cristiani. Riflessioni che si pongono i cattolici e ai quali
si possono dare delle risposte che, a quanto pare, fino ad oggi non hanno mai
avuto.
Scrive Ermanno Gaiga:
“Tante
volte noi sacerdoti ci domandiamo: ma perché si bestemmia? Per soddisfare una
passione, per godere un piacere? L’uomo ricava qualche vantaggio dalla
bestemmia?...
Affatto!
Perché il
ladro si arrischia nella notte? Un certo vantaggio se lo ripromette, il ladro. Sa
che non è il mestiere più sicuro il suo, ma, in vista di poter vivere senza
tanta fatica, se il colpo riece, arrischia!
Perché l’ubriacone
passa lunghe ore in osteria, al bar, nella taverna? Sa pure, l’ubriacone, che
se il ventre si riempie... le tasche si svuotano; ma quel piacere l’attira
quasi irresistibilmente!
Perché il
vendicativo cova per tanto tempo l’odio entro il cuore? E’ sicuro che poi andrà
a godersi il fresco... ma non desiste dal suo proposito, perché vuole almeno la
soddisfazione di poter dire: ha pagato!
Perché si
bestemmia?
“Per rabbia
– dice qualcuno; - ho il sangue caldo, le occasioni son tante: gli affari che van male, la moglie incomprensiva,
i figliuolo svagati”...
Sì, ma
lascia ch’io mi domandi: Sei un uomo o una bestia?... Il cavallo scalcia,
perché la mosca lo punge; il cane mugula, perché la
fame gli torce le budella; la vipera morde, perché vien calpestata...; ma
tu?...
“Per
abitudine” – risponde l’altro.
E allora tu
dovresti giustificare anche il ladro: ormai è un’abitudine la sua!
“Ma... –
dice un terzo – io non ho intenzione di offendere il signore”!
E allora
fai a mano di bestemmiare!
Eppur si
bestemmia! E quanto, e da quanti! Si vomita da una moltitudine senza numero con
una facilità che terrorizza. La bestemmia rugge nelle
betole, urla nelle piazze, esce timida nei teatri e
nel cinema, sghignazza nelle famiglie; è sulla bocca della persona creduta per
bene e su quella del bifolco ignorante; essa suggella il contratto, rafforza il
progetto, conferma il giuramento. Tante volte il primo saluto del mattino è la
bestemmia, e l’ultimo addio alla sera, è ancora la bestemmia.
Ma che cosa
è passato sulla “nostra terra” perché dovesse sorgere un popolo di
bestemmiatori?” Dal Quaresimale quotidiano di Ermanno Gaiga
O.F.M.
A questo prete, vale
la pena di dargliela una risposta. Su questo paese, l’Italia, sei passato tu e
la tua banda chiamata chiesa cattolica. Avete ucciso, saccheggiato, bestemmiato
contro gli uomini per togliere loro la vita. Avete stuprato bambini per
costringerli a pregare. Avete violentato la vita degli uomini a maggior gloria
del vostro dio padrone stuprando ogni possibilità di futuro che avevano gli
uomini. Ogni omicidio, ogni ingiustizia, ogni atto criminale nei confronti
degli uomini, viene giustificato dal vostro dio padrone e da voi stessi in
quanto rappresentati del dio padrone. E’ il vostro dio padrone che legittima lo
stupro di bambini; è il vostro dio padrone che impone la schiavitù e la
servitù; è il vostro dio padrone che getta le persone dalle impalcature; è il
vostro dio padrone che ispira leggi criminali e cattive contro i più poveri e
leggi magnanime contro chi, a sua imitazione, si ritiene il signore delle
persone. E’ la chiesa cattolica, col dio padrone e il suo delirio di possesso
delle persone che impedisce agli esseri Umani di progettare la loro
quotidianità e di affrontare con consapevolezza dei propri diritti il proprio
futuro. E’ il dio padrone, che le Istituzioni civili non vogliono sottomettere
a processo per delitto, che spinge al delitto. Che cos’è l’ubriacone nelle osterie
se non la vittima del dio padrone dei cristiani e dei suoi portavoce? Chi ha
costruito quella disperazione chiudendogli ogni prospettiva di futuro? E nel
costruire quella disperazione i cristiani non si sono limitati a danneggiare
quel povero ubriacone portandolo alla disperazione, ma hanno danneggiato tutta la
società civile che è stata privata dell’intelligenza di quel disperato che è
stato costretto, dal dio padrone, a diventare un ubriacone: sia maledetto il
dio dei cristiani da tutte le genti della terra!
E chi ha indotto il
ladro ad esporsi e rischiare la galera nella notte? Il dio padrone dei
cristiani che attraverso la chiesa cattolica ha arraffato le ricchezze della
società costruendo la miseria e la povertà fra le persone. La legge condannerà
quel ladro, perché la legge del dio padrone è iniqua: condanna alla prigione
chi ruba per fame e premia chi deruba i popoli, preti cattolici e banchieri, creando
miseria. E perché l’uomo vendicativo
cova vendetta per tanto tempo finendo in galera? Per il suo urlo di giustizia!
Chi negò a quell’uomo la giustizia? Perché quell’uomo doveva accettare i torti
subiti? Perché il dio padrone dei cristiani non è stato punito per i suoi
delitti e, pertanto, i magistrati ritengono che i delitti di chi si fa dio
padrone vadano trattati con benevolenza: il dio padrone stermina l’umanità e
nessuno lo processa per delitto: sia maledetto il dio padrone dei cristiani! E sia
maledetto in eterno, qualunque sia il nome con cui si presenta ai popoli o con
cui i suoi schiavi lo chiamano.
Per la chiesa
cattolica, dunque, non si tratta solo del nome del suo dio padrone, ma di
tutelare la sottomissione, la deferenza e il timore, che nei suoi confronti
devono avere i cattolici sottomessi alla chiesa cattolica. Una sottomissione
che va allargata alla chiesa, al re, all’imperatore, al funzionario, ecc. Una
sottomissione in contrasto con i principi della società democratica in cui non
esiste un soggetto al di fuori delle leggi; il dio padrone dei cristiani
compreso.
Ancora negli anni
recenti, fino al 1995 l’articolo 724 del Codice Penale (ripreso dal codice
fascista che aveva la necessità di negare i diritti ai cittadini, ma quello di
legittimare il diritto dei padroni di uomini) affermava:
“Chiunque
pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità
o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato, è punito con l’ammenda
da lire 20.000 a lire 600.000.”art. 724 Codice Penale.
A questo orrore mette
un freno la Corte Costituzionale che con la sentenza 440 del 18 ottobre 1995
dichiara illegittimo l’articolo nelle parole “o i Simboli o le Persone venerate
nella religione dello Stato”. Ne consegue che l’articolo contro la bestemmia
diventa, di fatto, un articolo che tutela le offese al sentimento religioso di
ogni religione e diventa:
“Chiunque
pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità,
è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 51 a Euro 309.”
Le prime conseguenze dell’azione
della Corte Costituzionale è che l’imprecazione di chi ritiene il crocifisso o
l’immagine della madonna o dei santi cristiani un’offesa contro i cittadini,
non può essere perseguitata per legge in quanto è del tutto legittima.
Mentre i cattolici
tentano di violentare i cittadini, di lapidarli, come impone loro il dio
padrone, la legge interviene per fermare l’abominio dei cattolici.
E’ come nel caso
successo a Bologna nella mostra dal titolo: “La madonna piange sperma”.
Come spesso succede,
ai diritti dei cittadini si oppone l’odio dei cattolici, sia che siano di
sinistra, come il fascista Cofferati, sia che siano di destra, come il fascista
Fabio Garagnani.
Riprendo la vicenda
da un articolo del Corriere della Sera
del 27 luglio del 2007.
La vicenda:
Partiamo
dall’inizio: a metà giugno nel quartiere San Vitale, compare sui muri delle case
il programma di una manifestazione estiva ospitata negli spazi di vicolo Bolognetti. Tra gli spettacoli in cartellone c’è una
performance, promossa dall’associazione gay «Carni scelte », dal titolo «LaMadonna piange sperma». Scoppia il caso: la curia
cittadina parla di «bestemmia abominevole», il sindaco Cofferati di
«inaccettabile volgarità che offende credenti e non credenti», l’arcivescovo
Carlo Caffarra celebra una messa «riparatrice» nel
santuario di San Luca. La polemica cresce — l’evento, tra l’altro, è
patrocinato dal ministero delle politiche giovanili, dalla Regione e dal Comune
— e non si placa finché gli organizzatori non decidono di cancellare lo
spettacolo (previsto in scena per il 29 giugno scorso).
Il terrorismo:
Storia
finita per tutti, ma non per Fabio Garagnani, deputato bolognese di
Forza Italia, che denuncia per vilipendio gli organizzatori della performance
incriminata. La pratica va avanti e finisce sotto gli occhi del procuratore
capo di Bologna Enrico Di Nicola. Che ora, a un mese e mezzo di distanza, rende
nota la sua decisione, maturata — dice — dopo lunghe riflessioni e in una
lettera, inviata al gip di Bologna pochi giorni fa, fa richiesta di
archiviazione per la denuncia di Garagnani. Motivo:
in questo caso, il reato di vilipendio alla religione non sussiste.
«Perché—dice oggi Di Nicola al Corriere di Bologna—per il codice la bestemmia è
tale solo se indirizzata a santità o divinità e la Madonna, per i teologi, non
rientra in nessuna di queste categorie».
La conclusione della
vicenda:
Per
dirimere il caso, Di Nicola si è appellato alla sentenza della Corte costituzionale
del 18 ottobre 1995, che dichiara l’illegittimità costituzionale del primo
comma dell’articolo 724 del codice penale («Bestemmia e manifestazioni
oltraggiose verso i defunti ») che considera colpevole di bestemmia chi offende
«i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato». Dopo quella
sentenza, il reato di bestemmia è limitato a chi oltraggia la «divinità». E se
la Madonna divinità non è (ma «simbolo» o «persona ») bestemmia non c’è stata.
Ineccepibile dal punto di vista giuridico. Da quello teologico, Di Nicola
dichiara di essersi documentato per settimane, «studiando anche nei weekend».
Ma non cita le sue fonti. Vedremo cosa ne penseranno curia e fedeli che, dopo
aver vinto la battaglia di metà giugno, ora si vedono non offendere, ma
addirittura negare la natura divina della Vergine.
La chiesa cattolica e
i politici cattolici agiscono per stuprare i cittadini dando forza di legge a
norme che non sono leggi. Forti dell’impunità che le Istituzioni garantiscono
loro e del terrore che la chiesa cattolica, attraverso la complicità di
relazioni mafiose, i cittadini si trovano spesso privati delle norme
Costituzionali e assoggettati a norme proprie della monarchia assoluta. Questi
cittadini, che volevano fare la loro manifestazione artistica, sono stati
stuprati; sono stati lapidati, come ordina il dio dei cristiani. Sono stati
lapidati con l’aiuto di Cofferati e di Garagnani che
hanno provveduto a seguire la bibbia anziché le leggi dello Stato.
La prima cosa che
salta agli occhi è che “dio” non è un nome proprio, ma è un nome comune. Indica
“un dio” e non esiste un nome proprio “dio” se quel “unico dio” non venisse
imposto mediante la violenza ad individui ridotti alla schiavitù. Un cristiano
che dicesse “dio porco”, si può presumere che si riferisca al suo dio. Si può
presumere, ma non necessariamente, di rivolge al suo dio in quanto non ha
nominato il nome del suo dio. Qui si pone un problema giuridico non da poco che
la Corte Costituzionale Italiana ha affrontato.
Nel corso dei secoli
la chiesa cattolica ha imposto la sottomissione al suo dio. Una sottomissione
militare che solo col terrore poteva essere ottenuta. Questo terrore, nel corso
della storia, ha avuto vari aspetti, come quello della tortura, dei roghi,
della Polizia e dei magistrati compiacenti al terrore della chiesa cattolica. Il
problema giuridico della chiesa cattolica si pone dopo la dissoluzione del
regno di dio. Durante il regno di dio, gestito dalla chiesa cattolica, la
parola dio era usata come nome proprio. Non si permetteva di chiamare “dio”
nessun altro soggetto. Poi, una volta dissolto il dominio della chiesa
cattolica, la parola dio è diventato un nome comune che, nella religione Pagana
Politeista, deve essere seguito dal nome del dio per individuare la Divinità di
cui si parla.
Così l’espressione “dio
porco!” cessa di essere considerata una bestemmia se non in ambito prettamente
cristiano dove tutti intendono quel significato specifico e non il significato della parola generica “dio”.
Nella società civile non può essere considerata una bestemmia. La Corte
Costituzionale parla di “offesa alla divinità” e la divinità deve essere
espressamente citata. Così, anche se i Pagani ritengono che le offese fatte
agli Dèi sono un problema degli Dèi in quanto i Pagani non necessitano di un
esercito per imporre le loro Divinità, un’espressione come “Porco Giove” è
oggettivamente e giuridicamente una bestemmia in quanto riferita
incontrovertibilmente a quella Divinità. Come può essere perseguita come
bestemmia un’offesa fatta ad Allah. Questo perché, anche se Allah è il nome per
indicare dio nei paesi di lingua araba, nell’uso occidentale rappresenta
specificatamente il dio della religione Islamica.
Ciò che è importante
comprendere è che nella società non esiste il reato di “bestemmia”, ma col nome
di bestemmia usato nel codice penale si intende la difesa di un sentimento
religioso che però può essere protetto SOLO nella misura in cui quanto
qualifica quel sentimento religioso è circoscritto nella comunità religiosa
separata dal contesto sociale. Quando, i principi sociali della religione
cattolica manifestati dal dio vengono imposti in un qualche modo alla società civile,
allora questa ha il diritto giuridico di censurare il dio dei cristiani come un
criminale, un delinquente e un porco. Non può esistere, nella società civile,
nessun principio cristiano che possa essere anteposto alle norme della
Costituzione. Da qui diventa legittima la reazione rabbiosa di chi vede in
pericolo i diritti sociali. Diritti sociali messi in pericolo dall’adesione di
individui ai principi cattolici che, individui all’interno delle Istituzioni,
vogliono imporre. In quel caso, “dio porco” diventa non solo legittimo, ma
doveroso per la riaffermazione emotiva dei principi Costituzionali.
Spesso l’azione del dio dei cristiani si percepisce nell’educazione
delle persone che ci stanno davanti e che, rappresentando le Istituzioni o
agendo in disprezzo del circostante, manifestano principi cattolici in
opposizione a principi Costituzionali. In questo caso, riaffermare che il dio
dei cristiani è un porco, diventa un dovere per riaffermare i principi
Costituzionali nei confronti delle loro azioni. Non esiste, infatti, nessun
padrone morale che abbia un qualche diritto sulle nostre azioni. Solo la legge
determina i modi di esprimere le nostre azioni e pone i limiti della loro
espressione, non il dio dei cristiani!
Non nominare il nome
del Signore, Iddio tuo, invano, poiché il Signore non riterrà innocenti chi
proferisce invano il suo nome. Esodo 20, 3
Questa affermazione è
un vero e proprio delirio. Una pretesa illegale in ambito civile.
E’ una bestemmia nei
confronti della Costituzione della Repubblica e come tale va tratta.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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