La chiesa cattolica
Il primo comandamento
Io sono il signore, iddio tuo!
Significato sociale e
giuridico, sia storico che attuale
del primo comandamento della
bibbia di ebrei e cristiani
di Claudio Simeoni
Vai all'indice per ricordare cosa succede se si è cittadini distratti.
Vai al Commento ai comandamenti ebraici di Mosè fatti propri dai cristiani.
“Io sono il Signore,
Iddio tuo,
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla casa di
schiavitù.” Esodo 20, 2
Per capire questo
comandamento, che i cattolici usano come prologo ai dieci comandamenti unendolo
con il secondo dell’Esodo, in quanto dividono l’ultimo comandamento in due
parti, è necessario attualizzarlo. Farlo capire con un esempio capace di
visualizzare il suo significato:
“Io sono il Berlusconi,
Iddio tuo,
che ti ho fatto uscire
dal paese dei comunisti,
dalla casa di
schiavitù.”
L’unica cosa reale
nella frase è la pretesa di essere il padrone delle persone; il motivo per cui
pretende di essere il padrone delle persone è una menzogna.
Così il dio padrone
dei cristiani, così Berlusconi!
Questo meccanismo di
affermare come pretesa, giustificandola con una menzogna educazionalmente
imposta che diventa reale solo nell’immaginario e nel desiderio delle persone
che ascoltano, è uno dei motivi ricorrenti con cui gli ebrei prima e i
cristiani, nel corso dei secoli, hanno derubato e stuprato gli Esseri Umani.
Io sono il tuo
padrone, dice il dio padrone dei cristiani.
Sono il tuo padrone
perché io, come padrone, sono più buono di quei padroni che ti ridussero in
schiavitù in Egitto.
Solo che la schiavitù
degli ebrei in Egitto non c’è mai stata!
Si tratta di un’invenzione
fatta dai capi ebrei deportati a Babilonia che volevano impedire alla
popolazione ebrea a Babilonia di integrarsi con la popolazione Babilonese perdendo,
in questo modo, il controllo sui loro schiavi [ebrei]. Esattamente come non c’è mai
stata nessuna forma di “comunismo” in Italia; così non c’è mai stata nessuna
forma di schiavitù degli ebrei in Egitto.
Come il dio degli
ebrei millanta un qualche cosa che non ha mai fatto, così Berlusconi evoca,
enfaticamente, un “pericolo” che non c’è mai stato. L’incapace, l’incompetente,
colui che esiste solo nell’immaginario di alcuni; non può fare nulla. Questo
perché se una qualche sua opera fosse fatta, l’opera stessa sarebbe attribuita
ad un soggetto e allora, in quel caso, il “popolo di Israele” direbbe: “Tu sei
il nostro Signore, Iddio nostro, che ci hai fatto uscire dalla casa di
schiavitù!”. Esattamente come i deportati nei lager nazisti dissero ai
sovietici: “Voi siete i liberatori che ci avete liberato dai campi di sterminio”.
Quando Ratzinger
dice, tanto per fare un esempio:
"In
questi giorni - ha detto Benedetto XVI - siamo stati toccati dalla tragedia di
Viareggio. Mi unisco al dolore di quanti hanno perduto persone care, sono
rimasti feriti o hanno subito danni materiali anche gravi. Mentre elevo la mia
accorata preghiera a Dio per tutte le persone coinvolte nella tragedia auspico
- ha affermato - che simili incidenti non abbiano a ripetersi e sia garantita a
tutti la sicurezza sul lavoro e nello svolgimento della vita quotidiana".
E’ chiaramente una
presa in giro e un insulto a chi ha subito la tragedia. Gli ascoltatori che
hanno vissuto la tragedia, nell’ascoltare le parole di Ratzinger, fissano la
loro attenzione sulla tragedia vissuta e proiettano le loro sensazioni immaginando
un Ratzinger dolorante come loro. Ma non è così, Ratzinger ha truffato. Ha
usato il loro dolore per costruire sottomissione ed accettazione di parole
vuote. Se effettivamente Ratzinger avesse provato dolore avrebbe mobilitato le
sue finanze e le sue forze per ricostruire case e sicurezza per chi è rimasto. Guardando
tanta mobilitazione, la popolazione di Viareggio avrebbe detto: “Ratzinger si è
unito al nostro dolore!”. Come al dio degli ebrei non gli frega nulla degli
ebrei che sono in quel momento deportati a Babilonia; come a Berlusconi non
frega nulla delle persone che vivono la crisi economica; Berlusconi e capi
ebrei hanno il problema di ottenere sottomissione da parte di chi è deportato o
vive la crisi economica e, per ottenere
questo, costruiscono un’illusione. Per questo il dio degli ebrei per ottenere
la sottomissione del “popolo eletto” spaccia un’illusione agli ebrei schiavi deportati
a Babilonia inventandosi una schiavitù più terribile, immaginata, che ebbe
luogo tanto tempo fa in Egitto; per questo motivo Berlusconi si inventa i “comunisti”
e spaccia, come una dose di eroina, la fine della crisi economica e le
illusioni di provvedimenti, mai presi, che, secondo alcuni, lontani e fuori
dalla critica, sarebbero stati efficaci. Basta analizzare le iniziative assunte
dal governo Berlusconi per criminalizzare gli immigrati e confrontare quei
provvedimenti con le lacrime di coccodrillo che Berlusconi ha versato all’arrivo
degli immigrati dall’Albania quella volta per rendersi conto di quanti inganni
Silvio Berlusconi lastrichi le non-iniziative del suo governo.
L’unica cosa reale è
la schiavitù. E’ quel principio cristiano, usato dal fascismo e dal nazismo, che
dice al cittadino: “Io sono il tuo padrone perché....”. Ogni perché è buono per
giustificare l’essere il suo padrone. Però è proprio la condizione di negazione
della condizione di diritto soggettivo, l’unica condizione reale che viene
manifestata dal dio padrone dei cristiani. Viene manifestata da ogni soggetto
che, violentando la Costituzione della Repubblica, pretende che le persone rinuncino
al loro essere dei cittadini: “Io sono il signore, il tuo dio (o il tuo Duce)...”.
L’unica cosa reale,
in questo meccanismo, è la pretesa di essere il padrone di uomini ridotti a
schiavi. E’ la pretesa di non essere un soggetto, un dio, sottoposto ad
analisi, a critica.
Nessuno deve
criticare il dio padrone, tanto meno condannarlo per i delitti feroci che
commette. Così, nessuno deve processare Berlusconi per i feroci delitti che
commette.
Questa premessa ai
comandamenti di ebrei e cristiani, di fatto, alla faccia della Corte di
Cassazione, giustifica i genocidi passati (dal diluvio universale, al massacro
di Sodoma e Gomorra, al
massacro di popoli, reali o millantati che sia,) e pone le premesse per garantirsi il diritto
ai genocidi futuri.
Come giustifica il
primo comandamento la chiesa cattolica? Proviamo a leggere il catechismo della
chiesa cattolica che cita il catechismo romano:
2086 – “Nell’esplicita
affermazione divina: “Io sono il signore tuo dio” è incluso il comandamento
della fede, della speranza e della carità. Se noi riconosciamo infatti che egli
è dio, cioè eterno, immutabile, sempre uguale a sé stesso, affermiamo con ciò
anche la sua infinita veracità: ne segue quindi l’obbligo di accogliere le sue
parole e di aderire ai suoi comandi con pieno riconoscimento della sua
autorità. Se egli inoltre è dio, noi ne riconosciamo l’onnipotenza, la bontà, i
benefici; di qui l’illimitata fiducia e la speranza. E se egli è l’infinita
bontà e l’infinito amore, come non offrirgli tutta la nostra dedizione e
donargli tutto il nostro amore? Ecco perché nella bibbia dio inizia e conclude
invariabilmente i suoi comandi con la formula: “Io sono il padrone!” Catechismo
della chiesa cattolica
Se noi prendiamo
questa formulazione e la parafrasiamo abbiamo questo risultato:
“Nell’esplicita
affermazione di Berlusconi: “Io sono il padrone dell’azienda Italia, tuo dio” è
incluso il comandamento della fede in Berlusconi, della speranza in Berlusconi
e della carità (sinonimo di amore) per Berlusconi. Se noi riconosciamo infatti
che Berlusconi è il padrone, cioè gode di un diritto eterno, immutabile, sempre
uguale a sé stesso, affermiamo con ciò anche l’infinita veracità di Berlusconi:
ne segue quindi l’obbligo di accogliere le parole di Berlusconi e di aderire ai
comandi di Berlusconi con pieno riconoscimento della sua autorità. Se
Berlusconi inoltre è il padrone dell’Italia trasformata in un’azienda, noi
riconosciamo l’onnipotenza di Berlusconi, la bontà di Berlusconi, i benefici
portati da Berlusconi; di qui l’illimitata fiducia in Berlusconi e la speranza
in Berlusconi. E se Berlusconi è l’infinita bontà e l’infinito amore, come non
offrire a Berlusconi tutta la nostra dedizione e donare a Berlusconi tutto il
nostro amore? Ecco perché Berlusconi inizia e conclude invariabilmente i suoi
comandi con la formula: “Io sono il padrone!”
Questo meccanismo è
alla base di ogni truffa sociale in cui qualcuno vuole ingannare le persone. I “se”
si sprecano. Hanno la funzione di allontanare ogni richiesta di verifica: “Mica
ho detto che è così! Ho detto, “se è così allora...”.
Le affermazioni del
dio padrone vanno verificate. Come va verificata la schiavitù in Egitto, come
vanno verificate le condizioni che Berlusconi millanta. Solo che, quando le
persone verificano, di fatto, non c’è più fede e la speranza delle persone si
basa sull’analisi della realtà e la trasformazione degli eventi in atto e non
sull’attesa acritica.
In quest’ottica
diventano affermazioni truffaldine, cattive e criminali, le affermazioni di Paolo
di Tarso, come riportato dal catechismo della chiesa cattolica, che fa della
mancata sottomissione alla fede l’origine delle “deviazioni morali” che poi,
alla fine, diventa la giustificazione con cui la chiesa cattolica attenta al
dettato Costituzionale per imporre sottomissione ai bambini. Scrive il
catechismo della chiesa cattolica:
2087 – La nostra
vita morale trova la sua sorgente nella fede di dio che i rivela il suo amore. San
paolo parla dell’ “obbedienza alla fede” (Rm 1, 5)
come dell’obbligo primario. Egli indica nell’ “ignoranza di dio” il principio e
la spiegazione di tutte le deviazioni morali (Rm 1,
18-32). Il nostro dovere nei confronti di dio è di credergli in lui e di
rendergli testimonianza.
La prima aberrazione
illogica e assurda che deve essere sottolineata, e che ha risvolti criminali,
in questa frase del catechismo della chiesa cattolica è che se io porto una
testimonianza, questa testimonia “il mio credere”, non l’oggetto della mia
credenza. Il cristiano non testimonia il suo dio, ma testimonia il suo
desiderio che dio, quel dio, esista. In pratica, testimonia la sua follia
espressa nella credenza. Una follia che è immaginazione di un oggetto
desiderato e che, attraverso la testimonianza, viene imposto come desiderabile
a chi non sente il bisogno di desiderare un tale oggetto. E’ un crimine contro
l’umanità!
Inoltre, il Paolo di
Tarso citato nel catechismo, parla di cose ben diverse di quelle spacciate dal
catechismo della chiesa cattolica.
Proviamo a leggersi
quelle citazioni e il relativo contesto dalle lettere di Paolo di Tarso:
“Paolo
servo di Gesù cristo, chiamato apostolo, consacrato al vangelo di dio, promesso
già nelle sacre scritture per mezzo dei suoi profeti – riguardante il figlio
suo nato come uomo dalla stirpe di Davide, e costituito figlio di dio con
potenza, secondo lo spirito di santità, con la resurrezione dei morti, Gesù
signore nostro, dal quale abbiamo ricevuto la grazia e l’apostolato, per
portare all’obbedienza della fede, a gloria del suo nome, tutti i Gentili, fra
i quali siete anche voi, chiamati da Gesù cristo, - a tutti coloro che si
trovano in Roma , amati da dio, chiamati santi; grazia e pace a voi da dio,
padre nostro e del padrone Gesù cristo.” Paolo di Tarso, lettera ai Romani 1, 1-7
L’obbedienza alla
fede, proposta dal catechismo della chiesa cattolica, si basa su un insieme di
farneticazioni di Paolo di Tarso che non hanno nulla a che vedere con il fatto
che “la vita morale trova la sua sorgente nella fede”. Per fede, visto l’esempio
di Paolo di Tarso, si intende la necessità di desiderare come pulsione
psicologica capace di esprimere libido. Come pulsione psicologica non può
essere né spiegata, né argomentata, ma solo affermata.
Scrive a tal
proposito Reich (che riprendo dalla voce “desiderio” del dizionario di
Psicologia di Galimberti):
“Partendo
dalla persuasione che “le istanze morali dell’uomo, ben lungi dall’avere un’origine
soprannaturale, derivano dalle misure educative dei genitori e di chi ne fa le
veci fin dalla primissima infanzia”, Reich ritiene che “al centro di queste
misure educative agiscono quelle misure che si rivolgono contro la sessualità
del bambino e i divieti dei genitori, continuano in seguito a manifestarsi come
conflitto fra pulsione e morale dell’uomo.”
Paolo di Tarso, che è
sessualmente impotente e chiama questa impotenza “dono di dio”, fa una serie di
affermazioni con cui “affermare” la sua superiorità (delirio di onnipotenza) in
quanto detentore della relazione col dio padrone che gli ha concesso il dono
dell’impotenza per non peccare. L’obbedienza alla fede è in realtà un delirio
nato dalla repressione sessuale che si trasforma in megalomania.
“La
megalomania è la tendenza di una personalità a sopravvalutare sé stessa e le
proprie capacità in assenza di un opportuno vaglio critico. Deliri megalomaniaci si registrano nelle schizofrenie a sfondo
paranoico dove ad essere investita di grandezza è la propria personalità, e
nelle forme maniacali dove il soggetto vive una sensazione di strapotere sulle
proprie risorse e capacità. Secondo Freud la megalomania nasce a spese della libido
oggettuale che, sottratta al mondo esterno [non si esprime nei rapporti
sessuali, nota mia] investe l’io in una forma esasperata di narcisismo.” Dizionario
di psicologia.
Per questo motivo
Paolo di Tarso afferma, ma non argomenta. Non giustifica le sue affermazioni e
deve ricorrere ad imporre “obbedienza della fede” come unica risorsa per
assicurarsi il diritto a non essere ricoverato in manicomio. La fede, nella e
per la quale Paolo di Tarso costringe le persone all’obbedienza, altro non è
che la privazione delle persone del loro senso critico: solo davanti a chi ha
fede Paolo di Tarso può farneticare. Senza la fede è necessario dimostrare
argomentando. Paolo di Tarso non è in grado di farlo. Non ha argomenti
sufficienti per dimostrare la sua fede come dato di realtà e non come effetto
patologico.
La seconda citazione
di Paolo di Tarso ad opera del Catechismo della chiesa cattolica è altrettanto
rivelatrice della prima.
Afferma Paolo di
Tarso:
“Tutti gli
uomini hanno peccato – Si manifesta infatti dal cielo l’ira di dio sopra ogni
empietà e ingiustizia degli uomini, che tengono imprigionata la verità nell’ingiustizia;
poiché ciò che è noto di dio, è a loro manifesto , giacché dio lo diede a
conoscere. Le sue invisibili perfezioni, la sua eterna potenza e la sua
divinità, appaiono fin dalla creazione del mondo, offerte alla considerazione
per mezzo delle sue opere. E così essi non hanno scuse, perché, dopo aver conosciuto
dio, non lo glorificano come dio, né gli resero grazie; ma i loro ragionamenti
divennero vuoti e la loro intelligenza stolta si ottenebrò. Vantandosi di essere
sapienti, divennero sciocchi, cambiarono la gloria incorruttibile di dio, con
immagini di uomini mortali, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò dio,
lasciando che essi seguissero i perversi desideri dei loro cuori, li abbandonò
all’impurità, di modo che essi disonorarono i loro corpi tra loro, scambiarono
la verità di dio con la menzogna e adorarono e servirono le creature anziché il
creatore che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo dio li ha abbandonati a
passioni ignominiose; le loro donne cambiarono le relazioni naturali con quelle
contro natura; e gli uomini pure, abbandonata la relazione naturale con la
donna, si accesero di mutua concupiscenza, commettendo turpitudini maschi con
maschi, ricevendo in sé stessi la mercede meritata dal loro pervertimento. E siccome non si
preoccupavano di approfondire la conoscenza di dio, egli li abbandonò in balia
di una mente insipiente , in modo da compiere ciò che non conviene , pieni di
ogni iniquità, perversione, cupidigia e malizia; pieni d’invidia, omicidio,
discordia di frode, di malignità. Calunniatori, maldicenti, odiatori di dio,
arroganti altezzosi, millantatori, inventori del male, ribelli ai loro
genitori, privi di senno, di lealtà, di affetto e di misericordia. E pur
conoscendo il decreto di dio che condanna a morte chi commette tali cose, non
solo essi le fanno, ma approvano chi le fa. ” Paolo di tarso Lettera ai Romani
1, 18-32
Tutto ciò che Paolo
di Tarso non è in grado di fare perché afflitto da una forma di impotenza
sessuale, diventa peccato e ignominia davanti agli occhi di Paolo di Tarso elevato
a dio.
Paolo di Tarso
delinea i contorni morali da cui nasce la fede. Dice, infatti:
Se noi riusciamo ad
impedire che le persone facciano sesso, magari le riempiamo di figli sì da
allontanare da loro la tentazione di fare sesso e criminalizziamo ogni forma
sessuale che non sia quella finalizzata alla procreazione, allora riusciamo ad
imporre la fede. La fede non nasce dal libero convincimento delle persone, ma
dalla violenza con cui si impedisce alle persone di veicolare le loro pulsioni
sessuali. Tutti, dice Paolo di Tarso, devono essere considerati peccatori.
Tutti devono imitare me che sono sessualmente impotente. Una volta resi
impotenti, sono pronti per avere fede:
Così il delirio viene
costruito attraverso l’educazione e l’individuo delirante giunge alla fede nel
dio creatore. I deliri sono dei rifugi psichici che vengono imposti dall’educazione
quando nega gli strumenti critici ai ragazzi:
“Il delirio
come interpretazione del mondo nasce nel momento in cui il soggetto cerca dei
messaggi, dei simboli, una chiave che gli spiegano che cos’è lui stesso e che
cosa è il mondo, che cosa sta realmente succedendo, come può entrare in questo
mondo che lo domina, ma da cui è escluso e sul quale non ha potere. Il soggetto
[come Paolo di Tarso di cui sopra. Nota mia] cerca di ricostruire una realtà
che gli si è parzialmente disgregata davanti e lo invade in una serie di
frammenti di esperienza, separati fra di loro e non più pienamente
significativi. [A Paolo di Tarso] Il mondo gli appare insopportabile, estraneo,
ostile, minaccioso, falso e destrutturato. La ristrutturazione della realtà
parte da un’interpretazione di significato intorno alla quale tutto il mondo si
riorganizza e, per così dire, ricomincia a funzionare. La spiegazione
(delirante) rimette in moto un’esperienza che si era bloccata nell’angoscia,
nella passività, nella perdita di senso delle cose. Improvvisamente il soggetto
intuisce: egli è invaso da forze estranee, succede qualcosa, c’è un complotto o
una mascheratura [Lui, Paolo di Tarso, ha capito di essere l’inviato del dio
padrone. Nota mia]; qualcosa gli viene nascosto, ma egli comincia a capire,
vede significati nuovi e cifrati. E’ il delirio. Il delirio ha qui delle
importanti affinità psicologiche con la conversione religiosa, con l’illuminazione
poetica, e anche con la mutata percezione indotta talora da certe sostanze
dette impropriamente allucinogeni.” Jervis (1975, p.
245-2469 Dal dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti
alla voce delirio.
Colui che è
angosciato dalla realtà alla quale l’educazione cristiana, e prima di allora
condizioni casuali o, comunque, monoteiste, lo ha privato degli strumenti
adeguati per affrontare quella realtà, inizia a delirare scoprendo la volontà
del dio padrone alla quale si sottomette. Questa sottomissione, nei suoi
deliri, la chiama fede e invita le persone a sottomettersi a tale fede condividendo
con lui la bellezza del delirio. La forma educativa di imposizione del
disarmo psichico messa in atto dalla chiesa cristiana porta all’angoscia;
per reazione le persone si difendono delirando ed elaborano la loro percezione e concezione del mondo in una
forma di autoprotezione.
Da qui il senso dell’individuo
che, facendosi portatore dell’unico e perfetto dio padrone che immagina,
proietta i suoi deliri come testimonianza del dio padrone e della fede che ha
in lui. Il dio padrone, la sua fede, lo ha salvato dall’angoscia portandolo
fuori dalla “schiavitù dell’Egitto” che lui non comprendeva e davanti alla
quale era angosciato.
Per questo il
discorso di Paolo di Tarso, nell’introduzione alla lettera ai Romani, può
essere parafrasato come Silvio Berlusconi:
“Paolo
servo di Silvio Berlusconi, chiamato apostolo, consacrato al vangelo di Silvio
Berlusconi, promesso già nelle sacre scritture per mezzo dei suoi profeti –
riguardante Silvio Berlusconi nato come uomo dalla stirpe di Davide, e
costituito nel Berlusconi dio con potenza, secondo lo spirito di santità, con
la resurrezione dei morti, Silvio Berlusconi padrone nostro, dal quale abbiamo
ricevuto la grazia e l’apostolato, per portare all’obbedienza della fede, a
gloria del suo nome, tutti i Gentili, fra i quali siete anche voi, chiamati da
Silvio Berlusconi, - a tutti coloro che si trovano in Roma , amati da Silvio
Berlusconi, chiamati santi; grazia e pace a voi da Silvio Berlusconi, padre
nostro e del padrone Silvio Berlusconi.” Parafrasi di Paolo di Tarso, lettera
ai Romani 1, 1-7
Per questo si può
concludere soltanto come si è iniziato:
“Io sono il Signore,
Iddio tuo,
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla casa di
schiavitù.”
Per capire questo
comandamento, che i cattolici usano come prologo ai dieci comandamenti unendolo
con il secondo dell’Esodo, in quanto dividono l’ultimo comandamento in due
parti, è necessario attualizzarlo. Farlo capire con un esempio capace di
visualizzare il suo significato:
“Io sono il Berlusconi,
Iddio tuo,
che ti ho fatto uscire
dal paese dei comunisti,
dalla casa di
schiavitù.”
Patologia
psichiatrica delirante come difesa dall’angoscia per essere stato privato fin
da bambino degli strumenti adeguati con cui affrontare le condizioni nella vita
sociale.
Educare nell’angoscia
porta a sviluppare i deliri; i deliri devono essere condivisi; creano le basi
sociali dell’angoscia per poter continuare a produrre individui deliranti che
garantiscono ai deliri e ai deliranti una loro legittimazione sociale:
“Considerate
o fratelli la vostra chiamata: tra voi non ci sono molti sapienti secondo la
carne, né molto potenti o molti nobili. Ma dio ha scelto ciò che è senza
sapienza nel mondo per confondere i sapienti; e le cose deboli ha scelto dio,
per confondere le forti; e le cose umili del mondo e le disprezzate ha scelto
dio, e quelle che non hanno nulla, PER RIDURRE A NULLA QUELLE CHE SONO;
affinché nessuno si possa vantare davanti a dio.” Paolo di Tarso 1^ Corinti 1, 26-29
L’ignoranza
costruisce l’angoscia e quasi sempre i deliri sono prodotti dall’ignoranza
della cultura e dei mezzi con cui agire nella società.
“Considerate,
iscritti al Popolo delle Libertà la vostra chiamata: tra voi non ci sono molte
persone con cultura, né molti industriali o molti professori. Ma Silvio
Berlusconi ha scelto ciò che è ignorante nel mondo per confondere coloro che
fanno cultura; e le persone deboli ha scelto Silvio Berlusconi, per confondere
chi è culturalmente e politicamente preparato; e gli yesman ha scelto Silvio
Berlusconi e le veline ha scelto Silvio Berlusconi, e quelle che non hanno
nessuna coscienza politica né amore per la società, PER RIDURRE A NULLA QUELLE PERSONE CHE SONO
PROIETTATE NEL FUTURO E CHE SONO CAPACI DI GIUSTIFICARE CULTURALMENTE ED ECONOMICAMENTE LE LORO
SCELTE; questo ha fatto Silvio Berlusconi, affinché nessuno si possa vantare davanti a Silvio Berlusconi.” Paolo
di Tarso 1^ Corinti 1, 26-29
Le farneticazioni da
patologia delirante hanno questa caratteristica: si adattano a contesti sociali
e a situazioni culturali diverse perché non dipendono dalla società o dalla cultura,
ma dai deliri propri dell’individuo. Dalle sue pulsioni. Anche quando sui deliri
si crea un certo consenso. Per questo motivo diventano abbastanza simili le
frasi di un delirante di 2600 anni fa con quelle di un delirante attuale.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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30175 Marghera - Venezia
tel. 3277862784
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