La chiesa cattolica
Il decimo comandamento
(decimo per l’esodo)
Non desiderare la roba d’altri
Significato sociale e
giuridico, Del (decimo) decimo
comandamento della bibbia di
ebrei e cristiani
di Claudio Simeoni
Non desiderare la roba d’altri.
Non
desiderare la casa del tuo prossimo né il suo servo, né la sua serva, né il suo
bue o il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo. Esodo 20, 17
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Si tratta del decimo
comandamento dell’Esodo, dal quale la chiesa cattolica ha separato la donna,
come dimensione femminile, dal suo ruolo sociale.
Nella prima parte del
commento al decimo comandamento dell’Esodo, si è sottolineato il ruolo della
donna come oggetto d’uso. Un oggetto che si desidera in quanto oggetto e non in
quanto soggetto di relazioni interpersonali. In questa seconda parte prendiamo
in considerazione “il desiderio”.
Il desiderio come
oggetto che spinge il soggetto a cambiare il presente in cui vive.
Ciò che gli ebrei
censurano nel decimo comandamento è “il desiderio”, quella forza intima che
spinge il soggetto a modificare il proprio presente spingendolo in un futuro
desiderato in cui le difficoltà del presente vengono annullate.
Da dove nasce
l’esigenza di questo “ordine” alle persone?
Dobbiamo sempre
partire dalla deportazione a Babilonia di alcune migliaia di ebrei e il rifiuto
dei “capi” ebraici di consentire ai deportati di integrarsi nella popolazione
di Babilonia insieme a tutti quei gruppi culturali ed etnici che erano stati
portati a Babilonia: loro sono il popolo eletto. Fermare il desiderio,
significa fermare il desiderio di diventare parte della comunità Babilonese. Mantenere
la separazione sostituendo al desiderio di vita il desiderio di morte.
Che cos’è il
desiderio di morte?
E’ il desiderio di
appartenenza ad un gruppo in separazione al contesto sociale in cui si vive.
In questo comandamento
l’ebreo non deve desiderare di vivere come la società in cui vive gli consente,
ma deve vivere in opposizione alla società secondo le regole di separazione
dalla società che il suo gruppo gli impone.
Ciò che l’ebreo non
deve desiderare, casa, servi, animali, campi, ecc., sono i mezzi con cui le
persone vivono nel contesto babilonese. L’ebreo non deve desiderare ciò che la
società Babilonese offre, ma deve limitarsi ad accettare i limiti imposti dai
“capi” ebrei. In questo contesto l’ebreo rinuncia alla propria “privacy” di
individuo per manifestare il gruppo di appartenenza: essere ebreo prima che
persona.
In questo contesto il
desiderio di separazione salvaguarda il gruppo di appartenenza ma, a seconda
della collocazione del gruppo nel sistema sociale (sia come status
Istituzionale o come gruppo economico), questo, il sistema sociale, diventa
oggetto di possesso o soggetto predatore dell’insieme sociale. In ogni caso,
innesta situazioni di conflittualità all’interno del sistema sociale in quanto
il suo “desiderio” è la promozione del gruppo a discapito, e solo a discapito,
dell’intero sistema sociale.
Il meccanismo
funziona come una banda di tipo mafioso in cui la “famiglia” di appartenenza è
l’oggetto desiderato, mentre la società è vista come “il nemico” che deve alimentare
la famiglia. Desiderare di uscire dalla famiglia è considerato disdicevole,
sospetto e atto di tradimento da punire con la massima violenza: chi DEVE
desiderare l’appartenenza, e non la desidera, è un traditore.
Desiderare di
appartenere è il desiderare di appartenere al dio padrone.
Desiderare di
appartenere alla famiglia, alla banda, al gruppo, è desiderare la separazione
dalla società: è non desiderare la roba d’altri. Il contesto sociale in cui
altri vivono. Un contesto sociale che quando la banda, il gruppo o la famiglia,
riescono a controllare, devono immiserire per arricchire il benessere del
gruppo, della banda, della famiglia, a discapito degli “altri” che devono
essere ridotti in condizioni di vita NON DESIDERABILI.
Per gli ebrei,
desiderare il dio padrone equivale a disprezzare la roba d’altri, salvo farla
propria per alimentare la gloria del proprio dio padrone. Desiderio d’altri
sono gli Dèi d’altri che, lungi dall’imporre doveri, aiutano l’uomo nel loro
divenire.
Proviamo a leggere il
Deuteronomio 12, 29-31
“Quando il signore, il dio tuo padrone, avrà
sterminato davanti a te le genti del paese di cui stai per entrare in possesso,
allorché tu lo occuperai e vi abiterai, guardati bene dal cadere nel laccio:
non farti loro seguace dopo che quelle saranno state annientate davanti a te;
non cercare i loro Dèi, dicendo: In che modo queste genti servivano i loro Dèi?
Anch’io posso fare lo stesso! Non agire così verso il tuo signore, il tuo dio
padrone, perché quelle genti hanno fatto verso i loro Dèi tutto ciò che è
abominevole agli occhi del signore e che egli detesta: sono giunti perfino a
bruciare nel fuoco i loro figli e le
loro figlie alle loro divinità [anziché seppellire i loro morti e i bambini
nati morti, li hanno bruciati
supplicando i loro Dèi di accompagnarli nel viaggio verso l’infinito: ciò che
il dio degli ebrei detesta. Nota mia!]” Deuteronomio 12, 29-31
Il non desiderare è
il non desiderare una vita migliore, diversa.
Una casa migliore, un
asino più efficiente, aver a disposizione servi migliori. In altre parole,
migliori condizioni di vita che, trasportate al giorno d’oggi diremmo: una casa
migliore, servizi sociali migliori, possibilità di spendere denaro per
acquistare beni e servizi, un migliore “status sociale”.
Non desiderare ciò che
migliora il presente, anzi, aggiunge Gesù nel nuovo testamento in vista della
fine del mondo e del giudizio universale, danneggiare la società civile
distruggendo la ricchezza sociale in funzione della promessa della vita eterna
(Matteo 19, 16-26).
Il non desiderare
altri Dèi che possano condurre gli esseri Umani al benessere sociale del
vecchio testamento, viene trasformato nei dieci comandamenti nel non desiderare
il benessere sociale. Il cristianesimo tenterà di far passare questo desiderare
come “invidia” per chi, al contrario della massa di diseredati costruita dai
cristiani, ha avuto, dal suo dio, il potere, il dominio sugli uomini e la
ricchezza sociale.
La repressione del
desiderio ha lo scopo di allontanare i deportati a Babilonia dalla tentazione
di integrarsi con la popolazione babilonese. Per farlo, il non desiderare viene
proibito là dove più profondamente spinge: non desiderare gli Dèi che portano
alla libertà, ma accontentati del tuo dio geloso che ti impone la sua
schiavitù.
La feroce guerra che
gli ebrei mettono in atto contro Baal ha il solo
scopo di imporre la schiavitù agli ebrei. I cristiani subentrano con
l’ideologia messianico-apocalittica: sta arrivando la
fine del mondo e il giorno del giudizio universale. Che te ne fai dunque delle
ricchezze? Distruggi il benessere sociale, desidera la vita eterna, consuma la
tua vita nell’attesa del messia che arriverà con grande potenza sulle nubi.
Il desiderare imposto
è il desiderio della “vita eterna” imposto mediante la paura della morte fisica.
Il desiderio di vita sostituito dal desiderio di morte. Il desiderio per il
benessere sociale non viene più combattuto combattendo altri Dèi che portano al
benessere, ma viene combattuto in funzione di un’inutilità del benessere
sociale in vista dell’imminente fine del mondo. Poi, visto che la fine del
mondo non arriva, allora i cristiani riprendono le regole degli ebrei e danno
guerra ad ogni culto che, portando il benessere fra gli uomini, alimenta il
desiderio di vita.
Il non desiderare è
il non modificare il presente.
Questa ideologia è
l’ideologia dello schiavismo cristiano che nelle lettere di Paolo di Tarso e
nelle lettere di Pietro diventa:
“Schiavi,
obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non solo quando vi
vedono, come per piacere agli uomini, ma con sincerità di cuore, per timore del
signore. tutto quello che fate, fatelo di cuore, come per il signore e non per
gli uomini, sapendo che riceverete in ricompensa l’eredità dalle mani stesse di
dio. E’ a cristo signore che voi servite. Chiunque, invece, commette
ingiustizia, commetterà secondo l’ingiustizia commessa: non vi sarà
accettazione di persone.” Paolo di Tarso, lettera ai Colossesi
3, 22-25
“Servi
siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli che
sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere intrattabile. Poiché
piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo verso di lui, quando si
soffre ingiustamente. infatti che gloria vi è nel sopportare di essere battuti,
quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito rettamente, sopportate
sofferenze, questo è gradito davanti a dio. Anzi è appunto a questo che voi
siete stati chiamati, perché Cristo pure ha sofferto per voi, lasciandovi un
esempio affinché ne seguiate le orme.” I Pietro 2, 18-21
Desiderare la libertà
e il benessere è per il cristiano un peccato grave perché alimenta quel moto di
spirito che spinge le persone ad organizzarsi per ottenere il benessere. Desiderare
di essere graditi a dio, al padrone, piuttosto che rivendicare la realizzazione
di un desiderio soggettivo.
La contraddizione
apparente dell’ideologia del desiderio cristiana insita nel nuovo testamento,
produrrà quella tensione psico-emotiva che nel XIX e
XX secolo andrà sotto il nome di “comunismo”.
Il comunismo, lungi
dall’essere espressione di teorie materialiste storico-dialettiche, si
svilupperà fra i popoli come reazione alla dominazione cristiana come descritta
nelle lettere di Paolo e Pietro a cui verrà opposto “l’odio per i ricchi” di
Gesù in Matteo 19.
Il movimento
comunista non fu uno scontro fra intellettuali. Gli intellettuali, specialmente
i materialisti, funsero piuttosto da contorno, ma non riuscirono mai a produrre
quel salto qualitativo ideologico che liberasse le pulsioni emotive di massa
dalle categorie cristiane al di là di come i frequentatori del catechismo lo
immaginavano. Il comunismo fu il risultato dello scontro fra chi usava Paolo di
Tarso e Pietro per dire agli schiavi di stare sottomessi e chi, interpretando
la “condanna per il ricco” di Gesù, riteneva che la istruzione del presente
consentisse di costruire condizioni nuove e diverse nelle quali vivere.
All’interno di questo
scontro, ideologicamente ebreo e cristiano, si svilupparono i campi di
sterminio e i gulag in ossequio all’ordine di Gesù di scannare chi non si
metteva in ginocchio (Luca 19, 27), all’emulazione della frusta con cui Gesù
picchiò chi non usava il tempio come lui voleva o dell’ordine del dio degli
ebrei, attuato, fra le altre aberrazioni da Elia:
“Allora
Elia ordinò loro: “Prendete i profeti di Baal: non se
ne scampi nemmeno uno!” Ed essi li presero. Poi egli li fece scendere presso il
torrente Cison, dove li sgozzò.” I Re 18, 40
Non desiderare la
roba d’altri, significa solo: NON DESIDERARE LA LIBERTA’!
Quando nacque il
concetto di “non desiderare la roba d’altri” come concetto di “non desiderare
la libertà”, la confusione fra oggetto desiderato e pulsione desiderante era
estremamente forte.
La confusione può
essere compresa considerando gli effetti schizofrenici di cui gli ebrei, nei
loro deliri (i così detti profeti), erano portatori:
L’idea di dio delle
religioni monoteiste imposta ai ragazzi, è il prodotto del cortocircuito delle
capacità empatiche delle persone di legarsi al mondo e soggettivare le tensioni
emotive del mondo in cui vivono. L’incapacità di dispiegare le proprie capacità
empatiche nel mondo, (capacità sviluppate e perfezionate dal feto nella pancia
della madre), porta l’individuo a costruire l’immagine del padrone (dio) dal
quale far dipendere il desiderio che si genera dall’incompletezza relazionale
fra sé e il mondo. Pensare il mondo come estraneo da sé, porta l’individuo ad
immaginare sé stesso estraneo al mondo: il dio padrone e creatore che guarda il
mondo dall’alto. Se il suo vivere il mondo è determinato dalla consapevolezza
razionale di essere estraneo al mondo, il suo desiderio di autopromozione lo
porta a rendere reale l’idea di dio. Dio, il dio creatore, per il singolo
individuo che fa dipendere il proprio desiderio da quell’idea, è un oggetto
reale al di là di ogni prova (o smentita) oggettiva. Questo meccanismo, che fa
dipendere la vita dell’individuo dalla dipendenza dall’idea di dio, è spiegato
da alcune scuole che trattano la schizofrenia:
“... gli schizofrenici che, irriducibili alla
triangolazione edipica, non sono stati presi in considerazione da Freud.
Prendendo infatti <<immagini>> e <<parole>> per
<<cose>>, gli schizofrenici non contengono il desiderio nei limiti
della rappresentazione come vorrebbe la psicoanalisi di Freud e perciò, come
massima smentita del sistema freudiano, consentono di elaborare una <<schizoanalisi>> dove il desiderio non è considerato
come semplice produttore di immagini, ma come produttore di cose reali.
Scrivono Deleuze e Guattari:
“ Se il desiderio produce, produce il reale. Se il desiderio è produttore, non
può esserlo se non in realtà e di realtà. [...] Il reale, ne deriva, è il
risultato delle sintesi passive del desiderio come autoproduzione dell’inconscio.
Il desiderio non manca di nulla, non manca del suo oggetto. E’ piuttosto il
soggetto che manca al desiderio, o il desiderio che manca di soggetto, perché
non c’è soggetto che per la repressione” (1972, p. 29). Dal dizionario di
Psicologia di Galimberti ed Garzanti al vocabolo
“desiderio”
Il desiderio di dio è
un’autopromozione soggettiva attraverso l’immaginazione che, per il soggetto,
diventa immagine reale. Un’immagine tanto reale da condizionare la vita e le
scelte del soggetto. Questa immagine, pur non portando il soggetto ad uno
stadio di debilitazione tale da richiedere il ricovero sanitario, ne condiziona
tutte le scelte di vita.
Dal momento che
l’uomo che desidera il rapporto con l’oggetto, soggettivamente reale, che è
dio, deve necessariamente vivere e affrontare i problemi della sua vita, si
adatta costruendo la sua immagine di dio anche se in antitesi a tutte le
immagini di dio che hanno imposto alla sua psiche la dipendenza dall’idea
stessa. Per questo molti cristiani considerano la chiesa cattolica in modo
“anticlericale”. Non perché siano contro il clero, ma perché l’immagine di dio
che la chiesa cattolica impone, pur costruendo la patologia desiderante, la
dipendenza dall’idea e il delirio di onnipotenza che ne sta a fondamento, si
scontra col bisogno del soggetto di descrivere un dio rispondente alle proprie
necessità psichiche.
Questa è la
difficoltà di discutere del dio dei monoteisti. Non è un oggetto reale, come
per la religione Pagana è Zeus, che è l’Atmosfera, al di là di come il soggetto
la percepisce (e pertanto discutiamo della sua percezione dell’oggetto, ma non
della realtà dell’oggetto), ma è una produzione dell’inconscio ed è reale SOLO
per quello specifico individuo.
Quando mettiamo in
discussione il dio del cristiano, mettiamo in discussione il singolo cristiano
che ha la sua personale idea di dio, non un dio oggettivo che può essere
discusso. Mentre sui testi della bibbia, vecchi e nuovo testamento, possiamo
discutere, non possiamo discutere sulle interpretazioni che il cristiano da a
ciò che “vuole” leggere e “vuole” intendere.
Non desiderare viene
imposto al fine di fermare ogni desiderio liberatorio dal desiderio di dio. Non
desiderare di liberarti dalla dipendenza dall’idea di dio per portarti verso il
mondo desiderando di essere parte del mondo.
La chiesa cattolica,
consapevole che il decimo comandamento conchiude il primo comandamento, “Io
sono il tuo padrone, non avrai altro padrone che me!” tenta di deviare
l’attenzione delle persone sull’invidia per chi possiede.
Come il desiderio di
dio è un desiderio patologico, così il desiderio di liberazione dell’uomo
dall’oppressione di dio avviene perché l’uomo si trasforma in un soggetto della
società. L’uomo accumula ricchezza perché la società sia ricca. La chiesa
cattolica accumula ricchezza per ricattare la società. Cosa desidera l’uomo
sociale? Poter usare la ricchezza per la società in cui vive; cosa desidera la
chiesa cattolica? Usare la ricchezza a maggior gloria del potere di dominio del
suo dio padrone di cui lei è la delegata a gestire gli Esseri Umani ridotti a
pecore del gregge.
Che cosa vuole la
pecora del gregge?
Uscire dal gregge e cercare
la propria via: una via che percepisce come possibile, ma che l’educazione
cristiana gli nega, negandogli gli strumenti psichici con cui individuarla e
affrontarla.
La chiesa cattolica,
col decimo comandamento, vuole negare la libertà e la nega affermando che
l’uomo che cerca la libertà, in fondo, è invidioso del potere assoluto del suo
dio padrone di cui lei è la rappresentante.
Dice il Catechismo
della chiesa cattolica in proposito:
“2538 – Il decimo comandamento esige che si
bandisca dal cuore umano l’invidia. Allorché il profeta Natan
volle suscitare il pentimento in re Davide, gli narrò la storia del povero che
possedeva solytanto una pecora, la quale era per lui
come una figlia, e del ricco che, malgrado avesse bestiame in gran numero,
invidiava quel povero e finì per portargli via la sua pecora. L’invidia può
condurre ai peggiori misfatti. E’ per l’invidia del diavolo che la morte è
entrata nel mondo. Noi ci facciamo guerra
vicendevolmente, ed è l’invidia ad armarci gli uni contro gli altri... Se tutti
si accaniscono così a far vacillare il corpo di cristo, dove si arriverà? Siamo
quasi in procinto di snervarlo... Ci diciamo membra di un medesimo organismo e
ci divoriamo come farebbero delle belve.(quest’ultima del Catechismo è una
citazione di Giovanni Crisostomo).”
Questo principio psico-sociale
si è trasferito nel cristianesimo dove il non desiderare una società diversa da
quella imposta dai cristiani è il primo principio che usa il dio dei cristiani
(e per esso le gerarchie) per “non desiderare” gli Dèi di altri. Questo “non
desiderare” spiega la feroce guerra che gli ebrei mettono in atto contro gli
Dèi dei popoli e quella che loro chiamano idolatria. Una guerra che verrà
fermata, almeno sulla carta, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
dell’ONU.
Marghera, 11 giugno
2010
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 –
Marghera Venezia
Tel.
3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it