Paolo di Tarso e il suo progetto di società
cristiana, nazista e fascista.

confrontato con

L'idea della società democratica di Menenio Agrippa

La concezione del corpo e l'alienazione sociale

di Claudio Simeoni

vai alle pagine del rapporto fra cristianesimo e nazismo

Menenio Agrippa e Paolo di Tarso
ideali a confronto.

 

La polemica aperta da Umberto Galimberti sul corpo [nota, io l'ho vista in Galimberti], contrapponendo il corpo come cadavere e il corpo che abita il mondo, può essere rintracciata in due esempi storici che si contrappongono e che definiscono il ruolo dell'uomo, dell'uomo qualunque, del cittadino, nella società civile.

Esempi storici, di utilizzo e considerazioni sul corpo, che da un lato delineano la relazione sociale nazifascista, propria dell'ideologia cristiana, e dall'altra delineano la relazione sociale democratica.

Il corpo viene usato come esempio per definire i ruoli, i comportamenti, i diritti e i doveri degli individui all'interno del loro contesto sociale.

Da un lato abbiamo Paolo di Tarso e dall'altro, circa 600 anni prima, abbiamo Menenio Agrippa.

Entrambi i personaggi si trovano davanti a persone che mirano ad ottenere dei vantaggi per il proprio gruppo sociale di appartenenza; entrambi i personaggi definiscono la situazione sociale nella quale vivono come un corpo che deve agire verso un esterno. Entrambi ricercano un'unità interna fra le varie parti del corpo al fine di aggredire il loro mondo esterno.

Nel farlo, questi due personaggi, delineano due diversi modelli comportamentali che rintracciamo nella storia e che definiamo, dalle esperienze filosofico-sociali recenti, uno cristiano-nazi-fascista e l'altro democratico.

Cosa differenzia i due modelli sociali? La relazione che esiste fra il singolo individuo, o l'insieme cui appartiene, e il tutto sociale di cui fa parte e che agisce verso un esterno col quale costruisce la contraddizione.

In questa analisi, l'esterno col quale si costruisce la contraddizione appare secondario e, infatti, non lo prendo nemmeno in considerazione. Voglio focalizzare l'attenzione fra il singolo soggetto e il tutto sociale. Una volta definita la relazione fra il singolo soggetto e il tutto sociale, voglio sottolineare cosa si riversa sul soggetto dal tutto sociale. In pratica, non voglio solo capire cosa può fare un individuo per l'America, ma voglio capire che cosa può fare l'America per il singolo individuo in modo da stimolarlo affinché egli faccia qualche cosa per quell'America (o Italia, Francia, Spagna, Brasile o qualunque altro paese della terra) di cui si sente parte o si dovrebbe sentire parte.

Scrive Paolo di Tarso.

"Come il nostro corpo, infatti, è uno solo e ha molte membra, ma tutte le sue membra, pur essendo molte, non sono che un sol corpo, così il cristo. Infatti, noi tutti siamo stati battezzati in un solo spirito, giudei e gentili, schiavi e liberi, per formare un corpo solo, e tutti siamo dissetati con un solo spirito.

Infatti, anche il nostro corpo non è un membro solo, ma è composto di molte membra. Se il piede dicesse: "Siccome non sono una mano, io non sono del corpo”, forse per questo non apparterrebbe al corpo? E se l'orecchio dicesse: "Siccome non sono un occhio, io non sono del corpo”, forse per questo non farebbe parte del corpo? Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse invece tutto udito, dove sarebbe l'odorato? Ora, invece, dio ha posto le membra come ha voluto, distribuendo ciascuna di esse nel corpo. Difatti, se tutte le membra fossero un membro solo, dove sarebbe il corpo? Or, dunque, molte sono le membra, ma uno solo il corpo. L'occhio non può dire alla mano: "Non ho bisogno di te”; né la testa può dire ai piedi: "Non ho bisogno di voi”. Anzi, le membra del corpo che sembrano le più deboli, sono molto più necessarie; e quelle che stimiamo meno nobili nel corpo, le circondiamo di maggior onore, e quelle meno decorose le trattiamo con maggior riguardo, mentre le nostre membra decorose non ne hanno bisogno. Ma dio ha disposto il nostro corpo in modo da dare maggior onore alle membra che non ne avevano; affinché non ci fosse divisione nel corpo e le membra avessero la medesima cura a vicenda. Sicché se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con esso, se invece un membro viene glorificato, gioiscono con esso tutte le membra.”

Tratto da Paolo di Tarso, Lettera ai Corinti 12, 12-26

Il corpo di Paolo di Tarso è un cadavere. Un cadavere fatto di individui che vengono trasformati in cadaveri dallo spirito di cristo. Tutti questi cadaveri non anelano altro che ad essere cadaveri in quanto, secondo la descrizione di Poalo di Tarso, non hanno altra possibilità se non quella di accettare il loro stato in funzione del tutto. Il tutto, il cristo e la chiesa cattolica, determinano ciò che le sue parti sono e determinano ciò che le varie parti possono desiderare. Come l'occhio non può ambire a diventare una mano, così lo schiavo, per la chiesa cattolica, non può ambire alla libertà o ad essere un padrone. Non può dire "Non ho bisogno di voi”.

In Paolo di Tarso il tutto è oggetto in sé, mentre, le varie parti, agiscono in funzione del tutto. Un tutto che è, comunque, indipendente dalle parti che lo manifestano. Così è il tutto, dio, che ha disposto. Non vi è scelta nel disporsi e non c'è diritto nell'essersi disposti. Dio determina il ruolo e il ruolo svolto è svolto perché dio lo ha determinato. Dal ruolo che svolgi (schiavo, servo, padrone, malato, benestante, ecc.) comprendi la volontà di dio nei tuoi confronti: dio lo ha voluto e tu non puoi agire contro la volontà di dio che ha deciso di assegnarti quel ruolo sociale.

Se tutte le membra fossero dio, dove sarebbe il corpo?

Il corpo è padrone delle membra e le membra devono funzionare per il corpo occupando la funzione che per il corpo, dio, ha stabilito.

Il corpo non abita il mondo. Il corpo, formato dai cadaveri di chi ha rinunciato a sé stesso, è abitato da cristo Gesù.

L'occhio non gode nel sentire, né l'orecchio nell'ascoltare; chi vede non è l'occhio, ma il soggetto, il cristo Gesù, la Patria o il dio padrone, che abita quel corpo e che usa le varie parti come fossero degli oggetti. Non è un corpo che vede, ma è un occhio che permette a colui che usa il corpo di vedere. L'occhio è dunque un oggetto. Una funzione. Un soggetto che non vive. Un soggetto ridotto a cadavere.

Così è nella struttura sociale determinata dal cristianesimo e dalla chiesa cattolica in particolare: ridurre i propri membri a cadaveri. Cadaveri che funzionano in virtù di una verità e solo grazie ai doni del dio padrone che ne determina funzioni e possibilità.

L'ideologia cristiana è l'ideologia dalla quale in questo secolo si è generata l'ideologia nazista e fascista. Un'ideologia in cui l'individuo è ridotto ad oggetto senza diritti se non quelli di soddisfare i bisogni della Patria o, se preferite, di dio o del Gesù cristo. Bisogni di potere e di dominio che distruggono ogni aspettativa di ogni soggetto in funzione dei bisogni e delle aspettative della Patria o di dio o del cristo Gesù.

Così, fintanto che c'è un nemico da combattere la Patria, dio o il cristo Gesù, alimentano le illusioni delle parti che devono agire in funzione del loro potere; quando manca un nemico esterno da combattere il nemico di dio, della Patria o del cristo Gesù, sono le varie parti del corpo, i membri della chiesa cristiana, che rivendicano dei diritti nei confronti della chiesa cristiana.

La chiesa cattolica costringe le persone che vi fanno parte a vivere una situazione psichica catatonica di alienazione totale dal mondo e dalla vita. Bisogna essere alienati al mondo e alla vita per essere uniti nel corpo del cristo padrone che riversa nelle persone la sua verità e la sua morale guidandone i comportamenti.

Una spersonalizzazione che ben descrive Umberto Galimberti.

Scrive Umberto Galimberti ne "Il corpo”:

"Ma quando il corpo non è più vissuto come mia soggettività, ma, distanziato da me, è oggettivato e ridotto alla dimensione di corpo anatomico, a cui l'Io interiore imputa quello che per lui è la tragica condizione di poter essere visto e udito, allora il rifiuto del corpo diventa simbolo di un rifiuto più grande che investe la società, la solidarietà con gli altri, l'impegno nel mondo. Se infatti il corpo è ciò che impedisce e limita, è pur sempre grazie a cui è possibile la relazione con gli altri, la comunicazione, la presenza. Il ritiro del corpo è quindi il ritiro dal mondo. La grande tesi della fenomenologia, che al rapporto anima-corpo ha sostituito il rapporto corpo-mondo ha nella tragedia dell'autismo schizofrenico la sua implacabile conferma.

Senza il mondo, il corpo assume quel modo d'essere che è proprio della cosa che si piega alla volontà di chi la manipola. E' la catatonia per cui scrive Arieti:

Se si ordina ad un catatonico "Tira fuori la lingua perché voglio pungerla con uno spillo” il catatonico mostrerà la lingua con molta docilità, così come assumerà le posizioni del corpo anche scomode che gli vengono fatte assumere. Questa cieca accettazione è dovuta alla completa sostituzione della volontà propria con quella altrui.

La sua immobilità non è l'effetto di un endema cerebrale, come riteneva Kahlbaum, che fu tra i primi a studiare la catatonia, ma risponde al modo di progettarsi nel mondo come cosa. E questo perché, come scrive S. Arieti:

Il sintomo catatonico non è propriamente un fenomeno motorio; è un fenomeno della volontà. Appare sotto forma di fenomeno motorio perché, se la volontà non permette i movimenti, questi non avvengono.

Col rifiuto del proprio corpo il mondo si dissolve, la presenza perde la libertà delle sue azioni per risolversi nella rigida necessità della cosa in sé. Aboliti i confini fra lo spazio proprio (Eigen-raum) e lo spazio esterno (Fremd-raum) che il corpo delimita, si può essere in drammatica contemporaneità qui e là; le parti del proprio corpo (Leib) si confondono con parti di corpi estranei in quella "livellata omogeneizzazione”, come la chiama A. Storch, per cui altri corpi abitano il mio, che a sua volta risulta frantumato e sbriciolato, "fuori di sé” e fuori di ogni dimensione umana. Smarrito ogni limite e ogni confine si giunge all'assunzione di un corpo dentro l'altro, senza più un determinar-si, un configurar-si nel proprio corpo, che risulta essere esposto alla più radicale delle "alienazioni”.”

Proviamo a vedere l'esempio in Menenio Agrippa:

"Un tempo nel corpo umano, non vi era armonia di tutte le membra, come ora, ma ogni parte del corpo aveva un suo particolare modo di pensare e di parlare. Nacque allora malumore in tutte le parti del corpo poiché ogni loro preoccupazione, ogni loro fatica e ogni loro servizio finivano per portare cibo solo al ventre. Il quale se ne stava lì in mezzo senza alcuna preoccupazione che non fosse quella di godere dei piaceri che altri gli procuravano. Si misero d'accordo, dunque, perché le mani non portassero cibo alla bocca e la bocca non lo accettasse e i denti non lo masticassero. Con questa ritorsione volevano piegare il ventre per fame, ma poi tutte le membra e infine il corpo nel suo complesso, vennero ad un estremo sfinimento. Fu chiaro a tutti che il ruolo del ventre non era inutile: è vero che riceveva cibo, ma anche lo distribuiva restituendo a tutte le parti del corpo quel sangue che, diviso in giusta misura attraverso le vene e nutrito dal cibo digerito, ci tiene vivi e ci regala vigore.” Partendo da questo paragone, fece vedere la somiglianza fra la rivolta interna al corpo e le rivendicazioni della plebe contro i patrizi e in questo modo riuscì a piegare gli animi.”

Tratto da: Tito Livio, Storia di Roma libro secondo 32

Per Menenio Agrippa il corpo è la società tesa verso un futuro. Mentre in Paolo di Tarso è il dio padrone che determina il corpo, per Menenio Agrippa è il corpo che determina la società. Come il cristo non può esistere senza le persone ridotte a proprio corpo, così la società non può esistere senza le persone che la formano.

La diversa prospettiva con la quale si guarda il corpo è la diversa prospettiva con la quale si guarda agli Esseri Umani. Mentre in Paolo di Tarso le persone sono solo bestiame che esiste solo in funzione della volontà del dio padrone; in Menenio Agrippa le persone sono la ricchezza della società e il loro benessere è una ricchezza della società. Così Menenio Agrippa non parla semplicemente di quello che le persone devono fare per la società, ma anche di come la società ridistribuisce l'azione delle persone, il benessere che accumulano, e alimenta il benessere delle singole persone.

Nel punto di vista di Paolo di Tarso non c'è mediazione, ma solo violenza con la quale le varie parti del corpo devono accettare la loro condizione in funzione di un ideale supremo (il corpo del cristo e della chiesa cattolica; il volere del dio padrone). Il punto di vista di Menenio Agrippa è quell'apertura verso il mondo e verso il futuro che solo la società, come insieme di individui, può affrontare.

L'ideologia di Paolo di Tarso manifesta quel cristianesimo-nazi-fascista che fa della distruzione dell'uomo, della sua psiche e della sua quotidianità in funzione degli ideali rappresentati dalla Patria padrone, il dio padrone o il corpo del cristo Gesù, condizione centrale dell'organizzazione sociale. Menenio Agrippa apre alla mediazione perché il benessere di una parte della società è il benessere di ogni parte della società. In Paolo di Tarso c'è la gerarchia fra "il più decoroso” e il "meno decoroso”. In Menenio Agrippa c'è un corpo che funziona e una circolazione che deve alimentare tutto e tutti.

Mentre Paolo di Tarso apre alla politica del genocidio nei confronti di chi non vuole essere parte del corpo di cristo Gesù; Menenio Agrippa apre alla democrazia in funzione di un futuro che si dispiega davanti alla società.

Cosa comporteranno come conseguenze nella società civile?

Se una società civile dovesse soppesare questi discorsi e fare le sue scelte; quali farebbe?

"Ora voi siete il corpo di cristo e sue membra, ognuno secondo la propria parte. E dio ne ha stabilito diverse nella chiesa: in primo luogo gli apostoli, in secondo luogo i profeti, in terzo i maestri, poi il dono dei miracoli, il dono di guarire, di assistere, di governare, di parlare lingue diverse. Sono forse tutti apostoli? O tutti profeti? O tutti maestri? O tutti hanno il dono dei miracoli? O tutti hanno il dono delle guarigioni? O tutti parlano le lingue? O tutti le interpretano? Aspirate ai doni più elevati. Anzi, vi insegno una via che sorpassa ogni altra.”

Tratto da: Paolo di Tarso Prima lettera ai Corinti 12, 27-31

In Paolo di Tarso c'è la descrizione della società cristiana, nazista e fascista. Ogni soggetto della società agisce secondo la propria parte che dio, la Patria, cristo Gesù, ha stabilito. Dio, la Patria o cristo Gesù, ha stabilito che tu sei apostolo, o gerarca, o capo delle ferriere, mentre tu pulisci i gabinetti, tu fai lo schiavo, tu fai l'accattone. Se dio, cristo Gesù o la Patria, stabiliscono una diversa condizione, come il soldato, il macellaio, il torturatore, allora, e solo allora, cambi la tua collocazione all'interno del corpo. All'interno della società. Il soggetto, in Paolo di Tarso, non può scegliere in quanto privo di volontà. Privo di diritti. Dio, la Patria o cristo Gesù, determinano i diritti del soggetto e il soggetto ha il diritto di rivendicare il proprio "diritto” di obbedire alla Patria, al dio padrone, al cristo Gesù per al loro gloria. Egli non commette delitti perché ha obbedito a degli ordini. Glielo ha ordinato dio, la Patria, cristo Gesù. Quando macella gli infedeli o coloro che la patria indica come nemici, egli non si considera responsabile di delitti contro l'umanità perché lui ha obbedito a degli ordini. Come dice Paolo di Tarso: "Ha macellato in nome dello spirito, non per il suo corpo!”, dunque, non ha commesso "peccato”.

L'ideologia di Paolo di Tarso è l'ideologia cristiana che si trasforma nel XX° secolo in ideologia nazi-fascista in cui l'individuo è privato della sua volontà e della sua determinazione in quanto privato del diritto di veicolare i propri bisogni e le proprie necessità. Come il corpo, in Paolo di Tarso, è un cadavere che non abita il mondo, ma viene abitato dal dio padrone, cristo Gesù o dalla Patria, così il singolo individuo è costretto a rinunciare alla propria volontà. Diventa catatonico nei confronti del mondo e oggetto di obbedienza al dio padrone.

A differenza di Paolo di Tarso, Menenio Agrippa abita il mondo. Abita la società in cui vive e lo Stato di Menenio Agrippa è determinato dalla società degli uomini. Tanto più ricchi sono gli uomini nella società, tanto più forte è lo Stato. Sono i singoli individui che, abitando il mondo, permettono allo Stato di abitare il mondo affrontando le contraddizioni che nel mondo si presentano. E' la democrazia la forza dello Stato romano.

"Cominciarono allora le trattative per restituire concordia a Roma: nell'accordo ai plebei fu concesso di avere propri magistrati inviolabili cui spettasse il diritto di intervenire contro le decisioni dei consoli. Inoltre nessun patrizio poteva accedere a quella magistratura. Furono nominati in questo modo due tribuni della plebe, Gaio Licinio e Lucio Albino; essi si scelsero tre colleghi. Di due di loro non ci è giunto il nome, mentre uno era quel Sicinio che era Patria istigatore della rivolta. Alcune fonti dicono che sul monte Sacro furono eletti solo due tribuni e che proprio lì fu approvata la legge Sacrata. Durante la secessione della plebe assunsero il consolato Spurio Cassio e Postumio Cominio.”

Tratto da: Tito Livio libro II 33

Trattare. Giungere ad accordi fra classi e parti della società. Mediare. Mediare non è un atto di debolezza, ma è un atto di forza quando la mediazione fa funzionare un insieme verso un esterno; quel dio padrone che i cristiani vogliono imporre come una zavorre alla costruzione del futuro degli Esseri Umani.

Quella zavorra si chiama ideologia cristiana che è l'ideologia nazi-fascista e funziona come metodo di prevaricazione sociale. Funziona per costruire il disagio sociale. Funziona per costruire il malcontento che consente al più forte di mettere in atto azioni di repressione contro chi chiede giustizia. Questo avviene quando una società non ha più futuro e non è più in grado di affrontare i problemi della propria esistenza condannando gli uomini all'alienazione dalla propria vita.

Allora i Paolo di Tarso di ieri e di oggi impongono la loro ideologia nazista affermando che gli uomini devono uscire dalla dimensione ideologica che assicura loro la libertà di essere sé stessi nel loro presente. In questo modo le società si trasformano in cadaveri abitati da un padrone che ne dispone l'uso per i propri desideri: qualunque sia il padrone che prende il controllo di una società trasformata in cadavere.

La società si trasforma nel cadavere abitato dal dio padrone di Paolo di Tarso. Un dio padrone composto dall'ideologia di possesso che vede nel capitale finanziario il suo potere. Una società trasformata in un cadavere che deve supplicare, equivale a PAGARE, ogni veicolazione emotiva. Una società in cui l'economia finanziaria diventa la morale delle parti del cadavere sociale.

Le persone che fanno parte del cadavere sociale hanno come dogma la rinuncia a sé stessi, alla vita, ai loro bisogni umani in funzione di una moralità che si basa sul dovere. Questi uomini, tanto meno mangeranno, berranno, compreranno libri, andranno a teatro, a ballare o in osteria, tanta più benevolenza acquisiranno agli occhi del dio padrone, cristo Gesù o della Patria cristiana-nazi-fascista. Una Patria cristiana-nazista che sarà tanto più onorata quanto più i membri del cadavere che governa rinunceranno a pensare, ad amare, a discutere di filosofia e politica, a cantare, a dipingere o a creare poesia. In questo cadavere sociale tanto più le persone rinunciano a veicolare i loro desideri e le loro passioni, tanto più risparmieranno. Tanto più accumuleranno capitali finanziari dentro le banche e tanti più meriti acquisiranno agli occhi del dio padrone o del cristo Gesù. Un capitale finanziario o meriti che solo le banche o il dio padrone, o il cristo Gesù, potranno distruggere per costringere le persone a riaccumularlo.

Nella società cristiana-nazista prospettata da Paolo di Tarso, quanto meno le persone sono, quanto meno realizzano la loro vita, tanto più sono importanti davanti agli occhi del dio padrone o del cristo Gesù. Tanto più grande è la vita alienata dal mondo di queste persone, tanto più grande è la gloria del dio padrone, del cristo Gesù o della Patria.

Tanto più il dio padrone, il cristo Gesù o l'economia finanziaria ti porta via la tua parte di vita, tanti più meriti acquisisci; tanto più alimenti la tua estraneità dal mondo.

Tutto quello che il dio padrone, cristo Gesù o il capitale finanziario ti portano via di vita e di umanità, te lo restituiscono (forse) in denaro e in meriti. E col denaro puoi comperarti quello che l'estraniazione alla vita ti è stato negato con i meriti ti promettono benevolenza dopo la morte. In quanto cadavere puoi comperare ciò che non puoi ottenere col fascino emotivo e con la passione nelle condizioni della vita. Ti puoi comprare la prostituta ma non puoi costruire una relazione d'amore perché questa implica coinvolgimento.

E' il capitale finanziario o la violenza del dio padrone o del cristo Gesù, dopo essersi appropriati di te, si possono impadronire di tutta la società. Nella società cristiana-nazista prospettata da Paolo di Tarso il capitale finanziario, il dio padrone e il cristo Gesù, può SOLO comperare o violentare le cose per impadronirsene. E se tu possiedi la gestione del dio padrone, del cristo Gesù o del capitale finanziario, sei il padrone di un mondo ridotto a schiavi che formano un cadavere. In quel momento puoi solo comperare o violentare perché tutte le attività sono ridotte al denaro; al possesso.

Tu puoi solo scegliere se la società in cui vuoi vivere funziona per gli uomini o se la società nella quale vivi costringe gli uomini ad agire in funzione di sé stessa.

Nel primo caso abbiamo una società democratica prospettata dalla descrizione del corpo di Menenio Agrippa; nel secondo caso abbiamo una società cristiana-nazi-fascista come il corpo descritto da Paolo di Tarso. Con Menenio Agrippa sei un cittadino portatore di diritto Costituzionali, con Paolo di Tarso un oggetto di possesso alienato dalla società e dalla vita.

Marghera, 02 novembre 2008

     

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

I fondamenti dell'ideologia nazista e della distruzione dell'uomo

L'ideologia nazista è la stessa ideologia ebrea e cristiana volta alla conquista del mondo. Per rintracciare i fondamenti dell'ideologia nazista dobbiamo leggere l'ideologia ebrea e cristiana. Non è importante se davanti a voi trovate le bandiere dei crociati di cristo, le bandiere a sei punte ebree o la svastica hitleriana. Hanno gli stessi propositi: il genocidio e la violenza per imporre il dio padrone e impedire alle persone di essere dei soggetti di diritto Costituzionale.