Paolo di tarso e il suo
progetto di società
clericale, fascista e
nazista.
La società democratica
di Menenio Agrippa
La visione del corpo
nelle rispettive società.
La polemica aperta da Umberto Galimberti sul corpo, contrapponendo
il corpo come cadavere e il corpo che abita il mondo, può essere rintracciata
in due esempi storici che si contrappongono.
Esempi storici, di utilizzo e considerazioni sul corpo, che da un
lato delineano la relazione sociale nazifascista e dall’altra delineano la
relazione sociale democratica.
Il corpo viene usato come esempio per definire i comportamenti
degli individui all’interno del loro contesto sociale.
Da un lato abbiamo Paolo di Tarso e dall’altro, circa 600 anni
prima, abbiamo Menenio Agrippa.
Entrambi i personaggi si trovano davanti a persone che mirano ad
ottenere dei vantaggi per il proprio gruppo sociale di appartenenza; entrambi i
personaggi definiscono la situazione sociale nella quale vivono come un corpo
che deve agire verso un esterno. Entrambi ricercano un’unità interna fra le
varie parti del corpo al fine di aggredire il loro mondo esterno.
Nel farlo, questi due personaggi, delineano due diversi modelli
comportamentali che rintracciamo nella storia e che definiamo, dalle esperienze
filosofico-sociali recenti, uno clerico-nazi-fascista e l’altro democratico.
Cosa differenzia i due modelli sociali? La relazione che esiste
fra il singolo individuo, o l’insieme cui appartiene, e il tutto sociale di cui
fa parte e che agisce verso un esterno col quale costruisce la contraddizione.
In questa analisi, l’esterno col quale si costruisce la
contraddizione appare secondario e, infatti, non lo prendo nemmeno in
considerazione. Voglio focalizzare l’attenzione fra il singolo soggetto e il
tutto sociale. Una volta definita la relazione fra il singolo soggetto e il
tutto sociale, voglio sottolineare cosa si riversa sul soggetto dal tutto. In
pratica, non voglio solo capire cosa può fare un individuo per l’America, ma
voglio capire che cosa può fare l’America per il singolo individuo in modo da
stimolarlo affinché egli faccia qualche cosa per quell’America di cui si sente
parte o si dovrebbe sentire parte.
Scrive Paolo di Tarso.
“Come il nostro corpo, infatti, è uno solo e ha molte membra, ma
tutte le sue membra, pur essendo molte, non sono che un sol corpo, così il
cristo. Infatti, noi tutti siamo stati battezzati in un solo spirito, giudei e
gentili, schiavi e liberi, per formare un corpo solo, e tutti siamo dissetati
con un solo spirito.
Infatti, anche il nostro corpo non è un membro solo, ma è composto
di molte membra. Se il piede dicesse: “Siccome non sono una mano, io non sono
del corpo”, forse per questo non apparterrebbe al corpo? E se l’orecchio
dicesse: “Siccome non sono un occhio, io non sono del corpo”, forse per questo
non farebbe parte del corpo? Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe
l’udito? Se fosse invece tutto udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, dio
ha posto le membra come ha voluto, distribuendo ciascuna di esse nel corpo.
Difatti, se tutte le membra fossero un membro solo, dove sarebbe il corpo? Or,
dunque, molte sono le membra, ma uno solo il corpo. L’occhio non può dire alla
mano: “Non ho bisogno di te”; né la testa può dire ai piedi: “Non ho bisogno di
voi”. Anzi, le membra del corpo che sembrano le più deboli, sono molto più
necessarie; e quelle che stimiamo meno nobili nel corpo, le circondiamo di
maggior onore, e quelle meno decorose le trattiamo con maggior riguardo, mentre
le nostre membra decorose non ne hanno bisogno. Ma dio ha disposto il nostro
corpo in modo da dare maggior onore alle membra che non ne avevano; affinché
non ci fosse divisione nel corpo e le membra avessero la medesima cura a
vicenda. Sicché se un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con esso,
se invece un membro viene glorificato, gioiscono con esso tutte le membra.”
Paolo di Tarso Corinti 12, 12-26
Il corpo di Paolo di Tarso è un cadavere. Un cadavere fatto di
individui che vengono trasformati in cadaveri dallo spirito di cristo. Tutti
questi cadaveri non anelano altro che ad essere cadaveri in quanto, secondo la
descrizione di Poalo di Tarso, non hanno altra possibilità se non quella di
accettare il loro stato in funzione del tutto. Il tutto, il cristo e la chiesa
cattolica, determinano ciò che le sue parti sono e determinano ciò che le varie
parti possono desiderare. Come l’occhio non può ambire a diventare una mano, così lo schiavo, per la
chiesa cattolica, non può ambire alla libertà o ad essere un padrone. Non può
dire “Non ho bisogno di voi”.
In Paolo di Tarso il tutto è oggetto in sé, mentre, le varie
parti, agiscono in funzione del tutto. Un tutto che è, comunque, indipendente
dalle parti che lo manifestano. Così è il tutto, dio, che ha disposto. Non vi è
scelta nel disporsi e non c’è diritto nell’essersi disposti. Dio determina il
ruolo e il ruolo svolto è svolto perché dio lo ha determinato.
Se tutte le membra fossero dio, dove sarebbe il corpo?
Il corpo è padrone delle membra e le membra devono funzionare per
il corpo occupando la funzione che per il corpo, dio, ha stabilito.
Il corpo non abita il mondo. Il corpo, formato dai cadaveri di chi
ha rinunciato a sé stesso, è abitato da cristo Gesù.
L’occhio non gode nel sentire, né l’orecchio nell’ascoltare; chi vede
non è l’occhio, ma il soggetto, il cristo Gesù, la Patria o il dio padrone, che
abita quel corpo e che usa le varie parti come fossero degli oggetti. Non è un
corpo che vede, ma è un occhio che permette a colui che usa il corpo di vedere.
L’occhio è dunque un oggetto. Una funzione. Un soggetto che non vive. Un
soggetto ridotto a cadavere.
Così è nella struttura sociale determinata dal cristianesimo e
dalla chiesa cattolica in particolare: ridurre i propri membri a cadaveri.
Cadaveri che funzionano in virtù di una verità e solo grazie ai doni del dio
padrone che ne determina funzioni e
possibilità.
L’ideologia cristiana è l’ideologia nazista e fascista.
Un’ideologia in cui l’individuo è ridotto ad oggetto senza diritti se non
quelli di soddisfare i bisogni della Patria o, se preferite, di dio o del Gesù
cristo. Bisogni di potere e di dominio che distruggono ogni aspettativa di ogni
soggetto in funzione dei bisogni e delle aspettative della Patria o di dio o
del cristo Gesù.
Così, fintanto che c’è un nemico da combattere la Patria, dio o il
cristo Gesù, alimentano le illusioni delle parti che devono agire in funzione
del loro potere; quando manca un nemico esterno da combattere il nemico di dio,
della Patria o del cristo Gesù, sono le varie parti del corpo, i membri della
chiesa cristiana, che rivendicano dei diritti nei confronti della chiesa
cristiana.
La chiesa cattolica costringe le persone che vi fanno parte a
vivere una situazione psichica catatonica di alienazione totale dal mondo e
dalla vita. Bisogna essere alienati al mondo e alla vita per essere uniti nel
corpo del cristo padrone che riversa nelle persone la sua verità e la sua
morale guidandone i comportamenti.
Una spersonalizzazione che ben descrive Umberto Galimberti.
Scrive Umberto Galimberti ne “Il corpo”:
“Ma quando il corpo non è più vissuto come mia soggettività, ma,
distanziato da me, è oggettivato e ridotto alla dimensione di corpo anatomico,
a cui l’Io interiore imputa quello che per lui è la tragica condizione di poter
essere visto e udito, allora il rifiuto del corpo diventa simbolo di un rifiuto
più grande che investe la società, la solidarietà con gli altri, l’impegno nel
mondo. Se infatti il corpo è ciò che
impedisce e limita, è pur sempre grazie a cui è possibile la relazione con gli
altri, la comunicazione, la presenza. Il
ritiro del corpo è quindi il ritiro dal mondo. La grande tesi della
fenomenologia, che al rapporto anima-corpo ha sostituito il rapporto
corpo-mondo ha nella tragedia dell’autismo schizofrenico la sua implacabile
conferma.
Senza il mondo, il corpo assume quel modo d’essere che è proprio
della cosa che si piega alla volontà
di chi la manipola. E’ la catatonia per cui scrive Arieti:
Se si ordina ad un
catatonico “Tira fuori la lingua perché voglio pungerla con uno spillo” il
catatonico mostrerà la lingua con molta docilità, così come assumerà le
posizioni del corpo anche scomode che gli vengono fatte assumere. Questa cieca
accettazione è dovuta alla completa sostituzione della volontà propria con
quella altrui.
La sua immobilità non è l’effetto di un endema cerebrale, come
riteneva Kahlbaum, che fu tra i primi a studiare la catatonia, ma risponde al modo di progettarsi nel mondo come cosa.
E questo perché, come scrive S. Arieti:
Il sintomo catatonico non
è propriamente un fenomeno motorio; è un fenomeno della volontà. Appare sotto
forma di fenomeno motorio perché, se la volontà
non permette i movimenti, questi non avvengono.
Col rifiuto del proprio corpo il mondo si dissolve, la presenza
perde la libertà delle sue azioni per risolversi nella rigida necessità della
cosa in sé. Aboliti i confini fra lo spazio proprio (Eigen-raum) e lo spazio esterno (Fremd-raum) che il corpo delimita, si può essere in drammatica
contemporaneità qui e là; le parti del proprio corpo (Leib) si confondono con parti di corpi estranei in quella
“livellata omogeneizzazione”, come la chiama A. Storch, per cui altri corpi
abitano il mio, che a sua volta risulta frantumato e sbriciolato, “fuori di sé”
e fuori di ogni dimensione umana. Smarrito ogni limite e ogni confine si giunge
all’assunzione di un corpo dentro l’altro, senza più un determinar-si, un
configurar-si nel proprio corpo, che risulta essere esposto alla più radicale
delle “alienazioni”.”
Proviamo a vedere l’esempio in Menenio Agrippa:
“Un tempo nel corpo umano, non vi era armonia di tutte le
membra, come ora, ma ogni parte del corpo aveva un suo particolare modo di
pensare e di parlare. Nacque allora malumore in tutte le parti del corpo poiché
ogni loro preoccupazione, ogni loro fatica e ogni loro servizio finivano per
portare cibo solo al ventre. Il quale se ne stava lì in mezzo senza alcuna
preoccupazione che non fosse quella di godere dei piaceri che altri gli
procuravano. Si misero d’accordo, dunque, perché le mani non portassero cibo
alla bocca e la bocca non lo accettasse e i denti non lo masticassero. Con
questa ritorsione volevano piegare il ventre per fame, ma poi tutte le membra e
infine il corpo nel suo complesso, vennero ad un estremo sfinimento. Fu chiaro
a tutti che il ruolo del ventre non era inutile: è vero che riceveva cibo, ma
anche lo distribuiva restituendo a tutte le parti del corpo quel sangue che,
diviso in giusta misura attraverso le vene e nutrito dal cibo digerito, ci
tiene vivi e ci regala vigore.” Partendo da questo paragone, fece vedere la
somiglianza fra la rivolta interna al corpo e le rivendicazioni della plebe
contro i patrizi e in questo modo riuscì a piegare gli animi.” Tito Livio,
Storia di Roma libro secondo 32
Per Menenio Agrippa il corpo è la società tesa verso un futuro.
Mentre in Paolo di Tarso è il dio padrone che determina il corpo, per Menenio
Agrippa è il corpo che determina la società. Come il cristo non può esistere
senza le persone ridotte a proprio corpo, così la società non può esistere senza
le persone che la formano.
La diversa prospettiva con la quale si guarda il corpo è la
diversa prospettiva con la quale si guarda agli Esseri Umani. Mentre in Paolo
di Tarso le persone sono solo bestiame che esiste solo in funzione della
volontà del dio padrone; in Menenio Agrippa le persone sono la ricchezza della
società e il loro benessere è una ricchezza della società. Così Menenio Agrippa
non parla semplicemente di quello che le persone devono fare per la società, ma
anche di come la società ridistribuisce l’azione delle persone, il benessere
che accumulano, e ne alimenta il benessere.
Nel punto di vista di Paolo di Tarso non c’è mediazione, ma solo
violenza con la quale le varie parti del corpo devono accettare la loro
condizione in funzione di un ideale supremo (il corpo del cristo e della chiesa
cattolica; il volere del dio padrone). Il punto di vista di Menenio Agrippa è
quell’apertura verso il mondo e verso il futuro che solo la società, come
insieme di individui, può affrontare.
L’ideologia di Paolo di Tarso manifesta quel
clericalismo-nazi-fascista che fa della distruzione dell’uomo, della sua psiche
e della sua quotidianità, in funzione degli ideali rappresentati dallo Patria
padrone, il dio padrone o il corpo del cristo Gesù, condizione centrale
dell’organizzazione sociale. Menenio Agrippa apre alla mediazione perché il
benessere di una parte della società è il benessere di ogni parte della
società. In Paolo di Tarso c’è la gerarchia fra “il più decoroso” e il “meno
decoroso”, mentre in Menenio Agrippa c’è un corpo che funziona e una
circolazione che deve alimentare tutto e tutti.
Mentre Paolo di Tarso apre alla politica del genocidio nei
confronti di chi non vuole essere parte del corpo di cristo Gesù; Menenio
Agrippa apre alla democrazia in funzione di un futuro che si dispiega davanti
alla società.
Cosa comporteranno come conseguenze nella società civile?
Se una società civile dovesse soppesare questi discorsi e fare le
sue scelte; quali farebbe?
“Ora voi siete il corpo di cristo e sue membra, ognuno secondo la
propria parte. E dio ne ha stabilito diverse nella chiesa: in primo luogo gli
apostoli, in secondo luogo i profeti, in terzo i maestri, poi il dono dei
miracoli, il dono di guarire, di assistere, di governare, di parlare lingue
diverse. Sono forse tutti apostoli? O tutti profeti? O tutti maestri? O tutti hanno il dono dei miracoli? O tutti
hanno il dono delle guarigioni? O tutti parlano le lingue? O tutti le
interpretano? Aspirate ai doni più elevati. Anzi, vi insegno una via che
sorpassa ogni altra.” Paolo di Tarso Prima lettera ai Corinti 12, 27-31
In Paolo di Tarso c’è la descrizione della società clericale,
nazista e fascista. Ogni soggetto della società agisce secondo la propria parte
che dio, la Patria, cristo Gesù, ha stabilito. Dio, la Patria o cristo Gesù, ha
stabilito che tu sei apostolo, o gerarca, o capo delle ferriere, mentre tu
pulisci i gabinetti, tu fai lo schiavo, tu fai l’accattone. Se dio, cristo Gesù
o la Patria, stabiliscono una diversa condizione, come il soldato, il
macellaio, il torturatore, allora, e solo allora, cambi la tua collocazione
all’interno del corpo. All’interno della società. Il soggetto, in Paolo di
Tarso, non può scegliere in quanto privo di volontà. Privo di diritti. Dio, la
Patria o cristo Gesù, determinano i diritti del soggetto e il soggetto ha il
diritto di rivendicare la propria obbedienza a maggior gloria del dio padrone,
cristo Gesù o della Patria.
L’ideologia di Paolo di Tarso è l’ideologia nazi-fascista in cui
l’individuo è privato della sua volontà e della sua determinazione in quanto
privato del diritto di veicolare i propri bisogni e le proprie necessità. Come
il corpo, in Paolo di Tarso, è un cadavere che non abita il mondo, ma viene
abitato dal dio padrone, cristo Gesù o dalla Patria, così il singolo individuo
è costretto a rinunciare alla propria volontà. Diventa catatonico nei confronti
del mondo e oggetto di obbedienza al dio padrone.
A differenza di Paolo di Tarso, Menenio Agrippa abita il mondo.
Abita la società in cui vive e lo Stato di Menenio Agrippa è determinato dalla
società degli uomini. Tanto più ricchi sono gli uomini nella società, tanto più
forte è lo Stato. Sono i singoli individui che, abitando il mondo, permettono
allo Stato di abitare il mondo affrontando le contraddizioni che nel mondo si
presentano. E’ la democrazia la forza dello Stato romano.
“Cominciarono allora le trattative per restituire concordia a
Roma: nell’accordo ai plebei fu concesso di avere propri magistrati inviolabili
cui spettasse il diritto di intervenire contro le decisioni dei consoli.
Inoltre nessun patrizio poteva accedere a quella magistratura. Furono nominati in questo modo due tribuni
della plebe, Gaio Licinio e Lucio Albino; essi si scelsero tre colleghi. Di due
di loro non ci è giunto il nome, mentre uno era quel Sicinio che era Patria
istigatore della rivolta. Alcune fonti dicono che sul monte Sacro furono eletti
solo due tribuni e che proprio lì fu approvata la legge Sacrata. Durante la
secessione della plebe assunsero il consolato Spurio Cassio e Postumio
Cominio.” Tito Livio libro II 33
Trattare. Giungere ad accordi fra classi e parti della società.
Mediare. Mediare non è un atto di debolezza, ma è un atto di forza quando la
mediazione fa funzionare un insieme verso un esterno; quel dio padrone che i
cristiani vogliono imporre come una zavorre alla costruzione del futuro degli
Esseri Umani.
Quella zavorra si chiama ideologia nazi-fascista e funziona nella
prevaricazione sociale. Nella costruzione di disagio sociale. Nella costruzione
del malcontento che consente al più forte di mettere in atto azioni di
repressione. Questo avviene quando una società non ha più futuro e non è più in
grado di affrontare i problemi della propria esistenza.
Allora i Paolo di Tarso impongono il loro nazismo e le società si
trasformano in cadaveri abitati da un padrone che ne dispone l’uso per i propri
desideri: qualunque sia il padrone che prende il controllo di una società
trasformata in cadavere.
Così la società si trasforma nel cadavere abitato dal dio padrone
di Paolo di Tarso. Un dio padrone composto dall’ideologia di possesso che vede
nel capitale finanziario il suo potere. Una società trasformata in un cadavere
che deve supplicare, equivale a PAGARE, ogni veicolazione emotiva. Una società
in cui l’economia finanziaria diventa la morale delle parti del cadavere
sociale. Così le persone che fanno parte del cadavere sociale hanno come dogma
la rinuncia a sé stessi, alla vita, ai bisogni umani. Questi uomini, tanto meno
mangeranno, berranno, compreranno libri, andranno a teatro, a ballare o in
osteria, tanta più benevolenza acquisiranno agli occhi del dio padrone, cristo
Gesù o della Patria clerico-nazista. Una Patria clerico-nazista che sarà tanto
più onorata quanto più i membri del cadavere che governa rinunceranno a
pensare, ad amare, a discutere di filosofia e politica, a cantare, a dipingere
o a creare poesia. In questa cadavere sociale tanto più le persone rinunciano a
veicolare i loro desideri e le loro passioni, tanto più risparmieranno. Tanto
più accumuleranno capitali finanziari dentro le banche o tanti più meriti
acquisiranno agli occhi del dio padrone o del cristo Gesù. Un capitale
finanziario o meriti che solo le banche o il dio padrone, o il cristo Gesù,
potranno distruggere per costringere le persone a riaccumularlo.
Nella società clerico-nazista prospettata da Paolo di Tarso,
quanto meno le persone sono, quanto meno realizzano la loro vita, tanto più
sono importanti davanti agli occhi del dio padrone o del cristo Gesù. Tanto più
grande è la vita alienata dal mondo di queste persone, tanto più grande è la
gloria del dio padrone, del cristo Gesù o della Patria.
Tanto più il dio padrone, il cristo Gesù o l’economia finanziaria
ti porta via della tua parte di vita, tanti più meriti acquisisci; tanto più
alimenti la tua estraneità dal mondo.
Tutto quello che il dio padrone, cristo Gesù o il capitale
finanziario ti portano via di vita e di umanità, te lo restituiscono (forse) in
denaro e in meriti. E col denaro puoi comperarti quello che l’estraniazione
alla vita ti è stato negato. In quanto cadavere puoi comperare ciò che non puoi
affascinare e vivere.
E’ il capitale finanziario o la violenza del dio padrone o del
cristo Gesù, che dopo essersi appropriato di te, si può impadronire di tutto
quanto. Nella società clerico-nazista prospettata da Paolo di Tarso il capitale
finanziario, il dio padrone e il cristo Gesù, può SOLO comperare o violentare
le cose per impadronirsene. E se tu possiedi la gestione del dio padrone, del
cristo Gesù o del capitale finanziario, sei il padrone di un mondo ridotto a
schiavi che formano un cadavere. In quel momento puoi solo comperare o
violentare perché tutte le attività sono ridotte al denaro; al possesso.
Tu puoi solo scegliere se la società in cui vuoi vivere funziona
per gli uomini o se la società nella quale vivi costringe gli uomini ad agire
in funzione di sé stessa.
Nel primo caso abbiamo una società democratica prospettata dalla
descrizione del corpo di Menenio Agrippa; nel secondo caso abbiamo una società
clericale-fascista-nazista come il corpo descritto da Paolo di Tarso.
Marghera, 02 novembre 2008
TORNA AI TESTI DI GESU DI NAZARETH L’INFAMIA UMANA
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO