Stregoneria: psichiatria e psicologia
Prima parte
Piacere libidico e realtà esistenziale

Claudio Simeoni

Psichiatria e libido

Libido

Per il dizionario di Psicologia "libido" è:

"un termine latino, che significa "desiderio", impiegato da S. Freud per designare l'energia corrispondente all'aspetto psichico della pulsione sessuale, e da C. C. Jung per designare l'energia psichica in generale presente in tutto ciò che è appetitus o "tendenza verso", non necessariamente sessuale."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "libido", pag. 601

Per questa serie di confronti fra la psicoanalisi e la metafisica si è usato un vecchio libro di psicanalisi cristiana dal titolo: "La psicanalisi scienza dell'uomo" di Huber Vergote/Piron, Borla Editore, del 1998.

Perché questa scelta?

Perché nel 2008, quando questo discorso venne scritto, era chiaro, ed oggi lo è di più, che la psicoanalisi era fallita nel raggiungere gli obbiettivi che i "fondatori" si erano prefissi ed era ridotta ad un sistema di trucchi funzionali al potere, quello cristiano in particolare, per dominare e controllare l'uomo.

La critica fondamentalista cristiana alla psicoanalisi è particolarmente interessante perché ci mostra una sorta di uso ideologico attraverso il quale riaffermare i modelli creazionisti di Dio e il suo diritto a sottomettere l'uomo "con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima".

Scrivono Huber Vergote/Piron:

"La libido è contrassegnata dal principio del piacere. Si avrebbe torto ad adombrarsene: in questo contesto, il piacere non è ancora differenziato dalla felicità. Esso esprime quella pienezza di godimento immediato che la presenza carnale degli esseri e delle cose assicura."

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 181

Il principio del piacere, negli Esseri della Natura, è manifestato dalla libido. Senza libido non c'è il principio del piacere; il principio del piacere ha la sua rappresentazione nella libido. Il principio del piacere è l'idea e il fine che noi abbiamo quando dispieghiamo la libido nelle relazioni con i soggetti del mondo in cui viviamo. La vita, ogni singola vita, è manifestazione della libido, comunque questa venga veicolata nel mondo dai singoli Esseri delle singole Specie della Natura. La libido è la forza che alimenta la vita fisica e, per quel che ci riguarda, la sua manifestazione nutre singola vita. Quando la libido cessa di costruire le relazioni nel mondo si ha la morte del corpo fisico.

La libido altro non è che l'energia emotiva o energia vitale.

La libido è espressione del corpo fisico. E' manifestazione emotiva del corpo fisico. E' l'azione che il corpo fisico fa nel mondo in cui vive. La libido è l'energia che spinge la ragione a dilatare sé stessa nel mondo in cui il corpo fisico, che la manifesta, costruisce la sua esistenza. Se un corpo non manifesta la libido, noi come Esseri della Natura, lo definiamo morto o inanimato.

Scrivono Huber Vergote/Piron:

"Per la libido non esiste né il tempo, né gli altri, né il mondo esteriore. Essendo al di qua di queste differenziazioni, il principio del piacere non possiede ancora la connotazione edonistica della riduzione della felicità al piacere. La libido è vissuta istantaneamente: non possiede ancora la cognizione del compimento di tutto l'essere, di una storia legata a molte altre."

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 181

Quando la libido si manifesta, l'individuo nasce. La crescita dell'individuo procede per esplosioni di libido; sono esplosioni continue e sistematiche che avvengono nell'individuo e che determinano la sua crescita.

La libido è energia vitale. Il mattone primo dell'universo che si esprime negli Esseri della Natura e questi esistono soltanto veicolando, nel loro divenuto, la libido di cui essi sono espressione. Potremmo dire che un Essere della Natura, un individuo, è la libido che esprime; o che preme dentro di lui per esprimersi nel mondo e nelle condizioni in cui è "nato". Questo è il punto di vista da cui partire per ragionare sul piacere e sulla realtà dove il piacere è manifestazione della libido. La libido, nell'individuo, preme sempre per la ricerca del piacere, del benessere, delle migliori condizioni di vita possibili.

La libido spinge al progresso, alla trasformazione; sia delle specie che del singolo individuo.

La libido non ha tempo, ma si esprime nel tempo; la libido è del singolo individuo e manifestata dal singolo individuo. Si esprime in relazione con l'altro, gli altri, il mondo che la circonda; la libido non agisce nel mondo esteriore; il suo Potere di Essere è l'individuo, ma attraverso l'individuo la libido crea le relazioni col e nel mondo esteriore.

La libido si esprime nell'individuo, l'individuo deve veicolare l'espressione della sua libido se vuole vivere; se vuole percepire il piacere. La libido è la forza della vita; il soggetto, attraverso la sua intelligenza e la sua volontà, veicola la libido in ogni istante della sua esistenza.

La libido è la forza dalla quale si sprigiona la vita; le specie degli Esseri della Natura sono le condizioni adattative attraverso le quali la libido si esprime nel mondo; la volontà e l'intelligenza del soggetto sono le strategie che permettono le trasformazioni temporali attraverso le relazioni della forza libidica.

La libido spinge sempre alla ricerca del piacere. Il piacere è la "carota" che la necessità esistenziale mette davanti a uomini e donne affinché veicolino nel mondo la loro libido; le loro emozioni. Il piacere permette l'espansione del soggetto nel mondo. L'espansione del soggetto nel mondo avviene per relazioni in cui la storia soggettiva si lega a tutte le altre storie soggettive, del passato e del presente in continue relazioni emotive.

L'intelligenza e la volontà dell'individuo costruiscono le storie nelle quali la libido si fonde con l'altro e trasforma l'individuo. Solo la morte del corpo fisico porta a compimento le "strategie d'esistenza" di quella libido; il soggetto individua con la sua intelligenza le possibilità di relazioni utili per la propria libido.

"L'amore comincia dunque con un egoismo che è semplice assenza di altruismo. Comincia anche con un'onnipresenza a sé stesso. Anche l'amore adulto, ormai introdotto nel tempo vissuto con gli altri, conserva il ricordo di queste origini. Rimane sempre il desiderio. Anche quando si espande in legami e in scambi amorosi, è ancora desiderio in quanto desiderio del desiderio d'altrui. Non c'è dono umano che non sia scambio e partecipazione, e la teoria contemporanea dell'amore oblativo contiene la minaccia di un'illusione e spesso nasconde un'angoscia di fronte al desiderio. L'opposizione fra possesso e dono, tra eros e agape è falsa sul piano umano e interviene pesantemente sui rapporti amorosi di molti perfezionisti. La libido è invece contemporaneamente godimento e desiderio dell'oggetto del godimento: la parola tedesca che indica il piacere, lust, dice l'uno e l'altro. Nel primo momento della libido, il soggetto vive il piacere di unione fusionale con il mondo e con gli altri. Freud ha chiamato questa fase narcisismo originario: l'Io, che ha la sua origine nell'istinto di conservazione, assume sé stesso come oggetto del suo amore e, anzi, identifica a sé stesso ogni sorgente di godimento. Vive godendo nella indistinzione d'una totalità diffusa. Nello stesso tempo rigetta come inesistente ogni forma di dispiacere. In questa fase il predominio del principio di piacere, il soggetto vive in una pienezza con la quale coincide."

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 181-182

La libido è il soggetto; il suo divenuto. La libido si esprime: sempre.

L'amore nasce dal desiderio della relazione, non necessariamente sessuale, anche se la sessualità porta ad un coinvolgimento talmente assoluto, fra i soggetti che entrano in relazione, da assumere una posizione centrale nell'analisi delle relazioni attraverso la libido.

Tuttavia, la libido è coinvolta nella crescita del corpo fisico fin dalla condizione fetale. La libido è coinvolta nelle trasformazioni intellettuali dell'individuo, fin dal momento della sua nascita.

La libido o energia emotiva si esprime all'interno del soggetto per esplosioni libidiche facendo crescere il soggetto. Ma il soggetto, fin dal primo istante della sua esistenza, veicola la libido affinché si fonda col mondo che lo circonda: la propria madre attraverso l'utero.

Non è vero che la manifestazione della libido è "assenza di altruismo". Non esiste un termine morale con cui catalogare la libido. Usare il termine "altruismo" significa riconoscere al soggetto "altruista" la disposizione a rinunciare a proprie possibilità per favorire altri soggetti.

La vita è altruista solo con sé stessa: il sé stesso presente in ogni soggetto. Solo in questo modo il soggetto può aprirsi agli altri, alle loro pulsioni emotive, alla loro libido. Altrimenti ci sono solo relazioni di possesso e di dominio.

La manifestazione della libido è fusione emotiva fra un soggetto e gli infiniti soggetti che lo circondano. La libido non esprime sentimenti, solo desiderio di vita; desiderio di espansione; desiderio di veicolazione per costruire le fusioni. La libido spinge il desiderio e la soddisfazione del desiderio. Desiderio è la fusione fra il soggetto e gli oggetti-soggetti che agiscono nel mondo. Il desiderio spinge tutti i soggetti del mondo a desiderare di fondersi nell'essere desiderati.

Il dono stesso presenta il desiderio. E la soddisfazione del desiderio è il senso del dono. Dove, la soddisfazione del desiderio, è nell'attività partecipativa delle emozioni dei soggetti con le emozioni degli Esseri Umani.

L'opposizione fra eros e agape, l'amore che necessita di bisognosi e mendicanti, è uno dei cardini della contrapposizione fra la vita e la morte intesa come chiusura libidica al futuro mediante le relazioni. E' Reich che nel 1933 che chiarisce:

Le istanze morali nell'uomo, ben lungi dall'avere un'origine soprannaturale, derivano dalle misure educative dei genitori e di chi ne fa le veci sin dalla primissima infanzia. Al centro di queste misure educative agiscono quelle misure educative che si rivolgono contro la sessualità del bambino. Il conflitto, che inizialmente si crea fra i desideri del bambino e i divieti dei genitori, continua in seguito a manifestarsi come conflitto tra pulsione e morale nell'uomo. Le istanze morali che in sé sono inconscie, agiscono nell'adulto contro il riconoscimento delle leggi della sessualità e della vita psichica inconscia; esse favoriscono la rimozione sessuale ("resistenza sessuale") e spiegano la resistenza degli uomini contro la scoperta della sessualità infantile.

Reich, Psicologia di massa del fascismo (scritto nel 1933), editore Sugarco, 1971, pag. 59

E ancora:

L'inibizione morale della sessualità naturale del bambino, la cui ultima tappa è una grave limitazione della sessualità genitale del bambino piccolo, rende quest'ultimo pauroso, timido, timoroso dell'autorità, ubbidiente, "buono" ed "educabile" in senso autoritario; l'inibizione morale paralizza, perché ormai ogni impulso libero e vivo è affetto da grave paura, le forze che si ribellano nell'uomo, e provoca, attraverso la proibizione del pensiero sessuale, una generale inibizione nel pensiero e una incapacità di critica; in breve, il suo obiettivo è la creazione di un suddito che si adatti all'ordine autoritario e lo subisca nonostante la miseria e l'umiliazione. La fase preliminare di tutto questo è la vita del bambino nello stato autoritario in miniatura che è la famiglia alla cui struttura per prima cosa si deve adattare il bambino per essere in seguito qualificato ad essere inserito nel generale quadro sociale.

Reich, Psicologia di massa del fascismo (scritto nel 1933), editore Sugarco, 1971, pag. 62

L'agape dei genitori combatte la sessualità infantile, la reprime, per ottenere l'obbedienza morale e, ciò di cui non ci si rende conto, è che ignorare le esigenze del bambino disinteressandosi della sua condizione psicologica, si ottiene il medesimo effetto di repressione della libido infantile.

Si spaccia per amore le violenza costrittiva della famiglia sui ragazzi. La bibbia cristiana dice che chi ama i propri figli non lesina loro le bastonate.

La vera contrapposizione è fra veicolazione della libido in relazioni reciproche o veicolazione della libido nella violenza del possesso dell'altro come indicato da ebrei e cristiani.

Scrive Reich:

Comprenderemo subito perché la famiglia viene considerata dalla sessuo-economia il luogo più importante di riproduzione del sistema sociale autoritario. Basta tener presente l'esempio della moglie conservatrice media di un operaio. Essa patisce la fame allo stesso modo di un'operaia progressista, quindi si trova nella stessa condizione economica, ma vota fascista; se inoltre teniamo presente la reale differenza nell'ideologia sessuale della donna progressista media e della donna conservatrice media, allora ci rendiamo conto dell'importanza decisiva della struttura sessuale: l'inibizione antisessuale, morale impedisce alla donna conservatrice di prendere coscienza della sua condizione sociale e la lega saldamente alla Chiesa con la stessa intensità con cui arriva a temere il " bolscevismo sessuale".

Reich, Psicologia di massa del fascismo (scritto nel 1933), editore Sugarco, 1971, pag. 63

L'opposizione fra eros ed agape è totale: l'agape imprigiona l'eros impedendo alla libido, dell'insieme degli individui, di fondare il proprio futuro. La libido rinchiusa in istanze morali costruisce la miseria dell'individuo.

La fase dell'infanzia dovrebbe essere la fase in cui la libido spinge l'individuo ad ogni forma di godimento. L'individuo gode il mondo e il godere il mondo gli ritorna come piacere. Se non c'è il ritorno del piacere, l'individuo cerca relazioni diverse; rifugge da ciò che non è economicamente vantaggioso.

Ogni soggetto ha sé stesso come punto di riferimento e misura del mondo in cui vive. Non esiste una misura del mondo, per il soggetto, che prescinda dal soggetto stesso che abita il mondo.

Il fascismo, come inteso da Reich, si impone sull'individuo quando l'individuo rinuncia a misurare il mondo attraverso la sua libido. Quando, cioè, diventa "altruista".

L'altruismo, dell'individuo che nega i propri bisogni e la propria libido, saccheggia il mondo perché impedisce all'individuo di veicolare la sua libido al fine di favorire altre persone estranee alla sua relazione. Questo individuo è costretto ad una relazione di possesso.

Egli è posseduto quando rinuncia, in funzione del suo padrone (sia reale che morale), ad una relazione appagante mediante il godimento nella relazione. E' un padrone quando costringe altre persone a rinunciare a veicolare la loro libido in funzione della sua morale.

Il soggetto sacrifica il proprio piacere per favorire un altro soggetto. Da qui la costruzione di individui menomati nel godimento che necessitano di sacrificare a sé parte dell'esistente per garantirsi la sopravvivenza.

Quando la rinuncia al piacere soggettivo viene imposta nella società e viene supera una soglia quantitativa (in una significativa percentuale di individui) si verifica una situazione di non ritorno. Nella società si instaura la miseria psichica e morale manifestata da quegli individui che non usano la loro libido nella ricerca del piacere, ma hanno sacrificato la loro libido e, in questo sacrificio, coinvolgono l'intera società.

Scrive Reich:

La sessuo-economia sociale porta avanti il discorso chiedendo: Per quale ragione sociologica la sessualità viene repressa dalla società e rimossa nell'individuo? La Chiesa dice per la salvezza dell'anima nell'al di là, la filosofia morale mistica dice a causa della natura immutabilmente etica dell'uomo; la filosofia culturale di Freud sostiene che questo avviene per amore verso la « civiltà »; a questo punto diventiamo scettici e ci chiediamo in che modo la masturbazione dei bambini piccoli e i rapporti sessuali degli adolescenti possano disturbare la costruzione di stazioni di rifornimento e la produzione di aeromobili. Sospettiamo che non l'attività culturale in sé, ma soltanto le forme attuali di questa attività richiedano questo, e siamo disposti a sacrificare queste forme pur di eliminare l'immensa miseria in cui versano i bambini e gli adolescenti. Allora il problema non è più un problema culturale, ma un problema che riguarda l'ordinamento sociale.

Reich, Psicologia di massa del fascismo (scritto nel 1933), editore Sugarco, 1971, pag. 60-61

Godere dell'indistinzione di una totalità diffusa significa che la totalità diffusa vive dello stesso godimento. Il dispiacere non è l'impossibilità di quella libido di costruire quella fusione, ma l'impossibilità della libido di costruire le fusioni in quanto imprigionata in una cella di costrizioni morali.

C'è un errore d'approccio. Il piacere è fine del desiderio. Il piacere è la ricerca che la libido spinge nell'individuo. Il dispiacere è oggetto costruito artificialmente in contrapposizione al piacere.

Nell'agape si manifesta "il possesso". Possedere, strategie di possesso. Dominio della libido di altri. Queste sono le cause del dispiacere che non esiste, se non in presenza di agape, e ha nella distruzione della libido (NEI POVERI) la sua ragione di esistere finalizzato a sacrificare il principio del piacere in quei soggetti in cui la libido ha possibilità di dispiegarsi.

"Molte osservazioni cliniche hanno portato Freud a porre come universale il principio della libido narcisistica, nonostante il rifiuto sdegnoso della maggior parte dei suoi discepoli. Il seguito della storia della psicanalisi ha confermato l'importanza clinica e la verità teorica della tesi del narcisismo."

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 182

Esistono significati diversi in Freud nell'uso del termine narcisista:

"Il Narcisismo primario è concepito come uno stadio intermedio tra autoerotismo e alloerotismo, in cui il bambino investe tutta la sua libido su sé stesso prima di rivolgerla agli oggetti esterni."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "narcisismo", pag. 677

Freud significa anche:

"Nevrosi narcisistica. Termine che tende a scomparire dall'uso psichiatrico e psicoanalitico, ma che Freud ha usato per indicare il ritiro della libido dagli oggetti e il suo spostamento sull'Io, contrapposto alla nevrosi di transfert. Infatti, per la sua incapacità di investire sull'altro, il narcisista, nella cura analitica ha difficoltà a instaurare un transfert."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "narcisismo", pag. 678

Scrivono Huber Vergote/Piron:

"Spesso le obiezioni partono da un'esigenza di verifica diretta, mentre il concetto di narcisismo è una costruzione teorica che si giustifica con la sua capacità di spiegare molti fenomeni osservabili. La distanza fra la teoria e il fatto è tanto più grande in psicanalisi, in quanto si tratta di rendere conto di una storia e perché, secondo il detto di Husserl, la storia è dimenticanza delle proprie origini. Ma se la storia non è ancora completamente compiuta, allora si possono controllare alcune manifestazioni quasi dirette dei suoi principi conduttori. Così accade nel narcisismo. I primitivi i quali, per una certa parte del loro essere, sono ancora vicini al primo momento della esistenza libidinale, si caratterizzano tra tutti per una forma di pensiero detto magico. Anche certi nevrotici presentano delle caratteristiche di pensiero magico: hanno l'impressione che i loro pensieri e i loro desideri si realizzano automaticamente. Per i due gruppi, il gesto simbolico di assassinio apporterà la morte effettiva. Freud, ripetendo l'espressione di un suo malato, chiama questo pensiero, l'onnipotenza del pensiero o dei desideri e lo ricollega al narcisismo. Infatti, il mondo chiuso del piacere permette la realizzazione immaginaria di tutti i desideri, tanto più che il soggetto esclude dal suo campo affettivo ogni oggetto che gli resista. Il mondo si piega alle domande del soggetto, poiché egli si limita a ciò che gli si abbandona."

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 182-183

E' l'errore della psicanalisi e della psichiatria: I PRIMITIVI!

Questa concezione, che nasce dall'ideologia della bibbia, ha sempre portato al fallimento la ricerca della psicoanalisi. Quella che James Hillman chiama il "cumulo di macerie" che la psicanalisi ha accumulato in oltre cento anni è dovuta a quest'idea creazionista che viene aggravata dall'accomunare i così detti "primitivi" e i bambini.

Melville Jean Herskovits (1895 - 1963) mette in discussione, assieme a L. Lévy-Bruhl (1857 - 1939) e la nozione di primitivismo che viene rivista:

"Il termine primitivo è usato oggi per indicare un oggetto di studio antropologico dove l'uso del termine deriva dal retaggio evoluzionistico della disciplina condizionata da quell'atteggiamento etnocentrico che presuppone acriticamente la superiorità della propria cultura rispetto alle altre. Questa mentalità è stata superata dal relativismo culturale proposto da Herskovits e da Lévy-Bruhl che, dopo aver fatto ampio uso della nozione di "primitivo", scrive: "Con questo termine improprio, ma di uso quasi indispensabile, intendiamo semplicemente designare i membri delle società più semplici che conosciamo" (1910)"

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "primitivo", pag. 790

Termine rivisto, ma non rimosso dal modo di pensare degli psicanalisti.

Troppe persone pensano sé stesse come la catena ultima di un processo evolutivo di cui esse sono il vertice intellettuale, psichico ed emotivo, non pensando, invece, di essere il prodotto di una struttura sociale degenerata che, avendo bloccato l'espressione libidica nel mondo, impedisce loro di costruire le relazioni col mondo in cui vivono.

Impedisce loro di riconoscere le intelligenze del mondo in cui vivono.

Il fenomeno del narcisismo si spiega in due modi:

1) io sono e ogni cosa che faccio nel mondo sviluppa il me stesso che si rappresenta nel mondo;

2) Io possiedo il mondo, sono l'assoluto ad immagine dell'assoluto che io penso e, dunque, tutto deve piegarsi a me che lo rappresento;

Cosa significa affermare che "i primitivi sono ancora vicini al primo momento della esistenza libidinale"? Forse che gli Esseri Animali non sono vicini alla loro esistenza libidinale? E qual è l'origine libidinale? Quando gli Esseri erano nel brodo primordiale? Come può esserci una storia dell'esistenza libidinale?

C'è una storia, all'interno del divenuto delle specie, che dimostra l'organizzazione fisica e sociale delle specie nella veicolazione della loro libidine. La storia l'abbiamo tutta dentro di noi; nella società, nelle specie e nelle culture.

Noi possiamo parlare soltanto del principio del piacere che la veicolazione della libido nella ragione della società ha consentito.

Quando noi parliamo della libido dell'uomo, dobbiamo tener presente l'uomo in tutte le sue trasformazioni.

La formazione del suo cervello, ad esempio, è avvenuta attraverso un processo di stratificazione. Nel corso della storia il cervello è cresciuto attraverso un processo di sedimentazione aggiungendo una nuova struttura sulla precedente struttura cerebrale. Ha trasformato la struttura cerebrale precedente riadattandola e riciclandola a nuove funzioni. Le funzioni precedenti non spariscono. Le nuove funzioni si sovrappongono e si integrano con le funzioni precedenti attraverso un processo di interazione conservando tutte le possibilità di leggere e interpretare il mondo.

Le nuove funzioni cerebrali costruiscono un mondo nuovo; una nuova descrizione soggettiva del mondo in cui l'individuo vive; nuovi modi per veicolare la libido dell'individuo. Il mondo nuovo che si presenta alla specie richiede adattamenti soggettivi per adattarsi alla nuova descrizione del mondo. Gli oggetti si presentano in maniera diversa a seconda di come quegli oggetti vengono percepiti. L'esistenza degli oggetti e le relazioni che gli individui costruiscono nel mondo sono legate a come gli oggetti sono percepiti dagli altri oggetti del mondo e le relazioni che costruiscono sono relative alla percezione soggettiva.

In quella percezione soggettiva si inserisce la capacità di un soggetto di veicolare la sua libido. Esiste una diversità degli oggetti del mondo con cui entriamo in relazione, ma ogni soggetto percepisce a modo suo ogni oggetto. Ogni soggetto può definire in maniera diversa lo stesso oggetto, a seconda di come lo percepisce e di come lo colloca nel suo mondo. Diverse sono le relazioni che costruiamo o che pensiamo con quegli stessi oggetti a seconda di come ognuno di noi lo percepisce.

Ed è esattamente il punto di vista della Stregoneria.

Gli Esseri Umani costruiscono le relazioni libidiche a seconda di come leggono e interpretano il mondo. La soddisfazione libidica genera quel piacere che conferma la realtà descritta; la specifica interpretazione del mondo trasformando nella relazione la struttura emotiva dell'individuo.

Facciamo un esempio: il cervello presente nello stomaco umano!

Le sensazioni fenomenologiche che quel cervello invia al cervello centrale sono delle costanti, sia fra gli Esseri Umani occidentali che nelle popolazioni del Centrafrica o dell'Amazzonia. Quelle sensazioni vengono ignorate, in linea di massima, fra gli Esseri Umani dei paesi civili che le ignorano sostituendole con idee aprioristiche culturalmente soggettivate.

Cosa interessa ad un individuo occidentale conoscere il contenuto della frutta che mangia, quando può leggere gli ingredienti sull'etichetta? Cosa interessa ad un boscimano sapere se la radice che estrae è velenosa o meno? E, nella sua descrizione del mondo, le qualità degli oggetti, come si presentano e si visualizzano? E qual è la descrizione del mondo necessaria per poter visualizzare quelle sensazioni e trasferirle nella Coscienza?

Lascio il discorso in sospeso; però chiedo: qual è il ruolo dei neuroni specchio nel fissare quella cultura attraverso le generazioni? Poi vennero i missionari cristiani; imposero la loro morale e la loro descrizione del mondo impedendo alle persone di veicolare la loro libido attraverso la loro cultura e fondare le relazioni col mondo in cui vivevano come sempre hanno fatto. Attraverso la manipolazione dei neuroni specchio i missionari impedirono di far giungere alla coscienza le sensazioni provenienti dal cervello nello stomaco; impedirono di usare quel tipo di conoscenza; la memoria culturale costruita dalla capacità di quelle persone di veicolare la loro libido nel loro mondo fu interrotta. Né poté essere sostituita con la "conoscenza della ragione" in quanto i missionari non si erano occupati di conoscere la cultura e la formazione della conoscenza dei boscimani. Né si erano preoccupati di diffondere la scienza occidentale fra i boscimani (o qualunque altra popolazione). Si erano occupati soltanto di imporre la loro credenza e la loro morale. Gli abitanti della terra del fuoco furono sterminati.

I boscimani erano dei primitivi, i missionari cristiani erano razionali! Tutta la visione del mondo dei boscimani e delle popolazioni diverse dalle occidentale è stata saccheggiata: come veicoleranno ora la loro libido?

Da Eros ad Agape! Quegli Esseri Umani sono diventati soggetti di carità. Questo avvenne e avviene in tutto il mondo.

Il relativismo culturale si può sintetizzare in questo modo:

1) Non riuscirai a capire bene nessuno se non riuscirai prima a capire te stesso
2) Nessuno è obbligato ad essere come te
3) Nessuno è obbligato ad essere come tu vorresti che sia
4) Nessuno è obbligato ad essere come tu pensi che sia

I psicanalisti partono da un'onnipotenza di pensiero: a loro non interessa sapere com'è il mondo; né come le persone percepiscono il mondo; meno ancora, come le persone osano affrontare il mondo partendo dalla loro percezione del mondo. Psichiatri e psicoanalisti vivono un delirio di onnipotenza in un'esaltazione narcisistica che pretende di piegare il mondo alla loro dimensione dimenticando la realtà del magico che circonda la loro ragione.

Poi, qualche analista, ogni tanto, viene illuminato e fa giungere il nuovo alla sua coscienza. Così la psicanalisi e la psichiatria vivono la feroce contrapposizione fra quantità a qualità. Davanti ad una qualità geniale di alcuni psichiatri e psicoanalisti, si affianca la quantità di psichiatri e psicoanalisti il cui compito è quello di impedire alla qualità geniale di trasferirsi dal circuito culturale ai comportamenti di massa.

"La ragione ci insegna ad essere giudici del reale esterno e della lusinga affettiva. L'Io, sede della percezione, introduce contro la libido il principio di realtà, che nella prospettiva genealogica di Freud, è essenzialmente principio di limitazione. Freud concepisce il reale in opposizione all'onnipotenza dei desideri. Contro il pensiero magico che emana dalla libido, la nostra percezione ci impone il riconoscimento delle leggi del mondo fisico, biologico e sociale. Il reale si definisce così per la tecnicità. Vivere nel reale significa vivere secondo le leggi stabilite dallo spirito scientifico. Vuol dire accettare la rarità del piacere, la necessità dello sforzo, la rinuncia al paradiso perduto degli oggetti libidinali infantili e soprattutto la dura realtà della morte. Bisogna compiere <> in vista ad obbedire alle esigenze dell'efficacia. La malattia mentale è, tra l'altro l'incapacità al lavoro per mancanza di rinuncia ai piaceri indefiniti. L'uomo non può cambiare le circostanze della sua vita alle quali troppo spesso egli attribuisce la propria nevrosi. Ai suoi malati ribelli Freud ribatte: "Non vi è alcun dubbio che il desiderio potrebbe più facilmente di me liberarvi dalla vostra malattia. Ma voi stessi potrete convincervi che avrete guadagnato molto se potremo trasformare la vostra miseria isterica in una disgrazia comune"."

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 183

La ragione, nel suo assolutismo, spinge l'individuo a farsi giudice, modello e poliziotto, del reale esterno. Il reale esterno non viene penetrato dalla ragione, ma deve essere ciò che la ragione vuole che sia. In questo delirio di onnipotenza, tutto ciò che la ragione non sa descrivere, o i fenomeni che non rientrano nella ragione, vengono scartati. Pur tuttavia, quei fenomeni agiscono sulla nostra percezione e la loro spinta libidica chiede alla nostra libido di entrare in relazione.

Quando la ragione impedisce la relazione, perché per lei quei fenomeni non esistono, sorge la ribellione della struttura della percezione dell'individuo che invia segnali alla ragione sotto forma di stimoli, di disagio fino a forme che definiamo "malattia".

Disagio e malattia, in questo caso, diventa adattamento libidico alle condizioni imposte all'individuo dalla sua ragione. Dramma morale causato dai concetti apriori che la ragione mette a fondamento della selezione nel suo modo di percepire il mondo e, pertanto, del consenso che la ragione dà all'individuo di come e quando (e se è possibile) veicolare la propria libido nel mondo attraverso quelle e solo quelle relazioni.

"Stasi o ingorgo della libido; è lo stadio preliminare della nevrosi caratterizzato dal fatto che la libido non trova più il modo di scaricarsi, accumulandosi su formazioni intrapsichiche che poi si manifestano in sintomi. Esempio di stasi sono per Freud la nevrosi d'angoscia, l'ipocondria come accumulo di libido narcisistica e il delirio come disperato tentativo di dirigere l'energia libidica su un mondo esterno trasformato."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "libido", pag. 602

Innanzi tutto diciamo che nell'Io c'è la sede della percezione razionale.

Che il reale oggettivo si opponga all'onnipotenza dei desideri della ragione umana soggettiva, non c'è dubbio. Ma il reale oggettivo non è il principio di realtà manifestato attraverso l'interpretazione soggettiva della ragione. Il principio di realtà è imposto al soggetto, dalla ragione del soggetto, attraverso la sua personale descrizione della realtà che non coincide con la realtà, ma con ciò che quella ragione ritiene sia la realtà.

La ragione ferma la manifestazione della libido nell'oggettività in quanto, per la ragione, la manifestazione della libido deve essere contenuta entro i limiti della ragione.

E qui affrontiamo un'altra macerie formata dalla psicanalisi: la ragione non è la struttura padrona della libido di un soggetto, ma, a differenza di quanto sostiene la psicanalisi, è lo strumento con cui il soggetto può veicolare la libido nell'oggettività del mondo e nella cultura in cui vive. La ragione è uno strumento dell'individuo; descrive soggettivamente la realtà vissuta usando gli strumenti culturali di cui è fornita.

La ragione cessa di essere uno strumento dell'individuo quando diventa, invece, la padrona dell'individuo spingendo l'individuo all'onnipotenza.

Non è Dio che crea l'uomo, è la ragione umana, quando si impossessa totalmente della coscienza dell'individuo che crea Dio onnipotente a sua immagine e somiglianza.

La ragione e la libido entrano in conflitto attraverso le categorie morali socialmente imposte, non attraverso un "principio di realtà".

Quando la psicanalisi adotta il dogma morale, imposto come principio di realtà al quale l'individuo si deve adeguare, significa che la psicanalisi ha stabilito il proprio ruolo sociale: il ruolo di poliziotto del modello sociale imposto ad ogni singolo individuo.

La psicoanalisi costringe l'individuo ad adeguarsi a quel modello.

La libido non può produrre un pensiero magico, in quanto la libido è desiderio che spinge. Spinge, ma non pensa. E' solo la ragione che esprime pensiero attorno al desiderio quale manifestazione della libido, della vita, dell'individuo. Esiste la ragione infantile che riveste la libido di onnipotenza, ma non è il pensiero della libido, è il pensiero infantile proprio della ragione. Un pensiero infantile che, quando la libido non riesce a liberare scontrandosi con la morale che le impedisce di veicolarsi nelle relazioni con il mondo, si fissa nel soggetto attraverso un ritrarsi della libido dal mondo esterno. E' la ragione che impone quel ritiro. Nel farlo, impone al soggetto l'angoscia o l'ipocondria "preoccupazione immotivata per il proprio stato di salute accompagnata da disturbi fisici e stati di angoscia e di depressione".

La ragione impone l'onnipotenza delle leggi del mondo fisico: ogni ultima scoperta, ogni ultima invenzione, è l'invenzione definitiva. Lo scienziato che esamina il miracolato è scienziato 200 anni fa ed è scienziato oggi: solo che i miracolati sono un po' diminuiti.

La ragione impone la superstizione nei confronti di quanto non comprende o non capisce accusando, chi fa affermazioni diverse dalla sua comprensione, di fare, a sua volta, superstizione.

Lo psicanalista ha la stessa funzione del missionario cattolico che doveva ridurre alla morale cattolica le popolazioni "primitive". Lo psicanalista rinchiude nella ragione quegli individui che spezzano le sbarre della ragione per veicolare la loro libido.

Vivere nel reale non significa riconoscere come oggettive, reali e naturali, le norme morali imposte. Sarebbe bene che lo psicoterapeuta non raccontasse sciocchezze. Non sono le "leggi scientifiche" che limitano la manifestazione della libido nella società, ma le regole morali imposte che controllano l'individuo bloccando la manifestazione delle relazioni della sua libido.

Sono i dogmi morali imposti all'individuo che lo costringono a rinunciare al piacere per sottometterlo alla sofferenza.

Una società che impone una morale coercitiva ai suoi bambini, enfatizzando la sofferenza, ha lo scopo di rendere raro, clandestino e pieno di sensi di colpa, la ricerca del piacere dell'individuo: ha lo scopo di imporre la malattia all'individuo. All'individuo come singolo e all'intera società come insieme i individui.

La morte è una dura realtà solo per la ragione e per la morale coercitiva nei confronti dell'individuo perché, attraverso la morte del corpo fisico, l'individuo si libera della morale coercitiva che non è riuscito a limitare nel corso della sua vita.

La malattia mentale è prodotta dalla coercizione morale che impedisce agli individui di veicolare la loro libido se non nei modelli concessi producendo angoscia, depressione, sensi di colpa, nevrosi ossessive, deliri, ecc.

E' Jung che afferma come la libido sia alla base delle emozioni e delle spinte dell'intera struttura dei desideri umani:

"intendere con questo termine un valore energetico suscettibile di comunicarsi a una sfera qualsiasi di attività: potenza, fame, odio, sessualità, religione; senza essere un istinto specifico"

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "libido", pag. 602

La libido manifesta il principio del piacere attraverso tre sistemi con cui esprimersi nelle attività dell'individuo: la sua sessualità, la sua attività fisica, la sua attività intellettuale. Le circostanze della vita possono, e debbono, essere cambiate in una trasformazione continua dell'individuo. Come la specie, uscita dal brodo primordiale ha cambiato le sue circostanze di vita affrontando in maniera nuova e sempre diversa la realtà in cui nasceva, così i singoli Esseri Umani possono agire nella società per migliorare le loro condizioni di vita anche quando i psicanalisti li vogliono costringere ad accettare le condizioni in essere come verità immutabile voluta dal dio. In questo sforzo di cambiamento nelle relazioni fra soggetto ed oggettività come insieme, la libido manifesta la sua ricerca del piacere. Un piacere che non è dato soltanto dal cambiamento delle condizioni, ma da tutto il percorso che il soggetto mette in atto per attuare il cambiamento che diventa PIACERE IN SE'!

Come si può accettare per vera un'affermazione del genere?

"L'uomo non può cambiare le circostanze della sua vita alle quali troppo spesso egli attribuisce la propria nevrosi".

Huber Vergote/Piron, "La psicanalisi scienza dell'uomo", Borla Editore, 1968, pag. 183

La nevrosi è:

"disturbo psichico senza causa organica i cui sintomi sono interpretati dalla psicoanalisi come espressione simbolica di un conflitto che ha le sue radici nella storia del soggetto e che costituisce un compromesso fra il desiderio e la difesa."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "nevrosi", pag. 693

Nella storia di un soggetto ci sono delle condizioni che hanno indotto al conflitto. Un conflitto che il soggetto ha risolto con la nevrosi impossibilitato a veicolare la propria libido nelle relazioni con il mondo. Quelle impossibilità e inadeguatezze sono l'oggetto d'analisi della psicanalisi che solo affrontandole e risolvendole può uscire dalle macerie dei fallimenti che ha accumulato nel corso della sua storia.

"Ragione e scienza oppongono così la legge del reale al principio del piacere. E' la terza sorgente della coscienza morale. Freud non l'ha esplicitamente introdotta nei suoi studi sulla coscienza morale. ma se noi confrontiamo tutti gli enunciati sull'etica, appare che il principio della realtà, o l'onestà della ragione, è il suo principio etico fondamentale. E' addirittura chiamato - lo vedremo in seguito - a sostituirsi alla coscienza morale esplicitamente riconosciuta: quella che è costituita dall'ineluttabile consapevolezza della violenza."

Huber Vergote/Piron "La psicanalisi scienza dell'uomo" ed. Borla Editore 1968 p. 183-184

Non è ragione e scienza che oppongono la "legge del reale" al principio del piacere. Bensì è la morale coercitiva che, spacciata per ragione e scienza (verità), viene imposta al nuovo nato per impedirgli l'accesso al "principio del piacere".

La ragione è per definizione disonesta. La sua pretesa di definire la realtà oggettiva in cui l'individuo esiste è il più grande atto di menzogna operato della ragione. La sua pretesa di essere "creata ad immagine di un creatore che la ragione stessa crea" è l'inganno degli inganni. La ragione inganna sempre l'individuo. Lo imprigiona nell'illusione della sua comprensione del mondo. Una comprensione necessariamente limitata, monca e misera, rispetto all'immenso che attraverso lo spazio e il tempo ha forgiato l'individuo stesso. Una comprensione limitata dei fenomeni che dal mondo giungono a lui. Una comprensione limitata o pressoché nulla degli effetti delle sue azioni nel mondo in cui l'individuo vive.

E' sufficiente leggere le pretese di conoscenza di Aristotele e confrontarle con la conoscenza di oggi che, sicuramente è monca e limitata rispetto alle possibilità del conoscere di domani. Eppure, ogni ragione umana parla della sua conoscenza scientifica della realtà come se fosse Dio onnipotente. Nello stesso tempo, altre ragioni, che si identificano con Dio onnipotente, aggrediscono quelle ragioni che tentano, di tanto in tanto, di superare i limiti della conoscenza imposti dalla cultura che domina il loro tempo. Ragioni che impongono umiltà e sottomissione ad altre ragioni.

Si potrebbe parlare di "ragione onesta" soltanto quando la ragione è al servizio della libido. Quando l'attività della ragione, nel reale sociale in cui l'individuo vive, agisce per permettere alla libido la ricerca del piacere in relazione alle condizioni imposte dalla società all'individuo. Si potrebbe parlare di "ragione onesta" quando la ragione cessa il ruolo di dittatore nell'individuo e si mette al servizio dell'individuo.

Circoscrivere le pulsioni dell'individuo al consenso che la ragione morale dà alla loro veicolazione ha prodotto molti disastri sociali.

Molte macerie sono state accumulate dagli psicanalisti; molte persone hanno sofferto delirando di onnipotenza nella descrizione razionale della loro ragione.

C'è un solo atto che la psicanalisi può individuar come violenza, ed è l'imposizione sull'individuo della morale coercitiva cristiana. Che cos'è la morale?

"è considerata un aspetto della Coscienza con riferimento a quei processi cognitivi ed emozionali che sono alla base della formazione di una guida interiore che regola la condotta individuale in armonia con i valori riconosciuti dal gruppo sociale di appartenenza."

Questa, a sua volta, prevede:

"un processo di acquisizione della Coscienza morale..."

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia, Garzanti, 2001, voce "nevrosi", pag. 398

La società impone all'individuo quella e solo quella coscienza morale.

Un atto di violenza. L'atto di violenza per eccellenza. L'atto di violenza da cui discendono e provengono ogni atto di violenza compiuto da ogni individuo nella società. E' il "gruppo sociale", la "società", che impongono, con un atto di violenza, la morale al soggetto. La morale attraverso la quale il soggetto può veicolare la sua libido nella ricerca del principio del piacere di fatto, per il "gruppo sociale", diventa l'atto di violenza con cui impedire al nuovo nato di veicolare la sua libido se non in quegli schemi. Quando parte del mondo non risponde, formando quegli schemi in cui l'individuo può veicolare la propria libido, l'individuo è costretto o a trovare nuovi schemi. o ad esercitare violenza per ripristinare quegli schemi che vengono negati. Un esempio è la violenza in famiglia: ripristinare gli schemi di dominio quando la donna o i figli non si sottomettono.

Atti di violenza che la società ritiene legittimi, ma che la vita qualifica come crimine.

Questa è la base della violenza sociale.

Il blocco nella veicolazione della libido attraverso le relazioni sociali produce la malattia psichiatrica, questa si riversa nella società non solo con la chiusura dell'individuo su sé stesso, ma anche attraverso la manifestazione delle Erinni, con tutta la loro carica distruttiva, con cui il singolo individuo tenta di spezzare le sbarre con cui la morale imposta gli impedisce l'esistenza.

Cumuli di macerie ha accatastato la psicanalisi sulla sua strada. Ha accatastato cumuli di macerie di fallimenti proprio perché gli psicoanalisti non hanno avuto la dignità morale di mettere in relazione cause ed effetti nel divenire dell'uomo nella società e di assumersi la responsabilità del proprio lavoro pagando per i fallimenti che loro stessi hanno prodotto.

Come insegna Asclepio, dal fallimento nasce il nuovo perché lo sforzo di trasformazione di chi ha agito è sempre nobile, quando i suoi intenti sono nobili, ma se noi alzassimo i monumenti ai fallimenti, anziché ai successi, gli individui sociali non ripeterebbero gli errori fatti.

Marghera, 07 luglio 2008 (revisionato il 02 aprile 2026)

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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