Non fornicare; non avere rapporti sessuali

Sesto comandamento dell'Esodo

Claudio Simeoni

Cod. ISBN 9788891173003 Il libro si può ordinare in libreria

Indice dieci comandamenti

Non commettere adulterio; non fornicare.

(non fare all'amore; non copulare; non scopare)
(non masturbarsi; non eiaculare; non toccarsi il clitoride;)
(non aver rapporti con stesso sesso; non frequentare prostitute; non godere della pornografia)

Esodo 20, 14

Si tratta del settimo comandamento dell'Esodo, il sesto per la chiesa cattolica.

La sessualità umana è la principale veicolazione della struttura emotiva degli Esseri Umani. L'energia sessuale è l'energia della vita.

E' la vita stessa.

Controllare la sessualità degli Esseri Umani, significa controllare la loro vita, le loro idee, il loro modo di essere nel mondo.

Il controllo militare della sessualità fu introdotto, in campo religioso, dagli ebrei mentre erano deportati a Babilonia.

Imposero la circoncisione per marchiare le persone ebree e distinguerle dal resto della popolazione babilonese impedendo agli ebrei, deportati a Babilonia, di integrarsi con le varie popolazioni presenti a Babilonia.

La circoncisione era una pratica già presente in Egitto, non aveva caratteri religiosi, ma solo caratteri medico-igienici. La circoncisione praticata dagli ebrei risponde ad un'ideologia religiosa molto semplice. Gli ebrei sono il bestiame del loro dio padrone che vogliono distinguersi dagli Esseri Umani che seguono altri Dèi. Come bestiame devono essere marchiati perché solo in quel modo il loro dio padrone li può distinguere in mezzo ad altri popoli.

I cristiani per controllare le persone devono impossessarsi della loro sessualità. Fanno dell'astinenza e dell'impotenza sessuale l'elemento centrale della loro religione.

Gesù stesso, la cui unica attività sessuale intuibile nei vangeli è legata alla pedofilia (Marco 14, 51) fa dell'astinenza sessuale un modo con cui controllare le persone e la loro sessualità.

E' in Matteo l'esigenza che Gesù esprime affinché gli uomini si facciano eunuchi per il regno dei cieli (Mateo 19, 12).

Paolo di Tarso era sessualmente impotente e riteneva la sua impotenza sessuale un dono del suo dio per non peccare. La sua ideologia era sessualmente fobica essendo la sua impotenza sessuale elemento centrale e modello della sua ideologia religiosa. (1 corinti 7, 6-9)

Tutta la "fede" cristiana è imposta mediante la coercizione sessuale e il terrorismo sessuale nei confronti delle persone e dei bambini in particolare.

E' sufficiente aprire qualunque libro cristiano per leggere la sessuofobia cristiana e cattolica in particolare. Tutta la storia cristiana è una feroce guerra contro la sessualità delle persone. Una guerra disseminata di cadaveri, di violenza e pedofilia, come veicolazione perversa delle pulsioni sessuali che i cristiani, i cattolici in particolare, hanno imposto a bambini indifesi.

"Di fronte alle mille insidie tese contro la purezza dei nostri giovani, in mezzo all'atmosfera corrotta che fa appassire la primavera della vita e distrugge la gioia delle giovani anime, possono gli educatori cristiani e i sacerdoti rimanere inattivi? S. Alfonso de' Liguori scrive: "Tra i condannati che popolano l'inferno non ce né uno solo che non abbia peccato contro il sesto comandamento e il 99% sono appunto condannati per questo peccato". Se possiamo considerare questo detto come un'opinione personale, non ci è possibile di chiudere gli occhi dinanzi alle terribili conseguenze di questo vizio. Oggi al fanciullo che abita le grandi città non sono sconosciute le cose più pericolose. Molti fanciulli hanno delle viziose abitudini già in così delicata età, da non poter supporre in essi la conoscenza della natura del peccato. Quando riconoscono la gravità del loro agire dopo anni di abitudine cattiva, non sanno più staccarsene. Spesso già negli occhi dei giovinetti c'è un'inquieta fiamma; hanno i loro libri preferiti, in cui con cupidigia curiosità possono trovare svelati i più delicati misteri; il sorriso cinico di vecchi libertini si trova talvolta nel viso di giovani sui quindici o sedici anni. Come il frutto immaturo, nel cui interno c'è un verme nascosto, quanti nostri giovani cadono, prima di aver apprezzato le nobili idealità della vita. Quanti pastori di anime, stenterebbero a trovare tra i giovani oltre i quindici o sedici anni chi si conservi interamente puro. Una statistica di medici tedeschi parla di una percentuale altissima di fanciulli la cui purezza è naufragata. Anche se tale affermazione fosse esagerata, rimane lo stesso assai elevato il numero delle vittime di questo terribile vizio." Toth Tihammer "L'educazione spirituale del giovane" 1943 ed. Libreria emiliana editrice Venezia p. 114-115

Oppure:

"In molte vite di santi si nota questa intima relazione cogli angeli. Anche se si vuole vedere negli angelici rapporti di santa Cecilia una poetica leggenda, una cosa rimane però certa: per gli incoraggiamenti dell'angelo custode vi sono anime che lottano per l'angelica purezza, sicure di raggiungerla; di questi angelici rapporti solo nell'eternità cadono tutti i veli. Il sacerdote è riconoscente per l'alta distinzione di essere chiamato a seguire tali sentieri. Tutto il popolo vuole da lui, che egli sia angelico anche nella sua conversazione. "Egli non deve percorrere i sentieri comuni e battuti dagli altri uomini, ma quelli degli angeli del cielo e degli uomini perfetti sulla terra" (Imitazione di Cristo 4,5). Quando l'Aquinate (Tommaso d'Aquino) ebbe trascorso un'ora tormentosa, che egli con ferrea volontà riuscì a superare, allora gli angeli discesero verso di lui e gli diedero un cinto (cilicio), che per tutta la vita lo rese libero dalle tentazioni sessuali. Questa semplice narrazione nel Breviario del 7 marzo ha un profondo significato quale norma per il nostro modo di vita. Così vivendo, il sacerdote trova una manna nascosta negli intimi rapporti col re degli angeli, pregusta quella felicità, che attende soltanto quelle anime vergini, che sono più vicine al divino Agnello nel regno della gloria (Apocalisse 14, 4)." Pag. 102-103 cardinale Adolfo Bertram "Sempre più e sempre meglio nella vita sacerdotale" ed. SEI 1933

E le conseguenze di queste aberrazioni:

Diventato sacerdote a sua volta, egli intraprese una relazione sessuale consensuale con un prete più giovane che infine rivelò tutto al vescovo, provocando l'improvviso allontanamento del nostro autore dalla sua parrocchia.

"Ho ricevuto un'educazione cattolica ed ero orgoglioso si essere un chierichetto. L'estate in cui compii 12 anni il mio prete preferito lasciò la parrocchia [...] il nuovo prete venne a confortarmi [...] Nel corso dell'estate divenne il mio miglior amico [...] ma nel tessuto della nostra relazione iniziarono a germogliare i semi della confusione [...] Mentre guardavamo la televisione con la mia famiglia, io e padre Larry, seduti alle spalle di tutti, ci tenevamo per mano. Questo portò a carezza più intime [...]. Alcuni giorni dopo, iniziammo a praticare sesso in modo più completo. I miei ricordi più terribili sono di noi due che facciamo sesso e subito dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia. Spesso Padre Larry benediva la tavola mentre io pregavo silenziosamente che la mia famiglia non venisse mai a sapere quello che era appena successo di sopra.

"Riesci ad immaginare?", domanda Frawley-O'Dea nel suo contributo sulle conseguenze psicologiche di queste sinistre seduzioni. Come l'autrice spiega, lo shock psicologico provocato da questa schiacciante sovrastimolazione e da questo tradimento personale assoluto richiede l'attivazione del grave meccanismo di difesa della dissociazione, foriero a sua volta di conseguenze devastanti. L'adulto superstite è intrappolato nel mondo intimo del bambino abusato.

Un luogo dominato dal terrore, da una rabbia impotente ma furiosa e da un dolore per il quale letteralmente non ci sono parole [...]. Per le vittime di abuso da parte di un sacerdote, un colletto romano, il profumo di incenso, la rifrazione della luce attraverso le vetrate a una certa ora del giorno, il suono dell'organo o, a maggior ragione, l'interazione con preti e vescovi in relazione all'abuso stesso possono facilmente far emergere stati del Sé solitamente dissociati.

I preti autori di abusi sessualmente vittimizzati durante l'infanzia da altri sacerdoti devono inoltre fare i conti con la perversione psicologica del rituale sacro delle loro vite spirituali. Per esempio, nel caso discusso da Celenza, Padre J., un prete responsabile di condotta sessuale inappropriata nei confronti di alcune parrocchiane adulte, all'epoca in cui era chierichetto era stato abusato da un prete della parrocchia, che lo induceva a praticargli una fellatio ogni settimana dopo la messa. Durante la terapia, il prete giunse a comprendere che il rituale settimanale aveva contribuito alla sua convinzione di essere malvagio: era "rimasto intrappolato in un circolo vizioso di purificazione, peccato e bisogno di nuova purificazione [...] in questa sorta di rito battesimale e purificatore, peccato e bisogno di nuova purificazione, con l'eiaculato come acqua che sporca e che pulisce, acqua santa e acqua benedetta".

[...]

In modo analogo, Richard Gartner cita uno dei suoi pazienti, che descrisse questa perdita in termini spirituali. Definendosi un "uomo religioso senza una Chiesa", il paziente raccontò: "Ero entrato in seminario perché il cattolicesimo significava qualche cosa per me. Ma ora non posso entrare in una chiesa senza sentire il desiderio di vomitare. Mia moglie dice: "Andiamo in una chiesa episcopale: è quasi la stessa cosa!". Ma non è la stessa cosa. Non sono un episcopale, sono un cattolico. E non c'è nessun posto in cui possa andare per esserlo.".

Tratto da. ""Atti impuri – la piaga dell'abuso sessuale nella chiesa cattolica" a cura di Mary Gail Frawley-O'Dea e Virginia Goldner ed. Raffaello Cortina

E ancora:

"I preti non detengono certo il monopolio degli abusi sessuali. Ho conosciuto vittime di abusi perpetrati da familiari, insegnanti, allenatori, capi scout, baby-sitter, vicini e medici, per no citare gli esponenti del clero non cattolico. Tuttavia, gli abusi commessi dai preti hanno implicazioni particolari per le loro vittime. I bambini cattolici imparano a chiamare i membri del clero Padre, Madre, Sorella, Fratello. Esiste l'intento comune, solitamente benevolo, di rendere gli ecclesiastici parte della "famiglia" del parrocchiano. I bambini possono interpretare queste idee degli adulti in modo piuttosto letterale. Inoltre, un prete non è semplicemente "un" padre. E' un diretto rappresentante del Padre, una rappresentazione vivente del cristo. Un prete disse esplicitamente ad un bambino che resistere alle sue molestie avrebbe voluto dire opporsi direttamente alla volontà di dio. Incoraggiati a considerare i rappresentanti del clero come membri speciali della famiglia dotati di una relazione immediata con dio, come possono i bambini comprendere il fatto che Padre, Madre, Sorella o Fratello rivolgano loro astensioni sessuali? Un membro sacrosanto della famiglia li ha traditi in modo profondo. Quanto più credono che il prete costituisca un tramite con dio, tanto più grave è il tradimento. Quanto più accettano le implicazioni familiari del fatto di chiamare qualcuno Padre, Madre Sorella o Fratello, tanto più l'abuso assume caratteri incestuosi. In questo senso molte vittime di sacerdoti devono fare i conti, sul piano psicologico, con un incesto. Quando un bambino è abusato da un prete, è possibile che non abbia semplicemente una crisi di fede; può letteralmente sentire di stare tradendo dio. Sa che il suo aggressore ha espresso voto di castità. Anche se è sicuro di non aver mai desiderato sessualmente il sacerdote, può pensare di averlo in qualche modo spinto a infrangere quella promessa, un pensiero che diviene assai probabile se l'abusante gli dice che quel tipo di comportamento nasce dal suo essere speciale, o bello. Qualunque sia l'intenzione dell'uomo nel dire queste cose, il ragazzo può dedurne che l'abuso è stato commesso per colpa sua. Quando il ragazzo si rende conto di essere stato sfruttato da qualcuno che per lui rappresenta un legame diretto don dio, il suo mondo spirituale può cominciare a crollare. I ragazzi che più facilmente subiscono abusi da parte dei sacerdoti provengono spesso da famiglie con forti convinzioni religiose. Possono essere chierichetti o coristi; con molta probabilità si sentono immersi nella propria vita religiosa e nutrono una visione idealizzata dei propri mentori spirituali. Inoltre, possono provenire da famiglie problematiche e cercano all'interno della Chiesa figure parentali che possano fungere da modelli di ruolo e assicurare la stabilità di cui a casa sentono la mancanza." Tratto da. ""Atti impuri – la piaga dell'abuso sessuale nella chiesa cattolica" a cura di Mary Gail Frawley-O'Dea e Virginia Goldner ed. Raffaello Cortina

Appare del tutto evidente che la repressione della sessualità ordinata dal dio dei cristiani ha la funzione di generare situazioni fobiche al servizio di una gerarchia sociale in cui le persone sono solo bestiame da usare.

Così la repressione della sessualità infantile, da parte delle chiese cristiane, ha lo scopo di indurre la sottomissione e la dipendenza, anche sessuale, nei confronti di una gerarchia di comando sociale che proviene dal dio.

Un esempio di questo lo abbiamo nella recitazione di Maria mediante il magnificat. Io, dice Maria, sono l'oggetto che tu, dio padrone possiedi. Il modello che dio, attraverso Luca, propone agli individui della società e pone a fondamento dei sottoposti alla gerarchia sociale.

Il controllo della sessualità degli Esseri Umani è l'obiettivo del cristianesimo e delle chiesa cattolica in particolare.

Proviamo ad analizzare i vari aspetti delle proibizioni che questo comandamento indica. Proibizioni che, stando alle regole sociali dettate dalla Costituzione dovrebbero essere relative ai comportamenti dei cristiani all'interno della loro religione e non imposti alla società.

Afferma la chiesa cattolica:

"2351 – La lussuria è il desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per sé stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

La libido, da cui deriva il concetto cristiano di lussuria, è veicolata nel concetto di amore, l'Eros di Esiodo che per primo emerge da Nera Notte e che viene espresso nella vita da ogni singolo Essere e dall'Essere Umano nel nostro caso.

Cosa cercano gli uomini e le donne lussuriose?

Cercano la disgregazione della loro coscienza e la riaggregazione della loro coscienza su un altro e diverso piano emotivo e razionale.

Rinunciare alla lussuria significa attendere passivamente la morte del corpo, della coscienza e del cuore (o se preferite di tutto ciò che si vuole comprendere quando si usa il termine "anima").

Per riuscire a comprendere la perversione inumana delle affermazioni fatte nel Catechismo della chiesa cattolica che vuole indirizzare la pulsione di vita, desiderio come tensione libidica desiderante, spostandone le funzioni dalla nascita e crescita dell'individuo nel mondo alle finalità imposte dal dio padrone cristiano come pulsione finalizzata a produrre bestiame umano, è sufficiente leggere Ludwig Binswanger (1881-1966 psichiatra svizzero) e le sue riflessioni (tratto dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti alla voce "amore"):

"L'amore è considerato da Binswanger, la forma più alta in cui si esprime il "ci" dell' "esser-ci", ossia la sua originaria apertura: "Il "ci" dell'esser-ci, in quanto esserci amante, non indica quell'apertura in forza della quale esso, in quanto mio, è "là" in vista di sé stesso, ma quella apertura in forza alla quale l'esserci, in quanto duale, è "là" in vista di noi, di me e di te, dell' "un l'altro". L'esser-se-stesso dell'amore, la sua ipseità, non è un "io", ma un "noi" (1942, p. 65). Ciò comporta una modificazione della spazialità e della temporalità. Lo spazio dell'amore è infatti abolizione di tutti i luoghi, così come il tempo si raccoglie nell'istante eterno che oltrepassa le scansioni temporali del presente, futuro e passato. Lo stesso linguaggio, che per Binswanger è sempre un rivestimento del pensiero che porta a persuadere, dimostrare, rischiarare, specificare, subisce una trasformazione perché "la dualità dell'amore non ha bisogno di alcun rischiaramento, perché, in sé e per sé, è già essa stessa luce.

"[...] Il centro dell'amore è il cuore che esprime l'apertura di ogni singolo esserci al "noi" della dualità amante: "Nell'essere-insieme-nell'amore l'esserci si scopre come "cuore" e il "ci" dell'esser-ci (il da del Dasein) di dischiude come la patria del cuore" (1942, p. 109). In questa patria "la dualità nell'amore è pura esaltazione, pienezza inarticolata, indeterminata, indivisa, quindi ineffabilità, immobilità silenziosa, senza quasi respiro, un'immobilità che in nessun modo significa negazione o privazione, bensì il supremo e più positivo, anche se muto, compimento di tutto l'esserci" (1942, p. 200). Quando gli amanti passano dal silenzio al dialogo, questo non ha un tema specifico e neppure uno scopo preciso, non è socratico, sofistico, politico, economico, ma la sua caratteristica è di esprimere quell'autenticità che è il proprio sé stesso radicato nel cuore. Strettamente parlando il dialogo amoroso non ha contenuti, perché non conta ciò che uno dice, ma il fatto che sia lui a dirlo." Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti al vocabolo "amore".

Si tratta dell'uso della lussuria che come ha portato le persone a nascere, così, destrutturando la loro struttura razionale mediante l'atto sessuale, le ristruttura in uno stato consapevole razionale superando le barriere di tempo e spazio che il presente razionale ha eretto a limiti invalicabili.

La chiesa cattolica parla dell'atto sessuale, la lussuria, come di un "desiderio disordinato", disordinato come l'emergere della vita. Non sa dove emerge. Non ha finalità nell'emergere. Ha come scopo sé stessa, la sua conservazione e la dilatazione del soggetto nel proprio presente. Questo avviene mediante l'energia sessuale, la libido, la lussuria, che sono la vita che si dispiega emergendo dalla non-vita nella quale la chiesa cattolica, i cristiani, vogliono rinchiudere l'umana esistenza. Non per nulla, nel descrivere Eros, gli antichi lo indicano come colui che scioglie i legamenti o, se preferite, spezza le membra.

E' cattivo, perverso, inumano, pensare alla libido, alla lussuria, come una tensione che ha come finalità la procreazione. E' una condizione inumana, violenta, perversa, criminale. Costringe le persone a negare il loro sviluppo personale, morale e sociale. Condannare la libido, la lussuria, imponendogli una finalità, significa condannare la società, attraverso gli individui che la compongono, alla malattia mentale, alla depravazione, all'esercizio della violenza sessuale, all'incapacità di gestire le relazioni fra il singolo individuo e il mondo in cui è nato.

"2352 – Per masturbazione si devono intendere l'eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. "Sia il magistero della chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato". "Qualunque ne sia il motivo, l'uso deliberato della facoltà sessuale fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità". Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della "relazione sessuale richiesta dall'ordine morale, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana.." [ Congregazione per la dottrina della fede (Ratzinger), dich. Persona humana, 9.] Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

L'odio contro le persone, che la chiesa cattolica e il cristianesimo in generale ha sempre predicato è stato foriero, di grandi danni e di grandi sofferenze per le persone e per i ragazzi in particolare. L'odio della chiesa cattolica, imposto mediante la violenza, ha costruito nei ragazzi e nelle persone indicibili sensi di colpa attraverso i quali la chiesa cattolica ha potuto dominarli.

Riporto dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti alla voce "masturbazione":

"La masturbazione è considerata una normale tappa dello sviluppo sessuale, la masturbazione non causa alterazione fisiche o psichiche se non nella misura in cui viene inadeguatamente repressa o accompagnata da sensi di colpa o di inadeguatezza per l'incapacità di stabilire rapporti sessuali completi. Diventa patologica quando è pratica esclusiva o preferita ai normali rapporti sessuali. In questi casi, quando non è una condotta conseguente a stati frenastenici o nevrotici, è interpretata come sintomo di regressione o fissazione a stadi precedenti dello sviluppo psicosessuale." Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti alla voce "masturbazione"

Appare del tutto evidente come l'attività cristiana di criminalizzare la masturbazione costringe i ragazzi e le ragazze ad interiorizzare i sensi di colpa vivendo un rapporto conflittuale col proprio corpo e con la propria libido che finisce per distruggere e sacrificare la loro vita e il loro sviluppo nel mondo e nella società. Enormi sono le colpe della chiesa cattolica che tentando di impossessarsi dello sperma delle persone per costringere le persone stesse al suo uso finalizzato ha, di fatto, aggredito la vita di quelle persone con grandi atti criminali che vanno imputati alle chiese cristiane, al dio dei cristiani e al cristo Gesù dei cristiani. Tutte le torture a cui i cristiani hanno sottoposto i ragazzi e le ragazze nel corso dei due millenni ricadono come un marchio d'infamia nei confronti del loro dio criminale. Così consigliavano i confessori:

"Alla polluzione chiaramente verificata bisogna applicare convenienti rimedi: fisici e morali. I rimedi fisici possono essere utili per guarire dalle polluzioni volontarie e involontarie; essi consistono in una grande temperanza, in un riguardoso metodo di vita, nell'astinenza da alimenti calorosi e da liquori molto spiritosi, nel far uso di acqua e di latte, giacere su letto non soffice e dormirvi poco, immergersi in bagni freddi, ed altri rimedi che i medici sogliono suggerire, ma che però raramente sono efficaci. I rimedi morali sono specialmente, il fuggire gli oggetti che sogliono indurre nella mente idee lascive, il vegliare sopra sé stessi; padroneggiare i sensi; mortificare la carne; meditare sui mali che provengono dall'abitudine delle polluzioni; pensare alla morte, al giudizio di dio, all'inferno, all'eternità; fuggire l'ozio, la taciturnità, la solitudine; pregare e frequentemente confessarsi, ecc. ecc. I confessori possono anche prudentemente consigliare ai giovani molto corrotti la lettura di libri, scritti su tali argomenti da medici, come, ad esempio l'onanismo di Tissot, e meglio ancora l'opuscolo del Doussin-Dubreuil intitolato: Pericoli dell'Onanismo. Quest'ultimo libro può essere indicato come rimedio, ai giovani corrotti, senza pericolo alcuno." Tratto da: Venere al tribunale della penitenza (sesso in confessionale) di Monsignor Bouvier col commento di Barbara Alberti, editore Claudio Gallone 1999

Terrorismo rivolto ai ragazzi.

"2353 – La fornicazione è l'unione carnale fra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all'educazione dei figli. Inoltre è un grave scandalo quando ci sia corruzione dei giovani." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

Fornicare, fare all'amore, accoppiarsi, andare a letto e tutti i modi dire popolari: scopare, chiavare, copulare, forchettare, steccare, trombare, ecc. Chi più ne ha, più nomi pronunci. E' la veicolazione delle pulsioni di vita che emersero per prime quando l'uovo dell'universo si schiuse dando origine alla vita. La vita è Eros. Solo esprimendosi in ogni soggetto Eros alimenta la vita di ogni soggetto. La negazione di Eros dentro agli Esseri Umani, li rende schiavi. Schiavi di un dio padrone che può così alimentare la loro patologia psichiatrica da onnipotenza e dipendenza. Il sesso è il modo con cui si esprime la vita; impedite, limitate, regolate, il sesso e commettete crimini contro la vita: come il dio dei cristiani nell'ordine del sesto comandamento.

E' talmente inumana, perversa e cattiva la proibizione di fare all'amore quando piace, con chi piace e solo perché piace, che una volta che la proibizione non è più sostenuta dal terrore delle armi e delle torture della chiesa cattolica, i costumi sociali si modificano avvicinandosi sempre più ai costumi naturali che il desiderio di possesso delle persone, da parte del dio padrone dei cristiani, ha sempre negato e condannato.

Fare all'amore equivale a CRESCERE! Ed è il bisogno fondamentale di ogni Essere della Natura che veicola tale bisogno a seconda della specie in cui è divenuto. Gli Esseri della Natura, e gli Esseri Umani nel nostro caso, fanno all'amore, copulano, perché hanno il bisogno di farlo, non per un fine diverso dalla loro ricerca del piacere. E' innaturale e inumano attribuire alla soddisfazione di un bisogno un fine. Sappiamo che il mangiare ci fa crescere o ci mette in forza dandoci energia; ma noi non mangiamo per crescere, ma perché abbiamo bisogno di mangiare. Il mangiare, quando si ha fame, dà piacere. Sfamarci ci crea uno stato di piacere e di benessere che ha come conseguenza la crescita o il rifornimento di energia. Solo che il rifornimento di energia o la crescita non è il fine per cui mangiamo, ma mangiamo per cercare il piacere discriminando fra cibi che ci danno maggiore o minore piacere. Lo stesso vale per il sesso. Lo stesso vale per fare all'amore. Non esiste un "fine dell'amore", esiste la ricerca del piacere. Una ricerca che modifica uno stato in essere e, dalla cui modificazione, si può procreare. Ma il procreare, quando è imposto come fine del piacere sessuale, diventa un'azione criminale le cui conseguenze sono quelle della costruzione della miseria sociale.

"2354 – La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli direttamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l'atto coniugale, dono intimo degli sposi l'uno all'altro. Lede grandemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), perché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo irreale. E' una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

La pornografia non è solo un'attività lecita e legittima, ma è l'unica speranza degli Esseri Umani di alimentare quella tensione emotiva capace di portarli fuori dall'orrore del dio padrone dei cristiani. La repressione della sessualità e l'imposizione dell'astinenza alimenta il desiderio sessuale e quando il cristiano cede al desiderio entra in uno stato di depressione come risultato dei sensi di colpa per esseri sottratto alla repressione e all'astinenza. Eugenio Borgna coglie i motivi della depressione endogena in:

"Le espressioni di colpa depressive si possono distinguere in colpa morale (quando ci sia la coscienza di aver violato norme fondamentali su istanze comuni al contesto sociale e culturale in cui si vive), in colpa religiosa (quando si abbia la coscienza di non aver rispettato norme legate ai contesti di fede in cui si crede) e in colpa esistenziale (quando il vivere è sentito come fonte di colpa insostenibile)." Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti

Tutti questi sensi di colpa hanno origine dall'imposizione della religione cristiana sui ragazzi e quasi esclusivamente nel sesto comandamento, il non commettere adulterio o non fornicare che preclude alle persone la possibilità di veicolare in maniera sistematica e continuativa l'atto sessuale con chi si vuole e quando si vuole. Il principio del piacere che spinge dentro all'uomo in quanto principio da cui la vita è emersa e attraverso il quale il singolo Essere si sviluppa, viene sostituito con il principio del dovere che negando naturalità e sistematicità al principio del piacere costruisce i sensi di colpa nelle persone e alimenta il delirio di possesso, legato al sesso, nelle gerarchie sociali.

La pornografia alimenta il mercato criminale solo perché la chiesa cattolica e le religioni monoteiste la condannano per costruire i sensi di colpa, i sensi del peccato, con cui controllare le persone. L'episodio di Marrazzo, il presidente della Regione Lazio, ci dimostra come il senso di colpa ha impedito a Marrazzo di comportarsi da persona civile rivendicando il proprio diritto alla sessualità. Non è la pornografia che alimenta i mercati criminali, ma il dio dei cristiani che aggredisce la sessualità delle persone per trasformarle in schiave e costruisce i mercati criminali entro i quali costringere la pornografia.

L'odio per la sessualità, che la chiesa cattolica identifica con la "pornografia", dando alla parola un significato dispregiativo in quanto libera le persone dalla coercizione fobica a cui la chiesa cattolica le costringe, è ben rappresentato in "Venere al tribunale della penitenza – Sesso in confessionale" di monsignor Bouvier:

"Così, il parlare osceno, come il nominare le parti vergognose dell'altro sesso, il parlare dell'accoppiamento carnale e dei modi di questo accoppiamento, ancorché si parli senza piacere voluttuoso, ma per leggerezza affine di eccitare il riso, è reputato peccato mortale, perché tale linguaggio eccita, di sua natura, movimenti libidinosi, specialmente nelle persone (sia che parlino o che ascoltino) le quali non sono coniugate e sono ancor giovani: e ciò dice pure s. Paolo, I ai Corinti, 15, 33: "i cattivi discorsi corrompono i buoni costumi". Io dissi, persona specialmente non coniugate, per la ragione che certamente i coniugati non si commuoverebbero tanto facilmente essendo essi già assuefatti agli atti venerei. Coloro che però dicono cose oscene in presenza di persone coniugate, ma che non sono però coniugati fra loro, è ben difficile che non pecchino mortalmente."

[...]

"Quelli che esercitano l'autorità su altri, e soprattutto i pastori e i confessori, devono diligentemente procurare che gli inferiori ad essi affidati non contraggano l'abitudine di parlare o di cantare poco castamente memori delle seguenti parole di s. Paolo: "Non si parli tra voi di fornicazione... e d'altre impurità;... siate come santi , e ritenete sconveniente a voi ogni turpitudine, ogni stolta parola, ogni scurrilità." (Efesini, 5, 3 e 4)." Tratto da: "Venere al tribunale della penitenza – Sesso in confessionale" di monsignor Bouvier col commento di Barbara Alberti.

E' talmente violenta l'azione della chiesa cattolica contro le persone che queste si ribellano all'odio del dio padrone cristiano. Quando la società si modifica, allora si producono comportamenti come questi tratti da un articolo del giornale Il Gazzettino di Treviso dell'inizio di Febbraio 2010:

Treviso. Ragazzine rivendono a scuola video hard girati con cellulare e webcam

Hanno 12 o 13 anni e i loro filmini girano in vari istituti. C'è chi organizza gare di prestazioni erotiche durante la ricreazione

di M. Z.

TREVISO (1 febbraio) - L'età dell'innocenza sembrano averla perduta da tempo, anche se non hanno più di dodici o tredici anni. Ma non esitano a mostrare la propria nudità o a cimentarsi in giochi erotici. Per i soldi con cui togliersi qualche sfizio o solo per vantarsi con gli amici. Una ragazzina di una scuola media della provincia si è autoripresa in situazioni hard, per poi rivendere il filmino ai compagni per pochi euro. Di compratore in compratore, di mail in mail, il video è arrivato fino a un'altra scuola di Padova.

In un'altra media trevigiana sono stati gli insegnanti a segnalare il caso di una giovanissima studentessa -nessun particolare problema personale, famiglia normalissima - sorpresa a distribuire, via telefonino, le sue immagini osè a un gruppo di amici. Nessun tornaconto economico, forse solo l'esasperato desiderio di far colpo sui coetanei. Altra scuola, età simile, alcuni allievi hanno raccontato di vere e proprie gare a suon di prestazioni sessuali, tra gruppi di adolescenti, nei bagni dell'istituto durante la ricreazione. Dalle aule scolastiche alle mura domestiche: pure nella Marca sarebbe in netto aumento il fenomeno delle "web-girl", ragazze che si spogliano a pagamento davanti a una web-cam. Magari mentre i genitori guardano ignari la televisione nella stanza accanto.

In episodi simili, gli psicologi che lavorano con il mondo giovanile si imbattono con frequenza crescente: «Spesso succede che i ragazzini sleghino l'affettività e l'amore dalla corporeità e dalla sessualità - spiega A. S., responsabile del centro di formazione Paradoxa -. A noi capita molto spesso di trovare situazioni in cui i ragazzini si svendono, senza rendersi conto che vendere un'immagine o un filmino di sé è comunque un modo di relazionarsi».

Certo, si tratta di singoli casi, o tutt'al più di una minoranza dei giovanissimi trevigiani. Ma rappresentano, tuttavia, la spia di una visione del sesso sempre più presente anche tra gli adolescenti. Filtrata dai media e dalla pubblicità e potenziata da internet: «Sicuramente la società di oggi, da una quindicina d'anni, come ci insegnano la sociologia, l'antropologia, la psicologia sociale, è una società molto, molto mercificata e mercificante. I ragazzini hanno bisogno di strumenti valoriali, emozionali, ma anche cognitivi per evitare di cascare in questa rete. Altrimenti rischiano di perdere di vista quello che è il valore della propria persona». Oltre a perdere troppo precocemente l'innocenza.

Il Gazzettino 01 febbraio 2010.

Nulla di male, nulla di sbagliato, in ciò che queste persone fanno. Purtroppo la loro azione avviene in una società in cui il cristianesimo ha imposto la rapina delle persone sfruttando il loro desiderio sessuale. Chi manifesta il bisogno sessuale nella società in cui viviamo diventa una preda. Un soggetto a cui si possono spillare soldi. A queste ragazzine non sono stati forniti degli strumenti per difendersi da eventuali aggressioni sia fisiche che morali. Non sono stati forniti gli strumenti per controllare ciò che fanno e per impedire di diventare delle vittime del loro stesso gioco. Le ragazzine si espongono in una società in cui l'esporsi significa diventare immediatamente soggetto da rapinare, aggredire e sottomettere. Da quando la società si è liberata dal terrore cattolico i comportamenti di libertà sessuale si moltiplicano Aumentano i divorzi, le unioni libere, le unioni omosessuali, ecc. Si esce dall'artificiosità del cristianesimo e si recuperano i comportamenti naturali.

"2355 – La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo [1 corinti 6, 15-20]. La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce le donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi ultimi due casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l'imputabilità della colpa può essere attenuta dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

La prostituzione consiste nel cedere parte del proprio tempo e del proprio corpo dietro compenso. Tutti i lavoratori dipendenti che lavorano otto ore, si stanno prostituendo. Tutti coloro che mettono al servizio di qualcun altro la propria intelligenza, il proprio corpo, la propria abilità, il proprio tempo di vita, si stanno prostituendo.

Allora, perché criminalizzare l'uso che le donne fanno della loro vagina o delle loro parti intime anziché criminalizzare allo stesso modo i muscoli dell'operaio o la furbizia del banchiere? Eppure tutti impegnano parte di loro stessi, sia come corpo che come tempo. Perché criminalizzare la sessualità? Perché il dio padrone dei cristiani ritiene del tutto normale "possedere gli uomini". Ritiene del tutto normale il proprio diritto di "macellare gli uomini". Ritiene del tutto normale costringere gli uomini in ginocchio davanti alla sua morale. Ciò che il dio degli ebrei e dei cristiani non ritiene normale è la ricerca della libertà degli Esseri Umani. Il dio dei cristiani non è un "dio Padre". Non ha generato la vita e non la ritiene un bene prezioso che è geminata dalla sue azioni. Non ne cura lo sviluppo. Il dio dei cristiani è un "dio padrone" che pretende che la vita si pieghi ai suoi desideri uccidendo le pulsioni con cui la vita è nata e si è sviluppata in miliardi di anni. Così deve uccidere la prima forza della vita. La figlia che i Pianeti dell'Universo posero a fondamento della vita della Natura: Afrodite. Le emozioni che negli Esseri Umani si esprimono nel piacere sessuale. Costringere il piacere sessuale alla sottomissione. Come i cristiani usano i muscoli e le armi per costringere i popoli alla sottomissione alla loro fede, così devono proibire la sessualità perché la sua pratica libera gli individui, e per conseguenza i popoli, dalla sottomissione. Dal momento che i cristiani hanno mercificato il corpo delle persone per renderle sottomesse al loro dio padrone, non criminalizzano l'operaio che vende le sue braccia e il suo tempo al padrone, come un novello schiavo, ma la donna o gli uomini che offrono il loro sesso per sopravvivere in una società in cui gli uomini, ad opera dei cristiani, sono stati trasformati in schiavi con tutto il loro corpo e tutta la loro anima.

Così la prostituta e il prostituto sono i nemici della schiavitù cristiana. Hanno superato la coercizione della barriera morale imposta dai cristiani e ritengono pene, vagina e quant'altro, organi del proprio corpo come le braccia, le gambe, lo stomaco e quant'altro. Hanno superato il terrore fobico della morale sessuale imposta dai cristiani. Spesso solo con loro le altre persone, quelle che commercializzano il loro sesso fruendo della libertà sessuale che prostitute e prostituti si sono imposti, possono parlare liberamente di sessualità e di rapporti sessuali. Così i cristiani li perseguitano e li costringono alla clandestinità anche quando le leggi di uno Stato non permette a nessuno di impossessarsi o interferire nella gestione del corpo che ne fanno le singole persone.

Scriveva Reich a proposito delle difficoltà di parlare di sessualità vincendo i tabù imposti dai cristiani e dagli ebrei in oltre 2000 anni di dominio sociale:

"Il 28 novembre 1923 tenni la mia prima importante conferenza su "La genitalità, dal punto di vista della prognosi e della terapia psicanalitica". Essa fu pubblicata nel 1924 sulla rivista di psicoanalisi. Era il frutto di tre anni di osservazioni. Mentre parlavo, mi resi conto che l'atmosfera diventava sempre più gelida. Di solito parlavo bene. Fino a quel momento ero sempre stato ascoltato con interesse. Quando terminai, nella sala c'era un silenzio glaciale. Dopo un breve intervallo iniziò la discussione. Dissero che la mia affermazione che il disturbo genitale era un sintomo importante, se non il più importante, nella nevrosi, era sbagliata; altrettanto dicasi quella secondo cui in base all'esame della genitalità era possibile stabilire criteri prognostici e terapeutici. Due analisti affermarono tassativamente di conoscere un gran numero di pazienti femminili "con una vita genitale perfettamente sana". Essi mi parvero più eccitati di quanto mi sarei aspettato, conoscendo la loro abituale riservatezza scientifica." Tratto da Wilhelm Reich "La funzione dell'orgasmo" 1923 ed. Sugarco 1980 p. 112

Se queste erano le difficoltà di Wilhelm Reich di parlare di sessualità in ambito accademico, figuriamoci in ambito "popolare" quali ostacoli e quanti tabù l'ordine del dio di "non fare all'amore, non copulare, non fornicare" aveva, di fatto, imposto. L'analisi della vita sessuale fatta da Reich individuava disfunzioni gravissime costruite dal tabù imposto dai cristiani: l'atto sessuale era un atto di potere e di possesso, non un modo per vivere la propria vita:

"Quando più esattamente i pazienti mi descrivevano il loro comportamento e le loro sensazioni durante l'atto sessuale, tanto più ferma diventava la mia convinzione clinica che tutti, senza eccezioni, erano affetti da gravi disturbi, soprattutto quegli uomini che si vantavano di possedere o di conquistare moltissime donne e di essere in grado di "farlo" più volte in una sola notte. Non c'era alcun dubbio: essi hanno una grande potenza erettiva, ma al momento dell'eiaculazione non provano piacere o provano uno scarso piacere o addirittura il suo contrario, schifo e disgusto. L'esatta analisi delle fantasie durante l'atto rivelò nella maggioranza dei casi un atteggiamento sadico o vanitoso negli uomini, e paura, reticenza o mascolinità nelle donne. Per il cosiddetto uomo potente l'atto significa perforazione, soggiogamento, conquista della donna. Essi vogliono semplicemente dare una prova della loro potenza o essere ammirati per la loro prolungata erezione. Era facile annientare questa "potenza" rivelandone i motivi. Dietro di essa si celavano disturbi dell'erezione e dell'eiaculazione. In nessuno di questi casi c'era la minima traccia di comportamento involontario o di abbandono della vigilanza." Tratto da Wilhelm Reich "La funzione dell'orgasmo" 1923 ed. Sugarco 1980 p. 114-115

Reich scopre le disfunzioni dell'orgasmo. La separazione della funzione fisica da quella psico-emotiva operata dall'educazione imposta dalla chiesa cattolica e dal cristianesimo in generale. Il suo lavoro sulle cause della nevrosi è ineccepibile. La causa prima della nevrosi è la struttura sessuo-emotiva delle persone ingabbiata all'interno della morale del dio dei cristiani che ordina di "non fornicare" e delle veicolazioni delle proibizioni che i cristiani impongono all'atto sessuale in sé e per sé. La nevrosi è una sindrome patologica dovuta all'organizzazione della sintomatologia psichica dell'individuo attorno ai suoi specifici stati d'ansia. L'ansia, che dovrebbe essere uno strumento che serve alla struttura psichica dell'individuo per prepararla ad affrontare un evento, attraverso l'educazione cristiana diventa lo stato psichico in cui si innesta la paura per l'evento possibile costruendo una barriera fra la paura dell'angoscia per l'evento e l'evento stesso. Una paura che viene esorcizzata mediante una serie di rituali che nel caso della sessualità negata dal cristianesimo si trasformano in atti di macismo, possesso, violenza a sfondo sessuale fino allo stupro e alla violenza sui minori. Per il dio dei cristiani l'atto sessuale è solo un atto di possesso e non un atto di vita, il possesso viene esercitato mediante la violenza che impedisce alle persone di esercitare il proprio diritto sul proprio corpo per cui, anche se formalmente la chiesa cattolica condanna lo stupro, di fatto fa dello stupro l'unica pratica sessuale che il suo dio ammette e pretende di controllare come legittimazione del suo possesso. Da qui lo stupro come arma di guerra contro le popolazioni: stuprare per marchiare donne e uomini uccidendo la loro capacità di determinazione psichica-emotiva davanti alla vita.

"2356 – Lo stupro indica l'entrata per effrazione, con violenza, nell'intimità sessuale della persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. E' sempre un comportamento intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

Lo stupro è l'unica pratica concepita e, sia pur indirettamente, concessa dai cristiani ai loro seguaci.

"Esso viola la castità" dice la chiesa cattolica. Non viola la persona in quanto soggetto di diritto, ma viola la morale. Questo modo di pensare la sessualità è stato foriero di immense sofferenze fra gli Esseri Umani. Le persone venivano violentate, stuprate, e la chiesa cattolica affermava che tale azione criminale era un'azione contro la morale, contro il suo dio, e non un delitto contro la persona. "Te la sei cercata la violenza; ora che sei stata violentata ti processiamo!".

Il 15 febbraio 1996, La violenza sessuale diventa reato contro la persona, riprendo da internet un breve riassunto giuridico della vicenda:

"La legge n. 66, «Norme contro la violenza sessuale», introduce la nuova figura del reato contro la persona di "violenza sessuale". Il punto centrale della nuova disciplina è rappresentato proprio dal mutamento dell'oggettività giuridica dei delitti in materia di libertà sessuale che, rispetto al codice Rocco, assumono la dignità di reati contro la "persona" e non più di reati contro la moralità pubblica e il buon costume. Non si tratta di una pura e semplice modifica verbale; al contrario si è in presenza di una nuova connotazione ricca di risvolti sul piano giuridico, poiché si sancisce che la libera volontà dell'individuo, quella che viene a mancare quando si subisce una violenza, è l'elemento più importante, risultando così secondario il principio violato della pubblica moralità, del pubblico interesse o addirittura dell'interesse dello Stato: porre al centro l'individuo rappresenta un principio basilare dello stato liberale.

Un aspetto altrettanto innovativo della legge riguarda la scelta del legislatore di eliminare la distinzione tra congiunzione carnale e atti di libidine, unificando la condotta delittuosa della violenza sessuale che è data da atti sessuali non ulteriormente determinati, posti in essere con violenza o minaccia oppure mediante abuso di autorità. Tale formulazione, nelle intenzioni dei compilatori, avrebbe il preciso scopo di evitare che la persona offesa continui ad essere sottoposta a domande che si risolvono in una penosa umiliazione per la vittima e che in passato risultavano necessarie per il giudice, al fine di stabilire, in base al racconto della violenza subita, la fattispecie applicabile.

La feroce lotta che la chiesa cattolica ha messo in atto contro lo Stato Italiano affinché non applicasse il dettato Costituzionale e continuasse a considerare le persone come degli oggetti di possesso del proprio dio e, pertanto, non la persona aveva il diritto di rivendicare giustizia per la violenza subita, ma il dio padrone dei cristiani invocava "giustizia" perché il suo schiavo era stato offeso nella morale da un altro schiavo che l' aveva violentato. Aveva violato la morale imposta dal padrone mediante il "non fornicare, non fare all'amore, non scopare....".

Considerare l'atto sessuale come un gesto che sancisce la proprietà sull'individuo è un modo che, al di là che sia condannato formalmente, giustifica e legittima lo stupro sulla persona. Da questa logica, infatti, i procedimenti penali prima della modificazione della legge l'individuo abusato subiva un processo ai suoi costumi morali. Tale processo costituiva attenuante e giustificazione per chi aveva stuprato la vittima di turno: "Te la sei voluta col tuo comportamento!".

La chiesa cattolica, col principio del suo dio "Non fornicare!", si è resa responsabile, come ogni cristiano, di incitamento allo stupro.

Ricordo che il modello usato dalla chiesa cattolica per legittimare lo stupro è la Maria dei cristiani che in Luca recita il magnificat. Il magnificat è l'atteggiamento ideale che lo stupratore pretende dalle sue vittime (la vittima felice di essere stata violentata).

"2357 – L'omosessualità designa le relazioni tra uomini e donne che provano un'attrazione sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e le diverse culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati" [Congregazione per la dottrina della fede: Ratzinger]. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

La relazione naturale dice che "L'uomo è una donna mancata!". Il principio maschile della vita è una variazione sul principio femminile. Se da un punto di vista fisico la differenza è marcata, dal punto di vista psico-emotivo non sempre la differenza è sufficiente da caratterizzare adeguatamente una differenza psico-emotiva maschile da una femminile. Quasi sempre nell'uomo i caratteri maschili sono un "rivestimento" di un sostrato femminile marcatamente presente. Sia nella percezione del piacere sessuale che nel modo di costruire le relazioni con il mondo. Se a questa condizione naturale aggiungiamo l'innaturalità e la perversione dell'educazione cristiana, allora incontriamo i caratteri del macismo e del maschilismo come sviluppo di strategie di difesa socio–morale di caratteri omosessuali. In altre parole, gli uomini omosessuali si difendono dalle aggressioni dell'educazione cristiana sviluppando comportamenti macisti o maschilisti (spesso aggressivi nei confronti delle donne) dietro i quali nascondere le proprie tendenze omosessuali.

La repressione messa in atto dai cristiani nei confronti dell'omosessualità è stata organizzata per criminalizzare comportamenti sessuali che non garantiscono il bestiame al dio padrone. Ogni atto sessuale non è per l'uomo che lo compie, ma è per il piacere del dio padrone. Il piacere del dio non è espresso nell'atto, ma nella prole che l'atto produce. Come per l'allevatore di bestiame. Per l'allevatore di bestiame, il dio dei cristiani, è indifferente che le sue pecore producano figli mediante l'atto sessuale o l'inseminazione artificiale. Per il montone è importante l'atto sessuale con cui alimenta la propria crescita emotiva. Così al dio padrone dei cristiani non interessano i bisogni degli schiavi che gli debbono obbedienza, a lui interessa solo il bestiame che viene partorito:

"Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo assoggettandolo e dominate...." Genesi 1, 28

Per contro i cristiani hanno usato l'idea dell'uomo che ne ha l'omosessuale per imporla come modello sociale. Lo stesso modello sessuale di Gesù è l'esempio di morale dell'omosessuale represso che deve difendere le proprie pulsioni dall'aggressione di una società che ritiene tali pulsioni illegali, malvagie, perverse. Nei vangeli non c'è nessun esempio di sessualità di Gesù. Le donne descritte nei vangeli sono un modello di donna proprio dell'idea che delle donne ne hanno gli omosessuali e che molti di loro imitano come modello immaginato (spesso i transessuali sono soggetti sessuali estremamente appetibili, non tanto per la loro "diversità", ma perché aderiscono ad un modello di "femminilità" che i cristiani, mediante l'educazione, impongono nell'immaginario maschile fin dall'infanzia: serva, sottomessa, compiacente).

Alla fine, chi ha pagato il prezzo maggiore della repressione degli omosessuali, sono stati i maschi eterosessuali ai quali sono stati imposti dei modelli comportamentali assolutamente estranei e innaturali.

Hanno pagato le donne e hanno pagato quegli omosessuali (sia donne che uomini) che avevano a cuore la libertà degli Esseri Umani e delle società e non l'appagamento mediante il possesso e la riduzione in schiavitù delle persone. La libertà sessuale dall'orrore imposto dal sesto comandamento della chiesa cattolica è una libertà che va a beneficio dell'intera società non solo degli omosessuali perseguitati e repressi da un macismo che, tutto sommato, ha le sue radici nell'omosessualità veicolata nel delirio di possesso.

"2358 – Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del padrone le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione." Il catechismo della chiesa cattolica; ed. Leonardo 1994

Dopo aver aggredito tutte le società criminalizzando le tendenze sessuali per imporre il "non fornicare"; dopo le critiche e l'emarginazione che la chiesa cattolica ha subito per le atrocità che ha commesso; la chiesa cattolica continua ad esercitare il suo odio feroce dicendo: "... devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza". La chiesa cattolica ancora continua a non ritenerli delle persone. Li pensa come del bestiame che lei, magnanima, accoglie con delicatezza e dolcezza, dopo averli macellati per più di 2000 anni e aver imposto un modello sessuale perverso alla società.

L'ideologia della chiesa cattolica è chiara. Tutto il sistema religioso di Paolo di Tarso si articola nel farsi "eunuchi per il regno dei cieli!".

"Vi dico questo per condiscendenza, non per farvene un comando. Perché vorrei che tutti gli uomini fossero come me; ma ognuno ha da Dio il suo dono particolare, chi in un modo, chi in un altro. Ai celibi e alle vedove io dico: è bene per loro se rimangono come sono io; ma se non si sentono di vivere continenti, si sposino; è meglio sposarsi che bruciare." 1 Corinti 7, 6-9

Per sottolineare il diritto della chiesa cattolica di macellare gli uomini dediti all'omosessualità (paragonandoli ad ogni sorta di delitti), il catechismo della chiesa cattolica cita, come se ciò fosse legittimo, il massacro operato dal suo dio padrone degli abitanti di Sodoma e Gomorra (ricordo che quel delitto, che è ascrivibile ai delitti contro l'umanità, non è caduto in prescrizione e prima o poi il dio degli ebrei, della chiesa cattolica, con tutti i suoi seguaci, saranno chiamati a rispondere del delitto). La chiesa cattolica cita, come se ciò le concedesse una legittimità sociale, Paolo di Tarso in I Corinti, Romani e 1 Timoteo.

Del tipo:

"Per questo dio li ha abbandonati a passioni ignominiose; le loro donne cambiano le relazioni naturali con quelle contro natura [glieli mantieni tu i figli? Nota Claudio Simeoni]; e gli uomini pure, abbandonata la relazione naturale con la donna , si accesero di muta concupiscenza commettendo turpitudini maschi con maschi, ricevendo in sé stessi la mercede meritata dal loro pervertimento." Paolo di Tarso, lettera ai Romani 1, 26-27

"Non sapete voi che gl'ingiusti non possederanno il regno di dio? Attenti a non illudervi: né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapinatori saranno eredi del regno di dio." I Corinti 6, 9-10

"Noi sappiamo che la legge è buona purché se ne faccia un uso legittimo, sapendo bene che essa non è fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli empi e i peccatori, i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi, gli omicidi, gli impudichi, i sodomiti, i commercianti di uomini, i mentitori, gli spergiuri e per qualunque altro vizio contrario alla sana dottrina conforme al vangelo della gloria del beato dio, che mi è stato affidato." I Timoteo 1, 8-11

Un odio di Paolo di Tarso che tanto terrore ha imposto agli Esseri Umani in nome e per conto del suo dio padrone.

Quest'odio viene fermato soltanto dalle leggi e dalle Costituzioni che, a differenza di quanto farnetica Paolo di Tarso, sono fatte per proteggere i giusti contro la malvagità del dio degli ebrei e dei cristiani:

L'8 febbraio 1994 il parlamento Europeo contro l'odio dei cattolici, che in Italia attraverso le relazioni mafiose che hanno con i politici ancora impedisce il riconoscimento delle coppie di fatto che comprendono anche quelle omosessuali, approva la Risoluzione contro la discriminazione degli omosessuali.

Risoluzione europea sulla discriminazione degli omosessuali

8 febbraio 1994

Il Parlamento Europeo approva la «Risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità».

Nell'ambito delle "Considerazioni generali", tale risoluzione ribadisce la convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento e che, pertanto, la Comunità Europea abbia il dovere di dare realizzazione al principio della parità di trattamento delle persone indipendentemente dalle loro tendenze sessuali. Inoltre, il Parlamento europeo sottolinea la convinzione che la tutela dei diritti dell'uomo debba trovare più efficace espressione nei trattati comunitari e invita per tanto le istituzioni della comunità a predisporre la creazione di un organismo europeo che possa garantire l'attuazione della parità di trattamento senza distinzione di nazionalità, convinzioni religiose, colore della pelle, sesso, tendenza sessuale o altre caratteristiche. Quest'ultimo passo è estremamente importante perché per la prima volta viene riconosciuto che le tendenze sessuali rientrano tra i possibili fattori discriminanti da combattere ed eliminare.

La Risoluzione rivolgendosi poi agli Stati Membri li invita ad abolire tutte le disposizioni di legge che criminalizzano e discriminano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso e chiede che i limiti d'età per il consenso all'atto sessuale stabiliti a fini di salvaguardia siano uguali per i rapporti omosessuali e per quelli eterosessuali.

L'aspetto più importante e di maggiore rilevanza concernente questa risoluzione risiede però nelle richieste alla Commissione a cui il Parlamento chiede di presentare una Raccomandazione sulla parità di diritti per gli omosessuali la cui base di partenza deve essere la parità di trattamento per tutti i cittadini comunitari indipendentemente dal loro orientamento sessuale e la fine di ogni discriminazione giuridica fondata sull'orientamento sessuale. In particolare tre sono gli scopi principali che il parlamento si prefigge di raggiungere con questa Raccomandazione:

1. Porre fine ai diversi e discriminatori limiti d'età per il consenso dell'atto sessuale a seconda che sia compiuto da un omosessuale o da un eterosessuale.

2. Porre fine agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali e di conseguenza eliminare gli impedimenti per la creazione di un istituto giuridico equivalente che garantisca pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consenta la registrazione delle unioni.

3. Porre fine a qualsiasi limitazione del diritto degli omosessuali di essere genitori ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini.

(i testi: il reato di violenza diventa un reato contro la persona e la risoluzione Europea contro la discriminazione degli omosessuali, sono prese dal sito:

http://www.tesionline.it/news/cronologia.jsp?evid=3687 )

Con questa risoluzione il Parlamento Europeo condanna il dio dei cristiani, il cristianesimo e la chiesa cattolica, all'infamia privandoli del diritto di appartenere al consesso umano. Alla dignità dell'uomo.

Così il "non fornicare" si rivela per la disposizione che è: un gesto inumano di chi pretende di trasformare gli Esseri Umani in bestiame.

Marghera, 05 febbraio 2010

Pagina tradotta in lingua Portoghese

Tradução para o português Sexto Mandamento do Êxodo: não cometer adultério; não fornicar; não fazer amor; Não copular; Não transar

 

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I dieci comandamenti di ebrei e cristiani sono un insieme di leggi che legittimano la schiavitù, il genocidio e la trasformazione degli individui da soggetti di diritto Costituzionale ad oggetti di proprietà. I dieci comandamenti sono leggi fatte da un padrone per legittimare il suo essere padrone.