IL CONCETTO DI VITA E
MORTE
NEL
PAGANESIMO POLITEISTA
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La
vita come opportunità è un concetto religioso proprio del Paganesimo Politeista.
Troppo spesso le persone partendo da sé stesse considerano sé stesse un
assoluto ineluttabile e si stupiscono di esistere in quanto persone. Così
finiscono per attribuire la loro esistenza ad una volontà esterna al mondo che
ha voluto che loro, ma proprio loro, fra le milioni di infinite possibilità,
venissero in essere. Queste persone perdono di vista quanto la vita ha
presentato loro: un’opportunità di eternità. Elogiando il fatto di essere
venute in essere, dimenticano di vivere con impegno e con strategia al fine di
continuare ad esistere.
Milioni
di spermatozoi si presentano all’ovulo; l’ovulo seleziona lo spermatozoo che
ritiene più compatibile sia con sé stesso che col sé stesso in armonia con le
risposte emotive nei confronti del mondo che la madre ha messo in atto in quel
momento. Ne consegue, che dalla lotta per la vita di padre, madre,
nell’oggettività in cui vivono, emerge un nuovo soggetto che riconosce sé stesso diverso dal circostante le cui forze
intime lo spingono a dilatarsi. Quest’essere si
dilata rispondendo alle sollecitazioni del mondo in cui emerge e a quelle
sollecitazioni risponde con le proprie strategie d’esistenza e di espansione.
L’obiettivo
di quest’Essere è giungere alla morte fisica nel suo
stato. Il primo traguardo è riuscire a giungere alla sua morte in quanto feto.
Unica condizione che gli permette di emergere in quanto bambino. Il secondo
obbiettivo è quello di giungere alla morte del corpo fisico, unica condizione
che gli permette di emergere come corpo luminoso: come un Dio!
La
morte è l’essenza stessa della vita!
Si
nasce soltanto per morire.
La
morte del corpo fisico è la morte della ragione. La morte del nostro modo di
descrivere il mondo: non è la morte del nostro modo di percepire il mondo. La
ragione è terrorizzata dalla morte perché essa si erge a padrona
dell’individuo; la ragione pretende di imporre all’individuo il suo modo di
affrontare il mondo mediante la forma e la quantità. La ragione non riesce a
concepire come il fine della vita fisica sia la morte della vita fisica: la
morte della ragione.
2) LA VITA E LA MORTE
Testo conferenza 1996
1) La vita di un Essere
della Natura, qualunque Essere, per il Paganesimo Politeista è la sua
opportunità per diventare eterno.
2) Per il Paganesimo
Politeista la vita degli Esseri della Natura è un modo con cui l'Energia Vitale
trasformatasi in Coscienza si arricchisce fino a trasformare la morte del Corpo
Fisico in nascita del Corpo Luminoso che poi prosegue nella sequenza dei
mutamenti verso l'eternità. La Coscienza di Sé si trasferisce dal Corpo Fisico
al Corpo Luminoso.
3) L'arricchimento della
Coscienza dell'Essere della Natura avviene attraverso l'esercizio della propria
Volontà, le proprie determinazioni, sviluppando il proprio Sapere e la propria
Conoscenza, prendendo nelle proprie mani la responsabilità della propria
esistenza.
4) La distruzione del
proprio Corpo Luminoso si ottiene mettendosi in ginocchio davanti ad un dio
padrone o, peggio ancora, soggettivando il volere del
dio padrone costringendo altri Esseri della propria specie in ginocchio.
5) Si distrugge il
proprio divenire quando si opera per distruggere il divenire della propria
specie nel tentativo di appropriarsene.
6) Nel Paganesimo
Politeista non esiste il concetto di Morte ma quello di nascita: nasce il Feto,
nasce il Fanciullo o la Fanciulla, nasce l'Essere Umano adulto, nasce l'Essere
Luminoso.
7) Il concetto di Morte
come dissoluzione è un concetto cristiano. La sottomissione al dio cristiano
porta alla distruzione del Corpo Luminoso e la Morte del Corpo Fisico coincide
con la dispersione della propria Energia Vitale: la vita si è trasformata in un
aborto. Questo lo sanno bene i cristiani che però assolvono il proprio fare
confidando nella promessa della resurrezione della carne. Peccato che per il
pazzo di Nazareth questo avrebbe dovuto avvenire duemila anni fa circa.
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Questa
fu la traccia esposta e illustrata nelle conferenze in relazione al concetto di
vita e morte nel 1996.
Il Paganesimo Politeista non promette alle persone
la vita eterna. Non dice alle persone: “Credete in quello che vi dico e avrete
la vita eterna!” Il Paganesimo dice alle persone: “Vivi con passione l’attimo
presente, perché l’attimo che ti è sfuggito è un’occasione che hai perso!” Non
esiste una vita infinita davanti agli Esseri Umani e non esiste una morte del
corpo fisico che ti apra le porte ad un “paradiso”, ad un “karma”, ad una
“reincarnazione” o a qualcos’altro. Te lo devi guadagnare vivendo con passione;
manifestando il principio del piacere che spinge dentro ogni Essere (al di là
di come la struttura educazionale sociale lo ha
veicolato costringendo le persone ad interpretarlo) affinché il soggetto si
dilati nell’esistenza.
Gli Epicurei compresero
che l’essenza del divenire eterni degli Esseri Umani era celata nella
manifestazione del “principio del piacere” come risposta degli individui a
modificarsi nel mondo in cui vivevano. Piacere che comprende il vivere con
passione e nell’affrontare con passione le contraddizioni che la vita ci pone.
La ragione, nella
Religione Pagana Politeista, altro non è che uno strumento di cui la nostra
specie si serve per comunicare. uno strumento che se non viene asservito
dall’individuo finisce per costruire l’oscurantismo mentale per impedire
all’individuo di affrontare l’infinito che la ragione non è in grado di
descrivere.
Essendo la ragione
soltanto uno strumento descrittivo che agisce nell’individuo, la ragione è
legata alla forma fisica dell’individuo mentre vive nella Natura. La ragione
non esiste finché l’individuo è feto. La ragione inizia a formarsi nel primo
istante in cui l’individuo esce dalla vagina di sua madre (ed esistono tante
ragioni quante sono le specie animali e vegetali nella Natura, tutte uguali
eppure tutte tremendamente diverse). Una volta che si è formata la ragione
tende ad impadronirsi dell’individuo e da strumento per vivere tenta di
diventare padrona dell’individuo. Solo l’individuo disciplinato ha la forza di
mettere la ragione al proprio servizio, rimuoverne le pretese di essere padrona
dell’individuo, consentendo all’intuizione emotiva di mantenere le relazioni e
i legami col mondo in cui l’individuo vive. Solo questo individuo (e i
disperati) non ha paura della morte del corpo fisico. Perché la paura della
morte del corpo fisico è solo la paura della ragione di perdere il controllo
dell’individuo.
Lusiana, 25.08.2007
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
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