Il significato religioso delle tentazioni di Gesù nel deserto
Le tentazioni di Ercole nelle sue fatiche
La società civile delineata fra Ercole e Gesù
Di Claudio
Simeoni
Vai al significato dei vangeli cristiani, delle parabole e degli effetti sociali.
Il nostro
scopo è leggere e capire il significato religioso e simbolico delle tentazioni
di Gesù e il significato delle tentazioni a cui fu sottoposto Ercole secondo le
idee correnti popolari della stessa epoca in cui furono scritte le tentazioni
di Gesù.
Non è un
caso che delle tentazioni di Gesù ci sono solo due versioni in quattro vangeli.
Sono presenti sia nel vangelo di Matteo che in quello di Luca. Le tentazioni di
Ercole, più correttamente “le fatiche di Ercole”, variano di significato nel
passaggio dall’età del Mito all’età della filosofia per trasformarsi in
narrazione sintetica e desimbolizzata nel primo
secolo d.c.
Igino, scrittore dell’età augustea, le riduce a pura narrazione.
Come
nelle tentazioni di Gesù, e tutta la credenza che conseguentemente viene imposta,
il “diavolo” della tentazione non è il simbolo del “divisore”, ma è un soggetto
intelligente che agisce per uno scopo; così nella narrazione di Ercole le
situazioni vissute non sono astrazioni della vita quotidiana che le persone
vivono, ma sono situazioni “storiche” reali. Che poi questa realtà venga
creduta o confinata nel fantastico, questo dipende dagli ambienti culturali in
cui le storie si esprimono. E’ un po’ difficile dire che il cristiano confina
le tentazioni del suo diavolo nell’immaginario quando decine di migliaia di
donne furono bruciate vive perché possedute o perché avevano fatto un patto con
lui.
E’
interessante non solo leggere le tentazioni di Gesù, ma raccogliere il
significato che alle tentazioni di Gesù attribuisce la chiesa cattolica come
esempio del significato che attribuiscono alle tentazioni di Gesù i cristiani
delle varie sette.
E’
necessario collocare la missione di Gesù nel mondo. La missione salvifica che i
cristiani attribuiscono a Gesù si può riassumere nella formula “redimere il mondo
dai suoi peccati”. I peccati che condannano l’uomo e per la cui salvezza il dio
creatore ha mandato suo figlio per aiutarli. Gesù, secondo l’iconografia
cristiana, patisce sulla croce per realizzare il progetto divino e regalare la
salvezza agli uomini.
Il motivo
della “salvazione” o della salvezza è un motivo che i cristiani riprendono
dalle antiche religioni. In modo particolare viene ripreso dai desideri
popolari che spesso alimentano la superstizione. L’idea della salvezza nasce
dall’idea della disperazione o di un desiderio irrealizzato o irrealizzabile. La
fantasia della ragione immagina, nella sua onnipotenza, il succedere di un
avvenimento, di una condizione, in cui lei, la ragione, viene liberata da tutti
i limiti sociali, ideali, morali, che di fatto limitano la soddisfazione del suo
desiderio di onnipotenza.
La “salvazione”
è una tensione desiderante nell’uomo (sviluppata come stimolo al cambiamento) che
può essere veicolata all’interno di problemi quotidiani, in idealizzazioni
estreme delle condizioni quotidiane, oppure può essere elaborazioni di
patologie psichiatriche che, perdendo il contatto con la realtà, portano l’individuo
a perdersi in mondi virtuali fatti di allucinazioni e infatuazione delirante.
Le
tentazioni che noi leggiamo, sia nel vangelo di Matteo che nel Vangelo di Luca,
non si riferiscono ad un individuo qualunque, ma al figlio del dio padrone che
comunque mantiene l’onnipotenza alla quale però, come dice il cristianesimo,
rinuncia per la salvezza degli uomini. Però è sempre onnipotente e la sua
onnipotenza persiste, secondo gli evangelisti, fino alla crocifissione.
In quest’ottica
leggiamo il brano delle tentazioni di Gesù riportato da Matteo:
Le
tentazioni di Gesù nel vangelo di Matteo:
“Allora Gesù fu condotto dallo Spirito Santo
nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Egli, dopo aver digiunato quaranta
giorni e quaranta notti, finalmente ebbe fame. E il tentatore, accostandosi,
gli disse: "Se tu sei il figlio di Dio, dì che queste pietre diventino
pani". Gesù rispose: "Sta scritto: "Non di solo pane vivrà
l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"" Allora il
diavolo lo trasportò nella città Santa, lo pose sul pinnacolo del Tempio e gli
disse: "Se tu sei il figlio di Dio, gettati di sotto, Poiché sta scritto:
Agli Angeli suoi ha dato ordine per te: essi ti porteranno sulle mani, affinché
il tuo piede non inciampi in qualche pietra"". Rispose Gesù:
"Sta pure scritto: "Non tenterai il Signore Dio tuo". Il Diavolo
lo trasportò sopra un monte altissimo, gli mostrò tutti i regni del mondo e la
loro magnificenza, poi gli disse: "Tutto questo io ti darò, se ti prostri
e mi adori". Allora Gesù gli rispose: "Vattene, Satana, Poiché sta
scritto: "Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo". Allora
il diavolo lo lasciò. Ed ecco degli Angeli si avvicinarono e lo servirono.”
Matteo 4, 1-11
Nell’affrontare
il diavolo, Gesù non è vulnerabile. E’ cosciente di essere il padrone di quello
che esiste in quanto figlio del dio padrone. Non è semplicemente “nato da un
dio” come potrebbe essere Ercole che affronta le sue tentazioni come mortale e
con la possibilità di essere sconfitto o ammazzato (come farà Deianira).
Gesù va
nel deserto e digiuna per quaranta giorni. Un uomo che digiuni per quaranta
giorni non ha “finalmente fame”, ma sta aspettando finalmente la morte. Il
digiuno di quaranta giorni non stimola più la fame o il desiderio di mangiare,
ma stimola il desiderio della morte, dell’abbandono, dell’autodistruzione. Serve
una forza esterna, se è ancora vivo, per farlo riprendere. Accettando il fatto
che sia l’onnipotente figlio del dio onnipotente, nessun individuo può imitarne
il comportamento se non spingendo sé stesso alla morte. In quel momento, stando
al racconto di Matteo, Gesù è debilitato, straparla e sragiona. Il diavolo gli
propone di trasformare le pietre in pane, ma dopo quaranta giorni non esiste
più il desiderio della fame, ma esiste il desiderio della morte. Il diavolo,
per tentarlo, gli chiede di dimostrare la sua onnipotenza, ma Gesù si rifiuta
affermando di non voler tentare il suo dio padrone dall’intervenire nelle sue
faccende. Infine il diavolo, per convincerlo a passare dalla sua parte, gli
promette ciò che Gesù ritiene gli appartenga.
C’è in
questa storia uno stridere fra il fatto che Gesù è il superuomo che non mette
mai in gioco sé stesso e nello stesso tempo il tentativo di convincere i suoi
seguaci ad imitarlo. Non nei quaranta giorni di digiuno, ma nel non agire sul
mondo accettando passivamente la sofferenza che si vive; sottomettersi a Gesù
senza chiedere a Gesù un alcunché (sottomissione per il piacere della
sottomissione); adorare solo Gesù, qualsiasi cosa succeda, in modo da impedire
agli eventuali seguaci di uscire dal gregge.
Da un
lato si descrive un superuomo qual è Gesù, dall’altro lato si impongono dei
principi di sottomissione come imitazione del superuomo.
Tutta l’azione
delle tentazioni di Gesù avviene nella testa di Gesù o nella testa dell’evangelista
che descrive. Gli uomini, la società civile, è separata da Gesù in questa “titanica”
lotta.
Gesù è
separato dal mondo e nessuna delle sue azioni interviene nel mondo.
Igino scrive i Miti. E’ lo stesso tempo in cui sono collocate le storie
di Gesù. I Miti di Igino risentono del clima
culturale e lo stesso Ercole, descritto da Igino,
sembra alimentare l’idea del superuomo con cui i cristiani dipingeranno il loro
Gesù. Anche se Igino ha perso il senso e il
significato dell’epoca mitica, nel suo Mito racconta le azioni di Ercole.
Ercole, figlio di Zeus, affronta la vita fra gli uomini e fra gli uomini
dimostra il suo valore contro il volere di un altro dio, Giunone, che impone ad
Ercole una vita di “prove” che possono essere considerate le tentazioni per
mettere alla prova il valore del figlio del dio.
Ercole
non è un superuomo; le sue imprese lo qualificheranno come un uomo forte e
coraggioso. Però non è un superuomo che sottomette. Ercole uccide, non rende le
persone schiave. E’ la differenza che esiste fra un uomo coraggioso che vive
nella società e il superuomo. Il superuomo è un padrone, l’uomo coraggioso
mette il suo coraggio al servizio della società.
E’ Gesù
il superuomo che può trasformare le pietre in pani, Ercole può andarlo a rubare
il pane; è Gesù il superuomo che può buttarsi incolume dalla torre, Ercole non
si trova nelle condizioni di buttarsi dalla torre; è Gesù il superuomo che
parla di adorare o di essere adorato, Ercole è al servizio del mondo e della
vita, non adora nessuno in quanto a nessuno è sottomesso. Nemmeno a Giunone la “regina
del cielo” o, stando al mito antico, l’Essere natura.
Le
imprese vengono ordinate ad Ercole da Euristeo. Tanti
nemici, ma tutti con la possibilità di ucciderlo. Un uomo fra uomini che, a
differenza di Gesù, nelle imprese e nei comportamenti eroici viene riconosciuto
come un dio.
Le dodici fatiche di Ercole imposte da Euristeo
da i Miti di Igino
Quando Ercole era neonato strozzò due serpenti
inviati da Giunone, e per questo fu detto il primogenito.
Uccise poi il leone nemeo, la belve
invulnerabile che la Luna aveva allevato in un antro a due uscite; da allora
usò la sua pelle come veste. Presso la fonte di Lerna
uccise l’Idra di Lerna, figlia di Tifone, che aveva
nove teste; questo mostro aveva un veleno così potente da uccidere gli uomini
solo con il suo alito; se qualcuno le passava accanto mentre era addormentata,
essa alitava sulle sue orme e quell’uomo moriva tra tormenti ancora più atroci.
Ma Ercole la uccise seguendo i consigli di Minerva, la sventrò ed intinse le
frecce nel suo fiele; così, da quel momento, chiunque veniva ferito dalle sue
frecce non sfuggiva alla morte; alla fine anch’egli perì dello stesso veleno in
Frigia. Uccise il cinghiale dell’Erimanto. Condusse
vivo al cospetto di Euristeo un cervo selvaggio che
viveva in Arcadia e aveva corna d’oro. Uccise a colpi di freccia gli uccelli Stinfalidi che scagliavano le loro penne come proiettili.
In un solo giorno ripulì dal limo le stalle del re Augia,
con l’aiuto determinante di Giove; egli deviò il corso di un fiume e lavò tutto
il letame. Condusse vivo da Creta a Micene il toro con il quale si era
congiunta Pasifae. Insieme allo scudiero Abdero uccise in Tracia il re Diomede e i suoi quattro
cavalli che si nutrivano di carne umana; i nomi dei cavalli erano Podargo,
Lampone, Xanto e Dino. Rubò la cintura dell’amazzone Ippolita, figlia di Marte e della regina Otrera, che regnava sulle Amazzoni; in quell’occasione donò
a Teseo Antiope sua prigioniera. Con un solo colpo uccise Gerione,
figlio di Crisaore, che aveva tre corpi. Uccise
presso il monte Atlante un gigantesco serpente, figlio di Tifone, che custodiva
le mele d’oro delle Esperidi e portò al re Euristeo
quelle mele. Trasse dall’Ade il cane Cerbero, figlio di Tifone, e lo condusse
al cospetto del re.
Il motivo
ricorrente nelle imprese di Ercole è il coraggio e l’intelligenza; il motivo
ricorrente nelle tentazioni di Gesù è la sottomissione. Una sottomissione
forte, feroce, dura, tanto da combattere contro il diavolo per poter mantenere
inalterata la sua sottomissione.
Il
concetto religioso di sottomissione, come negazione della propria soggettività,
è uno dei temi fondamentali del cristianesimo. Senza la sottomissione non
esiste il cristianesimo. La stessa sofferenza di Gesù è offerta per costringere
le persone a soffrire a loro volta, per confermare la loro sottomissione ad un
dolore che il loro dio invia loro.
Questo
concetto viene riaffermato da Luca nel suo vangelo e viene sottolineato dalle
tentazioni che Gesù avrebbe subito per quaranta giorni.
La
differenza fra Gesù ed Ercole sta nel fatto che Gesù, in quanto figlio del dio
padrone è dio egli stesso. Ercole, in quanto figlio di Zeus, deve conquistarsi
il diritto a diventare un dio mediante una vita virtuosa nella quale deve
plasmare sé stesso. Il comportamento di Ercole non appartiene ad una morale, ma
alle esigenze della vita di cui egli è parte.
Luca
smussa il racconto di Matteo. Gesù viene tentato per quaranta giorni nei quali
non mangia e alla fine non arrivano gli angeli, ma semplicemente il diavolo si
allontana.
Le tentazioni di Gesù nel vangelo di Luca
“Gesù ripieno di Spirito Santo, tornò dal
Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto, dove, per quaranta giorni, fu
tentato dal diavolo. Egli non mangiò niente durante quei giorni, e alla fine
ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei il figlio di Dio dì a
questa pietra che diventi pane". Ma Gesù gli rispose: "Sta scritto:
"Non di solo pane vivrà l'uomo". Il diavolo, allora, sollevatolo in
alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni della terra e gli disse: "Io
ti darò tutta questa potenza e la loro gloria, perché è stata data a me e la do
a chi voglio; se dunque tu ti prostrerai davanti a me, tutto sarà tuo".
Gesù gli rispose: "Sta scritto: "Adorerai il signore Dio tuo e
servirai lui solo". Il diavolo lo condusse infine a Gerusalemme, lo pose
sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, buttati
giù di qui, Poiché sta scritto: "Ha dato ordini per te ai suoi Angeli,
affinché ti proteggano" e che "ti portino sulle loro mani, affinché
il tuo piede non urti contro una pietra"". Gesù gli rispose:
"Non tenterai il Signore Dio tuo"". E dopo averlo tentato in
tutti i modi, il diavolo si allontanò da lui per un certo tempo.” Luca 4, 1-13
Mentre
Gesù fa della sottomissione insegnamento e imposizione a chiunque lo segue,
Ercole deve scegliere, nelle varie situazioni, che cosa deve o non deve fare. Ad
esempio, l’uccisione dell’aquila Aetone che divora il
cuore (nei miti è il fegato) di Prometeo è una decisione contro lo stesso volere
di Zeus che aveva condannato Prometeo per aver rubato il fuoco della conoscenza
agli Dèi e averne fatto dono agli Esseri Umani.
Busiride pratica l’uccisione sacrificale degli ospiti ed Ercole
sceglie di fermarlo.
A troia
Ercole decide di uccidere il mostro marino a cui una ragazza era sacrificata.
Ercole
sceglie. Nei racconti di Igino spesso non si comprende del perché di una scelta
né delle condizioni che la determinano, ma sempre è Ercole che sceglie ed è
Ercole che si rende responsabile della sua azione anche quando, impazzendo,
ammazza moglie e figli. A volte la vita degli Esseri Umani è crudele, ma anche
nella sua crudezza non si può smettere di essere uomini che scelgono.
Mentre Gesù
impone la sottomissione al proprio “destino”, Ercole sceglie in ogni azione
della sua esistenza.
Riporto
le imprese secondarie di Ercole nei Miti di Igino
Imprese secondarie dello stesso Ercole
Da i Miti di Igino
In Libia uccise Anteo, figlio della Terra.
Costui obbligava gli stranieri di passaggio a lottare con lui e quando erano
esausti li ammazzava; Ercole lo uccise lottando con lui. In Egitto uccise Busiride, che era solito sacrificare gli ospiti; Ercole,
conoscendo questa sua abitudine, si lasciò condurre all’altare con tanto di
benda sacrificale attorno al capo, ma quando Busiride
volle invocare gli Dèi, Ercole trucidò con la sua clava sia lui che i suoi
aiutanti. Uccise Cicno, figlio di Marte, dopo averlo
vinto in duello. Giunse allora Marte per combattere con Ercole a causa del
figlio, ma Giove scagliò un fulmine fra i due. A Troia Ercole ammazzò il mostro
marino al quale era data in pasto Esione; poi uccise
con le sue frecce Laomedonte, padre di Esione, perché non voleva rendere la fanciulla. Con le
frecce uccise l’aquila Aetone che divorava il cuore
di Prometeo. Uccise Lico, figlio di Nettuno, perché
questi voleva uccidere sua moglie Megara e i suoi
figli Terimaco e Ofite. Il fiume Acheloo
poteva assumere svariate forme. Quando combatté con Ercole per la mano di Deianira, si trasformò in un toro, a cui Ercole strappò un
corno, che donò alle Esperidi o alle Ninfe; le Dee lo riempirono di frutta e lo
chiamarono cornucopia. Ercole uccise Neleo figlio di Ippocoonte, e dieci dei suoi figli, perché non aveva voluto
mondarlo né purificarlo all’epoca in cui aveva ucciso sua moglie Megara, figlia di Creonte, e i
figli Terimaco e Ofite. Uccise Eurito,
perché gli aveva chiesto la mano di sua figlia Iole e ne era stato respinto;
uccise il centauro Nesso perché aveva cercato di violentare Deianira;
e uccise il centauro Eurizione , perché era stato un
pretendente della sua fidanzata Deianira, figlia di Dessameno.
La vita è
una sfida continua. Fin dal primo momento della propria nascita non si cessa
mai di scegliere se si vuole accedere all’Olimpo. A differenza di Ercole, Gesù
non ha né il coraggio, né la dignità della scelta. L’unica sua possibilità è l’eterna
sottomissione al suo destino di figlio di dio che non può transigere dal
destino tracciato.
Per
questo diventa quasi ridicola la tentazione a cui il diavolo dei cristiani
sottopone Gesù.
Gli
promette i “regni” del mondo ben sapendo che i
regni del mondo, stando all’immagine dei cristiani, sono suoi in quanto
figlio del dio padrone. Che razza di tentazione è!
Quando la
stessa promessa fu fatta a Paride, Paride scelse l’amore. Fra essere padrone e
il diritto di emozionarsi, Paride scelse il diritto all’emozione.
Il premio
ad Ercole non è a monte delle sue imprese, ma è il risultato ottenuto mediante
le sue imprese. Gesù, invece, ha il premio prima di cominciare il quanto
padrone figlio del padrone.
Proprio
perché ha già intascato il premio, può essere sacrificato.
Quando
Ercole uccide Cicno, figlio di Marte, Marte lo
affronta. Ma né l’uno né l’altro possono combattere e Zeus li divide. Igino non lo dice, perché Igino
ha smarrito il senso religioso del Mito. L’uomo che affronta le sfide della
propria vita per trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo
luminoso anche se esprime madre Atena (Minerva se volete) nell’affrontare le
sfide, le sfide sono Ares (o il tardo Marte nella interpretatio
romana) e l’uomo non può combattere la condizione che lo trasforma in un dio.
Zeus interviene. Zeus è padre anche perché il suo intento è quello di favorire
gli esseri della Natura affinché si trasformino essi stessi in Dèi. Il dio dei
cristiani è un dio padrone perché rinchiude gli Esseri Umani nella patologia di
un’immaginazione delirante e non li attrezza per affrontare le condizioni e le
contraddizioni della loro vita.
Mentre gli
uomini nel corso della loro vita dovranno affrontare piccole e grandi sfide
nelle quali incontreranno piccoli o grandi leoni di Nemea, Idre di Lerna, cervi d’oro, uccelli Stinfalidi,
cinghiali dell’Erimanto, ecc. Nessun uomo, nel corso
della propria vita, se non nei propri più reconditi desideri, troverà qualcuno
che gli promette i regni se lo si adora. Nessun uomo, nel corso della propria
vita, si potrà rifiutare di trasformare pietre in pani trattenendo un potere da
superuomo.
Gesù è
dio perché è figlio del dio padrone; gli Esseri Umani devono attraversare la
loro vita fatica dopo fatica se vogliono trasformarsi in Dèi.
Nei
vangeli il dio padrone tace. Ogni tanto una voce afferma che Gesù è il figlio
del dio padrone, ma quella voce appare più come un urlo delirante che non
quella di una forza della vita.
Nella
descrizioni delle tentazioni di Gesù c’è un intento che si manifesta negli
evangelisti: rubare l’Ercole dal cuore degli Esseri Umani.
Togliere
loro il coraggio, la determinazione e l’intelligenza, con la quale potrebbero
ripulire le stalle di Augia dal letame che si è
stratificato sulla loro consapevolezza nel corso della loro vita. Vedi Gesù com’è
potente? Imitalo. Solo che la potenza di Gesù è distante dalla vita degli
uomini. E’ racchiusa nella patologia del delirante che ha perso ogni contatto
con la realtà e vuole portare alla morte nella sottomissione come credenza e
attesa del dio padrone.
Domani il
leone di Nemea prenderà le vesti del tuo capufficio, del caposquadra, dell’ispettore
di turno. Che ti piaccia o meno li dovrai affrontare o col coraggio che
dovrebbe essere degli Esseri Umani espresso da Ercole con la virtù, oppure con
l’obbedienza e la sottomissione indicata da Gesù.
Le due
condizioni non sono uguali. Cosa deciderai di fare domani ti permetterà di
avere un diverso dopodomani.
Marghera,
10 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le Parmesan,
8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it
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