Afrodite, Stella del Mare, offesa dalla Maria cristiana!

 

Il cristianesimo è la prima religione omosessuale.

Criminalizzando l'omosessualità nella società alimenta di possesso le pulsioni represse consentendole solo per fini di dominio.

 

L’omosessualità cristiana riduce la donna a madre e serva.

 

Liberare ogni sessualità per fermare l’ideologia cristiana del possesso.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al quarantanovesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Per commentare il quarantanovesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi è necessario riprendere gli Inni Orfici, gli Inni Omerici e l’antica devozione delle religioni misteriche e delle religioni che i cristiani hanno combattuto per imporre la loro religione.

Come Pagani conosciamo molto bene la “STELLA DEL MARE”!

Sorge al mattino, preannunciando l’alba. Sorge dalle acque di Cipro dove cadde il pene di Urano Stellato che Cronos Padre evirò!

 

Ratzinger vuole rubare i sentimenti degli Esseri Umani. Gli stessi che i cristiani rubarono e usarono per imporre il loro orrore.

 

Il commento al quarantanovesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi, pur accennando alle tradizioni religiose che i cristiani hanno rubato, verte, essenzialmente, nell’analisi del GRANDE FURTO che i cristiani hanno fatto all’umanità: la sessualità e l’imposizione del complesso di Edipo attraverso il quale fissare la dipendenza delle persone.

 

Dovremmo parlare delle grandi divinità femminili che nel mondo antico erano venerate. Dovremmo dire che nei vangeli la “maria” dei cristiani è considerata quanto di più basso e volgare si possa considerare una donna. Non solo non è una persona; non solo è un soggetto di obbedienza al dio padrone, ma è negazione e offesa all’essenza stessa degli Esseri Umani: LA LORO SESSUALITA’!

 

Non esiste peggior delitto e maggior bestemmia che si possa fare agli Esseri Umani che aggredire, non importa in quale modo, la loro sessualità per circoscriverla entro una morale di negazione dell’individuo.

 

Afferma Ratzinger:

 

Con un inno dell'VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di Dio, come « stella del mare »: Ave maris stella.”

 

Iniziamo col dire che nei vangeli non esiste una divinità femminile. Un dio femmina, per il cristianesimo, è una bestemmia. Lo stesso vale per Paolo di Tarso che non sarebbe mai in grado di concepire una divinità femminile: il femminile elevato a faro della vita o di aspetti di essa costituisce, nel cristianesimo una bestemmia. Giovanni Paolo I affermò che “dio è madre” e, come lo disse, qualche giorno dopo, morì!

I cristiani hanno un problema: il femminile esiste nella società. Il femminile sociale è l’elemento centrale della società.

Se guardiamo alle società precristiane, a fronte di un’organizzazione sociale che assegnava alla donna un ruolo subalterno, nella struttura religiosa antica le divinità femminili hanno un ruolo centrale nella struttura religiosa. In Esiodo, la Teogonia ha Gaia e Nera Notte come inizio delle generazioni divine e una delle ultime trinità romane era Giove, Giunone e Minerva. Se nell’antica Roma il ruolo subalterno della donna, con tutti i distinguo e con tutte le trasformazioni della società che avvengono, è una questione sociale aborrita dagli Dèi, nel cristianesimo il ruolo subalterno della donna è imposto dal dio padrone stesso. Sia per quanto riguarda la bibbia, sia nei vangeli. Lo stesso Paolo di Tarso fa della donna la schiava dell’uomo (sia sottomessa).

 

Proprio per questa relazione fra libertà sociale, indicata dalla religione, e necessità sociale, imposta dallo stato civile, vediamo che a Roma, a cavallo del cambio delle ere, si impongono una serie di culti femminili. Spesso misterici, di provenienza orientale. Intanto il culto di Cibele, dal quale il cristianesimo ruberà le feste della resurrezione del suo cristo Gesù. Cibele è la dea che piange la morte di Attis ed è Attis che risorge. Il culto di Iside come sovrapposizione al culto di Eleusi al quale il cristianesimo ruberà l’iconografia della sua madonna copiandola da Iside che allatta Horus. Il culto di Mitra che nasce da una vergine, che verrà fatto proprio dal cristianesimo

 

E’ in questo contesto che i cristiani rubano le immagini del sentimento religioso delle persone per costruire  la loro iconografia per la NECESSITA’ di avere una figura femminile da sottomettere.

Consideriamo i problemi interpretativi dei vangeli. Prendiamo in consideriamo una domanda che ho trovato in internet e che riporto integralmente, però non ricordo il sito da dove l’ho prelevata. Riporto soltanto il testo che dice:

 

“Se la parola cugino si scrive:Anespiòs e la parola fratello:Adelfòs come mai molti si intestardiscono che Maria non ha avuto altri figli e parlano di cugini e non fratelli di Gesù?

Se Maria non conobbe Giuseppe prima di avere Gesù e poi lo conobbe, che storia è che non lo conosceva? Lo conosceva altrimenti come faceva a sapere chi era il suo futuro marito?

E come mai l'hanno dichiarata vergine dopo moltissimi anni?e prima?”

 

Tutta la questione che qui riporto è legata alle necessità espresse dai cristiani nei vari momento storici. Gli stessi vangeli non sono scritti una volta per tutte, ma modificati a seconda delle convenienze dei cristiani in quel momento storico. Oggi come oggi è un po’ più difficile modificarne delle parti.

La storia dell’adultera (chi è senza peccato scagli la prima pietra) in Giovanni 8, 1-11 è un falso medioevale come sono dei falsi medioevali gli ultimi dodici versetti del vangelo di Marco. Aggiunte e invenzioni a posteriori e finalizzate ad un uso dei vangeli diverso dal primo progetto di elaborazione.

 

Tutto il cristianesimo ha sempre proceduto attribuendo al suo dio ciò che in quel momento storico conveniva.

 

E così, se nell’antichità e nelle religioni del presente cristiano ci sono molti Dèi nati da una vergine e dal momento che il termine vergine sta ad indicare una persone che non è posseduta, perché il dio dei cristiani, il loro cristo Gesù, non dovrebbe nascere a sua volta da una vergine?

Spulciando qua e là per l’web, veniamo a sapere che tutti questi Dèi sono nati da una vergine:

 

“6. Mithra di Persia, nato da una vergine morto e risorto (sembra dopo tre giorni) ,

7. Mitra indiano, dio della luce e del giorno.

Poi, sempre nati insieme all'allungarsi delle ore di luce ci sono ancora :

8. Adone (o Adonis) di Siria, e forse anche il suo corrispondente di Frigia,

9. Attys (nato da una vergine, morto a titolo di sacrificio, e che inoltre risorge il 25/3 in corrispondenza anche di data, oltre che di significato di rinascita della vegetazione, col periodo della pasqua) eppoi

10. Atargatis di Siria, grande dea madre, dea della natura e sua rinascita, chiamata dai romani anche Derketo e dea Syria (la sua festa risulta al 25 Dicembre, quasi con certezza come data di nascita).

11. Kybele (o Cibele) dea della Frigia amata da Adone (il 25 Dicembre era festeggiata insieme ad Adone: ma che tale data fosse considerata la nascita in questo caso non è certo, è solo presunto).

12. Astarte (o Asteroth) della Fenicia, dea suprema, nonché dea della fecondità e dell'amore. Venerata anche dal re Salomone a Gerusalemme (la sua festa risulta al 25 Dicembre, quasi con certezza come data di nascita). Anche essa scese agli inferi e risorse.

13. Shamash il dio solare babilonese e Shamash del Vicino Oriente, e

14. Dumuzi (detto Tammuz a Babilonia) il dio sumero Dumuzi (detto Tammuz a Babilonia) la cui morte periodica rituale (corrispondente a quella di Adonis) era pianta anche alle donne ebree (Ezechiele VIII,14).

15. Baal - Marduk, dio supremo del pantheon Babilonese.”

Tratto dal sito:

http://www.nogod.it/cristosincretico.htm

 

C’è un altro aspetto, la diffusione dei culti femminili in tutto il mediterraneo.

Il femminino sacro è l’elemento con cui i cristiani sono costretti a misurarsi.

Qual è la pratica sessuale di Gesù? Quali sono le pratiche sessuali che i cristiani reputano importanti? Cosa aborriscono? Che cosa propugnano?

E che sostrato culturale e sessuale incontrano i cristiani nella diffusione delle loro pratiche?

 

Se non si risolve questo non si è nemmeno in grado di comprendere né la religione cristiana, né il senso del quarantanovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi.

Non è a caso che Ratzinger citi l'VIII/IX secolo e non prima.

 

Due cose si sovrappongono:

La prima è rispondere alle Dee femminili;

La seconda è aggredire le dee femminili nella loro realtà per sostituire, nelle pulsioni umane, un qualche cosa che non fu MAI espresso dalle Dee femminili degli Antichi. Un nuovo. Una nuova pulsione che, anche se conosciuta dagli antichi, non era mai stata imposta alla società civile: IL COMPESSO DI EDIPO!

 

Il cristianesimo è la prima religione OMOSESSUALE!

La prima religione che estende le pulsioni omosessuali come pulsioni di dominio nella società.

L’omosessualità era presente nelle antiche società. Alcuni Dèi avevano rapporti omosessuali. Ma i loro rapporti non erano un’esaltazione dell’omosessualità, erano rapporti sessuali all’interno di un contesto in cui vagina, pene e deretano, erano delle parti del corpo e non assumevano connotati morali. Non erano veicolati per imporre il possesso dell’altro “con tutto il suo corpo e con tutta la sua anima” al di fuori del rapporto sessuale in sé stesso. La violenza omosessuale che il padrone di casa infliggeva come una pena al ladro scoperto in casa, nell’antica Roma, diventava, nell’ideologia religiosa del cristiano, il sigillo con cui fissare il possesso sull’individuo che doveva essere sottoposto alle sue pulsioni e al suo dominio. “amerai il tuo dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima!”. Il rapporto omosessuale sanciva il possesso con tutto il corpo e con tutta l’anima che il posseduto cedeva al suo padrone.

 

Perché questa veicolazione funzionasse era necessario che venisse censurata, vietata; trasformata in abominio. Chi la viveva e, principalmente, "chi la subiva" diventava oggetto di disprezzo privo di ogni diritto. Veniva marchiato socialmente attraverso l'atto. Ma dal momento che l'atto del possesso omosessuale poteva essere fatto solo dal dio in quanto padrone, era necessario punire chi lo commetteva perché si innalzava a dio; si era fatto dio padrone. Se non aveva "potere sociale" sufficiente veniva perseguito penalmente. Solo dio possedeva gli uomini (le donne non contano per la chiesa cattolica) e nessuno può sostituirsi a dio. Per questo il "delitto" di omosessualità fu visto come disprezzo alle "leggi divine" e trasformato in abominio dalla bibbia prima e dalle pratiche della chiesa cattolica. La chiesa cattolica riservò tale pratica solo alla castità del "sacerdote" che, consacrato a dio, era il dio padrone in terra. Ma solo se non si faceva scoprire, solo se non faceva scandalo. Altrimenti, anche lui, se non aveva potere gerarchico, veniva indicato al pubblico disprezzo.

Solo quando era trasformata in abominio agli occhi del giudice di turno, poteva essere praticata dal giudice di turno per sancire il possesso in quanto egli, in quanto giudice e padrone, era al di fuori e al di là della legge. Lui era il padrone che non poteva essere sottoposto a giudizio.

I processi per pederastia fatti ai preti cattolici, hanno questo senso. Il prete non si ritiene responsabile di danneggiare il bambino in quanto si ritiene al di fuori e al di là della legge, esattamente come il dio dei cristiani e come Ratzinger che, riaffermando la direttiva segreta di Giovanni XXIII, ha confermato.

Si dirà: ma il dio dei cristiani non pratica l’omosessualità, anzi, la punisce. Appunto. Ne punisce la pratica nei suoi schiavi (il massacro di Sodoma e Gomorra), ma non ne nega la possibilità per sé stesso. Così è per Paolo di Tarso che parla di abominio nella pratica delle persone, ma esalta la propria impotenza sessuale come modello morale e come dono del suo dio. E se il modello sessuale impotente è il modello proposto, tutto ciò che non è impotenza sessuale è abominio!

 

Il cristianesimo eleva la pulsione omosessuale a ideologia di dominio. Proprio perché eleva la pulsione omosessuale ad ideologia di dominio perseguita ferocemente la pratica omosessuale fra le persone perché questa è una violazione dei diritti del suo dio padrone. Per estensione: è un privilegio della gerarchia.

Chi dice che il cristianesimo è una religione maschilista, sbaglia. Il cristianesimo è una religione “macista” che eleva a manifestazione divina l’omosessualità e, proprio per questo, ha un odio feroce contro le donne. Infatti, il femminile rappresenta la concorrenza alla pulsione omosessuale. Per questo il cristianesimo perseguita le donne proprio nella loro sessualità e nella gestione del loro corpo. L’omosessualità del cristianesimo aveva l’obbiettivo di criminalizzare il rapporto sessuale, costruire fobie, trasformarlo in atto violento e diffondere disagio sociale.

 

In tutte le società antiche, chi più chi meno, il ruolo sociale della donna era un ruolo sociale subordinato a quello maschile; in nessuna società antica la sessualità femminile era disprezzata!

 

Cosa teme la chiesa cattolica?

Teme la donna e la sua libertà di gestire il proprio corpo e teme gli omosessuali che rivendicano il diritto di praticare liberamente le loro pulsioni senza essere criminalizzati, nell’ambito di leggi e norme che le Costituzioni occidentali e la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo garantisce loro.

 

Ma come? Il cattolicesimo è una religione omosessuale e la chiesa cattolica teme gli omosessuali e per questo li criminalizza?

Sì!

E questo perché la libertà della relazione omosessuale distrugge la pulsione di possesso con cui la chiesa cattolica la riveste. La pulsione sessuale e le tensioni e i bisogni che genera non sono più stimoli per possedere le persone, ma diventano stimoli per entrare in relazione con le persone.

 

Chiarisce perfettamente il pensiero di Ratzinger  e della chiesa cattolica la lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 10 ottobre 1986 dell’allora cardinale Ratzinger e dal titolo: “Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”.

 

“Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata.

Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l’attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un’opzione moralmente accettabile.”

E ancora:

Dev’essere tuttavia rilevato che, pur nel contesto di tale notevole diversità, esiste un’evidente coerenza all’interno delle Scritture stesse sul comportamento omosessuale. Perciò la dottrina della Chiesa su questo punto non è basata solo su frasi isolate, da cui si possono trarre discutibili argomentazioni teologiche, ma piuttosto sul solido fondamento di una costante testimonianza biblica. L’odierna comunità di fede, in ininterrotta continuità con le comunità giudaiche e cristiane all’interno delle quali le antiche Scritture furono redatte, continua a essere nutrita da quelle stesse Scritture e dallo Spirito di verità di cui esse sono Parola. È egualmente essenziale riconoscere che i testi sacri non sono realmente compresi quando vengono interpretati in un modo che contraddice la Tradizione vivente della Chiesa. Per essere corretta, l’interpretazione della Scrittura dev’essere in effettivo accordo con questa Tradizione.

Il Concilio Vaticano II così si esprime al riguardo: "È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non poter indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime" (Dei Verbum, n. 10). Alla luce di queste affermazioni viene ora brevemente delineato l’insegnamento della Bibbia in materia.

 La teologia della creazione, presente nel libro della Genesi, fornisce il punto di vista fondamentale per la comprensione adeguata dei problemi posti dall’omosessualità.

Dio, nella sua infinita sapienza e nel suo amore onnipotente, chiama all’esistenza tutta la realtà, quale riflesso della sua bontà. Egli crea a sua immagine e somiglianza l’uomo, come maschio e femmina. Gli esseri umani perciò sono creature di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarità dei sessi, l’interiore unità del Creatore. Essi realizzano questo compito in modo singolare, quando cooperano con lui nella trasmissione della vita, mediante la reciproca donazione sponsale.

Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona umana quale immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale. Ne segue inevitabilmente una perdita della consapevolezza del carattere di alleanza, proprio dell’unione che le persone umane avevano con Dio e fra di loro. Benché il corpo umano conservi ancora il suo "significato sponsale", ora questo è oscurato dal peccato. Così il deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di Sodoma (cf Gen 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l’autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.

Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, san Paolo sviluppa una prospettiva escatologica, all’interno della quale egli ripropone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (cf 1 Cor 6, 9). In un altro passaggio del suo epistolario egli, fondandosi sulle tradizioni morali dei suoi antenati, ma collocandosi nel nuovo contesto del confronto tra il cristianesimo e la società pagana dei suoi tempi, presenta il comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta l’umanità. Sostituendosi all’armonia originaria fra il Creatore e le creature, la grave deviazione dell’idolatria ha condotto a ogni sorta di eccessi nel campo morale. San Paolo trova l’esempio più chiaro di questa disarmonia proprio nelle relazioni omosessuali (cf Rom 1, 18-32). Infine, in perfetta continuità con l’insegnamento biblico, nell’elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina, vengono esplicitamente menzionati come peccatori coloro che compiono atti omosessuali (cf 1 Tim 1, 10).

 La Chiesa, obbediente al Signore che l’ha fondata e le ha fatto dono della vita sacramentale, celebra nel sacramento del matrimonio il disegno divino dell’unione amorosa e donatrice di vita dell’uomo e della donna. È solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente.

Scegliere un’attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale. L’attività omosessuale non esprime un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un’attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento.”

Tutto questo è un discorso omosessuale che manifesta la necessità di criminalizzare le relazioni omosessuali per poter gestire il potere che la pulsione omosessuale esprime specialmente quando viene repressa e trasformata in fobia.

Combattere l’omosessualità come insieme della sessualità umana e nello stesso tempo ridurre la sessualità alla bestialità!

La sessualità che vede nella produzione del bestiame umano fine, scopo e limite, della sue espressione.

Solo partendo da questo possiamo comprendere come il cristianesimo usi la sua madonna, una NON-PERSONA, per sostituire le antiche divinità. La madonna dei cristiani è una NON-PERSONA. Non è una divinità e non è una persona. E’ una bestia che il dio padrone usa per i suoi scopi. Una bestia senza volontà, senza soggettività che mette a disposizione il suo utero affinché il dio padrone dei cristiani faccia nascere suo figlio. Per i cristiani, il DNA del cristo Gesù non comprende nemmeno il 50% del DNA della loro madonna.

Questa figura è l’ideale femminile dell’omosessuale: non ha passioni, non ha desideri, non ha progetti, non ha scopo, non è al servizio della società: è solo una “vacca” che allatta il futuro uomo dio. Nell’ideale omosessuale di Ratzinger la donna è madre e serva!

Nella tradizione cristiana, “angelo del focolare”.

 

Le antiche Dee erano associate sia al sesso, che alla nascita e alla vita come crescita. C’è la descrizione di molte divinità femminili, spesso intese come “madre Terra”. La genitrice. La madre per eccellenza che Bruto baciò fingendo di scivolare perché la profezia disse che il primo che avrebbe baciato la madre avrebbe conquistato il potere a Roma. Solo che quella madre è passione, è fuoco, è determinazione: è il femminile che trionfa e che rappresenta la stessa sostanza emotiva del mondo.

Ma, soprattutto, nemica dei cristiani, c’è Lei. Venere, Afrodite! E c’è Iside!

Proviamo a leggere qualche cosa:

 

“Nell’antichità l’origine del valore simbolico assegnato alle rose risale al mito di Adone, amato da Afrodite, dal cui sangue sbocciano le prime rose rosse. Le rose diventano così il simbolo dell’amore che sopravvive alla morte, e della rinascita. Le feste delle rose o Rosalia rientra nel culto dei morti degli antichi romani ed è già testimonianza a partire dal I secolo d.c.” Dizionario dei simboli, Garzanti

 

Maia, Flora e Bona Dea, erano celebrate nel mese di Maggio, ma leggiamo Apuleio, nelle METAMORFOSI quando parla di Iside. Come veniva espresso il sentimento religioso dei seguaci di Iside?

 

“Tu certo, santa ed eterna soccorritrice del genere umano, o tu che sei sempre generosa nel prestare soccorso ai mortali e che concedi ai disgraziati il tuo amoroso cuore di madre! Non un giorno, non una notte, nemmeno un attimo brevissimo tu lasci passare senza far dono dei tuoi benefici, senza proteggere gli uomini sul mare e sulla terra, senza porgere loro la mano soccorritrice, tenendo lontane le tempeste della vita. E’ quella mano con cui sciogli le più intricate fila dei fati, plachi le tempeste della Fortuna, scongiuri i funesti influssi degli astri. A te rendono onore i Celesti, a te prestano rispetto gli Inferi. Tu produci la rotazione ella terra, dai luce al sole, governi l’universo, schiacci sotto i piedi il Tartaro. Con te sono in sintonia gli astri, per te si da il ciclo stagionale, si rallegrano gli Dèi, a te si assoggettano gli elementi. Ad un tuo cenno soffiano i venti, le nubi danno il nutrimento, mettono germogli le sementi e crescono. Della tua maestà hanno sacro orrore gli uccelli che volano per il cielo, le belve che vagano per i monti, i serpenti che vivono sottoterra, i mostri che nuotano nel mare... Farò ciò che solamente può fare un tuo fedele, per giunta povero: conserverò nel fondo del mio petto il tuo volto divino, la tua santissima divinità e ne farò oggetto di continua contemplazione.” Apuleio, Metamorfosi XI, 25

 

In questo modo era evocata Iside nei riti.

Iside divenne una divinità polimorfa raffigurata spesso col bambino in braccio e questa divinità divenne uno dei punti di riferimento del cristianesimo a Roma. Se nella costruzione della figura del cristo Gesù si notano le scopiazzature degli evangelisti nel costruirne la descrizione, appare interessante riprodurre, a questo punto, le analogie della descrizione di Gesù con il mito di Horus, figlio di Iside:

 

Horus, il figlio di dio in Egitto, è stato un altro modello per creare il personaggio di Gesù. Le correlazioni tra i due sono eclatanti:

- Horus era la luce del mondo; Gesù era la luce del mondo.

- Horus ha detto di essere la verità e la vita; Gesù ha detto di essere il cammino, la verità e la vita.

- Horus era il buon pastore; Gesù era il buon pastore.

- Horus è nato a Annu, il "posto del pane"; Gesu è nato a Bethleem, la "casa del pane".

- Horus era l’agnello; Gesù era l’agnello.

- Horus è identificato da una croce; Gesù è identificato da una croce.

- Horus fu battezzato a 30 anni; Gesù fu battezzato a 30 anni.

- Horus era figlio di una vergine, Isis; Gesù era il figlio di una vergine, Maria.

- La nascita di Horus fu annunciata dalla nascita di una stella; la nascita di Gesù fu annunciata dalla nascita di una stella.

- Horus era il bambino che insegnava nel tempio; Gesù era il bambino che insegnava nel tempio.

- Horus aveva 12 discepoli; Gesù aveva 12 discepoli.

- Horus era la stella del mattino; Gesù era la stella del mattino.

- Horus era il Krst; Gesù era il Cristo.

- Horus fu tentato da Set sulla montagna; Gesù fu tentato da Satana sulla montagna.

- Horus fecce miracoli e guarigioni, Gesù fecce miracoli e guarigioni.

- Horus camminava sulle acque, Gesù camminava sulle acque.

- Horus fu crocefisso tra due ladroni, Gesù fu crocefisso tra due ladroni.

- Horus resuscito dopo tre giorni, Gesù resuscitò dopo tre giorni.”

 

Tratto da:

http://anticristiano.altervista.org/popup.php?a=2&q=20050618100329

Tutto questo senza dimenticare le copiature dei cristiani della religione degli Orfici, di Dioniso, di Ercole e di Mitra.

Però, agli antichi, a tutto questo, manca l’ideologia del possesso.

I cristiani rubano la rappresentazione del sentimento religioso antico e la usano per coprire l’ideologia del possesso e della sottomissione. Possedere le persone! Col cristianesimo non sono più le persone che possiedono e manifestano gli Dèi, ma è il dio padrone, e per estensione la gerarchia, che possiede gli uomini.

Mentre la madonna dei cristiani è solo un oggetto posseduto dal dio padrone e che al dio padrone si sottomette, questo non è il caso di Iside che combatte la sua battaglia come donna, moglie e madre.

Però alla madonna dei cristiani viene attribuita tutta l’iconografia di Iside, meno che il diritto di disporre della propria persona; il diritto di possedere il proprio corpo; il diritto di decidere il proprio futuro; il diritto alla sua sessualità; il diritto di abortire un figlio non voluto né desiderato. La sessualità della madonna dei cristiani è sigillata: lei è vergine nella vagina, non nell’anima! Lei è bestia posseduta dal suo dio padrone, ma ha la vagina sigillata!

Cosa volevano ottenere con questo i cristiani?

Ce lo racconta Freud: il complesso di Edipo. Una madre che non è donna. Una madre senza sesso che la libido del bambino, reso dipendente (posseduto), sogna di possedere nei desideri sessuali infantili. Una madre che non può mai essere donna in quanto deve essere la protezione di un bambino che non diventa mai adulto. Una donna che si fissa nel ruolo di madre e che accudisce quel suo bambino fino alla morte impedendogli di diventare un adulto. Quante “suocere” hanno rovinato rapporti familiari rivendicando dei diritti sul figlio contro la nuora.

 

Vale la pena di riportare il riassunto del dibattito attorno al complesso di Edipo perché, se la relazione edipica è sessualmente incestuosa, la relazione edipica si fissa in una sorta di dipendenza emotiva che prescinde dalla relazione sessuale e si mantiene sul piano della dipendenza emotiva che chiude all’individuo la fondazione del proprio futuro.

 

Freud aveva tentato un’ipotesi antropologica a sostegno dell’universalità del complesso edipico in Totem e tabù dove l’uccisione del padre primitivo ad opera dei figli, a cui il padre aveva interdetto l’uso delle donne, è considerata come un momento originario dell’umanità. Discusso e contraddetto nella sua fondatezza storica il mito freudiano dell’orda primitiva mantiene la sua validità a livello simbolico dove, come precisa J. Lacan, è da leggere nella proibizione che sbarra l’accesso al soddisfacimento incestuoso, l’istanza che lega indissolubilmente il desiderio alla legge. Di parere opposto sono G. Deleuze e F. Guattari per i quali la triangolazione edipica ideata da Freud è un tentativo di contenere la forza del desiderio, potenzialmente rivoluzionaria e sovversiva, nell’ambito delle mura domestiche, a cui dà da consumare mamma e papà, o sogni, fantasmi e miti, in modo che non fuoriesca da questo recinto e non diventi pericolosa per la società. Sul versante antropologico, infine, le ricerche di B. Malinowski in culture in cui il padre è esente da qualsiasi funzione repressiva, o addirittura non fungerebbe da padre perché non gli è riconosciuto alcun intervento nel processo generativo, non esisterebbe nessun complesso di Edipo, che quindi sarebbe esclusivo della formula familiare monogamica che si è sviluppata nel mondo occidentale.” Da Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti alla voce “Edipo, complesso di”.

 

Questo chiudere l’individuo nella fondazione del proprio futuro legandolo in una forma di dipendenza dalla madre è, in realtà, una grande scoperta cristiana che è venuta ad imporsi nella società mediante l’immagine della loro madonna che veniva imposta alle donne. Un ruolo da “vacche che partoriscono”, più al servizio della morale che di sé stesse e poi “suocere” avide del controllo sui “figli maschi” che a loro volta mantenevano la dipendenza con le madri spesso in danno della loro moglie. E’ il complesso di Edipo che impone al figlio di “onorare il padre e la madre” diventando dipendente dalla famiglia genitoriale e incapace di emanciparsi. Dove l’emancipazione è intesa come una malattia da perseguire penalmente:

 

“Nel XVIII secolo, in quei tragici reclusori di Francia, più simili a porcili che a luoghi umani, venivano rinchiuse le donne ostinate in qualunque cosa il conformismo ufficiale non ammettesse, si trattasse di libertinaggio, di protestantesimo, o di una mancanza di arrendevole devozione verso il proprio marito.” Da Armanda Guiducci “La mela e il serpente”

 

In Storia delle Donne leggiamo la nascita del modello femminile cristiano:

 

Maria sempre più vergine – “Sola, senza esempio, vergine e madre Maria”. Preghiere, ma anche meditazione, speculazione sulla natura, l’identità, le virtù specifiche di Maria. Dei quattro grandi dogmi di cui la chiesa la circonda (maternità divina, verginità, Immacolata concezione e assunzione) gli ultimi due sono stati proclamati molto dopo il medioevo (1854 e 1950), anche se eccitarono le passioni molto tempo prima, fin dal IX, dall’VIII secolo. In epoca medioevale, nessuno mette in dubbio queste verità di fede, proclamate dal concilio di Efesto nel 431, riprese dal concilio di Calcedonia nel 451.” Da Storia delle Donne di Duby-Perrot il medioevo articolo di Jacques Dalarun “La donna vista dai chierici”

 

E ancora:

 

Maria. E’ l’epoca trionfante della sua devozione, da Chartres ad Amiens, la sua splendida estate. I canti più appassionati delle sue lodi vengono dall’ambiente monastico, e soprattutto dai cistercensi nella scia del dottor mellifluo, Bernardo di Chiaravalle. Jean Leclercq tuttavia sottolinea, una volta messi da parte gli apogrifi, quanto siano scarse le innovazioni teoriche di Bernardo nel campo della mariologia, ma esprime con una sola parola il successo straordinario dei suoi testi: “la loro bellezza”. A partire dall’inizio del XIII secolo, i mendicanti, i Francescani soprattutto, prendono saldamente il primato. E’ nella tensione verso la Vergine che la mistica medioevale prende lo slancio: pietà filiale, più che mai pietà di figlio. Forse meno concentrazione sulla verginità: la donna trionfa in quanto madre. Le facoltà di teologia sono le sedi per eccellenza della speculazione e dell’elaborazione dogmatica. Kari Elisabeth Borresen ha mostrato come cinque autori mendicanti, tre francescani  - Alessandro di Hales (+1245), Bonaventura (+1274), Giovanni Duns Scoto (+1274) – e due dominicani – Alberto magno (+1280), Tommaso d’Aquino (+1274) – spinti alla riflessione dalla devozione alla Concezione della vergine, in un mezzo secolo gettino le basi teoriche che alla fine permetteranno la definizione dei due ultimi grandi dogmi mariani: la santificazione di Maria, che non è tuttavia che purificazione, riparazione del peccato originale ad eccezionale beneficio della Madre del Salvatore, ma che con Duns Scoto diventa l’essere preservata da qualsiasi macchia all’origine, il che conduce direttamente all’Immacolata Concezione; la sua assunzione corporale in cielo, che non è l’assenza di morte, ma la totale assenza di putrefazione. [...] tuttavia essa si fa più vicina all’umanità – lo si coglie meglio che altrove nell’iconografia – per mezzo delle sue carezze di umile donna del popolo al Figlio adorato, ma più ancora all’intensità del suo lutto. Il Duecento, il Trecento e il Quattrocento risuonano dei lamenti degli autori più mistici sulla Vergine Addolorata, colei che raccoglie il figlio ai piedi della croce e lo mette nella tomba... [...] Quei gruppi di Pietà, apparsi in Germania, passando per l’Italia all’inizio del XIV secolo, subito diffusi ovunque, sono il simbolo della religione dei tempi nuovi: la tardiva alleanza della donna e del prete in una religione della Madre e del Figlio, ripiegati su sé stessi nella prostrazione di una Passione insopportabile, chiusi al resto del mondo, che celebrano l’assenza del Padre.”

Da Storia delle Donne di Duby-Perrot il medioevo articolo di Jacques Dalarun “La donna vista dai chierici”

 

Questo è il frutto e a sua volta crea quella dipendenza:

 

“...Questo fattore biologico produce quindi le prime situazioni di pericolo e genera il bisogno di essere amati: bisogno che non abbandonerà l’uomo mai più”. Freud attribuisce la situazione di dipendenza del bambino alla paura di perdere l’amore dei genitori da cui il bambino si difende con quella “sottomissione educativa” che nell’adulto si trasforma nel timore di essere disapprovato dalla comunità e quindi in “sottomissione sociale”.” Dal dizionario di psicologia di Umberto Galimberti

 

Da cui il complesso di Edipo come paura di essere disapprovato dalla madre! Dove la dipendenza è di ordine emotivo. Una dipendenza usata dalla chiesa cattolica per distruggere la capacità dell’individuo di affrontare la sua vita:

 

“Circa vent’anni fa dovevo fare una visita pastorale nella Casa madre delle Suore della Misericordia della mia città natale; mentre stavo per congedarmi la superiora mi disse: - Vi è nell’infermeria la giovane suor Francesca che ha più pochi giorni di vita. – Mi recai allora nell’infermeria per domandarle se aveva ancora un desiderio. –  No, mi rispose, - ma sono contenta che lei sia venuto, proseguì, perché volevo ringraziarla. – Per che cosa? – Ed essa disse, con semplicità: prima della vestizione Lei ci tenne un discorso e ci disse: - Se verranno ore di dubbio, e voi direte delle litanie della Madre di dio, le parole “Vergine fedele, prega per noi” voi dovrete pensare: sì, questa è la mia giaculatoria preferita, questa è l’unica cosa che ardentemente desidero, di essere una vergine fedele, come Maria. Io ho ricordato questo avvenimento e ne fui contenta; ho attraversato felice tutte le avversità; ed ora la voglio ancora ringraziare. Fino alla morte io pregherò: Virgo fidelis, ora pro nobis e sono contenta, tanto contenta. – Questo fu il testamento morale di una vera figlia di Maria.” Tratto da “Sempre più e sempre meglio nella vita sacerdotale” del cardinale Adolfo Bertram edizione SEI 1933

 

Il figlio posseduto dalla madre; la donna posseduta da Maria, dogmi soggettivati; distruzione di ogni attività emotiva personale! In questo racconto di Bertram si legge la distruzione emotiva operata su una donna ridotta a rinunciare alla propria vita. Una donna che ha subito una feroce manipolazione mentale e che, fin al momento della morte, desiderava non essere disapprovata nella sua scelta: l’unica cosa che gli rimaneva.

 

Tutte le divinità femminili, Afrodite, Hera, Iside, Demetra, Ecate, vengono distrutte, ma il sentimento religioso per il femminile rimane. Rimane sia come pulsione sia come necessità di relazione con il mondo. Così il cristianesimo, la prima religione omosessuale che appare sulla terra (e in questo si distingue anche dall’ebraismo), inizia la sua feroce guerra contro le donne per ridurle alla funzione di madre e serva imponendo loro l’imitazione di un’immagine asessuata e succube della posseduta dal loro dio padrone. Una posseduta succube che nell’essere succube e posseduta come oggetto diventa sia il modello da imporre alle donne che il modelli su cui il legislatore misurerà le leggi. Così il delitto d’onore e lo Ius Corrigendi, vengono abrogati da pochi anni dal Codice Penale nonostante la Costituzione. Nonostante la Costituzione il divorzio non viene approvato immediatamente e il diritto delle donne di disporre del proprio corpo mediante il diritto d’aborto viene impedito. La violenza sulle donne è un delitto contro la morale cattolica e non contro la persona. Lo diventerà da non molti anni e dopo una feroce opposizione messa in atto dalla chiesa cattolica.

 

Ratzinger, dunque, ripropone questo orrore affermando:

 

“La vita umana è un cammino. Verso quale meta? Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone cha hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo « sì » aprì a Dio stesso la porta del nostro

mondo; lei che diventò la vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14)?”

 

Non sono bastati a Ratzinger tutti i delitti commessi in nome della Maria!

E’ fuori discussione che Ratzinger tenti di imporre una divinità femminile per occultare la pulsione omosessuale dell’ideologia cattolica, ma è troppo tardi, la Corte Costituzionale ha già sentenziato: la madonna dei cristiani non è una divinità!

Già, per l’odio che i cristiani volevano imporre alla società civile dovette intervenire la Corte Costituzionale! Nell’ottobre del 1995 con la sentenza 440. In sostanza, bestemmiare Iside è un reato, bestemmiare la madonna dei cristiani non lo è in quanto non è una divinità.

Oggi i cristiani hanno bisogno di una divinità femminile, ma non ce l’hanno. La loro trinità è tutta maschile e la loro religione è una religione di verità e non di libertà. Se fosse una religione di libertà il divino verrebbe descritto a seconda della percezione della vita e delle manifestazioni dei soggetti. Il divino cambia forma e rappresentazione a seconda delle popolazioni e della cultura. In una religione di verità, in una religione del libro, in cui si afferma che quella è la verità del proprio dio e interpretata unicamente da lui, Ratzinger, che è la voce del dio in terra, per quanti attributi, mediante dogmi, individui nella sua “madonna”, non potrà mai elevarla a divinità.

 

Venere, Afrodite, la figlia di Urano Stellato, è sempre signora e madre della libertà degli Esseri Umani.

Lei Stella della vita, nata dal mare, fu il potere che Urano Stellato donò ai figli di Hera, la Natura, affinché fondessero le loro emozioni per percorrere l’infinito cammino dei mutamenti!

Afrodite, sorella delle Erinni, che spezza ogni costrizione di possesso in cui i cristiani intendono imprigionare le pulsioni umane!

 

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Wilhelm Reich nel 1945 scriveva nel suo libro “La rivoluzione sessuale”:

 

“I matrimoni potrebbero essere buoni, almeno per un certo periodo di tempo, se ci fosse armonia e soddisfazione sessuale. Questo, tuttavia, dovrebbe presupporre una educazione affermatrice del sesso, l’esperienza sessuale preconiugale, e l’emancipazione dalla moralità convenzionale. Ma proprio ciò che dovrebbe giovare al matrimonio nello stesso tempo lo condanna. Infatti, una volta affermata la sessualità, una volta superato il moralismo, non ci sono più argomenti intrinsechi contro i rapporti con altri partner salvo per un periodo di tempo limitato (ma non tutta la vita) durante il quale esiste la fedeltà basata sulla soddisfazione. Crolla l’ideologia del matrimonio e con essa il matrimonio. Non si tratta più di matrimonio, ma di una relazione sessuale permanente. Una relazione del genere, non essendoci repressione dei desideri genitali, è più atta a dare felicità di un matrimonio rigorosamente monogamico. In molti casi, la cura per un matrimonio infelice – con buona pace della morale e della legge autoritaria –  è l’infedeltà coniugale.”

 

Che si può dire?

 

“Canterò Afrodite, nata a Cipro, che distribuisce

Dolci doni ai mortali: sempre sorride nel suo

Volto amabile, coronato da una graziosa ghirlanda.

Salve, Dèa che proteggi l’accogliente Salamina

E Cipro circondata dal mare: donami un canto piacevole.

E io canterò te, e anche un’altra canzone.”

 

“Inno ad Afrodite” da Inni Omerici ed. Bur

 

La madonna dei cristiani indica il possesso, l’essere posseduti, come ideologia.

Afrodite spinge il cuore degli Esseri Umani a rompere le catene del possesso e della sottomissione emotiva.

La Corte di Cassazione sentenzia contro l’ideologia del possesso e della sottomissione imposta mediante la madonna dei cristiani:

 

CORTE DI CASSAZIONE: MARITO CONDANNATO

FILMA MOGLIE E AMANTE:

21 GIUGNO 2006

La notizia:

“Meglio non filmare le “effusioni sentimentali” della moglie con l'amante. La Cassazione ha reso definitiva la condanna per diffamazione nei confronti di Angelo A., un 56enne di Molfetta che, in via di separazione dalla moglie, l'ha filmata “in effusioni con un altro uomo”. Il filmino è stato recapitato ai suoceri accompagnato da una telefonata di insulti alla signora. Per la Corte le immagini del flirt accompagnate dalla telefonata ingiuriosa configurano il reato di diffamazione.”

 

E ancora:

 

COSTRINSE LA MOGLIE A PULIRE IN GINOCCHIO

CASSAZIONE: CONDANNA GIUSTA, E' VIOLENZA!

19 luglio 2006

La notizia:

“Non si può costringere la moglie ai lavori domestici, non a pulire il pavimento di casa in ginocchio: significa senza dubbio umiliarla e vessarla. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamenti inflitta a Torino ad un marito violento.

Ogni giorno costringeva la moglie a mettersi in ginocchio per lavare i pavimenti. Quando Mirca, esasperata, fuggì, lo accusò di una serie di reati. Minacce, ingiurie e violenze nei suoi confronti e del bambino. Nel 2005 i giudici di merito hanno giudicato Marco C. nato a Torino, colpevole. Ma lui ha fatto ricorso in Cassazione lamentando che la prova dei maltrattamenti era stata desunta dal fatto che la moglie aveva abbandonato la loro casa. La sesta sezione penale ha respinto l'istanza. Non ci fu abbandono della casa coniugale. Perché, afferma la Corte: “la moglie lasciò la casa col bambino per raggiungere quella dei genitori senza neppure vestirsi completamente e senza portare denaro con sé, tanto che il biglietto ferroviario le fu pagato da un militare mosso a compassione”. Dunque è reato umiliare la propria moglie imponendole le pulizie. In sede civile sarà quantificato il risarcimento per la moglie e il figlio maltrattati. Alle ultime inaugurazioni dell'anno giudiziario il primo presidente Nicola Marvulli ha più volte sottolineato un “preoccupante” aumento dei reati in famiglia contro le donne e i bambini. Le statistiche ufficiali evidenziano un incremento attorno al 120 per cento.”

 

Lungo è il cammino affinché le persone possano liberarsi dall’orrore della vagina vergine della madonna dei cristiani!

Che Iside, Afrodite, Demetra, Hera, Estia, Rea, e ogni altra divinità femminile assistano gli Esseri Umani nel loro cammino verso l’infinito della vita senza che il possesso e la sottomissione interrompano l’infinita catena dei nostri mutamenti.

Marghera, 05 giugno 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel quarantanovesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

Maria, stella della speranza

49. Con un inno dell'VIII/IX secolo, quindi da più di mille anni, la Chiesa saluta Maria, la Madre di

Dio, come « stella del mare »: Ave maris stella. La vita umana è un cammino. Verso quale meta?

Come ne troviamo la strada? La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in

burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra

vita sono le persone cha hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù

Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere

fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua

luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria

essere per noi stella di speranza – lei che con il suo « sì » aprì a Dio stesso la porta del nostro

mondo; lei che diventò la vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi,

piantò la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14)?

 

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