Necessità e funzione dell’immagine di dio nel cattolicesimo.

 

L’Uno dei neoplatonici e il dio padrone dei cristiani.

 

Disperazione come patologia sociale e il “credo” cristiano.

 

La truffa immorale della “resurrezione della carne”.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al quarantatreesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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"Circa alla metà del II° secolo, Aristide, uno dei primi apologeti cristiani, in un suo scritto rinvenuto nel 1889 presso il monastero di santa Caterina del Sinai, condannava la divinizzazione dell'acqua, del fuoco, del vento, del sole e, non da ultimo, la venerazione della Terra "albergo della lurida immondizia degli uomini, degli animali selvatici e di quelli addomesticati... pieno delle azioni impure degli assassini", un "ricettacolo di cadaveri".

 

Partiamo da questo per la somiglianza “constata tra il creatore e la creatura” che tanto piace a Ratzinger e ai cattolici.

Noi, come Pagani Politeisti, conosciamo la realtà degli Dèi. Quando raffiguriamo gli Dèi non raffiguriamo gli Dèi per ciò che gli Dèi sono, ma raffiguriamo le caratteristiche che noi, come Esseri Umani, nella cultura attuale, in quegli Dèi riconosciamo e che diventano intenti e modelli a cui tendiamo. Non verità assolute, ma riferimenti con i quali lastricare il nostro cammino verso l’infinito. Intuiamo la realtà degli Dèi, ma conosciamo l’immensità dello sconosciuto in cui, costruendo il nostro cammino, un po’ alla volta, con impegno, volontà e intelligenza, tentiamo di svelare. Semele è un gigante che ci accompagna lungo il nostro cammino e la sua esperienza è fondamento nella costruzione delle nostre esperienze.

 

Dice Ratzinger nel quarantatreesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

 

Dalla rigorosa rinuncia ad ogni immagine, che fa parte del primo Comandamento di Dio (cfr Es 20,4), può e deve imparare sempre di nuovo anche il cristiano. La verità della teologia negativa è stata posta in risalto dal IV Concilio Lateranense il quale ha dichiarato esplicitamente che, per quanto grande possa essere la somiglianza costatata tra il Creatore e la creatura, sempre più grande è tra di loro la dissomiglianza.”

 

Il discorso si inserisce nelle necessità dei cristiani intellettuali di rifiutare l’immagine del dio creatore in quanto, tale immagine, è riduttiva rispetto alle prospettive culturali e dogmatiche che i cristiani attribuiscono.

Raffigurare il dio padrone dei cristiani, creatore dell’universo, origine e fine dello stesso, nonché ragione di esistenza dell’universo, con la concezione che abbiamo oggi nelle fattezze dell’antico Zeus, per gli intellettuali cristiani, è estremamente limitativo.

Mentre Zeus, per gli Antichi, era il Signore dell’Olimpo, padre degli uomini della Natura e degli Dèi Olimpi, un’entità limitata alla sfera terrestre, il dio padrone dei cristiani, raffigurandolo come Zeus, dovrebbe riassumere tutte le prerogative degli Dèi senza averne né la struttura morale, né gli intenti tesi verso il futuro, né quell’etica che porta Dèi, uomini e Natura, ad essere un insieme di divini.

Ci troviamo nella condizione in cui Ratzinger deve opporsi ai filosofi cristiani. A tutti i filosofi che nella storia hanno disquisito del cristianesimo e del dio dei cristiani.

 

La vera questione che Ratzinger deve difendere è: QUAL E’ L’IMMAGINE DEL DIO DEI CRISTIANI?

 

Il dio dei cristiani è il dio dei filosofi attorno al quale si discute dalla scolastica fino all’avvento del modernismo.

Proviamo a fare qualche esempio, iniziando da uno studio di Antonio Orbe della Pontificia Università Gregoriana. Cito da La teologia nei secoli II e III:

 

“Le speculazioni trinitarie di Tertulliano risultano più semplici e sobrie di quelle valentiniane, basate più spontaneamente  sulla Scrittura. In Tolomeo si mescolano termini biblici, ma non si giustifica – con la stessa semplicità riscontrabile in Tertulliano – la sua impostazione trinitaria. La combinazione Nous-Logos-Sophia, che costituisce la nervatura del processo evolutivo (valentiniano) del Figlio, presuppone fin dal principio un’impostazione platonica del Nous e attribuisce a tale termine un’importanza che non possiede nelle fonti della Rivelazione. I soli termini – Sophia, Logos (=Sermo, Ratio), Spiritus – non basterebbero a giustificare in Tertulliano attraverso un cammino di natura psicologica il processo evolutivo del Figlio, se non si ritenesse valida l’analogia tra le due processioni- divina e umana- della parola sulla base scritturistica di Gn 1, 26 e 2, 7. La psiche umana, immagine naturale del Pneuma di Dio, costituisce pertanto il modello del mistero della divina processione del Verbo.”

 

Come potete constatare egli cita Genesi 1, 26 e 2,7 che dicono:

 

“Poi iddio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili, che strisciano sopra la terra” Genesi 1, 26

E:

“Allora il signore iddio formò l’uomo dalla polvere della terra e alitò nelle sue narici un soffio vitale, e l’uomo divenne un essere vivente.” Genesi 2, 7

 

Questo è il dio dei cristiani: è ad immagine e somiglianza dell’uomo!

 

Cosa diversa per i Neoplatonici. Proviamo a leggere alcuni passi che ci permettono di comprendere l’idea dell’Uno che ne avevano i neoplatonici partendo da le Enneadi di Plotino, esattamente Enneadi, VI 8, 17 “L’Uno è volto solo a sé stesso”:

 

“Ecco un altro argomento. Noi diciamo che tutte le cose dell’universo e l’universo stesso sono in quello stato in cui il loro creatore, con una libera scelta, li avrebbe voluti, e cioè come se, avendo preparato un progetto e fatte le debite previsioni secondo i suoi calcoli, avesse operato con provvidenza. Invece no; poiché le cose sono eternamente in questo stato ed eternamente sono generate, è evidente che anche le loro forme, stabili in un ordine superiore, risiedono lassù tutt’insieme. Perciò gli esseri intelligibili sono al di là della provvidenza e al di là della scelta, e tutte le cose che appartengono all’Essere sono eternamente immobili come l’Intelligenza. Se si voglia chiamare provvidenza questa disposizione, bisogna intenderla nel senso che esista, prima di questo universo, un’Intelligenza immobile, dalla quale e secondo la quale questo universo procede. Se prima del Tutto esiste un’intelligenza, e se tale Intelligenza è Principio, essa non può essere per caso ciò che è, poiché, essendo molteplice, è d’accordo con sé stessa e ordinata come per formare un’unità.

Nessuna molteplicità, nessuna pluralità coordinata, nessun insieme di forme intimamente unificato è qualche cosa di casuale e di accidentale; questa molteplicità è lontana e contraria alla natura del caso, ed è tutta razionale quanto il caso è irrazionale. Ma se c’è un principio anteriore all’Intelligenza, è evidente che esso è congiunto all’Intelligenza così pervasa di ragione, e questa Intelligenza così pervasa di ragione è conforme a quel Principio e partecipa in Lui ed è come Quegli la vuole ed è la sua potenza.

Ma Egli non ha dimensioni: è un’unità assolutamente razionale, un’unità che è numero,  un’unità che è grande e potente di ciò che diviene, e nulla è più grande e migliore di Lui. Dunque, Egli non riceve da un altro né l’essere né la qualità dell’essere. Egli è per se stesso ciò che egli è, rivolto a sé stesso e in sé stesso, e perciò non potrebbe rivolgersi verso l’esterno e verso un altro, ma deve essere rivolto totalmente a sé stesso.” Tratto da Enneadi di Plotino  a cura di Giuseppe Faggin editore Bompiani

 

L’Uno dei Neoplatonici è cosa diversa dal dio dei cristiani.

L’Uno dei Neoplatonici è legato alle speculazioni della filosofia, il dio dei cristiani al dominio della quotidianità degli Esseri Umani. Se è razionale pensare che col potere che viene attribuito dai cristiani al cristo Gesù, in quanto figlio del dio padrone creatore dell’universo, anziché “guarire” il cieco possa eliminare con facilità la cecità dal mondo degli uomini, diventa irrazionale quando si considera che lo scopo della “guarigione” del cieco non ha come fine il contrasto della malattia, ma ha come fine il dominio degli uomini che si sottomettono al miracolo. E’ quel cieco che deve essere guarito per la gloria del cristo Gesù. Non viene guarito per la magnanimità del cristo Gesù nei confronti del cieco. Il miracolo come atto di onnipotenza che impone sottomissione, non apertura di Gesù all’altro (e questo è un insegnamento dottrinale fondamentale nella carità cristiana).

 

Se è razionale, per un cristiano, il discorso che abbiamo appena letto di Plotino nei confronti dell’Uno; lo stesso discorso diventa irrazionale per un cristiano in quanto quel discorso di Plotino tenta sì di definire una realtà, ma non è funzionale a sottomettere l’uomo a sé stesso millantando di gestire tale realtà.

I filosofi disquisiscono sui testi sacri dei cristiani mettendoli a fondamento nel loro ragionare; i cristiani, al contrario, non disquisiscono sui loro testi sacri, ma li usano per legittimare il loro dominio sulle persone.

 

E’ perfettamente funzionale, per i progetti di dominio dei cristiani, avere un dio padrone e creatore del mondo e fermare in questo delirio di possesso ogni critica al loro dominio e al loro controllo della società; solo che, dal punto di vista della speculazione filosofica, il loro dio, che agisce sul dominio nella quotidianità, svolge azioni assolutamente “miserabili” rispetto all’affermazione: “creatore dell’universo”.

 

L’Uno di Plotino non può essere raffigurato in quanto è descritto per azioni e aggettivi riferiti in sé non in relazione col mondo. Al contrario, il dio dei cristiani, che interviene nelle cose quotidiane (è dio che ti manda la malattia, la sofferenza, il terremoto, ecc.), può essere raffigurato proprio in relazione alle azioni che compie nei confronti del mondo. “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”. In pratica, è l’uomo, quegli uomini, che hanno affermato “facciamo il dio padrone a nostra immagine e somiglianza in quanto, noi, vogliamo essere i padroni degli uomini”.

 

La contrapposizione, fra chi è a favore delle immagini e chi è contro le immagini, consiste nella contrapposizione fra chi è a favore di leggere la bibbia in maniera letterale e chi lascia spazio ad una lettura della bibbia in maniera simbolica e alle interpretazioni soggettive. Così, la bibbia che rende beati chi sbatte la testa dei bambini di Babilonia contro le pietre, effettivamente ordina di sbattere le teste dei bambini contro le pietre per tutti coloro che, raffigurando il dio padrone ad immagine dell’uomo, ritengono la bibbia parola letterale ed immagine-forma del loro dio. Per tutti coloro che citano la bibbia e i vangeli mettendone i passi tra virgolette per sottolineare la veridicità delle loro affermazioni (o dare autorità ad esse).

 

Pertanto, la differenza interpretativa che mette in evidenza Antonio Orbe fra l’interpretazione della dottrina di Valentino e quella di Tertulliano consiste in un vero e proprio scontro militare finalizzato alla conquista e all’imposizione della forma-immagine del dio dei cristiani. Della gestione militare della forma-immagine del dio padrone da imporre agli Esseri Umani.

 

Quando Pericle fa costruire la statua di Atena sull’Acropoli, vuole significare una rappresentazione di Atene nel mondo. Solo che Atena non è fuori del mondo, ma è espressa dal mondo e viene espressa sia da Pericle che dagli Ateniesi nell’organizzazione della loro vita e della loro quotidianità.

Lo stesso discorso vale per il dio-padrone dei cristiani. I cristiani rubano la struttura iconografica con cui è rappresentato Zeus, padre degli Dèi e degli uomini, distruggono il complesso culturale da cui Zeus emerge, e ne significano l’iconografia con gli attributi caratteristici del loro dio della bibbia. La stessa operazione fu fatta dagli Ebrei quando rubarono la storia di Sargon per cucirgli addosso il loro Mosé.

Né Zeus, né Sargon, sono padroni degli uomini; gli ebrei e i cristiani, con quelle iconografie diventano PADRONI degli uomini. Coloro che determinano la morale comportamentale. Coloro che entrano nella camera da letto delle persone per dire loro cosa devono o non devono fare. Coloro che regolano le espressioni dei bambini affinché facciano solo ciò che è consentito loro fare altrimenti ordinano di ammazzarli.

 

Questo è il senso dato da Ratzinger alle affermazioni dal IV° concilio lateranense.

 

Afferma ancora Ratzinger:

 

Per il credente, tuttavia, la rinuncia ad ogni immagine non può spingersi fino al punto da doversi fermare, come vorrebbero Horkheimer e Adorno, nel « no » ad ambedue le tesi, al teismo e all'ateismo. Dio stesso si è dato un' « immagine »: nel Cristo che si è fatto uomo. In Lui, il Crocifisso, la negazione di immagini sbagliate di Dio è portata all'estremo.”

 

Si tratta di “strategia del controllo della persona”. Negli Esseri Umani gli occhi veicolano le emozioni. Negli Esseri Umani le immagini-fenomeno attivano la direzione in cui le emozioni vengono veicolate. Negli Esseri Umani la cultura descrive la qualità dei fenomeni e la qualità dell’espressione delle emozioni. Impossessarsi della possibilità di inviare immagini-fenomeno agli Esseri Umani e impossessarsi della cultura con cui imporre loro la descrizione della qualità di fenomeni e di emozioni espresse, significa gestire le scelte e la vita degli Esseri Umani.

Ed è esattamente a questo che Ratzinger non vuole rinunciare. Il fatto è che i filosofi non sono delle persone religiose. Non sono disponibili a mettere in discussione sé stesse riformulando le relazioni fra l’uomo e il mondo in cui vive. Essi vogliono essere approvati da chi domina l’uomo, dalla religione rivelata, ma non l’accettano per quello che è perché stride con le loro interpretazioni e allora vorrebbero “riformarla” senza metterne in discussione i fondamenti: vorrebbero riformare la pretesa della religione di trasformare le persone in schiavi supplici!

Tutti coloro che nelle Antiche Religioni compivano azioni eroiche erano considerati, proprio per queste azioni, dei figli di Dèi. Erano figli di Dèi proprio perché avevano compiuto delle azioni eroiche! Il cristianesimo, come ha rubato l’immagine di Sargon e di Zeus, ruba l’immagine dell’eroe. Ruba l’immagine della Virtus di Ermia e costruisce un “figlio del suo dio padrone”. Questo “figlio del dio padrone” non è riconosciuto per le sue azioni eroiche in funzione degli Esseri Umani, ma gli Esseri Umani devono riconoscerlo come il “figlio del dio padrone e padrone lui stesso” in quanto egli afferma di essere il “figlio del dio padrone e padrone lui stesso”.

Così, ciò che è la Virtus di Ermia, per i cristiani diventa “In Lui, il Crocifisso, la negazione di immagini sbagliate di Dio è portata all'estremo.” Come rappresentazione della sofferenza da imporre agli Esseri Umani.

L’azione eroica di Ermia scompare ed i cristiani si immergono nell’apoteosi della sofferenza che impongono al mondo intero.

Ermia crocifisso indica agli uomini la vita appassionata, socialmente impegnata, anche se questo può condurre alla sofferenza; il Gesù crocifisso si compiace di imporre la sofferenza perché nella sofferenza degli uomini trae piacere.

 

Dice Ratzinger:

 

Ora Dio rivela il suo Volto proprio nella figura del sofferente che condivide la condizione dell'uomo abbandonato da Dio, prendendola su di sé. Questo sofferente innocente è diventato speranzacertezza: Dio c'è, e Dio sa creare la giustizia in un modo che noi non siamo capaci di concepire e che, tuttavia, nella fede possiamo intuire. Sì, esiste la risurrezione della carne.33

 

Attraverso la sofferenza nel volto del cristo Gesù dei cristiani viene legittimato il diritto a costruire ed imporre sofferenza, da parte dei cristiani, alle persone. Il delirio della sofferenza da imporre ad ogni costo è l’atto di guerra che i cristiani hanno dichiarato alla società civile. Ed è questa rappresentazione, veicolata mediante l’imposizione della cultura della sofferenza e trasmessa ossessivamente nell’immagine alle persone, che i cristiani legittimano il loro dominio sociale.

E’ la SPERANZA di Ratzinger. La speranza di non essere scoperto mentre distrugge la società civile mediante l’imposizione della sofferenza. Dice Ratzinger al politico di turno: “Io e te insieme imponiamo la volontà di cristo, i principi morali di morte e di distruzione nella società. Tu trasforma la mia morale di morte in legge anche se la legge viola e violenta la Costituzione della Repubblica!” Il politico di turno, risponde. “Sì! Buana!”. E per un pugno di voti, che crede di assicurasi, danneggia e offende la società civile.

Milioni di persone vengono torturate; vengono costrette alla miseria; usate come bestiame; l’importante è che “non si vedano”. L’importante è che, soprattutto, le persone non si identifichino e non scoprano che loro sono i soggetti ai quali Ratzinger vuole imporre la sofferenza mediante l’imposizione dell’immagine del suo cristo Gesù.

Il bisogno del ritorno nell’utero, il bisogno di avere una seconda possibilità, dopo aver annientato l’attuale vita, induce i cristiani ad elaborare la teoria della “resurrezione della carne” che altro non è che un modo per gestire la DISPERAZIONE.

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia alla voce disperazione:

 

“sentimento che accompagna la persuasione di una sconfitta inevitabile e irreparabile presente in soggetti incapaci di sopportare sconfitte per una limitata soglia di tolleranza alla frustrazione del desiderio o alla sopportazione del dolore. K. Jaspers parla di “disperazione vitale che nasce dalla consapevolezza di dover morire nell’incertezza d’aver realizzato sé stesso. Non so cosa devo volere quando, di fronte a tutte le possibilità che mi si presentano, non vorrei rinunciare ad alcuna di esse, anche se non so se ce né una veramente essenziale. Non sapendo scegliere, mi abbandono alla successione degli eventi consapevole del mio non-essere esistenziale.” (1932, p. 745). [...] con A. Haynal, afferma che “la disperazione non è la melanconia, anche se può talvolta diventarlo. La disperazione è presente nell’abbandono del neonato (Hilflosigkeit) e accompagna l’uomo siano alla fine della sua vita, fungendo da motore dell’elaborazione psichica” (1976, p. 15).”

 

Alla disperazione costruita ed imposta agli individui dalla chiesa cattolica viene fornita la chiave con cui risolvere, fissandola, la disperazione stessa:

 

“Il credo cristiano – professione della nostra fede in dio padre, figlio e spirito santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e salvificante – culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna.” Catechismo della chiesa cattolica 988

 

E ancora:

 

“Nell’attesa di quel giorno, il corpo e l’anima del credente già partecipano alla dignità di essere “in cristo”; di qui l’esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre: “Il corpo è per il padrone e il padrone è per il corpo. Dio poi che ha resuscitato il padrone, resusciterà anche voi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di cristo?... non appartenete a voi stessi...Glorificate dunque dio nel vostro corpo (1 corinti 6,13-15.19-20).” Dal catechismo della chiesa cattolica 1004

 

Peccato che Paolo di Tarso usava le affermazioni solo per ingannare, truffare e derubare le persone:

 

"Ecco, io vi svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà, infatti la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruzione e che il nostro corpo mortale si rivesta di immortalità. Quando questo corpo corruttibile avrà rivestito l'incorruzione e questo corpo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta: "La morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Ma sia ringraziato Iddio, che ci da la vittoria mediante il Signor nostro Gesù Cristo!" I Corinti 15, 53-57

 

"Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore."  I Tessalonicesi 4, 15-17

 

Si chiama truffa con cui si circuisce le persone che sono state costrette alla disperazione e le si costringono a non uscire dalla loro disperazione portandole alla morte.

Ed è la truffa su cui Ratzinger sofferma piacevolmente la sua immaginazione proprio per acquietare la disperazione del fallimento esistenziale che lo attanaglia.

 

Conclude il quarantatreesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger:

 

Esiste una giustizia.34 Esiste la « revoca » della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto. Per questo la fede nel Giudizio finale è innanzitutto e soprattutto speranza – quella speranza, la cui necessità si è resa evidente proprio negli sconvolgimenti degli ultimi secoli. Io sono convinto che la questione della giustizia costituisce l'argomento essenziale, in ogni caso l'argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna. Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa vita ci è negato, dell'immortalità dell'amore che attendiamo, è certamente un motivo importante per credere che l'uomo sia fatto per l'eternità; ma solo in collegamento con l'impossibilità che l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola, diviene pienamente convincente la necessità del ritorno di Cristo e della nuova vita.”

 

Sarebbe bene che Ratzinger, anziché farneticare davanti alle necessità degli Esseri Umani sofferenti, ripagasse i danni che la sua ideologia di morte ha fatto. E’ offensivo che venga a dire: “Esiste una giustizia. Esiste la « revoca » della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto.” Senza provarlo e solo per impedire alle persone di chiedere giustizia per le ingiustizie e le angherie che egli, e i Ratzinger che lo hanno preceduto, hanno imposto agli Esseri Umani per il loro piacere di infliggere dolore. Ratzinger, a questo punto, conferma quello che dice citando il catechismo della chiesa cattolica. Siamo al ridicolo: Ratzinger conferma sé stesso citando sé stesso!

 

“Il giudizio finale verrà al momento del ritorno glorioso di cristo. Soltanto il padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte.” Catechismo della chiesa cattolica 1040

 

Non si tratta solo di retorica, ma di TRUFFA. Raggiro effettuato nei confronti di persone emotivamente disperate al fine di continuare a mantenerle nella disperazione per i propri interessi materiali, politici, sociali.

 

Non solo Paolo di Tarso era convinto di non morire, ma di vivere in eterno. Il truffato, truffava le persone derubandole del loro futuro e del futuro dei loro figli:

 

"Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore."  I Tessalonicesi 4, 15-17

 

Ma la truffa è il centro dei vangeli ufficiali e delle affermazioni del cristo Gesù dei cristiani:

 

...Allora il Sommo Sacerdote si alzò e gli disse: "Non rispondi nulla? Cos'è ciò che questi depongono contro di te?". Ma Gesù taceva. E il Sommo Sacerdote riprese: "Ti scongiuro per il Dio vivente, di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio". Gesù gli rispose: "Tu l'hai detto; anzi io vi dico: d'ora in avanti vedrete il Figlio dell'uomo assiso alla destra dell'Onnipotente, e venire sulle nubi del cielo". Allora il Sommo Sacerdote si stracciò le vesti dicendo: "Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo di testimoni? Ecco, avete sentito la sua bestemmia! Che ve ne pare?" Quelli risposero: "E' reo di morte!". Allora gli sputarono in faccia e lo percossero con pugni; altri lo schiaffeggiarono dicendo: "Indovina, Cristo: chi t'ha percosso?"  Matteo 26, 62-68

 

Paolo di tarso, il truffato, l’individuo che esaltava la sua impotenza sessuale come dono del suo dio che gli permetteva di essere casto, ha preparato l’inganno, e Ratzinger (e i Ratzinger che lo hanno preceduto) lo ha attuato, per l’umanità:

 

“La chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato ed aspira.” Catechismo della chiesa cattolica 1035

 

Da qui procedettero i cristiani per costruire l’inferno ella città di dio. Creare la quotidianità come un inferno attraverso l’inganno, la truffa, la calunnia, la menzogna, il millantare, la violenza con cui impediscono alle persone di analizzare e verificare. Da Paolo di Tarso al cristo Gesù, ai militari che stendono il filo spinato del campo di sterminio in cui si realizza la città di dio. Ed è Ratzinger che sottolinea questa attività, sacra per i cristiani, quando afferma: “Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa vita ci è negato” e ancora “solo in collegamento con l'impossibilità che l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola,”.

 

In sostanza, il cristianesimo nega, combatte e condanna, ogni società che risponde al bisogno degli Esseri Umani. Ratzinger condanna ogni società che ricerca la giustizia e il diritto in quanto gli uomini non hanno diritto alla giustizia e al diritto, ma solo il dio padrone, di cui Ratzinger ne racconta le gesta, può portare la giustizia e il diritto a suo piacimento: questo modo di pensare e di agire nella società si chiama NAZISMO!

 

Ecco perché i filosofi cristiani, da Adorno ad altri, spingono per la rinuncia delle immagini. Non è solo l’immagine, ma il truffare, l’ingannare, il millantare come gioco retorico che costruisce la disperazione nelle società civili. Un dio persona, ammantato di assoluto, ma talmente squallido da compiacersi di agire affinché alle persone sia negato ogni futuro in funzione della sua gloria e del suo trionfo.

E dopo queste farneticazioni Ratzinger, nemmeno si vergogna!

Marghera, 22 maggio 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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Scrive Ratzinger nel quarantatresimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

43. Dalla rigorosa rinuncia ad ogni immagine, che fa parte del primo Comandamento di Dio (cfr Es

20,4), può e deve imparare sempre di nuovo anche il cristiano. La verità della teologia negativa è

stata posta in risalto dal IV Concilio Lateranense il quale ha dichiarato esplicitamente che, per

quanto grande possa essere la somiglianza costatata tra il Creatore e la creatura, sempre più grande

è tra di loro la dissomiglianza.32 Per il credente, tuttavia, la rinuncia ad ogni immagine non può

spingersi fino al punto da doversi fermare, come vorrebbero Horkheimer e Adorno, nel « no » ad

ambedue le tesi, al teismo e all'ateismo. Dio stesso si è dato un' « immagine »: nel Cristo che si è

fatto uomo. In Lui, il Crocifisso, la negazione di immagini sbagliate di Dio è portata all'estremo.

Ora Dio rivela il suo Volto proprio nella figura del sofferente che condivide la condizione dell'uomo

abbandonato da Dio, prendendola su di sé. Questo sofferente innocente è diventato speranzacertezza:

Dio c'è, e Dio sa creare la giustizia in un modo che noi non siamo capaci di concepire e

che, tuttavia, nella fede possiamo intuire. Sì, esiste la risurrezione della carne.33 Esiste una

giustizia.34 Esiste la « revoca » della sofferenza passata, la riparazione che ristabilisce il diritto. Per

questo la fede nel Giudizio finale è innanzitutto e soprattutto speranza – quella speranza, la cui

necessità si è resa evidente proprio negli sconvolgimenti degli ultimi secoli. Io sono convinto che la

questione della giustizia costituisce l'argomento essenziale, in ogni caso l'argomento più forte, in

favore della fede nella vita eterna. Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa

vita ci è negato, dell'immortalità dell'amore che attendiamo, è certamente un motivo importante per

credere che l'uomo sia fatto per l'eternità; ma solo in collegamento con l'impossibilità che

l'ingiustizia della storia sia l'ultima parola, diviene pienamente convincente la necessità del ritorno

di Cristo e della nuova vita.

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!