L’abiura del “vomito giudaico” in Bernardo Gui.

 

La lotta anticlericale contro la disperazione.

 

Gioacchino da Fiore e la fine dei tempi come fine delle sofferenze.

 

La morale del dio padrone e la morale della società civile.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al quarantaduesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Ratzinger omette di analizzare ciò che si intende per “finale”.

Quest’omissione non è casuale, ma rientra nelle categorie sospese, del “tanto ci intendiamo”, che costringono l’interlocutore ad immaginare la “finale” del mondo e dell’universo che altro non è che la rappresentazione della sua vita che andrà a finire. L’individuo dunque, proietta sul mondo sé stesso e alla propria fine, che comunque individua, per associazione psicologica, immagina la fine del mondo in cui vive: “la fine di Sansone con tutti i Filistei”.

Si tratta sempre di operazioni retoriche legate alla manipolazione mentale delle persone e, in particolar modo, dell’interlocutore ingenuo da costringere all’interno delle proprie categorie aprioristiche.

Ed è proprio perché è solo un trucco retorico, l’affermazione può essere presa in considerazione nel suo presente perdendo di incisività a mano a mano che le generazioni si susseguono e si liberano dalla coercizione emotiva che reggeva il trucco retorico.

Rileva Ratzinger nel quarantaduesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

 

Nell'epoca moderna il pensiero del Giudizio finale sbiadisce: la fede cristiana viene individualizzata ed è orientata soprattutto verso la salvezza personale dell'anima; la riflessione sulla storia universale, invece, è in gran parte dominata dal pensiero del progresso. Il contenuto fondamentale dell'attesa del Giudizio, tuttavia, non è semplicemente scomparso. Ora però assume una forma totalmente diversa.”

 

Nell’epoca moderna i tribunali non sono più la rappresentazione del dio onnipotente, anche se qualche volta, purtroppo, succede ancora.

Nell’epoca moderna affermazioni, come questa che riaffermava l’assolutismo nei confronti delle persone ad opera della “città di dio”, sono considerati dei DELITTI:

 

Formula di abiura per coloro che, dopo essersi convertiti dalla malafede dei Giudei alla fede del battesimo, ritornano al vomito del Giudaismo.

Io, tale [nome], residente nel luogo tale, appartenente alla diocesi tale, chiamato in giudizio di fronte a voi, tale [nome], inquisitore, una volta posti davanti a me i sacrosanti vangeli di dio, abiuro completamente ogni eresia di qualsiasi setta condannata, ed in modo speciale ed esplicito abiuro il rito della malafede giudaica, che un tempo avevo abbandonata, ricevendo la grazia del battesimo, e alla quale sono poi ritornato per mia colpa. Abiuro ogni forma di credenza, complicità, sostegno, accondiscendenza e protezione a favore degli eretici di qualunque setta condannata, ed in modo speciale ed esplicito dei cristiani dalla fede che passano al rito vomitevole dei Giudei o i convertiti battezzati che vi sono ricaduti, sotto la minaccia della pena prevista dalla legge per chi ricade nell’eresia abiurata in giudizio. Del pari, prometto e giuro che, per quanto potrò, perseguiterò e smaschererò o denuncerò e farò arrestare e consegnare agli inquisitori dell’eretica pravità gli eretici di qualsiasi setta condannata, ed in modo speciale ed esplicito i cristiani apostati che si convertono al rito dei Giudei e i battezzati che ritornano al rito vomitevole del giudaismo, nonché coloro che credono in loro, li appoggiano, li ospitano e li difendono, in qualunque momento e luogo verrò a sapere che i predetti o qualcuno dei predetti si trovano. Del pari, prometto e giuro di seguire e osservare e difendere la fede cattolica, eccetera, così come riportato sopra, nella formula generale di abiura.” Bernad Gui “Manuale dell’inquisitore” Claudio Gallone Editore

                                                                                                                                 

Queste cose, imposte alla società civile dalla chiesa cattolica, sono inumane. Sono delitti!

Il progresso che domina il pensiero umano non è tanto il progresso tecnico, ma è stato il progresso della libertà umana dall’orrore imposto dalla chiesa cattolica. Ancor oggi il progresso sociale è necessario per liberare gli Esseri Umani dall’orrore del dolore e della sofferenza imposto dalla chiesa cattolica con la sua feroce guerra contro l’uso dei preservativi, conto il diritto d’aborto delle donne, contro il diritto di disporre del proprio corpo, contro il diritto ad una morte dignitosa, contro il diritto a determinare la propria vita senza essere sottomessi col terrore all’assolutismo del cristo Gesù col quale la chiesa cattolica giustifica le sue perversioni inumane.

Il concetto di giudizio universale, oggi come oggi, appare per ciò che è. Un delirio di attesa messianica con cui giustificare il fallimento dell’esistenza personale. Individuale.

 

Continua Ratzinger per giustificare la separazione della società dall’idea di giudizio universale:

 

Ora però assume una forma totalmente diversa. L'ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l'opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c'è un Dio che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia.”

 

L’ateismo del XIX e del XX secolo altro non è che la “solita” reazione che c’è stata in tutta la storia umana fra i principi dottrinali espressi nei libri sacri dei cristiani, la loro corretta interpretazione che ne fanno i cristiani per saccheggiare la vita degli Esseri Umani e l’illusione creata dai cristiani fra gli Esseri Umani affinché continuino a farsi saccheggiare. Il moralismo, che la chiesa impone mediante la manipolazione mentale ai bambini, diventa, per l’ateismo, la guida con cui criticare il dio padrone descritto dalla bibbia e manifestato, sia pur in maniera diversa, dalle varie chiese cristiane.

 

“Nel 1077 a Laon, il chierico Rhamirdus, che ha preso la testa di una rivolta di tessitori e predica contro la simonia (vendita delle indulgenze) e la corruzione del clero, è condannato da vescovo di Cambrai e muore sul rogo. Il papa, preoccupato allora dall’arricchimento e dal potere crescente dei dignitari ecclesiastici, prende partito per i rivoltosi e riabilita Rhamirdus. L’esempio, mille volte ripetuto, dei rancori popolari attizzati dal basso clero contro il nemico di classe permette, ogni volta che la politica pontificia dà la piena misura della sua abilità di opporre all’edonismo dei possidenti l’ascetismo forzato dei diseredati, che Roma identifica alla povertà volontaria  e salutare del cristo.”

 

Un esempio della “speranza” anticlericale in forma messianica ci è dato da Gioacchino da Fiore:

 

““Il primo tempo è stato quello della conoscenza, il secondo quello della saggezza, il terzo sarà quello della piena intelligenza [Da qui il nome scelto dal gruppo di Gilles di Canter a Bruxelles: Homines Intelligentiae (gli uomini dell’intelligenza)]. Il primo è stato l’obbedienza servile, il secondo la servitù filiale, il terzo sarà la libertà. Il primo è stato la prova, il secondo l’azione, il terzo sarà la contemplazione. Il primo è stato il timore, il secondo la fede, il terzo sarà l’amore. Il primo è stato l’età degli schiavi, il secondo dei figli, il terzo sarà quella degli amici. Il primo è stato l’età dei vegliardi, il secondo dei giovani, il terzo sarà l’età dei bambini. Il primo è trascorso alla luce delle stelle, il secondo è stato l’aurora, il terzo sarà il giorno pieno. Il primo è stato l’inverno, il secondo l’inizio della primavera, il terzo sarà l’estate. Il primo ha portato le ortiche, il secondo le rose, il terzo i gigli. Il primo ha donato l’erba, il secondo le spighe, il terzo darà il frumento. Il primo ha donato l’acqua, il secondo il vino, il terzo donerà l’olio. Il primo si riferisce alla settuagesimo, il secondo alla quaresima, il terzo sarà la Pasqua. La prima epoca si riferisce dunque al Padre, che è l’autore di tutte le cose, la seconda del Figlio che si è degnato di rivestirsi del nostro fango, la terza l’epoca dello Spirito Santo, di cui l’apostolo dice: “Là dove c’è lo spirito del Signore, là c’è libertà.” Gioacchino da Fiore

La miscela esplosiva del pensiero gioachimita della storia ha il suo detonatore nella data precisa che il monaco calabrese assegna all’avvento della terza epoca, al regno della libertà. Gioacchino ha contato da Adamo a cristo, 42 generazioni di 30 anni, dunque 1260 anni. Secondo la concezione ciclica, alla quale resta parzialmente attaccato, lo stesso lasso di tempo deve riprodursi a partire da cristo. L’inizio della nuova epoca si situa dunque attorno al 1260, data fatidica in cui la speranza, l’amore, il terrore e l’odio si apprestano improvvisamente ad infiggere nella storia la pietra miliare di una nuova era, continuamente sradicata e lanciata più in là dalla rivoluzione sociale, dalla sua repressione e dal suo riflusso.” Tratto da “Il movimento del Libero spirito” di Raoul Vaneigem ed. Nautilus

 

Come si vede dal XI secolo al XX secolo, non cambia nulla nelle istanze popolari o nelle idee degli anticlericali o degli atei. Anticlericali o atei si distinguono soltanto dalla conoscenza che hanno dei libri sacri dei cristiani. Quando i cristiani proibiscono di leggere la bibbia, la popolazione si immagina un dio buono e il clero cattivo. Quando si conoscono i testi sacri dei cristiani si comprende che il clero non fa altro che praticare l’ordine del dio dei cristiani e allora, si rifiuta il dio dei cristiani in nome di una morale immaginata.

Come si vede in Gioacchino da Fiore, è proprio il giudizio universale, l’attesa della fine dei tempi, che è attesa della fine delle sofferenze nel quotidiano imposte dal cristianesimo, la molla che spinge alla rivolta contro il clero.

 

La città di dio, costruita dai cristiani, è fatta di orrore e di morte.

Il “dio buono” dei cristiani è solo un volgare assassino che giustifica la costruzione della miseria, dell’odio sociale, della devastazione delle società civili, operata dai cristiani. La miseria nelle società è costruita, voluta e pianificata, dai cristiani su imitazione delle direttive del loro dio e del loro cristo Gesù.

Non esiste il “dio giusto” di Ratzinger. Perché il concetto di giustizia che noi abbiamo è legato al concetto di uguaglianza fra i soggetti come definiti dalla Costituzione, mentre il concetto di giustizia del dio dei cristiani è la sua pretesa assoluta di dominare le persone con le stragi e il genocidio: stragi e genocidio attuate dalla chiesa cattolica!

 

C’è forse un solo gesto del dio padrone dei cristiani che la nostra Costituzione qualificherebbe come buono e giusto? Forse sbattere la testa dei bambini contro le pietre? O ordinare di ammazzare chi non lo adora? O macellare l’umanità col diluvio universale? C’è forse un gesto della chiesa cattolica considerabile come buono? Forse, stuprare bambini? O trafficare in schiavi? O macellare chiunque non si metta in ginocchio?

 

E infine l’aberrante affermazione di Ratzinger nei confronti degli atei cristiani: “È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio”

No!

Si contesta la realtà fattiva di quel dio in nome della verità!

In nome della sua pretesa realtà!

Si contesta la pretesa di un povero demente che si spaccia per creatore del mondo e pretende che gli Esseri Umani si sottomettano ad una farneticazione mentale che impedisce loro di affrontare con coerenza e passione il loro futuro. La scienza, la vita, il possesso del proprio corpo, la loro libertà: tutto è impedito da questo dio assassino e dai carnefici che ne applicano, offendendo la società degli uomini, direttive criminali e folli!

Dice ancora Ratzinger:

 

Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l'umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza. Nessuno e niente risponde per la sofferenza dei secoli,”

 

La sofferenza di questo mondo è VOLUTA E COSTRUITA DAI CRISTIANI. E’ un atto materiale riconducibile alle singole scelte e ai singoli gesti dei cristiani. La stessa pretesa di Ratzinger di imporre l’assolutismo in contrapposizione al relativismo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, si traduce nell’attività con cui i missionari cattolici diffondono l’AIDS attraverso la guerra che hanno fatto e che fanno contro l’uso degli anticoncezionali.

In maniera bugiarda e codarda Ratzinger  afferma (tanto, chi nella società civile può contestare, contestualizzandole, le sue affermazioni se non una persona religiosa? Una persona religiosa legata alla religione della vita e non a una religione di un dio padrone?): “... la pretesa che l'umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera.”

Che l’umanità sia in grado di costruire migliori condizioni di vita di quanto il suo dio, il dio padrone di Ratzinger, gli ha imposto militarmente, non è dimostrabile soltanto da ciò che ha realizzato l’umanità dal momento stesso in cui nel 1789 ha tagliato la testa al suo dio padrone nella persona divina (aveva la prerogativa di compiere miracoli per volontà del dio di Ratzinger) del re di Francia, ma tutto ciò che da allora condanniamo come perverso e inumano fu il tentativo della chiesa cattolica, e del suo dio, di interrompere il processo di trasformazione della società civile (colonialismo, razzismo, nazismo, ecc.) in funzione dei bisogni degli uomini.

La dimostrazione è data dal fatto che ancor oggi, quando necessitiamo di principi morali ed etici diversi dall’assolutismo cristiano ricorriamo a quanto fecero le Antiche Civiltà precristiane (non da ultima la Democrazia in Pericle).

Tutto ciò che di buono gli uomini hanno realizzato, fu ottenuto con dura lotta contro le pretese di dominio del dio dei cristiani attuato dalle chiese cristiane.

Tutte le crudeltà e tutte le violazioni dei bisogni dell’uomo furono fatto dai cristiani per ordine del loro dio:

 

“Io sono il tuo padrone! Che ti ha fatto uscire dal pese d’Egitto.

Non avrai altro padrone che me. Non onorerai la vita dalla quale provieni, né ti metterai al servizio della vita, perché io, il tuo padrone, sono un padrone geloso, violento, crudele e vendicativo che punisco il desiderio di libertà dei padri nei figli fino alla terza o quarta generazione; ma sono buono e bravo nei confronti di chi si mette in ginocchio davanti a me. Non ti permettere di nominare il mio nome, perché il tuo padrone non riterrà innocente chi pronuncia il suo vero nome.” Esiodo 20, 1-7

E qual è il vero nome del dio dei cristiani?

ASSASSINO; è il suo vero nome. Il nome che il dio dei cristiani teme sia pronunciato!

E come il dio dei cristiani ordina la sottomissione, così il cristo Gesù che si ritiene padrone degli uomini in quanto figlio del dio padrone:

 

“Ecco, portate quei miei nemici, quelli che non volevano che io regnassi sopra di loro e scannateli in mia presenza.” Luca 19, 27

Impedite agli Esseri Umani di affrontare coerentemente il loro futuro. Riportateli alla schiavitù!

 

Il mondo si trasforma da sé adattandosi alle condizioni. Una volta rimosso l’orrore cristiano gli equilibri riprendono.

L’umanità è in grado di costruire delle buone condizioni di vita, come fece per milioni e milioni di anni prima del dominio dell’orrore cristiano!

Senza il cristianesimo il mondo non è più costretto alla disperazione e, senza la disperazione, la speranza, come proiezione patologica del disperato, non ha ragione di essere.

 

Dice ancora Ratzinger:

 

Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere – sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti – non continui a spadroneggiare nel mondo. Così i grandi pensatori della scuola di Francoforte, Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, hanno criticato in ugual modo l'ateismo come il teismo. Horkheimer ha radicalmente escluso che possa essere trovato un qualsiasi surrogato immanente per Dio, rifiutando allo stesso tempo però anche l'immagine del Dio buono e giusto. In una radicalizzazione estrema del divieto veterotestamentario delle immagini, egli parla della « nostalgia del totalmente Altro » che rimane inaccessibile – un grido del desiderio rivolto alla storia universale. Anche Adorno si è

attenuto decisamente a questa rinuncia ad ogni immagine che, appunto, esclude anche l'« immagine » del Dio che ama. Ma egli ha anche sempre di nuovo sottolineato questa dialettica « negativa » e ha affermato che giustizia, una vera giustizia, richiederebbe un mondo « in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata, ma anche revocato ciò che è irrevocabilmente passato ».30 Questo, però, significherebbe – espresso in simboli positivi e quindi per lui inadeguati – che giustizia non può esservi senza risurrezione dei morti. Una tale prospettiva, tuttavia, comporterebbe « la risurrezione della carne, una cosa che all'idealismo, al regno dello spirito assoluto, è totalmente estranea ».”

 

E’ vero, Ratzinger è cinico. Usa la menzogna e l’inganno pur di conservare e giustificare il suo potere.

Comunque Ratzinger si presenta, continua a spadroneggiare nel mondo costruendo miseria, sottomissione e angoscia fra le persone.

Anche nell’affrontare Horkheimer e Adorno rinchiude la discussione nelle proprie categorie, come nelle categorie cristiane sia Horkheimer e Adorno hanno chiuso la polemica. Vale anche per Fromm e Marcuse, della stessa scuola.

 

L’affermazione di Ratzinger: “Horkheimer ha radicalmente escluso che possa essere trovato un qualsiasi surrogato immanente per Dio, rifiutando allo stesso tempo però anche l'immagine del Dio buono e giusto.” Si chiude nella dimensione patologica del bisogno del padrone. Quando viene esclusa l’esistenza del dio creatore e anche un surrogato di essa, va da sé che viene rifiutata anche l’idea del “dio buono” la cui accettazione implicherebbe anche quella del dio la cui bontà è arbitraria, ogni sua decisione risponde ai suoi interessi, e dunque, è SEMPRE malvagio. Ogni dio padrone è SEMPRE UN DIO MALVAGIO.

Non esiste un padrone buono. Non stiamo discutendo fra un padrone buono e un padrone cattivo. Stiamo discutendo dell’esistenza di un padrone, del suo riconoscimento, o della sua irrealtà. Un padrone, in quanto tale, non ha nessun concetto di giustizia perché ha rinunciato ad essere soggetto in un insieme per diventare padrone esterno all’insieme: morto alla legge!

Anche quando Ratzinger afferma: “In una radicalizzazione estrema del divieto veterotestamentario delle immagini, egli parla della « nostalgia del totalmente Altro » che rimane inaccessibile – un grido del desiderio rivolto alla storia universale. Anche Adorno si è attenuto decisamente a questa rinuncia ad ogni immagine che, appunto, esclude anche l'« immagine » del Dio che ama.” Non fa altro che rilevare quel bisogno che hanno gli uomini, anche quando sono educati all’interno del cristianesimo, di liberarsi da un fardello opprimente che distrugge la loro possibilità di eternità.

Ratzinger ha dichiarato guerra al corpo delle donne. Vuole impossessarsi del corpo delle donne impedendo loro di abortire: questa violenza criminale Ratzinger la chiama “essere buono”. Allo stesso modo che Ratzinger definisce buono il suo dio “che macella l’umanità col diluvio universale”. Macellare l’umanità, io  lo chiamo crimine e genocidio, Ratzinger lo chiama “essere buono”.

Il problema vero non è la rinuncia all’immagine, ma la necessità dei cristiani intellettuali di rinunciare ad un dio personale. Al dio della bibbia che tanto orrore suscita fra gli Esseri Umani. Ci ha già provato Ratzinger ad appropriarsi dell’Uno dei Neoplatonici per sostituirlo al suo dio biblico, ma con scarso successo. Il dio di Ratzinger è quello che rende beati coloro che sbattono la testa dei bambini di Babilonia sulle pietre e che si compiace di macellare i bambini primogeniti Egiziani solo per riaffermare la sua onnipotenza. Ed è proprio per questi massacri che Ratzinger parla di atti d’amore del suo dio! Del suo padrone! Gli intellettuali come Adorno o Horkheimer, o Fromm o Marcuse, esprimono la stessa tensione di Gioacchino da Fiore. Un dio macellaio non gli sta bene!

 

"Circa alla metà del II° secolo, Aristide, uno dei primi apologeti cristiani, in un suo scritto rinvenuto nel 1889 presso il monastero di santa Caterina del Sinai, condannava la divinizzazione dell'acqua, del fuoco, del vento, del sole e, non da ultimo, la venerazione ella Terra "albergo della lurida immondizia degli uomini, degli animali selvatici e di quelli addomesticati... pieno delle azioni impure degli assassini", un "ricettacolo di cadaveri". Tratto da Storia criminale del cristianesimo (almeno credo)

 

Gli atei, in quanto cristiani che rifiutano il dio padrone, non possono capire quanto sopra.

Se non riescono a vedere il loro lato divino in quella che i cristiani definiscono “la lurida immondizia degli uomini” saranno sempre dei prigionieri nel campo di sterminio emotivo che i cristiani hanno costruito. Se anziché arrabattarsi articolando la follia delle categorie di pensiero cristiano arrampicandosi sugli specchi della retorica non volgono lo sguardo agli oggetti del mondo, possono solo rimpiangere la “giustizia” che immaginano ma che hanno contribuito a negare.

Il problema consiste nelle categorie religiose con le quali pensiamo e definiamo la vita. Si è cristiani non solo quando ci si inginocchia davanti ad un dio padrone, ma anche quando, negandolo, si applicano le stesse categorie di pensiero.

Marghera, 21 maggio 2008

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

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Scrive Ratzinger nel quarantaduesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

42. Nell'epoca moderna il pensiero del Giudizio finale sbiadisce: la fede cristiana viene

individualizzata ed è orientata soprattutto verso la salvezza personale dell'anima; la riflessione sulla

storia universale, invece, è in gran parte dominata dal pensiero del progresso. Il contenuto

fondamentale dell'attesa del Giudizio, tuttavia, non è semplicemente scomparso. Ora però assume

una forma totalmente diversa. L'ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua

finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un

mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del

potere, non può essere l'opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile

mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna

contestare questo Dio. Poiché non c'è un Dio che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso ora sia

chiamato a stabilire la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio

è comprensibile, la pretesa che l'umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di

fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più

grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di

questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza.

Nessuno e niente risponde per la sofferenza dei secoli. Nessuno e niente garantisce che il cinismo

del potere – sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti – non continui a

spadroneggiare nel mondo. Così i grandi pensatori della scuola di Francoforte, Max Horkheimer e

Theodor W. Adorno, hanno criticato in ugual modo l'ateismo come il teismo. Horkheimer ha

radicalmente escluso che possa essere trovato un qualsiasi surrogato immanente per Dio, rifiutando

allo stesso tempo però anche l'immagine del Dio buono e giusto. In una radicalizzazione estrema

del divieto veterotestamentario delle immagini, egli parla della « nostalgia del totalmente Altro »

che rimane inaccessibile – un grido del desiderio rivolto alla storia universale. Anche Adorno si è

attenuto decisamente a questa rinuncia ad ogni immagine che, appunto, esclude anche l'« immagine

» del Dio che ama. Ma egli ha anche sempre di nuovo sottolineato questa dialettica « negativa » e

ha affermato che giustizia, una vera giustizia, richiederebbe un mondo « in cui non solo la

sofferenza presente fosse annullata, ma anche revocato ciò che è irrevocabilmente passato ».30

Questo, però, significherebbe – espresso in simboli positivi e quindi per lui inadeguati – che

giustizia non può esservi senza risurrezione dei morti. Una tale prospettiva, tuttavia, comporterebbe

« la risurrezione della carne, una cosa che all'idealismo, al regno dello spirito assoluto, è totalmente

estranea ».31

 

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