La società come un campo di sterminio.
Ratzinger vuole costruire l’inferno in terra.
Le sofferenze degli uomini per la gloria
del dio di Ratzinger.
Le torture di Ratzinger
agli Esseri Umani.
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al trentasettesimo paragrafo
Scrive Ratzinger nel
trentasettesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:
“Ritorniamo al nostro
tema. Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla. Proprio là dove gli
uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto
ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la fatica
e il dolore della verità, dell'amore, del bene, scivolano in una vita vuota,
nella quale forse non esiste quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente
l'oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine.”
L’inizio si divide in due parti; ciò che fa l’uomo e
l’inutilità che nella vita fa l’uomo. Il messaggio si rivolge a chiunque,
nell’umana esistenza, si sente un fallito o ha rinunciato non solo a
realizzarsi, ma a veicolare nella società i propri
bisogni e i propri desideri. Si rivolge a coloro che il cristianesimo ha
sconfitto privandoli degli strumenti con cui affrontare in maniera coerente la
loro esistenza. Se tu hai fallito, non è perché il
cristianesimo ti ha privato degli strumenti con cui affrontare in maniera
coerente la tua esistenza, ma perché se tu non fai quello che noi vogliamo, e
non l’hai mai fatto abbastanza, è logico che la tua vita sia vuota e tu senta
la solitudine.
Cosa ordina il dio padrone dei cristiani
a proposito dei figli?
"Se uno ha un figlio caparbio e ribelle, che
non obbedisce alla voce di suo padre, né alla voce di sua madre, e per quanto
l'abbiano castigato, non dà loro ascolto, suo padre e sua madre lo prendano e lo conducano dagli anziani della città, alle
porte del luogo. E dicano agli anziani della città:
Questo nostro figlio è caparbio e ribelle, non vuole obbedire alla nostra voce,
è un prodigo e un bevitore. Sia lapidato da tutti gli uomini della città,
sicché muoia. togli così il suo male di mezzo a te, e
tutto Israele, venendo a saperlo, sarà preso da timore." Deuteronomio 21, 18-21
Si tratta dell'educazione cristiana.
L'educazione attuale emerge da questo tipo di
imposizioni ed è costretta a mediare fra odio cristiano e necessità
della società civile.
“K. Jaspers ha inaugurato la psicologia comprensiva fondata
sulla distinzione fra comprendere (verstehen) e spiegare
(erklaren): “A evitare
ambiguità e fraintendimenti impiegheremo sempre l’espressione “comprendere” per
la visione interiore di qualcosa dal di dentro, mentre non chiameremo mai
comprendere, ma “spiegare” la conoscenza dei nessi causali obiettivi che sono
sempre visti dal di fuori. Comprender e spiegare hanno dunque sempre un
significato preciso.” (1913-1959,
p. 30). La spiegazione è una riduzione dell’osservato alle ipotesi anticipate
secondo il modello delle scienze esatte, mentre la comprensione si accosta
all’oggetto non per tradurlo in uno schema anticipato ma
per cogliere le strutture di significato che emergono dal suo versante e non
dal versante di chi osserva. In questo senso, scrive Jaspers,
“è possibile spiegare pienamente qualche cosa senza comprenderlo” (1913-1959,
p. 30), cioè ricondurlo alle ipotesi anticipate senza
far emergere il significato che in esso si esprime.”
In sostanza Ratzinger pretende di
fermare l’analisi dell’individuo disperato mediante la sua spiegazione al solo
fine di impedirgli di comprendere tutto l’orrore con cui il cristiano gli ha
imposto la sottomissione come preteso dal suo dio.
Ratzinger gioca appunto sui versanti dei
fenomeni e costruisce l’inganno presentando il fenomeno della coercizione educazionale attraverso spiegazioni il cui scopo è l’impedimento della comprensione da parte delle
persone che quel fenomeno hanno subito; che a quel fenomeno si sono adattate;
che rispondendo a quel fenomeno hanno “l'oscura
sensazione della mancanza di senso e della solitudine.”.
Afferma Ratzinger:
“Non è lo scansare la
sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo, ma la capacità di
accettare la tribolazione e in essa di maturare, di
trovare senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore.
Vorrei in questo contesto citare alcune frasi di una
lettera del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin (†
1857), nelle quali diventa evidente questa
trasformazione della sofferenza mediante la forza
della speranza che proviene dalla fede. « Io, Paolo, prigioniero per il nome di
Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali
quotidianamente sono immerso, perché infiammati dal
divino amore innalziate con me le vostre lodi a Dio: eterna è la sua misericordia
(cfr Sal 136
[135]). Questo carcere è davvero un'immagine dell'inferno eterno: ai crudeli
supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di
ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false
accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine angoscia e
tristezza.”
Dolore, galera, sofferenza, da imporre alle persone è il
motivo ricorrente dell’idea sociale di Ratzinger.
Creare dolore ad ogni costo. Impedire
all’uomo di fuggire davanti al dolore. Costringere
l’uomo a far propria la capacità di accettare la tribolazione. Maturazione dell’uomo all’interno della tribolazione, all’interno
del dolore, all’interno della sofferenza.
Da un lato l’uomo creato da dio, nella e dalla verità, per cui qualunque cosa faccia non ha un guadagno, ma quanto
ottiene è solo dono del suo dio. Dall’altro lato si ottiene una “maturazione”
purché questa avvenga nella sofferenza, nel dolore, nella tribolazione.
Sa molto di fregatura. Di truffa. Di inganno.
Di raggiro.
Esistono nell’uomo dei meccanismi che cancellano il ricordo
di fatti e di avvenimenti, ma non cancellano gli
adattamenti soggettivi che le persone hanno messo in atto nei confronti di quei
fatti e di quegli avvenimenti.
L’anestetico
che filtra i brutti ricordi: su Salute di Repubblica del 01 maggio 2008-05-05
“Basse dosi
di un comune anestetico potrebbero prevenire la formazione di ricordi dolorosi.
Ne è convinto un team di ricercatori americani
dell’Università della California dopo aver scoperto che il gas sevoflurano impedisce ai pazienti di ricordare immagini
emotivamente cariche di significati dolorosi. In particolare il gas
interferisce nella comunicazione di due aree del cervello, bloccando l’attività
di “registrazione” di questi particolari ricordi. Gli scienziati sperano che
questo lavoro possa aiutare i medici ad eliminar quegli spazi dolorosi di
memoria che fanno sì, ad esempio, che alcuni pazienti operati rievochino i
terribili momenti in cui erano sotto i ferri, nonostante l’anestesia. Gli
studiosi californiani in uno studio su pnas, hanno
esaminato l’effetto di dosi molto più basse del gas
usato di solito prima di un intervento. In particolare, il team
ha trattato un gruppo di volontari con l’anestetico e un altro con un gas
placebo. Poi i ricercatori hanno mostrato a tutti una serie
di fotografie. Alcune immagini erano del tipo familiare (ad
esempio una tazza di tè) altre erano state pensate per impressionare
(una mano staccata dal corpo e grondante di sangue). Una settimana dopo i
volontari sono stati sottoposti ad un test: dovevano ricordare le foto viste
dopo il trattamento. Quelli che avevano assunto gas inerte hanno ricordato il
29% delle immagini forti e il 12% delle altre, mentre quelli sotto sevoflurano il 5% delle scene impressionanti e il 10% delle
altre. Lo scanner cerebrale ha rivelato che l’anestetico interferisce nelle
connessioni fra amigdala e ippocampo, aree del cervello coinvolte
nell’elaborazione delle emozioni e della memoria. “Questo studio segna la
scoperta di un agente e di un metodo per bloccare la memoria emotiva umana”,
scrivono i ricercatori. Saperne di più può far luce sui casi in cui i pazienti
ricordano l’intervento nonostante fossero sotto anestesia. Il gas poi potrebbe
prevenire l’acquisizione dei nuovi ricordi dopo eventi dolorosi, ma non avrebbero
effetti su quelli pre-esistenti.”
La cancellazione dei ricordi è utile a Ratzinger:
l’uomo vive nel dolore, nel disagio, nella sofferenza, ma non ricorda come è giunto nella sofferenza e nel dolore. Non ricorda il
percorso che ha fatto. Non immagina che avrebbe potuto
fare un altro percorso, altre e diverse scelte. Non immagina che ogni cosa che
ha fatto si è inserita in un insieme che si è
modificato a sua volta costringendolo ad altre scelte.
La cancellazione dei ricordi cancella il percorso per il
quale l’uomo è divenuto e il suo divenuto diventa rappresentazione assoluta di
una verità creata, data, alla quale egli “era destinato”.
E’ la disperazione, anche nelle frasi del criminale
vietnamita Paolo Le-Bao-Thin
(† 1857), quest’uomo
che aveva agito per costruire il delirio di onnipotenza
ha costruito la propria disperazione e la sua disperazione diventava un oggetto
da diffondere.
Cita Ratzingger:
« Io, Paolo,
prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle
quali quotidianamente sono immerso, perché infiammati dal divino amore
innalziate con me le vostre lodi a Dio: eterna è la sua misericordia (cfr Sal 136 [135]).
Che tradotto significa: io che cerco di distruggere le
società civili imponendo, fra l’altro, la mia impotenza sessuale a persone che
vivono la loro vita, vengo da queste disprezzato solo perché pretendo di essere
il loro padrone e poter gestire i loro comportamenti sia sociali che intimi con delle farneticazioni di un dio padrone del
quale io detengo la gestione.
Quel delirio di onnipotenza che Ratzinger rivendica per sé stesso.
Proviamo a leggere un po’ di questo Salmo 136 [135] in cui Ratzinger si identifica con
l’onnipotenza del suo dio padrone (io preferisco identificarmi con la società
civile):
“Che colpì l’Egitto
nei suoi primogeniti,
poiché
perenne è la sua pietà;
E
trasse Israele in mezzo a loro,
poiché
perenne è la sua pietà;
con
mano forte e braccio disteso,
poiché
perenne è la sua pietà;
che
divise in due parti il Mar Rosso,
poiché
perenne è la sua pietà;
e
fece passare Israele in mezzo,
poiché
perenne è la sua pietà;
Sprofondò nel Mar Rosso
Faraone e il suo esercito,
poiché
perenne è la sua pietà;
guidò
il suo popolo nel deserto,
poiché
perenne è la sua pietà;
percosse
re potenti,
poiché
perenne è la sua pietà;
fece
perire re terribili,
poiché
perenne è la sua pietà;
Seon,
re degli Amorrei,
poiché
perenne è la sua pietà;
con Og, il sovrano di Basan,
poiché
perenne è la sua pietà;
E
diede la loro terra in retaggio,
poiché
perenne è la sua pietà;
in
retaggio a Israele suo servo,
poiché
perenne è la sua pietà.
Dal Salmo 136
[135], 10-20
Si tratta del delirio di onnipotenza.
Un delirio che partendo da farneticazioni e fantasie storiche (la schiavitù
ebrea in Egitto e l’uscita dal Mar Rosso), induce un principio sociale che
porta direttamente a quel nazismo giuridico che ha imperato nella storia
all’interno della “città di dio” che i cristiani hanno edificato in Europa
distruggendo le antiche culture.
Un delirio che Ratzinger fa proprio
dipingendosi colui che distrugge gli altri, che chiama
malvagi, in un’azione di stragismo che la storia bolla come GENOCIDIO.
La società come un carcere è l’ideale sociale di Ratzinger. Un carcere attraverso il quale
egli può imporre la speranza che costringe il carcerato a diventare complice e
collaboratore del suo carceriere nella speranza di un qualche beneficio
personale. E nella ricerca del proprio
beneficio personale il carcerato alimenta il potere del suo carceriere e non
modifica la relazione sociale che Ratzinger vorrebbe
ferrea fra lui, gestore del campo di sterminio e le persone che sono
comprensive del fatto che lui, buono, è costretto a macellarle!
Ratzinger deve trasformare la società in un
inferno (il campo di sterminio), “i
crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le
catene di ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole
oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine
angoscia e tristezza” fatto di terrore e angoscia per poter “trovare senso mediante l'unione con Cristo,
che ha sofferto con infinito amore”.
Siamo, ovviamente, al puro delirio cristiano cattolico.
Dice Ratzinger con palese
compiacimento:
“Dio, che liberò i tre
giovani dalla fornace ardente, mi è sempre vicino; e ha liberato anche me da
queste tribolazioni, trasformandole in dolcezza: eterna è la sua misericordia.
In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la
grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è
con me [...] Come sopportare questo orrendo
spettacolo, vedendo ogni giorno imperatori, mandarini e i loro cortigiani, che
bestemmiano il tuo santo nome, Signore, che siedi sui Cherubini (cfr Sal 80 [79], 2)
e i Serafini? Ecco, la tua croce è calpestata dai piedi dei pagani! Dov'è la tua gloria? Vedendo tutto questo preferisco,
nell'ardore della tua carità, aver tagliate le membra e morire in testimonianza
del tuo amore. Mostrami, Signore, la tua potenza, vieni in mio aiuto e salvami,
perché nella mia debolezza sia manifestata e glorificata la tua forza davanti
alle genti [...] Fratelli carissimi, nell'udire queste
cose, esultate e innalzate un perenne inno di grazie a Dio, fonte di ogni bene, e beneditelo con me:
eterna è la sua misericordia. [...] Vi scrivo tutto questo, perché la vostra e
la mia fede formino una cosa sola. Mentre infuria la
tempesta, getto l'ancora fino al trono di Dio: speranza viva, che è nel
mio cuore... ».28 Questa è una lettera dall'« inferno ». Si palesa tutto
l'orrore di un campo di concentramento, in cui ai tormenti da parte dei tiranni
s'aggiunge lo scatenamento del male nelle stesse vittime che, in questo modo,
diventano pure esse ulteriori strumenti della crudeltà
degli aguzzini. È una lettera dall'inferno, ma in essa
si avvera la parola del Salmo: « Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo
negli inferi, eccoti [...] Se dico: “Almeno l'oscurità mi copra” [...] nemmeno le tenebre per te sono
oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce »
(Sal 139 [138] 8-12; cfr anche Sal 23
[22],4). Cristo è disceso nell'« inferno » e così è vicino a chi vi viene gettato, trasformando per lui le tenebre in luce. La
sofferenza, i tormenti restano terribili e quasi insopportabili. È sorta, tuttavia, la stella della speranza – l'ancora del cuore
giunge fino al trono di Dio. Non viene
scatenato il male nell'uomo, ma vince la luce: la sofferenza – senza cessare di
essere sofferenza – diventa nonostante tutto canto di lode.”
L’inferno, di cui parla Ratzinger,
altro non è che la città di dio in cui le persone vengono
torturate con palese soddisfazione di Ratzinger. Così
i cristiani hanno costruito la loro città di dio nella quale costruire la
speranza nel “che liberò i tre giovani
dalla fornace ardente, mi è sempre vicino; e ha liberato anche me da queste
tribolazioni, trasformandole in dolcezza”
Ma proviamo a leggere cosa Ratzinger e i Ratzinger che lo
hanno preceduto, hanno fatto per imporre il desiderio che il Superman di turno,
il dio dei cristiani, li liberi:
Le Torture cristiane
Dissanguamento
Era una credenza comune che il potere di una
strega potesse essere annullato dal dissanguamento o
dalla purificazione tramite fuoco del suo sangue. Le streghe condannate erano
'segnate sopra il soffio' (sfregiate sopra il naso e
la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte.
Il
Rogo
Una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino
riservato anche per gli eretici. Il rogo spesso era una grande
manifestazione pubblica. L'esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo
dall'emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto
da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega prima veniva
strangolata e poi il suo corpo (a volte il suo corpo in stato di semi-incoscenza) era, a volte, scaricato in un barile di
catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se la strega,
nonostante tutto, riusciva a liberarsi e a tirarsi fuori
dalle fiamme, la gente la respingeva dentro.
Pulizia
dell'anima
Era spesso creduto, nei paesi cattolici,
che l'anima di una strega o di un eretico fosse
corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla
prima del giudizio, qualche volta le vittime erano
forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase
'sciacquare la bocca con il sapone' che si usa oggi,
risale proprio a questa tortura.
Immersione
dello sgabello
Questa era una punizione che più spesso era
usata nei confronti delle donne. Volgarmente sgradevole, e spesso fatale, la
donna veniva legata a un sedile che impediva ogni
movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi
immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono
questa tortura morirono per lo shock provocato dall'acqua gelida. L'immersione dello sgabello era usato per le streghe in
America ,e in Gran Bretagna come punizione per crimini minori; prostitute e
recidivi.
Non è altro che un palo con un anello in ferro collegato. Alla vittima, seduta o in piedi, veniva fissato questo collare che veniva stretto poi per
mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le
ossa della colonna vertebrale.
Impalamento
E' una delle più rivoltanti e vergognose
torture concepite dalla mente umana. Veniva attuata
per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della presunta strega, forzato a
passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era
poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando
non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di
spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto
pubblicamente.
La
fanciulla di ferro o Vergine di Norimberga
Era una specie di contenitore di metallo
con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte
pieghevoli. Nella parte interna delle porte erano inseriti delle lame
metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in
modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza.
Naturalmente questa macchina era progettata per non dare subito la morte che
sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori.
Annodamento
Questa era una tortura specifica per le
donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Quando l'inquisitore non riusciva ad ottenere
una testimonianza si serviva di questa tortura;
robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce provocando un enorme dolore
e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto.
Questa tortura era usata in Germania contro gli zingari (1740-1750) e in Russia
con
Mastectomia
Alcune torture erano elaborate non solo per
infliggere dolore fisico ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. la
carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno
dei più famosi casi che si conosca in cui fu usata
questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo
essere già stata torturata con lo strappado, fu
spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti
a forza nelle bocche dei suoi figli adulti... Questa
vergogna era più di una tortura fisica; l'esecuzione faceva una parodia sul
ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un'estrema umiliazione.
Ordalìa del Fuoco
Prima di iniziare l'ordalìa
del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a
un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e gli accusati dovevano
sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i
sacramenti. Dopodichè si veniva sottoposti all'ordalìa aveva inizio: gli accusati dovevano trasportare un
pezzo di ferro bollente per una certa distanza. Il peso di questo peso era
variabile: si andava da un minimo di circa mezzo chilo per reati minori, fino a un chilo e mezzo.
Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi
sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e
dopo tre giorni una giuria controllava se l'accusato era colpevole o innocente.
Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era
colpevole, altrimenti era considerato innocente. Si poteva aver salva la vita però: corrompendo i clerici
che dovevano officiare la prova si poteva fare in modo che ferro e carboni
avessero una temperatura sufficientemente tollerabile.
Ordalìa dell'Acqua
In questo tipo di ordalìa l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico
Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati anche l'acqua 'pulirà' la strega. Dopo tre giorni di penitenze l'accusata
doveva immergere le mani in acqua bollente, alla profondità dei polsi. Spesso
erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Si
aspettava poi tre giorni per valutare le colpe dell'accusata (come per l'ordalìa del fuoco).
Veniva messa in pratica anche un'ordalìa dell'acqua fredda. Alla strega venivano
legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse
certo propizia per rimanere a galla. Dopodichè veniva
immersa in acqua; se galleggiava era sicuramente una strega in quanto l'acqua
'rifiutava' una creatura demoniaca, se andava a fondo era innocente ma
difficilmente sarebbe stata salvata in tempo.
Il
Forno
Questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La
differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di
essere cremate. Nel diciassettesimo secolo più di duemila fra ragazze e donne
subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche due
bambini.
Anche conosciuta come pena
forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata
come misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo
apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.
Era un modo semplice e popolare per estorcere
confessioni. La vittima veniva legata su una tavola,
caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul
corpo) fino a slogare tutte le articolazioni..
Una delle più comuni e anche una delle
tecniche più facili. L'accusato veniva legato a una
fune e issato su una sorta di carrucola. L'esecutore faceva il resto tirando e
lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni.
Lo
Squassamento
Era una forma di tortura usata insieme alla
'strappata'. L'accusato qui veniva sempre issato sulla
carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250
chili. Le conseguenze erano gravissime.
Lo
Strangolamento
Consisteva nello strangolare le streghe
prima di metterle a rogo.
Tormentum Insomniae
Consisteva nel privare le streghe del
sonno. Matthew Hopkins
(vedi 'Inquisizione' in questo stesso sito) la usava in Essex.
La vittima, legata. era costretta a immersioni nei
fossati anche durante tutta la notte per evitare che si addormentasse.
Il
Triangolo
Altro terribile strumento di tortura
analogo alla 'Pera' e all''Impalamento. L'accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era
fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. La presunta strega veniva fatta sedere in modo che la punta entrasse nel retto
o nella vagina. Alla fine alla poveretta venivano
fissati dei pesi alle mani e ai piedi...
Le
Turcas
Questo mezzo era usato per lacerare e
strappare le unghie. Nel 1590-1591 John Fian è stato sottoposto a questa e altre torture in Scozia.
Dopo che le sue unghie vennero strappate, degli aghi
furono inseriti nelle sue estremità.
In Francia e Germania la ruota era popolare
come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe ed
eretici venivano spezzati gli arti e il corpo veniva
sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia
era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.
Questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva
fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura
ma il dondolìo causava profondo
disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche
sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni. Ciò sicuramente ha
contribuito a colorire le loro confessioni.
E’ un riassunto che ho prelevato da un vecchio sito, molti
anni fa (non so né quale sia, né da dove il sito stesso lo ha prelevato o
scritto, ma è un sunto sintetico che fornisce un buon quadro).
Molti Dèi sono scesi agli inferi, ma
mai, nessun dio, che non sia il dio padrone dei cristiani, ha costruito tanto
orrore per la sua gloria. Per il suo piacere di danneggiare le persone.
Ben diverso erano gli inferi per gli antichi precristiani:
Racconta Erodoto a proposito del culto di Iside:
"Dicevano
poi che questo re (cioè Rampsinito)
scese vivo in quello che i greci credono sia l'Ade e
che lì giocò a dadi con Demetra, che talvolta la
vinse e talvolta fu vinto, che tornò di nuovo sulla terra recando come dono di Demetra un panno d'oro." Tratto da
Le religioni dei misteri” a scarpa di Scarpa ed. Valla
I cristiani hanno trasformato la vita degli Esseri Umani in
un campo di sterminio ed esaltano il campo di
sterminio proprio attraverso le persone che accettando il campo di sterminio
sognano “monti de polenta e mari de tocio” mentre
stanno morendo di dolore e sofferenza. Una sofferenza che i cristiani
costruiscono con ossessiva caparbietà e che le società civili devono evitare in
tutti i modi.
Quanti Dèi delle Antiche religioni sono discesi
nei loro inferi?
Marduk fra i sumeri-babilonesi.
Adone in Siria.
Istar fra gli Assiri-babilonesi.
Ittis, Cibele, Proserpina, Persefone, Orfeo,
Ercole, Ulisse, e chi più ne ha più ne metta.
E ognuno di loro portò sulla terra la
felicità. La primavera che rifiorisce.
In altre parole,
Solo il cristianesimo ha portato l’orrore, la morte la tortura. Solo il cristianesimo ha portato ciò di
cui Ratzinger si compiace: “Questo carcere è davvero un'immagine dell'inferno eterno: ai crudeli
supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di
ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false
accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine angoscia e
tristezza.”
Nemmeno i figli di Nera Notte hanno mai visto tanto orrore!
Poi gli uomini dimenticano o vengono
indotti a dimenticare chi, come e perché, qualcuno ha costruito l’inferno in
cui vivono e si immaginano che quell’inferno sia
naturale. Una sofferenza nella quale è naturale
sviluppare la speranza dell’intervento del dio padrone. E così, colui che dice: “non passerà questa generazione....” oppure “molti di voi non gusteranno la dolce morte....” prima che lo vedranno venire sulle nubi con grande potenza,
anziché trattarlo come un volgare truffatore, lo si usa per rinnovare la truffa
perché c’è sempre qualcuno che ritiene di fare i propri interessi costruendo condizioni
di vita “infernali” per la società civile.
Marghera, 07 maggio 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
trentasettesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
37. Ritorniamo al nostro tema. Possiamo
cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa,
ma
non possiamo eliminarla. Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare
ogni sofferenza,
cercano
di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono
risparmiarsi la
fatica e
il dolore della verità, dell'amore, del bene, scivolano in una vita vuota,
nella quale forse non
esiste
quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente l'oscura sensazione della
mancanza di senso
e
della solitudine. Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore,
che guarisce l'uomo,
ma
la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare
senso mediante l'unione
con
Cristo, che ha sofferto con infinito amore. Vorrei in questo contesto
citare alcune frasi di una
lettera
del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin († 1857),
nelle quali diventa evidente questa
trasformazione
della sofferenza mediante la forza della speranza che proviene dalla fede. «
Io,
Paolo, prigioniero per il nome di Cristo,
voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali
quotidianamente
sono immerso, perché infiammati dal divino amore innalziate con me le vostre
lodi
a
Dio: eterna è la sua misericordia (cfr Sal 136 [135]). Questo carcere è davvero
un'immagine
dell'inferno
eterno: ai crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di ferro,
le funi, si
aggiungono
odio, vendette, calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti
iniqui,
maledizioni e
infine angoscia e tristezza. Dio, che liberò i tre giovani dalla fornace
ardente, mi è
sempre
vicino; e ha liberato anche me da queste tribolazioni, trasformandole in
dolcezza: eterna è la
sua
misericordia. In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli
altri, per la grazia
di
Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me
[...] Come sopportare
questo
orrendo spettacolo, vedendo ogni giorno imperatori, mandarini e i loro
cortigiani, che
bestemmiano
il tuo santo nome, Signore, che siedi sui Cherubini (cfr
Sal 80 [79], 2) e i Serafini?
Ecco, la tua croce è calpestata dai piedi
dei pagani! Dov'è la tua gloria? Vedendo tutto questo
preferisco,
nell'ardore della tua carità, aver tagliate le membra e morire in testimonianza
del tuo
amore. Mostrami, Signore, la tua potenza,
vieni in mio aiuto e salvami, perché nella mia debolezza
sia
manifestata e glorificata la tua forza davanti alle genti [...] Fratelli
carissimi, nell'udire queste
cose,
esultate e innalzate un perenne inno di grazie a Dio, fonte di ogni bene, e beneditelo con me:
eterna è
la sua misericordia. [...] Vi scrivo tutto questo, perché la vostra e la mia
fede formino una
cosa
sola. Mentre infuria la tempesta, getto l'ancora fino al trono di Dio: speranza
viva, che è nel
mio
cuore... ».28 Questa è una lettera dall'« inferno ». Si palesa tutto l'orrore
di un campo di
concentramento,
in cui ai tormenti da parte dei tiranni s'aggiunge lo scatenamento del male
nelle
stesse
vittime che, in questo modo, diventano pure esse ulteriori strumenti della
crudeltà degli
aguzzini. È una lettera dall'inferno, ma in essa si avvera la parola del Salmo: « Se salgo in
cielo, là
tu
sei, se scendo negli inferi, eccoti [...] Se dico: “Almeno l'oscurità mi copra”
[...] nemmeno le
tenebre
per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono
come luce » (Sal
139 [138] 8-12; cfr
anche Sal 23 [22],4).
Cristo è disceso nell'« inferno » e così è vicino a chi vi
viene
gettato, trasformando per lui le tenebre in luce. La sofferenza, i tormenti
restano terribili e
quasi
insopportabili. È sorta, tuttavia, la stella della speranza – l'ancora del
cuore giunge fino al
trono
di Dio. Non viene scatenato il male nell'uomo, ma
vince la luce: la sofferenza – senza cessare
di
essere sofferenza – diventa nonostante tutto canto di lode.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!