La società come un campo di sterminio.

 

Ratzinger vuole costruire l’inferno in terra.

 

Le sofferenze degli uomini per la gloria del dio di Ratzinger.

 

Le torture di Ratzinger agli Esseri Umani.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al trentasettesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

Se a qualcuno interessa il libro in carta

lo può ordinare ad Amazon, IBS, ad ogni libreria o all'editore

 

Vai all'indice generale commento enciclica Spe Salvi di Ratzinger.

Scrive Ratzinger nel trentasettesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

 

“Ritorniamo al nostro tema. Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla. Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verità, dell'amore, del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non esiste quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente l'oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine.

 

L’inizio si divide in due parti; ciò che fa l’uomo e l’inutilità che nella vita fa l’uomo. Il messaggio si rivolge a chiunque, nell’umana esistenza, si sente un fallito o ha rinunciato non solo a realizzarsi, ma a veicolare nella società i propri bisogni e i propri desideri. Si rivolge a coloro che il cristianesimo ha sconfitto privandoli degli strumenti con cui affrontare in maniera coerente la loro esistenza. Se tu hai fallito, non è perché il cristianesimo ti ha privato degli strumenti con cui affrontare in maniera coerente la tua esistenza, ma perché se tu non fai quello che noi vogliamo, e non l’hai mai fatto abbastanza, è logico che la tua vita sia vuota e tu senta la solitudine.

Cosa ordina il dio padrone dei cristiani a proposito dei figli?

 

"Se uno ha un figlio caparbio e ribelle, che non obbedisce alla voce di suo padre, né alla voce di sua madre, e per quanto l'abbiano castigato, non dà loro ascolto, suo padre e sua madre lo prendano e lo conducano dagli anziani della città, alle porte del luogo. E dicano agli anziani della città: Questo nostro figlio è caparbio e ribelle, non vuole obbedire alla nostra voce, è un prodigo e un bevitore. Sia lapidato da tutti gli uomini della città, sicché muoia. togli così il suo male di mezzo a te, e tutto Israele, venendo a saperlo, sarà preso da timore." Deuteronomio 21, 18-21

 

Si tratta dell'educazione cristiana.

L'educazione attuale emerge da questo tipo di imposizioni ed è costretta a mediare fra odio cristiano e necessità della società civile.

 

“K. Jaspers ha inaugurato la psicologia comprensiva fondata sulla distinzione fra comprendere (verstehen) e spiegare (erklaren): “A evitare ambiguità e fraintendimenti impiegheremo sempre l’espressione “comprendere” per la visione interiore di qualcosa dal di dentro, mentre non chiameremo mai comprendere, ma “spiegare” la conoscenza dei nessi causali obiettivi che sono sempre visti dal di fuori. Comprender e spiegare hanno dunque sempre un significato preciso. (1913-1959, p. 30). La spiegazione è una riduzione dell’osservato alle ipotesi anticipate secondo il modello delle scienze esatte, mentre la comprensione si accosta all’oggetto non per tradurlo in uno schema anticipato ma per cogliere le strutture di significato che emergono dal suo versante e non dal versante di chi osserva. In questo senso, scrive Jaspers, “è possibile spiegare pienamente qualche cosa senza comprenderlo” (1913-1959, p. 30), cioè ricondurlo alle ipotesi anticipate senza far emergere il significato che in esso si esprime.”

 

In sostanza Ratzinger pretende di fermare l’analisi dell’individuo disperato mediante la sua spiegazione al solo fine di impedirgli di comprendere tutto l’orrore con cui il cristiano gli ha imposto la sottomissione come preteso dal suo dio.

Ratzinger gioca appunto sui versanti dei fenomeni e costruisce l’inganno presentando il fenomeno della coercizione educazionale attraverso spiegazioni il cui scopo è l’impedimento della comprensione da parte delle persone che quel fenomeno hanno subito; che a quel fenomeno si sono adattate; che rispondendo a quel fenomeno hanno “l'oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine.”.

 

Afferma Ratzinger:

 

Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore. Vorrei in questo contesto citare alcune frasi di una lettera del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin († 1857), nelle quali diventa evidente questa

trasformazione della sofferenza mediante la forza della speranza che proviene dalla fede. « Io, Paolo, prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali

quotidianamente sono immerso, perché infiammati dal divino amore innalziate con me le vostre lodi a Dio: eterna è la sua misericordia (cfr Sal 136 [135]). Questo carcere è davvero un'immagine dell'inferno eterno: ai crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine angoscia e tristezza.”

 

Dolore, galera, sofferenza, da imporre alle persone è il motivo ricorrente dell’idea sociale di Ratzinger.

Creare dolore ad ogni costo. Impedire all’uomo di fuggire davanti al dolore. Costringere l’uomo a far propria la capacità di accettare la tribolazione. Maturazione dell’uomo all’interno della tribolazione, all’interno del dolore, all’interno della sofferenza.

Da un lato l’uomo creato da dio, nella e dalla verità, per cui qualunque cosa faccia non ha un guadagno, ma quanto ottiene è solo dono del suo dio. Dall’altro lato si ottiene una “maturazione” purché questa avvenga nella sofferenza, nel dolore, nella tribolazione.

Sa molto di fregatura. Di truffa. Di inganno. Di raggiro.

Esistono nell’uomo dei meccanismi che cancellano il ricordo di fatti e di avvenimenti, ma non cancellano gli adattamenti soggettivi che le persone hanno messo in atto nei confronti di quei fatti e di quegli avvenimenti.

 

L’anestetico che filtra i brutti ricordi: su Salute di Repubblica del 01 maggio 2008-05-05

 

“Basse dosi di un comune anestetico potrebbero prevenire la formazione di ricordi dolorosi. Ne è convinto un team di ricercatori americani dell’Università della California dopo aver scoperto che il gas sevoflurano impedisce ai pazienti di ricordare immagini emotivamente cariche di significati dolorosi. In particolare il gas interferisce nella comunicazione di due aree del cervello, bloccando l’attività di “registrazione” di questi particolari ricordi. Gli scienziati sperano che questo lavoro possa aiutare i medici ad eliminar quegli spazi dolorosi di memoria che fanno sì, ad esempio, che alcuni pazienti operati rievochino i terribili momenti in cui erano sotto i ferri, nonostante l’anestesia. Gli studiosi californiani in uno studio su pnas, hanno esaminato l’effetto di dosi molto più basse del gas usato di solito prima di un intervento. In particolare, il team ha trattato un gruppo di volontari con l’anestetico e un altro con un gas placebo. Poi i ricercatori hanno mostrato a tutti una serie di fotografie. Alcune immagini erano del tipo familiare (ad esempio una tazza di tè) altre erano state pensate per impressionare (una mano staccata dal corpo e grondante di sangue). Una settimana dopo i volontari sono stati sottoposti ad un test: dovevano ricordare le foto viste dopo il trattamento. Quelli che avevano assunto gas inerte hanno ricordato il 29% delle immagini forti e il 12% delle altre, mentre quelli sotto sevoflurano il 5% delle scene impressionanti e il 10% delle altre. Lo scanner cerebrale ha rivelato che l’anestetico interferisce nelle connessioni fra amigdala e ippocampo, aree del cervello coinvolte nell’elaborazione delle emozioni e della memoria. “Questo studio segna la scoperta di un agente e di un metodo per bloccare la memoria emotiva umana”, scrivono i ricercatori. Saperne di più può far luce sui casi in cui i pazienti ricordano l’intervento nonostante fossero sotto anestesia. Il gas poi potrebbe prevenire l’acquisizione dei nuovi ricordi dopo eventi dolorosi, ma non avrebbero effetti su quelli pre-esistenti.

 

La cancellazione dei ricordi è utile a Ratzinger: l’uomo vive nel dolore, nel disagio, nella sofferenza, ma non ricorda come è giunto nella sofferenza e nel dolore. Non ricorda il percorso che ha fatto. Non immagina che avrebbe potuto fare un altro percorso, altre e diverse scelte. Non immagina che ogni cosa che ha fatto si è inserita in un insieme che si è modificato a sua volta costringendolo ad altre scelte.

La cancellazione dei ricordi cancella il percorso per il quale l’uomo è divenuto e il suo divenuto diventa rappresentazione assoluta di una verità creata, data, alla quale egli “era destinato”.

E’ la disperazione, anche nelle frasi del criminale vietnamita Paolo Le-Bao-Thin († 1857), quest’uomo che aveva agito per costruire il delirio di onnipotenza ha costruito la propria disperazione e la sua disperazione diventava un oggetto da diffondere.

 

Cita Ratzingger:

 

« Io, Paolo, prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali quotidianamente sono immerso, perché infiammati dal divino amore innalziate con me le vostre lodi a Dio: eterna è la sua misericordia (cfr Sal 136 [135]).

Che tradotto significa: io che cerco di distruggere le società civili imponendo, fra l’altro, la mia impotenza sessuale a persone che vivono la loro vita, vengo da queste disprezzato solo perché pretendo di essere il loro padrone e poter gestire i loro comportamenti sia sociali che intimi con delle farneticazioni di un dio padrone del quale io detengo la gestione.

Quel delirio di onnipotenza che Ratzinger rivendica per sé stesso.

Proviamo a leggere un po’ di questo Salmo 136 [135] in cui Ratzinger si identifica con l’onnipotenza del suo dio padrone (io preferisco identificarmi con la società civile):

 

Che colpì l’Egitto nei suoi primogeniti,

poiché perenne è la sua pietà;

E trasse Israele in mezzo a loro,

poiché perenne è la sua pietà;

con mano forte e braccio disteso,

poiché perenne è la sua pietà;

che divise in due parti il Mar Rosso,

poiché perenne è la sua pietà;

e fece passare Israele in mezzo,

poiché perenne è la sua pietà;

Sprofondò nel Mar Rosso

Faraone e il suo esercito,

poiché perenne è la sua pietà;

guidò il suo popolo nel deserto,

poiché perenne è la sua pietà;

percosse re potenti,

poiché perenne è la sua pietà;

fece perire re terribili,

poiché perenne è la sua pietà;

Seon, re degli Amorrei,

poiché perenne è la sua pietà;

con Og, il sovrano di Basan,

poiché perenne è la sua pietà;

E diede la loro terra in retaggio,

poiché perenne è la sua pietà;

in retaggio a Israele suo servo,

poiché perenne è la sua pietà.

Dal Salmo 136 [135], 10-20

 

Si tratta del delirio di onnipotenza. Un delirio che partendo da farneticazioni e fantasie storiche (la schiavitù ebrea in Egitto e l’uscita dal Mar Rosso), induce un principio sociale che porta direttamente a quel nazismo giuridico che ha imperato nella storia all’interno della “città di dio” che i cristiani hanno edificato in Europa distruggendo le antiche culture.

Un delirio che Ratzinger fa proprio dipingendosi colui che distrugge gli altri, che chiama malvagi, in un’azione di stragismo che la storia bolla come GENOCIDIO.

 

La società come un carcere è l’ideale sociale di Ratzinger. Un carcere attraverso il quale egli può imporre la speranza che costringe il carcerato a diventare complice e collaboratore del suo carceriere nella speranza di un qualche beneficio personale. E nella ricerca del proprio beneficio personale il carcerato alimenta il potere del suo carceriere e non modifica la relazione sociale che Ratzinger vorrebbe ferrea fra lui, gestore del campo di sterminio e le persone che sono comprensive del fatto che lui, buono, è costretto a macellarle!

Ratzinger deve trasformare la società in un inferno (il campo di sterminio), “i crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine angoscia e tristezza” fatto di terrore e angoscia per poter “trovare senso mediante l'unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore”.

Siamo, ovviamente, al puro delirio cristiano cattolico.

 

Dice Ratzinger con palese compiacimento:

 

Dio, che liberò i tre giovani dalla fornace ardente, mi è sempre vicino; e ha liberato anche me da queste tribolazioni, trasformandole in dolcezza: eterna è la sua misericordia. In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me [...] Come sopportare questo orrendo spettacolo, vedendo ogni giorno imperatori, mandarini e i loro cortigiani, che bestemmiano il tuo santo nome, Signore, che siedi sui Cherubini (cfr Sal 80 [79], 2) e i Serafini? Ecco, la tua croce è calpestata dai piedi dei pagani! Dov'è la tua gloria? Vedendo tutto questo preferisco, nell'ardore della tua carità, aver tagliate le membra e morire in testimonianza del tuo amore. Mostrami, Signore, la tua potenza, vieni in mio aiuto e salvami, perché nella mia debolezza sia manifestata e glorificata la tua forza davanti alle genti [...] Fratelli carissimi, nell'udire queste cose, esultate e innalzate un perenne inno di grazie a Dio, fonte di ogni bene, e beneditelo con me: eterna è la sua misericordia. [...] Vi scrivo tutto questo, perché la vostra e la mia fede formino una cosa sola. Mentre infuria la tempesta, getto l'ancora fino al trono di Dio: speranza viva, che è nel mio cuore... ».28 Questa è una lettera dall'« inferno ». Si palesa tutto l'orrore di un campo di concentramento, in cui ai tormenti da parte dei tiranni s'aggiunge lo scatenamento del male nelle stesse vittime che, in questo modo, diventano pure esse ulteriori strumenti della crudeltà degli aguzzini. È una lettera dall'inferno, ma in essa si avvera la parola del Salmo: « Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti [...] Se dico: “Almeno l'oscurità mi copra” [...] nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce » (Sal 139 [138] 8-12; cfr anche Sal 23 [22],4). Cristo è disceso nell'« inferno » e così è vicino a chi vi viene gettato, trasformando per lui le tenebre in luce. La sofferenza, i tormenti restano terribili e quasi insopportabili. È sorta, tuttavia, la stella della speranza – l'ancora del cuore giunge fino al trono di Dio. Non viene scatenato il male nell'uomo, ma vince la luce: la sofferenza – senza cessare di essere sofferenza – diventa nonostante tutto canto di lode.”

 

L’inferno, di cui parla Ratzinger, altro non è che la città di dio in cui le persone vengono torturate con palese soddisfazione di Ratzinger. Così i cristiani hanno costruito la loro città di dio nella quale costruire la speranza nel “che liberò i tre giovani dalla fornace ardente, mi è sempre vicino; e ha liberato anche me da queste tribolazioni, trasformandole in dolcezza”

 

Ma proviamo a leggere cosa Ratzinger e i Ratzinger che lo hanno preceduto, hanno fatto per imporre il desiderio che il Superman di turno, il dio dei cristiani, li liberi:

Le Torture cristiane

 

Dissanguamento

Era una credenza comune che il potere di una strega potesse essere annullato dal dissanguamento o dalla purificazione tramite fuoco del suo sangue. Le streghe condannate erano 'segnate sopra il soffio' (sfregiate sopra il naso e la bocca) e lasciate a dissanguare fino alla morte.

Il Rogo

Una delle forme più antiche di punizione delle streghe era la morte per mezzo di roghi, un destino riservato anche per gli eretici. Il rogo spesso era una grande manifestazione pubblica. L'esecuzione avveniva solitamente dopo breve tempo dall'emissione della sentenza. In Scozia, il rogo di una strega era preceduto da giorni di digiuno e di solenni prediche. La strega prima veniva strangolata e poi il suo corpo (a volte il suo corpo in stato di semi-incoscenza) era, a volte, scaricato in un barile di catrame prima di venire legato a un palo e messo a fuoco. Se la strega, nonostante tutto, riusciva a liberarsi e a tirarsi fuori dalle fiamme, la gente la respingeva dentro.

Pulizia dell'anima

Era spesso creduto, nei paesi cattolici, che l'anima di una strega o di un eretico fosse corrotta, sporca e covo di quanto di contrario ci fosse al mondo. Per pulirla prima del giudizio, qualche volta le vittime erano forzate a ingerire acqua calda, carbone, perfino sapone. La famosa frase 'sciacquare la bocca con il sapone' che si usa oggi, risale proprio a questa tortura.

Immersione dello sgabello

Questa era una punizione che più spesso era usata nei confronti delle donne. Volgarmente sgradevole, e spesso fatale, la donna veniva legata a un sedile che impediva ogni movimento delle braccia. Questo sedile veniva poi immerso in uno stagno o in un luogo paludoso. Varie donne anziane che subirono questa tortura morirono per lo shock provocato dall'acqua gelida. L'immersione dello sgabello era usato per le streghe in America ,e in Gran Bretagna come punizione per crimini minori; prostitute e recidivi.

La Garròtta

Non è altro che un palo con un anello in ferro collegato. Alla vittima, seduta o in piedi, veniva fissato questo collare che veniva stretto poi per mezzo di viti o di una fune. Spesso si rompevano le ossa della colonna vertebrale.

Impalamento

E' una delle più rivoltanti e vergognose torture concepite dalla mente umana. Veniva attuata per mezzo di un palo aguzzo inserito nel retto della presunta strega, forzato a passare lungo il corpo per fuoriuscire dalla testa o dalla gola. Il palo era poi invertito e piantato nel terreno, così, queste miserabili vittime, quando non avevano la fortuna di morire subito, soffrivano per alcuni giorni prima di spirare. Tutto ciò veniva fatto ed esposto pubblicamente.

La fanciulla di ferro o Vergine di Norimberga

Era una specie di contenitore di metallo con sembianze umane (di fanciulla appunto) con porte pieghevoli. Nella parte interna delle porte erano inseriti delle lame metalliche. I prigionieri venivano chiusi dentro in modo che il loro corpo fosse esposto a queste punte in tutta la sua lunghezza. Naturalmente questa macchina era progettata per non dare subito la morte che sopraggiungeva lentamente fra atroci dolori.

Annodamento

Questa era una tortura specifica per le donne. Si attorcigliavano strettamente i capelli delle streghe a un bastone. Quando l'inquisitore non riusciva ad ottenere una testimonianza si serviva di questa tortura; robusti uomini ruotavano l'attrezzo in modo veloce provocando un enorme dolore e in alcuni casi arrivando a togliere lo scalpo e lasciando il cranio scoperto. Questa tortura era usata in Germania contro gli zingari (1740-1750) e in Russia con la Rivoluzione Bolscevica nel 1917-1918.

Mastectomia

Alcune torture erano elaborate non solo per infliggere dolore fisico ma anche per sconvolgere la mente delle vittime. La mastectomia era una di queste. la carne delle donne era lacerata per mezzo di tenaglie, a volte arroventate. Uno dei più famosi casi che si conosca in cui fu usata questa tortura era quello di Anna Pappenheimer. Dopo essere già stata torturata con lo strappado, fu spogliata, i suoi seni furono strappati e, davanti ai suoi occhi, furono spinti a forza nelle bocche dei suoi figli adulti... Questa vergogna era più di una tortura fisica; l'esecuzione faceva una parodia sul ruolo di madre e nutrice della donna, imponendole un'estrema umiliazione.

Ordalìa del Fuoco

Prima di iniziare l'ordalìa del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e gli accusati dovevano sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e dovevano prendere i sacramenti. Dopodichè si veniva sottoposti all'ordalìa aveva inizio: gli accusati dovevano trasportare un pezzo di ferro bollente per una certa distanza. Il peso di questo peso era variabile: si andava da un minimo di circa mezzo chilo per reati minori, fino a un chilo e mezzo.

Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni una giuria controllava se l'accusato era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate l'accusato era colpevole, altrimenti era considerato innocente. Si poteva aver salva la vita però: corrompendo i clerici che dovevano officiare la prova si poteva fare in modo che ferro e carboni avessero una temperatura sufficientemente tollerabile.

Ordalìa dell'Acqua

In questo tipo di ordalìa l'acqua simboleggia il diluvio dell'Antico Testamento. Come il diluvio spazzò via i peccati anche l'acqua 'pulirà' la strega. Dopo tre giorni di penitenze l'accusata doveva immergere le mani in acqua bollente, alla profondità dei polsi. Spesso erano costrette a immergerle fino ai gomiti. Si aspettava poi tre giorni per valutare le colpe dell'accusata (come per l'ordalìa del fuoco).

Veniva messa in pratica anche un'ordalìa dell'acqua fredda. Alla strega venivano legate le mani con i piedi con una fune, in modo tale che la posizione non fosse certo propizia per rimanere a galla. Dopodichè veniva immersa in acqua; se galleggiava era sicuramente una strega in quanto l'acqua 'rifiutava' una creatura demoniaca, se andava a fondo era innocente ma difficilmente sarebbe stata salvata in tempo.

Il Forno

Questa barbara sentenza era eseguita in Nord Europa e assomiglia ai forni crematori dei nazisti. La differenza era che nei campi di concentramento le vittime erano uccise prima di essere cremate. Nel diciassettesimo secolo più di duemila fra ragazze e donne subirono questa pena nel giro di nove anni. Questo conteggio include anche due bambini.

La Pera

La Pera era un terribile strumento che veniva impiegato il più delle volte per via orale. La pera era usata anche nel retto e nella vagina. Questo strumento era aperto con un giro di vite da un minimo, a un massimo dei suoi segmenti. L'interno della cavità in questione era orrendamente mutilato e spesso mortalmente. I rebbi costruiti alla fine dei segmenti servivano meglio per strappare e lacerare la gola o gli intestini. Quando applicato alla vagina i chiodi dilaniavano la cervice della povera donna. Questa era una pena riservata a quelle donne che intrattenevano rapporti sessuali col Maligno o i suoi familiari.

La Pressa

Anche conosciuta come pena forte et dura, era una sentenza di morte. Adottata come misura giudiziaria durante il quattordicesimo secolo, raggiunse il suo apice durante il regno di Enrico IV. In Bretagna venne abolita nel 1772.

La Cremagliera

Era un modo semplice e popolare per estorcere confessioni. La vittima veniva legata su una tavola, caviglie e polsi. Rulli erano passati sopra la tavola (e in modo preciso sul corpo) fino a slogare tutte le articolazioni..

La Strappata

Una delle più comuni e anche una delle tecniche più facili. L'accusato veniva legato a una fune e issato su una sorta di carrucola. L'esecutore faceva il resto tirando e lasciando di colpo la corda e slogando, così, le articolazioni.

Lo Squassamento

Era una forma di tortura usata insieme alla 'strappata'. L'accusato qui veniva sempre issato sulla carrucola, ma con dei pesi legati al suo corpo che andavano dai 25 ai 250 chili. Le conseguenze erano gravissime.

Lo Strangolamento

Consisteva nello strangolare le streghe prima di metterle a rogo.

Tormentum Insomniae

Consisteva nel privare le streghe del sonno. Matthew Hopkins (vedi 'Inquisizione' in questo stesso sito) la usava in Essex. La vittima, legata. era costretta a immersioni nei fossati anche durante tutta la notte per evitare che si addormentasse.

Il Triangolo

Altro terribile strumento di tortura analogo alla 'Pera' e all''Impalamento. L'accusato veniva spogliato e issato su un palo alla cui estremità era fissato un grosso oggetto piramidale di ferro. La presunta strega veniva fatta sedere in modo che la punta entrasse nel retto o nella vagina. Alla fine alla poveretta venivano fissati dei pesi alle mani e ai piedi...

Le Turcas

Questo mezzo era usato per lacerare e strappare le unghie. Nel 1590-1591 John Fian è stato sottoposto a questa e altre torture in Scozia. Dopo che le sue unghie vennero strappate, degli aghi furono inseriti nelle sue estremità.

La Ruota

In Francia e Germania la ruota era popolare come pena capitale. Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe ed eretici venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.

La Culla della Strega

Questa era una tortura a cui venivano sottoposte solamente le streghe. La strega veniva chiusa in un sacco poi legato a un ramo e veniva fatta continuamente oscillare. Apparentemente non sembra una tortura ma il dondolìo causava profondo disorientamento e aiutava a indurre a confessare. Vari soggetti hanno anche sofferto durante questa tortura di profonde allucinazioni. Ciò sicuramente ha contribuito a colorire le loro confessioni.

 

E’ un riassunto che ho prelevato da un vecchio sito, molti anni fa (non so né quale sia, né da dove il sito stesso lo ha prelevato o scritto, ma è un sunto sintetico che fornisce un buon quadro).

Molti Dèi sono scesi agli inferi, ma mai, nessun dio, che non sia il dio padrone dei cristiani, ha costruito tanto orrore per la sua gloria. Per il suo piacere di danneggiare le persone.

Ben diverso erano gli inferi per gli antichi precristiani:

 

Racconta Erodoto a proposito del culto di Iside:

"Dicevano poi che questo re (cioè Rampsinito) scese vivo in quello che i greci credono sia l'Ade e che lì giocò a dadi con Demetra, che talvolta la vinse e talvolta fu vinto, che tornò di nuovo sulla terra recando come dono di Demetra un panno d'oro." Tratto da Le religioni dei misteri” a scarpa di Scarpa ed. Valla

 

I cristiani hanno trasformato la vita degli Esseri Umani in un campo di sterminio ed esaltano il campo di sterminio proprio attraverso le persone che accettando il campo di sterminio sognano “monti de polenta e mari de tocio” mentre stanno morendo di dolore e sofferenza. Una sofferenza che i cristiani costruiscono con ossessiva caparbietà e che le società civili devono evitare in tutti i modi.

Quanti Dèi delle Antiche religioni sono discesi nei loro inferi?

Marduk fra i sumeri-babilonesi.

Adone in Siria.

Istar fra gli Assiri-babilonesi.

Ittis, Cibele, Proserpina, Persefone, Orfeo, Ercole, Ulisse, e chi più ne ha più ne metta.

E ognuno di loro portò sulla terra la felicità. La primavera che rifiorisce.

In altre parole, LA VITA!

Solo il cristianesimo ha portato l’orrore, la morte la tortura. Solo il cristianesimo ha portato ciò di cui Ratzinger si compiace: “Questo carcere è davvero un'immagine dell'inferno eterno: ai crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di ferro, le funi, si aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti iniqui, maledizioni e infine angoscia e tristezza.”

Nemmeno i figli di Nera Notte hanno mai visto tanto orrore!

Poi gli uomini dimenticano o vengono indotti a dimenticare chi, come e perché, qualcuno ha costruito l’inferno in cui vivono e si immaginano che quell’inferno sia naturale. Una sofferenza nella quale è naturale sviluppare la speranza dell’intervento del dio padrone. E così, colui che dice: “non passerà questa generazione....” oppure “molti di voi non gusteranno la dolce morte....” prima che lo vedranno venire sulle nubi con grande potenza, anziché trattarlo come un volgare truffatore, lo si usa per rinnovare la truffa perché c’è sempre qualcuno che ritiene di fare i propri interessi costruendo condizioni di vita “infernali” per la società civile.

Marghera, 07 maggio 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO

 

Scrive Ratzinger nel trentasettesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

37. Ritorniamo al nostro tema. Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa,

ma non possiamo eliminarla. Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza,

cercano di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la

fatica e il dolore della verità, dell'amore, del bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non

esiste quasi più il dolore, ma si ha tanto maggiormente l'oscura sensazione della mancanza di senso

e della solitudine. Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l'uomo,

ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l'unione

con Cristo, che ha sofferto con infinito amore. Vorrei in questo contesto citare alcune frasi di una

lettera del martire vietnamita Paolo Le-Bao-Thin († 1857), nelle quali diventa evidente questa

trasformazione della sofferenza mediante la forza della speranza che proviene dalla fede. « Io,

Paolo, prigioniero per il nome di Cristo, voglio farvi conoscere le tribolazioni nelle quali

quotidianamente sono immerso, perché infiammati dal divino amore innalziate con me le vostre lodi

a Dio: eterna è la sua misericordia (cfr Sal 136 [135]). Questo carcere è davvero un'immagine

dell'inferno eterno: ai crudeli supplizi di ogni genere, come i ceppi, le catene di ferro, le funi, si

aggiungono odio, vendette, calunnie, parole oscene, false accuse, cattiverie, giuramenti iniqui,

maledizioni e infine angoscia e tristezza. Dio, che liberò i tre giovani dalla fornace ardente, mi è

sempre vicino; e ha liberato anche me da queste tribolazioni, trasformandole in dolcezza: eterna è la

sua misericordia. In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la grazia

di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me [...] Come sopportare

questo orrendo spettacolo, vedendo ogni giorno imperatori, mandarini e i loro cortigiani, che

bestemmiano il tuo santo nome, Signore, che siedi sui Cherubini (cfr Sal 80 [79], 2) e i Serafini?

Ecco, la tua croce è calpestata dai piedi dei pagani! Dov'è la tua gloria? Vedendo tutto questo

preferisco, nell'ardore della tua carità, aver tagliate le membra e morire in testimonianza del tuo

amore. Mostrami, Signore, la tua potenza, vieni in mio aiuto e salvami, perché nella mia debolezza

sia manifestata e glorificata la tua forza davanti alle genti [...] Fratelli carissimi, nell'udire queste

cose, esultate e innalzate un perenne inno di grazie a Dio, fonte di ogni bene, e beneditelo con me:

eterna è la sua misericordia. [...] Vi scrivo tutto questo, perché la vostra e la mia fede formino una

cosa sola. Mentre infuria la tempesta, getto l'ancora fino al trono di Dio: speranza viva, che è nel

mio cuore... ».28 Questa è una lettera dall'« inferno ». Si palesa tutto l'orrore di un campo di

concentramento, in cui ai tormenti da parte dei tiranni s'aggiunge lo scatenamento del male nelle

stesse vittime che, in questo modo, diventano pure esse ulteriori strumenti della crudeltà degli

aguzzini. È una lettera dall'inferno, ma in essa si avvera la parola del Salmo: « Se salgo in cielo, là

tu sei, se scendo negli inferi, eccoti [...] Se dico: “Almeno l'oscurità mi copra” [...] nemmeno le

tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce » (Sal

139 [138] 8-12; cfr anche Sal 23 [22],4). Cristo è disceso nell'« inferno » e così è vicino a chi vi

viene gettato, trasformando per lui le tenebre in luce. La sofferenza, i tormenti restano terribili e

quasi insopportabili. È sorta, tuttavia, la stella della speranza – l'ancora del cuore giunge fino al

trono di Dio. Non viene scatenato il male nell'uomo, ma vince la luce: la sofferenza – senza cessare

di essere sofferenza – diventa nonostante tutto canto di lode.

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!