Per Ratzinger gli uomini sono dei peccatori.

 

Il principio del piacere in Epicuro.

 

Peccato e senso di colpa.

 

La malattia come punizione del Dio padrone per i peccati.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al trentaseiesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Nel trentaseiesimo paragrafo Ratzinger offende gli Esseri Umani!

E’ un’offesa grave. Un’offesa all’uomo, al suo divenuto, agli sforzi con cui ha affrontato la sua esistenza.

Dice Epicuro:

 

Ed è per questo che noi diciamo il piacere principio e fine della vita felice. Poiché è nel piacere che l’esperienza ci ha dimostrato consistere il bene primo a noi congenere, e come da esso diamo inizio diamo inizio ad ogni elezione ed ogni fuga, così ad esso ci riduciamo nel giudicare ogni bene sulla base dell’affezione che ci fa da norma. E poiché questo è il bene primo a noi connaturato, per la medesima ragione ancora non ogni piacere eleggiamo, ma vi sono casi in cui a molti piaceri rinunciamo, quando ad essi maggiore segua per noi la molestia; e molti dolori stimiamo di dover preferire ai piaceri, ove una sopportazione anche lunga dei dolori ci assicuri una maggior quantità di piacere. Ogni piacere dunque, per avere natura alla nostra conforme, è un bene, ma non tutti sono da eleggere; così ogni dolore è un male, ma non tutti sono sempre da fuggire. Ed è in base alla commisurazione dei vantaggi e alla considerazione dei danni che tutte queste cose vanno giudicate.  Vi sono dei momenti infatti in cui il bene è per noi un male, altri, in cui il male è per noi un bene.” Epicuro, Lettera a Meneceo 129-130

 

Il piacere è l’essenza dell’esistenza umana. E’ il piacere che ci induce ad agire. Il dolore è una perversione, una sfida che ci viene lanciata dal mondo in cui viviamo e alla quale dobbiamo opporre tutto noi stessi per non essere sopraffatti.

Chi odia l’umanità impone all’umanità il dolore come regola della propria esistenza. Gli chiede di soccombere al mondo. Di farsi preda, di non opporre la propria volontà e la propria intelligenza alla volontà e all’intelligenza dei soggetti del mondo. Chi odia l’umanità impone all’umanità il crocifisso imponendo all’umanità di soffrire ad imitazione di chi, chi odia l’umanità, lo eleva ad esempio da imitare.

 

Dice Ratzinger:

 

Come l'agire, anche la sofferenza fa parte dell'esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche.

 

La sofferenza, dice Ratzinger, è deriva anche dalla “dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile.

 

E’ quanto di più offensivo ed ingiurioso si possa dire nei confronti degli Esseri Umani!

Sei disgraziato perché sei colpevole. Su di te molte colpe si sono accumulate. Il mio dio padrone ti sta punendo col dolore. Il mio dio padrone, dice Ratzinger, manda gioia e dolore e tu meriti solo dolore. Tu meriti solo dolore, dice Ratzinger ai bambini malati di aids che lui stesso, proibendo il preservativo, ha contribuito a far nascere e a far vivere nel dolore per il suo piacere. Non è lui che ha costruito dolore, ma il suo dio padrone che se avesse voluto avrebbe, secondo Ratzinger, potuto far nascere bambini senza l’aids.

La vita è ricerca di piacere, sempre!

Anche quando il dolore attanaglia gli uomini. L’attività dell’uomo consiste nel lenire quel dolore cercando una quantità maggiore di piacere che quel dolore ostacola.

Per Ratzinger, il dolore è la regola da imporre alla società. La società deve vivere perennemente nel più atroce dolore, ma lui, Ratzinger, dopo aver costretto la società a vivere nel dolore “...bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche.

Il dolore è la regola che Ratzinger intende imporre alla società e la sua attività, arbitraria e soggettiva nel gestire i dolori altrui, è un’attività compassionevole e magnanima. Ma l’attenzione non va posta su chi porge il pane, ma su chi ha costretto le persone alla fame dopo averle rapinate e distrutte. Ratzinger, e i Ratzinger prima di lui, hanno devastato la vita degli Esseri Umani, per poterla gestire a proprio piacimento. Per controllare gli Esseri Umani. Per ridurli in miseria, costretti alla speranza e obbligati a rendere grazie al dio padrone di Ratzinger che, dopo averne distrutto le condizioni di vita, pretende di gestire a suo piacimento la miseria degli uomini.

 

La miseria di Ratzinger contro la nobiltà del pensiero di Epicuro!

 

“Ed è per questo che noi diciamo il piacere principio e fine della vita felice.

 

Ma a Ratzinger interessa il controllo degli uomini, il dominio degli Esseri Umani, che può ottenere soltanto se gli Esseri Umani accettano il dolore come parte ineluttabile della loro vita e non come sfida che la vita pone loro affinché emergano, divengano e si trasformino, contraddizione dopo contraddizione.

Il primo che emerge dall’uovo primordiale è Fanes: colui che spezza le membra o che scioglie i legamenti. Colui che non accetta catene. Colui che non accetta costrizioni; colui che si cala nel cuore di ogni vivente al fine di spingerlo a migliorare sempre: a costruire la sua vita nel piacere della distensione e della dilatazione nella propria oggettività.

 

Dice Ratzinger:

 

Sono tutti doveri sia della giustizia che dell'amore che rientrano nelle esigenze fondamentali dell'esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta contro il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni.

 

Cosè Giustizia?

Essa, Giustizia, è signora!

Nessuno sopra Giustizia.

Se una forza si impone a Giustizia nega Giustizia per trasformarsi in dispotismo.

La Giustizia non ha doveri; gli Esseri, Dèi, Esseri della Natura ed Esseri Umani, sono sottoposti a Giustizia che si esprime in loro nei loro bisogni, nelle loro pulsioni, nei loro desideri. Ed i loro bisogni e i loro desideri trovano equilibrio in Giustizia.

Nel quinto “comandamento” dei cristiani è scritto: “Non uccidere”. Poi vengono precisate le eccezioni nel Catechismo Romano. Fra le eccezioni si cita Esodo 32,29.

 

Vogliamo leggerla quest’eccezione?

 

““..e gridò: "Chi è per il signore?...a me!” E si raccolsero attorno a lui tutti i figli di Levi, Egli ordinò loro: “Ha detto il signore Iddio d'Israele: ciascuno di voi si meta la spada al fianco: andate in giro pel campo, da una porta all'altra, e ognuno uccida il fratello, l'amico, il parente”. I figli di Levi fecero secondo le parole di Mosè; e in quel giorno perirono fra il popolo circa tremila uomini. Poi Mosè disse: “Oggi voi siete stati consacrati al servizio del Signore, chi al prezzo del proprio figlio, e chi del proprio fratello; perciò oggi egli vi dona la benedizione”. Esodo 32, 26-29

 

Uccidere gli schiavi, gli inermi, coloro che non si mettono in ginocchio: così i cristiani si assolvono dai massacri e dai genocidi che hanno seminato nel corso della storia.

Un cristiano è nemico di Giustizia: vuole stuprarla sottomettendola al suo padrone. Il cristiano mette Giustizia in catene per aiutare il suo dio padrone a dominare e a distruggere l’esistenza degli Esseri Umani. L’amore del cristiano non è rivolto alle persone, ma al suo dio. Per questo “amore” distrugge le persone che non amano come lui il suo dio padrone. Uccide e stermina i popoli; impedisce alle donne di abortire; costruisce la miseria e criminalizza le persone con la colpa.

Un cristiano non ha nessun senso della Giustizia. Lui, identificandosi con il dio padrone, si ritiene il padrone della giustizia. In diritto di violare le leggi e le norme morali a maggior gloria del suo dio padrone.

Non c’è senso di giustizia che pervade il cristiano, ma odio che si disseta nell’esercizio del possesso delle persone. Odio che si disseta nel compiacimento che il cristiano prova nel sottomettere le persone rendendole incapaci di poter invocare GIUSTIZIA contro i torti che le persone subiscono per la gloria del dio padrone. I santi cattolici sono gli esempi della glorificazione di Ratzinger dell’INGIUSTIZIA che egli stesso esalta in ossequio alla gloria del suo dio padrone.

 

Quando mai i cristiani hanno combattuto il dolore fisico, le malattie, che attraversano l’umanità?

Come sono giunti a Roma hanno provveduto a distruggere le terme, hanno provveduto a distruggere la medicina, hanno provveduto a distruggere la cultura. E tutto ciò per permettere al loro dio padrone di seminare dolori e morte nella società a suo piacimento. Punire gli uomini per i loro peccati!

A tutt’oggi, questo delitto contro l’umanità, grida risarcimento davanti a Giustizia affinché il dio dei cristiani e il cristo Gesù siano condannati all’infamia.

 

" A quella vista, tutto il popolo si prostrò per terra, esclamando: "E' il signore il vero dio! E' il signore il vero dio!". Allora Elia ordinò loro: "Prendete i profeti di Baal: non ne scampi nemmeno uno!". Essi li presero. poi egli li fece scendere presso il torrente Cison, dove li sgozzò." Bibbia, 1 Re 18, 39-40

 

Azione approvata dal cristo Gesù durante l'episodio della trasfigurazione.

 

Oppure, se vogliamo fare un altro esempio a caso.

 

“L’anno ventisettesimo di Geroboamo, re d’Israele, divenne re di Giuda Ozia, figlio di Amasia. Egli aveva sedici anni, quando cominciò a regnare, e regnò per cinquantadue anni in Gerusalemme.  Sua madre si chiamava Jecolia ed era di Gerusalemme. Egli fece quello che piaceva al Signore, secondo tutto ciò che aveva compiuto Amasia, suo padre; tuttavia non demolì gli alti luoghi e il popolo continuò ad offrire sacrifici e a bruciare incenso sulle alture. Ma il Signore punì il re, che divenne lebbroso fino al giorno della sua morte, sicché fu costretto a vivere segregato, in una casa appartata. “ II Re 15, 1-5

 

Non mi risulta che le sofferenze psichiche siano aumentate se non là dove i cristiani hanno agito. La depressione come malattia nella società è imposta dai cristiani attraverso la manipolazione mentale e la privazione delle persone della possibilità di attrezzarsi adeguatamente per affrontare la loro esistenza.

 

“Più genericamente, i pellegrinaggi religiosi facevano concorrenza alle guerre nell’originare infezioni epidemiche. La nozione secondo la quale le malattie erano inviate da dio, poteva facilmente essere interpretata nel senso che era empio interferire nei propositi divini cercando volutamente di prendere precauzioni contro i contagi, sia in guerra che durante i pellegrinaggi. Parte del significato del pellegrinaggio era l’assunzione del rischio nella ricerca della sanità. Morire durante il viaggio era, per il credente, un atto di dio attraverso il quale egli sottraeva deliberatamente il pellegrino alle difficoltà della vita terrena per portarlo al proprio cospetto. Le malattie e i pellegrini erano quindi complementari sia sotto l’aspetto psicologico che sotto l’aspetto epidemiologico. Tratto da: “La peste nella storia” di William H. McNeill

 

Si, negli ultimi due secoli, dopo l’avvento dell’illuminismo prima e del laicismo che ha riunificato l’Italia, le condizioni delle persone nell’affrontare le malattie, spesso imposte dai cristiani, sono migliorate. Quando le persone potranno decidere come morire, allora le loro condizioni di vita miglioreranno ulteriormente.

 

Dice Ratzinger:

 

Sì, dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo – è continuamente fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa.”

 

Le condizioni di vita atroci imposte dai cristiani agli uomini impongono le condizioni della sofferenza. Pensate soltanto a quanto i cristiani hanno fatto soffrire i bambini, stuprandoli, violentandoli e deportandoli:

 

Dal giornale La Repubblica del 31 luglio 1998

 

“Fino al 1967 oltre 150.000 bambini furono spediti, anche contro il volere delle famiglie, a “rinsanguare” l'impero coloniale

I BABY DEPORTATI DI SUA MAESTA'

Londra chiede scusa per le violenze ai piccoli emigranti

“Orfani, figli di ragazze madri, o di poveri, venivano imbarcati per l'Australia, il Canada, la Nuova Zelanda

“Il racconto dei sequestrati: botte, stupri e per cibo pezzi di pane gettati per terra dalle suore aguzzine”

“A Theresa come a tanti altri bambini era stato raccontato che partiva per una vacanza. E invece l'accoglienza nell'orfanotrofio di Neerkol, nel nord Queensland, in Australia, fu quella di un campo di concentramento: botte, sevizie, lavoro senza sosta. Theresa ricorda bene le Sisters of Mercy, le “sorelle della misericordia” a cui era stata affidata. Per loro la carità cristiana erano pezzi di pane duro buttati per terra a scatenare le zuffe fra i ragazzi affamati. .... Ancora più sfortunato era chi cadeva in mano ai Christian Brothers, monaci cristiani che dell'amore fraterno avevano dimenticato anche le basi. Alcuni dei ragazzi finiti nelle loro grinfie raccontano di sfide all'ultimo stupro, di gare a chi superava le cento violenze..... Il meccanismo della deportazione era semplice: sin dal 1850 verso le colonie di Sua Maestà fu organizzato un traffico di bambini, trasfusione di sangue bianco in zone ancora non del tutto “civilizzate”. In genere erano orfani, figli di ragazze madri, o “ceduti” da genitori incapaci di mantenerli, ma anche bimbi “rapiti” senza il consenso delle famiglie. Almeno 150.000, in gran parte fra i sette e i dieci anni, ma anche bimbi di tre anni.... e questa tratta di innocenti durò fino al 1967.”

 

Non esiste, nella storia, un gesto di un cristiano che elimini la sofferenza. Al contrario, il cristianesimo è la fonte delle sofferenze, dei dolori. E mentre il cristiano, come Ratzinger, si compiace nel diffondere le sofferenze, imputa le sofferenze al potere del male, della colpa che gli uomini avrebbero. Non le imputa alla sua attività perversa nei confronti dell’umanità per imporre il suo dio padrone.

Il loro padrone potrebbe....

Cosa?

Cessare di far del male agli Esseri Umani?

E di che cosa si compiacerebbe il cristiano se non fa del male agli Esseri Umani e rientra nel consesso sociale abbandonando il suo atteggiamento di setta che tenta di destabilizzare le Istituzioni?

I cristiani chiamano stessi “peccatori” e usano la ferocia affinché tutti, attorno a loro, si sentano PIU’ PECCATORI DI LORO. Per imporre sensi di colpa. Per imporre malattie e sofferenze con cui espiare le loro colpe. Di queste sofferenze i cristiani si compiacciono. Poi, succede, diventano vecchi. E allora altri cristiani si compiacciono delle loro sofferenze: come con Wojtyla.

E’ il male voluto e imposto dal cristiano per permettere al suo dio di dispensare il suo potere mentre gli uomini, terrorizzati, sono costretti a supplicare.

Sentirsi colpevole: è il sentimento che il cristiano ama veder espresso nell’uomo.

 

Dice Ratzinger concludendo il trentasettesimo paragrafo:

 

Noi sappiamo che questo Dio c'è e che perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29) è presente nel mondo. Con la fede nell'esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza della guarigione del mondo. Ma si tratta, appunto, di speranza e non ancora di compimento; speranza che ci dà il coraggio di metterci dalla parte del bene anche là dove la cosa sembra senza speranza, nella consapevolezza che, stando allo svolgimento della storia così come appare all'esterno, il potere della colpa rimane anche nel futuro una presenza terribile.

 

Sarebbe interessante che Ratzinger precisasse la fonte della sua “certa conoscenza relativa all’esistenza del suo dio” al di fuori del suo bisogno patologico di dipendenza dal dio padrone di cui egli è la volontà incarnata. Dimostrarne l’esistenza oltre il suo delirio di onnipotenza. Dimostrarne l’esistenza oltre quel bisogno fideistico che l’infantilismo della dipendenza gli impone.

Detto questo, come nella relazione citata fra peccato-lebbra in Ozia, Ratzinger estende la relazione malattia-peccato, peccato-sofferenza, ad ogni sofferenza e malattia del genere umano. Dove il “togliere il peccato” sta a significare nel “togliere la malattia o togliere la sofferenza”.

L’accento non va posto su “togliere i peccati del mondo”, ma sulla pretesa di dominare il mondo affermando che il mondo ha dei “peccati”, dei sensi di colpa, che qualcuno pretende che vengano espiati.

L’infami del Gesù di Nazareth non consiste nel voler “togliere i peccati del mondo”, ma nella sua pretesa di attribuire delle colpe al mondo!

Come si permette Ratzinger di manifestare la sua ferocia, il suo odio, nei confronti del mondo affermando che il mondo è portatore di colpe?

L’affermazione di Ratzinger, citata dal vangelo di Giovanni, è un’affermazione che deve essere circoscritta nelle pretese di dominio e di distruzione del mondo. E’ un’affermazione che suona alle orecchie delle persone come un’affermazione criminale: badi alla sua ferocia e risarcisca i danni che ha fatto al mondo, sia lui che i Ratzinger che lo hanno preceduto!

Criminalizzare il mondo, attribuendogli delle colpe per poi attribuire a stesso il potere di eliminare le colpe del mondo!

Io capisco che Ratzinger voglia fare passare per stupide le persone per riaffermare il proprio potere di dominio. Capisco anche che una persona come Massimo Cacciari possa dire “Sì buana!”, ma non capisco chi vuole sacrificare la società civile per consentire a Ratzinger di stuprarne il futuro.

 

Confermo: Ratzinger ha colpe terribili di devastazione sociale. Ratzinger ha colpe terribili nel devastare, truffare e ingannare la società civile. Ratzinger ha colpe terribili per le feroci aggressioni fatte alle donne e ai bambini di questa società civile. E sono colpe, responsabilità, atti atroci di devastazione sociale che non solo ricadono su Ratzinger e tutti i Ratzinger che lo hanno preceduto, ma su ogni singolo cristiano che si ritrova colpevole di atrocità e genocidio nei confronti della società civile.

Marghera, 04 maggio 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel trentaseiesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

36. Come l'agire, anche la sofferenza fa parte dell'esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla

nostra finitezza, dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche

nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la

sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a

superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dell'amore che rientrano

nelle esigenze fondamentali dell'esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta

contro il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli innocenti e anche le

sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni. Sì, dobbiamo fare di

tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre

possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché

nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo – è

continuamente fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che

personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. Noi sappiamo che questo Dio c'è e

che perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29) è presente nel mondo. Con la

fede nell'esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza della guarigione del mondo.

Ma si tratta, appunto, di speranza e non ancora di compimento; speranza che ci dà il coraggio di

metterci dalla parte del bene anche là dove la cosa sembra senza speranza, nella consapevolezza

che, stando allo svolgimento della storia così come appare all'esterno, il potere della colpa rimane

anche nel futuro una presenza terribile.

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