Per Ratzinger
gli uomini sono dei peccatori.
Il principio del piacere in Epicuro.
Peccato e senso di colpa.
La malattia come punizione del Dio padrone
per i peccati.
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al trentaseiesimo paragrafo
Nel trentaseiesimo paragrafo Ratzinger
offende gli Esseri Umani!
E’ un’offesa grave. Un’offesa all’uomo, al
suo divenuto, agli sforzi con cui ha affrontato la sua esistenza.
Dice Epicuro:
“Ed è per questo che noi diciamo il piacere principio e fine
della vita felice. Poiché è nel piacere che l’esperienza ci ha dimostrato
consistere il bene primo a noi congenere, e come da esso
diamo inizio diamo inizio ad ogni elezione ed ogni fuga, così ad esso ci
riduciamo nel giudicare ogni bene sulla base dell’affezione che ci fa da norma.
E poiché questo è il bene primo a noi connaturato, per la medesima ragione
ancora non ogni piacere eleggiamo, ma vi sono casi in
cui a molti piaceri rinunciamo, quando ad essi maggiore segua per noi la
molestia; e molti dolori stimiamo di dover preferire ai piaceri, ove una
sopportazione anche lunga dei dolori ci assicuri una maggior quantità di
piacere. Ogni piacere dunque, per avere natura alla nostra conforme, è un bene,
ma non tutti sono da eleggere; così ogni dolore è un male, ma non tutti sono
sempre da fuggire. Ed è in base alla commisurazione
dei vantaggi e alla considerazione dei danni che tutte queste cose vanno
giudicate. Vi sono dei momenti infatti in cui il bene è per noi un male, altri, in cui il
male è per noi un bene.” Epicuro, Lettera a Meneceo 129-130
Il piacere è l’essenza dell’esistenza umana. E’ il piacere
che ci induce ad agire. Il dolore è una perversione,
una sfida che ci viene lanciata dal mondo in cui
viviamo e alla quale dobbiamo opporre tutto noi stessi per non essere sopraffatti.
Chi odia l’umanità impone all’umanità
il dolore come regola della propria esistenza. Gli chiede di soccombere al
mondo. Di farsi preda, di non opporre la propria volontà e la
propria intelligenza alla volontà e all’intelligenza dei soggetti del mondo.
Chi odia l’umanità impone all’umanità il crocifisso
imponendo all’umanità di soffrire ad imitazione di chi, chi odia l’umanità, lo eleva
ad esempio da imitare.
Dice Ratzinger:
“Come l'agire, anche
la sofferenza fa parte dell'esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla
nostra finitezza, dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia,
si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente
bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per
quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a
superare le sofferenze psichiche.”
La sofferenza, dice Ratzinger, è
deriva anche dalla “dalla massa di colpa
che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in
modo inarrestabile.”
E’ quanto di più offensivo ed ingiurioso si possa dire nei confronti degli Esseri Umani!
Sei disgraziato perché sei colpevole. Su di te molte colpe si sono
accumulate. Il mio dio padrone ti sta punendo col dolore. Il mio dio padrone,
dice Ratzinger, manda gioia e dolore e tu meriti solo dolore. Tu meriti solo dolore, dice Ratzinger ai bambini malati di aids
che lui stesso, proibendo il preservativo, ha contribuito a far nascere e a far
vivere nel dolore per il suo piacere. Non è lui che ha costruito dolore, ma il suo
dio padrone che se avesse voluto avrebbe, secondo Ratzinger,
potuto far nascere bambini senza l’aids.
La vita è ricerca di piacere, sempre!
Anche quando il dolore attanaglia gli
uomini. L’attività
dell’uomo consiste nel lenire quel dolore cercando una quantità maggiore di
piacere che quel dolore ostacola.
Per Ratzinger, il dolore è la
regola da imporre alla società. La società deve vivere perennemente nel più
atroce dolore, ma lui, Ratzinger, dopo aver costretto
la società a vivere nel dolore “...bisogna
fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto
possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare
le sofferenze psichiche.”
Il dolore è la regola che Ratzinger
intende imporre alla società e la sua attività, arbitraria e soggettiva nel
gestire i dolori altrui, è un’attività compassionevole e magnanima. Ma l’attenzione non va posta su chi porge il pane, ma su chi
ha costretto le persone alla fame dopo averle rapinate e distrutte. Ratzinger, e i Ratzinger prima di
lui, hanno devastato la vita degli Esseri Umani, per poterla gestire a proprio
piacimento. Per controllare gli Esseri Umani. Per ridurli in
miseria, costretti alla speranza e obbligati a rendere grazie al dio
padrone di Ratzinger che, dopo averne distrutto le
condizioni di vita, pretende di gestire a suo piacimento la miseria degli
uomini.
La miseria di Ratzinger contro la
nobiltà del pensiero di Epicuro!
“Ed è per
questo che noi diciamo il piacere principio e fine della vita felice.”
Ma a Ratzinger interessa il
controllo degli uomini, il dominio degli Esseri Umani, che può ottenere
soltanto se gli Esseri Umani accettano il dolore come parte ineluttabile della
loro vita e non come sfida che la vita pone loro affinché emergano, divengano e si trasformino, contraddizione dopo
contraddizione.
Il primo che emerge dall’uovo primordiale è Fanes: colui che spezza le membra
o che scioglie i legamenti. Colui che non accetta
catene. Colui che non accetta costrizioni; colui che
si cala nel cuore di ogni vivente al fine di spingerlo a migliorare sempre: a
costruire la sua vita nel piacere della distensione e della dilatazione nella
propria oggettività.
Dice Ratzinger:
“Sono tutti doveri sia
della giustizia che dell'amore che rientrano nelle
esigenze fondamentali dell'esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana.
Nella lotta contro il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la
sofferenza degli innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto
aumentate nel corso degli ultimi decenni.”
Cosè Giustizia?
Essa, Giustizia, è signora!
Nessuno sopra Giustizia.
Se una forza si impone a Giustizia
nega Giustizia per trasformarsi in dispotismo.
Nel quinto “comandamento” dei cristiani è scritto: “Non
uccidere”. Poi vengono precisate le eccezioni nel
Catechismo Romano. Fra le eccezioni si cita Esodo 32,29.
Vogliamo leggerla quest’eccezione?
““..e gridò: "Chi è per
il signore?...a me!” E si raccolsero attorno a lui tutti i figli di Levi, Egli
ordinò loro: “Ha detto il signore Iddio d'Israele: ciascuno di voi si meta la
spada al fianco: andate in giro pel campo, da una porta all'altra, e ognuno
uccida il fratello, l'amico, il parente”. I figli di Levi fecero secondo le
parole di Mosè; e in quel giorno perirono fra il
popolo circa tremila uomini. Poi Mosè disse: “Oggi
voi siete stati consacrati al servizio del Signore, chi al prezzo del proprio
figlio, e chi del proprio fratello; perciò oggi egli vi dona la benedizione”.” Esodo 32, 26-29
Uccidere gli schiavi, gli inermi, coloro che non si mettono
in ginocchio: così i cristiani si assolvono dai massacri e dai genocidi che
hanno seminato nel corso della storia.
Un cristiano è nemico di Giustizia: vuole stuprarla
sottomettendola al suo padrone. Il cristiano mette Giustizia in catene per
aiutare il suo dio padrone a dominare e a distruggere l’esistenza degli Esseri
Umani. L’amore del cristiano non è rivolto alle persone, ma al suo dio. Per
questo “amore” distrugge le persone che non amano come lui il suo dio padrone. Uccide e stermina i popoli; impedisce alle donne di abortire; costruisce
la miseria e criminalizza le persone con la colpa.
Un cristiano non ha nessun senso della Giustizia. Lui,
identificandosi con il dio padrone, si ritiene il padrone della giustizia. In diritto di violare le leggi e le norme morali a maggior gloria
del suo dio padrone.
Non c’è senso di giustizia che pervade il cristiano,
ma odio che si disseta nell’esercizio del possesso delle persone. Odio
che si disseta nel compiacimento che il cristiano prova nel sottomettere le
persone rendendole incapaci di poter invocare GIUSTIZIA contro i torti che le
persone subiscono per la gloria del dio padrone. I santi cattolici sono gli
esempi della glorificazione di Ratzinger dell’INGIUSTIZIA che egli stesso esalta in ossequio alla
gloria del suo dio padrone.
Quando mai i cristiani hanno combattuto il
dolore fisico, le malattie, che attraversano l’umanità?
Come sono giunti a Roma hanno provveduto a
distruggere le terme, hanno provveduto a distruggere la medicina, hanno
provveduto a distruggere la cultura. E tutto ciò per permettere
al loro dio padrone di seminare dolori e morte nella società a suo piacimento.
Punire gli uomini per i loro peccati!
A tutt’oggi, questo delitto contro l’umanità, grida risarcimento
davanti a Giustizia affinché il dio dei cristiani e il cristo Gesù siano condannati all’infamia.
" A
quella vista, tutto il popolo si prostrò per terra, esclamando: "E' il
signore il vero dio! E' il signore il vero dio!". Allora
Elia ordinò loro: "Prendete i profeti di Baal:
non ne scampi nemmeno uno!". Essi li presero. poi
egli li fece scendere presso il torrente Cison, dove
li sgozzò." Bibbia, 1 Re 18, 39-40
Azione approvata dal cristo Gesù
durante l'episodio della trasfigurazione.
Oppure, se vogliamo fare un
altro esempio a caso.
“L’anno
ventisettesimo di Geroboamo, re d’Israele, divenne re
di Giuda Ozia, figlio di Amasia.
Egli aveva sedici anni, quando cominciò a regnare, e regnò
per cinquantadue anni in Gerusalemme. Sua
madre si chiamava Jecolia ed era di
Gerusalemme. Egli fece quello che piaceva al Signore, secondo tutto ciò che
aveva compiuto Amasia, suo padre; tuttavia non demolì
gli alti luoghi e il popolo continuò ad offrire sacrifici e a bruciare incenso
sulle alture. Ma il Signore punì il re, che divenne lebbroso fino al giorno della sua morte, sicché fu costretto a vivere
segregato, in una casa appartata. “ II Re 15, 1-5
Non mi risulta che le sofferenze
psichiche siano aumentate se non là dove i cristiani hanno agito. La
depressione come malattia nella società è imposta dai cristiani attraverso la
manipolazione mentale e la privazione delle persone della possibilità di attrezzarsi adeguatamente per affrontare la loro
esistenza.
“Più
genericamente, i pellegrinaggi religiosi facevano concorrenza alle guerre
nell’originare infezioni epidemiche. La nozione secondo la quale le malattie
erano inviate da dio, poteva facilmente essere interpretata nel senso che era
empio interferire nei propositi divini cercando volutamente di prendere
precauzioni contro i contagi, sia in guerra che
durante i pellegrinaggi. Parte del significato del pellegrinaggio era
l’assunzione del rischio nella ricerca della sanità. Morire durante il viaggio
era, per il credente, un atto di dio attraverso il quale egli sottraeva
deliberatamente il pellegrino alle difficoltà della vita terrena per portarlo
al proprio cospetto. Le malattie e i pellegrini erano quindi complementari sia
sotto l’aspetto psicologico che sotto l’aspetto
epidemiologico.” Tratto da:
“La peste nella storia” di William H. McNeill
Si, negli ultimi due secoli, dopo l’avvento
dell’illuminismo prima e del laicismo che ha riunificato l’Italia, le
condizioni delle persone nell’affrontare le malattie, spesso imposte dai
cristiani, sono migliorate. Quando le persone potranno
decidere come morire, allora le loro condizioni di vita miglioreranno
ulteriormente.
Dice Ratzinger:
“Sì, dobbiamo fare di
tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta
nelle nostre possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso
la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere
del male, della colpa che – lo vediamo – è continuamente fonte di sofferenza.
Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che personalmente entra nella
storia facendosi uomo e soffre in essa.”
Le condizioni di vita atroci imposte dai cristiani agli
uomini impongono le condizioni della sofferenza. Pensate soltanto a quanto i
cristiani hanno fatto soffrire i bambini, stuprandoli, violentandoli e
deportandoli:
Dal giornale La
Repubblica del 31 luglio 1998
“Fino al
1967 oltre 150.000 bambini furono spediti, anche contro il volere delle
famiglie, a “rinsanguare” l'impero coloniale
I BABY
DEPORTATI DI SUA MAESTA'
Londra
chiede scusa per le violenze ai piccoli emigranti
“Orfani,
figli di ragazze madri, o di poveri, venivano
imbarcati per l'Australia, il Canada,
“Il racconto dei sequestrati: botte, stupri e per cibo pezzi di
pane gettati per terra dalle suore aguzzine”
“A Theresa come a tanti altri bambini era stato raccontato che
partiva per una vacanza. E invece l'accoglienza
nell'orfanotrofio di Neerkol, nel nord Queensland, in Australia, fu quella di un campo di
concentramento: botte, sevizie, lavoro senza sosta. Theresa
ricorda bene le Sisters of Mercy,
le “sorelle della misericordia” a cui era stata
affidata. Per loro la carità cristiana erano pezzi di
pane duro buttati per terra a scatenare le zuffe fra i ragazzi affamati. ....
Ancora più sfortunato era chi cadeva in mano ai Christian
Brothers, monaci cristiani che dell'amore fraterno
avevano dimenticato anche le basi. Alcuni dei ragazzi finiti nelle loro grinfie
raccontano di sfide all'ultimo stupro, di gare a chi superava le cento violenze..... Il meccanismo della deportazione era semplice: sin dal
1850 verso le colonie di Sua Maestà fu organizzato un traffico di bambini,
trasfusione di sangue bianco in zone ancora non del tutto “civilizzate”. In
genere erano orfani, figli di ragazze madri, o “ceduti” da genitori incapaci di
mantenerli, ma anche bimbi “rapiti” senza il consenso delle famiglie. Almeno
Non esiste, nella storia, un gesto di un cristiano che
elimini la sofferenza. Al contrario, il cristianesimo è la fonte delle
sofferenze, dei dolori. E mentre il cristiano, come Ratzinger, si compiace nel diffondere le sofferenze, imputa
le sofferenze al potere del male, della colpa che gli uomini avrebbero. Non le
imputa alla sua attività perversa nei confronti dell’umanità per imporre il suo
dio padrone.
Il loro padrone potrebbe....
Cosa?
Cessare di far del male agli Esseri Umani?
E di che cosa si compiacerebbe il
cristiano se non fa del male agli Esseri Umani e rientra nel consesso sociale
abbandonando il suo atteggiamento di setta che tenta di destabilizzare le
Istituzioni?
I cristiani chiamano sé stessi
“peccatori” e usano la ferocia affinché tutti, attorno a loro, si sentano PIU’ PECCATORI DI LORO. Per imporre sensi di colpa. Per imporre malattie e sofferenze con cui espiare le loro colpe.
Di queste sofferenze i cristiani si compiacciono. Poi, succede, diventano
vecchi. E allora altri cristiani si compiacciono delle
loro sofferenze: come con Wojtyla.
E’ il male voluto e imposto dal cristiano per permettere al
suo dio di dispensare il suo potere mentre gli uomini,
terrorizzati, sono costretti a supplicare.
Sentirsi colpevole: è il sentimento che il cristiano ama
veder espresso nell’uomo.
Dice Ratzinger concludendo
il trentasettesimo paragrafo:
“Noi sappiamo che
questo Dio c'è e che perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29) è presente nel mondo.
Con la fede nell'esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza
della guarigione del mondo. Ma si tratta, appunto, di speranza e non ancora di
compimento; speranza che ci dà il coraggio di metterci dalla parte del bene
anche là dove la cosa sembra senza speranza, nella consapevolezza che, stando
allo svolgimento della storia così come appare all'esterno, il potere della
colpa rimane anche nel futuro una presenza terribile.”
Sarebbe interessante che Ratzinger
precisasse la fonte della sua “certa conoscenza relativa all’esistenza
del suo dio” al di fuori del suo bisogno patologico di dipendenza dal dio
padrone di cui egli è la volontà incarnata. Dimostrarne l’esistenza oltre il
suo delirio di onnipotenza. Dimostrarne l’esistenza
oltre quel bisogno fideistico che l’infantilismo
della dipendenza gli impone.
Detto questo, come nella relazione citata fra peccato-lebbra in
Ozia, Ratzinger estende la relazione
malattia-peccato, peccato-sofferenza, ad ogni sofferenza e malattia del genere
umano. Dove il “togliere il peccato” sta a significare
nel “togliere la malattia o togliere la sofferenza”.
L’accento non va posto su “togliere i peccati del mondo”, ma
sulla pretesa di dominare il mondo affermando che il mondo ha dei “peccati”,
dei sensi di colpa, che qualcuno pretende che vengano
espiati.
L’infami del Gesù
di Nazareth non consiste nel voler “togliere i peccati del mondo”, ma nella sua
pretesa di attribuire delle colpe al mondo!
Come si permette Ratzinger di
manifestare la sua ferocia, il suo odio, nei confronti
del mondo affermando che il mondo è portatore di colpe?
L’affermazione di Ratzinger, citata
dal vangelo di Giovanni, è un’affermazione che deve essere circoscritta nelle
pretese di dominio e di distruzione del mondo. E’ un’affermazione che suona
alle orecchie delle persone come un’affermazione criminale: badi alla sua
ferocia e risarcisca i danni che ha fatto al mondo, sia lui che
i Ratzinger che lo hanno preceduto!
Criminalizzare il mondo, attribuendogli delle colpe per poi
attribuire a sé stesso il potere di eliminare le colpe
del mondo!
Io capisco che Ratzinger voglia
fare passare per stupide le persone per riaffermare il proprio potere di
dominio. Capisco anche che una persona come Massimo Cacciari
possa dire “Sì buana!”, ma non capisco chi vuole
sacrificare la società civile per consentire a Ratzinger
di stuprarne il futuro.
Confermo: Ratzinger ha colpe
terribili di devastazione sociale. Ratzinger ha colpe
terribili nel devastare, truffare e ingannare la società civile. Ratzinger ha colpe terribili per le feroci aggressioni
fatte alle donne e ai bambini di questa società civile. E sono colpe,
responsabilità, atti atroci di devastazione sociale che non solo ricadono su Ratzinger e tutti i Ratzinger che
lo hanno preceduto, ma su ogni singolo cristiano che si ritrova colpevole di atrocità e genocidio nei confronti della società civile.
Marghera, 04 maggio 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
trentaseiesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
36. Come l'agire, anche la sofferenza fa
parte dell'esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla
nostra
finitezza, dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è
accumulata e anche
nel
presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il
possibile per diminuire la
sofferenza:
impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i
dolori; aiutare a
superare
le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dell'amore che rientrano
nelle
esigenze fondamentali dell'esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana.
Nella lotta
contro
il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli
innocenti e anche le
sofferenze
psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni. Sì, dobbiamo
fare di
tutto
per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle
nostre
possibilità –
semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e
perché
nessuno
di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo
– è
continuamente
fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che
personalmente
entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. Noi sappiamo che questo Dio
c'è e
che
perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv
1,29) è presente nel mondo. Con la
fede
nell'esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza della
guarigione del mondo.
Ma si tratta, appunto, di speranza e non
ancora di compimento; speranza che ci dà il coraggio di
metterci
dalla parte del bene anche là dove la cosa sembra senza speranza, nella
consapevolezza
che,
stando allo svolgimento della storia così come appare all'esterno, il potere
della colpa rimane
anche
nel futuro una presenza terribile.
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