L’amore per il dio padrone di Ratzinger.

 

L’odio nei confronti degli uomini di Ratzinger.

 

L’odio nei confronti della società civile di Ratzinger.

 

La tristezza di Ratzinger per non poter più bruciare le persone.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al trentacinquesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

Se a qualcuno interessa il libro in carta

lo può ordinare ad Amazon, IBS, ad ogni libreria o all'editore

 

Vai all'indice generale commento enciclica Spe Salvi di Ratzinger.

In questo trentacinquesimo paragrafo di Ratzinger affrontiamo le radici psicologiche e sociali del fanatismo.

Un fanatismo che Ratzinger vuole allontanare da sé per attribuirlo ad oggetti psicologici e morali estranei alla sua attività che, di fatto, coincide con la costruzione di ogni forma di fanatismo sociale e morale.

Fanatismo e delirio paranoico, sono spesso associati anche quando la psicologia tende a limitare il suo intervento nel fanatismo espresso dalle religioni dominanti. Come per gli islamici che si fanno saltare in aria o come l’esaltazione del “martirio” (sempre inventato e millantato) dei cristiani. Un’esaltazione fanatica che trova la sua giustificazione in questo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi.

 

Dice Ratzinger:

 

Ogni agire serio e retto dell'uomo è speranza in atto. Lo è innanzitutto nel senso che cerchiamo così di portare avanti le nostre speranze, più piccole o più grandi: risolvere questo o quell'altro compito che per l'ulteriore cammino della nostra vita è importante; col nostro impegno dare un contributo affinché il mondo diventi un po' più luminoso e umano e così si aprano anche le porte verso il futuro.”

 

Non esiste un solo contributo all’umanità portato dal cristianesimo: stragi, schiavismo, distruzione, costruzione della miseria, impoverimento dei livelli di vita, ecc. Questo ha portato il cristianesimo: la disperazione e, con la disperazione, il fanatismo della distruzione. La distruzione dell’altro in quanto l’altro deve sottomettersi al suo dio. Le speranze del cristiano passano attraverso il fanatismo religioso: perché c’è la catastrofe del terremoto? Perché il dio dei cristiani “punisce i peccatori”. Ma i “peccatori da punire” non sono i cristiani che pregano, ma sono gli altri. Gli altri, gli infedeli. Quelli che non si mettono in ginocchio abbastanza velocemente. Quelli che devono essere macellati; i bambini che devono essere stuprati a maggior gloria del dio dei cristiani.

Il mondo era luminoso, prima dell’arrivo dei cristiani.

I cristiani lo hanno cacciato nelle tenebre.

L’ultimo Hierophante di Eleusi, ormai novantenne, all’assalto delle orde cristiane, dichiarò che un’onda nera ed oscura si stava stendendo sulla Terra.

Da allora fu una lotta feroce dello Spirito Umano contro il dogmatismo oscurantista cristiano per fondare la luce del futuro.

Un futuro che il cristiano vede luminoso soltanto con il suo dominio. Illuminato dai roghi su cui brucia le persone o nelle camere a gas in cui ammazza chi non adora il suo stesso dio.

L’odio con cui il cristiano annienta le società civili è rappresentato da molte forme nella storia, oggi si rappresenta con l’impedimento all’aborto delle donne, all’impedimento alle persone di disporre del loro corpo, all’impedimento ai bambini di diventare adulti, all’impedimento alla società di osservare regole e doveri per assecondare i bisogni delle persone di cui la società è sostanza.

Il cristiano, con la sua ferocia, spegne il futuro delle donne impedendo loro di abortire e accende il futuro luminoso del suo dio che, attraverso la miseria imposta, vede più luminoso il suo dominio sull’uomo: ma noi, noi, dobbiamo decidere se stare dalla parte della società che costruisce stessa o dalla parte del dio padrone.

Afferma Ratzinger:

 

Ma l'impegno quotidiano per la prosecuzione della nostra vita e per il futuro dell'insieme ci stanca o si muta in fanatismo, se non ci illumina la luce di quella grande speranza che non può essere distrutta neppure da insuccessi nel piccolo e dal fallimento in vicende di portata storica. Se non possiamo sperare più di quanto è effettivamente raggiungibile di volta in volta e di quanto di sperabile le autorità politiche ed economiche ci offrono, la nostra vita si riduce ben presto ad essere priva di speranza. È importante sapere: io posso sempre ancora sperare, anche se per la mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente da sperare.

 

E sono affermazioni di chi costruisce la miseria sociale. Di chi fa della miseria sociale intento delle proprie azioni. Tanto che, una volta costruita la miseria fra gli Esseri Umani, deve impedire che gli Esseri Umani chiedano giustizia. Deve sottometterli alla miseria, costringerli a sperare nell’intervento del dio padrone di cui la miseria è al servizio.

Ossessionare le persone stanca. Indubbiamente. Non stanca vivere le contraddizioni dell’esistenza. Stanca quando i dogmi sono imposti alla vita. Quando si impongono fobie sessuali alle persone per soddisfare la vagina vergine, dogma cristiano, inevitabilmente le pulsioni sessuali delle persone chiedono di essere veicolate e rompono gli argini spesso provocando gravi disagi sociali. Si muta nel fanatismo ossessivo che viene imposto ai bambini indifesi per impedire loro di masturbarsi terrorizzandoli con minacce degne di un dio padrone che minaccia l’umanità con un’onnipotenza millantata e con eserciti reali che saccheggiano la vita delle persone. Si terrorizzano i bambini con pericoli di cecità o di gravi malformazioni se solo osano masturbarsi e le minacce sono finalizzate a costruire gravi malattie psico-fisiche nelle loro persone al fine di costringerli alla speranza. Una speranza che si concretizza in tutti quegli atti criminali in cui, alla fine, le pulsioni sessuali finiscono per veicolarsi.

I dogmi cristiani, dalla creazione, alla vagina vergine della loro madonna, all’ossessione del dio padrone o del cristo Gesù che ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a  lui è TUTTA UN FALLIMENTO. Un fallimento che si misura nella società umana. Un fallimento che si misura nei bisogni delle persone di liberarsi dalle ossessioni della sottomissione che per ordine del cristo Gesù i cristiani impongono alle persone indifese.

Cosa spera il cristiano?

Forse qualche cosa di diverso del dominio del mondo?

Forse qualche cosa di diverso del desiderio che tutto il mondo si metta in ginocchio davanti a lui?

Forse vuole vivere la sua vita?

No! Il cristiano vuole imporre la disperazione sociale per costringere le persone a sperare nella sua magnanimità. Costringere le persone a diventare dei soggetti di carità e non dei soggetti di diritto.

La disperazione del cristiano è la disperazione di chi non riesce a mettere in ginocchio le persone davanti a sé in quanto rappresentante del dio padrone. Ed è allora che il cristiano afferma, come Ratzinger: “io posso sempre ancora sperare, anche se per la mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente da sperare.”

E’ il tormento del cristiano.

Il tormento del cristiano che dice. “Io sono il vostro padrone perché il mio dio, il dio padrone e creatore dell’universo, mi ha designato come vostro padrone!”

Così, il cristiano, quando ha i mezzi agisce per distruggere le persone che non riconoscono il suo potere, il suo diritto al dominio. Quando il cristiano non ha i mezzi perché la società civile non gli consente più di accendere i roghi o di usare le camere a gas, allora il cristiano si lamenta e si dispera confidando nell’aiuto del suo dio padrone. Allora la disperazione del cristiano si trasforma in speranza. Verrà il mio dio padrone, il mio cristo Gesù, sulle nubi, con grande potenza e voi, voi che non avete voluto mettervi in ginocchio davanti a me, sarete giudicati e gettati nella Gaenna dove c’è fuoco, fiamme, freddo e stridor di denti!”

E’ la speranza del cristiano che della disperazione sociale si nutre e si ciba.

 

Ed è la disperazione di Ratzinger che lo porta ad affermare:

Solo la grande speranza-certezza che, nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell'Amore e, grazie ad esso, hanno per esso un senso e un'importanza, solo una tale speranza può in quel caso dare ancora il coraggio di operare e di proseguire. Certo, non possiamo « costruire » il regno di Dio con le nostre forze – ciò che costruiamo rimane sempre regno dell'uomo con tutti i limiti che sono propri della natura umana. Il regno di Dio è un dono, e proprio per questo è grande e bello e costituisce la risposta alla speranza.

 

Si! Il cristiano accumula fallimenti dietro fallimenti. Ma, nell’accumulare fallimenti dietro a fallimenti personali, accumula dei successi dietro a successi. Successi che si sostanziano del danneggiare le società civili, nel distruggere la vita degli Esseri Umani, nel saccheggiare il divenire delle società. Miseria dopo miseria costituisce il successo sociale del cristiano; fallimento dopo fallimento, costituisce il suo fallimento personale come cristiano.

E’ violento il cristiano nell’imporre i suoi dogmi alle persone per distruggere la loro vita. Nel farlo accumula il suo fallimento esistenziale.

Così, Ratzinger, fa coraggio al cristiano affinché continui a distruggere i sistemi sociali e, nel farlo, distrugga anche sé stesso per la maggior gloria del suo dio.

Il “regno di dio” è quanto i cristiani hanno costruito distruggendo la vita delle persone. Dal “regno di dio” gli Esseri Umani sono usciti per costruire il loro futuro. Così ai cristiani non resta che sognare l’avvento del loro dio, un nuovo regno di dio nel quale essi si ritengono eletti e in diritto di torturare coloro che non si mettono in ginocchio.

Le società civili non vogliono più che i cristiani brucino sui roghi le persone e allora, i cristiani, consolano stessi: “Il regno di Dio è un dono, e proprio per questo è grande e bello e costituisce la risposta alla speranza.”

 

Continua Ratzinger:

 

E non possiamo – per usare la terminologia classica – « meritare » il cielo con le nostre opere. Esso è sempre più di quello che meritiamo, così come l'essere amati non è mai una cosa « meritata », ma sempre un dono. Tuttavia, con tutta la nostra consapevolezza del « plusvalore » del cielo, rimane anche sempre vero che il nostro agire non è indifferente davanti a Dio e quindi non è neppure indifferente per lo svolgimento della storia. Possiamo aprire noi stessi e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore, del bene.

 

Il cielo che il cristiano ottiene è sempre un dono e non qualche cosa che si conquista con le sue opere di distruzione della società civile. Il benessere della società civile, il divenire dell’uomo nella sua vita, non è oggetto che si misura in funzione della conquista di un qualche cosa, ma, come dice il cristo Gesù, “quel posto è per colui al quale è stato destinato”. Tu, dice Ratzinger, distruggi e domina la società, ma il cielo che avrai sarà comunque un dono che tu non avrai conquistato con le tue opere. Un po’ come il “fariseo e il peccatore” che salgono al tempio: il dio padrone dei cristiani teme il fariseo che, ossequioso e rispettoso delle leggi e delle regole, ha rispettato le persone e le leggi. Lui, il fariseo, il puro, può chiedere al dio padrone di rispettare la sua promessa. Il peccatore è, invece, l’ideale del cristiano. Colui che fa del male alla società e che, proprio per aver fatto del male alla società, aspetta il premio come un dono senza porre le condizioni al suo dio padrone. Non è un uomo che ha stipulato un patto, ma è colui che ha subito un patto dal suo dio padrone, che lo ha violato per compiacere e onorare il suo dio padrone attraverso il suo umiliarsi davanti al dio padrone: egli acquista meriti, perché ha distrutto la società e si umilia davanti al padrone. In fondo, non ha forse distrutto e danneggiato la società per la gloria del dio padrone?

Non ha forse aperto la società per “aprire noi stessi e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore, del bene.”?

Dove i termini “verità, amore e bene” significano la distruzione dell’uomo e l’accettazione dell’uomo della sua distruzione in funzione dell’amore che l’uomo deve all’odio del suo dio padrone; alla distruzione del vero dell’uomo in funzione della verità assoluta imposta dal dio padrone; della distruzione del bene sociale in funzione del bene con cui il dio padrone distrugge il divenire dell’uomo.

Significati che Ratzinger ribadisce nelle opere dei suoi “santi” quando afferma:

 

Possiamo aprire noi stessi e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore, del bene. È quanto hanno fatto i santi che, come « collaboratori di Dio », hanno contribuito alla salvezza del mondo (cfr 1 Cor 3,9; 1 Ts 3,2). Possiamo liberare la nostra vita e il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futuro. Possiamo scoprire e tenere pulite le fonti della creazione e così, insieme con la creazione che ci precede come dono, fare ciò che è giusto secondo le sue intrinseche esigenze e la sua finalità”

 

Indubbiamente lo scheletro esposto, dopo averlo opportunamente plastificato, di Padre Pio contribuisce alla salvezza delle finanze di quella specifica chiesa cristiana. Ma alle orecchie della società civile ciò suona come un insulto. Un insulto all’uomo, alla sua vita e all’intera società civile.

I campi di sterminio, le stragi, i missionari cristiani in Asia, Africa, America Latina, i massacri di Teodosio, Carlo Magno, i papi cattolici, lo sterminio degli eretici, lo sterminio delle “streghe”, lo sterminio dei popoli in nome di “dio lo vuole” “hanno contribuito alla salvezza del mondo”.

Cita Ratzinger:

 

“Noi, infatti, siamo gli operai di dio: voi, invece, siete il campo di dio e l’edificio di dio.” Paolo di Tarso 1 Corinti 3,9

 

“…vi abbiamo mandato Timoteo, nostro fratello e ministro di dio nel vangelo di cristo con l’incarico di sostenervi e incoraggiarvi nella vostra fede….” Paolo di Tarso Tessalonicesi 3,2

 

“Io sono il vostro padrone” afferma Ratzinger. Io sono colui che opera in nome di dio e voi non avete né personalità né intelligenza: siete muti come un campo o come un edificio.

Non avete dignità, non avete personalità, non avete bisogni né tensioni di vita: io sono il vostro padrone in nome del dio padrone, dice Ratzinger. Così i santi cristiani sono dei terroristi assassini agli occhi della società civile, ma meritori di venerazione agli occhi e per conto del dio padrone in quanto, danneggiando la società civile, hanno fatto la gloria e il potere del dio padrone.

Liberare la vita dagli inquinamenti che potrebbero danneggiare il futuro dominio del dio padrone, per Ratzinger, è un dovere sacro. Alzare roghi e bruciare le persone per Ratzinger non è solo un diritto che rivendica, ma un dovere che sente di dover compiere a maggior gloria del suo dio padrone. “tener pulite le fonti della creazione” significa tener in attività la manipolazione mentale messa in atto nei confronti dei bambini attraverso la quale si induce quella patologia psichiatrica da dipendenza che costringe le persone a credere nel dio padrone e in Ratzinger come suo rappresentante.

 

“Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è sopra ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra e negli inferi, e ogni lingua confessi che cristo Gesù è il padrone, a gloria di Dio padrone.” Paolo di Tarso Filippesi 2, 9-11

 

In questa attività di distruzione sociale Ratzinger coglie le condizioni per le quali cogliere il dono, il premio dal suo dio, per aver distrutto la società degli Esseri Umani e averla chiusa al suo futuro. Violentare gli uomini affinché confessino che lui, che rappresenta cristo Gesù, è il loro padrone. In questo sta la gloria del suo dio e la speranza di Ratzinger di essere riconosciuto dio e padrone degli uomini. Soltanto costringendo gli uomini a piegare davanti a lui “ogni ginocchio” potrà alleviare l’angoscia della sua disperazione per il fallimento della sua vita.

Fare ciò che è giusto. Ma non ciò che è giusto per gli Esseri Umani, ma fare ciò che è giusto per il dio padrone secondo le sue intrinseche esigenze e le sue finalità.

Non l’uomo che agisce in funzione degli uomini, ma Ratzinger, lo schiavo del suo dio padrone che rivendica la sua posizione di schiavo “servo dei servi” distruggendo le condizioni di vita degli uomini e trasformandoli in suoi schiavi a maggior gloria del suo dio padrone.

Gente come Cacciari si sono letti la Spe Salvi e non si sono nemmeno arrabbiati: quanta complicità hanno con l’odio sociale di Ratzinger!

Conclude il trentacinquesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger, dicendo:

 

Ciò conserva un senso anche se, per quel che appare, non abbiamo successo o sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili. Così, per un verso, dal nostro operare scaturisce speranza per noi e per gli altri; allo stesso tempo, però, è la grande speranza poggiante sulle promesse di Dio che, nei momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire.

 

Essere impotenti nel desiderio di bruciare vive le persone. Deve essere molto frustrante per Ratzinger. Il sopravvento delle forze ostili, per Ratzinger, sono le forze sociali che tendono a garantire all’individuo quella libertà di manifestare stesso in contrapposizione alla verità etica e morale imposta dal suo dio.

“Dovete stare in ginocchio!” Proclama Ratzinger. “No!” afferma la Corte Costituzionale. L’uomo deve essere padrone della sua vita e del suo corpo, non può essere sottomesso a nessun dio padrone, a nessuna verità assoluta, a nessun padrone che non sia la legge civile che deve essere applicata a tutti i soggetti nel medesimo modo.

La disperazione che Ratzinger produce col suo operare costruisce la disperazione delle persone. Quella disperazione si nutre della speranza nell’intervento del padrone. Un intervento tanto spostato nel tempo da non poter essere verificato dalle persone che, per l’attività di Ratzinger, camminano verso la disperazione. Diventerà santo Ratzinger. Lo diventerà per i meriti che ha acquisito nel costruire la disperazione fra gli Esseri Umani. Un esempio che ogni cristiano deve seguire per guadagnarsi quella ricompensa che non è acquisita, ma è dono di riconoscenza del dio padrone per la gloria che la distruzione delle società civili ha costruito.

L’agire di Ratzinger porta gloria al dio padrone e disperazione alla società civile. Un domani di disperazione che costringe i genitori ad imporre ai loro figli quella speranza che li induce a sognare “montagne de polenta e mari de tocio!”.

Marghera, 29 Aprile 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO

 

Scrive Ratzinger nel trentacinquesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

II. Agire e soffrire come luoghi di apprendimento della speranza

35. Ogni agire serio e retto dell'uomo è speranza in atto. Lo è innanzitutto nel senso che cerchiamo

così di portare avanti le nostre speranze, più piccole o più grandi: risolvere questo o quell'altro

compito che per l'ulteriore cammino della nostra vita è importante; col nostro impegno dare un

contributo affinché il mondo diventi un po' più luminoso e umano e così si aprano anche le porte

verso il futuro. Ma l'impegno quotidiano per la prosecuzione della nostra vita e per il futuro

dell'insieme ci stanca o si muta in fanatismo, se non ci illumina la luce di quella grande speranza

che non può essere distrutta neppure da insuccessi nel piccolo e dal fallimento in vicende di portata

storica. Se non possiamo sperare più di quanto è effettivamente raggiungibile di volta in volta e di

quanto di sperabile le autorità politiche ed economiche ci offrono, la nostra vita si riduce ben presto

ad essere priva di speranza. È importante sapere: io posso sempre ancora sperare, anche se per la

mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente da sperare.

Solo la grande speranza-certezza che, nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e la storia

nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell'Amore e, grazie ad esso, hanno per esso

un senso e un'importanza, solo una tale speranza può in quel caso dare ancora il coraggio di operare

e di proseguire. Certo, non possiamo « costruire » il regno di Dio con le nostre forze – ciò che

costruiamo rimane sempre regno dell'uomo con tutti i limiti che sono propri della natura umana. Il

regno di Dio è un dono, e proprio per questo è grande e bello e costituisce la risposta alla speranza.

E non possiamo – per usare la terminologia classica – « meritare » il cielo con le nostre opere. Esso

è sempre più di quello che meritiamo, così come l'essere amati non è mai una cosa « meritata », ma

sempre un dono. Tuttavia, con tutta la nostra consapevolezza del « plusvalore » del cielo, rimane

anche sempre vero che il nostro agire non è indifferente davanti a Dio e quindi non è neppure

indifferente per lo svolgimento della storia. Possiamo aprire noi stessi e il mondo all'ingresso di

Dio: della verità, dell'amore, del bene. È quanto hanno fatto i santi che, come « collaboratori di Dio

», hanno contribuito alla salvezza del mondo (cfr 1 Cor 3,9; 1 Ts 3,2). Possiamo liberare la nostra

vita e il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il

futuro. Possiamo scoprire e tenere pulite le fonti della creazione e così, insieme con la creazione che

ci precede come dono, fare ciò che è giusto secondo le sue intrinseche esigenze e la sua finalità. Ciò

conserva un senso anche se, per quel che appare, non abbiamo successo o sembriamo impotenti di

fronte al sopravvento di forze ostili. Così, per un verso, dal nostro operare scaturisce speranza per

noi e per gli altri; allo stesso tempo, però, è la grande speranza poggiante sulle promesse di Dio che,

nei momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire.

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!