L’amore per il dio padrone di Ratzinger.
L’odio nei confronti degli uomini di Ratzinger.
L’odio nei confronti della società civile
di Ratzinger.
La tristezza di Ratzinger
per non poter più bruciare le persone.
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al trentacinquesimo paragrafo
In questo trentacinquesimo paragrafo di Ratzinger
affrontiamo le radici psicologiche e sociali del fanatismo.
Un fanatismo che Ratzinger vuole
allontanare da sé per attribuirlo ad oggetti psicologici e morali estranei alla
sua attività che, di fatto, coincide con la costruzione di ogni
forma di fanatismo sociale e morale.
Fanatismo e delirio paranoico, sono spesso associati anche
quando la psicologia tende a limitare il suo intervento nel fanatismo espresso
dalle religioni dominanti. Come per gli islamici che si fanno
saltare in aria o come l’esaltazione del “martirio” (sempre inventato e
millantato) dei cristiani. Un’esaltazione fanatica che trova la sua
giustificazione in questo paragrafo dell’enciclica Spe
Salvi.
Dice Ratzinger:
“Ogni agire serio e
retto dell'uomo è speranza in atto. Lo è innanzitutto
nel senso che cerchiamo così di portare avanti le nostre speranze, più piccole
o più grandi: risolvere questo o quell'altro compito
che per l'ulteriore cammino della nostra vita è importante; col nostro impegno
dare un contributo affinché il mondo diventi un po' più luminoso e umano e così
si aprano anche le porte verso il futuro.”
Non esiste un solo contributo
all’umanità portato dal cristianesimo: stragi, schiavismo, distruzione,
costruzione della miseria, impoverimento dei livelli di vita, ecc. Questo ha
portato il cristianesimo: la disperazione e, con la disperazione, il fanatismo
della distruzione.
La distruzione dell’altro in quanto l’altro deve
sottomettersi al suo dio. Le speranze del cristiano passano attraverso
il fanatismo religioso: perché c’è la catastrofe del terremoto? Perché il dio dei cristiani “punisce i peccatori”. Ma i “peccatori da punire” non sono i cristiani che pregano,
ma sono gli altri. Gli altri, gli infedeli. Quelli che non si
mettono in ginocchio abbastanza velocemente. Quelli che devono essere
macellati; i bambini che devono essere stuprati a
maggior gloria del dio dei cristiani.
Il mondo era luminoso, prima dell’arrivo dei cristiani.
I cristiani lo hanno cacciato nelle tenebre.
L’ultimo Hierophante di Eleusi, ormai novantenne,
all’assalto delle orde cristiane, dichiarò che un’onda nera ed oscura si stava
stendendo sulla Terra.
Da allora fu una lotta feroce dello Spirito Umano contro il
dogmatismo oscurantista cristiano per fondare la luce del futuro.
Un futuro che il cristiano vede
luminoso soltanto con il suo dominio. Illuminato dai roghi su cui brucia le persone o nelle
camere a gas in cui ammazza chi non adora il suo stesso dio.
L’odio con cui il cristiano annienta le società civili è
rappresentato da molte forme nella storia, oggi si rappresenta con
l’impedimento all’aborto delle donne, all’impedimento alle persone di disporre del loro corpo, all’impedimento ai bambini di
diventare adulti, all’impedimento alla società di osservare regole e doveri per
assecondare i bisogni delle persone di cui la società è sostanza.
Il cristiano, con la sua ferocia, spegne il futuro delle
donne impedendo loro di abortire e accende il futuro luminoso del suo dio che,
attraverso la miseria imposta, vede più luminoso il suo dominio sull’uomo: ma
noi, noi, dobbiamo decidere se stare dalla parte della società che costruisce sé stessa o dalla parte del dio padrone.
Afferma Ratzinger:
“Ma l'impegno
quotidiano per la prosecuzione della nostra vita e per il futuro dell'insieme
ci stanca o si muta in fanatismo, se non ci illumina
la luce di quella grande speranza che non può essere distrutta neppure da
insuccessi nel piccolo e dal fallimento in vicende di portata storica. Se non possiamo sperare più di quanto è effettivamente
raggiungibile di volta in volta e di quanto di sperabile le autorità politiche
ed economiche ci offrono, la nostra vita si riduce ben presto ad essere priva
di speranza. È importante sapere: io posso sempre ancora sperare, anche se per
la mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più
niente da sperare.”
E sono affermazioni di chi costruisce
la miseria sociale. Di chi fa della miseria sociale intento
delle proprie azioni. Tanto che, una volta costruita
la miseria fra gli Esseri Umani, deve impedire che gli Esseri Umani chiedano
giustizia. Deve sottometterli alla miseria, costringerli a sperare
nell’intervento del dio padrone di cui la miseria è al servizio.
Ossessionare le persone stanca.
Indubbiamente. Non stanca vivere le contraddizioni
dell’esistenza. Stanca quando i dogmi sono imposti
alla vita. Quando si impongono fobie sessuali alle
persone per soddisfare la vagina vergine, dogma cristiano, inevitabilmente le
pulsioni sessuali delle persone chiedono di essere veicolate e rompono gli
argini spesso provocando gravi disagi sociali. Si muta nel fanatismo ossessivo
che viene imposto ai bambini indifesi per impedire
loro di masturbarsi terrorizzandoli con minacce degne di un dio padrone che
minaccia l’umanità con un’onnipotenza millantata e con eserciti reali che
saccheggiano la vita delle persone. Si terrorizzano i bambini con pericoli di
cecità o di gravi malformazioni se solo osano masturbarsi e le minacce sono
finalizzate a costruire gravi malattie psico-fisiche nelle loro persone al fine
di costringerli alla speranza. Una speranza che si concretizza in tutti quegli
atti criminali in cui, alla fine, le pulsioni sessuali finiscono per veicolarsi.
I dogmi cristiani, dalla creazione, alla vagina vergine della
loro madonna, all’ossessione del dio padrone o del cristo Gesù
che ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui è TUTTA UN
FALLIMENTO. Un fallimento che si misura nella società umana.
Un fallimento che si misura nei bisogni delle persone di liberarsi dalle
ossessioni della sottomissione che per ordine del
cristo Gesù i cristiani impongono alle persone
indifese.
Cosa spera il cristiano?
Forse qualche cosa di diverso del dominio del
mondo?
Forse qualche cosa di diverso del desiderio che tutto il
mondo si metta in ginocchio davanti a lui?
Forse vuole vivere la sua vita?
No! Il cristiano vuole imporre la disperazione sociale per
costringere le persone a sperare nella sua magnanimità. Costringere
le persone a diventare dei soggetti di carità e non dei soggetti di diritto.
La disperazione del cristiano è la disperazione
di chi non riesce a mettere in ginocchio le persone davanti a sé in quanto
rappresentante del dio padrone. Ed è allora che il cristiano afferma, come Ratzinger: “io posso sempre
ancora sperare, anche se per la mia vita o per il momento storico che sto
vivendo apparentemente non ho più niente da sperare.”
E’ il tormento del cristiano.
Il tormento del cristiano che dice. “Io sono il vostro padrone perché
il mio dio, il dio padrone e creatore dell’universo,
mi ha designato come vostro padrone!”
Così, il cristiano, quando ha i mezzi agisce per distruggere
le persone che non riconoscono il suo potere, il suo
diritto al dominio. Quando il cristiano non ha i mezzi perché
la società civile non gli consente più di accendere i roghi o di usare le
camere a gas, allora il cristiano si lamenta e si dispera confidando nell’aiuto
del suo dio padrone. Allora la disperazione del cristiano si trasforma
in speranza. Verrà il mio dio padrone, il mio cristo Gesù,
sulle nubi, con grande potenza e voi, voi che non
avete voluto mettervi in ginocchio davanti a me, sarete giudicati e gettati
nella Gaenna dove c’è fuoco, fiamme, freddo e stridor di denti!”
E’ la speranza del cristiano che della disperazione sociale
si nutre e si ciba.
Ed è la disperazione di Ratzinger che lo porta ad affermare:
“Solo la grande
speranza-certezza che, nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e
la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell'Amore
e, grazie ad esso, hanno per esso un senso e
un'importanza, solo una tale speranza può in quel caso dare ancora il coraggio
di operare e di proseguire. Certo, non possiamo « costruire » il regno di Dio
con le nostre forze – ciò che costruiamo rimane sempre regno dell'uomo con
tutti i limiti che sono propri della natura umana. Il
regno di Dio è un dono, e proprio per questo è grande e bello e costituisce la
risposta alla speranza.”
Si! Il cristiano accumula fallimenti dietro fallimenti. Ma, nell’accumulare
fallimenti dietro a fallimenti personali, accumula dei successi dietro a
successi. Successi che si sostanziano del danneggiare
le società civili, nel distruggere la vita degli Esseri Umani, nel saccheggiare
il divenire delle società. Miseria dopo miseria
costituisce il successo sociale del cristiano; fallimento dopo fallimento,
costituisce il suo fallimento personale come cristiano.
E’ violento il cristiano nell’imporre i suoi dogmi alle
persone per distruggere la loro vita. Nel farlo accumula il suo fallimento
esistenziale.
Così, Ratzinger, fa
coraggio al cristiano affinché continui a distruggere i sistemi sociali e, nel
farlo, distrugga anche sé stesso per la maggior gloria del suo dio.
Il “regno di dio” è quanto i cristiani hanno costruito
distruggendo la vita delle persone. Dal “regno di dio” gli Esseri Umani sono
usciti per costruire il loro futuro. Così ai cristiani non resta che sognare
l’avvento del loro dio, un nuovo regno di dio nel
quale essi si ritengono eletti e in diritto di torturare coloro che non si
mettono in ginocchio.
Le società civili non vogliono più che i cristiani brucino
sui roghi le persone e allora, i cristiani, consolano sé
stessi: “Il regno di Dio è un dono, e
proprio per questo è grande e bello e costituisce la risposta alla speranza.”
Continua Ratzinger:
“E non possiamo – per usare la terminologia
classica – « meritare » il cielo con le nostre opere. Esso è sempre più di
quello che meritiamo, così come l'essere amati non è mai una cosa « meritata »,
ma sempre un dono. Tuttavia, con tutta la nostra
consapevolezza del « plusvalore » del cielo, rimane anche sempre vero che il
nostro agire non è indifferente davanti a Dio e quindi non è neppure
indifferente per lo svolgimento della storia. Possiamo aprire noi stessi
e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore, del bene.”
Il cielo che il cristiano ottiene è sempre un dono e non qualche
cosa che si conquista con le sue opere di distruzione della società civile. Il
benessere della società civile, il divenire dell’uomo nella sua vita, non è
oggetto che si misura in funzione della conquista di un
qualche cosa, ma, come dice il cristo Gesù,
“quel posto è per colui al quale è stato destinato”. Tu, dice Ratzinger, distruggi e domina la società, ma il cielo che
avrai sarà comunque un dono che tu non avrai
conquistato con le tue opere. Un po’ come il “fariseo e il
peccatore” che salgono al tempio: il dio padrone dei cristiani teme il fariseo
che, ossequioso e rispettoso delle leggi e delle regole, ha rispettato le
persone e le leggi. Lui, il fariseo, il puro, può chiedere al dio
padrone di rispettare la sua promessa. Il peccatore è, invece, l’ideale del
cristiano. Colui che fa del male alla società e che,
proprio per aver fatto del male alla società, aspetta il premio come un dono
senza porre le condizioni al suo dio padrone. Non è un uomo che ha stipulato un
patto, ma è colui che ha subito un patto dal suo dio
padrone, che lo ha violato per compiacere e onorare il suo dio padrone
attraverso il suo umiliarsi davanti al dio padrone: egli acquista meriti,
perché ha distrutto la società e si umilia davanti al padrone. In fondo, non ha
forse distrutto e danneggiato la società per la gloria del dio padrone?
Non ha forse aperto la società per “aprire noi stessi e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore,
del bene.”?
Dove i termini “verità, amore e bene”
significano la distruzione dell’uomo e l’accettazione dell’uomo della sua
distruzione in funzione dell’amore che l’uomo deve all’odio del suo dio
padrone; alla distruzione del vero dell’uomo in funzione della verità assoluta
imposta dal dio padrone; della distruzione del bene sociale in funzione del
bene con cui il dio padrone distrugge il divenire dell’uomo.
Significati che Ratzinger ribadisce nelle opere dei suoi “santi” quando afferma:
“Possiamo aprire noi
stessi e il mondo all'ingresso di Dio: della verità, dell'amore, del bene. È
quanto hanno fatto i santi che, come « collaboratori di Dio », hanno
contribuito alla salvezza del mondo (cfr 1 Cor 3,9; 1 Ts 3,2).
Possiamo liberare la nostra vita e il mondo dagli avvelenamenti e dagli
inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futuro. Possiamo
scoprire e tenere pulite le fonti della creazione e così, insieme con la creazione che ci precede come dono, fare ciò che è giusto
secondo le sue intrinseche esigenze e la sua finalità”
Indubbiamente lo scheletro esposto, dopo averlo opportunamente
plastificato, di Padre Pio contribuisce alla salvezza delle finanze di quella
specifica chiesa cristiana. Ma alle orecchie della
società civile ciò suona come un insulto. Un insulto
all’uomo, alla sua vita e all’intera società civile.
I campi di sterminio, le stragi, i missionari cristiani in
Asia, Africa, America Latina, i massacri di Teodosio, Carlo Magno, i papi
cattolici, lo sterminio degli eretici, lo sterminio delle “streghe”, lo
sterminio dei popoli in nome di “dio lo vuole” “hanno contribuito alla salvezza del mondo”.
Cita Ratzinger:
“Noi, infatti, siamo
gli operai di dio: voi, invece, siete il campo di dio e l’edificio di dio.” Paolo di Tarso 1 Corinti 3,9
“…vi abbiamo mandato
Timoteo, nostro fratello e ministro di dio nel vangelo di cristo con l’incarico
di sostenervi e incoraggiarvi nella vostra fede….” Paolo di Tarso Tessalonicesi
3,2
“Io sono il vostro padrone” afferma Ratzinger. Io sono colui
che opera in nome di dio e voi non avete né personalità né intelligenza: siete
muti come un campo o come un edificio.
Non avete dignità, non avete personalità, non avete bisogni né
tensioni di vita: io sono il vostro padrone in nome del dio padrone, dice
Ratzinger. Così i santi cristiani sono dei terroristi assassini agli occhi
della società civile, ma meritori di venerazione agli occhi e per conto del dio
padrone in quanto, danneggiando la società civile, hanno fatto la gloria e il
potere del dio padrone.
Liberare la vita dagli inquinamenti che potrebbero
danneggiare il futuro dominio del dio padrone, per Ratzinger, è un dovere
sacro. Alzare roghi e bruciare le persone per Ratzinger non è solo un diritto
che rivendica, ma un dovere che sente di dover compiere a maggior gloria del
suo dio padrone. “tener pulite le fonti della creazione” significa tener in
attività la manipolazione mentale messa in atto nei confronti dei bambini attraverso
la quale si induce quella patologia psichiatrica da dipendenza che costringe le
persone a credere nel dio padrone e in Ratzinger come suo rappresentante.
“Per questo Dio lo
esaltò e gli donò il nome che è sopra ogni nome, affinché nel nome di Gesù si
pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra e negli inferi, e ogni lingua confessi
che cristo Gesù è il padrone, a gloria di Dio padrone.” Paolo di Tarso Filippesi
2, 9-11
In questa attività di distruzione sociale Ratzinger coglie le
condizioni per le quali cogliere il dono, il premio dal suo dio, per aver
distrutto la società degli Esseri Umani e averla chiusa al suo futuro.
Violentare gli uomini affinché confessino che lui, che rappresenta cristo Gesù,
è il loro padrone. In questo sta la gloria del suo dio e la speranza di
Ratzinger di essere riconosciuto dio e padrone degli uomini. Soltanto
costringendo gli uomini a piegare davanti a lui “ogni ginocchio” potrà
alleviare l’angoscia della sua disperazione per il fallimento della sua vita.
Fare ciò che è giusto. Ma non ciò che è giusto per gli Esseri
Umani, ma fare ciò che è giusto per il dio padrone secondo le sue intrinseche
esigenze e le sue finalità.
Non l’uomo che agisce in funzione degli uomini,
ma Ratzinger, lo schiavo del suo dio padrone
che rivendica la sua posizione di schiavo “servo dei servi” distruggendo le
condizioni di vita degli uomini e trasformandoli in suoi schiavi a maggior
gloria del suo dio padrone.
Gente come Cacciari si sono letti
Conclude il trentacinquesimo paragrafo
dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger,
dicendo:
“Ciò conserva un senso anche se, per quel che appare, non abbiamo successo o
sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili. Così, per un
verso, dal nostro operare scaturisce speranza per noi e per gli altri; allo
stesso tempo, però, è la grande speranza poggiante sulle promesse di Dio che,
nei momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro
agire.”
Essere impotenti nel desiderio di bruciare vive le
persone. Deve essere molto frustrante per Ratzinger.
Il sopravvento delle forze ostili, per Ratzinger,
sono le forze sociali che tendono a garantire all’individuo quella libertà di
manifestare sé stesso in contrapposizione alla verità
etica e morale imposta dal suo dio.
“Dovete stare in ginocchio!” Proclama Ratzinger.
“No!” afferma la Corte Costituzionale. L’uomo deve essere padrone della sua
vita e del suo corpo, non può essere sottomesso a nessun dio padrone, a nessuna
verità assoluta, a nessun padrone che non sia la legge
civile che deve essere applicata a tutti i soggetti nel medesimo modo.
La disperazione che Ratzinger
produce col suo operare costruisce la disperazione delle persone. Quella
disperazione si nutre della speranza nell’intervento del padrone. Un intervento tanto spostato nel tempo da non poter essere
verificato dalle persone che, per l’attività di Ratzinger,
camminano verso la disperazione. Diventerà santo
Ratzinger. Lo diventerà per i meriti che ha acquisito nel costruire la disperazione fra gli Esseri
Umani. Un esempio che ogni cristiano deve seguire per guadagnarsi quella
ricompensa che non è acquisita, ma è dono di riconoscenza del dio padrone per
la gloria che la distruzione delle società civili ha costruito.
L’agire di Ratzinger porta gloria
al dio padrone e disperazione alla società civile. Un domani di disperazione
che costringe i genitori ad imporre ai loro figli
quella speranza che li induce a sognare “montagne de polenta e mari de tocio!”.
Marghera, 29 Aprile 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
trentacinquesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
II. Agire e soffrire come luoghi di apprendimento della speranza
35. Ogni agire serio e retto dell'uomo è
speranza in atto. Lo è innanzitutto nel senso che
cerchiamo
così
di portare avanti le nostre speranze, più piccole o più grandi: risolvere
questo o quell'altro
compito
che per l'ulteriore cammino della nostra vita è importante; col nostro impegno
dare un
contributo
affinché il mondo diventi un po' più luminoso e umano e così si aprano anche le
porte
verso
il futuro. Ma l'impegno quotidiano per la prosecuzione della nostra vita e per
il futuro
dell'insieme
ci stanca o si muta in fanatismo, se non ci illumina la luce di quella grande
speranza
che
non può essere distrutta neppure da insuccessi nel piccolo e dal fallimento in
vicende di portata
storica. Se non possiamo sperare più di quanto
è effettivamente raggiungibile di volta in volta e di
quanto
di sperabile le autorità politiche ed economiche ci offrono, la nostra vita si
riduce ben presto
ad
essere priva di speranza. È importante sapere: io posso sempre ancora sperare,
anche se per la
mia
vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente
da sperare.
Solo la grande speranza-certezza che,
nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e la storia
nel
suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell'Amore e, grazie ad
esso, hanno per esso
un
senso e un'importanza, solo una tale speranza può in quel caso dare ancora il
coraggio di operare
e
di proseguire. Certo, non possiamo « costruire » il regno di Dio con le nostre
forze – ciò che
costruiamo
rimane sempre regno dell'uomo con tutti i limiti che sono propri della natura
umana. Il
regno
di Dio è un dono, e proprio per questo è grande e bello e costituisce la
risposta alla speranza.
E
non possiamo – per usare la terminologia classica – « meritare » il cielo con
le nostre opere. Esso
è
sempre più di quello che meritiamo, così come l'essere amati non è mai una cosa
« meritata », ma
sempre
un dono. Tuttavia, con tutta la nostra consapevolezza del « plusvalore » del
cielo, rimane
anche
sempre vero che il nostro agire non è indifferente davanti a Dio e quindi non è
neppure
indifferente
per lo svolgimento della storia. Possiamo aprire noi stessi e il mondo
all'ingresso di
Dio: della verità, dell'amore, del bene. È
quanto hanno fatto i santi che, come « collaboratori di Dio
», hanno contribuito alla salvezza del mondo
(cfr 1 Cor 3,9; 1 Ts 3,2). Possiamo liberare la nostra
vita e
il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il
presente e il
futuro. Possiamo scoprire e tenere pulite le
fonti della creazione e così, insieme con la creazione che
ci
precede come dono, fare ciò che è giusto secondo le sue intrinseche esigenze e
la sua finalità. Ciò
conserva
un senso anche se, per quel che appare, non abbiamo successo o sembriamo
impotenti di
fronte
al sopravvento di forze ostili. Così, per un verso, dal nostro operare
scaturisce speranza per
noi e
per gli altri; allo stesso tempo, però, è la grande speranza poggiante sulle
promesse di Dio che,
nei
momenti buoni come in quelli cattivi, ci dà coraggio e orienta il nostro agire.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!