Imporre la preghiera.

 

La preghiera come superstizione.

 

La preghiera giustifica il fallimento nella distruzione della società.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al trentaquattresimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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La preghiera cristiana non ha nessuna forza purificatrice, ha solo forza mistificatrice.

Una forza mistificatrice che si insinua nella struttura emotiva dell’individuo rinchiudendolo in un rapporto fra sé e la sua immaginazione. L’individuo si distacca dal mondo per salvaguardare la relazione che ha costruito. Può ritornare nella società soltanto se la società gli riconosce il “potere” che la sua relazione personale gli ha concesso.

In Africa anche la schizofrenia individuale era un patrimonio sociale della tribù. L’individuo non era isolato, ma accettato con la sua patologia che diventava un patrimonio sociale. La patologia diventava parte della società.

Nel caso della preghiera, la patologia che rinchiude l’individuo nella relazione fra sé e la sua immaginazione di onnipotenza che chiama “dio” padrone, non si accontenta di essere parte della società, ma pretende di diventare elemento di dominio della società.

 

Afferma Ratzinger:

 

Affinché la preghiera sviluppi questa forza purificatrice, essa deve, da una parte, essere molto personale, un confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall'altra, tuttavia, essa deve essere sempre di nuovo guidata ed illuminata dalle grandi preghiere della Chiesa e dei santi, dalla preghiera liturgica, nella quale il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto.”

 

La sottomissione al padrone ad opera del cristiano. Un concetto che viene ribadito da Ratzinger.

La schiavitù del mondo antico era una schiavitù economica. Aveva fini economici e poteva essere superata attraverso situazioni economiche e sociali. Col cristianesimo la schiavitù non solo riafferma il suo carattere economico, ma veniva estesa alla sfera intima dell’uomo. Col cristianesimo cessa di essere una relazione economica per trasformare lo schiavo in NON-PERSONA. Lo schiavo deve amare il suo padrone con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima: col cristianesimo tutta la società diventa una società di schiavi!

Lo schiavismo viene ribadito da Ratzinger nel trentaquattresimo paragrafo attraverso la rivendicazione di un “potere magico” al quale l’individuo si deve sottomettere.

Affinché ci sia un effetto magico della preghiera, “la forza purificatrice”, essa si deve imporre alle emozioni dell’individuo. Deve costringere l’individuo a ribadire la sua dipendenza infantile nei confronti del dio padrone; di ogni padrone.

Ogni padrone vivente.

Quand’è che è vivente? Quando il soggetto gli attribuisce capacità di determinare la sua vita. Quando l’individuo si sottomette. Quando l’individuo rinuncia alla sua morale per sottomettersi alla morale del suo padrone. Questo significa il “dio vivente”.

Quel “dipendenza infantile nei confronti di ogni padrone” che ho usato viene ribadito da Ratzinger e riaffermato dal rapporto intimo e fattivo fra la persona e il dio padrone manifestato, come entità vivente, dai santi e dalla preghiera liturgica.

I santi cattolici sono tali per aver commesso delitti efferati nei confronti dell’umanità. Delitti efferati il cui scopo era quello di riaffermare la gloria del dio padrone, il suo potere, sugli Esseri Umani. La Teresa di Calcutta e Padre Pio sono due esempi di delinquenti, truffatori e assassini, secondo il codice penale e secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ma il loro delinquere fu funzionale alla gloria e al potere sugli uomini della chiesa cattolica e, pertanto, santi da imitare. L’imitazione del santo cattolico viene indicata dalla chiesa cattolica per distruggere le società civili affinché sia fatta la gloria del suo dio padrone.

La preghiera liturgica è la riaffermazione del dominio della chiesa cattolica sull’individuo attraverso l’accettazione intima da parte di quell’individuo del potere della chiesa cattolica sulle sue scelte. L’individuo che rinuncia a stesso per sottomettersi.

Rinunciare a stessi, per Ratzinger, è il modo giusto!

 

Afferma Ratzinger:

 

Il Cardinale Nguyen Van Thuan, nel suo libro di Esercizi spirituali, ha raccontato come nella sua vita c'erano stati lunghi periodi di incapacità di pregare e come egli si era aggrappato alle parole di preghiera della Chiesa: al Padre nostro, all'Ave Maria e alle preghiere della Liturgia.  Nel pregare deve sempre esserci questo intreccio tra preghiera pubblica e preghiera personale. Così possiamo parlare a Dio, così Dio parla a noi.

 

Ancora con la società galera!

Non esistono esempi che Ratzinger può fare che non abbiano la sofferenza fisica e psichica a fondamento delle sue affermazioni. Costruire la sofferenza fisica e psichica diventa doveroso per Ratzinger al fine di condurre le persone a fare “esercizi spirituali”. L’incapacità di pregare si manifesta quando il pregare dimostra all’individuo non solo la sua inutilità, ma il danno che fa la preghiera. Le persone costrette a pregare fin da bambini seguono una condotta (date condizioni normali di vita) che li porta da giovani adulti ad abbandonare la preghiera in quanto inutile e atto palese di superstizione per poi riprendere la pratica della preghiera a mano a mano che l’età avanza e si affaccia alla loro psiche il senso del fallimento esistenziale. La disperazione.

Il dio padrone e la vagina della madonna, sono gli elementi sui quali il cristiano concentra la sua preghiera: un dio padrone che gli dica come deve vivere e una vagina vergine che gli sia da monito affinché non veicoli le sue emozioni.

Come dice Ratzinger, il dio padrone e la vagina vergine della madonna devono essere imposti, sia a stessi mediante la “preghiera personale” che agli altri mediante l’imposizione della “preghiera pubblica”: specialmente ai bambini.

Attraverso questa violenza, che si inserisce nell’attività dello stupro della persona, si può parlare col dio dei cristiani e il dio dei cristiani può parlare con lo stuprato.

 

Dice Ratzinger:

 

In questo modo si realizzano in noi le purificazioni, mediante le quali diventiamo capaci di Dio e siamo resi idonei al servizio degli uomini. Così diventiamo capaci della grande speranza e così diventiamo ministri della speranza per gli altri: la speranza in senso cristiano è sempre anche speranza per gli altri.

 

La purificazione, per Ratzinger, è un atto di stupro che l’individuo fa ad altre persone dopo averla fatta a stesso. In questo modo, dice Ratzinger, siamo resi idonei a stuprare altre persone. Possiamo, dice Ratzinger, imporre la disperazione nelle persone affinché queste siano costrette a far propria la “grande speranza” nell’avvento “del figlio del dio padrone che verrà dalle nubi con grande potenza in quella generazione mentre le stelle cadranno sulla terra…..”.

Il cristiano ha bisogno di diffondere disperazione al fine di poter assoggettare le persone spacciando speranza come una dose di eroina che viene spacciata fra i tossicodipendenti. La disperazione del tossicodipendente genera la speranza in una dose di eroina: esattamente il meccanismo sul quale agisce Ratzinger. L’eroina, dice Ratzinger, non la dobbiamo usare solo noi, ma la dobbiamo diffondere nella società, perché la speranza nell’eroina “…in senso cristiano è sempre anche speranza per gli altri.”

 

Conclude il trentaquattresimo paragrafo Ratzinger dicendo:

 

Ed è speranza attiva, nella quale lottiamo perché le cose non vadano verso « la fine perversa ». È speranza attiva proprio anche nel senso che teniamo il mondo aperto a Dio. Solo così essa rimane anche speranza veramente umana.”

 

“Ora portate quei miei nemici che non volevano che io regnassi sopra di loro e scannateli in mia presenza. Luca

La “fine capovolta”, o, come usa Ratzinger “la fine perversa”, parte dal presupposto che l’ordine determinato dal suo cristo Gesù e da lui stesso, con tutti i lui stesso che lo hanno preceduto, sia assunto a verità oggettiva degli uomini e non sia, come la realtà dimostra, la perversione e l’orrore in cui gli Esseri Umani sono costretti a vivere. Uscire dalla perversione per l’umanità è auspicabile e necessario; la perversione (intesa nel significato dispregiativo) per Ratzinger è la sua verità assoluta che impone attraverso la disperazione agli Esseri Umani.

Da qui la speranza attiva di Ratzinger di realizzare un dominio che vede sfuggirgli di mano perché l’umanità intende uscire dall’orrore della disperazione che serve a Ratzinger per imporre l’illusione della sua speranza. La citazione di Kant, fatta da Ratzinger e ripresa dalla disperazione psicologica del tramonto kantiano in “La fine di tutte le cose”, viene usata in maniera strumentale e offensiva da Ratzinger per giustificare l’orrore che egli impone agli Esseri Umani. Solo con la disperazione, la miseria, le fobie sessuali, imposte mediante la vagina vergine della madonna e la violenza sui bambini permette a Ratzinger di tenere “…il mondo aperto al dio padrone”.

Marghera, 22 Aprile 2008

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Claudio Simeoni

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Scrive Ratzinger nel trentaquattresimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

34. Affinché la preghiera sviluppi questa forza purificatrice, essa deve, da una parte, essere molto

personale, un confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall'altra, tuttavia, essa deve essere

sempre di nuovo guidata ed illuminata dalle grandi preghiere della Chiesa e dei santi, dalla

preghiera liturgica, nella quale il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto. Il

Cardinale Nguyen Van Thuan, nel suo libro di Esercizi spirituali, ha raccontato come nella sua vita

c'erano stati lunghi periodi di incapacità di pregare e come egli si era aggrappato alle parole di

preghiera della Chiesa: al Padre nostro, all'Ave Maria e alle preghiere della Liturgia.27 Nel pregare

deve sempre esserci questo intreccio tra preghiera pubblica e preghiera personale. Così possiamo

parlare a Dio, così Dio parla a noi. In questo modo si realizzano in noi le purificazioni, mediante le

quali diventiamo capaci di Dio e siamo resi idonei al servizio degli uomini. Così diventiamo capaci

della grande speranza e così diventiamo ministri della speranza per gli altri: la speranza in senso

cristiano è sempre anche speranza per gli altri. Ed è speranza attiva, nella quale lottiamo perché le

cose non vadano verso « la fine perversa ». È speranza attiva proprio anche nel senso che teniamo il

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