Preghiera e sottomissione.
Nella preghiera l’uomo si umilia al dio
padrone.
Con la preghiera l’uomo
si chiude al futuro.
Con la preghiera il
cristiano umilia la società civile.
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al trentratreesimo
paragrafo
Per commentare questo paragrafo di Ratzinger
è necessario conoscere il senso della preghiera ne
cristianesimo e della relazione che esiste fra l’uomo che prega e la società
civile in cui vive e dalla quale, con l’uso della preghiera, si è separato. Separarsi dalla società civile per pregare; pregare per anelare al
potere nella e sulla società civile. “Tu ti devi mettere in ginocchio
davanti a me, perché io prego! Pregando, ho il dio padrone al mio fianco e,
dunque, sono più potente di te!”. Si tratta del delirio del cristiano, della
sua superstizione, al quale pretende di piegare l’intera società civile.
Scrive Ratzinger:
“In modo molto bello Agostino ha illustrato l'intima relazione tra
preghiera e speranza in una omelia sulla Prima Lettera di Giovanni. Egli
definisce la preghiera come un esercizio del desiderio. L'uomo è stato creato
per una realtà grande – per Dio stesso, per essere riempito da Lui. Ma il suo
cuore è troppo stretto per la grande
realtà che gli è assegnata. Deve essere allargato. « Rinviando [il suo dono],
Dio allarga il nostro desiderio; mediante il desiderio allarga l'animo e
dilatandolo lo rende più capace [di accogliere Lui
stesso] ».”
La preghiera come arte della distruzione dell’uomo. La preghiera che annulla l’uomo per costringerlo a fagocitare il
dio dei cristiani. La preghiera cristiana è un componente
fondamentale della manipolazione mentale che gli ebrei inventarono a Babilonia
al fine di impedire l’integrazione dei deportati a Babilonia col resto della
popolazione. Se nelle tecniche di manipolazione mentale ebrea si doveva parlare
in ogni istante al bambino della grandezza del dio padrone, nelle tecniche di
manipolazione mentale cristiana il dio padrone era evocato nel momento in cui
il bisogno dell’individuo veniva negato per
sottometterlo al possibile intervento del dio padrone. Il dio padrone, nella
preghiera cristiana, è sempre presente nelle manifestazioni del mondo tant’è che il cristiano ringrazia il suo dio padrone per le
situazioni favorevoli che si presentano e supplica il dio padrone che intervenga quando la situazione non è favorevole. Nella
preghiera cristiana c’è il ringraziamento per le condizioni favorevoli, ma non
c’è la maledizione del proprio dio per le situazioni non favorevoli della vita
in quanto il cristiano è ossessionato da un male ancora peggiore che il dio gli
manderebbe qualora lo maledicesse.
Cosa giustifica il cristiano nella sua
attività mediante la quale costringe il bambino a pregare? Il desiderio.
Secondo Ratzinger l’uomo desidera. Si dimentica di dire che l’uomo desidera perché è stato educato a non
organizzarsi per ottenere. L’uomo è stato privato della conoscenza attraverso
la quale veicolare la pulsione del bisogno nella sua
attività quotidiana. Il divenuto dell’uomo viene
ignorato da Ratzinger nella sua espressione
dell’ideologia assoluta.
Scrive J. Dewey sul significato di
desiderio:
“l’attività che cerca di procedere per rompere la
diga che la trattiene. L’oggetto che si presenta nel pensiero come la meta del desiderio è l’oggetto dell’ambiente che, se fosse presente,
assicurerebbe una riunificazione dell’attività e la restaurazione della sua
unità.”
Il desiderio è lo stimolo della ricerca. Una
ricerca che disvela continuamente nuovi oggetti, ma
che non giunge mai al termine in quanto la sua presenza assicura la
riunificazione delle attività e la restaurazione dell’unità del soggetto.
L’unità del soggetto si compie con
La paura della morte del corpo fisico paralizza l’attività
quotidiana degli individui costringendoli a pensare, come oggetto del loro
desiderio, un assoluto immaginato capace di assicurare loro un’eternità che, se
non è fisica, è almeno simile a quella fisica.
La menzogna di Ratzinger si
materializza là dove egli afferma “l’uomo è stato creato” e con quest’affermazione assolutista blocca le trasformazioni
dell’uomo che essendo un soggetto divenuto nella Natura, ha il suo assoluto
come soggetto che diviene nella Natura il cui limite è determinato dalla morte
del corpo fisico. La morte del corpo fisico che soddisfa il
suo desiderio portandolo a nascere come corpo luminoso. Esattamente come
il feto che costruisce la sua unità al momento della morte come feto e della
nascita come bambino.
La sottomissione imposta da Ratzinger
costringe l’uomo, anziché a riempire la sua vita con la propria attività, a
fermare la sua attività nel desiderio del suo dio
padrone che, nell’attesa, gli impedisce di agire nel suo quotidiano.
Bisogni e desiderio vengono legati
strettamente al fine di costruire una mutua dipendenza. Quando la famiglia
chiede al bambino di desiderare il dio padrone di Ratzinger?
Ad ogni scadenza della quotidianità. Al mattino, la sera, all’ora
del pranzo, all’inizio di ogni attività, nel giorno dedicato al riposo dalla
fatica del lavoro. Così ogni attività viene marchiata
con l’attesa del dio padrone e col rinnovo del ricordo psichico del desiderio
del dio padrone. Il desiderio come espressione della psiche di
espansione nell’oggettività viene marchiato dalle necessità espresse dai
bisogni materiali. Permette a Ratzinger di impedire all’individuo di espandersi
premettendo ad ogni suo atto il diritto del dio padrone a sottomettere ogni
atto dell’individuo alla propria gloria. L’individuo può agire solo in funzione
della gloria del dio padrone.
Nella manipolazione mentale cristiana, ogni difficoltà, ogni
ostacolo della e nella vita, ogni sconosciuto che l’individuo incontra, assume
l’aspetto del dio padrone che viene supplicato non
come soccorritore, ma come padrone in grado di rimuovere ostacoli o
inconsapevolezza. E’ il dio dei cristiani che dona e toglie all’uomo che,
incapace, debole e disarmato, di fronte alla vita, manifesta il proprio
capriccio di dominio proprio nella debolezza dell’uomo
e gratificato dalla sua umiltà e dalle sue suppliche. Il Gesù
dei cristiani afferma che la sua “sapienza” viene dal dio padrone, che è suo
padre, non dai suoi sforzi con cui ha affrontato la
vita. Una “sapienza” che viene millantata, ma mai
dimostrata!
La preghiera rinnova il dominio del dio padrone sull’uomo.
Pregando l’uomo giustifica la sua omissione nell’affrontare con responsabilità
la propria vita. Tutto è inutile, tutto è superfluo, tutte le decisioni e le
azioni dell’uomo sono manifestazione della volontà del
suo dio padrone. Una volontà che non sta nelle azioni dell’uomo meschino,
povero, o derelitto nel suo tentativo di dare l’assalto al cielo, ma stanno nelle azioni del dominatore, dell’Istituzione, che
vuole impedire all’Essere Umano di diventare protagonista della propria
esistenza e pretende che rimanga umile e sottomesso.
In questo contesto si instaura il
desiderio dell’amore del padrone che deve, pertanto, amare noi stessi. Solo che
il padrone è una proiezione del noi stessi che ama noi
stessi. Una cortocircuitazione
emotiva che impedisce all’individuo di dispiegare le sue emozioni nel mondo in
cui si vive. Si piange perché non si è compresi dalle
persone; perché le persone non hanno capito le nostre ragioni; il nostro amore
ci ha lasciato anziché continuare a farsi amare come noi volevamo amarlo.
Le persone hanno una visione diversa della nostra
comprensione; le persone proiettano ragioni diverse sulle nostre azioni; la
persona amata voleva essere amata in maniera diversa da come noi volevamo
amarla.
Tutti costoro richiedono uno sforzo per comprendere l’altro o
per adattarci all’altro. Tutti costoro pongono delle condizioni per costruire
delle relazioni con noi. In ogni momento siamo costretti a rinnovare queste
condizioni. In ogni momento dobbiamo, o dovremmo,
stare attenti a quanto ci circonda. Uno sforzo continuo di elaborazione
in cui l’altro o il mondo nel suo insieme, chiedono attenzione ed elaborazione
concettuale.
Il dio padrone no!
Lui è ciò che le nostre illusioni e allucinazioni
determinano. Per il cristiano il suo dio padrone altro
non è che lui stesso proiettato in un infinito assoluto che ha sede nella sua
immaginazione e dalla quale proviene la sua superstizione nei confronti del suo
presente. Il presente determinato da ciò che il singolo
cristiano immagina e che antepone alle manifestazioni del presente stesso.
L’immaginazione che governa la realtà del presente in cui il
cristiano vive. In questa sorta di “paradiso psichico”, determinato
dalla preghiera, ogni singolo cristiano e il suo dio vivono quella sorta di
simbiosi che determina il delirio di onnipotenza.
Solo che quel delirio di onnipotenza
è imposto col condizionamento educazionale e
confermato mediante la preghiera, attraverso l’esaltazione dei libri sacri dei
cristiani che descrivono il delirio di onnipotenza degli ebrei quando,
deportati a Babilonia, hanno fatto della sindrome da onnipotenza l’elemento
dottrinale di separazione fra sé e i popoli con cui vivevano.
A questo punto a Ratzinger non resta
che il ricatto:
“Agostino rimanda a
san Paolo che dice di sé di vivere proteso verso le cose che devono venire (cfr Fil 3,13). Poi
usa un'immagine molto bella per
descrivere questo processo di allargamento e di
preparazione del cuore umano. « Supponi che Dio ti voglia riempire di miele
[simbolo della tenerezza di Dio e della sua bontà]. Se tu, però, sei pieno di aceto, dove metterai il miele? »”
Io so che un treno deve venire perché ho l’esperienza che i
treni passano a quell’ora. Solo che
le cose devono venire nella misura in cui le cose sono e si muovono in quella
direzione. Quando le cose devono venire perché io lo desidero senza
considerare se le cose sono e si muovono in quella direzione non faccio altro
che un esercizio di immaginazione con la quale
acquieto le mie tensioni psichiche di impotenza in un presente che non sono in
grado di affrontare. Desidero con tensione emotiva perché non sono in grado di
agire. L’impotenza nell’azione blocca il rilassamento delle mie tensioni che si
accumulano dentro di me, così quelle tensioni prendono la via
dell’immaginazione e il desiderio si riempie del fantastico.
Ratzinger cita Filippesi
3, 13. Proviamo a leggere il contesto in cui si
colloca la citazione di Ratzinger iniziando un po’
prima:
“Ma tutte queste cose che per me erano guadagni, io
le ho stimate invece una perdita di fronte alla suprema cognizione di Cristo Gesù mio Signore, per il quale mi sono privato di tutto, e
tutto ho stimato come immondizie, allo scopo di
guadagnare Cristo e ritrovarmi in lui con la mia giustizia, che deriva dalla
legge, ma con quella che si ottiene con la fede in Cristo, giustizia che viene
da Dio e riposa sulla fede. Così conoscerò Cristo e la potenza della sua
resurrezione, così parteciperò ai suoi patimenti,
riproducendo in me la morte sua, nella speranza di giungere, a Dio piacendo,
alla resurrezione dei morti. Non che abbia già conseguito il
premio o raggiunto ormai la perfezione, ma continuo a correre per conquistarlo,
perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo.
Fratelli, io non credo di averlo ancora raggiunto, ma una sola cosa faccio: dimenticando il cammino percorso, mi protendo in
avanti, corro verso la meta, in vista del premio di quella superna vocazione di
Dio in Cristo Gesù. Noi tutti ,
dunque, che siamo dei perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti, e se in
qualche cosa voi pensate diversamente, Dio vi illuminerà al riguardo. Però,
qualunque sia il punto già raggiunto, continuiamo a camminare come per il
passato.” Paolo di Tarso, Lettera ai Filippesi 3, 7-16
Come si può notare, tutto agisce
nell’immaginazione. La promessa, le aspettative, la
speranza, altro non è che articolazione di un’immaginazione quale prodotto
della patologia da dipendenza e da onnipotenza.
L’unico oggetto reale manifestato da Paolo di Tarso è la
miseria. La miseria, la rinuncia, l’invito alla sofferenza, sono i dati reali
del comportamento di Paolo di Tarso. Tutto è
immondizia. La vita degli uomini è immondizia, dice
Paolo di Tarso. Tutto deve essere sottomesso al cristo Gesù.
Tutta la vita degli uomini sottomessa. La stessa giustizia, per Paolo di Tarso
e per Ratzinger proviene dal suo dio padrone che si
diverte a macellare l’umanità e si fonda sulla sottomissione degli uomini nella
fede in cristo.
La miseria degli uomini è reale: tutte le promesse sono
irreali in quanto manifestate da un desiderio che ha origine e fine nella
patologia psichiatrica degli individui che, resi incapaci di affrontare il loro
quotidiano spostano il desiderio dalla realizzazione
all’immaginazione.
E così Paolo di Tarso indugia in una modestia “Non che abbia già conseguito il premio o raggiunto ormai la
perfezione....”, salvo continuare, smentendo i
suoi finti sentimenti di umiltà: “Noi tutti, che siamo
dei perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti...” e
se non siete d’accordo, ci pensa il dio padrone ad illuminarvi!
Nella citazione di Ratzinger
distinguiamo il reale, la miseria sociale sollecitata per costringere le
persone alla fede, e il patologico, l’illusorio, la speranza di ciò che deve
venire come premio alla costruzione della miseria. Come nelle religioni
colonialiste del !cargo” in cui le persone erano indotte a distruggere il loro
presente (abbattere il bestiame, distruggere le barche da pesca, ecc.) perché
di li a poco sarebbe arrivato il cristo Gesù di turno a portare loro tanta ricchezza: la miseria
costruita è l’elemento reale, l’aspettativa è l’elemento patologico!
In questo contesto Ratzinger afferma, dando una forma alla patologia
dell’attesa:
“« Supponi che Dio ti
voglia riempire di miele [simbolo della tenerezza di Dio e della sua bontà]. Se
tu, però, sei pieno di aceto, dove metterai il miele?
»”
Cominciamo a dire che l’aceto era un
cibo molto in uso, specialmente fra le classi sociali più povere. Avere aceto
significava poter vivere ed agire in funzione di un possibile domani.
Supponi che “le montagne diventassero di polenta e i mari “de
tocio””, se hai la pancia
piena, come farai a mangiare tanta abbondanza che “dio” ti manda?
Se tu vivi nel benessere, dove metterai
il benessere che dio ti manda?
Il problema vero è che il benessere di oggi
è un dato reale, fattivo; ciò che verrà è indotto mediante suggestione.
Una suggestione che induce a COSTRUIRE LA MISERIA SOCIALE
(voglio sottolineare che la miseria sociale è
costruita e progettata in tutte le sue forme e non è né un dato casuale, né una
condizione normale dell’esistenza sociale!) attraverso la rinuncia del
benessere reale (che in sua presenza può e deve essere esteso ad altre persone)
quotidiano in una dimensione di sospensione psichica dell’individuo.
Scrive Umberto Galimberti nel
Dizionario di Psicologia alla voce Attesa:
“E. Minkowski individua
nell’attesa il contrario dell’attività: “Il fenomeno vitale che si contrappone
all’attività, pur essendo situato sul suo stesso piano, non è come ragione vorrebbe la passività, bensì l’attesa [...]. Nell’attività
tendiamo verso l’avvenire, nell’attesa, invece, viviamo per così dire il tempo
in senso inverso; vediamo l’avvenire venire verso di
noi e attendiamo che questo avvenire divenga presente” (1933, p. 88-89). Per
questo l’attesa è ansiosa. Le ansie dei primitivi, così come quelle dei psicotici, sono spesso connesse a quelle che V. E. Frankl chiama “ansia d’attesa” (angoscia) che sospende
l’attività in cui abitualmente si esprime la vita. Da qui il suo carattere
penoso che non ha il suo opposto nell’attesa gradevole, ma nell’attività che è
in grado di esprimere in una temporalità che non ci sorprende.”
L’aceto, per allora, era il cibo che ho mangiato e che mi
permette di agire nel presente per un futuro; l’attesa del miele è il desiderio
prodotto dall’angoscia per non aver agito nel presente in funzione dell’aceto.
Dove la questione centrale consiste nell’impedire alle persone di mangiarsi
l’aceto, godere del benessere nel presente,
costringendole nell’attesa di un maggior benessere futuro fornito da un
immaginario dio padrone.
Pregare per rinnovare l’angoscia nel presente.
Dice Ratzinger:
“Il vaso, cioè il cuore, deve prima essere allargato e poi pulito:
liberato dall'aceto e dal suo sapore. Ciò richiede lavoro, costa dolore, ma
solo così si realizza l'adattamento a ciò a cui siamo destinati. Anche se Agostino parla direttamente solo della ricettività
per Dio, appare tuttavia chiaro che l'uomo, in questo lavoro col quale si
libera dall'aceto e dal sapore dell'aceto, non diventa solo libero per Dio, ma
appunto si apre anche agli altri. Solo diventando figli di Dio, infatti,
possiamo stare con il nostro Padre comune.”
Ratzinger deve impedire l’azione dell’uomo.
L’agire dell’uomo nel suo presente, per Ratzinger, è
una cosa da disprezzare. Dell’aceto Ratzinger non
vede il cibo degli uomini nel momento in cui il sapore acido dell’aceto era
considerato inferiore al sapore del miele che indicava ricchezza. Dell’aceto Ratzinger coglie soltanto il disprezzo della degenerazione
nei confronti di una perfezione emanata dal suo dio padrone. Solo che
l’attribuzione è arbitraria e ha il solo scopo di impedire all’Essere Umano di
ergersi a “DIO” davanti al suo dio padrone e di
rivendicare diritti e potere al suo dio padrone.
E questo, Ratzinger,
lo ottiene mediante il meccanismo della suggestione.
Una suggestione che è possibile soltanto se l’uomo ha
rinunciato al proprio benessere nel proprio
quotidiano; al suo aceto!
Scrive Umberto Galimberti nel suo
Dizionario di Psicologia alla parola Suggestione:
“Accettazione acritica di un’opinione, di un’idea,
di un comportamento che nasce o dal soggetto stesso (autosuggestione) o
dall’influenza di altri (eterosuggestione).
La suggestione ha un meccanismo ideativo-motorio
simile all’imitazione tipica dei bambini nei confronti degli adulti e svolge un
ruolo importante nelle relazioni interpersonali.”
Agisce sempre sui meccanismi infantili fissandoli in età
adulta e veicolandoli in forme di dipendenza diverse
e, solo apparentemente, più “evolute” (socialmente accettate).
Attraverso la suggestione Ratzinger
induce i bambini a sospendere l’attività che costruisce la loro vita per
sostituirla con l’attesa angosciosa di un avvenire illusorio in cui costringono
le loro pulsioni vitali.
Il lavoro che Ratzinger impone non
è quello dell’attività che costruisce il futuro, ma è quello che costruisce
ostacoli attraverso i quali impedire la veicolazione
delle pulsioni vitali nella realtà quotidiana. Attraverso gli imperativi morali
che l’individuo impone a sé stesso per attendere,
secondo Ratzinger, si predispone l’individuo affinché
faccia della fede speranza in ciò per cui ha distrutto.
E qui abbiamo l’esaltazione del dolore
da parte di Ratzinger. Il dolore che viene imposto alle persone affinché si predispongano alla
ricettività del suo dio padrone. Un dolore che, imposto socialmente mediante la
miseria sociale e morale, si traduce nella psiche dell’individuo attraverso dictat morali che ne impediscono la normale attività
quotidiana.
La struttura emotiva dell’individuo non si
resetta al passare dell’emozione, ma al contrario,
l’emozione ne fissa i caratteri. Quei caratteri possono essere modificati se
l’individuo si emoziona sovente veicolando le proprie
emozioni in direzioni diverse da quelle fissate dai caratteri plasmati nella
prima infanzia. Da qui la necessità di Ratzinger
di ampliare la capacità di controllo rinnovando il dominio emotivo della
dipendenza dalla “fede” per non perdere le pecore del suo gregge.
Impedire le persone di emozionarsi mentre vivono nel mondo veicolando
nelle relazioni col mondo le loro pulsioni.
Il divino dell’Essere Umano, per Ratzinger,
è aceto. Oggetto di disprezzo perché, negando il diritto al
dominio del suo dio, trasforma l’Essere Umano in un dio. Un DIO che non manifesta
la speranza perché egli costruisce, comunque, il
proprio FATO nella propria oggettività attraverso LE SUE SCELTE.
Non più la suggestione del dio padrone che costringe
l’individuo alla sottomissione, ma la decisione dell’individuo di essere ciò che è vivendo nell’oggettività in cui è nato.
Da qui la suggestione di Ratzinger che nella sua disperazione agogna un padre. Come quell’orfanello che guardava la porta dell’orfanotrofio e
pensava che una famiglia ricca sarebbe venuta piangendo e rivendicandolo come
il figlio scambiato in culla. Così Ratzinger
dice: “Non è vero che io ho fallito. Ecco, vedrete il mio padrone venire sulle
nubi con grande potenza e le stelle cadranno sulla
terra ed io sarò assunto con tutto il corpo in cielo!”. “Non passerà questa
generazione senza che voi vi stupiate!”.
No!
Non è così!
Questo è solo un autoinganno di un
disperato fallito che viene spacciato alle persone al
fine di attenuare il dolore del suo fallimento esistenziale.
Dice Ratzinger:
“ Pregare non
significa uscire dalla storia e ritirarsi nell'angolo privato della propria
felicità. Il giusto modo di pregare è un processo di purificazione interiore
che ci fa capaci per Dio e, proprio così, anche capaci
per gli uomini. Nella preghiera l'uomo deve imparare che cosa egli possa veramente chiedere a Dio – che cosa sia degno di Dio.”
Pregare, la preghiera cristiana, significa fissare il proprio
fallimento nel momento presente impedendo all’individuo di aprirsi al proprio
futuro. La preghiera porta l’individuo a ritirarsi dalla vita pubblica a meno che non
intenda imporre la preghiera ad altri. Costringere altri a
pregare e, così facendo, allargando il proprio privato costringendo le persone
a farlo proprio. La felicità della preghiera, di cui parla Ratzinger, è la felicità che dà il delirio di onnipotenza: “Voi non sapete chi sono io!”. Io ho
pregato, il dio padrone e creatore è con me. La
purificazione, di cui parla Ratzinger, è la
manifestazione di quell’esaltazione psichica che
viene manifesta dal delirate quando vede riconosciuto come oggettivo il proprio
delirio e riproposto da altre persone che ne confermano la realtà fattiva.
Cosa può chiedere l’uomo al dio padrone
attraverso la preghiera se non diventare partecipe all’onnipotenza? Che cosa può chiedere, pregando, l’uomo se non la
realizzazione dell’onnipotenza nella sua quotidianità?
Dalla vincita al superenalotto alla
vita eterna, dal miracolo che lo guarisca da una malattia alla fortuna sul
lavoro, dall’amore sconsolato alla “grazia da ricevere”. Si tratta sempre di
manifestazioni deliranti. Desideri manifestati dalla sofferenza quale stato
psichico prodotto dall’impotenza delle persone di agire nell’oggettività in cui
vivono che apre lo spazio al delirio di onnipotenza
che vede nella preghiera cristiana la sua manifestazione.
SOLO IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DELLE PERSONE E’ DEGNO DEL DIO PADRONE DI RATZINGER E DEL CRISTIANESIMO.
Dice Ratzinger:
“Deve imparare che non
può pregare contro l'altro. Deve imparare che non può chiedere le cose
superficiali e comode che desidera al momento – la
piccola speranza sbagliata che lo conduce lontano da Dio. Deve purificare i
suoi desideri e le sue speranze. Deve liberarsi dalle
menzogne segrete con cui inganna se stesso: Dio le scruta, e il confronto con
Dio costringe l'uomo a riconoscerle pure lui.”
E passa ad elencare che cosa deve fare
l’uomo.
L’uomo è umile e sottomesso davanti al dio padrone di Ratzinger. L’uomo deve sentirsi come una merda umana davanti al dio padrone dei cristiani. E, per conseguenza, ogni singolo uomo deve ritenersi una merda umana davanti ad ogni padrone che manifesta il dio
padrone in quanto ogni padrone è tale per volontà del dio padrone stesso. Ratzinger è papa non perché ha intrallazzato per
conquistare la sua nomina, ma perché la volontà del dio padrone era quella che Ratzinger diventasse il padrone delle persone: l’unica persona a cui tutti gli imperatori baciano i piedi.
Come dicono i Wicca, il male che
hai fatto con la magia ritorna a te tre volte più potente.
Il CRISTIANO PREGA SEMPRE CONTRO QUALCUNO!
Se preghi per star bene, non preghi
forse contro i virus?
Se hai problemi con il datore di
lavoro, non preghi forse contro il datore di lavoro?
Se hai problemi di denaro, non preghi forse perché del denaro
da una tasca diversa della tua passi a te?
Sempre la preghiera cristiana è contro qualcuno
o qualcosa. Quanto meno è rivolta per cambiare il corso degli
eventi. Intervenga il dio padrone affinché il mio caro torni salvo dalla guerra: il dio padrone che modifica gli eventi
della guerra affinché costui torni sano e salvo dalla sua amata!
Chi altri morirà? E perché non
fermare la guerra?
E’ come il terrore di Gesù che
millanta di essere il figli del dio padrone e padrone
lui stesso della malattia e della morte. Guarisce “tizio” dalla cecità, ma non
toglie la cecità fra gli Esseri Umani. Che potere è? Basta un’operazione contro la cataratta o, a
volte, impacchi di vitamina a, per migliorare o ridonare la vista.
Che cosa significa che: l’individuo deve
purificare i suoi desideri e le sue speranze? Cosa
intende Ratzinger? Intende che i desideri e le
speranze dell’uomo non devono essere tali per promuovere l’uomo, ma per promuovere il dio padrone. L’uomo resta sempre una merda umana, ma ha la possibilità di esaltare il dio
padrone. Esalti, l’uomo, il dio padrone, così sarà, sì, una merda
umana, ma una merda umana
che finalmente il confronto con il dio padrone gli permetterà di riconoscere la
giustificazione della propria condizione.
Questo è il concetto che ne ha dell’uomo Ratzinger:
lui e il dio padrone sono uniti nel delirio di onnipotenza
e, per favore, che i sudditi sottomessi in ginocchio non aspirino a partecipare
a questa comunione. Continuino a stare in ginocchio.
Dice Ratzinger:
“« Le inavvertenze chi
le discerne? Assolvimi dalla colpe che non vedo »,
prega il Salmista (19[18],13). Il non riconoscimento della colpa, l'illusione di innocenza non mi giustifica e non mi salva, perché
l'intorpidimento della coscienza, l'incapacità di riconoscere il male come tale
in me, è colpa mia. Se non c'è Dio, devo forse
rifugiarmi in tali menzogne, perché non c'è nessuno che possa perdonarmi,
nessuno che sia la misura vera. L'incontro invece con Dio risveglia la mia
coscienza, perché essa non mi fornisca più un'autogiustificazione,
non sia più un riflesso di me stesso e dei contemporanei che mi condizionano,
ma diventi capacità di ascolto del Bene stesso.”
Cosa prega il salmista?
“Dio padrone, sarò finalmente beato dal
momento che ho sbattuto le teste dei bambini di Babilonia sulle pietre?”
Salmo 137 (136), 9
Il merito dell’assassinio che il dio
padrone dei cristiani beatifica in quanto fatto a sua gloria. L’illusione di essere senza colpa
(ogni uomo è colpevole di esistere e, in quanto colpevole, per il cristiano,
deve umiliarsi davanti al dio padrone. Lo chiamano, eufemisticamente,
peccato originale, la colpa di essere nati!) è, per il cristiano, già una colpa
che deve essere espiata mediante la morte. L’incapacità del cristiano di
riconoscere il male nelle azioni perverse del suo dio lo induce a cercare il
male negli sforzi degli Esseri, e degli Esseri Umani
nello specifico, per costruire e divenire nella loro vita. Chi tenta di
costruire sé stesso nella propria vita liberandosi
dell’atrocità dei sensi di colpa, per Ratzinger, è il
male che deve essere riconosciuto.
L’incontro col dio padrone e l’asservimento al dio padrone è la misura della coscienza del cristiano. La
distruzione dell’uomo in funzione della gloria del dio padrone è, per il
cristiano, la verità assoluta che “…non
mi fornisca più un'autogiustificazione,
non sia più un riflesso di me stesso e dei contemporanei che mi condizionano,
ma diventi capacità di ascolto del Bene stesso.”
E’ l’imposizione
intima, nella struttura psichica dell’individuo, di quell’assolutismo tante volte rivendicato da Ratzinger come suo diritto di fare violenza ai bambini. Il diritto di costringere i bambini in ginocchio davanti al suo dio
padrone. Di stuprarne la psiche al fine di costringerli alla dipendenza
da un padrone che manifestando la sua verità impedisca ai bambini di costruire
la loro verità; la loro visione del mondo e della
vita.
Marghera, 17 Aprile 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
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Apprendista Stregone
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TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
trentatreesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
omelia
sulla Prima Lettera di Giovanni. Egli definisce la preghiera come un
esercizio del desiderio.
L'uomo è stato creato per una realtà grande
– per Dio stesso, per essere riempito da Lui. Ma il suo
cuore è
troppo stretto per la grande realtà che gli è assegnata. Deve essere allargato.
« Rinviando [il
suo
dono], Dio allarga il nostro desiderio; mediante il desiderio allarga l'animo e
dilatandolo lo
rende
più capace [di accogliere Lui stesso] ». Agostino rimanda a san Paolo che dice
di sé di vivere
proteso
verso le cose che devono venire (cfr Fil 3,13). Poi usa un'immagine molto bella
per
descrivere
questo processo di allargamento e di preparazione del cuore umano. « Supponi
che Dio ti
voglia
riempire di miele [simbolo della tenerezza di Dio e della sua bontà]. Se tu, però, sei pieno di
aceto,
dove metterai il miele? » Il vaso, cioè il cuore, deve
prima essere allargato e poi pulito:
liberato
dall'aceto e dal suo sapore. Ciò richiede lavoro, costa dolore, ma solo così si
realizza
l'adattamento
a ciò a cui siamo destinati.26 Anche se Agostino
parla direttamente solo della
ricettività
per Dio, appare tuttavia chiaro che l'uomo, in questo lavoro col quale si
libera dall'aceto e
dal
sapore dell'aceto, non diventa solo libero per Dio, ma appunto si apre anche
agli altri. Solo
diventando
figli di Dio, infatti, possiamo stare con il nostro Padre comune. Pregare non
significa
uscire
dalla storia e ritirarsi nell'angolo privato della propria felicità. Il giusto
modo di pregare è un
processo
di purificazione interiore che ci fa capaci per Dio e, proprio così, anche
capaci per gli
uomini. Nella preghiera l'uomo deve imparare
che cosa egli possa veramente chiedere a Dio – che
cosa
sia degno di Dio. Deve imparare che non può pregare contro l'altro. Deve
imparare che non
può
chiedere le cose superficiali e comode che desidera al momento – la piccola
speranza sbagliata
che
lo conduce lontano da Dio. Deve purificare i suoi desideri e le sue speranze. Deve liberarsi dalle
menzogne
segrete con cui inganna se stesso: Dio le scruta, e il confronto con Dio
costringe l'uomo a
riconoscerle
pure lui. « Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalla
colpe che non vedo »,
prega
il Salmista (19[18],13). Il non riconoscimento della colpa, l'illusione di innocenza non mi
giustifica e
non mi salva, perché l'intorpidimento della coscienza, l'incapacità di
riconoscere il male
come
tale in me, è colpa mia. Se non c'è Dio, devo forse rifugiarmi in tali
menzogne, perché non c'è
nessuno
che possa perdonarmi, nessuno che sia la misura vera. L'incontro
invece con Dio risveglia
la
mia coscienza, perché essa non mi fornisca più un'autogiustificazione,
non sia più un riflesso di
me
stesso e dei contemporanei che mi condizionano, ma diventi capacità di ascolto
del Bene stesso.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!