Costringere a pregare per distruggere l’uomo.

 

Distruggere l’uomo per costringerlo alla preghiera.

 

Costringere il bambino a pregare

 

per impedirgli di diventare un uomo consapevole.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al trentaduesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Ho già trattato in un’altra pagina l’uso cristiano della preghiera per imporre patologia da dipendenza nei bambini.

Tratto da:

http://www.stregoneriapagana.it/catechismobambini.html

 

“Proviamo a leggere lo schema sull’uso della preghiera cristiana come sviluppato da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo del 1994 Sezione Prima dal titolo “La preghiera nella vita cristiana”

1

“L’umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,26). L’umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: “L’uomo è un mendicante di Dio”.

Tratto da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo 1994 Sezione Prima “La preghiera nella vita cristiana” rif. 2559

1--- Il bambino viene costretto ad essere umile per chiedere;

Qualora il chiedere non è esaudito, significa che non è stato abbastanza umile;

Dunque si sollecita ad essere umile di più. Si sollecita sia con le parole che con le azioni colpevolizzandolo affinché sia più umile, meno arrogante, meno attivo nelle cose che lo portano a crescere e maggiormente asservito e sottomesso. Il bambino deve essere trasformato in un mendicante a cui nulla è dovuto (è senza diritti sociali o giuridici), ma per tutto è obbligato a prostituirsi: sia nella famiglia, sia nei confronti di altri.

2

“La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso i pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera.  Che lo sappiamo o no, la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui.”

Tratto da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo 1994 Sezione Prima “La preghiera nella vita cristiana” rif. 2560

2 --- Al bambino che si costringe a prostituirsi, gli si racconta della meraviglia del prostituirsi, del chiedere, del supplicare. Lo si immerge nella fantasia secondo cui dio, proprio il dio padrone, l’onnipotente, viene da lui. E quanto ciò è fantastico; e quanto deve pregare ed umiliarsi perché ciò avvenga. Stupirsi significa esternare la propria emozione si che il prete cattolico la può manipolare. E’ dio che ti desidera, te, piccolo essere insignificante “perché sei consapevole di essere un essere insignificante, incapace, impotente, miserabile; vuoi mettere me, che sono un adulto abile e capace? Anche di prenderti a schiaffi!” Così l’adulto diventa il modello dell’onnipotenza di dio nei confronti del bambino che l’adulto costringe a mettersi in ginocchio convincendolo che lui è un incapace se non ricorre a dio. Si guarda bene, il prete cattolico da dire al bambino che le abilità, le capacità, le acquisirà crescendo con l’impegno e il lavoro: l’impegno e il lavoro, devono essere usate per desiderare di bere l’acqua che alimenta la sindrome d’onnipotenza infantile che si fissa nella psiche profonda del bambino impedendogli di crescere. E la meraviglia di tutte le meraviglie anche dio ha sete di noi. E dobbiamo umiliarci ancora di più per soddisfare la sete di dio: la sua sete di dominio!

D donna di La Repubblica del 28 maggio 2005

Neuroscienze – Nuove ricerche indagano sul ruolo dell’inconscio nelle decisioni di ogni giorno: dallo shopping al partner giusto, nelle nostre scelte c’è molto di più di quanto pensiamo. Secondo i neuroscienziati siamo consapevoli solo del 5% della nostra attività cognitiva ed è per questo che la maggior parte delle nostre decisioni, emozioni e azioni, dipende per il 95% dall’attività cerebrale che va al di là della nostra coscienza. (solo primi riassunti dell’articolo)”

Così il bambino crede che quello che fa sia naturale e consapevole, invece è il frutto della manipolazione mentale del profondo che ha subito.

3

“La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta. Risposta al lamento del dio vivente: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d’acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” (Ger 2,13), risposta di fede alla promessa gratuita della salvezza, risposta d’amore alla sete del Figlio unigenito.”

Tratto da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo 1994 Sezione Prima “La preghiera nella vita cristiana” rif. 2561

3 ---  Il passaggio successivo è la separazione del bambino dalla società civile. Rinchiudere la capacità empatica del bambino entro sbarre feroci: gli altri sono malvagi, ma non io che amo dio. Separare le emozioni e la percezione empatica dalla società per costringerla ad interiorizzare l’immagine del dio padrone. Gli altri, dice il prete, gli altri, i malvagi, hanno ““Essi hanno abbandonato me, sorgente d’acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” ma non tu, non noi che stiamo parlando. Noi non abbandoneremo Gesù alla sua sete, porgeremo il collo affinché quel vampiro ci succi la nostra vita.

ELABORAZIONE CEREBRALE – EMPATIA

La Repubblica 06 giugno 2005

“Roma – Secondo uno studio Italiano pubblicato su “Nature Neuroscience” la prestigiosa rivista inglese, la risposta empatica al dolore degli altri, oltre ad essere dettata dall’emotività, risponde anche all’attivazione di una precisa zona del cervello. La ricerca è stata condotta da Salvatore Alioti del dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma la Sapienza e della fondazione Santa Lucia di Roma, con Alessio Avenanti. I due ricercatori, utilizzando la tecnica della stimolazione magnetica transcranica, hanno osservato un “contagio somato-motorio” che scatta alla vista del dolore altrui.”

In pratica, il sacerdote cattolico, costringendo il bambino a vivere lo stesso dolore del suo immaginario Gesù, lo separa dal dolore sociale nei confronti del quale prova disprezzo in quanto egli è l’eletto che si compiace di Gesù e non dei milioni di Esseri Umani macellati da Gesù per la gloria del suo dominio. Stupro è manipolazione di un mezzo con cui la specie ha attrezzato Esseri Umani, per costringere gli Esseri Umani a non realizzare sé stessi separandoli dalla specie della Natura in cui sono divenuti e a cui appartengono.”

 

In questo tentaduesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi non sono compresi gli effetti della preghiera che, una volta imposta ai bambini, agiscono in età adulta specialmente quando ci si avvicina alla morte del corpo fisico.

Se non si obbligano, con la violenza e il ricatto i bambini a pregare, da adulti non sarà più possibile imporre loro la pratica. La malattia da dipendenza si può sovrapporre ai meccanismi della crescita, non all’individuo già cresciuto. Queste pratiche, che il Paganesimo Politeista qualifica come pratiche di magia nera, determinano la distruzione della capacità dell’individuo di affrontare coerentemente la propria esistenza. Lo ha trasformato in un infantile adulto agendo nella sua infanzia e costringendolo al bisogno di rinnovare la dipendenza perché ha soggettivato la disperazione della propria inadeguatezza rispetto al mondo in cui vive. Le pratiche di “autostima” messe a punto dalla psicologia moderna tendono a riparare, per quanto è possibile, ai danni inflitti ai bambini ad opera dei cristiani e della chiesa cattolica nel nostro caso.

Solo che Ratzinger considera la patologia psichiatrica elemento normale e sacro da imporre nella società civile.

 

Dice Ratzinger:

 

Un primo essenziale luogo di apprendimento della speranza è la preghiera. Se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c'è più nessuno che possa aiutarmi – dove si tratta di una necessità o di un'attesa che supera l'umana capacità di sperare – Egli può aiutarmi. Se sono relegato in estrema solitudine...; ma l'orante non è mai totalmente solo.”

 

E’ il delirio dell’individuo separato dal mondo che si rifugia nel suo immaginario. Si costruisce un mondo immaginario nel quale immagina che le sue inadeguatezze o le contraddizioni del mondo che lo hanno spinto all’isolamento scompaiano perché lui ha “l’amico immaginario”. Quella condizione infantile che il cristianesimo fissa nella persona trasformandola in persona malata.

Un esempio di induzione psichica comportamentale indotta dal cristianesimo e dalla pratica della preghiera è la schizotimia:

 

“A differenza della ciclotimia che prevede un’oscillazione dell’umore dalla depressione all’euforia, la schizotimia è caratterizzata dalla profondità dei vissuti intimi che, invece di avere una reazione immediata come nella ciclotimia, ha lunghi tempi di risonanza nell’interiorità soggettiva dove avvengono processi di elaborazione e intellettualizzazione. Al ritiro dell’interesse per la realtà esterna si accompagna una notevole difficoltà nei rapporti interpersonali, formalmente mascherata dal formalismo sociale con cui lo schizotimico difende la sua sfera privata e l’adesione ai suoi ideali per i quali è capace di grandi sacrifici. A differenza del ciclotimico soggetto a scoppi collerici destinati ad esaurirsi rapidamente, lo schizotimico vive una collera fredda, prodotta dall’accumulo di piccole frustrazioni, che si scarica molto raramente. Il ritiro dalla realtà e l’investimento sulla propria interiorità sono disposizioni che , nel caso dell’insorgere di una psicosi, si esprimono nella schizofrenia.” Dal dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti al vocabolo schizotimia.

 

Strategie ben conosciute dal cristiano nella sua attività di manipolazione mentale dei bambini:

 

“Tratto da Toth Tihamer "L'educazione spirituale del giovane" curata dal sacerdote Ugo Camozzo ed. Libreria Emiliana editrice Venezia 1943.

pag. 28:

"Dall'amore materno, che avvolge nei suoi caldi raggi il piccolo fanciullo, sboccia anche l'amore verso Dio. Sotto lo sguardo della madre devono formarsi nel bimbo i primi principi della vita dell'anima. Quando la madre prega devotamente col suo fanciullo, nell'anima di lui si risveglia l'elevato pensiero del Padre che sta nei cieli al di sopra del padre e della madre terreni. Il pensiero del Padre celeste è di grande efficacia per l'educazione. Per guidare la volontà del bimbo per lungo tempo basterà dire semplicemente: "E' Dio che vuole così!" oppure: "Il Buon Dio lo ha proibito!""

Pag. 30:

"Nell'età di tre o quattro anni il fanciullo ascolta volentieri i racconti di Gesù Bambino, della Sua Nascita, della Crocifissione, della Vergine Maria, dell'Angelo Custode. Come si rallegra, quando in un quadro o in una statua riconosce il piccolo Gesù! La note di Natale, una funzione religiosa, una visita ad una chiesa sono sensazioni che lasciano profonde tracce nel suo animo."

Pag 33-34

"Commetterebbero un errore fatale, i genitori che credessero di aver finito il loro compito educativo al momento in cui i figliuoli entrano nella scuola.

L'educazione domestica conserva ancora la sua grande importanza.

Un grave compito incombe adesso alla madre; ampliare e innalzare il concetto di Dio secondo lo sviluppo intellettuale del suo fanciullo, che essa sola conosce. Col crescere dell'età, è necessario che il fanciullo perfezioni le ingenue forme della sua fede. A ciò la scuola col suo insegnamento collettivo non può provvedere. Solo una madre conosce l'anima e le idee del suo bambino, solo essa può approfondire in lui il concetto del Padre Celeste e farne risaltare ancora di più il sacro volere; solo la mamma può gradatamente allargare la cerchia dei doveri, che attendono il fanciullo che va incontro alla vita. Quante volte, ammirando le bellezze e i miracoli della natura, oppure mentre piega il catechismo o la storia sacra, le si offre l'occasione di portare l'anima del suo bambino in contatto con Dio, di penetrarla col pensiero del Padre Onnipresente e Onnipotente! Tale sentimento della presenza di Dio è la miglior difesa contro il peccato.

Entrando in chiesa è la madre che deve risvegliare nel fanciullo il rispetto per la santità alla Casa di Dio, e abituarlo ad un contegno devoto e al silenzio. Ciò più tardi faciliterà assai il compito del Sacerdote."

 

Manipolare le tensioni di crescita del bambino per impedirgli di diventare un adulto consapevole e responsabile attraverso la fissazione della dipendenza psichica per protrarla in età adulta.

Se un tale progetto di distruzione del bambino viene in parte assorbito dalla dialettica sociale che presenta situazioni e necessità al bambino diverse dalla semplice sottomissione, quando il bambino si trova in ambiente sociale inadeguato, la fuga verso l’interiorizzazione è una scappatoia psichica pronta per impedire al bambino di adeguarsi costruendo delle difese e delle strategie nei confronti della situazione inadeguata che deve affrontare. Anziché stimolare il bambino e l’adulto verso lo sviluppo, la pratica della preghiera, lo fa desistere proponendo un luogo immaginario nel quale rifugiarsi fuggendo dalla realtà.

Non solo il bambino-adulto danneggia sé stesso, ma danneggia l’intera società civile. Prima di tutto perché sottrae alla società la sua intelligenza e le sue capacità d’azione; in secondo luogo perché costringe la società a risolvere i suoi problemi facendosi carico di un problema anziché essere arricchita dalla sua azione; terzo, quello stesso bambino-adulto nel tentativo di difendere il proprio rifugio tenta di costruire altri bambini-adulti invitandoli o costringendoli a rifugiarsi, a loro volta, nel loro immaginario e sottraendo quelle forze propositive alla società civile.

 

Dice Ratzinger:

 

Da tredici anni di prigionia, di cui nove in isolamento, l'indimenticabile Cardinale Nguyen Van Thuan ci ha lasciato un prezioso libretto: Preghiere di speranza. Durante tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione apparentemente totale, l'ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di speranza, che dopo il suo rilascio gli consentì di diventare per gli uomini in tutto il mondo un testimone della speranza – di quella grande speranza che anche nelle notti della solitudine non tramonta.”

 

Incarcerato e senza difese Anicio Manlio Severino Boezio lavorò attorno alla “La consolazione della filosofia” lasciando quel trattato sul quale gli studiosi ancora disputano se sia l’ultima opera del mondo antico o la prima opera filosofica del cristianesimo. Un trattato che fu un cardine della scolastica, ma che se letto attentamente è l’ultima condanna, sia pur in senso neoplatonico, del cristianesimo.

Non si tratta di “scelte”, ma di condizioni psicologiche indotte nell’infanzia. Nguyen Van Thuan cardinale cattolico era una persona che si divertiva a costringere i bambini in ginocchio a pregare. La sua ideologia era l’ideologia del possesso che veicolava attraverso la sottomissione a cui costringeva le persone deboli e fragili ingannandole attraverso l’illusione di un immaginario da onnipotenza. Boezio aveva un senso diverso, amava la giustizia. La difesa che aveva fatto a Verona del senatore Albino sta a dimostrare il suo senso delle regole e delle leggi. Un senso delle regole e delle leggi interiorizzato al punto tale da non ammettere sottomissione o deferenza davanti al dio padrone di turno.

Per questo motivo è diverso il modo di vivere la galera. Con rassegnazione e rifugio nell’immaginazione per Nguyen Van Thuan il cardinale cattolico, con determinazione per Boezio. Mentre Nguyen Van Thuan è chiuso al futuro e rinchiuso su sé stesso, Boezio è aperto al futuro e riassume la sua conoscenza come contributo all’apertura verso il futuro dell’intera società anche quando è in galera.

Le preghiere di Nguyen Van Thuan sono la manifestazione della sua angoscia prodotta dalla frustrazione della sua onnipotenza; la “Consolazione della Filosofia” è una riflessione, che si può anche combattere e contestare, ma proprio anche per questo arricchisce l’uomo che l’affronta:

 

“Le vele del Neritio condottiero,

e le sue navi erranti sul mare

furono da Euro sospinte all’isola,

dimora della bella Dea,

nata dalla stirpe del Sole,

che versa ai nuovi ospiti

filtri intrisi di incantesimi.

E quando la sua mano esperta nelle virtù dell’erbe

li ha trasformati in varie sembianze,

questo si avvolge nell’aspetto di cinghiale,

all’altro, mutatosi in leone di Marmarica,

crescon zanne e artigli;

uno, aggregato ai lupi,

mentre vorrebbe piangere, emette un ululato,

un altro, come tigre d’India,

s’aggira mansueto per la casa.

E benché l’alata divina arcadica,

compassionando il condottiero

oppresso da tante sciagure, lo rendesse immune

dal rovinoso filtro dell’ospite,

avevano ormai sorbito i rematori,

purtroppo, i filtri incantati,

e, fatti porci, avevano ormai scambiato

con le ghiande i cibi di Cerere,

e nulla era rimasto in loro intatto:

perduta è la voce, perduto è il corpo.

Solo la mente, rimasta immutata,

geme sul mostruoso fenomeno cui sottostà.

O mano troppo debole,

o erbe non abbastanza efficaci,

che han la forza di mutar le membra,

ma non di trasformare il cuore!

All’interno dell’uomo sta il suo vigore,

racchiuso in una ben stretta roccaforte.

Ma con efficacia ben maggiore

Traggono sinistramente a sé gli uomini

Quei veleni che s’insinuano nel profondo

E, senza far danno al corpo,

impiagano crudelmente l’anima.

Da “La consolazione delle filosofia” di Boezio ed. BUR 1984

 

Non c’è disperazione calata nell’anima in Boezio, non c’è supplica né sottomissione. C’è la tristezza del suo stato, ma non c’è angoscia né rimpianto.

Cosa diversa per chi prega disperato per la frustrazione della sua onnipotenza. Rinchiuso in quella dipendenza dal suo padrone che, onnipotente come lui lo immagina, lo tiene rinchiuso anziché farlo padrone di uomini.

E così a Nguyen Van Thuan resta la “speranza” che disseta la sua disperazione: verrà il suo padrone con grande potenza e lo vendicherà! Finalmente gli altri vedranno di che pasta è fatto. Così Nguyen Van Thuan prega per rinnovare la sua sottomissione affinché più gloriosa sia la sua vendetta nei confronti di chi non ha voluto mettersi in ginocchio davanti a lui.

Senza la chiusura verso il futuro degli uomini i cristiani non hanno possibilità di dominarli, di impadronirsene, di renderli schiavi.

 

E’ da notare che nell’enciclica Spe Salvi, questa è la terza volta che troviamo l’uso da parte di Ratzinger del campo di sterminio dal quale far nascere la disperazione che manifesta la speranza cristiana.

La speranza cristiana nasce dalle condizioni di schiavitù alle quali è costretta Bakita; chi è che ha speranza? Bakita, la schiava!

La speranza cristiana nasce dalla galera cui è costretto Paolo di Tarso; chi è che ha speranza? Paolo di Tarso, il galeotto!

La speranza cristiana nasce dalla galera cui è costretto Nguyen Van Thuan; chi ha speranza? Nguyen Van Thuan il galeotto!

La costante di queste tre situazioni che generano speranza è la galera, la schiavitù: UNICA CONDIZIONE NELLA QUALE PUO’ NASCERE LA SPERANZA CRISTIANA!

E questo perché?

Perché il cristianesimo è solo rappresentazione formale della malattia psichiatrica da dipendenza e onnipotenza cui le persone sono costrette. Non ha ragioni diverse e funzionali agli uomini e alla qualità della loro vita e, pertanto, è costretto a ripiegare su sé stesso alimentando tutte le condizioni sociali devastanti, come la schiavitù o il campo di sterminio, che permettono l’affermazione della sua ideologia.

Marghera, 20 Marzo 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel trentaduesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

« Luoghi » di apprendimento e di esercizio della speranza

I. La preghiera come scuola della speranza

32. Un primo essenziale luogo di apprendimento della speranza è la preghiera. Se non mi ascolta

più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a

Dio posso sempre parlare. Se non c'è più nessuno che possa aiutarmi – dove si tratta di una

necessità o di un'attesa che supera l'umana capacità di sperare – Egli può aiutarmi.25 Se sono

relegato in estrema solitudine...; ma l'orante non è mai totalmente solo. Da tredici anni di prigionia,

di cui nove in isolamento, l'indimenticabile Cardinale Nguyen Van Thuan ci ha lasciato un prezioso

libretto: Preghiere di speranza. Durante tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione

apparentemente totale, l'ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di

speranza, che dopo il suo rilascio gli consentì di diventare per gli uomini in tutto il mondo un

testimone della speranza – di quella grande speranza che anche nelle notti della solitudine non

tramonta.

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