Costringere a pregare per distruggere l’uomo.
Distruggere l’uomo per costringerlo alla
preghiera.
Costringere il bambino a pregare
per impedirgli di diventare un uomo
consapevole.
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al
trentaduesimo paragrafo
Ho già trattato in un’altra pagina l’uso cristiano della
preghiera per imporre patologia da dipendenza nei bambini.
Tratto da:
http://www.stregoneriapagana.it/catechismobambini.html
“Proviamo a leggere lo schema sull’uso della preghiera cristiana
come sviluppato da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo del 1994
Sezione Prima dal titolo “La preghiera nella vita cristiana”
1
“L’umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che
cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,26). L’umiltà è
la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera:
“L’uomo è un mendicante di Dio”.
Tratto da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo
1994 Sezione Prima “La preghiera nella vita cristiana” rif. 2559
1--- Il bambino viene costretto ad essere umile per chiedere;
Qualora il chiedere non è esaudito, significa che non è stato
abbastanza umile;
Dunque si sollecita ad essere umile di più. Si sollecita sia con
le parole che con le azioni colpevolizzandolo affinché sia più umile, meno
arrogante, meno attivo nelle cose che lo portano a crescere e maggiormente
asservito e sottomesso. Il bambino deve essere trasformato in un mendicante a
cui nulla è dovuto (è senza diritti sociali o giuridici), ma per tutto è
obbligato a prostituirsi: sia nella famiglia, sia nei confronti di altri.
2
“La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso i
pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare
ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio
che ci desidera. Che lo sappiamo o no,
la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che
noi abbiamo sete di lui.”
Tratto da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo
1994 Sezione Prima “La preghiera nella vita cristiana” rif. 2560
2 --- Al bambino che si costringe a prostituirsi, gli si racconta
della meraviglia del prostituirsi, del chiedere, del supplicare. Lo si immerge
nella fantasia secondo cui dio, proprio il dio padrone, l’onnipotente, viene da
lui. E quanto ciò è fantastico; e quanto deve pregare ed umiliarsi perché ciò
avvenga. Stupirsi significa esternare la propria emozione si che il prete
cattolico la può manipolare. E’ dio che ti desidera, te, piccolo essere
insignificante “perché sei consapevole di essere un essere insignificante,
incapace, impotente, miserabile; vuoi mettere me, che sono un adulto abile e
capace? Anche di prenderti a schiaffi!” Così l’adulto diventa il modello
dell’onnipotenza di dio nei confronti del bambino che l’adulto costringe a
mettersi in ginocchio convincendolo che lui è un incapace se non ricorre a dio.
Si guarda bene, il prete cattolico da dire al bambino che le abilità, le
capacità, le acquisirà crescendo con l’impegno e il lavoro: l’impegno e il lavoro,
devono essere usate per desiderare di bere l’acqua che alimenta la sindrome
d’onnipotenza infantile che si fissa nella psiche profonda del bambino
impedendogli di crescere. E la meraviglia di tutte le meraviglie anche dio ha
sete di noi. E dobbiamo umiliarci ancora di più per soddisfare la sete di dio:
la sua sete di dominio!
D donna di La Repubblica del 28 maggio 2005
“Neuroscienze – Nuove ricerche indagano
sul ruolo dell’inconscio nelle decisioni di ogni giorno: dallo shopping al
partner giusto, nelle nostre scelte c’è molto di più di quanto pensiamo.
Secondo i neuroscienziati siamo consapevoli solo del
5% della nostra attività cognitiva ed è per questo che la maggior parte delle
nostre decisioni, emozioni e azioni, dipende per il 95% dall’attività cerebrale
che va al di là della nostra coscienza. (solo primi riassunti dell’articolo)”
Così il bambino crede che quello che fa sia naturale e
consapevole, invece è il frutto della manipolazione mentale del profondo che ha
subito.
3
“La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta.
Risposta al lamento del dio vivente: “Essi hanno abbandonato me, sorgente
d’acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” (Ger
2,13), risposta di fede alla promessa gratuita della salvezza, risposta d’amore
alla sete del Figlio unigenito.”
Tratto da “Il catechismo della chiesa cattolica” ed. Leonardo
1994 Sezione Prima “La preghiera nella vita cristiana” rif. 2561
3 --- Il passaggio
successivo è la separazione del bambino dalla società civile. Rinchiudere la
capacità empatica del bambino entro sbarre feroci:
gli altri sono malvagi, ma non io che amo dio. Separare le emozioni e la
percezione empatica dalla società per costringerla ad
interiorizzare l’immagine del dio padrone. Gli altri, dice il prete, gli altri,
i malvagi, hanno ““Essi hanno abbandonato me, sorgente d’acqua viva, per
scavarsi cisterne, cisterne screpolate” ma non tu, non noi che stiamo parlando.
Noi non abbandoneremo Gesù alla sua sete, porgeremo
il collo affinché quel vampiro ci succi la nostra vita.
ELABORAZIONE CEREBRALE – EMPATIA
La Repubblica 06 giugno 2005
“Roma – Secondo uno studio Italiano pubblicato su “Nature Neuroscience” la prestigiosa rivista inglese, la risposta empatica al dolore degli altri, oltre ad essere dettata
dall’emotività, risponde anche all’attivazione di una precisa zona del
cervello. La ricerca è stata condotta da Salvatore Alioti
del dipartimento di Psicologia dell’Università di Roma la Sapienza e della
fondazione Santa Lucia di Roma, con Alessio Avenanti.
I due ricercatori, utilizzando la tecnica della stimolazione magnetica transcranica, hanno osservato un “contagio somato-motorio” che scatta alla vista del dolore altrui.”
In pratica, il sacerdote cattolico, costringendo il bambino a
vivere lo stesso dolore del suo immaginario Gesù, lo
separa dal dolore sociale nei confronti del quale prova disprezzo in quanto
egli è l’eletto che si compiace di Gesù e non dei
milioni di Esseri Umani macellati da Gesù per la
gloria del suo dominio. Stupro è manipolazione di un mezzo con cui la specie ha
attrezzato Esseri Umani, per costringere gli Esseri Umani a non realizzare sé
stessi separandoli dalla specie della Natura in cui sono divenuti e a cui
appartengono.”
In questo tentaduesimo paragrafo
dell’enciclica Spe Salvi non sono compresi gli
effetti della preghiera che, una volta imposta ai bambini, agiscono in età
adulta specialmente quando ci si avvicina alla morte del corpo fisico.
Se non si obbligano, con la violenza e il ricatto i bambini a
pregare, da adulti non sarà più possibile imporre loro la pratica. La malattia
da dipendenza si può sovrapporre ai meccanismi della crescita, non
all’individuo già cresciuto. Queste pratiche, che il Paganesimo Politeista
qualifica come pratiche di magia nera, determinano la distruzione della
capacità dell’individuo di affrontare coerentemente la propria esistenza. Lo ha
trasformato in un infantile adulto agendo nella sua infanzia e costringendolo
al bisogno di rinnovare la dipendenza perché ha soggettivato
la disperazione della propria inadeguatezza rispetto al mondo in cui vive. Le
pratiche di “autostima” messe a punto dalla psicologia moderna tendono a
riparare, per quanto è possibile, ai danni inflitti ai bambini ad opera dei
cristiani e della chiesa cattolica nel nostro caso.
Solo che Ratzinger considera la
patologia psichiatrica elemento normale e sacro da imporre nella società
civile.
Dice Ratzinger:
“Un primo essenziale
luogo di apprendimento della speranza è la preghiera. Se non mi ascolta più
nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più
nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c'è più nessuno che possa
aiutarmi – dove si tratta di una necessità o di un'attesa che supera l'umana
capacità di sperare – Egli può aiutarmi. Se sono relegato in estrema
solitudine...; ma l'orante non è mai totalmente solo.”
E’ il delirio dell’individuo separato dal mondo che si
rifugia nel suo immaginario. Si costruisce un mondo immaginario nel quale
immagina che le sue inadeguatezze o le contraddizioni del mondo che lo hanno
spinto all’isolamento scompaiano perché lui ha “l’amico immaginario”. Quella
condizione infantile che il cristianesimo fissa nella persona trasformandola in
persona malata.
Un esempio di induzione psichica comportamentale indotta dal
cristianesimo e dalla pratica della preghiera è la schizotimia:
“A differenza della ciclotimia che prevede
un’oscillazione dell’umore dalla depressione all’euforia, la schizotimia è
caratterizzata dalla profondità dei vissuti intimi che, invece di avere una
reazione immediata come nella ciclotimia, ha lunghi tempi di risonanza
nell’interiorità soggettiva dove avvengono processi di elaborazione e intellettualizzazione. Al ritiro dell’interesse per la
realtà esterna si accompagna una notevole difficoltà nei rapporti
interpersonali, formalmente mascherata dal formalismo sociale con cui lo schizotimico difende la sua sfera privata e l’adesione ai
suoi ideali per i quali è capace di grandi sacrifici. A differenza del ciclotimico soggetto a scoppi collerici destinati ad
esaurirsi rapidamente, lo schizotimico vive una
collera fredda, prodotta dall’accumulo di piccole frustrazioni, che si scarica
molto raramente. Il ritiro dalla realtà e l’investimento sulla propria
interiorità sono disposizioni che , nel caso dell’insorgere di una psicosi, si
esprimono nella schizofrenia.” Dal dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti al vocabolo schizotimia.
Strategie ben conosciute dal cristiano nella sua attività di
manipolazione mentale dei bambini:
“Tratto da Toth Tihamer "L'educazione spirituale del giovane"
curata dal sacerdote Ugo Camozzo ed. Libreria
Emiliana editrice Venezia 1943.
pag. 28:
"Dall'amore materno,
che avvolge nei suoi caldi raggi il piccolo fanciullo, sboccia anche l'amore
verso Dio. Sotto lo sguardo della madre devono formarsi nel bimbo i primi
principi della vita dell'anima. Quando la madre prega devotamente col suo
fanciullo, nell'anima di lui si risveglia l'elevato pensiero del Padre che sta
nei cieli al di sopra del padre e della madre terreni. Il pensiero del Padre
celeste è di grande efficacia per l'educazione. Per guidare la volontà del
bimbo per lungo tempo basterà dire semplicemente: "E' Dio che vuole
così!" oppure: "Il Buon Dio lo ha proibito!""
Pag. 30:
"Nell'età di tre o
quattro anni il fanciullo ascolta volentieri i racconti di Gesù
Bambino, della Sua Nascita, della Crocifissione, della Vergine Maria, dell'Angelo Custode. Come si rallegra, quando in un
quadro o in una statua riconosce il piccolo Gesù! La
note di Natale, una funzione religiosa, una visita ad una chiesa sono
sensazioni che lasciano profonde tracce nel suo animo."
Pag 33-34
"Commetterebbero un
errore fatale, i genitori che credessero di aver finito il loro compito
educativo al momento in cui i figliuoli entrano nella scuola.
L'educazione domestica
conserva ancora la sua grande importanza.
Un grave compito incombe
adesso alla madre; ampliare e innalzare il concetto di Dio secondo lo sviluppo
intellettuale del suo fanciullo, che essa sola conosce. Col crescere dell'età,
è necessario che il fanciullo perfezioni le ingenue forme della sua fede. A ciò
la scuola col suo insegnamento collettivo non può provvedere. Solo una madre
conosce l'anima e le idee del suo bambino, solo essa può approfondire in lui il
concetto del Padre Celeste e farne risaltare ancora di più il sacro volere;
solo la mamma può gradatamente allargare la cerchia dei doveri, che attendono
il fanciullo che va incontro alla vita. Quante volte, ammirando le bellezze e i
miracoli della natura, oppure mentre piega il catechismo o la storia sacra, le
si offre l'occasione di portare l'anima del suo bambino in contatto con Dio, di
penetrarla col pensiero del Padre Onnipresente e Onnipotente! Tale sentimento
della presenza di Dio è la miglior difesa contro il peccato.
Entrando in chiesa è la
madre che deve risvegliare nel fanciullo il rispetto per la santità alla Casa
di Dio, e abituarlo ad un contegno devoto e al silenzio. Ciò più tardi
faciliterà assai il compito del Sacerdote."
Manipolare le tensioni di crescita del bambino per impedirgli
di diventare un adulto consapevole e responsabile attraverso la fissazione
della dipendenza psichica per protrarla in età adulta.
Se un tale progetto di distruzione del bambino viene in parte
assorbito dalla dialettica sociale che presenta situazioni e necessità al
bambino diverse dalla semplice sottomissione, quando il bambino si trova in
ambiente sociale inadeguato, la fuga verso l’interiorizzazione è una scappatoia
psichica pronta per impedire al bambino di adeguarsi costruendo delle difese e
delle strategie nei confronti della situazione inadeguata che deve affrontare.
Anziché stimolare il bambino e l’adulto verso lo sviluppo, la pratica della
preghiera, lo fa desistere proponendo un luogo immaginario nel quale rifugiarsi
fuggendo dalla realtà.
Non solo il bambino-adulto danneggia sé stesso, ma danneggia
l’intera società civile. Prima di tutto perché sottrae alla società la sua
intelligenza e le sue capacità d’azione; in secondo luogo perché costringe la
società a risolvere i suoi problemi facendosi carico di un problema anziché
essere arricchita dalla sua azione; terzo, quello stesso bambino-adulto nel
tentativo di difendere il proprio rifugio tenta di costruire altri
bambini-adulti invitandoli o costringendoli a rifugiarsi, a loro volta, nel
loro immaginario e sottraendo quelle forze propositive alla società civile.
Dice Ratzinger:
“Da tredici anni di
prigionia, di cui nove in isolamento, l'indimenticabile Cardinale Nguyen Van Thuan
ci ha lasciato un prezioso libretto: Preghiere di speranza. Durante
tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione apparentemente
totale, l'ascolto di Dio, il poter parlargli, divenne per lui una crescente
forza di speranza, che dopo il suo rilascio gli consentì di diventare per gli
uomini in tutto il mondo un testimone della speranza – di quella grande
speranza che anche nelle notti della solitudine non tramonta.”
Incarcerato e senza difese Anicio
Manlio Severino Boezio lavorò attorno alla “La
consolazione della filosofia” lasciando quel trattato sul quale gli studiosi
ancora disputano se sia l’ultima opera del mondo antico o la prima opera
filosofica del cristianesimo. Un trattato che fu un cardine della scolastica,
ma che se letto attentamente è l’ultima condanna, sia pur in senso neoplatonico,
del cristianesimo.
Non si tratta di “scelte”, ma di condizioni psicologiche
indotte nell’infanzia. Nguyen Van
Thuan cardinale cattolico era una persona che si
divertiva a costringere i bambini in ginocchio a pregare. La sua ideologia era
l’ideologia del possesso che veicolava attraverso la sottomissione a cui
costringeva le persone deboli e fragili ingannandole attraverso l’illusione di
un immaginario da onnipotenza. Boezio aveva un senso
diverso, amava la giustizia. La difesa che aveva fatto a Verona del senatore
Albino sta a dimostrare il suo senso delle regole e delle leggi. Un senso delle
regole e delle leggi interiorizzato al punto tale da non ammettere
sottomissione o deferenza davanti al dio padrone di turno.
Per questo motivo è diverso il modo di vivere la galera. Con
rassegnazione e rifugio nell’immaginazione per Nguyen
Van Thuan il cardinale
cattolico, con determinazione per Boezio. Mentre Nguyen Van Thuan
è chiuso al futuro e rinchiuso su sé stesso, Boezio è
aperto al futuro e riassume la sua conoscenza come contributo all’apertura
verso il futuro dell’intera società anche quando è in galera.
Le preghiere di Nguyen Van Thuan sono la manifestazione
della sua angoscia prodotta dalla frustrazione della sua onnipotenza; la
“Consolazione della Filosofia” è una riflessione, che si può anche combattere e
contestare, ma proprio anche per questo arricchisce l’uomo che l’affronta:
“Le vele del Neritio condottiero,
e le sue navi erranti sul
mare
furono da Euro sospinte
all’isola,
dimora della bella Dea,
nata dalla stirpe del
Sole,
che versa ai nuovi ospiti
filtri intrisi di
incantesimi.
E quando la sua mano
esperta nelle virtù dell’erbe
li ha trasformati in
varie sembianze,
questo si avvolge
nell’aspetto di cinghiale,
all’altro, mutatosi in
leone di Marmarica,
crescon zanne e artigli;
uno, aggregato ai lupi,
mentre vorrebbe piangere,
emette un ululato,
un altro, come tigre
d’India,
s’aggira mansueto per la
casa.
E benché l’alata divina
arcadica,
compassionando il
condottiero
oppresso da tante
sciagure, lo rendesse immune
dal rovinoso filtro
dell’ospite,
avevano ormai sorbito i
rematori,
purtroppo, i filtri
incantati,
e, fatti porci, avevano
ormai scambiato
con le ghiande i cibi di Cerere,
e nulla era rimasto in
loro intatto:
perduta è la voce,
perduto è il corpo.
Solo la mente, rimasta
immutata,
geme sul mostruoso
fenomeno cui sottostà.
O mano troppo debole,
o erbe non abbastanza
efficaci,
che han
la forza di mutar le membra,
ma non di trasformare il
cuore!
All’interno dell’uomo sta
il suo vigore,
racchiuso in una ben
stretta roccaforte.
Ma con efficacia ben
maggiore
Traggono sinistramente a
sé gli uomini
Quei veleni che
s’insinuano nel profondo
E, senza far danno al
corpo,
impiagano crudelmente
l’anima.
Da “La consolazione delle
filosofia” di Boezio ed. BUR 1984
Non c’è disperazione calata nell’anima in Boezio,
non c’è supplica né sottomissione. C’è la tristezza del suo stato, ma non c’è
angoscia né rimpianto.
Cosa diversa per chi prega disperato per la frustrazione
della sua onnipotenza. Rinchiuso in quella dipendenza dal suo padrone che,
onnipotente come lui lo immagina, lo tiene rinchiuso anziché farlo padrone di
uomini.
E così a Nguyen Van
Thuan resta la “speranza” che disseta la sua
disperazione: verrà il suo padrone con grande potenza e lo vendicherà!
Finalmente gli altri vedranno di che pasta è fatto. Così Nguyen
Van Thuan prega per
rinnovare la sua sottomissione affinché più gloriosa sia la sua vendetta nei
confronti di chi non ha voluto mettersi in ginocchio davanti a lui.
Senza la chiusura verso il futuro degli uomini i cristiani
non hanno possibilità di dominarli, di impadronirsene, di renderli schiavi.
E’ da notare che nell’enciclica Spe
Salvi, questa è la terza volta che troviamo l’uso da parte di Ratzinger del campo di sterminio dal quale far nascere la
disperazione che manifesta la speranza cristiana.
La speranza cristiana nasce dalle condizioni di schiavitù
alle quali è costretta Bakita; chi è che ha speranza?
Bakita, la schiava!
La speranza cristiana nasce dalla galera cui è costretto
Paolo di Tarso; chi è che ha speranza? Paolo di Tarso, il galeotto!
La speranza cristiana nasce dalla galera cui è costretto Nguyen Van Thuan;
chi ha speranza? Nguyen Van
Thuan il galeotto!
La costante di queste tre situazioni che generano speranza è
la galera, la schiavitù: UNICA CONDIZIONE NELLA QUALE PUO’
NASCERE LA SPERANZA CRISTIANA!
E questo perché?
Perché il cristianesimo è solo rappresentazione formale della
malattia psichiatrica da dipendenza e onnipotenza cui le persone sono
costrette. Non ha ragioni diverse e funzionali agli uomini e alla qualità della
loro vita e, pertanto, è costretto a ripiegare su sé stesso alimentando tutte
le condizioni sociali devastanti, come la schiavitù o il campo di sterminio,
che permettono l’affermazione della sua ideologia.
Marghera, 20 Marzo 2008
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Claudio Simeoni
Meccanico
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TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
trentaduesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
« Luoghi » di apprendimento e di esercizio
della speranza
I. La preghiera come scuola della speranza
32. Un primo essenziale luogo di
apprendimento della speranza è la preghiera. Se non mi ascolta
più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non
posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a
Dio posso sempre parlare. Se non c'è più
nessuno che possa aiutarmi – dove si tratta di una
necessità o di un'attesa che supera l'umana
capacità di sperare – Egli può aiutarmi.25 Se sono
relegato in estrema solitudine...; ma
l'orante non è mai totalmente solo. Da tredici anni di prigionia,
di cui nove in isolamento, l'indimenticabile
Cardinale Nguyen Van Thuan ci ha lasciato un prezioso
libretto: Preghiere di speranza.
Durante tredici anni di carcere, in una situazione di disperazione
apparentemente totale, l'ascolto di Dio, il
poter parlargli, divenne per lui una crescente forza di
speranza, che dopo il suo rilascio gli
consentì di diventare per gli uomini in tutto il mondo un
testimone della speranza – di quella grande
speranza che anche nelle notti della solitudine non
tramonta.
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