La libertà dell’uomo e la sua azione.
L’inganno della morte del corpo fisico.
Afrodite e Desiderio Bello.
Quando è migliore il mondo?
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al trentesimo
paragrafo
Ogni Essere della Natura vive ed esiste per espandersi nella
Natura.
Nessun Essere della Natura ingabbia il proprio divenire nella
disperazione come il cristianesimo impone agli Esseri Umani.
I desideri da realizzare spingono ogni Essere a mettere in
atto delle strategie d’esistenza giungendo alla realizzazione e al momento di
felicità che la soddisfazione del desiderio scatena nell’individuo. Subito dopo
quel momento di felicità altri desideri affiorano nelle persone (e in ogni
Essere della Natura). Affiorano uno dopo l’altro spingendo l’individuo lungo il
progresso. Lungo la trasformazione di sé stesso. Trasformazione dopo
trasformazione, l’individuo giunge all’ultima trasformazione: la morte del
corpo fisico e la nascita del corpo luminoso.
E’ Zeus ed Hera che hanno fissato
le regole attraverso le quali gli Esseri della Natura possono trasformarsi in
Dèi.
Poi arrivò il cristianesimo e impose la sottomissione “con
tutto il cuore e con tutta l’anima”. Così gli Esseri Umani cessarono di
trasformarsi in Dèi. Attendevano la morte del corpo fisico nell’angoscia come
fine delle loro trasformazioni. Non c’erano più quei momenti di felicità dentro
di loro quando realizzavano un desiderio o soddisfacevano un bisogno. C’era
solo l’attesa della loro morte fisica. C’era solo l’angoscia per la fine di
quel percorso che avrebbe potuto trasformarli in Dèi se solo “avessero pensato
ciò che avrebbero voluto pensare; se avessero detto ciò che avrebbero voluto
dire; se avessero fatto ciò che avrebbero voluto fare!”. Ma, ciò non pensarono,
ciò non dissero, ciò non fecero.
Perché non lo fecero?
Perché furono derubati del loro futuro.
Anziché aprirsi alla loro vita sono stati rinchiusi in una
gabbia psichica che bloccava il loro sguardo su un presente che precludeva ogni
futuro:
“Quanto ci
hai amato padre buono, che non hai risparmiato il tuo unico figlio, ma l’hai
consegnato agli empi per noi. Quanto ci hai amato, noi per i quali egli non ha
giudicato un’usurpazione la sua uguaglianza con te, e ti si è fatto suddito
fino alla morte in croce.” Le Confessioni, Agostino d’Ippona
Trad. di Hans Urs Von Balthasar
ed. Piemme
Una volta derubate le persone, Ratzinger
non gli restituisce il maltolto, ma, incoraggiato dal suo successo di poter
continuare a dominarle, esclama:
“Riassumiamo ciò che
finora è emerso nello sviluppo delle nostre riflessioni. L'uomo ha, nel
succedersi dei giorni, molte speranze – più piccole o più grandi – diverse nei
diversi periodi della sua vita. A volte può sembrare che una di queste speranze
lo soddisfi totalmente e che non abbia bisogno di altre speranze. Nella
gioventù può essere la speranza del grande e appagante amore; la speranza di
una certa posizione nella professione, dell'uno o dell'altro successo
determinante per il resto della vita. Quando, però, queste speranze si
realizzano, appare con chiarezza che ciò non era, in realtà, il tutto. Si rende
evidente che l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Si rende
evidente che può bastargli solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre
più di ciò che egli possa mai raggiungere.”
Distruggi la capacità di organizzazione dei bambini per
affrontare in modo coerente il loro futuro e ne forgi dei disperati che hanno
bisogno che qualcuno spieghi loro che non è vero che sono dei falliti, ma sono
persone normali che devono, però, “aver
bisogno di qualche cosa di infinito che sarà sempre più di ciò che egli potrà
mai raggiungere”. L’energia della vita e le necessità portano l’individuo a
cercare di raggiungere degli obbiettivi. Poi, quando diventa vecchio, la sua
disperazione aumenta. Né carriera né amori possono entrare nella sua tomba.
Vuole l’infinito. Come Ratzinger che vorrebbe
assaporare all’infinito il frammento di potere e di dominio sugli uomini che
ha. Ora Ratzinger sa che sta per morire. Morirà il
suo potere e morirà la sua ragione. Non sarà più padrone delle persone. Non
potrà più sollecitare le persone a trasformarsi in bestiame per il suo dio.
Però desidera l’infinito. Desidera ardentemente poter vivere in eterno e in
eterno poter assaporare quell’onnipotenza che in
questo momento pensa di aver raggiunto.
Dice Ratzinger:
“In questo senso il
tempo moderno ha sviluppato la speranza dell'instaurazione di un mondo perfetto
che, grazie alle conoscenze della scienza e ad una politica scientificamente
fondata, sembrava esser diventata realizzabile. Così la speranza biblica del
regno di Dio è stata rimpiazzata dalla speranza del regno dell'uomo, dalla
speranza di un mondo migliore che sarebbe il vero « regno di Dio ».”
Sta sbagliando.
Gli uomini vogliono cancellare il “regno del dio padrone” di Ratzinger che ha portato e porta solo odio e morte,
distruzione e dolore, angoscia e paura. La scienza ci permette di argomentare,
ma il mondo migliore sarà possibile soltanto quando gli Esseri Umani
processeranno il dio di Ratzinger per i suoi delitti!
Quando gli Esseri Umani processeranno il cristo Gesù
per i suoi delitti e le sue atrocità!
Uomini che processano il dio padrone. Solo allora Giove potrà
dire agli uomini ciò che disse a Numa:
“Giove assentì alla
preghiera, ma celò il vero con oscura
perifrasi, e atterrì Numa
con ambigue parole:
“Taglia una testa”, disse.
“Obbedirò”, fu la risposta.
“Dovrò tagliare una
cipolla cavata dal mio orto.”
Giove precisò: “Di uomo”.
“La cima dei capelli”, disse il re.
Ma Giove chiede una vita;
e Numa dice “Di pesce”.
Giove sorrise, e
soggiunse: “Con questi mezzi cerca
di scongiurare i miei
dardi, o uomo non indegno del colloquio con gli Dèi.”
Orazio, Metamorfosi
Gli Esseri Umani riconoscono il valore delle persone che
costruiscono il loro futuro, non di coloro, come Ratzinger,
che vende e sacrifica la felicità degli Esseri Umani credendo di assicurarsi il
potere di un’eternità che le loro scelte hanno negato.
Uscire dal “regno di dio” costruito dalla banda di Ratzinger e tornare nel regno della Natura. L’Essere Umano
che rientra con onore fra gli Esseri della Natura riprendendo il posto che gli
spetta. Questa è la supplica che gli Dèi rivolgono all’uomo. La supplica degli
Dèi all’uomo è l’Anticristo la cui voce è potente alle orecchie delle persone
sensibili.
Dice Ratzinger:
“Questa sembrava
finalmente la speranza grande e realistica, di cui l'uomo ha bisogno. Essa era
in grado di mobilitare – per un certo tempo – tutte le energie dell'uomo; il
grande obiettivo sembrava meritevole di ogni impegno. Ma nel corso del tempo
apparve chiaro che questa speranza fugge sempre più lontano. Innanzitutto ci si
rese conto che questa era forse una speranza per gli uomini di dopodomani, ma
non una speranza per me. E benché il « per tutti » faccia parte della grande
speranza – non posso, infatti, diventare felice contro e senza
gli altri – resta vero
che una speranza che non riguardi me in persona non è neppure una vera
speranza.”
La sensazione di Ratzinger
dell’infinito che si allontana è la sua sensazione di fallito.
Ci sono uomini che sono morti per permettere ad altri di
continuare a fondare il loro futuro. Quando sono morti, sono vissuti; quando si
sono sottomessi al dio padrone o al cristo Gesù, sono
morti!
Il grande obbiettivo, il grande compito, che gli Esseri Umani
sentono non è altro che l’emozione della percezione empatica
che hanno col mondo in cui vivono: col loro gruppo, con la società, con la loro
specie, con la Natura, col Mondo, con l’Universo. Ed è il loro agire, le
strategie attraverso le quali articolano i bisogni personali con i bisogni del
mondo in cui vivono, che li rendono eterni. L’Universo, il Mondo, la Specie, la
Società, il Gruppo, che ricade sotto i nostri sensi è l’oggetto nel quale
agiamo quando fondiamo i nostri bisogni IN UN INTENTO COMUNE! In una visione di
futuro che è quella dell’Universo, del Mondo, della Natura, della Specie, della
Società, del Gruppo, che va oltre la nostra visione personale di vita fisica,
ma che ha la forza di impegnarci per manipolare la nostra energia e incubare il
corpo luminoso per partorirlo al momento della morte del corpo fisico
nell’ultima sfida fisica che, comunque, siamo chiamati ad affrontare. E’ in
questa felicità che alcuni uomini morirono per altri uomini. E’ per questo
motivo che uomini e donne salirono su pezzi di legno per affrontare mari
sconosciuti o viaggi senza meta; è questo motivo che spinge le imprese della
scienza e il cammino nel progresso dell’uomo. C’è un futuro che si dispiega per
la mia specie e che viene costruito dalla mia azione personale; dall’azione
personale di ogni individuo che vive con responsabilità e con passione. Proprio
nella costruzione di quella prospettiva futura costruisco il mio corpo luminoso
che apre il mio futuro alla morte del corpo fisico.
Ratzinger ha fallito!
Si è sottomesso, ha rinunciato alle relazione empatiche col mondo e la società in cui viveva. Ha stuprato
Mondo e Società nel tentativo di costringela in
ginocchio davanti al suo immaginario dio padrone così ha, da un lato chiuso il
futuro delle trasformazioni sociali e dall’altro lato non ha messo in atto le
sue azioni che avrebbero potuto costruire il suo corpo luminoso. Ha rubato,
felice di derubare della vita gli uomini. Finché egli rubava la vita agli
uomini l’idea del suo dio padrone gli rubava la sua vita impedendogli la
costruzione di ciò che avrebbe potuto sconfiggere la morte del corpo fisico: la
morte del corpo fisico di Ratzinger coincide con la
dispersione della sua energia. Il nulla che tanto lo spaventa è il nulla che ha
realizzato!
In questo processo di distruzione delle relazioni fra Ratzinger e il mondo la struttura psichica di Ratzinger anziché dispiegarsi si chiude su sé stessa e il
suo immaginario, il dio padrone e il cristo Gesù,
prende possesso della sua mente finendo per costringere Ratzinger,
come Agostino prima di lui e la maggior parte dei cristiani, a proiettare il
loro dio padrone e il loro cristo Gesù sulla società.
Finiscono per stuprare la società stessa per imporre la loro immaginazione che,
se cessasse di essere accettata e approvata dalla società, si rivelerebbe per
quella che è: delirio di personalità psicologicamente malate.
Non cesserò mai di dire che è la disperazione il fondamento
della speranza di Ratzinger.
Una disperazione che Ratzinger
sottolinea con una sorta di egoismo della vita: “...resta vero che una speranza che non riguardi me in persona non è
neppure una vera speranza.”
Dice Ratzinger:
“E diventò evidente
che questa era una speranza contro la libertà, perché la situazione delle cose
umane dipende in ogni generazione nuovamente dalla libera decisione degli
uomini che ad essa appartengono. Se questa libertà, a causa delle condizioni e
delle strutture, fosse loro tolta, il mondo, in fin dei conti, non sarebbe
buono, perché un mondo senza libertà non è per nulla un mondo buono. Così, pur
essendo necessario un continuo impegno per il miglioramento del mondo, il mondo
migliore di domani non può essere il contenuto proprio e sufficiente della
nostra speranza. E sempre a questo proposito si pone la domanda: Quando è «
migliore » il mondo? Che cosa lo rende buono? Secondo quale criterio si può
valutare il suo essere buono? E per quali vie si può raggiungere questa « bontà
»?”
Ratzinger separa l’uomo dal suo Gruppo. Separa
l’uomo dalla Società. Separa l’uomo dalla Specie. Separa l’uomo dalla Natura.
Separa l’uomo dal Mondo. Separa l’uomo dall’Universo.
Rendendo estraneo l’uomo dal mondo in cui vive lo condanna
all’infelicità eterna. Lo condanna a sprecare la propria esistenza. Perché una Demetra, libertà, che spinge gli Esseri della Natura non
può mai essere separata dalla rappresentazione che la libertà del soggetto ha
raggiunto: Estia!
Quanta paura ha Ratzinger di quel
relativismo che bocia e condanna l’assolutismo del suo dio padrone.
Come libertà si rinnova attraverso Afrodite: “Lei Eros
accompagna e Desiderio Bello la segue da quando, appena nata, andò verso la
stirpe degli Dèi”. Ogni volta che il desiderio è soddisfatto Demetra rinnova la sua spinta nel cuore degli Esseri Umani.
Li spinge a rinnovare la gloria di Estia. Gli Esseri
Umani non sono impegnati a migliorare il mondo. Il mondo che c’è è il miglior
mondo che Hera, l’Essere Natura, adattandosi alle
condizioni, ha manifestato: la sua Estia! Gli Esseri
Umani sono impegnati a rispondere a “Desiderio Bello” al fine di soddisfare le
forze dell’Intento, di Eros, che da dentro di loro spingono verso l’infinito.
Gli Esseri Umani migliorano la loro società; non il mondo!
Le cose umane dipendono da quello che i padri hanno lasciato
ai loro figli.
Padri e madri che hanno vissuto con impegno, con passione,
con partecipazione emotiva allo sviluppo della società, lasciano ai loro figli
un ambiente ideale in cui continuare lo sviluppo e il progresso delle loro
relazioni con il mondo. L’ambiente ideale è il miglior ambiente che
l’esperienza di padri e madri immaginano in quella generazione e in quella
cultura.
Padri e madri che hanno rifiutato di prendersi nelle proprie
mani la responsabilità della loro vita preferendo mettersi in ginocchio e
confidare nel loro immaginario, hanno consegnato ai loro figli una società
disastrata senza fornire ai loro figli gli strumenti con cui guardare il futuro
che veniva loro incontro.
Padri e madri che con Agostino d’Ippona
costruiscono la distruzione della società in cui vivono dicendo:
“Le tue
opere ti lodano affinché noi ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodano le
tue opere. Esse hanno il loro principio e fine nel tempo, la loro alba e
tramonto, il loro incremento e decadenza, la loro fioritura e difetto. Si
succedono come conseguenza come mattino e sera, ora in modo occulto ora in modo
manifesto. Sono state, infatti, create dal nulla da te ma non di te, non da
qualche materia non tua o preesistente, ma concreta cioè simultaneamente creata
con loro, perché tu hai dato forma alla sua informità senza alcuna
interposizione di tempo. Anche se la materia del cielo e quella della terra
sono diverse dalle loro forme, e hai creato la materia dall’assoluto nulla e
hai tratto le forme dalla materia informe; le due operazioni sono state simultanee:
la materia ha ricevuto immediatamente la sua forma.” .” Le Confessioni,
Agostino d’Ippona Trad. di Hans Urs Von
Balthasar ed. Piemme, libro
XIII, XXXIII, 48
Questi padri e queste madri lasciano un triste futuro ai loro
figli. Il terrore e l’orrore della sottomissione. La rinuncia ad affrontare la
loro esistenza. Padri e madri che costringono i loro figli a sottomettersi a
“colui che ha creato” rappresentato da “colui che dice che il suo padrone ha
creato”. Sottomettersi al “servo dei servi”. Sottomettere i loro figli affinché
non siano in grado di costruire la loro libertà dove loro, padri e madri, hanno
fallito nel loro cammino.
E ora, rispondiamo alle domande che pone Ratzinger:
Prima domanda:
“Quando è « migliore »
il mondo?”
Quando la società in cui gli uomini vivono rinuncia a
sottomettere i bambini! Quando la società inizia a fornire ai bambini quelle
armi psicologiche e morali con cui rappresentarsi nel mondo in cui vivono come
dei protagonisti della loro esistenza. Il mondo è migliore quando la
sottomissione che Ratzinger impone a bambini indifesi
viene eliminata.
Seconda domanda:
“Che cosa lo rende
buono?”
Non esiste un mondo buono o cattivo. Esiste un mondo in cui
gli Esseri Umani, gli Esseri Sociali, agiscono per fondare il loro futuro.
E’ buono quando siamo attrezzati per affrontarlo riaffermando
noi stessi nell’insieme; è cattivo quando si nascondono mezzi e strategie con
cui le persone possono affrontarlo. E’ un mondo buono quando gli Esseri Umani
sono dei soggetti di diritto Costituzionale con delle Istituzioni sociali che
ne rispettano e difendono i diritti come un loro dovere sacro; è un mondo
cattivo e perverso quando si impongono leggi e norme affinché gli Esseri Umani
non possano uscire dalla costrizione e dalla sottomissione di un dio padrone o
di chi lo rappresenta. E’ il dio padrone e creatore che costruisce le
condizioni perverse, cattive, in cui la vita è costretta, comunque, a
manifestarsi.
Terza domanda:
“Secondo quale
criterio si può valutare il suo essere buono?”
Sono le norme sociali, le norme Costituzionali e le
condizioni educazionali in cui le norme
Costituzionali sono inserite, il criterio col quale misuriamo il mondo e la
bontà del mondo. Chiamiamo male un mondo retto dal Dictatus
papae e chiamiamo bene un mondo retto dalla
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; chiamiamo male un mondo in cui
si impongono i dieci comandamenti di un dio padrone e assassino; chiamiamo bene
un mondo in cui i diritti della persona sono sacri per le Istituzioni.
Chiamiamo male ogni volta che la persona è violata in funzione di atti e di
giustificazioni che intendono sottometterla.
E’ il singolo individuo il criterio di misura di ciò che è
buono e di ciò che è cattivo: non il dio padrone o i suoi rappresentanti.
Quarta domanda:
“E per quali vie si
può raggiungere questa « bontà »?”
Rimuovendo gli ostacoli e le sbarre della galera chiamata
“città di dio” in cui i cristiani hanno rinchiuso gli Esseri Umani
trasformandoli in bestiame che il dio padrone, il loro cristo Gesù e i suoi rappresentanti, vogliono portarlo al macello
della vita. Si può raggiungere facendo dispiegare le ali d’oro di Fanete, il mostro, colui che mostra la trasformazione del
presente. Si può raggiungerla dispiegando Eros che accompagna Afrodite e che
spinge l’Essere Umano a soddisfare Desiderio Bello che segue Afrodite.
Marghera, 17 Marzo 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
trentesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
30. Riassumiamo ciò che finora è emerso
nello sviluppo delle nostre riflessioni. L'uomo ha, nel
succedersi dei giorni, molte speranze – più
piccole o più grandi – diverse nei diversi periodi della
sua vita. A volte può sembrare che una di
queste speranze lo soddisfi totalmente e che non abbia
bisogno di altre speranze. Nella gioventù
può essere la speranza del grande e appagante amore; la
speranza di una certa posizione nella
professione, dell'uno o dell'altro successo determinante per il
resto della vita. Quando, però, queste
speranze si realizzano, appare con chiarezza che ciò non era,
in realtà, il tutto. Si rende evidente che
l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Si rende
evidente che può bastargli solo qualcosa di
infinito, qualcosa che sarà sempre più di ciò che egli
possa mai raggiungere. In questo senso il
tempo moderno ha sviluppato la speranza
dell'instaurazione di un mondo perfetto che,
grazie alle conoscenze della scienza e ad una politica
scientificamente fondata, sembrava esser
diventata realizzabile. Così la speranza biblica del regno
di Dio è stata rimpiazzata dalla speranza
del regno dell'uomo, dalla speranza di un mondo migliore
che sarebbe il vero « regno di Dio ». Questa
sembrava finalmente la speranza grande e realistica, di
cui l'uomo ha bisogno. Essa era in grado di
mobilitare – per un certo tempo – tutte le energie
dell'uomo; il grande obiettivo sembrava
meritevole di ogni impegno. Ma nel corso del tempo
apparve chiaro che questa speranza fugge
sempre più lontano. Innanzitutto ci si rese conto che
questa era forse una speranza per gli uomini
di dopodomani, ma non una speranza per me. E benché
il « per tutti » faccia parte della grande
speranza – non posso, infatti, diventare felice contro e senza
gli altri – resta vero che una speranza che
non riguardi me in persona non è neppure una vera
speranza. E diventò evidente che questa era
una speranza contro la libertà, perché la situazione delle
cose umane dipende in ogni generazione
nuovamente dalla libera decisione degli uomini che ad
essa appartengono. Se questa libertà, a
causa delle condizioni e delle strutture, fosse loro tolta, il
mondo, in fin dei conti, non sarebbe buono,
perché un mondo senza libertà non è per nulla un
mondo buono. Così, pur essendo necessario un
continuo impegno per il miglioramento del mondo,
il mondo migliore di domani non può essere
il contenuto proprio e sufficiente della nostra speranza.
E sempre a questo proposito si pone la
domanda: Quando è « migliore » il mondo? Che cosa lo
rende buono? Secondo quale criterio si può
valutare il suo essere buono? E per quali vie si può
raggiungere questa « bontà »?
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!