La libertà dell’uomo e la sua azione.

 

L’inganno della morte del corpo fisico.

 

Afrodite e Desiderio Bello.

 

Quando il mondo è migliore?

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al trentesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Ogni Essere della Natura vive ed esiste per espandersi nella Natura.

Nessun Essere della Natura ingabbia il proprio divenire nella disperazione come il cristianesimo impone agli Esseri Umani.

I desideri da realizzare spingono ogni Essere a mettere in atto delle strategie d’esistenza giungendo alla realizzazione e al momento di felicità che la soddisfazione del desiderio scatena nell’individuo. Subito dopo quel momento di felicità altri desideri affiorano nelle persone (e in ogni Essere della Natura). Affiorano uno dopo l’altro spingendo l’individuo lungo il progresso. Lungo la trasformazione di sé stesso. Trasformazione dopo trasformazione, l’individuo giunge all’ultima trasformazione: la morte del corpo fisico e la nascita del corpo luminoso.

E’ Zeus ed Hera che hanno fissato le regole attraverso le quali gli Esseri della Natura possono trasformarsi in Dèi.

Poi arrivò il cristianesimo e impose la sottomissione “con tutto il cuore e con tutta l’anima”. Così gli Esseri Umani cessarono di trasformarsi in Dèi. Attendevano la morte del corpo fisico nell’angoscia come fine delle loro trasformazioni. Non c’erano più quei momenti di felicità dentro di loro quando realizzavano un desiderio o soddisfacevano un bisogno. C’era solo l’attesa della loro morte fisica. C’era solo l’angoscia per la fine di quel percorso che avrebbe potuto trasformarli in Dèi se solo “avessero pensato ciò che avrebbero voluto pensare; se avessero detto ciò che avrebbero voluto dire; se avessero fatto ciò che avrebbero voluto fare!”. Ma, ciò non pensarono, ciò non dissero, ciò non fecero.

Perché non lo fecero?

Perché furono derubati del loro futuro.

Anziché aprirsi alla loro vita sono stati rinchiusi in una gabbia psichica che bloccava il loro sguardo su un presente che precludeva ogni futuro:

 

“Quanto ci hai amato padre buono, che non hai risparmiato il tuo unico figlio, ma l’hai consegnato agli empi per noi. Quanto ci hai amato, noi per i quali egli non ha giudicato un’usurpazione la sua uguaglianza con te, e ti si è fatto suddito fino alla morte in croce.” Le Confessioni, Agostino d’Ippona Trad. di Hans Urs Von Balthasar ed. Piemme

 

Una volta derubate le persone, Ratzinger non gli restituisce il maltolto, ma, incoraggiato dal suo successo di poter continuare a dominarle, esclama:

 

Riassumiamo ciò che finora è emerso nello sviluppo delle nostre riflessioni. L'uomo ha, nel succedersi dei giorni, molte speranze – più piccole o più grandi – diverse nei diversi periodi della sua vita. A volte può sembrare che una di queste speranze lo soddisfi totalmente e che non abbia bisogno di altre speranze. Nella gioventù può essere la speranza del grande e appagante amore; la speranza di una certa posizione nella professione, dell'uno o dell'altro successo determinante per il resto della vita. Quando, però, queste speranze si realizzano, appare con chiarezza che ciò non era, in realtà, il tutto. Si rende evidente che l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Si rende evidente che può bastargli solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre più di ciò che egli possa mai raggiungere.”

 

Distruggi la capacità di organizzazione dei bambini per affrontare in modo coerente il loro futuro e ne forgi dei disperati che hanno bisogno che qualcuno spieghi loro che non è vero che sono dei falliti, ma sono persone normali che devono, però, “aver bisogno di qualche cosa di infinito che sarà sempre più di ciò che egli potrà mai raggiungere”. L’energia della vita e le necessità portano l’individuo a cercare di raggiungere degli obbiettivi. Poi, quando diventa vecchio, la sua disperazione aumenta. Né carriera né amori possono entrare nella sua tomba. Vuole l’infinito. Come Ratzinger che vorrebbe assaporare all’infinito il frammento di potere e di dominio sugli uomini che ha. Ora Ratzinger sa che sta per morire. Morirà il suo potere e morirà la sua ragione. Non sarà più padrone delle persone. Non potrà più sollecitare le persone a trasformarsi in bestiame per il suo dio. Però desidera l’infinito. Desidera ardentemente poter vivere in eterno e in eterno poter assaporare quell’onnipotenza che in questo momento pensa di aver raggiunto.

 

Dice Ratzinger:

 

In questo senso il tempo moderno ha sviluppato la speranza dell'instaurazione di un mondo perfetto che, grazie alle conoscenze della scienza e ad una politica scientificamente fondata, sembrava esser diventata realizzabile. Così la speranza biblica del regno di Dio è stata rimpiazzata dalla speranza del regno dell'uomo, dalla speranza di un mondo migliore che sarebbe il vero « regno di Dio ».”

 

Sta sbagliando.

Gli uomini vogliono cancellare il “regno del dio padrone” di Ratzinger che ha portato e porta solo odio e morte, distruzione e dolore, angoscia e paura. La scienza ci permette di argomentare, ma il mondo migliore sarà possibile soltanto quando gli Esseri Umani processeranno il dio di Ratzinger per i suoi delitti! Quando gli Esseri Umani processeranno il cristo Gesù per i suoi delitti e le sue atrocità!

Uomini che processano il dio padrone. Solo allora Giove potrà dire agli uomini ciò che disse a Numa:

 

“Giove assentì alla preghiera, ma celò il vero con oscura

perifrasi, e atterrì Numa con ambigue parole:

“Taglia una testa”, disse. “Obbedirò”, fu la risposta.

“Dovrò tagliare una cipolla cavata dal mio orto.”

Giove precisò: “Di uomo”. “La cima dei capelli”, disse il re.

Ma Giove chiede una vita; e Numa dice “Di pesce”.

Giove sorrise, e soggiunse: “Con questi mezzi cerca

di scongiurare i miei dardi, o uomo non indegno del colloquio con gli Dèi.”

Orazio, Metamorfosi

 

 

Gli Esseri Umani riconoscono il valore delle persone che costruiscono il loro futuro, non di coloro, come Ratzinger, che vende e sacrifica la felicità degli Esseri Umani credendo di assicurarsi il potere di un’eternità che le loro scelte hanno negato.

Uscire dal “regno di dio” costruito dalla banda di Ratzinger e tornare nel regno della Natura. L’Essere Umano che rientra con onore fra gli Esseri della Natura riprendendo il posto che gli spetta. Questa è la supplica che gli Dèi rivolgono all’uomo. La supplica degli Dèi all’uomo è l’Anticristo la cui voce è potente alle orecchie delle persone sensibili.

 

Dice Ratzinger:

 

Questa sembrava finalmente la speranza grande e realistica, di cui l'uomo ha bisogno. Essa era in grado di mobilitare – per un certo tempo – tutte le energie dell'uomo; il grande obiettivo sembrava meritevole di ogni impegno. Ma nel corso del tempo apparve chiaro che questa speranza fugge sempre più lontano. Innanzitutto ci si rese conto che questa era forse una speranza per gli uomini di dopodomani, ma non una speranza per me. E benché il « per tutti » faccia parte della grande speranza – non posso, infatti, diventare felice contro e senza

gli altri – resta vero che una speranza che non riguardi me in persona non è neppure una vera speranza.”

 

La sensazione di Ratzinger dell’infinito che si allontana è la sua sensazione di fallito.

Ci sono uomini che sono morti per permettere ad altri di continuare a fondare il loro futuro. Quando sono morti, sono vissuti; quando si sono sottomessi al dio padrone o al cristo Gesù, sono morti!

Il grande obbiettivo, il grande compito, che gli Esseri Umani sentono non è altro che l’emozione della percezione empatica che hanno col mondo in cui vivono: col loro gruppo, con la società, con la loro specie, con la Natura, col Mondo, con l’Universo. Ed è il loro agire, le strategie attraverso le quali articolano i bisogni personali con i bisogni del mondo in cui vivono, che li rendono eterni. L’Universo, il Mondo, la Specie, la Società, il Gruppo, che ricade sotto i nostri sensi è l’oggetto nel quale agiamo quando fondiamo i nostri bisogni IN UN INTENTO COMUNE! In una visione di futuro che è quella dell’Universo, del Mondo, della Natura, della Specie, della Società, del Gruppo, che va oltre la nostra visione personale di vita fisica, ma che ha la forza di impegnarci per manipolare la nostra energia e incubare il corpo luminoso per partorirlo al momento della morte del corpo fisico nell’ultima sfida fisica che, comunque, siamo chiamati ad affrontare. E’ in questa felicità che alcuni uomini morirono per altri uomini. E’ per questo motivo che uomini e donne salirono su pezzi di legno per affrontare mari sconosciuti o viaggi senza meta; è questo motivo che spinge le imprese della scienza e il cammino nel progresso dell’uomo. C’è un futuro che si dispiega per la mia specie e che viene costruito dalla mia azione personale; dall’azione personale di ogni individuo che vive con responsabilità e con passione. Proprio nella costruzione di quella prospettiva futura costruisco il mio corpo luminoso che apre il mio futuro alla morte del corpo fisico.

Ratzinger ha fallito!

Si è sottomesso, ha rinunciato alle relazione empatiche col mondo e la società in cui viveva. Ha stuprato Mondo e Società nel tentativo di costringela in ginocchio davanti al suo immaginario dio padrone così ha, da un lato chiuso il futuro delle trasformazioni sociali e dall’altro lato non ha messo in atto le sue azioni che avrebbero potuto costruire il suo corpo luminoso. Ha rubato, felice di derubare della vita gli uomini. Finché egli rubava la vita agli uomini l’idea del suo dio padrone gli rubava la sua vita impedendogli la costruzione di ciò che avrebbe potuto sconfiggere la morte del corpo fisico: la morte del corpo fisico di Ratzinger coincide con la dispersione della sua energia. Il nulla che tanto lo spaventa è il nulla che ha realizzato!

In questo processo di distruzione delle relazioni fra Ratzinger e il mondo la struttura psichica di Ratzinger anziché dispiegarsi si chiude su sé stessa e il suo immaginario, il dio padrone e il cristo Gesù, prende possesso della sua mente finendo per costringere Ratzinger, come Agostino prima di lui e la maggior parte dei cristiani, a proiettare il loro dio padrone e il loro cristo Gesù sulla società. Finiscono per stuprare la società stessa per imporre la loro immaginazione che, se cessasse di essere accettata e approvata dalla società, si rivelerebbe per quella che è: delirio di personalità psicologicamente malate.

Non cesserò mai di dire che è la disperazione il fondamento della speranza di Ratzinger.

Una disperazione che Ratzinger sottolinea con una sorta di egoismo della vita: “...resta vero che una speranza che non riguardi me in persona non è neppure una vera speranza.”

 

Dice Ratzinger:

 

E diventò evidente che questa era una speranza contro la libertà, perché la situazione delle cose umane dipende in ogni generazione nuovamente dalla libera decisione degli uomini che ad essa appartengono. Se questa libertà, a causa delle condizioni e delle strutture, fosse loro tolta, il mondo, in fin dei conti, non sarebbe buono, perché un mondo senza libertà non è per nulla un mondo buono. Così, pur essendo necessario un continuo impegno per il miglioramento del mondo, il mondo migliore di domani non può essere il contenuto proprio e sufficiente della nostra speranza. E sempre a questo proposito si pone la domanda: Quando è « migliore » il mondo? Che cosa lo rende buono? Secondo quale criterio si può valutare il suo essere buono? E per quali vie si può raggiungere questa « bontà »?”

 

Ratzinger separa l’uomo dal suo Gruppo. Separa l’uomo dalla Società. Separa l’uomo dalla Specie. Separa l’uomo dalla Natura. Separa l’uomo dal Mondo. Separa l’uomo dall’Universo.

Rendendo estraneo l’uomo dal mondo in cui vive lo condanna all’infelicità eterna. Lo condanna a sprecare la propria esistenza. Perché una Demetra, libertà, che spinge gli Esseri della Natura non può mai essere separata dalla rappresentazione che la libertà del soggetto ha raggiunto: Estia!

Quanta paura ha Ratzinger di quel relativismo che bocia e condanna l’assolutismo del suo dio padrone.

Come libertà si rinnova attraverso Afrodite: “Lei Eros accompagna e Desiderio Bello la segue da quando, appena nata, andò verso la stirpe degli Dèi”. Ogni volta che il desiderio è soddisfatto Demetra rinnova la sua spinta nel cuore degli Esseri Umani. Li spinge a rinnovare la gloria di Estia. Gli Esseri Umani non sono impegnati a migliorare il mondo. Il mondo che c’è è il miglior mondo che Hera, l’Essere Natura, adattandosi alle condizioni, ha manifestato: la sua Estia! Gli Esseri Umani sono impegnati a rispondere a “Desiderio Bello” al fine di soddisfare le forze dell’Intento, di Eros, che da dentro di loro spingono verso l’infinito.

Gli Esseri Umani migliorano la loro società; non il mondo!

 

Le cose umane dipendono da quello che i padri hanno lasciato ai loro figli.

Padri e madri che hanno vissuto con impegno, con passione, con partecipazione emotiva allo sviluppo della società, lasciano ai loro figli un ambiente ideale in cui continuare lo sviluppo e il progresso delle loro relazioni con il mondo. L’ambiente ideale è il miglior ambiente che l’esperienza di padri e madri immaginano in quella generazione e in quella cultura.

Padri e madri che hanno rifiutato di prendersi nelle proprie mani la responsabilità della loro vita preferendo mettersi in ginocchio e confidare nel loro immaginario, hanno consegnato ai loro figli una società disastrata senza fornire ai loro figli gli strumenti con cui guardare il futuro che veniva loro incontro.

Padri e madri che con Agostino d’Ippona costruiscono la distruzione della società in cui vivono dicendo:

 

“Le tue opere ti lodano affinché noi ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodano le tue opere. Esse hanno il loro principio e fine nel tempo, la loro alba e tramonto, il loro incremento e decadenza, la loro fioritura e difetto. Si succedono come conseguenza come mattino e sera, ora in modo occulto ora in modo manifesto. Sono state, infatti, create dal nulla da te ma non di te, non da qualche materia non tua o preesistente, ma concreta cioè simultaneamente creata con loro, perché tu hai dato forma alla sua informità senza alcuna interposizione di tempo. Anche se la materia del cielo e quella della terra sono diverse dalle loro forme, e hai creato la materia dall’assoluto nulla e hai tratto le forme dalla materia informe; le due operazioni sono state simultanee: la materia ha ricevuto immediatamente la sua forma.” .” Le Confessioni, Agostino d’Ippona Trad. di Hans Urs Von Balthasar ed. Piemme, libro XIII, XXXIII, 48

 

Questi padri e queste madri lasciano un triste futuro ai loro figli. Il terrore e l’orrore della sottomissione. La rinuncia ad affrontare la loro esistenza. Padri e madri che costringono i loro figli a sottomettersi a “colui che ha creato” rappresentato da “colui che dice che il suo padrone ha creato”. Sottomettersi al “servo dei servi”. Sottomettere i loro figli affinché non siano in grado di costruire la loro libertà dove loro, padri e madri, hanno fallito nel loro cammino.

E ora, rispondiamo alle domande che pone Ratzinger:

Prima domanda:

Quando è « migliore » il mondo?”

Quando la società in cui gli uomini vivono rinuncia a sottomettere i bambini! Quando la società inizia a fornire ai bambini quelle armi psicologiche e morali con cui rappresentarsi nel mondo in cui vivono come dei protagonisti della loro esistenza. Il mondo è migliore quando la sottomissione che Ratzinger impone a bambini indifesi viene eliminata.

Seconda domanda:

Che cosa lo rende buono?”

Non esiste un mondo buono o cattivo. Esiste un mondo in cui gli Esseri Umani, gli Esseri Sociali, agiscono per fondare il loro futuro.

E’ buono quando siamo attrezzati per affrontarlo riaffermando noi stessi nell’insieme; è cattivo quando si nascondono mezzi e strategie con cui le persone possono affrontarlo. E’ un mondo buono quando gli Esseri Umani sono dei soggetti di diritto Costituzionale con delle Istituzioni sociali che ne rispettano e difendono i diritti come un loro dovere sacro; è un mondo cattivo e perverso quando si impongono leggi e norme affinché gli Esseri Umani non possano uscire dalla costrizione e dalla sottomissione di un dio padrone o di chi lo rappresenta. E’ il dio padrone e creatore che costruisce le condizioni perverse, cattive, in cui la vita è costretta, comunque, a manifestarsi.

Terza domanda:

Secondo quale criterio si può valutare il suo essere buono?”

Sono le norme sociali, le norme Costituzionali e le condizioni educazionali in cui le norme Costituzionali sono inserite, il criterio col quale misuriamo il mondo e la bontà del mondo. Chiamiamo male un mondo retto dal Dictatus papae e chiamiamo bene un mondo retto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; chiamiamo male un mondo in cui si impongono i dieci comandamenti di un dio padrone e assassino; chiamiamo bene un mondo in cui i diritti della persona sono sacri per le Istituzioni. Chiamiamo male ogni volta che la persona è violata in funzione di atti e di giustificazioni che intendono sottometterla.

E’ il singolo individuo il criterio di misura di ciò che è buono e di ciò che è cattivo: non il dio padrone o i suoi rappresentanti.

Quarta domanda:

E per quali vie si può raggiungere questa « bontà »?”

Rimuovendo gli ostacoli e le sbarre della galera chiamata “città di dio” in cui i cristiani hanno rinchiuso gli Esseri Umani trasformandoli in bestiame che il dio padrone, il loro cristo Gesù e i suoi rappresentanti, vogliono portarlo al macello della vita. Si può raggiungere facendo dispiegare le ali d’oro di Fanete, il mostro, colui che mostra la trasformazione del presente. Si può raggiungerla dispiegando Eros che accompagna Afrodite e che spinge l’Essere Umano a soddisfare Desiderio Bello che segue Afrodite.

Marghera, 17 Marzo 2008

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel trentesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

30. Riassumiamo ciò che finora è emerso nello sviluppo delle nostre riflessioni. L'uomo ha, nel

succedersi dei giorni, molte speranze – più piccole o più grandi – diverse nei diversi periodi della

sua vita. A volte può sembrare che una di queste speranze lo soddisfi totalmente e che non abbia

bisogno di altre speranze. Nella gioventù può essere la speranza del grande e appagante amore; la

speranza di una certa posizione nella professione, dell'uno o dell'altro successo determinante per il

resto della vita. Quando, però, queste speranze si realizzano, appare con chiarezza che ciò non era,

in realtà, il tutto. Si rende evidente che l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Si rende

evidente che può bastargli solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre più di ciò che egli

possa mai raggiungere. In questo senso il tempo moderno ha sviluppato la speranza

dell'instaurazione di un mondo perfetto che, grazie alle conoscenze della scienza e ad una politica

scientificamente fondata, sembrava esser diventata realizzabile. Così la speranza biblica del regno

di Dio è stata rimpiazzata dalla speranza del regno dell'uomo, dalla speranza di un mondo migliore

che sarebbe il vero « regno di Dio ». Questa sembrava finalmente la speranza grande e realistica, di

cui l'uomo ha bisogno. Essa era in grado di mobilitare – per un certo tempo – tutte le energie

dell'uomo; il grande obiettivo sembrava meritevole di ogni impegno. Ma nel corso del tempo

apparve chiaro che questa speranza fugge sempre più lontano. Innanzitutto ci si rese conto che

questa era forse una speranza per gli uomini di dopodomani, ma non una speranza per me. E benché

il « per tutti » faccia parte della grande speranza – non posso, infatti, diventare felice contro e senza

gli altri – resta vero che una speranza che non riguardi me in persona non è neppure una vera

speranza. E diventò evidente che questa era una speranza contro la libertà, perché la situazione delle

cose umane dipende in ogni generazione nuovamente dalla libera decisione degli uomini che ad

essa appartengono. Se questa libertà, a causa delle condizioni e delle strutture, fosse loro tolta, il

mondo, in fin dei conti, non sarebbe buono, perché un mondo senza libertà non è per nulla un

mondo buono. Così, pur essendo necessario un continuo impegno per il miglioramento del mondo,

il mondo migliore di domani non può essere il contenuto proprio e sufficiente della nostra speranza.

E sempre a questo proposito si pone la domanda: Quando è « migliore » il mondo? Che cosa lo

rende buono? Secondo quale criterio si può valutare il suo essere buono? E per quali vie si può

raggiungere questa « bontà »?

 

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