Aurelio Agostino d’Ippona
e l’ordine di massacrare.
Il massacro del Ruanda.
Delirio di onnipotenza di Agostino d’Ippona,
L’Armenia, il primo “regno di dio”!
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al
ventinovesimo paragrafo
Nel ventinovesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi, usando Agostino da Ippona,
Ratzinger mette in rilievo il modo con cui fu
distrutto l’impero Romano ad opera dei cristiani.
Dov’era la legge per i cristiani?
Dov’era il senso della società?
Dov’era il senso civico?
Tutto doveva essere messo in ginocchio davanti al proprio
dio. La società andava distrutta, immiserita, al fine di asservirla al proprio
dio.
Dice Ratzinger:
“Egli una volta
descrisse così la sua quotidianità: « Correggere gli indisciplinati, confortare
i pusillanimi, sostenere i deboli, confutare gli oppositori, guardarsi dai
maligni, istruire gli ignoranti, stimolare i negligenti, frenare i litigiosi,
moderare gli ambiziosi, incoraggiare gli sfiduciati, pacificare i contendenti,
aiutare i bisognosi, liberare gli oppressi, mostrare approvazione ai buoni,
tollerare i cattivi e [ahimè!] amare tutti »”
L’odio che Agostino manifesterà nei confronti delle persone
desiderando perseguirle ed ucciderle è il motivo ricorrente dei suoi scritti
che glorificano lui, che è il dio padrone in terra, e che impone ad altri cosa
devono fare.
E’ interessante come i cristiani esprimono il loro odio: gli
altri sono indisciplinati; gli altri sono pusillanimi; gli altri sono i deboli
da sostenere; gli altri sono da confutare; gli altri sono i maligni; gli altri
sono ignoranti (l’ignoranza, intesa come distruzione del conoscere e del
sapere, il cristianesimo ce l’ha come
imperativo religioso che magnifica il suo dio); gli altri sono i negligenti;
gli altri sono i litigiosi; gli altri sono gli ambiziosi; gli altri sono i
sfiduciati; gli altri sono i contendenti; gli altri sono i bisognosi; gli altri
sono gli oppressi; gli altri sono i cattivi che i cristiani devono amare
(tralascio l’applaudire a sé stessi dei cristiani).
Tutto ciò al fine di nascondere:
La propria incapacità di disciplinarsi rispetto al mondo in
cui vive; necessita di cambiare le regole nel tentativo di dominarlo.
Dimostra di essere un pusillanime; si separa dalla società in
cui vive pretendendo che questa si pieghi a lui.
Dimostra di essere un debole; usa le persone fragili nella
società per costruirsi potere o credibilità.
Dimostra di non essere in grado di sostenere il suo pensiero:
ha necessità di confutare, non di dimostrare.
Dimostra di essere in malafede; pensa ad altre persone come
maligni e non come persone motivate in maniera diversa da lui.
Dimostra di essere un ignorante; si mette al centro del mondo
e accusa gli altri di non essere “bravi” come se il mondo non fosse esistito
prima di lui, non avesse costruito la conoscenza che egli ignora e nega e non
continuasse a sviluppare la conoscenza dopo che lui muore.
Dimostra di essere negligente; pensa che solo il suo modo di
essere è ordinato. Non coglie l’ordine degli altri solo perché vuole offenderli
e piegarli per costringerli a far proprio il suo modo di essere.
Dimostra di essere un litigioso; infatti aggredisce i
litigiosi per fermarli, ma non rimuove le cause a fondamento delle liti.
Dimostra di essere ambizioso; lui vuole essere considerato il
modello di verità espresso dal dio padrone che lui ritiene di rappresentare.
Dimostra di essere una persona sfiduciata, fallita; non è in
grado di costruire una relazione alla pari con le persone nella società in cui
vive.
Dimostra di essere un guerrafondaio; infatti egli dichiara
guerra alle persone, ma pretende che le persone si metano in ginocchio davanti
a lui (vedi il suo odio per chi non la pensava come lui, dai Pelagiani agli Ariani).
Dimostra di essere un destabilizzatore
della società; usava i bisognosi per il suo potere anziché rimuovere le
condizioni che costruivano il bisogno.
Dimostra di opprimere le persone; lui decide chi è oppresso e
chi opprimere per liberare l’oppresso (è una tecnica con la quale i cristiani
hanno sempre giustificato il genocidio).
Dimostra di essere malvagio; divide le persone fra buoni e
cattivi, come se fosse una sorta di dio padrone e le persone non avessero dei
bisogni a cui rispondere.
Dimostra di essere doppiamente malvagio; infatti egli,
malvagio, ama i malvagi, ma chi decide chi sono i malvagi se non lui, il
malvagio che pretende che l’umanità si metta in ginocchio davanti a lui? E c’è
qualche cosa di più malvagio di questo?
Proviamo a vedere alcuni effetti nell’attualità di questa
malvagità:
La
guerra della chiesa cattolica alle società civili!
Fu un
genocidio cristiano. Fu un genocidio cattolico!
La
chiesa cattolica si è data da fare per proteggere gli assassini che hanno agito
in nome del dio cristiano e del cristo Gesù.
Il
Vescovo della capitale del Ruanda, alcuni anni fa, fu assolto dall’accusa di
genocidio. Per farlo la chiesa cattolica ha mobilitato tute le sue forze
ricattando l’intera Africa se fosse stato riconosciuto colpevole. Il Pubblico
ministero, durante quel processo, presentò come prova la fattura con cui la Caritas aveva pagato gli ottomila macete
con cui furono macellate le persone.
Riporto
dal giornale Il Gazzettino del 13 marzo 2008-03-14
GUERRA CIVILE IN RUANDA
Crimini di guerra, ergastolo a prete cattolico
Athanase Seromba, parroco vicario
cattolico di Nyange in Ruanda - che dopo la guerra
civile aveva vissuto a Firenze - è stato condannato dal Tribunale penale
internazionale all'ergastolo per genocidio e sterminio: nell'aprile 1994,
chiamò le milizie di estremisti hutu, la sua etnia, a
bombardare la sua chiesa dove si erano rifugiati 1.500 tutsi.
Seromba avrebbe anche detto: «Levatemi di qui questa
immondizia», riferendosi ai cadaveri dei civili massacrati.
La
chiesa cattolica sta conducendo azioni di guerra in tutto il mondo arabo contro
le popolazioni. L’azione dei cristiani con finalità di eversione etica e morale
delle popolazioni è ben documentata. Non solo i missionari hanno agito nelle
distruzioni dell’Iraq e dell’Afganistan (gli
integralisti cristiani sud coreani sono stati oggetto di scambio da parte dei talebani), ma sta mettendo in atto una guerra feroce di
contrapposizione fra i paesi occidentali e i paesi con religioni diverse da
quelle cristiane e cattoliche in particolare.
Maggiore
è il conflitto, anche e soprattutto quello militare, e maggiore è il profitto e
le occasioni di proselitismo della chiesa cattolica. La chiesa cattolica fa
fare i morti ai militari, lei gestisce il lavoro sporco, quello di controllare
e ricattare la parte della popolazione più debole e fragile in modo che non
rivendichi il proprio futuro, ma che sia sottomessa alla sua miseria attraverso
la fede nella speranza.
Ma
come è cominciata la carneficina? Come sempre: il dio padrone onnipotente deve
essere imposto sulle persone. E più persone si macellano e più persone si
possono mettere in ginocchio davanti al dio padrone. Che poi il dio padrone sia
quello cattolico, sia quello della razza, sia quello del cristo Gesù di turno, il superuomo di turno, poco importa. C’è
sempre un superuomo che vuole stuprare le altre persone, come nel caso del
Veneto:
Tratto
da:
http://www.agi.it/venezia/notizie/200803141134
TREVISO: GENTILINI, NO A
PARTITE DI CALCIO IL VENERDI' SANTO
(AGI) - Treviso, 14 mar.
2008 - Le sue uscite fanno sempre discutere, anche troppo. Stavolta il vice
sindaco sceriffo di Treviso, il leghista Giancarlo Gentilini
si scaglia contro gli 'infedeli' che vogliono giocare a calcio il Venerdi' Santo. Per sottolineare la sua posizione, Gentilini ha scritto una lettera ai vertici del calcio
nazionale e, per conoscenza, ai vertici della Chiesa. Oggetto della missiva, le
partite di serie B in programma il prossimo Venerdi'
Santo alle 19. 'Non vi siete informati - scrive Gentilini
- che in tutte le citta' italiane quel giorno si
svolgono le processioni? Siete in rotta di collisione con la nostra civilta', le nostre tradizioni, la nostra religione. Vi
informo che nel Venerdi' Santo del 1944 Treviso e'
stata sottoposta a un micidiale bombardamento che ha causato in sette minuti
migliaia di morti. C'e' tempo per rimediare e vi invito a un riesame delle problematiche'. La proposta di Gentilini
non sembra pero' trovare grandi sostenitori. Primo ad
essere perplesso e' il collega di partito e sindaco di Verona Flavio Tosi che
non vuole polemizzare: 'Non saremo certo noi a prendere decisioni che spettano
alla Lega Calcio'. (AGI)
“Gli altri devono mettersi in ginocchio davanti al mio dio!”
Dice Gentilini. Lui, il razzista della squallida
razza piave, ha la tradizione! Si, quella dei campi
di sterminio nazisti! Lui, il razzista della razza piave,
ha la civiltà: si, quella che stupra bambini costretti in ginocchio davanti ad
un dio assassino! Lui il cristiano che “«
Correggere gli indisciplinati, confortare i pusillanimi, sostenere i deboli,
confutare gli oppositori, guardarsi dai maligni, istruire gli ignoranti,
stimolare i negligenti, frenare i litigiosi, moderare gli ambiziosi,
incoraggiare gli sfiduciati, pacificare i contendenti, aiutare i bisognosi,
liberare gli oppressi, mostrare approvazione ai buoni, tollerare i cattivi e [ahimè!] amare tutti »”
Che
differenza c’è fra quello che fa Gentilini, quello
che propone Ratzinger e quello che affermava
Agostino?
A Gentilini rimane solo la SOLUZIONE FINALE!
Come
la soluzione finale fu quella che piaceva a Athanase Seromba, parroco vicario cattolico di Nyange
in Ruanda come piaceva ad Agostino da Ippona
nell’incitare al massacro degli Ariani (vedi il suo ruolo nella guerra contro i
Vandali), come Gentilini incita i cattolici contro la
società civile.
Dice Ratzinger:
“È il Vangelo che mi
spaventa » – quello spavento salutare
che ci impedisce di vivere per noi stessi e che ci spinge a trasmettere la
nostra comune speranza. Di fatto, proprio questa era
l'intenzione di
Agostino: nella situazione difficile dell'impero romano, che minacciava anche
l'Africa romana e, alla fine della vita di Agostino, addirittura la distrusse,
trasmettere speranza – la speranza che gli veniva dalla fede e che, in totale
contrasto col suo temperamento introverso, lo rese capace di partecipare decisamente
e con tutte le forze all'edificazione della città.”
Si tratta dell’aggressione alla società civile. Il vangelo
dei cristiani viene imposto. Per moltissimi
secoli i cristiani hanno proibito alle persone di leggere i vangeli.
Veramente l’analfabetismo fu introdotto nella società dal cristianesimo per
controllare la società, ma in particolare la proibizione di leggere bibbia e
vangeli aveva lo scopo di impedire alle persone di identificarsi, come faceva
la chiesa cattolica, nel dio padrone o in cristo Gesù,
e di fargli concorrenza.
Il saccheggio della società civile è il “di vivere per noi stessi e che ci spinge a trasmettere la nostra comune
speranza.”. I cristiani provvedettero, con
Alarico prima e i Vandali poi, a distruggere sistematicamente le strutture
sociali di Roma, costruire la miseria sociale, per imporre il loro culto.
Dichiarare guerra alla società civile significa: vivere per
il vangelo!
Non solo Agostino d’Ippona incitava
all’odio sociale e religioso, ma l’odio per le società civili è la base del
cristianesimo delle origini, come lo è del cristianesimo oggi:
“La
fondazione e lo sviluppo della chiesa Armena furono decisamente peculiari.
Accompagnato dalle sue milizie Gregorio [apostolo degli Armeni],
attraversò il paese, distruggendo i Templi Pagani e cristianizzando il popolo.
Si trattava di un modo di procedere fino allora sconosciuto nel mondo Greco.”
(G. Klinge).”
“Gli Armeni passarono le truppe Persiane a fil
di spada”, non risparmiarono nessuno”, “né uomini, né donne”. “Assistettero al
massacro delle truppe nemiche. La terra si riempì del tanfo dei cadaveri...
Così si compì la vendetta di san Gregorio”. (Fausto di Bisanzio)
“Cercate
conforto in cristo; coloro che sono morti, infatti, si sono sacrificati per la
patria, la chiesa e il premio della religione...” (Wrthanes,
patriarca armeno)
(Citazioni tratte da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner Vol. 1 Ed. Ariele)
L’Armenia fu il primo “ regno di dio ”. E, come “ regno di
dio ”, fu impegnato esclusivamente a macellare i propri vicini dopo aver
macellato chi non si sottometteva al cristianesimo. Il vangelo veniva imposto
con la spada e col terrore e in nessun altro modo si poteva diffondere il
vangelo di quel cristo che ordinava di scannare chi non si metteva in ginocchio
davanti a lui.
Agostino che viveva nell’angoscia che le persone non lo
riconoscessero come la rappresentazione del dio padrone alla quale dovevano
mettersi in ginocchio. Scrive Agostino:
“Dio opera ciò
per voi attraverso noi, quando imploriamo, minacciamo, rimproveriamo, quando
dolori e perdite vi affliggono, quando le leggi dell’autorità secolare vi
condannano.” Agostino d’Ippona, “Lettera ai Donatisti”
E la voglia del san Agostino dei cristiani ha una tale voglia
di imporre il vangelo con guerra ed odio (come del resto sta facendo Ratzinger) che lo porta a dire:
“ “Cosa
importa di che morte moriamo?” “Non è mai accaduto che sia morto qualcuno che
prima o poi non sarebbe dovuto morire.” “Per quali ragioni si è contrari alla
guerra? Forse perché in essa periscono uomini comunque un giorno destinati a
morire?” Il san Agostino di Ippona dei cristiani De Civitate Dei
(Citazioni tratte da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner Vol. 1 Ed. Ariele)
Come può aver rispetto per gli Esseri Umani, per la loro vita
e per il loro futuro, chi scrive:
“Tuttavia
lasciami parlare davanti alla tua misericordia; sono di terra, di cenere,
tuttavia lasciami parlare, perché è alla tua misericordia che io parlo, e non
ad un uomo che riderebbe di me. Forse anche tu ridi di me, ma volgendoti avrai misericordia di me. Che
cosa infatti voglio dire, signore, se non che non so donde sia venuto qui in
questa vita mortale o morte vitale? Non lo so. E mi accolsero le consolazioni
delle tue misericordie, come ho sentito dai genitori della mia carne, da cui e
in cui mi hai formato nel tempo; infatti non ricordo.
Accolsero
dunque me le consolazioni del latte umano, né mia madre o le mie nutrici si
riempivano da sé le mammelle, ma tu attraverso di esse mi davi il nutrimento
dell’infanzia secondo il tuo ordinamento e secondo le ricchezze che hai
distribuito fin nella profondità dell’universo. Sempre tu mi concedevi di non
volere di più di quanto davi, e concedevi alle mie nutrici di voler dare a me
ciò che tu davi loro: volevano infatti, con un affetto ordinato, darmi ciò di
cui avevano in abbondanza da parte tua. Infatti era un bene per loro il bene
che io traevo da loro, bene che era non da loro ma per mezzo di loro: da te
infatti deriva ogni bene, o dio, e dal mio dio tutta la mia salvezza. Ho capito
questo più tardi: quando mi chiamavi con tutti questi doni che tu elargisci di
dentro e di fuori. Allora sapevo solo succhiare e godere dei piaceri, e
piangere per ciò che danneggiava la mia carne, niente di più.” Le Confessioni,
Agostino d’Ippona Trad. di Hans Urs Von
Balthasar ed. Piemme
Quando un uomo disprezza a tal punto le persone tanto da
privarle delle loro prerogative per attribuirle al suo dio padrone, gli Esseri
Umani cessano di essere delle persone e diventano oggetti. Oggetti la cui vita
è determinata dalla funzione e non dai loro desideri, dai loro progetti, dai
loro scopi. Come queste donne non avevano nulla da sé né per sé, così Agostino
le poteva considerare come oggetti che il suo dio usava per dare a lui il
latte. In ultima analisi, la relazione era fra onnipotenti: dio e Agostino che
riceveva il latte. Per questo Agostino può dire: “Per quali ragioni si è contrari alla guerra?
Forse perché in essa periscono uomini comunque un giorno destinati a morire?”
Gli uomini sono solo mezzi. Non hanno una vita propria, né propri progetti, né
propri scopi, ma servono gli scopi del padrone Agostino d’Ippona
che è stato beneficiario dell’attenzione del dio padrone; dio padrone egli
stesso!
Agostino d’Ippona è spaventato
dalla violenza con la quale deve imporre il vangelo offendendo e stuprando gli
uomini. Sta sperando che gli Esseri Umani non si accorgano della sua violenza e
non reagiscano.
Dice Ratzinger:
“Nello stesso capitolo
delle Confessioni, in cui abbiamo or ora visto il motivo decisivo del
suo impegno « per tutti », egli dice: Cristo « intercede per noi, altrimenti
dispererei. Sono molte e pesanti le debolezze, molte e pesanti, ma più
abbondante è la tua medicina. Avremmo potuto credere che la tua Parola fosse
lontana dal contatto dell'uomo e disperare di noi, se questa Parola non si
fosse fatta carne e non avesse abitato in mezzo a noi ». In virtù della sua
speranza, Agostino si è prodigato per la gente semplice e per la sua città – ha
rinunciato alla sua nobiltà spirituale e ha predicato ed agito in modo semplice
per la gente semplice.”
Proviamo a leggere il paragrafo da cui Ratzinger
trae la frase e analizzarlo dal punto di vista della psicologia dell’autodistruzione
che ha annientato la capacità di Agostino di Ippona
di essere una persona della società civile. Si tratta del Capitolo X paragrafo
XLIII, n. 69:
“Quanto ci
hai amato padre buono, che non hai risparmiato il tuo unico figlio, ma l’hai consegnato
agli empi per noi. Quanto ci hai amato, noi per i quali egli non ha giudicato
un’usurpazione la sua uguaglianza con te, e ti si è fatto suddito fino alla
morte in croce. Lui il solo libero fra i morti, con il potere di deporre la sua
vita e il potere di riprendersela di nuovo. Così egli è davanti a te per noi
vincitore e vittima, e vincitore perché vittima. Per noi egli è davanti a te
sacerdote e sacrificio, e sacerdote perché sacrificio. Egli ci ha resi da
schiavi figli, perché nascendo da te si è fatto nostro schiavo. A ragione ho in
lui la forte speranza che guarirai mediante lui tutte le mie debolezze, grazie
a lui che siede alla tua destra e intercede per noi. Altrimenti dovrei
disperare. Molte e grandi sono le mie infermità, molte e grandi, ma la tua
medicina è più grande. Avremmo potuto pensare che il tuo verbo fosse molto
lontano dall’unirsi a noi e allora avremmo dovuto disporre di noi, se non fosse
diventato carne e non avesse abitato tra noi.” Le Confessioni, Agostino d’Ippona Trad. di Hans Urs Von
Balthasar ed. Piemme
Ratzinger non ha usato a caso la citazione il
cui significato è: “Uomini, siete delle “merde” in
quanto, essendo il verbo sceso fra voi, voi non dovete disporre di voi, ma
siete gli schiavi del verbo! Cioè, MIEI!”
Così gli uomini possono essere distrutti. Annientati. Perché
nulla appartiene all’uomo in genere né, tanto meno, al singolo uomo come
individuo della società in cui vive. Tutto deriva da dio e Ratzinger
manifesta dio stesso e, pertanto, dispone degli uomini.
Questo è il senso di quanto scritto da Ratzinger
nel 28° paragrafo: “Nella speranza solo
per me, che poi, appunto, non è una speranza vera, perché dimentica e trascura
gli altri?”.
Rendere una società schiava del suo padrone. Rendere una
società disperata per poterla gestire privando uomini e donne delle loro
prerogative, dei loro desideri, dei loro bisogni, della loro felicità per
trasformarli in mezzi da usare per i fini del dio padrone dei cristiani e, come
dice Agostino di Ippona tanto caro a Ratzinger: “Per quali ragioni si è contrari alla guerra? Forse perché
in essa periscono uomini comunque un giorno destinati a morire?”
Farnetica Ratzinger:
“In virtù della sua
speranza, Agostino si è prodigato per la gente semplice e per la sua città – ha
rinunciato alla sua nobiltà spirituale e ha predicato ed agito in modo semplice
per la gente semplice.”
Quando Agostino muore, altri cristiani, i Vandali cingono
d’assedio una città che Agostino d’Ippona ha spinto
alla rovina!
Agostino d’Ippona ha incitato
all’odio e al massacro e ora sta assaporando la sua stessa medicina. Agostino
muore disperato. Il suo delirio di onnipotenza porta a morire Ippona e poi Cartagine e poi Roma
stessa!
La disperazione fra gli Esseri Umani è il desiderio di Ratzinger che si sente tanto dio padrone: come Agostino!
Marghera, 15 Marzo 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
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e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
ventinovesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
29. Per Agostino ciò significò una vita
totalmente nuova. Egli una volta descrisse così la sua
quotidianità: « Correggere gli
indisciplinati, confortare i pusillanimi, sostenere i deboli, confutare
gli oppositori, guardarsi dai maligni,
istruire gli ignoranti, stimolare i negligenti, frenare i litigiosi,
moderare gli ambiziosi, incoraggiare gli
sfiduciati, pacificare i contendenti, aiutare i bisognosi,
liberare gli oppressi, mostrare approvazione
ai buoni, tollerare i cattivi e [ahimè!] amare tutti
».22 «
È il Vangelo che mi spaventa » 23 – quello
spavento salutare che ci impedisce di vivere per noi
stessi e che ci spinge a trasmettere la
nostra comune speranza. Di fatto, proprio questa era
l'intenzione di Agostino: nella situazione
difficile dell'impero romano, che minacciava anche
l'Africa romana e, alla fine della vita di
Agostino, addirittura la distrusse, trasmettere speranza – la
speranza che gli veniva dalla fede e che, in
totale contrasto col suo temperamento introverso, lo rese
capace di partecipare decisamente e con
tutte le forze all'edificazione della città. Nello stesso
capitolo delle Confessioni, in cui
abbiamo or ora visto il motivo decisivo del suo impegno « per tutti
», egli dice: Cristo « intercede per noi,
altrimenti dispererei. Sono molte e pesanti le debolezze,
molte e pesanti, ma più abbondante è la tua
medicina. Avremmo potuto credere che la tua Parola
fosse lontana dal contatto dell'uomo e
disperare di noi, se questa Parola non si fosse fatta carne e
non avesse abitato in mezzo a noi ».24 In
virtù della sua speranza, Agostino si è prodigato per la
gente semplice e per la sua città – ha
rinunciato alla sua nobiltà spirituale e ha predicato ed agito in
modo semplice per la gente semplice.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!