Ricostruire la “città di dio”.
Il cristiano diffonde disperazione nel
presente per
estendere alla società il bisogno di
“salvezza”.
Il senso di inferiorità di Aurelio
Agostino d’Ippona!
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al
ventottesimo paragrafo
L’argomento del ventottesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi è il tentativo di Ratzinger
di dimostrare che la distruzione della società civile deve essere totale. Non
basta la distruzione dell’individuo, del singolo individuo, che legandosi
patologicamente col dio padrone si immagina nelle sue grazie. E’ necessario
distruggere la società civile per ridurla nelle grazie del dio padrone. Solo in
questo modo la fede, per Ratzinger è completa.
Afferma Ratzinger:
“Ma ora sorge la
domanda: in questo modo non siamo forse ricascati nuovamente
nell'individualismo della salvezza? Nella speranza solo per me, che poi,
appunto, non è una speranza vera, perché dimentica e trascura gli altri? No. Il
rapporto con Dio si stabilisce attraverso la comunione con Gesù
– da soli e con le sole nostre possibilità non ci arriviamo. La relazione con Gesù, però, è una relazione con Colui che ha dato se stesso
in riscatto per tutti noi (cfr 1 Tm 2,6). L'essere in comunione con Gesù
Cristo ci coinvolge nel suo essere « per tutti », ne fa il nostro modo di
essere. Egli ci impegna per gli altri, ma solo nella comunione con Lui diventa
possibile esserci veramente per gli altri, per l'insieme.”
In questo “L'essere in
comunione con Gesù Cristo ci coinvolge nel suo essere
« per tutti », ne fa il nostro modo di essere.” È una vera e propria
dichiarazione di guerra alla società civile. L’imposizione di quell’assolutismo religioso che non ammette la presenza di
nessun relativismo che salvaguardi la scelta del singolo individuo: GESU’ VA IMPOSTO A TUTTI!
Si tratta degli ordini del dio dei cristiani di uccidere
chiunque non si adegui alla propria morale.
Uccidere chiunque non lo adori come unico e vero dio.
Uccidere chiunque non faccia sesso come il dio dei cristiani
e il cristo Gesù (o l’impotente Paolo di Tarso)
vuole.
Far ammalare la società civile aggredendo chiunque non si
conformi al “Il rapporto con Dio si
stabilisce attraverso la comunione con Gesù”. Da
soli gli Esseri Umani non arrivano al dio dei cristiani, lo reputano un
criminale. E’ necessario costringere gli Esseri Umani alla sofferenza per
indurli alla fede nella speranza del suo padrone. Non esiste, per il cristiano,
una morte in solitudine. Per il cristiano il “muoia Sansone con tutti i
Filistei” è l’apoteosi comunitaria della fede.
Gli altri non chiedono a Ratzinger
o ai missionari cristiani che stanno devastando Africa ed Asia, di impegnarsi
per loro. Ma i missionari cristiani, incapaci ed impotenti a vivere nel loro paese,
hanno bisogno di saccheggiare ogni altro paese, debole e indifeso, per
impedirgli di uscire dalla miseria e imporgli il proprio cristo Gesù attraverso la disperazione sociale.
Cosa c’è di più disperato di una donna che vuole abortire e i
cristiani condannano al carcere a vita; alla dipendenza a vita ad un sacrificio
atroce di negazione di sé stessa per punirla di un rapporto amoroso in nome
della visione atroce qual è la vagina della loro madonna?
Il fatto che Ratzinger “creda”
(concedendogli in ipotesi una “buona fede”) che: “La relazione con Gesù, però, è una relazione
con Colui che ha dato se stesso in riscatto per tutti noi” è un fatto che
non si può permettere di imporre con la violenza, come sta facendo in tutto il
mondo, ma si DEVE pretendere che nel momento in cui tale affermazione esce
dall’ “individualismo della salvezza”
venga dimostrato e non affermato.
Lo pretende la società civile!
E il fatto stesso che Ratzinger
all’Università La Sapienza di Roma sia scappato per paura di svelare la vergogna
del suo dio, non depone certo a suo favore. Ratzinger
è scappato perché, senza i ferri roventi, i roghi o il supporto del ricatto
mafioso, la sua dottrina si dimostra per ciò che è: un delirio di esaltazione
da sindrome da onnipotenza.
I cristiani giustificano nella pratica la loro attività di
terrorismo col pretesto della “salvezza”. Una “salvezza” che impongono
attraverso la costruzione della miseria, il terrore e il genocidio.
Proviamo a leggerci, un po’ più estesa la citazione fatta da Ratzinger:
“E’ cosa buona, questa, e gradita al cospetto di
dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvi e
giungano alla conoscenza della verità. Non vi è, infatti, che un dio solo e un
solo mediatore fra dio e gli uomini, cristo Gesù, che
diede sé stesso in riscatto per tutti. Questa è la testimonianza resa a suo
tempo, per la quale io sono stato costituito banditore e apostolo – dico il
vero, non mento – e maestro dei Gentili nella fede e nella verità.” Timoteo 2,
3-7
La menzogna di Paolo di Tarso è talmente palese e ridicole le
sue affermazioni che ha necessità di dire che non mente. “Davvero, sapete, non
vi sto proprio mentendo!”. Affermazioni senza dimostrazione che richiedono
adesione psicologica ad un’idea di disperazione: considerare la propria vita un
fallimento dal quale si chiede di essere redenti! Il fine della vita spostato
fuori dalla vita. Scopo della vita non è vivere, ma il fine del vivere. Scopo
del viaggio non è il viaggio, ma la meta preconfezionata da un soggetto esterno
che determina tempi, modi e mete del viaggio: il destino! Un destino al quale
fallisci. Devi fallire. E proprio perché fallisci sicuramente necessiti di un
salvatore. Fallire tutti insieme; fallire tutta la comunità degli Esseri Umani.
Solo così può esserci un “salvatore” comune per tutti i falliti.
All’interno di questo progetto è necessario che la vita non
sia piacere, non sia felicità, non sia godimento, ma sofferenza e dolore.
Consapevolezza del proprio fallimento!
Dice Ratzinger:
“Vorrei, in questo
contesto, citare il grande dottore greco della Chiesa, san Massimo il
Confessore ( 662), il quale dapprima esorta a non anteporre nulla alla
conoscenza ed all'amore di Dio, ma poi arriva subito ad applicazioni molto
pratiche: « Chi ama Dio non può riservare il denaro per sé. Lo distribuisce in
modo ‘divino' [...] nello stesso modo secondo la misura della giustizia ».
Dall'amore verso Dio consegue la partecipazione alla giustizia e alla bontà di
Dio verso gli altri; amare Dio richiede la libertà interiore di fronte ad ogni
possesso e a tutte le cose materiali: l'amore di Dio si rivela nella
responsabilità per l'altro.”
E qui veniamo all’obbiettivo di Ratzinger:
la distruzione del benessere sociale.
E’ un motivo ricorrente nei vangeli. Chi vive nel benessere
materiale ha una parte dei bisogni soddisfatti e non può essere costretto in
ginocchio a pregare farneticando di una speranza di salvezza.
Disperdere le ricchezze, anziché usarle per costruire il
benessere sociale, è sempre stata la strategia del cristianesimo verso ogni
società civile. Il cristianesimo riserva a sé, dio, le ricchezze, ma deve
toglierlo alle società civili. A tutte le società civili e impone alle persone
schiavitù. La ricchezza che la schiavitù produce viene rubata dai cristiani che
distribuiscono il minimo per la sopravvivenza sotto forma di carità. Quella
carità è sinonimo di amore. In pratica, dice il cristiano: “Io ti derubo di
tutto quello che tu hai, ma dal momento che ti amo ti permetto di sopravvivere
anche domani, così posso continuare a rubarti quello che tu produci. Ma se tu
non sei riconoscente del mio amore e non ti lasci derubare, la mia ira si
abbatterà feroce su di te!”.
Così troviamo nel cristianesimo esempi di persone che
abbandonano le ricchezze per favorire il piano di distruzione delle società
degli uomini. Questi esempi vengono esaltati non solo quando queste persone
distruggono le loro “ricchezze” rispondendo a bisogni psichici impellenti, ma
anche quando vanno a distruggere le ricchezze di altri popoli, come i missionari
cristiani. Distruggono le loro ricchezze, il loro benessere e li costringono a
popolare e abitare le bidonville delle città. Come la Teresa di Calcutta i cui
“ospedali” erano dei lager e quando lei necessità di cure preferì andare in un
ospedale USA.
Se il povero, l’indigente, può essere ossessionato dalla
necessità di benessere economico e aspira alla ricchezza; l’operaio salariato
delle economie occidentali sogna di riappropriarsi del suo tempo; il ricco
sogna quel benessere psicologico che il denaro non può comperare. Qualunque sia
la collocazione economica dell’uomo le sue pulsioni costruiscono sempre uno
stato di insoddisfazione costringendolo a modificare il suo stato. Le pulsioni
sono il motore della vita che non accetta nessun momento di staticità. In
questo stato l’uomo può essere aperto al futuro o chiuso al futuro. Può
chiudersi su sé stesso o aprirsi al futuro della vita. Può chiudersi
nell’illusione psicologica della forma che lo avvolge o può continuare ad
essere il viaggiatore nella propria vita. Solo che la forma che avvolge
l’individuo è intessuta col dolore di altre persone, non solo per quello che
lui fa per tessere quella forma, ma anche per quello che non fa e che il mondo
in cui vive avrebbe voluto che facesse.
Che ci piaccia o meno, noi facciamo parte del mondo in cui
viviamo e dobbiamo vivere in esso.
Solo vivendo in esso noi esistiamo. Il cristiano vive nel
mondo per sottometterlo alla sua pulsione di morte. Il cristiano vive nel mondo
per sottometterlo al suo dio. Il cristiano vive nel mondo per stuprarlo e
costringerlo a sottomettersi alla verità assoluta rivelata dal suo salvatore.
Il cristiano deve costruire la miseria e la disperazione nel mondo affinché il
mondo aneli ad essere salvato.
Le forze della vita si aprono al futuro. E’ Eros primordiale,
il Fanete, che emerge dall’uomo primigenio del tempo
che spinge ogni essere ad abbattere ogni ostacolo che impedisce il suo
sviluppo. Come l’universo si dilata, così il singolo Essere della Natura, ad
imitazione di Urano Stellato tende a dilatarsi nell’insieme in cui è germinato. Sia che il cristiano intenda
distruggere la società civile sia che il Pagano intenda alimentare il benessere
sociale e l’apertura verso il futuro, devono agire fra gli uomini e fra gli
uomini devono costruire le loro sfide d’esistenza.
Come lo schiavista non si può separare dagli schiavi, così
chi viene spinto dalla libertà non può che collettivizzare tale bisogno ed
espanderlo nella società civile. O la società civile sarà una società di
schiavi sottomessi a Ratzinger e al suo dio padrone,
o la società civile sarò una società di cittadini che costruiscono il loro
divenire nel benessere sociale. O Ratzinger sarà
ricco e tutti i cittadini poveri; o la società vivrà nel benessere evitando di
sottomettersi ad un padrone.
Quando Ratzinger dice: “Dio richiede la libertà interiore di fronte
ad ogni possesso e a tutte le cose materiali:” non lo dice né a sé stesso,
né lo dice al suo dio padrone. Come dio padrone lui possiede tutte le cose,
comprese le cose materiali e, secondo Ratzinger,
possedere le cose materiali significa considerarsi uguali a dio. Uguali a lui
come dio.
Per questo motivo le persone devono essere in miseria. Non
devono anelare a vivere, né devono attendere al loro benessere per continuare a
vivere in una società felice. Altrimenti, come possono amare il suo dio di odio
e di perversione che deve costringere le persone a considerare sé stesse
talmente miserabili da dover essere salvate?
Tutta la psicologia, oggi come oggi, agisce affinché le
persone abbiano STIMA IN SE’ STESSE. Abbiano cioè
quella capacità di stimare le proprie capacità di agire nella vita. Cosa
assolutamente ignobile per il cristiano che vuole che le persone siano in
ginocchio davanti al suo dio padrone, disperate e speranzose di essere salvate.
Dice Ratzinger:
“La stessa connessione
tra amore di Dio e responsabilità per gli uomini possiamo osservare in modo
toccante nella vita di sant'Agostino. Dopo la sua
conversione alla fede cristiana egli, insieme con alcuni amici di idee affini,
voleva condurre una vita che fosse dedicata totalmente alla parola di Dio e
alle cose eterne. Intendeva realizzare con valori cristiani l'ideale della vita
contemplativa espressa dalla grande filosofia greca, scegliendo in questo modo
« la parte migliore » (cfr Lc
10,42). Ma le cose andarono diversamente. Mentre partecipava alla Messa
domenicale nella città portuale di Ippona, fu dal
Vescovo chiamato fuori dalla folla e costretto a lasciarsi ordinare per l'esercizio
del ministero sacerdotale in quella città. Guardando retrospettivamente
a quell'ora egli scrive nelle sue Confessioni:
« Atterrito dai miei peccati e dalla mole della mia miseria, avevo ventilato in
cuor mio e meditato la fuga nella solitudine. Ma tu me l'hai impedito e mi hai
confortato con la tua parola: « Cristo è morto per tutti, perché quelli che
vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto per tutti » (cfr 2 Cor 5,15) ». Cristo è morto per tutti. Vivere
per Lui significa lasciarsi coinvolgere nel suo « essere per ».”
Si tratta di quel delirio da onnipotenza psicologico con cui
Agostino legittima la sua necessità di aggredire e distruggere i sistemi
sociali umani. Che Agostino di Ippona considerasse sé
stesso una “merda umana” è affare suo. Come ogni
cristiano, ammalato di sensi di colpa si batte il petto considerandosi una “merda umana” al cospetto del suo padrone.
Dove sta la responsabilità degli uomini? La responsabilità
consiste nel rispondere all’amore di dio. L’uomo non esiste, è una “merda” e cessa di essere tale solo in presenza del dio
padrone di Ratzinger. E’ l’odio dei cristiani per gli
Esseri Umani. Il disprezzo dei cristiani per gli Esseri Umani, che onora il
loro dio padrone.
In Agostino troviamo il delirio di chi si ritiene il dio
padrone, in diritto di macellare tutti quelli che non si mettono in ginocchio
davanti a lui. Agostino, un maniaco incapace di argomentare, doveva perseguire
militarmente coloro che ne mettevano in discussione le sue tesi. La vicenda di
Pelagio è chiarificatrice. Agostino era il dio padrone e tutti dovevano
mettersi in ginocchio davanti a lui:
“Agostino
vedeva in Pelagio e Celestio dei “palloni gonfiati”
ed esultava perché erano stati “fatti a pezzi”. Lodava la soppressione della
libertà di parola e gli “imperatori cristiani” perché “hanno inflitto, come
loro dovere, a questa gente le giuste pene”. “Essi devono venire illuminati, e
ciò risulterà tanto più facile, a mio avviso, se i maestri della verità
verranno aiutati nella loro missione dal timore della severità”. La vecchia
solfa di Agostino!” Storia criminale del cristianesimo pag. 427 vol. 1
Agostino si è fatto cristiano per avere uno strumento con cui
colpevolizzare e criminalizzare le persone. Questo soddisfaceva molto la sua
psiche ammalata di dominio:
“A. Adler vede nell’aspirazione alla dominanza “il modo più
diffuso con cui si tenta di nascondere un senso di inferiorità, nato nella
prima infanzia, attraverso la costruzione di una sovrastruttura psichica compensatoria che tenta, nel modus vivendi nervoso, di
riacquistare nella vita la superiorità e un punto d’appoggio con disposizioni e
sicurezze bell’è pronte e in pieno esercizio.”
(1920°. P.37)” Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti
Agostino anelava a macellare le persone. L’opposizione alla
grazia di Pelagio ne è un esempio. Le persone, dice Agostino, possono entrare
nella grazia del mio dio padrone soltanto se si mettono in ginocchio davanti a
me. Queste affermazioni aggredivano la teoria di Pelagio secondo cui bastava comportarsi
bene per essere nella grazia del dio cristiano. Mi sembra che Ratzinger, abolendo il limbo, abbia dato ragione a Pelagio
e torto ad Agostino. Agostino era un mediocre pensatore e un violento. Un
esempio di come deve essere un cristiano cattolico.
E’ la voglia di dominio che fa scrivere ad Agostino:
“Ripudiamo,
dunque, coloro che filosofeggiano senza religione, o che, senza buona
filosofia, trattano le cose sacre, e quelli che per empia opinione o per privato
rancore si allontanano, superbi, dalla rettitudine e dalla comunione della
chiesa cattolica; ripudiando anche quelli, da me accennati, cioè i Giudei, i
quali non vollero ricevere il lume delle sacre scritture né la grazia del nuovo
popolo spirituale, che è chiamata nuovo testamento; noi dobbiamo aderire
tenacemente alla religione cristiana e alla comunione della sua chiesa che è
universale; perciò è detta cattolica non soltanto dai suoi fedeli, ma altresì
da’ suoi nemici. Anche gli stessi eretici e gli scismatici, volenti o nolenti,
quando parlano tra di loro ma con estranei, sono soliti chiamare cattolica la
sola chiesa che è cattolica.” Agostino d’Ippona “La
vera religione”
Si tratta di arroganza prodotta dall’onnipotenza. La stessa
che tenta di far passare come “ragione” la superstizione nella credenza di un
dio creatore e padrone dell’universo.
Non fu Agostino ad essere scelto, ma Agostino mise in atto
quella strategia per far del male alle persone dopo aver fallito avendo tentato
di far del male alle persone con un’altra religione cristiana.
E’ vero, Agostino era un grande malfattore. I cristiani
chiamano le sue malefatte “peccati”. E i sensi di colpa erano una copertura per
continuare a far del male ad altre persone accusandole di “peccati” che stavano
solo nella sua immaginazione di dio padrone.
Per il fatto che “Cristo
è morto per tutti.” senza chiedere i permesso a nessuno, Agostino si sente
in dovere di torturare e vessare le persone che non si mettono in ginocchio
davanti al suo Gesù. Così i missionari cristiani in
Africa hanno fatto 300.000.000 di morti e distrutto decine di società civili e
ricche perché volevano che le persone si mettessero in ginocchio davanti al
loro Gesù. La necessità di distruggere per
riaffermare la speranza cristiana.
La logica di Ratzinger è quanto di
più inumano la società civile abbia visto manifestarsi in questi giorni!
Marghera, 13 Marzo 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
ventottesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
28. Ma ora sorge la domanda: in questo modo
non siamo forse ricascati nuovamente
nell'individualismo della salvezza? Nella
speranza solo per me, che poi, appunto, non è una
speranza vera, perché dimentica e trascura
gli altri? No. Il rapporto con Dio si stabilisce attraverso
la comunione con Gesù
– da soli e con le sole nostre possibilità non ci arriviamo. La relazione con
Gesù,
però, è una relazione con Colui che ha dato se stesso in riscatto per tutti noi
(cfr 1 Tm 2,6).
L'essere in comunione con Gesù Cristo ci coinvolge nel suo essere « per tutti », ne
fa il nostro modo
di essere. Egli ci impegna per gli altri, ma
solo nella comunione con Lui diventa possibile esserci
veramente per gli altri, per l'insieme.
Vorrei, in questo contesto, citare il grande dottore greco della
Chiesa, san Massimo il Confessore ( 662), il
quale dapprima esorta a non anteporre nulla alla
conoscenza ed all'amore di Dio, ma poi
arriva subito ad applicazioni molto pratiche: « Chi ama Dio
non può riservare il denaro per sé. Lo
distribuisce in modo ‘divino' [...] nello stesso modo secondo
la misura della giustizia ». Dall'amore
verso Dio consegue la partecipazione alla giustizia e alla
bontà di Dio verso gli altri; amare Dio
richiede la libertà interiore di fronte ad ogni possesso e a
tutte le cose materiali: l'amore di Dio si
rivela nella responsabilità per l'altro. La stessa
connessione tra amore di Dio e responsabilità
per gli uomini possiamo osservare in modo toccante
nella vita di sant'Agostino.
Dopo la sua conversione alla fede cristiana egli, insieme con alcuni
amici di idee affini, voleva condurre una
vita che fosse dedicata totalmente alla parola di Dio e alle
cose eterne. Intendeva realizzare con valori
cristiani l'ideale della vita contemplativa espressa dalla
grande filosofia greca, scegliendo in questo
modo « la parte migliore » (cfr Lc
10,42). Ma le cose
andarono diversamente. Mentre partecipava alla
Messa domenicale nella città portuale di Ippona, fu
dal Vescovo chiamato fuori dalla folla e
costretto a lasciarsi ordinare per l'esercizio del ministero
sacerdotale in quella città. Guardando retrospettivamente a quell'ora
egli scrive nelle sue
Confessioni:
« Atterrito dai miei peccati e dalla mole della mia miseria, avevo ventilato in
cuor mio
e meditato la fuga nella solitudine. Ma tu
me l'hai impedito e mi hai confortato con la tua parola: «
Cristo è morto per tutti, perché quelli che
vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è
morto per tutti » (cfr
2 Cor 5,15) ». Cristo è morto per tutti. Vivere per Lui significa
lasciarsi
coinvolgere nel suo « essere per ».
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!