Infantilismo e dipendenza.
“Ecco, tutto è compiuto”.
Che l’uomo non stenda la mano, diventi un
DIO,
colga dall’albero della vita e possa vivere
in eterno!
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al
ventisettesimo paragrafo
Chi non riconosce il mio padrone, dice Ratzinger,
è senza speranza.
In cosa consiste la speranza?
Se Ratzinger ha distrutto la sua
possibilità di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo
luminoso avendo distrutto, mediante la morale di sottomissione, il fluire delle
sue energie, in cosa consiste la sua speranza se non come espressione della sua
malattia psichiatrica?
Io, dice Ratzinger, vi ho messo in
un campo di sterminio e dunque, ora voi avete la speranza di poter evadere.
Prima, prima che vi mettessi nel campo di sterminio voi non avevate la speranza
di evadere, dunque, prima che vi mettessi nel campo di sterminio, voi eravate
senza speranza!
La logica di Ratzinger: la logica
del campo di sterminio che Ratzinger ripropone
continuamente quando dice: “In questo
senso è vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in
fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita”.
Era amore puro quello di Urano Stellato. Un amore puro dal
quale emerse l’amore per eccellenza: Afrodite! Afrodite è la vita come atto
d’amore in sé; è l’emozione che si esprime fin nel primo essere unicellulare
che lo portò a dividersi dando vita alla Natura; è Afrodite l’atto d’amore che
portò alla diversificazione delle specie; è Afrodite che viene espressa in
tutti i rituali di corteggiamento ad ogni primavera quando Persefone
emerge dallo scuro e la sessualità spinge i ogni mammifero e in ogni arbusto; è
Afrodite, l’amore, che la Specie Umana ha fatto proprio facendo di ogni gesto,
fisico, psicologico o emotivo, un amplesso amoroso. Un amplesso amoroso che
quando le persone negano, per sottometterlo alla morale, si ribella facendo
ammalare le persone; le persone non si aprono più al mondo e la malattia che
alimentano impedisce loro di aprirsi al futuro.
E’ un atto d’amore manifestare Afrodite perché trasforma gli
Esseri, l’Essere Umano nel nostro caso, in un DIO!
Chi non manifesta le forze che da Urano Stellato emersero
quando Cronos, il tempo, liberò il proprio potere
creativo, sicuramente può riporre speranza nelle sue illusioni, ma ha un futuro
negato.
Le persone che hanno un futuro negato non aprono sé stesse
cercando le soluzioni nel mondo in cui vivono, ma si rifugiano nelle loro
illusioni, nelle loro allucinazioni. Illusioni e allucinazioni che Ratzinger intende gestire.
Dice Ratzinger:
“In questo senso è
vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è
senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). La
vera, grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può
essere solo Dio – il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora « sino alla fine », «
fino al pieno compimento » (cfr Gv
13,1 e 19, 30).”
E in effetti è vero!
Non esiste, nelle società occidentali, il processo di
guarigione dalla malattia mentale da sottomissione e dipendenza. Non esiste la
guarigione dall’infantilismo della dipendenza che sfocia nel delirio di
onnipotenza nei confronti del mondo. E’ la peggiore forma di morte che esiste
nella società civile: la morte di colui o di colei che non sarà mai in grado di
indossare la toga virile!
Esistono dei “ruoli sociali” che garantiscono la
sopravvivenza delle persone che non sono state in grado (o a cui è stato
impedito) di diventare degli adulti. Ruoli che permettono loro di agire nella
società, ma solo nel suo presente. Rimangono chiusi ad ogni futuro possibile
proprio perché in essi il futuro non si fa esplorare. Così, mentre
nell’individuo adulto, sia esso umano o di qualunque altra specie, la morte del
corpo fisico viene vissuta come un piacere, come un traguardo di trasformazione
e di progresso cui le sue azioni lo hanno condotto, nell’eterno immaturo, in
colui che non è mai riuscito a diventare uomo o donna, la disperazione della
morte del corpo fisico si rivela in tutto il suo dolore. Non è mai diventato
adulto, non è mai stato cucito nella coscia di Zeus in cui doveva trasformare
sé stesso, è sempre stato dipendente dall’utero dei rapporti di dipendenza
infantili e la morte del corpo fisico è la disperazione del “non aver vissuto”.
La disperazione di non essere mai riuscito a tagliare i legami di dipendenza.
Se la ricerca psicologica ci parla dell’infantilismo in cui
l’idea di “padre-genitore” viene sostituita con l’idea di “dio-padre”, ci dice
anche che l’idea di speranza nasce dall’angoscia dell’impotenza nella
disperazione in cui l’idea “dio-padre” ha inchiodato l’Essere Umano
impedendogli di guardare al suo futuro perché, per lui, non c’era nessun
futuro. C’era solo il ritorno nell’utero che chiama “dio-padre-genitore”.
Ed è a questo tipo di persone che l’infantilismo di Ratzinger sta parlando. Sì, non saranno mai degli adulti,
ma sono una massa con cui impedire alla società tutta di dispiegarsi verso il
futuro. Impedire alla società di trasformarsi in funzione di una prospettiva
futura che per l’infantilismo ratzingeriano non esiste
se non come riaffermazione della sua patologia da dipendenza emotiva.
“Prima della
festa di pasqua, sapendo Gesù che era venuta la sua
ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel
mondo, li amò fino all’estremo.” Giovanni 13,1
E ancora:
“Quando Gesù ebbe preso l’aceto, esclamò: “Tutto è compiuto!”. Poi,
chinato il capo, rese lo spirito.” Giovanni 19,30
Nessun futuro!
Né per l’uomo, né per le società!
Il massacro del campo di sterminio come ideale in cui si
consuma la disperazione umana. Dove quel “li amò fino all’estremo” ha il solo
senso del rimpianto per aver sprecato la propria esistenza nell’inganno e nella
truffa distruggendo anche l’esistenza di coloro che gli stavano attorno
vendendo l’unica speranza che poteva spacciare: lui come padrone di un
immaginario dopo la morte vissuta come dolore!
La morte come dolore e distruzione come compimento dell’opera
di Gesù e dei suoi seguaci che compiono, finalmente,
la volontà del loro padrone:
“Ecco, l’uomo
è diventato come uno di noi, avendo la conoscenza del bene e del male: che non
stenda ora la sua mano e non colga dall’albero della vita per mangiarne e
viverne in eterno.” Genesi 3, 22
Tutto è compiuto!
Gesù e Ratzinger
guardano gli animali umani dentro il mattatoio e li amano: quanto buon cibo!
Il campo di sterminio ratzingeriano chiude il futuro degli Esseri Umani, sia come
singoli, come Dèi, che come società civile negando ogni progresso per
riaffermare il loro dominio sugli uomini, sulla loro struttura psico-emotiva, il loro diritto a costruire dipendenza dal
suo padrone. La dipendenza costruisce dolore nelle persone. Un dolore atroce
che viene lenito dall’inganno di Ratzinger: “Domani
sarete pagati! Abbiate fede! Abbiate speranza! Intanto oggi vi tolgo la vita!”.
Tutto è compiuto!
Afrodite, signora della vita, agisce dentro ogni Essere e lo
spinge all’amore del mondo. L’amore come fusione empatica
del mondo. Spinge gli Esseri Umani alle relazioni d’amore nel mondo come parte
del mondo. Quello che terrorizza Ratzinger che, in
una dichiarazione del 09 marzo 2008, afferma: ““«Pur facendo parte del biocosmo
- ha osservato tuttavia - l'uomo lo trascende; l'uomo rimane uomo e mantiene
tutta la sua dignità, anche se è un embrione, o in stato di coma». Separazione
dell’uomo dal mondo; separazione dell’uomo da Afrodite; separazione dell’uomo
dal suo divenire nell’infinito dei mutamenti. L’uomo, chiuso nel gregge
separato dal mondo, viene condotto al macello della vita costretto a sperarsi
nel dio padrone che lo sta macellando impedendogli di diventare un DIO fra Dèi.
Così Ratzinger può fare i suoi esperimenti sugli
embrioni e può compiacersi nell’impedire alle persone di affrontare la loro
morte: lui, il padrone degli embrioni ai quali vuol far prostrare l’Essere
Umano Femminile; lui il padrone degli agonizzanti che si compiace nel
torturarli!
Dice Ratzinger:
“Chi viene toccato
dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente sarebbe « vita ». Comincia
a intuire che cosa vuole dire la parola di speranza che abbiamo incontrato nel
rito del Battesimo: dalla fede aspetto la « vita eterna » – la vita vera che,
interamente e senza minacce, in tutta la sua pienezza è semplicemente vita.”
La malattia rafforza le certezze del malato rafforzando la
malattia stessa. Le allucinazioni dello schizofrenico riaffermano il diritto
dello schizofrenico nel mantenere la sua attenzione fissata nelle
allucinazioni. Così i sensi di colpa nel depresso riaffermano il diritto della
malattia a dominare l’individuo. La disperazione che sfocia nella speranza
conferma l’individuo nello stato di disperazione. Il malato non riconosce il
proprio stato. Lo stato di malattia si riconosce soltanto nelle relazioni con
un mondo in cui tale stato risulta inadeguato. Ma se l’intera società comprende
tale stato e le manifestazioni ideali ed emotive rientrano fra le categorie
comportamentali ammesse nella società, protette dalla società, comunque
funzionali nella società, il malato riafferma la convinzione che il suo stato
di malattia sia la condizione naturale in cui la società vive e finisce per
contrapporsi agli altri modi di essere e di vivere in quanto il suo stato è
naturale.
La malattia non contrastata tende ad espandersi nella società
civile come un’infezione.
Così, nessun cristiano si ritiene in dovere di spiegare e
dimostrare l’esistenza del suo dio o della speranza che spaccia come una dose
di eroina perché una società ammalata ritiene che le manifestazioni patologiche
devono trovare comprensione. In questa comprensione, le manifestazione
patologiche, si ritengono legittimate e aggrediscono quanto non si sottomette
alla malattia patologica.
La società può uscire dalla malattia che le impedisce di
aprirsi al futuro soltanto se costringe le persone malate a misurarsi con la
realtà. Un esempio è dato dalla citazione di Ratzinger.
Ratzinger afferma: “Comincia a intuire che cosa vuole dire la parola di speranza che
abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla fede aspetto la « vita eterna
»”.
Affermazione, dimostrazione!
Affermazione, dimostrazione e giustificazione!
Di Ratzinger abbiamo solo
l’affermazione. Non abbiamo la giustificazione né, tanto meno, la
dimostrazione.
Di Ratzinger abbiamo l’affermazione
che deriva dalla malattia psicologica da delirio di onnipotenza, ma non abbiamo
gli elementi razionali che possono rendere tollerabile tale affermazione nella
società civile.
Da qui l’atteggiamento di tutti i malati che, speranzosi in
un’altra possibilità di esistenza, accolgono le parole di Ratzinger
in quanto queste, prodotte dalla malattia psichiatrica di Ratzinger,
li giustificano nella loro malattia, mentre le altre persone, quelle aperte al
futuro, anziché reagire in maniera determinata ad affermazioni farneticanti le
tollerano chiudendo, di fatto, il futuro alla società civile.
Afferma Ratzinger:
“Gesù che di sé ha detto di essere venuto perché
noi abbiamo la vita e l'abbiamo in pienezza, in abbondanza (cfr
Gv 10,10), ci ha anche spiegato che
cosa significhi « vita »: « Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico
vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo » (Gv 17,3).”
Proviamo a leggere le citazioni di Ratzinger
riportate nei vangeli per il senso con cui Ratzinger e
i Ratzinger precedenti, lo hanno spacciato:
“Il ladro non
viene che per rubare, ammazzare e distruggere. Io sono venuto affinché abbiano
la vita e l’abbiano in abbondanza.” Giovanni 10, 10
Sulla seconda citazione, per comprendere la malattia
psichiatrica, è necessario ampliare la citazione di Ratzinger:
“Così parlò Gesù; poi, alzati gli occhi al cielo disse: “Padre, è
giunta l’ora, glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio tuo glorifichi te, come
tu gli hai dato potere su tutti gli uomini, affinché egli doni la vita eterna a
coloro che gli hai dato. La vita eterna è questa, che conoscano te, solo vero
Dio, e colui che hai mandato Gesù cristo. Io ti ho
glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che mi hai dato da fare; ora
Padre, glorifica me nel tuo cospetto, con quella gloria che io avevo presso di
te prima che il mondo fosse.” Giovanni 17, 1-5
Nella prima citazione Gesù
riconosce di essere un ladro. Un ladro venuto per rubare, ammazzare e
distruggere!
E’ successo qualche cosa di diverso, fatto dai cristiani, con
la venuta di Gesù? I cristiani ammazzano, distruggono
e rubano. Questa attività la mettono in atto nelle società civili affermando
che si tratta di “portare la vita in abbondanza”. Chiedetelo ai cinquecento
milioni di africani che hanno ammazzato, venduto come schiavi, manipolato
perché si macellassero fra di loro al fine di favorire il colonialismo prima e
la distruzione del continente poi, quando i colonialismo è stato fermato.
Le azioni qualificano le persone: Gesù
stesso!
La seconda citazione di Ratzinger è
all’interno di un vero e proprio delirio di onnipotenza.
Quel delirio di onnipotenza che giustifica l’attività di Gesù di ammazzare, distruggere e rubare, la vita delle
persone. Io, dice Gesù, sono il vostro padrone e,
dunque, se io vi rubo la vita, vi ammazzo, vi distruggo, non ho una colpa
perché sono in diritto di farlo perché a me, continua Gesù,
il dio padrone mi ha dato potere su tutti gli uomini. Un potere che comprende
derubarvi, ammazzarvi e distruggervi.
Con queste citazioni Ratzinger si
identifica in Gesù! Non è Gesù
che parla, ma Ratzinger che ha preso il posto di Gesù, come ogni cristiano nel suo delirio di onnipotenza
prende, di fatto, il ruolo da onnipotente che ha Gesù
stesso. Quel Gesù descritto come un povero malato farneticante
nei Vangeli cristiani e che giustifica le farneticazioni di ogni cristiano.
E’ l’odio del cristiano per la società civile. Dice il
cristiano: “Io sono venuto perché voi abbiate la vita e l’abbiate in
abbondanza. Per questo vi ammazzo, vi distruggo, vi derubo e vi impongo la
malattia affinché non siate in grado di affrontare il vostro futuro.”.
Distruggere e ammazzare affinché “....come tu gli hai dato potere su tutti gli
uomini affinché conoscano te, solo vero dio!”.
Termina il 27° paragrafo dell’enciclica Spe
Salvi Ratzinger:
“La vita nel senso
vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: essa è una relazione. E
la vita nella sua totalità è relazione con Colui che è la sorgente della vita.
Se siamo in relazione con Colui che non muore, che è la Vita stessa e lo stesso
Amore, allora siamo nella vita. Allora « viviamo ».”
Si tratta della bestemmia dei cristiani contro la vita e
contro le Istituzioni civili.
La vita, in senso vero, la si ha in sé e per sé. La si ha da
sé. Ed è la vita che si dispiega in ogni Essere che rivela sé stessa nel
riconoscimento di ogni Essere diverso dal circostante.
Ratzinger è terrorizzato dalla vita. La vuole
stuprare e sottometterla a sé. Lui è fallito. Ha sprecato l’occasione della sua
esistenza. Ratzinger pretende di essere colui che è
la sorgente della vita e invece è solo un distruttore e un bestemmiatore della
vita. Colui che stupra la vita per privarla del potere in sé e per sé. Quel
potere che Urano Stellato impose a tutti coloro che sarebbero diventati degli
Dèi attraverso il tempo, le trasformazioni, il mutamento: AFRODITE!
La sorgente della vita è in Urano Stellato!
In questa sorgente Padre Cronos
aprì un varco per permettere la nascita degli Esseri che attraverso il tempo
sarebbero diventati degli Dèi. Urano Stellato non pone obblighi, ma dispiega sé
stesso attraverso Madre Afrodite e le sue sorelle, le Erinni, che proteggono
gli Esseri della Natura da coloro che li vorrebbero sottomessi e impotenti per
impedire loro di trasformarsi in Dèi.
La morte fisica è l’essenza stessa della vita, il suo
trionfo. Un trionfo contro il quale Ratzinger
bestemmia. Da un lato citando Ambrogio che affermava che la morte è estranea
alla vita e dall’altro lato proiettando la sua disperazione su una speranza di
autodistruzione per impedire agli Esseri Umani di diventare degli Dèi.
“Muoia Ratzinger con tutti i
Filistei!” sta farneticando il Benedetto XVI° dei
cristiani. Io ho fallito, dice Ratzinger, e voi
fallirete con me perché io vi imporrò l’angoscia e la disperazione che vi
costringerà a manifestare la speranza attraverso la fede: “Allora, viviamo!”.
“Quando Gesù ebbe preso l’aceto, esclamò: “Tutto è compiuto!”. Poi,
chinato il capo, rese lo spirito.” Giovanni 19,30
Già, la distruzione del divenire dell’uomo è compiuta!
Marghera, 10 Marzo 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel
ventisettesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
è senza speranza, senza la grande speranza
che sorregge tutta la vita (cfr Ef
2,12). La vera, grande
speranza dell'uomo, che resiste nonostante
tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha
amati e ci ama tuttora « sino alla fine », «
fino al pieno compimento » (cfr Gv
13,1 e 19, 30). Chi
viene toccato dall'amore comincia a intuire
che cosa propriamente sarebbe « vita ». Comincia a
intuire che cosa vuole dire la parola di
speranza che abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla
fede aspetto la « vita eterna » – la vita
vera che, interamente e senza minacce, in tutta la sua
pienezza è semplicemente vita. Gesù che di sé ha detto di essere venuto perché noi abbiamo
la vita
e l'abbiamo in pienezza, in abbondanza (cfr Gv 10,10), ci
ha anche spiegato che cosa significhi «
vita »: « Questa è la vita eterna: che
conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù
Cristo » (Gv
17,3). La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da
sé: essa è una
relazione. E la vita nella sua totalità è
relazione con Colui che è la sorgente della vita. Se siamo in
relazione con Colui che non muore, che è la
Vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita.
Allora « viviamo ».
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!