Infantilismo e dipendenza.

 

“Ecco, tutto è compiuto”.

 

Che l’uomo non stenda la mano, diventando un DIO,

 

e non colga dall’albero della vita per vivere in eterno!

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al ventisettesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Chi non riconosce il mio padrone, dice Ratzinger, è senza speranza.

In cosa consiste la speranza?

Se Ratzinger ha distrutto la sua possibilità di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso avendo distrutto, mediante la morale di sottomissione, il fluire delle sue energie, in cosa consiste la sua speranza se non come espressione della sua malattia psichiatrica?

Io, dice Ratzinger, vi ho messo in un campo di sterminio e dunque, ora voi avete la speranza di poter evadere. Prima, prima che vi mettessi nel campo di sterminio voi non avevate la speranza di evadere, dunque, prima che vi mettessi nel campo di sterminio, voi eravate senza speranza!

La logica di Ratzinger: la logica del campo di sterminio che Ratzinger ripropone continuamente quando dice: “In questo senso è vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita”.

 

Era amore puro quello di Urano Stellato. Un amore puro dal quale emerse l’amore per eccellenza: Afrodite! Afrodite è la vita come atto d’amore in sé; è l’emozione che si esprime fin nel primo essere unicellulare che lo portò a dividersi dando vita alla Natura; è Afrodite l’atto d’amore che portò alla diversificazione delle specie; è Afrodite che viene espressa in tutti i rituali di corteggiamento ad ogni primavera quando Persefone emerge dallo scuro e la sessualità spinge i ogni mammifero e in ogni arbusto; è Afrodite, l’amore, che la Specie Umana ha fatto proprio facendo di ogni gesto, fisico, psicologico o emotivo, un amplesso amoroso. Un amplesso amoroso che quando le persone negano, per sottometterlo alla morale, si ribella facendo ammalare le persone; le persone non si aprono più al mondo e la malattia che alimentano impedisce loro di aprirsi al futuro.

E’ un atto d’amore manifestare Afrodite perché trasforma gli Esseri, l’Essere Umano nel nostro caso, in un DIO!

 

Chi non manifesta le forze che da Urano Stellato emersero quando Cronos, il tempo, liberò il proprio potere creativo, sicuramente può riporre speranza nelle sue illusioni, ma ha un futuro negato.

Le persone che hanno un futuro negato non aprono sé stesse cercando le soluzioni nel mondo in cui vivono, ma si rifugiano nelle loro illusioni, nelle loro allucinazioni. Illusioni e allucinazioni che Ratzinger intende gestire.

 

Dice Ratzinger:

 

In questo senso è vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). La vera, grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora « sino alla fine », « fino al pieno compimento » (cfr Gv 13,1 e 19, 30).”

 

E in effetti è vero!

Non esiste, nelle società occidentali, il processo di guarigione dalla malattia mentale da sottomissione e dipendenza. Non esiste la guarigione dall’infantilismo della dipendenza che sfocia nel delirio di onnipotenza nei confronti del mondo. E’ la peggiore forma di morte che esiste nella società civile: la morte di colui o di colei che non sarà mai in grado di indossare la toga virile!

Esistono dei “ruoli sociali” che garantiscono la sopravvivenza delle persone che non sono state in grado (o a cui è stato impedito) di diventare degli adulti. Ruoli che permettono loro di agire nella società, ma solo nel suo presente. Rimangono chiusi ad ogni futuro possibile proprio perché in essi il futuro non si fa esplorare. Così, mentre nell’individuo adulto, sia esso umano o di qualunque altra specie, la morte del corpo fisico viene vissuta come un piacere, come un traguardo di trasformazione e di progresso cui le sue azioni lo hanno condotto, nell’eterno immaturo, in colui che non è mai riuscito a diventare uomo o donna, la disperazione della morte del corpo fisico si rivela in tutto il suo dolore. Non è mai diventato adulto, non è mai stato cucito nella coscia di Zeus in cui doveva trasformare sé stesso, è sempre stato dipendente dall’utero dei rapporti di dipendenza infantili e la morte del corpo fisico è la disperazione del “non aver vissuto”. La disperazione di non essere mai riuscito a tagliare i legami di dipendenza.

Se la ricerca psicologica ci parla dell’infantilismo in cui l’idea di “padre-genitore” viene sostituita con l’idea di “dio-padre”, ci dice anche che l’idea di speranza nasce dall’angoscia dell’impotenza nella disperazione in cui l’idea “dio-padre” ha inchiodato l’Essere Umano impedendogli di guardare al suo futuro perché, per lui, non c’era nessun futuro. C’era solo il ritorno nell’utero che chiama “dio-padre-genitore”.

Ed è a questo tipo di persone che l’infantilismo di Ratzinger sta parlando. Sì, non saranno mai degli adulti, ma sono una massa con cui impedire alla società tutta di dispiegarsi verso il futuro. Impedire alla società di trasformarsi in funzione di una prospettiva futura che per l’infantilismo ratzingeriano non esiste se non come riaffermazione della sua patologia da dipendenza emotiva.

 

“Prima della festa di pasqua, sapendo Gesù che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino all’estremo.” Giovanni 13,1

 

E ancora:

 

“Quando Gesù ebbe preso l’aceto, esclamò: “Tutto è compiuto!”. Poi, chinato il capo, rese lo spirito.” Giovanni 19,30

 

Nessun futuro!

Né per l’uomo, né per le società!

Il massacro del campo di sterminio come ideale in cui si consuma la disperazione umana. Dove quel “li amò fino all’estremo” ha il solo senso del rimpianto per aver sprecato la propria esistenza nell’inganno e nella truffa distruggendo anche l’esistenza di coloro che gli stavano attorno vendendo l’unica speranza che poteva spacciare: lui come padrone di un immaginario dopo la morte vissuta come dolore!

La morte come dolore e distruzione come compimento dell’opera di Gesù e dei suoi seguaci che compiono, finalmente, la volontà del loro padrone:

 

“Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, avendo la conoscenza del bene e del male: che non stenda ora la sua mano e non colga dall’albero della vita per mangiarne e viverne in eterno.” Genesi 3, 22

 

Tutto è compiuto!

Gesù e Ratzinger guardano gli animali umani dentro il mattatoio e li amano: quanto buon cibo!

Il campo di  sterminio ratzingeriano chiude il futuro degli Esseri Umani, sia come singoli, come Dèi, che come società civile negando ogni progresso per riaffermare il loro dominio sugli uomini, sulla loro struttura psico-emotiva, il loro diritto a costruire dipendenza dal suo padrone. La dipendenza costruisce dolore nelle persone. Un dolore atroce che viene lenito dall’inganno di Ratzinger: “Domani sarete pagati! Abbiate fede! Abbiate speranza! Intanto oggi vi tolgo la vita!”. Tutto è compiuto!

 

Afrodite, signora della vita, agisce dentro ogni Essere e lo spinge all’amore del mondo. L’amore come fusione empatica del mondo. Spinge gli Esseri Umani alle relazioni d’amore nel mondo come parte del mondo. Quello che terrorizza Ratzinger che, in una dichiarazione del 09 marzo 2008, afferma: ““«Pur facendo parte del biocosmo - ha osservato tuttavia - l'uomo lo trascende; l'uomo rimane uomo e mantiene tutta la sua dignità, anche se è un embrione, o in stato di coma». Separazione dell’uomo dal mondo; separazione dell’uomo da Afrodite; separazione dell’uomo dal suo divenire nell’infinito dei mutamenti. L’uomo, chiuso nel gregge separato dal mondo, viene condotto al macello della vita costretto a sperarsi nel dio padrone che lo sta macellando impedendogli di diventare un DIO fra Dèi. Così Ratzinger può fare i suoi esperimenti sugli embrioni e può compiacersi nell’impedire alle persone di affrontare la loro morte: lui, il padrone degli embrioni ai quali vuol far prostrare l’Essere Umano Femminile; lui il padrone degli agonizzanti che si compiace nel torturarli!

 

Dice Ratzinger:

 

Chi viene toccato dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente sarebbe « vita ». Comincia a intuire che cosa vuole dire la parola di speranza che abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla fede aspetto la « vita eterna » – la vita vera che, interamente e senza minacce, in tutta la sua pienezza è semplicemente vita.”

 

La malattia rafforza le certezze del malato rafforzando la malattia stessa. Le allucinazioni dello schizofrenico riaffermano il diritto dello schizofrenico nel mantenere la sua attenzione fissata nelle allucinazioni. Così i sensi di colpa nel depresso riaffermano il diritto della malattia a dominare l’individuo. La disperazione che sfocia nella speranza conferma l’individuo nello stato di disperazione. Il malato non riconosce il proprio stato. Lo stato di malattia si riconosce soltanto nelle relazioni con un mondo in cui tale stato risulta inadeguato. Ma se l’intera società comprende tale stato e le manifestazioni ideali ed emotive rientrano fra le categorie comportamentali ammesse nella società, protette dalla società, comunque funzionali nella società, il malato riafferma la convinzione che il suo stato di malattia sia la condizione naturale in cui la società vive e finisce per contrapporsi agli altri modi di essere e di vivere in quanto il suo stato è naturale.

La malattia non contrastata tende ad espandersi nella società civile come un’infezione.

Così, nessun cristiano si ritiene in dovere di spiegare e dimostrare l’esistenza del suo dio o della speranza che spaccia come una dose di eroina perché una società ammalata ritiene che le manifestazioni patologiche devono trovare comprensione. In questa comprensione, le manifestazione patologiche, si ritengono legittimate e aggrediscono quanto non si sottomette alla malattia patologica.

La società può uscire dalla malattia che le impedisce di aprirsi al futuro soltanto se costringe le persone malate a misurarsi con la realtà. Un esempio è dato dalla citazione di Ratzinger.

Ratzinger afferma: “Comincia a intuire che cosa vuole dire la parola di speranza che abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla fede aspetto la « vita eterna »”.

Affermazione, dimostrazione!

Affermazione, dimostrazione e giustificazione!

Di Ratzinger abbiamo solo l’affermazione. Non abbiamo la giustificazione né, tanto meno, la dimostrazione.

Di Ratzinger abbiamo l’affermazione che deriva dalla malattia psicologica da delirio di onnipotenza, ma non abbiamo gli elementi razionali che possono rendere tollerabile tale affermazione nella società civile.

Da qui l’atteggiamento di tutti i malati che, speranzosi in un’altra possibilità di esistenza, accolgono le parole di Ratzinger in quanto queste, prodotte dalla malattia psichiatrica di Ratzinger, li giustificano nella loro malattia, mentre le altre persone, quelle aperte al futuro, anziché reagire in maniera determinata ad affermazioni farneticanti le tollerano chiudendo, di fatto, il futuro alla società civile.

 

Afferma Ratzinger:

 

Gesù che di sé ha detto di essere venuto perché noi abbiamo la vita e l'abbiamo in pienezza, in abbondanza (cfr Gv 10,10), ci ha anche spiegato che cosa significhi « vita »: « Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo » (Gv 17,3).”

 

Proviamo a leggere le citazioni di Ratzinger riportate nei vangeli per il senso con cui Ratzinger e i Ratzinger precedenti, lo hanno spacciato:

 

“Il ladro non viene che per rubare, ammazzare e distruggere. Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” Giovanni 10, 10

 

Sulla seconda citazione, per comprendere la malattia psichiatrica, è necessario ampliare la citazione di Ratzinger:

 

“Così parlò Gesù; poi, alzati gli occhi al cielo disse: “Padre, è giunta l’ora, glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio tuo glorifichi te, come tu gli hai dato potere su tutti gli uomini, affinché egli doni la vita eterna a coloro che gli hai dato. La vita eterna è questa, che conoscano te, solo vero Dio, e colui che hai mandato Gesù cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che mi hai dato da fare; ora Padre, glorifica me nel tuo cospetto, con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.” Giovanni 17, 1-5

 

Nella prima citazione Gesù riconosce di essere un ladro. Un ladro venuto per rubare, ammazzare e distruggere!

E’ successo qualche cosa di diverso, fatto dai cristiani, con la venuta di Gesù? I cristiani ammazzano, distruggono e rubano. Questa attività la mettono in atto nelle società civili affermando che si tratta di “portare la vita in abbondanza”. Chiedetelo ai cinquecento milioni di africani che hanno ammazzato, venduto come schiavi, manipolato perché si macellassero fra di loro al fine di favorire il colonialismo prima e la distruzione del continente poi, quando i colonialismo è stato fermato.

Le azioni qualificano le persone: Gesù stesso!

La seconda citazione di Ratzinger è all’interno di un vero e proprio delirio di onnipotenza.

Quel delirio di onnipotenza che giustifica l’attività di Gesù di ammazzare, distruggere e rubare, la vita delle persone. Io, dice Gesù, sono il vostro padrone e, dunque, se io vi rubo la vita, vi ammazzo, vi distruggo, non ho una colpa perché sono in diritto di farlo perché a me, continua Gesù, il dio padrone mi ha dato potere su tutti gli uomini. Un potere che comprende derubarvi, ammazzarvi e distruggervi.

 

Con queste citazioni Ratzinger si identifica in Gesù! Non è Gesù che parla, ma Ratzinger che ha preso il posto di Gesù, come ogni cristiano nel suo delirio di onnipotenza prende, di fatto, il ruolo da onnipotente che ha Gesù stesso. Quel Gesù descritto come un povero malato farneticante nei Vangeli cristiani e che giustifica le farneticazioni di ogni cristiano.

 

E’ l’odio del cristiano per la società civile. Dice il cristiano: “Io sono venuto perché voi abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza. Per questo vi ammazzo, vi distruggo, vi derubo e vi impongo la malattia affinché non siate in grado di affrontare il vostro futuro.”. Distruggere e ammazzare affinché “....come tu gli hai dato potere su tutti gli uomini affinché conoscano te, solo vero dio!”.

 

Termina il 27° paragrafo dell’enciclica Spe Salvi Ratzinger:

 

La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: essa è una relazione. E la vita nella sua totalità è relazione con Colui che è la sorgente della vita. Se siamo in relazione con Colui che non muore, che è la Vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita. Allora « viviamo ».”

 

Si tratta della bestemmia dei cristiani contro la vita e contro le Istituzioni civili.

La vita, in senso vero, la si ha in sé e per sé. La si ha da sé. Ed è la vita che si dispiega in ogni Essere che rivela sé stessa nel riconoscimento di ogni Essere diverso dal circostante.

Ratzinger è terrorizzato dalla vita. La vuole stuprare e sottometterla a sé. Lui è fallito. Ha sprecato l’occasione della sua esistenza. Ratzinger pretende di essere colui che è la sorgente della vita e invece è solo un distruttore e un bestemmiatore della vita. Colui che stupra la vita per privarla del potere in sé e per sé. Quel potere che Urano Stellato impose a tutti coloro che sarebbero diventati degli Dèi attraverso il tempo, le trasformazioni, il mutamento: AFRODITE!

La sorgente della vita è in Urano Stellato!

In questa sorgente Padre Cronos aprì un varco per permettere la nascita degli Esseri che attraverso il tempo sarebbero diventati degli Dèi. Urano Stellato non pone obblighi, ma dispiega sé stesso attraverso Madre Afrodite e le sue sorelle, le Erinni, che proteggono gli Esseri della Natura da coloro che li vorrebbero sottomessi e impotenti per impedire loro di trasformarsi in Dèi.

La morte fisica è l’essenza stessa della vita, il suo trionfo. Un trionfo contro il quale Ratzinger bestemmia. Da un lato citando Ambrogio che affermava che la morte è estranea alla vita e dall’altro lato proiettando la sua disperazione su una speranza di autodistruzione per impedire agli Esseri Umani di diventare degli Dèi.

“Muoia Ratzinger con tutti i Filistei!” sta farneticando il Benedetto XVI° dei cristiani. Io ho fallito, dice Ratzinger, e voi fallirete con me perché io vi imporrò l’angoscia e la disperazione che vi costringerà a manifestare la speranza attraverso la fede: “Allora, viviamo!”.

 

“Quando Gesù ebbe preso l’aceto, esclamò: “Tutto è compiuto!”. Poi, chinato il capo, rese lo spirito.” Giovanni 19,30

 

Già, la distruzione del divenire dell’uomo è compiuta!

Marghera, 10 Marzo 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel ventisettesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

27. In questo senso è vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo

è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). La vera, grande

speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha

amati e ci ama tuttora « sino alla fine », « fino al pieno compimento » (cfr Gv 13,1 e 19, 30). Chi

viene toccato dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente sarebbe « vita ». Comincia a

intuire che cosa vuole dire la parola di speranza che abbiamo incontrato nel rito del Battesimo: dalla

fede aspetto la « vita eterna » – la vita vera che, interamente e senza minacce, in tutta la sua

pienezza è semplicemente vita. Gesù che di sé ha detto di essere venuto perché noi abbiamo la vita

e l'abbiamo in pienezza, in abbondanza (cfr Gv 10,10), ci ha anche spiegato che cosa significhi «

vita »: « Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù

Cristo » (Gv 17,3). La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: essa è una

relazione. E la vita nella sua totalità è relazione con Colui che è la sorgente della vita. Se siamo in

relazione con Colui che non muore, che è la Vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita.

Allora « viviamo ».

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