Che cos’è l’amore?

 

L’amore fondamento della vita.

 

Illusione e desiderio d’amore come manifestazione patologica.

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al ventiseiesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Anche se il termine “redenzione” è un termine cristiano e inumano, posso senz’altro condividere il fatto che l’uomo rafforza e libera sé stesso mediante l’amore (sempre che mi si passi l’avvicinamento del termine redenzione nell’uso che in questo momento faccio). L’amore sessuale fa scorrere l’energia vitale, la vita, rigenerando gli individui che praticano l’amore fondendo le loro emozioni nelle loro predilezioni sessuali. Rimuove i blocchi emotivi che la struttura educazionale ha imposto all’individuo mediante la morale coercitiva. Pulisce il corpo umano dalle malattie psicosomatiche. Rafforza le difese immunitarie anche contro malattie virali. Porta gli uomini e le donne ad essere più sereni e positivi nell’affrontare la loro esistenza.

La sessualità libera, soddisfacente, protetta dalle malattie mediante l’uso del preservativo e da gravidanze indesiderate, con la possibilità di accedere ai servizi sanitari sia per quanto riguarda eventuali aborti (che è sempre meglio prevenire in quanto per la donna sono dolori), che per l’uso della pillola del giorno dopo,  l’uso dell’RU486 o l’uso di contraccettivi, rappresentano un grande progresso morale ed etico della società civile. Concordo con Ratzinger, anche se io non la chiamo “redenzione”, che l’amore libera l’uomo dai legamenti e dalle costrizioni.

 

E allora, perché tanto attivismo da parte di Ratzinger per combattere la sessualità delle persone? Il diritto delle donne di disporre del loro corpo? L’ossessione di Ratzinger per usare e sperimentare gli embrioni per i suoi scopi?

 

Che sia, per caso, che col termine “amore” intendiamo cose diverse?

La scienza costruisce il preservativo, o la pillola anticoncezionale, ma la tensione emotiva del rapporto d’amore non cambia. Cambiano le conseguenze, non la fusione emotiva del rapporto. E, cambiando le conseguenze, i rapporti possono essere più frequenti con un aumento della salute pubblica. Un esempio? Dal 1948, da quando la donne hanno avuto il diritto al voto, da quando hanno potuto scoprire il corpo frequentando le spiagge, da quando gli anticoncezionali e l’aborto sono diventati dei diritti, la vita media si è allungata.

 

Non è che, per caso, Ratzinger, per amore, intenda una dipendenza patologica da un’ossessione che nulla ha a che vedere con l’amore, ma molto con la malattia psichiatrica?

 

Il disperato è dipendente e ossessionato da un’idea: l’uscita dalla propria disperazione!

L’uscita dalla propria disperazione la chiama “redenzione”. Il suo desiderio di uscire dalla disperazione, lo chiama AMORE!

Incapace di comprendere la sequenza delle scelte che ha fatto, o che è stato indotto a fare, nella propria vita, si immagina una serie di colpe, una serie di responsabilità, dovute a forze maggiori. Il disperato recita: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male!”

 

Dice Ratzinger:

 

Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore. Ciò vale già nell'ambito puramente intramondano. Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello è un momento di « redenzione » che dà un senso nuovo alla sua vita. Ma ben presto egli si renderà anche conto che l'amore a lui donato non risolve, da solo, il problema della sua vita. È un amore che resta fragile. Può essere distrutto dalla morte. L'essere umano ha bisogno dell'amore incondizionato. ”

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “amore”:

 

“ “... L’esser-se-stesso dell’amore, la sua ipseità, non è un “io”, ma un noi” (1942 p. 65). Ciò comporta una modificazione della spazialità e della temporalità. Lo spazio dell’amore è infatti abolizione di tutti i luoghi, così come il tempo si raccoglie nell’istante eterno che oltrepassa le scansioni temporali del presente, futuro e passato. Lo stesso linguaggio, che per Binswanger è sempre un rivestimento del pensiero che porta a persuadere, dimostrare, rischiarare, specificare, subisce una trasformazione perché “la dualità dell’amore non ha bisogno di nessun rischiaramento, perché, in sé e per sé, è già essa stessa luce. Essa non ha bisogno di alcuna dimostrazione né può in alcun modo essere dimostrata. Essa è “esserci (dasein)” interamente svelato e non ha bisogno di essere rivestito, come appunto fa il “linguaggio” (1942, p. 186). “L’immotivazione dell’amore, che alla ragione appare come irragionevolezza, è proprio il suo fondo, la sua “ragione” e la sua giustificazione” (1942, p. 117).

Il centro dell’amore è il cuore che esprime l’apertura di ogni singolo esserci al “noi” della dualità amante: “Nell’essere-insieme-nell’amore l’esserci si scopre come “cuore” e il “ci” dell’esser-ci (il Da del Dasein) si dischiude come la patria del cuore” (1942, p. 109) In questa patria “la dualità dell’amore è pura esaltazione, pienezza inarticolata, indeterminata, indivisa, quindi ineffabilità, immobilità silenziosa, senza quasi respiro, un’immobilità che in nessun modo significa negazione o privazione, bensì il supremo e più positivo, anche se muto, compimento di tutto l’esserci” (1942, p. 200). Quando gli amanti passano dal silenzio al dialogo, questo non ha un tema specifico e neppure uno scopo preciso, non è socratico, sofistico, politico, economico, ma la sua caratteristica è di esprimere quell’autenticità che è il proprio sé stesso radicato nel cuore. Strettamente parlando il dialogo amoroso non ha contenuti, perché non conta ciò che uno dice, ma il fatto che sia lui a dirlo.”

 

L’inganno di Ratzinger consiste nel sostituire “amore” con “desiderio d’amore”. Dove l’amore è un travolgimento emotivo con l’altro in essere (della stessa sostanza), mentre nel desiderio d’amore l’altro è frutto della propria immaginazione. Pertanto l’altro (dio o il cristo Gesù) viene immaginato, ma non vissuto. Mentre nel rapporto d’amore la fusione fisico-erotica porta a mescolare le reciproche emozioni rivitalizzandole e rafforzando la nostra capacità di presentarci al mondo, nel “desiderio d’amore” ciò che si immagina si nutre della nostra energia e diventa un guardiano feroce del nostro modo di essere nel mondo.

 

Scrive Galimberti nel dizionario di psicologia ed. Garzanti alla parola desiderio:

 

“M. Heidegger, infine, ha connesso il desiderio con la natura progettuale dell’uomo: “L’essere per le possibilità si manifesta per lo più come semplice desiderio. Nel desiderio l’Esserci progetta il suo essere in possibilità che, non solo non sono mai afferrate nel prendersi cura, ma la cui realizzazione non è mai né seriamente progettata né realmente attesa” (1927, 41).”

 

Come la redenzione cristiana è un oggetto dell’immaginazione malata degli individui, così il concetto di amore, come desiderio di un oggetto immaginato, è un puro desiderio che sospende l’individuo nella sua attività di progettazione quotidiana. Lo sospende nell’attesa di un moto dello spirito che risolvendosi in sé stesso gli impedisce di costruire i rapporti con gli altri nella società. La sospensione nel desiderio d’amore separa l’individuo dall’amore chiudendolo su sé stesso.

Per contro, è necessario chiudere l’individuo su sé stesso per impedirgli di dispiegare l’amore nella società e nella quotidianità rinchiudendolo nel desiderio per un oggetto che immagina e che proietta come reale.

Le forze dell’amore, Afrodite, si manifestano nella quotidianità portando alla fusione gli individui della specie. Il desiderio d’amore del cristiano è una manifestazione patologica malata che separa l’individuo dalla propria specie rinchiudendolo in una dimensione narcisistica in cui l’oggetto “desiderato” non è altro che una proiezione idealizzata di sé stesso.

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola desiderio:

 

“ [Freud] distingue il bisogno dal desiderio perché il bisogno provoca uno stato di tensione interna che trova il suo soddisfacimento in un’azione specifica che procura l’oggetto adeguato, come può essere il cibo per la fame, mentre il desiderio è indissolubilmente legato a delle “tracce mnestiche”, come le definisce S. Freud, che trovano il loro appagamento nella riproduzione allucinatoria delle percezioni divenute “segni” di tale soddisfacimento. A questo punto si comprende perché il fantasma, che è la combinazione strutturata di questi segni, sia il correlato del desiderio. In proposito Freud scrive. “L’immaginazione mnestica di una determinata percezione rimane [...] associata alla traccia mnestica dell’eccitazione dovuto al bisogno. Appena questo bisogno ricompare una seconda volta, si avrà, grazie al collegamento stabilito, un moto psichico che tende a reinvestire l’immagine mnestica corrispondente a quella percezione e riprovocare la percezione stessa; dunque, in fondo, a ricostruire la situazione del primo soddisfacimento. E’ un moto di questo tipo che chiamiamo desiderio; la ricomparsa della percezione è l’appagamento del desiderio”. (1899°, p. 516)”

 

E ancora:

 

“Con questa abbondanza semantica Freud coglie tutti gli aspetti della dimensione desiderante, inscrivendoli in una proiezione dell’avvenire dove è collocata, a livello reale o fantasmatico, la realizzazione del desiderio; questo per Freud non è tanto il desiderio attuale dell’adulto, quanto un desiderio antico, legato alla prima infanzia che ha lasciato una traccia mnestica che, congiungendosi con il desiderio attuale, gli fornisce carica, intensità, tensione, che si placa nel sogno o nel sintomo. Sogni e sintomi, infatti, legano i desideri attuali ai desideri infantili i quali forniscono quella tensione desiderante che trova la sua realizzazione allucinatoria nel sogno della notte o nel sintomo della malattia. Nella realtà, infatti, il desiderio, teso ad evitare il massimo di frustrazione e ad ottenere il massimo di gratificazione, ha solitamente una gratificazione differita, e ciò consente delle esperienze mentali che mettono alla prova le diverse vie per giungere alla possibile realizzazione finale. L’introduzione del principio di realtà che differisce il piacere e gli sostituisce sovente la sublimazione, consentirà a Freud di ipotizzare l’origine della civiltà che, a suo parere, ha preso avvio il giorno in cui gli uomini hanno appreso a “barattare un po’ di felicità per un po’ di sicurezza” (1929, p. 602).”

 

Quando Ratzinger afferma che “da un senso alla sua vita” sottolinea l’importanza di costringere le persone a immaginare un senso per la propria vita. Ratzinger deve impedire che le persone pensino che la vita ha senso in sé, ma deve imporre uno scopo alle persone diverso dal vivere. In questa operazione abbina l’esperienza dell’amore psico-fisico delle persone ad un immaginario nel quale imprigiona il desiderio e l’attesa delle persone. E’ come per il concetto idealizzato di felicità. Un immaginario. Noi sperimentiamo attimi di felicità nelle esperienze della nostra vita. Questi attimi di felicità si esprimono nella relazione tensione-carica-scarica-rilassamento che noi viviamo nell’affrontare il nostro quotidiano e così anche nelle fusioni d’amore. Solo la patologia induce le persone a rinunciare alle relazioni tensione-carica-scarica-rilassamento per rinchiudersi in un desiderio dove scarica-rilassamento sono immaginati e non vissuti come momenti della propria attività.

 

Posso comprendere che Ratzinger ritenga che la sua vita sia un problema, ma la vita, per gli Esseri umani, non è un problema. Semmai, i problemi si costruiscono per complicare e drammatizzare la vita delle persone.

Come diventa ossessivo il desiderio di felicità per chi Ratzinger ha rinchiuso in una gabbia di attesa desiderante, così l’individuo educato alla fobia e all’impotenza immagina una situazione di soddisfacimento sulla quale fantastica e nella quale si rifugia fuggendo dal mondo.

Ed è la fuga dal mondo, dalla realtà del vissuto, che rende gli individui incapaci di fondere le emozioni, che fa dire a Ratzinger:

L'essere umano ha bisogno dell'amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza...”

 

Confondendo l’amore con il possesso dell’amato!

L’amore è amore: il possesso è incondizionato. Non esiste l’amore che pone condizioni: il possesso, sì. E chi possiede chiede il possesso incondizionato chiamandolo amore.

Nell’amore non c’è morte fisica, perché l’amore è una relazione emotiva costruita col corpo fisico. Nell’amore le emozioni che si fondono fermano il tempo, fermano l’attimo presente e, fermando l’attimo presente, non c’è, in quel momento, trasformazione verso la morte. Non c’è movimento verso il dolore. Non può esserci depressione psichcica perché l’amore implica una proiezione di libido verso l’altro e emozioni dispiegate per cogliere la libido dell’altro.

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “amore”:

 

“L’amore, infine, ha per Binswanger un primato ontologico sulla morte che per M. Heidegger, da cui Binswanger deriva le sue categorie interpretative, era il senso decisivo dell’esistenza. Nella relazione duale dell’amore, infatti, l’altro appartiene eternamente. Questo potere eternizzante dell’amore elimina l’antitesi presente-assente, perché ciascuno può morire solo come individuo, ma non come Tu per l’Altro: “Il “noi” dell’amore è così pienamente e globalmente “essente” che ogni singola specificazione, anche negativa come il dolore e la morte, perde il suo senso perché ciò che ci riempie è solo l’amore in quanto tale” (1942, p. 169). Nell’amore, infatti, il Tu che si incontra non è solo questo Tu empirico e perituro, ma la scoperta del Tu come tale (Duhaftigkeit) a cui ogni esistenza è connessa.”

 

Il cristiano si ferma al fantasma, alla fantasticheria d’amore come manifestazione di un desiderio inappagato. Si, lo so che la maggior parte dei cristiani è cristiana per forma, ma, di fatto, preferisce far scorrere le loro emozioni in un infinito numero di rapporti d’amore pronta ad usare tutti i mezzi medicali che la società mette loro a disposizione per non subire conseguenze dannose per la loro vita. Però, io mi sto misurando con l’idealizzazione della distruzione dell’uomo che viene fatta da Ratzinger il cui scopo non è tanto quello di imporre un comportamento, quanto quello di spacciare sensi di colpa costringendo le persone a comportamenti clandestini per non essere criminalizzate. Non è che Ratzinger sia contro l’aborto. Ratzinger è contro il diritto d’aborto. Ratzinger preferisce costringere le donne all’aborto clandestino. Così Ratzinger non è contro l’amore sessuale, vuole che l’amore sessuale sia considerato una colpa e fatto clandestinamente. Come se amare fosse un’attività da ladri nella notte!

E così semina fobia sessuale, incita allo stupro e alla violenza sui bambini attraverso i sensi di colpa e le inadeguatezze con cui gli individui affrontano la loro vita sessuale.

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “fantasma”:

 

“Dal punto di vista psicoanalitico la fantasticheria è letta come il contro effetto di un desiderio inappagato attraverso sui l’individuo si emancipa dal limite delle situazioni oggettive, liberando il desiderio altrimenti represso. Anche quando presenta connotati negativi tali da articolare uno scenario che, anziché appagare, sembra contraddire il desiderio del soggetto, la fantasticheria risponde all’esigenza di una legittimazione esistenziale favorendo, al pari dell’abreazione, una scarica emotiva che può anche espletare un’azione terapeutica. Nella fantasticheria si assiste ad una contaminazione fra passato, presente e futuro, nel senso che si attinge dal passato un’esperienza piacevole rimasta rilevante nella vita psichica, la si associa a un desiderio presente, per poi proiettare nel futuro la possibile realizzazione.”

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “narcisismo”:

 

“Il narcisismo secondario è caratterizzato da un ripiegamento dell’Io della libido sottratta ai suoi investimenti oggettuali. Questo è possibile innanzitutto perché gli investimenti oggettuali non sopprimono gli investimenti dell’Io  di cui l’ideale dell’Io è una tipica conferma, e in secondo luogo perché, scrive Freud “l’Io va considerato come un grande serbatorio di libido da cui viene emanata la libido sugli oggetti essendo comunque l’Io sempre pronto ad assumere su d sé la libido che da questi rifluisce . (1922°, p. 460).”

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “narcisismo”:

 

“Carica narcisistica è rappresentata dalle rassicurazioni circa il proprio valore che il bambino attende dai genitori, e l’adulto dalla società;”

 

La condizione narcisista è la condizione che vive il cristiano. Chi è il dio padrone o cristo Gesù? E’ la proiezione psichica di ogni cristiano. Ogni cristiano ha un’idea del suo cristo Gesù o del suo dio. Quest’idea è frutto delle sue fantasticherie, è frutto della visione narcisistica che il cristiano ha di sé stesso e il cristiano in dio o in cristo Gesù vede sé stesso. Vede quanto immagina di sé stesso. Vede quanto immagina l’altro debba vedere i sé stesso. Quando il cristiano afferma che cristo Gesù conosce il suo cuore e i suoi sentimenti, dice che lui stesso conosce sé stesso. Lui sa davvero com’è e, dunque, cristo Gesù, che è lui stesso, sa perfettamente com’è. Narcisismo e fantasticheria sono le gabbie in cui il cristiano si isola dal mondo in cui vive.

 

Dice Ratzinger:

 

Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: « Né morte né vita, né angeli ne principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8,38-39). Se esiste questo amore assoluto con la sua certezza assoluta, allora – soltanto allora – l'uomo è « redento », qualunque cosa gli accada nel caso particolare. È questo che si intende, quando diciamo: Gesù Cristo ci ha « redenti ». Per mezzo di Lui siamo diventati certi di Dio – di un Dio che non

costituisce una lontana « causa prima » del mondo, perché il suo Figlio unigenito si è fatto uomo e di Lui ciascuno può dire: « Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Gal 2,20).”

 

E’ il disperato, il fallito, il bambino che costretto in ginocchio è diventato un adulto-bambino dipendente dall’idea del dio padrone che ne determina, controlla e giudica i comportamenti. L’adulto-bambino pieno di sensi di colpa che cerca il padrone buono perché è stato privato della capacità di entrare in relazione con il mondo che lo circonda.

Ratzinger descrive il bisogno del depresso. La depressione, una delle maggiori malattie che colpiscono circa il 25% della popolazione in Italia, circa 15.000.000 di individui, è una malattia indotta dall’educazione cristiana che porta le persone a non armarsi per affrontare la vita perché costrette ad aver fiducia nel loro dio padrone, nella speranza della provvidenza. Le persone  vengono costrette ad amare tanto il loro dio padrone; vengono costrette a mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso; vengono costrette a compiere dei gesti ossessivi o scaramantici (vedi le persone che si fanno il segno della croce quando passano davanti ad una chiesa o a un capitello); a far propri sensi di colpa per azioni normali; finché perdono la capacità di costruire delle relazioni col mondo che le circonda in quanto separate da esso dal loro dio padrone.

Così, nelle persone costrette a pregare o a confidare nella provvidenza o in cristo Gesù, si hanno i classici sintomi della depressione. Queste persone perdono la capacità di concentrarsi, al punto che non capiscono il significato elementare di quello che leggono; non hanno interessi per cose che potrebbero appassionarle in quanto prese dall’ossessione del loro cristo Gesù; inappetenza e risvegli frequenti con disturbi del sonno, spesso con incubi generati dai loro sensi di colpa; calo della libido che manifestano con una morale puritana imposta a chiunque sta loro attorno; ipertensione.

Il desiderio di queste persone è mettere fini alla loro sofferenza. Una sofferenza che nasce e si circoscrive nella loro fantasticheria che recita:

 

“« Né morte né vita, né angeli ne principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8,38-39).”

 

La certezza di Ratzinger è una certezza in un assurdo affermato all’interno di una manifestazione patologica del depresso. Proviamo a leggerci quanto precede l’affermazione di Ratzinger, proviamo a leggerci i pensieri ossessivi del depresso del quale Ratzinger usa la frase finale:

 

“Che diremo, dunque, riguardo a tutto questo? Se dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il suo proprio figlio, ma lo ha sacrificato per tutti noi, come non ci darà ogni altra cosa insieme a lui? Chi accuserà gli eletti di dio? Dio che giustifica? Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi che è resuscitato, che siede alla destra di dio e intercede per noi? Chi ci separerà dall’amore di cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, i pericolo, la spada? Come sta scritto: “Ecco per te tutto il giorno siamo mandati a morte, stimati come pecore da macello”. Ma in tutto questo noi stravinciamo, in forza di colui che ci amò. Sono infatti sicuro che né morte, né vita, né angeli né principati, né presente, né avvenire, né potenza, né altezza, né profondità, né qualsiasi altra creatura ci potrà separare dall’amore di dio che è in Gesù cristo signore nostro.” Romani 8, 31-39

 

Si tratta della patologia del depresso; il desiderio delle sue fantasie: la manifestazione di quanto desidera senza poter mettere in essere. Il depresso che, privato della possibilità di veicolare la sua libido, si rifugia in fantasie ossessive. In desideri d’uscita dal proprio dolore:

 

 

J. Dewey introduce un significato del termine desiderio definendolo come:

“l’attività che cerca di procedere per rompere la diga che la trattiene. L’oggetto che si presenta nel pensiero come la meta del desiderio è l’oggetto dell’ambiente che, se fosse presente, assicurerebbe una riunificazione dell’attività e la restaurazione della sua attività.”

 

Un oggetto che è presente solo come fantasticheria la cui funzione è perpetrare il dolore e la depressione nell’individuo:

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “fantasma”:

 

“Dal punto di vista psicoanalitico la fantasticheria è letta come il contro effetto di un desiderio inappagato attraverso sui l’individuo si emancipa dal limite delle situazioni oggettive, liberando il desiderio altrimenti represso. Anche quando presenta connotati negativi tali da articolare uno scenario che, anziché appagare, sembra contraddire il desiderio del soggetto, la fantasticheria risponde all’esigenza di una legittimazione esistenziale favorendo, al pari dell’abreazione, una scarica emotiva che può anche espletare un’azione terapeutica. Nella fantasticheria si assiste ad una contaminazione fra passato, presente e futuro, nel senso che si attinge dal passato un’esperienza piacevole rimasta rilevante nella vita psichica, la si associa a un desiderio presente, per poi proiettare nel futuro la possibile realizzazione.”

 

E quando Ratzinger afferma:

 

Figlio unigenito si è fatto uomo e di Lui ciascuno può dire: « Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Gal 2,20).”

 

Non fa altro che riaffermare il suo diritto a mantenere le persone nel loro stato depressivo.

 

Scrive Galimberti nel dizionario di Psicologia ed. Garzanti alla parola “depressione”:

 

“...nella depressione ansiosa l’ansia ha caratteristiche più profonde e si manifesta come sensazione angosciante di morte interiore e di perdita della propria presenza a sé e al mondo [così ci si rifugia nella “fede del figlio di dio”]. In questa forma il rischio di suicidio è maggiore che nell’ansia a sfondo depressivo dove, come precisa Jervis che ha introdotto questa distinzione, da curare è l’ansia e non la depressione.”

“La Depressione delirante, è animata da idee di colpa inespiabile, di rovina irreparabile, di negazione corporea, di possessione e simili. In questo ambito rientra la sindrome di Cotard in cui il paziente è convinto di dover vivere eternamente per poter espiare in parte le sue colpe, oppure da disporre di una colpa così grande da dover ingombrare l’universo, o infine di essere privato di qualche suo organo o dell’intero corpo.”

“La Depressione esistenziale, Termine introdotto da H. Haefner per indicare quella forma depressiva che non ha rapporto con precedenti traumi psichici, ma con tutto il senso della vita, quando il soggetto avverte che gli sfuggono il raggiungimento e la realizzazione di scopi e valori che hanno rappresentato l’aspirazione di tutta la sua vita [vivere nella fede del figlio del dio padrone].”

 

Eppure, sarebbe bastato poco: liberare la sessualità dai legacci dell’odio morale in cui il cristianesimo l’ha rinchiusa!

Liberare la figlia di Urano Stellato nelle relazioni dell’uomo con il mondo.

L’amore di Afrodite aiuta gli uomini a divenire nell’infinito dei mutamenti.

Come l’amore, dal quale Ratzinger si ritiene “redento”, è in realtà l’idealizzazione della malattia psichiatrica depressiva, così la scienza ci permette di comprendere le cause della patologia che Ratzinger propaganda per alimentare il suo dominio.

Afrodite nel manifestarsi nelle azioni degli Esseri Umani permette di travolgere ogni ostacolo emotivo nella loro vita, ma la scienza ci permette di scoprire il meccanismo dell’inganno di Ratzinger. La figlia di Urano ci indica come fare, ma la ricerca scientifica fornisce descrizioni alla ragione per comprendere come Ratzinger diffonda malattia fra gli uomini per riaffermare il suo dominio. E’ la paura della scienza di Ratzinger. La scienza svela i suoi inganni: bisogna sottometterla!

La malattia si chiama dio padrone!

La malattia si chiama cristo Gesù!

Ed è una malattia di morte perché priva l’Essere Umano del suo divenire nell’infinito dei mutamenti e aggrava le condizioni di vita degli Esseri Umani nella società civile.

Marghera, 08 Marzo 2008

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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Scrive Ratzinger nel ventiseiesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

26. Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore. Ciò vale già

nell'ambito puramente intramondano. Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore,

quello è un momento di « redenzione » che dà un senso nuovo alla sua vita. Ma ben presto egli si

renderà anche conto che l'amore a lui donato non risolve, da solo, il problema della sua vita. È un

amore che resta fragile. Può essere distrutto dalla morte. L'essere umano ha bisogno dell'amore

incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: « Né morte né vita, né angeli ne

principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura

potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Rm 8,38-39). Se esiste

questo amore assoluto con la sua certezza assoluta, allora – soltanto allora – l'uomo è « redento »,

qualunque cosa gli accada nel caso particolare. È questo che si intende, quando diciamo: Gesù

Cristo ci ha « redenti ». Per mezzo di Lui siamo diventati certi di Dio – di un Dio che non

costituisce una lontana « causa prima » del mondo, perché il suo Figlio unigenito si è fatto uomo e

di Lui ciascuno può dire: « Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso

per me » (Gal 2,20).

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