Che cosa si vuole intendere per
PROGRESSO?
Ratzinger intende “dalla fionda alla superbomba”.
La società civile intende “dal Dectatus papae alla
Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione
Europea”.
Spe Salvi di Ratzinger
Commento al
ventiduesimo paragrafo
Un commerciante espone un cartello nelle sue vetrine:
“Occasione; grande affare!”.
Le persone distrattamente leggono e qualcuna, pensa di andare
dal commerciante a fare un acquisto che rappresenterebbe, secondo la sua idea,
un affare per sé.
La persona non si è chiesta perché il commerciante ha esposto
quel cartello; né la persona si è chiesto qual era il soggetto che stava
facendo il “grande affare”.
Il commerciante voleva fare un grande affare, ma la persona
pensava di farlo lei il grande affare.
Commedia degli equivoci?
Chi è il soggetto che spera? Ratzinger
in quanto rappresentante del dio padrone che spera di riprendere il controllo
assoluto della società o sono gli Esseri Umani che attraverso la miseria e il
dolore che viene loro imposto si rifugiano nell’immaginazione?
Quando un individuo dice qualche cosa; chi è abituato ad
ascoltare quell’individuo solo dopo averlo collocato
nell’esatta posizione sociale in cui parla e da cui provengono le intenzioni
che il suo parlare esprime o nasconde?
Dice Ratzinger: “Che cosa noi, che
siamo dio in terra, possiamo sperare? Possiamo sperare un’autocritica della
società moderna che si metta in ginocchio davanti a noi! Un’autocritica (un pentimento)
in un dialogo con noi; i cristiani!”
Così Ratzinger si trova davanti ad
una domanda: “Che cosa LUI può sperare?”.
Gesù, nei vangeli, dice che chi è in
ginocchio davanti a lui deve amare i propri nemici. Chi è in ginocchio davanti
a Gesù non capisce che il nemico che devono amare è Gesù stesso, mentre fa loro violenza per costringerle a
mettersi in ginocchio. Invece, la manipolazione mentale messa in atto dai
cristiani, induce le persone ad identificarsi in Gesù;
esse stesse sono Gesù e si sentono in dovere di amare
chiunque non li considera dei Gesù al fine di
dimostrare loro quanto essi, che si identificano con Gesù,
siano buoni nei loro confronti che, cattivi, non vogliono considerarli Gesù. Loro sono i padroni di chi non vuole capire che loro
sono Gesù!
E’ un meccanismo mentale perverso, ma è l’effetto della
manipolazione mentale. Così, quando Ratzinger
afferma:
“È necessaria
un'autocritica dell'età moderna in dialogo col cristianesimo e con la sua
concezione della speranza. In un tale dialogo anche i cristiani, nel contesto
delle loro conoscenze e delle loro esperienze, devono imparare nuovamente in
che cosa consista veramente la loro speranza, che cosa abbiano da offrire al
mondo e che cosa invece non possano offrire.”
Ratzinger è il cristianesimo che chiede
all’età moderna di autocolpevolizzarsi di tutte le
perversioni fatte contro l’uomo dal cristianesimo al fine di sottomettere il divenuto
dell’uomo alla “speranza” cristiana come fine di ogni possibile divenire umano.
Che cosa i cristiani hanno da offrire al mondo?
Forse il loro dio onnipotente davanti al quale esigono
sottomissione? O il loro Gesù che ordina di scannare
chi non si mette in ginocchio davanti a lui?
Che cosa offrono i cristiani al mondo?
Se non si comprende la mostruosità della domanda che si fa Ratzinger, non potete nemmeno comprendere la follia di Ratzinger: “Che cosa i cristiani abbiano da offrire al
mondo!”
I cristiani e il mondo sono due cose separate!
Cosa significa?
Che i cristiani si ritengono il loro dio padrone nei
confronti del mondo: loro possiedono il mondo. LORO offrono al mondo, non sono
parte del mondo, non vivono nel mondo, non respirano la stessa aria e non bevono la stessa acqua, non sono parte del DNA che nel
mondo si è forgiato. E’ con loro che “l’età moderna” fa l’autocritica.
Il cristiano che si pone come dio padrone davanti al mondo!
E il mondo?
Non dovrebbe il mondo chiedere risposte e pretendere condanne
nei confronti delle atrocità di cui il dio dei cristiani e i cristiani stessi, che
si identificano in lui, si vantano?
In quest’ottica appare evidente che
“nel contesto delle loro conoscenze e
delle loro esperienze,” i cristiani devono imporre disperazione per
costruire quelle condizioni di miseria sociale e morale attraverso le quali costringere
nuovamente le persone alla speranza nel dolore da loro imposto.
Forse il mondo ha chiesto qualche cosa ai cristiani che
“loro” non possono offrire?
Il mondo ha chiesto ai cristiani di cessare di saccheggiare
il mondo. Di cessare di stuprare bambini. Di cessare di spargere AIDS. Di
cessare di perseguitare le donne e il loro dovere d’aborto. Di cessare di
interferire e alterare la vita pubblica e la morale della Costituzione.
Dice Ratzinger:
“Bisogna che
nell'autocritica dell'età moderna confluisca anche un'autocritica del
cristianesimo moderno, che deve sempre di nuovo imparare a comprendere se
stesso a partire dalle proprie radici.”
Le radici del cristianesimo sono inumane. Esattamente come
sono inumane le radici dell’ebraismo. Davvero qualcuno pensa che millantare di
aver macellato l’intera umanità col diluvio universale, contenga qualche cosa
di umano? Nemmeno i campi di sterminio della soluzione finale di Hitler furono così atroci. Oppure pensate che la pretesa di
Gesù di scannare chi non si mette in ginocchio
davanti a lui abbia qualche cosa di “umano? Qualche cosa che la giurisprudenza
moderna accetta? O ha qualche cosa di “umano” la pretesa di Gesù
che le persone lo amassero mentre lui ordina di scannarle? O ha qualche cosa di
umano la pretesa della chiesa cattolica di sottomettere alla sua religione macellando
e bruciando le persone? Forse che Ratzinger ritiene
umano sbattere la testa dei bambini di Babilonia contro le pietre e chiamare
beati chi lo fa? E di quante Babilonie è fatto il mondo i cui bambini Ratzinger vuole sbattere contro le pietre? O far stuprare
dai suoi preti?
L’età moderna deve criticare il cristianesimo e le sue
aberrazioni che le impediscono di dispiegare quella morale umana che la pretesa
di sottomissione del dio padrone cristiano ostacola.
Dice Ratzinger:
“Innanzitutto c'è da
chiedersi: che cosa significa veramente « progresso »; che cosa promette e che
cosa non promette? Già nel XIX secolo esisteva una critica alla fede nel
progresso. Nel XX secolo, Theodor W.
Adorno ha formulato la problematicità della fede nel progresso in modo
drastico: il progresso, visto da vicino, sarebbe il progresso dalla fionda
alla megabomba.”
Ratzinger parte dal presupposto che l’uomo è
creato ad immagine e somiglianza del dio padrone. Dunque, l’uomo non è un
soggetto in trasformazione, in adattamento, in progressione temporale. I
cambiamenti dell’uomo, secondo Ratzinger, possono
essere solo o casuali o per volontà del suo dio. Per Ratzinger,
creazionista, l’Essere Umano non è mai uscito dal
brodo primordiale, non ha attraversato quel processo di trasformazione spinto
dalla sua volontà di sopravvivenza in un processo continuo di diversificazione
delle specie che lo ha portato ad essere ciò che egli è.
Il progresso, al di là del valore che vogliamo attribuirgli,
è il passaggio dagli Esseri Unicellulari agli Esseri complessi e, siccome noi
stiamo parlando, è il passaggio e le trasformazione di tutte le generazioni che
ci hanno preceduto proprio per manifestare noi. Secondo le ultime “scoperte”
(ma se qualcuno osservava l’idea l’aveva già prima) ci sono due geni che stanno
tentando di fissare sulla catena del DNA le nuove trasformazioni dell’uomo. Due
geni nuovi, uno di circa 30000 anni e l’altro formatosi circa 5000 anni fa.
Un’inezia nella scala della vita.
Le condizioni sociali e le condizioni morali in cui gli
Esseri Umani vivranno nei prossimi
2-5000 anni determineranno l’informazione fondamentale della specie che questi
geni fisseranno e le trasformazioni che indurranno nella nostra specie.
Questo, la vita, non è un problema che riguarda Ratzinger che, in quanto dio padrone e creatore del mondo,
è esterno ed estraneo al mondo chiuso nella disperazione che nega ogni futuro
alla sua esistenza.
Però deve arrendersi davanti alla tecnica.
Per Ratzinger la tecnica è
manifestazione dell’onnipotenza del suo dio trasferita nelle mani di persone
che, credendosi dio padrone, passano dall’uso della fionda all’uso della
megabomba.
“Così parla
il Signore: “ Ecco, salgono acque dal settentrione, è un fiume che straripa e
che sommerge la regione con quanto contiene, le città e i loro abitanti. Gli
uomini gettano grida e tutti gli abitanti del paese levano lamenti al rumoroso
galoppo dei suoi cavalli, al fracasso ei suoi carri, allo stridore delle sue
ruote. I padri non si voltano più verso i figli, le loro braccia sono senza
vigore a cagione del giorno che viene per lo sterminio di tutti i Filistei,
perché Tiro e Sidone vedono strapparsi i loro ultimi
alleati: il Signore stermina i Filistei, il resto dell’isola di Caftor. E’ venuta la tosatura per Gaza, Ascalona
è annientata. E tu, residuo degli Anachiti, fino a
quando ti farai incisioni? O spada del signore, non ti riposerai mai? Rientra
nel fodero, fermati, calmati! E come potrà riposarsi se il Signore gli da dei
comandi? Contro Ascalona e la costa del mare, ecco
dove le ha prescritto di agire.”” Geremia 47, 2-7
“Innanzi
tutto un’orda armata di bastoni, che Damaso si era
conquistato con il denaro si abbatté sui seguaci di Ursino,
ancora riuniti in chiesa. I cattolici combatterono tre giorni per la basilica
Giulia, già contesa sotto Liberio. Poi, Damaso, che
nel frattempo era rimasto chiuso nel Laterano con la
sua guardia del corpo, fece portare via dai soldati tutti i chierici del suo
avversario e li espulse dalla chiesa. Una parte del popolo riuscì comunque a
strapparli ai militari e si trincerò con essi sull’Esquilino nella Basilica
Liberiana (S. Maria Maggiore). Il 26 ottobre 366 la
squadra di picchiatori papali dette l’assalto; si trattava di un branco di
becchini, gente del circo e carrettieri assunti dal ricco pontefice come
soldati privati. Essi sfondarono le porte, irruppero all’interno, appiccarono
incendi e bombardarono gli assediati con le tegole. Infatti, Damaso, “prete ispirato e sensibile all’arte”, “un’enorme
personalità”, “liberò le forze del primo cristianesimo, a lungo serbate per la
lotta, e le impiegò per costruire” (Hummeler, con
imprimatur). Almeno 137 tra uomini e donne, sinceri seguaci di Ursino, pagarono la “costruzione” con la vita; secondo una
fonte ursiniana perfino 160 persone, senza contare i
feriti gravi; dunque centinaia di vittime, feriti, bruciati. E tuttavia,
miracolo divino, non morì nessun compagno d’armi di Damaso,
la cui “devozione infantile” è celebrata anche dal vecchio Kirken-Lexicon cattolico di Wetzer/Welte.”
Tratto da
“Storia Criminale del cristianesimo” Vol II
“Ma questo
ristabilimento della legalità contro le usurpazioni longobarde non avvenne a
favore dei bizzantini: le città dell’Esarcato furono
in effetti “restituite” al papa ed è probabile che questo atto sia stato
giustificato sulla base di un documento allora esibito per la prima volta dal
vescovo di Roma, la coì detta “Donazione di
Costantino”. In questo documento, che doveva risalire a quattro secoli prima ed
era stato ignorato da tutti per tanto tempo, l’antico imperatore romano,
trasferendo la capitale a Bisanzio, dichiarava di
consegnare al papa la sovranità sull’Italia
e perfino su tutto l’Occidente. Era naturalmente una falsificazione, ma
esso fu ritenuto autentico per sette secoli, legittimando la politica
territoriale di Stefano II e dei suoi successori (ma non esiste certezza che
Stefano II sia stato il primo papa a presentare la falsa donazione).” Pag.214
Tratto da: “L’operazione storica” Il Medioevo di Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino
edizioni scolastiche Bruno Mondadori
“I contadini
e i villani, quelli del bosco e quelli della pianura [...] in venti, in trenta
e in cento hanno tenuto parecchi parlamenti. Queste parole vanno
consigliandosi: “il nostro nemico è il nostro padrone”. Ne hanno parlato fra
loro, in segreto, e parecchi se la sono giurato, che mai per loro volontà
avranno signore o procuratore. “E così possiamo andare nei boschi, tagliare gli
alberi e prendere quello che vogliamo, prendere il pesce negli stagni e la
selvaggina nelle foreste. La nostra volontà sarà fatta nei boschi, nelle acque,
nei prati. Siamo uomini come loro”. Con questi detti, con queste parole e altri
ancora più folli hanno dato il loro consenso e si sono promessi con giuramento
che rimarranno tutti insieme e insieme si difenderanno. Hanno eletto, non si sa
dove o quando, i più capaci e quelli che sanno parlare meglio e che andando per
tutto il paese raccoglieranno i giuramenti. [...].
Il conte Raul
andò talmente in collera che non volle tenere alcun processo. Li rese tutti
tristi e dolenti, a parecchi fece strappare i denti, gli altri li fece
impalare, fece loro strappare gli occhi e tagliare le mani, a tutti fece
arrostire le gambe, anche se ne dovevano morire. Altri furono bruciati vivi o
immersi nel piombo bollente. Li fece così sistemare tutti; orribili furono a
guardarsi. Non furono più visti in nessun luogo senza essere riconosciuti. Il
comune è ridotto a nulla, i villani si guardano bene dal farlo ancora. Si sono
ritirati e dimessi da quanto avevano intrapreso.” La repressione di una rivolta
contadina nel
Tratto da: “L’operazione storica” Il Medioevo di Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino
edizioni scolastiche Bruno Mondadori
Il massacro
dei Catari (Albigesi):
“Allora venne
presa [dal papa] la decisione che fece pender la bilancia e che provocò la
morte di molti uomini, barbaramente uccisi, e di molte potenti donne e ragazze
[...] alle quali non è rimasto più né mantello né vestito. Con questa decisione
fu ordinato di distruggere tutto ciò che avesse fatto resistenza, da
Montpellier a Bordeaux [...]. I borghesi della città [Béziers]
videro arrivare i crociati e furono attaccati dal capo dei ribaldi [soldati in
senso dispregiativo], mentre una massa di mercenari vagabondi oltrepassava il
fossato, abbatteva le fortificazioni e apriva delle brecce nelle porte, e
l’esercito dei Franchi si armava in fretta. Compresero allora, in cuor loro,
che ogni resistenza era impossibile. Subito si rifugiarono nella cattedrale, il
prete e il clero si rivestirono di ornamenti sacri e fecero suonare le campane
proprio come se stessero per celebrare una messa funebre. Alla fine gli
abitanti di Béziers non furono in grado di impedire
ai vagabondi di entrare in città e costoro si impadronirono delle loro case
come vollero, perché per ciascuno di loro ce n’erano dieci, se avessero voluto.
Eccitati e senza temere la morte, quei ribaldi uccisero e massacrarono tutti
quelli che incontravano impadronendosi di tutti gli oggetti di valore. Se ne
sarebbero arricchiti per sempre, se avessero potuto conservarli, ma ben presto
li dovranno lasciare, perché i baroni di Francia li vorranno per sé, anche se
non sono stati loro a prenderli. [...] Credo che mai una strage così selvaggia
sia stata compiuta dal tempo dei Saraceni. Da “La chanson
dela croisade Albigesoise di E. Martin-chabot
pag. 570
Tratto da: “L’operazione storica” Il Medioevo di Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino
edizioni scolastiche Bruno Mondadori
Il
cardinale Faulhaber dichiara:
“Papa Pio
XI – dichiarò Faulhaber in una predica del 1936 –
primo sovrano straniero, ha concluso un solenne trattato col nuovo governo del Reich, sottoscrivendo il Concordato, guidato dal desiderio
di “consolidare e promuovere le relazioni amichevoli esistenti fra la santa
sede e il Reich tedesco”.” P. 468
Il prelato
Tiso era un antisemita dichiarato delegato del papa
nel riconoscere lo stato Slovacco nel 1939.
Interrogato
da alcuni cattolici, il 28 agosto 1942 dichiarò:
“Per
quanto concerne la questione giudaica, molti si chiedono se il nostro comportamento
sia cristiano e umano. Io chiedo invece: è cristiano se gli Slovacchi vogliono
liberarsi dei loro eterni nemici, gli Ebrei?” pag. 469
Il 20
aprile 1937 il cardinale, Segretario di Stato Pacelli
scrisse all’ambasciatore di Hitler in Vaticano Von Bergen che alla santa sede:
““non
sfuggiva la grande importanza insita nella costituzione di una linea di difesa
politica internamente sana e vitale contro il pericolo del Boscevismo
ateo”. La santa sede, ammise Pacelli, combatteva
anch’essa il Bolscevismo, ma con altri mezzi. Ma tuttavia ammetteva anche
l’utilizzazione “di mezzi estremi di pressione contro il pericolo bolscevico”.”
Dopo la
campagna polacca, Pio XII, come si seppe soprattutto al processo di Norimberga,
si adoperò intensamente per una pace di compromesso fra gli Alleati e la
Germania, con la prospettiva di condurre l’occidente unito contro la Russia
comunista:
“Poniamo
termine a questa guerra fratricida – disse il grande papa “pacifista” il giorno
dopo la diffusione del suo messaggio natalizio il 25 dicembre
“Il
corrispondente in Vaticano del New York Times, che
cercò allora informazioni sull’atteggiamento della Curia verso queste
dimostrazioni clericali di guerra, dal Segretario di Stato Vaticano ricevette
la risposta che la Santa Sede era responsabile
di tutti i cattolici:
“Il clero
italiano e i cattolici italiani hanno particolari doveri verso l’Italia e li
compiranno come sempre con onore”.
E il
giornale Vaticano dei gesuiti, Civiltà cattolica, esortò tutti gli Italiani “a
sigillare col sangue il fedele compimento del proprio dovere”.” Pag. 473
“Il
principale giornale cattolico di Francia, “la croix”,
che a causa della sua politica collaborazionista dopo la Liberazione fu citato
in tribunale, esortava quotidianamente alla collaborazione con Pètain e con Hitler, pretendeva
l’eliminazione impietosa del movimento di resistenza e scriveva che il corso
seguito da Pétain “coincideva mirabilmente con le
indicazioni della Santa Sede” (Scheinmann, 178). Pétain soppresse tutte le leggi che nella Terza Repubblica
avevano ridimensionato il potere della Chiesa e regolò tutte le questioni
sociali in accordo con le encicliche papali e con l’ideologia fascista. Si
consulti in proposito lo scritto del cattolico Pierper.”
Pag. 474
“Nel
gennaio del 1941 i vescovi tedeschi e austriaci si riunirono per la prima volta
a Berlino. In una comune lettera pastorale profetizzarono la vittoria finale di
Hitler, ma anche grandi sacrifici per tutti. Quasi
due anni dopo il vescovo cattolico di campo della Wehrmacht
in una lettera pastorale del natale 1942 ripeté la profezia:
“Le
tensioni, da cui scaturiscono la vittoria, esigeranno da noi molta forza e
dedizione. Il nostro Fuhrer e comandante supremo è davanti ai nostri occhi come
un modello luminoso. Egli esige da noi la stessa prontezza e disponibilità allo
sforzo e all’impegno che egli stesso è stato ed è pronto a fornire.
Nell’incrollabile fiducia in lui, raggiungeremo lo scopo per cui si combatte”.”
Pag. 475
Tratto da: “Il gallo cantò ancora” di Karlheinz
Deschner Massari editore.
I cristiani agiscono nei confronti della società civile,
della quale si ritengono padroni, estranei dalle dinamiche che in essa
agiscono, passando dalla fionda alla megabomba. Ogni oggetto che crea strage e
distruzione è buono per il cristiano. Il cristiano misura il progresso soltanto
in base alle sue possibilità di distruggere, saccheggiare, annientare la
società nella quale gli uomini vivono.
Afferma Ratzinger nella sua follia:
“Ora, questo è, di
fatto, un lato del progresso che non si deve mascherare. Detto altrimenti: si
rende evidente l'ambiguità del progresso. Senza dubbio, esso offre nuove
possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male –
possibilità che prima non esistevano.”
Quando Ratzinger afferma questo,
concentra la sua attenzione sulla riaffermazione di sé stesso in quanto dio
padrone. Del progresso egli annulla la trasformazione dell’uomo, i suoi
processi di adattamento soggettivo nella realtà oggettiva e l’esercizio della
sua volontà. Ratzinger annulla la volontà di ogni
specie che è divenuta nell’immenso della Natura. Solo la possibilità di
uccidere, di sterminare, diventa, per Ratzinger, la
forma di progresso della quale egli si vuole impossessare.
C’è forse, in tutta la sua Enciclica Spe
Salvi, un’altra forma di progresso che merita, secondo Ratzinger,
di essere presa in considerazione?
E come potrebbe esserci se l’uomo, secondo Ratzinger, è creato ad immagine e somiglianza del suo folle
e pazzo dio?
Se Ratzinger prendesse in
considerazione un’altra forma di progresso dell’uomo, come la sua
trasformazione, il suo divento, la sua risolutezza nel modificare sé stesso
rispondendo alle proprie esigenze e ai propri bisogni nel suo ambiente, Ratzinger dimostrerebbe la stupidità della credenza nel suo
dio.
Ratzinger può considerare il progresso
soltanto come uso di armi più sofisticate per macellare le persone. Un’attività
che la chiesa cattolica e i cristiani hanno sempre praticato e che praticano tutt’ora con le loro orde di terroristi assassini quali
sono i missionari cristiani che devastano le nazioni povere.
Le possibilità che prima non esistevano, secondo Ratzinger, sono le possibilità di macellare l’intera
umanità, come la chiesa cattolica ha sempre fatto e che grazie a criminali come
i missionari cristiani, sta facendo anche oggi al fine di saccheggiare
l’umanità in nome di un dio pazzo e criminale!
Non c’è ambiguità nel progresso; c’è terrore per come i
cristiani si appropriano e usano il progresso per macellare e danneggiare
l’umanità e le società civili.
Il progresso non è imputato. Imputato di crimini è l’uso che
i cristiani, Ratzinger stesso, fa del progresso al
fine di danneggiare e distruggere l’umanità.
Ratzinger, un cadavere che cammina, incapace
di confrontarsi con gli uomini, come del resto quel pazzo profeta, impotente e criminale
che fù il Gesù di Nazareth,
usa il progresso per danneggiare, distruggere e annientare, l’umanità: perché,
c’è forse qualcuno che ha usato la bomba atomica per distruggere che non sia
stato un cristiano? C’è forse qualcuno che ha girato la chiave delle camere a
gas naziste che non fosse stato battezzato?
Il disprezzo dell’umanità è proprio dell’educazione
cristiana: che poi si usi la fionda o la megabomba, dipende dai mezzi di
distruzione sui quali i cristiani riescono a mettere le mani. Indovinate chi ha
inventato in Europa l’uso della polvere da sparo, e a quali finalità l’ha
adattata!
Quando i cristiani ebbero il dominio a Roma, distrussero
tutte le strutture culturali e scientifiche di Roma. Le distrussero
distruggendo le strutture politiche e sociali. Distrussero quelle Istituzioni
che portano i cittadini ad essere partecipi dello Stato e che li impegnava in
una continua ricerca di miglioramento. Oggi, con gli archeologi, ci si stupisce
nello scoprire le capacità tecniche degli antichi. Ci si stupisce della loro
conoscenza e quando nel Viet-nam si trovano monete
romane si comprende la grandezza e la vastità dei traffici e delle relazioni
che intercorrevano nel mondo antico. Tutto fu distrutto dai cristiani, perché i
cristiani non comprendevano il valore della conoscenza, né comprendevano il
valore di una società ricca e attenta al proprio quotidiano. Ci fu il progresso
cristiano che portò l’uomo all’ignoranza, all’analfabetismo, ad una forma di
schiavitù fisica e morale come mai prima di allora fu conosciuta. Il progresso
cristiano fu il passaggio dalla società giuridica alla società del campo di
sterminio della quale i cristiani si elessero a guardiani, padroni e giudici ad
imitazione del loro dio padrone. In queste condizioni sociali, ogni evento
drammatico, dal terremoto, all’epidemia, sconvolgeva una società malata
contribuendo a peggiorare le condizioni d’esistenza della società stessa. E’ il
progresso cristiano: la distruzione della capacità dell’uomo di dispiegare sé
stesso mediante gli strumenti che nel corso dell’evoluzione la specie gli ha
messo a disposizione.
Da qui l’incapacità di Ratzinger di
cogliere il progresso che dal Rinascimento Italiano ha portato le società
occidentali a quel progresso che, in ultima analisi, altro non è che la
distruzione dell’orrore della “città di dio”, della Nuova Gerusalemme, che
nella distruzione dell’uomo i cristiani hanno imposto alle società umane.
Quali sono le possibilità individuate da Ratzinger?
Lui che si ritiene a guardia del campo di sterminio nel quale
ha ridotto le società civili intravede ottime possibilità nell’usare un fucile
mitragliatore al posto di una spada mentre si esalta come guardiano dell’orrore
in cui costringe le persone. Ratzinger intravede la
possibilità di usare mezzi tecnici più incisivi con cui ridurre le persone all’obbedienza
alla sua verità! E in questo coglie anche la possibilità del “male”. Già perché
la mitragliatrice può essere rivolta anche contro Ratzinger
e con maggior efficacia che non una fionda: questo è il pericolo che intravede Ratzinger. Da qui il concetto di Ratzinger
di progresso che esclude l’uomo che, per Ratzinger,
non può progredire né come individuo, né come società, né come specie, in
quanto creata ad immagine e somiglianza del suo dio: e come potrebbe progredire
il suo dio che Ratzinger ammanta di tutti gli
aggettivi assoluti? Come potrebbe il suo dio superare l’assoluto? E come
potrebbe l’Essere Umano superare il suo presente se egli è stato creato in
questo presente ad immagine e somiglianza del dio assoluto di Ratzinger?
Solo un cristiano può leggere il progresso dell’uomo dalla
fionda alla superbomba migliorando il mezzo con cui spargere terrore. Il
terrore, per il cristiano, è l’assoluto del suo progresso che impone nella
società degli Esseri Umani.
Scrive Ratzinger:
“Noi tutti siamo
diventati testimoni di come il progresso in mani sbagliate possa diventare e
sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male. Se al progresso
tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell'uomo, nella
crescita dell'uomo interiore (cfr Ef
3,16; 2 Cor 4,16), allora esso non è un progresso, ma una minaccia
per l'uomo e per il mondo.”
Per progresso gli uomini non intendono la qualità dei mezzi
di repressione che la tecnica può produrre, ma la qualità delle relazioni
sociali che si dispiegano nella società civile e nelle relazioni fra Esseri
Umani e Istituzioni sociali.
Gli uomini non considerano sé stessi dei guardiani di
bestiame che abbisognano di armi per impedire alle bestie di elevarsi alla
dignità sociale. Gli Esseri Umani si considerano parte di un insieme nel quale
costruire delle relazioni sociali e la qualità di quelle relazioni sociali sono
l’indice del progresso e della civiltà di quel popolo!
Non esiste progresso sociale in Ratzinger.
Ratzinger disprezzi gli Esseri Umani, li vuole
ridurre alla sua dimensione, inumana e volgare. Ciò è testimoniato dalle sue
citazioni di Paolo di Tarso:
“Non per
farvi arrossire, vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come miei figli
carissimi. Poiché quand’anche voi aveste migliaia di pedagoghi in Cristo, non
avreste tuttavia molti padri: poiché sono io che vi ho generati in Cristo Gesù mediante il vangelo. Vi supplico, adunque:
siate i miei imitatori. Per questo appunto vi ho mandato Timoteo, che è mio
figlio diletto e fedele nel signore: egli vi ricorderà le mie vie in Cristo,
quali dappertutto, in tutte le chiese, le ho insegnate.” Paolo di Tarso,
lettera ai Corinti 4, 14-17
“Piego perciò
le mie ginocchia davanti al Padre dal quale ogni famiglia, sia nei cieli che
sulla terra, deriva, affinché vi conceda, secondo le ricchezze della sua
gloria, di essere potentemente corroborati nell’uomo interiore per mezzo del
suo Spirito. Sicché Cristo, per la fede, abiti nei vostri cuori: e voi, ben
radicati e fondati nell’amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia
la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere la carità di
Cristo che supera ogni conoscenza, affinché siate ripieni della pienezza stessa
di dio.” Paolo di Tarso, lettera agli Efesini 3,
14-19
Nessun progresso dell’uomo che deve fondersi nel dio padrone
di Ratzinger. Nessun divenire per l’uomo che deve
chiudersi nel campo di sterminio ripieno della “carità di Cristo”. Nessuna
scelta per l’uomo che deve sottomettersi come bestiame posseduto, come schiavo
obbediente, a Ratzinger che chiude ogni futuro all’uomo
in nome di “ammonimenti ai figli carissimi” che manifestano l’odio di Gesù e Ratzinger nei confronti
della società. Non c’è conoscenza che non derivi da dio! Lo sa Galileo, lo sa
Giordano Bruno, lo sanno tutti quegli Esseri Umani che non uniformandosi all’assoluto
delle “sacre scritture” hanno visto chiudersi il loro futuro dal Ratzinger guardiano di quel campo di sterminio.
Le citazioni di Paolo di Tarso fatte da Ratzinger
hanno lo scopo di bloccare ogni discussione che verta sul progresso sociale.
Non esiste un progresso della società. Solo il progresso tecnico, secondo Ratzinger, è un progresso che deve essere sottomesso alla
sua verità.
Ma noi, come individui che appartengono alla società civile
di oggi, che cosa intendiamo per progresso?
Proviamo a vedere come è organizzata la città di dio dei
cristiani, la Nuova Gerusalemme, nella quale i cristiani confinano gli uomini e
come vengono risolte le contraddizioni nella Nuova Gerusalemme, la città del
Cristo Gesù:
“Con l’elezione
a papa di Gregorio VII, nel 1073, la lotta contro la simonia e le investiture
laiche compì una svolta radicale. La polemica si trasferiva ora dai Vescovi filoimperiali allo stesso imperatore e la natura sacrale
del suo potere veniva risolutamente negata. Verso il 1075, alla vigilia dello
scontro con Enrico IV, Gregorio VII compose un breve scritto comunemente
indicato con il titolo Dictatus papae. Nei 27
brevi enunciati che lo compongono Gregorio VII sintetizzò le sue tesi sul ruolo
del papa nella Chiesa e sui rapporti fra il potere del papa e quello dell’imperatore.
Riportiamo
di seguito i principali enunciati del testo papale:
1) Che la
chiesa Romana è stata fondata da dio solo.
2) Che
soltanto il Pontefice Romano è a buon diritto chiamato universale.
3) Che
egli solo può deporre o ristabilire i vescovi.
4) Che un
suo messo, anche se inferiore di grado, in concilio è al di sopra di tutti i
Vescovi, e può pronunciare sentenze di deposizione contro di loro.
6) Che non
dobbiamo aver comunione o rimanere nella stessa casa con coloro che sono stati
scomunicati da lui.
8) Che lui
solo può usare le insegne imperiali.
9) Che
tutti i principi devono baciare i piedi soltanto al Papa.
10) Che il
suo nome deve essere recitato in chiesa.
11) Che il
suo titolo è unico al mondo.
12) Che
gli è lecito deporre l’imperatore.
13) Che
gli è lecito, secondo la necessità, spostare i vescovi di sede in sede.
16) Che
nessun sinodo può essere chiamato generale, se non comandato da lui.
17) Che
nessun articolo o libro può essere chiamato canonico senza la sua
autorizzazione.
18) Che
nessuno deve revocare la sua parola e che egli solo lo può fare.
19) Che
nessuno lo può giudicare.
20) Che
nessuno osi condannare chi si appella alla Santa Sede.
21) Che le
cause di maggiore importanza, di qualsiasi Chiesa, debbono essere rimesse al
suo giudizio.
22) Che la
Chiesa Romana non errò e non errerà mai e ciò secondo la testimonianza delle
sacre scritture.
23) Che il
Pontefice Romano se ordinato dopo elezione canonica, è indubbiamente
santificato dai meriti del beato Pietro
[...].
25) Che
può deporre e ristabilire i Vescovi anche senza riunione sinodale.
26) Che
non dev’essere considerato cattolico chi non è d’accordo
con la Chiesa di Roma.
27) Che il
pontefice può sciogliere i sudditi dalla fedeltà verso gli iniqui.
Pag. 526
Tratto da: “L’operazione storica” Il Medioevo di Alberto De Bernardi e Scipione Guarracino
edizioni scolastiche Bruno Mondadori
All’interno della città di dio, della Nuova Gerusalemme, non
esiste nessun futuro per l’uomo. Nessun progresso. Solo i guardiani, sulle
torrette di questo campo di concentramento possono essere armati di spade o di
mitra, di fionde o di megabombe, ma non cambia il loro ruolo, né cambiano le
relazioni fra gli uomini che devono essere sempre sottomessi al capriccio di un
dio padrone e di chi lo rappresenta.
Ma allora, come gli Esseri Umani, intendono il progresso?
L’assolutismo del Ratzinger del
1075 che impone le regole di dio nella città di dio si contrappone ai desideri
e ai bisogni degli Esseri Umani che oggi si dispiegano in maniera diversa. Alle
regole sociali imposte dal Dictatus Papae e che tanto odio e tanto dolore hanno imposto nel
campo di sterminio della città di dio, gli uomini oggi contrappongono il
risultato attuale del loro PROGRESSO SOCIALE. Del loro divenuto mentre
tagliavano il filo spinato che impediva loro di uscire dalla Nuova Gerusalemme:
CAPO
I DIGNITÀ
Articolo
1 Dignità umana
La dignità umana è
inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.
Articolo
2 Diritto alla vita
1. Ogni individuo ha diritto alla vita.
2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né
giustiziato.
Articolo
3 Diritto all'integrità della persona
1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e
psichica.
2. Nell'ambito della medicina e della biologia devono essere in
particolare rispettati:
o il consenso libero e informato della persona interessata, secondo
le modalità definite dalla legge
o il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle
aventi come scopo la selezione delle persone
o il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto
tali una fonte di lucro
o il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.
Articolo
4 Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti
inumani o degradanti
Nessuno può essere
sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.
Articolo
5 Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato
1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di
servitù.
2. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o
obbligatorio.
3. È proibita la tratta degli esseri umani.
CAPO
II LIBERTÀ
Articolo
6 Diritto alla libertà e alla sicurezza
Ogni individuo ha diritto
alla libertà e alla sicurezza.
Articolo
7 Rispetto della vita privata e della vita familiare
Ogni individuo ha diritto
al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e
delle sue comunicazioni.
Articolo
8 Protezione dei dati di carattere personale
1. Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere
personale che lo riguardano.
2. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà,
per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un
altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto
di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.
3. Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di
un'autorità indipendente.
Articolo
9 Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia
Il diritto di sposarsi e
il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali
che ne disciplinano l'esercizio.
Articolo
10 Libertà di pensiero, di coscienza e di religione
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza
e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o
convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la
propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in
privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei
riti.
2. Il diritto all'obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le
leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.
Articolo
11 Libertà di espressione e d'informazione
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale
diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare
informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità
pubbliche e senza limiti di frontiera.
2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.
Articolo
12 Libertà di riunione e di associazione
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e
alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico,
sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare
sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
2. I partiti politici a livello dell'Unione contribuiscono a
esprimere la volontà politica dei cittadini dell'Unione.
Articolo
13 Libertà delle arti e delle scienze
Le arti e la ricerca
scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata.
Articolo
14 Diritto all'istruzione
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione e all'accesso alla
formazione professionale e continua.
2. Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente
all'istruzione obbligatoria.
3. La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei
principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere
all'educazione e all'istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni
religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi
nazionali che ne disciplinano l'esercizio.
Articolo
15 Libertà professionale e diritto di lavorare
1. Ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una
professione liberamente scelta o accettata.
2. Ogni cittadino dell'Unione ha la libertà di cercare un lavoro,
di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro.
3. I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel
territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti
a quelle di cui godono i cittadini dell'Unione.
Articolo
16 Libertà d'impresa
È riconosciuta la libertà
d'impresa, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi
nazionali.
Articolo
17 Diritto di proprietà
1. Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni
che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità.
Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico
interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in
tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa. L'uso dei beni
può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall'interesse generale.
2. La proprietà intellettuale è protetta.
Articolo
18 Diritto di asilo
Il diritto di asilo è
garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del
28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei
rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea.
Articolo
19 Protezione in caso di allontanamento, di espulsione
e di estradizione
1. Le espulsioni collettive sono vietate.
2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno
Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte,
alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.
CAPO III UGUAGLIANZA
Articolo
20 Uguaglianza davanti alla legge
Tutte le persone sono
uguali davanti alla legge.
Articolo
21 Non discriminazione
1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in
particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o
sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni
personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad
una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le
tendenze sessuali.
2. Nell'ambito d'applicazione del trattato che istituisce la
Comunità europea e del trattato sull'Unione europea è vietata qualsiasi
discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni
particolari contenute nei trattati stessi.
Articolo
22 Diversità culturale, religiosa e linguistica
L'Unione rispetta la
diversità culturale, religiosa e linguistica.
Articolo
23 Parità tra uomini e donne
La parità tra uomini e
donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di
occupazione, di lavoro e di retribuzione. Il principio della parità non osta al
mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore
del sesso sottorappresentato.
Articolo
24 Diritti del bambino
1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie
per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione;
questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in
funzione della loro età e della loro maturità.
3. Ogni bambino ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni
personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario
al suo interesse.
Articolo
25 Diritti degli anziani
L'Unione riconosce e
rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente
e di partecipare alla vita sociale e culturale.
Articolo
26 Inserimento dei disabili
L'Unione riconosce e
rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne
l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla
vita della comunità.
Si tratta della carta dei DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA!
Diritti di uguaglianza che non hanno nulla a che vedere con l’uguaglianza
cristiana: siete tutti uguali in ginocchio davanti a me! Dove il dio padrone,
il Cristo Gesù e i suoi rappresentanti non sono
uguali agli altri uomini, ma i loro padroni in un’ottica ideologica schiavista.
Una carta che abbatte il dio dei cristiani, il Cristo Gesù, dal suo assoluto e lo costringono a misurarsi con gli
uomini. Costringono il dio dei cristiani e il loro Cristo Gesù
a sottostare alle leggi e ai diritti che le norme sociali, imposte anche al dio
dei cristiani e al loro Cristo Gesù, impongono di
rispettare!
Questo è il progresso.
Il progresso è la conquista della dignità umana che spinge
gli Esseri Umani a risolvere le questioni senza fionda o megabomba, anche se i
cristiani, detenendo troppo spesso il potere di schiacciare il pulsante della
megabomba o l’elastico della fionda, vedono nella fionda, nei bombardieri o
nella megabomba, l’unica soluzione per imporre l’odio sociale del loro Cristo Gesù!
Fra il Dictatus papae
e la carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea ci sono secoli di
trasformazioni e di progresso in cui la libertà dell’uomo ha combattuto contro
l’orrore del dio dei cristiani e del loro Cristo Gesù
abolendo la schiavitù, combattendo il colonialismo, combattendo il razzismo,
combattendo per la dignità umana in TUTTI i paesi del mondo in cui i cristiani
negavano all’uomo il diritto alla sua autodeterminazione in favore del delirio
di possesso del loro dio padrone e del loro Cristo Gesù.
E così Ratzinger si trova davanti
alla domanda: “Così ci troviamo
nuovamente davanti alla domanda: che cosa possiamo sperare?”
Non c’è ritorno nell’utero! Non c’è ritorno nella gabbia! Non
c’è ritorno all’orrore della città di dio. Il desiderio di Ratzinger
di ricostruire il campo di sterminio sociale diventa, almeno per le società
civili, un desiderio manifestato dalla sua patologia malata da onnipotenza. Un desiderio
prodotto dal dolore delle frustrazioni che la sua onnipotenza riceve. Come
quegli studenti, dell’Università La Sapienza di Roma, che non si sono messi in
ginocchio davanti a Ratzinger, ma vollero manifestare
i principi della Costituzione della Repubblica e della Carta dei diritti
Fondamentali dei Cittadini dell’Unione Europea. Davanti a tali manifestazioni,
il delirio di onnipotenza ha prodotto quel dolore in Ratzinger
che lo ha costretto a scappare. E’ il dolore, prodotto dalla frustrazione del
suo delirio di onnipotenza, che porta Ratzinger a
chiedersi: “che cosa sperare?”. Che in realtà significa: “Come posso costruire
il campo di sterminio della Verità riedificando quella città di dio di cui io
sono il padrone indiscusso?”.
La risposta spetta alle società civili e alle loro Carte
Costituzionali!
Marghera, 28 febbraio 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel ventiduesimo
paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:
22. Così ci troviamo nuovamente davanti alla
domanda: che cosa possiamo sperare? È necessaria
un'autocritica dell'età moderna in dialogo
col cristianesimo e con la sua concezione della speranza.
In un tale dialogo anche i cristiani, nel
contesto delle loro conoscenze e delle loro esperienze,
devono imparare nuovamente in che cosa
consista veramente la loro speranza, che cosa abbiano da
offrire al mondo e che cosa invece non
possano offrire. Bisogna che nell'autocritica dell'età
moderna confluisca anche un'autocritica del
cristianesimo moderno, che deve sempre di nuovo
imparare a comprendere se stesso a partire
dalle proprie radici. Su questo si possono qui tentare solo
alcuni accenni. Innanzitutto c'è da
chiedersi: che cosa significa veramente « progresso »; che cosa
promette e che cosa non promette? Già nel
XIX secolo esisteva una critica alla fede nel progresso.
Nel XX secolo, Theodor
W. Adorno ha formulato la problematicità della fede
nel progresso in
modo drastico: il progresso, visto da
vicino, sarebbe il progresso dalla fionda alla megabomba. Ora,
questo è, di fatto, un lato del progresso
che non si deve mascherare. Detto altrimenti: si rende
evidente l'ambiguità del progresso. Senza
dubbio, esso offre nuove possibilità per il bene, ma apre
anche possibilità abissali di male –
possibilità che prima non esistevano. Noi tutti siamo diventati
testimoni di come il progresso in mani
sbagliate possa diventare e sia diventato, di fatto, un
progresso terribile nel male. Se al
progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione
etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo
interiore (cfr Ef
3,16; 2 Cor 4,16), allora esso non è un
progresso, ma una minaccia per l'uomo e per
il mondo.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!