Gli uomini si liberano dalla

 

“città di dio”, la nuova Gerusalemme, costruita dai cristiani.

 

Ratzinger paragona Marx al suo dio!

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al ventunesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Marx non ha mai vinto perché non c’era nulla da vincere!

Il cristianesimo massacra e conquista per imporre l’orrore. I popoli si liberano da quell’orrore in maniera pacifica quando esistono spazi sociali. Quando il terrorismo cristiano offende ogni anelito di vita delle persone, allora le persone diventano acqua che, accumulandosi contro la diga dell’orrore, spezzano ogni legamento travolgendo quanto impedisce il suo scorrere.

Marx non ha mai indicato come realizzare un rovesciamento. Per il semplice fatto che Marx non era portatore di nessuna verità da opporre ad un’altra verità. Manifestava le esigenze delle persone, in quel tempo e in quelle condizioni e, quanto prospettava, era quanto si poteva pensare in quel tempo e in quelle condizioni.

Marx non è il dio dei cristiani, né agisce con le stesse modalità di verità indiscutibili (pena la morte per tortura) e non è nemmeno quel Gesù che millanta di essere il padrone degli uomini in quanto figlio del dio padrone. Marx manifesta la vita, le sue esigenze, i suoi bisogni, e solo per quello che egli intuisce nella sua epoca e nella sua situazione. Non manifesta una verità che impone agli Esseri Umani di mettersi in ginocchio pena le minacce di terrore e stridor di denti del Gesù dei cristiani.

Marx, come ogni individuo della sua epoca, pensava che l’uomo fosse creato ad immagine e somiglianza del dio padrone e anche se rigettava il dio padrone, continuava a pensare all’uomo come un modello di verità immutabile. E, dal momento che l’uomo in sé era un modello immutabile, ciò che poteva essere mutato era la redistribuzione della ricchezza e dei mezzi di produzione per aumentare il benessere sociale.

 

Finché non si realizzano le scoperte scientifiche, non si può sapere qual è la trasformazione della società realizzata da quella scoperta.

Finché l’uomo non si libera da quanto opprime i suoi bisogni, in quell’epoca storica e in quella situazione culturale, non si può sapere come sarà l’uomo liberato da quei fardelli e quali altri ostacoli l’uomo individuerà sulla sua strada: quali sono i bisogni e le necessità degli uomini una volta liberati dalle costrizioni di quel momento? E come rinnoverà le costrizioni chi è stato costretto a liberare l’uomo che, in quel modo, teneva prigioniero?

Così Marx non sapeva che la costruzione delle piramidi in Egitto altro non era che la maggior redistribuzione di ricchezza alla società che il Faraone metteva in atto. Marx era convinto (società schiavista) che effettivamente le piramidi in Egitto fossero state costruite da schiavi e non da lavoratori salariati ben pagati. Marx non sapeva che la catena del DNA legava tutti gli Esseri della Natura, né conosceva gli effetti che sull’uomo aveva la manipolazione mentale imposta ai bambini. Pavlov inizierà a scoprire qualche cosa.

 

Dice Ratzinger nel ventunesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi:

 

Ma con la sua vittoria si è reso evidente anche l'errore fondamentale di Marx. Egli ha indicato con esattezza come realizzare il rovesciamento”

 

Non ha indicato come si realizza il rovesciamento. Ha indicato ciò che, dal suo punto di vista, impedisce lo sviluppo dell’uomo. E lo ha elaborato da un insieme sociale umano in cui i bisogni impediti premevano per chiedere giustizia conto il regno di dio.

 

Dice Ratzinger:

 

Ma non ci ha detto come le cose avrebbero dovuto procedere dopo. Egli supponeva semplicemente che con l'espropriazione della classe dominante, con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe realizzata la Nuova Gerusalemme.”

 

Non c’è nessuna Nuova Gerusalemme in Marx come non c’è nessuna età dell’oro. C’è il concetto, elaborato dal comunismo del “luminoso avvenire”, in cui si proiettano quelle aspettative che la rimozione dell’orrore nel presente prospetta all’uomo. Un avvenire che non è speranza in quanto “è la realtà che si vede” partendo dal vissuto presente e non una realtà che si immagina partendo dalla disperazione patologica.

Marx è all’interno della vita, e con Marx milioni di altri individui. Non è al di fuori della vita che traccia dei cammini alla vita stessa. Questo essere al di fuori della vita è l’immagine cristiana per cui la vita va dominata da un padrone, sia esso il dio padrone o sia il Gesù che, figlio del dio padrone, pretende di stuprare la vita costringendola in ginocchio davanti a sé. Essere all’interno della vita significa “essere compreso dalla vita” realizzando le relazioni empatiche fra soggetto e l’insieme di soggetti che forma la vita stessa. Significa essere legati da relazioni empatiche che diventano fisiche ed emotive, come il cuore o la gamba è legata all’individuo pur procedendo nella propria vita in quanto cuore e in quanto gamba.

E’ Lenin, nei quaderni filosofici, che ci da una bella immagine dell’amore sociale, dell’empatia, di Cernysevskij, piena di quella profonda umanità e amore che manca al Gesù di Nazareth o al dio padrone dei cristiani:

 

<< “Obbiettai a Volgin: “Ma dove, quando la società non è stata un’accolta di canaglie? E tuttavia le persone per bene hanno lavorato sempre e dappertutto”. “Sì, è naturale, per stoltezza; gli uomini intelligenti sono stati sempre e dappertutto stolti,  caro Vladimir Alekseevic. Che gusto c’è a pestar acqua nel mortaio? – disse Volgin, proseguendo nei suoi fiacchi sarcasmi. – La storia non la fanno le idee e l’attività degli uomini intelligenti, ma le stoltezze degli imbecilli e degli ignoranti. Gli uomini intelligenti non devono mettere il naso in queste cose; è sciocco occuparsi delle cose altrui, mi creda!” Ribattei anche a questo: “Non si tratta qui di stoltezza, il fatto è che non puoi non interessarti di queste cose. E’ intelligente che il mio corpo tremi per il freddo, o che il mio petto sia oppresso dal gas? E’ sciocco. Per me sarebbe meglio, se le cose non stessero così; ma tale è la mia natura: io tremo di freddo, mi indigno per le infamie e, se non ho modo di spezzare il muro della prigione spirituale, mi avvento contro di esso con la fronte; il muro non vacillerà per questo, anche se la mia fronte si spaccherà; ma tuttavia io ne avrò un sollievo”. Vi il suo sorriso indolente, lo vidi scuotere la testa: “Eh, si, Vladimir Alekseevic, è naturale, in questo senso lei parla bene, dice cose giuste, ma mi creda, non vale la pena di avere questi sentimenti”. “Il problema non è che non vale la pena averne, ma che li hai” >>

Tratto da Quaderni Filosofici di Lenin a cura di Ignazio Ambrogio Editori Riuniti 1971

 

L’uomo non è creato dal dio padrone che obbedisce alle affermazioni. Così, se è necessario abolire la “servitù della gleba”, il risultato che si immagina è la società precedente, ma senza la servitù della gleba. Non si immagina quali trasformazioni questo comporta. Non si immaginano i risultati che si innestano. Si sa che in quel presente la servitù della gleba funge da ostacolo allo sviluppo. Ma quando si abolisce la servitù della gleba si liberano forze immense nella società e nulla potrà né essere come prima né essere ciò che le persone immaginavano prima dell’abolizione della servitù della gleba.

Così  né Marx né nessun altro dice come le cose dovrebbero procedere, perché né Marx né nessun altro è il padrone della vita come Ratzinger immagina il suo dio padrone sapiente che, però, sta solo nella sua immaginazione patologica.

La nuova Gerusalemme, nella testa malata di Ratzinger, è la fine delle trasformazioni della vita! La fine della vita stessa nella verità manifestata da un presente che chiude ad ogni futuro: e questo, non può essere!

 

Dice Ratzinger:

 

“Allora, infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni, l'uomo e il mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto avrebbe potuto procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l'uno per l'altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, Lenin dovette accorgersi che negli scritti del maestro non si trovava nessun'indicazione sul come procedere.”

 

Oltre tutto la rivoluzione Russa non aveva nulla a che vedere con le osservazioni di trasformazione sociale marxiane. Che i servi della gleba tendessero ad andare verso una società in cui le loro condizioni di vita erano migliori era del tutto ovvio, ma che la manifestazione della tensione sociale fosse così forte da accelerare i processi sociali era inimmaginabile anche dallo stesso Marx. La socializzazione dei mezzi di produzione era un’ipotesi che Lenin dovette adottare proprio per l’uscita dalla situazione di servitù della gleba senza la presenza di una borghesia storica e socialmente diffusa.

La gestione di uno Stato non era un problema che Marx si era posto, perché non aveva mai preso in considerazione che uno Stato potesse essere gestito da masse popolari specialmente in quella situazione in cui si è verificato. Per Marx doveva nascere una borghesia. Nell’URSS questa borghesia nacque nella forma di “burocrazia di partito” per poi trasformarsi nella borghesia attuale.

Per contro, i cristiani sapevano perfettamente come si gestisce lo stato e come il dio padrone impedisca a chiunque di metterne in discussione le decisioni e, infatti, la gestione dello Stato Sovietico fu un adattamento del cristianesimo all’ideologia socialista. L’idea organizzativa dei soviet fu quella del comunismo dei vangeli (dagli al ricco). Soltanto la cultura universitaria trattava Marx e la scienza. Quando si trattava di gestire le relazioni fra cittadini e fra cittadini ed Istituzioni e fra Istituzioni, si usava l’ideologia cristiana: compresa l’organizzazione dei gulag di staliniana memoria.

 

Dice Ratzinger:

 

“Sì, egli aveva parlato della fase intermedia della dittatura del proletariato come di una necessità che, però, in un secondo tempo da sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa « fase intermedia » la conosciamo benissimo e sappiamo anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce il mondo sano, ma lasciando dietro di sé una distruzione desolante. Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno.”

 

Marx è uno dei padri dell’etica liberale.

Aveva intravisto la necessità dello sviluppo sociale e culturale come premessa al superamento dell’organizzazione del lavoro che si profilava nella fabbrica, ma come questo sviluppo sociale si sarebbe realizzato, questo non lo poteva sapere anche perché Marx sottovalutava il colonialismo nascente e mille altre cose.

La fase intermedia era la liberazione dal potere della nobiltà e del clero con la conseguente eliminazione dell’analfabetismo e col necessario coinvolgimento di tutti i cittadini nella gestione dello Stato.

La fase intermedia era il superamento del cristianesimo, del regno di dio, che imponendo il re e le gerarchie sociali mantenevano i cittadini nelle condizioni di servi della gleba e di schiavi. Per comprendere la distanza che c’era fra istanze di libertà e il marxismo che nel XX° secolo le ha incarnate, riporto da La Storia delle Donne dall’articolo di Jean Baubérot “La donna protestante”:

 

“Il terzo centro antischiavistico femminile  fu New York. Esso raggruppò soprattutto presbiteriane per attività meno di avanguardia: il comitato delle donne rimase subordinato a quello degli uomini e le donne bianche e nere si organizzarono in gruppi separati.

Nel 1837 il primo congresso antischiavistico femminile si tenne a New York. Lo stesso anno fu organizzato un grande giro di conferenze in numerose città della Nuova Inghilterra. Per sei mesi due militanti originarie della Carolina del Sud, Sara e Angelina Grimké presero la parola, sopratutto nelle chiese, davanti a numerosi ascoltatori, uomini e donne. Fu denunciata la complicità delle chiese nel mantenimento di una situazione di inferiorità dei neri, anche liberi. L’ampiezza del fenomeno per cui le donne presero la parola, il contenuto dei discorsi da esse tenuti potevano provocare solo il dispiacere di gran parte del clero protestante. Per questo motivo l’associazione dei pastori congregazionisti pubblicò una lettera pastorale nella quale, con l’appoggio di citazioni del Nuovo Testamento, si esprimeva il giudizio che la funzione delle donne non consistesse nell’occuparsi di affari pubblici.

Alla questione dello schiavismo si aggiunse dunque una controversia sui diritti delle donne. Questo legame tra i due problemi è importante, perché alcune militanti avrebbero potuto essere impressionate dagli argomenti dei pastori se si fosse trattato soltanto dei loro interessi privati. Ma sembrava loro di combattere per una causa divina, e questo le aiutò a resistere ai discorsi religiosi tenuti contro di loro. Tuttavia le più consapevoli compresero che ormai bisognava lottare globalmente per << un nuovo ordine delle cose>>  e Angelina Grimké scriveva << non è soltanto la causa degli schiavi che noi difendiamo, ma quella della donna come essere morale e responsabile>>. Nel 1838 la sorella Sarah pubblicò le sue “Letters on the Equality of the Sexes, and the Condition of Woman”, il primo manifesto del femminismo protestante contemporaneo.”

Storia delle donne, l’Ottocento” di Fraisse e Perrot; articolo: “La donna protestante” di Jean Baubérot

 

E il cristianesimo cattolico? Come porrà le basi per stuprare la rivoluzione francese?

Un passo dell’articolo di Michela De Giorgio sulle donne, ci descrive la reazione cattolica nella cura del modello familiare dopo la rivoluzione francese:

 

“Derivano dall’archetipo della “madre istitutrice” nato con i dibattiti sull’educazione femminile in epoca rivoluzionaria. La madre “nuova” che sviluppa e fortifica prima nel cuore dei figli, poi degli uomini, le virtù sociali ed individuali: un classico del pensiero pedagogico rivoluzionario, da Lakanal all’italiano Buonarroti.

La cultura cattolica della Restaurazione accoglie agevolmente questo modello. Un’eredità facilitata dai contributi della ricerca scientifica. In Francia, alla fine del XVIII secolo, l’influenza degli scritti di George Sthal aveva diffuso il credo della preminenza dell’anima sul corpo. Il Système phisique et moral de la femme scritto da Pierre Roussel nel 1775, per più di un secolo referente teorico fondamentale, identificava l’essenza del sesso femminile oltre le ristrettezze fisiologiche dell’organo sessuale. Fragilità e sensibilità delle donne, effetti tutt’altro che negativi del rapporto fra fisico e morale, diventano positive pertinenze di genere. Anche l’anima gode dei segni della femminilità: dalle fibre muscolari al comportamento morale.

Già dai primi decenni dell’Ottocento molti autori cattolici teorizzano una particolare, “storica”, propensione del Cristianesimo a guidare questi caratteri sentimentali della femminilità, finalmente disancorati da un contrassegno così corporeo, quasi carnale. Libero dal legame di dipendenza fra struttura fisiologica e sostanza psicologica, questo modello ideale del femminile si diffonde in tutta l’Europa postrivoluzionaria. L’anima femminile, diversa e complementare a quella maschile, diventa per la Chiesa della Restaurazione una riserva di risorse civilizzatrici e di possibilità di conversione. Non diversamente, l’anima femminile è necessaria al pieno raggiungimento dell’ “umanità” per l’idealismo classico (la famiglia come nucleo di Sittlichkeit nella hegelina filosofia del diritto), come per il romanticismo col suo ideale di complementarietà armonica dell’amore. [...] Agli occhi dei cattolici della Restaurazione la dialettica di forza e delle debolezza femminile rivelata dalla Rivoluzione è uno dei pochi meriti di quell’evento. Appare un nuovo soggetto sociale incontaminato da passioni politiche, con sentimenti così cristiani da essere già perfettamente esemplari. Al vertice – immediato referente politico – brillano le prodezze strategiche delle donne della famiglia reale, ma al di sotto c’è una inesauribile rete di risorse femminili, senza barriere di classe.

Prières, tendresses, plaintes, caresses” sono armi di persuasione; la strada intima con cui in Francia le donne sono arrivate ad influire potentemente nella vita pubblica. Joseph de Maistre che teorizza “pour le bien comme pour le mal, l’influance de votre sexe est immense” (ma non oltre il limite di un nucleo familiare allargato: “Ses enfants, ses amis, ses domestiques sont plus ou moins ses sujets”) riassume perfettamente il punto di vista dell’epoca. Una concezione “sperimentata”: il padre Pierre Alexandre Mercier che, a Fourvières confessa dal 1850 al 1857, 20000 penitenti – una media di quattordici al giorno: non sappiamo la percentuale femminile – raccoglie la sua esperienza di storie di virtù e peccati in una serie di conferenze dal titolo “De l’influence salutaire ou pernicieuse qu’exerce la femme dans la société”. Il testo è consigliato come modello per i predicatori”

Storia delle donne, l’Ottocento” di Fraisse e Perrot; articolo: “Il modello cattolico” di Michela De Giorgio

 

Le riflessioni di Marx si contrappongono a questa necessità di restaurazione della chiesa cattolica mediante la ripresa del controllo sociale. Non sono atti di intervento nella società come sono atti militari quelli dei predicatori cristiani e cattolici o atti di violenza come quelli dei cristiani per riaffermare da un lato il controllo sulla donna. Non sono neppure atti di violenza con cui imporre l’ideologia schiavista come negli USA. Si tratta di constatazioni dell’ineluttabile a cui la società diverrà.

E’ un atto di viltà mettere l’azione di Marx in contrapposizione all’attività militare svolta dal cristianesimo nella società civile. Ad esempio, la morale del Partito Comunista Italiano era la morale cattolica, non la morale marxiana. Non esisteva una morale marxista, ma esisteva un’apertura verso il futuro in cui, comunque, le società sarebbero approdate. Sia il Partito Comunista Italiano che la Democrazia Cristiana erano agenti feroci nel chiudere la prospettiva verso il futuro della società civile.

 

Storia delle donne, l’Ottocento” di Fraisse e Perrot; articolo: “Dalla destinazione al destino” di Fraisse Geneviève

 

“Nella famiglia borghese la proprietà e il commercio costituiscono elementi motori, cosa che riguarda le donne (e i bambini) non meno dei beni. Marx saluta in Fourier colui che è stato capace di denunziare il matrimonio e la famiglia come un sistema di proprietà e la donna come una merce.

La famiglia, dunque, è sempre una realtà storica. Tesi sostenuta da Marx già nell’Ideologia Tedesca, in cui critica Stirner e la sua concezione astratta della famiglia. La famiglia evolve secondo le epoche, sarebbe quindi assurdo pensare che si voglia abolirla. Fin dai suoi primi articoli, nel 1842, Marx si pronuncia a favore della monogamia e del divorzio (nessuna “sacralizzazione” della famiglia come in Hegel) e rifiuta a più riprese il comunismo primario che comporta la “comunanza delle donne”. In realtà, tale tipo di comunanza è già esistente e va sotto il nome di “prostituzione”, forma commerciale di circolazione delle donne tra gli uomini che ne detengono il possesso come fossero oggetti.

Il capitalismo moderno, dissolvendo la famiglia proletaria e immettendo le donne nel mercato del lavoro (come produttrici, al di là della loro funzione di riproduttrici) le sottrae allo spazio della proprietà privata familiare; avviando, in tal modo, senza saperlo, un processo di liberazione delle donne. Infatti, il lavoro salariato costituisce il primo passo verso un’autonomia delle donne che sarà portata a compimento dal comunismo con la fine della proprietà privata e il mutamento del sistema di produzione. In tal modo, l’economia, non il diritto, è la base dell’emancipazione delle donne come della nuova struttura della famiglia.”

Tratto da: Storia delle donne, l’Ottocento” di Fraisse e Perrot; articolo: “Dalla destinazione al destino” di Fraisse Geneviève

 

Era una previsione quasi scontata visti i precedenti dei diritti della famiglia:

 

“Sulla donna pesa ugualmente l’impossibilità di nuove nozze per un periodo di circa 300 giorni dallo scioglimento del vincolo, per morte o divorzio (lutto vedovile), allo scopo di proteggere i figli legittimi. L’Italia conosce il divorzio dal 1796 al 1815. La Francia lo sopprime l’8 maggio 1816, per motivazioni religiose. Dopo una lunga battaglia riappare il 27 luglio 1884 (legge Naquet). Le cause (salvo mutuo consenso) sono le stesse di quelle previste dal Codice Civile del 1804, ma per quanto riguarda l’adulterio siamo ormai alla parità. La legge del 6 giugno 1908 autorizza la conversione della separazione legale in divorzio, se sia durato almeno tre anni. Nei paesi anglosassoni il divorzio è sconosciuto fino al 1857, tranne che sotto la forma di una separazione religiosa (dagli effetti limitati) oppure di un divorzio di lusso proclamato a titolo eccezionale dal Parlamento. Il Divorce act del 1857 ne fa un atto giuridico destinato ad avere un peso notevole nelle ex colonie americane, dove la legislazione differisce molto secondo gli Stati. Sono soprattutto le donne a ricorrere al divorzio, per abbandono e sevizie, in particolare durante la rivoluzione in Francia e grazie all’instaurazione del sostegno giudiziario del 1851 (a quell’epoca si trattava di separazione legale). Il divorzio resta comunque un atto raro, quasi sconosciuto nelle campagne e praticato soprattutto dalle classi medie.”

Tratto da: Storia delle donne, l’Ottocento” di Fraisse e Perrot; articolo: “Le contraddizioni del diritto” di Nicole Arnaud-Duc

 

C’è voluta la seconda guerra mondiale perché le donne prendessero i posti nelle fabbriche lasciati liberi dagli operai andati al fronte. Ci volle il 1970 perché una legge sul divorzio fosse votata in Italia e iniziasse quel lento cammino di trasformazione della famiglia. Passare dalla concezione della famiglia intesa come un campo di prigionia come voluta e imposta dal cristianesimo, ad una famiglia intesa come una relazione fra persone uguali come descritto dalla Costituzione, ha dovuto affrontare oltre 20 anni di odio morale della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano. Marx vide lontano, ma la morale del Partito Comunista Italiano era la morale cattolica.

 

La distruzione desolante non l’ha lasciata Marx e nemmeno il desiderio dei popoli di liberarsi dal giogo della “città di dio” dei cristiani. I disastri sono stati provocati dai cristiani nel tentativo di riaffermare il dominio della “città di dio” sugli uomini impedendo loro l’apertura verso il loro futuro. Il tentativo di riaffermare il dominio della “città di dio” sugli uomini imponendo loro la verità alla quale erano obbligati a sottomettersi ha prodotto, non solo i campi di sterminio di nazista memoria o i gulag sovietici, ma il macello dei popoli africani, sudamericani e la devastazione della Cina adopera dei Giapponesi. Gesù è il modello di superuomo a cui ogni onnipotente, ogni razzista, ogni dominatore, si ispirava e si ispira. La necessità di costringere le persone a sottomettersi ad una verità che doveva essere accettata e NON GIUSTIFICATA, ha finito per trasformare le società civili in altrettanti mattatoi che impedissero alle persone di guardare il loro futuro. Un futuro che viene impedito sia dalle guerre di conquista di Israele che dai massacri cristiani del Ruanda, dall’uso dei bombardieri e dei missili con cui redimere le contese internazionali, all’uso della tortura e della sparizione delle persone. E’ il dio padrone cristiano, l’onnipotente in cui le persone si identificano incapaci di avere un’apertura verso il futuro e di articolare in maniera strategica la loro esistenza.

E’ il cristianesimo che si impone sui bambini e che violenta ogni condizione sociale che può portare l’uomo a liberarsi dalla “città di dio” che i cristiani gli impongono.

 

Né Marx, né nessun individuo che avesse amore per la società in cui vive, è una verità alla quale piegare e costringere le persone. Ogni persona che ha amore per la società in cui vive, rimuove gli ostacoli al suo sviluppo. Solo il cristianesimo, mediante l’imposizione della sua “verità”, costruisce muri, filo spinato, campi di concentramento e di sterminio al fine di costringere le persone alla sottomissione. Questo odio, manifestato dal dio dei cristiani, dal loro Gesù, e veicolato da ogni cristiano nella società civile, è la fonte di ogni terrore e di ogni male sociale. Ad ogni istanza di liberazione, sia personale che sociale, il cristianesimo oppone una reazione per riprendere il controllo. Per reimporre il proprio dominio.

 

Ed è la LIBERTA’ PER FARE IL MALE che Ratzinger ben esprime:

 

“Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l'uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l'uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che, una volta messa a posto l'economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l'uomo, infatti, non è solo il prodotto di condizioni economiche e non è possibile risanarlo solamente dall'esterno creando condizioni economiche favorevoli.”

 

Il terrore che Ratzinger vuole imporre agli Esseri Umani per poterli stuprare è contenuto tutto in questa visione dell’uomo “Egli ha dimenticato che l'uomo rimane sempre uomo.” per quale Ratzinger accusa Marx di aver dimenticato LA LIBERTA’ DELL’UOMO RATZINGER NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI UOMINI: “Ha dimenticato l'uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male.”. Ratzinger accusa Marx di aver dimenticato la sua libertà di far del male agli uomini, di stuprarli per costringerli alla sottomissione.

Perché, Ratzinger nell’usare il termine LIBERTA’ non parla di “libertà dell’uomo”, ma parla della “sua libertà di sottomettere l’uomo alla sua verità”.

Io, dice Ratzinger, “sono morto alla legge; io sono al di là della legge; io sono il dio in terra che manifesta la verità!” . La mia libertà, continua Ratzinger, è quella di poter imporre la verità e, la libertà dell’uomo, è quella di “pretendere di sottomettersi alla mia verità”. Una verità che è naturale perché deriva dal dio padrone.

 

Marx ignorava gli effetti della manipolazione mentale con cui la chiesa cattolica e il cristianesimo in generale manipola i bambini. Non era il suo campo di studio. Ma sapeva che le condizioni economiche potevano rendere necessaria la liberazione dell’uomo dalla schiavitù. Liberarlo dall’essere servo della gleba, dalla sottomissione colonialista che il cristianesimo idealizzava.

Marx era materialista. Ma Ratzinger dovrebbe ripassarsi un po’ il significato del termine “materialista” come usato da Marx. Perché l’unica ideologia “bassamente” e “volgarmente” materialista è il cristianesimo. Un materialismo meccanicista degenerato nella superstizione. Non solo espropria la ricchezza materiale per il gusto di costruire la miseria materiale, ma considera le persone come “becera materia”.

Della sua madonna gli interessa soltanto la vagina! Il Gesù del cristianesimo è solo un volgare “possessore di persone”, un padrone, incapace di un minimo di relazione personale che non sia quella col bambino nudo (e la nudità è la qualità di possesso che identifica il bambino come oggetto nei confronti di Gesù!). Per il cristianesimo il corpo è solo un oggetto da possedere e da annientare per poter “liberare” l’oggetto di proprietà del suo padrone: l’anima!

C’è, nel cristianesimo, solo odio nei confronti di quelle persone che sanno relazionarsi SENZA POSSEDERSI. Vedi le manifestazioni di odio di Ratzinger, Bagnasco e Bertone, contro le coppie di fatto!

Nel cristianesimo tutto è becera materia, senza una personalità, senza un’intelligenza, senza una prospettiva verso il futuro. Corpi, oggetti, materia, che vanno posseduti o distrutti a seconda del capriccio del dio padrone o di chi lo rappresenta. La stessa anima delle persone (il loro sentimento e le loro emozioni), per i cristiani, non solo è un oggetto distinto dal corpo, ma è un oggetto che loro e il loro dio possiedono, offendono e stuprano a piacimento. Avevano ragione gli antichi: i cristiani sono degli atei, non sanno riconoscere gli Dèi negli oggetti del mondo che li circondano. Hanno bisogno di fantasie morbose!

 

Marx individua la relazione dialettica: migliori condizioni economico-sociali aumentano le libertà soggettive in quanto alimentano il bisogno di libertà nell’uomo. L’aumentare della libertà dell’uomo (aumento di strati popolari che accedono a migliori forme di benessere) aumentano la ricchezza sociale la quale, a sua volta, pone altri bisogni che l’uomo deve cercare di soddisfare.

Si tratta del meccanismo virtuoso della vita che si apre verso il futuro sociale e che Ratzinger nega perché egli non può vedere nessun futuro sociale in quanto impegnato a distruggere le pulsioni umane verso la libertà in questo presente. La distruzione delle aspettative umane verso il futuro fatto in questo presente, Ratzinger la chiama: LA SUA LIBERTA’.

Marghera, 26 febbraio 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel ventunesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi:

21. Ma con la sua vittoria si è reso evidente anche l'errore fondamentale di Marx. Egli ha indicato

con esattezza come realizzare il rovesciamento. Ma non ci ha detto come le cose avrebbero dovuto

procedere dopo. Egli supponeva semplicemente che con l'espropriazione della classe dominante,

con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe

realizzata la Nuova Gerusalemme. Allora, infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni,

l'uomo e il mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto avrebbe potuto

procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il

meglio l'uno per l'altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, Lenin dovette accorgersi che negli scritti

del maestro non si trovava nessun'indicazione sul come procedere. Sì, egli aveva parlato della fase

intermedia della dittatura del proletariato come di una necessità che, però, in un secondo tempo da

sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa « fase intermedia » la conosciamo benissimo e sappiamo

anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce il mondo sano, ma lasciando dietro di sé

una distruzione desolante. Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il

nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è

logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato

che l'uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l'uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha

dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che, una volta messa a

posto l'economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l'uomo, infatti,

non è solo il prodotto di condizioni economiche e non è possibile risanarlo solamente dall'esterno

creando condizioni economiche favorevoli.

 

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