Marx, Darwin,
Feuerbach, Proudhon;
E il regno di dio sulla terra!
Spe Salvi di Ratzinger
Commento
al ventesimo paragrafo
Fra la Rivoluzione Francese e il 1880 assistiamo ad una fase
di trasformazione sociale dal dominio della nobiltà per volontà religiosa, al
dominio della borghesia commerciale, industriale, affarista ecc.
Molta nobiltà, proprio per il possesso di ingenti capitali,
si trasformò anche in borghesia. Le due forme di potere convissero nei paesi
occidentali fino alla seconda guerra mondiale e spesso navigano indistinte
nella società. I titoli nobiliari davano potere politico, cariche
istituzionali, e le religioni cristiane controllarono i vari Stati in tutti i
modi rallentando la trasformazione sociale.
Il modello sociale nella fabbrica era lo stesso modello che
la chiesa cattolica aveva imposto nella società per millecinquecento anni. Le
persone erano delle schiave, dei soggetti privi di diritti e la fabbrica non
faceva altro che riprodurre quel modello nell’organizzazione del lavoro. Il
prete faceva il dio nel paese; il padrone della fabbrica faceva il dio dentro
la fabbrica. Il caporeparto era il dio del reparto che rispondeva al capo dei
capireparto che era il suo dio.
La chiesa cattolica costruì l’orrore nelle fabbriche
spostando dentro la fabbrica l’orrore della società contro cui si era rivoltata
la rivoluzione francese e i cui benefici non furono estesi all’intera società
civile, ma si erano fermati alla borghesia.
Il tentativo di Ratzinger di
separare la sua responsabilità dalle condizioni atroci di lavoro nella fabbrica
è ridicolo; com’era ridicolo il suo tentativo di distogliere l’attenzione dalle
condizioni atroci che lui imponeva all’infanzia.
Le persone prendono consapevolezza di essere ingannate
un po’ alla volta. Dal momento che sono costrette a vivere il terrore
cristiano, la consapevolezza nasce proprio dall’interpretazione. Da quando
Lutero liberalizza la lettura della bibbia, tutti parlano con dio. Tutti si
ritengono i destinatari della parola del dio e tutti pretendono di
appropriarsene. La vita pone delle esigenze alle persone e le persone veicolano
quelle esigenze partendo dai dati culturali che hanno a disposizione.
Alcune citazioni dal libro (cristiano integralista) di
Vincenzo Paglia, “Storia dei poveri in occidente” ci permette di chiarire
alcuni aspetti sociali che porteranno alla Rivoluzione Francese e alle
successive trasformazioni sociali
“Secondo un testo dell’epoca Muntzer
insegnava: “che tutti i beni dovevano essere in comune, com’è scritto negli
atti degli apostoli. E così rese il popolo sì sfrontato che non voleva più lavorare,
ma quando mancava il grano o la tela, andava da un ricco, scelto a caso, e
reclamava in nome dei diritti cristiani. Siccome cristo comanda di far parte a
quelli che si trovano nel bisogno. E quando un ricco non voleva dare di buona
voglia, glielo prendeva con la forza” (da M. Clevenot,
gli uomini della fraternità).
Questo ideale, presentato in modo così radicale,
incontrò la forte resistenza dei ricchi; solo qualcuno pareva rassegnarsi: “se
tale è la volontà di dio, può accadere che l’uomo comune governerà”, scrisse il
14 aprile di quell’anno un principe tedesco. A Muntzer, comunque, parve che l’unica via possibile fosse
l’uso della forza. E appoggiava questa sua convinzione sulla pagina evangelica
ove si afferma che il regno di dio sulla terra si sarebbe imposto con la
violenza: le leghe contadine che egli aveva costituito fin dal 1524 si erano
diffuse in tutto il territorio tedesco e nella primavera del 1525 si
rivoltarono in tutta la regione; i principi, dimenticando le loro divergenze,
fecero fronte unico anche con l’appoggio di Lutero e il 15 maggio sterminarono
l’armata contadina composta di 8.000 uomini”. Pag.
247
“Vi furono autori che vedevano nella deportazione
nelle colonie il mezzo più pratico per risolvere il problema. Richard Eburne, un predicatore
inglese, nel 1624 propose di trasportare ogni anno almeno 1.600 poveri, due per
parrocchia, sull’altra sponda dell’Atlantico; tra il 1620 e il 1640, circa
80.000 inglesi emigrarono in america settentrionale e nelle indie occidentali.
Ma in genere si pensò di “regolare” la loro vita chiudendoli in appositi
istituti, ove veniva aggiunta l’educazione religiosa all’impegno lavorativo.
Un religioso inglese, Williams Perkins,
esprimeva un punto di vista generalmente condiviso, quando diceva: “furfanti,
accattoni, vagabondi... non fanno di solito parte di alcuna società civile, né
di alcuna chiesa particolare: e sono come gambe, e braccia putrefatte, che si
staccano dal corpo. Vagare a destra e a sinistra di anno in anno fino alla
fine, per cercare di procacciarsi il necessario per il corpo, non è
un’occupazione dignitosa, ma la vita di una bestia”. Il lavoro poteva essere la
loro unica forma di salvezza [preciso: lavoro, non il salario!]. Tali idee, già
diffuse nel cinquecento, si imposero ovunque nel secolo successivo. In Francia
si finì per dipingere il lavoro come una forma di ascesi, quasi un esercizio
spirituale; per taluni era addirittura come una preghiera. Un catechismo di
Lione dava tre motivi per giustificare il dovere di lavorare: guadagnarsi da
vivere, evitare l’ozio, ma anche “far penitenza e guadagnarsi il paradiso”.
Questo punto di vista fu rafforzato dall’idea
emergente che la povertà fosse non soltanto utile, ma addirittura necessaria
per la prosperità dello Stato. Le masse dei poveri potevano essere forzate al
lavoro per il benessere dello Stato; e potevano contentarsi delle retribuzioni
anche se erano le più basse possibili. In tal modo si ottenevano
contemporaneamente due obbiettivi: i poveri erano mantenuti laboriosi e la
nazione diventava più competitiva sul piano internazionale. L’interesse
nazionale richiedeva, in altri termini, che le masse fossero tenute in uno
stato di povertà permanente: una “dottrina” dell’utilità della povertà che
giustificò i pesanti provvedimenti contro i poveri.” Pag.301
“Foucault sostiene che
il XVII secolo è l’epoca della grande reclusione dei poveri. [...] Tuttavia la
pratica della reclusione dei poveri è certamente diffusa in tutti i paesi
europei. “Con il lavoro mi nutro, con il lavoro mi punisco”. E’ l’iscrizione
posta sulla porta della casa-lavoro di Amburgo; in quella delle donne di
Amsterdam: “Non temete!Non mi vendico del male, ma costringo al bene. La mia
mano è pesante, ma il cuore è pieno d’amore”. Le due iscrizioni [il lavoro
rende liberi nota mia] esprimono molto bene la filosofia di queste istituzioni
(Hopitaux generaux, Workhouses, Zauchthausern) [campi
di concentramento, nota mia]. Erano in parte case di correzione, in parte sedi
di attività artigiane centralizzate: dovevano raccogliere e isolare tutti quei
gruppi sociali che si supponeva fossero più inclini all’ozio e al disordine,
specialmente gli accattoni e i vagabondi per educarli trasformandoli in
manodopera. [...] In Inghilterra si arriva a proporre che ogni parrocchia abbia
una scuola di lavoro per i bambini: “Ogni parrocchia in cui abbondino i poveri
dovrebbero fondare una scuola di tipo casa di lavoro dove si insegni a lavorare
ai bambini poveri e, in mancanza di tali strutture, oggi vanno in giro per la
parrocchia e sue adiacenze e mezzo mendicando, e mezzo rubando, riescono a
cavarsela alla meno peggio”.” Pag. 302
“Oltre il trasferimento dell’industria verso la
campagna, con il lavoro a domicilio, iniziò in modo massiccio lo sfruttamento
dei fanciulli. A Leida, alla fine del XVI secolo in poi, moltissimi ragazzi e
ragazze, dai sei ai diciotto anni, furono collocati dagli orfanotrofi e dagli
ospizi di mendicità presso fabbricanti di seta della città. Dal 1630, poiché
gli uffici di collocamento non riuscivano a coprire il fabbisogno di manodopera
a poco prezzo, furono importati centinaia di fanciulli dalle regione di Liegi, Aquisgrana e altre località di Leida. Fu persino istituito
un servizio di trasporti organizzato per i fanciulli, sotto la sorveglianza di
un apposito funzionario. Tra il 1638 e il 1671 circa 8000 giovani operai
vennero trasferiti a Leida.” Pag. 300
Questi elementi dovranno essere tenuti ben presente quando
continueremo l’analisi sociale oltre alle condizioni che spinsero le persone
alla Rivoluzione Francese. Questi furono gli elementi sociali che costruirono
l’ideologia del COMUNISMO fino al 1980. E’ vero che il “comunismo” dell’ultimo
secolo si riferiva agli studi marxiani e alle soluzioni sociali di Lenin, ma
tali teorizzazioni appartenevano soltanto alla cultura,
non ai movimenti popolari i quali esprimevano il “comunismo cristiano”.
Infatti, la fine del comunismo è la
fine del cristianesimo politico; ma forse i cristiani ancora non lo
sanno tesi come sono alla ricostruzione dell’assolutismo monarchico. I movimenti
materialisti rivoluzionari che attraverseranno gli ultimi due secoli ebbero la
funzione di traghettare le società civili dal feudalesimo al modernismo
Costituzionale e dal Colonialismo all’indipendenza con tutte le contraddizioni
che tali trasformazioni comportarono. So perfettamente che i protagonisti
vivevano la loro descrizione della verità sociale, che la loro pulsione
indicava, come assoluta, ma era solo la loro verità che si innestava in un
insieme pulsionale sociale che spingeva alla
trasformazione.
Dice Ratzinger:
L'Ottocento non venne meno alla sua fede nel progresso come
nuova forma della speranza umana e continuò a considerare ragione e libertà
come le stelle-guida da seguire sul cammino della speranza. L'avanzare sempre
più veloce dello sviluppo tecnico e l'industrializzazione con esso collegata
crearono, tuttavia, ben presto una situazione sociale del tutto nuova: si formò
la classe dei lavoratori dell'industria e il cosiddetto « proletariato
industriale », le cui terribili condizioni di vita Friedrich
Engels nel 1845 illustrò in modo sconvolgente.”
Non una “fede” nel progresso, ma un bisogno di modificazione
del presente per uscire dall’orrore cristiano. L’uscita dall’orrore cristiano era
una risposta alle pulsioni delle persone. Pulsioni che spingevano le persone a
cercare il nuovo. E mentre le persone cercavano il nuovo, nuove forme di
“utilizzo delle persone” venivano forgiate nella società. Queste “nuove forme
di utilizzo” altro non facevano che riprodurre le categorie di sottomissione orrifica imposta dal cristianesimo. La sottomissione,
intesa come ideologia del possesso delle persone, si riproponeva in “nuove” veicolazioni economiche producendo delle trasformazioni
sociali. Le trasformazioni economiche e sociali, a loro volta, manifestavano
esigenze diverse che costringevano il Comando Sociale a modificare le
condizioni di controllo sociale. Le persone come oggetti di possesso nella
società del dio dei cristiani, del regno di dio, era il metodo di relazione
sociale che veniva riproposto nei rapporti di lavoro industriali. Le persone
oggetto di possesso. I bambini trasformati in oggetti di possesso
dall’industria.
L’industria, il luogo dell’esaltazione della proprietà. Non
la proprietà di oggetti, ma la proprietà degli uomini che trae giustificazione
dal possesso degli oggetti.
Il possesso, prodotto dell’ideologia cristiana, si
trasferisce, nonostante le teorizzazioni marxiane,
nell’industria. Questo perché le teorizzazioni
marxiane non intaccano il condizionamento mentale che i cristiani impongono ai
bambini. In compenso, l’industrializzazione fa circolare il denaro. Il denaro
libera il servo della gleba dal legame col latifondo e permette al servo della
gleba di costruire un rapporto diverso nella società basato sulla ricchezza
economica. Poca cosa, ma dal momento che il mezzo della relazione passa dal
controllo della terra (il feudo) a quello del denaro, aumentando le esigenze
dell’industria di accumulare ricchezza, impongono anche l’allargamento delle
fasce sociali che possono accedere ad una maggiore quantità di prodotti.
Inoltre, aumentando le esigenze della produzione industriale e sociale, si
rende necessario un aumento della scolarità, della cultura e di un diverso
rapporto fra Stato e cittadini!
L’analfabetismo, usato dalla chiesa cattolica come mezzo di
controllo delle persone, diventa un costo che nessuna società è più in grado di
sostenere.
Esistono sempre terribili condizioni di vita di ampi strati
della popolazione, sia che si tratti del proletariato urbano dell’Europa del
XIX secolo, sia che si tratti del proletariato africano che Ratzinger
tenta di mantenere nell’AIDS per usarlo come massa di manovra.
L’origine della miseria è il “regno di dio” che i cristiani
hanno costruito sulla terra e imposto militarmente agli Esseri Umani. Quella
croce che, esaltando la sofferenza, hanno imposto alle persone e davanti alla
quale costringono i bambini a pregare.
Dice Ratzinger:
“Ma il cambiamento avrebbe scosso e rovesciato l'intera
struttura della società borghese. Dopo la rivoluzione borghese del 1789 era
arrivata l'ora per una nuova rivoluzione, quella proletaria: il progresso non
poteva semplicemente avanzare in modo lineare a piccoli passi.”
La rivoluzione del 1789 aveva distrutto il dominio del dio
padrone sugli uomini. Aveva distrutto il regno di dio costruito da Gesù e dai cristiani con tutto il suo bagaglio di
orrori e perversioni superstiziose sociali. Così, come dopo il periodo
Napoleonico iniziò un periodo antiilluministico,
anche negli USA, dopo la rivoluzione massonica che forgiò la Costituzione,
iniziò una reazione antimassonica. Il nuovo si è imposto, ma gli uomini che
dovrebbero vivere il nuovo conoscono solo il modo vecchio con cui costruire le
relazioni fra di loro. Vale anche per l’anticlericalismo che caratterizzò la
spinta sociale che portò all’unità d’Italia. L’anticlericalismo portò all’unità
d’Italia, ma subito dopo l’unità d’Italia fu messa in atto una feroce
repressione clericale. Il nuovo si manifesta, all’improvviso, come accumulo di
tensioni, ma poi ha bisogno di tempo per essere assimilato dagli uomini.
Specialmente dagli uomini che occupano posti nelle Istituzioni. Le masse del
sud Italia appoggiarono Garibaldi; le masse del sud Italia si ribellarono,
tramite il banditismo borbonico-clericale, all’Italia
unita. L’Italia del dopoguerra elaborò la Costituzione della Repubblica, ma
magistrati, poliziotti e funzionari pubblici conoscevano soltanto il metodo clerico-fascista (il
fascismo è clericalismo cattolico e il clericalismo cattolico è fascismo, ma
non esistono termini culturali che associno le due definizioni per la violenza,
militare e culturale, con cui il cristianesimo ha voluto e ottenuto di separarsi
dalla propria ideologia e dalle proprie scelte; la violenza è tale che i media
faticano a comprendere come il progetto sociale del cristianesimo sia il
ripristino della monarchia assoluta: il regno di dio!) con cui costruire e
risolvere le relazioni sociali. Il 1968 fu una rivoluzione sociale che si
trasferì nei costumi, ma oggi assistiamo a un rigurgito clericale il cui scopo
è quello di distruggere la morale Costituzionale per imporre la morale del
possesso delle persone propria del cristianesimo. La miseria è manifestata dal
regno di dio. Ogni uscita dalla miseria sociale, economica e culturale, è una
ribellione sociale al regno del dio dei cristiani: SEMPRE!
Il 1789 libera le emozioni delle persone dalla gabbia in cui
il cristianesimo le ha rinchiuse; ora si tratta di liberare anche la vita degli
Esseri Umani; la loro quotidianità.
In ogni società ci sono delle aggregazioni di individui la
cui qualità della vita incide nella qualità della vita dell’intera società.
L’industrializzazione introduce, fra ampi strati della
popolazione, la “disciplina clericale”. La “disciplina clericale” passando
attraverso la struttura militare degli stati diventa metodo di gestione del
lavoro nelle fabbriche. Le persone, per la prima volta, sentono di essere
coloro che costruiscono la ricchezza. La ricchezza esce dalle loro mani
attraverso la loro partecipazione all’organizzazione del lavoro. Non sono più i
contadini che dipendono dalla terra, dai capricci del tempo e dai ricatti dei
commercianti: sono coloro che costruiscono la ricchezza. Sono coloro che SONO
CAPACI DI COSTRUIRE LA RICCHEZZA. La consapevolezza della loro capacità li
porta alla consapevolezza di essere CAPACI di esercitare sé stessi come
cittadini. Non sono sottomessi alla terra come i contadini, loro manipolano la
materia e trasformano una merce in un prodotto fruibile che, rispondendo ai
bisogni umani, genera ricchezza per chi lo produce e per chi lo usa.
Afferma Ratzinger:
“Ci voleva il salto rivoluzionario. Karl
Marx raccolse questo richiamo del momento e, con vigore di linguaggio e di
pensiero, cercò di avviare questo nuovo passo grande e, come riteneva,
definitivo della storia verso la salvezza – verso quello che Kant aveva qualificato come il « regno di Dio ». Essendosi
dileguata la verità dell'aldilà, si sarebbe ormai trattato di stabilire la
verità dell'aldiquà. La critica del cielo si trasforma nella critica della
terra, la critica della teologia nella critica della politica.”
Marx non ha fatto nessun salto rivoluzionario. Ha preso atto
di tensioni che si esprimevano nella società e le ha lette in funzione di un
futuro possibile. Ma molti futuri erano possibili. Non c’era nessuna salvezza
davanti a Marx. C’era un possibile futuro con rapporti diversi fra le persone
generati dalla produzione economica. Un diverso presente proiettato in un
futuro possibile che il regno di dio aveva fino ad allora negato. Non una
“verità nell’aldiquà”, ma una libertà dalle costrizioni che il regno di dio
aveva imposto agli uomini nel loro presente negando agli Esseri Umani il loro
futuro.
La critica al cielo si trasforma in divenire della terra e la
“critica della teologia” viene sostituita con una critica alla teologia.
Mentre Marx pone le basi dell’etica capitalista e del
liberalismo sociale riprendendo le argomentazioni di Roma Antica in chiave
attuale; Feuerbach pone le basi per il ritorno
all’origine della religione. La religione come legame dell’uomo al mondo in cui
vive e dal quale è prodotto.
Osservava Feuerbach nel 1846 ne
L’essenza della religione:
“Soltanto
nella creazione, dunque, si avvera, si realizza e si esaurisce il dominio. Gli
Dèi pagani, certo, erano già signori della Natura, ma non ne erano i creatori,
e dunque erano soltanto dei monarchi costituzionali, limitati, esercitanti un
potere all’interno di confini definiti, e non dei monarchi assoluti
della Natura, i Pagani, cioè, non erano ancora soprannaturalisti
assoluti, incondizionati, radicali.”
E cosa scopre Feuerbach?
“Ma la
Natura non sarebbe per me, se fosse di
per sé stessa, se avesse dunque in sé stessa il fondamento della propria
esistenza, allora avrebbe proprio per questo anche un’essenza indipendente,
un’esistenza e un’essenza originarie, che sussistono senza riferimento a me,
indipendentemente da me. Il significato della natura, di non essere nulla per sé stessa, ma soltanto un mezzo per l’uomo, risale dunque solo
alla creazione; ma questo significato si rivela soprattutto nei casi in cui
l’uomo, come quando si ritrova in condizioni di bisogno, in pericolo di morte,
entra in collisione con la Natura, e questa viene sacrificata al bene dell’uomo
– nei miracoli. La premessa del miracolo
è dunque la creazione, il miracolo è la conclusio, la conseguenza,
la verità della creazione.” Ludwig Andreas Feuerbach “L’essenza della religione” 1846
E mentre Feuerbach dimostra come la
teologia cristiana sia al di fuori del consesso umano, un bubbone estraneo,
spinge per una riformulazione religiosa delle relazioni fra l’uomo e il mondo
in cui vive. Nel 1844 Charles Darwin elabora la sua
teoria dell’evoluzione e nel 1847 viene pubblicato a Londra “Il manifesto del
Partito Comunista” di Marx. Contemporaneamente, Pierre
Joseph Proudhon nel 1840
pubblica “Che cos’è la proprietà? Ovvero ricerche sul principio del diritto e
del governo”.
Separare il prodotto del sapere di un individuo da un insieme
che lo ha manifestato come esigenza significa riprodurre ancora una volta
l’ideologia cristiana della separazione fra creazione e creato. Significa non
comprendere l’idea degli antichi secondo cui è il presente che crea il nuovo
generandolo; o, se vogliamo usare un’altra terminologia: è il creato che crea!
Così, l’attività creatrice di Zeus si manifesta nell’insieme sociale dal quale
noi separiamo quattro soggetti che assumiamo a simbolo quali manifestazioni dei
bisogni delle pulsioni del sistema sociale europeo della prima metà del 1800.
Nessuno di questi personaggi manifesta una VERITA’, ma
manifestano delle necessità sociali che devono essere liberate dalla VERITA’ e
ciò che manifestano è in contrasto con il regno di dio che Gesù
e i cristiani hanno costruito. Feuerbach individua la
follia del cristianesimo; Darwin la stupidità dell’idea di creazione; Proudhon la necessità degli uomini di non essere degli
oggetti di possesso; Marx la libertà che conduce le persone da suddite a
cittadini!
Tutti principi che non si possono verificare nel “regno del
dio padrone dei cristiani”, ma che necessitano della distruzione del regno di
dio per liberare l’uomo dal giogo del dio padrone.
Ed è Feuerbach ne “L’essenza del cristianesimo”
che svela la volgarità e l’innaturalità della
speranza cristiana in quanto illusione manifestata dalla paura di
autodistruzione dell’individuo che ha fallito nelle relazioni fra sé e
l’infinito. Questo fallimento, lo chiama Dio:
“L’identità
fra soggettività divina e celeste appare anche nelle prove popolari
dell’immortalità. Se non c’è un’altra vita, migliore, allora Dio non è giusto
né buono. La giustizia e la bontà di Dio sono fatte così dipendere dalla
provvidenza degli individui; ma senza giustizia e bontà Dio non è Dio – la
divinità, l’esistenza di Dio è perciò fatta dipendere dall’esistenza degli
individui. Se io non sono immortale non credo in Dio; chi nega l’immortalità,
nega Dio. Ma io non posso assolutamente accettare ciò; tanto è certo Dio, tanto
è certa la mia beatitudine. L’interesse che ci sia Dio coincide con l’interesse
che io sia, che sia eterno. Dio è la mia esistenza recondita, certa; è la
soggettività dei soggetti, la personalità delle persone. Come potrebbe dunque
non spettare alle persone quello che spetta alla personalità? In Dio rendo
appunto presente il mio futuro o piuttosto trasformo un verbo in un sostantivo;
come si potrebbe separare l’uno dall’altro? Dio è l’esistenza corrispondente ai
miei desideri e sentimenti; è il giusto, il buono che soddisfa i miei
desideri. La natura di questo mondo è
un’esistenza che contraddice ai miei desideri ai miei sentimenti. Qui le cose
non stanno come dovrebbero essere – questo mondo passa - , ma Dio è l’essere
che è così come deve essere. Dio soddisfa i miei desideri – questa è solo una
popolare personificazione dell’espressione: Dio è colui che adempie, ossia è la
realtà, il compimento dei miei desideri. Ma l’essere adeguato ai miei desideri,
al mia anelito, è appunto il cielo – quindi, nessuna differenza fra Dio e il
cielo. Dio è la forza grazie alla quale l’uomo realizza la sua felicità eterna
– Dio è la personalità assoluta in cui tutte le singole persone hanno la
certezza della loro assolutezza, della loro beatitudine e immortalità – Dio è
la suprema, ultima certezza della soggettività riguardo alla propria assoluta
verità ed essenzialità.” Essenza del cristianesimo 299-300 Edizioni Laterza.
L’innaturalità della fede cristiana
che uccide la possibilità dell’uomo di aprirsi al proprio futuro possibile.
Ma, a quale futuro l’uomo si apre?
Un futuro privo di una descrizione è un futuro privo di una
VERITA’. Se il futuro è privo di una VERITA’ verso il quale aprirsi, allora
cosa si dispiega davanti all’uomo? La sua realtà!
La realtà in cui l’uomo vive e la cui descrizione tenta di
penetrare mediante la sua attività diventa la VERITA’ oggettiva in cui l’uomo
vive e che modifica in continuazione.
Dice Ratzinger:
Il progresso verso il meglio, verso il mondo
definitivamente buono, non viene più semplicemente dalla scienza, ma dalla
politica – da una politica pensata scientificamente, che sa riconoscere la
struttura della storia e della società ed indica così la strada verso la
rivoluzione, verso il cambiamento di tutte le cose. Con puntuale precisione,
anche se in modo unilateralmente parziale, Marx ha descritto la situazione del
suo tempo ed illustrato con grande capacità analitica le vie verso la
rivoluzione – non solo teoricamente: con il partito comunista, nato dal
manifesto comunista del
cambiamento radicale,
ha affascinato ed affascina tuttora sempre di nuovo. La rivoluzione poi si è
anche verificata nel modo più radicale in Russia.”
Marx descrive i rapporti economici ed Engels le relazioni fra
l’uomo e il mondo in cui vive. Marx ed Engels pongono le basi teoriche e
filosofiche per le società democratiche attuali.
Proviamo a leggere i dieci punti programmatici del manifesto
del partito comunista di Marx del 1847-48:
1)
Espropriazione della proprietà fondiaria ed impiego della rendita fondiaria per
le spese dello stato.
2) Forte
imposta progressiva;
3)
Abolizione del diritto di successione;
4) Confisca
delle proprietà di tutti gli emigranti e di tutti i ribelli;
5)
Centralizzazione dei crediti nelle mani dello stato mediante una banca
nazionale con capitale statale e monopolio esclusivo
6)
Centralizzazione di tutti i mezzi di trasporto nella mani dello stato;
7)
Moltiplicazione delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione,
bonifica e miglioramento del latifondo secondo un piano comune;
8) Lavoro
obbligatorio uguale per tutti; istruzione di eserciti industriali, specialmente
per l’agricoltura;
9)
Unificazione dell’impresa agricola e industriale; misure atte a rimuovere
gradualmente l’antagonismo fra città e campagna;
10)
Educazione pubblica e gratuita di tutti i ragazzi. Abolizione del lavoro in
fabbrica dei ragazzi nella sua forma attuale. Unificazione dell’educazione con
la produzione materiale, eccetera.
C’è forse qualcuno di questi punti che non sia stato attuato
dai vari Stati Europei o che, comunque, le società civili non abbiano dibattuto
partendo dalle loro esigenze effettive? C’è forse un qualche principio che non
sia stato assunto a fondamento delle Costituzioni occidentali?
La proprietà fondiaria e l’uso del latifondo è stata
assorbita dalle necessità sociali; l’imposta progressiva sul reddito e sulla
proprietà è un metodo acquisito da ogni democrazia; la tassa sulla successione
(che di fatto limita la quantità del patrimonio ereditato) è un comportamento
acquisito da ogni democrazia; le confische per necessità politiche e sociali,
sono un comportamento acquisito e regolamentato; il controllo del credito da
parte dello stato è un principio fondamentale compresa la limitazione
dell’usura e il ruolo di controllo delle Banche Centrali e di organismi come la
Consob (al di là di come funzionano); la centralizzazione
dei mezzi di trasporto nelle mani dello Stato è un principio acquisito proprio
per assicurare lo sviluppo del paese anche se si ricorre a concessionarie
private data la complessità dei trasporti di oggi; aumentare fabbriche e
bonifica del territorio, significa curare e favorire lo sviluppo del paese,
basta guardare la proliferazione dei capannoni industriali del Veneto e si
capisce come il principio sia acquisito nelle Istituzioni; il lavoro
obbligatorio uguale per tutti è diventato un “dovere fondamentale della
Costituzione della Repubblica” articolo 4 comma 2; l’antagonismo città e
campagna è stato completamente superato in tutta Europa e le sovvenzioni
elargite ai territori poveri hanno il significato di mantenere sano quel
territorio in quanto patrimonio nazionale; l’educazione pubblica e gratuita di
tutti i ragazzi è diventato un impegno SACRO per ogni società civile, come è
diventato un impegno sacro il sottrarre i ragazzi allo sfruttamento del lavoro,
come è diventato un dovere istituzionale dell’incontro della preparazione
scolastica con le esigenze dell’economia.
La questione centrale è che Marx non indicava un programma
politico rivoluzionario, ma percepiva e manifestava le esigenze espresse dalla
società in cui viveva al di là del tempo e dei mezzi con cui quelle esigenze
sarebbero state soddisfatte. Erano le esigenze delle persone rivoluzionarie
rispetto al regno di dio che violentava i bisogni degli uomini.
Ed è l’inconcepibile che si manifesta in Ratzinger!
Né Marx, né tutti gli altri padri delle società moderne, sono
mai stati i padroni che imponevano delle ideologie alla società, ma erano fra
coloro che esprimevano i bisogni delle società. Bisogni che, al di là di come i
singoli individui ne indicavano le soluzioni, premevano per essere soddisfatti.
Quando questi bisogni non trovavano possibilità di soddisfazione, la situazione
sociale si acutizzava fino ad esplodere. Vale ieri come oggi!
Il cambiamento riguarda i bisogni e il divenire dell’uomo in
cui la filosofia marxiana individua l’assoluto.
L’assoluto, per la filosofia marxiana, è il divenire
dell’uomo nella natura in contrapposizione al cristianesimo che distrugge il
divenire dell’uomo separandolo dalla natura e risolvendo le trasformazioni
dell’uomo nella sua idea del dio padrone. Il dio dei cristiani, padrone e
distruttore del divenire dell’uomo:
“Ecco, l’uomo
è divenuto come uno di noi, avendo la conoscenza del bene e del male: che non
stenda ora la sua mano e non colga dall’albero della vita, per mangiarne e
vivere in eterno.” Genesi 3, 22
Marghera, 19 febbraio 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
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TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
Scrive Ratzinger nel paragrafo 20 dell'enciclica Spe Salvi:
umana
e continuò a considerare ragione e libertà come le stelle-guida da seguire sul
cammino della
speranza.
L'avanzare sempre più veloce dello sviluppo tecnico e l'industrializzazione con
esso
collegata
crearono, tuttavia, ben presto una situazione sociale del tutto nuova: si formò
la classe dei
lavoratori
dell'industria e il cosiddetto « proletariato industriale », le cui terribili
condizioni di vita
Friedrich Engels nel 1845 illustrò in modo sconvolgente. Per il lettore
doveva essere chiaro: questo
non
può continuare; è necessario un cambiamento. Ma il cambiamento avrebbe scosso e
rovesciato
l'intera
struttura della società borghese. Dopo la rivoluzione borghese del 1789 era
arrivata l'ora per
una
nuova rivoluzione, quella proletaria: il progresso non poteva semplicemente
avanzare in modo
lineare
a piccoli passi. Ci voleva il salto rivoluzionario. Karl
Marx raccolse questo richiamo del
momento
e, con vigore di linguaggio e di pensiero, cercò di avviare questo nuovo passo
grande e,
come
riteneva, definitivo della storia verso la salvezza – verso quello che Kant aveva qualificato
come
il « regno di Dio ». Essendosi dileguata la verità dell'aldilà, si sarebbe
ormai trattato di
stabilire
la verità dell'aldiquà. La critica del cielo si trasforma nella critica della
terra, la critica della
teologia
nella critica della politica. Il progresso verso il meglio, verso il mondo
definitivamente
buono,
non viene più semplicemente dalla scienza, ma dalla politica – da una politica
pensata
scientificamente,
che sa riconoscere la struttura della storia e della società ed indica così la
strada
verso
la rivoluzione, verso il cambiamento di tutte le cose. Con puntuale precisione,
anche se in
modo
unilateralmente parziale, Marx ha descritto la situazione del suo tempo ed
illustrato con
grande
capacità analitica le vie verso la rivoluzione – non solo teoricamente: con il
partito
comunista,
nato dal manifesto comunista del
promessa,
grazie all'acutezza delle analisi e alla chiara indicazione degli strumenti per
il
cambiamento
radicale, ha affascinato ed affascina tuttora sempre di nuovo. La rivoluzione
poi si è
anche
verificata nel modo più radicale in Russia.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!