Marx, Darwin,

 

Feuerbach, Proudhon;

 

E il regno di dio sulla terra!

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al ventesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Fra la Rivoluzione Francese e il 1880 assistiamo ad una fase di trasformazione sociale dal dominio della nobiltà per volontà religiosa, al dominio della borghesia commerciale, industriale, affarista ecc.

Molta nobiltà, proprio per il possesso di ingenti capitali, si trasformò anche in borghesia. Le due forme di potere convissero nei paesi occidentali fino alla seconda guerra mondiale e spesso navigano indistinte nella società. I titoli nobiliari davano potere politico, cariche istituzionali, e le religioni cristiane controllarono i vari Stati in tutti i modi rallentando la trasformazione sociale.

Il modello sociale nella fabbrica era lo stesso modello che la chiesa cattolica aveva imposto nella società per millecinquecento anni. Le persone erano delle schiave, dei soggetti privi di diritti e la fabbrica non faceva altro che riprodurre quel modello nell’organizzazione del lavoro. Il prete faceva il dio nel paese; il padrone della fabbrica faceva il dio dentro la fabbrica. Il caporeparto era il dio del reparto che rispondeva al capo dei capireparto che era il suo dio.

La chiesa cattolica costruì l’orrore nelle fabbriche spostando dentro la fabbrica l’orrore della società contro cui si era rivoltata la rivoluzione francese e i cui benefici non furono estesi all’intera società civile, ma si erano fermati alla borghesia.

Il tentativo di Ratzinger di separare la sua responsabilità dalle condizioni atroci di lavoro nella fabbrica è ridicolo; com’era ridicolo il suo tentativo di distogliere l’attenzione dalle condizioni atroci che lui imponeva all’infanzia.

 Le persone prendono consapevolezza di essere ingannate un po’ alla volta. Dal momento che sono costrette a vivere il terrore cristiano, la consapevolezza nasce proprio dall’interpretazione. Da quando Lutero liberalizza la lettura della bibbia, tutti parlano con dio. Tutti si ritengono i destinatari della parola del dio e tutti pretendono di appropriarsene. La vita pone delle esigenze alle persone e le persone veicolano quelle esigenze partendo dai dati culturali che hanno a disposizione.

Alcune citazioni dal libro (cristiano integralista) di Vincenzo Paglia, “Storia dei poveri in occidente” ci permette di chiarire alcuni aspetti sociali che porteranno alla Rivoluzione Francese e alle successive trasformazioni sociali

 

“Secondo un testo dell’epoca Muntzer insegnava: “che tutti i beni dovevano essere in comune, com’è scritto negli atti degli apostoli. E così rese il popolo sì sfrontato che non voleva più lavorare, ma quando mancava il grano o la tela, andava da un ricco, scelto a caso, e reclamava in nome dei diritti cristiani. Siccome cristo comanda di far parte a quelli che si trovano nel bisogno. E quando un ricco non voleva dare di buona voglia, glielo prendeva con la forza” (da M. Clevenot, gli uomini della fraternità).

Questo ideale, presentato in modo così radicale, incontrò la forte resistenza dei ricchi; solo qualcuno pareva rassegnarsi: “se tale è la volontà di dio, può accadere che l’uomo comune governerà”, scrisse il 14 aprile di quell’anno un principe tedesco. A Muntzer, comunque, parve che l’unica via possibile fosse l’uso della forza. E appoggiava questa sua convinzione sulla pagina evangelica ove si afferma che il regno di dio sulla terra si sarebbe imposto con la violenza: le leghe contadine che egli aveva costituito fin dal 1524 si erano diffuse in tutto il territorio tedesco e nella primavera del 1525 si rivoltarono in tutta la regione; i principi, dimenticando le loro divergenze, fecero fronte unico anche con l’appoggio di Lutero e il 15 maggio sterminarono l’armata contadina composta di 8.000 uomini”. Pag. 247

 

“Vi furono autori che vedevano nella deportazione nelle colonie il mezzo più pratico per risolvere il problema. Richard Eburne, un predicatore inglese, nel 1624 propose di trasportare ogni anno almeno 1.600 poveri, due per parrocchia, sull’altra sponda dell’Atlantico; tra il 1620 e il 1640, circa 80.000 inglesi emigrarono in america settentrionale e nelle indie occidentali. Ma in genere si pensò di “regolare” la loro vita chiudendoli in appositi istituti, ove veniva aggiunta l’educazione religiosa all’impegno lavorativo.

Un religioso inglese, Williams Perkins, esprimeva un punto di vista generalmente condiviso, quando diceva: “furfanti, accattoni, vagabondi... non fanno di solito parte di alcuna società civile, né di alcuna chiesa particolare: e sono come gambe, e braccia putrefatte, che si staccano dal corpo. Vagare a destra e a sinistra di anno in anno fino alla fine, per cercare di procacciarsi il necessario per il corpo, non è un’occupazione dignitosa, ma la vita di una bestia”. Il lavoro poteva essere la loro unica forma di salvezza [preciso: lavoro, non il salario!]. Tali idee, già diffuse nel cinquecento, si imposero ovunque nel secolo successivo. In Francia si finì per dipingere il lavoro come una forma di ascesi, quasi un esercizio spirituale; per taluni era addirittura come una preghiera. Un catechismo di Lione dava tre motivi per giustificare il dovere di lavorare: guadagnarsi da vivere, evitare l’ozio, ma anche “far penitenza e guadagnarsi il paradiso”.

Questo punto di vista fu rafforzato dall’idea emergente che la povertà fosse non soltanto utile, ma addirittura necessaria per la prosperità dello Stato. Le masse dei poveri potevano essere forzate al lavoro per il benessere dello Stato; e potevano contentarsi delle retribuzioni anche se erano le più basse possibili. In tal modo si ottenevano contemporaneamente due obbiettivi: i poveri erano mantenuti laboriosi e la nazione diventava più competitiva sul piano internazionale. L’interesse nazionale richiedeva, in altri termini, che le masse fossero tenute in uno stato di povertà permanente: una “dottrina” dell’utilità della povertà che giustificò i pesanti provvedimenti contro i poveri.” Pag.301

 

Foucault sostiene che il XVII secolo è l’epoca della grande reclusione dei poveri. [...] Tuttavia la pratica della reclusione dei poveri è certamente diffusa in tutti i paesi europei. “Con il lavoro mi nutro, con il lavoro mi punisco”. E’ l’iscrizione posta sulla porta della casa-lavoro di Amburgo; in quella delle donne di Amsterdam: “Non temete!Non mi vendico del male, ma costringo al bene. La mia mano è pesante, ma il cuore è pieno d’amore”. Le due iscrizioni [il lavoro rende liberi nota mia] esprimono molto bene la filosofia di queste istituzioni (Hopitaux generaux, Workhouses, Zauchthausern) [campi di concentramento, nota mia]. Erano in parte case di correzione, in parte sedi di attività artigiane centralizzate: dovevano raccogliere e isolare tutti quei gruppi sociali che si supponeva fossero più inclini all’ozio e al disordine, specialmente gli accattoni e i vagabondi per educarli trasformandoli in manodopera. [...] In Inghilterra si arriva a proporre che ogni parrocchia abbia una scuola di lavoro per i bambini: “Ogni parrocchia in cui abbondino i poveri dovrebbero fondare una scuola di tipo casa di lavoro dove si insegni a lavorare ai bambini poveri e, in mancanza di tali strutture, oggi vanno in giro per la parrocchia e sue adiacenze e mezzo mendicando, e mezzo rubando, riescono a cavarsela alla meno peggio”.” Pag. 302

 

“Oltre il trasferimento dell’industria verso la campagna, con il lavoro a domicilio, iniziò in modo massiccio lo sfruttamento dei fanciulli. A Leida, alla fine del XVI secolo in poi, moltissimi ragazzi e ragazze, dai sei ai diciotto anni, furono collocati dagli orfanotrofi e dagli ospizi di mendicità presso fabbricanti di seta della città. Dal 1630, poiché gli uffici di collocamento non riuscivano a coprire il fabbisogno di manodopera a poco prezzo, furono importati centinaia di fanciulli dalle regione di Liegi, Aquisgrana e altre località di Leida. Fu persino istituito un servizio di trasporti organizzato per i fanciulli, sotto la sorveglianza di un apposito funzionario. Tra il 1638 e il 1671 circa 8000 giovani operai vennero trasferiti a Leida.” Pag. 300

 

Questi elementi dovranno essere tenuti ben presente quando continueremo l’analisi sociale oltre alle condizioni che spinsero le persone alla Rivoluzione Francese. Questi furono gli elementi sociali che costruirono l’ideologia del COMUNISMO fino al 1980. E’ vero che il “comunismo” dell’ultimo secolo si riferiva agli studi marxiani e alle soluzioni sociali di Lenin, ma tali teorizzazioni appartenevano soltanto alla cultura, non ai movimenti popolari i quali esprimevano il “comunismo cristiano”. Infatti, la fine del comunismo è la fine del cristianesimo politico; ma forse i cristiani ancora non lo sanno tesi come sono alla ricostruzione dell’assolutismo monarchico. I movimenti materialisti rivoluzionari che attraverseranno gli ultimi due secoli ebbero la funzione di traghettare le società civili dal feudalesimo al modernismo Costituzionale e dal Colonialismo all’indipendenza con tutte le contraddizioni che tali trasformazioni comportarono. So perfettamente che i protagonisti vivevano la loro descrizione della verità sociale, che la loro pulsione indicava, come assoluta, ma era solo la loro verità che si innestava in un insieme pulsionale sociale che spingeva alla trasformazione.

 

Dice Ratzinger:

 

L'Ottocento non venne meno alla sua fede nel progresso come nuova forma della speranza umana e continuò a considerare ragione e libertà come le stelle-guida da seguire sul cammino della speranza. L'avanzare sempre più veloce dello sviluppo tecnico e l'industrializzazione con esso collegata crearono, tuttavia, ben presto una situazione sociale del tutto nuova: si formò la classe dei lavoratori dell'industria e il cosiddetto « proletariato industriale », le cui terribili condizioni di vita Friedrich Engels nel 1845 illustrò in modo sconvolgente.”

 

Non una “fede” nel progresso, ma un bisogno di modificazione del presente per uscire dall’orrore cristiano. L’uscita dall’orrore cristiano era una risposta alle pulsioni delle persone. Pulsioni che spingevano le persone a cercare il nuovo. E mentre le persone cercavano il nuovo, nuove forme di “utilizzo delle persone” venivano forgiate nella società. Queste “nuove forme di utilizzo” altro non facevano che riprodurre le categorie di sottomissione orrifica imposta dal cristianesimo. La sottomissione, intesa come ideologia del possesso delle persone, si riproponeva in “nuove” veicolazioni economiche producendo delle trasformazioni sociali. Le trasformazioni economiche e sociali, a loro volta, manifestavano esigenze diverse che costringevano il Comando Sociale a modificare le condizioni di controllo sociale. Le persone come oggetti di possesso nella società del dio dei cristiani, del regno di dio, era il metodo di relazione sociale che veniva riproposto nei rapporti di lavoro industriali. Le persone oggetto di possesso. I bambini trasformati in oggetti di possesso dall’industria.

L’industria, il luogo dell’esaltazione della proprietà. Non la proprietà di oggetti, ma la proprietà degli uomini che trae giustificazione dal possesso degli oggetti.

Il possesso, prodotto dell’ideologia cristiana, si trasferisce, nonostante le teorizzazioni marxiane, nell’industria. Questo perché le teorizzazioni marxiane non intaccano il condizionamento mentale che i cristiani impongono ai bambini. In compenso, l’industrializzazione fa circolare il denaro. Il denaro libera il servo della gleba dal legame col latifondo e permette al servo della gleba di costruire un rapporto diverso nella società basato sulla ricchezza economica. Poca cosa, ma dal momento che il mezzo della relazione passa dal controllo della terra (il feudo) a quello del denaro, aumentando le esigenze dell’industria di accumulare ricchezza, impongono anche l’allargamento delle fasce sociali che possono accedere ad una maggiore quantità di prodotti. Inoltre, aumentando le esigenze della produzione industriale e sociale, si rende necessario un aumento della scolarità, della cultura e di un diverso rapporto fra Stato e cittadini!

L’analfabetismo, usato dalla chiesa cattolica come mezzo di controllo delle persone, diventa un costo che nessuna società è più in grado di sostenere.

Esistono sempre terribili condizioni di vita di ampi strati della popolazione, sia che si tratti del proletariato urbano dell’Europa del XIX secolo, sia che si tratti del proletariato africano che Ratzinger tenta di mantenere nell’AIDS per usarlo come massa di manovra.

L’origine della miseria è il “regno di dio” che i cristiani hanno costruito sulla terra e imposto militarmente agli Esseri Umani. Quella croce che, esaltando la sofferenza, hanno imposto alle persone e davanti alla quale costringono i bambini a pregare.

 

Dice Ratzinger:

 

Ma il cambiamento avrebbe scosso e rovesciato l'intera struttura della società borghese. Dopo la rivoluzione borghese del 1789 era arrivata l'ora per una nuova rivoluzione, quella proletaria: il progresso non poteva semplicemente avanzare in modo lineare a piccoli passi.”

 

La rivoluzione del 1789 aveva distrutto il dominio del dio padrone sugli uomini. Aveva distrutto il regno di dio costruito da Gesù e dai cristiani con tutto il suo bagaglio di orrori  e perversioni superstiziose sociali. Così, come dopo il periodo Napoleonico iniziò un periodo antiilluministico, anche negli USA, dopo la rivoluzione massonica che forgiò la Costituzione, iniziò una reazione antimassonica. Il nuovo si è imposto, ma gli uomini che dovrebbero vivere il nuovo conoscono solo il modo vecchio con cui costruire le relazioni fra di loro. Vale anche per l’anticlericalismo che caratterizzò la spinta sociale che portò all’unità d’Italia. L’anticlericalismo portò all’unità d’Italia, ma subito dopo l’unità d’Italia fu messa in atto una feroce repressione clericale. Il nuovo si manifesta, all’improvviso, come accumulo di tensioni, ma poi ha bisogno di tempo per essere assimilato dagli uomini. Specialmente dagli uomini che occupano posti nelle Istituzioni. Le masse del sud Italia appoggiarono Garibaldi; le masse del sud Italia si ribellarono, tramite il banditismo borbonico-clericale, all’Italia unita. L’Italia del dopoguerra elaborò la Costituzione della Repubblica, ma magistrati, poliziotti e funzionari pubblici conoscevano soltanto il metodo clerico-fascista (il fascismo è clericalismo cattolico e il clericalismo cattolico è fascismo, ma non esistono termini culturali che associno le due definizioni per la violenza, militare e culturale, con cui il cristianesimo ha voluto e ottenuto di separarsi dalla propria ideologia e dalle proprie scelte; la violenza è tale che i media faticano a comprendere come il progetto sociale del cristianesimo sia il ripristino della monarchia assoluta: il regno di dio!) con cui costruire e risolvere le relazioni sociali. Il 1968 fu una rivoluzione sociale che si trasferì nei costumi, ma oggi assistiamo a un rigurgito clericale il cui scopo è quello di distruggere la morale Costituzionale per imporre la morale del possesso delle persone propria del cristianesimo. La miseria è manifestata dal regno di dio. Ogni uscita dalla miseria sociale, economica e culturale, è una ribellione sociale al regno del dio dei cristiani: SEMPRE!

 

Il 1789 libera le emozioni delle persone dalla gabbia in cui il cristianesimo le ha rinchiuse; ora si tratta di liberare anche la vita degli Esseri Umani; la loro quotidianità.

In ogni società ci sono delle aggregazioni di individui la cui qualità della vita incide nella qualità della vita dell’intera società.

L’industrializzazione introduce, fra ampi strati della popolazione, la “disciplina clericale”. La “disciplina clericale” passando attraverso la struttura militare degli stati diventa metodo di gestione del lavoro nelle fabbriche. Le persone, per la prima volta, sentono di essere coloro che costruiscono la ricchezza. La ricchezza esce dalle loro mani attraverso la loro partecipazione all’organizzazione del lavoro. Non sono più i contadini che dipendono dalla terra, dai capricci del tempo e dai ricatti dei commercianti: sono coloro che costruiscono la ricchezza. Sono coloro che SONO CAPACI DI COSTRUIRE LA RICCHEZZA. La consapevolezza della loro capacità li porta alla consapevolezza di essere CAPACI di esercitare sé stessi come cittadini. Non sono sottomessi alla terra come i contadini, loro manipolano la materia e trasformano una merce in un prodotto fruibile che, rispondendo ai bisogni umani, genera ricchezza per chi lo produce e per chi lo usa.

  

Afferma Ratzinger:

 

Ci voleva il salto rivoluzionario. Karl Marx raccolse questo richiamo del momento e, con vigore di linguaggio e di pensiero, cercò di avviare questo nuovo passo grande e, come riteneva, definitivo della storia verso la salvezza – verso quello che Kant aveva qualificato come il « regno di Dio ». Essendosi dileguata la verità dell'aldilà, si sarebbe ormai trattato di stabilire la verità dell'aldiquà. La critica del cielo si trasforma nella critica della terra, la critica della teologia nella critica della politica.”

 

Marx non ha fatto nessun salto rivoluzionario. Ha preso atto di tensioni che si esprimevano nella società e le ha lette in funzione di un futuro possibile. Ma molti futuri erano possibili. Non c’era nessuna salvezza davanti a Marx. C’era un possibile futuro con rapporti diversi fra le persone generati dalla produzione economica. Un diverso presente proiettato in un futuro possibile che il regno di dio aveva fino ad allora negato. Non una “verità nell’aldiquà”, ma una libertà dalle costrizioni che il regno di dio aveva imposto agli uomini nel loro presente negando agli Esseri Umani il loro futuro.

La critica al cielo si trasforma in divenire della terra e la “critica della teologia” viene sostituita con una critica alla teologia.

Mentre Marx pone le basi dell’etica capitalista e del liberalismo sociale riprendendo le argomentazioni di Roma Antica in chiave attuale; Feuerbach pone le basi per il ritorno all’origine della religione. La religione come legame dell’uomo al mondo in cui vive e dal quale è prodotto.

Osservava Feuerbach nel 1846 ne L’essenza della religione:

 

“Soltanto nella creazione, dunque, si avvera, si realizza e si esaurisce il dominio. Gli Dèi pagani, certo, erano già signori della Natura, ma non ne erano i creatori, e dunque erano soltanto dei monarchi costituzionali, limitati, esercitanti un potere all’interno di confini definiti, e non dei monarchi assoluti della Natura, i Pagani, cioè, non erano ancora soprannaturalisti assoluti, incondizionati, radicali.”

 

E cosa scopre Feuerbach?

 

“Ma la Natura non sarebbe per me, se fosse di per sé stessa, se avesse dunque in sé stessa il fondamento della propria esistenza, allora avrebbe proprio per questo anche un’essenza indipendente, un’esistenza e un’essenza originarie, che sussistono senza riferimento a me, indipendentemente da me. Il significato della natura, di non essere nulla per sé stessa, ma soltanto un mezzo per l’uomo, risale dunque solo alla creazione; ma questo significato si rivela soprattutto nei casi in cui l’uomo, come quando si ritrova in condizioni di bisogno, in pericolo di morte, entra in collisione con la Natura, e questa viene sacrificata al bene dell’uomo – nei miracoli. La premessa del miracolo è dunque la creazione, il miracolo è la conclusio, la conseguenza, la verità della creazione.” Ludwig Andreas Feuerbach “L’essenza della religione” 1846

 

E mentre Feuerbach dimostra come la teologia cristiana sia al di fuori del consesso umano, un bubbone estraneo, spinge per una riformulazione religiosa delle relazioni fra l’uomo e il mondo in cui vive. Nel 1844 Charles Darwin elabora la sua teoria dell’evoluzione e nel 1847 viene pubblicato a Londra “Il manifesto del Partito Comunista” di Marx. Contemporaneamente, Pierre Joseph Proudhon nel 1840 pubblica “Che cos’è la proprietà? Ovvero ricerche sul principio del diritto e del governo”.

Separare il prodotto del sapere di un individuo da un insieme che lo ha manifestato come esigenza significa riprodurre ancora una volta l’ideologia cristiana della separazione fra creazione e creato. Significa non comprendere l’idea degli antichi secondo cui è il presente che crea il nuovo generandolo; o, se vogliamo usare un’altra terminologia: è il creato che crea! Così, l’attività creatrice di Zeus si manifesta nell’insieme sociale dal quale noi separiamo quattro soggetti che assumiamo a simbolo quali manifestazioni dei bisogni delle pulsioni del sistema sociale europeo della prima metà del 1800.

Nessuno di questi personaggi manifesta una VERITA’, ma manifestano delle necessità sociali che devono essere liberate dalla VERITA’ e ciò che manifestano è in contrasto con il regno di dio che Gesù e i cristiani hanno costruito. Feuerbach individua la follia del cristianesimo; Darwin la stupidità dell’idea di creazione; Proudhon la necessità degli uomini di non essere degli oggetti di possesso; Marx la libertà che conduce le persone da suddite a cittadini!

Tutti principi che non si possono verificare nel “regno del dio padrone dei cristiani”, ma che necessitano della distruzione del regno di dio per liberare l’uomo dal giogo del dio padrone.

 

Ed è Feuerbach ne “L’essenza del cristianesimo” che svela la volgarità e l’innaturalità della speranza cristiana in quanto illusione manifestata dalla paura di autodistruzione dell’individuo che ha fallito nelle relazioni fra sé e l’infinito. Questo fallimento, lo chiama Dio:

 

“L’identità fra soggettività divina e celeste appare anche nelle prove popolari dell’immortalità. Se non c’è un’altra vita, migliore, allora Dio non è giusto né buono. La giustizia e la bontà di Dio sono fatte così dipendere dalla provvidenza degli individui; ma senza giustizia e bontà Dio non è Dio – la divinità, l’esistenza di Dio è perciò fatta dipendere dall’esistenza degli individui. Se io non sono immortale non credo in Dio; chi nega l’immortalità, nega Dio. Ma io non posso assolutamente accettare ciò; tanto è certo Dio, tanto è certa la mia beatitudine. L’interesse che ci sia Dio coincide con l’interesse che io sia, che sia eterno. Dio è la mia esistenza recondita, certa; è la soggettività dei soggetti, la personalità delle persone. Come potrebbe dunque non spettare alle persone quello che spetta alla personalità? In Dio rendo appunto presente il mio futuro o piuttosto trasformo un verbo in un sostantivo; come si potrebbe separare l’uno dall’altro? Dio è l’esistenza corrispondente ai miei desideri e sentimenti; è il giusto, il buono che soddisfa i miei desideri.  La natura di questo mondo è un’esistenza che contraddice ai miei desideri ai miei sentimenti. Qui le cose non stanno come dovrebbero essere – questo mondo passa - , ma Dio è l’essere che è così come deve essere. Dio soddisfa i miei desideri – questa è solo una popolare personificazione dell’espressione: Dio è colui che adempie, ossia è la realtà, il compimento dei miei desideri. Ma l’essere adeguato ai miei desideri, al mia anelito, è appunto il cielo – quindi, nessuna differenza fra Dio e il cielo. Dio è la forza grazie alla quale l’uomo realizza la sua felicità eterna – Dio è la personalità assoluta in cui tutte le singole persone hanno la certezza della loro assolutezza, della loro beatitudine e immortalità – Dio è la suprema, ultima certezza della soggettività riguardo alla propria assoluta verità ed essenzialità.” Essenza del cristianesimo 299-300 Edizioni Laterza.

 

L’innaturalità della fede cristiana che uccide la possibilità dell’uomo di aprirsi al proprio futuro possibile.

Ma, a quale futuro l’uomo si apre?

Un futuro privo di una descrizione è un futuro privo di una VERITA’. Se il futuro è privo di una VERITA’ verso il quale aprirsi, allora cosa si dispiega davanti all’uomo? La sua realtà!

La realtà in cui l’uomo vive e la cui descrizione tenta di penetrare mediante la sua attività diventa la VERITA’ oggettiva in cui l’uomo vive e che modifica in continuazione.

 

Dice Ratzinger:

 

 Il progresso verso il meglio, verso il mondo definitivamente buono, non viene più semplicemente dalla scienza, ma dalla politica – da una politica pensata scientificamente, che sa riconoscere la struttura della storia e della società ed indica così la strada verso la rivoluzione, verso il cambiamento di tutte le cose. Con puntuale precisione, anche se in modo unilateralmente parziale, Marx ha descritto la situazione del suo tempo ed illustrato con grande capacità analitica le vie verso la rivoluzione – non solo teoricamente: con il partito comunista, nato dal manifesto comunista del 1848, l'ha anche concretamente avviata. La sua promessa, grazie all'acutezza delle analisi e alla chiara indicazione degli strumenti per il

cambiamento radicale, ha affascinato ed affascina tuttora sempre di nuovo. La rivoluzione poi si è anche verificata nel modo più radicale in Russia.”

 

Marx descrive i rapporti economici ed Engels le relazioni fra l’uomo e il mondo in cui vive. Marx ed Engels pongono le basi teoriche e filosofiche per le società democratiche attuali.

Proviamo a leggere i dieci punti programmatici del manifesto del partito comunista di Marx del 1847-48:

 

1) Espropriazione della proprietà fondiaria ed impiego della rendita fondiaria per le spese dello stato.

2) Forte imposta progressiva;

3) Abolizione del diritto di successione;

4) Confisca delle proprietà di tutti gli emigranti e di tutti i ribelli;

5) Centralizzazione dei crediti nelle mani dello stato mediante una banca nazionale con capitale statale e monopolio esclusivo

6) Centralizzazione di tutti i mezzi di trasporto nella mani dello stato;

7) Moltiplicazione delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione, bonifica e miglioramento del latifondo secondo un piano comune;

8) Lavoro obbligatorio uguale per tutti; istruzione di eserciti industriali, specialmente per l’agricoltura;

9) Unificazione dell’impresa agricola e industriale; misure atte a rimuovere gradualmente l’antagonismo fra città e campagna;

10) Educazione pubblica e gratuita di tutti i ragazzi. Abolizione del lavoro in fabbrica dei ragazzi nella sua forma attuale. Unificazione dell’educazione con la produzione materiale, eccetera.

 

C’è forse qualcuno di questi punti che non sia stato attuato dai vari Stati Europei o che, comunque, le società civili non abbiano dibattuto partendo dalle loro esigenze effettive? C’è forse un qualche principio che non sia stato assunto a fondamento delle Costituzioni occidentali?

La proprietà fondiaria e l’uso del latifondo è stata assorbita dalle necessità sociali; l’imposta progressiva sul reddito e sulla proprietà è un metodo acquisito da ogni democrazia; la tassa sulla successione (che di fatto limita la quantità del patrimonio ereditato) è un comportamento acquisito da ogni democrazia; le confische per necessità politiche e sociali, sono un comportamento acquisito e regolamentato; il controllo del credito da parte dello stato è un principio fondamentale compresa la limitazione dell’usura e il ruolo di controllo delle Banche Centrali e di organismi come la Consob (al di là di come funzionano); la centralizzazione dei mezzi di trasporto nelle mani dello Stato è un principio acquisito proprio per assicurare lo sviluppo del paese anche se si ricorre a concessionarie private data la complessità dei trasporti di oggi; aumentare fabbriche e bonifica del territorio, significa curare e favorire lo sviluppo del paese, basta guardare la proliferazione dei capannoni industriali del Veneto e si capisce come il principio sia acquisito nelle Istituzioni; il lavoro obbligatorio uguale per tutti è diventato un “dovere fondamentale della Costituzione della Repubblica” articolo 4 comma 2; l’antagonismo città e campagna è stato completamente superato in tutta Europa e le sovvenzioni elargite ai territori poveri hanno il significato di mantenere sano quel territorio in quanto patrimonio nazionale; l’educazione pubblica e gratuita di tutti i ragazzi è diventato un impegno SACRO per ogni società civile, come è diventato un impegno sacro il sottrarre i ragazzi allo sfruttamento del lavoro, come è diventato un dovere istituzionale dell’incontro della preparazione scolastica con le esigenze dell’economia.

La questione centrale è che Marx non indicava un programma politico rivoluzionario, ma percepiva e manifestava le esigenze espresse dalla società in cui viveva al di là del tempo e dei mezzi con cui quelle esigenze sarebbero state soddisfatte. Erano le esigenze delle persone rivoluzionarie rispetto al regno di dio che violentava i bisogni degli uomini.

Ed è l’inconcepibile che si manifesta in Ratzinger!

Né Marx, né tutti gli altri padri delle società moderne, sono mai stati i padroni che imponevano delle ideologie alla società, ma erano fra coloro che esprimevano i bisogni delle società. Bisogni che, al di là di come i singoli individui ne indicavano le soluzioni, premevano per essere soddisfatti. Quando questi bisogni non trovavano possibilità di soddisfazione, la situazione sociale si acutizzava fino ad esplodere. Vale ieri come oggi!

Il cambiamento riguarda i bisogni e il divenire dell’uomo in cui la filosofia marxiana individua l’assoluto.

L’assoluto, per la filosofia marxiana, è il divenire dell’uomo nella natura in contrapposizione al cristianesimo che distrugge il divenire dell’uomo separandolo dalla natura e risolvendo le trasformazioni dell’uomo nella sua idea del dio padrone. Il dio dei cristiani, padrone e distruttore del divenire dell’uomo:

“Ecco, l’uomo è divenuto come uno di noi, avendo la conoscenza del bene e del male: che non stenda ora la sua mano e non colga dall’albero della vita, per mangiarne e vivere in eterno.” Genesi 3, 22

Marghera, 19 febbraio 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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Scrive Ratzinger nel paragrafo 20 dell'enciclica Spe Salvi:

20. L'Ottocento non venne meno alla sua fede nel progresso come nuova forma della speranza

umana e continuò a considerare ragione e libertà come le stelle-guida da seguire sul cammino della

speranza. L'avanzare sempre più veloce dello sviluppo tecnico e l'industrializzazione con esso

collegata crearono, tuttavia, ben presto una situazione sociale del tutto nuova: si formò la classe dei

lavoratori dell'industria e il cosiddetto « proletariato industriale », le cui terribili condizioni di vita

Friedrich Engels nel 1845 illustrò in modo sconvolgente. Per il lettore doveva essere chiaro: questo

non può continuare; è necessario un cambiamento. Ma il cambiamento avrebbe scosso e rovesciato

l'intera struttura della società borghese. Dopo la rivoluzione borghese del 1789 era arrivata l'ora per

una nuova rivoluzione, quella proletaria: il progresso non poteva semplicemente avanzare in modo

lineare a piccoli passi. Ci voleva il salto rivoluzionario. Karl Marx raccolse questo richiamo del

momento e, con vigore di linguaggio e di pensiero, cercò di avviare questo nuovo passo grande e,

come riteneva, definitivo della storia verso la salvezza – verso quello che Kant aveva qualificato

come il « regno di Dio ». Essendosi dileguata la verità dell'aldilà, si sarebbe ormai trattato di

stabilire la verità dell'aldiquà. La critica del cielo si trasforma nella critica della terra, la critica della

teologia nella critica della politica. Il progresso verso il meglio, verso il mondo definitivamente

buono, non viene più semplicemente dalla scienza, ma dalla politica – da una politica pensata

scientificamente, che sa riconoscere la struttura della storia e della società ed indica così la strada

verso la rivoluzione, verso il cambiamento di tutte le cose. Con puntuale precisione, anche se in

modo unilateralmente parziale, Marx ha descritto la situazione del suo tempo ed illustrato con

grande capacità analitica le vie verso la rivoluzione – non solo teoricamente: con il partito

comunista, nato dal manifesto comunista del 1848, l'ha anche concretamente avviata. La sua

promessa, grazie all'acutezza delle analisi e alla chiara indicazione degli strumenti per il

cambiamento radicale, ha affascinato ed affascina tuttora sempre di nuovo. La rivoluzione poi si è

anche verificata nel modo più radicale in Russia.

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