“L’ideologia del campo di sterminio

 

calato nella vita degli uomini:

 

la realtà dell’ebraismo e del cristianesimo!”

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al diciasettesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Ciò che l’uomo, secondo Ratzinger, aveva perso sta solo in ciò che Ratzinger, per le sue scelte della sua vita ha perso.

Ratzinger spaccia la sua disperazione personale, che manifesta con la sofferenza psico-fisica, per ciò che l’uomo avrebbe perso.

Non esiste un “pensare il mondo” distinto dal divenuto dell’Essere Umano che “pensa il mondo”. E la sua “forma pensiero” del mondo altro non è che sintesi del suo divenuto e delle giustificazione delle sue scelte.

E’ questo il motivo per il quale le affermazioni di Ratzinger del tipo “Chi legge queste affermazioni e vi riflette con attenzione, vi riconosce un passaggio sconcertante...” si trasformano in pura e semplice proiezione soggettiva che diventa farneticazione quando afferma che tali proiezioni debbono essere condivise mediante il “riflettere con attenzione”. Ratzinger offende e il meccanismo di offesa messo in atto da Ratzinger è lo stesso meccanismo mentale con cui i Ratzinger precedenti hanno sempre imposto la tortura agli eretici. Quel meccanismo che giustifica i ferri roventi e i roghi per impedire alle persone di sviluppare quel relativismo culturale che l’assolutismo cristiano vede con orrore.

Bisogna partire da questa considerazione per comprendere l’aggressione che Ratzinger porta alla cultura sociale con le affermazioni nel diciasettesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi.

 

Dice Ratzinger:

 

“Chi legge queste affermazioni e vi riflette con attenzione, vi riconosce un passaggio sconcertante: fino a quel momento il ricupero di ciò che l'uomo nella cacciata dal paradiso terrestre aveva perso si attendeva dalla fede in Gesù Cristo, e in questo si vedeva la « redenzione ». Ora questa « redenzione », la restaurazione del « paradiso » perduto, non si attende più dalla fede, ma dal collegamento appena scoperto tra scienza e prassi.”

 

L’uomo non ha mai perso nulla perché nulla c’era da perdere. C’è una penetrazione della realtà del mondo che deve essere attuata come atto eroico dall’uomo. Una dilatazione della conoscenza e uno sviluppo della ragione che deve essere attuata. Ci sono delle condizioni e delle contraddizioni nella vita che vanno affrontate,

 

Ma dal momento che non c’è stata nessuna cacciata da un ipotetico paradiso o da una sognata età dell’oro, c’è solo da riconquistare quella libertà psico-fisica che l’ebraismo prima e il cristianesimo poi, mediante la violenza e il terrore, hanno sottratto all’uomo. Sottrarre la libertà all’uomo non significa cacciare l’uomo dal paradiso, ma trasformare l’oggettività entro la quale avviene la vita dell’uomo in un inferno del quale si compiacciono ebrei e cristiani e attraverso il quale, entrambi, aspettano la venuta del loro messia.

 

Un terrorismo ebraico e cristiano che anche se oggi, dalla Carte Costituzionali, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, viene visto con orrore nella società civile (è un po’ dura che l’ordine del dio degli ebrei e dei cristiani “Chi sacrifica ad altri Dèi fuorché al dio padrone solo, sia messo a morte” Esodo 22, 19 sia condiviso dalle civiltà occidentali) rimane come tensione morale ed emotiva negli ebrei e nei cristiani e forma la condizione emotiva-culturale con cui l’ebreo e il cristiano si rapporta con l’altro. Ogni volta che il conflitto nella società diventa acuto, l’altro deve essere ammazzato (incarcerato, calunniato, diffamato ecc.). E’ un sostrato culturale nelle relazioni sociali la cui funzione è quella di organizzare conflitti nella società civile. Quando II Re, 10, parla di come gli ebrei organizzarono il campo di sterminio contro i fedeli di Baal, tale metodo è assunto proprio dalla storia del cristianesimo che lo ha praticato sistematicamente, finché il nazismo, appreso il metodo, sempre esaltato nella gloria del dio padrone, nelle chiesa cattoliche e protestanti, lo ha applicato nei confronti degli ebrei: d’altronde, tutti avevano dalla loro parte la “gloria del signore”!

 

L’immagine del campo di concentramento, del campo di sterminio, si presta molto bene a descrivere la società umana e le condizioni dell’uomo imposte da ebrei e cristiani alle società. Il campo di concentramento, nella sua funzione di campo di sterminio si presta molto bene sia a definire la vita dell’uomo in quanto “popolo eletto” che in quanto gregge che appartiene al “buon pastore”. Una volta che l’uomo viene circoscritto nel campo di concentramento (popolo eletto o gregge del buon pastore), può elaborare il desiderio di “redenzione” al di là di come quel desiderio viene veicolato. Può pensare alla “redenzione” come il cammino che lo porta nella camera a gas; può pensare la “redenzione” come un tentativo di essere accolto fra le guardie del campo, “capò”; può pensare la “redenzione” come fuga dal campo di concentramento; può pensare la “redenzione” come sovvertimento all’interno del campo di concentramento: può pensare la “redenzione” come distruzione del campo di concentramento. In qualunque modo l’individuo veicoli il suo concetto di “redenzione”, tale concetto è possibile soltanto in presenza di un campo di concentramento. Più o meno come la salivazione del cane di Pavlov. La salivazione era possibile soltanto perché il cane era costretto dentro ad una gabbia ed era esposto ad un numero limitato e qualitativamente determinato di fenomeni.

Costruendo un campo di sterminio nel quale circoscrivere l’umanità, ebrei e cristiani, hanno atteso il messia. Hanno atteso quella redenzione premiale per l’abilità che hanno messo in atto per distruggere l’umanità.

Che l’umanità aneli a spezzare il filo spinato dei campi di sterminio che ebrei e cristiani hanno loro imposto, è fuori discussione; che ebrei o cristiani possano pensare che l’abbattimento del filo spinato dei campi di concentramento che hanno costruito passi attraverso la “speranza” nel loro messia, non è solo ridicolo, ma offensivo!

 

Se è comprensibile il meccanismo per il quale nasce l’idea della redenzione, la “speranza” di uscire da quel campo di sterminio emotivo costruito da ebrei e cristiani rimane pura illusione per chi materializza le condizioni di quel campo di sterminio.

Francesco Bacone rompe alcune sbarre di quel campo di sterminio. Il suo metodo apre all’uomo la possibilità che la sua ragione non sia più prigioniera della superstizione e delle debolezze mentali, ma si possa aprire a nuove e più profonde descrizioni dello sconosciuto che circonda il campo di sterminio. Bacone, col suo metodo abbatte qualche sbarra, rimuove qualche metro di filo spinato, abbatte qualche torretta e l’uomo, prigioniero, inizia ad esplorare l’immenso che lo circonda.

 

Il quel momento la speranza non è più manifestazione della patologia psichiatrica indotta dalla disperazione mediante la fede che sposta il desiderio dell’uomo oltre la sfera del reale, ma diventa:

“... una speranza basata su opportunità di soddisfazioni” in quanto “... stimola meccanismi necessari ai fini di una desiderata realizzazione”.

L’uomo, uscito dall’imposizione assoluta del campo di sterminio inizia l’esplorazione dello sconosciuto e ogni volta che scopre qualche cosa la sua sensazione di realizzazione del possibile si fissa dentro di lui.

L’uomo non è più circoscritto nella disperazione della verità rivelata né, tanto meno, è nell’attesa di una “redenzione”. L’uomo è in cammino per costruire la sua verità relativa, artefice e fruitore delle proprie scoperte. Non più filo spinato davanti ai suoi occhi. Non più la verità che si impone alle sue emozioni. Grandi spazi si aprono e in quei spazi, artefice e costruttore, condanna a morte il dio padrone e la disperazione che ebrei e cristiani hanno imposto agli Esseri Umani.

 

Dice Ratzinger:

 

“Non è che la fede, con ciò, venga semplicemente negata; essa viene piuttosto spostata su un altro livello – quello delle cose solamente private ed ultraterrene – e allo stesso tempo diventa in qualche modo irrilevante per il mondo.”

 

La fede, come la intendono i cristiani, è manifestazione patologica da impotenza e dipendenza nei confronti d’un oggetto immaginato che impedisce all’uomo di uscire dal campo di sterminio. Una volta che l’uomo rompe le sbarre del campo di sterminio emotivo entro il quale la sottomissione lo ha rinchiuso, la dipendenza dal campo di sterminio, manifestata mediante la “fede”, viene tolta dalla sfera dell’azione umana. I cristiani hanno eliminato la medicina delle antiche popolazioni proprio per consentire al loro dio di agire in risposta alla fede del suo popolo. Poi, un giorno, si scoprì la penicillina e la sfera di intervento del dio dei cristiani fu limitata. La fede nella penicillina o la fede in dio? Davanti ad un ammalato di polmonite la penicillina è ben più efficace del dio dei cristiani! La superstizione cristiana viene allontanata dalla società!

Bacone non poteva certo pensare alla penicillina, ma è il metodo. Una volta che sono rotte le sbarre del campo di sterminio, si apre l’orizzonte del possibile che l’uomo può afferrare. Senza il metodo, senza l’abbattimento delle sbarre del campo di sterminio costruito da ebrei e cristiani, tutto viene risolto nel campo di sterminio: nel dominio della verità!

Nel dominio della superstizione.

 

Dice Ratzinger:

 

Questa visione programmatica ha determinato il cammino dei tempi moderni e influenza pure l'attuale crisi della fede che, nel concreto, è soprattutto una crisi della speranza cristiana. Così anche la speranza, in Bacone, riceve una nuova forma. Ora si chiama: fede nel progresso. Per Bacone, infatti, è chiaro che le scoperte e le invenzioni appena avviate sono solo un inizio; che grazie alla sinergia di scienza e prassi seguiranno scoperte totalmente nuove, emergerà un mondo totalmente nuovo, il regno dell'uomo. Così egli ha presentato anche una visione delle invenzioni prevedibili – fino all'aereo e al sommergibile. Durante l'ulteriore sviluppo dell'ideologia del progresso, la gioia per gli avanzamenti visibili delle potenzialità umane rimane una costante conferma della fede nel progresso come tale.”

 

Rotte le sbarre del campo di sterminio in cui ebrei e cristiani hanno rinchiuso gli Esseri Umani, nessuno può immaginare che cosa nasconda lo sconosciuto che circondava quel campo di sterminio emotivo. Sciolta la superstizione che attraverso la forma immaginata mascherava la realtà di quello sconosciuto e sconfitti i fantasmi, lo sconosciuto dialoga col viaggiatore che, lasciato il campo di sterminio, si immerge in una perenne ricerca.

Ulisse inizia il suo viaggio. Un viaggio che, anche se inizia immaginando di giungere ad Itaca, ovunque egli giunga, avrà storie immense ed infinite da raccontare agli uomini che incontra. Mille ostacoli incontra sulla sua via, mille illusioni dovrà rimuovere, ma Ulisse sa che non c’è la possibilità di ritornare. Non c’è più ritorno nell’utero, non c’è più ritorno nel rassicurante campo di sterminio emotivo cristiano. Ci si può solo attrezzare e costruire una solida nave che affronti le tempeste della vita. Nel campo di sterminio cristiano, quand’era il tuo turno entravi docile e rassegnato nella camera a gas, il prete ti ungeva e morivi rassegnato. Nelle tempeste della vita non sai quando la morte ti può cogliere, ma almeno hai in mano il timone della tua nave.

Bacone è sempre un cristiano che vede nella tecnica uno sviluppo possibile.

Una volta spezzate le sbarre, non c’è solo Bacone che dal suo punto di vista guarda “... una speranza basata su opportunità di soddisfazioni”, ma ci sono occhi che dallo sconosciuto che circondava quel campo di sterminio emotivo guardano l’uomo e il suo divenire con “... una speranza basata su opportunità di soddisfazioni”.

La Vita chiama gli Esseri Umani ad uscire dal campo di concentramento dello sterminio emotivo ebreo e cristiano. La vita chiama gli Esseri Umani affinché escano dalla verità assoluta nella quale il dio padrone ha rinchiuso le loro emozioni, ma non promette loro un’altra verità assoluta a cui aggrapparsi. La Vita offre agli Esseri Umani le tempeste della vita, quelle che permisero l’evoluzione delle specie, e in quelle tempeste ogni Essere Umano costruisce la sua verità del mondo!

E’ in queste condizioni che mi appresto ad affrontare il disprezzo di Ratzinger per gli Esseri Umani che, usciti dal campo di sterminio costruito dai Ratzinger tentano di organizzare in maniera nuova la società civile e la vita degli Esseri Umani.

Marghera, 6 febbraio 2008

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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17. Chi legge queste affermazioni e vi riflette con attenzione, vi riconosce un passaggio

sconcertante: fino a quel momento il ricupero di ciò che l'uomo nella cacciata dal paradiso terrestre

aveva perso si attendeva dalla fede in Gesù Cristo, e in questo si vedeva la « redenzione ». Ora

questa « redenzione », la restaurazione del « paradiso » perduto, non si attende più dalla fede, ma

dal collegamento appena scoperto tra scienza e prassi. Non è che la fede, con ciò, venga

semplicemente negata; essa viene piuttosto spostata su un altro livello – quello delle cose solamente

private ed ultraterrene – e allo stesso tempo diventa in qualche modo irrilevante per il mondo.

Questa visione programmatica ha determinato il cammino dei tempi moderni e influenza pure

l'attuale crisi della fede che, nel concreto, è soprattutto una crisi della speranza cristiana. Così anche

la speranza, in Bacone, riceve una nuova forma. Ora si chiama: fede nel progresso. Per Bacone,

infatti, è chiaro che le scoperte e le invenzioni appena avviate sono solo un inizio; che grazie alla

sinergia di scienza e prassi seguiranno scoperte totalmente nuove, emergerà un mondo totalmente

nuovo, il regno dell'uomo.16 Così egli ha presentato anche una visione delle invenzioni prevedibili –

fino all'aereo e al sommergibile. Durante l'ulteriore sviluppo dell'ideologia del progresso, la gioia

per gli avanzamenti visibili delle potenzialità umane rimane una costante conferma della fede nel

progresso come tale.

 

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