“L’ideologia del campo di sterminio
calato nella vita degli uomini:
la realtà dell’ebraismo e del
cristianesimo!”
Spe Salvi di Ratzinger
Commento
al diciasettesimo paragrafo
Ciò che l’uomo, secondo Ratzinger,
aveva perso sta solo in ciò che Ratzinger, per le sue
scelte della sua vita ha perso.
Ratzinger spaccia la sua disperazione
personale, che manifesta con la sofferenza psico-fisica, per ciò che l’uomo
avrebbe perso.
Non esiste un “pensare il mondo” distinto dal divenuto dell’Essere
Umano che “pensa il mondo”. E la sua “forma pensiero” del mondo altro non è che
sintesi del suo divenuto e delle giustificazione delle sue scelte.
E’ questo il motivo per il quale le affermazioni di Ratzinger del tipo “Chi
legge queste affermazioni e vi riflette con attenzione, vi riconosce un
passaggio sconcertante...” si trasformano in pura e semplice proiezione
soggettiva che diventa farneticazione quando afferma che tali proiezioni
debbono essere condivise mediante il “riflettere con attenzione”. Ratzinger offende e il meccanismo di offesa messo in atto
da Ratzinger è lo stesso meccanismo mentale con cui i
Ratzinger precedenti hanno sempre imposto la tortura
agli eretici. Quel meccanismo che giustifica i ferri roventi e i roghi per
impedire alle persone di sviluppare quel relativismo culturale che l’assolutismo
cristiano vede con orrore.
Bisogna partire da questa considerazione per comprendere l’aggressione
che Ratzinger porta alla cultura sociale con le
affermazioni nel diciasettesimo paragrafo dell’enciclica
Spe Salvi.
Dice Ratzinger:
“Chi legge queste
affermazioni e vi riflette con attenzione, vi riconosce un passaggio
sconcertante: fino a quel momento il ricupero di ciò che l'uomo nella cacciata
dal paradiso terrestre aveva perso si attendeva dalla fede in Gesù Cristo, e in questo si vedeva la « redenzione ». Ora
questa « redenzione », la restaurazione del « paradiso » perduto, non si
attende più dalla fede, ma dal collegamento appena scoperto tra scienza e prassi.”
L’uomo non ha mai perso nulla perché nulla c’era da perdere.
C’è una penetrazione della realtà del mondo che deve essere attuata come atto
eroico dall’uomo. Una dilatazione della conoscenza e uno sviluppo della ragione
che deve essere attuata. Ci sono delle condizioni e delle contraddizioni nella
vita che vanno affrontate,
Ma dal momento che non c’è stata nessuna cacciata da un
ipotetico paradiso o da una sognata età dell’oro, c’è solo da riconquistare
quella libertà psico-fisica che l’ebraismo prima e il cristianesimo poi,
mediante la violenza e il terrore, hanno sottratto all’uomo. Sottrarre la
libertà all’uomo non significa cacciare l’uomo dal paradiso, ma trasformare
l’oggettività entro la quale avviene la vita dell’uomo in un inferno del quale si
compiacciono ebrei e cristiani e attraverso il quale, entrambi, aspettano la
venuta del loro messia.
Un terrorismo ebraico e cristiano che anche se oggi, dalla
Carte Costituzionali, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo,
viene visto con orrore nella società civile (è un po’ dura che l’ordine del dio
degli ebrei e dei cristiani “Chi sacrifica ad altri Dèi fuorché al dio padrone
solo, sia messo a morte” Esodo 22, 19 sia condiviso dalle civiltà occidentali)
rimane come tensione morale ed emotiva negli ebrei e nei cristiani e forma la
condizione emotiva-culturale con cui l’ebreo e il
cristiano si rapporta con l’altro. Ogni volta che il conflitto nella società
diventa acuto, l’altro deve essere ammazzato (incarcerato, calunniato,
diffamato ecc.). E’ un sostrato culturale nelle relazioni sociali la cui
funzione è quella di organizzare conflitti nella società civile. Quando II Re,
10, parla di come gli ebrei organizzarono il campo di sterminio contro i fedeli
di Baal, tale metodo è assunto proprio dalla storia
del cristianesimo che lo ha praticato sistematicamente, finché il nazismo,
appreso il metodo, sempre esaltato nella gloria del dio padrone, nelle chiesa
cattoliche e protestanti, lo ha applicato nei confronti degli ebrei: d’altronde,
tutti avevano dalla loro parte la “gloria del signore”!
L’immagine del campo di concentramento, del campo di
sterminio, si presta molto bene a descrivere la società umana e le condizioni
dell’uomo imposte da ebrei e cristiani alle società. Il campo di
concentramento, nella sua funzione di campo di sterminio si presta molto bene
sia a definire la vita dell’uomo in quanto “popolo eletto” che in quanto gregge
che appartiene al “buon pastore”. Una volta che l’uomo viene circoscritto nel
campo di concentramento (popolo eletto o gregge del buon pastore), può
elaborare il desiderio di “redenzione” al di là di come quel desiderio viene
veicolato. Può pensare alla “redenzione” come il cammino che lo porta nella
camera a gas; può pensare la “redenzione” come un tentativo di essere accolto
fra le guardie del campo, “capò”; può pensare la
“redenzione” come fuga dal campo di concentramento; può pensare la “redenzione”
come sovvertimento all’interno del campo di concentramento: può pensare la
“redenzione” come distruzione del campo di concentramento. In qualunque modo
l’individuo veicoli il suo concetto di “redenzione”, tale concetto è possibile
soltanto in presenza di un campo di concentramento. Più o meno come la
salivazione del cane di Pavlov. La salivazione era possibile
soltanto perché il cane era costretto dentro ad una gabbia ed era esposto ad un
numero limitato e qualitativamente determinato di fenomeni.
Costruendo un campo di sterminio nel quale circoscrivere
l’umanità, ebrei e cristiani, hanno atteso il messia. Hanno atteso quella
redenzione premiale per l’abilità che hanno messo in atto per distruggere
l’umanità.
Che l’umanità aneli a spezzare il filo spinato dei campi di
sterminio che ebrei e cristiani hanno loro imposto, è fuori discussione; che
ebrei o cristiani possano pensare che l’abbattimento del filo spinato dei campi
di concentramento che hanno costruito passi attraverso la “speranza” nel loro
messia, non è solo ridicolo, ma offensivo!
Se è comprensibile il meccanismo per il quale nasce l’idea
della redenzione, la “speranza” di uscire da quel campo di sterminio emotivo
costruito da ebrei e cristiani rimane pura illusione per chi materializza le
condizioni di quel campo di sterminio.
Francesco Bacone rompe alcune
sbarre di quel campo di sterminio. Il suo metodo apre all’uomo la possibilità
che la sua ragione non sia più prigioniera della superstizione e delle
debolezze mentali, ma si possa aprire a nuove e più profonde descrizioni dello
sconosciuto che circonda il campo di sterminio. Bacone,
col suo metodo abbatte qualche sbarra, rimuove qualche metro di filo spinato,
abbatte qualche torretta e l’uomo, prigioniero, inizia ad esplorare l’immenso
che lo circonda.
Il quel momento la speranza non è più manifestazione della
patologia psichiatrica indotta dalla disperazione mediante la fede che sposta
il desiderio dell’uomo oltre la sfera del reale, ma diventa:
“... una
speranza basata su opportunità di soddisfazioni” in quanto “... stimola
meccanismi necessari ai fini di una desiderata realizzazione”.
L’uomo, uscito dall’imposizione assoluta del campo di
sterminio inizia l’esplorazione dello sconosciuto e ogni volta che scopre
qualche cosa la sua sensazione di realizzazione del possibile si fissa dentro
di lui.
L’uomo non è più circoscritto nella disperazione della verità
rivelata né, tanto meno, è nell’attesa di una “redenzione”. L’uomo è in cammino
per costruire la sua verità relativa, artefice e fruitore delle proprie
scoperte. Non più filo spinato davanti ai suoi occhi. Non più la verità che si
impone alle sue emozioni. Grandi spazi si aprono e in quei spazi, artefice e
costruttore, condanna a morte il dio padrone e la disperazione che ebrei e
cristiani hanno imposto agli Esseri Umani.
Dice Ratzinger:
“Non è che la fede, con
ciò, venga semplicemente negata; essa viene piuttosto spostata su un altro
livello – quello delle cose solamente private ed ultraterrene – e allo stesso
tempo diventa in qualche modo irrilevante per il mondo.”
La fede, come la intendono i cristiani, è manifestazione
patologica da impotenza e dipendenza nei confronti d’un oggetto immaginato che
impedisce all’uomo di uscire dal campo di sterminio. Una volta che l’uomo rompe
le sbarre del campo di sterminio emotivo entro il quale la sottomissione lo ha
rinchiuso, la dipendenza dal campo di sterminio, manifestata mediante la
“fede”, viene tolta dalla sfera dell’azione umana. I cristiani hanno eliminato
la medicina delle antiche popolazioni proprio per consentire al loro dio di
agire in risposta alla fede del suo popolo. Poi, un giorno, si scoprì la
penicillina e la sfera di intervento del dio dei cristiani fu limitata. La fede
nella penicillina o la fede in dio? Davanti ad un ammalato di polmonite la
penicillina è ben più efficace del dio dei cristiani! La superstizione
cristiana viene allontanata dalla società!
Bacone non poteva certo pensare alla
penicillina, ma è il metodo. Una volta che sono rotte le sbarre del campo di
sterminio, si apre l’orizzonte del possibile che l’uomo può afferrare. Senza il
metodo, senza l’abbattimento delle sbarre del campo di sterminio costruito da
ebrei e cristiani, tutto viene risolto nel campo di sterminio: nel dominio
della verità!
Nel dominio della superstizione.
Dice Ratzinger:
“Questa visione
programmatica ha determinato il cammino dei tempi moderni e influenza pure
l'attuale crisi della fede che, nel concreto, è soprattutto una crisi della
speranza cristiana. Così anche la speranza, in Bacone,
riceve una nuova forma. Ora si chiama: fede nel progresso. Per Bacone, infatti, è chiaro che le scoperte e le invenzioni
appena avviate sono solo un inizio; che grazie alla sinergia di scienza e
prassi seguiranno scoperte totalmente nuove, emergerà un mondo totalmente
nuovo, il regno dell'uomo. Così egli ha presentato anche una visione delle
invenzioni prevedibili – fino all'aereo e al sommergibile. Durante l'ulteriore
sviluppo dell'ideologia del progresso, la gioia per gli avanzamenti visibili
delle potenzialità umane rimane una costante conferma della fede nel progresso
come tale.”
Rotte le sbarre del campo di sterminio in cui ebrei e
cristiani hanno rinchiuso gli Esseri Umani, nessuno può immaginare che cosa
nasconda lo sconosciuto che circondava quel campo di sterminio emotivo. Sciolta
la superstizione che attraverso la forma immaginata mascherava la realtà di
quello sconosciuto e sconfitti i fantasmi, lo sconosciuto dialoga col
viaggiatore che, lasciato il campo di sterminio, si immerge in una perenne
ricerca.
Ulisse inizia il suo viaggio. Un viaggio che, anche se inizia
immaginando di giungere ad Itaca, ovunque egli giunga, avrà storie immense ed
infinite da raccontare agli uomini che incontra. Mille ostacoli incontra sulla
sua via, mille illusioni dovrà rimuovere, ma Ulisse sa che non c’è la
possibilità di ritornare. Non c’è più ritorno nell’utero, non c’è più ritorno
nel rassicurante campo di sterminio emotivo cristiano. Ci si può solo
attrezzare e costruire una solida nave che affronti le tempeste della vita. Nel
campo di sterminio cristiano, quand’era il tuo turno entravi docile e
rassegnato nella camera a gas, il prete ti ungeva e morivi rassegnato. Nelle
tempeste della vita non sai quando la morte ti può cogliere, ma almeno hai in
mano il timone della tua nave.
Bacone è sempre un cristiano che vede nella
tecnica uno sviluppo possibile.
Una volta spezzate le sbarre, non c’è solo Bacone che dal suo punto di vista guarda “... una speranza
basata su opportunità di soddisfazioni”, ma ci sono occhi che dallo sconosciuto
che circondava quel campo di sterminio emotivo guardano l’uomo e il suo
divenire con “... una speranza basata su opportunità di soddisfazioni”.
La Vita chiama gli Esseri Umani ad uscire dal campo di
concentramento dello sterminio emotivo ebreo e cristiano. La vita chiama gli
Esseri Umani affinché escano dalla verità assoluta nella quale il dio padrone
ha rinchiuso le loro emozioni, ma non promette loro un’altra verità assoluta a
cui aggrapparsi. La Vita offre agli Esseri Umani le tempeste della vita, quelle
che permisero l’evoluzione delle specie, e in quelle tempeste ogni Essere Umano
costruisce la sua verità del mondo!
E’ in queste condizioni che mi appresto ad affrontare il
disprezzo di Ratzinger per gli Esseri Umani che,
usciti dal campo di sterminio costruito dai Ratzinger
tentano di organizzare in maniera nuova la società civile e la vita degli
Esseri Umani.
Marghera, 6 febbraio 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DEL SITO
17. Chi legge
queste affermazioni e vi riflette con attenzione, vi riconosce un passaggio
sconcertante:
fino a quel momento il ricupero di ciò che l'uomo nella cacciata dal paradiso
terrestre
aveva perso
si attendeva dalla fede in Gesù Cristo, e in questo
si vedeva la « redenzione ». Ora
questa «
redenzione », la restaurazione del « paradiso » perduto, non si attende più
dalla fede, ma
dal
collegamento appena scoperto tra scienza e prassi. Non è che la fede, con ciò,
venga
semplicemente
negata; essa viene piuttosto spostata su un altro livello – quello delle cose
solamente
private ed
ultraterrene – e allo stesso tempo diventa in qualche modo irrilevante per il
mondo.
Questa
visione programmatica ha determinato il cammino dei tempi moderni e influenza
pure
l'attuale
crisi della fede che, nel concreto, è soprattutto una crisi della speranza
cristiana. Così anche
la speranza,
in Bacone, riceve una nuova forma. Ora si chiama:
fede nel progresso. Per Bacone,
infatti, è
chiaro che le scoperte e le invenzioni appena avviate sono solo un inizio; che
grazie alla
sinergia di
scienza e prassi seguiranno scoperte totalmente nuove, emergerà un mondo
totalmente
nuovo, il
regno dell'uomo.16 Così egli ha presentato anche una
visione delle invenzioni prevedibili –
fino
all'aereo e al sommergibile. Durante l'ulteriore sviluppo dell'ideologia del
progresso, la gioia
per gli
avanzamenti visibili delle potenzialità umane rimane una costante conferma
della fede nel
progresso
come tale.
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!