“Il cristianesimo e la guerra;

 

La distruzione delle società civili

 

nell’ideologia della guerra in Ratzinger!”

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al quindicesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Nel quindicesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi, Ratzinger, da un lato ruba l’ideale dell’ozio della società Romana in cui il lavoro e la costruzione del futuro sono il suo fondamento, dall’altro lato, separa l’attività di distruzione della società messa in atto dai cristiani esaltando la separazione sociale dei monasteri in funzione della distruzione della società civile.

Quella di Ratzinger è un’azione di menzogna storica che nasconde le cause della distruzione della società antica; nasconde le necessità di dominio della chiesa cattolica per le quali le persone vengono separate dalla società civile; nasconde i desideri di guerra e di distruzione che la chiesa cattolica mette in atto nelle società civili.

Il concetto di pace del cristiano è il concetto del campo di sterminio in cui tutte le persone vanno, tranquille, nelle camere a gas. Però, se il singolo individuo cristiano fugge dalle contraddizioni della sua vita e ne ha paura, il cristiano, come gruppo, aggredisce le contraddizioni e le persone che le affrontano per ridurle alla proprie categorie, alla propria VERITA’ che impedisce alle persone ricerca e critica.

 La VERITA’ assoluta, manifestata dal potere assoluto del suo dio, necessita di obbedienza. Obbedienza anche quando la realtà dimostra il contrario e le persone hanno necessità di manifestare valori in contrasto con quella VERITA’!

 

Cosa dice Ratzinger delle esigenze dei cristiani?

 

“Questa visione della « vita beata » orientata verso la comunità ha di mira, sì, qualcosa al di là del mondo presente, ma proprio così ha a che fare anche con la edificazione del mondo – in forme molto diverse, secondo il contesto storico e le possibilità da esso offerte o escluse. Al tempo di Agostino, quando l'irruzione dei nuovi popoli minacciava la coesione del mondo, nella quale era data una certa garanzia di diritto e di vita in una comunità giuridica, si trattava di fortificare i fondamenti veramente portanti di questa comunità di vita e di pace, per poter sopravvivere nel mutamento del mondo.”

 

Che i cristiani anelassero a vivere secondo il concetto di ozio degli antichi, non c’è dubbio. Il concetto di “lavoro” è difficile da rintracciare presso gli antichi. Come il nome della religione. Gli antichi non distinguevano il lavoro dal non lavoro. Lavoro e vita era un tutt’uno. La vita comportava fatica e l’ideale diventava l’ozio. Quella parte del tempo dedicata all’astratto.

Gli uomini intendono la pace come assenza di mezzi ossessivi e distruttivi con cui affrontare le contraddizioni della vita; i cristiani intendono la pace come assenza di contraddizioni. Per questo motivo Gesù dice ai suoi nemici che loro devono amare i loro nemici, cioè lui! Loro devono amare Gesù mentre Gesù li aggredisce e li uccide! Per i cristiani, l’amore di Gesù consiste nell’uccidere i suoi nemici, perché loro sono malvagi, mentre loro, i nemici di Gesù, devono essere in pace con Gesù che nell’ucciderli, li ama.

 Proviamo a vedere come agiscono i cristiani quando distruggono Roma.

Quando i cristiani devono aggredire la società dell’Antica Roma e la vogliono indebolire, proclamano:

 

“E tutti noi che eravamo assetati di guerra, di stragi reciproche e di ogni malvagità, abbiamo trasformato in ogni parte della terra gli strumenti di guerra: le spade in aratri, le lance in strumenti agricoli, e coltiviamo la pietà, la giustizia l’umanità, la fede, la speranza che proviene dal padre attraverso colui che è stato crocifisso, sedendo ognuno sotto la propria vite, avendo cioè ciascuno una sola donna in moglie.” Dialogo con Trifone, 110, 3. Giustino II secolo d.c. (tratto da “I cristiani e il servizio militare” a cura di Enrico Pucciarelli Nardini Editore)

 

“Militiamo dunque, fratelli, con ogni perseveranza sotto i suoi ordini perfetti. Esaminiamo i soldati che militano sotto i nostri comandanti, con quanta disciplina, con quanta prontezza, con quanta ubbidienza eseguono i nostri ordini. Non tutti sono comandanti, né capi di mille, né di cento, né di cinquanta, e così di seguito, ma ciascuno in relazione al proprio grado esegue gli ordini impartiti dal re e dai comandanti.” I lettera ai Corinti 37, 1-3 di Clemente Romano I secolo d.c. (tratto da “I cristiani e il servizio militare” a cura di Enrico Pucciarelli Nardini Editore)

 

“Chi potrebbe accusare di omicidio o di cannibalismo coloro dei quali si sa che neppure sopportano di veder ucciso un uomo anche giustamente condannato? Chi di voi non desidera vedere le gare dei gladiatori, le lotte con le fiere e soprattutto quelle indette da voi? Noi invece, ritenendo che assistere all’uccisione di un uomo è quasi come ucciderlo, abbiamo rinunciato a spettacoli del genere. Come dunque possiamo essere capaci di uccidere, noi che neppure ne sopportiano la vista per evitare di essere contaminati e macchiati?” Supplica per i cristiani, 35, 4-5 Atenagora II secolo d.c. (tratto da “I cristiani e il servizio militare” a cura di Enrico Pucciarelli Nardini Editore)

 

“Ma egli ci prepara anche ad una condizione di autosufficienza nella vita, alla semplicità e ancora ad un’agile e spedita disposizione nel cammino verso un’eternità di benessere, insegnando che ciascuno di noi è tesoro di provviste per sé stesso. Infatti dice. “Non affannatevi per il domani”, intendendo che chi si è arruolato a Cristo deve scegliere una vita semplice, senza servitù e vissuta quotidianamente. Infatti noi non veniamo educati per la guerra, ma per la pace. 1) Mentre per la guerra occorrono molti armamenti e il benessere richiede abbondanza, la pace e la carità, non hanno bisogno di armi né di preparativi sregolati; il Verbo è il loro nutrimento, il Verbo che ha ricevuto il compito di mostrarci la via e di guidarci. Egli, dal quale impariamo la semplicità, la modestia e il pieno amore per la libertà, per gli uomini e per il bene, vivendo, in una parola, simili a dio grazie alla familiarità con la virtù.” Clemente di Alessandria II-III secolo d.c. Pedagogo I, 12, 98, 4-99, 1(tratto da “I cristiani e il servizio militare” a cura di Enrico Pucciarelli Nardini Editore)

 

Eppure, quando Clemente di Alessandria parla dei Corinti dell’opposizione che volevano dipendere dall’Oriente e separarsi dall’Occidente li definisce:

 

““Gente violenta e sfrontata”, come “fomentatori di una gelosia insensata”, di “odi e discordie”. “Essi provocano lacerazioni e divisioni... tra i seguaci di cristo, mangiano, bevono, sono grassi e grossi, insolenti, vacui, attaccabrighe e millantatori, ipocriti e stupidi” “una grande vergogna”.” Da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner vol. 1 pag. 141

 

In pratica: sono pronti per il rogo!

Ippolito dirà:

 

“Il soldato subalterno non ucciderà nessuno. Se ne riceve l’ordine non lo eseguirà, e non presterà il giuramento. Se rifiuta, sia espulso. Chi ha potere di vita e di morte, o è magistrato di una città che indossa la porpora, o rinuncerà o sarà espulso. Il catecumeno o il fedele che vogliono diventare soldati, siano espulsi, perché hanno disprezzato dio.” Ippolito III secolo d.c. Tradizione apostolica 16 (tratto da “I cristiani e il servizio militare” a cura di Enrico Pucciarelli Nardini Editore)

 

Di Ippolito si ricorda il suo odio contro gli ebrei e i fondamenti teologici cristiani di odio razzista:

 

“Nel IV secolo, in concomitanza con lo sviluppo del potere del clero, crebbe anche l’ostilità nei riguardi degli ebrei. “l’antisemitismo della chiesa – secondo il teologo Harnack – divenne sempre più violento”. Sempre più frequentemente i “padri della chiesa” redassero libelli “Contro i Giudei”. La pubblicistica antiebraica, a prescindere da alcuni pamphlet oggi scomparsi, ebbe inizio con Tertulliano, con l’arcivescovo romano Ippolito, per arrivare poi ad Agostino e, nel VII secolo, a Isidoro di Siviglia. I trattati antiebraici divennero un vero e proprio “genere letterario”.” Da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner vol. 1 pag. 118

 

E Lattanzio seminerà odio sociale:

 

“Non è dunque lecito a chi si sforza di seguire la via della giustizia essere partecipe e complice di questo pubblico omicidio. Infatti quando dio proibisce di uccidere, non vieta soltanto di commettere assassinii da banditi, cosa che non è lecita neppure per le leggi dello Stato, ma esorta ad impedire che accadano queste cose ritenute lecite presso gli uomini. E così al giusto non sarà lecito neppure prestare il servizio militare, in quanto che la sua milizia è la giustizia stessa, né potrà accusare alcuno di delitto capitale, dal momento che non c’è nessuna differenza dall’uccidere col ferro o con la parola, perché è l’omicidio in sé che si proibisce. 17. Perciò non bisogna fare assolutamente alcuna eccezione a questo comandamento divino, che cioè è sempre un delitto uccidere un uomo, creatura che dio volle inviolabile.” Lattanzio III-IV secolo d.c. Le divine Istituzioni (tratto da “I cristiani e il servizio militare” a cura di Enrico Pucciarelli Nardini Editore)

 

Perché ai cristiani interessa solo la distruzione del presente. Di ogni presente!

 

Arnobio di Sicca, maestro di Lattanzio nei suoi sette libri pateticamente verbosi “Contro i pagani”, affermava che gli Dèi Pagani non erano altro che una stirpe di “cani e maiali”, “figure riprovevoli i cui nomi, una bocca pudica, provava ritegno persino a pronunciare”. Egli biasimava il fatto che, “alla maniera di bestie sfrenate”, le divinità Pagane si abbandonassero alle passioni, si dessero “con folle avidità a rapporti di ogni genere”, a “sudici accoppiamenti”. Arnobio, al pari di altri “padri” compilò una lunga lista di amori celebri, quelli di Giove con Cere, Leda, Danae, Alcmena, Elettra, con migliaia di vergini e di donne sposate, con giovanetti: “ovunque imperversa Giove..., al punto di aver impressione che la vittima designata sia nata solo per essere il seme della discordia, la causa di oltraggi, per fornire l’argomento di rappresentazioni oscene da tenere in quei teatri-cloache” che andrebbero demoliti alle fondamenta, così come molti testi e molti scritti andrebbero bruciati. Se una divinità causava la rottura di un matrimonio, ciò era molto più grave dell’invio del diluvio universale. Le storie sugli Dèi raccontate da Omero ed Esiodo sembravano ai cristiani estremamente ridicole. Eppure lo spirito santo aveva potuto mettere incinta una fanciulla senza intaccarne la verginità...”. Da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner vol. 1 pag. 168

 

“Lattanzio che solo poco prima , quando i cristiani erano ancora perseguitati aveva dichiarato: “Non c’è alcun bisogno di ricorrere alla violenza e alla sopraffazione, la fede non può essere soppressa”; “con le parole, non con il bastone, si possono far valere le proprie ragioni”, “con la tolleranza, non con la crudeltà, con la fede, non con azioni delittuose”; Lattanzio che considerava “radice della giustizia e fondamento dell’equità” la massima “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te”, egli stesso, ora, scherniva gli imperatori pagani, definendoli nemici di dio, e si compiaceva del fatto che di loro “non restassero né germogli, né radici”. “Sono stramazzati al suolo, poiché hanno osato opporsi a dio; coloro che hanno distrutto il tempio sono poi incorsi, a loro volta, meritatamente in una rovina più grande”. Sempre Lattanzio si esaltava nel raccontare lo sterminio di massa ordinato da Costantino ai danni dei prigionieri di guerra franchi nell’anfiteatro di Treviri. E diffusamente ringraziava, al termine del suo De mortibus persecutorum, “l’eterna misericordia di dio” che “alla fine, aveva rivolto il suo sguardo verso la terra... e si era degnato di risollevare e di raccogliere il suo gregge, in parte distrutto, in parte disperso dai lupi feroci, e di annientare i mostri selvaggi.... Il signore li ha cancellati dalla faccia della Terra. Celebriamo, dunque, il trionfo del signore con canti di giubilo, accompagniamo la sua vittoria con canti di lode”.” Da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner vol. 1 pag. 182

 

 

Scrive Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri in “Cristiani in armi” editori Laterza nei primi secoli del cristianesimo:

 

“Fino ad allora i vescovi cristiani avevano incoraggiato le dimissioni dal servizio militare. Difficile immaginare un rovesciamento più radicale e più rapido: l’incompatibilità fra la fede cristiana e il servizio militare e la guerra scompare quasi di colpo. L’adozione del dio cristiano sembrava ora indispensabile per conseguire la vittoria, tanto che qualche storico (François Heim) ha definito proprio “teologia della vittoria” la fase del pensiero cristiano che si afferma decisamente nel IV secolo e che attribuisce a dio il merito del successo militare e politico.” Pag. 16

 

E continua citando alcuni “padri della chiesa”:

 

“Nell’ultimo decennio della sua vita, tuttavia, la riflessione di Agostino sembra farsi ancora più radicale ed estrema. Il senso delle parole di pace e d’amore contenute nel vangelo (“porgete l’altra guancia a chi ti colpisce”) sembra ormai valido per lui solo a livello spirituale. Oltre alla difesa della città, altre cause sembrano rendere giusta e perfino augurabile una guerra:

“Cosa c’è da biasimare nella guerra? L’uccidere uomini che un giorno dovranno morire? Questo è un biasimo non degno di uomini religiosi.... No, male è piuttosto la volontà di fare il male, la crudeltà della vendetta, il furore e la brama di potere... talvolta è necessario che gli uomini buoni intraprendano la guerra contro gli uomini violenti per comando di dio e del governo legittimo quasi costretti dalla situazione al fine di mantenere l’ordine.” (Contra Faustum)

“Il soldato che uccide obbedendo al comando del potere legittimo” – arriva a dichiarare Agostino – “non è colpevole di omicidio, ma anzi sarebbe colpevole di disobbedienza se trascurasse l’ordine ricevuto”. La pace mette termine ad ogni ribellione e resistenza ed è l’augurabile conclusione della guerra, vista come una realtà terribile che nessuno desidera in sé ma che appare a volte purtroppo imprescindibile. La chiesa, conclude Agostino: “può perseguitare gli empi per amore.... costringerli con la forza ad essere accolti nel suo seno”.” Pag. 25

  

Ciò che si vuole nascondere è che il cristianesimo è UN’ORGANIZZAZIONE COSTRUITA PER LA GUERRA E LA DEVASTAZIONE DEI POPOLI!

I diversi atteggiamenti tenuti dai cristiani erano funzionali ad aggredire e distruggere le società civili. Le parole che usavano erano finalizzate a costruire inganno e truffare il nemico che comunque doveva essere annientato e l’inganno era parte della strategia di annientamento.

 

Mente Ratzinger quando afferma:

 

“Questa visione della « vita beata » orientata verso la comunità ha di mira, sì, qualcosa al di là del mondo presente, ma proprio così ha a che fare anche con la edificazione del mondo..”

 

Non esiste nel cristianesimo la visione della vita beata (solo il desiderio legato al loro dio), ma solo la morte e la distruzione degli Esseri Umani. Il loro annientamento a maggior gloria del potere della chiesa cattolica e di Ratzinger, nel nostro caso. Non furono i popoli “barbari” a portare la guerra o le invasioni distruttive, ma furono i cristiani! E non solo perché molti popoli “barbari” erano cristiani (spesso ariani), ma perché i cristiani distrussero il tessuto sociale per costruire quella miseria che garantiva la gloria del loro dio padrone.

Quando la distruzione della società è stata portata a termine con successo, Ratzinger sorvola. Finge di non dover soffermarsi!

Perché?

Perché l’enciclica Spe Salvi ha la stessa funzione della riaffermazione cristiana di quel periodo: la distruzione delle società civili, al di là che il progetto ratzingeriano di distruzione sociale riesca o meno.

I cristiani lasciano le società civili nella disperazione, nell’angoscia e così non trovano nulla di  meglio che fuggire dal mondo. I cristiani rapinano le società civili, si separano da esse per trasformarle in prede. Non ne vivono le contraddizioni, non vivono l’edificazione del loro futuro. Ogni edificazione che gli uomini hanno messo in atto, anche quando il cristianesimo dominava le società, avveniva sempre contro le regole morali cristiane. Avveniva sempre in contrapposizione al dominio cristiano, sia nella forma di anticlericalismo, come guerre contro il clero, sia nelle forme di ribellioni sociali delle classi subalterne.

 

E’ proprio nell’ottica della disperazione, diventata manifestazione emotiva della società, che Ratzinger, finalmente, vede la possibilità di cercare quella speranza che la disperazione sociale costruita dai cristiani, impone.

Così, Ratzinger, saltando la parte in cui i ladroni, gli assassini, i devastatori cristiani, aggrediscono la società civile si rifugia nell’atteggiamento consolatorio che la sua distruzione ha permesso, si propone di muovere guerra alle attuali società civili:

 

“Nella coscienza comune, i monasteri apparivano come i luoghi della fuga dal mondo (« contemptus mundi ») e del sottrarsi alla responsabilità per il mondo nella ricerca della salvezza privata. Bernardo di Chiaravalle, che con il suo Ordine riformato portò una moltitudine di giovani nei monasteri, aveva su questo una visione ben diversa. Secondo lui, i monaci hanno un compito per tutta la Chiesa e di conseguenza anche per il mondo. Con molte immagini egli illustra la responsabilità dei monaci per l'intero organismo della Chiesa, anzi, per l'umanità; a loro egli applica la parola dello Pseudo-Rufino: « Il genere umano vive grazie a pochi; se non ci fossero quelli, il mondo perirebbe... ». I contemplativi – contemplantes – devono diventare lavoratori agricoli – laborantes –, ci dice. La nobiltà del lavoro, che il cristianesimo ha ereditato dal giudaismo, era emersa già nelle regole monastiche di Agostino e di  Benedetto. Bernardo riprende nuovamente questo concetto. I giovani nobili che affluivano ai suoi monasteri dovevano piegarsi al lavoro manuale. Per la verità, Bernardo dice  esplicitamente che neppure il monastero può ripristinare il Paradiso; sostiene però che esso deve, quasi luogo di dissodamento pratico e spirituale, preparare il nuovo Paradiso. Un appezzamento selvatico di bosco vien reso fertile – proprio mentre vengono allo stesso tempo abbattuti gli alberi della superbia, estirpato ciò che di selvatico cresce nelle anime e preparato così il terreno, sul quale può prosperare pane per il corpo e per l'anima. Non ci è dato forse di costatare nuovamente, proprio di fronte alla storia attuale, che nessuna positiva strutturazione del mondo può riuscire là dove le anime inselvatichiscono?”

 

Bernardo di Chiavalle, dice Ratzinger, che con il suo Ordine riformato portò una moltitudine di giovani nei monasteri....

Ma che cosa davvero vuole sottolineare Ratzinger di Bernardo di Chiaravalle?

La separazione dal mondo?

No! Ciò è secondario. La separazione dal mondo serve a nascondere l’odio e la guerra da muovere nei confronti del mondo.

Ratzinger vuole sottolineare la capacità di Bernardo di Chiaravalle di distruggere il mondo portando una conflittualità che generando disperazione costringe le persone a separarsi dal mondo, a diventare bestiame di un gregge disperato che Ratzinger porta al macello della vita.

 

Scrive Bernardo di Chiaravalle:

 

“Affrontare o dare la morte per cristo non è mai un delitto, bensì una gloria. Il combattente per cristo può uccidere con tranquilla coscienza e morire in pace. Se muore, egli lavora per sé medesimo; se uccide, lavora per cristo. Perciò egli porta la spada con buone ragioni. Egli è l’incaricato di dio per la punizione del male e per l’edificazione del bene. Quando uccide un malfattore, non è un assassino, bensì un uccisore del malvagio, e in lui si deve vedere il vendicatore al servizio di cristo, il difensore del popolo cristiano.” Bernardo di Chiaravalle (citato in Ronner) Da Storia Criminale del Cristianesimo di Karlheinz Deschner vol. 6 pag. 445

 

Questo è ciò che intende dire Ratzinger citando Bernardo di Chiaravalle!

Si tratta, in sostanza, di quell’incitamento alla guerra sociale. Incitamento a far del male alle persone perché le persone, che non vogliono mettersi in ginocchio davanti al suo dio e non riconoscono la verità della chiesa cattolica, sono necessariamente delle malvagie e vanno uccise e ricondotte con la forza all’obbedienza alla chiesa cattolica.

E’ con Bernardo di Chiaravalle e il suo odio per la società civile che Ratzinger si appresta ad affrontare l’epoca moderna: il momento attuale.

 

E’ significativo, per comprendere l’attività di devastazione sociale, quanto messo in atto da Ratzinger in questi giorni: gennaio 2008.

L’Università La Sapienza di Roma, nelle sue vesti istituzionali, offendendo la società civile, invita Ratzinger a presiedere l’apertura dell’anno Accademico. Alcuni professori dissentono e alcuni studenti si propongono di contestare l’arrivo di Ratzinger. Ratzinger, che pensa a sé stesso come il dio padrone che nessuno può mettere in discussione, ma che lui, in quanto dio padrone, può insultare chiunque (vedi le offese fatte ai Musulmani, gli Ebrei e i Pagani), non può permettersi di essere contestato e rinuncia alla visita. La sua rinuncia appare come una fuga provocata dalla sua povertà dottrinale. Una fuga provocata dalla sua incapacità ad ogni forma di confronto. Allora pensa di accusare il governo Italiano di aver impedito la visita. Poi, rettifica e parla di consiglio. Il governo Italiano smentisce categoricamente la sua versione: quelli erano studenti che manifestavano il loro pensiero, non terroristi armati! Così Ratzinger, terrorizzato nel vedere il suo assolutismo monarchico messo in discussione dal “relativismo” Costituzionale,  costringe il talebano Clemente Mastella a far cadere il governo della società civile. Clemente Mastella, il talebano cattolico che ha mosso guerra contro il divieto alla discriminazione religiosa, razziale, sessuale ecc., che ha mosso guerra alla società civile impedendo, con i ricatti, l’approvazione di norme come i Pacs e i Dico, obbediente, fa cadere un governo al fine di danneggiare la società civile e di costruire disperazione a maggior gloria di Ratzinger. Non siamo all’ordine di Bernardo di Chiaravalle di uccidere in nome di cristo, né siamo all’ordine di Agostino di usare violenza per ricondurre le persone all’obbedienza alla chiesa cattolica, ma il meccanismo è lo stesso!

Già: “Un appezzamento selvatico di bosco vien reso fertile – proprio mentre vengono allo stesso tempo abbattuti gli alberi della superbia,”. Ed è la dichiarazione di guerra di Ratzinger alla società civile. Voi siete superbi! Vi permettete di avere delle visioni soggettive, relative, della realtà, anziché sottomettervi alla mia verità. All’assolutismo della verità. Alla naturale verità! Ed è per questo che Ratzinger usa Bernardo di Chiaravalle:

 

“Affrontare o dare la morte per cristo non è mai un delitto, bensì una gloria. Il combattente per cristo può uccidere con tranquilla coscienza e morire in pace. Se muore, egli lavora per sé medesimo; se uccide, lavora per cristo. Perciò egli porta la spada con buone ragioni. Egli è l’incaricato di dio per la punizione del male e per l’edificazione del bene. Quando uccide un malfattore, non è un assassino, bensì un uccisore del malvagio, e in lui si deve vedere il vendicatore al servizio di cristo, il difensore del popolo cristiano.”

 Ed è il messaggio di Ratzinger alla società civile. Alla società civile Italiana in particolare!

Con questa ideologia, che manifesta questi comportamenti in risposta agli intendimenti cattolici, Ratzinger si appresta a criticare quel periodo storico che partendo dal Rinascimento Italiano porterà i popoli a staccarsi progressivamente dall’assolutismo cristiano per costruire le moderne civiltà occidentali. Questo processo vedrà il cristianesimo dichiarare guerra ad ogni respiro di libertà tentando di riportare sotto l’orrore assolutista della monarchia assoluta i desideri di liberazione e i felicità dei popoli.

Marghera, 25 gennaio 2008

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

 

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15. Questa visione della « vita beata » orientata verso la comunità ha di mira, sì, qualcosa al di là

del mondo presente, ma proprio così ha a che fare anche con la edificazione del mondo – in forme

molto diverse, secondo il contesto storico e le possibilità da esso offerte o escluse. Al tempo di

Agostino, quando l'irruzione dei nuovi popoli minacciava la coesione del mondo, nella quale era

data una certa garanzia di diritto e di vita in una comunità giuridica, si trattava di fortificare i

fondamenti veramente portanti di questa comunità di vita e di pace, per poter sopravvivere nel

mutamento del mondo. Cerchiamo di gettare, piuttosto a caso, uno sguardo su un momento del

medioevo sotto certi aspetti emblematico. Nella coscienza comune, i monasteri apparivano come i

luoghi della fuga dal mondo (« contemptus mundi ») e del sottrarsi alla responsabilità per il mondo

nella ricerca della salvezza privata. Bernardo di Chiaravalle, che con il suo Ordine riformato portò

una moltitudine di giovani nei monasteri, aveva su questo una visione ben diversa. Secondo lui, i

monaci hanno un compito per tutta la Chiesa e di conseguenza anche per il mondo. Con molte

immagini egli illustra la responsabilità dei monaci per l'intero organismo della Chiesa, anzi, per

l'umanità; a loro egli applica la parola dello Pseudo-Rufino: « Il genere umano vive grazie a pochi;

se non ci fossero quelli, il mondo perirebbe... ».12 I contemplativi – contemplantes – devono

diventare lavoratori agricoli – laborantes –, ci dice. La nobiltà del lavoro, che il cristianesimo ha

ereditato dal giudaismo, era emersa già nelle regole monastiche di Agostino e di Benedetto.

Bernardo riprende nuovamente questo concetto. I giovani nobili che affluivano ai suoi monasteri

dovevano piegarsi al lavoro manuale. Per la verità, Bernardo dice esplicitamente che neppure il

monastero può ripristinare il Paradiso; sostiene però che esso deve, quasi luogo di dissodamento

pratico e spirituale, preparare il nuovo Paradiso. Un appezzamento selvatico di bosco vien reso

fertile – proprio mentre vengono allo stesso tempo abbattuti gli alberi della superbia, estirpato ciò

che di selvatico cresce nelle anime e preparato così il terreno, sul quale può prosperare pane per il

corpo e per l'anima.13 Non ci è dato forse di costatare nuovamente, proprio di fronte alla storia

attuale, che nessuna positiva strutturazione del mondo può riuscire là dove le anime

inselvatichiscono?

 

TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!