“Il cristiano, dal delirio di onnipotenza individuale

 

All’eversione sociale!”

L’Enciclica Spe Salvi

di Joseph Aloisius Ratzinger

Commento al tredicesimo paragrafo

di Claudio Simeoni




Cod. ISBN 9788891185815

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Nel commento al tredicesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi di Ratzinger, iniziamo ad affrontare il problema del cristiano nella società civile.

Rendere collettiva la disperazione.

Fu uno dei problemi centrali del cristianesimo.

La patologia psichiatrica conserva sé stessa soltanto se viene accettata come normalità caratteriale e metodo di relazione con il mondo e nella società. Finché la patologia psichiatrica induce a comportamenti che ledono i rapporti sociali viene individuata come difetto o come reato. Quando i cristiani si rifiutarono di rendere omaggio all’imperatore non cristiano, non lo fecero per questioni religiose, ma per mettere in pericolo la società civile. Giustificarono il loro atteggiamento eversivo con la loro patologia pretendendo che l’imperatore rendesse omaggio a loro che rappresentavano la verità. Delirio di onnipotenza ed attività eversiva andavano di pari passo finché l’attività eversiva impose il delirio di onnipotenza alla società civile. Nell’immaginario cristiano, ogni individuo era il destinatario della grazia sociale del suo dio padrone, ma nella realtà le condizioni di schiavitù e di assoggettamento aumentarono. Non solo il delirio della città di dio si rivelò essere un delirio patologico, ma la patologia chiuse ai cittadini ogni prospettiva futura rinchiudendoli nella verità dogmatica che li rendeva schiavi nel corpo e nell’anima distruggendone il cammino della loro vita. Per la prima volta l’umanità non era più composta di persone, ma DI BESTIE SOTTOMESSE AD UN DIO PADRONE CHE LE POTEVA MACELLARE A SUO PIACIMENTO!

Dice Ratzinger:

 

“Nel corso della loro storia, i cristiani hanno cercato di tradurre questo sapere che non sa in figure rappresentabili, sviluppando immagini del « cielo » che restano sempre lontane da ciò che, appunto, conosciamo solo negativamente, mediante una non-conoscenza. Tutti questi tentativi di raffigurazione della speranza hanno dato a molti, nel corso dei secoli, lo slancio di vivere in base alla fede e di abbandonare per questo anche i loro « hyparchonta », le sostanze materiali per la loro esistenza.”

 

I cristiani hanno tentato di tradurlo in sapere la loro manifestazione patologica di difesa dall’ansia. Se all’inizio aggregarono chiunque potesse essere disponibile, immediatamente aggredirono chi non viveva nell’angoscia al fine di costruire le situazioni fisiche di distruzione sociale che permettesse loro di coltivare angoscia e disperazione. I principi della fine del mondo, portati dai cristiani, sollevavano le persone dal peso dell’ansia di affrontare un presente complesso. Azzeravano ogni futuro e ogni impegno personale o sociale. Non si tratta di abbandonare le sostanze materiali, ma di abbandonare la responsabilità soggettiva attraverso la quale si vive nella società. Come avviene con i cristiani che sono sommersi dall’ansia quando devono affrontare la loro vita dovendo giustificare le loro scelte, ma preferiscono nascondersi dietro la “volontà del loro dio”, dietro il mistero con cui avvolgono la manifestazione della loro patologia da sottomissione. Così, anziché agire per semplificare le relazioni sociali, il cristiano le complica per garantirsi dominio e sottomissione delle persone finendo per costringerle a desiderare la distruzione sociale immaginando continuamente nuove regole e nuove utopie che li liberino dal presente oppressivo.

Il fondamento dell’idea cristiana è ben descritto in un sunto di un libro di storia di qualche anno fa che parla del fondamento dell’etica e della morale cristiana nei primi secoli:

 

“L’atteggiamento dei primi cristiani verso il mondo dipese in gran parte dalla convinzione che il tempo secolare si stava esaurendo, che l’apocalisse era prossima e che essi dovevano sentirsi estranei nei confronti dei problemi civili e politici. Ma anche indipendentemente da questo tema di fondo, i cristiani rifiutarono il mondo perché ne condannavano i valori dominanti e gli opponevano altri valori, di cui percepivano l’assoluta novità e incompatibilità con quelli pagani.” Da: L’operazione storica

 

Una feroce guerra contro la società civile e i suoi valori giuridici e una “fratellanza” all’interno della setta cristiana per rendere omogenea, in qualche modo, la banda.

Questo modo di procedere viene modificato quando il cristianesimo ha il dominio dello Stato e mette in atto persecuzioni contro chiunque non si sottometta alla VERITA’ con la quale sancisce il suo dominio. Nel frattempo, il cristiano, procede all’annientamento della società civile distruggendone le strutture culturali e morali prima e trasformando, poi, l’economia in pura struttura di sopravvivenza sociale in quanto, per il cristiano, non è importante il benessere sociale, ma il possesso delle persone che devono essere costrette a sottomettersi alla VERITA’. Solo le condizioni economiche miserevoli consentono ai cristiani di ottenere questa condizione.

 

Pertanto, l’abbandono delle sostanze materiali, per Ratzinger, rappresenta il momento del trionfo del cristianesimo sull’uomo che affronta in maniera responsabile e consapevole la propria vita all’interno della società civile. Questo insistere sulle sostanze materiali (l’edonismo cristiano) rappresenta l’incitamento nei confronti delle persone ad abbandonare la responsabilità del proprio agire nella società. Un incitamento che trova terreno fertile proprio nelle persone povere. La miseria sociale viene imposta mediante chi è povero, chi nella società ha problemi economici o sociali. Lo si istiga NON a migliorare le proprie condizioni di vita, ma ad immiserire ulteriormente la società civile. E’ il senso dell’amore cristiano; della carità cristiana.

 

Dice Ratzinger:

 

L'autore della Lettera agli Ebrei, nell'undicesimo capitolo ha tracciato una specie di storia di coloro che vivono nella speranza e del loro essere in cammino, una storia che da Abele giunge fino all'epoca sua.”

 

L’autore della Lettera agli Ebrei, nell’undicesimo capitolo fa della farneticazione allucinatoria la consolazione della propria incapacità ad affrontare il mondo. L’autore giustifica la sua impotenza davanti e nella vita con le farneticazioni allucinatorie che mette una dietro l’altra in una sequenza ossessiva senza chiedersi la follia e l’irrealtà di quanto afferma. Tuttavia, in quella descrizione folle ed irreale, riconosce come il dio in cui confida sia un bugiardo, un vile, un inetto, un infingardo, la cui promessa è falsa e truffaldina. Dice, infatti, dopo aver elencato le farneticazioni dei “patriarchi”:

 

“E’ nella fede che morirono tutti questi, senza aver ottenuto le cose promesse” Ebrei 11, 13

 

E, nell’affermare l’assoluta malafede delle promesse del suo dio, aggiunge che non solo il suo dio non ha tenuto fede alle promesse, ma continua a ventilare le promesse per ingannare altre persone:

 

“... ma dopo averle vedute e salutate da lontano” Ebrei 11, 13

 

E’ l’inganno, la truffa che Ratzinger rinnova per costringere le persone alla disperazione. Per costringere le persone a rincorrere un’illusione che lui gestisce e che impedisce loro di affrontare con coraggio la loro esistenza.

Come conclude la carrellata delle allucinazioni la lettera agli Ebrei capitolo undicesimo?

 

“Tuttavia nessuno di questi, nonostante la bella testimonianza resa alla loro fede, conseguì la promessa, poiché dio previde per noi una sorte migliore, affinché essi non arrivassero alla perfezione senza di noi.” Ebrei 11, 39-40

 

Dunque, dio li aveva ingannati, imbrogliati, truffati. La loro speranza era una presa in giro che serviva solo per sancire la loro disperazione. L’autore, il Paolo di Tarso, sa perfettamente che le persone sono state imbrogliate, ma egli rinnova la truffa a sua maggior gloria. Come sta facendo Ratzinger che, consapevole di truffare ed ingannare le persone, giustifica la sua attività ingannatrice proprio spostando la promessa oltre il suo tempo. D’altronde il suo dio, bugiardo e vigliacco che si è appropriato della vita delle persone è stato soddisfatto da persone imbelli, ma non ha risposto come avrebbe dovuto rispondere. Né mai risponderà. E proprio il fatto che il dio di Ratzinger NON ESISTE, Ratzinger può continuare impunemente a truffare ed ingannare le persone spostando all’infinito la promessa del suo dio criminale e distruggere la vita quotidiana degli Esseri Umani.

Ed è la truffa il fine delle farneticazioni di Ratzinger.

Un truffare le persone che è sempre stato riconosciuto, ma mai mandato a giudizio per aggressione alla società civile!

Dice Ratzinger:

 

Di questo tipo di speranza si è accesa nel tempo moderno una critica sempre più dura: si tratterebbe di puro individualismo, che avrebbe abbandonato il mondo alla sua miseria e si sarebbe rifugiato in una salvezza eterna soltanto privata.”

 

No!

Si tratta di truffa.

Si tratta di gestione della patologia psichiatrica che distruggendo il paziente costruisce la gloria della chiesa cattolica, il suo potere, la sua attività di rapina nella società civile.

Il mondo non vive nella miseria. LA MISERIA E’ VOLUTA E COSTRUITA DAI CRISTIANI E DALLA CHIESA CATTOLICA.

Il cristiano fugge dalla società civile e si nasconde.

E’ vero che oggi molti cristiani partecipano al futuro della società, ma vi partecipano come uomini civili, come persone che amano la Costituzione, non per il fatto di essere dei cristiani. La loro parte umana ha rinnegato il cristianesimo anche se in loro quel cristianesimo si è rintanato nei meandri del loro profondo ed emergerà a mano a mano che la vecchiaia farà loro mancare le energie con le quali essere propositivi nella società civile.

Non esiste salvezza nel cristianesimo. Nel cristianesimo esiste solo la disperazione che viene acquietata nell’uomo che tradisce la sua società e il suo futuro.

 

Infine, nella sua disperazione Ratzinger afferma:

 

Henri de Lubac, nell'introduzione alla sua opera fondamentale « Catholicisme. Aspects sociaux du dogme », ha raccolto alcune voci caratteristiche di questo genere di cui una merita di essere citata: « Ho trovato la gioia? No ... Ho trovato la mia gioia. E ciò è una cosa terribilmente diversa ... La gioia di Gesù può essere individuale. Può appartenere ad una sola persona, ed essa è salva. È nella pace..., per ora e per sempre, ma lei sola. Questa solitudine nella gioia non la turba. Al contrario: lei è, appunto, l'eletta! Nella sua beatitudine attraversa le battaglie con una rosa in mano ».”

 

Sono aspetti della ribellione dell’uomo cattolico che tenta di separare l’orrore della sua disperazione dalle esigenze dell’uomo sociale che dentro di lui lo spingono ad agire. Così l’uomo cattolico è costretto, almeno in prima istanza, a separare la sua “fede” dal suo agire sociale mettendo in atto tutta una serie di adattamenti e di mediazioni. Mediazioni che vanno dal tentativo di imporre la sua fede bruciando vive quelle persone che non l’accettano; all’esigenza di rispettare l’altro nelle relazioni commerciali (Repubbliche Marinare), alla separazione della fede dalla soddisfazione delle pulsioni sessuali (Libertinismo), alla separazione fede e società civile (illuminismo), alla separazione fede e lavoro (materialismo, liberalismo) ecc. Alla fine lo spazio per la fede viene ridotto nella vita degli Esseri Umani finendo per diventare una zavorra che impedisce il progresso economico sociale e il benessere delle persone.

 

L’arretratezza dell’America Latina rispetto al nord-america è dovuto alla fede cattolica che imponendosi sulle relazioni economiche ha impedito lo sviluppo sociale. Quando la speranza del cattolico consiste nell’avere bambini poveri da stuprare e violentare, necessariamente una società civile deve essere povera; costretta alla disperazione per costringerla alla fede in una promessa che non si realizza. Perché la disperazione, sorretta dalla speranza nella fede, si risolve soltanto con la morte del corpo fisico: dove l’oggetto della speranza viene annullata per l’individuo e rimandata, per la propaganda criminale di Ratzinger, oltre ogni tempo per poter continuare a coltivare disperazione.

Marghera, 13 gennaio 2008

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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Scrive Ratzinger nel tredicesimo paragrafo della Spe Salvi:

La speranza cristiana è individualistica?

13. Nel corso della loro storia, i cristiani hanno cercato di tradurre questo sapere che non sa in

figure rappresentabili, sviluppando immagini del « cielo » che restano sempre lontane da ciò che,

appunto, conosciamo solo negativamente, mediante una non-conoscenza. Tutti questi tentativi di

raffigurazione della speranza hanno dato a molti, nel corso dei secoli, lo slancio di vivere in base

alla fede e di abbandonare per questo anche i loro « hyparchonta », le sostanze materiali per la loro

esistenza. L'autore della Lettera agli Ebrei, nell'undicesimo capitolo ha tracciato una specie di storia

di coloro che vivono nella speranza e del loro essere in cammino, una storia che da Abele giunge

fino all'epoca sua. Di questo tipo di speranza si è accesa nel tempo moderno una critica sempre più

dura: si tratterebbe di puro individualismo, che avrebbe abbandonato il mondo alla sua miseria e si

sarebbe rifugiato in una salvezza eterna soltanto privata. Henri de Lubac, nell'introduzione alla sua

opera fondamentale « Catholicisme. Aspects sociaux du dogme », ha raccolto alcune voci

caratteristiche di questo genere di cui una merita di essere citata: « Ho trovato la gioia? No ... Ho

trovato la mia gioia. E ciò è una cosa terribilmente diversa ... La gioia di Gesù può essere

individuale. Può appartenere ad una sola persona, ed essa è salva. È nella pace..., per ora e per

sempre, ma lei sola. Questa solitudine nella gioia non la turba. Al contrario: lei è, appunto, l'eletta!

Nella sua beatitudine attraversa le battaglie con una rosa in mano ».

 

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