“Il cristiano, dal delirio di onnipotenza
individuale
All’eversione sociale!”
Spe Salvi di Ratzinger
Commento
al tredicesimo paragrafo
Nel commento al tredicesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi di Ratzinger, iniziamo
ad affrontare il problema del cristiano nella società civile.
Rendere collettiva la disperazione.
Fu uno dei problemi centrali del cristianesimo.
La patologia psichiatrica conserva sé stessa soltanto se
viene accettata come normalità caratteriale e metodo di relazione con il mondo
e nella società. Finché la patologia psichiatrica induce a comportamenti che
ledono i rapporti sociali viene individuata come difetto o come reato. Quando i
cristiani si rifiutarono di rendere omaggio all’imperatore non cristiano, non
lo fecero per questioni religiose, ma per mettere in pericolo la società
civile. Giustificarono il loro atteggiamento eversivo con la loro patologia
pretendendo che l’imperatore rendesse omaggio a loro che rappresentavano la
verità. Delirio di onnipotenza ed attività eversiva andavano di pari passo
finché l’attività eversiva impose il delirio di onnipotenza alla società civile.
Nell’immaginario cristiano, ogni individuo era il destinatario della grazia
sociale del suo dio padrone, ma nella realtà le condizioni di schiavitù e di
assoggettamento aumentarono. Non solo il delirio della città di dio si rivelò
essere un delirio patologico, ma la patologia chiuse ai cittadini ogni prospettiva
futura rinchiudendoli nella verità dogmatica che li rendeva schiavi nel corpo e
nell’anima distruggendone il cammino della loro vita. Per la prima volta l’umanità
non era più composta di persone, ma DI BESTIE SOTTOMESSE AD UN DIO PADRONE CHE
LE POTEVA MACELLARE A SUO PIACIMENTO!
Dice Ratzinger:
“Nel corso della loro
storia, i cristiani hanno cercato di tradurre questo sapere che non sa in
figure rappresentabili, sviluppando immagini del « cielo » che restano sempre
lontane da ciò che, appunto, conosciamo solo negativamente, mediante una
non-conoscenza. Tutti questi tentativi di raffigurazione della speranza hanno
dato a molti, nel corso dei secoli, lo slancio di vivere in base alla fede e di
abbandonare per questo anche i loro « hyparchonta
», le sostanze materiali per la loro esistenza.”
I cristiani hanno tentato di tradurlo in sapere la loro
manifestazione patologica di difesa dall’ansia. Se all’inizio aggregarono
chiunque potesse essere disponibile, immediatamente aggredirono chi non viveva
nell’angoscia al fine di costruire le situazioni fisiche di distruzione sociale
che permettesse loro di coltivare angoscia e disperazione. I principi della
fine del mondo, portati dai cristiani, sollevavano le persone dal peso
dell’ansia di affrontare un presente complesso. Azzeravano ogni futuro e ogni
impegno personale o sociale. Non si tratta di abbandonare le sostanze
materiali, ma di abbandonare la responsabilità soggettiva attraverso la quale
si vive nella società. Come avviene con i cristiani che sono sommersi
dall’ansia quando devono affrontare la loro vita dovendo giustificare le loro
scelte, ma preferiscono nascondersi dietro la “volontà del loro dio”, dietro il
mistero con cui avvolgono la manifestazione della loro patologia da
sottomissione. Così, anziché agire per semplificare le relazioni sociali, il
cristiano le complica per garantirsi dominio e sottomissione delle persone
finendo per costringerle a desiderare la distruzione sociale immaginando
continuamente nuove regole e nuove utopie che li liberino dal presente oppressivo.
Il fondamento dell’idea cristiana è ben descritto in un sunto
di un libro di storia di qualche anno fa che parla del fondamento dell’etica e
della morale cristiana nei primi secoli:
“L’atteggiamento
dei primi cristiani verso il mondo dipese in gran parte dalla convinzione che
il tempo secolare si stava esaurendo, che l’apocalisse era prossima e che essi
dovevano sentirsi estranei nei confronti dei problemi civili e politici. Ma
anche indipendentemente da questo tema di fondo, i cristiani rifiutarono il
mondo perché ne condannavano i valori dominanti e gli opponevano altri valori,
di cui percepivano l’assoluta novità e incompatibilità con quelli pagani.” Da:
L’operazione storica
Una feroce guerra contro la società civile e i suoi valori
giuridici e una “fratellanza” all’interno della setta cristiana per rendere
omogenea, in qualche modo, la banda.
Questo modo di procedere viene modificato quando il cristianesimo
ha il dominio dello Stato e mette in atto persecuzioni contro chiunque non si
sottometta alla VERITA’ con la quale sancisce il suo dominio. Nel frattempo, il
cristiano, procede all’annientamento della società civile distruggendone le strutture
culturali e morali prima e trasformando, poi, l’economia in pura struttura di
sopravvivenza sociale in quanto, per il cristiano, non è importante il
benessere sociale, ma il possesso delle persone che devono essere costrette a
sottomettersi alla VERITA’. Solo le condizioni economiche miserevoli consentono
ai cristiani di ottenere questa condizione.
Pertanto, l’abbandono delle sostanze materiali, per Ratzinger, rappresenta il momento del trionfo del
cristianesimo sull’uomo che affronta in maniera responsabile e consapevole la
propria vita all’interno della società civile. Questo insistere sulle sostanze
materiali (l’edonismo cristiano) rappresenta l’incitamento nei confronti delle
persone ad abbandonare la responsabilità del proprio agire nella società. Un
incitamento che trova terreno fertile proprio nelle persone povere. La miseria
sociale viene imposta mediante chi è povero, chi nella società ha problemi
economici o sociali. Lo si istiga NON a migliorare le proprie condizioni di
vita, ma ad immiserire ulteriormente la società civile. E’ il senso dell’amore
cristiano; della carità cristiana.
Dice Ratzinger:
“ L'autore della Lettera
agli Ebrei, nell'undicesimo capitolo ha tracciato una specie di storia di
coloro che vivono nella speranza e del loro essere in cammino, una storia che
da Abele giunge fino all'epoca sua.”
L’autore della Lettera agli Ebrei, nell’undicesimo capitolo
fa della farneticazione allucinatoria la consolazione della propria incapacità
ad affrontare il mondo. L’autore giustifica la sua impotenza davanti e nella
vita con le farneticazioni allucinatorie che mette una dietro l’altra in una
sequenza ossessiva senza chiedersi la follia e l’irrealtà di quanto afferma.
Tuttavia, in quella descrizione folle ed irreale, riconosce come il dio in cui
confida sia un bugiardo, un vile, un inetto, un infingardo, la cui promessa è
falsa e truffaldina. Dice, infatti, dopo aver elencato le farneticazioni dei
“patriarchi”:
“E’ nella
fede che morirono tutti questi, senza aver ottenuto le cose promesse” Ebrei 11,
13
E, nell’affermare l’assoluta malafede delle promesse del suo
dio, aggiunge che non solo il suo dio non ha tenuto fede alle promesse, ma
continua a ventilare le promesse per ingannare altre persone:
“... ma dopo
averle vedute e salutate da lontano” Ebrei 11, 13
E’ l’inganno, la truffa che Ratzinger
rinnova per costringere le persone alla disperazione. Per costringere le
persone a rincorrere un’illusione che lui gestisce e che impedisce loro di
affrontare con coraggio la loro esistenza.
Come conclude la carrellata delle allucinazioni la lettera
agli Ebrei capitolo undicesimo?
“Tuttavia
nessuno di questi, nonostante la bella testimonianza resa alla loro fede,
conseguì la promessa, poiché dio previde per noi una sorte migliore, affinché essi
non arrivassero alla perfezione senza di noi.” Ebrei 11, 39-40
Dunque, dio li aveva ingannati, imbrogliati, truffati. La
loro speranza era una presa in giro che serviva solo per sancire la loro
disperazione. L’autore, il Paolo di Tarso, sa perfettamente che le persone sono
state imbrogliate, ma egli rinnova la truffa a sua maggior gloria. Come sta
facendo Ratzinger che, consapevole di truffare ed
ingannare le persone, giustifica la sua attività ingannatrice proprio spostando
la promessa oltre il suo tempo. D’altronde il suo dio, bugiardo e vigliacco che
si è appropriato della vita delle persone è stato soddisfatto da persone
imbelli, ma non ha risposto come avrebbe dovuto rispondere. Né mai risponderà.
E proprio il fatto che il dio di Ratzinger NON ESISTE,
Ratzinger può continuare impunemente a truffare ed
ingannare le persone spostando all’infinito la promessa del suo dio criminale e
distruggere la vita quotidiana degli Esseri Umani.
Ed è la truffa il fine delle farneticazioni di Ratzinger.
Un truffare le persone che è sempre stato riconosciuto, ma
mai mandato a giudizio per aggressione alla società civile!
Dice Ratzinger:
“ Di questo tipo di
speranza si è accesa nel tempo moderno una critica sempre più dura: si
tratterebbe di puro individualismo, che avrebbe abbandonato il mondo alla sua
miseria e si sarebbe rifugiato in una salvezza eterna soltanto privata.”
No!
Si tratta di truffa.
Si tratta di gestione della patologia psichiatrica che
distruggendo il paziente costruisce la gloria della chiesa cattolica, il suo
potere, la sua attività di rapina nella società civile.
Il mondo non vive nella miseria. LA MISERIA E’ VOLUTA E
COSTRUITA DAI CRISTIANI E DALLA CHIESA CATTOLICA.
Il cristiano fugge dalla società civile e si nasconde.
E’ vero che oggi molti cristiani partecipano al futuro della
società, ma vi partecipano come uomini civili, come persone che amano la
Costituzione, non per il fatto di essere dei cristiani. La loro parte umana ha
rinnegato il cristianesimo anche se in loro quel cristianesimo si è rintanato
nei meandri del loro profondo ed emergerà a mano a mano che la vecchiaia farà
loro mancare le energie con le quali essere propositivi nella società civile.
Non esiste salvezza nel cristianesimo. Nel cristianesimo
esiste solo la disperazione che viene acquietata nell’uomo che tradisce la sua
società e il suo futuro.
Infine, nella sua disperazione Ratzinger
afferma:
“Henri de Lubac,
nell'introduzione alla sua opera fondamentale « Catholicisme.
Aspects sociaux du dogme », ha raccolto
alcune voci caratteristiche di questo genere di cui una merita di essere
citata: « Ho trovato la gioia? No ... Ho trovato la mia gioia. E ciò è una cosa
terribilmente diversa ... La gioia di Gesù può essere
individuale. Può appartenere ad una sola persona, ed essa è salva. È nella
pace..., per ora e per sempre, ma lei sola. Questa solitudine nella gioia non
la turba. Al contrario: lei è, appunto, l'eletta! Nella sua beatitudine
attraversa le battaglie con una rosa in mano ».”
Sono aspetti della ribellione dell’uomo cattolico che tenta
di separare l’orrore della sua disperazione dalle esigenze dell’uomo sociale
che dentro di lui lo spingono ad agire. Così l’uomo cattolico è costretto,
almeno in prima istanza, a separare la sua “fede” dal suo agire sociale
mettendo in atto tutta una serie di adattamenti e di mediazioni. Mediazioni che
vanno dal tentativo di imporre la sua fede bruciando vive quelle persone che
non l’accettano; all’esigenza di rispettare l’altro nelle relazioni commerciali
(Repubbliche Marinare), alla separazione della fede dalla soddisfazione delle
pulsioni sessuali (Libertinismo), alla separazione
fede e società civile (illuminismo), alla separazione fede e lavoro
(materialismo, liberalismo) ecc. Alla fine lo spazio per la fede viene ridotto
nella vita degli Esseri Umani finendo per diventare una zavorra che impedisce
il progresso economico sociale e il benessere delle persone.
L’arretratezza dell’America Latina rispetto al nord-america è
dovuto alla fede cattolica che imponendosi sulle relazioni economiche ha
impedito lo sviluppo sociale. Quando la speranza del cattolico consiste
nell’avere bambini poveri da stuprare e violentare, necessariamente una società
civile deve essere povera; costretta alla disperazione per costringerla alla
fede in una promessa che non si realizza. Perché la disperazione, sorretta
dalla speranza nella fede, si risolve soltanto con la morte del corpo fisico:
dove l’oggetto della speranza viene annullata per l’individuo e rimandata, per
la propaganda criminale di Ratzinger, oltre ogni
tempo per poter continuare a coltivare disperazione.
Marghera, 13 gennaio 2008
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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Scrive Ratzinger nel tredicesimo
paragrafo della Spe Salvi:
La speranza cristiana è individualistica?
13. Nel corso della loro storia, i cristiani
hanno cercato di tradurre questo sapere che non sa in
figure rappresentabili, sviluppando immagini
del « cielo » che restano sempre lontane da ciò che,
appunto, conosciamo solo negativamente,
mediante una non-conoscenza. Tutti questi tentativi di
raffigurazione della speranza hanno dato a
molti, nel corso dei secoli, lo slancio di vivere in base
alla fede e di abbandonare per questo anche
i loro « hyparchonta », le sostanze
materiali per la loro
esistenza. L'autore della Lettera agli
Ebrei, nell'undicesimo capitolo ha tracciato una specie di storia
di coloro che vivono nella speranza e del
loro essere in cammino, una storia che da Abele giunge
fino all'epoca sua. Di questo tipo di
speranza si è accesa nel tempo moderno una critica sempre più
dura: si tratterebbe di puro individualismo,
che avrebbe abbandonato il mondo alla sua miseria e si
sarebbe rifugiato in una salvezza eterna
soltanto privata. Henri de Lubac,
nell'introduzione alla sua
opera fondamentale « Catholicisme.
Aspects sociaux du dogme », ha raccolto
alcune voci
caratteristiche di questo genere di cui una
merita di essere citata: « Ho trovato la gioia? No ... Ho
trovato la mia gioia. E ciò è una cosa
terribilmente diversa ... La gioia di Gesù può essere
individuale. Può appartenere ad una sola
persona, ed essa è salva. È nella pace..., per ora e per
sempre, ma lei sola. Questa solitudine nella
gioia non la turba. Al contrario: lei è, appunto, l'eletta!
Nella sua beatitudine attraversa le
battaglie con una rosa in mano ».
TORNA AI TESTI DI STREGONERIA PER IL FUTURO!